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Educare il cane con il metodo gentile

Educazione e addestramento del cane

Danilo Ferraris
Sommario
Frontespizio
DIRITTI E DOVERI DEL CANE
CONCETTI FONDAMENTALI
CONDIZIONAMENTO OPERANTE
IL RICHIAMO
IL METODO
Il clicker
L'INSEGNAMENTODEL TERRA
LA SOCIALIZZAZIONE
...TRA SIMILI
...CON LE PERSONE
... CON L'AMBIENTE
AL GUINZAGLIO
IL GIOCO
L'INSEGNAMENTO DEL SEDUTO
LA POSSESSIVITÀ
INIBIZIONE DEL MORSO
IL CONTATTO FISICO
SALTARE ADDOSSO AlLE PERSONE
IL VOSTRO CANE NON SOPPORTA LA SOLITUDINE?
IL VOSTRO CANE VI STA DISTRUGGENDO LA CASA?
STUFI DI ASCIUGARE PIPÌ?
IL VOSTRO CANE MENDICA A TAVOLA?
CHI SUONA ALLA PORTA?
DIRITTI E DOVERI DEL CANE

"Il mio cane non ubbidisce! ... ubbidisce solo quando ne ha voglia
lui! ... è un vero testone, non fa mai quello che gli dico!"
Quante volte abbiamo sentito queste frasi e quante volte forse, ci
è capitato di pronunciarle. Proviamo a farci delle domande: perché il
nostro cane non ci ubbidisce? Perché prima ne aveva voglia ed ora
no? Perché non fa quello che gli dico? Non è così semplice dare una
risposta. Per farlo dobbiamo entrare nel mondo del cane e cercare di
capire quali siano i suoi pensieri, le sue esigenze e dobbiamo
imparare a rispettarli. Spesso invece, pretendiamo che sia lui a
capire come deve comportarsi e che capisca ciò che gli chiediamo,
senza fare nulla per spiegarglielo. Che il cane non capisca le nostre
parole appare ovvio a tutti, ma quanti se ne ricordano nel loro
rapporto con l 'amico peloso?
Nessun cane è di indole "ribelle" e nessun cane ama fare i
dispetti al suo padroncino. Il cane è un animaile sociale che per sua
natura vive in branco. Questa sua caratteristica fa sì che si disponga
positivamente verso l'uomo. Molto spesso l 'uomo, invece di coltivare
questo rapporto di collaborazione che il cane gli offre, riesce a
comprometterlo gravemente.
Il cucciolo tenero e pasticcione ben presto cresce e comincia a
manifestare il suo carattere; carattere che abbiamo formato noi,
consapevolmente o inconsapevolmente. Tutte le nostre azioni,
positive o negative, sono momenti di apprendimento per il nostro
cane, soprattutto in tenera età. Anche abbandonare un cane a se
stesso in un giardino, lasciando che cresca senza avere un reale
rapporto con noi, è comunque dare al cane un modello di vita: la
mancanza di attenzione verso i comportamenti del nostro cane lo
portano inevitabilmente a scegliere autonomamente gli atteggiamenti
e le regole di vita. Le sue scelte, ovviamente, saranno spinte dal suo
istinto e dalla sua predisposizione canina e così la sua idea della vita
sarà necessariamente diversa dalla nostra e quel rapporto che
inizialmente poteva essere perfetto finisce per diventare fonte di
problemi e di stress per entrambi. A questo punto nascono i dubbi:
"Ma! Il mio cane dorme su cuscini di seta, riceve cibo in abbondanza
e di ottima qualità, vive in un bellissimo giardino e spesso esce per
lunghe passeggiate, è molto coccolato. Insomma non gli manca
proprio niente!" Ne siamo sicuri?
Forse quello che gli manca e che sicuramente manca anche a
noi, è l 'intesa, l'affiatamento; aspetti veramente molto importanti
nella vita di ogni animale sociale quali sono cane e uomo.
Fortunatamente non è mai troppo tardi; certo con un cane adulto è
più difficile perché gli errori che abbiamo fatto con lui sono di più ed
hanno già lasciato un segno, ma ricordatevi, non è mai impossibile.

I diritti del cane: la figura del padrone


Immaginate per un momento di cambiare lavoro; diventate oggi
dipendenti di una nuova società e dovrete svolgere un compito per
voi nuovo. Dovete conoscere il vostro nuovo capo. Che tipo di
persona avreste piacere di conoscere?
Penso che la risposta sia più o meno la stessa per tutti: una
persona gentile, simpatica, disponibile, che sappia spiegarci con
chiarezza che cosa dobbiamo fare, che ci guidi nelle nostre
decisioni, che sappia valutare il nostro operato e che ci premi
quando lavoriamo bene e ci aiuti a correggere i nostri errori quando
sbagliamo.
Bhè, questo è proprio quello che ogni cane vorrebbe trovare
quando entra a far parte di una nuova famiglia. Vi sembra difficile?
Non lo è, bisogna solo armarsi di pazienza e provare. I risultati
ripagheranno abbondantemente i nostri sforzi.

Da cosa iniziamo?
Innanzitutto impariamo ad osservare il nostro cane. Dobbiamo
riuscire a capire cosa gli piace e cosa invece lo infastidisce.
Facciamo un semplice esperimento: coccolate il vostro cane in
diversi modi, carezze sopra la testa, sotto la testa, sulla schiena,
sulla pancia e su ogni parte del corpo. Provate a sostituire le carezze
con delle "grattatine" ed infine provate a "stropicciare" il vostro cane
in diverse parti del corpo. Avete compreso la differenza?
Lui è molto bravo a comunicare ciò che gli piace di più; noi
dovremmo fare altrettanto. Sarà nostro compito fargli capire cosa
deve fare, cosa è lecito fare e cosa non lo è; tutto questo in modo
molto gentile e molto semplice.
Dobbiamo capire innanzitutto che per il cane non è così semplice
distinguere le diverse situazioni.
Un esempio: usciamo in giardino in "tenuta da cane" e il nostro
amico prontamente ci accoglie affettuosamente saltandoci addosso.
Questo suo gesto ci rende molto felici e accettiamo le sue feste
coccolandolo e giocando con lui. In altre parole gli facciamo capire
che il suo comportamento ci è gradito. Dopo un po' rientriamo in
casa e ci cambiamo d 'abito per uscire a cena. Usciamo nuovamente
e puntualmente ci secchiamo se lui cerca di saltarci addosso. Lui
non ne può saper niente, si è limitato a ripetere un gesto che noi
prima abbiamo apprezzato.
Il cane non può capire la differenza, noi lo sgridiamo e lui rimane
interdetto. Il nostro diverso atteggiamento di fronte allo stesso suo
comportamento gli provoca confusione e disagio ed allo stesso
tempo noi non abbiamo risolto il nostro problema di riuscire a
rimanere puliti.
Cosa dobbiamo fare, allora?
Dobbiamo essere coerenti, rendere al nostro cane le cose molto
chiare e semplici. Se ci sono situazioni in cui non vogliamo che il
nostro cane ci salti addosso, è ovviamente per lui difficile
distinguerle, dobbiamo essere noi molto chiari: bisognerà fare in
modo che il cane non decida autonomamente di saltare, ma al
contrario, impari a stare fermo ed eventualmente quando
desideriamo che ci faccia le feste, saremo noi a chiederglielo in
modo molto chiaro. In questo modo il cane non deve preoccuparsi di
pensare se può o non può fare una cosa, perché rimanendo fermo fa
sempre la cosa giusta, e allo stesso tempo noi siamo tranquilli di
aver risolto il nostro problema.
Questo è solo un esempio, in realtà dovremo imparare ad essere
coerenti in ogni situazione, solo così potremo avere un cane
tranquillo e sereno che non ci crea problemi.
Un'altra importante caratteristica di cui deve essere dotato un
buon padrone è senz'altro la calma. Una persona calma e tranquilla
normalmente mette a suo agio il suo interlocutore, cane o uomo che
sia, dimostrandogli chiarezza e sicurezza. Contrariamente, una
persona nervosa e agitata, manifesta insicurezza e tende a
confondere e infastidire chi le sta davanti, creando una situazione di
disagio, sicuramente non adatta ad una sessione di addestramento.
Ricordiamoci quindi, di far lavorare il nostro cane in un'atmosfera
serena; se siamo stanchi o nervosi, meglio rimandare la lezione ad
un momento più idoneo. Un 'altra qualità, forse la più importante per
instaurare un buon rapporto con il proprio cane, è quella di saper
risultare interessanti ai suoi occhi. Dobbiamo essere capaci di
innalzare la motivazione nel nostro amico, dobbiamo imparare a
rendere divertente ogni cosa che facciamo con lui, dobbiamo fare
sembrare tutto come un bel gioco.

Gioco? Ma che giochi piacciono ai nostri cani?


"Il mio cane non ama giocare: gli tiro un legno, lui lo va a
prendere, ma non lo riporta, si ferma da un lato a sgranocchiarlo!"
Secondo voi perché? La risposta è molto semplice: perché non si
diverte; trova più interessante rosicchiare il legno piuttosto che
giocare con il suo padrone. Bisogna imparare a giocare con in nostri
cani e bisogna insegnare loro a giocare. Il gioco è veramente
fondamentale nella vita di un cane, soprattutto se si è almeno in due
a giocare.

Doveri del cane


Abbiamo visto quali sono gli ingredienti fondamentali per
costruire un buon rapporto con il nostro cane e quali sono gli
atteggiamenti corretti per insegnargli qualcosa.
Ma quali sono i comportamenti da insegnare ad un cane? Cosa
significa educare un cane? Dobbiamo ricordarci che educare un
cane significa insegnargli a vivere in modo sereno all' interno della
nostra società.
Penso che ognuno di noi abbia una sua visione personale del
cane educato; tuttavia vi è un insieme di cose che tutti dovrebbero
insegnare al proprio cane.
Osserviamo la vita di un cane e seguiamola passo per passo.
Il cucciolo entra in famiglia e cominciano i primi problemi: fa pipì
ovunque, rosicchia qualsiasi cosa, non ci lascia dormire la notte.
Tutti atteggiamenti molto normali e molto naturali per un cucciolo, ma
tuttavia un po' fastidiosi per noi. Non possiamo aspettarci che impari
da solo a comportarsi come vogliamo noi, è compito nostro guidarlo
verso le scelte giuste. Noi dovremo insegnargli dove è giusto che
faccia i suoi bisogni. Dovremo fargli capire quali sono gli oggetti che
può rosicchiare; noi dovremo preparagli un angolino confortevole e
insegnargli che è bello dormire di notte.
Troppo spesso invece, facciamo la cosa opposta: sottolineiamo
con un bel rimprovero le sue scelte sbagliate.
E' l'ora della pappa: al solo rumore della ciotola il nostro tenerone
si trasforma in una pallina di gomma che rimbalza su e giù, a destra
e sinistra in modo vorticoso. Troppa eccitazione!! Dobbiamo
insegnargli, poco per volta ad essere più rilassato ed aspettare la
sua ciotola con pazienza.
Facciamo una visita dal veterinario: capiterà di frequente di
entrare in quell' ambulatorio, di salire su quel lettino e di farsi
ispezionare dalla testa ai piedi. Insegniamogli a vivere queste
esperienze in modo piacevole, sarà più facile per lui, per voi e per il
vostro veterinario.
Gli ci vuole una bella spazzolata: se oggi basta una persona per
tenerlo mentre viene spazzolato, domani chissà, forse non ne
basteranno due. Insegniamogli un poco alla volta ad accettare la
spazzola, a fargliela piacere fino a trasformarla in uno strumento di
coccole.
Facciamo un giretto in macchina: vediamo cosa pensa il nostro
cucciolo. "uffa, che barba, perché devo entrare lì dentro, devo
rimanere lì al chiuso, senza possibilità di giocare, senza che
nessuno mi coccoli; io non salgo!". A questo punto, il cucciolo
recalcitrante viene sollevato di peso e fatto salire in macchina. Si
parte. Arrivati a destinazione, fermiamo l 'auto e scendiamo; apriamo
il portellone e ci servirebbero quattro mani per tenere il portellone
abbassato e per contenere il nostro cane che ha perfettamente
capito che è arrivato il momento di uscire da quel posto così noioso.
Proviamo a rendere i viaggi in auto meno traumatici per lui e
meno faticosi per noi. Insegniamogli a salire in macchina, a rimanere
tranquillo e soprattutto a non precipitarsi fuori appena ci si ferma.
Dobbiamo farlo in modo piacevole e soprattutto per gradi: invitiamolo
a salire, premiamolo e quindi lasciamolo scendere, senza dovere
necessariamente andare da qualche parte. Via via aumentiamo la
sua permanenza nell'auto, senza chiudere il portellone, ed
insegniamogli a scendere senza doverlo tenere.
E soprattutto, anche qui, coerenza!
Se quando arrivo in un prato, dove non ci sono problemi, lascio
che il cane si precipiti fuori dalla
macchina, non posso pretendere che poi se ne stia tranquillo
quando apro il portellone in una piazza trafficata, lui non può capire
la differenza.
E' arrivato il momento di una bella passeggiata in città: non lo
abbiamo ancora deciso e già nasce il primo problema, dobbiamo
mettergli il guinzaglio e lui, eccitato dall'idea, salta e si dimena e ci
costringe ad un vero e proprio rodeo per riuscire ad agganciare quel
moschettone.
Risolto un problema ... eccone un altro: apriamo la porta di casa
e lui si preci pita fuori strattonandoci e rendendoci quasi impossibile
chiudere a chiave. Finalmente raggiungiamo il marciapiede e
cominciamo a camminare. Qui le reazioni variano da cane a cane,
c'è chi si impunta un metro dietro, c'è chi si lancia in avanti e c'è chi
si muove come un forsennato ora in avanti, ora di lato oppure ci gira
intorno; le reazioni sono differenti, ma il risultato è sempre lo stesso:
guinzaglio in tensione e noi affaticati e sotto stress, e meno male che
doveva essere una passeggiata rilassante!
Incontriamo un nostro amico; prima ancora di salutarlo dobbiamo
scusarci con lui per quelle due belle orme sui suoi pantaloni. Gli
chiediamo come va, ma non riusciamo a sentire la risposta, perché il
nostro cagnolino nel frattempo ci ha trascinato via.
Arriviamo al parco e concediamo al nostro amico un po' di libertà
e a noi stessi un po' di riposo. Sganciamo il moschettone e lui per un
istante ci guarda in attesa di una nostra proposta interessante, che
probabilmente non arriva e così, immediatamente il cane schizza via
e comincia a correre e ad annusare in giro.
Arriva il momento di rientrare e magari lui sta giocando con un
altro amico peloso. Cominciamo a chiamarlo, ma lui è stato colto da
un attacco di sordità acuta, proviamo ad urlare, a minacciarlo senza
alcun esito se non tal volta, quello di farlo allontanare ancora di più.
Proviamo ad interpretare i suoi pensieri: "mi sto divertendo un
sacco! Mi ha chiamato, ecco, vuole già tornare a casa, sempre sul
più bello, mai che mi chiami per qualcosa di interessante; perché
dovrei andare?!? Oh, oh. Si sta arrabbiando, meglio girare alla larga
e se possibile, darsi alla fuga!"
Avete compreso che tutti i suoi comportamenti sono
assoIutamente normali? Siamo noi che probabilmente abbiamo
sbagliato tutto. Non siamo stati in grado, e a volte non ci abbiamo
neppure pensato, di insegnargli a comportarsi diversamente.
Anzi, spesso nel vedere un'altra persona con il suo cagnolino
bene educato abbiamo pensato "Come è stata fortunata ad avere un
cane così, io invece .. ".
Ma siamo sicuri si tratti di fortuna?
CONCETTI FONDAMENTALI

Ci si affida spesso al nostro istinto e a valutazioni empiriche per


modificare i comportamenti del cane. Per tradizione,
nell'addestramento del cane, si prende spunto dall'osservazione del
modello sociale dei lupi, dai quali il cane si ritiene discendere.
All'interno del branco l’educazione, cioè l'apprendimento e
l'osservanza delle leggi sociali, viene costruita e mantenuta con la
forza. Chi garantisce l'ordine è un monarca, il cosiddetto lupo alfa,
del quale tentiamo di vestire i panni. Lo strumento principale è la
coercizione. Ogni infrazione viene tassativamente punita.
Sull'efficacia del metodo non discutiamo, ma gli effetti della
coercizione sono ben noti a tutti. Possiamo fare meglio del lupo alfa,
molto meglio. Il Clicker Training (CT) propone un approccio
differente. Il punto di partenza è lo studio del comportamento, la
conoscenza degli strumenti per modificare e controllare i
comportamenti. Questa parola, comportamento, sarà un termine
molto, molto ricorrente, proprio perché è l'oggetto a cui rivolgiamo la
nostra attenzione. Esiste una teoria scientifica, quella del
condizionamento operante che offre numerosi spunti, utili al nostro
lavoro di educatori.
CONDIZIONAMENTO OPERANTE

Il condizionamento operante (OC) è una scienza che studia quali


sono gli effetti che l'ambiente ha sul comportamento. Non tenta di
indagare gli stimoli interni all'individuo, ma valuta l' influenza che
certi eventi esterni hanno sul comportamento.
Un semplice ma importantissimo principio è il seguente: ogni
essere vivente tende a riproporre quei comportamenti che portano a
qualche vantaggio, mentre evita quei comportamenti inutili, fastidiosi
o che arrecano danno all'organismo
E' un meccanismo che rende possibile l'adattamento
dell'individuo all'ambiente in cui vive e che lo rende flessibile a
modificare il proprio repertorio di comportamenti quando le
condizioni all'esterno cambiano. Tutti quei comportamenti che sono
funzionali per ottenere del cibo, per la riproduzione sessuale e, in
generale, per l'acquisizione di quelle risorse di primaria importanza
vengono appresi per poter essere riproposti. Al contrario, tutti quei
comportamenti che hanno portato degli svantaggi o si sono
dimostrati pericolosi tendono ad essere eliminati dal repertorio. Da
questo semplice, quasi banale, principio possiamo dedurre altre ed
importanti considerazioni.
Agendo sulle conseguenze dei comportamenti possiamo variarne
la probabilità, quindi la frequenza.
Manipolando gli esiti, possiamo condizionare il comportamento.
Premiando un certo comportamento aumentiamo la probabilità
che venga riproposto, punendolo ne diminuiamo invece la
frequenza. Se premiamo il cane ogni volta che si siede, lo vedremo
in questa posizione sempre più spesso. Se puniamo il cane ogni
volta che sale sul divano difficilmente tenterà di salirvi (almeno se
siamo nei dintorni). Individuiamo quindi due categorie di
conseguenze sulla base del loro effetto sul comportamento: rinforzi e
punizioni.
Definiamo come rinforzi tutti quegli eventi che aumentano la
frequenza del comportamento, come punizioni tutti quegli eventi che
riducono la frequenza del comportamento.
E' chiaro quindi che un certo esito può essere definito rinforzo
solo se aumenta la frequenza del comportamento. La classificazione
non può essere fatta a priori. Per affermare che un certo evento
funziona come rinforzo, dobbiamo verificarne l'effetto. La stessa
cosa vale per le punizioni. Abbiamo punito un comportamento solo
se abbiamo riscontrato una diminuzione della sua frequenza. Non si
tratta poi di una classificazione definitiva. Il cibo che solitamente
funziona come rinforzo, perde la sua efficacia dopo un abbondante
pasto. Il gioco non è apprezzato dopo una lunga giornata di lavoro.
Privare il cane della nostra attenzione non è una punizione se ha
altri interessi.
Possiamo ulteriormente suddividere i rinforzi e le punizioni in due
classi, positivi e negativi, a seconda che qualcosa venga offerta
oppure sottratta.
Abbiamo quindi individuato quattro categorie di possibili eventi
che si possono utilizzare per condizionare un comportamento. Per
chiarire, speriamo, vediamo alcuni possibili esempi.
Rinforzo positivo (R+): offrire del cibo al cane, giocare con il
cane, accarezzarlo, coccolarlo, dedicargli attenzione...
Rinforzo negativo (R-): rilasciare la tensione sul collare a strozzo,
togliere una spina da un polpastrello, rimuovere una minaccia ...
Punizione positiva (P+): picchiare il cane, strattonare il
guinzaglio, sgridare, minacciare ...
Punizione negativa (P-):togliere il cibo al cane, sottrarre il suo
gioco preferito, negare la nostra attenzione...

Abbiamo diverse scelte allora per condizionare i comportamenti.


Potremmo scegliere tra rinforzi e punizioni a seconda che vogliamo
insegnare a fare o non fare qualcosa.

Potremmo rinforzare i comportamenti desiderati e punire quelli


indesiderati. Ma ci sono considerazioni che ci portano a restringere
la scelta.

Abbiamo visto che esistono due differenti modi per rinforzare un


comportamento, cioè per insegnare a fare qualcosa. Possiamo
offrire qualcosa di gradito (R+), oppure possiamo rimuovere una
condizione che provoca fastidio (R-).

Supponiamo per esempio di volere insegnare al cane il "seduto".


Se utilizziamo il R+ possiamo limitarci a premiare il cane quando
assume spontaneamente questa posizione. Se utilizziamo il R-
dobbiamo offrire qualcosa di poco piacevole e quindi rimuoverla
quando si siede. Un esempio, diciamo classico, è quello della
"bilancia". Si solleva leggermente con il guinzaglio il collo del cane e
contemporaneamente si preme con la mano il posteriore. Il cane
inizialmente tende a resistere, ma poi, quando cede e
inevitabilmente si siede, viene rimossa ogni pressione. Applichiamo
una punizione (P+) quando tiriamo il guinzaglio e spingiamo il
posteriore e che rimuoviamo quando il cane si siede (R-). Il
comportamento viene ugualmente rinforzato. Ma quali sono le
differenze tra utilizzare R+ e R-? La differenza è che nel secondo
caso il cane viene forzato, viene costretto. R- infatti implica
chiaramente coercizione. Non solo, siamo spesso costretti ad
applicare noi stessi una punizione per poterla rimuovere. Puniamo
quindi senza un motivo.

Sono molti gli aspetti negativi connessi all'utilizzo di strumenti


coercitivi che dovrebbero indurci ad abbandonarli. Ma li vedremo in
dettaglio in seguito.

Se vogliamo lavorare senza costringere, non abbiamo altri


strumenti a nostra disposizione oltre ai premi, ai rinforzi positivi (in
futuro utilizzeremo il solo termine rinforzo riferendoci esclusivamente
al rinforzo positivo). Dobbiamo allora necessariamente porci questa
domanda: che cosa può funzionare come rinforzo per il mio cane,
cosa gli piace? Cosa abbiamo da offrire al nostro cane? Coccole,
cibo, gioco? Si, solitamente funzionano, sono generalmente
apprezzati dalla maggior parte dei cani.
Prima di continuare la lettura, fermatevi a riflettere qualche
momento e provate a cercarne altri, fate una lista di quello che
ritenete essere piacevole per il vostro cane. Pensate ora alle cose
che distraggono il vostro cane, che lo attirano distante da voi. Odori,
altre persone, la vista di altri cani, oggetti in rapido movimento, quali
tra questi lo attraggono? Fermatevi ancora e aggiungeteli alla lista
dei possibili rinforzi. Perché lasciarsi sfuggire rinforzi così importanti?
Perché non chiedergli di restare seduto quando sganciamo il
guinzaglio e utilizzare la "concessa" libertà come premio per il
seduto? Possiamo fare la stessa cosa quando lo liberiamo per
giocare con altri cani, prima di lanciare la sua adorata pallina, prima
che scenda dalla vettura, prima di uscire per la passeggiata, prima
della concessione della zuppa .... un pizzico di opportunismo non
guasta. Sono queste occasioni molto ghiotte per insegnare
qualcosa.

