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Alla dichiarazione di apertura del dibattimento segue la fase del procedimento probatorio
all'interno della dibattimento, il procedimento probatorio si snoda secondo una serie di
scansioni: la richiesta che le parti propongono ai fini dell'ammissione della prova,
l'ammissione delle prove, assunzione o acquisizione della prova, valutazione della prova.

Le richieste di prova
Articolo 493 che si intitola richieste di prova. Nella sua originaria versione aveva un
intitolazione più ampia: esposizione introduttiva delle richieste di prova, dopodiché nel 1999
è stato espunto questo riferimento all'esposizione introduttiva, anche se l'istituto della
esposizione introduttiva permane nel sistema e ce n'è traccia anche sul piano normativo nell'
articolo 494 che si occupa delle possibilità per l'imputato di rilasciare dichiarazioni
spontanee.
Se partiamo dal presupposto che il giudice del dibattimento non sa nulla delle indagini
preliminari, dispone soltanto del fascicolo per il dibattimento circoscritto e possiede il decreto
che dispone il giudizio e quindi conosce l’ imputazione, spetta in questo momento alle parti
definire il tema della successiva contesa dibattimentale, il giudice in questa fase ha solo un
ruolo recettivo passivo e quindi è il destinatario delle prospettazioni che le parti faranno e
questa è la ragione per cui era prevista l'esposizione introduttiva ed è tutt'ora prevista.

ART.493
1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che
intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.
L’incipit dell’art.493 è dovuto alla circostanza che in origine l'esposizione introduttiva veniva
affidata soltanto al pubblico ministero, si diceva che il pubblico ministero aveva il compito di
esporre in maniera concisa i fatti oggetto dell'imputazione e indicare le prove. Il momento
dell'esposizione introduttiva era usato per far filtrare nelle conoscenze del giudice
dibattimentale, atti che essendo stati raccolti nella fase investigativa, non dovrebbero
appartenere al suo patrimonio di conoscenza. Quindi c'era un po' il rischio di abuso delle
esposizioni introduttive, in quanto avrebbe potuto aggirare la separazione tra le fasi. Ecco
perché si è voluto eliminarlo, anche se di fatto l'istituto esiste ed è regolato nell' articolo 493,
ma l’indicazione dei fatti e le richieste di prova sono affidate a tutte le parti ora e non più
soltanto al pubblico ministero.
La richiesta di prova va esplicitata da ciascuna parte, pubblico ministero, parti private con i
loro difensori, affinché poi il giudice possa provvedere in ordine alla richiesta di ammissione.

2. È ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo


468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare
tempestivamente.
Si tratta di un’eccezione giustificata da quella decadenza che si verifica con riferimento alle
liste di cui all'articolo 468, per cui le parti sono qui rimesse nel termine per poter chiedere
l'assunzione di prove che era state indicate nell' articolo 468, purché diano la prova di non
averle potute indicare tempestivamente.

Ulteriori ipotesi di acquisizione concordata:


3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti
contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa
all'attività di investigazione difensiva(1).
E’ la stessa identica previsione che abbiamo già visto nell'articolo 431 comma 2.

In relazione alle fattispecie dell’articolo 431 comma 2 e 493 terzo comma, il giudice del
dibattimento conserva un potere di controllo o un vaglio di ammissibilità delle prove, di
cui le parti chiedono concordemente l'acquisizione. In tutti e due i casi il giudice ha un
potere di integrazione probatoria ex officio, ai sensi dell'articolo 507 comma 1bis,
potendo all'esito di tutta l'istruzione dibattimentale disporre d'ufficio l'assunzione del mezzo
di prova, di cui le parti hanno chiesto l'acquisizione ai sensi degli articoli 431 comma 2.
Ulteriore ipotesi di acquisizione concordata la troviamo anche della disciplina delle
contestazioni (articolo 500 comma 7)
Quindi art.431 comma 2 e 493 comma 3 vanno visti insieme come istituti e vanno rapportati
entrambi all' articolo 507 comma 1bis.

4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o


esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.

