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ADDESTRAMENTO CANI IN PRATICA

La Guida più Completa per Educare il Tuo Cane ed


Insegnargli 15 Comandi

LEONARDO GENTILE
Addestramento Cani in Pratica © 2020 Leonardo Gentile - Tutti i
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SOMMARIO

L’impegno di un cane

Conoscere il cane
I bisogni fondamentali del cane
I bisogni legati alla sopravvivenza
Il bisogno di sicurezza
I bisogni sociali
I bisogni evolutivi
Psicologia e comunicazione del cane

I primi tempi e i cuccioli


Quando prendere un cucciolo
Come insegnare al cucciolo a non fare la pipì in casa

L’ addestramento: perché, dove e come


I vantaggi dell’addestramento
Le giuste condizioni per l’addestramento
I metodi di addestramento coercitivi
I metodi positivi o gentili
La parola “bravo”
La punizione gentile
I comandi fondamentali
1. Seduto!
2. Giù!
3. Fermo!
4. Vieni!
5. “Seguimi!”
6. L’addestramento col clicker

Gestire le situazioni quotidiane


Collare o pettorina?
Quale guinzaglio
Insegnare a non tirare al guinzaglio
Insegnare a non saltare addosso
Insegnare a non rubare gli oggetti
Insegnare a non rubare il cibo da tavola
Gestire i capricci col cibo
Le regole della passeggiata
Insegnare a uscire dall’auto con calma
Viaggi in auto
Divani e letti
Gioco corretto
Cani e gatti, amici o nemici?
Cani e bambini
L’abbaiare molesto

Dieci comandi per giocare insieme


1. Gioco lancio e riporto
2. Twist
3. Bang
4. Dare la zampa
5. Bacio
6. Rotola
7. Parla o abbaia
8. Sbadiglia
9. Prendi il guinzaglio
10. Inchino

Conclusioni

Disclaimer
L’IMPEGNO DI UN CANE

Se stai leggendo questo manuale è possibile che tu abbia già un


cane o che tu stia valutando l’eventualità di adottarne o acquistarne
uno.

Nel primo caso già saprai cosa vuol dire avere un cane in casa tua,
nel secondo caso è bene che tu abbia ben chiaro l’impegno a cui vai
incontro, per evitare una spiacevole convivenza tra te, i tuoi familiari
e un animale non veramente gradito.

Il cane è un animale con bisogni specifici che vanno rispettati e che


comportano un adattamento delle abitudini e una condivisione degli
spazi. Prima ancora di procedere con la sua introduzione in casa
bisognerebbe confrontarsi su quali sacrifici si sarà disposti ad
affrontare, ben sapendo che saranno comunque ripagati
dall’intensità di un rapporto di amicizia profonda.
Ci sono alcune domande che bisognerebbe porsi e alle quali si
dovrebbe dare una risposta quanto più possibile sincera:

Posso passare col mio cane del tempo per dimostrargli il


mio affetto, portarlo fuori, soddisfare i suoi bisogni o starà
tutto il giorno solo e chiuso in casa?
Posso provvedere alle sue spese alimentari e mediche?
Quando andrò in vacanza, avrò qualcuno che si occuperà
di lui o potrò portarmelo dietro?
So che un cane non è un giocattolo o un peluche da far
strapazzare dai miei figli?
Mi sono informato su quali razze sono più compatibili con
le mie esigenze personali, familiari e di spazio?

Se hai risposto no ad alcune di queste domande, dovresti chiederti


se sei veramente pronto ad assumerti la responsabilità di un cane.
CONOSCERE IL CANE

I bisogni fondamentali del cane


Il cane è un animale sociale, abituato per genetica a vivere in
branco: sapere questo ci aiuta a comprendere le motivazioni di tanti
suoi comportamenti e a definirne i bisogni fondamentali.

Quando si tenta di addestrare il cane e questo non risponde come


dovrebbe, spesso ci si pone un interrogativo sbagliato. Ci si chiede,
infatti, perché il cane non si comporti come noi vogliamo.
Dovremmo, invece, domandarci quali siano i bisogni che spingono il
cane a comportarsi in quel determinato modo. Un altro aspetto
importante da tenere in considerazione è che i cani non sono esseri
umani e che, di conseguenza, non vanno trattati come bambini.

Ignorando la reale natura dei cani, molte persone commettono errori


madornali, come ad esempio quello di tenerli a lungo in braccio,
viziandoli e coccolandoli fino all’esasperazione, limitando la loro
esperienza animale questo eccesso d’affetto, però, fa loro del male
perché, di fatto, i cani hanno bisogni diversi da quelli dei cuccioli
d’uomo.

Ogni razza canina ha determinate caratteristiche e ogni cane ha una


sua personalità: anche questo deve essere tenuto in considerazione.

Perché la relazione con il cane sia soddisfacente, è necessario,


quindi, migliorare la vita del cane cercando di capire quali siano le
sue reali necessità e non soddisfacendo solo quelli che noi
pensiamo essere i suoi bisogni: per addestrare bene un cane
bisogna capire chi è il cane.

I bisogni di questa specie animale possono essere ricondotti a


quattro principali categorie: quelli legati alla sopravvivenza, quelli
legati alla sicurezza, i bisogni sociali e i bisogni evolutivi.
I bisogni legati alla sopravvivenza
Bisogni legati alla sopravvivenza sono, lo dice la parola stessa, quelli
fondamentali per la vita: respirare, mangiare, bere, dormire, essere
in salute.

Perché un cane sia sano occorre sicuramente predisporre tutte


quelle accortezze necessarie al suo benessere fisico (giusta
alimentazione, vaccini, visite veterinarie, ecc…): ma non è solo di
questo che ha bisogno un cane, bensì anche di tutto quello che
incide positivamente sulla sua salute mentale e sul contenimento
dello stress psichico.

Non soddisfare correttamente i bisogni fondamentali del cane lo


condurrà, infatti, a uno stato di ansia che potrebbe comportare dei
deficit cognitivi e comportamentali.

Per prima cosa, è bene sfatare una falsa credenza: molti ritengono
che i cani abbiano necessità di ampi spazi e grandi giardini, ma
questa percezione non rispecchia le reali necessità di questi animali.
Quello di cui hanno più bisogno, infatti, è la compagnia. Preferiscono
di gran lunga stare in casa insieme al padrone che in un grande
spazio all’aperto, ma soli. Un cane solo sarà soprattutto un cane
annoiato che ricercherà continuamente dei modi per distrarsi: ad
esempio, rincorrendo le persone lungo il cancello o abbaiando a ogni
stimolo. Al cane, per di più, non interessa cosa facciamo quando
stiamo insieme: è interessato piuttosto alla quantità del tempo che
passa con noi, anche se rimaniamo seduti sul divano a guardare la
tv o a leggere un libro.
Un'altra percezione sbagliata è che il cane abbia bisogno di stimoli
continui: anche questo non è esatto. Così come un bambino, il cane
ha bisogno anche di giocare ed essere stimolato, ma tenendo in
considerazione che input eccessivi possono anche stressarlo e
stancarlo. Per questo è importante che disponga di un luogo
tranquillo dove poter riposare, senza ricevere troppe interferenze
esterne. Nel caso viva in giardino, è consigliabile coprire la
recinzione con una siepe o altre soluzioni in modo che non sia
costantemente eccitato dal passaggio di auto, persone o altri
animali. Per quanto riguarda il riposo, un cane, per stare in salute,
ha bisogno di dormire circa 15 ore al giorno, tra riposo notturno e
pisolini quotidiani.

Il miglior modo per far divagare un cane è portarlo a passeggio:


durante la passeggiata il cane potrà annusare ed esplorare. Non
dimentichiamo mai che il cane è un predatore: esplorare e annusare
fanno parte del suo bagaglio genetico; sono, infatti, attività di cui ha
continuamente bisogno e che deve poter eseguire al di fuori degli
ambienti che già conosce come la casa o il giardino.
Il cane ha l’esigenza di uscire a passeggio almeno una volta al
giorno anche se soggiorna fuori. Se vive in casa, dovrebbe poter
uscire almeno tre volte al giorno: non è necessario girare per molto
tempo, l’importante è che complessivamente abbia la possibilità di
passeggiare almeno un’oretta nell’arco della giornata.
Il bisogno di sicurezza
Anche la mancanza di una sensazione di sicurezza può aumentare
lo stato di stress del cane che, per restare sempre vigile, potrebbe
non riposare mai profondamente.

Le cause di insicurezza del cane sono molteplici: possono variare da


un atteggiamento aggressivo del proprietario (anche quando si tratta
di atteggiamenti maldestri dei bambini), all’incapacità di quest’ultimo
comunicare con coerenza, da metodi di addestramento troppo
violenti, alla presenza di forti rumori (botti, tuoni, ecc.).

Una volta individuate, le cause che impediscono al cane di sentirsi al


sicuro andrebbero rimosse.
I bisogni sociali
Per quanto riguarda i bisogni sociali, come detto all’inizio di questo
capitolo, il cane è un animale abituato geneticamente a vivere in
branco e che, come già visto, non ama la solitudine.

Il cane desidera fortemente la compagnia del suo padrone, dato che


nei nostri ambienti domestici, spesso e volentieri, si trova ad essere
l’unico esemplare della sua specie: per un cane stare solo è una
situazione di grande stress e disagio.

Quella affettiva è un’importante esigenza del cane che desidera


essere accarezzato e coinvolto nel gioco, prendere parte alla nostra
vita, spesso assorbendo le emozioni, positive o negative, che vivono
i suoi padroni.

Lo stile di vita a cui abituiamo il cane, inserendolo nelle dinamiche


familiari e rendendolo attivamente partecipe delle regole della nostra
quotidianità, è importante ai fini della sua fiducia in se stesso: proprio
come per gli esseri umani, il cane, infatti, ha bisogno di sentirsi
capace e di essere fiducioso nelle sue abilità.
I bisogni evolutivi
I bisogni evolutivi sono quelli che consentono, agli uomini come agli
animali, di adattarsi ai cambiamenti esterni, dominando eventuali
minacce e sfruttando le situazioni a proprio vantaggio. Anche il cane
ha bisogno che questa capacità sia sempre affinata, tenendo in
considerazione le sue esigenze di affrontare una certa varietà di
situazioni e di realizzare il suo potenziale, apprendendo nuove cose
e nuovi comportamenti.

Se il cane vive in una situazione di monotonia e di assenza di


stimoli, potrebbe sviluppare un comportamento apatico come
potrebbe, invece, ricercare da solo nuove situazioni cominciando a
distruggere la casa!
Psicologia e comunicazione del cane
Per comunicare con il cane bisogna anche capire il suo linguaggio e
comprendere come pensa. Più approfondiremo la conoscenza dei
modi di pensare e comunicare del cane, più il cane ci ascolterà. Il
cane ha una mente molto più complessa di quanto noi immaginiamo.

Iniziamo a comprendere il nostro amico peloso e il suo


comportamento quando riflettiamo sul fatto che la razza canina
discende da quella dei lupi, anche se, a differenza di questi ultimi, i
cani hanno imparato a convivere con gli esseri umani.

Dei lupi hanno conservato, come già visto, la tendenza a vivere in


branco e ad essere animali tendenzialmente sociali, bisognosi di
compagnia e di avere un riferimento importante a cui attribuire il
ruolo di capobranco. I lupi hanno, infatti, un senso molto forte di
gerarchia e obbediscono solo a quell’esemplare a cui riconoscono il
ruolo di leader.

Per questo, un cane che entri in un contesto familiare, cercherà


subito di individuare chi è il “capobranco”: questo sarà trattato dal
cane con maggior rispetto. Considerato, quindi, che il cane ha
bisogno di individuare una figura di riferimento a cui attribuisce un
potere sulla sua vita (primo tra tutti quello di procurargli il cibo),
rendere insicuro il cane in questo primo importante passaggio
potrebbe portare l’animale a ritenere di avere un potere di
dominanza e renderlo aggressivo o distruttivo.

Il corpo è il principale mezzo di comunicazione del cane, che utilizza


posture e movimenti per trasmettere messaggi all’esterno. Il suo
secondo metodo di comunicazione è vocale e si esprime in tutta una
serie di variazioni che vanno dagli ululati agli abbai, modulati a
seconda delle circostanze.

Gesti e movimenti del cane hanno significati diversi da quelli che gli
attribuiamo noi umani: per questo è necessario fare molta attenzione
a come ci comportiamo, perché il cane potrebbe attribuire ai nostri
movimenti una valenza diversa da quella che pensiamo.