Insegniamo e impariamo noi stessi a collaborare. Costruita la


lista dei possibili rinforzi valutiamone l'efficacia. Alcuni scopriranno
che, quasi sempre, il loro cane è più attratto dal gioco piuttosto che
dal cibo, altri l'esatto contrario. Sono tutte valutazioni che sono in
funzione del tipo di cane e quindi soggettive. Non solo, se riflettiamo
attentamente scopriremo anche che alcune volte l'interesse per un
certo premio varia a seconda delle situazioni. Ad esempio il cibo,
che è generalmente apprezzato dal cane, diminuisce la sua efficacia
dopo un abbondante pasto, il gioco non è interessante se il cane è
particolarmente stanco. Quando il cane è attratto dalla vista di altri
cani, oppure è particolarmente eccitato o molto impaurito, abbiamo
grosse difficoltà ad offrire qualcosa che lo interessi. Nessun premio
funziona sempre come rinforzo. La sua efficacia è relativa al
particolare contesto. Dobbiamo quindi essere capaci di osservare il
cane, conoscere quello che gli piace, catturare tutto ciò che può
funzionare come rinforzo, soprattutto i più potenti, ed utilizzarli
convenientemente, in funzione quindi del contesto in cui ci troviamo.

Nell'educazione del nostro cane, ci troviamo in continua


competizione con quello che l'ambiente circostante offre al cane.
Risultare più interessanti di ogni altra cosa, agli occhi del nostro
cane, richiede un certo sforzo da parte nostra e spesso un po' di
fantasia. Il nostro cane ha certamente un richiamo perfetto nel
giardino di casa nostra, mentre diventa completamente sordo
quando siamo al parco e tentiamo di farlo tornare da noi quando è
lanciato al galoppo verso qualche amichetto. Il cane non sta
disobbedendo, sta rispondendo semplicemente ad un altro
richiamo, per lui più interessante . Là dove sta andando
probabilmente c'è il gioco, mentre tornando da noi cosa
accadrebbe? Forse un tiepido bravo e un briciola di biscotto? Forse
se offrissimo qualcosa di più, forse se provassimo a giocare con lui,
troverebbe più interessanti noi di quel cane o di quella insulsa
pianta. Dobbiamo sforzarci di motivare il cane a stare con noi, a
lavorare con noi. Dobbiamo essere capaci di diventare un
riferimento, un polo d'attrazione per il nostro cane.

Rinunciare a costringere mette a nudo la nostra incapacità di


stimolare il cane. Spesso ci sentiamo disarmati se togliamo il
guinzaglio al cane. Il cane finalmente libero si rivolge a quelle attività
che maggiormente lo interessano. Se il cane si allontana vuol dire
che non c'è intesa, non c'è attrazione. Se ci troviamo in situazioni
dove non riusciamo ad essere competitivi , dobbiamo rinunciare ad
insegnare e riflettere su cosa potremmo offrire al nostro cane, su
come diventare più interessanti. La motivazione è essenziale
nell'educazione. Dobbiamo imparare a crearla e mantenerla
sempre alta. Perché ciò sia possibile, dobbiamo dimenticare di
costringere il cane, dobbiamo trovare e gestire sapientemente tutto
ciò che funziona come rinforzo. Dobbiamo stare attenti a pagare
bene il nostro cane, in relazione al lavoro che gli è richiesto.

Ci sono compiti particolarmente semplici, altri che invece


costano molta "fatica" al cane. Domandare di restare a terra mentre
guardiamo insieme la televisione può essere più semplice che
resistere in quella stessa posizione al transito di un gatto.
Rendiamoci conto di cosa chiediamo al cane e ricompensiamolo
adeguatamente. Non strapaghiamo il cane, altrimenti la nostra
moneta perde progressivamente valore. Paghiamolo il giusto.
Non ricattiamo il cane, non offriamo cioè il premio per indurre il
comportamento. Il cane può allora decidere se vale la pena fare
quello che gli state chiedendo. E poi, il ricatto non piace neppure ai
cani. Siate tempestivi nell 'offrire il rinforzo al cane ... durante o
immediatamente dopo ... Non abbiamo modo di spiegare al cane
che il premio che gli diamo è per ciò che ha fatto qualche minuto
prima e a volte neppure qualche secondo prima. Non potendo
contare sulla comumcazione verbale, non possiamo spiegare
quale delle sue passate azioni vorremmo premiare.

PUNIZIONI
Il nostro istinto ci induce a ricorrere a punizioni più o meno
blande quando tentiamo di estinguere un comportamento
fastidioso o inopportuno. Esistono due modi per punire.

Vediamo un esempio. Decidiamo un giorno, stanchi di quel


fastidioso indolenzimento al braccio che ci resta a ricordo della
passeggiata quotidiana, di volere insegnare al cane a non tirare più
al guinzaglio. Possiamo strattonare il cane quando avvertiamo il
primo accenno di tensione (P+), oppure semplicemente arrestare la
nostra marcia (P-), negando al cane la possibilità di raggiungere la
meta che si era prefisso. In entrambi i casi il comportamento di tirare
al guinzaglio viene indebolito. Ci sono diverse considerazioni che
sfuggono a molti e che limitano l'efficacia della punizione.
Contrariamente alla convinzione di molti, la punizione non estingue
un comportamento, semplicemente lo interrompe, lo sospende. Ha
effetto per un limitato intervallo di tempo, trascorso il quale, il
comportamento può tornare a manifestarsi. L'effetto immediato che
la punizione ha sul comportamento è probabilmente il motivo per cui
siamo così propensi al suo utilizzo. Ma se ricorriamo a questo
strumento dobbiamo essere consapevoli di differenti aspetti .

La punizione deve essere tempestiva, cioè deve arrivare quando


il comportamento è in atto, possibilmente nelle primissime fasi.
Qualche secondo dopo può essere troppo tardi. La punizione deve
essere assodata al solo comportamento e non alla nostra presenza
o altri stimoli assolutamente casuali. La punizione deve essere di
intensità sufficiente a sospendere il comportamento. Se troppo
intensa, sottoponiamo il cane ad inutili traumi. Se troppo debole,
non sortisce l'effetto desiderato e abituiamo il cane alla
punizione. Dobbiamo tornare a punire il cane e dobbiamo
intervenire più pesantemente rispetto a quanto sarebbe stato
sufficiente la precedente volta. Trovare la giusta intensità non è
quindi affatto semplice. Durante il periodo di sospensione dobbiamo
poi preoccuparci di insegnare al
cane un comportamento sostitutivo a quello che
vogliamo estinguere. Se il cane ci salta continuamente addosso e
decidiamo di interrompere la sua azione punendolo, dobbiamo poi
insegnare un comportamento corretto che lo rimpiazzi come per
esempio stare con tutte le zampe a terra oppure restare seduto.
Oltre all'effetto di sospensione, spesso non strettamente necessario,
la punizione porta con sé molti effetti collaterali negativi che
dovrebbero scoraggiarci dall'utilizzarla.

EFFETTI DELLA COERCIZIONE


Non è difficile valutare quali siano gli effetti della coercizione.
Viviamo noi stessi in un mondo che ne è profondamente intriso,
dove l'osservanza delle leggi sociali e delle regole morali vengono
mantenute quasi esclusivamente costringendo e punendo.

Passività.
Se siamo stati spesso puniti, siamo tipicamente persone poco
intraprendenti, la novità ci spaventa, non proviamo per paura di
sbagliare, di andare in contro nuovamente a qualche punizione.
Decliniamo ogni responsabilità, evitiamo di esporci al pericolo di
sbagliare. Preferiamo un tranquillo, ma sicuro, posto all'ombra.

Ansia.
Quando siamo chiamati a fare qualcosa di nuovo, oppure
qualcosa in cui non ci sentiamo molto preparati, siamo colti
dall'ansia, dalla paura. Paura di sbagliare, paura di essere colti in
fallo, di essere derisi, screditati, ripresi. Questo particolare stato
emotivo limita la nostra capacità di concentrazione e quindi il nostro
apprendimento e paradossalmente riduce le nostre opportunità di
riuscita nel compito che dobbiamo svolgere. Siamo presi dall'ansia
anche quando percepiamo quegli stimoli che solitamente fanno
presagire qualcosa di spiacevole. Se veniamo fermati per un
normale accertamento da una vettura della polizia ci vengono
comunque le palpitazioni . Quando troviamo un avviso di
raccomandata inatteso pensiamo con preoccupazione a quale
infrazione possiamo aver commesso.

Evitamento.

Evitiamo tutte quelle situazioni o quelle persone che in passato


sono state associate ad esperienze negative. Evitiamo di percorrere
una strada se temiamo di incontrare una persona con la quale
abbiamo avuto qualche dissapore. Evitiamo di rispondere al telefono
quando ci aspettiamo una seccatura.

Fuga.

Abbiamo marinato la scuola per sfuggire a qualche


interrogazione, abbiamo finto qualche malessere per sottrarci a
qualche compito ingrato. Ci siamo inventati improbabili scuse per
sottrarci ad una noiosa cena di lavoro. Quando possiamo fuggiamo
da tutte quelle situazioni che ci costringono a fare cose contro la
nostra voglia, cose spiacevoli.

Aggressività.
L'essere costretti genera fastidio, nervosismo, stress. Quando si
accumula troppa tensione si diventa aggressivi. Sul lavoro
diventiamo aggressivi con il nostro capo o verso i nostri colleghi
quando siamo forzati a scelte che non riteniamo giuste. Diventiamo
aggressivi se qualcuno limita la nostra libertà se ci impedisce di fare
qualcosa alla quale teniamo. L'aggressività può essere diretta verso
chi ci costringe può essere proiettata altrove. Ci sarà capitato di
prendere a calci una porta, di "picchiare" una scrivania, di litigare per
una sciocca incomprensione con le persone più care.

La coercizione genera coercizione, l'aggressività genera


aggressività.

Il vostro cane vive la coercizione allo stesso modo, così come


qualunque altro animale. Il cane per sua sfortuna è semplicemente
più tollerante. Se oservate con attenzinone le sue reazioni alle vostre
pressioni, riscontrerete quegli stessi effetti collaterali che abbiamo
vissuto tutti noi in analoghe circostanze.

Esistono alternative alla punizione?


Visti quali sono gli svantaggi associati alla punizione e in
generale alla coercizione, resta la domanda: possiamo davvero
farne a meno?

Ma quando e perché puniamo? Siamo soliti punire quando


interpretiamo la disobbedienza come una intenzionale presa di
posizione per mettere in discussione le nostre decisioni, le nostre
richieste, quando ci sentiamo messi alla prova. Puniamo spesso per
vendicare il nostro orgoglio ferito. In questi casi, la punizione è
semplicemente una reazione istintiva priva di significato, un inutile
sfogo. Mettiamo da parte ogni emozione, impariamo a controllarci e
a riflettere con maggiore lucidità. Puniamo quando reputiamo che la
situazione ci stia sfuggendo di mano, quando ci sembra di perdere il
controllo, quando ci sentiamo impotenti. Soprattutto quando i
comportamenti che tentiamo di estinguere ci appaiono
particolarmente fastidiosi se non addirittura pericolosi. Se optiamo
per la punizione pensando che a mali estremi ci vogliamo estremi
rimedi, riflettiamo se questo strumento è veramente efficace. Ma non
siamo spesso incuranti dei limiti di velocità, nonostante le possibili
multe? Dopo un multa, stiamo più attenti, ma dopo qualche ora .. .
Forse perché le pene non sono così severe? Ma anche pene più
forti, come il carcere o per esagerare la pena di morte, non sono
sufficienti a garantire il rispetto delle leggi. Questo è un dato di
fatto. Anche l'efficacia quindi deve essere messa in discussione.

Se siamo convinti di rinunciare a punire, ci resterà il dubbio su


come fare per eliminare certi comportamenti a noi poco graditi.
Vediamo con alcuni esempi di trovare delle soluzioni che possano
essere generalizzate. Se abbiamo a che fare con un comportamento
che vogliamo estinguere dobbiamo innanzitutto evitare che venga
rinforzato, anche accidentalmente o occasionalmente. Non
accarezziamo il cane se ci salta addosso per farci le feste, non
diamo cibo al cane quando siamo a tavola, non diamo attenzione al
cane se ci abbaia per ottenerla, se tutti questi comportamenti non ci
piacciono. Prestiamo quindi attenzione a non essere noi stessi ad
insegnarli o mantenerli in vita. Riesaminiamo quindi le nostre
reazioni spesso involontarie ai comportamenti del nostro cane.
Ricordatevi che ogni comportamento che si mantiene è
necessariamente rinforzato da qualcosa, seppure sporadicamente.
Se siamo noi responsabili del rinforzo ... ci stiamo procurando un po'
di lavoro.

Mi è capitato un giorno di entrare in un negozio di articoli per


animali. Ad accogliermi è venuta incontro una simpatica cagnona
nera. Poi il saluto di una gentile signora. Ho iniziato a parlare con la
proprietaria , ma la nostra conversazione era resa davvero difficile
da un abbaio praticamente incessante. Mi chiedevo il motivo di tutto
quel chiasso. Non è trascorso molto tempo ed è stato facile capire.
Nonostante la padrona ignorasse il cane per la maggior parte
del tempo, saltuariamente cedeva alla sua insistenza con
qualche carezza o barattando qualche bocconcino preso dal
bancone con qualche breve attimo di silenzio, giusto il tempo di
masticare. Inconsapevolmente stava rinforzando quel
comportamento e la casualità con cui giungeva il rinforzo aumentava
la caparbietà del cane. E' trascorso molto tempo da quel giorno, ma
ogni volta che passo davanti a quel negozio sento sempre
quell'abbaio ... Non rinforziamo, neppure occasionalmente
comportamenti indesiderati.

Abbiamo detto che ogni comportamento che si manifesta con


una certa frequenza è rinforzato da qualche evento. In alcuni casi
siamo noi stessi ad offrire il rinforzo, in altri, pur non essendo
direttamente responsabili, siamo in grado di controllarlo. Se
riusciamo ad individuare quale è il rinforzo che sostiene il
comportamento e siamo in grado di rimuoverlo, possiamo rendere
inutile quel comportamento. Comportamenti che non hanno alcun
esito si estinguono.

Se la signora del negozio di animali avesse ignorato


sempre l'abbaio della sua cagnona avrebbe risolto
definitivamente il suo problema. Se il nostro cane elemosina a tavola
è sufficiente ignorare le sue insistenze. In questi casi non serve
sgridare o punire il cane, è sufficiente ignorare.

E' necessario approfondire l'argomento per evidenziare alcune


sfumature molto importanti. L'estinzione di un comportamento mette
in risalto la storia del comportamento. Quanto è stato rinforzato e
come è stato rinforzato condizionano il tempo e quindi la pazienza
necessarie per eliminare il comportamento dal repertorio del cane.
Le condizioni peggiori si hanno quando è stato rinforzato per molto
tempo e con una certa variabilità. In altre parole ... sempre.
Prendiamo in considerazione un esempio "umano" molto simile al
precedente. Come insegniamo ad abbaiare ... ehm ... a piangere
ad un neonato? Il piccolo piange, il genitore preoccupato si
avvicina rapidamente alla culla. Inizialmente accade con una certa
frequenza. Nel neonato inizia a formarsi l'associazione:
pianto=attenzione. Funziona!! Incredibilmente il piccolo ci sta
insegnando il richiamo!! Cala l'apprensione nel genitore, aumenta la
stanchezza dopo le prime notti insonni. La reattività diminuisce. Il
genitore qualche volta finge di non sentire il richiamo del neonato.
Come non funziona più? Il pianto s'interrompe qualche attimo per poi
riprendere un po' più intenso. Ma allora non sono capricci, c'è
qualcosa che non va, forse mal di pancia?? Altro giro. Il neonato è
soddisfatto, non si era sbagliato, piangere funziona ancora,
magari basta insistere un po'. Ecco cominciamo a rinforzare con
una certa variabilità. In questo modo insegniamo a provare, ad
insistere. Il comportamento diventa allora più resistente. Tutte le
volte che smettiamo di premiare osserviamo che il
comportamento si fa più intenso. Se in quel momento cediamo e
torniamo al neonato, gli insegniamo a piangere più forte, più a
lungo. Si innesca un circolo vizioso. Quando proviamo a
modificare questo atteggiamento, in realtà, peggioriamo le cose. Se
decidiamo di percorrere con successo questa strada, quella
dell'estinzione, dobbiamo essere consci dell'importanza di arrivare
fino in fondo, di non premiare mai più. Dobbiamo mettere in
preventivo che il comportamento inizialmente peggiora, a volte
anche rapidamente e intensamente. Dopo il picco, decade altrettanto
velocemente; c'è una pausa, poi un altro picco, poi un'altra pausa.
Ma progressivamente ci si avvicina alla definitiva estinzione. I
picchi sono via via più brevi e meno intensi, le pause più lunghe.
Può richiedere del tempo, dipende appunto dalla precedente
storia del comportamento. Ma è un processo definitivo.

Ci sono casi in cui questo approccio non è attuabile. Se il cane


salta addosso alle persone per fare loro le feste, per esempio,
dobbiamo trovare qualche altro espediente. Dov'è il rinforzo? Nel
contatto fisico, nelle coccole che spesso riceve. Questa volta non
riusciamo a modificare l'esito di questo comportamento, sfugge dal
nostro controllo. Se accade viene probabilmente rinforzato.
Possiamo insegnare al cane a sedersi anziché saltare? Perché no.
Da quella posizione può tranquillamente ricevere la giusta razione
di coccole. Chiediamo alle persone di accarezzare il cane solo
quando si mette seduto. Nessuna attenzione, nessun contatto
quando salta, coccole quando è seduto. Con un po' di pazienza ...
voilà ... il gioco è fatto: il cane vede gli ospiti e si mette seduto.
Sedersi diventa un comportamento più funzionale, più interessante
che saltare addosso.

Insegnare un comportamento incompatibile funziona in diverse


occasioni: se il cane tira al guinzaglio, possiamo limitarci a premiarlo
quando cammina al nostro fianco, se il cane abbaia, possiamo
premiarlo quando fa silenzio. Il comportamento che non ci interessa
non viene rinforzato, quindi progressivamente si estingue e,
contemporaneamente, un comportamento migliore ne prende il
posto.

Sarà capitato a molti di voi di trovare profonde buche in quello


che, una volta, era un verde prato all' inglese o forse ci sarà capitato
di trovare una breccia nella griglia di recinzione e intravedere il cane
bighellonare lontano dalla nostra casa. Questi e altri "cattivi" costumi
del cane indicano solitamente noia, stress, qualcosa che non
funziona insomma. Il cane abbandonato a se stesso in un giardino
generalmente manifesta questi comportamenti. Il cane che resta
solo a lungo in appartamento inizia a mangiucchiare tappeti,
rosicchiare sedie o altri oggetti. Sarebbe veramente ingiusto punire
il cane per le nostre colpe. Il cane, si sa, è un animale sociale che
mal sopporta di restare solo. Dobbiamo allora trovare un modo per
interrompere lunghi periodi di solitudine. Se siamo fuori di casa tutto
il giorno, tutti i giorni, possiamo pensare ad un dog-sitter che lo porti
fuori a metà giornata, oppure alla compagnia di un secondo cane.
Se ci capita di restare fuori saltuariamente, possiamo lasciare al
cane qualche gioco che lo tenga occupato per un po'. Vedremo
scomparire "magicamente" quei problemi. In questi casi cambiamo i
motivi, gli stimoli del comportamento, modifichiamo le cause che
portano al manifestarsi di questi comportamenti, piuttosto che le
conseguenze.

Abbiamo visto diversi modi per risolvere i nostri problemi senza


ricorrere alle maniere forti. Abbiamo visto i casi più tipici e offerto
esempi che possano essere riciclati in differenti situazioni. Con un
po' di fantasia se ne possono trovare ancora altri. Ma deve esserci la
convinzione di potere e volere rinunciare alle punizioni e alla
coercizione in genere; sarà allora più facile e più semplice per noi
trovare delle soluzioni "positive".

Quando vi prende l' irrefrenabile smania di sgridare il cane o di


picchiarlo, fermatevi qualche attimo prima e riflettete. Probabilmente
si può trovare qualcosa di meglio.

Come dite? Perché sforzarsi tanto? E allora non ci siamo capiti!!


Ricominciamo da capo?
IL RICHIAMO

E' senza dubbio fondamentale che il nostro cane risponda bene al


nostro richiamo. Questo ci permette di averne il controllo in quasi
tutte le situazioni.

Ma come facciamo ad insegnarglielo? Riflettiamo un momento.

Ci sono delle situazioni nella vita di tutti i giorni, in cui il nostro


cane viene prontamente da noi: tipicamente quando sente il rumore
della ciotola o del guinzaglio.

Questi suoni sono diventati degli ottimi richiami; ma perché?

E' molto semplice: perché hanno sempre indicato qualcosa di


piacevole per il nostro amico. Proviamo a pensare a quante volte
richiamiamo il nostro cane e a quante volte il richiamo ha per lui un
esito piacevole.

Spesso lo portiamo al parco e lo lasciamo libero di correre e


giocare con altri cani. Poi arriva l'ora di tornare a casa ed ecco che
scatta il richiamo. Se è vero che le prime volte lui torna da noi, è
altrettanto vero che presto impara che quando viene richiamato è
perché si torna a casa (esito spiacevole) e quindi impara a non
ritornare. Se a questo aggiungiamo che spesso, dopo un suo rifiuto,
diventiamo minacciosi e qualche volta, non appena sotto controllo, lo
sgridiamo, ecco il risultato: abbiamo insegnato al nostro cane a non
tornare; tornare da noi diventa per lui un qualcosa di negativo.

Vediamo cosa dobbiamo fare per rimediare ai nostri errori:


ricominciamo dall'inizio einsegniamogli cosa deve fare.
Innanzitutto armiamoci di pazienza e di qualcosa che al cane sia
gradito. Cominciamo nel modo più semplice, utilizziamo dei
bocconcini. Un ottimo premio sono dei wurstel di pollo tagliati a
rondelle sottili: al cane piacciono, fa presto a mangiarli e non si
sbriciolano, così eviteremo che dopo il premio, il cane si concentri,
naso a terra, per recuperare tutte le briciole caodute.

Visto che abbiamo optato per i bocconcini, dobbiamo fare in


modo che risultino graditi e quindi è meglio lavorare quando il nostro
cane è un po' affamato, per esempio prima del pasto; e ricordatevi
che il bocconcino deve essere un premio e non deve essere
utilizzato per attirare il cane verso di noi.

Iniziamo a lavorare dentro casa o nel nostro giardino, in modo da


limitare il più possibile le distrazioni.

Se vogliamo che il nostro esercizio sia veramente efficace,


lavoriamo in silenzio passivi, senza chiamarlo e senza attirare la sua
attenzione. E' molto importante che lui decida da solo di avvicinarsi .

Possiamo partire!
Giochiamo un po' con il nostro cane o coccoliamolo un po' in
modo da attirare la sua attenzione. Interrompiamo il gioco, facciamo
qualche passo, in assoluto silenzio, e quindi pieghiamo le gambe e
rimaniamo accucciati per qualche secondo in attesa che lui venga da
noi. Non appena arrivato diamogli un bel bocconcino e qualche
coccola, senza cercare di afferrarlo o trattenerlo; un cane che si
sente in qualche modo, trattenuto, normalmente cerca di
allontanarsi.

Alziamoci quindi, e facciamo ancora qualche·passo in un'altra


direzione ed aspettiamo il suo arrivo, sempre accucciati.

Ripetiamo questa sequenza poche volte, in modo da non


annoiare il cane. Concediamogli quindi, un po' di gioco.
Ripetiamo ancora per un paio di volte tutto l'esercizio, sempre
intervallando con il gioco. Proponiamo quest'attività al nostro cane
più volte al giorno e vedrete che dopo poco tempo lui si allontanerà
sempre meno fino a seguirvi. Raggiunto questo obiettivo,
cominciamo a fare più passi, cambiando spesso direzione, voltando
un po' a destra, un po' a sinistra e facendo qualche inversione. Ogni
tanto ci accucciamo e lo premiamo.

