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SOCIOLOGIA

Una introduzione
allo studio della societd

CEDAM
CASA EDTTaICE WìT. ANTONIO MIiANt
2O 0 6
A norma della legge sul d'd'autore e del. mdiwcivile è vietata la i-
produrione di questo libro o di parte di esso con qualsiasi mezzo, elettro-
nico, meccanico, per mmzo di fotoco&, midofilm, registrazioni o aItro.
INDICE
I .

Introduz#ne: Che casa sign~rbleggere 14 soLiet.4 ì Una sai&-


logj, per il XXI secola, di Herpaolo Donati ............ Pag. IX

LA SOCIETA COME RELAZIONE:


I FENOMENI SOCIALI
E LA LORO CONOSCENZA SOCIOLOGICA

1. Introduzione: che m a ' & la società? i che cas'è un *fatto so-


ciale*? .............................................. Pag,
2. La relazione sociale come' concetto-base e oggetto della co-
noscenza sociologica ................................
3. L'emergere della relazione sociaie carne realtà e rema scien-
Ufico ne1 mondo moderno e cantemporarieo ............
.....
4. I diversi approcci nello studio della relazione sociale
5. Le semantiche fondamentali della relazione sociale: prable-
mi di defihione ...................................
6. Forme e tipi di relazioni acidali; p r ~ e s s associarivi
i e disso-
ciativi .................... .
......................
7. La rappres~ntazioneddla societi m e rete ............
8. I1 futuro della società è queUo delIa relazione sociale .....
Camo~oSECONDO
IL PROCESSO DI SOCIALEZAZIONE
di Gbwanni~Rossi

i . Premessa .......................................... Pag. 63


2. Tra socìalizzazione ed educazione .................... s 66
.
3 ridenti& personale e sociale ......................... * 72
. .....
4 La sorializzazirine come situazione di rischio sacialale s 81
5. I modelli della relazione socio-educariva ............... m 87
. ...
6 I s o g p i (li:*agenzie*) deUa relazione oociwzeducativa N 94
7. Verso una rete di agenzie*: il *patto cducativo* ........
* 99

CULTURA E COMUNICAZIONE
dì Giowan* Rossi
.
.
I Premessa ........................................... Pag. 103
2 . Cultura: &une questioni c r u c i q..................... M 105
.
3 La formaione degli oggetti $turali: tra a l t u r a e comuni-
caziom ...........~...............**...........
i 107
4 . Larelszionetnculhn.~wmudozkn~ ................ l 0 9
5 . E impossibile non coìnunicare ......................... 11?
6 . Ime~idicomunkatbni........................... 117
f . Le forme deiia relazione comurr!cativa ................. i* 122
8. Lacomunie~ionediaassa.......................... 125
9. Comunicazione di massa. tradizione e cultura .......... 130
10. Cultura t camunicazione tra ~omp1essitàc ....... 132

ECONOMIA E SOCIETA

1. Premessa ..........................................
Pag. 139
.........
2. L'appmccio individuaSi e quello strutturalista 140
.
3 GIi approcci della socililogia economica: dai classici ai con-
temporanei ....................................... s 143
4, I temi della sociologi* economkit~dalla modwnizzazirine
..................
d a d~balizzazione.............L . .,: Pag. 154
5, Un esempio di analisi relazisionda Il lavora nell'economia
dopo-moderna ..................................... a 160

POTERE E SISTEMA POLITICO

1. Come definire il potere ..............................


.................
2, L'approccio individualista o dellaagire
3. L'approccio strutturalista ............................
4. I tentativi di collegare struttura e agire.................
S. Verso un approccio reIa2ionzle non riduzionistico .......
6, I1 potere politico ndla prima moderni& lo Stato di diritto
7. I1 parere politico nella seconda mwdernitk lo Srata demo-
ctatico.. .....................................,......
8. Prospettive su1 fururu deila democrazia, .................

L'ANALISI ~ELAZ~ONALE:
REGOLE, QUADRO METQDOLOGICO, ESEMPI

1. Come si analizzano i fami sacidi? Le regole di base ...... m%*

2. La prima regola: si parte dall'osseruaziipnc del fatto sociale,


distinguendo fra i'ossemazione descrittiva e quella pmble-
marizzante ........................................ a
3. La seconda regola:la definizione del fatto osservata come
...................
relazione sociale (lo schema AGILI N
4. Terza regola: la wstruione della bkck box (ii disegna del-
la ricerca) ......................................... m
5. Quarta regola: l'analisi morfogeactica della black box vol-
ta ad evidasiare il carattere s ~ gim h s del fenomeno emer-
gente ............................................. B

6. Quinta regola: le conseguenze pratiche dell'analisi socialo-


pica (sistemi ODG] ................................. it
7. I;e reiaiani dell'adsi sociohgic~conIletica: il semo dal-
................ .
la ~avalutativithnella ricerca sociologica Fag 231
8. Esempi applicativi .................................. 237

Gtossano delle prole chkve ............................. Pag. 253


BibliogrwFa.di rij'erimento .............................. 303
W
ZNTRODUQONE

CHE COSA SIGNIFICA LEGGERE LA SOCIETA?


UNA SOCIOLOGM PER IL XXI SECOLO

1. Questo nuovo w t o $i SocbZogia nasce ddi'esperienza di-


darti= fatta con I'utilizzaWone di un v01ume precedente (Leew-
$P%,
ni di S&bgia pubblicatonnel1991 iiiquesta stessa collana), aila
luce delie esigenze che si sono manifestate con i movi corsi di
laurea triennale. Sia l'espcrier& didattica sia i nuovi coni richie-
dono oggi un testo in~oùuttivoche sia insieme più brwe e inci-
sivo, Perciò abbiama mluw scrivere un t e s o riuovo che renda
questa materia - Ia sociologia come studio della società -più a ~ -
cessibile agli smdenti di quanto non fosse il libro appena citato.
Il libro è interamente nuovo, fatto salm i1 primo capito10 che
presenta ì'approccio r e i a h & in sociohgia ricaicmdo quanto
scritto nel precedente seppure con revisioni e aggiornamenti volti
a sempkfiwre e chiarire i punti piii delicati. Mentre il primo capi-
tob presenta la teoria saciologim p d e , i ~apimliseguenti uat-
m o i settori fondamentali d d a miologia, E in specifico i proces-
si di socidkazione, la c~fllmhzionee cultura, l'economia, i te-
mi del potere .e dei sistema politico. Il capitolo f d e presenta per
la prima volta in modo sintetico il quadro metodoIogico di cui si
seme l'analisi dadonale per condurre la ricerca empirica. U Glos-
sario finale è stato in buona parte hcritro per essere ancora più
adeguam al suo compito di servire da ausilio alla comprensione
sintetica dei termini piir miei utilizzati m1 voIume.
11 awgliam originale dd'opera consiste nei presentare le cate-
gorie f d m n & m p e randizwe e comprendere h società inte-
sa come l'insieme delle relazioni sociali che configuriillo il mon-
do sociale Incui viviamo.
Esistono molti manuali di sociologia. La maggior parte di es-
si presenta la sociologia in un altro modo: facendo un excursus
del pensiero dei suoi maggiori autori, oppure attraverso i princi-
pali paradigmi o teorie specifiche, oppure ancora attraverso una
rassegna più o meno anaiiuca dei cambiamenti della sortietà t del-
le sue istituzioni.
Questo volume adotta una strategia scientifica e didattica dif-
ferente. Intendiamo prestritare h disciplina smislogica come
modalità specifica di aleggere* il suo oggetto, cioè 1a relazione
sociale. Benché gli autori, i pamdigmi c i p n d i temi sociologici
vengano considerati e trattati alI'interno dei uari capitoIi, il testo
intende compiere un'operazionc più ksenziale:si propone di far
comprendere al Ittmre mperchd e come la secied sia una reaieà s&
gemmp, la qu& richiede un modo adeguato par essere osservata
come tale. Questo modo & inteadere la mieti come relazione,
Il volume si rivolge, imadtutco, o chi si accosta per la prima
volta d a sociokogia, onde cowseeie gli elemen~fondamentali di
quesra dk~ipiina~ Ma i pensato ariche per il lettore che, ppur es-
sendo Ln qualche modo gig famiEne mn alcuni amari o temi sa-
ciologici, sentela necessi& di inretiddre .il a m o piis profondo del
sapere sociologica. 1

2. La sociologia ha posto nei +o del sapere e della cono-


stenza umana in quanto si definisce come scienza della società.
Ma che ms't la società? E che msa niol dire fame sciema? Pro-
prio su questi concetti esisho divergeme, a.voIteanche radicali
L1 termine stesso di *società* ha una ma storia. Esso k nato
daila cultura l a h a (In parala so&@- derivata da socksIne riflet-
te lo spirito rgiuridic&j, ma il suo sigmficataè cambiato nel cor-
so dei secoh, s w d o i periodi ericontesti storici.
C'.è chi ha pensato h ,societicome m a *mm,come un g m -
de contenitore (una o~nixraziune,una costruzione a mo' di
fabbricato, un Gsierne Gù o meno coerente di leggi e istituzioni,
ma o
di macchina di mega-sistem) dentro 3 gli indi-
vidui umani si agitano, ktmgiswno e producono ceni effetti,
più o meno stabili O mutwob. C ' k chi l'ha descritta come una
d t h rappregemtata, k g i n a oggi ~ diremmo virtuale, ciah co-
me una gmxde rappresenazi~neda- di idee, simboli, segni, e
spesso miti, che muovono gli amri.wcialie li indirizzano in una
direzione o ndlTdea.
La socieh stata i4 più d d e volte descritta wme ungenti&
mamiale o,viceversa, ideaaionde. Lo *grandi narrazioni, di un
tempo hanno s p w ,ceduto a queste ~àarazimi* Hanno xaffigu-
mco la società comeun soggetta di grandi imprese e di fantastici
sogni, oppure come m a .seena su cui reciwe grandi drammi,
cammledieo tragedie. Ma oggi non ÈipiU qud tempo. Oggi, la sa-
ciolagia è chiamata ad un.dtro compito. Esca puli e deve essere
ancora narrazione, ma sema krdfidewr che, non di rado, le
ha fatto perdere il cantacc0.con la vim quotidiana e le realtà m a -
ne più significative. La rgmndeza&lia narrazione*, se ancora si
può usa~equesta temiiie,.sta nd penemre ] ' i n h o ebsserea del-
la società, i, suo *farsi*, giir che nel suggerire deile letture im-
prmtaze a grandi n ~ himmagbrie. i 1,nquesto testo, quando
parliamo di *essenza (o natura) d d a societhb intendiamo riferir-
ci alla sua , r . o s & ~ z h erelawnlcl~ci& al. &atto che essa & costi-
tuita da relazioni s4&li (&*. i&zioneI non *harntbioni).
La società, infatti, non è un ordine di re& che possa essere
cancepiro in m u d ~sosfilnzide da;stasa maniera di a l ~ realti, e
cunctete e tan@bili=Cbrhe i mwi-o le case, o le fabbriche, le au-
tomobili o le srrade, La società non è fatta di ecose*. E neanche
di individui che usano queste EO& Nob è. fatta n& di individui
umani n6 delle cose che-e$&prodir~ontrei scambiano. Non è nep-
pere una re& ,r&dusle rispetto ad altre x d t à , come i senti-
menti che proviamo di fronte a certe situazioni. Così come non
è m combdione o .mescolanza di fartori di due ordine (per
esempio ecuno&i, psicologici, crJmràli3giuridici,politici, ecc.].
Essa consisze, invem, di una propria rotoffw, e segue dinamismi
propri. 4 wnamridw di cyi è facta L la rkhzione sociale, e i suoi
dinamismi ~o.fiIspaadonoa peculiari processi di morfostasi e
morfogenesi (l).

(3 Per la comprensione di questi termini, e in generale per un chisirimenro


delle parole che possono avere un niaggiore dontenuto tecnico, il lettore 5 invi-
tat~ a consultare iI 1 4 i ~, ~ ~ .
XII

Essendo hkitdese non materiale, la &&t p&essere &P


solo con strcfmcnrit appmpj?kti.Insistiamo: per vederla, occorre
un sistema specifico di a s d e , Questo volume $i proporre,
appunta, di offrire gli stnrmenti concettuali per.formarsi un si-
stema relazionale di asservaioae.
11iarto che la società non sia una r&IG come quella studiata
dalle acieme naturali (fisica, chimica, biologia, ecc.), a i ma
reai& oggettivabiie (rnateriaiigzabilc) come i manufatti, né una
rappresentazione puramente mentale o ideaziode, dice che es-
sa è una r d & ppedarmate umana. La socieri non k n6 un &t-
to nantrdisrico (che si riferisca ad entità indipendenti dalla .m-
Imd e dalla soggettioicif), né una pura conve~zioneo Irwenzia-
e,
ne ideativa. invece, una realta. alttirale; ,&e deve fare i conci
con gli aitri ordini di r d t k , da puellai biologica a quella pskhica
a quella trascendente owero d i g i ~ i r a .Proprir, negli linters~m-
bi e sui c o d i i con qumte altre realtà, essa incontra a h n i dei
suoi problemi pit significativi, berme-altri li genera al proprio
interno.
Pur essendo una real& cultumlej la soda: non si riduce a 82,
che costituisce una culmm intem,cbmegemplice mppresentazio-
ne simbolica. Essa,i! iam djun *materiale* ben più complesso, in
cui si imecciano componenti so%gec#w.edoggettive, nanidi e
sopra-naturali, umane e non spec%+e del'umano.

Un quadra
oonffmink cr
3. Come si puh fare sciema di und tale realtà?
lptc ~cicnzp Ci sono due modi distinti di produrre conos~enza(far scien-
d"b za): spiegare (amaverso cafise) e comprendere (attribuire un sen-
SO). Questi due modi debbbno essere relsizionati*fraloro. Infatti,
non si pub fare scie- d e k società sema p r h chiarire i signi-
ficati di ciò di cui si parla, pLerpoi cacare Ip comessioni esplica-
tive di ordine causale ffa variabili e fenomeni. A loro volta, le
spiegazioni causali modificano il senso che viene attribuito ai fe-
nomeni.
Ci3 significa che, parlare di socie&, richiede un continuo e in-
cessante lavoro di interpretazione di ciò che si osserva, onde tra-
durre i'asservazione in una teoria che allo stesso tempo faecia
senso e abbia una validazime empirica.
Come abbiamo chiarito in un testo precedenre (Donati 2002:
34-37], il lavoro scientifico della sociologia si svolge attorno a
quattro punta cardinaii (fig. 1 L)l'&tpproc%o (definito come vi-
sione o teoria più generale - a sfondo filosofico - deli'intera so-
cieti), I) un p a r d d i p (cioè una logica e un linguaggio, per
esempio quello che intende la sbU& come rete), G) h sbzgoia
teurk (cioè la risposta ai pmbIema sociolsgico di partenza, che è
solitamente una generalizzaxione a base empkica sul perché e co-
me un certo fatto sociale accade enunciata qesso nella forma di
una cor~hziane,e con una qualche capaciG predittiva) e A) la
nletadobgkz (cioè un disegno metodabgico di rigrca empirica
che utilizza strumenti di indagine -le tecniche di ricerca - per co-
nascere la realtà, rimanendo a livello descrittivo oppure eercan-
do di verificare un insieme di ipotesi che servono per mmpren-
dere e spiegare i singoli fenomeni].
La peculiariti di questo manuale nel proporre un quadro
concettuaie in cui approc*, paradigma, singole teorie e metodi
di ricerca sono concepiti in senso reLazionale. Ciò significa che:
l'approccio consiste nel vedere la società sotto l'ottica della rela-
ziondith, ossia nel focalizzarsi sulla relazione sociale e non sugli
individui o sui sistemi; il pundigma scelto è quello che osserva la
soci& come rete; la metod6lbgia f~rmdatacome analisi rela-
zionale; la teoria che viene prdoqa caqiste nel comprendere e
spiegare i fenomeni sociali 4i quwm generati da relazioni sociali
e consistenti in relazioni sociaii.
Non se ne deve, per questo, dedurre. che il sistema conosciti-
va osi proposto sia - per così dire - rnnolitico. Ciò che qui si
propone non è un sistema monistico, ma, a l contrario, una lettu-
ra mulridhensionale aperta ai vari approcci, paradigmi, metodo-
logie e temi& di indagine, dato ehe, normalmente, ciascuno di
essi contiene elementi utili per produrre una teoria sociale pre-
dittiva. In ultima analisi, ci?, che proponiamo è una lettura selet-
tiva (selezionata in base ad un criterio pienamente relazionale)
d d a canosceaza saciatogica.
Fig. 1. - La n i q o n e n d &hcdkìplk s&logit& tome &tma
cuutosciha (&aZ&sto af i ~ h W
~ tmrb),
e

4
S i teoria
( g e n b d o a e a , h e eaiphka
in risposta i l problema b i i I e
*perché silecede Y?,)

A
Metodalogia
(metodi e temiche
di ricerca)

L
' Appmccio
(visione o teoria pib gemmale deila
i a t t t a societh)