Un esempio tipico è quello dell’approccio con un cane che non


conosciamo: istintivamente, per mostrare le nostre buone intenzioni,
andiamo diritti verso il cane e ci inchiniamo frontalmente alla sua
altezza, per accarezzarlo. Ecco, il cane capirà esattamente l’opposto
delle nostre buone intenzioni: quando i cani vogliono mostrare un
atteggiamento di amicizia, infatti, non si avvicinano in linea retta ma
facendo delle piccole curve. Inoltre, piegandoci sopra al cane gli
faremo avvertire come una minaccia, un tentativo di sottomissione:
l’ideale sarebbe, quindi, quello di affiancarsi al cane e accarezzarlo
mettendosi di lato.

Già da questo piccolo e frequente episodio possiamo capire quanto


possa essere insidiosa la comunicazione tra uomo e cane se non si
comprende bene il modo di comunicare di quest’ultimo.
Il cane percepisce in modo positivo o negativo anche il nostro modo
di toccarlo: attenzione, quindi, a carezze troppo pesanti o ad
abbracciarlo facendolo sentire legato.

L’espressione di affetto che più è gradita al cane sono i grattini,


soprattutto quelli sul collo: e quando il cane si mette a pancia in su
vuol dire che gradisce questo tipo di coccole perché ci mostra la sua
parte più vulnerabile, la pancia.

Il cane del resto si mette a pancia in su anche quando è molto


spaventato: si mette in questa posizione per manifestare la sua
sottomissione nella speranza che la minaccia cessi.

Ricordiamoci sempre che è fondamentale controllare i nostri


movimenti, soprattutto i gesti: proprio perché comunicano
prevalentemente col movimento, i cani sono anche particolarmente
sensibili e attenti ai nostri gesti. Spesso li mandiamo in confusione
per il nostro troppo gesticolare quando parliamo: è un difetto che
molti addestratori stranieri rimproverano a noi italiani! Dobbiamo
imparare a isolare gli ordini che diamo, anche gestuali, per renderli
chiari e univoci.
Un altro aspetto molto importante che riguarda la psicologia del
cane, e il suo modo di comunicare, è quello che va a descrivere la
sua capacità di memoria, che si divide in due categorie: la memoria
di richiamo, di breve durata (due o tre ore) e la memoria associativa,
di lunga durata.

Vedremo, infatti, come nelle sessioni di addestramento dovremo


imparare ad attivare la memoria associativa, in modo che,
abbinando un comando a un particolare comportamento, questo sia
poi ricordato nel tempo.
I PRIMI TEMPI E I CUCCIOLI

Quando prendere un cucciolo


È fondamentale, quando si vuole prendere un cucciolo, non farlo
prima dei due mesi: nelle prime otto settimane è, infatti, importante
che il cucciolo stia insieme alla mamma e ai fratelli per apprendere
delle cose fondamentali per la sua vita in età adulta.

Ad esempio, la mamma inibisce il morso dei piccoli: quando i cuccioli


giocano e mordono troppo forte, la mamma li sgrida e fa capire loro
che se stringono la presa troppo forte fanno male. I cuccioli, inoltre,
essendo molto vivaci e irruenti, spesso infastidiscono la mamma
che, allora, fa loro comprendere quando è ora di smetterla e pone
dei limiti che non vanno superati, insegnando l’autocontrollo. Questo
insegnamento li aiuterà, anche in futuro, a gestire la frustrazione di
voler fare una cosa e non poterla fare.

La vicinanza di madre e fratelli, inoltre, è importante per dare il


senso della gerarchia: questo, ad esempio, farà capire ai cuccioli
che devono aspettare il proprio turno per mangiare. In generale, Il
fatto di condividere spazio e cibo con i fratelli, è basilare per
acquisire i rudimenti della socializzazione.

Se un cucciolo non va preso prima dei due mesi, è anche importante


non prenderlo dopo i tre mesi.

I primi tempi sono importantissimi perché i cani sono come una


spugna che assorbe tutto nel bene e nel male. Nei primi due/tre mesi
i cuccioli imparano a socializzare con gli altri cani, anche con quelli
di altre razze e con caratteristiche diverse dalle loro (cani con un
muso più allungato o schiacciato, con la coda più lunga o mozzata),
con altre razze di animali (gatti, uccelli, conigli, furetti, ecc.), e con le
persone. È importante anche che il cucciolo abbia la possibilità di
vedere una grande varietà di persone, di sesso diverso, abbigliate in
modo differente. Più esperienze positive il cucciolo farà, più sarà
aperto verso il mondo e avrà un atteggiamento di fiducia: molto
spesso i cani paurosi sono quelli che non hanno fatto la giusta
varietà di esperienze nelle prime dodici settimane di vita.

Quando un piccolo cane arriva in casa è una novità per tutti, ma


soprattutto per il cucciolo stesso: entrerà in un contesto nuovo,
lontano dalla sua mamma che gli garantiva sicurezza e
alimentazione. La prima cosa da fare, dunque, è trasformare questo
cambiamento in un’esperienza positiva, facendogli subito capire che
da noi riceverà cibo e calore.

È evidente che questo però non basterà per far adattare il cucciolo al
nuovo stile di vita: sarà proiettato in una situazione nuova, con
persone nuove che fanno cose a lui probabilmente sconosciute e
che potrebbero spaventarlo… come, ad esempio, passare
l’aspirapolvere!
In tutti questi momenti, potenzialmente traumatici, sarà importante
tenere il cucciolo vicino e rassicurarlo costantemente.

Appena arrivato a casa, inoltre, il cagnolino sarà alla ricerca della


figura di riferimento che dovrà sostituire prima la figura della madre e
poi, una volta cresciuto, quella del capobranco. Bisognerà dargli la
possibilità di ambientarsi e conoscere tutti i membri della famiglia,
perché individui il suo riferimento e possa acquisire fiducia nel suo
nuovo ambiente.

Una cosa importante da sottolineare è quella di non portare fuori il


cucciolo prima che abbia terminato il ciclo di vaccinazione e
sverminazione.
Come insegnare al cucciolo a non fare la pipì in
casa
Il primo importante insegnamento che il cucciolo sarà chiamato ad
apprendere è quello riguardante i suoi bisogni: pipì e cacca non
vanno fatti sul pavimento di casa.

Esiste la credenza che per evitare che il cucciolo faccia la pipì in


casa bisogna premergli il muso sulla pipì e dargli una sculacciata. In
realtà, questo metodo non è efficace. Innanzitutto, perché il cucciolo
potrebbe non considerare una punizione avere il muso premuto sulla
pipì. Odorare la propria pipì o quella degli altri cani è per lui, infatti,
un ottimo metodo di esplorazione per trarre informazioni utili.

Inoltre, nel caso in cui la punizione sia distante dal momento in cui
lui ha fatto la pipì, potrebbe non capire l’associazione tra la
punizione e la sua causa: questo potrebbe indurgli una sensazione
di insicurezza visto che vedrebbe il padrone arrabbiato senza
capirne il perché.
La stessa sensazione di insicurezza potrebbe assalire il cane anche
se lo punissimo nell’istante in cui ha appena espletato i suoi bisogni:
potrebbe, infatti, pensare non tanto che sia sbagliato fare i bisogni in
terra, quanto che questi non vadano fatti in nostra presenza! Questo
lo inibirebbe anche dal fare i bisogni all’esterno quando facciamo
una passeggiata con lui, o lo porterebbe a pensare di doversi
nascondere per poterli fare. Potrebbe addirittura mangiare i suoi
bisogni per cancellare le tracce del misfatto!

Qual è allora il giusto metodo per addestrare il nostro cucciolo a non


fare i bisogni sul pavimento? Innanzitutto, quello di portarlo subito
fuori (o sulla lettiera) nei momenti in cui è più probabile che li faccia:
la mattina appena sveglio, dopo aver mangiato, dopo aver bevuto e
dopo aver giocato.

Un’accortezza è anche quella di lasciare inizialmente nella lettiera


dei giornali o degli stracci imbevuti delle sue pipì precedenti perché
ne senta l’odore.

L’ultimo consiglio è quello di armarsi di tanta pazienza: sbraitare


contro il cucciolo non porterà prima a risultati positivi.
L’ ADDESTRAMENTO: PERCHÉ,
DOVE E COME

I vantaggi dell’addestramento
L’addestramento del cane è sicuramente un vantaggio per prevenire
comportamenti e situazioni spiacevoli.

Se non si riesce ad addestrare il cane in modo efficace, viceversa, ci


si troverà a subire le sue cattive abitudini. L’educazione iniziale del
cane e il fatto di dedicare a questa costantemente una piccola parte
della giornata, consentirà di risparmiare tempo nel recuperare cattivi
comportamenti o eventuali danni che il cane potrebbe provocare: è
in partica un investimento nel futuro.

Ogni cane, per quanto docile e mansueto, avrà dei probabili nodi
critici per il suo convivere familiare: morderà i cuscini, salirà sul
divano, abbaierà agli ospiti o ruberà il cibo. Prevenire o stroncare
questi comportamenti avrà un vantaggio indubbio sull’armonia della
vita in casa.

In effetti, un punto di partenza importante da considerare quando si


decide di addestrare un cane è capire quanto l’addestramento non
sia un vantaggio solo per il padrone. Anche il cane, infatti, trae
innumerevoli benefici dal percorso di istruzione.

Un cane bene educato e ben inserito nel contesto familiare e


sociale, sarà anche un cane più sereno, con dei precisi punti di
riferimento, con definiti schemi di comportamento: questo abbasserà
notevolmente i suoi livelli di stress in favore del suo benessere
psico-fisico. Un cane addestrato capisce qual è il suo posto nel
contesto in cui vive, sarà quindi più tranquillo e più felice.

Il primo vantaggio dell’addestramento è, quindi, assicurare


benessere al cane. Al percorso di addestramento dovranno
partecipare con coerenza tutti i membri della famiglia: il cane, come
già visto, è un animale da branco e la coerenza del gruppo lo porterà
a fidarsi e a inserirsi positivamente in esso, accettando e eseguendo
le regole che questo gli impone.

La coerenza di tutti i familiari nel comportamento col cane è una


base fondamentale per il successo dell’addestramento. Ma non tutti i
familiari saranno considerati dal cane allo stesso modo. Essendo un
animale da branco, come visto, il cane sceglierà una figura leader di
riferimento e perché il cane individui il capobranco in una persona
specifica, questa dovrà controllare le sue quattro attività di base:
l’alimentazione, il sonno, il gioco e l’esercizio fisico.

È da ritenere del tutto fuorviante la concezione per cui addestrare un


cane significhi semplicemente insegnargli dei trucchetti o abilità.
In realtà, il punto focale dell’addestramento sta tutto nella relazione
che si costruisce col cane, dal primo giorno in cui questo mette… la
zampa in casa e per tutti i giorni successivi della convivenza.
L’addestramento non finisce mai perché è parte integrante del
rapporto col cane.

Il cane beneficia dell’addestramento anche perché attraverso di esso


soddisfa uno dei suoi bisogni fondamentali, quello evolutivo. L’istinto
del cane, naturalmente predatore, viene spento dalla vita domestica,
in cui mancano quegli stimoli naturali a cui sarebbe per genetica
portato. Per questo, porgli delle piccole sfide e insegnargli nuovi
comportamenti aiuta il cane a migliorare nell’intelligenza e ad avere
una migliore percezione di sé.

Non è superfluo sottolineare che risultati dell’educazione


dipenderanno soprattutto dal contesto di fiducia reciproca che si sarà
capaci di creare.

Per quanto concerne le tempistiche, è certo che prima si inizia ad


educare un cane meglio è. L’ideale sarebbe farlo quando è ancora
un cucciolo, una piccola spugna in grado di assorbire più facilmente
sane abitudini e insegnamenti positivi. Tuttavia, non tutti adottano un
cane dai primi mesi di vita: ma l’addestramento è possibile anche
con cani adulti, anche se, ovviamente, oltre che per insegnargli
nuove buone abitudini, sarà necessario avere molta pazienza per
eliminare quelle cattive.
Le giuste condizioni per l’addestramento
Abbiamo detto come l’addestramento duri in pratica per tutta la vita
del cane, che avrà bisogno di richiami alla sua memoria e di stimoli
continui, e di come l’addestramento vada di pari passo con la
relazione di fiducia e rispetto tra il padrone e il cane.

Tuttavia, inizialmente, si dovrà porre particolare attenzione


all’ambiente di addestramento: il giusto spazio, infatti, può facilitare
di molto il processo di educazione.