Se abbiamo lavorato bene, dopo una settimana possiamo


cominciare a fare questoesercizio all'esterno, dove però i disturbi
siano ancora di lieve entità: niente cani e gatti e nessuna persona in
vista.

Ma cosa dobbiamo fare se lui non ci considera?

Dobbiamo alzarci con calma, voltargli le spalle e fare ancora


qualche passo, quindi accucciarci di nuovo. Attendiamo qualche
secondo... ancora niente? Sdraiamoci a terra e aspettiamo ancora
un poco. Nulla? Alziamoci e andiamo via di corsa in direzione
opposta alla sua, quindi abbassiamoci ancora.

Per cani particolarmente distratti, all'inizio non è sufficiente


camminare, dobbiamo correre, fare qualche balzo; il padrone che
saltella e corre è un'attrattiva abbastanza forte: "Il mio padroncino si
sta divertendo un sacco! Vado a giocare con lui!"

Non succede ancora nulla? Fermiamoci e riflettiamo.

Cosa fa il cane anziché venire da noi? Annusa in giro? E' attirato


da qualcosa di diverso?
Beh, qualunque cosa sia, evidentemente è un disturbo troppo
forte; dobbiamo fare in modo di eliminarlo.
Lavoriamo in un ambiente ancora più neutro, un ambiente che
non abbia nulla di interessante per lui e ricominciamo dall'inizio.

Questo esercizio è molto importante per il ricamo, ma non solo.


E' fondametale per avere un buon legame con il proprio cane. Se
stiamo passeggiando all'aria aperta con il cane libero, non
chiamiamolo appena esce dalla nostra visuale o quando si allontana
troppo. Troviamo un modo più divertente ed efficace per farlo tornare
da
noi.

Non vi viene in mente niente? Provate a scappare via di corsa e


nascondervi. Lasciate che sia lui a cercarvi; anche se pensate che
sia un po' in apprensione, non richiamatelo. E' più importante
nascondersi in posti facili da trovare senza bisogno del vostro aiuto,
piuttosto che un posto difficile che poi ci costringe a richiamarlo.

Vedrete che dopo aver messo in pratica questi banali


suggerimenti, troverete cambiato il vostro cane, più vicino a voi, più
disponibile, vi sentirete più uniti.

Il prossimo esercizio da fare con il vostro cane richiede la


collaborazione di un amico o di un parente.

Anche in questo caso è bene cominciare dentro casa o nel


giardino, in modo da ridurreal minimo le interferenze.

Mettete il guinzaglio al cane, possibilmente un guinzaglio che si


possa sganciare facilmente. Passate quindi il guinzaglio al vostro
collaboratore che dovrà rimanere, alle spalle del vostro cane,
completamente muto e passivo, deve fare da palo. Accucciatevi di
fronte al vostro cane e coccolatelo un po', mantenendo vivo il suo
interesse verso di voi. Quindi vi alzate in silenzio, vi voltate di spalle
e vi allontanate di qualche metro correndo. Vi rigirate verso il cane e
vi accucciate; nello stesso istante il vostro aiutante, rimanendo
sempre passivo, sgancerà il guinzaglio. Il cane verrà da voi che lo
premierete con un bocconcino e con una dose di coccole.

Anche in questo caso se il cane non viene da voi non chiamatelo,


osservate il suocomportamento , quindi recuperatelo e riflettete.

Cosa ha preferito fare invece di venire da voi? E' stato attratto da


altre cose? Forse dal vostro mutante? Dovreste aver capito cosa
fare per migliorare la situazione.

Ripetete questo gioco due o tre volte rimanendo nella stessa


stanza; siate sempre voi a rimettere il guinzaglio al cane. Dopo il
guinzaglio, solitamente poco gradito, offriamo ancora un premio e
qualche coccola. Quindi provate a ripeterlo cambiando stanza
quando vi allontanate, o semplicemente uscendo fuori dalla porta,
rimanendo "quasi" in vista.

Anche in questo caso se i risultati sono positivi, possiamo


cominciare a lavorare fuori. Cominciamo sempre da situazioni facili:
allontaniamoci solo di qualche metro, poi aumentiamo un po' la
distanza, quindi proviamo a nasconderci dietro ad un cespuglio o un
piccolo dosso, sempre in assoluto silenzio, premiando il cane
quando arriva e soprattutto... senza stressarlo. Non facciamo venti
ripetizioni consecutive, sarebbe una vera rottura per lui!

Se fino a questo momento è stato di fondamentale importanza il


silenzio, adesso è venuto il momento di usare la voce, ma...
dobbiamo usarla veramente bene.

Ripetiamo questo secondo esercizio con una variante: non


appena il nostro aiutante ha sganciato il guinzaglio e siamo sicuri
che il cane stia per venire da noi, pronunciamo il suo nome seguito
dalla parola "VIENI". Usiamo un tono di voce gentile, invitante, non
autoritario! E soprattutto: non chiamiamo il cane se non siamo più
che certi che venga da noi.
Questa è una regola che vale sempre, in ogni circostanza e per
tutta la vita del cane. Se abbiamo la necessità di recuperare il cane,
ma la situazione non è favorevole per la riuscita del richiamo, allora
non chiamiamolo affatto e, avvicinandoci con calma, andiamo a
prenderlo. Non rendiamo vane le nostre parole.

Continuiamo a proporre esercizi di questo tipo, aumentando, in


modo molto graduale, le difficoltà. Provate ad inventare degli esercizi
diversi, pianificateli bene equindi metteteli in pratica; attenzione a
non improvvisare, la situazione potrebbe presentarsi diversa da
quella che ci aspettiamo e sfuggirci di mano.

Ricordatevi sempre: i segreti per avere un buon richiamo sono


sostanzialmente due: il primo è quello di chiamare poco il cane, solo
quando effettivamente serve; l'altro è quello di non sbagliare mai.
Non è difficile, basta riflettere prima di chiedere una cosa al nostro
cane.
IL METODO

Nell'educazione del nostro cane ci troviamo di fronte a questo


problema: vogliamo insegnargli a fare qualcosa, a compiere una
certa azione, cioè esprimere un certo comportamento. Più
precisamente vogliamo che il cane faccia quella particolare cosa
quando glielo chiediamo. Diciamo "seduto" e ci aspettiamo che il
cane si sieda. Diciamo "vieni" e ci aspettiamo che il cane si avvicini
velocemente a noi. Proponiamo un segnale e ci aspettiamo in
risposta un comportamento.

Ma come possiamo fare?

Il primo grosso scoglio che dobbiamo affrontare è la


comunicazione con il cane. Non possiamo contare su nessuna forma
di linguaggio verbale, non possiamo spiegare a parole cosa
vogliamo. da lui quando diciamo "seduto". Si tratta inizialmente di
suoni senza alcun significato. La stessa cosa capita con un bambino
che ascolta per la prima volta le nostre parole, semplici suoni, privi di
ogni significato.

Nelle prime fasi dell'insegnamento dobbiamo spiegare al cane


due cose: cosa ci stiamo aspettarido da lui, cioè quale
comportamento vogliamo che esprima, e quale "nome" vogliamo
attribuirgli. Supponiamo di volere insegnare al cane ad andare a
terra in corrispondenza di un nostro gesto, per esempio braccio
rivolto verso il basso, mano parallela a terra.

Se proponiamo il nostro gesto il cane con ogni probabilità inizierà


ad annusare la nostra mano, forse qualche leccatina e poi,
soddisfatta la propria curiosità, rivolgerà altrove i propri interessi. Il
nostro gesto è rimasto completamente incompreso dal cane, non
potevamo aspettarci nulla di diverso. Dovremmo dare al cane un
aiutino, qualche suggerimento perché esprima il comportamento,
perché vada a terra. Dovremmo proporre il nòstro segnale e indurlo
ad assumere quella posizione immediatamente dopo. Un po' troppe
cose, non vi pare? Difficile per noi, difficile anche per il cane. Un po'
troppa confusione.

Una peculiarità del CT è la semplicità. Semplifichiamo


l'insegnamento per facilitare il nostro lavoro e la comprensione da
parte del cane. Cercheremo sempre di procedere a piccoli e semplici
passi.

Il primo passo sarà rinforzare il comportamento. Dopo qualche


volta il cane inizierà a proporre spontaneamente quel
comportamento e con una certa intensità.

"Ehi ... sono qua ... mi vedi ... sono a terra ... il mio premio?" -
ecco cosa tenta di dirci il cane. Se abbiamo questa sensazione vuol
dire che ci siamo sintonizzati con lui, il cane ha capito cosa gli
stiamo chiedendo. Fino a questo punto abbiamo lavorato
silenziosamente. Senza chiedere nulla, ma semplicemente
premiando, abbiamo selezionato e "innalzato" un comportamento.
Comportamento -rinforzo
Ovviamente non abbiamo ancora il controllo del comportamento,
il cane lo propone spesso, ma non necessariamente quando
vogliamo noi. Scegliamo allora un gesto, una parola, un segnale da
associare a questo comportamento e che funzioni poi da richiesta.

Come procedere?
Proponiamo il gesto o pronunciamo la parola scelta
immediatamente prima che il cane offra il comportamento. Se
abbiamo lavorato bene non ci sarà difficile cogliere l'istante in cui il
cane sta per andare a terra. Proponiamo proprio allora il nostro
segnale.

La sequenza tipica degli eventi sarà:

segnale -comportamento - rinforzo

L'associazione segnale-comportamento è inizialmente casuale.


Abbiamo però introdotto, silenziosamente, quella variabile che ci
permetterà di ottenere ilcontrollo di questo comportamento.
Proviamo, di tanto in tanto, a "dimenticare" di proporre il nostro
segnale quando intuiamo che il cane sta per andare a terra e quindi
non facciamo seguire nessun rinforzo. In questo modo aiuteremo il
cane a "notare" il nostro segnale, lo aiuteremo a discriminare
quando è conveniente offrire ilcomportamento e quando è inutile.
Quando il cane è in grado di discriminare con precisione, abbiamo
concluso il nostro lavoro, abbiamo acquisito il controllo del
comportamento.

Se lavoriamo bene il cane può imparare a discriminare anche


molti segnali, può "comprendere" e "rispondere" correttamente a
molte nostre richieste.
Riassumiamo i passi fondamentali che abbiamo seguito e che
costituiranno lo schema per il lavoro futuro:

•rinforzare il comportamento

•associare un segnale

•discriminazione

Non avrete mai letto la parola ordine, mai il verbo obbedire, ma al


loro posto avrete invece trovato le parole segnale e il verbo offrire.
Se così non è stato è per una nostra distrazione o purtroppo per
abitudine.

Se diamo ordini, il cane deve obbedire, se non obbedisce deve


esserci una punizione. Noi invece proponiamo un segnale che non
impone nessun obbligo, il cane è libero di fare ciò che preferisce; se
offre la risposta esatta viene ricompensato, altrimenti ... nulla, non
succede nulla.

Il segnale è l'opportunità, il comportamento è lo strumento per


vincere il premio. Questa è la filosofia del CT.
Non per questo ci dobbiamo rassegnare alla volontà e ai capricci
del cane. Riusciremo ad ottenere risposte molto affidabili, un
controllo pressoché perfetto e soprattutto avremo al nostro fianco un
cane felice.

Questione di metodo.

TEMPISMO
ln precedenza abbiamo detto che: rinforzare significa offrire
qualcosa di gradito durante o immediatamente dopo il
comportamento.

Quando vogliamo premiare un'azione del nostro cane non


possiamo fare riferimento al passato. Non abbiamo modo di dire al
cane che il cibo che gli stiamo offrendo è per quello che ha fatto
qualche secondo prima o ancor peggio qualche minuto prima.
Possiamo farlo con le persone perché possiamo spiegare a cosa si
riferisce il nostro premio, grazie al linguaggio verbale. A parole
possiamo rievocare una certa azione, oramai trascorsa, per la quale,
ora, offriamo un premio ma l'efficacia di questa forma dirinforzo
diminuisce in funzione del tempo trascorso. Una cartolina di
ringraziamenti ci è solitamente gradita, ma non quanto un semplice e
immediato sorriso che sottolinea l'apprezzamento per un nostro
gesto.

Con il cane mancano forme di comunicazione complesse, quindi


non è possibile rinforzare nessuna sua azione trascorsa. Ma
neppure punire. Sgridare il cane per una buca trovata nel prato al
nostro rientro o per il tappeto umido di pipì, non sortisce nessuno
degli effetti desiderati. L'effetto reale della sgridata è semplicemente
punire quello che il cane sta facendo in quel preciso istante. Quel
senso di colpa che noi leggiamo negli occhi del cane e che noi
mettiamo in relazione a qualche suo misfatto è in realtà il timore di
una punizione che solitamente arriva in analoghe circostanze.
Rientriamo a casa e mettiamo il nostro piede in un laghetto di pipì...
cerchiamo il cane ...è acciambellato sulla sua brandina. Lo
sgridiamo, lo prendiamo per la collottola e immergiamo il suo bel
nasino dentro la sua pipì. Il vicino, "esperto" di cani, ci ha consigliato
di fare proprio così. Il giorno dopo ... è successo ancora!!! Andiamo
alla ricerca di quel mascalzone. Eccolo lì, ancora sulla sua brandina,
con quell'aria indifferente. Ma, appena ci avviciniamo, compare
quell'inconfondibile senso di colpa di chi ha fatto qualcosa che non
doveva. Ora siamo certi che capisca, quel suo atteggiamento è una
conferma: sa di aver sbagliato, confortati da questo pensiero lo
afferriamo ancora per la collottola e lo portiamo sul luogo del
misfatto. La prossima volta, quando apriamo la porta, sentiremo il
cane affrettarsi a prendere le distanze da quella "maledetta"
brandina per cercare una sistemazione più sicura. "Dormire lì,
quando i miei padroni rientrano, non è una buona idea" - pensa il
cane. Tenterà sotto la poltrona, o forse sotto il letto, metterà in atto
altre strategie per sfuggire aquell'antipatico rituale che lo colpisce
ogni volta che rientriamo.
L'esempio mette in risalto il problema della comunicazione con il
cane. In particolare dovrebbe evidenziare l'importanza di rinforzare o
punire (punire? guai a voi!!) nel momento giusto.

Quando offriamo un premio al nostro cane, rinforziamo il


comportamento che è in atto in quel preciso istante.

Vediamo un altro esempio. Il nostro cane si siede e noi, per


rinforzare questo comportamento, ci avviciniamo per coccolarlo un
po'. Non appena accenniamo a chinarci, il cane, per essere meglio
stropicciato, salta su.
Ecco arrivano le coccole in un appassionato abbraccio. Cosa
abbiamo realmente premiato? Quale comportamento? Stare seduto
o saltare? Difficile trovare una risposta. Sicuramente non abbiamo la
certezza di aver rinforzato quello che volevamo. Rinforzare nel
momento giusto evelocemente sono aspetti di cruciale importanza.
Non è difficile comprendere, quindi, che coccolare il càne,
un'azione che richiede un certo tempo, non è un rinforzo molto
preciso. Se il cane offre altri comportamenti in quel lasso di tempo?
Soprattutto quando stiamo insegnando qualcosa di nuovo al nostro
cane, dobbiamo comunicare con estrema precisione. Con il cibo
possiamo faremglio, offrire un boconcino al cane richiede meno
tempo. Dobbiamo però essere veloci, arrivare con Il cibo in quel
particolare istante. Ma non è sempre così facile. Il border collie è un
cane estremamente veloce, reattivo. La nostra velocità e precisione
è messa a dura prova.
Un parallelo che trovo molto azzeccato è quello della fotografia.
L'istante in cui premiamo il pulsante, cioè quando scattiamo la foto è
l'istante in cui si fissa l'immagine che abbiamo di fronte all'obbiettivo.
Non importa quello che volevamo fotografare, conta solo il momento
del "click". Nell'istante in cui offriamo il premio, scatta il click,
fissiamo il comportamento. Non contano le nostre intenzioni.

Se utilizziamo un tempo di esposizione troppo lungo rischiamo


una foto mossa. Così se l'azione che funge da rinforzo dura troppo a
lungo rischiamo di rinforzare più comportamenti.
Anche utilizzando il cibo per premiare il cane e anche
supponendo di essere molto veloci nell'offrire il premio, ci troveremo
in situazioni in cui avremo difficoltà a rinforzare tempestivamente.
Questo accade inevitabilmente tutte le volte che il cane è distante da
noi o è in una posizione difficile da raggiungere. Dobbiamo trovare
un modo migliore per rinforzare con precisione in tutte le situazioni,
se vogliamo comunicare con il cane efficacemente.

RINFORZI SECONDARI O CONDIZIONATI


Il rinforzo è principalmente comunicazione. Attraverso il rinforzo
riusciamo a far comprendere al cane quale sua azione è apprezzata,
quale particolare movimento o posizione.

Nella lezione di tennis, l'istruttore può complimentarsi con noi per


un nostro buon colpo dopo che lo scambio è terminato oppure, con
un semplice "bravo!!", può istantaneamente sottolineare il gesto per
poi offrirci da bere a lezione finita. In quale dei due casi, noi
riceviamo una migliore informazione? Un riscontro immediato è
certamente molto più efficace. Quel "bravo!!" è un rinforzo esso
stesso, ma di natura differente della bibita che ci è stata offerta. Il
significato di quella parola è convenzionale. Se diciamo "bravo" ad
una persona che non comprende la nostra lingua lo lasceremo
totalmente indifferente, se gli offriamo una bibita invece ...

La parola "bravo" è un rinforzo secondario o condizionato (RC)


mentre la bibita è un rinforzo (RI) primario o incondizionato. Ci sono
molti segnali, oggetti, eventi che funzionano da RC. Tutti hanno in
comune il fatto che sono diventati rinforzi solo dopo essere stati
associati ad un RI o ad un altro RC. Un esempio, a noi ben noto, è il
denaro. Semplice carta per un bambino in tenera età, diventa un
potente rinforzo quando scopriamo come può essere speso.

Tornando alla nostra lezione di tennis, abbiamo visto come, con


una semplice parola, un segnale "convenzionale" abbiamo risolto i
nostri problemi di comunicazione. Utilizzando un segnale che
funzioni come RC, possiamo dare l'effettivo premio con un certo
ritardo snza rinunciare ad una precisacomunicazione. Possiamo dire
"bravo" al nostro cane quando si siede, anche a qualche metro da
noi, e successivamente far giungere il rinforzo primario, cibo o gioco
o coccole.

"Bravo?" - pensa il cane. Qual è il significato di questo suono? Ah


già, non gli abbiamo ancora spiegato cosa vuol dire, manca
l'associazione.

Come impariamo noi il significato di questa parola? Bravo


solitamente anticipa un sorriso, una carezza, un evento piacevole,
qualcosa di gradito in generale. In questo modo eredita il significato
di ciò che segue, in questo modo diventa un RC. Con il cane
possiamo fare la stessa cosa: diciamo "bravo" e immediatamente
dopo offriamo qualcosa di gradito. In questo modo nella mente del
cane si forma l'associazione: bravo=qualcosa di piacevole. Ecco ora
abbiamo un strumento molto utile per comunicare con il cane.

Ma possiamo fare ancora meglio in termini di precisione.


Il clicker

Questa scatoletta di plastica è un semplice strumento che emette


un suono molto breve, facilmente distinguibile e udibile anche a
distanza. Ogni volta che premiamo la linguetta metallica contenuta al
suo interno sentiremo un click-clack. Questo suono rispetto a quello
della parola "bravo" ha il vantaggio di essere molto più breve e
sempre identico. L'unico svantaggio è quello di doverselo portare
appresso, di "sacrificare" una mano per cliccare. Ma non lo
utilizzeremo sempre, altre volte utilizzeremo solo il cibo o il nostro
"bravo". Non ci servirà il clicker quando non è richiesta la precisione.
Dobbiamo imparare ad utilizzarlo bene e a discriminare in quali
situazioni è utile. E' uno strumento che scoprirete molto potente e
che quindi dovrete imparare ad usare con attenzione e
consapevolezza. A volte tanta precisione può essere
controproducente. Il clicker è come uno scalpello, lascia un segno
preciso, incide. Se colpiamo nel posto sbagliato è poi difficile
mascherare l'errore. Prestiamo quindi attenzione a quando
clicchiamo. Chiedete a qualcuno che vi osservi quando lavorate con
il cane per verificare il vostro tempismo, o ancora meglio se avete
una telecamera, riprendetevi. Rivedendo la ripresa fermate
l'immagine in corrispondenza del click: ecco cosa avete premiato!

Esercitiamoci con il clicker per verificare ed eventualmente


velocizzare i nostri riflessi. Abbiamo bisogno di una pallina da tennis,
una persona che ci aiuti e ovviamente ilnostro clicker. Prendiamo il
clicker in mano, appoggiamo il pollice sulla linguetta, pronti a
cliccare. Il nostro aiutante lascerà cadere la pallina da tennis
dall'altezza di circa un metro. Noi, con il click, dovremo cogliere
l'attimo in cui la pallina tocca terra. Il suono del click e il rumore del
rimbalzo devono essere contemporanei. Proviamo un paio di volte,
se i nostri riflessi sono buoni, riduciamo l'altezza dalla quale far
cadere la pallina. Verificate i vostri riflessi con questo esercizio. Il
clicker è uno strumento molto efficace e potente solo se uilizzato
correttamente. Precisione e tempismo sono qualità fondamentali
nell'addestramento, che si possono migliorare con un po' di pratica.
Esercitatevi senza il cane.

Alcuni cani possono essere inizialmente infastiditi dal suono del


clicker. Vediamo allora quali reazioni ha il nostro cane prima di
iniziare a lavorare con questo nuovo strumento. Mettiamo la mano
con il clicker in tasca e proviamo a cliccare quando il cane è nelle
vicinanze. Se ci sembra tutto ok, riproviamo estraendo il clicker. Se
ci sono problemi inizieremo tenendo il clicker dentro i nostri pantaloni
fintanto che quel suono non diventerà familiare.

Fatta questa prima prova iniziamo a stabilire il significato di


questo suono. Vogliamo che il click diventi un rinforzo condizionato,
dobbiamo quindi associarlo a qualcosa di piacevole, del cibo per
esempio. Tagliamo delle rondelle di wurstel sottili o dei piccoli dadi di
formaggio, che il cane possa velocemente mangiare senza
masticare. Non sono adatti biscotti o altri bocconcini che sbriciolino o
sporchino o che impieghino tempo per essere mangiati. Devono
essere piccoli, perché offriremo molti premi e non vogliamo
"appesantire" il cane. Lavoriamo in casa, o in un ambiente privo di
distrazioni. Prendiamo 5 pezzi e teniamoli nella nostra mano
preferita, nell'altra terremo il clicker. Anche se l'esercizio può
sembrare molto semplice occorre concentrazione da parte nostra e
ancora una volta precisione. Teniamo la mano con i bocconcini
dietro la schiena in modo che il cane non la veda. Dei 5 bocconcini
teniamone uno già tra le dita, sempre senza che il cane veda. Il
bocconcino dovrà arrivare velocemente e preciso alla bocca del
cane. Aspettiamo che il cane sia nei pressi e facilmente raggiungibile
dal nostro bocconcino, quindi clicchiamo e velocemente offriamo il
bocconcino. La mano con il bocconcino parte dopo il click. Prima del
click nessun movimento del nostro corpo. Non facciamo cadere il
bocconcino, non infiliamolo nell'occhio del cane. Riportiamo la mano
dietro la schiena e prepariamo tra le dita un secondo bocconcino.
Concentrazione. Click e bocconcino. Click e bocconcino. Quando
abbiamo esaurito le munizioni facciamo una piccola pausa.