Lgenda:
Le lettere A,G,i,L corrispondono allo schema AGIL rivisto in senm rektidna-
le, che 2 illusthto nd testo (v; anche G?aseo)
Assè L-G.= &se d eb rifeuanzad &ar&;@ag&hm ,L=kmibuzionadi senso a l
probleinasoeiologikodi ~ . & . ~ p ~ f d n del e famoso-
4 ~ ~ ~ 0 ~ ~
ciaie che ba mritiiita ilpyblema in&& deU'inda@e: C Q A ~ I I Qe rappre-
senta ii +re &Da ~oabwetye.da,pdwrej
Asse A-I = asse d d i spieguioncnom<mtiu(bwita su:I) lo+ di inve+p-
ziom che sono musaii o funzlonali e A) metadi e tecniche chi accertano i fatti
sociali e la loro & n a i a , a1 fine di dutare le,regolariBcausa!ii/hnziodi e Ie
possibil~~ariazio~~

Per f&e sdwiza d d a so&& bko@ &sere &iisapmoli.&e la


mnos&ma t sia attribu&i& & un &s %,&&.che si vuole Mda-
gare (=ilproblema sbcid+giCada mi sip;rft&pl'Lids&t) e a ci&
che viene espresso come tbuiiato del m s s o comscitivo (=la
singola tearia sul problema che ha mosso Yhd&ne) (asse L-G),
sia un p c e s s o di accertamenta e valitiazione di regolari& empi-
riche mediante p d w e appropriate Casse A-l). Dd momento
che i fenomeni saciali sono per loro mmra contingenti e rifletto-
no la l i b e h delI'&e umano, q u r e h o l a t o a s.tnimrre so&-
ii, occorre che l'approccio, il p & g m c le metodologie che por-
(teoria) tengano conta di ciò.
tano d a conoscenza sounlo.o%ic;i
In linea generale, le ricemhe sociolbgiche fanno ricorso a tre
tipi di logiche esplicative: ausaii, hzionali e inmzionali. Le
spiegziani causali hanno il loro paxadipa nella fisica, quelle
funzionali n d a biologia e quelle intemiodi a d e scienze erme-
neutiche. Il lavoro sociologiconon pul} mai appiattirsi su una so-
la di q,ueste logiche, ma deve connetterle fra di loro. Cruciale è il
modo di rdazionark fra loro, e in prtiwlare l'esigenza di non
annullare la logiw &lPin~nzi~naIiti~ che cwmaetitza f'umario.
Facciamo un esempio. Se si deve cercare di capire perché e co-
me Ia famiglia cambi, si osserva che nella dinamica familiate dè
ben poco di detemiinistim, nello stesso senso in cui se ne parla
per i fenomeni studiati dalla fisica; c'è ben poco di funzionale,
nello stesso senso in cui questo termine k -usato in biologia. Le
spiegazioni pia appropriate debbono oriemsi in senso inter-
p r e t a t i ~M
~a. le interpretazioni &n pqssono esimersi dal fare i
conti con gli -aspettih n a i q d i e causalistici. Una famiglia umana
c'è nella misura in cui si ~aztualùxauiointeasi~nisignificative,
quali che ne siano gli esiti (anche non -Intenziodi).Di questo tie-
ne conto proprio t'approcci~rdazionale, che mette io rilievo
i'inyiartanse di dare un senso'a eib che si osserva e a eome Io si
osserva (cioè di attribuire significati, di vedere h conoscenza co-
me costruzione di sign3icati1, n& studio deila famiglia. Ma gli
esiti oggettivi non mrn irrilmm~per il significata che i soggetti
attribuiscono calh vita f a d a r e . Xn, altri termini: n e c e s s i h o di
un approccio masiimanente comprensivi,, che connetta gli o&-
tamenti,degli attori e 1e fumiani delle loro azioni e reiazioni, os-
sia la famiglia in quanto iitersoggemvità (mondo virale) e in
quanta dinamica oggettiva (sistema sociale, istituzione).
k proprio deii'appxoccio d a z i o d e proposto in questo ma-
nuale sottoiineare la necessiti che interpretazione e spiegazione
causale ii intersechinoin continuazione, L4 spiegazione richiede
interpretazione, e, viceversa, lkterpraione richiedevdidazio-
ne empirica. D'altra parte, ogni atto di interpretazione richiede
necessariamente un insieme più o meno coerente di simboli si-
&canti e di strumenti e regole per il loro carretto uso,cioè un
codice conoscitivo che permena all'osservamre di attribuire dei
significati a ci6 che viene osservato e di poarIa urne sia nella
conversazione con altri (per una migliore possibili& di compren-
sione reciproca) sia neiia ricerca esplicativa che si avvale di pxo-
cedure forniali causali ispirate alla validità e at~endibilitàdel dati
(la validità si riferisce al fatto che il significante corrisponda ,real-
mente al significata; l'attendibili& si riferisce al fatto che, ripe-
tendo l'indagine, si deve ottenere il medesimo ridtato e m p i -
CO).
Questo testo vuole o f f h per I'appunto, le basi di un siffat-
to processo conoscizNo, s h z a tuttavia parer soffermarsi ad
esporre i m e d i e le tecniche di ricerca, per i quali sono disponi-
bili manuali specializzati.

Lisadolo a *
lo rudi.
w~ta
diM 4. Molti si chiedono:'perche bisogna mapprendm* n leggere la
società?Non basta forse un po' di s a comune e un po' di CUI-
e irritm*
UC~L & nrppi "&
tura generale (fatta di un backgouad -ilosoficae di nozioni pre-
U U
azioni d a l i
,e da, e, ?",e,
La risposta della sociologia 5, decisamente neetiva. L1 senso
comuw un requisita importante del pensiero umano e la cultu-
ra genede è ugualmente un insieme di risorse cui si deve riwr-
rere. Ma questi requisiti, se sono &essa$ non sono però in nes-
sun modo sufficienti a *veder@ Ia società, a conoscere il perché
dei fatti sociali.
Per vedere h società bisogna veddke le relazioni sociali, rneri-
t r e la gran parte delle scienze mciali (mche quelle &i alla so-
ciologia) vedono solo individui e 'cose' (oggetti e stnxmre mate-
rializzate).
La realtà sociale è differenre da ogni dtra hragione della sur.
peculiare costituzione umana. La scrcieti esiste perchi Yessere
umano non né purarneritE.aacurafisica(corpo bio-psidiico), né
un puro spirito f r d &ùaskendente), &sa ha tre camt~erkzicbe
peculiari: a) è inseparabile .dai sogg-e~ti umani, perche la
sua stessa &tema dipende iti qualche swodo daile loro attivi*
b) e in&ewmem modifkbile, non ha una forma immutabile
t a m che possa =sere definito:a primi
e nemmeno u ~ ~ ~ . s ottimale
o a poaerwri; C) è condizione per le azioni e n& stesso tempo %
condizionatadai r i s u l ~ t&Ue~aziani+
i ossia la società & n d o stes-
so teinpa vincolo E risorsa per gii agenti, individuali e colierrivi,
che la fanno.
Bisogna saperla leggere psd16, per vede&, non basta COIIO-
scere In struttura sociale eistente (che r:aa.dizionn l'azione con
regole, istituzioni, vincoli) e/o l'agire umano (i comportamenti in
atto dei soggettiagenti): occorre conoscere ciò che intreccia
struttura e azione sociale, ciò che li media e li tiene connessi, ciò
che si attua come loro interazione e il prodarto di tale interazio-
ne. La sociologia è una scienza complessa, forse la pi6 comples-
sa, perché ha il compito di comprendere il nesso che esiste fra
struttura e agire, laddoirci taIe nesso è sempre uirtitante~perché,
se da un Iato è necessario, dall'dtro h aperto al massimo de1Ie
conringenze. ]E: in tale nesso che consiste, intrinsecamente, la so-
cietà.
La società è quelIa condizione, tipicamente umana, che ci ren-
de d o stesso tempo liberi e vincolati. Né totalmente liberi, né to-
taimente vincolati: perché se fossimo neli'una o neIlaaltrasitua-
zione, dora non saremmo in sacietL
Apprendere a leggere vuol dir6 mettersi in relazione dla so-
ci& attraverso un sistema di osservazione sensibile alle relazio-
ni, cioè che osserva con e attraverso le relazioni sociali che la con-
dizione umana di chi agisce c di chi osserva implica, contestuai-
mente.
Se la società fosse fatta di ifidividui, ci basterebbe conoscere
questi ultimi per sapere carn'è fatta la struttura sociale. Se, pari-
menti, fosse fatta di strutture, ci basterebbe conoscere queste uI-
timc per sapere come sono fatti,i sagge& e come agiscono. Sfor-
tunatamente, o piuttosto per nostra fortuna, non è vera né I'una
cosa né l'altra. Perché Ia società i: uti altro ordine di realtà.
LA SOCIETA COMERE~AZIONE:
I FENOMENI SOCIALI
E LA LORO CONOSCENZA SOCIOLOGICA

%-O: l. Introduaion~:&eLos"e la idetàir e che cm'& un =fattosodab,?


-3. h relazi~ne~so~iale
come m~cet~g-base e oggetto della conoscenea so-
c$lo&a. - 3. L'emergere dGlladaziane sc4ae m e realtà e tema scienti-
Gco nel mondo moderna q contemporaneo.~ 4I diversi
. approcci nella stu-
dio dd1a &one -
sochic. 5. Le,semantiche Fondamentali d e k relazione
SOC.&: -
p b l e m i di definizione: 6. Faimé C tipi di relazioni sociali: pro-
wi asaSmciativi -
e edsòciàtiri. 7. t mppkenwime della mcierà,cohe
-
W@. 8 . U hmm delh sacietà B quello della reLione sodiale.

i. I n m d d e : che cos%d.a m&d E e che cm'è afkto SO&-


le*?
1.1.. La sociolopia è la scienza d& società. Ma che eos'è 12 so- di L=(.
cied? E come .se ne pu&fare scienza? Le due domande sono le- mmpitswi
gare fra Iaro, perché la definizione che diamo ddn società è a-phalmte
s e g u a bel modo di ossmatla, descriverla e interpretarla.
Dobbiamo cominciare con il dire p&& 'e mme la nozione di
soci& sia, complessa le polivalenze,
Per il co3iddeno s2enso.coifnune, k comphsa in quaì~tosembra
inglobare un p d tutto: che closvb che sfugge, eke -sta hari deila
~oaetà? In apparenza nulk o ben poco, Siamo, di solito, abituati
a pensare che rutto accade me11aa societi. Ceno, i fenomeni dd-
la natura fisica, rida misura in cui non sono padroneggiati dal-
2 CAPITOLO PRIMO

I'uomo, le sfuggono;c anche i fenomeni trascendenti, che hanno


a che fare con Ia religione, non trovano completa spiegazione nel+
la societi; inoltre, abbiamo l'impressione che i fatti psichici (co-
me i sentimenti, le passioni, l'*io*) pure sfuggano, almeno in par-
te, alla società. Ma, eccettuati questi fenomenim(naturali, religiosi
e psichici), hitto accade dentro la società, e anche molti dei feno-
meni a n i detti, o almeno il loro modo di manifestarsi, cambiano
a seconda del tipo di società storica in cui li osserviamo, e dun-
que non sono immuni daila società in cui si manifestano. In altri
termini, si può dire che l'idea tradizionale di scicieri t una nozio-
ne complessa per&& comprende tutto cib che riguarda i'esisten-
ssa degli esseri umani ndle laru azioni di vita quotidiana.
Se si segue questo moda di pensare, la sacieti viene aIIora in-
tesa come *popolazione, coilettivirà Insediam (main qualche ca-
so nomade) su un territorig delimitato da cui t esclus~,di forza
o di diritto, l'insediamento e il transito in massa di altre popola-
zioni, i cui componenti r reclutati in maggioranza al sua interna
trainite la riproduzione sessuale - condividono da tempo una
medesima cultura, sono cwscienti della loro identità e continuità
collettiva, ed hanno tra foro distiriti rapporti economici t politi-
ci, nonchi particoiari re1al;ioni afifettive, strumentali, espressive,
cumplasivamente più intensi ed orpaici che non i rapporti e le
relazioni che (evennraImenw) -hanno;conaitre collettività; e dora-
ta, come espressione spwiakiwata di codesti rapporti e relazioni,
di strutture - non necessariamente evolute sino ad assumere for-
ma di organizzazione o di Stato - pdreatdi, economiche, poiiti-
che, militari per mezzo delle quali la popolazione stessa è capace
di prowedere ai principak bisogni di sussistenza, produzione e
nproduzi~nebiologica; materiale e culturale - senza che cib im-
-
plichi in tutti i casi una completa autosufficienza o autarchia di
difesa interna ed esterna, di:controiiodel camprtignento indivi-
duale ed associativo, di ctimuiicazione e &vibuaione delle ri-
sorse* (Gallino 1993: 59.6).
Questa definizione riflette il senso tradiional di complessità
appEm detto. La versione m~iologicapiù raffinata di quesra vi-
sione deiia complessiti è il concerto di soci& espresso da T.Far-
sam, secondo ii qude la società è un sistema sociale autosutfi-
ciente (cioè una popolazione su un territorio che k capacrt di au-
msostenmrsi, dandosi un odine politico e facmdo fronte alle
LA S O C I E COME
~~ REMaONE

funzioni necessarie per la soprawenzsr). Questa visione scom-


pare con la fine della moderniG. Oggi, 1a società non coincide più
con lo Stato-nazione: h mie&viene riferita a i rapporti fra gli es-
seri umani nelle loro esigenze di vira, e la complessitl deve esse-
re intesa come un processo di complessificazioae di questi rap-
porti. Dire che la saciah è una popohone residente su un ter-
ritorio (dai livelli locali a quelli piu ampi) pu6 risultare fuorvian-
te se non si riesce a distinpere.in essa.ci6 che vi è di propria-
mente sociologico da cib che non lo è (come diremo più oltre),
La nozione di sacietà .k, poi, polivalente perché ogni epo-
ca storica i'ha intesa a suo modo, ,e questi significati si sono
sowapposti e stratificatinel corso dei secoli e delle d i z i o n i cul-
turali. Vediamo questi significati in modo più dettagliato-
Nel pensiero premoderno, l'idea di xsocietàa, così come noi Ndm
pm-modrma
siamo abituati a pensarla, i inizi&ente assente e s i afferma po-
co a poco. Quda che ogg d i a m i m o società, per gli anitichi è
una visione del mondo (cohos) ih cui si vive, come .un tutto che
comprende t sovrasta ogni: casa. Cautica Grecia non ha il termi-
ne di società, che 1:- per così 'dire - impkciramente contenuto in
quello dì po2h (hUn&-stato); La poi& è cin insieme di gmppi p?-
rentaIi (tribu, clan) i quali si danno un ordinamento poliuco (una
"costiniziont'),ciob un regime di governa c deUc regole comuni
di vita, Solo successivamente, a-pocoa poco, questa totalità verrà
vista come una criatmzione in se stessa, distinta d d a natura. U
passaggio più radicaie, in tal senso, 9'arà fatto dalla modernità, che
sorge precisamente quando la societk si'pensa come una realtà
prodotta da se stessa e non da altro.
Il termine societar 2 latino, nasce con la cultura rummq e,
ben&&. alle volte venga inteso come traduzione del concetto di
p o k , presenta un'assolu~aoriginali& rispetto a quest'ultima. In-
fatti, sociecar non indica più un tutto organica a base naturalisu-
ca, ma indica l'essere e il farsi socio (icucitl.sJdi altri, dunque il cu-
shtuirsi su base in qualche mado uo10ntaria di un raggruppa-
mento di membri (individui a meno) che desiderano perseguire,
assacimdssi, finali& i r r d k a b i l i dai singoli.
Benchd ii concetto romano di socied accentui f'demento con-
rmmale e associativo della soletà (sempre in senso relativo, cioè
comparato con quello greco-aristodico), a partire d a h sua cel-
lula (la famiglia, definita cime d a piii antica di tutte le società, e
la s d a n a d e a , come &,ancora nei SettecmmJ.J. R~usseau),
haWe società intermedie a aarattere associativa (di tipo profa-
sionde, sciedico, per scapi di lucro o menu, ecc.), è nondime-
xro veromche fino a i Rinascimento prevale una sunwiane organi-
ca e naturalisuca della seci&
Nel Mediso, con T ~ f ~ m a d'Aquinosa e In Scolastica, rie-
merge la visione arisotehca. I1 termine soci&&&ne di nuouo a
indicare una totali& oqanica di gaem proprio costimica da ele-
menti (parti), e relazioni naturali,fradi esse, aventi funzioni pre-
cise e ordinate al bene comune, in mi si s i d i ~ = il fine ultima
dell'umo.
N@UF&
moderna
Nel corso del %i-Settecento, si M m d e,unanuova visione di
tipo contrattiralktico della sacietà (k già presente neUa cul-
tura romana), A psi* gtosso~oddda Thomas Hobbs, si af-
ferma u n a visione d& smaa come cosmzione artificiale. Si
suppone &e gli individui pxc-&stano ,& soci& e v N a n ~in m a
condizione (o stato di natura) In'mi l'uomo 5 Ixipo per i'alrro~uo-
ma Womo h i m b i w & ) ; e si afferma ahe la aaoittàl nasce nel mo-
mento in mi essi si rne~t~no d'ais&rdo.per cedere ad un terzo (10
Stato} il potere di usare,la forza oh& subilire l'ordine c la sicu-
rezza sociale,
Cantemporaneamente, a:psiniredal Settecentoj in modo indi-
pendente e tumivia relazionato ai quovo clima cdturaie >cm-
tra mia listi^*, si sviluppa la semanti= (v: Glossario) della SSO-
cieta ~ivilel~intesa come l'iqierise di coloro che sono impegnati
nelle attività economiche, come arti*, mreantii khhricanu e
agricdtori, ossia ciime popolazione dei produttori (i borghesi,
abitanti dei *borghi*, fuaiusciti dall$& medioevale del ca-
stello-feudo], chenon sono n6 aristoazia d C ~ O(e-,per questo
denominati, con la rivo~uziorrefraniese &I 1789, *temo stat~r,
omra borghesia). Qui la 'soci& è ,kteg:a come mercato, o s i a
come ambì% ,delle rehiioni di pruduzione, cemereio e consu-
mo, che tanto importanza ha avuto~nelcaratterizzxe l'epoaa ma-
d m come capidstica. A p h e - &l saggio sulla sacietà civile
di Adam Ferguson [chek dd 17G) e passado atyrav&so autori
come =nt-Simon e August Gmte, il t t k n e di so~ietà,&enm
sinonima di ~(indusdam:nzce il concetto di -cietà i n t b r i a -
le#, perché la società Zc vista come (dal punto di - v i add:)d u -
stria (per Comte, h so* 8 fatta sob ,di.d o r o &e ~ E ~ U C U ~ O ;
LA SOCIGIh COME RELAZIONE

essa d u d e mbro che non produc~noin moda utile d a so-


cietà].
la mdenijtà, dunque, hso&& p d e decisamente quel
carattere di organismo n a m d e che le era stam garantito dalla
tradizione classica, Essa non coincide più eon il x t ~ ~ t sociale*,
to
ma diventa qu& specifia sfera di relazioni fra individui e grup-
pi che operano e contrattano, che vivono di propri rapporti so-
ci-&. Un modo particolare di autp-descriversi di quesa,soeietàè
qwh di pensare le relazioni c i d i come oppositive nei confron-
ti delll'autorità e del dominio.poliiiccr, sia deile religioni (la Chie-
sa) sia dello Stato. I