La prima regola per definire il miglior ambiente è che questo sia


privo di eventuali distrazioni per il cane. Attenzione, però: non si
deve giudicare le possibili fonti di distrazione dal punto di vista
umano, ma dal punto di vista del nostro amico a quattro zampe.
Quindi, anche se un parco tranquillo e poco frequentato può apparire
per noi il luogo ideale, il cane potrebbe essere invece distratto da
odori o rumori che noi nemmeno avvertiamo o dal passaggio di altri
animali in lontananza.

Detto questo, va da sé che l’ambiente migliore per l’addestramento è


un ambiente interno e silenzioso. L’altra accortezza è che sia anche
un ambiente familiare, che il cane già conosce, in modo che non sia
distratto dal suo istinto di esplorazione.
Perché la sessione di addestramento sia soddisfacente, è anche
necessario individuare il momento giusto per il cane: noi stessi non
siamo sempre dell’umore adatto per apprendere, no?

Quindi, bisognerebbe evitare di tentare di addestrare il cane:

quando è affamato;
quando è affaticato dopo delle attività impegnative;
quando ha vissuto esperienze che non sono nella sua
abituale routine (ad esempio è andato dal veterinario, non
sta bene, è stato lavato).

Procedendo con l’addestramento, luogo e tempo diventeranno


dettagli meno importanti, ma almeno all’inizio è bene prenderli in
seria considerazione.

Un elemento da mantenere costante sarà sempre, però, l’orario


dell’addestramento all’interno della giornata. Se il cane sa che sta
arrivando quel momento in cui riceverà da noi gratificazioni (e
magari cibo), sarà ancora più contento e predisposto
all’apprendimento: il momento dell’addestramento deve diventare
una vera routine per il cane.

Altra accortezza è quella di fare frequenti pause, anzi, l’ideale è


alternare qualche minuto di allenamento con lo stesso periodo di
pausa: la soglia di attenzione dei cani è molto più bassa di quella
dell’uomo per cui anche mezz’ora di addestramento continuato è per
loro un’esperienza molto stressante e stancante.

Il cane, inoltre, si annoia come noi umani: una volta appresi più
comandi o esercizi, durante la sessione, sarà bene variarli così da
rendere la lezione più stimolante e divertente.

Ultimo dettaglio: gli snack per l’addestramento. Soprattutto all’inizio,


come vedremo, sarà utilizzato il cibo per gratificare il cane nel caso
esegua quello che noi vogliamo. Questo cibo però dovrà avere
determinate caratteristiche:

essere diverso dal cibo che il cane mangia ai pasti: quello


è cibo che lui deve avere gratis;
essere qualcosa di piccolo, visto che sarà dato di
frequente durante la sessione;
essere qualcosa di morbido che il cane possa masticare
velocemente prima di passare all’esercizio successivo.
I metodi di addestramento coercitivi
Un tempo, per l’addestramento del cane, venivano usati metodi
coercitivi e punitivi, derivanti perlopiù dall’addestramento dei cani
militari o di quelli da caccia.

Il significato di addestrare era proprio quello di rendere “destro” ossia


abile il cane in contesti specifici e situazioni determinate.

Da questo tipo di addestramento derivano delle convinzioni perlopiù


errate che sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo: come il
fatto che il cane debba stare alla sinistra del padrone. In realtà il
cane può stare a sinistra come a destra: in ambito militare o
venatorio sta a sinistra perché con la destra si deve poter
imbracciare l’arma.

I metodi coercitivi prevedevano che il cane venisse punito in vari


modi quando sbagliava, sgridandolo, picchiandolo o spaventandolo,
non punendolo invece quando si comportava bene.
Questi sistemi sono però molto limitativi soprattutto perché si
possono utilizzare solo con cani che possono sopportare punizioni. I
cani meno forti infatti tendono a spaventarsi e a chiudersi in loro
stessi fino a bloccarsi completamente. Non è un caso che, fino alla
fine degli anni Novanta, metà dei cani registrati all’anagrafe canina
fossero pastori tedeschi importati dalla Germania.

La maggior parte di questi metodi inoltre non possono essere usati


prima dei 7/8 mesi perché i cuccioli sono troppo piccoli per
sopportarli. Gli addestratori che utilizzano metodi coercitivi, infatti,
non si dedicano ad esemplari di età inferiore all’anno, perché ancora
troppo deboli per sopportare le dure punizioni che questi metodi
prevedono.

I metodi coercitivi, del resto, sono stati per lunghissimo tempo


adottati nella convinzione che fossero l’unica strada per entrare in
comunicazione con il cane e trasmettergli dei comandi.

Questa convinzione derivava da una teoria molto sposata, quella


della dominanza, secondo la quale il cane, essendo animale da
branco, si immedesimerebbe in rapporti gerarchici in cui esiste un
capobranco e dei sottomessi. Questo è del tutto vero e abbiamo già
visto come il cane ricerchi, anche in ambito familiare, il suo leader.
Tuttavia, il nodo da sciogliere riguarda le motivazioni che inducono il
cane a ritenere che qualcuno abbia un potere su di lui e sulla sua
vita: la motivazione di base non è certo la violenza adottata sul cane,
bensì un comportamento rivolto ad acquisire il rispetto e devozione,
che vanno guadagnati e non pretesi o ottenuti con la coercizione.

Nei metodi coercitivi viene anche utilizzato il cosiddetto rinforzo


negativo (nel senso di “sottrazione” di un’esperienza per insegnare
un dato comportamento al cane) che, in pratica, consiste nel mettere
in atto un comportamento spiacevole per il cane, interrotto solo nel
momento in cui questo ubbidisce all’ordine. Un classico esempio è
quello del collare tirato a strozzo verso l’alto fino a che il cane non si
siede, per insegnargli la parola “seduto”. Nel momento in cui il cane
appoggia il sedere a terra viene allentata la tensione del guinzaglio.

In alcuni casi, vengono ancora utilizzati degli strumenti punitivi, come


ad esempio, il collare col piombo. Questo particolare collare esercita
una pressione sul collo dell’animale provocandogli dolore. Viene
usato nel caso di cani particolarmente aggressivi e resistenti a
metodi addestramento non coercitivi, ma andrebbe, per questo,
adottato solo da addestratori esperti.

Abbiamo già visto come uno di questi metodi, quello di spingere il


muso del cane sui suoi bisogni fatti sul pavimento e di sculacciarlo,
sia inefficace e anche controproducente.
I metodi positivi o gentili
Come visto nel paragrafo precedente, il rispetto e la devozione del
cane devono essere guadagnati e non estorti con metodi violenti.
Anche urlare o sbraitare serve a molto poco: il fine ultimo
dell’addestramento deve essere quello di creare una giusta relazione
col cane per il nostro e il suo benessere. Quando c’è sintonia tra noi
e il cane, questo ubbidisce senza che poi dobbiamo gridare o
arrabbiarci.

In questo senso, ci sono tre ambiti in cui il comportamento del


padrone aiuta a guadagnarsi la fiducia del cane:

innanzitutto, soddisfacendo i suoi bisogni di cibo, di


affettività, evolutivi;
soddisfacendo i suoi bisogni di sicurezza, mantenendo
coerente il nostro comportamento, evitando le punizioni
fisiche, allontanandolo dai pericoli;
mostrandosi abile nel gioco prendendone l’iniziativa e
conducendolo dall’inizio alla fine (ad esempio mantenendo
il possesso della palla).

Sul soddisfacimento di questi bisogni e sul rapporto di fiducia e


rispetto reciproco tra uomo e cane, si basano i metodi
prevalentemente utilizzati oggigiorno, denominati “gentili” o “positivi”.
Il metodo gentile è l’opposto del metodo coercitivo e prevede di
premiare il cane quando si comporta bene e di non premiarlo
quando si comporta male: quindi, nel caso il cane non ubbidisca non
viene punito ma semplicemente privato del premio.

Dato che i cani ambiscono a ricevere l’approvazione da parte del


proprietario e a ricevere il premio saranno stimolati a comportarsi
bene e impareranno molto rapidamente: si creerà così un rapporto
basato sulla collaborazione e non sull’obbligo, o peggio, sulla paura.

Con il metodo positivo si utilizzano tre tipi di premio:

il cibo, perché per il cane significa sopravvivenza e farà di


tutto per ottenerlo. Come visto precedentemente, quando
parlavamo della giusta situazione di addestramento, Il tipo
di cibo è qualcosa che non è normalmente nei suoi pasti
perché i pasti devono essere cibo gratis senza che lui
abbia fatto nulla.
Il secondo premio è la carezza;
il terzo è dirgli “bravo”.
Almeno all’inizio, questi tre tipi di premio andranno utilizzati tutti.
Dopo un po’ di tempo sarà possibile togliere il cibo: più avanti
spiegheremo come farlo.
La parola “bravo”
La parola bravo è uno dei tre premi. Naturalmente, i cani all’inizio
non sapranno cosa voglia dire, sarà necessario allora insegnarglielo
come se stessimo insegnando una lingua straniera.

Così è per tutte le parole che vogliamo che il nostro cane


comprenda: ad esempio, se diciamo “pappa” ogni volta che gli diamo
da mangiare, presto il cane assocerà la parola “pappa” al cibo.

La parola “bravo” è però astratta, non collegata a qualcosa di


concreto: allora, per insegnare al cane che “bravo” è un
complimento, dobbiamo prima creare un’associazione mentale.

Questa è la successione di azioni da utilizzare perché il cane faccia


questa associazione:

prendere un premio (uno snack di quelli che utilizziamo per


gli esercizi di addestramento);
tenerlo chiuso nel pugno della mano avvicinandosi al cane;
abbassare la mano fino al suo muso (il cane non deve
saltare per prenderlo);
quando è alla sua altezza, aprire la mano e lasciarlo
mangiare;
mentre mangia pronunciare la parola “bravo”: in questo
modo il cane assocerà questa parola al fatto che sta
facendo qualcosa di piacevole e bello.

La ripetizione frequente in questo caso è fondamentale: dovremo


ripetere questo esercizio almeno tre o quattro volte al giorno per
almeno una settimana. Lo possiamo fare ovunque ci troviamo,
durante la passeggiata, in casa o in giardino.

Non è, infatti, un vero e proprio esercizio di addestramento: è solo


un modo perché il cane associ a quella parola un’emozione positiva.

È importante che il cane prenda da solo il cibo dalla mano, non


bisogna porgerglielo con le dita perché potrebbe sentirsi autorizzato
a morderle.

Dopo una settimana (massimo due) l’associazione sarà fatta e si


potrà utilizzare la parola “bravo” per gli esercizi di addestramento.
La punizione gentile
Anche nei metodi positivi si può utilizzare una punizione per il cane
che non esegue l’ordine o che ha dei comportamenti non adeguati.
Tuttavia, in questo caso, la punizione è gentile.

La punizione è gentile quando si sottrae al cane qualcosa che gli


piace. Se viene tolta al cane un’esperienza positiva quando fa
qualcosa che non deve, e questa sottrazione viene ripetuta con
costanza (e da tutti coloro che partecipano all’educazione del cane),
piano piano il cane smetterà quel determinato comportamento.

Ad esempio, se il cane si avvicina alla tavola a chiedere cibo mentre


si mangia, per disincentivare questo comportamento si dovrà, con
coerenza, evitare di lanciargli dei bocconi. Andrà allora educato a
stare lontano dalla tavola. Se manterrà questo comportamento lo si
potrà gratificare con uno snack a fine pasto, purché rimanga fermo al
suo posto.

Ricordiamoci, al proposito, che non tutti i cibi che mangia l’uomo


sono salutari per il cane: bisognerebbe informarsi accuratamente
prima di fargli assaggiare qualcosa che potrebbe anche nuocergli
parecchio.
I comandi fondamentali
L’addestramento del cane deve servire, come abbiamo più volte
sottolineato, al benessere del proprietario e del cane stesso. Per
questo ci sono dei comandi fondamentali che è bene che il cane
apprenda per una convivenza serena e la gestione di situazioni di
potenziale pericolo.

Questi comandi essenziali che un cane dovrebbe conoscere sono:


“giù”, “seduto”, “fermo”, “vieni” e “seguimi”.

Ricordiamo come prima di ogni sessione di addestramento siano da


individuare con scrupolo il momento e lo spazio più adatti e come sia
necessario fare frequenti pause per fare riposare il cane.

1. Seduto!
Questo è in assoluto il primo comando che andrebbe utilizzato,
perché è il punto di partenza per moltissimi altri comandi.