Prendiamo ora altri 5 bocconcini e ripetiamo un'altra sessione.


Facciamo attenzione a non cliccare e quindi premiare
comportamenti che non ci piacciono, per esempio se il cane ci sta
saltando addosso. A parte questo, non è importante ciò che il cane
sta facendo in quel momento. Noi vogliamo semplicemente stabilire
l'associazione click-bocconcino. Diluiamo le nostre sessioni su tempi
lunghi. Non concentriamo molto lavoro in poco tempo. Quando il
cane, subito dopo aver sentito il click, si orienterà
inequivocabilmente verso la mano che offre il bocconcino avremo
stabilito l'associazione.

Ora che il clicker è "carico" possiamo finalmente sfruttarlo per


modellare un comportamento del nostro cane, per esempio
possiamo insegnargli a girare la testa lateralmente. Iniziamo
cliccando per ogni piccolo movimento della testa nella giusta
direzione. Dopo poco tempo il cane capito il gioco, inizierà a proporsi
spontaneamente. Progressivamente cerchiamo di catturare
movimenti sempre più ampi. Scopriremo attravers questo esercizio
le potenzialità di questo strumento, la facilità con cui èpossibile
comunicare con il cane.

Lavoriamo sempre in un ambiente estremamente tranquillo,


assolutamente noioso. Facciamo sessioni brevi, massimo 10
ripetizioni.
Dopo ogni click deve seguire sempre un rinforzo anche se
abbiamo sbagliato a cliccare.
Il clicker non deve essere utilizzato per richiamare l'attenzione
del cane.

Pianifichiamo gli esercizi in modo che risultino semplici per noi e


per il cane. Non improvvisiamo. Se abbiamo organizzato bene il
nostro lavoro ci troveremo a rinforzare molto spesso e velocemente
il cane e la sua motivazione sarà decisamente alta. Se il cane è
svogliato, tende ad allontanarsi, è confuso, verifichiamo il nostro
tempismo e la difficoltà dell'esercizio proposto.
L'INSEGNAMENTODEL TERRA

La posizione a terra è una posizione di quiete per il nostro cane e


risulta quindi molto importante in tutte quelle situazioni in cui
vogliamo che lui se ne stia tranquillo ai nostri piedi oppure in cui
vogliamo che ci aspetti per qualche istante.
Cominciamo con il porci una domanda: siamo sicuri di dover
insegnare al nostro cane ad andare a terra? La risposta è, senza
dubbio, NO!
Questa è una cosa che il nostro cane sa fare benissimo. Quello
che dobbiamo imparare, è fargli assumere quella posizione in
corrispondenza di un nostro segnale.
Può sembrare irrilevante, ma il fatto che il cane proponga
spontaneamente quella posizione, in modo naturale, ci semplifica
non poco il lavoro.
Un requisito fondamentale è l'associazione del clicker. Se il
nostro cane non ha ancora capito cosa significhi
quello strano ''click-clack", non possiamo procedere.
Chi avesse già insegnato, con altri metodi, al proprio cane ad
andare a terra, è bene che per fare questo esercizio se ne dimentichi
completamente. Dobbiamo ricominciare dall'inizio, non importa
quanto tempo ci vorrà, i risultati saranno sorprendenti.
Se siamo tutti pronti, possiamo partire.
Armiamoci di bocconcini e di clicker, facciamo entrare il cane in
casa emettiamoci comodamente seduti. Rimaniamo ad osservare il
cane restando passivi. Se vogliamo, possiamo accendere la radio o
la televisione, ci terranno compagnia durante la nostra attesa.
Proprio così. Dovremo aspettare che il nostro cane, finito di
annusare in giro, si sdrai a terra.
Non appena questo accade, dovremo essere molto pronti a
cliccare ed a premiare il cane. Se vogliamo che il nostro esercizio sia
efficace, dovremo fare in modo di dare il bocconcino al cane
rapidamente. Ma attenzione! Ricordatevi sempre che prima del
"click" non dobbiamo muoverci, non deve esserci nessun cenno che
indichi al cane che abbiamo il bocconcino, questo deve arrivare in
modo tempestivo ed inaspettato e sempre dopo il "click".
A questo punto, se il cane si è spontaneamente alzato, possiamo
metterci di nuovo comodi in attesa. Se il cane fosse rimasto a terra
dovremo cercare di farlo alzare. Come fare?
Possiamo alzarci e fare qualche passo, per attirare la stia
attenzione. Se non basta, possiamo invitarlo ad alzarci battendo le
mani e dicendogli "Dai! Andiamo!". Normalmente la parola
"andiamo" ha già acquisito un significato preciso nella mente del
cane. Generalmente la pronunciamo spesso e sempre per qualcosa
di piacevole. Non dite, forse, così anche voi prima di uscire con lui
per una passeggiata?
In ogni caso, se siamo stati noi ad invitarlo ad alzarsi, è bene,
raggiunto lo scopo, dargli un premio. Ma, niente "click" questa volta,
lo riserviamo solo per il terra.
Se il clicker ha un significato molto marcato per il nostro cane,
possiamo lavorare in modo diverso. Dopo il terra offriamo il premio
tenendolo sollevato, in modo che il cane debba alzarsi per prenderlo.
Non tiriamo su il cane con il bocconcino, ma glielo porgiamo in alto,
lui si alzerà per averlo. E' molto importante che il clicker abbia un
significato già spiccato, perché, in questo caso, sarà solo lui a
marcare il comportamento corretto. Questa alternativa ci permette di
lavorare con un a certa velocità e quindi avere costantemente il cane
concentrato e la sua attenzione puntata su di noi. Facciamo cinque o
sei ripetizioni e poi usciamo a giocare con lui.

Ripetiamo questa sequenza più volte al giorno, all'inizio in casa,


in seguitofuori in giardino. Dopo qualche tempo vedremo che il
nostro cane va a terra, prende il premio e si rialza per poi rimettersi
subito a terra, allora significa che ha capito che questa posizione è
quella che noi vogliamo. Allora è arrivato il momento di dare un
nome a questo esercizio.
Osserviamo il cane: intuiamo che sta per andare a terra, mentre
piega le zampe pronunciamo la parola "terra" in modo gentile, e non
appena il cane si corica, click e premio. Dobbiamo stare attenti a non
sbagliare.
Pronunciamo la parola solo se siamo sicuri che lui stia andando
giù. Non facciamoci ingannare, osserviamolo bene: ogni volta che va
a terra pronunciamo il segnale. Da ora in poi dovremo smettere di
premiare quel comportamento se espresso spontaneamente, ovvero
in assenza del nostro segnale.
Procediamo in questo modo anticipando sempre di più il segnale,
arrivando a pronunciare la parola, prima che il cane offra il
comportamento.

L'associazione del segnale.


E' necessario dare un nome a questo comportamento, in modo
che venga proposto quando c'è la necessità. Ecco due differenti
segnali per due differenti animali, IDEA e UTOPIA. Con il cane
utilizziamo la parola "TERRA", con il gatto un gesto della mano.
Scegliete i segnali che preferite, ma assicuratevi che siano chiari e
sempre identici a stessi. Dopo alcune ripetizioni, dovremo far capire
al nostro cane l'importanza del nostro segnale.
Durante le nostre sessioni, ogni tanto lasciamo che vada a terra
senza che noi proponiamo il segnale e quindi, non clicchiamo e non
premiamo. Questo alternarsi, permette al cane di capire che quel
comportamento adesso funziona solo in presenza del nostro
segnale. Il risultato che otterremo, dopo qualche giorno di esercizio,
sarà che, durante le nostre lezioni, solo quando pronunciamo la
parola "terra", il nostro cane assumerà quella posizione. Mi
raccomando, non smettiamo di premiare il nostro cane quando ci
sembra che abbia imparato, dobbiamo continuare a ripetere e
rinforzare l'esercizio molte volte. Alcuni di voi potranno pensare che
il cane lavori solo per il bocconcino, che diventi sempre più
opportunista. Ricordiamoci che stiamo insegnando un esercizio al
nostro cane e l'unico strumento che abbiamo per fargli capire
quando fa la cosa giusta, è il premio, bocconcino, gioco o altro
rinforzo. La scelta verso il bocconcino è per rendere le cose più
semplici. E poi, non dimentichiamo una cosa, noi chiediamo al
nostro cane di lavorare per noi, e noi dobbiamo rendergli il lavoro
piacevole. Sareste disposti a lavorare gratis, o solamente in cambio
di vitto e alloggio, solo per compiacere il vostro datore di lavoro? Il
vostro rendimento sarebbe sempre e comunque alto?
Chi avesse dei dubbi è invitato a riflettere su questo, comunque
torneremo sull'argomento alla fine del manuale.
Torniamo ai nostri esercizi.
Il nostro cane è ora in grado di andare a terra non appena noi
diamo il segnale. Dobbiamo fargli ripetere tante volte questo
esercizio perché diventi veramente affidabile, e dobbiamo ripeterlo in
luoghi diversi e situazioni diverse.
Il nostro prossimo passo sarà quello di insegnargli a mantenere
quella posizione.
Si presenteranno diverse occasioni in cui questo ci sarà utile.
Possiamo identificare due situazioni tipo: la prima, in cui vogliamo
che il cane resti a terra tranquillo, in nostra presenza, e l'altra in cui
vogliamo che rimanga a terra mentre ci allontaniamo e durante la
nostra assenza.
Due situazioni molte diverse per ilnostro cane. Da quale
cominciamo?
Sicuramente dalla prima. Ricordatevi che con i cani, per avere
dei buoni risultati, bisogna partire sempre dalle cose più semplici,
non ci si può permettere di bruciare le tappe.
Mettiamoci in un luogo tranquillo, dentro casa o in giardino, con il
nostro canevicino, come sempre armati di clicker e di bocconcini.
Gli chiediamo il terra, come abbiamo fatto finora, ripetendo un
paio di volte. Quindi incominciamo a variare l'esercizio. Chiediamo il
terra; non clicchiamo nel momento in cui cane va a terra, ma
contiamo mentalmente fino a due, quindi click e premio. In pratica
ritardiamo il click: il cane viene premiato non più per il semplice terra,
ma per un terra che dura due secondi.
Questo tempo di ritardo dovrà essere via, via aumentato, ma in
maniera molto graduale. Dobbiamo prestare attenzione a non
chiedere troppo al nostro cane. Per non rendergli noioso l'esercizio,
ogni tanto chiediamogli il terra premiandolo subito. E se il cane si
alza? Niente paura, non sgridiamolo. Limitiamoci ad ignorarlo per
alcuni secondi, voltandogli le spalle. Quindi ci
rivolgiamo nuovamente a lui, gli chiediamo il terra e lo premiamo
subito. Quindi, ancora il terra, ritardando il premio la metà rispetto
all'esercizio sbagliato e poi un po' di gioco. Non facciamo troppe
ripetizioni consecutive, soprattutto quando il ritardo comincia ad
essere considerevole; altrimenti ilnostro cane si annoierà e la sua
voglia di lavorare con noi diminuirà un po'.
Quando saremo in grado di far stare a terra il nostro cane, in
modo affidabile, per circa quindici o venti secondi, potremo
cominciare ad impostare il lavoro per il raggiungimento dell'altro
obiettivo: la distanza. Come sempre, iniziamo rendendo le cose
semplici. Cerchiamo di lavorare con il cane di fronte a noi.
Chiediamo il terra. Non appena il cane raggiunge la posizione,
facciamo un passo indietro, per poi tornare immediatamente vicino al
cane. Nello stesso istante dovremo cliccare e quindi, dare il premio.
Ripetiamo l'esercizio da sei a otto volte e poi concediamo un
diversivo. Dovremo via, via aumentare la difficoltà.
Ecco come dobbiamo procedere.
Facciamo sessioni di otto esercizi ciascuna e ripetiamole due o
tre volte al giorno, lasciando passare un po' di tempo tra una e l'altra.
Ogni giorno aumentiamo un po' la difficoltà, ma ricordiamoci di
cominciare ogni sessione con un paio di esercizi più semplici.
Quale criterio dobbiamo seguire nell'aggiungere le difficoltà?
Abbiamo detto che si comincia con un passo indietro.
Il giorno successivo, se i risultati sono stati positivi, possiamo fare
due passi indietro.
Continuiamo progressivamente ad aumentare il numero dei
passi. Nel frattempo aggiungiamo un altro esercizio: ci spostiamo di
lato, rimanendo frontali rispetto al cane. Aumentiamo il numero dei
passi e quindi incominciamo a spostarci di lato ruotando di 90 gradi.
Quello che dobbiamo sempre fare è muoverci con decisione e
abbastanza velocemente; dobbiamo sempre ritornare nella
posizione iniziale prima di cliccare e premiare. Anche in questo caso,
se il cane "rompe" la posizione prima del dovuto, lo ignoriamo per
qualche secondo, quindi ripetiamo l'esercizio semplificandolo un po'.
Andiamo avanti in questo modo, aumentando ilnumero di passi.
Dopo qualche tempo, raggiunti i cinque passi, possiamo
aggiungere un altro esercizio, un'altra difficoltà: ci voltiamo di spalle
rispetto al cane. Cominciamo da una semplice rotazione del corpo e,
giorno per giorno, aumentiamo di un passo.
Dovrà passare un po' di tempo e dovremo fare un bel po' di
lavoro prima dicominciare a "sparire" dalla vista del nostro cane.
Cominceremo sparendo per un attimo dietro ad un ostacolo ed
aumenteremo progressivamente la nostra assenza, in modo ancora
più graduale rispetto agli esercizi precedenti.

Tutti questi esercizi non hanno mai fine. Ognuno di noi si pone
degli obiettivi diversi. C'è chi vorrebbe semplicemente che il suo
cane stesse fermo a terra il tempo necessario per allacciarsi una
scarpa; e c'è chi, invece, vorrebbe poter lasciare ilsuo cane fuori dal
negozio, mentre lui entra per fare un acquisto.
Qualunque sia il risultato che voi raggiungiate, il mio consiglio è
comunque quello di pensare sempre alla sicurezza del vostro cane.
Ricordiamoci che se abbiamo l'intenzione di allontanarci per un
certo tempo, la situazione potrebbe cambiare. Potrebbe accadere
qualcosa, un rumore, il passaggio di un gatto o di un altro cane, un
passante che si avvicina, che potrebbero indurre il nostro cane a
muoversi. Questo potrebbe essere pericoloso per lui, soprattutto se
siamo in città. Quello che gli abbiamo insegnato lo aiuta ad
aspettarci in modo rilassato, tranquillo perché sa che torniamo, ma
non è sufficiente per garantire la sua incolumità. Quindi se dobbiamo
lasciare il cane fuori da un negozio, ricordiamoci di legarlo, meglio se
in vista, ad un palo od ad una panchina. Non dimentichiamoci mai
che per la sua sicurezza è sempre meglio prevenire.
LA SOCIALIZZAZIONE

Immagino che sia capitato a tutti voi di addentrarvi in un bosco,


magari per una rilassante passeggiata. Avrete osservato la
vegetazione del sottobosco, numerose piante e alberi, ma
pochissimi animali, forse nessuno. Quel bosco vi sarà sembrato
totalmente disabitato. Avrete dedotto la presenza di qualche uccello,
ascoltandone il piacevole canto, prontamente interrotto al vostro
passaggio. Ne avrete forse intravisto qualcunovolare via.
Avrete scoperto qualche lucertola crogiolarsi al sole che, al passo
successivo, si sarà rintanata rapidamente dentro la fessura di una
pietra. Nient'altro probabilmente. Eppure quel bosco è densamente
popolato. Lo confermano tutte quelle orme lasciate sul terreno. Ma
nessun animale si lascia avvicinare da noi, anzi prende rapidamente
le distanze non appena percepisce il rumore dei nostri passi o il
nostro odore trasportato dalla brezza. Hanno paura di noi, si
allontanano. Ma perché? Cosa dovrebbero temere da noi? Non ci
conoscono, siamo ospiti insoliti, questo è il motivo. Sono
estremamentediffidenti; nel dubbio, per loro, è meglio allontanarsi. E'
evidente quanto sia funzionale questo comportamento per la loro
sopravvivenza. Ogni cosa nuova è potenzialmente pericolosa e se
fino ad allora ne hanno potuto fare ameno vuol dire che non è
necessaria. Allora perché osare? E' per questo motivo che ogni
novità viene accolta con estrema diffidenza, preferibilmente evitata o
indagata con estrema circospezione. Anche noi ci comportiamo in
maniera del tutto simile. Non siamo assolutamente infastiditi dalle
persone che ci incrociano in pieno giorno in una via del centro,
mentre ci allertiamo se qualcuno ci viene incontro in un vicolo buio.
Tutti quegli elementi a cui siamo esposti con scarsa frequenza
tipicamente ci mettono a disagio. E, al pari degli animali, siamo
solitamente infastiditi dall'essere toccati.
Tuttavia gli animali, in un primo periodo della loro vita dimostrano
una maggiore apertura verso nuove esperienze, si dimostrano
curiosi, pronti ad esplorare e ad indagare ogni cosa. In questo modo
imparano a conoscere e ad adattarsi all'ambiente in cui si vengono a
trovare. Imparano. con quali altre specie animali possono
serenamente convivere, quali esperienze possono tranquillamente
ripetere e quali ambienti possono frequentare senza correre pericoli.
Sarebbe poco pratico se uno scoiattolo avesse timore degli alberi,
dei cespugli, delle rocce, del rumore di un corso d'acqua o del canto
degli uccelli. La curiosità, se da un lato accelera notevolmente
questa forma di apprendimento, dall'altro però può mettere in seri
guai l'animale. E' evidente che il periodo destinato alla
"socializzazione" (detto anche "imprinting") deve necessariamente
concludersi. Sarebbe alquanto sconveniente per lo scoiattolo andare
incontro a qualunque altro animale fino ad allora sconosciuto. Non
vivrebbe a lungo. (Per questo nessun animale ci viene incontro
quando ci troviamo a passeggiare nel bosco).
L'iniziale curiosità con cui si esplora il mondo lascia così il posto
ad una naturale diffidenza. L'imprinting è un periodo assolutamente
breve in relazione alla durata della vita dell'animale, periodo in cui
l'animale è ancora fisicamente molto limitato, può coprire solo brevi
distanze, resta sempre vicino ai propri genitori, e quindi si espone a
rischi molto contenuti. Concluso il periodo di socializzazione, gli
animali tendono a prendere le distanze da ciò che non gli è familiare.
Di fronte a qualcosa che avvertonocome una minaccia hanno di
fronte due possibili scelte: allontanarsi loro stessi o tentare di
allontanare il pericolo. Fuggire o attaccare. Nel bosco tutti hanno
optato per la prima soluzione ... siamo stati fortunati!!
Accade così anche per il cane, ovviamente. Nell'imprinting tutte
le esperienze si "stampano" nella sua mente e vengono etichettate
a seconda del modo in cui vengono vissute, cioè se hanno portato
dei vantaggi, se sono risultate indifferenti o pericolose. L'archivio
così costruito serve per valutare tutte le esperienze che si
presenteranno in futuro. Ogni nuovo evento sarà accolto come
potenzialmente pericoloso.
Sarà poi possibile aggiungere nuovi elementi all'interno di questo
archivio, o modificarne alcuni, ma incontreremo maggiori difficoltà.

Nel cane il periodo della socializzazione si conclude intorno ai 3-


4 mesi. E' un periodo decisamente breve che deve essere sfruttato
convenientemente e intensamente. Il cane arriva in famiglia
tipicamente intorno al secondo mese di vita. Abbiamo quindi a
disposizione poco più di un mese durante il quale dovremo esporre Il
cane a tutta quella gamma di esperienze che caratterizzeranno la
sua esistenza. Il cane dovrà imparare a vivere serenamente in un
ambiente decisamente complesso e articolato, dovrà stabilire buoni
rapporti con il genere umano, oltre che con i suoi simili. Dobbiamo
quindi lavorare sodo in questo breve ma fertile periodo. Dopo il 4°
mese, il nostro lavoro non è certo concluso, ma, anzi, deve
proseguire sebbene in modo più blando. Tutto ciò che il cane ha
conosciuto nel periodo dell'imprinting, non si fissa indelebilmente; la
memoria del cane deve essere rinfrescata di tanto in tanto.
Periodicamente dobbiamo continuare ad esporre il cane a quelle
esperienze o a quelle cose di cui non vogliamo diventi diffidente.
ll nostro lavoro si articolerà su tre differenti fronti: socializzazione
del cane verso i suoi consimili, verso le persone, e l'ambiente.
...TRA SIMILI

Come abbiamo detto più volte il cane, è un animale che è portato a


vivere con altri suoi simili formando una vera e propria società.
All'interno della società canina è stato sviluppato un "codice" che
stabilisce le regole per una pacifica convivenza. Vivere in branco
comporta dei vantaggi solo se al suo interno regna la pace, se è ben
organizzato e se è affiatato. Perché ciò sia possibile è fondamentale
che esista una qualche forma di linguaggio che consenta agli
elementi che lo compongono di comunicare tra loro. Attraverso il
processo di socializzazione i giovani cani imparano la loro "lingua" e
le regole della loro società. Se il cane vivesse all'interno di un branco
di cani tutto filerebbe liscio, ma in famiglia le cose possono andare
diversamente. Nei primi due mesi di vita, il cane impara già molto da
madre e fratelli, ma non abbastanza.
I cuccioli passano tutto il loro tempo a giocare, ed è proprio
attraverso il gioco che imparano quel loro affascinante e
relativamente complesso linguaggio, fattoprincipalmente di semplici
sguardi e posture del corpo.

Attraverso la relazione con altri membri del branco, in particolare


con quelli più adulti, apprendono ciò che è lecito fare e ciò che
invece non possono permettersi. In famiglia tutto ciò viene spesso a
mancare. Dobbiamo allora provvedere affinché ilcucciolo possa
interagire soprattutto con suoi coetanei ma anche con soggetti più
adulti. Anche da adulto, il cane dovrà avere la possibilità di
frequentare altri cani, affinché le sue capacità "linguistiche" non
vengano meno.
Alla base dell'aggressività tra cani c'è, nella maggioranza dei
casi, una scarsa socializzazione. Nella società canina questi soggetti
diventano dei "disadattati". Non sanno comunicare e non conoscono
le regole sociali.
E' quello che potrebbe capitare a noi se ci trovassimo sbalzati in
un paese di cui non conosciamo assolutamente la lingua, ma
neppure le usanze.
Dobbiamo prestare attenzione, soprattutto quando il cane è molto
giovane, a selezionare i soggetti con cui entra in contatto.
Accertiamoci che siano cani equilibrati, loro stessi ben socializzati, e
disponibili. Evitiamo al cucciolo brutte esperienze che potrebbero
lasciare un segno anche profondo. Molte scuole cinofile organizzano
corsi rivolti esclusivamente ai cuccioli, dove la socializzazione è
l'obbiettivo primario. Potrebbe essere una buona idea iscrivervi il
cucciolo, che, oltre a divertirsi, avrebbe così la possibilità di stare
insieme ld altri suoi coetanei e ad altre persone.
...CON LE PERSONE

Il nostro cane dovrà vivere in una società abbastanza eterogenea.