Il giudice è chiamato a decidere sull’ammissione delle prove (art.495: provvedimenti del


giudice in ordine alla prova).
Si tratta di una disposizione che regola dal punto di vista dinamico il primo momento del
diritto alla prova, ovvero la richiesta, ammissione, acquisizione, assunzione nonché
valutazione della prova (articolo 190 e 190 bis).
ART.495
1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle prove a
norma degli articoli 190 comma 1 e 190 bis. Quando è stata ammessa l'acquisizione di
verbali di prove di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova
assunzione della stessa prova solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla
prova dell'altro procedimento(1)(2).
Sappiamo che se la parte intende chiedere l'acquisizione di un verbale di prova di un altro
procedimento ai sensi dell'articolo 238 dovrà inserire questa richiesta nella lista di cui all’
articolo 468. Tuttavia l’articolo 468 precisa che se si tratta di dichiarazioni, la citazione di
queste persone di cui una delle parti ha chiesto la citazione, non sarà autorizzata subito ma
sarà autorizzata soltanto dopo che il giudice abbia ammesso l’esame a norma
dell'articolo 495, essendo necessario verificare se ricorrono i parametri dell'articolo
190 bis. Sarà il giudice in sede di ammissione delle prove a verificare se sono soddisfatte
quelle condizioni dell’ articolo 190 bis che limita il diritto alla prova, quando si procede per i
reati di cui all'articolo 51 comma 3 bis (persona minore in relazione a determinati reati;
persona offesa maggiorenne ha possibilità di ripetere le dichiarazioni ecc.).
Tuttavia per effettuare questa valutazione dovrà prima acquisire il verbale dell'altro
procedimento. Ecco perché c’è una sorta di prevalenza dello scritto sull’ orale, perché viene
necessariamente acquisito prima il documento scritto, il verbale di prova, per poter verificare
se la richiesta di riedizione dell'esame rispetti i parametri di cui all'articolo 190 bis. Questa
disciplina si completa con l’art. 511 che prevede un'ipotesi di lettura, acquisizione dei verbali
di prove di altro procedimento, che consente l'acquisizione e anche l’utilizzabilità ai fini di
prova.
2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti
costituenti oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in
ordine alle prove a carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a
discarico(3).
Si occupa del diritto alla prova contraria e contiene la definizione di prova contraria.
Definizione di controprova si trova nell’articolo 495 comma 2.
Una particolare estrinsecazione l’abbiamo trovata nell’articolo 468, perché anche lì vi è una
deroga a quel famoso termine di decadenza, laddove si tratti di indicare una prova contraria
e poi troveremo un ulteriore proiezione del diritto alla prova contraria quando arriveremo alle
impugnazioni.
La mancata assunzione di una prova contraria decisiva è particolare motivo che
giustifica addirittura un ricorso per Cassazione ai sensi dell'articolo 606 primo comma
lettera D.

3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i
documenti di cui è chiesta l'ammissione.

Da qui si capisce che per quanto riguarda la prova documentale il momento in cui giudice
acconsente all’ ammissione del documento, coincide con il momento in cui quel documento
varrà. L’ammissione coincide con l'acquisizione e c'è una conferma anche testuale di questa
circostanza nell'articolo 515 che è la norma di chiusura del capo dedicato all'istruzione
dibattimentale, dove si dice espressamente che i documenti ammessi a norma dell'articolo
495 sono inseriti, unitamente al verbale di udienza, nel fascicolo per il dibattimento [431].
Ma prima di ammettere i documenti e quindi di acquisirli, il giudice sentirà le parti che
potrebbero non essere concordi nel procedere sulla questione, poi potranno formulare le
loro eccezioni per escludere l’ammissione di determinati documenti e infine il giudice
deciderà con ordinanza sulle eccezioni che vengono proposte dalle parti.

4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni
proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove [190]. Il giudice, sentite le
parti, può revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o
ammettere prove già escluse [190, 509].

4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il
consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta(4).

Una volta che la prova richiesta è stata ammessa, potrà essere rinunciata solo se vi è il
consenso da parte degli altri protagonisti del processo.
L'assunzione di questo tipo di prove precostituite si esaurisce con la semplice allegazione
o indizione al fascicolo per il dibattimento.