Si può dare uno snack iniziale al cane per attirare la sua attenzione
e iniziare la sessione di addestramento, per poi eseguire le seguenti
azioni:

prendere uno snack nel pugno;


posizionarlo davanti al muso del cane per poi muoverlo
all’indietro fino ad arrivare alla testa: in questo modo il
cane seguirà con lo sguardo la mano, fino a mettersi per
forza di cose seduto;
appena tocca col sedere il pavimento, dirgli “seduto” e
offrirgli lo snack;
dirgli “bravo” e accarezzarlo;
lasciargli il tempo di mangiare, poi fare qualche passo
indietro: il cane si alzerà e verrà verso di noi (se non lo fa,
prendere in mano un altro snack per motivarlo);
ripetere l’esercizio daccapo.

Bisognerà ripetere varie volte l’esercizio, ricordandosi di fare molte


pause e ricordarlo al cane molte volte nei giorni successivi.

Quando il cane avrà appreso l’automatismo, allora si smetterà di


muovere la mano con lo snack per dire semplicemente “seduto” e
proseguire con le azioni successive.

Nel caso in cui il cane sia molto vivace, è possibile tenere il cane al
guinzaglio per le prime volte.

Se, inoltre, invece di stare fermo mentre gli mettiamo lo snack sulla
testa, cammina e gioca allora sarà bene costringerlo in uno spazio
ristretto o in un angolo in modo che sia costretto a fermarsi.

2. Giù!
Questo è un altro comando molto importante perché può evitare che
il cane dia fastidio ad altre persone o che sia molesto e pericoloso
per gli oggetti, riportandolo alla calma in una situazione di stress o di
eccitazione.

Questo comando insegna al cane a sdraiarsi quando viene


pronunciato ed è il passo successivo rispetto al “seduto”: quello che
vogliamo ottenere è che il cane si stenda con la pancia a terra e la
testa abbassata tra le zampe. Quindi, dopo aver fatto sedere il cane
con l’apposito comando, bisogna eseguire le seguenti azioni:

abbassarsi con lo snack chiuso nel pugno portandolo dal


muso del cane verso il basso, eseguendo più volte questo
movimento finché il cane non si sdrai;
appena il cane raggiunge il pavimento, dirgli “bravo”,
accarezzarlo e concedergli la ricompensa.

3. Fermo!
Il naturale proseguimento, dopo che ha appreso i comandi “seduto”
e “giù”, è quello di insegnare al cane il comando “fermo”.
Questo è un comando però più difficile da capire per il cane: se i
primi due, infatti, prevedevano che facesse un movimento,
quest’ultimo presuppone che il cane resti inattivo.

Vediamo nello specifico i passi da compiere per questo step di


addestramento:

per prima cosa, come al solito, bisogna dotarsi di snack da


dare come ricompensa solo nel caso in cui l’ordine venga
eseguito;
bisogna, quindi far sedere il cane e poi farlo sdraiare: a
ogni ordine eseguito il cane va ricompensato, accarezzato
e gratificato con un “bravo”;
quindi ci si allontanerà di poco da lui dicendo “fermo”: se il
cane si alza bisogna ripetere la procedura daccapo e non
darli il cibo;
quando il cane capisce che deve stare fermo, allora lo si
ricompensa con lo snack e le altre gratificazioni;
progressivamente ci si allontanerà sempre di più dal cane,
fino a che lui non ci veda più: in questo caso bisogna
ripetere più volte il comando “fermo” e sempre
ricompensarlo solo se esegue il comando.
Questo è un esercizio che avrà bisogno di molta pazienza e molte
ripetizioni: perché il cane, inoltre, capisca bene il comando
progressivamente andrà eseguito in situazioni diverse, all’aperto o in
presenza di altre persone.

4. Vieni!
Il comando “vieni”, come si può facilmente capire, insegna al cane a
raggiungere chi lo sta chiamando: è necessario che l’insegnamento
di questo comando venga dopo il “fermo” perché l’istinto del cane è
quello di venire verso di noi, quindi sarebbe più difficile insegnargli a
stare fermo dopo avergli insegnato a venirci incontro.
Per questo esercizio, oltre agli snack bisognerà dotarsi anche del
guinzaglio e eseguire le seguenti azioni:

mettere il guinzaglio al cane e allontanarsi da lui di un paio


di metri;
dalla posizione ferma, arretrare improvvisamente
impartendo il comando “vieni” eventualmente tirando
anche un po’ il guinzaglio;
se il cane esegue il comando, ricompensarlo secondo il
solito procedimento, altrimenti ripetere l’esercizio senza
dargli gratificazioni;
una volta che il cane ha appreso il comando con il
guinzaglio, toglierlo e riprovare nuovamente l’esercizio;
quando si sarà sicuri che il cane abbia assimilato il
comando si potrà anche alternare il “fermo” al “vieni”.

5. “Seguimi!”
Il comando “seguimi” è importante perché ci aiuterà ad avere il
nostro cane accanto quando lo porteremo in giro, sia che abbia il
guinzaglio sia nel caso sia sciolto.

Durante la passeggiata, infatti, il cane si fermerà spesso per


annusare o ci vorrà precedere perché attratto da qualcosa: queste
sono attività che è importante lasciargli liberamente fare, ma ci
saranno momenti in cui il cane dovrà invece seguire il nostro passo
standoci accanto.

Per questo addestramento saranno necessari il guinzaglio e, come


al solito, gli snack.

Nonostante questo sia un comando che sarà usato essenzialmente


all’aperto, è importante che l’iniziale addestramento avvenga nelle
circostanze specificate sopra, quindi al chiuso e in assenza di
distrazioni per il cane.

Ecco la sequenza di azioni necessaria per far apprendere al cane


questo comando:

mettergli il guinzaglio e tenerlo al proprio fianco,


impartendo il comando “fermo”;
lasciare il guinzaglio lento ma non troppo lungo, per non
dare troppa autonomia di movimento al cane;
impartire il comando “seduto”;
prendere uno snack e muoverlo davanti al muso del cane,
quindi fare un passo in avanti: appena il cane si muove
pronunciare la parola “seguimi” e quindi procedere con
ricompensa e gratificazioni
ripetere questo procedimento, allungando il tempo in cui si
rilascia lo snack e alzando progressivamente la mano fino
a farle raggiungere l’altezza dei nostri occhi;
quindi, cominciare a eseguire l’esercizio anche senza
usare lo snack, ricompensando il cane comunque alla
buona riuscita dell’esercizio: a questo punto, infatti, avrà
imparato a usare come riferimento la nostra mano e
potremo anche indirizzarla per fargli capire che ci deve
guardare negli occhi;
quando riteniamo che il cane sia pronto, dopo qualche
giorno di ripetizione dell’addestramento, proviamo a
portarlo fuori e a impartirgli il comando, sapendo che
dovremo richiamare spesso la sua attenzione.

Questo è un comando relativamente complicato, perché è nella


natura del cane voler esplorare l’ambiente esterno durante le
passeggiate: ci vorranno dunque molta pazienza e tanta
perseveranza.

6. L’addestramento col clicker


Un metodo molto utilizzato per l’addestramento del cane è quello col
clicker.

Il clicker non è altro che un oggetto grande all’incirca come


telecomando per auto, dotato di un bottone che premuto emette un
suono tipo “click-clack”, facilmente reperibile e dal costo di pochi
euro.
All’inizio il cane sarà indifferente al suono, fino a che non si assocerà
il “click” a una gratificazione.

Il clicker ha il vantaggio di poter segnare esattamente il momento in


cui il cane esegue il comando ed è un segnale inequivocabile che
velocizza e facilita la comunicazione col cane.

Il clicker è un metodo impiegato in molti ambiti, ad esempio nella pet


therapy o nell’addestramento dei cani da soccorso.

Ovviamente, l’addestramento del cane a eseguire i comandi è


possibile anche senza il clicker e in questo manuale abbiamo
preferito insegnare metodi di addestramento che non lo prevedono.

Scegliere il clicker o il “bravo” dipenderà essenzialmente da noi e dal


tipo di metodo che riterremo più congeniale al nostro rapporto con il
cane: sappiamo che il punto d’arrivo è quello di impostare una
relazione gratificante tra noi e il nostro animale e entrambi dovremo
sentirci a nostro agio nelle interazioni.

Se per noi sarà più facile e spontaneo usare il “bravo” al posto del
clicker, questa sarà la scelta più giusta, nonostante gli indubbi
vantaggi di questo strumento che però potrebbe apparire troppo
“meccanico”.

Per l’utilizzo del clicker, come per il “bravo”, saranno necessari alcuni
esercizi preparatori prima dell’esercitazione vera e propria
riguardante i comandi: l’introduzione del clicker nella successione
delle azioni di addestramento è molto semplice.

Innanzitutto, bisognerà che il cane associ il “click” al premio: come


intuibile, andrà però eliminata la parola “bravo”. Il clicker, infatti, avrà
la sua medesima funzione, col vantaggio di essere più immediato e
facilmente udibile dal cane.

L’esercizio consisterà in pratica nel premiare il cane e


contemporaneamente premere il clicker.

Non serve che in questa fase il cane faccia propriamente qualcosa o


esegua un comando, anche perché in teoria ancora non ne avrà
imparato nessuno. Servirà semplicemente che il cane presti
attenzione a quello che facciamo.

Quindi, ci poniamo davanti a lui con il clicker in una mano e uno


snack nell’altra, agitiamo lo snack davanti al cane per richiamare la
sua attenzione e glielo porgiamo: nel momento in cui lo prende
premiamo il clicker. Ripetiamo più volte l’esercizio.

Facciamo attenzione di stare, come al solito, in una stanza chiusa,


silenziosa e priva di distrazioni e altri stimoli per il cane: il suono del
clicker deve, infatti, essere sentito distintamente. Anche noi dovremo
stare il più possibile in silenzio perché il cane si abitui a sentirne il
suono.
GESTIRE LE SITUAZIONI
QUOTIDIANE

Prima di passare a parlare dei vari comandi che potranno servirci


per giocare e divertirci con il nostro cane, riteniamo sia utile
affrontare, in questo capitolo, come affrontare molte situazioni di
quotidianità che potranno mettere in crisi il nostro rapporto con il
cane.

Abbiamo visto all’inizio come un cane ben educato sia un cane più
felice e sano e come l’educazione del cane influisca positivamente
sul benessere di tutto l’ambiente familiare.

Per questo vediamo nel dettaglio alcuni insegnamenti che potrebbe


essere necessario impartire al cane e alcune indicazioni su eventuali
decisioni che potremmo dover prendere riguardo la sua gestione.
Collare o pettorina?
Una delle prime decisioni che andranno prese riguardo al cane, è se
utilizzare un collare o una pettorina. Il cane andrebbe abituato da
cucciolo, infatti, a portare l’uno o l’altra.

Abbiamo già visto precedentemente come, nel metodo di


addestramento coercitivo, venga utilizzato il collare a strozzo.
Questo tipo di collare procura gravi traumi al cane, sia di tipo fisico
(danni alla trachea, all’esofago, alla schiena, soffocamento…) che di
tipo psicologico, aumentandone il nervosismo.

Anche i normali collari, tuttavia, possono stressare il cane: il collo è


un punto molto sensibile per questo animale.

La soluzione migliore rimane, dunque, l’utilizzo della pettorina. La


pettorina non inibisce i movimenti del cane e non lo sollecita in un
punto per lui molto delicato. Anche se viene tirata, la tensione viene
distribuita su tutto il corpo e non si concentra solo sul collo. Per di
più, favorisce una corretta relazione con gli altri cani.
Un particolare interessante da sapere riguardo i rapporti tra cani,
infatti, è che quando due esemplari si incontrano e vogliono
dimostrare intenti amichevoli, abbassano la testa: con il guinzaglio
tirato questo è praticamente impossibile e molte risse tra cani
nascono proprio per questo motivo. L’uso della pettorina, viceversa,
non impedisce l’abbassamento del capo.

Anche la pettorina va scelta comunque tenendo conto di alcune


caratteristiche:

- deve poter essere indossata facilmente e velocemente;


- deve essere regolabile perché non sia né troppo stretta né
troppo larga;
- non deve incrociarsi sul garrese.
In generale, un buon modello è quello cosiddetto “svedese” che ha
una forma a H e che si infila dalla testa del cane e non dalle zampe.

Perché il cane indossi tranquillamente la pettorina, basterà servirsi


per i primi tempi di uno snack, mostrandoglielo prima
dell’inserimento e premiandolo quando avrà indossato la pettorina.
Dopo un po’ di tempo questo diverrà per lui un automatismo.
Quale guinzaglio
Anche riguardo al guinzaglio da utilizzare devono essere fatte delle
precisazioni, non un modello vale l’altro.