Friedricb Hegel c m un'uJteriore scmantica, con In quale mr-


C& di sin~etiizmla concezione organica e quella eontrattualisti-
ca della società. Hegel, infatti, pensa l&societh come dialettica fra
la famiglia ,[soUd naturale=tesi) 'e il mercato (società artificia-
Ie=antitesi), che d i vita ad m a sintesi (=lo Stato etico) in cui Ia
socieoi rierma, ad ogni nuho tornante della storia, Ia sua unità
organica, ma non piu meramente nanuditicz, e neppure pura-
mente contrattuale, bensì insieme comunitaria e codzramde,
avente un carattere .rrdigioso*'hqumto incarna in sé i fini ulti-
mi dellhomo. Dopo HegeI, ci s d cki mterb di definire ancora
la socie6 usando le metafore orgasiche e contrattuali in senso
apuroa, ma in generale diventerà inevitabile mllegarle e mesco-
larlein qualche modo fra Ioro. .
Karl Marx, per esempio, pensa la societa come r d t à pura-
materide (materi&mi storico), *kioL.economica, m ne
vede I'evuluzione in senso dialtctico (materi&m dialetuco).
Secondo lui, la storia è un awicendarsi di btte di chse, fra gmp-
pli sociaii definiti dal possesso a meno dei mezzi.di produzione
(oltreche da aimi fattori, come i livelli temalogici, ecc., e per6 an-
che da fattori soggettivi, la t ~ ~ i d~ m a la lotta fra capi-
i classe'):
talisti e proletari è quella per lui tipiea della società moderna. Il
mix sm in questa che, usando la logica dialettim hegeliana [che
egli rivolge da &a a capo in senso materialistico a non piu idea-
listico, perchi la sincesi diviene materiate anziché ideale), prwe-
de la necessi& starha di un p r a i w o rivoluzionario che coriduce
la SO&& da una cundkione naturalistica primitiva a quella del
c u m ~ fin& m ~ (detto re&),.in cui ha gli elementi naturali e
qu& culnrrali verrebbe realizzata una perfetta sintesi (egli parla
CAPITOLO l'.RIMO

di unii *società finale* caratterizzata dalla piena namralizzazione


dell'uomo e dalla piena urnankzazione della natura).
La prima riidd,quella che va gr~ssornad~ da Hobhes a
M m ,è un succedersi di *grandi narrazioni* delldsulla soci&
la sode& fioderna nasce proprio come un modo di descriversi e
di proiemrsi al di Ià della mmra (della società irrtea come un far-
to a base r r a d e ) ,
Nel coirtempq mentre la sociologia si adatta in qualche moda
aila moda di pensare la $mie&,per grandi narrazioni (l?evoluWo-
nismo di Darwin ne è spesso lo sfondo}, al contmp% carne di-
sciplina scientifica, inizia anche a decosmire queste ugrandi
narrazi&s- Con l'opera di E. Duxkhelaz, M. Weber, G. Simmel
e V. Pareta, si inizia ad usare il termine di ssocietkper indieae non
già tutta la realtà storim-sociale, e tahtomeno una idea di società
t~topica,ma salamente un pkno o livdlo specifico di redtà, quel-
lo che Durkheim chiama *fatto saciatm, Weber e Simmel chiq-
mano #reiazione sociale e Pare& indica come *sistema socidw .
Da dora in poi, la semanuca deila società si sviluppa lurug~
due grandi linee direttrici.
a f i a nozione di socied diverità sempre pia camplasa non già
perché inglobi tutta i'esispnza quotidiana delie persone, ma per-
chk
- viene ad indicare contingenza (la p c i e d una cosmiane ;u-
Uficiale non più vincolata ad esigenze namdistidie o deter-
minisiche),
- si articola in dimensioni &&remiate (la società si sviluppa at-
traverso continui procesi di differenziazione al suo interno e
h a ii suo interno e l'esterno),
- si creano, a motivo di tutto cib, sempre nuovi e dteriorj pra-
blemi di relaziommenm reciprodo fra le relazioni c le .parti
difieremiate, con erescemi sfide di integrazione frale varie di-
mensioni e componenti. '
Per dirla in breve, agli occhi della sociuI+ ~&erna,,da società
ma è complessa per il semplice fatto di essere sinonimo di tota-
lità o globali& che include un'mmma complieatezza di elemen-
ti, ma: (i) per il fatto di essere realtà continga- e persino Wr-
tuaie (fatta di relazioni virtuali) (sul concetto di contingenza v.
Glossario), e (ii) per il fatto di essere un processo che genera sem-
pre nuove distinzioni, caeiah6 la suciera viene specificandosi
continuamente come rina realtà +alma.In breve, E complessa
perché è un eccesso di possibilità che non possono essere *.ridot-
t e ricorrendo
~ ai suoi ~ambienxi~, cioè agli ambienti della reh-
zione sociale (hnatura bio-fisica, la culmra Iacale, la religione).
La nuova logica delk relazione sociale, aperta dalla moderni&
sta proprio in questo: che, adesso, la relazione sociale deve uo-
vare al proprio interno le iorze, le risorse, i messi, Ie operazioni
per darsi una sua stabilita ei capapità .evqlutiva, mentre in prece-
derma la stabilizzazione avveniva inqbuona misum ricorrendo a
f m r i esterni (prima di tutto àffidandosi aUa religione, poi alle
tradizioni culturali, ecc.).
b) In parallelo, si differenziano re semantiche della società, b) Lc nuwt
mantichc
cìak i modi di intendere ci6 che *fa* sscie& Si distingue fra la so-
cietà politica e quelk econdmica, fra lb società locale e quella glo-
bale, fra la società della cultura e quella dell'hfoumazione, fra la
società tecnica e la sode& deU'umao, =.'cosìvia.
Come si pub far wscienzb di rutto ci&?

1.2. La risposta che diamo *;iquesto interrogativo, in breve, è


In seguente.
Nel corsa della storia umarilr si som date diverse rappresenta-
zioni deHn soeietk In questa hngo processo culturale, la qualità
dd ~ociale~è emersa come realtà .&$eriere propriosempre più dif-
ferenziato rispetto ad dtri tipi di realtà, finché si è visto che eso-
c i a h , in senso ~pecifica,è h reladoaie che intercorre fra i s ~ g -
getti in quaiio agiseona deredmi gli u i i agli altri e h un certo
modo..
Ii punto di arrivo {odiernodi questo pracesso individua la so-
ci& non in una *grande narrazione*, sia essa quella di una gran-
de visiane ideaziade o qutUa di una grande macchina (o siste-
ma) materiale, ma più s~plicerncntenel farsi delle relazioni so-
ciali in contesti determinati, cioè nelle concrete configurazioni
(forine saciali) che le relazioni-frai soggerr-agenu vengono ad
assumere in un determinam spazio-tkmpo.
Nel campo delle seieme sociali, la relazione sociaie assume, in
un certo sensa*la stessa bpoxtanzfi &t la celida ha in.biolagia.
Come la c d d a biologica (con il suo DNA) caratterizza gli esse-
ri viventi, e precisamen~eogni genere, tipo e individuo vivente,
cosi la relazione sociah, cori le sue proprieti quanto-qditative,
la sua smtmra, contenuto, &cc31azitlne, hnzimamente e mm-
biarnenm, c a z a t ~ i z z la
a maiti sosiale, a precisamente wi gene-
re e tipo di reairà sociale. Per esempio, Ia reimione di coppia fra
un uomo e una donna k una reai& sociale perché è castituira da
una relsione diversa da %nt d u tipo ~ di rd&ione, Fate coppia
è un modo di fare secieh
La rehiane sociale, non l'individuo o la singola h o n e p d t
tiah, e nemmeno un pfe-suppwto sistema, c~txitukce h e&&
del tessuto ssadale, Ci6 nonedeve p& significare alcuna reifica-
ziune del concetto di relazione sociale e della realtà da esso si-
gnificata. Parliamo della relazione sociale come ecdlda* del te*
suto sacide,inseaso meiramente andagi~o,per far cmppndere
come la rdazionaliti sia ci&cbe caratterizzo (hsemfosre$il p-
nere di r e à h specifico del s o d e ri@etto .ad:altri. ordini'di.malti.
In via generale, per sdaz&ne sociale si deve inymbre h redà
i m m a t e d e (&a std .pt& 5pazìo-tempo) deIk'bitw-~imuno,ossia
ciò che sta f+a i suggetti.agenti,e che - come &e - nmstituiscei~
il loro orientarsi e agire.recz$roco per distinzione da cib che sta
nei singoli amari - individuali o ~llemivri- considerati come po-
li o termini d d a relaziqne. Queta m a l t i drar, fatta insieme di
elementi q g e t t M %e *soggettivi+,R ha sfm in cui vengono de-
finite sia la distanza sia l'integrazione degli individui &e otanao
in societa: dipende da questa.ctdti 4a relazione sa& in sui il
soggetto si m a ) se, i? che fo'rma, hswa e q u a b I'bdidno
pub distaccarsi o cohvolgmi~spetto aglidtri soggetti più s me-
no prossimi, alle is&uzioni 6 .hgenede rispetto alle dinamiche
deila vita sociaie (Donati 20023. .
Il dilemma deii~.saciol&a sta in questo: che la relazione so-
ci& & sia il prodotm deile concrete persanelnmane,.sia &,&e le
forgia, nel smso di dare loro una f o m interiore e di mmpoiw.-
meno -o. Dal punto: di vista .&e& rdazione, la persona
umana è sia il generante'siàii generato deUa società in a6 vive. Si
-
tratta del paradosso - assi complesso su cui si eesmisce tutta
la sociologia, la quale deve conoscere come le re1aziomi s o d i
si- il prodotto &l'agire umano ,eaih arma&tkmpa-una realtà
che, in quanto inorneno. emergente iwrmw p + ~ p : ~ 'e k àpoteri
propri, lo condiziona.
Ma dire che la socied C rekime snede ai01 &e mllocarsi
da un punto di vism+chnon &-&atto h d i a m come si po-
trebbe pensare. Per arrivase a aossewarep questa *realtà fw,con
i suoi elementi mmpanenti e le laro vicissitudini, occorrono
molre,distinzimie miluppi di pensiero che s i sono prodotti solo
gadualmemte nella stoxla. Inolwe, rimane sempre aperta h que-
stlone,dei caratteri (Fberi,~raziomli,deliberati, significanti) pro-
priamente..e solamente umani delh relazione sociale, per diffe-
renza con i caratteri (istintivi, mec~anici,automatici) dei rappor-
ti SOCS (~mturalb) esistenti ira gli esse+ viventi non umani(se-
condo quanto mettono Li luce l'krofogia e la sociobiologia: Ben-
ma 1993).
Fare scienza ddla societi s i g d i ~ acomprendere e spiegare
perch6 i soggetti sociali h o fra l o a certe relazioni e non alsre,
e quindi perchi agiscono in un certo m d o anziche in dtri modi,
se, quando e per ii fatto che si rapportima gli uni agli alai secon-
do certe modali& 1

Comprendere la socieh non è la stessa cosa che comprendere


gli individui (nella loro psi'cologia interiore) o.individuare delle
-leggi meccaniche* che sovrastano gli individui. La socieri k una
con4igurazionr di relazioni Is quali emergono a ~ r a ~pproes-so
si in cui possiamo a n a l i b r i t e ed empkicarnente distinguere
tre fasi tempamli (Archer 1997): le forme socio-culturali e stmt-
rizrali pmistenù aWUlgresso degli individui, Ie azioni dei sog-
getti-agenti che si muovonoin +azione fra loro odii io nati da
quem forme, e 5 risaltati di di .&ex-azioni, che possono riat-
tualizare oppure modifiire le smimre socio-culturali di par-
tenza. Ne1 caso della riproduzione sl parla di m o f i s ~ 'nel
, caso
di gèn&i di nuove fome si,park di morfagenesi.
Le categorie conoscitive attraverso cUi noi comprendiamo le
relazioni socigli non po%suno essere merarnenR psicologiche (per
es. sentimentali, per senso affettivo) o, viceversa, rneccmiche (sul
modello delle scienze fisiche, come 'i moti di attrazione e repul-
sioné). Se la smiologia osserva, ad es;, la rdazione di coppia uo-
mo-donna, non pilB ridurla ad un puro sentimento o ad una pu-
ra attrazione di istinto sessuale, ma deve vederla come ma azio-
ne reciproca fra soggetti che è (nella forma e nei contenuti) qual-
cosa di più e di diverso. Essa implica un magire reciproco dotato di
senso che va oltre le intenzioni s gli apporti dei >dueindividui
coinvolu. N d o stesse tempo, le categorie conoscilive sociologi-
che amaverso G U comprendiamo
~ la relaione aon possono esse-
CliFiTOLO PRIMO