Quando parliamo di prove costituende in particolare di una prova dichiarativa


(testimonianza), non possiamo più parlare di acquisizione, ma parliamo di una vera e propria
assunzione della prova secondo delle regole articolate che compongono il capo III del
nostro titolo II, che va sotto il nome di istruzione dibattimentale.
E’ interessante che il termine istruzione venga associato al dibattimento, perché è qui che si
formano le prove del precedente sistema, in cui veniva usato il termine istruzione con
riferimento alla fase preliminare (istruzione sommaria, istruzione formale). Oggi il termine
istruzione associato alla sola fase dibattimentale e si tratta di disposizioni fondamentali
artt. dal 496 al 515, che compongono per l'appunto il capo III del titolo II.
Si tratta di un momento fondamentale per il nostro sistema accusatorio, in cui abbiamo il
contributo dialettico delle parti nella elaborazione della prova dichiarativa, che è quella che
vede riflessa in queste dinamiche gli aspetti più interessanti e poi l'altro profilo di
fondamentale interesse di queste disposizioni risiede nel fatto che proprio queste previsioni
regolano i rapporti tra gli atti della fase investigativa e il dibattimento.

Quali sono i contenuti del capo III?


Sono tre fondamentalmente: una porzione di disposizioni si occupa di regolare
l'espressione della prova cioè le modalità con cui la prova deve essere assunta; ci sono
poi altre disposizioni che si occupano di questi particolari istituti (contestazioni e letture);
terza porzione di disposizioni che regola i poteri probatori ex ufficio del giudice.

Gli istituti delle contestazioni e delle letture, da cui si evince se un sistema è più o meno
accusatorio, perché sono questi istituti chiamati a regolare i rapporti tra la fase dell’udienza
preliminare e il dibattimento.
Il punto nevralgico di tutta questa disciplina riguarda le dichiarazioni, proprio perché
sappiamo che esiste una regola d'oro che si può estrarre dal principio del contraddittorio
nella formazione della prova,per cui atti dichiarativi unilaterali non possono essere
utilizzati per la decisione sulla responsabilità fatte salve le ipotesi derogatorie di cui
all'articolo 111 Quinto comma.
Dove si trovano in quel momento gli atti delle indagini preliminari? Abbiamo un sistema di
doppio fascicolo, quindi gli atti che risalgono alla fase preliminare possono essere collocati in
due posizioni differenti: ci sono atti che sono contenuti nel fascicolo per il dibattimento
(che è formato all'esito dell'udienza preliminare, che contiene però anche atti che le parti
hanno concordemente ritenuto di inserire e quegli atti non rinviabili ai sensi dell’articolo 467).
Il resto si trova collocato nel fascicolo del pubblico ministero a cui è dedicato l'articolo
433 e in quella sede troviamo anche l'eventuale documentazione delle attività integrativa di
indagine compiuta ai sensi dell'articolo 430, soltanto però nell'ipotesi in cui dopo questa
attività sia conseguita l’ammissione di determinate prove del dibattimento.

Fascicolo per il dibattimento: si tratta di atti che sono stati formati al di fuori del giudizio e
che sono stati acquisiti nel fascicolo per il dibattimento e sono destinati a essere
utilizzati per la decisione.Tuttavia affinché possano essere usati per la decisione devono
essere acquisiti formalmente mediante un istituto che prende il nome di lettura, regolato
all'interno dell'articolo 511.
Il fascicolo del pubblico ministero: contiene una serie di atti che sono anch'essi formati al
di fuori del giudizio, che però restano nella disponibilità delle parti, il giudice non li
conosce in linea di principio, non possono essere acquisiti come prova in dibattimento e
non sono destinati a essere utilizzati per la decisione sulla responsabilità.
Ma gli atti contenuti nel fascicolo del pm possono essere utilizzati in due ipotesi: ai fini delle
contestazioni per capire se una parte, un testimone rende una dichiarazione difforme
rispetto a quella che era stata rilasciata nella fase preliminare e questo scopo potranno
anche leggere la dichiarazione e contestarla al testimone. L’istituto delle contestazioni viene
regolato agli articoli 500 (contestazioni nell'esame del testimone) e 503 (contestazioni delle
parti).
Altro uso particolare riguarda l’acquisizione nel fascicolo del dibattimento degli atti
contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, in questo caso ne deve dare lettura-
acquisizione. Ipotesi eccezionali regolate dagli articoli 512,512-bis e 513.