Innanzitutto, è da evidenziare che esiste una precisa normativa in


merito all’uso del guinzaglio: l’Ordinanza del Ministero della Salute
concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei
cani del 6 agosto 2013, secondo la quale i cani portati in luogo
pubblico e aree urbane devono indossare un guinzaglio che non
deve superare la lunghezza di 1,5 mt. I cani possono essere, invece,
lasciati liberi nelle apposite aree per loro adibite.

Nonostante le precisazioni di legge, molti educatori e addestratori


sostengono la necessità di utilizzare guinzagli abbastanza lunghi. I
modelli più diffusi hanno una lunghezza di 1,20/1,50 metri: questa
lunghezza, secondo molti, può andar bene se c’è il rischio che il
cane vada in mezzo alla strada, o in situazioni di affollamento. Per la
normale passeggiata, invece, sarebbe meglio utilizzare un guinzaglio
più lungo (dai 2 ai 3 metri) e regolabile.
Questo regalerebbe maggiore autonomia al cane, che si sentirà più
libero di esplorare e annusare e di andare incontro agli altri animali.
Un altro vantaggio illustrato da questa teoria è che il cane non tirerà
al guinzaglio.

I guinzagli più utilizzati, in questo senso, sono quelli retrattili o


avvolgibili, che arrivano a lunghezze elevate (anche 5/8 mt). Questo
tipo di guinzaglio però non è esattamente raccomandabile perché il
cane avverte sempre la tensione del guinzaglio e si sente
continuamente tirare.

Un ottimo compromesso è il modello detto “longhina” che è


modulabile: permette di variare la lunghezza spostando un apposito
moschettone, con una lunghezza massima di 3 mt e una minima di
1,5 mt.

Per i cani più forti (e soprattutto se c’è molta differenza di peso con il
padrone a favore del cane), è possibile adottare anche dei guinzagli
da addestratori che facilitano il compito di trattenere il cane senza
essere trascinati via!

Un’altra teoria, diametralmente opposta e seguita da altri


addestratori, conferma il contenuto della legge e ribadisce la
necessità che il guinzaglio non superi la lunghezza di 1,5 metri, per il
benessere stesso del cane.

Il cane, infatti, ha la necessità costante di monitorare quello che fa il


suo padrone. Possedendo una vista panoramica molto più ampia di
quella umana, un cane che stia vicino al padrone potrà facilmente
percepirne movimenti e atteggiamenti, comportandosi di
conseguenza. Percepirà subito se il padrone si ferma, se rallenta, se
deve invertire il senso di marcia. Stare accanto al padrone invece
che vari metri più avanti non limiterebbe, inoltre, l’autonomia del
cane, che sarebbe comunque libero di esplorare e annusare.

Quale teoria sposare? La scelta non è facile.

Quello che pensiamo è che la legge vada comunque rispettata per il


massimo benessere nostro, degli altri e del nostro cane: ogni
eventuale eccezione deve essere valutata sempre in questa
prospettiva.
Insegnare a non tirare al guinzaglio
Ora che abbiamo capito quale può essere la soluzione più adatta per
il nostro cane, perché le nostre passeggiate si svolgano nel modo
più tranquillo e sereno possibile, è importante che si insegni al cane
a non tirare al guinzaglio, lungo o corto che sia.

Generalmente, i cani tirano perché sentono il guinzaglio come una


limitazione alla loro autonomia, e cercano di liberarsi. L’automatismo
del padrone, in questo caso, è di tirare a sua volta il guinzaglio,
confermando nel cane l’idea di essere prigioniero e la sua volontà di
sciogliersi.

Il cane tira anche perché è troppo eccitato già da quando esce di


casa, perché esce poco o non viene mai lasciato libero. Può, inoltre,
avere paura: in questo caso, bisognerebbe prima rimuovere la causa
di questa paura e poi insegnare al cane a non tirare.

Inoltre, se il cane tira in genere il padrone lo segue: questo conferma


nel cane l’idea che il padrone approvi il fatto che tiri e, inoltre, che
arriverà prima dove vuole. Insomma, si innesca un bel circolo
vizioso.

Vediamo come fare per uscirne, tenendo conto che i metodi e le


tecniche sono molti e vanno adattati alla personalità del cane e del
padrone, nonché alle situazioni concrete in cui ci si trova.

Ci sono situazioni in cui il cane può avere più autonomia di


movimento, altre in cui è necessario che ci stia vicino. Sarebbe utile,
addirittura, che il cane capisse già prima di uscire da casa in che
modalità lo stiamo portando fuori.

Ci sono interi volumi che trattano metodi per insegnare al cane a non
tirare al guinzaglio. Qui ne tratteremo un paio che, seppur con
approcci differenti, in generale, godo di una buona statistica di
successo: come al solito starà a noi capire quale metodo si adatta
meglio a noi stessi e al nostro cane.

Innanzitutto, bisogna che il cane non sia sovraeccitato da prima di


uscire a fare la passeggiata. Se il cane nel momento in cui capisce
che sta per uscire, vi appare troppo euforico, va calmato. Non
bisogna dare spazio alla sua eccitazione, anche se talvolta può
suscitare simpatia: è comunque un sentimento stressante per il
cane.
Quindi, nel caso di un cane troppo agitato, bisogna procedere col
calmarlo e farlo sedere.

Una volta seduto, potrà indossare guinzaglio o pettorina: i primi


tempi potranno essere usati premi e gratificazioni. Se non mantiene
la posizione seduta, ripetere la procedura finché non capisce,
eventualmente ignorandolo per un po’ tra una prova e l’altra.

È importante che, durante questo procedimento, noi manteniamo la


calma: arrabbiarsi o perdere la pazienza farà associare al cane
un’idea negativa del guinzaglio. Nel caso perseveri con il suo
atteggiamento di agitazione sarà sufficiente ignorarlo per un po’.

Il primo metodo che vediamo per l’addestramento a non tirare il


guinzaglio, comporta che la lunghezza di questo sia ridotta,
indipendentemente dalla scelta che si farà in seguito. In questo
momento, infatti, la nostra attenzione sarà rivolta a far comprendere
al cane un comando.

Quindi, una volta che il cane si è calmato ed è stato collaborativo


nell’indossare collare o pettorina e il guinzaglio, è il momento di
uscire.

Per i primi passi il guinzaglio dovrà essere tenuto corto, in modo che
il cane non si possa allontanare e percepisca se ci fermiamo o
continuiamo a camminare: addirittura bisognerebbe fermarlo a pochi
centimetri dal collare o dalla pettorina.

Una volta iniziata la passeggiata, sempre tenendo corto e stretto il


guinzaglio, comincerà l’allenamento: bisognerà condurre il gioco,
camminando in una direzione, poi in un’altra, cambiando andatura e
rotta improvvisamente e senza preavviso.

Questo costringerà il cane a seguirvi passo passo e gli comunicherà


che voi avete in mano la situazione e che può fidarsi di voi e
seguirvi: come abbiamo già visto, il cane ricerca sempre una guida
nel capobranco, se non dimostriamo autorevolezza e non diamo
sicurezza al cane, questo penserà di poter dominare la situazione
prenderà il sopravvento comportandosi come vuole. È nella sua
natura. Questa pratica andrà ripetuta per un po’ di tempo.

Un altro metodo prevede, invece, l’utilizzo del guinzaglio lasciato


morbido. In questo caso, dopo aver calmato il cane e avergli fatto
allacciare il guinzaglio, si uscirà di casa lasciando il guinzaglio lento.

La prima fase consiste nel far associare un suono al premio: per cui,
con guinzaglio morbido, bisogna chiamare il cane. Quando questo si
avvicina si emette il suono (un fischio particolare, uno schiocco con
le labbra o con la lingua, basta che sia sempre lo stesso) e lo si
premia.

Bisogna ripetere questa procedura circa 10 minuti al giorno per una


settimana, per poi passare alla seconda fase.

La fase successiva consiste, questa volta, nell’allontanarsi un po’ dal


cane, facendo due passi indietro o in avanti, lasciando sempre il
guinzaglio morbido, e poi chiamare il cane. Quando il cane si
avvicina emettere il suono e dargli il premio.

È importante durante queste fasi fermarsi sempre nel caso in cui il


cane tiri al guinzaglio: non dobbiamo essere noi a tirare o strattonare
il cane, è lui che deve percepire la tensione quando si allontana. Dal
canto nostro, dovremo rimanere fermi ogni volta che tira, per non
avvalorare questo comportamento.

Trascorsi un po’ di giorni, quando ci fermeremo emetteremo il suono


impostato: il cane capirà così che deve tornare da noi. Ben presto
assocerà il fatto che il comportamento corretto da tenere è quello di
quando il guinzaglio è morbido.

Gradualmente bisognerà anche ridurre le volte in cui il cane ottiene il


premio/snack, che non verrà dato tutte le volte che il cane ubbidisce
al richiamo, ma solo una volta ogni tanto, imprevedibilmente. In
questo modo il cane non saprà se otterrà o meno il cibo ma
assocerà sempre il richiamo vocale a qualcosa di positivo e alla
possibilità di riceverlo.
Insegnare a non saltare addosso
Il fatto di saltare addosso in momenti in cui è particolarmente
eccitato, per ottenere qualcosa o per salutare qualcuno è un
atteggiamento che viene generalmente tollerato finché il cane è
piccolo ma che poi infastidisce molto le persone, padrone compreso,
quando diventa adulto, soprattutto se la sua stazza è considerevole.

Il fatto di saltare addosso non è poi solo fastidioso, ma può


addirittura diventare pericoloso quando si tratta di persone con un
equilibrio precario come, ad esempio, bambini piccoli o persone
anziane.

Quello di saltare addosso è per i cuccioli un istinto atavico: richiama,


infatti, il momento in cui la madre predatrice ritorna alla tana per
sfamare i cuccioli e questi saltano per raggiungere la sua bocca e
prendere il cibo.

Capiamo come sia veramente difficile disincentivare questo


comportamento nei cuccioli, che richiamano la nostra attenzione e ci
ricoprono di tenerezza. Man mano che il cane cresce però bisogna
insegnargli a non farlo.
Visto che il cane, sostanzialmente, si comporta così per richiamare
l’attenzione del padrone o di altre persone, la via più efficace per
farlo smettere è ignorarlo: invece di punirlo, quindi, gli toglieremo
semplicemente il riconoscimento che desidera.

Sgridarlo e mettere in atto una punizione vera e propria, in questo


caso, non servirebbe a niente. Anzi. Farebbe maturare nel cane la
convinzione che il suo comportamento è efficace per ottenere quello
che vuole: la nostra attenzione.

Per ignorare il cane, quindi, non lo si deve guardare, non gli si deve
parlare e non lo si deve toccare: bisognerebbe anche girarsi di spalle
a braccia conserte o, nel caso di cani più ostinati, uscire dalla stanza
per pochi secondi.

Inoltre, se vediamo che il cane sta per saltarci addosso, un altro


trucco molto efficace è quello di scostarsi e far andare le sue zampe
a vuoto.

Mettendo in atto questi modi di fare, il cane ben presto capirà che il
suo gesto è inefficace per attirare l’attenzione e smetterà di
compierlo.

Ovviamente, anche questo metodo avrà bisogno di molte ripetizioni


perché sia efficacemente appreso dal cane e sarà necessario che
tutti i membri della famiglia lo mettano in atto nello stesso modo.

I primi tempi sarà necessario anche trattenerlo per il collare o la


pettorina tenendolo fermo quando incontriamo delle persone durante
la passeggiata, o nel caso si vada ad aprire la porta di casa. Anche
in questo caso ci vorrà un po’ di tempo ma il cane capirà che deve
rimanere fermo e non saltare addosso anche in queste circostanze.
Insegnare a non rubare gli oggetti
Come sempre, per cercare di disincentivare il cane dal fare una
determinata cosa, bisogna capire le ragioni di quel dato
comportamento.

I cani, come gli esseri umani, hanno un forte senso della proprietà.
Fin da cuccioli la mamma li abitua al fatto che quando prende
qualcosa in bocca quel qualcosa è suo, e lo fa ringhiando se i
cuccioli le vogliono sottrarre quel dato oggetto.

Quindi, i cuccioli apprendono che se afferrano un oggetto con la


bocca, quello diventa di loro proprietà e ogni nostro tentativo di
sottrarlo sarà da loro visto come un tentativo di furto subìto.

I motivi per cui i cuccioli (o i cani in genere) rubano oggetti possono


essere molteplici, spesso dati dall’interesse verso l’oggetto stesso. A
volte, invece, rubano semplicemente per attirare l’attenzione del
padrone.
Bisogna capire che se il cucciolo o, in genere, il cane ritengono che
le cose che afferrano diventino di loro proprietà, sottrargliele non
eliminerà questa loro percezione: semplicemente difenderanno
ancora di più il loro possesso.