re intese come applicazioni di norme etiche a pri&, come se la


società esistente di fatto (leggi in quesro -o: la coppia) fosse
comprensibile per semplice deduzione di imperativi morali posti
ex mte. Neppure possono essere solo razlonaii, rispetto ad un
d o r e incondizionato o rispetto ad uno scopo strumentale, per-
cht la rsrzionalit&pub essere sdo una dimensione della relazione
sociale.
U fatto è che la reiazione sociale, per ss. q u a di coppia, in-
clude tutte queste dimensioni (aff miva#istrntixa, naxmativa), ma
è più di tutto questo: contiene questi elementi, ma non k la loro
somma. La relazione & il &fattosociale emergente* di azioni reci-
proche che combinano dementi soggettivi e oggettivi, interni ed
esterni, mi tempo.
La comprensione sociologica deve tener conta di tutte queste
dimensioni. Ma deve anche saperle combinare in modo da yede-
re che la realtà che emerge è wi pene&, non k spiegabile sempli-
cemente aggregando le proprietà dei: singoli elementi. In buona
sostanza, la comprmsione sociologim è un am di conferimento
di senso, come significato e come incemiditi, che deve trova-
re riscontrto nella oggettiva real* dei comportamenti sociali e dei
loro esiti.
LI positivismo deU20ttocento(e fino ai nastri giorni) ha cer-
cato di spiegare ksociet8 come si spiegano i f m m e n i del mon-
do fisico naturale, queili che sona b%getto deile scienze esatte,
dette tali perché i fenomeni indagati sono estremamente stabili
nei tempo e rispondono a &ti dereyminismi. Ma questo k stato
(ed è) un errore. La spiegazione della sociera deve tener conto dei
fatto che, al contrario d i quelli naturali*i fenom$ni sociaii sono
contingenri, ,Contingenzasignifi~a~due eose: (a) che dipendono
da, ceni famori o da cene aondkioni (Ie opporhinita s m d )
e (b) che, essendo agite dai soggetti (me la bro libera azione o
agegcy), sono variabili; ossia possono anche aan venire all'esi-
stenza ovvero possono esistere in un altro modo, sono sempre
possibili adtrbentis. Nelle relazioni,sociaLi,infatti si gioca h li-
bertà dei soggetti umani, seppure condizionata dai vincoli che le
forme s u u t t u d socio-cdturdi preesisteoti impngono. Ecco
perché studiare h socied sigaifica comprenderla come relazione
s o d e &a soggetti che cremo strumire c le modificano nel tem-
po, in presenza di ceni reiquiaiti e o a t a certe condizioni.
13.La sociologia i: scienza nella misuta in cui identifica dei
afatti socidia che chiedano di essere compresi e spiegati in base *fatta a d -
alle loro ragioni di essere, e poi nella misura in cui essa risponde
a questa esigenza con affermazioni basate su argomenti validi e
attendibili. Ma che cos'$ un fatto (o fenomeno) sociale? Owera:
quand'è che un fatto 5 sociale?
Per rispondere a questa domanda, che - ripetiamo - definisce
9 molo scienrifcu delIa sociologia, bisogna andare al di là dagli
approcci individualistici ed oliatici, per comprendere come il fat-
to soei~ltsia un fenomeno intrinsircwenre rdazianale.
L'individualismo metodologico è quella forma di spiegazione
che riconduce il fatto sociale ad un prodotto degli individui, L'o-
lismo mctodalogico, invece, spiega il fatto sociale come un de-
temhisrno berente al tutto di una struttura ehe condiziona le
parti, e quindi anche gli individui. L'approccio rdaWonale re-
spinge entrambi questi modi di pensare ('), e respinge anche I'i-
dea di combinarli assieme'in una forma di mix (come li nel
EibJU) in cui age7tT e suurtura si $ondeno assieme senza che si
possa distinguerli, perch6 I"un termine è defiaito hbase ail'aitro.
Cerca, invece, un altro (differente) punm di vista, che vede il fat-
to sociale come *fenomeno emergente*.
Facciamo un esempio. perché diciamo che il passaggio dalla
fahglia estesa a q u d a nucleare e un @fattoS~cide*? Alcuni A-
spondom: perché un numero cr'escente di individui preferisce la
famiglia nudeare a quella estesa. Altti dicono: perchi ci sono dei
condizionamensi (determiqismi strutturali) che vama con,uo la
famiglia estesa e rendono necessaria quella nucleare, a presciude-
re d d e preferenze soggettive degli individui.
Siffatte risposte idedcano 4 fatto sociale ora degli individui
sra n d e suutmre, Qualcurta mescola queste spiegazioni in vari
modi, il più deile volte attraverso giustapposizioni n confusioni.
Si dice per es.: le condizioni di vita spingono masse crescenti di
individui a preferire la forma nuclearq cosicché gli individui, sce-
gliendo questa forma, raffaraano i determinismi che la inducono.

(l) D,ue modi che corrippdono, nella teoria spciale ddla morfogenesi (Ar-
dd-
cher'1997),rispettivamente d1a wconflazbne dal biissox C alla ~conflazione
lSaIto*,
Li redk il fatto sociale non sta n15negli individui-né nelle stmt-
mre, ne nella.loro fusione..Shinvece, -nellalaro relimione. I cam-
biamenti ddla tamigiia sono dovuti al fatto che gli individui, in-
ter-agendo fra loro, modificano le condizioni di,patema wiie
qua& esistono certe forme m t t u d i (per e m n p b le b i g l i e
estese) e in tal modo alterano le loro stesse possibilità e vincali di
azione nel fare famiglia, cosicché, attraverso certi processi stori-
ci, si passa dalla famiglia estesa a quella nucleare. 11pwsaggio dal-
la famiglia estesa a quella nudexe (e poi.eventualmente la kam-
mentazione di quest'ultima) è un fenomeno emergente daile in-
twazimi fra soggetti che, agendo dentro certe opportuni& e cer-
ri vincoli, modificano i pattewi relazionaii (le smmire f a d a r i ,e
i relativi sili di vita) e così creano le condizioni attrawno cui, in
momenti successivi, alpi soggetti agiranno muo le strutture ge-
nerate, accettandole o rifiutandole, riproducendola o rncrd&can-
dole ancora.
11 dibattita fta
individuali r
La sociologia arriva a cornp~enderequesto solo'dorché di-
otiei venta capace di andare oltre la famosa qaerelle fra individualisti e
mroodologici OfiSU.
Lo scontro fra le due posw è antico. Non & il caso quidi
riandare al pensiero e nep'pure di rifarsi al piu illustre
decessore, il .dibattito metodologico (Methdmtreit} a cavallo
fra Omcenca e Novecento. ~em$Iicernente,.consta~amrr che es-
so perdura a tuét'oggi (hBseri e cani 15192).
L'oggetto del contendere può essere in buona m a m a espres-
so con la seguente dommdiai'la soci& i! f a t a di individui oppu-
re è quakosa che ha una iua.autonaia indipendente dagli indi-
vidui? Nel primo caso, b relazioni sociali sono concepite ceme
ernanazioni o proiezioni delle campteristiche individuali (in par-
ticolare, deile loro preferenze, opzioni, scelte di vaiore, ECC.). Nel
secondo uso, dleielazioni vi& attribuita una realta in sé: per
gli disti, tale rdtà è fattadi stmm~eche si impongono agli in-
dividui, invece per la sociologia reladomie si tratta #diuna reald
che ha le sue proprietà c i suoi poteri, ma solo in quanto:è agita
ed emerge dalle interazioni fra gli individui.
I1 dibaniu, si pone, grosso&do, Li questi termini. Gli indi-
vidualisti ritengono che la societi (e tutte le entiti colbttive) non
abbia alcuna arealtam. A loro awiso, tutte le entità dette esocia-
ha (famiglia, Stato, popolo, capitalismo, struttura sociale, fisco,
classe sociale, sistema econamica) BQPO solo etichette, nomi,
rapprasentazionimentali*at5010 gi individui esistono*.Con ciò,
essi s t r i s Z o m a m il c~xufronmda strettamente starico-saciologi-
~coe metodologico in mnfrmto anche filoso£ico (onmlogico) e
poi dichiaratamente politico. Sul piano filosofico, sostengono
chs i concetti universaii saino pure asmzioni, e &e sola i can-
mtiindividG sitzg~lisuno dotati di realtà propria. Sul piano po-
litico sostengano il liberalismo. A loro avvisa, f'individu&smo
metodohgico impiica una pa&ione filosofici? nominaiista su
tutta la conoscenza sociale. Dì qrii 1a.fadc critica per cui l'indi-
viduo dell'individullismo merodologico è 90-o kato-soci&-
zato.
Gli ohsti ritengono che esista un ordine di re& che, se non 2
preso in considerazione, rende incomprensibile ;e inagibile il
comportamema indi~iduale.A pahire da Durkheim, h sociolo-
gia classica sostiene &e la +età è una ;ed& s ~ genm's
i che po-
ne vincoli esterni e coercihi sugli individui. Sono gli individui
che agiscono, cestammite, ma essi non possono mai farlo in m-
niera eiihera, casi come gii Ln&vidu&sti metdolagii sostenga-
no. I fenomeni socialinon S Q hpiegabili
~ con k sole azioni di in-
dividui, ma impfiano realtA pre e meta-individuali, in particola-
re ordeme, valori e nwme di condotta che, nel corso della sto-
ria, h o acquisito fama pmrjlr$, La socidogia moderna ha, per
i'appunto, indagato in hmga e in larg~questa realti, dimostran-
do che i presupposti dell'individuahrno metodobgico non .reg-
gono. L'esistenza di entità gocidi non-individuali è qualcosa che,
in inociologia, è stato mostrato e dimosmto su basi empiride da
una quanGt$ G& di studiosi, e con risultati talmente widenti che
non 8 certo p~ssibdequi neppure tentare di ,&citarli. Basterebbe
d o ricordare illavoro sugli ~EEettis t r u d di ~ Peter Blau
(1960) (v. Glossario), per capire che gli individui agiscono in un
contesto che è per essi reale d di ii dde loro stesse motivazioni
interiori, sentimenti e ragioni.
Gli otci sbaghano nell'edatizzare il molo delle s m m e so-
ci& e della cultura nel condizionare i ccrmportammu individua-
li a nei10 spiegmeIcomprendere i fenomeni saciali. Alla fine, l'in-
dividuo deli'aiismo è.iper- Q sou,ra-sacdizzato, L'idea che Findi-
vidus sia goveraato.da forze rimnducibili ad una #coscienza col-
lectivam a l a quale nonmskpu6 sottrarre (per es.. nei sampartamen-
ti di moda), mncede troppo al carattere macrosmtturale e im-
personale di cib che vhcda. gli individui.
Dal punto di vista deile imphcazioni etico-palitiche, la posi-
zione e il. messaggio della sociologia classica sono chiari la libertà
socae è una cwtniaione culturale che d we rigpondere a *vinco-
li* materiali e/a normativi, non puh essere intesa come pura crea-
tivirà o esplosione degli uidividtidisni. In conclusione il ditiat-
tito fra individualisti e olisti non $ ancora riuscito a dire come le
libertà individuali e Ie costrizioni esterne (culturali e stnimiraii)
si concilino fra Ioro. Una via di uscita da quesra contrapposizio-
ne su nel vedere come i'agire degli individui sia comunque un
prodotto della loro. *conversazione interiore,, che ha sempre un
caratrere rihsivo, anche se, empiricamente, razione può adexi-
re ai condizEonamesiti:esterni(Archdr 2003).
Le &poste La posizione della soci~lagiarelazionde non sta né dalla par-
delln 10ci01+3
Aziende te degli individualisti né daiia parte degli disti. La ragione sta
nel fatto che essa si oppone sia alle visioni ipo-socializzare che
d e visioni sovra-sociaIizeate dellk persona umana. Essa afferma
che esiste un ordine di realta, g i e h sociologica, che la cono-
scema, classica o moderna che sia, non ha ancora comprèso. La
società non d un corpo organico, n4 una somma di individui.
Essa è invece uaa codirrwdone rdazianale che va a1 di 1&deI-
la semplice s o m a di .uldiIridui e non arriva mai ad essere un
corpo organico. I1 che signifim che non esaurisw mai le sue FS-
sibilità.
In atri tennini: il so&leè qualcosa che esisre già quando gli
individui nascono ed entrano in esso, ma gli individui hanno una
loro autonomia neli'esplotar10, nel farlo proprio, nelio scegliere
passo per passo chi essere e chi diventate, nell'appamnere ad un
*nob (il s e m del we), e nell"sccupat.eed espletare dei ruoli (Ar-
cher 2003). Attraverso .quati processi, gli individui cambiano la
società che essi stessi con~ribuisconuP fare. Ma lo fanno, appun-
to, in interazione costante con una reai& diversa da quelIa inte-
riore, soggettiva, puramente individude.
In ogni caso, i te&i del caiifmnto odierno fra individuali-
smo e collettivismo merodologim non possone più essere quelli
del secolo scorso. Le dfermwiorri à k Tarde (*tolto I'indivi-
duaie, il sociale non ndam>o cZ la DurkheLm (*tolti gli indivi-
LA SOCIETA COME ELA2IONE

dui resta la wcieth) non ci fanno fare grandi passi ia avanti.


Quel confronta appartiene ornai ad una stagione aromanticam.
La sociobgia contemporanea non può più utiiizzare ia distin-
zione individuo/colJenivo come una antitesi dialettica o come
una opposizione binwia, cioè schematisrni in base a i quaii ogni
cosa deve per forza cadere da una parte o dall'dtra. E cib per di-
versi ordini di ragioni. In primo luogo perché dire &dividuom e
acoliettivo* significa Qssmarew p r ~ k i o n fra e enritit che ban-
no una loro red3, ovviamente dieersa,di genere proprio. E con
ciò sì arriva a chiarire che individuo a callettivo non stanno S I C ~ ~ O
stesso piano, ma su piani diversi di &corso e di realtà. Resta, eo-
rnunque, che s d o oggi cominciamo isviluppare una teoria mffi-
cienrernente adeguata a dar conta del tipo di reatti che 2 nel so-
d e (ricorriamo d'espresoionc wqaltràr s ~genwis~, i per dire che
c'è q d c o s a , invisibile, ma che esiste, e non è so10 fantasia o in-
panno antropomorfico).
In generale, si deve osshare che, fino aii'epoca moderna, e
ancora a Imgo dentro la moderniti, non c'è una definizione a p
pmpriata di *fatto sociales pereh6 la relazione sociale viene con-
cepita come entità implicita Cpiurtesto 'che esplicita) e derivata
(piuttosto. che autonoma), e. spessa solo come mediazione, ri-
speno ad altre entità o variabili soggemiye-individuali o colletti-
ve-smimrrali, cositché raramente &dà wa riflessione che tratti
la relazione socide come ogg~rtodi conoscenza a sé stante.
Due sono state, e ancor oggi som le principali modalità di
trattare la relazione sociale: i) Ia r e k a d c come proiezione, ri-
flesso o prodotto dei singoli attori, generalmente gli individui, e
delle loro azioii (Duck si cura di 1993); i) la relazione come
espressione ed d e t t o di strutture mciali, di status-ruoli, di una
totalità ovvero di un sistema socide globale (Ruddock 1969). Ne1
dibattito epistemologico, noto neUa storia del pensiero come
Metbodenstreit, cbe ancor oggi mette capo alle due grandi cor-
renti dd'individualismo metodologico e dd'olima metodoIo-
@O, la rdaziane continua ad.avere un nido derivato (anziché di
presupposizione prima).).Una scienza rdazionale, al conuario, si
sviluppa nella misura in cui si assume che sali'inizio c'i: la rela-
zione* e sulla base di t& presuppasro si dabora una metodolo-
gia investigativa conseguente (questo tema viene trattato ampia-
mente nel cap. 6). In.breve, i ' d s i d d e relazioni sociali in sen-
so proprio implica un temo punto di vista, né.idviduaika (Q
azionisa) n4 sisemice (Q ohico), che defin'ica il proprio og-
getta carne relazione e si f o d z z i sulla relaaione come realtà e
modalixi propria di indagine.
CatniciaiP Pei. fare un esempio. Chiediamoci: che OOS% l'amicizia come
farto sociale? L'amicizia sgorga dalla persona umana, e solo da es-
sa, ma non pub essere un fam individude. Nan si pub essere
amici h quanto individui. L'amicizia t il riconoscifnenru di qual-
cosa che non appartiene n nesuno dei due soggerci pur essendo
di entrambi. Essa &, come h mieta, di rutti quelli che le appar-
tengono e di nessuno in particolare. Per essere amici bisogna es-
sere almeno in due e condividere e scambiare qualcosa. A pre-
scindere da quel equalcos~(che implica ma in=-soggettività
ma anche modi non-itidividuali di ritonoscimento), la con-di-
visiorre!(la rei-azione, a azione reciproca) che dà senso e forma e
contenuto aii'amicizia. E h condivisione non pu6 essere eerta un
fatto spiegabile in termini di ihiividui, an&e:se, d'altra parte,
non t cereo um d rà collettiva a sé, non t i m p m da nessuna
autori& impersonale. Nessuno &:due soggettipuh viverla come
qualcosa di impasto e di esterno, Efitrambi hanno creato una re-
lazione che, pur dipendendo da loro, h delle premessa che non
dipendono:da Ioio e impbca case che vanno a1di là delle laro in-
dividualità. Essa impfim un u&vEdqre assiemm che chiama in
gioco molto di giB delle due itidividdita;
Seguendo questa a&,pcqsiamo dire che né le teorie sistemi-
che (ohtiche), né le teorie izionistkh (individualistiche), n6 i
bro m&, pàssono famire una .c~ompfensioneadeguatw dd
cambiamento sociale. Esse offrono visioni p d i della storia
che restano insufficienti h quanto poggiano su una comune ca-
renza: l'idea che la rdaisiont sociale da un residuo (m effetto) di
.altre* variabili in gioco, n

Gli olisti pensano h rkkiose come il prodatto di leggi o


stmmre~socialiber esempio hll2UX e Durkheirn). Gli individua-
-
listi metadologi per contro - la vedo- come diesso delle
saggettività individuali (pere.sempio Weber), Bisogna inaltre evi-
tare m altro errore: il relazionismo, Esso consiste nel fodere as-
sieme m un piano orizzontale @n un neologkrno: coaflaziona-
re in modo ce~ttmle,ci& m o c l l e si p s a diseiapere chi viene
prima e chi dopo d tempo) I'aikxre (agancy) e la struttura so-
&aie, cioè nei definire l'una come prodotto contemporaneo del-
l'altra (un buon esempio è L teoria di A, Giddens e in particoia-
re la sua definizione di ccmlaziome purm, &e sta ad indicare I'es-
sere, lo stare, nella relazione per un puro atto di volontà recipro-
che è anche un condizicrnarnento reciproco di segno ugualita-
rio e simmetrico, finché dura come tale),
I relazionkti ~edonola relazione come un fondersi dei termi-
ni che collega. In questo modo, incowno in una visione relativi-
sta e p r a p t i c a che vede la relazione come un dererminismo fi-
ne a se stesso. Per comprendere il cambiamento sociaie occorre
una teoria che sia adeguata al carattere re1;lzi~naicdella realtà so-
ciale, mme realtà mi g e n k gfam di* (non ~(htta d a ~ relazioni
)
sociali che hanno una loro ddiamica.s un loro tempo (*storico-
socialem). La realta d d a relazione 2 di ordine diverso<(è uno
'strato' diverso) rispetto alla redG degh individui e a quella del-
Ie strumre sociali e culwdi.
Per cogliere queesco ordine, s i deve adottare un p a d g m a ,
detto ~ r e k i o d k rsmndo
, ilqude il, cambiamento sociale con-
sisxe ne& Premergema* di reah saciali agite da soggetti (indivi-
duali e d e t t i v i ) che stanno in' relaaiorie fra loro in un determi-
nata contesto.
Ln sociologia, #spiegare* significa dar conto ddle relazioni
che generano un fenomeno esso stesso come fatto relazionde.
~ ~ o m ~ r e n d esipfica
re* *mettersi in relazione a*, cm tutto riò
che un t& mettersi-in-relazione (socde!) significa e comporta.