Si troverà a dover convivere con persone, altri cani e forse altri
animali, come per esempio i gatti. La socializzazione si estenderà
quindi verso specie differenti da quella di appartenenza. Il cane,
verso l'uomo, non dovrà certamente dimostrare alcun timore.
Ricordiamoci che paura e aggressività sono due facce della stessa
medaglia. Anche il cane pauroso difronte ad una minaccia, se non
può fuggire deciderà di attaccare.
La socializzazione verso le persone riveste quindi una grande
importanza. Purtroppo per noi, il genere umano molto vario. Agli
occhi del cane (ma anche ai nostri), un bambino risulta molto diverso
da un adulto. Tra gli stessi adulti ci sono persone che si discostano
maggiormente dalle altre. Il modo di muoversi, di gesticolare, di
parlare, l'abbigliamento ci rendono spesso così atipici. Assicurarsi
che il cane abbia avuto contatti con tutti diversi tipi di persone è un
compito arduo. Ma maggiore è il numero e il tipo di persone con le
quali il cane entra in contatto e che vengono associate ad
esperienze piacevoli, migliore sarà la sua generale predisposizione
verso l'intero genere umano. Premuratevi che il cane si "immerga"
spesso in luoghi affollati, che abbia la possibilità di interagire
attivamente e soprattutto positivamente con le persone. Tutte le volte
che potete, chiedete alle persone che si avvicinino al cane
gentilmente e che possibilmente offrano, oltre a qualche coccola
(solo se gradita dal cane) anche del cibo. Attenzione ai bambini che
solitamente sono poco garbati con il cane e che tendono a
strapazzarlo come sono soliti fare con un qualunque peluche. E'
importantissimo che il cane conosca anche questo genere "animale",
ma dobbiamo assicurarci che entri a far parte della lista lei "buoni".
Quindi selezionateli opportunamente.
Fate una lista di candidati che il vostro cane dovrà imparare a
conoscere e ad apprezzare e ... via, al lavoro!! Nel costruire la lista
non dimenticate le persone in divisa, persone con il cappello o
l'ombrello aperto, persone dalla camminata particolare, con una
accentuata zoppia per esempio. Fate un buon lavoro con i bambini,
mi raccomando.
... CON L'AMBIENTE

Il cane, se davvero sarà il nostro compagno, si troverà di fronte ad


un infinita varietà di situazioni ed ambienti nel corso della sua
esistenza. Oltre al giardino di casa dovrà entrare in contatto e ben
tollerare mille altri posti. Dovrà salire sull'auto, o sul treno, dovrà
entrare in ambienti chiusi e rumorosi, come un bar o un ristorante, si
troverà a dover passeggiare in strade trafficate in diverse ore del
giorno. Dovrà restare indifferente a rumori improvvisi, luci intense.
Portiamolo spesso con noi e mettiamolo in contatto con tutte le più
disparate situazioni. Portiamolo al parco dove potrà giocare
liberamente, ma portiamolo anche a passeggiare in una via del
centro e fermiamoci in qualche locale per un caffè. Non sarà per lui
divertentissimo, ma certo molto utile.
Soprattutto se vivete in campagna o comunque in una zona
molto tranquilla della città, sforzatevi di immergere il cane in realtà
più caotiche. Ma non scaraventate il vostro cucciolo dentro il luna
park la notte di podanno.
Facciamogli vivere sempre esperienze piacevoli, dimostriamoci
noi stessi molto sereni e sicuri, evitiamo di trasmettergli le nostre
insicurezze e tensioni. Se il cane ha paura di essere introdotto da
qualche parte non forzatelo ma lasciategli un po' di tempo per
abituarsi. Restate passivi alle sue insicurezze, alle sue paure, non
tentate di rassicurarlo con le vostre coccole. C'è il rischio di
rinforzare questo suo atteggiamento. Piuttosto cercate di
sdrammatizzare la situazione spostando altrove l'attenzione del
vostro cane, cercando di distrarlo, gari coinvolgendolo in qualche
gioco.
Pensando soprattutto al futuro cerchiamo di individuare anche
quegli ambienti con i quali il cane necessariamente verrà a trovarsi
in contatto e che dovrà imparare ad accettare serenamente. Mi viene
in mente l' ambulatorio veterinario, un locale notoriamente poco
apprezzato dai cani. Portatelo dal veterinario senza
necessariamente sottoporlo a nessuna visita, fate come se andaste
a trovare un vostro amico o entraste in un bar· Entrate nella sala
d'aspetto e giocate con il cane per ingannare l'attesa. Uscite subito
dopo o se potete contare sulla compiacenza del vostro veterinario
entrate nello studio ma solo per quattro chiacchiere. Se il cane sarà
tranquillo e rilassato sarà molto più semplice per voi, per il vostro
veterinario e soprattutto per lui. Non abbassate la guardia, non
limitatevi ad esporre il cane al "mondo" esterno solo per il periodo
dell'imprinting. Potrete progressivamente ridurre la frequenza delle
uscite, ma ricordatevi sempre di continuare questo lavoro. Di tanto in
tanto fate un salto in centro con il vostro cane o portatelo con voi al
ristorante.

Un'ultima nota. L'esposizione del cucciolo nei primi mesi di vita


ad ambienti esterni può comportare qualche ricolo per la sua salute.
Consultate il vostro veterinario evalutate insieme quali sono i rischi,
in relazione anche al piano di vaccinazioni adottato. Ma tenete
comunque nella debita considerazione l'importanza che il processo
di socializzazione riveste nella formazione del carattere del cane.
Dovrete optare per un giusto compromesso mediando da un lato la
pressante esigenza del cucciolo di scoprire il mondo, dall'altra la
necessità di aspettare di completare il piano di vaccinazione. Da un
lato la salute mentale, dall'altra quella fisica.
AL GUINZAGLIO

Un cane che tira al guinzaglio è un'immagine abbastanza


frequente. Molti proprietari si lamentano di questo vizio del loro
quattrozampe. Qualcuno ha cercato di modificare la situazione, ma
tanti si rassegnano a convivere con questo problema. Problema che
può assumere dimensioni notevoli quando la mole e la forza del
cane superano quelle del suo conduttore.
Formalmente questo comportamento inizia quando il nostro
amico è ancora cucciolo e proprio per questo viene, in qualche
modo, scusato: "E' ancora cucciolo, è molto vivace, quando poi
cresce imparerà". Poi il lostro piccolo cresce, forse la sua vivacità
diminuisce, ma il suo peso e la sua forza aumentano e ormai tirare
guinzaglio è diventata un'abitudine ben radicata.

Fermiamoci un momento. Ma perché il cane tira?

Fondamentalmente perché gli è stato insegnato. Vi sembrerà


assurdo, ma le cose stanno proprio così. Vediamo come ciò accade.
Mettiamo per la prima volta il collare ed il guinzaglio e, quasi
sicuramente, scopriamo che al nostro cane non piacciono. Questa è
per lui una situazione nuova ed un po' innaturale. Comincia a
dimenarsi per liberare il collo da quel fastidioso impedimento. Dopo
vari tentativi, si rassegna a quella scomoda cravatta, ma non
rinuncerà alla sua libertà di muoversi dove vuole, cominciando così a
tirarci in ogni direzione. All'inizio, chi è dall'altro capo del guinzaglio,
cercherà di opporre resistenza, tirando a sua volta in senso opposto.
In pratica non farà altro che andare dietro al cane, creando una certa
resistenza. Questo, per reazione, comincerà a tirare con maggior
forza, innescando un ciclo senza uscita.
Analizziamo più tecnicamente questa situazione.
Il cane comincia a tirare manifesta spontaneamente un
comportamento, il padrone cede, anche solo di qualche centimetro,
esito positivo (se tiro riesco a muovermi) rinforzo. Il cane tira
costantemente e con forza sempre maggiore, il comportamento
rinforzato viene espresso con maggiore frequenza ed intensità non
decidiamo di cambiare abitudini, quel comportamento verrà
rinforzato sempre di più e per tutta la vita del cane.
Vediamo la prova di quanto detto. Leghiamo il cane ad un palo
robusto ed osserviamolo. Inizialmente, forse, tirerà per cercare di
liberarsi, ma dopo un po', capirà che non funziona e si metterà
tranquillamente seduto o a terra. E' solo una questione di tempo: il
palo non cede, il cane, prima o poi, sì.
Il cane tira, a volta incessantemente, anche quando percorriamo
la stessa strada, nella stessa precisa direzione, volendo raggiungere
lo stesso identico posto, basterebbe mettersi d'accordo, camminare
alla stessa velocità. Basterebbe davvero poco, solo una questione
sincronismo, di coordinazione, di collaborazione. Un peccato fare
così tanta fatica senza nessuna apparente ragione. Conviene
provare e trovare un comune accordo. Possiamo andare proprio là,
dove vuoi tu, ma senza fretta, allo stesso passo. Sarebbe semplice
se potessimo dirlo con le parole al nostro cane. Ma purtroppo
parliamo lingue diverse.
Come fare allora? Alcune considerazioni innanzitutto. Il
guinzaglio non è uno strumento didattico, non serve ad insegnare al
cane a non tirare, ma solo per sicurezza. Nessun collare a strozzo,
semi-strozzo, con le punte, nessuna artiglieria pesante. Un semplice
collare fisso e un guinzaglio leggero (qualcuno deve reggerne il
peso) di circa 1 metro oppure un comune pezzo di corda. Armiamoci
di bocconcini che dovremo tenere nella tasca destra, oppure in un
marsupio da cui si possano estrarre velocemente; prendiamo il
nostro clicker che andrà tenuto nella mano sinistra. Leghiamo la
corda alla nostra cintura, facciamo venire il cane al nostro fianco
sinistro (generalmente si sceglie il sinistro in modo da aver libera la
mano preferita, per i mancini tutto il discorso deve essere ribaltato),
e fissiamo l'altra estremità al suo collare. Facciamo un passo e se
anche il cane ha fatto un passo rimanendo al nostro fianco, dovremo
essere pronti a cliccare e a dare il bocconcino. Andiamo avanti in
questo modo, ma ricordiamoci di non aver premura e di procedere
con calma. Il nostro cane è un principiante, dobbiamo fare pochi
passi alla volta, ha bisogno di essere premiato spesso. Continuiamo
questo esercizio per cinque minuti e concediamo poi un po' di
libertà, di svago. Ripetiamo più volte al giorno, in luoghi differenti, ma
sempre con pochi disturbi. Se non riusciamo a fare nemmeno un
passo senza che il cane cominci a tirare, cominciamo premiandolo
per essere stato fermo al nostro fianco, cominceremo in seguito a
muoverci. Comunichiamo con il cane mentre è al nostro fianco,
facciamogli capire che si sta comportando bene. E se comincia a
tirare, mi raccomando, nessuno strattone, nessun rimprovero,
religioso silenzio. Fermiamoci per qualche istante, senza
considerarlo e soprattutto rimanendo immobili. Non dobbiamo
cedere nemmeno di un centimetro, dobbiamo trasformarci in un
palo, quel famoso palo a cui il cane si è arreso. Quindi ricominciamo
dall'inizio: cane al fianco e via. Dopo un po' di tempo e di risultati,
possiamo cominciare a tenere il guinzaglio nella nostra mano. In
questo caso la mano deve rimanere FERMA, nessuno strattone,
ricordatevi di non "usare" il guinzaglio per tenere il cane. Anche qui,
quando il guinzaglio va in tensione, ci fermiamo, immobili,
aspettiamo che il cane smetta di tirare e lo facciamo ritornare al
nostro fianco.
Se lavoriamo bene dopo un po' di tempo ci accorgeremo che il
nostro cane comincerà a tirare di meno e con meno forza, ed ogni
volta che ci fermeremo perché il guinzaglio è in tensione, sarà lui
stesso, dopo qualche secondo, a decidere di tornare al nostro
fianco. Ricordiamoci di premiarlo quando torna nella posizione
corretta, non è forse questo il comportamento che vogliamo
insegnargli?!?
C'è un altro esercizio utile e divertente che possiamo proporre al
nostro amico, ma solo dopo un po' di tempo e di allenamento.
Scegliete un luogo tranquillo, possibilmente lontano dagli sguardi dei
curiosi (difficilmente comprenderebbero il significato di quanto
stanno vedendo). Individuate qualcosa che attragga il cane: un
gioco, la sua ciotola con che bocconcino, una persona. Un obiettivo
molto interessante per il vostro cane. Ponetelo a qualche metro
distanza, e accertatevi che il cane l'abbia ben visto. Mettete il cane
tranquillo al vostro fianco (non ha ancora imparato? malissimo!
Ritornate all'inizio del capitolo), agganciate il guinzaglio e iniziate a
muovervi insieme verso l'obiettivo. Non appena il guinzaglio si tende,
arrestatevi. Fate un quarto di giro verso destra allontanandovi dal
cane e, quindi, compiendo un semicerchio, ritornate insieme al punto
di partenza, senza sgridare, strattonare o strapazzare ilcane. Quindi
altro tentativo. Quando riuscirete a percorrere l'intera distanza senza
nessun errore, il cane potrà avere la sua desiderata ricompensa.
Ripetete più volte lo stesso percorso e se non incappate in passi
falsi aumentate un poco la distanza. Procedete in questo modo fino
ad arrivare a qualche decina di metri. Quando vi sentite pronti per il
debutto in strada, può essere conveniente modificare la strategia.
Infatti può essere imbarazzante fare avanti e indietro davanti alla
vetrina di qualche negozio. Limitiamoci a fermarci quando il cane tira
e ripartire quando allenta la tensione. Altrimenti, se lui non cede,
dopo aver aspettato qualche secondo, retrocediamo di un paio di
passi. Questo è un modo per invitare il cane a tornare al nostro
fianco, e quindi ripartiamo. Premiamo invece, con qualche
bocconcino o qualche coccola, quando il cane cammina di fianco a
noi alla nostra velocità. Poche sono le regole importanti da seguire
sempre: mai avanzare quando il cane tira e premiare spesso il cane
se è nella posizione corretta. Maggiore sarà la nostra coerenza nel
seguire queste regole, migliori e più veloci saranno i risultati.
Ricordatevi che "sganciare il guinzaglio" è un grosso premio per il
cane, quindi.... sganciarlo mentre lui tira!!!
Non abbiamo ancora dato un nome a questo comportamento,
non abbiamo ancora associato un segnale. In realtà non è
necessaria alcuna parola per dare un nome a questo
comportamento. Deve essere sistematico. Il segnale, se vogliamo, è
rappresentato dalla presenza del guinzaglio. Agganciare il guinzaglio
significa muoversi insieme, e camminare INSIEME significa "non
tirare". Questa è l'associazione che si deve e nella mente del cane.

La condotta al guinzaglio, ecco come dovrebbe


essere ...
Ecco a cosa si può arrivare con un po' di lavoro e di pazienza. Il
cane mantiene sempre il contatto, restando al fianco sinistro,
nonostante frequenti cambi di direzione. Si siede automaticamente
quando si ferma il conduttore. Non c'è nessun segnale, guinzaglio a
parte. Come potrete immaginare il guinzaglio è diventato un puro
accessorio.
IL GIOCO

Nella vita del cane il gioco ha un ruolo di primaria importanza. Varie


forme di gioco assolvono a particolari e fondamentali funzioni. Il
cane gioca per mantenere una certaforma fisica, per dissipare
energie, stress, aggressività, per allenarsi alla caccia, per sviluppare
e affinare la comunicazione interspecifica. Con l'inserimento del
cane in famiglia, il gioco viene tendenzialmente limitato, se non
completamente inibito. Infatti, molti dei giochi "naturali" del cane
diventano praticamente inaccettabili quando sono proiettati nella
nostra società.
Il cucciolo, per il quale il gioco è la principale occupazione, è un
ottimo esempio. Quando entra in casa, superato l'iniziale
disorientamento per il nuovo ambiente, individuerà in noi i suoi nuovi
compagni di gioco.
Ci rincorrerà, saltandoci addosso e mordicchiando allegramente,
si aggrapperà al nostro pantalone lasciandosi trascinare in giro per
la casa. Si comporta così come farebbe con gli altri elementi della
sua cucciolata o con altri cani. In un primo momento lo
assecondiamo divertiti, poi, al primo "strap" o alla prima "puntura"
sulla mano, l'entusiasmo viene meno. Ci rendiamo conto di quanto
sia difficile essere il compagno di giochi del nostro cucciolo.
Nascono i primi problemi, le prime incomprensioni. Esaurito l'iniziale
entusiasmo cerchiamo di tamponare la situazione, reprimendo
tipicamente le attività più fastidiose del cane. Iniziamo a costruire
dighe per contenere le acque di un fiume molto vivace, ma il livello
dell 'acqua sale rapidamente e nascono nuovi corsi, ovvero nµovi
problemi. Se ci sottraiamo al ruolo di compagno di gioco, il nostro
cane rivolgerà altrove le proprie attenzioni, rosicchiando qualche
oggetto scelto fra i più disparati: una ciabatta, la gamba di una sedia,
lo stipite di una porta, il muro, le frange del tappeto. Se confiniamo il
cane in una zona "sicura" e indi per lui noiosa, dovremo fare i conti
con incessanti e sconsolati lamenti. E' evidente che quella carica di
energie che il cucciolo ha dentro di sé non si esaurisce
reprimendola, deve essere consumata, dissipata. Il gioco assolve a
questa funzione. Il cucciolo è certamente un caso limite, ma anche
con il passare del tempo, il gioco, in misura differente, resta una
necessità. Oltre ad impegnare il cane da un punto di vista fisico, il
gioco rappresenta spesso la migliore prevenzione e un validissimo
aiuto nella cura dei principali problemi di ordine
comportamentale. ·

Esistono molti modi per impegnare e divertire il nostro cane.


L'unico limite è spesso la nostra sola fantasia.

GIOCO CON ALTRI CANI


Il cane, come abbiamo detto più volte, è un animale sociale. Si
adatta molto bene a vivere con l'uomo, ma tiene una forte attrazione
verso i suoi consimili. L'interazione con altri cani, soprattutto
attraverso il gioco, assolve a diverse e importanti funzioni. I cani, se
viene data loro la possibilità, ingaggiano spesso estenuanti ma
incruente lotte, nelle quali si attaccano e morsicano reciprocamente
e incessantemente. Lo scopo principale di questo rude gioco è di
mantenere ben "oliati " gli strumenti di caccia. Questo
comportamento, assolutamente naturale e salutare ha diversi e
positivi effetti collaterali. Il cane che regolarmente interagisce con
altri, impara ad utilizzare delicatamente il morso limitando l'intensità
della stretta e difficilmente si rende protagonista di vere e proprie
aggressioni. Infatti, attraverso il gioco, impara a relazionare
correttamente con i suoi simili e interpreta la vicinanza di altri cani
con grande piacere. Purtroppo accade spesso che i proprietari
tentino di limitare o inibire questa forma di gioco per differenti motivi.
Alcuni sono impauriti o imbarazzati nei confronti degli altri proprietari,
quando il gioco si fa più "duro". Altri si sentono invece impotenti,
incapaci di competere con la forte attrazione che provoca la vista di
altri cani e sono terribilmente infastiditi quando perdono ogni forma
di controllo sul proprio cane. E al cane non viene data l'opportunità
di interagire e giocare con altri cani, verranno a mancare quelle
pacità sociali che gli consentono un felice inserimento nella comunità
canina. Se il cane non è in grado di interpretare il comportamento
degli altri cani e non è in grado di "esprimersi" in una forma
comprensibile agli altri il rischio di reali aggressioni o di reazioni
paurose diventa considerevole. Il cane che invece gioca
regolarmente sarà confidente, "diplomatico", con ottime proprietà di
"linguaggio" e capace di relazionare che con cani un po' "difficili".

Un cane ben socializzato dimostrerà probabilmente una forte


attrazione verso gli altri cani e un intenso desiderio di entrare in
contatto e giocare. Questo si traduce in uno stato di eccitazione che
spesso rende il cane "sordo" ad ogni parola del proprietario. Per
reazione, frequentemente, tendiamo a trattenere il cane, senza
renderci conto che limitando l'accesso ad altri cani, il desiderio e
l'eccitazione diventano più intensi. Di conseguenza la sua capacità
di ascolto si riduce ulteriormente. Tutto quello che abbiamo
insegnato al nostro cane, con tanta pazienza, dedizione e dispendio
di tempo, svanisce in un solo momento alla vista di un altro cane. Il
cane non sta però disobbedendo, non si tratta di un atto di
insubordinazione. E' semplicemente cambiato lo scenario. Il cane
obbedisce ora a nuove contingenze che l'ambiente propone. Il cane
risponde al richiamo evocato dalla vista di un altro cane, piuttosto
che al nostro, perché quel comportamento porterà ad un rinforzo più
appagante. Spesso richiamiamo il cane per sottrarlo al gioco,
offrendo in cambio un freddo complimento o il solito bocconcino o la
solita pallina. L'alternativa offerta non è certo molto allettante. Il cane
trova a dover scegliere tra il vostro premio, perdendo la libertà o
rinunciare al bocconcino e continuare a giocare. Mettetevi nei suoi
panni, cosa fareste al suo posto? Se il cane avesse buone
probabilità di ottenere un interessante premio rispondendo al vostro
richiamo e, ancora, buone probabilità di proseguire il gioco, sarebbe
forse più facile? Bisogna imparare a riconoscere e aspettare le
esigenze del nostro cane. Non competere, ma cooperare.
ATTIVITÀ PREDATORIA
Un insieme di attività che possiamo proporgli, prende spunto
dalla sua natura di predatore. E' facile dividuare quali siano i
principali comportamenti funzionali per la caccia. Il cane ricerca la
preda con I'olfatto, la scova, la insegue, la afferra e la uccide.
Esercizi che in qualche modo ripropongano, anche se in maniera
simulata, questi singoli momenti sono particolarmente graditi dal
cane e tengono ben vive le sue attitudini.

Capita spesso che questo tipo di gioco venga caldamente


sconsigliato adducendo come motivazione il rischio di aumentare
l'aggressività o il tasso di dominanza del cane. Sfugge la natura
essenzialmente predatoria di questo comportamento, che viene
invece interpretato come un momento di competizione. Giocato con
alcune semplici ma essenziali regoli diventa un'efficace modo per
dissipare l'energia predatoria del cane e un'ottima occasione per fare
un po' di moto insieme, particolarmente utile quando si hanno a
disposizione tempi ristretti .

Vediamo ora insieme le regole.

Attenzione: prima le regole, poi il gioco.

Lascia: quando richiesto, il cane deve lasciare l'oggetto con il


quale stiamo giocando senza alcuna certezza. Insegniamo questo
esercizio partendo da situazioni in cui l'eccitazione del cane è molto
contenuta. Tenendo l'oggetto con una mano invitiamo il cane al
gioco. Aspettiamo che si "attacchi" quindi accuciamoci e
chiediamogli di lasciare. Immediatamente dopo offriamo in premio un
bocconcino (deve essere più interessante dell'oggetto che ha in
bocca!!) indipendentemente dalla reazione del cane. Consumato il
premio, restituiamo l'oggetto. Dopo alcune ripetizioni il cane lascerà
la presa senza alcuna esitazione al nostro segnale, per ottenere il
suo compenso. E' il momento giusto per iniziare a ritardare l'offerta
del premio, posticipandola al comportamento del cane. L'istante in
cui offriamo il rinforzo dovrà seguire il comportamento e non più
precederlo. Non ricattiamo più il cane, ma lo premiamo per aver
lasciato. Quando il comportamento è stato ben assimilato possiamo
premiare il cane con una certa variabilità offrendo qualche volta un
bocconcino, altre volte offrendo nuovamente l'oggetto e riprendendo
il gioco. Verifichiamo con una certa frequenza che il cane lasci la
"preda" anche in condizioni di forte eccitazione.

