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Appunti Storia Contemporanea I 13,

28/10/2020

Torniamo a parlare del periodo del bipolarismo o guerra fredda dal


punto di vista economico.
Osserviamo un periodo interno di grande crescita economica, dal 1950 al
1973, che ha caratterizzato l’occidente soprattutto.
In tutto l’800’ lo sviluppo economico del mondo ha oscillato intorno allo
0,8 % e che tutto il xx secolo ha visto una crescita del 1,5%, durante il
periodo 50’-73’ l’Europa cresce del 4,3 %
L’Italia cresce del 5%, il Giappone del 8%, gli USA del 2,4%.
L’OCDE raccoglieva gli stati che usufruivano del supporto americano del
piano Marshall, si allargherà dopo il 1960, esiste ancora e dopo la fine
dell’URSS si è allargata anche ad alcuni paesi dell’Europa centro orientale
prima comunisti.
La crescita del prodotto interno lordo quinquennale dei paesi facenti
parte di questa organizzazione crescevano: negli anni 50’ del 3.3, nel 55’
3.3%, nel 60’ del 5.3%, nel 65’ del 4.7% e nel 70’ del 4.4%.

Crescita che riguarda si l’Occidente ma che si espande anche nella parte


Orientale tra il 49’-53’ dal 3.5% al 4%, negli anni 50’-60’ si mantiene
attorno a queste cifre.
Nelle nazioni il lavoro è presente e gli stati sono in piena occupazione, c’è
solo una parte di disoccupati che vengono però reimmessi nel sistema del
lavoro senza alcun problema.
Lo scenario nasce dalla fine della Seconda guerra mondiale, gli stati
intervengono nello sviluppo, nella ricrescita economica, attraverso una
ricostruzione economica democratica.
Siamo difronte a una situazione eccezionale durante questi trent’anni
gloriosi, gli USA uscivano dalla guerra con una forza economica
importante, erano diventati i creditori più forti a livello mondiale, il
dollaro sostituisce la sterlina, l’Europa invece esce dalla guerra
fortemente indebitata e con ingenti costi umani, colpiti tutti i settori
(trasporti, agricoltura, città distrutte, industrie con produzioni dimezzate).
Gli stati si pongono l’obbiettivo di risollevarsi da questa situazione di crisi.
Le logiche dello sviluppo della situazione in occidente sono multiple: gli
stati si accordano di non seguire la scelta della Prima guerra mondiale di
colpire i colpevoli della guerra, invece la politica democratica statunitense
non si basa sulla richiesta di compensazioni a chi causò la guerra, quindi la
Germania occidentale, al Giappone e all’Italia. Invece di sottoporli a
queste grosse compensazioni, gli usa intraprendono un processo allo
sviluppo produttivo collettivo, un principio liberista che non pone delle
frontiere doganali contro questi paesi, anzi chiede loro di abbassarle così
da poter esportare sia i prodotti che la tecnologia statunitense, attraverso
tale interdipendenza economica i suddetti si sviluppano in maniera
esponenziale con una rapidità davvero importante.
Ci sono poi aiuti economici veri e propri a fondo perduto, per gli alleati in
difficoltà, un modo per legare questa sfera di influenza economica e
politica statunitense.
Tutti questi paesi così riconoscono una crescita urbana, demografica,
terziarizzazione, tecnologica. Si diffondono metodi evoluti per
l’agricoltura, l’introduzione di mezzi industriali e chimici.
Attraverso l’interdipendenza passa l’evoluzione tecnologica, e paesi già
avanzati ottengono le più moderne tecnologie, si inizia a sfruttare
maggiormente il petrolio, si sviluppa l’energia atomica.
È grazie a tutti questi sviluppi che nasce una nuova industria di massa, che
sollecita a sua volta una nuova era di consumi di massa. Si produce di
massa solo se si può comprare, e tutto ciò è reso possibile dalla piena
occupazione, ed è cosi che tutti lavorano e tutti reinvestono, il
meccanismo si rigenera e si giustifica una crescita economica cosi
onerosa.
I paesi sono sempre più legati tra loro, la crescita europea è sempre più
legata tra il commercio degli stati europei. Tutto ciò è legato però a un
mercato interno in cui tutti sono interessati a comprare. Diversa la

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situazione dell’oriente dove ancora si punta sul mercato nazionale
interno attraverso lo sviluppo di un apparato industriale di una certa
dimensione che va costruito, e una volta creato una parte rimarrà per il
mercato nazionale e l’altro andrà per lo sviluppo del mercato di massa.
Tutto ciò migliora lo stile di vita delle persone, un miracolo economico,
nascita della società del benessere. Tutte queste economie vedono un
grande importanza nelle aziende pubbliche, che fanno del proprio stato
una potenza economica internazionale. Questa presenza pubblica guidata
dal governo non è un’impresa privata, produce profitto ma di interesse
pubblico. Questo significa che la produzione capitalistica industriale ha
due settori: un settore privato e uno pubblico. La compresenza di
economia pubblica e privata in un quadro capitalistico occidentale ritrova
misure diverse a seconda dei vari paesi: è meno importante in USA e UK
ed e un po’ più importante in Francia e Germania e tantissimo in Italia
dove l’impresa pubblica ha un grande rilievo.
Quindi questo trentennio grandioso si basa anche su questa economia
mista, che si basa sempre sui mercati e quindi sul capitalismo.
Altro elemento importante è la rilevanza delle politiche di Welfare cioè
l’importanza dell’assistenza pubblica. Queste politiche di assistenza
diventano un po' la norma da dopo la crisi economica del 29’. Questo non
confligge con il liberismo dell’economia, ma l’intervento dello stato ormai
si è capito, è fondamentale per portare avanti il sistema economico
capitalistico. La continuità di produzione è trovata in queste assistenze
che riescono a far vivere al meglio i lavoratori all’interno di tali aziende.
Queste politiche sono diverse: l’assistenza sanitaria obbligatoria, le
pensioni cumulative, forme di redistribuzione del reddito, cioè lo stato
decide misure che aiutino a redistribuire il reddito, ad esempio mediante
le politiche fiscali, chi ha poco paga una percentuale ridotta, chi guadagna
di più avrà una percentuale fiscale maggiore, la progressività del carico
fiscale colpisce i redditi più alti, è una forma di democrazia fiscale che
serve a far ridistribuire una parte del suo reddito a tutta la società. La
redistribuzione è un grande strumento per ottenere il consenso sociale da
parte della popolazione, e ciò è facile ottenerlo quando l’economia corre
e tutti guadagnano di più rispetto all’anno precedente.