2. k relazione so&k cume conce-base e oggetto della cono-


scenza sociobgk

2.1. Per quanto h nozione di relazione sociaie sia in qualche _i"=


modo .oresentenel nemiero fdosafim e sociale sin dd'antichita. -&tre
miazioni C
è scnz'lltro corra& &mare &e essa diventi sggcno di kda: ,,,,,a
ghe scientifica soio con l'epoca moderne tclizioni
La mcioIagia nasce, come scienza, proprio nei momento in
cui la relazione sociaie non è pib vista come qudcosa di *dato*,
per natura o per costrizione necessitante di qualche tipo, ma CQ-
me qualcosa di smricarpimte costruito e variabile.
Anche quando questa punto di vista viene adottatp, il conce$-
CAPITOLO PRIMO

to di relazione s o d e , s .dispetto delh sua apparenw semplicità,


rimane uno dei concemi piii complessi e insmdabili. Sfugge so-
prattutto il senso e il modo in cui la relazione cornette gli de-
menti di carattere organico (vitale) con qu& artificialmente co-
struiti, non potendo mai eliminare ccimplemrn$fite n i gli uni n6
gli altri. Si puh affermare che la domina delle relazioni sociali
elaborata sino ad oggi mppresenra solo d 9cvestibolo dei sacra-
riw, nel senso che, ancor oggi, restano da fare pasi deisivi per
entrare nei noccio10 eostitutivo delle relazioni sociali e quindi
per risalire ai nessi sociali, SUquelii più intimi e ristretti sia quel-
J i più anonimi e- gjobdi.
11 fatto è che la relazione sociale è stata spesso studiata carne
conseguenza, come *applicazione* c ,come mediazione di altre
categorie conoscitive piuttost~che &me realtà in sé. Di solito,
essa diventa,un tema specifim di conoscenza e investigazioneso-
lo in momenti particolamente critici, Q& a l b r q d o i proces-
si'di differenziazione sociale e Iapwceziorie delle distanze fra in-
dividuo e società vengono s d t i dome altamente p r o b l d d ,
Solo allora I'os'sematore si dkpoixe'a considerare la rdaziom.so-
cide come prodotto concreto e & m i n a t o di una società che te-
rnatizza se stessa come probIerna (di relmionarnento).
La ~PIIW~C
sociaic nel
2.2.Nel pensiero greco clPssica, n F essendovi il concetto spr-
puisicro d i c o di eocialem (assorbito'inqudo di gpoliticom), è improprio
classico
parlare di relazione sociale. Iq Aristotele la4cntsgoria filosofica di
reiazione @ros ti - Cat., A, 6 i - locuzione awerbiak che sta a si-
gnificare sin rapporto aa ci6 che ha realtà sostanziale) r? il quarto
predicamenm [dopo ia SOSUUIZI, ia quanzità e la qualità) ed 3 una
nozione piima (categoria logica a primi) che non ammette defini-
zione. Contrariamente agii scettici, egli ritiene che h relazione
non indichi solo unn seferma di ragione, ma abbia una sua realtà,
anche E dmivaa (diperidente dalle real& che b o . r s r i s ~ a ~ ) .
Nella hlasoh :aristoteha,quando la rekzirrne s o d e fatta og-
getto di osservazione empirica, come nelle Azioni f d i a w i .o
della p&, assume un c m m r t di ,realtà nanualistica che aprirne
un +esseread altro#. Si. assume che h o m o sia #animale paliticm
per natura, ci& &e non possa mdizzarsi se non neile rdazictrmi
con gli altri (e invero nnel bem mamme-della m2 le m~d&ta
relazianali sono visw come derivate daìia sua namra sos~anziale
LA SOCDTh COME IEUZlOm

(l'uomo k portato *naturalmente~a fare famiglia, a vivere neUa


pukis, ecc.). In generale, si suppone che le relazioni sociali derivi-
no dalla natura stessa degli esseri viventi (anche se, come alcuni
hanno notato, Aristocele avverte su questo punto delle diHi~~ltà,
in quanto si rende conto che la categoria d e k relazione, p r non
essendo equiparabiie a quella di sostanza, non è tuttavia di secon-
daria impormnzaIin quanto rion.c'k scienza senza relazione: Ac-
tis Perinetti 1959: 65-69; Mathiw l%?).+
Neppure la cu1nir;i romano posiade un concetto specifico di
relazione sociale, per quanto essa offra Ia radice etimologica di
relatio (da refewe), ia quale indica il riferimento di un ente o di
un oggetto in genere ad un altro secbbido un determinato modo,
che pub essere proprio delle cose stesse tra loro oppure posto
+
dalla mare fra le cose. Del r&to, diritto romano non conosce
nepFure il concetto di *relazione guridicar~la qu& intesa come
creiazione da persona a persona, deredinata da una regola giu-
ridica., compare con la pddertistica (corrente giuridica afferma-
tasi in Germania nel secolo WX che pexseguiva H wstruzione di
un sistema concetniaIe capace di dare una sistemazione generale
agli istituti di diritto privato; . d a modeiiam su& istituti del dirit-
to romano, dei quali ricercò le fonti origina& nei Digesto o Pm-
dette che 8 la parte più cospicua del C o p s Iwk Cìadis di Giu-
stiniano, anno 533, purgando. dagii adattamenti compiuti dai
suoi compilatori).
E a cavallo fra i secoli XU e XII, nel quadra ,di quel com-
plesso mutamento soci& &e segna gli dbori daepoca moder-
na, che e z i a a svilupparsi una edomìna delmie relazioni*, s p d d -
mente per opera di Tommaso d'AquinoO(Krempell952) e Duns
Scotca (MirdbdI 1994). L'interesse: per il concetto di relazione è
ancoraprevalentementemetafisico (la relazione viene pensata co-
me categoria astrsrra), a partire dalla teologia (segnatamente Mi-
stima, per la qualeDio è ti~oe t&it;trio, consistente In tre per-
sane uguali e distinte, che sono relazioni ip~statiche,cioè sostan-
ziali o sussistenti in sé). Ma si nota un forte spostamenta nelI'u-
m d& relazione come strumento di conoscema e come oggetto
di conoscenza in sé, che prelude agli sviluppi in senso gnoseolo-
gico che saranno propri ddea modernità (Horstmann 19841, la
quale la studieri sia wme categoria logico-formale sia come W
tegoria empirica.
.A seguito dd dibattito irrwrns .alla fdos~f~a scolastica,I'I'con-
cetto di relazione diventa qudo di un ms sgjigmeris (Krmpel
1959: $9):se il mo~rdo(mmos) miste indipendentementedai no-
stro pensiero, tale ardine & itna relazione, a m e & ~un camples-
se di relazioni che sono esse s w e r d sa &è E l'odine. Aicu-
ni sostengano che la rehziarie (predicamentale) importa bensl
real* ma sola scciderrtaie distinta diìi soggetti e dai termini e dal
fondamenta della relazione che t la sostanza (Tamtnasa d'AquX-
no, Duns Scoto). Altri ritengono invece di identifimre la relazio-
ne con il fondamento, o addirittura con iI fondamento e i termi-
ni dela relazione stessa (sono questi i seguaci della scuola suse-
zima; F. Suarez, D+. Met,,d, 47, 2). Cassioma fondamentale
che deriva da questo dibattito è che la didnzhne re& d& r e -
mini sta nel rif&ent@ &li'~nod'&o, e non nella negazione
di un tw& da parte d e l I ' h (come dirà poi Luhmann). Nei-
le parole di Gregory Baeson (l%'&),&frangete ia smtnira bie
connette gli elementi di C& che 'si apprende e distrifggerem ne-
cessariamente ogni qudid*,
t relarione Da allora in poi, eoncmo di rirlazione &ne sempre più &p-
m d e n$
prnsiom plicàto aiia sfera del pensiero sociale e politico, dando origine a
m&o
quelliindagine sulla*relmionecome c&tutivo del sociale che
avrà le sue prime espressioni nell?empirlma inglese e nei-
i'idealismo tedesco dei ,secoli)W;III p XIX,c i neille due a d i i
zioni (anglosassone ed europeo-coniinentaie)che caratterizzano
la moderna Idea di soci& C ~ V ~ R
Neila filosofia rnoderw*.comunque,troviamo di nuovo diver-
si modi di intendere la rdazione. CE& nega la realtà della rda-
zione (come M d Hume;: che 1a rimrrduee a forme del sentire,
come h simpatia). C'&chi h considera come una forma soggetti-
va a prki secunde la qude,i'ieteiletto necessariamente giudica
{IrnmmmlKant la considera una defie quattro categorie fonda-
menali, che mrnpredizl sotto di sé qude d d a t m s W & del-
la causali& e. d d a re&pracità: Critiw d e a rwgoffe pwa, 11, l].
C'è chi h sastanzializza,da un lato con l'idealismo s s ~ I u t o@e-
gdiaao), per il quale la relazione 3 la realtà in q w c o sintesi dmel
procaso didmico sintesi d fuori deila quale i
delh relazione sono pure>as~razioni,i, e dall'dtro con b varie fus-
ine di materialismo (sopmttut~a: mamimo, per il quale la f.elazigr
ne & un rapporto-sostanza materiale),
LA SOCETA COME kEIAZIONE

Ne1 campo d d e scienze. swiali in senso stretto, una specifica


udottrka d d h relazioni sociali* fiorisce a cavallo tra la &ne del-
l'Ottocento e i primi detenni del Novecento. Goatribusj. fonda-
matali provengono ddemscude inglesi (seguaci di J, Locke e D.
Hume fino a H.Spencer), francesi (G.Tarde, E.D w k i m e lo-
ro seguaci] R nd-americane (in particolare E.A. Ross e la scuo-
la di Chicago, mmhé le varie correnti del pragrnatismo, da C.S.
Peirce a G.H, Mead). Ma è sopra,mm inGermania ((con G. Sim-
mel, M. Weber, L. von Wiese, MbBuber, e.la fenomenulogiri di E.
Hu6.sel.l) che rime compiuta qveUa,che pu6 esere chiamata la
.svolta rrelazionale* neUe scienze ao&ali(Donati 1991, cap. I).
Svoh rdazionde sigaifica ppw saggio da un apensieroentisati-
vo* (irrdato), che mgioaa e ossema aper entità*, volendo cono-
scere cib che esiste in se e per s& ad uxi apemiero relaaionde* che
conosce i divmi aspetti e stratidilla realtà distinguendoli rifles-
sivamente #per relazioni*: ~ i che ò esiste, per la socidogia, esiste-
in-relazione a qualcos'aItm ed è in qqzies~reiazione che si speci-
fica ed erra1le. La conoscenza deila realt; soci& imphca-'i di
uno s t m e n t o ad hoc, che chiamiamo ua sistema rduionale di
osservazione.
Là-prospettiva secondo cui ala relazhe; è la categoxia fonda-
rnende del pensiero sociale* (Wierkandt 1915), accompagnata
dall'idea secondo cui ala nostra ,realtàva lon- wnto quanto le
nostre relazioni))( P h g e 19301, ia&a liapertura di nuovi oriz-
zonti che aon p o m o più esseri richiusi per ilfuturo deUe
scienze sociali intese a lw@ spetuo, s p e d h e n t e ove si conside-
ri l'espl~sionedella realtà Csocieta) vimale rispetto alla realrà
(società) esistente (o potenziale rispetto a quella. data). La pro-
spettiva relaziode rivela - in modo emblmatico - &,non sal-
tmm si & aperta u n a nwxa epoca del pensiero soeiale, ma che è
ia teoria deile relazioni &e decide della capacita di cmnprensio-
ne,,spiepPone e azione di qcialuaque teoria particolare, perché
la stessa scienza (=conoscenza) è. relazione, nel senso che si fa at-
t r a m la .creazionee il continuo cambiamenta di malazioni fra il
soggetto conoscente e ii mo oggetto di imstigazioae,

23. 'importanza &e k reIazione vime oggi ad assumere nel Le tre p n d i


~rnautichr
pensiero sdenaco, in particahre sociolo+, si p& cagliere in d c b identitn t
della dmzionc
tutta la sua porma qualom si consideri il posto che il inceno di
22 CAPITOLO PRIMO

relazione ha nei tre gradi codici simbolici (le semantiche Assi-


che, moderne e post-moderne), che h m o guidato il p r ~ m s o
storico in Occidente.
a) Nel codice simbolico classico, l'identith è i n y a come sostan-
za, e dunque come una real& che non ha bisogno di relazio-
narsi ad altro da s6. Vde qui i1 principio di non contraddizio-
ne [A=A], i1 qude stabilisce una sorta di equazione immedia-
ta (l'idenrità di ogni cosa 2 in-mediata, cioè esiste senza me-
diazioni). Per quanto l'identith possa essere differenziata, ed
essere anche intesa come ~9rs'tamdtipkx, ruttavia essa rima-
ne gerarchica, orientata aalI'uno., e perciò rendenzialmmte
monistica. Non viene articolata relaziondmmte. La relazione,
per wam, è una manifes~zionedd'identità sostanziale del
rubjenun che sono$&d o relaziade. LP relazione è ma con-
seguenza. U pemieq*sociale è, dunque, stretramente finalisti-
co e tendenzialmente monistigo. Per fare degli esempi di co-
me si ragiona in questo cadice: I'identid di u m persona esiste
io sé (neli'lo della persona) ed è sempre la stessa qualunque
siano le relazioni che a m a o nene quali vive (le relazioni non
possono mutare I'identità); la defibiziane di socied civile
coincide con quella d e b polis ( m e r o coincide con lo Stato),
' perchk non c'e civile fuori dello Stata; ii concetto di benesse-
re è univ~camenadetermhato ds certi idimtck che identi-
ficano la evita buona* in'senso~ontologica (assoluto), a pre-
scindere dalle concrete relqzioni sociali.
b) Nel codice simbolico d e m o , l'identirà è d&ta proces-
sualmenre e il processo di icquisizione dell'identiti si caratte-
rizza artrav&sa la negazione. A k definito csme la negazione
di mtto si&che non &'A,icid [A= non (nnn-A)], In q u e m ~cu-
dice l'idnutà si sabiiisce come negazione del proprio appo-
sto o del diverso, o comunque di ciò che è estarmo a se sressri
(ci& il non-A). unità è dialettica o comunque binaria: si sta-
bilisce come l'unità di una antitesi o di m a differenza (per
esempio della differenza sistemalarnbiente), e- in qualche ma-
do viene ad avere fondamento in una negazione. Per questo,
mentre il codice classico 2 monistico, qui il codice simbolico &
dudistico. La relazione è bensi cspIiciaza, ma salo per &sere
ridotta ad una negazione (di qui un certo ecnichdisrno* implid
cito nel moderno). L'ideritit5 di ogki entità si stabilisce per re-
COME RELAZIONE
LA SOCIET~

lazione, ma concependo d e relazione come negazione di ciò


che i'entità di riferimento non è. Per fare esempi paraileli a
qu& del punto precedente: l'idcntiti di una persona consiste
nella (siwìnce dalla) negazione deii'identità degli aitri; l'iden-
E d della soci& civile sta in tutto ciò &e non si identifica con
lo Stato, ovvero nel fatto stesso di fondarsi su una negazione
dello Stato; ii benessere t l'opposto (negativo) del malessere (il
benessere si ottiene negando o cancellando la sua antitesi, cioè
il malessere).
C) Nel codice simbolico post-moderno, i'identità è definita at-
traverso e con ia relazione, ma non.per negazione dialettica,
bensì per relazionamento ad una dterità. ridenti% di A è h
relazione che intercorre fra A e ciò che A non E (l'altro da A)
[A=r (A, non-A)]. Siamo, dunque,in una semantica di artico-
lazione relazionale, ovvero di' integ-zionedifferenziazione,
o, se si preferisce, di appartenenza-dis&one. In questo co-
dice, A è in relazione a se s t m attraverso le mediazioni che
ha nel relaziomrsi con il non-A: niente I. in-mediatamente
identicc a se stesso (si riscopre il fatto che, persino Dio, nelia
semanrica religiosa, si cor?o;sce e si ama relazionalmente, cioè
ama se stesso attraverso la propria differenziazione interna).
L'identità come relazione implica che A si definisca attraverso
una distanza con se stesso (spazio e presenza dell'altro), il che
significa che esiste contingenza nell'miti stessa deli'identith,
la quale viene pertanto ad esseri costruita in modo comples-
so, attraverso la sua ptropria compl&ità inrema sallecitata e
favorita da cib che è altro da sé ( t ~ n i m
complex).Siamo alla se-
mmtica relxionale. Per stare agii esempi di cui si è $a detto:
i'identita, di una persona sta nel distinguersi nel riferimento
agli altri (diversi da se), cioè nel vedere la d B e f w a , ma anche
il fatto che Ia differenza si stabilisca amyerso un riferimento
reciproco che, al di là deUa negazione logica, ri&iede riconri-
scimenta e scambio (per m. mi sento - mi definisco come -
itaiiano quando mi riferisco ad altri che non sona italiani; è
un'esperienza che si prova in modo naturale quando si va ape-
stero; ci6 non significa, però, che I'essere italiano non abbia
nulla in comune con le altre nazionaliti, ossia la relazione ita-
limo/non-italiano stabilisce una differenza aperta a possibili
scambi, anche di cose comuni,e q h d i non è necessariamen-
te stahdjm .sulla negazione di tldm Wò ~ h non
e k nel-
b steso modo, I'ummo tram la sua ickritità~sol~quando vie-
ne confrontato cwi iI non-umano, ma ciò non.significa che
non c i possano éssete scambi, amaversamenti, e anche rela-
zioni di real& comuni fra m &&o e I ? d & ~I'icien~tii
h del-
la soùeti Uvdc si defiiscttc- &eri& ~k$3ekOd o Stato -
soci& cide u h &e 5 &o dallo .Statu Q dal &tema peliti-
ca-amministrativo 3 ma tale(&one, se ,&ce distama, non
indica necessarimente una contrappasizione ancirgonXstica o
altra forma di a e & a o ~ ii benessere è definito in r e W a e al
malessete,&uuarelazione fra due mndbimiichesi distinguo-
no per &ferirnenm,l'una d'altra, l'una esiste ,hrelazione ai-
ì'altra, n- necessariamente come antitesi, ma d E t e : w h e
come sìnetgia reciproca, e-secondo!irna molteplicitàdi dimen-
sioni.