LA LETTURA
La lettura è uno strumento attraverso il quale gli atti che sono formati al di fuori del
giudizio sono acquisiti in maniera ufficiale al fascicolo dibattimentale e in ragione di
ciò divengono legittimamente utilizzabili come prove ai fini della decisione sulla
colpevolezza dell'imputato.
Il nostro sistema di impronta accusatoria, eligendo il principio della separazione tra le fasi,
determina che la lettura può essere ammessa soltanto in casi eccezionali.Infatti l'articolo 514
stabilisce esplicitamente che la lettura è vietata salvo nei casi indicati: Fuori dei casi
previsti dagli articoli 511, 512, 512 bis e 513, non può essere data lettura dei verbali delle
dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 e dai
testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice nel corso delle
indagini preliminari o nell'udienza preliminare, a meno che nell'udienza preliminare le
dichiarazioni siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza
dell'imputato o del suo difensore.
Il divieto di lettura è la regola, la possibilità di lettura è l'eccezione. Quindi tutti i casi di lettura
che andremo ad esaminare sono ipotesi di carattere eccezionale, perché finiscono per
conferire dignità di prova ad atti che essendo formati al di fuori della fase del giudizio non
avrebbero diritto di entrare nel materiale utilizzabile dal giudice.
La lettura può essere distinti in due categorie diverse: la lettura degli atti che sono
contenuti già fin dall'inizio nel fascicolo per il dibattimento “lettura perfettiva”, poichè gli
atti diventano legittimamente utilizzabili come prova dal giudice.
Altra cosa è la lettura degli atti che sono contenuti nel fascicolo del pubblico
ministero, in quel caso gli atti non nascono come proiezione funzionale per fondare la
decisione del giudice, rimangono nella disponibilità delle parti per cui si tratta di “lettura
traslativa” perché materialmente si tratta di prendere un atto che è contenuto nel fascicolo
del pubblico ministero e inserirlo nel fascicolo dibattimentale.

Atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento


Articolo 511 si occupa delle “letture consentite”
1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti
contenuti nel fascicolo per il dibattimento.
Si tratta di una lettura perfettiva perché il fatto che l'atto sia contenuto nel fascicolo per il
dibattimento, non è di per sé sufficiente per i giudici, affinché sia utilizzabile dal giudice è
necessario che sia stata data una lettura perfettiva, che costituisce lo strumento di
conoscenza ufficiale degli atti che sono utilizzabili per la decisione.
Da leggere in connessione con il comma 5.
5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti
utilizzabili ai fini della decisione [526]. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il
giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di
dichiarazioni e una parte ne fa richiesta [238]. Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato
alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi(5).

2. La lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l'esame della persona che le
ha rese, a meno che l'esame non abbia luogo [238, 511 bis](2).
Qui troviamo il principio della preferenza per l'escussione orale della prova rispetto alla
lettura di un atto scritto. Es. se è svolto un incidente probatorio ed è sentito un testimone
anziano, che si trova ancora in vita al dibattimento, quel verbale sarà stato acquisito nel
fascicolo per il dibattimento, prima diamo prevalenza alla dichiarazione orale. Oppure un
testimone già stato sentito durante la fase investigativa e le parti abbiano concordemente
deciso di inserire il verbale di quelle sommarie informazioni nel fascicolo per il dibattimento
(ipotesi dell'articolo 431 comma 2, ipotesi dell'articolo 493 comma 3) e però non abbiano
rinunciato anche a sentire quel testimone.
Art.238 verbali che contengono dichiarazioni, prima dovrà procedersi all'esame sempre che
sia stato ammesso in base a parametri di quell'articolo 190-bis, poi potrà essere data lettura
ai verbali delle dichiarazioni che avevano reso in altri procedimenti e che sono stati acquisiti
ai sensi dell’ articolo 238.
Infatti l'articolo 511 che regola la lettura dei verbali di prove di altri procedimenti richiama
espressamente il comma 2 dell'articolo 511, quindi conferma che in quel caso dovrà prima
procedersi all'esame e solo dopo alla lettura delle precedenti dichiarazioni.
Il COMMA 3 riguarda la relazione peritale e dice:3. La lettura della relazione peritale è
disposta solo dopo l'esame del perito(3).
Si dà ancora una volta prevalenza all'esame diretto e del contraddittorio del perito, anziché
la lettura della sua relazione.