Inoltre, cercheranno di nascondersi e di nascondere l’oggetto rubato.

Quindi come fare per disincentivare questo comportamento e


riprendere la cosa che il cane ci ha sottratto? Dipende, innanzitutto,
da cosa ha rubato.

Può essere una cosa velenosa o comunque pericolosa per la sua


salute. In questo caso bisogna agire tempestivamente, non cercando
di prendergli direttamente l’oggetto dalla bocca ma agendo d’astuzia:
bisognerà avvicinarsi al cane e mostrargli del cibo. Quando il cane si
alzerà e sarà intento a mangiare andremo a sottrargli
tempestivamente la cosa.

Questo è l’unico caso in cui barattare il cibo al posto della cosa


rubata è consigliabile: in tutte le altre situazioni questo andrà
assolutamente evitato. Il cane, infatti, potrebbe ritenere il cibo un
premio e cominciare a rubare proprio per ottenerlo.

Nel caso in cui il cane abbia rubato qualcosa di fragile, delicato o per
noi importante, sarà bene non dare a vedere la nostra apprensione.
Se il cane capisce che quella cosa è significativa per noi e così ha
attirato la nostra attenzione potrebbe essere incentivato a ripetere il
comportamento.

Invece, dovremmo far finta di ignorare il cane, e fare qualcosa che


attiri il suo interesse: prendere il guinzaglio, aprire la porta di casa o
qualsiasi altra cosa che sappiamo possa incuriosirlo (tranne, come
abbiamo detto, il cibo).

In questo modo, l’attenzione del cane sarà distolta dall’oggetto


rubato e noi potremo facilmente recuperarlo. È importante in tutta
questa operazione che il cane sia ignorato e che non capisca che i
gesti che compiamo sono rivolti a lui.

Se la cosa che ha rubato il cane, invece, non ha alcun valore si può


tranquillamente ignorare il cane finché, di sua spontanea volontà,
abbandonerà l’oggetto.
Insegnare a non rubare il cibo da tavola
Uno degli atteggiamenti più fastidiosi del cane, soprattutto nel caso
ci siano ospiti, è che si aggiri intorno o sotto la tavola, saltando
addosso alle persone piagnucolando alla ricerca di cibo.

Alcuni padroni sono più compiacenti verso questo atteggiamento,


che sarebbe però da disincentivare: innanzitutto, perché non tutti lo
gradiscono e, inoltre, questo crea frustrazione nel cane nel momento
in cui non riceve il cibo.

Essenziale perché il cane smetta questo atteggiamento è evitare


sempre di dargli cibo mentre siamo a tavola: nel caso vogliamo
concedergli qualcosa dei nostri avanzi, li metteremo nella sua ciotola
a fine pasto, in modo che capisca che solo quello è il momento in cui
li otterrà da noi.

Vedremo più avanti che, in generale, non è comunque una buona


idea far assaggiare il nostro cibo al cane.
Se il cane salta con le zampe sulla tavola o sulle nostre gambe, sarà
importante scostarlo, impedendogli di rifarlo ma senza prestargli
interesse: ricordiamoci che la nostra attenzione è importante per lui
e che quindi, pur non ricevendo cibo, potrebbe perseverare nel
comportamento sbagliato pur di ottenerla.

È essenziale anche che non riesca mai a rubare il cibo dalla tavola,
bisognerebbe disporlo in modo da impedirgli ogni accesso: se ci
riuscisse, infatti, riterrebbe il suo comportamento efficace per
ottenere quello che vuole.

Nel caso di cani più ingestibili, si può ricorrere al guinzaglio: basterà


legarli fino a che non si tranquillizzano, per poi scioglierli e rilegarli
ogni volta che perseverano nel comportamento sbagliato. Anche in
questo caso ci vorranno un po’ di tempo, molte ripetizioni e tanta
pazienza perché il cane capisca quale è il comportamento giusto da
tenere.
Gestire i capricci col cibo
Perché il cane abbia un buon rapporto con il cibo, e con il suo cibo,
l’ideale è che si parta da subito con la giusta impostazione.

Per la salute del cane è importante che segua una dieta equilibrata e
adatta alle sue esigenze: per questo dobbiamo sottolineare come
l’alimentazione umana non sia adatta a lui.

Alcuni cibi possono essere preparati in casa, ma non saranno


sufficienti a fornire al cane i giusti elementi nutritivi che si trovano
negli alimenti in commercio e che gli garantiscono una dieta
bilanciata.

Sicuramente bisognerà fare attenzione a comprare alimenti di


qualità, leggendo attentamente le etichette, e sarà necessario anche
tenere in considerazione i gusti del cane o la reazione del suo corpo
a certi preparati.

In generale, è bene che il cane non mangi i nostri avanzi o non


assaggi il nostro cibo.

Una volta commesso questo errore, infatti, sarà molto difficile tornare
indietro: il cane rifiuterà il suo cibo per mangiare il nostro e sarà
capace di lunghi digiuni pur di impietosirci e ottenere il suo scopo.

Nel caso in cui il danno sia già stato fatto, però, si può rieducare il
cane a mangiare il suo cibo.
Basterà mettergli nella ciotola le sue crocchette o scatolette,
togliendole dopo un tempo breve e prefissato (15/20/30 minuti) nel
caso non le abbia mangiate. Gli verranno poi riproposte all’ora del
pasto successivo. Bisognerà avere molta pazienza e fermezza,
senza lasciarsi impietosire: come detto, il cane è capace di lunghi
digiuni per ottenere quello che vuole. Ma l’istinto animale gli detterà
anche il momento in cui dovrà per forza alimentarsi per
sopravvivere.

Se siamo preoccupati, però, che il cane non mangi perché potrebbe


essere malato, basterà una piccola prova: possiamo porgergli
qualcosa di molto appetitoso, come un pezzettino di prosciutto. Se il
cane mangia, possiamo stare tranquilli. In caso contrario bisognerà
interpellare il veterinario.
Le regole della passeggiata
Quanto deve uscire un cane? Il tempo che un cane passa all’aperto
non è mai troppo. Il cane ha bisogno di uscire, passeggiare,
esplorare e fare movimento.

Anche riguardo alla passeggiata però vanno stabilite delle regole


che il cane deve saper rispettare.

Per dargli una routine a cui si abitui, è importante, innanzitutto, farlo


uscire sempre agli stessi orari e per lo stesso periodo di tempo.
Ovviamente ci saranno delle eccezioni, ma in linea di massima il
cane saprà quando è il momento di uscire e quando quello di
tornare. Questo lo renderà più tranquillo e ci faciliterà il compito di
gestirlo durante la passeggiata.

Durante l’uscita bisognerà sempre tenere presente che sta a noi


avere il controllo del cane: certamente asseconderemo la sua
esigenza di annusare ed esplorare, ma mantenendo sempre noi il
comando. Anche questo renderà il cane più tranquillo e gestibile
perché gli infonderà più sicurezza.
Un dettaglio non di poco conto: siamo noi i responsabili del nostro
cane e anche di quanto produce! Ricordiamoci sempre di
raccoglierne gli escrementi e di comportarci in modo civile.
Insegnare a uscire dall’auto con calma
Se non riceve istruzioni precise, un cane che deve scendere
dall’auto lo fa con irruenza non appena si apre la portiera o il
portabagagli.

Questo comportamento è da frenare con decisione perché un cane


che si getti con foga sulla strada può essere pericoloso per se
stesso e per gli altri.

Il metodo per abituarlo a scendere dalla macchina con calma è molto


semplice.

Le prime volte si dovrà aprire lo sportello con molta attenzione,


bloccando il cane che vuole scendere senza il nostro permesso e
richiudendo la portiera. Quando si blocca il cane bisognerà dargli un
comando, ad esempio “aspetta” o “fermo”.

Bisognerà ripetere con pazienza questa procedura finché il cane


capisce che deve aspettare: quando aprirete la portiera e lui non
tenterà di scendere, lo afferreremo per il guinzaglio e lo faremo
scendere con un altro comando, “scendi” o “andiamo”, o quello che
decideremo sia meglio.

Ben presto il cane capirà che se sta fermo e aspetta il nostro


comando, scenderà molto prima dall’auto.
Viaggi in auto
Come gli esseri umani, anche alcuni cani soffrono il mal d’auto. In
questo caso vanno aiutati: lasciandoli a stomaco vuoto, chiedendo
consiglio al veterinario su eventuali farmaci, guidando in modo
tranquillo e fluido, non viaggiando nelle ore più calde e nemmeno
con l’aria condizionata al massimo, facendo soste frequenti e
facendolo scendere per sgranchirsi.

Anche nel caso il cane non soffrisse di mal d’auto potrebbe


associare i viaggi in macchina con qualcosa di negativo: se lo
portiamo in auto solo dal veterinario, ad esempio, ogni volta farà di
tutto per non salirci.

Per motivare il cane bisognerà allora associare ai viaggi delle


esperienze positive: portandolo al parco, a trovare amici che lui
gradisce, ad esempio.

Durante il viaggio il cane può essere trasportato in vari modi che


garantiscono la sua e la nostra sicurezza:
se possibile, può rimanere in un trasportino, purché le
dimensioni siano adeguate a farlo muovere;
può essere trasportato nel vano portabagagli, separato
dall’abitacolo da una rete;
infine, può stare sul sedile posteriore utilizzando delle
apposite cinture di sicurezza: sono dei dispositivi che si
allacciano da una parte al collare o alla pettorina e
dall’altra si inseriscono nelle entrate delle normali cinture di
sicurezza dell’auto.
Divani e letti
È corretto o no permettere al cane di salire su letti e divani? Non c’è
una risposta valida per tutti i casi, per tutti i padroni e per tutti i cani.

Ci sono persone, infatti, che sono gelose dei propri spazi e cani che
tendono a mettersi in competizione con il padrone per essi: ogni
situazione va valutata a sé.

Sicuramente, se il cane tende a occupare letto e divano e a non


permettere più il padrone di accedervi, ritenendoli ormai sua
proprietà, bisognerà ripristinare una giusta relazione e, in questo
caso, andrebbe vietato al cane di salirvi sopra.

Un accorgimento importante è quello di stabilire da subito cosa


vogliamo che il cane faccia: se non vogliamo che salga sul letto o sul
divano non è giusto, infatti, che questo gli sia consentito da cucciolo
e poi vietato da adulto.

Se non si gradisce che il cane occupi divano o letto, bisognerà che


questo gli sia impedito sempre, anche quando noi non siamo in
casa. Andranno opportunamente chiuse le porte delle stanze ed
eventualmente andranno appoggiati sopra al divano e al letto oggetti
ingombranti o sedie per scoraggiare ogni tentativo.

Al cane, comunque, piace la comodità ma anche sentirsi protetto.


Quindi se vogliamo evitare che ricerchi comfort e sicurezza tra i
nostri spazi, dobbiamo ricreargli un posto comodo e sicuro tutto per
lui.
Gioco corretto
I momenti di gioco con il nostro cane saranno sicuramente quelli più
appaganti e gratificanti.

Sono anche momenti in cui, però, si rischia di compromettere tutto il


lavoro di addestramento: infatti, durante il gioco vengono concessi al
cane comportamenti che in genere gli sono vietati. Inoltre, se
normalmente tendiamo a calmare il cane quando è eccitato, nel
gioco tendiamo invece ad agitarlo.

In realtà in effetti, il gioco non è una necessità del cane, è un nostro


bisogno. Il cane vede nel gioco solo un esercizio per il suo naturale
istinto di animale predatore.

Anche i cuccioli che giocano, in realtà si stanno allenando per


andare a caccia di prede: questo è in sostanza il motivo per cui se si
lancia un oggetto lo rincorrono.

Bisogna fare molta attenzione, dunque, quando si gioca col cane


perché si potrebbero in segnare comportamenti sbagliati e si
potrebbe disorientare il cane: se ad esempio il gioco consiste nel
rincorrere qualcosa per afferrarla, il cane farà questo anche al di là
del gioco, o se giocando gli si permette di morderci si sentirà
autorizzato a farlo anche in altri momenti.
L’ideale in effetti è proprio non giocare col cane o adottare dei giochi
che non rovinino il lavoro di addestramento e allenino l’istinto del
cane stesso soddisfacendo i suoi bisogni evolutivi.

Un gioco adatto potrebbe essere, ad esempio, l’esercizio del fiuto,


per cui si può mostrare del cibo al cane e poi nasconderlo perché lo
possa cercare annusando.
Cani e gatti, amici o nemici?
“Essere come cane e gatto”: è un modo di dire molto conosciuto e
che si riferisce alla proverbiale inimicizia tra queste due specie di
animali. I cani sarebbero soliti inseguire i gatti ed essere aggressivi
nei loro confronti.