L'miancìpusi
dd conmt~adi
Natiamo attraverso il.dispiegarsi di queste tre -mi-
rùaztonr che, sifa strada una sorta di wemancipwionea del eoncmo di re-
sod&
lazione e del suo molo neWindagine comc.i&a. Sotto un certo
aspe~o,2 nella sociol~gia&e .si compie a psm a poco, quella ri-
voluzione epistem~bgica(kelaziode') d e port;t a rivedere i
quadri conoscitivi tii m&. tale ,che te ideatiti (dei conceni, dei
soggetti, delle azioni, e C O S ~via) siano sempse più definite rch-
ziasialmente.

C) f P base ai quanto d e ~ altre


h parti del reso (e nel Ghsazio) dobbiamo
disrinpwe fm posc-modersia:C doparmo+ao: va i n ~ . p e r t & che , dirve si
dice past-moderno Q si pd un.scmanflca reIazio&che tende a1 cla-
-
&ia&nair, menrre quando h s; @ e h & d d o ~ - m d e r n o sc e Taddove mer-
-
ge si intende la r (A, nanilsr) in m w retaziode.
~
LA FrOGIETh COME REMIONE

L'emanciparsi del concetto di relazione, e Ja vdurizzazione


dd suo ruolo sia nella dinamica $&aie sia nella sci-, 'si pub
wsefvare nel fatta ch.e la rda*s;one*anziché essere vista solo co-
me conseguenza delI'identità, sia hvece considerata come tmsti-
tutiva di quest'ultLma. Laddow l'identità Icostituisce non $a
per negazione di tutto ci6 che essa non è ( c m nei codici della
dialettica hegdha, o nel codice cibernetic0 binario), ma attra-
verso il rela-timamento ad una alteri&,.
La differenza rra il pensiero.soci& tradizionale e quelio ma-
derno, e p& queile cuntiernp~raneo,[odopo-moderno), sta prin-
cipalmente nel fatta &e il primo vede h relazione,socidein una
cornice filosofica (di tipo onto1ogico) d l a quale la relazione vie-
ne trattata come categoria secondaria e subordinata (rispetto al
concetto di sostanza, che designa ciò che è in se stesso), mentre il
secondo considera la relazione sociale come una categoria fonda-
mentale (e perfino fondanp) deUa realtà sociale, entro una corni-
ce qepistemologica volta a comprendere e spiegare carne la società
venga di fatto prodotta, iri contesti e ~ituazionideterminate, aat-
rraverso relazioni~.In tal modo, la relazione sociale assume il ca-
netere di una entità storica d e , mentre si dispiega rida con&-
gema, mostra una consislenex e una dinamica proprie, non rne-
ramente d*rivate da due enli~(facenti capo a individui, gruppi
o strutture sociali).
Se si radic&za questa p x w p e ~ v ain m;iaiera tale che h re- 11 ~ ~ i ~ i s m o
lkone, da *chiave* espressiva dei termini che collega, e da *via*
amaverso cui esplowii, diventi h catGoria che li assotbe e li
annulla, allora si incorre nei rebbnkmo. Qwst'ultims pub es-
sere definito come una. riduzione della relazione a mero vissuto
e processo, setondo approcci più moderati o più radicali. Un
esempio di relazionbmo psicologico è offerto da quegli autori
per i quali il sociale t sinonimo di =vissuto esperienaiale* iater-
no,al soggetto ber esempio l'apptaceio fenomerxologiw di E,
Paci 1954,1957,1965-661, Esempi di relazionismo che riducono
la realti sociale a meri pxocessi, sema distinguere gi,apponi dei
singoli e quelli deile relazioni come fenomeni ,emergenti,sono le
posizioni episcemologi~erelarivistiche e nominalisuche F i n -
di 19721, la cosiddetta wstetica dd cambnamentos (Keeney
19863 e la apragmtkca rehioflde* (Emirbayer 19971, che vedo-
no la rdaziane sociale all'inserno di una ~filosafiadeiia pxassin
assai lontana dalla sociobgia relmionale basata sd realismo a i -
tico (come viene proposta h questo testo). Le sdplogie reda-
zimiste sono caratterizzate dal fatto di vedere la realtà sociale
carne uno svolgimento circolare e indefinito me! tempo ddla re-
lazione sociaie c o m fme a se stessa (la relazione sodale diventa
il fine ultimo o eschatau dei mpramsi, essendo easa stessa mera
processualid),mentre seconda la nostra sociologia relaawde -
che segue il realismo critico (v. Glassario) - quando si dice che
h reala sociale è urelativam si intende dire che essa esiste *in re-
lazione am; ossia, si sottolinea che il carattere ~crelativomdi un fe-
nomeno sociale indica una aelaziane fra* entità, laddove la re-
lazione ha una sua struttura, funzioni, articolazioni, ossia è unità
delle distinzioni e non già arbitrarie+ o mera prmsualità si-
tuazionale,

3. L'nnrrgme della relrsiong ro&e mme realtd e tema $&tifi-


co nzorndu moderna e contemporanea

3.1. I1 concetto di relazione sociale emerge e si sviluppa di pa-


ri passo con il differenziarsi ddla società e d d e sue varie sfere,
con i'risp~tiii&di4 &bdici. 6- una teoria ddh relazione
sociale non è possibile compre~dexe4passaggio dalla sackt?itra-
dizionaie a quella. moderna, e ancor meno è passibile compren-
dere il passaggio dal moderno al past-moderno (esasperaziane
della modernità nel relazionismo) e al dopo-moderno (che cerca
un'uscita dal relazimismo) (v. Glossswio].
La prima *scoperta* che la moderni& ha fatto in merito alla
modcme suup
rtliizionc relazione s o d e può essere apprezzata n partire dalla seguente
&le considerazione. Ogni opeattiorre CL distinzione (per esempio
quella fra soggetto e ogge&, fra res miga'tms e res txtema) c m -
porta (crea) il problema del relazienamento (assia di nuove rela-
zioni) fra i termini distinti (dìstirmi'ti): E siccome lsi conoscenza
-
B -per ddhiswom un'incessante attiviti di disdirini, si pub
dire che la conoscenza (della realti sociale) è un'ircessance cm-
zioae di relaziosii (iiicluse le relazioni di rekioni, &e nasano
daii'hmdurre distinzioni nelle dhuiziarri),
Quando le scienze sociali, rimaste a lmgo astratte perché
avulse dalle pratiche sociali, assumono iIpunto di vista secondo
dapprima entro orizzonti limitati e poi Pia via in sema sempre
più generaiizzata.
LP s~f;ta 3.2. Si t soliti rafhgurare la nascita, d d a sucied moderna co-
moderna come
&f$enzinuonc me emergere delle relazioni di Ge~ellscbafz (rel&ini eontratnia-
9CMDmitB*
e *@ziontr
li e a s s ~ a t i v edi mercato, intwe come espressione di volontà ar-
bimia e di inrerasi finalizzati a s m strumentali)
~ di contro al-
le relazioni di Gmzgimchf.( d a i & i tradizionali di comunità,
intese come espressione di vdoatà essenziale e di legami ascritti-
vi) (Tonnies 1963,1nedizione 188Q. Ci&è indubbimente esat-
m. Ma bisogm insistere sul carattere non puramente, né prwa-
lentemente, economico di d i e ttasformzione. La d ~ m a z i o -
ne di ciò che è .~commimris*in.*rs&etaxl~*, avendo appunto bn
carattere relaziode, se da un lato distingue, dalyaltro connette e
fa interagire tra di loro le diyerse camponeriti interne deiie rda-
Woni sociali, in particolare queEle motivaziondi, adattivo-funzio-
naii e di creazione dnuaie,
In breve: il passaggio da una sacietà s comuni mia^ ad uniiso-
cietà asacietaria* non significa che vengano cancelIati.i caratteri
della prima, ma sigrufica ,invece che vengano psodotti dei feno-
meni di mix, degli scambi ira le componenti di ciò che fa il co-
munXmrio e di ciò che fa il sociearia. Nessuna $mieti è pwa-
mente cornutumria o puramente sociepia, Nuovi sistemi econo-
mici sono resi possibdi solo se cambiino le relazioni saciali fra i
soggetti p). Anche un nuovo oqline politica divema possibile so-
lo se cambiano le relazioni ,Era i soggetti che fanno la politica (').

(9D i v e ~ iautori hmno mbstdta come i d w n E sistemi di mrnpurazic~ne


siano nati daile esigenze pratiche issitenelle *lazìoni s o d i di scambio 'messe
in atto dai mercwti 6 borgheii) Jre b n n o b , v & ai qapi~lismo,p c d a r a l e
rnodmo (Hadden 1988). Ma non si deve dimenticare che non si potevano in-
aaurare le nuove *od di smnbio ecanamico senza che fosserò disponibili
dei nuovi rtlodj culturali di pensare e agire le rekioni s&aK in senso più a*-
pio (sorto questo a s p o è anwra larg~mcntesottovalunto il co~tributod&Ei-
sivo affcrto dal dibattiha fiosofica sulla categoria della reIazione n d e scuole
cosiddette ~aeoWcLe*fra il 1200 e ii iq tutta Europa).
t4) Adotpdo questa ottica, alcuni autori bantro n~osttatocome le grandi
riforme relgose e le tmfarmpzioni del siikema sadale, eccinomh e politico al-
P i o dellkpom d m a siano state i]-pdario&ma (xpetoric~M e relazio-
A sua vola, il nuova ordine (ecoaomico o politico) condizionerà
i soggerti, che dovranno relazbnarsi fra loro in modo da ripro-
durla o da cambiarla.
Generalizzando, si può dire che la relazione sociale emerge
ceme realtà e carne tema specifico di indagine con la società mo- diventano -3
importpatl
derna se e nella misura in cui si vedicano due grandi ordini di fe-
nomeni.
i) Primo, le relazioni fra i soggetti (individualie coiiettivi) che si
muovono nella aoeieti non ~ 6 n o : ~viste i ù e vissute *come da-
te per natura*, ma sono considerare come storiche, quindi co-
me mutevoli, producibili e riproducibili secondo modalità
culturali di tipo aarrificialew. La distinzione fra ci6 che earat-
terizza i rapporti sociali di scambio dell'euomo modernow e
cib che connota i rapporti naturalistici e ascrittivi dell'auorno
prernodernor M di pari passo'con I'emugere di quelh sfera
sociale, primariamente il mercato, h t a dal privata (fami-
glia-parentela) e daUo ' Stato '(apparati burocratico-ammrni-
strarivi), in cui ih a U l h i o più evidente il carattere mutevole e
utifici&o delle possibili relazioni. B qui oppomno osserva-
re che la, categoria modero$ della relkione sociale è emersa in
stretta connessione con q u d a del mercato, da cui stenra ancor
oggi a differenziarsi in vista di una nuova micdazione deUa
società in varie sfere di scambia, corrispondenti a differenti
asettorii~della società (stato, mercato, sfere di privato sociale
o teno settore, reti informali). '
ii)Secondo, dai punto di vista dei pensiero riflesso, la relazione
non più rappresentata come una categoria semplice e assio-
macica (un a-phri e categoria prima della mente), ma - in
quanto applicata al vivere sociale - viene rappresentata come
una nozione c~mpleswe articolabile secondo diverse moda-
lità culturali. Per es,, una relazione di amore non riflette un
concetto unim e semplice di amore, ma viene articolata se-

ni socialim ( p*retorica* si intende qui un certo stile di pensiero e & d;aogo,?o-


sitiva a non basata au hzionil che ha dotto un cantesto di relazioni sociali
capwe di trascendere l'odine sociale basato ~ullapmteIa e i h a m i
localistici (desempio, srii processi che Iwnno portato fwmazione delle Sta-
o e di& Chiesa n u i o d e ia Inghilterra h il 1i 4 Qe il 1640: B m 191).,
condo varie possibili semantiche dell'amore e quindi di~erse
possibili modalih di amare. Dire che la relazione applicata al
sociale può essere *interpretata>,(semanrizzata), comporta
che se ne possa fare una codificaione simbdica secondo ca-
dici passibili di forme evdutive. Per es,, I'amore viene tradot-
to in diversi codici simbdiei (I'amore come àgdpe, come wos,
come amicizia, come amore romantico, come passione, ecc.)
che possoho modificarsi nel tempo. La nozione di rèhzione
sociale assume una tensione interna, diventa mbi-valente (a
doppia vaienza), differenziabile al proprio interna, secondo
componenti che possono essere esplicitate di volta in voita.
Questi due grandi spostamenti me1 modo di intendere la rela-
zione sociale indicano che esiste una stretta conne=ssionefra la xe-
matica della relazione sociale e quella della soci& civile in senso
moderno, e più in generale della civila e del processo di civiliz-
zazione. *Per me - afferma von Wiese (1968: 265-264) - f'usuale
parola 'sociale' $'identifica cari la paroh inter~mrrno.La realtà in-
terumana & il terreno sul quale cmcano tutte le c~lwre,le civiltà,
le istituzioni e le rappresentaàriani$e&*. cerramente vero, co-
me afferma vun Wiese, qhe può essere una ~ ~ m t o l o g i a
della società, perch&non esiste un mrnaa. Detm con altre parole,
la so&à civile è una reaità in divenire e fa sua natura relaziona-
le rende difficilmente percepiMi in modo empirico le sue istim-
zioni (vonWese lo dice cod: *il sociaie consiste di una catèm re-
lativamente infinita di #enti c b accadono nel tempom). Tuttavia,
se k vero che non bisogna,materializzare (ieificare) la relazione
sociale, bisogna riconoscere, al di là &iIa prospettiva fordisti-
ca di von Wiese, che la relh+ne socide ha dei contenuti che si
concretizzano e persistono nel tempo, al di Ià di una pura esi-
stenza eenemenziale. I sistemi e le istituzioni sociali sono con-
cretizzaziani di insiemi di relazioni che hanno un loro ordine di
realt%,anche se non sono perapibili dai nostri sensi.
In ogni caso, resta vero che la moderni& - intesa come forma
culturale - 2 caratterizzata ddi'idea che i1 tipo e grado di civiliz-
zazione di una società (la sua mnnorzziane di *uvilem) sia sme
tamente l e p m alla quanrità e qualità delle relazioni sociali in es-
sa dominanti, siano esse praticate in maniera formale o informa-
Ie, legittima o illegittima, consensuale o curiflir~uaie.L'idea che la
quali& moderna corrisponda ai caratteri deUa triade aliberti,
uguagiianza,fraterni& costituisce, appunto, il codice simbolico
specifico d d c relazioni in senso cxnodemo~.