4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela [336-340] o di istanza [341] è
consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di
procedibilità [431 lett. a](4).
Nel caso di reato procedibile a querela, reato procedibile ad istanza, queste dichiarazioni
sono contenute nel fascicolo per il dibattimento e si può dare lettura ai soli fini
dell'accertamento dell'esistenza della condizione di procedibilità. Quindi serve solo per
valutare se c'è la procedibilità del reato.

6. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è


attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.

Dunque, in tutte queste ipotesi, gli atti per poter essere utilizzabili ai fini della decisione, sarà
necessario che vengano ufficialmente acquisiti mediante il meccanismo della lettura
perfettiva, in collegamento con art. 526:1. Il giudice non può utilizzare ai fini della
deliberazione prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento [191].
Questo significa che gli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento saranno
utilizzabili per la decisione, soltanto nel momento in cui sia stata data lettura. Quando
parliamo di utilizzabilità dell'atto facciamo riferimento al fatto che il giudice ne possa tenere
conto ai fini della decisione, quindi nel motivare se sussiste la responsabilità dell'imputato
potrà fare riferimento a quella determinata prova.

Atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, questi atti servono per orientare la propria
strategia, però abbiamo già anticipato hanno due proiezioni particolari: le contestazioni e
quella ipotesi di lettura acquisizione traslativa che si verifica solo in casi eccezionali.

CONTESTAZIONE
Art.500 primo comma: la contestazione è uno strumento che serve a far emergere variazioni
o contraddizioni tra la deposizione che il testimone rende il dibattimento e le dichiarazioni
che sono state precedentemente rese. La contestazione è solo quando vi è difformità tra
quello che il testimone dice in dibattimento è quello che è già stato dichiarato in un momento
precedente.
ART.500
1. Fermi i divieti di lettura [514] e di allegazione [515], le parti, per contestare in tutto o in
parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni
precedentemente rese dal testimone [351, 362, 422] e contenute nel fascicolo del
pubblico ministero [433]. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o sulle
circostanze da contestare il testimone abbia già deposto(1).
Importante che la contestazione avvenga dopo che è emerso il contrasto.

2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della


credibilità del teste(2).
La contestazione di norma non viene acquisita al fascicolo per il dibattimento, ma viene
usata solo per stimolare il testimone a spiegare il perché ha cambiato versione.

Due casi di contestazione problematici:


1)”contestazione silente”, il testimone era stato loquace nelle indagini, arriva in dibattimento
e su quella determinata circostanza non risponde, secondo una parte della dottrina in
questi casi sarebbe possibile muovere la contestazione perché si ritiene che ci sia
una difformità, altra parte della dottrina (condivisa dalla Lorenzetto) ritiene che non si
possa muovere la contestazione, perchè chi resta muto non dice qualcosa di diverso
semplicemente non dice nulla.
Prima della riforma del 2001, l’ articolo 500 contemplava in particolare il comma 2-bis che
parlava di questa contestazione silente: quando il testimone rifiutava o comunque
ometteva di rispondere in tutto o in parte alla domanda che era stata posta, allora era
previsto che si potesse muovere la contestazione, si potesse leggere quindi la
dichiarazione che era stata resa nella fase preliminare.
Dopo il 2001 questa disposizione non è stata riprodotta.