A livello di scontro fisico, non è sempre detto che il cane abbia la


meglio: i gatti sono, infatti, molto pericolosi per il muso e gli occhi del
cane.

Nella realtà, però, il comportamento dei cani nei confronti dei gatti
non è così scontato. Molto dipende dal momento della vita in cui il
cane incontra il gatto, dall’indole di partenza, dalle modalità di
interazione iniziale tra i due animali.

Innanzitutto, bisognerebbe fare attenzione alla razza del cane che


viene scelto per condividere la sua vita con i gatti: non si può sempre
fare di tutta l’erba un fascio, e di sicuro qualche conoscente avrà
esempi concreti di cani di razze solitamente aggressive con i gatti
che, invece, convivono pacificamente con gli amici felini
considerandoli veri e propri compagni di gioco.

Tuttavia, l’indole non è una caratteristica da sottovalutare.


Bisognerebbe, quindi, calcolare molto bene la possibilità di inserire
cani pastore (come il tedesco o il border collie), terrier, akita o
pittbull: questi cani, infatti, hanno un istinto predatorio molto
sviluppato e molto probabilmente potrebbero essere un pericolo per
il gatto.
Il consiglio, allora, è di informarsi preventivamente sulle
caratteristiche della razza che si va a scegliere se in casa è già
presente un felino.

Detto questo, quando decidiamo di prendere un cane e vogliamo


creare un rapporto sereno con il gatto di casa, vale il suggerimento
già dato nella parte iniziale di questo manuale: bisogna introdurre il
cucciolo prima dei tre mesi, quando è naturalmente più portato
all’esplorazione esterna senza pregiudizi e più facilmente può fare
amicizia con altre specie animali.

Certamente, la buona riuscita di quest’amicizia animale dipenderà


anche molto dall’indole del felino già presente: ma nel caso in cui sia
cane che gatto arrivino in casa entrambi cuccioli, allora il risultato
finale sarà più sicuro.

Quando, invece, si introducono animali adulti, il senso di territorialità


è già molto sviluppato e l’abitante più anziano potrebbe vedere di
cattivo occhio il nuovo arrivato, considerandolo un intruso che gli
ruba spazio, cibo e attenzione dei padroni.
Cani e gatti hanno modi di comunicare molto diversi e bisogna che
abbiano il tempo per conoscersi. Per questo, all’inizio, è bene che il
contatto avvenga solamente a livello di olfatto. Non dovranno, quindi,
essere lasciati liberi di interagire tra loro, ma andranno tenuti
separati, magari in stanze diverse, perché sentano solo l’uno l’odore
dell’altro per almeno una settimana.

Per rassicurare il gatto si dovranno predisporre dei rialzi dove lui


possa rifugiarsi o una via d’uscita esclusiva da utilizzare, nel caso il
cane lo inseguisse: una soluzione molto pratica sono i cancelletti che
si usano per i bambini, che impediscono l’accesso al cane ma
consentono al gatto di passare tra le sbarre.

In questo modo, cane e gatto potranno osservarsi a distanza, senza


avere nulla da temere l’uno dall’altro.

Andranno tenute separate anche le zone in cui gli animali si cibano:


questo li rassicurerà e non si sentiranno in competizione per la loro
nutrizione.
Cani e bambini
Per un bambino crescere con un cane è una grande gioia e può
molto beneficiare della compagnia del suo amico a quattro zampe.

Tuttavia, soprattutto per i bambini più piccoli, il cane è spesso visto


come un giocattolo vivente da accarezzare, strapazzare, solleticare,
a cui fare dispetti, su cui salire a cavallo. La pazienza di molti cani è
infinita e si mostrano rassegnati a ricevere tutte queste maldestre
attenzioni.

Il cane, però, ha tutto il diritto di essere rispettato e anche al


bambino andranno insegnate delle regole fondamentali per una
pacifica convivenza, evitando così di infastidire e stressare l’animale.

Bisognerà coinvolgere il bambino nel nostro metodo educativo,


cercando di spiegargli i comportamenti da adottare nelle varie
situazioni: quindi, gli andrà insegnato a non porgergli il nostro cibo, a
non gratificarlo quando il cane salta addosso, a non sgridarlo in certe
situazioni ma a ignorarlo, e a comportarsi in maniera coerente con i
nostri comportamenti.
Il bambino, inoltre, dovrà sapere che certe cose al cane non vanno
fatte: non gli si tira la coda, non gli si tira il pelo, non lo si usa come
un cavallo, non gli si danno botte o calci, non gli si tira l’acqua, non
gli si tirano le orecchie e non gli si mettono le dita negli occhi.

Se si adotta un cane che dovrà convivere con dei bambini, questo


andrebbe anche selezionato in base alla razza più adatta. Alcune
razze di cani presentano per natura una maggiore aggressività altre
una maggiore sensibilità: la loro convivenza con piccoli cuccioli
d’uomo potrebbe essere molto stressante.

Una nota importante: i bambini non andrebbero mai lasciati soli con i
cani, nemmeno con quelli addestrati.
L’abbaiare molesto
Sebbene, come abbiamo visto all’inizio, il modo di comunicare del
cane si basi principalmente sul comportamento e sull’atteggiamento
del corpo, questo ci manda dei segnali anche attraverso la voce.

Il problema è che l’abbaiare del cane, quando insistente e


apparentemente ingiustificato, può essere molto fastidioso e può
provocare incidenti di convivenza soprattutto con i vicini di casa.

Ci sono razze che tendono di più ad abbaiare: sono, in genere, i cani


più piccoli che, non potendo contare sulla loro prestanza fisica, nel
caso avvertano un pericolo, tendono a richiamare così l’attenzione
del padrone. I cani da caccia, invece, sono in genere meno propensi
ad abbaiare quando avvertono estranei o persone in genere.

Quando l’abbaio è eccessivo, bisogna innanzitutto capirne la causa.


A volte il cane abbia per richiamare la nostra attenzione, perché è
impossibilitato a fare una cosa, perché è agitato, o come
atteggiamento di difesa. Un’altra causa molto frequente è quella
dell’ansia da separazione: molti cani, infatti, abbiano solo quando
sono stati lasciati a casa da soli.

Il primo modo, quindi, di far smettere un cane di abbaiare è quello di


cercare di rimuovere la causa dell’abbaio.

Poi, dobbiamo agire, come al solito per associazioni. Dire


semplicemente al cane “zitto” o “basta” quando abbaia non ha
alcuna efficacia perché, ovviamente, il cane non attribuisce nessun
significato a queste parole. Ci percepisce solo agitati o arrabbiati e
potrebbe continuare ad abbaiare proprio perché confuso e agitato
anche lui: inoltre, non avremo rimosso la causa del suo abbaiare.

Per provocare un’associazione col comando “zitto” (o un’altra parola


che preferiamo), bisognerà comportarsi come segue:

nel momento in cui il cane abbaia bisognerà dire “abbaia”


e utilizzare un gesto che mimi il suo abbaiare o che lo
sottolinei: il gesto dovrà essere sempre lo stesso (ad
esempio, mettere le dita della mano a simulare un becco
che si chiude e che si apre);
poi porgere al cane uno snack e, nel momento in cui
smette di abbaiare per prenderlo, premiarlo con
gratificazioni e il “bravo”;
successivamente potremo aggiungere il comando “zitto” (o
un altro a piacimento), ma a questo punto il cane avrà
compreso cosa deve fare per ottenere il premio e assocerà
facilmente la parola all’azione.

Bisognerà ovviamente ripetere la procedura più volte per più giorni


perché il cane associ il comando al comportamento e, piano piano,
eliminare il cibo come ricompensa.
DIECI COMANDI PER GIOCARE
INSIEME

Qualche pagina fa, abbiamo parlato dei metodi di addestramento e


introdotto i cinque comandi principali che il cane dovrebbe
apprendere per una sua migliore gestione e una sua più piacevole
vita familiare e sociale.

Questi comandi, inoltre, sono la base su cui potremo insegnare al


cane molti altri esercizi.

Il cane, infatti, può imparare a fare tante altre cose e questa capacità
di apprendimento dovrebbe essere soddisfatta in quanto rientra nella
soddisfazione di quei bisogni evolutivi di cui abbiamo trattato
all’inizio del manuale.

Ora vedremo dieci di questi comandi che possono essere usati, più
che per il controllo del cane, per poterci giocare insieme.
1. Gioco lancio e riporto
Il gioco di lancio e riporto è sicuramente quello più conosciuto e
praticato. Insegnare questo gioco al nostro cane è relativamente
semplice. Se infatti istintivamente il cane rincorre e afferra un
oggetto che noi lanciamo, non è altrettanto scontato che ce lo riporti
indietro. Questo perché, come ricorderemo, il cane afferrando una
cosa con la bocca afferma il suo possesso su di essa. Inoltre,
potrebbe voler condurre lui il gioco provocandoci nel rincorrerlo per
prendere l’oggetto.

Ci sono anche cani che, invece, non si lanciano all’inseguimento


dell’oggetto lanciato guardandoci interdetti e chiedendosi il perché di
questo stano comportamento del padrone!

Vediamo, dunque, come insegnare il gioco al cane, proprio partendo


da quest’ultimo caso.

Dovremo procedere per gradi, armarti di snack e di molta


perseveranza:
il primo passo sarà quello di prendere un oggetto o un
gioco e di chiedere al cane di avvicinarsi a esso;
appena il cane lo farà, gli daremo il comando prescelto
(“prendi”, “acchiappa” o quello che preferiamo), lo
premieremo con lo snack e con le gratificazioni
ogni volta, quindi, prenderemo l’oggetto e lo metteremo
sempre più lontano dal cane, incitandolo con il comando
ad avvicinarsi: appena si avvicina daremo premio e
gratificazione;
una volta che il cane avrà appreso questo meccanismo,
cominceremo a lanciare l’oggetto, prima vicino e poi
sempre più lontano, dandogli il comando indicato;
premieremo il cane tutte le volte che rincorre il gioco:
quando avrà capito perfettamente questo meccanismo,
avremo completato la prima fase del lancio e riporto.

Per proseguire con l’esercizio sarà necessario dotarsi di un altro


oggetto o gioco diverso dal primo:

innanzitutto, si lancerà il primo oggetto cosicché il cane


andrà a prenderlo;
se il cane spontaneamente non ce lo riporta, allora gli
mostreremo il secondo giochino: a questo punto il cane,
molto probabilmente, mollerà il primo oggetto e tornerà
verso di noi;
dovremo, allora, dargli il secondo oggetto solo se ci riporta
il primo e a quel punto potremo anche procedere con il
rilascio del premio;
quando il cane avrà assimilato l’esercizio con il doppio
oggetto potremo provare con un oggetto solo.

Può darsi che, arrivati a questo step, non dovendo ricevere il


secondo gioco in cambio, il cane continui a tenere l’oggetto in bocca.
In questo caso, bisognerà anche insegnarli a lasciarlo, impartendo
gli un comando apposito: “lascia”, “dammelo” o altro.

Per farlo, al posto del secondo gioco si dovrà tenere in mano uno
snack e, quando il cane arriva da noi con l’oggetto in bocca,
mostrarglielo. Quando il cane lascerà il gioco gli si dirà il comando
“lascia” e gli si concederà lo snack: il procedimento è sempre quello
che permette al cane di fare un’associazione positiva tra il comando
e l’azione che deve compiere. Una volta che la risposta al comando
sarà automatica si potrà diradare la concessione del cibo fino a
eliminarla del tutto.
2. Twist
Un giochino molto divertente è il “twist” che consiste nel far girare il
cane su se stesso.

Per insegnargli questo comando, preso uno snack si dovrà:

far stare il cane fermo, in piedi;


prendere lo snack fra le dita e farlo ruotare sulla testa del
cane in modo che compia un giro completo: ogni volta che
il cane capisce e compie il giro completo, dirgli “bravo”,
dargli lo snack;
quindi, cominceremo a inserire il comando “twist” o “gira”
tutte le volte che compirà il giro su se stesso, fino a che,
dopo qualche giorno di esercizio, mostrerà di aver
associato il comando;
solo adesso andremo a diradare la concessione del cibo
fino a eliminarla del tutto.
3. Bang
Il “bang” è un comando molto semplice da insegnare ed è un gioco
divertentissimo, che scatenerà l’ilarità generale con compiacimento
nostro e del cane che riceverà molti apprezzamenti.