32. PiC in generah, il mondo moderno si caratterizzi per un


processo di diHerenPazicsne sociak &e incontinuazione genera, e ~ i t t j ~
&Ut relazioni
distrugge, riorganizza relazioni sociali, secondo diverse diitin-
zioni-guida che operario nelle varie sfete o sotto-sistemi a conte-
s t i della soci~&&sì, ad esempio, le relqzioni di scambio ti b u e
ad un prezzo hanno una distkibneguida diversa dalle relazio-
ni di amicizia, o sessuali o intime, e queste ultime dalle dkéinzio-
ni-guida che caratterizzano le relazioni professionista-cliente,
medico-paziente, maestro-allievo, ece).
Il processo di differenziazione si attua attraverso un usa auto
ed etera-referenzialedella relazione. Proprio Ilapproccio relaiio-
nde evidemia Ia unilateraliti sia degli approcci autareferenziaii
sia di qudli aeroreferenziali. La rdazioie, infatti, è autopoietica
in quanrc, sotto un c m 0 &petto$si genera da sé, nel senso che
segue la propria distinzione direttrice interna (esempio: la rela-
zione medico-paziente s i deve svoigere secondo la proprio bten-
zionaliti curativa). L"autopoi&i tkhiede relazionamenm, ma si
tratta di un relazionamento operato da-partedi un sistema che si
autodiflerenzia aumre~erenzìaimente(aeU'esempio del rapporto
medico-paziente, si devono esdudere altre relazioni che non sia-
no finalizzate aila cura). Tuttavia, la relazione è anche genersrzio-
ne di novita attraverso il riferimentb admaltrerelazioni e la con-
nessione con esse (sempre peli'esempio del rapporto medicu-pa-
ziente,si devano cercare riferimenti ad alrre relazioni che posso-
no essere significative per la relazione finalizzata alla cura). La fi-
naliwazioae hterna (verso la cura) porta a cercare aitre relazio-
ni esterne (eteropoietiche).h mam, dunque, pensare la relazio-
ne solo carne riferimento amo-poietico o salo come riferimmto
etera-poietito.
La relazione wntiene d d e finalità, ma queste non sono sem-
pre esplicite, dirette, evidenti, e inoltre sono dinamiche, possono
evolvere in direzioni diverse. Con questo non si intende affatto
negare la prospettiva finalistim, anche q u d a che si collega al si-
gnificato religiosa e antologico-metafisico deila vita. Si vuole so-
lo affermare che la prospettiva secondo cui a o n c'è assoIuta-
mente alcuna cosa che si generi sol9 per esistere3 (come dice S.
CAPTrOLO PRIMO

Agostirro: cnim o m h a res est q ~sei gs'gmc us d,in *De


Trinitate*, i; ossia che tutto ha un fine} significa pre&ammw che
tutto esiste ain relazione a*. Sd piano sociolo~co,noi ossmia-
mo che nella realtà sociale ci sono dei halimi, ma questi non so-
no determinlstici fsona, invece, *apwtiaj. A n c h per chi adotta
una prospettiva,religiosa o ,met&icas E: più istnittki, tradurre h
finalità in rdazim fra natura e sopra-natura; noi non sappiamo
a w s a wwow certe .case, atti, azioni (o anche mperienze, wme
il dolore e 1;2 morte), ma possiama vaiexle come un modo di di-
spiegare (nel sociale) lle relazioni fra I'urrsano e- il divino. La fina-
Età delta relazione miaie è* essa stessa, una relazione fra. il suo
interno e il suo esterno, fra cib &e essa indica come propriadi-
rezioae.(distimione-guida interna) e:ci6 da mi dipende nel suo
ambente. I

PraUcamete tutti gli autori mdderni e contemporanei paria-


no di relazioni sociali, ma essi le-,intendonogeneralmente secon-
do significati e modalità 'assai dimrse. Ciascun autore Ie vede, per
cosi dire, da una angolatura particolare e ne sottolinea alcune di-
mensioni o aspetti. Si tratta q$n&&wplicitare questi diversi ap-
procci per poi &ere se è pmiibile, e'se Si come, articolarli in una
visione integrata, ow&o più comprensiva passihtle, d d a rda-
ione sociale.
L'i~ppmcio
mar*ista
a) LirppmcM mamirti Karl Mam (1818-83) adom ma pro-
spettiva relazionab s d a sbcierà, i suoi attori, strutture, processi.
Ma sfornrna2;1mentesi m r t a di una visione riduttiva. A suo awi-
so, i'ucrma è un essere puramenre sociale in quanto determinato
dalle relazioni sociali rnatektii (e perciò chiamare #rapporti* so-
ciali) in cui vime a troIaxsi smiicammte (cfr. Tesistf Fesserbd,
1845). Quest;i: prospettiva t sviluppata in maniera quanto mai
chiara e concreta nei Grisnd&#, nei quali l'autore si propone
precisamente di mostrare carne la socied aon sia fatta di indivi-
chi, ma espnrna Pinsieme dei legami c rddzi~&entra cui si mo-
vnao inseriti gli individui (assiorna &e sta d a base dello stnittu-
ralisrno sociologico).
Le relazioni sociali sono intese in senso sustanziaie secondo
un realismo assoluto di tipo mamidistic~- a-sfondoeconomi-
co - che le concepisce: a hvdo miaoi come condizionamenti
mncreb' intenecantesi in urr wrpo biulugica dolato, di un ap-
parax.o psichi~ocapace ,di ass.orbiiii e rielabnrarli; a l i d o ma-
cm, come iappod fra le classi sociali determinate dalla pro-
prie& dei mmzi di produzione e. dal livello delle forze temolo-
$&e.
U n esenipio di definizione re@onale 2dm.a da Marx in r&- .
cimento al ercapidem, che è per lui aon gii ;unaentiti matexiale
(mobiliare o hrnob'iliare)in sé, t a n ~ e i m
una enti&soggettiva,
ma una relazione soci&: p m i s a m e a h relazione di espropria-
&ne dei mezzi di produzione operata da parte dal capidista nei
canfro'nti dei prod~tton. m I #

Bench6 Mant offra ,unalpomre,tebrii delle rekioai astratte


mediate attraverso la 60madella &W, egli non perviene ad una
&a vera e propria M e dazimi m&dicanerete, n& .diqueUe
generalizzate. Ii mancato 88iluPP~ di un? dffatta t e M a deve es-
sere pxbcipahehw imputato al f a a che l'adozione di una epi-
stemlogia di mztar~lisrno~ smrice impedisce Ia&boraziane di
un apparato -mliticoche tengi nel dovuto conm gli aspetti cui-
m d e soggettivi ddle daziod sociali.^ Molti autori mancisti, in
particolare A. Gramsci e La seguito i neq-mamisti, hanno code-
rito maggior vaiore (autonomia) aiie ,componenti simboiiche
(sempre, comunque, viste carne ideologia) deile relazioni sociali,
in -1 modo limitando, e perfino &vesciando, ii determiniano
causale dei fmomeni soci& ora spiegati!canue prodotti d d e in-
terazione fa le dimensioni m l m d e quelle matetiali delle rela-
zioni saciali.
h ogni caso, anche Iaddove si s h o avuti questi ulteriori m01-
gimenti, l'sipproccio m& rimane legato d a sua intrinseca
conncitazime mat&&tica e aruxtrsrakica, come si pui, vedi-
m e in autoi-i recenti quali L. Altbussa e P,Bour&. Quest'ul-
timo (Bourdieu 1992) esprime un pdcalare rehzionismo onto-
I e c o e rnedologico di origine aramima, Lo si.comtaa nele
nozioni e ride strategie di ricerca izentdi che egli elabora. Le nor
zioai di k b i e~di campo sono d&&e come *nodi di relazio-
niw il primo &definitocome un insieme di relazio~ storiche &
posi~wmnei cavi 'individuali sot'm foma & schemi mentali. e
WQOXC:~ di pemdone, di valu&one e aziosxe; i1 secondo $ con-
cepito come un insieme di relazioni oggettive, storiche fra posi-
zioni radica* in certe forme di potere o di capide. A suo awi-
sa, la società una nozione vuota, a cui bisegna sostituire quello
di uno spazio socialmente stnitruraro in cui gli agenti (non ri-
conducibili ad un'unica logica soeie~tari~] Iortam in funzione del-
la posizione che occupano, costretti a &i d d a configurazione di
un sistema strutturato di forze aggettive che impone determina-
Ee relazioni, in genere di coaflifto e concorrenza, al fine di stabi-
lire un monspoJio suila particolare specie di capitale che vi risul-
ta efficiente (l'aumrità culturaEe in campo artistico, l'autorità
scientifica nel campo scientifica, I'auoorità sacerdotale nel campo
religioso, ecc.) e sul potere di decretare h gerarchia e i *tassi di
conversionem tra forme diverse di autorifi nel eanpo del potere.
Per quanto Bourdieu ~ r c h di i sfug&e al rigido determliismo
classico (anche marxiano, 13 creafività degli agenti ha per lui li-
miti invalicabiii nei Ioro abiti (che sano meccanismi strutturanti)
e le relazioni incontrano limiti' insuperabili nelle stnittwe del
campo e dello spazio sociale, cosicché Ia vdonrh e l'inrenziona-
litb soggettive ne risultano fondbentaEmeate menomate.
i'apprwcia b) L'approccio posit&ista. l ? d e Dwkheim (1858-1 917) for-
pasitivista
mula h teoria sociologica positivislica di maggior rilievo sulle
relazioni sociali. ~ b b i a m bqui una .formulazione della società
(comerelazione sociak) che la concqpisce carne se si trattasse di
una realtà materialmente emergente daile relazioni tra individui
singoli ('privati') che dànno yita ad una forza wUetnva: *Senza
dubbio - dice h k h e i m - ognuno contribuisce ali'elaborazione
del risultata comune; ma i sentimenti privati diventano socidi
soltanto inc~ntrmdosicoh I'azione delle forze s ~garieris i prò-
dotte daii'asso~iazione:pe~tdfettodi queste ~ombnazionie del-
le alrerazioni,teciproche & 4e risultano essi diventano qualco-
s'drro. Si verifica una sinresi chimica &e cancentra e unifica gli
elementi sintetizzati, e' perciò' li t r a s f a m ~(Burkhelxn 1-969:
157).
h un primo tempo, e& vede lo relazione sociale come scarm-
rate d d a divisione sociale del lavoro; di qui la celebre distin-
zione fra h *soIidarieti che si costituisce tramite re-
lazioni sociali fra soggetti uniformi, tipica delle soci& semplici,
arcaiche e tradizionali, a bassa divisione del lavoro, e la ~ d i d s i -
rietà organica*, cbr: si costimiscc tramite reladoni fra soggetti
sempre piii individualizzati e differenziati, tipica delle moderne
società industriali ad elevata e crescente divisione del lavoro. Suc-
cessivamente Durldreim approfondisce il contenuto e i caratteri
simbolici delia relazione sociale come espressione della cmscien-
ce coflective.Sua la famosa argomentazione che sociale i?rutto
ciò che, avendo capacità di integrazione, si configura come *le-
game* ed essendo la religione (da reiigo, &gare assieme,) I*ele-
mento massimamente intcgmtiv~,vi sarebbe una piena corri-
spondenza fra società e rdigione: al punto che la relazione socia-
le avrebbe, dunque, di per se i ~aratt&idel erxeligiosoi..
Indubbiamente, il positivismo durkheimiana pone in luce iI
carattere autonomo (norrnativo) ddlo spazio sociale, ma Ia rela-
zione individuo-società resta scarsamente ternatkzata come
rellaziane (azione reciproca), in qu.anco Durkheim concepisce la
relazione essenzialmente.come un'vincola e un condizionamea-
to, ossia come una realtà eSEem4 e memtiva nei confronti degli
individui. Faniosa rima& la polemica con G. Tarde (1843-
1904) (opera fondamentale-i89U), il quale sosteneva che, meme
Ia psicologia studia le relaziobi esistenti e n m la mente tra cre-
denze, desideri, bisogni c priniipi m o d i , la sociologia studia le
relazioni tra & menti che conskntono di trasmenlere gli stessi fe-
nomeni da un individuo o gruppo sociale ad un alu~ (da Jui det-
ta ainter-psicologialB). Tarde suddivide Ic relazioni sociali in tre
tipi: reiazioni di imitazione ( o ripetizione), di opposizione e di
adattamento. A suo avviso, i fenonkni sociali si diffondono at-
traverso l'imitazione e véngono inno*& con l'adattamento,
mentre la discrasia fra adattamento e imitazione produce le for-
me di opposizione,A questo proposito, Durkheim osserva che le
relazioni sociali non diventano elementi costitutivi deIla società
per il semplice fatto di ripetersi, tantomeno attraverso Pimisa-
zione, ma pwck sono cprescrittea dalla collettività, dunque per
il carattere costrittivo che contengono [mntrai~teso&le).
Durkheh ba inproposito elaboraso una teoria fortemente in-
tegrativa (radicdmente alistica) delle relazioni sociaii, che ne evi-
denzk il carattere allo stesso tempo simbalico (come riferimento
alla *coscienza collettiva*) e strutturale (come legame) auto-pro-
doto dalla s~yae&Da lui nasce la scuola francese (comprenden-
te autori come M.Mauss e C.Lévi-S~rauss)che concepisce le re-
lazioai sociaii come strutture cssenzidi connotative della società
CAPiTQCO PRIMO

intesa come ordine colleniv~~di scambi amaverso cui si*(genme


si rigenera il pasaggio da4a =tura d a , cultura, diversamente da-
gli approcci inhidudisti prevalenti oltre A h t i e d (in autori co-
me G. Homaas, P. Mau e -al&) (sul confronto h a le d,uesawit si
veda Ekeh 1974). Per quanta la saciologia duikheImiana da. 4-
l'origine della visione funziondistica delle relaioni s o d i (se-
condo Durkheim, infatti, le relazioni non hanno findità, ma4so-
lo funzioni), tuttavia va notatiJ &e h vbione fmzbi~~listim di
quem autore vede nelle rdmiai ~ocidiq d i r ~ di ~ apiìi di un
puro funziosahmo. A suo wvigo, se è.wrio che le relazioni so-
ciali assolvmo determinate funzioni (che possono essere com-
prese solo in connessiorre con determinate strutture), è dialtra
pane vero che esse sono sempre di per sb srivrafwiottali, per
utrlrzzaxe un termine usam.in seguixd da G. Gwitebi (1965), nel
senso che non assolvano ug,numero. dkwetu e limitato di &n-
oioni m invece compiono unàkerie non numera& ,difunzioni
(matifeste e laten~)che cementino in api caso la soci&, anche
attraverso il conflitto. '
L'approccio del
vmt#b~ir C) L~apgwucciostodm-mwaprendewe. Max Weber (l W-192Q)
tematizra la r&ziooe s.o&akeh,tutt'dtra modo. In p&o luo-
go,perché ne =piicita il carartere.intenzi~nai e intex-sogg&vo
(anziché strutturale, impersonde ovvero somp~rsonale),e poi
perché sceglie esplicitamente da caqoria deUa relazione sociale
come nozione tende, del 'proprio programma di ricerca, rite-
nendo che h relaWona sociale sia iI costitutivo ~~funda~tltes del
tessuto sociale, ovvero d d e f~rmaaionisaciali. Lo aveva fatto
ancheTarde, quando. aveva propose@di ~omidcraremrne ogget-
to più-elementaredella sa~ologianon già I'individuo ma Ba top- m