2)testimone smemorato che arriva in dibattimento, non si ricorda più quello che ha
dichiarato. Ecco in questi casi la giurisprudenza ammette che si possa muovere la
contestazione, perché non si vuole far pagare lo scotto sul piano probatorio delle
durata dei processi, quindi si ritiene che a fronte di un testimone che dica “io non mi
ricordo” si possa muovere la contestazione e dire “ma guardi che però lei all'epoca in realtà
aveva dichiarato”: o il testimone in dibattimento così sollecitato recupera il ricordo e quindi
ricostruisce il fatto e quindi rende una dichiarazione completa che potrà essere usata; se
però il testimone si limita a dire “se l’avevo detto allora in prossimità del fatto probabilmente
è vero” non è una dichiarazione resa in contraddittorio, non è una dichiarazione utilizzabile in
alcun modo e la precedente dichiarazione non potrà essere recuperata e quindi usata per
decidere sulla responsabilità.

L’articolo 500 comma 3 e comma 4 prevedeva in origine che la dichiarazione precedente,


usata per le contestazioni, non può costituire prova dei fatti in essa affermati e quella
dichiarazione può essere valutata dal giudice solo per stabilire la credibilità della
persona esaminata.
Nel 1992 interviene la Corte Costituzionale con la sentenza numero 255 (principio di non
dispersione della prova) dichiara l'incostituzionalità dell'articolo 500 nella parte in cui non
prevede l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento della dichiarazione precedentemente
usata per la contestazione. Viene meno qui in principio della separazione tra le fasi e nel
1992 con una decretazione d'emergenza, ratifica questa scelta e riscrive l’ articolo 500,
abrogando il divieto di valutare le dichiarazioni utilizzate per le contestazioni come prova dei
fatti in esse affermati e prevede espressamente che possono essere allegate al fascicolo
per il dibattimento in presenza di una serie di presupposti. Tutto questo sistema
permane fino a che non viene approvata la riforma sul giusto processo e la legge 1
marzo 2001 numero 63 che ne dà attuazione, riscrivendo l’ articolo 500.
La rubrica di questo articolo è imprecisa “contestazioni nell’esame testimoniale”, perchè
regola più in generale l'uso probatorio che si può fare delle dichiarazioni unilaterali
del testimone al di fuori del contraddittorio.
Questa disciplina, è inoltre, richiamata come forma di utilizzabilità delle investigazioni
difensive (l'articolo 391 decies parifica il regime di utilizzo degli elementi raccolti della Difesa
nella fase investigativa e quelli del Pubblico Ministero e quindi viene proprio richiamatoa la
proiezione di impiego dell'articolo 500) quindi si potranno usare per le contestazioni non
soltanto i verbali delle dichiarazioni rese al pubblico ministero o alla polizia
giudiziaria, ma anche quelle rese al difensore.

ART. 500 COMMA 1: Fermi i divieti di lettura [514] e di allegazione [515], le parti, per
contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle
dichiarazioni precedentemente rese dal testimone [351, 362, 422] e contenute nel fascicolo
del pubblico ministero [433]. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o sulle
circostanze da contestare il testimone abbia già deposto(1).
Nel fascicolo del pm c’è anche il fascicolo del difensore e quindi se c'è una dichiarazione
raccolta dal difensore potrà essere usata anche quella a questo scopo. Ecco che la
contestazione serve a far emergere le discrepanze tra le versioni dibattimentale
rispetto a quella precedentemente resa.
2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della
credibilità del teste(2).
Tutto dipende da come il testimone sarà in grado di spiegare, di giustificare la discrepanza
tra la versione resa in dibattimento e quella che aveva reso a suo tempo durante la fase di
dibattimento. Quello che conta è ciò che il dichiarante riferisce nel dibattimento.La
dichiarazione letta per la contestazione non viene acquisita al fascicolo per il dibattimento,
rimane nel fascicolo del pubblico ministero e non può essere usata come prova.