Nessun incidente: durante il gioco i denti del nostro cane non


devono entrare in contatto con la nostra pelle con il tessuto dei nostri
vestiti. Così le sue zampe. Se ciò accade interrompiamo
immediatamente il gioco, segnando con precisione l'istante in cui è
stata commessa "l'infrazione", utilizzando un chiaro segnale vocale
AHI!!" per esempio). Riprendiamo il gioco dopo qualche tempo. Se si
verificano troppe infrazioni accertiamoci che la nostra segnalazione
del "fallo" arrivi sempre con impeccabile tempismo. Eventualmente
riduciamo l'eccitazione del cane rallentando i movimenti nostri e
dell'oggetto. Durante il gioco è possibile che il cane prenda a
sbattacchiare l'oggetto con una certa decisione e che emetta ringhi
non proprio ammessi. Nessun problema se le regole che abbiamo
stabilito sono rispettate dal cane. Sono questi segnali di grande
coinvolgimento. Possiamo intervallare gli esercizi un po' più "seriosi"
di obbedienza a questo gioco con un duplice scopo. Se gioco è
particolarmente apprezzato dal cane può essere utilizzato come un
potente rinforzo a esercizi completati correttamente. Se vogliamo
migliorare l'affidabilità di certi comportamenti del cane possiamo
richiederli durante il gioco in condizioni quindi di forte eccitazione.

Un altro gioco che riassume molti momenti dell'attività predatoria


è il riporto. Il cane insegue la preda, afferra e la riporta all'interno del
branco, per dividerla con gli altri cani. Ecco cosa probabilmente
spinge il cane a riportare una pallina, un pezzo di legno, o gli oggetti
più disparati. Questo istinto è presente praticamente in tutti i cani, in
alcuni soggetti (e in alcune razze) in maniera più spiccata e in altri
meno, ma non è così difficile farlo saltare fuori. Spesso lo inibiamo
inconsapevolmente fin da quando il cane è cucciolo,
rimproverandolo per ogni cosa che prende in bocca. Altre volte il
cane prende l'oggetto in bocca ma tende allontanarsi da noi. Spesso
siamo noi stessi che induciamo questo comportamento andando in
contro a lui. Quando il cane prende l'oggetto in bocca,
allontaniamoci da lui, quindi fermiamoci e accucciamoci a terra.
Aspettiamo con un po' di pazienza e premiamo il cane se si avvicina
con l'oggetto in bocca, anche solo di qualche metro. Con un po' di
pazienza si dovrebbe riuscire ad "riscoprire" questo gioco.

Il riporto ci consente di far muovere e divertire il cane con poco


dispendio di energie da parte nostra (ottimo per i padroni pigroni)..
Come potete cogliere da questo esempio, il gioco può essere
utilizzato come potente rinforzo per esercizi un po' statici e noiosetti.

RICERCA
L'olfatto è il senso primario del cane. Rispetto a quello umano,
questo senso è di gran lunga più sviluppato. Con gli odori raccoglie
moltissime informazioni. Quando il cane si trova in posti che non
conosce o che non frequenta abitualmente, si concede lunghe e
meticolose perlustrazioni olfattive. Quando è alla ricerca di una
possibile preda, si affida al proprio naso per localizzarla. Spesso
questa attività è così coinvolgente che rende il cane totalmente
"sordo" ai nostri richiami. Questa intensa concentrazione comporta
un consistente dispendio di energie. Può pertanto essere un ottimo
modo per impegnare e rilassare il cane quando non si hanno spazi a
disposizione per farlo correre. Possiamo insegnare al cane a
ricercare gli oggetti più disparati. Possiamo iniziare con il suo gioco
preferito o con un biscotto o con la ciotola contenente il pasto,
nascondendoli poco distante. Il cane non faticherà a capire il
meccanismo del gioco e in pochi secondi completerà la ricerca.
Assoceremo allora un segnale, reale (nome dell'oggetto) per
esempio. Quindi, con gradualità potremo rendere la ricerca sempre
più cpmplicata. Possiamo diventare noi stessi l'oggetto della sua
ricerca. Per questo esercizio è necessario uscire ad allontanarsi
senza che il cane ci segua. Possiamo chiedere al cane di restare in
una certa posizione, abbiamo già provveduto all'insegnamento di
questo utile comportamento, oppure aspettare che sia distratto, o
contare sulla complicità di un'altra persona che trattenga il cane.
Una volta nascosti possiamo richiamare il cane o, ancora meglio,
aspettare silenziosamente che si accorga della nostra assenza. Al
suo arrivo grande accoglienza, coccole, gioco o qualche
prelibatezza.
Questo esercizio, che impegna il cane nella ricerca di un oggetto,
evidenzia le capacità di quello che è il suo senso primario: l'olfatto.
E' un espediente per dissipare le energie del nostro cane, anche in
spazi ristretti come il nostro appartamento e nel pieno rispetto del
suo istinto naturale.
Sempre per stimolare l 'olfatto del cane, possiamo insegnargli a
seguire una pista odorosa, lasciata da una persona. Se ben
organizzato, questo utile esercizio riesce con una certa facilità.
Senza che il cane vi riesca vedere, tracciate una pista di circa una
cinquantina di metri, camminando in linea retta (se la giornata è
tifata assicuratevi di avere il vento alla vostre spalle) a passi molto
ravvicinati. Ricordatevi di lasciare una scia visiva evidente del punto
di partenza e di quello di arrivo. Al termine della pista lasciate un
succulento premio (per esempio una ciotola con il cibo preferito).
Proseguite nella stessa direzione per ancora qualche metro e quindi
deviate perpendicolarmente allontanandovi per almeno una decina
di metri. Quindi tornate al cane procedendo ben distanti dalla pista
tracciata. Prendete il vostro cane al guinzaglio, che dovrà essere
lungo almeno 2 metri. Raggiungete il punto esatto di partenza.
Restando sempre in religioso silenzio, lasciate che il cane annusi e
che tenga il guinzaglio. Se la direzione presa dal cane è corretta
fatevi trascinare dal cane senza opporre nessuna resistenza,
restando sempre in "fondo" al guinzaglio. Fermatevi invece se il
cane esce dalla pista e riprendete ancora il cammino quando rientra
in carreggiata. Con un po' di pazienza arriverete in fondo.
Complimentatevi allora con il vostro cane e lasciate che consumi il
suo premio.

Anche questo esercizio si può rendere più complicato,


introducendo dei cambi di direzione nella pista. Possiamo iniziare
con lievi curvature, per poi arrivare dopo qualche tempo anche a
svolte decise.
L'INSEGNAMENTO DEL SEDUTO

Mettere il nostro cane seduto, può esserci utile in diverse situazioni.


Immaginate di camminare per strada e dover attraversare, ma
stanno passando delle auto. Può essere pericoloso se il nostro cane
rimane in piedi: un solo passo in avanti e scenderebbe dal
marciapiede. Se invece abituiamo ad aspettare seduto il nostro via,
saremo più tranquilli.

Vi sono altre situazioni, magari meno pericolose, ma nelle quali il


seduto può esserci utile. Per esempio entre parliamo con un amico
incontrato per strada: meglio seduto che con le sue meravigliose
zampette gli abiti del nostro interlocutore; mentre gli diamo la
ciotola.... Non è bello che continui a saltellarci dosso!

Ma come facciamo ad insegnarglielo?

Molti ci avranno già provato. Qualcuno senz'altro ha pensato di


dirgli la parola "seduto", aspettandosi che lui sedesse e non avendo
ottenuto alcun risultato, l'ha ripetuta più volte, magari aggiungendo
un tono di voce po' minaccioso e magari facendo una certa
pressione sul suo posteriore. Il cane finalmente si siede (sfido a fare
diversamente con quella fastidiosa pressione!) e la persona si
convince di avergli insegnato il seduto.
In realtà è vero: gli ha insegnato a sedersi, ma in che modo? Vi
presento un altro puntodi vista. Il padrone pronuncia la parola
"seduto" e sulla testa del cane nasce una vignetta con un grosso
punto interrogativo. La parola viene ripetuta aggiungendo la
minaccia e la pressione sul posteriore. Nella mente del cane
comincia a formarsi un'associazione:
<<seduto = pressione sul posteriore>>
Dopo un po' di ripetizioni l'associazione diventerà sempre più
forte ed il ragionamento del cane sarà:

<<Ha detto seduto, ahi! Adesso mi spinge, mi siedo così non ci


riesce!>>

Effettivamente il cane ha imparato a sedersi, ma siamo sicuri di


volere proprio questo? Mi auguro di no! Cosa dobbiamo fare?
Così come abbiamo visto per il "terra", anche la posizione
"seduto" è un comportamento che il cane conosce e propone
spontaneamente. Quindi dovremo solo fare in modo di poterne avere
il controllo con un preciso segnale. Aspettiamo, quindi, che lui
proponga spontanea
mente questa posizione, fotografiamola con un click e facciamo
seguire un bocconcino.
Cosa fare se proprio non ne vuole sapere di sedersi? Potremo
dargli qualche aiutino. Provate ad immaginare il movimento che
dovrebbe fare un cane in piedi per osservare qualcosa di
interessante che si trova subito dietro alle sue orecchie o un metro
più alto della sua testa... Esatto! Il nostro cane comincerà ad alzare il
muso ad abbassare il posteriore, in altri termini dovrà sedersi. Allora
ecco quale potrebbe essere l'aiutino da dargli: tenete nella vostra
mano chiusa un bocconcino, passate la mano sopra al naso del
cane, allungando il braccio in direzione della sua coda e vedrete che
si siederà. Se invece di sedersi, il cane facesse qµalche passo
indietro, lavorate vicino ad un muro, in modo che non abbia lo spazio
per indietreggiare. Fatto ciò, dovremo far alzare il cane o aspettare
che si alzi da solo.
Ora che abbiamo preso un po' di dimestichezza con i premi,
possiamo offrirgli il bocconcino di ricompensa (mi comando, sempre
dopo il click) un po' distante dal suo naso, in modo che per afferrarlo
si debba alzare. Noterete che dopo poche ripetizioni, il vostro
cucciolone sarà abbastanza pronto a rimettersi subito seduto;
basterà poco esercizio perché questo comportamento si ripeta con
una certa frequenza. Noi dovremmo aver imparato molto, dopo tutto
quanto letto fino ad ora, ma anche lui non è rimasto indietro!
Quando ci accorgiamo che dopo aver ricevuto il premio ed
essersi alzato, il cane propone di nuovo il seduto, ora potremo
cominciare ad associare il segnale.

Ora dobbiamo rinforzare il sedersi del nostro cane, non appena


sta per mettersi seduto pronunciamo la parola "seduto"; dobbiamo
stare attenti a non sparare colpi a vuoto, dobbiamo avere pazienza e
non avere fretta. Non anticipiamo segnale, pronunciamolo solo
quando siamo sicuri che il cane si stia già mettendo seduto. A
questo punto smettiamo di premiare i comportamenti spontanei
(senza il nostro segnale).
Continuiamo a lavorare in questo modo, anticipando sempre di
più la parola "seduto"; procediamo a piccoli passi, fino a che il nostro
cane non si metterà seduto ogni volta che noi daremo il segnale.
Proviamo a ripetere, di tanto in tanto, la parola e quindi ignorare ciò
che fa il cane, in modo che lui capisca che quella posizione funziona
solo quando richiesta. Una volta che il comportamento si è
abbastanza consolidato, dobbiamo estendere le situazioni in cui
proporre l'esercizio al nostro cane. Ricordiamoci sempre che in ogni
posto nuovo, lui sarà un po' meno concentrato e quindi dovremo
facilitargli un po' l'esercizio.
Il nostro prossimo passo sarà quello di insegnargli a mantenere
la posizione. Abbiamo due criteri da selezionare: il tempo e la
distanza.
Variamo sempre su una cosa alla volta e cominciamo sempre
con quella più facile; in questo caso "il tempo".

Cominciamo in un luogo tranquillo. Chiediamo il seduto al nostro


cane e quindi click e bocconcino . Come? non si siede? Avete avuto
troppa fretta di procedere, fate qualche passo indietro e più esercizio
prima di andare avanti. Chiediamo nuovamente il seduto e quindi
aspettiamo due secondi prima del click. Facciamo dieci ripetizioni,
inframezzando ogni tanto, un seduto con click immediato. Inseriamo
quindi un po' di gioco: ricordiamoci sempre di fare sequenze brevi,
dobbiamo sempre interrompere prima che il cane cominci ad
annoiarsi. Aumentiamo gradualmente il ritardo fra comportamento e
premio.
Insegnare al cane a restare seduto è estremamente semplice se
procediamo con gradualità. Anziché cliccare istantaneamente, non
appena il cane si siede, ritardiamo leggermente il nostro click. Ma
solo qualche attimo, mi raccomando.
Allungando poco alla volta il tempo tra il seduto del cane e il click,
gli insegneremo a , mantenere questa posizione. E' importante
cominciare ogni sessione con una o due richieste più semplici (più
brevi).
Se il cane dovesse "rompere" la posizione prima del nostro
click... niente paura e soprattutto niente rimproveri. Facciamogli
ripetere il seduto, la prima volta premiandolo subito, la seconda
aspettando la metà del tempo rispetto all'esercizio sbagliato ed infine
una terza, aspettando il tempo iniziale. Sospendiamo, quindi, e
giochiamo.

Un altro suggerimento importantissimo : non sospendiamo MAI il


lavoro subito dopo un errore, dobbiamo SEMPRE concludere con un
esercizio fatto bene.

Procediamo col nostro lavoro aumentando gradualmente il


tempo; quando saremo arrivati ad aspettare una decina di secondi,
cominceremo a fare sessioni miste, aumentando la media, sessione
per sessione, di uno o e secondi.

Esempio: supponiamo di fare sessioni da sei ripetizioni ciascuna.


La durata del seduto potrebbe essere:
sessione(media 1O")6"12"10"14"8"10"
sessione(media 11")6"14"16"10"12"8"
sessione(media 12")10"8"14"16"14"10"

Ovviamente ricordate di giocare molto fra una sessione e l'altra.

Possiamo andare avanti all'infinito con questo esercizio, ma


ricordiamoci che per lunghe attese la posizione a terra è più indicata
di quella seduto. E' più comoda e più rilassante, il cane è meno vigile
e quindi meno stimolato a muoversi.
Anche in questo caso ricordiamoci sempre della sicurezza
dell'animale che deve venire sempre prima di ogni sa. Insegniamogli
pure a stare seduto durante nostre brevi assenze, questo gli
permetterà di stare tranquillo, a assicuriamolo ad un paletto con il
guinzaglio, staremo più tranquilli anche noi.
LA POSSESSIVITÀ

L' educazione del cane non si deve limitare ad insegnargli a tornare


quando lo chiamiamo o a sedersi o a non tirare al guinzaglio. Sono
questi, comportamenti di certo utili, ma dobbiamo prendere in
considerazione anche tutti quei comportamenti naturali del cane che
possono diventare pericolosi quando proiettati nella vita in famiglia
La possessività è certamente il primo tra questi. Questo aspetto del
carattere del cane può dare origine a manifestazioni aggressive
troppo spesso inaspettate. Lo scopo principale di questo capitolo è
di capire le motivazioni della possessività, in quali contesti si può
manifestare e come operare per prevenire o per correggere.

Con il temine possessività vogliamo riferirci, genericamente, a


quell'istinto del cane che lo spinge a difendere attivamente tutte
quelle cose che rivestono per lui una certa importanza. Ilcane fa la
guardia al suo territorio, suo cibo, difende gli altri elementi del
branco. Questo atteggiamento del cane ci torna talvolta
gradito, quando sorveglia la nostra casa, la nostra persona, ma altre
volte può rivelarsi estremamente pericoloso, quando ad esempio è
infastidito dalla nostra presenza, o da quella di qualcun altro, mentre
consuma il pasto.

Il cibo, sopra a tutto, è la risorsa più importante per ogni animale,


cane compreso. Un predatore spesso impiega molto tempo e grande
dispendio di energie per procacciarsi il cibo ed è per questo motivo
che mal si dispone a condividere con altri il frutto di grandi fatiche. E'
facile comprendere come questo istinto sia razionale per la
sopravvivenza dell'individuo. Non ci dobbiamo meravigliare, quindi,
se il nostro cane ci guarda diffidente o magari ringhia quando ci
avviciniamo un po' troppo alla sua ciotola o al suo osso. Anche e
riceve il cibo con regolarità, in abbondanza e senza muovere un dito,
talvolta vediamo riemerge quest'istinto atavico. Il cibo non è la sola
risorsa che il cane tende a difendere. La possessività, infatti, può
essere estesa anche verso gli oggetti più disparati, spesso per noi
insignificanti, ma non per il nostro cane. Un semplice pezzo di legno
o di plastica, un fazzoletto di carta possono diventare, per il cane,
oggetti di un certo valore. Valore diverso a seconda del cane e della
situazione, ma sufficiente talvolta ad innescare la sua gressività.
Attenzione quindi ad avvicinarvi ad un cane che sta rosicchiando
qualcosa, o ad avvicinarvi, se non a tentare di prendere, un suo
giocattolo o la sua ciotola. Anche se state passando di lì per caso,
anche se vostre intenzioni non sono certo quelle di rubargli quel che
rimane di una vecchia ciabatta, il cane può tenntare di allontanarvi
con un'occhiata minacciosa o con un ringhio o magari con una vera
e propria aggressione. Il motivo è semplicissimo: si tratta di un istinto
scolpito nel suo codice genetico. La pericolosità di questo
atteggiamento sebbene così evidente, viene troppe volte
sottovalutata e trascurata.

Oltre a difendere il proprio cibo e oggetti di vario genere (tra cui


possiamo inserire spesso il proprietario) il cane può cercare di
tenerci lontani dal posto dove solitamente soggiorna. Il famoso detto
che consiglia di non toccare il can che dorme andrebbe tenuto nella
debita considerazione. Purtroppo il cane non sempre sceglie
convenientemente (per noi, non per lui) il posto dove dormire.
Sembra preferire il nostro letto o la nostra poltrona alla sua brandina
e, una volta presone possesso, ci troviamo in difficoltà a convincerlo
a cambiare azione. Quando il cane si dimostra assolutamente sordo
ad ogni nostra parola, ci troviamo costretti a farlo stare con la forza,
spingendolo via. Questa operazione di "rimozione forzata" può
essere oltre che straziante e faticosa (se si tratta di un terranova, per
esempio) ma anche pericolosa. Il cane, se ha imparato a sopportare
le nostre lamentele, può non sopportare di essere costretto ad
abbandonare il SUO posto preferito.

Abbiamo individuato alcune delle principali forme in cui si può


manifestare la possessività del nostro cane. Ci concentreremo su
queste che riteniamo essere le più pericolose, ma il metodo che
utilizzeremo sarà facilmente realizzabile. Eviteremo tassativamente
di entrare in competizione con il nostro cane. Eviteremo di sottrargli
deliberatamente la sua ciotola, il suo osso o il suo gioco preferito.
Eviteremo di spingerlo o di tirarlo per farlo stare. Eviteremo
complicati sotterfugi per rientrare in possesso dei nostri calzini.
Percorreremo la strada della collaborazione, dello scambio.
Vedremo di spiegargli che nessun umano, a differenza dei suoi
colleghi cani, ha intenzione di fregargli il suo osso o qualche avanzo
del suo pasto. Vedremo di spiegargli che può avere fiducia nell'uomo
e che non c'è nessuna necessità di sprecare così tante energie per
difendere le sue cose. Quante preoccupazioni e quanto stress
inutili!! Infine, per esagerare, gli insegneremo che cederci le sue
cose non comporta il rischio di perderle, ma talvolta, se non spesso,
comporta notevoli vantaggi per lui.
Questo approccio decisamente inconsueto per la mente di un
cane, non lo dovrebbe essere per una mente umana. Ma siamo
spesso più propensi a scendere a far due passi nella società canina,
piuttosto che invitare il cane a salire dalle nostre parti ...
LA DIFESA DEL CIBO
Il cibo rappresenta per il cane la risorsa di primaria importanza.
Quando un branco di lupi si spartisce una comune preda, c'è grande
tensione, determinata da una forte competizione tra i vari
componenti. Strappato un pezzo di carne, il lupo si allontana dal
resto del branco per poterlo consumare in relativa tranquillità e non
appena avverte l'avvicinarsi di qualche altro compagno si allontana
ancora o lo diffida dal fare qualche passo più. La stessa cosa
accade con i cani. Nel nostro piccolo branco di cani, composto da tre
elementi, si osservano comportamenti pressoché identici. Nessuno
di loro vuole spartire il proprio cibo con gli altri due. Diamo loro,
molto spesso, grossi pezzi di carne. Li poniamo nello spesso punto
del giardino. Ognuno di loro si affretta a prenderne uno, per poi
allontanarsi velocemente. Un semplice ringhio è spesso sufficiente a
dissuadere chi, avendo già finito, ricerca un extra. E quando il
ringhio non basta, si prova con qualche segnale più incisivo.

Il cane, quando mangia, ha la tendenza a comportarsi con noi


così come si comporterebbe con un qualunque altro cane. Non sa
che NOI non abbiamo la benché minima intenzione di competere
con lui per quella "succulenta" zuppa o, ancor peggio, per quel
pezzo di osso di 5 giorni, sporco di terra, o quella carcassa di cibo
raccolta dal bidone dei rifiuti.

Ma come fare per cambiare questa convinzione, assolutamente


infondata, del cane?

La soluzione di forza, volta a reprimere eventuali reazione del


cane, seppur timide, non centra propriamente l'obbiettivo. La
naturale diffidenza che il cane può provare nei nostri confronti,
diventerà decisamente più forte ed assolutamente motivata. Il cane
semplicemente si rassegna ad accettare la nostra presenza, se non
addirittura cederci il suo pasto. Ma lo fa per paura di una punizione.
Aggiungiamo sul cane ulteriore tensione, aggressività genera
aggressività, ricordate?
Vediamo allora come eliminare quella motivazione che spinge il
cane a difendere il proprio cibo, percorrendo la strada della
collaborazione, evitando di sottoporre il cane a INUTILI tensioni ed
evitando di correre noi UTILI rischi.

Ecco un semplice esercizio che possiamo fare con il nostro


amico affinché accetti, senza alcun timore (mai ...), la presenza di
altre persone intorno a lui, o addirittura a contatto, quando consuma
il proprio pasto. Se avete un cucciolo in casa questo è uno dei
primissimi esercizi da fare con lui. Se invece il cane è già più adulto
e magari ha già dato qualche segno di aggressività in questo
contesto, procedete con estrema cautela e senza fretta.

Il nostro lavoro si articolerà in diverse fasi. Ci saranno molti passi


da percorrere, ma non è detto che si tratti di un processo che
richieda molto tempo. Ripetere ogni passo una decina di volte, per
almeno un paio di giorni. Passerete al passo successivo quando il
cane si dimostrerà assolutamente tranquillo e fiducioso. Non abbiate
fretta e non bruciate le tappe.

1.Tagliate una decina di pezzi di carne, metteteli dentro una


busta di nylon e quindi infilate il tutto dentro la vostra tasca. Prendete
la ciotola e andate verso il vostro cane. Mettete la ciotola vuota a
terra, con il vostro cane vicino a voi. Prendete un pezzo di carne
dalla vostra tasca e ponetelo nella ciotola del cane. Un pezzo alla
volta consumate tutto il contenuto della busta.

2.Ripetete il passo precedente tenendo però una mano sulla


ciotola (vuota), mentre con l'altra prenderete i pezzi di carne dalla
vostra tasca, uno alla volta, e li metterete dentro la ciotola. Tenete la
mano che è sulla ciotola ben ferma

3.Ripetete l'esercizio precedente con questa piccola variante. La


mano che si trovava sulla ciotola, ora la solleva leggermente e
contemporaneamente mettete dentro, con l'altra mano, un pezzo di
carne. Offrite quindi la ciotola con il cibo al cane, posizionandola a
terra. Iniziate sollevando la ciotola di qualche centimetro (non un
metro, mi raccomando) fino ad arrivare a ritirarla completamente. La
ciotola va via vuota e ritorna con qualcosa dentro.

4.Prendete la ciotola e mettete dentro diversi pezzi di pane, o


altro cibo che risulti poco appetibile al cane. Offrite la ciotola al
cane, mettendola a terra. Tenete una mano sulla ciotola e
aggiungete di tanto in tanto qualche pezzo di carne così come avete
fatto al punto 2.