Si può usare il comando “bang”, “bum” o qualsiasi altro suono o


addirittura la parola “morto”: quest’ultima variante si presta anche
essere usata per delle piccole scenette. Ad esempio, si potrà inserire
la parola “morto” all’interno di una domanda, rivolgendosi al cane:
“Lucky, preferisci mangiare la verdura o essere morto?”

Ecco la successione di azioni da mettere in atto per insegnare al


cane questo gioco, dopo essersi muniti, ovviamente, dei nostri
snack:

innanzitutto, bisognerà impartire al cane il comando “giù”


in modo che stia con la pancia a terra e il muso tra le
zampe;
prenderemo uno snack e stringendolo nel pugno lo
avvicineremo al muso del cane;
quindi, faremo ruotare il pugno intorno alla sua testa, in
modo che la giri e ruoti successivamente tutto il corpo,
trovandosi sdraiato su un fianco (vedremo più avanti che
questo è anche il primo passaggio per un altro divertente
comando, il “rotola”);
appena raggiunge la posizione di fianco, gli diremo “bravo”
e ricompenseremo il nostro amico con uno snack;
dopo un po’ di volte, avrà imparato il procedimento e
quando rotolerà sul fianco pronunceremo il comando
“bang” o “morto”: si può aggiungere al comando verbale
anche un gesto, ad esempio mimando con le dita di
sparargli.
4. Dare la zampa
“Dai la zampa” è probabilmente uno dei comandi più conosciuti e
apprezzati.

Prima di capire come impartire al cane questo comando, bisogna


sapere che i cani sono molto gelosi delle loro zampe e non tutti
potrebbero essere immediatamente disposti a farsele toccare.

Vediamo insieme quali sono le azioni da seguire per innescare


l’associazione del comando: avremo, come al solito, bisogno degli
snack e di molta pazienza:

impartire al cane il comando “seduto”;


prendere lo snack, stringerlo nel pugno e avvicinarlo alla
zampa del cane, teniamo l’altra mano libera;
se il cane si alza o avvicina il muso allo snack, impartire di
nuovo l’ordine seduto e ricominciare daccapo;
appena il cane muove la zampa per toccare la nostra
mano o cerca di prendere lo snack con la zampa, digli
subito “bravo”, afferrare la zampa con la mano libera e
dargli lo snack;
dopo una serie di queste ripetizioni, quando il cane avrà
capito che deve mettere la zampa sulla mano libera, non
appena lo fa assoceremo il comando “zampa” o un’altra
parola a nostra scelta;
come sempre diradare la ricompensa del cibo fino a
toglierla del tutto quando saremo sicuri che il cane ha
appreso il comando.
5. Bacio
Con questo comando si può insegnare al cane a leccarci sulla
guancia o sulla mano, certamente non è un gioco che può piacere a
tutti!

Per iniziare, bisognerà spalmarsi sul viso o sulla mano qualcosa di


appetibile per il cane: la nostra fantasia e la conoscenza dei gusti del
cane ci aiuteranno in questa scelta.

Poi bisognerà procedere come segue:

impartire al cane il comando “seduto”, tranquillizzandolo,


senza che cerchi di leccarci prima che noi gliene diamo la
possibilità;
una volta che il cane è fermo e si è calmato, avviciniamo la
mano o il viso in modo che possa leccarli: a questo punto
diremo il comando, che potrà essere “bacio”, “smack” o
qualsiasi altra parola che ci piacerà;
dovremo, come sempre ripetere l’esercizio per più giorni,
per poi alternare la presenza del cibo sulla mano o sul
viso, senza che il cane possa prevedere quando
effettivamente c’è;
quando riterremo che il cane abbia appreso il comando,
potremo eliminare del tutto il cibo e al comando il cane ci
darà comunque il “bacio” richiesto.
6. Rotola
Per il cane il comando “rotola” è molto divertente e apprezzerà molto
di dover imparare questo gioco.

Ecco la successione di azioni da seguire perché il cane capisca cosa


vogliamo da lui:

innanzitutto, bisogna impartire il comando “giù” per far


sdraiare il cane con la pancia a terra e il muso tra le
zampe;
quindi bisognerà prendere uno snack nella mano e
abbassarla fino al muso del cane, quindi farla ruotare
sopra la sua testa fino a farlo girare: quando il cane si sarà
girato di lato gli si daranno snack e complimenti.

Ripetere più volte questa procedura, ripartendo dal comando “giù” e


facendo girare il cane da un lato e dall’altro.

Quando il nostro amico peloso avrà capito il meccanismo, allora si


potrà passare alla fase successiva.

Appena il cane rotolerà da una parte, si dovrà girare la mano sul suo
muso in modo da fargli completare il giro e farlo tornare a pancia a
terra, associando il comando “rotola” e premiandolo ogni volta.
Quando avrà appreso anche questo meccanismo, si continuerà a
muovere la mano fino a fargli compiere più giri su se stesso, sempre
sottolineando il comando e premiandolo alla fine dei giri.
7. Parla o abbaia
Già precedentemente abbiamo visto come sia difficile far smettere
un cane di abbaiare. Viceversa, è molto più facile insegnargli ad
abbaiare a comando.

Insegnare ad abbaiare a comando, va di pari passo con l’insegnare


al cane a non abbaiare a sproposito. Il cane, infatti, assocerà al
comando l’abbaio, così da capire progressivamente che non deve
abbaiare quando questo non viene richiesto.

Per insegnare al cane ad abbaiare bisogna, innanzitutto, associare


l’abbaio a una parola o a un gesto, come nel caso della procedura
per insegnare al cane a non abbaiare.

Bisogna sottolineare che quello che vogliamo ottenere è che il cane


faccia un abbaio singolo, altrimenti il cane potrebbe imparare un
comportamento che non vogliamo insegnargli, deve capire che
quello che vogliamo è l’abbaio singolo e non l’abbaio prolungato.

Quindi, bisognerà procedere come segue:


ricercare il momento in cui il cane abbaia: appena abbaia
gli diciamo “bravo” e contemporaneamente premiamo il
cane con snack e gratificazioni;
successivamente, dopo un po’ di volte, inseriremo il
comando “abbaia” o “parla” appena sentiremo il cane
abbaiare e faremo un gesto con la mano per imitare
l’abbaio: è importante che la ricompensa avvenga subito e
non dopo un abbaiare prolungato;
si dovrà ripetere questa procedura più volte, mano a mano
ricercando sempre più momenti in cui il cane sia tranquillo
e ci presti la sua massima attenzione;
come al solito, una volta che il cane avrà capito il
procedimento si potrà eliminare progressivamente la
ricompensa, lodandolo solo con le altre gratificazioni.
8. Sbadiglia
Ecco, insegnare al cane a sbagliare a comando, non è affatto una
cosa semplice.

Il cane sbadiglia spontaneamente, quando è stanco ma anche


quando è stressato o impaurito, per calmarsi.

Perché possa associare un comando allo sbadiglio è necessario,


come in altri casi che abbiamo visto, intercettare questo
comportamento per attribuirgli una parola specifica.

Questo significherà che dovremo avere sotto controllo il cane e


intervenire non appena vediamo che sbadiglia: insomma, ci vorrà,
oltre alla solita pazienza, anche uno spiccato spirito di osservazione
per trovarci pronti al momento giusto che potrebbe cadere in
situazioni diverse (in casa, all’aperto, mentre passeggiamo, se
stiamo fermi, ecc.).

Quando vediamo che il nostro cane sbadiglia, quindi, dovremo:


velocemente avvicinarci a lui, dicendogli “bravo” e dandogli
lo snack;
dopo un po’ di tempo in cui avremo ripetuto questo
comportamento, il cane dimostrerà di aver associato il fatto
di sbadigliare con il premio: a questo punto, potremo
associare anche il comando “sbadiglia” o altra parola,
sempre premiandolo quando sbadiglia;
quando sarà passato un altro po’ di tempo e riterremo che
il nostro amico abbia potuto associare anche il comando
all’atto di sbadigliare, potremo provare a impartirglielo
anche senza che lui abbia iniziato già a sbadigliare: il cane
a questo punto potrebbe non capire cosa vogliamo da lui;
dovremo, allora, mostrargli lo snack e aspettare la sua
reazione: molto probabilmente il fatto di non sapere cosa
fare lo metterà in uno stato di ansia che lo porterà a
sbadigliare! A questo punto potremo dargli subito lo snack
e fargli i complimenti.

Come detto sopra, ci vorrà molta pazienza per insegnare al cane a


sbadigliare a comando!
9. Prendi il guinzaglio
Un cane ben educato… è quello che porge il guinzaglio al padrone
quando deve uscire per la passeggiata!

Una precisazione: questo comando è una variante del “lancio e


riporto”, per cui la cosa migliore è insegnare prima il riporto e poi il
“prendi il guinzaglio”.

Come ottenere questo comportamento dal cane? Innanzitutto, come


al solito, bisognerà procedere con le associazioni per insegnare al
cane cos’è un guinzaglio.

Quindi, ci sarà un primo periodo in cui, ogni volta che lo porteremo


fuori per la passeggiata, prenderemo il guinzaglio, glielo mostreremo
e pronunceremo la parola “guinzaglio”, appunto.

In questo modo, il cane assocerà parola e oggetto e l’associazione


sarà rinforzata da un evento positivo come quello dell’uscita.

Quando penseremo che il nostro amico abbia assimilato il concetto,


passeremo alla fase successiva, che presuppone che il cane abbia
già imparato il comando “prendi” visto nel paragrafo dedicato al
lancio e riporto.
Prenderemo il guinzaglio, lo lasceremo a terra e diremo al cane di
prenderlo. Quando lo farà lo premieremo: snack e gratificazioni

Dopo questo passaggio, bisognerà insegnargli anche portarci il


guinzaglio e a lasciarcelo tra le mani.

Per ottenere questo dovremo:

eseguire tutte le fasi precedenti e far prendere il guinzaglio


al cane;
non premiamolo immediatamente ma allontaniamoci e
diciamogli di portarci il guinzaglio;
tendiamo la mano e gli diciamo “lascia”: se ce lo lascia tra
le mani lo premiamo, altrimenti ripetiamo tutto dall’inizio.
10. Inchino
Come concludere questa carrellata di comandi per giocare col nostro
cane se non con un bell’inchino?

Questo è uno di quei comandi che sono facili da insegnare, che il


cane gradisce fare (nel metterlo in atto potrà anche fare un po’ di
stretching!) e che vengono molto apprezzati da eventuali spettatori.

L’unico particolare a cui prestare attenzione è che l’inchino potrebbe


inizialmente creare confusione nella mente del cane perché il
procedimento per insegnarglielo è molto simile a quello per il
comando “giù”: vediamo come fare perché quest’incertezza venga
eliminata.

armati dei nostri soliti snack, ci troveremo davanti al cane


che starà in piedi;
prendendo uno snack, lo mostreremo al cane mettendolo
davanti al suo muso, abbassando la mano verso terra così
come abbiamo fatto per il comando “giù”;
a questo punto, il cane potrebbe essere confuso e pensare
di dover andare sia con il muso che con la pancia a terra:
allora saremo noi ad aiutarlo, sostenendo la sua pancia in
modo che resti col sedere in alto e quando arriverà con il
muso in basso, lo premieremo;
piano piano il cane capirà che deve abbassare solo la
parte anteriore del corpo: sarà il momento di dirgli “bravo”
e di premiarlo;
dopo qualche giorno di addestramento potremo finalmente
inserire anche il comando “inchino”;
Inizialmente il cane potrà non abbassare del tutto il muso: in questo
caso, non sarà un problema. Lo premieremo lo stesso anche se non
arriverà fino a terra, per poi progressivamente insegnargli ad
abbassarsi completamente.

Non dimenticate, dopo l’inchino di fargli un bell’applauso e riempirlo


di carezze e gratificazioni!
CONCLUSIONI

Adottare un cane è un’esperienza unica, che ci dona ogni giorno


gioie e soddisfazioni: i cani sono amici insostituibili, capaci di donarci
un affetto senza confini.

Addestrare un cane è il più grande regalo che possiamo fargli per


restituirgli questo affetto: come abbiamo visto all’inizio di questo
manuale, un cane educato è un cane più felice perché ha capito
quali sono le regole da rispettare, ha compreso come far felice il suo
padrone e sa come affrontare situazioni nelle quali sarebbe
normalmente assalito da ansie e paure.

Addestrare un cane non è sempre facile: molto dipenderà dal tempo


che saremo decisi a investire in questo rapporto e, anche, dalla
personalità stessa del nostro amico peloso.

Di una cosa siamo però sicuri: alla fine, le soddisfazioni ci


ripagheranno di tutto il tempo speso e capiremo come
l’addestramento sia un investimento in termini di serenità nostra e
del nostro cane!
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