3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti, nei confronti
di questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese
ad altra parte, salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al
dichiarante(3).
Qui non si occupa in realtà delle contestazioni, ma fa riferimento alle ipotesi in cui venga
rifiutato il controesame, quindi la Dichiarazione resa in dibattimento non è più una
Dichiarazione resa nel contraddittorio, perché manca un pezzetto dell’esame incrociato
(esame diretto, il controesame e anche l'eventuale riesame ad opera della parte) per questo
non potrà essere utilizzata salvo il consenso.
Ci sono però dei casi eccezionali in cui la precedente dichiarazione resa durante la fase
preliminare potrà assumere prova piena ed essere usata dal giudice ai fini della decisione.
4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per
ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di
denaro o di altra utilità, affinchè non deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni
contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono
acquisite al fascicolo del dibattimento e quelle previste dal comma 3 possono essere
utilizzate(4).
5. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza ritardo, svolgendo gli
accertamenti che ritiene necessari, su richiesta della parte, che può fornire gli elementi
concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o
promessa di denaro o di altra utilità.

6. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a norma dell'articolo 422 sono
acquisite al fascicolo del dibattimento e sono valutate ai fini della prova nei confronti
delle parti che hanno partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate per le
contestazioni previste dal presente articolo(5). Fuori dal caso previsto dal periodo
precedente, si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5.
Qui si tratta di un'ipotesi di acquisizione che richieda che vi sia stata la previa contestazione,
che ci sia la difformità e tuttavia potranno essere usate come prova solo nei confronti di
coloro che hanno partecipato alla loro assunzione.
Quindi di norma le contestazioni non valgono come prova (articolo 500 comma 2), in
casi eccezionali potranno essere acquisite nel fascicolo per il dibattimento.

7. Fuori dai casi di cui al comma 4, su accordo delle parti le dichiarazioni contenute nel
fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al
fascicolo del dibattimento(6).

Qual è il valore che hanno le dichiarazioni rese nella fase preliminare dal testimone?
Le dichiarazioni che sono state acquisite al fascicolo per il dibattimento varranno come
prova (art. 500 comma 4,7,6) in cui a prescindere dalla contestazione potrà essere usate
come prova perché vengono acquisite al fascicolo per il dibattimento. Per quanto riguarda
invece le dichiarazioni che sono usate per le contestazioni ma non vengono acquisite
al fascicolo per il dibattimento (ipotesi dell'articolo 500 comma 1 e 2 valgono solo ai fini
della credibilità del teste).

Questo tema è messo in crisi dall'articolo 526 comma 1 bis:la colpevolezza dell'imputato
non può essere provata sulla base delle dichiarazioni rese da chi per libera scelta si è
sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del suo difensore.
Si tratta della riproduzione testuale dell'articolo 111 comma 4 secondo periodo della
Costituzione, ciò che viene legittimamente acquisito al dibattimento potrà essere
utilizzato e ciò che non lo è, non potrà essere utilizzato
Secondo una certa lettura “la teoria della prova complessa”: tutte le volte in cui non c'è
stata la sottrazione per libera scelta del contraddittorio, le dichiarazioni sarebbero utilizzabili
come prova.
Questa esegesi deve essere respinta, perchè in realtà vale la regola d'oro per cui le
dichiarazioni utilizzate per le Contestazioni non sono utilizzabili per il semplice fatto
che sono formate al di fuori del contraddittorio sono di matrice unilaterale e quindi a
meno che non ricorrano le ipotesi eccezionale comma 4 comma 7 e 6 che consente
l'acquisizione non potranno essere usate come prova.
Si tratta di una norma di chiusura, le dichiarazioni di colui che si è sottratto
volontariamente al contraddittorio e quindi deliberatamente non si è reso disponibile
per l'esame, non potranno essere utilizzate come prova della colpevolezza, neppure
quando siano state acquisite al fascicolo per il dibattimento.
Altra norma di chiusura: l'articolo 512 che si occupa dell’acquisizione impossibilità di
ripetizione della prova, anche laddove siano rispettati i requisiti dell'articolo 512, se il
soggetto si è volontariamente sottratto all'esame, quella dichiarazione precedente anche se
è stata acquisita, non potrà essere usata come prova della colpevolezza.