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Queste riforme sono presenti in tutti i paesi in misure diverse, più
accentuate in Europa attraverso un capitalismo renano più importato a
questa redistribuzione sociale, rispetto a USA e UK che sono sistemi
capitalistici liberali.
Altro metodo di redistribuzione di capitale è legato alla tassazione
dell’eredità.
Un ultimo importante aspetto di tali politiche è quello dei complessivi
servizi sociali: sanitario, scolastico, pensione, previdenze etc.
Così si crea davvero una società del benessere, basata sulla centralità
dell’industria, tutto questo si costruisce negli USA, in Europa e in
Giappone; con modalità differenti ma in tutti i casi con una
straordinarietà di democrazia sociale, di diritti sociali riconosciuti, di
riconoscimento di ruolo politico, di riconoscimento social-democratico:
economica, politica e sociale.
Non bisogna dimenticare un altro elemento importante per la nascita di
tale sviluppo, nel 45’-73’ mentre l’economia statunitense continua a
crescere, cresce anche di più l’economia europea e giapponese, mentre
nel 1945’ metà della produzione industriale faceva capo agli stati uniti,
nel 73’ è per 1/3 negli stati uniti e 1/3 per Europa e Giappone. Questa
crescita comincia a creare però problemi agli stati uniti, perché se
l’Europa si fosse riconosciuta unita come gli USA sarebbe il polo più
ampio del globo. Il polo europeo potrebbe quindi iniziare negli anni 70’ a
farsi ascoltare e rispettare, quindi tra il 1969’ e 71’ gli USA iniziano a
scrollarsi addosso quell’obbligo di conversione dollaro-oro e iniziano ad
avere anche loro qualche difficoltà a livello economico che qualificano
così il polo europeo e giapponese, su tutto ciò si abbatte la crisi del 73’
(anche se dovremmo dire del 69’-71’-73’). Però si riconosce più quella del
73’, perché si riconosce un nuovo elemento da prendere in
considerazione, cioè il movimento di indipendenza scaturito da tutti i
paesi che fino ad allora rientravano tra le varie colonie degli stati europei.
È così che nel 73’ alcuni paesi arabi, produttori di petrolio, si ribellano ai
bassi costi decisi dalle aziende petrolifere americane, con l’indipendenza
dei paesi coloniali, i paesi arabi nazionalizzano la produzione di petrolio e
nel 73’ alzano esponenzialmente il costo del petrolio, mettendo in grande
crisi l’economia europea e americana, che sino ad allora si basava su uno

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scambio ineguale di stampo imperialistico che viene meno. Accade nel 73’
a causa di una ennesima guerra, la guerra arabo-israeliana. Ciò
comporterà un periodo di stagnazione e deflazione della crescita, e
un’inflazione che porterà un aumento dei costi e un aumento dei prezzi,
un rallentamento della crescita enorme che mandano in crisi il periodo
dell’oro.
Quando c’è un rallentamento della crescita, cresce anche la
disoccupazione, crisi produttiva, inflazione, disoccupazione, crisi
monetaria, i trent’anni gloriosi sono finiti.
Il periodo successivo è un periodo quindi di attacco ai diritti guadagnati
sino ad allora dal mondo del lavoro, e alle democrazie di questi paesi,
lavoratori che vedono ridotti: la previdenza sociale, gli aiuti sanitari, viene
vista nella redistribuzione sociale la causa della crisi, e si inizia a riflettere
sull’aiuto da dare maggiormente agli imprenditori piuttosto che ai
cittadini.
Dopo il 73’ però non mancano gli aspetti positivi, importante è
l’evoluzione tecnologica, che però causa si un innalzamento della
produttività, ma aiuta all’aumento della disoccupazione.
Innovazione economica che aiuta la distribuzione dei prodotti mediante
una grande crescita della logistica mondiale, questa enorme crescita del
mercato internazionale lega da un lato di più il pianeta ma dall’altro
rende molto più complicata la gestione di tassazione di tutti questi
scambi.
Nel 73’ gli USA non possono più imporsi sul resto del mondo, a causa del
pluri-polismo formatosi. L’Occidente da allora in poi deve abituarsi a un
calo della crescita che continua sino a oggi.

Il segno di un attacco alla democrazia, di un puntare sugli imprenditori


anziché sui lavoratori, si avverte con l’avvento di nuove politiche
conservatrici come negli USA con Reagan e in Inghilterra con la Thatcher.

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