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TENTATIVI DI FUSIONE DELL'OPERA

SERIA ITALIANA CON L'OPERA FRANCESE


Ci fu l'esigenza di cercare di fondere insieme il genere operistico italiano con quello
francese.

Le tragédie lyrique derivano dalla mitologia greca ( in lingua francese ) mentre dell'opera
seria italiana del 700, i principali librettisti erano Metastasio e Zeno.
I librettisti italiani parlano di argomenti storici , come ad esempio la storia romana,
perchè gli elementi di quest'ultima dovevano alludere alla grandezza di quei regnanti che
avevano lasciato traccia di moralità, di buon governo ecc., essa infatti si riferiva
soprattutto all'imperatore.
Il mito greco dall'altro lato, era anch'esso diretto ad esaltare i vari re del tempo.
Per quanto riguarda la musica, l'opera seria italiana è fatta di ARIE e RECITATIVI dove
le arie sono l'essenza, infatti possiamo trovare molte arie all'interno della partitura mentre
il resto è solo un collegamento fra esse.
Il recitativo generalmente può essere di tipo secco o accompagnato.
Per la maggior parte è secco, quello accompagnato ha la particolarità di essere
determinato dalle parole, per il resto è formato da arie, anche perchè gli esecutori hanno
l'esigenza di esibirsi da soli.
Nella tragèdie lyrique il recitativo non è mai secco e le arie non sono così invadenti come
nell'opera seria italiana, quindi c'è un equilibrio tra i due.
Quando si parla di tentativi di fusione fra l'opera italiana e quella francese ci sono
compositori italiani che, essendo ispirati dal modello francese vogliono applicarlo a
quello italiano, ci furono vari tentativi.
Alcune città, come Parma accolsero questa idea che fu una sorta di esperimento chiuso in
se stesso, il quale non ebbe ripercussioni.
Il vero tentativo riuscito tra opera italiana e francese avviene a Vienna ad opera di un
compositore e di un librettista che, lavorando insieme trovano affinità fra le loro idee, e
tirano fuori opere riformate.
Questi personaggi sono Ranieri de' Calzabigi e Christoph Gluck , fra i due colui che ha
l'idea è Calzabigi mentre Gluck si adegua a esse.
Nella riforma di Gluck e Calzabigi si spiegano le ragioni per cui si erano opposti al
concetto di opera seria italiana e come avevano deciso di rispondere.
Dal punto di vista librettistico Calzabigi si lamenta del lento abbassamento letterario della
scrittura dei libretti, i quali avevano perso il giusto contenuto dei tempi, inoltre Calzabigi
essendo figlio dell'epoca illuministica non comprende più lo stile della poesia di
Metastasio.
Il loro libretto dell' Orfeo e Euridice è composto da soli 3 personaggi : Orfeo, Euridice, il
Dio Amore e il coro.
La trama parla di Orfeo che perde Euridice e va negli inferi per riprendersela, e per farlo
deve commuovere le divinità degli inferi attraverso il canto, ma il finale è diverso rispetto
all'Orfeo di Monteverdi nel quale il Dio Apollo fa diventare il figlio un Dio.
Nella Vienna di pieno 700, un finale così non avrebbe mai accontentato il pubblico, in
quello di Calzabigi il Dio Amore, che è al di sopra degli dei, decide di far tornare per la
seconda volta in vita Euridice.
Con il coro c'è il modello della tragedia che funge da punto di riferimento sia nella
struttura dell'opera che per il ruolo nel quale rispecchia quello che ascolta e replica le
parole del solista.
Altra critica per l'opera seria italiana era la tipologia ''dell'aria da capo'', che era una
ripetizione delle stesse parole iniziali ma che permettevano al cantante di sfoggiare
ancora più virtuosismi.
Secondo Calzabigi non aveva senso ripetere parole già dette prima ma con una sola
eccezione, ovvero quando Orfeo si accorge della morte di Euridice nella quale vi è la
forma di Rondò, messa in musica da Gluck per motivare la sofferenza di Orfeo.
Gli inferi venivano rappresentati come i campi elisi, un luogo di serenità dove Orfeo
rimane meravigliato, e dove in quel momento di stupore vi è un lungo momento
strumentale in cui l'attore resta in scena esprimendosi con la gestualità.
Gli ornamenti venivano eliminati, in quanto superflui e la parola doveva essere
pronunciata in modo comprensibile.
La sinfonia deve avere degli elementi che preludono al contenuto dell'opera e non deve
essere più un brano generico di richiamo all'attenzione del pubblico.
Quando Orfeo entra negli inferi viene fermato dagli spiriti infernali che non consentono
l'ingresso di un vivo nel mondo dei morti e qui c'è un dialogo tra Orfeo e gli spiriti
infernali ( coro e danzatori) che, opponendosi alla sua entrata, rispondono con dei ''NO''
secchi e dissonanti.

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