5.Ripetete il passo 3, ma con la ciotola precedentemente riempita


con del pane.

6.Ripetete il passo 3, riempiendo precedentemente la ciotola con


cibo via via più appetibile rispetto al pane.

7.Ripetete i passi da 1 a 6 con persone differenti.

DIFESA DEGLI OGGETTI


La possessività, come abbiamo già accennato, può essere diretta
anche verso gli oggetti più disparati. Difficile una casistica. Noterete
nel cane un atteggiamento molto simile a quello descritto per il cibo.
Il cane aggressivo, quando qualcuno si avvicina a lui, tende ad
affrettarsi a far su le sue cose e ad andare via, oppure, se trova il
coraggio per affrontavi, preferirà mettersi in mezzo per tentare di
dissuadervi dal fare altri passi.

Una cosa certamente da non fare è quella di andare incontro al


cane per prendergli quello che ha in bocca. Finirete per inseguirlo
per tutto il giardino, infastidendolo maggiormente e rischiando
qualche guaio. Anche, se sta sbocconcellando un vecchio calzino,
non affrettatevi a sgridarlo, piuttosto tentate di distrarlo, di focalizzare
altrove la sua attenzione. Non dimostratevi minimamente interessati
alle sue cose. Non tentate di fregarlo. Ci riuscirete una volta, forse
due, ma la sua diffidenza, che è proprio ciò chevorremmo ridurre fino
a cancellare, aumenterà ancora.
Il nostro obbiettivo sarà di insegnare al cane a scambiare con noi
i suoi oggetti, rendendo estremamente piacevole e gratificante (per
lui) questo comportamento. Come vedete ricerchiamo ancora una
volta un approccio volto alla positività. L'esercizio che proponiamo è
del tutto simile a quello descritto sopra. Scegliete, tra gli oggetti
"cari" al vostro cane qualcosa che stimoli debolmente la sua
possessività. Ripete ogni singolo passo qualche decina di volte, più
volte al giorno, per più giorni. Al solito evitate lunghe ed estenuanti
ripetizioni. Passate al passo successivo solo quando il cane "lascia"
senza la minima esitazione.

1.Offrite al cane l'oggetto che avete scelto (senza lasciarlo se


avete il timore che lo porti via) e poco dopo chiedete di lasciare.
Click! quando apre la bocca e un interessante bocconcino come
ricompensa. Prendete l'oggetto e offritelo ancora al cane. Se il cane
non lascia l'oggetto, scegliete uno ancora meno interessante.

2.Ripetete il passo precedente, scegliendo di volta in volta oggetti


sempre un pochino più interessanti. Non passate, nel giro di pochi
minuti, da un pezzo di legno al fatidico osso. Cambiate oggetto dopo
diverse ripetizioni, se non dopo alcuni giorni.

3.Ritornate ad oggetti che occupano le ultimissime posizioni nella


sua hit-parade. Ripete questo stesso esercizio, lasciando l'oggetto al
cane. Avvicinatevi a lui e chiedete di lasciare. Click quando apre la
bocca e il solito premio. Restituite l'oggetto al cane e andate via.

4.Ripetete il passo precedente, passando in rassegna diversi


oggetti, procedendo in ordine crescente di difficoltà. Nessuna fretta,
mi raccomando.

5.Quando avrete guadagnato la totale fiducia del vostro cane,


premiate il cane in modo intermittente. Restituite sempre il suo
oggetto.

6.Aggiungiamo un'ultima variabile: omettiamo talvolta di restituire


l'oggetto.
7.Saltuariamente ricordatevi di verificare la disponibilità del vostro
cane a cedere le sue cose. Avvicinatevi a lui quando ha il suo gioco
preferito e chiedetegli di lasciare. Ricompensatelo e restituitegli il
suo gioco.

LA DIFESA DEL PROPRIO POSTO


Come abbiamo accennato, il cane non tende a difendere solo
oggetti materiali, quali il cibo o i suoi giochi, ma anche qualcosa di
decisamente più astratto: il posto dove riposa. Trovare un posto
comodo, riparato, strategico è oggetto di competizione all'interno del
solito branco di lupi. Qualcosa di simile accade anche a noi in
svariate situazioni: avete presente certe scene per accaparrarsi un
parcheggio in città o al mare nel weekend?

Il cane non abbandonerà volentieri la poltrona, guadagnata dopo


ore di appostamenti, non si sposterà volentieri neppure dallo zerbino
su cui si è acciambellato, per farvi passare. Non è così per tutti i
cani, ma di certo per alcuni, se non per molti. Probabilmente, dopo
gli esercizi sul cibo e sullo scambio degli oggetti, vi verrà in mente
qualcosa di simile per prevenire o per eliminare questa forma di
possessività.

Come avrete immaginato, cercheremo di convincere il cane a


cambiare la propria posizione, cioè a muoversi ed accomodarsi da
un'altra parte, senza usare la forza. Ancora una volta, sceglieremo la
strada della collaborazione. Se saremo bravi, faremo diventare
questo comportamento, piacevole e divertente.
Anche se il vostro cane si dimostra semplicemente pigro a
muovere il posteriore, ma certo non aggressivo, troverete
interessante questo esercizio (speriamo!!). Molto più comodo fare
spostare il cane col forza delle vostre parole, piuttosto che con
quella delle vostre mani.

Ecco l'esercizio che vi proponiamo.


Insegnate al cane a toccare con il naso la vostra mano. Non
sarà difficile se terrete la mano, ben ferma, vicino al suo naso (solo
un paio di centimetri) palmo rivolto verso di lui. Il cane è curioso e si
avvicinerà immediatamente. Nel preciso istante in cui la punta del
suo naso tocca la vostra mano ... click! ... premio. Siate precisi,
dovete dare al cane la stessa impressione che provate quando
premete l'interruttore della luce. Non appena lo sfiorate ... click, si
accende la luce. Progressivamente posizionate la mano ad una
distanza via via crescente, ma sempre tenendola immobile. Un click
preciso e poi il premio, insomma le solite cose... Quando il cane
toccherà velocemente la vostra mano, potrete iniziare a muoverla,
allontanandola mentre il cane si avvicina (il cane non la deve
inseguire per km e km, fategliela -toccare, per favore!). Quando il
cane avrà ben appreso questo giochino, potrete anticipare il click,
senza pretendere quindi che il cane tocchi la mano. In questo modo
insegniamo al cane a spostarsi e seguire i gesti della nostra mano.
Geniale non è vero? Potrete farlo salire e scendere dalla vostra
vettura, dal divano o dalla poltrona (principalmente scendere, salire
è già bravissimo). E soprattutto non dovrete iscrivervi ad un corso di
body building, se il vostro cane pesa più di 30kg!!
INIBIZIONE DEL MORSO

Troppo spesso ci si meraviglia quando un cane, che prima appariva


buonissimo, improvvisamente morde qualcuno, magari il suo
padrone. In realtà, nella maggioranza dei casi, lui ha avuto una
reazione perfettamente normale per un cane ... non altrettanto per
noi. Ci si preoccupa sempre tardi, dopo che il fatto è avvenuto, a
volte con i rimedi un po' estremi. Sarebbe molto più facile e più
opportuno prevenire queste situazioni.
Dobbiamo sempre ricordarci che il nostro amico è un cane e si
comporta come tale. Lasciarsi trasportare dall'immagine che ci
propongono film e cartoni animati, che attribuiscono al cane pensieri
e ragionamenti umani è controproducente per noi e al tempo stesso
rovina la sua immagine. Il cane è un animale splendido, proprio
perché cane. Attribuirgli dei comportamenti "umani" non lo rende
migliore, forse lo fa sembrare più simile a noi, ma proprio per questo
lo sminuisce. Il cane ragiona, è vero, ma da cane. Le sue azioni non
sono premeditate, non agisce per dispetto e soprattutto, non prova
senso di colpa per le sue azioni. "Quando lascio solo in casa il mio
cane, lui per dispetto mi rosicchia le scarpe. Sa che non deve farlo,
infatti quando rientro va a nascondersi perché sa di aver sbagliato.
Si comporta proprio come una persona!" Quante volte abbiamo
sentito racconti del genere. L'inconscia presunzione dell'uomo lo
porta ad attribuire al cane ragionamenti tipicamente umani, come per
innalzarlo al suo livello. La dice lunga la frase "Ma sei un cane!"
detta in tono negativo ad una persona che ha fatto male una certa
cosa. Se diamo al racconto il suo vero significato, avremo una storia
completamente diversa. "Il cane, lasciato solo, si annoia e per
scaricare un po' di stress, comincia a rosicchiare qualcosa,
soprattutto gli oggetti che hanno l'odore del suo padrone che in quel
momento è assente ("Si accanisce sempre verso le mie scarpe
preferite" - sono probabilmente quelle che indossiamo di più e quindi
che hanno maggiormente il nostro odore). Il fatto poi, che al nostro
rientro si vada a nascondere, è perché altre volte, dopo averlo
lasciato solo, lui ha rosicchiato qualcosa e noi, appena tornati,
l'abbiamo sgridato". Il cane è un animale istintivo e innocentemente
egoista ed opportunista. Se riflettiamo un attimo ci rendiamo conto
che non può che essere così. E' un animale predatore, ma al tempo
stesso è anche un predato. Il suo istinto di sopravvivenza lo porta a
compiere solo azioni che salvaguardino la sua vita e la sua salute.
Ammazza una preda solo quando ha fame, non lo farà mai quando
ha la pancia piena. Arretra o scappa di fronte ad un pericolo che non
è in grado di affrontare. Attacca quando viene messo alle strette o
quando si sente minacciato. Detto ciò, non dovremmo più avere
dubbi sul perché un cane può mordere e sul fatto che sia un
comportamento naturale. Abbiamo detto che un cane può mordere
quando si sente minacciato. Ma quali sono queste possibili
minacce? Non esiste un elenco che sia valido per tutti, ognuno ha il
suo carattere e anche per lo stesso cane quello che può presentarsi
come una minaccia oggi, non è detto he lo sia domani e viceversa.
Quello che è certo è che prima di attaccare, il cane manifesta degli
evidenti segni di disagio. Dobbiamo essere molto attenti ad
osservare ed interpretare i suoi comportamenti e quindi aprire i suoi
pensieri. Se il vostro cane manifesta aggressività, anche minima, nei
confronti delle persone o degli altri cani, dovete fare un'analisi per
individuare quale sia la causa e quindi intervenire nel modo giusto e
correggerla o eliminarla. Anche se il vostro cane è molto buono con
tutti, provate ugualmente a verificare quale sia realmente il suo
rapporto con gli altri, persone o cani, potreste scoprire qualcosa che
non vi aspettavate o, in ogni caso, avrete fatto un esercizio utile per
capire meglio la sua mente. Facciamo un'analisi sul carattere del
nostro amico peloso. Penso che tutti voi siate in grado di descrivere i
tratti salienti del vostro cane. Si tratta di un cane molto sicuro di sé
oppure è piuttosto cauto o addirittura fifone? Ha un buon rapporto
con le persone, è espansivo o piuttosto timido e riservato? E' un
cane che abbaia molto o non abbaia per niente? Se incontra altri
cani si dispone amichevolmente al gioco, si dimostra indifferente o
alza il pelo e si avvicina lentamente? Ama il contatto fisico e gli piace
essere stropicciato o viene infastidito da coccole un po' soffocanti?
Dalle vostre risposte si potrebbe già delineare com'è il carattere del
vostro cane e capire quali potrebbero essere delle possibili minacce
e la sua eventuale reazione. Se il cane è molto sicuro di sé, è vero
che le situazioni di minaccia saranno minori, ma è altrettanto vero
che in tali situazioni difficilmente opterà per la fuga. Se fosse molto
pauroso, ogni cosa sarebbe vista come una minaccia e
tendenzialmente cercherà di lontanarsi, ma se messo alle strette... la
sua reazione potrebbe essere pericolosa. Se si dimostra espansivo
verso le persone, anche sconosciute, in generale significa che non
prova diffidenza nei confronti dell'uomo e che quindi non è per lui
una minaccia. Se, al contrario, è timido e riservato, c'è sicuramente
a monte, un problema di socializzazione; le persone dovranno
approcciarlo in modo calmo e assolutamente non invadente, meglio
aspettare passivi una sua prima mossa. Se abbaia molto al
passaggio delle persone o di altri cani, sicuramente è per cercare di
allontanarle perché lo infastidiscono; potrebbe essere un problema
di territorialità, se non ama essere toccato, soprattutto da estranei,
ogni gesto verso la sua figura potrebbe essere mal interpretato. Se
schiva gli altri cani è quasi sicuramente un problema di
socializzazione, mentre se rizza il pelo potrebbe anche essere
territorialità (una volta conquistato un terreno di caccia è meglio
tenere distanti i concorrenti!). Osserviamo attentamente i suoi
comportamenti e capiremo in che direzione muoverci.
Riassumendo, le principali situazioni di disagio per un cane, da
tenere presenti e da cercare di modificare, si possono associare alle
seguenti caratteristiche: diffidenza o intolleranza verso persone o
cani, difesa della ciotola o di un oggetto, difesa della sua proprietà:
auto, giardino, casa

-> socializzazione
-> possessività
-> territorialità

In tutte queste situazioni il cane potrebbe manifestare una


reazione aggressiva. Abbiamo già visto, nei precedenti capitoli,
come intervenire per mitigare questi problemi. In questo modo
ridurremo le situazioni di stress, ma dovremo agire anche in un' altra
direzione. Abbiamo detto che "mordere" in determinate circostanze,
è del tutto naturale per un cane, la sua bocca è un po' come le
nostre mani: una persona con poco autocontrollo probabilmente
reagisce, in un momento di rabbia o di tensione con un pugno,
analogamente un cane reagirà con un morso. Quello che dobbiamo
fare è aumentare l'autocontrollo del nostro cane, fare in modo che
non usi mai la bocca per difendersi dalle persone. Attenzione,
questo non significa impedire al cane di rosicchiare qualunque
cosa!!! Vediamo, per esempio, un cucciolo. I cuccioli hanno bisogno
di giocare ed hanno veramente tanta energia da spendere. Il loro
gioco preferito e che gli permette di dissipare un po' di energia, è
senz'altro "ROSICCHIARE". E lo fanno su qualsiasi cosa gli capiti
sotto tiro, spesso sulle nostre mani o sulle nostre caviglie. E'
giustissimo che il cucciolo rosicchi, è anche così che scopre il
mondo, ma insegniamogli a non farlo mai sulla nostra pelle. Non
lasciamoci mai mordicchiare le mani, anche se la cosa può
sembrarci simpatica e divertente. Facciamolo giocare tenendo in
mano un giocattolo o uno straccetto. Non appena tocca la nostra
pelle con i dentini, smettiamo di giocare, ci voltiamo dall'altra parte e
lo ignoriamo per qualche istante. Riproponiamo, quindi, il gioco,
pronti ad interromperlo quando i suoi denti vengono in contatto con
la nostra pelle. Al terzo tentativo di rosicchiarci le mani, smettiamo
definitivamente di giocare e ce ne andiamo. Riproveremo dopo
almeno mezz'ora. Continuiamo a proporgli questo esercizio
lavorando con coerenza: non dovremo mai consentirgli di
mordicchiarci le mani, anche se non ci fa male, anche se lo fa per
gioco. Ricordiamoci che il cucciolo poi cresce e suoi giochi diventano
sempre più pesanti. La sua bocca diventa sempre più forte e
comincia a farci male. La nostra reazione sarà quella di porre una
certa resistenza o nascondere le mani e la sua reazione sarà una
maggiore insistenza e una maggiore stretta, innescando un ciclo
vizioso. Immaginate se un cane di media o grossa taglia giocasse in
questo modo con un bambino. Probabilmente il bimbo cercherebbe
di tirare via la mano e le conseguenze potrebbero essere spiacevoli.
Mi raccomando, allora, non consideriamo i cani delle "cose"
pericolose, ma non trascuriamo nemmeno quella che è la loro
natura.
IL CONTATTO FISICO

Quante persone, la maggior parte bambini, riescono a resistere alla


tentazione di accarezzare e stropicciare, anche vigorosamente, il
nostro simpatico cagnolone? Quanti confondono la testa del nostro
cane per un pallone da basket? Ah, che godimento quelle pacche
sulla testa!! E che dire di quelle piccole e simpaticissime canaglie
che, sruttando un momento di distrazione dei genitori,
inframmezzano, tra una carezza e l'altra, qualche robusto pizzicotto?
Nel corso della sua vita il cane dovrà accettare di essere toccato in
moltissime occasioni e in molteplici modi, da un grande numero di
persone. Ma non tutti i cani apprezzano il contatto fisico, non in ogni
situazione e non certo quando vengono "coccolati" con un po'
troppa energia o con grande insistenza (vero bambini?). Impariamo
noi, per primi, a rispettare il nostro cane, a coccolarlo nel modo in cui
piace lui e non a noi, impariamo che quando è il momento giusto.
Non è così difficile, basta imparare ad osservare le sue reazioni .
Provate a capire in che modo toccarlo e in quali parti del corpo. Se il
cane si tira indietro, vuol dire che le nostre attenzioni non sono
gradite. Può sembrare banale, non vi pare? Purtroppo non è così per
tutti. La reazione più frequente delle persone quando il cane cerca di
sottrarsi al contatto fisico, indietreggiando di quei pochi centimetri
concessi dal guinzaglio, è quella di avvicinarsi ulteriormente,
tentando quasi di afferrare il cane. Coccolare il cane è una loro
necessità imprescindibile cos'altro deve fare un cane per cercare di
spiegargli che non vuole essere toccato. Morsicare forse? Perché il
cane DOVREBBE accettare tutto ciò? Non a tutti è chiara la
differenza tra un cane e un peluche.

Se vi soffermate ad osservare il modo in cui le persone


approcciano al cane, scoprirete un vasto campionario di "torture" a
cui dovrà abituarsi. Purtroppo, non avendo i mezzi per educare
l'intero genere umano ad un maggiore spetto degli animali e della
natura in genere, dovremo educare il cane ad una "ingiustificata"
tolleranza. Oltre a tutto ciò, il cane dovrà "sopportare" altre
noiosissime ma inevitabili pratiche. Con un certa assiduità dovrà
essere spazzolato ed ispezionato accuratamente, talvolta dovrà
sopportare anche qualche piccolo "intervento", come per esempio la
pulizia delle orecchie o degli occhi, l' asportazione di una zecca o
una spina, la medicazione di una ferita e magari, cosa abbastanza
probabile, qualche iniezione. E non sempre saremo noi a mettere le
mani "addosso" al cane. Il veterinario sarà il peggiore di tutti mali!!
Quale cane ama il proprio veterinario? Il primo incontro avviene
solitamente in tenera età. Due enormi manone gli spalancano la
bocca, due dita penetrano dentro premono forte la sua linguetta. Poi
il muso viene chiuso, le labbra alzate, prima una poi l'altra. Poi gli
occhi e quindi le orecchie. Il veterinario ora si allontana e il cucciolo,
stretto ancora dalle mani del suo padrone, tira un profondo respiro di
sollievo. Giusto il tempo di una boccata d'aria e ... zac ... la prima
vaccinazione!! Se il cane è infastidito dal solo contatto delle nostre
mani, c'è da aspettarsi che viva simili situazioni con grande tensione.
Oltre allo stress per il cane, c'è dall' altra parte la difficoltà, se non
l'impossibilità, di fare un buon lavoro. Come al solito, c'è sempre in
agguato il rischio di qualche morsicatura.

Conviene perciò abituare il cane, fin da cucciolissimo, ad essere


toccato ed ispezionato, nel tentativo di rendere queste operazioni
addirittura piacevoli. Quando il nostro cane incontrerà persone che
chiederanno di poterlo accarezzare, invitiamole a farlo nel modo
corretto, secondo le preferenze del nostro cane. Chiedete loro, se vi
sembra il caso (soprattutto se il vostro cane si dimostra un po'
diffidente o timoroso), di accucciarsi senza tentare di afferrare il
cane, ma aspettando invece che sia lui ad avvicinarsi e quindi ad
accarezzarlo gentilmente. Complimentatevi con il vostro cane e
ricompensatelo con qualche bocconcino per la pazienza dimostrata.
In questo modo renderemo questo evento ancor più piacevole.
A casa faremo invece un lavoro differente. Il nostro obbiettivo
sarà quello di preparare il cane a tutta quella serie di interventi che si
renderanno necessari nel corso della sua vita. Non aspettiamo ad
affrontare il problema quando dobbiamo fargli la prima iniezione o
dobbiamo mettergli le gocce nelle orecchie. Prepariamolo con largo
anticipo. Organizziamo il nostro lavoro con una certa sistematicità e
procediamo con gradualità. Quello che dovremo insegnargli è molto
semplice. Dovremo insegnargli a restare fermo e immobile per un
certo tempo, senza nessuna pressione fisica, senza nessuna
costrizione.

Procediamo con ordine. Il primo passo sarà quello di far


assumere al cane la posizione sdraiato su un fianco. Concedetevi
qualche momento di relax insieme al vostro cane. Scegliete un posto
molto tranquillo e mettetevi seduti accanto al vostro cane. Mettete in
tasca qualche bocconcino e tenete il clicker pronto in una mano
mentre con l'altra accarezzate il cane. Quando il cane sarà rilassato
si lascerà andare coricandosi su di un fianco... click e bocconcino
(ricordatevi: tempismo! !). Spostatevi un po' e lasciate che il cane si
alzi per venire vicino a voi.
Riprendete a coccolarlo e quando si stende sul fianco...click e
bocconcino. Il cane farà l'ennesima scoperta. Ecco una nuova
posizione, un nuovo comportamento molto, molto interessante. Il
cane inizierà a proporlo spontaneamente e sempre più
frequentemente. Ritardate allora di qualche attimo il vostro click
quando il cane si corica. Lasciate passare solo qualche decimo di
secondo tra quando il cane assume quella posizione e quando
scatta il click. Offrite il bocconcino velocemente e a terra, vicino alla
bocca del cane. Non lasciategli il tempo di alzarsi per prendere la
sua ricompensa. Ma attenzione: prima il click e poi il premio.
Difficile? Un pochino. Per semplificare le cose, potete chiedere
eventualmente l'aiuto di qualcun altro che clicchi per voi.
Progressivamente il click giungerà sempre più tardi, lasciando il
cane fermo in quella posizione per sempre più tempo. Quando
sarete soddisfatti dei vostri progressi, inizierete ad avvicinare una
mano al cane. Muovete la mano in direzione del cane solo qualche
centimetro ... click ... bocconcino. Centimetro dopo centimetro
arriverete a toccare leggermente il cane. Ricordatevi che il cane
deve restare assolutamente immobile. La vostra mano resterà a
contatto per sempre più tempo. Iniziate quindi ad esplorare le varie
parti del suo corpo. Spingetevi verso la testa del cane, verso il muso.
Iniziate a toccare anche il labbro, a sollevarlo leggermente
scoprendo i denti. Poi passate agli occhi, le orecchie. Alzate una
zampa, poi l 'altra, guardate i polpastrelli. Non siate tirchi né troppo
pretenziosi, almeno fate una lista delle operazioni che si renderanno
necessarie per la "manutenzione" del vostro cane e proponetele al
cane, procedendo in ordine crescente di difficoltà. Procedete a
piccoli passi senza nessuna fretta, mi raccomando. quando
riuscirete ad ispezionare ogni parte del corpo del vostro cane; senza
nessun problema, coinvolgete in questo gioco anche le altre persone
che compongono la vostra famiglia e magari anche qualche amico
che sia disposto a regalarvi qualche minuto del suo tempo. Non ci
vorrà molto di più, infatti: ogni nuova persona impiegherà sempre
meno tempo a conquistare la fiducia del cane. Tutto questo lavoro ci
consentirà di affrontare al meglio l'osso più duro: il veterinario. Se
avete appena preso un cucciolo, un ottimo espediente è quello di
portarlo in ambulatorio, le primissime volte, solo per una semplice
visita di cortesia. Preparate già al meglio il vostro cane quando siete
nella sala d'aspetto. Un sacco di complimenti, coccole e qualche
prelibatezza. Fate in modo che le prime esperienze siano più che
positive. Quando sarà il vostro turno, mettete il cane sul lettino
(operazione a cui il cane è già stato preparato, vero?!?) e lasciate
che si rilassi un attimo. Un po' di cibo, al solito, non guasta. Se
potete contare sulla compiacenza del vostro veterinario chiedetegli
di offrire lui stesso qualche premio e di interrompere la visita di tanto
in tanto, giusto il tempo di un biscottino. In questo modo, agli occhi
del cane, il veterinario reciterà la parte di uno dei tanti. Se invece vi
siete imbattuti in un veterinario dal cuore di pietra, premiate voi
stessi il cane, durante la visita per rendere ancora più apprezzata la
visita, offrite al cane qualcosa di insolitamente prelibato. Se farete un
buon avoro, non sarete costretti a trascinare il cane dentro
l'ambulatorio, come fosse una pelle d'orso e neppure ad
immobilizzarlo sul lettino coricandovi sopra di lui. Si possono evitare
simili fatiche con un pochino di pazienza e giocando d'anticipo.
Abituare il cane ad essere toccato da noi e dalle altre persone, a
resistere pazientemente anche a un pochino di dolore, insieme
all'inibizione del morso ed al controllo della possessività, argomenti
visti nei precedenti caèitoli, è un' importantissima opera di
prevenzione che ci metterà al riparo da possibili reazioni aggressive
del cane.
SALTARE ADDOSSO AlLE
PERSONE

Perché il cane salta addosso? Perché è un modo di manifestare la


sua gioia nel rivederci, è una ricerca di contatto fisico, un modo di
giocare, insomma qualcosa di estremamente piacevole per lui e
talvolta anche per noi. Qualche volta, ma non sempre. Quando
siamo vestiti di tutto punto, pronti per uscire, vorremmo certo evitare
quelle impronte di fango lasciate dalla sue zampe o quelle
incrostazioni di bava lasciate dal suo bel musetto. Allo stesso tempo
vorremo evitare questo stesso inesorabile destino ai nostri ospiti.
Come fare? Per prima cosa cerchiamo di non rinforzare questo
comportamento, non lasciamoci prendere dalla tentazione di
coccolare o di giocare con lui quando ci salta addosso. Coerenza!! Il
cane non sa discriminare quando ne abbiamo voglia o quando siamo
in tenuta da "gioco". Rendiamogli le cose semplici! Cerchiamo di non
"rinforzare" MAI questo comportamento. Restiamo assolutamente
passivi o neghiamoci alle "attenzioni" del nostro cane quando ci
saltella intorno o si appoggia con le zampe. Nessun rimprovero,
nessuna punizione, ma assoluto silenzio. Coccoliamolo quando
invece è con tutte le 4 zampe a terra o ancor meglio seduto.
Insegniamogli che per ottenere le nostre attenzioni deve solo
rivedere un pochino il suo comportamento saltare addosso diventerà
sempre meno interessante se non succede nulla o se addirittura fa
"scomparire" il beneamato padrone. Tempismo, come al solito.
Cambiamo rapidamente il nostro atteggiamento in risposta al suo
comportamento. Il cane, appoggiando le sue zampe su di noi,
spegne l'interruttore delle "coccole" per riaccenderlo solo
assumendo la posizione corretta. Se saremo coerenti, cioè se
reagiremo sempre allo stesso modo, per il cane non sarà difficile
capire in quale direzione modificare il suo atteggiamento per
soddisfare quell'irrefrenabile bisogno di coccole. Se vogliamo che il
cane generalizzi questo comportamento, dovremo chiedere ad altre
persone che interagiscano con lui alle stesse "regole". Iniziamo con i
vari componenti della famiglia e poi con le persone che frequentano
abitualmente il cane. Il giochetto non è difficile da spiegare: passività
o "fuga" quando salta addosso e carezze e bocconcini quando resta
seduto o tranquillo in piedi . Se facciamo un buon lavoro, dopo
qualche tempo, vedremo il cane sedersi spontaneamente di fronte a
noi per salutare le persone e ovviamente per ricevere la dovuta
razione di coccole.

Non siete capaci a resistere alla tentazione di abbracciare il


vostro cane? Neppure noi. Si tratta di una grossa rinuncia ....
Possiamo inserire allora una piccola variante, una piccola
concessione che può renderci entrambi (noi e il cane) più contenti.
Possiamo insegnare al cane a saltarci addosso, ad abbracciarci, ma
in maniera CONTROLLATA, cioè SOLO SE richiesto. Questo è un
modo alternativo per risolvere il problema, ma attenzione alla
coerenza!!! Se volete tentare questo approccio, chiedete
esplicitamente al cane di abbracciarvi (cosa che lui farà
prontamente e moooolto volentieri) e premiatelo con un po' di
coccole. Fate questo esercizio, quando il cane è relativamente
tranquillo e badate di non eccitarlo troppo. Dopo qualche momento
coccole, tornate a comportarvi così come vi abbiamo suggerito in
precedenza. Saltare addosso verrà rinforzato solo quando lo avrete
richiesto. Se non c'è la richiesta ... non funziona proprio.

Attenzione a questo piccolo particolare.


IL VOSTRO CANE NON
SOPPORTA LA SOLITUDINE?

Nessun cane ama restare solo. Abbiamo più volte sottolineato che
il cane è un animale sociale, un animale che vive, o per lo meno
vivrebbe, in branco, come il suo cugino lupo. Il cane è quindi
geneticamente preparato a restare solo. Non tutti i cani si adattano
facilmente a trascorrere diverse ore separati dal resto del loro
"branco" (cioè da noi) e non tutti i cani sono stati preparati con
gradualità ad affrontare serenamente la solitudine. Uno spazioso
giardino è spesso ritenuto il requisito fondamentale per rendere
felice un cane.
Non è così. Il cane ha bisogno del nostro tempo, piuttosto che di
spazio. Un cane lasciato libero di scorazzare in un bellissimo parco
per 1O ore al giorno, 5 giorni su 7 non sarà mai un cane felice.
Meglio un piccolo appartamento diviso con un quasi sempre
presente padrone. La tristezza che si legge negli occhi di un cane,
rassegnato ad aspettare per lunghe ore l'arrivo del suo proprietario,
non è che la prima di una serie di manifestazioni di disagio che il
cane può esibire. Alcuni cani vivono la solitudine come uno stato
d'abbandono e per questo motivo manifestano forme d'ansia più o
meno intense che vanno da una contenuta tensione a vero e proprio
panico. I comportamenti esibiti dal cane in questi frangenti possono
essere molto diversi tra loro. Alcuni piangono o abbiano
incessantemente, altri girano convulsamente per casa, altri
distruggono ogni cosa gli capiti a tiro, altri ancora ingannano il tempo
leccandosi, fino a formare delle vere e proprie piaghe, specialmente
sulle loro zampe. Spesso i cani manifestano tensione ed
insofferenza anche se lasciati, per pochi minuti, alla custodia di altre
persone, anche se conosciute molto bene.

In entrambi i casi l'obiettivo è lo stesso: eliminare l'ansia causata


dalla separazione. In entrambi i casi dovremo evitare di enfatizzare i
due momenti chiave: la nostra partenza e il nostro ritorno.

Immaginate che una persona a voi molto vicina, venga da voi, vi


abbracci, vi saluti in modo particolarmente insistente, quasi con le
lacrime agli occhi e quindi se ne vada senza dirvi nulla. Un saluto di
questo tipo non vi metterebbe un po' d'ansia? Non vi farebbe
pensare quasi ad un addio? Beh, questo è probabilmente quello che
prova il vostro cane in una situazione analoga.

Se poi, quando ci vede tornare e si agita come un matto,


rimbalzando ovunque come una pallina impazzita, noi ci lasciamo
andare a manifestazioni analoghe alle sue, l'informazione che gli
trasferiremo sarà: "Adesso siamo veramente felici, stare lontani è
veramente brutto!". Grave errore!!! Stare lontani deve risultare al
cane solo come una situazione normale, non deve essere vissuta
come un'esperienza negativa.

Quando mi capita, per fortuna di rado, di dover lasciare i miei


cani per qualche giorno, me ne guardo bene dal salutarli. La mia
partenza passa sempre inosservata e il mio ritorno viene vissuto
come un incontro normale,come se io non me ne fossi mai andato.
Se a questo concetto aggiungiamo il fatto che il cane non ha una
concezione del tempo precisa, come la nostra, ci renderemo conto
che, a seconda di come ci comportiamo noi, riusciamo a rendere
atroce una separazione di dieci minuti o quasi indifferente una di
qualche giorno.

Ancora una volta siamo responsabili del comportamento e dello


stato d'animo dei nostri cani. Vediamo ora cosa dobbiamo fare per
rimediare agli errori commessi.
Normalmente, nella vita quotidiana, adottiamo dei comportamenti
che per il nostro cane sono dei segnali molto chiari delle nostre
intenzioni. Uno di questi è, appunto, "sto per andare via". Il cane ha
imparato a riconoscerlo benissimo, e se soffre di ansia da
separazione, comincerà immediatamente a dimostrare disagio.

Quello che dovremo fare è riconoscere questi comportamenti ed


elencarli.

Il nostro primo obiettivo è quello di cancellare l'associazione che


si è creata tra questi comportamenti e la nostra lontananza.
Cominceremo, quindi, da quello meno stimolante per il cane.

Supponiamo per esempio, che il primo sia "indossare un certo


paio di scarpe".

Allora, con estrema calma e disinvoltura, indosseremo le scarpe


in presenza del cane che se non manifesterà alcuna reazione dovrà
essere premiato con un bocconcino, altrimenti ignorato. Quindi, con
le scarpe ai piedi, anziché uscire, riprendiamo la nostra routine.
Dopo qualche minuto, togliamo e riponiamo le scarpe.

Questo atteggiamento servirà per far diventare normale ciò che


prima provocava ansia.

Quando le scarpe passeranno inosservate, aggiungeremo un


altro elemento della nostra lista, per esempio il cappotto.

Procederemo in questo modo, giorno per giorno, più volte al


giorno, aumentando gli elementi.

Un primo traguardo sarà quello di uscire dalla porta di casa,


chiuderla, riaprirla e rientrare nuovamente, nella completa
indifferenza del nostro cane, senza dover escogitare trucchetti per
tenerlo lontano dalla porta mentre usciamo di nascosto.

Deve essere tutto molto normale; se noi abbiamo paura che il


nostro cane si agiti... sicuramente si agiterà. Cercare di
tranquillizzare un cane agitato è come approvare ed essere
partecipe della sua agitazione. Tutti comportamenti molto spontanei,
ma altrettanto sbagliati.
Non c'é peggior cosa che dire "Stai calmo" ad una persona
arrabbiata, o "Non aver paura" ad un bimbo spaventato!

Torniamo, ora, al nostro esercizio. Il passo successivo sarà


quello di allungare, gradatamente, la nostra assenza. Dobbiamo
essere certi che durante la nostra assenza, il cane sia realmente
tranquillo. Possiamo usare una videocamera o rimanere in ascolto
dietro la porta.

Se tutto procede bene, possiamo continuare ad allungare i tempi.

Non possiamo pretendere, però, che il cane ci aspetti tranquillo


per molte ore. Dopo un po' di tempo, più che di ansia potremo
parlare di NOIA!
IL VOSTRO CANE VI STA
DISTRUGGENDO LA CASA?

Ante divelte, prato ridotto ad una forma di gruviera, paraurti della


macchia masticato,scarpe da ginnastica ridotte ad artistici sandali,
peluche finemente sminuzzato, maglione trasformato in un simpatico
patchwork, sedie improvvisamente attaccate da un colonia di tarli,
piume del vostro cuscino sparse ovunque?

Capita. Capita quando avete per casa un intraprendente


cucciolo, capita quando avete un cane esuberante che muore di
noia. Non rivolgete i vostri sforzi ad architettare ingegnose trappole
per il cane, non dategli la caccia per coglierlo sul fatto, ma cercate di
proporre al cane valide e più "edificanti" alternative per dissipare
queste sue energie represse. Il vostro cane necessita di maggiore
attività fisica: concedetegli frequenti passeggiate, soddisfacenti
momenti di gioco, un po' di educazione. Cercate di ritagliare un po'
più di tempo da dedicare a lui. Questa è una valida premessa per
avere un cane più rilassato e quindi meno propenso a fare danni.

Se il vostro cane vive in casa e mastica ogni cosa capiti a portata


di bocca, cominciate con il togliere dalla circolazione quegli oggetti
ritenuti da lui "appetibili" o abituate il cane a soggiornare in uno
spazio dove non può fare grandi danni. Lasciate al cane qualche
oggetto, qualche gioco su cui possa esercitare le sue "fauci". Se,
nonostante questi nostri accorgimenti, il cane si dirige verso qualche
cosa non "lecita", intercettatelo prontamente. Non sgridate il cane,
non alzate la voce con lui, ma limitatevi pazientemente a impedire al
cane di raggiungere l'oggetto dei suoi desideri. Intervenite con
tempismo (tempismo, tempismo ancora tempismo), cercando di
anticipare il cane: non lasciategli appoggiare i denti sulle gambe
della sedia. Proponetegli nuovamente le sue cose, orientatelo su
quelle e complimentatevi con lui se si dimostra interessato. Perché
tutto ciò sia possibile dovrete essere presenti e osservare
attivamente il cane. Questo non sempre è possibile. In quelle
situazioni dovrete necessariamente mettere il cane in condizione di
non nuocere. Quando il cane vi sembrerà pronto, potrete lasciarlo
libero di scorazzare per casa, dando un'occhiata di tanto in tanto. Se
non ci sono "incidenti" darete sempre più spazio al vostro cane fino a
concedergli una incondizionata fiducia.

Se il vostro cane ha iniziato a dedicarsi con grande "profitto"


all'hobby del giardinaggio (ma con gusti molto differenti dai vostri)
come comportarsi? La strategia resta la stessa. Quando siete
attivamente presenti e lo vedete iniziare qualche scavo nel prato, la
potatura di qualche pianta o il recupero dei bulbi che avete appena
nascosto, intercettatelo e portate altrove i suoi interessi. Lasciategli
un bell'osso da sgranocchiare o qualche rompicapo da risolvere
(nascondetegli qualche bocconcino sotto la ciotola o dentro uno
straccio annodato) per aiutarlo ad ingannare il tempo. Questi
"trucchetti" sono certamente d'aiuto, ma ricordatevi che quasi
sempre, l'origine del problema resta la noia, la solitudine, una
insufficiente attività fisica. Questo è il vero problema da risolvere.
STUFI DI ASCIUGARE PIPÌ?

E' del tutto normale che il nostro cucciolo, in tenera età, faccia i suoi
bisogni dentro casa, un po' ovunque. Non dobbiamo assolutamente
sgridarlo, ma dovremo piuttosto insegnargli a fare pipì fuori.

Anche se possono sembrare la stessa cosa, i passi da seguire


sono due: insegnargli a fare pipì fuori ed evitare che la faccia in
casa.

Cominciamo dalla prima: il cane deve imparare a fare pipì fuori.

Non sempre è così facile come sembra. Capita spesso che si


prenda il guinzaglio e si porti il cane a fare una lunga passeggiata
senza alcun risultato, ma ecco che, appena varcata la soglia di casa,
il nostro cucciolo abbassa il posteriore e fa subito pipì con
un'espressione quasi liberatoria.

Questo comportamento è del tutto naturale. Il cane è un


predatore, ma, da cucciolo, è in realtà solamente una possibile
preda. Il suo istinto di sopravvivenza lo porta a non lasciare tracce in
giro, quindi a sporcare solo in posti sicuri, in particolare vicino alla
sua tana.

Cosa dobbiamo fare allora? Il nostro compito sarà quello di fargli


capire che è "giusto" fare pipì fuori. Ormai dovremmo aver capito
cosa vuol dire, ma ripetiamolo ancora una volta.
Portiamo il cane fuori, "armati" di bocconcini succulenti e non
appena lui fa pipì gli diamo un bel premietto. Fino qui, tutto come al
solito, aspettiamo che il comportamento si manifesti e quindi lo
rinforziamo. Ma se non si manifesta? Dobbiamo essere tattici,
dobbiamo imparare a capire quando il nostro cucciolo ha
quell'impellente bisogno, ed anticiparlo accompagnandolo
velocemente fuori. Tutto sommato è abbastanza semplice!

Un cucciolo fa i suoi bisogni subito dopo aver mangiato, dopo


aver bevuto, dopo aver giocato ed al suo risveglio, basta osservarlo.

Passiamo ora, all'altro obiettivo: dobbiamo evitare che, tra


un'uscita e l'altra, faccia pipì in casa. Innanzitutto, dobbiamo renderci
conto di quali siano le sue esigenze: un cucciolo di due o tre mesi
non riesce a stare più di tre o quattro ore senza fare pipì! Non
riuscirà, quindi, a resistere tutta la notte. Dovremo quindi, prima di
metterlo a dormire, farlo giocare, dargli da bere e quindi
accompagnarlo fuori; una volta rientrati, togliamo la ciotola
dell'acqua e sistemiamo il cane in modo che rimanga confinato, che
non possa andare in giro. Dopo tre o quattro ore dovremo
nuovamente accompagnarlo fuori.

Se non vogliamo o non possiamo accompagnarlo fuori così


spesso, sistemiamo, poco distanti dalla sua brandina, dei fogli di
giornale o degli appositi tappetini assorbenti che si trovano in
commercio, ed insegniamo al nostro cucciolo a sporcare in
quell'angolo. Come fare? Cominciamo a bagnare con un po' della
sua pipì il tappetino, in modo che l'odore stimoli il cane. Premiamolo
tempestivamente quando fa pipì sul tappetino (il premio deve
arrivare quando il cane è ancora sul tappetino).

Osserviamolo ed anticipiamolo, invitandolo sul tappetino prima


che cominci a farla altrove, quindi premiamolo.

Ricordiamoci di limitare il suo campo d'azione, impediamogli di


gironzolare liberamente per casa se non possiamo stargli dietro.

Altra regola importante: tenerlo lontano da oggetti in materiale


assorbente. Impediamogli l'accesso a tappeti, cuscini, letti, divani,
moquette, etc. Al cane piace fare la pipì su materiali assorbenti ed è
inoltre molto probabile che ripeta il gesto più volte, perché è rimasta
traccia del suo odore.
Se invece a fare pipì in casa è un cane anziano, ricordiamoci che
anche loro possono soffrire di incontinenza: consultate il veterinario.

Ricordatevi sempre, che se il cane fa pipì dove non deve, non


dovete sgridarlo, né tantomeno, sfregargli il muso nella sua pipì
(famosa credenza popolare), non servirebbe al vostro scopo e
renderebbe il cane insicuro. Siate pazienti ed acquistate qualche
strofinaccio... ci vuole un po' di tempo perché impari.
IL VOSTRO CANE MENDICA A
TAVOLA?

La maggior parte dei problemi che il nostro cane ci procura, sono


dovuti a nostri errori. Uno di questi, forse quello in cui la nostra
responsabilità è più evidente, è l' accattonaggio.
Ci sediamo comodamente a tavola ed ecco che dopo qualche
istante, il nostro amico peloso compare silenziosamente al nostro
fianco. Inizia a fissarci con lo sguardo di chi non mangia da almeno
dieci giorni e noi impietositi, gli allunghiamo un boccone. Ed ecco il
primo errore.
Dopo un po' comincia a sbavare e ci appoggia il suo bel musetto
bagnato sulla gamba. A questo punto, rompiamo un pezzo di pane e
glielo diamo pensando: Toh! Basta che ti togli dai piedi!!! Ed ecco
che abbiamo commesso un altro errore. Non abbiamo fatto altro che
premiare il suo comportamento e qundi abbiamo rinforzato ciò che
volevamo estinguere.

La volta successiva, se appoggiando il muso sulla nostra gamba


il cane non riceverà niente, proverà con maggiore insistenza e
comincerà ad appoggiare le zampe sulla nostra gamba, quasi per
venirci in braccio. Il risultato finale sarà quello di dover chiudere il
cane da qualche parte, quando si va a tavola.
Se non avete ancora commesso questo errore, questo può
servirvi da avvertimento, ma se la frittata è già stata fatta, ecco cosa
fare.

Sistemate la sua brandina poco distante dal tavolo, fatevi


accomodare il cane e premiatelo con qualche bocconcino.
Sedetevi a tavola come se niente fosse. Se dopo qualche tempo
(poco) il cane è ancora sulla brandina, premiatelo.

Continuate in questo modo a rinforzare la sua permanenza sulla


brandina, allungando piano, piano i tempi.

Se scende e si avvicina al tavolo, alzatevi e fatelo riaccomodare


gentilmente al suo posto, quindi premiatelo. Al suo terzo tentativo di
raggiungere il tavolo, lo accompagnate fuori o in un'altra stanza e
proseguite il pranzo senza di lui. Tutto questo dovrà essere fatto
senza dirgli assolutamente niente, senza chiedergli di stare giù, di
andare a terra etc.

Ovviamente è indispensabile la collaborazione dei vostri


commensali che dovranno essere coerenti e comportarsi come voi,
altrimenti il problema verrà semplicemente spostato: il cane
sceglierà altre vittime!

Questo dovrà essere il vostro atteggiamento ogni volta che


dovrete mettervi a tavola.

Vedrete che, se lavorate bene, dopo breve tempo, potrete anche


portarlo al ristorante, sicuri che lui rimarrà tranquillo, sdraiato sotto il
tavolo.
CHI SUONA ALLA PORTA?

Vi è mai capitato di suonare il campanello di una casa e sentire


istantaneamente una sequenza interminabile di abbai, accompagnati
dalle urla di un padrone spazientito che dall'altra parte della porta,
cerca di chiedere chi ha suonato.

Beh, se vogliamo evitare di trovarci nei panni di quella persona,


dovremmo insegnare al nostro cane a non reagire in quel modo, al
suono del campanello.

Chiediamo la complicità di un famigliare o di un nostro amico che


dovrà fare la parte del "suonatore di campanello".

Prendiamo i nostri bocconcini ed il cane e dirigiamoci verso la


zona della casa in cui il campanello si sente meno.

Cominciamo a giocare con lui. Arriverà quindi il fatidico "Din-Don"


e noi dovremo essere completamente indifferenti e continuare a
giocare con il cane. Se anche il cane resterà, più o meno, passivo, lo
premieremo e continueremo a giocare con lui. Se invece comincerà
ad abbaiare o ad agitarsi, termineremo il gioco e, senza curarci di lui,
ce ne andremo lasciandolo solo finché non si sarà calmato. In
nessuno dei due casi, andremo comunque ad aprire la porta, non
dovranno esserci altri eventi al di fuori del suono del campanello.
Ripetiamo l'esercizio cercando di modificarlo a seconda dell'esito
avuto in precedenza: l'esito è stato sitivo? Il cane non ha avuto
nessuna reazione al suono del campanello? Allora mi avvicino un
poco alla porta, in modo che il suono sia leggermente più forte. Al
contrario, se il cane si è dimostrato molto reattivo al suono, dovrò
rendergli l'esercizio più facile diminuendo l'intensità dello stimolo.
Potremmo accendere la radio in modo da mascherare il campanello
e giocare in modo più vivace.

L'obiettivo finale sarà quello di non avere nessuna reazione da


parte del cane, al suono del campanello. Questo ci permetterà, non
solo di capire chi è alla porta, ma anche di aprire e fare entrare
qualcuno senza suscitare nel cane troppa eccitazione: dovrà
diventare un evento del tutto normale.

◆◆◆