pia o ,diade,.da cui vedeva scaturire mmttie le formazioni sociali di


ordine superiore, cioè la fmiglia, la c o r n d & h nzaiane- Ma
Tarde aveva htem h mhzibne come.entiti intementale e que-
sto non è assolummente suffici&re per Web,il,qullem a m a h
relazione come conct'ecizzazime storica a. partire dai grandi si-
stemi simholiei. Anche lSimmd, come poi, asi! , smivwda .ne-
gli s a s i ami, sceglie di fodare la sua suci01ogist d a .x4lazime
sociale. Ma 1addove.dprogramma s i m m ~ $obasata sd'idea
di scindere la forma dal conwnuto della>rel.aizione,Weber,ri&tm
invece che si debba tnmtenew Ia connessime wncretci, storica,
tra forma e c o x ~ ~ u u deUe/dle
to mldeni sociali, ben sapendo
-
che le astrazioni formali inclusi i tipi idcali - sono pure con-
venzioni.
Weber elatiea ufia defhisione rimasa classica: =per relazione
sociat si deve intendere un compormento di piG individui in-
stauraxo reciprocamente s e c a d o il suo contenuto di senso, e
orientato in conformi& La relazione soci& consiste pertanto
esdusivamente nella possibilità che si agisca sociahente in un
dato modo cdotat~di senso), qnde -&e sia la base.sn cui nposa
taic possibilitir (Weber 1968, vol. I:. 23-24).L'iipproicio webe-
riano t Ji'origine di tune. l sociologie dell'azime-a *azioni-
stiche*, ed è dem eampwwdente precisamente in quanto & d a
allo scienziato swiale.il compito non$& di apieg&re~ i compor-
tamenti attraverso relazioni causali (essendo le aziani una mera
possibiilità, esse non seguono 1inee;eairsali predefinibili), ma di
aeamprenderli* in quanto akressiuni di attori che si orientano
reciprocnmente in base ad p senso si&bolico Ib* seppure xi-
chieda conformità, viene ifiterpretato soggativmente.
W e a foadamemhdi W&a E che praticamente tutti gli og-
getti deiia sociologia possano e debbano Essere d e b i t i come
*complessi di relazioni socidi~,!dalgruppo informale d ceto e al-
la classe sociale, dai partito p o l i b & Stato e da Chiesa, e ca-
si via (Freund 1990). Tuttavia, anche W e k non fornisce una tea-
r i i analitica sufEieientemente gepemlizzani della sebione soda-
le, a causa sia dell'impostazione st~ridstka(mabzare solo le
concrete rdazioni esisrenzi) sisi dele insufficienze epistemologi-
che (il suo cosidderto uin&vidu;iIismo mttodolagicas m con-
sente, alla fine, di anaìitzare le Aazioni w m e tdi). La compra-
sione &e i soggetti: hanno deile loro ,relazioni (&& del loro agi-
re gli uni tenendo conto degli altri) resta s m p r ~ problemotica, e
ancora-&più rimane pmblematiea la compreaisime che lpuò rag-
giungere lo studioso il quale ossema i fenomeni sociali soltanro
come prodotti dei soggetti agenti.
Ci&ha portata alla creazione di m i e correnti post-weberia-
ne, alcune accentuanti I . i n t e r p r ~ m i nwcsogpttivaw della d a -
aione so&&, altre invece orientate-a cercare di fondare Iw com-
prensione della reiazione &la categoria di *mondo della vima
interprearo come m o d o simbolico della vita quotidiana dato-
per-scontato (pre-dleaivo), nel mntazivo di evitare i possibili
svolgimenti in chiave. sogpttivktim e contingentista imiti in
questo appro~cio.Li ogni caso, l'approccio webwkno diventerà
una componente importante delIa teoria delle relazioni nella so-
ciologia di Talcotc Parson~(dove occupa il posto, deUe motiva-
zioni peico-culmrdi, owero ddi'asse L-G nello schema AGILI,
e anche delia mcialogia di N.Liihmann (199O)'(che tratta la rela-
zione in termini di senso comunicativo e di mere possibilità).
L'a m x i o for-
r n m k
d) L'approm~, f d b . Georg S i m m (1858-1918) concen-
tra tutta il suo sforzo suli'elaborazione di u n a specifica sociolo-
gia intesa come teoria deile relazioni socidi, e però la svolge in
senso radicalmente diverso dagli autori classici precedati (più
astorico che storiciazaate), cioè Inchiave formdista. 11program-
ma teorico di Simmel(19$9) è quello di elaborare una soci~logia
che si rapporti al sociale a i come 1a geometria si rapporta alla
realti fisica: si tratta di indagare h sdcietà come insieme #i rela-
zioni estraendone le forme pwe e quindi studiandpne le caratte-
ristiche a prescindere dai loro cantkuti.
L'assunto fondamentale di Giqrnel è che la societd 2 recipro-
ci3fm HnEEivid~ie il sociale è i'effetta emergente della recipro-
cità o' ascambietàr delle aiioni (Wecbrelwirkrrng).Le relazioni
sono anaiizzate carne Jrme eipentari ricorrenti del puro ees-
sere insiemem (sociabiliti), laddave la sociabiiità viene intesa co-
me aspetto estetico dekrefazionarsi reciproco (la sociabilità ha la
caratteristica e k funzione di arayfesentare* la realtà sociale
casi come Parte arappresew - o ~ t raffiguraa - la natura), In
questo approccio, si prescinde dal contenuto vide che è nnm
nei soggetti (uti ringdi) che ;elle concrete motivazioni e qualità
d e k relazioni in quanto entità storiche situate qui e ora, e si fa
un'astrazione geometrica {aitri dicono sgranamaticale*) del pu-
ro sociaie inteso come il paro *essere.frm,I'nessere-con*, Paes-
sere senza*. Cane dirà piia tardi Leopdd vosi Wxese riprenden-
do l'idea f0rm&sti~3di questo programma, *hsociologia gene-
rale ha lo scopo di scop'rlre i'uinano in sb e per sé, in ci6 per c~
esso è i~ter-personaier~ (Wiese: 1968: 273). La relazione sociale
diventa i'oggetto deila sociologia in quanto f o m fon&naenu-
ie della canmessione womo-mmo, il q w u intm~m~woa sciolto
dai vincoli con le sfere oggettive della vita economica, poiitiq
giuridica e casi via *k senz'duo chiaro. - affexnma Wiese - &e
una sfera delia vita puramente interrefata, in cui non ci sono esi-
stenze autonome, non pub rappresentare nient'dtro che un arn-
LA SOCIETA COME RELAZZOWI..

bito di innumerwoIi culIegamenli, intrecci e modamenti. Que-


sta sfera si rappresenterebbe graficamente come una rete appa-
rentemente impenetrabile di linee, che parrono da punti (gli uo-
mini), che si novano alle estremiti del campo. Si tratta di ordi-
nare questo reticolo e di spiegare come soltanto questi innume-
revoli callegamenti rendano possibile una vita civile [nel senso
più ampio della parola)» (Wiese: 1468:275). Il campo relaziona-
Ie non è per6 visto come puramente cosEtuito da linee di colie-
garnento rigide, invariabili. Si t.ratta.piuttosto di un campa di
forze carico di energie. Attraverso i reticoli dei rapporti sociali
gli uomini sono ininterrottamente avvicinati gli uni agii altri o
allontanati gli uni dagli altri: salla dòmanda 'che cos'è una rela-
zione sociale?' si può rispondere: essa è uno stato labile, cagio-
nato da un processo soc2s o (più qpeSso) da pi.U processi socia-
Ii, in cui gli uomini sono reciprocainente collegati o separati. Per
dirla molto in breve (e perciò in modo facilmente equivocabile),
una relazione sociale 5 d a determinata distanza fra di essi*
(1969: 276). *Chiamo relazioni sociali quegii stati labili a cui
conducono i corrispondenti processi sociali (di isolamento). Es-
se sono i risultati di tali processi. Ad ogiu processo singolo cor-
risponde, in situazione di stasi, una reiazione. Grosso modo, i ti-
pi generali della relazione si possono paragonare a i processi
principali: cioè ai processi A (associativi)si possono paragonare
gli stati della s o d i t i e del co:oltegamento, da una parte, deih di-
pendmza daii'altra; i proeessi B (diisoeiativi)portano d a soli-
tudine, all'isolamento, al ìitiro da una parte, all'itzd+endmza
dall'altraai~ (1968: 379). Negli svolgimenti sempre p i t formaliz-
zati, questo approccio studia Ie relazioni come intrecci di h e t
fra i vari punti (gli individui) che li awicinano o li allontanano,
li integrano o li mettono in conflrtto, che li sovraurdinano o li
subordinano cht comunque li differenziano seconda cerchi
concentrici e/o intersecaatesi. La relazione sociale non è una
chiave per comprendere i fini, i valo~ie i compici in funzione dei
quati ha luogo il processo sociale (e in base ai quali operano te
istituzioni sociali), ma è piuttosto un grafico che permette di ca-
pire in che posizione stanno i vari punti fra loro neiiile farme più
generali dei *giochi di societb (Simmel 1 983). Su queste basi so-
no state elaborate varie tipologie di manifesbziaae delh socia-
bilità, per esempio i ae tipi di mpport avec wutrus' di G bGurvit-
ch (1965), che derivano da& tmria wiesiana dei processi di av-
vicinamento e distafiziarneato.
L'spprocrio
&nomcnotogico
e) ~!&rocc& f e n o m e n d ~ ~ iLa m fenomenologia di Edmund
Husserl (1859~1938)5 alla base di m approccio, sviluppato da
autori come A. S&tz (l 1924), R B q e r e T.Liékkm8nn(19691, e
molti altri, che definisce t.rdnzianesociale come *connessione
intersuggmiva di mwivim ($chii~zi 979: 341). Sul ~emm~,filwm~
fico e psicologico,,la relazione sociaie o r n a ,(&m) viene mesi
sa inizialmente *fra parentesi* ( e p ~ c hper
4 essere poi}ricriswuita
come op&;one Int'ersuggetEiva del% tmseadende (Hwserl
1987). Cib pone, evidemente, d~glienormi prublemi, perché,
come & stato dimosimto (Touimunt 19621, -è.impmrrssibilerico-
struire le relazioni a partire dai soli saggietzi hdi6du&ente: oon-
sidati, anche quando:li si mnsiderij ad Irrr-oiatwsirecipro-
ca (inter-soggettivit2)..Unapprnrxio fenon~m~lagko p m non
pu6 offrireuna spiegazionedella sociai come &.
Qumto approccio studia 9 c&attee recipmcamen~è'wggetti-
vo deIla reIaziene sociale, limitamie i.cm&zimamenti SCniEttlra-
li a Ciò che vincola gii agenti h+nto *moxido-già-datclv (man-
do dei predmemori, r dtà estem.ria,circwtante,~ E J L . a dimm-
sione swumra1e (di legame) della mlzzbne sociale ma corni-
deraa qn faao wstitutiv~ di quest'uitima. L?nnahiviene focdiz-
m a sulla cos&&ne del mondo @iale come mondo dotato di
senso per i soggetti che.ne fanno esperienza amaverso uta'inter-
soggerrivith basata su~a'reiaz@m-del-noi (W-~ebthrr)(Mumet-
t0 1997).
La smmira s e s a del mondo saci& viene h q r e t a n come
cr>svuzione di un mondo hter-soggettivamentesigdknte (do-
ve i significati sreaai sono ~ e t e n l e à ~ d aPer ~ . GW. Luds-
~ i dirla
vice Actis Perinetti (1959: 48): *se il &s-m del disaso. non
B puramene, conre per Wtrpt&, un ,fa~ta atomimianeme
inteso che pub essere-s&m$icemenmI&win~to0negam, ma & 11
farsi stesso di una relazione d'=p&- che.memre disime al-
mesi si chiarisce espressivamente a se stessa, ,-& 1% m n giustifi-
cata ariabmia fra semarsncitk e libera espressivi&,&è m il si-
gnificare oggetti e I'gb bandonami all'inventività deflsfantasia*.
Tesi centraie che non si possono wmprendere t r&&
sociali generalizzate (di secondo liveb, astratte, domaEizme,
come quelle istituzionali) se aon si comprendono le relazioni di
primo LiveUo (le,azioniintersaggettk nel mando d d a vita), es-
sendo queste ulaxxic la base (,i1c ~ ~ t i n i t i deile
~ o ) istituzioni e del
sistema social comunque intesa.Eappro~cioha una intrinseca
tendenza a h sogg~ttivizmzione(seppure colktiva, non del ,sin-
golo individuo) delle relazioni socidi, C in quasto senso E coma-
pevok di inemtrase dcuni limiti n d o svolgere una analisi di ti-
po mwrastrutmrale. P d c o l m e n ~ d a visione relaionale di
Schutzsono evidenti le influenze deilo psicologisrna dal filosofo
pragmatista W.James o una certa propensione al n o m i n a h o
formalistico.
f) L'approCno dell'inrerazionirmo aimholifo. Come il prece- V~PP~"O
intcrizionistn
dente, questo approccio non offre rmna,teo& sistematica ddle re- udolica
laioni smhki, e perh pone al ,suo centro un pincipio che sta al-
la base dell'analr'si r~lazbnale.Secondo d e principia, 41 tutto
sociale non t una ~iunionedi elemeirti anteriori, n6 una nuova en-
tità, ben61un insieme di relazioni, ciascuba.d d e quali ingenera -
proprio in quanto relaziod una msfprmazione dei termini che
co- (Piaget 1944: 26,551. La relazione sociale è qui conside-
rata come inter-azione, ci02 come azione fra due agenti neUa qua-
le è centraIe la mediazione simbdica.chel'uno esercita per l'altro,
in quanto si suppone che la rappresentazione del sé awen-
ga nec&sarimnw attraverso l'altro (alterJ(G.H. Mead, 1966).
Identilz sociale qui signifiu ci6 &e ci di rispondere al-
la domanda *chi sono io?^ Aspetto aIl'a1tm (singoIo e gener&-
zato), ossia come noi 8&ventiamodd sd (seiw~s) attraverso gli al-
tri (Mead 1977: eap. a). Ogni relazione èeana realtà in o6 (Piaget
Ia chiama 'eodit'i') che ~ ~ o r gli n individui
a (termini) coivolti,
a partkemdallaloro s m t m mentale. Dali'indone fra due in-
dividui fino al &rema (todith') castituito dall'insieme dei rap-
porti fra gli individui di dina stessa so&& vi b una continui& per
complessità Grescmte che non muta I'msenza del fenomeno so-
ciale, né richiede hlinea di principia strumenti,diversi di analisi.
Apparentato con la fmomenologia e l'interaziomismo simbo-
lico, vi è l'approccio ~mometodologk(m i principali aursi:
Ga&d 1967 e Goffmm 1969a) che, pur nelia varietà dei me-
todi, studia le relazioni delia vita quotidiana come espicesshi di
giochi che le persone fanno sulla distanza sociale, ovvero come
ammziune.diruolo (rolet&itzg] che non k mera conformia
ma modificazione del molo.sociale nell'atto stesso in cui lo si a-
CAPITOLO PRIMO

sume [ m i e - d i n g ) , Pm anaIk&o i c o r n p o ~ ~ e ti i gesti


,
espressivi e Ie strategie degii attori individuai&d fuoco dd'aaalisi
non viene riposto nei sogsetti (3 swide non è una m d e s t d o -
ne ddh personalità individuale), ma nel pe.so normativa deUa sa-
cierà, ossia nei modi in cui la sociai mate il pbprio dito regcr-
lativa* nelle relazioni, L'individuo è vbzo come un giocatore, un
funambolo, un sintetizzatore fra b molteplici reiazioni (*affilia-
zioni*) che lo legano alle varie cerche sacidi. Le relamai sono
dunque considerate come manifesrazione di una vita cdturde,
concepita come costituita da regole di comportamento e accordi
normativi in situazioni con diversi contenuti di rischio, la quale
ai incarnaw in stnimre sociali (cfr. la frame amlpsis di Gsff man
1974; si veda un trillante studio &l caso a proposito d d a società
cinese: Shuo 1993). Particolare attedone viene posta d arituaie
deil'incerazionem {giochi di faccia, deferenza e contegno, irnba-
razzo, gioco d'azzardo, e&.) m o alla relazione intesa come
*interazione strategiw in cui'& attori si comportano come
agenti di sgionaggiu impegnaci a. carpire i segreti :degli dtr&visY
come awersari, in un ciclo potenzialmenteinfinito di dissimda-
zioni, scoperte, false rivelazioni e riscopme.
g) L'appmc& s ~ ~ ~ t t ~ ~ - f ~ ~ EÈ' oqueh . di
s t upiù
n a ~che
funzionJ i t a ogni altro si propone di fornire una teoria generale sistenica del-
la relazione sociale. Esso parte da yn posnilaro che condiziona
tutti gli svol~enti possibiii in termini di osswazioni e rifles-
sioni ;i&sib.ili per questo,approccio: la reiazione ( s o d e ] è
considerata come funzioqe (iociale),~Inaltri termini, la relaione
sociale non è che il modo,in cui il sistema socide, o sistema di
azione, funziona; in pamiqJare, Ja c b i g n e ,è l'espressione di un
agire in una status-ruolo, entro un sistema di stams-mh. Tdcote
Parsons, caposcuola di questo approccio, assume, h dnlI'inizio
(nella fondamentale opera dd 1937 L.16 s w w a defl'aziorie SQ-
&le: Parsms 1948), e poi.nei corso di tutta Ia wira vita fino al-
l'ultima opera (Pamons 19?8), che la proprie& piii genemle e fon-
damentaledi ogni fenomeno sociale (considerato come sistema di
azioni) sia la relxzionalità costitutiva delle sue parti, dimensioni o
variabili. L'interdipendenra che sostanzia tale rehzion&d cwsi-
ste nell'esisanzla di determinate relazione fra le parti a &&di,
in ~oncra9tocon la variabili& casuale. In altre parale, h rebione
è inter-dipendenza (con incer-pene~raxione), .e Pinterdipendenza
LA SQCIIXh COME WELAZIO~

sia l'ordine ride relazioni tra lc cernponebti che entrano ia m


sistema, sia il loro effetto emergenre. *I sistemi di azioae - affer-
ma Parsam (i968: X39) - hanno proprie& che emergono solo ad
un certo Iivelio di crimpiessìtà ~ U i relazioni
s d d e singole unitl
(dsnit am*arti demenmi] It une verso Ze altre. Queste propriai
non possono essere identificate h ogni singola.azione elementa-
re mnsiderata separitramente dalle sue daziani con le altre adio
stessa sistema. Esse non possano essere derivate da un processo
di genedizzazione dir- delle pro&ktà dell'atto hmentxe*.
Da questo punto di vista si vede bene la realtà sui gmeP.is d& re-
lazione soci& che con&= nd gemare gli d e t t i strutturali^
(intesi come mmpartamenti di confarmità &e gIi attori indivi-
duali memino in atto pur non condividendoli interiormente:
BAau 1989)e i cosiddetti ueffetti pervmiu Ciami come effetti non
intenzionali prodotti da una moltitudine di &gole azioni inten-
z i d : Boudon 19801, E, c~onseguetiteniente,si pu6 più a g v o f
mente vedere per&& gIi apgxocci iaidividualiscici, tmto.s.trumen-
d i che idealistici o nomativi,. sono empiricanreate incapaci di
chiarire le vere relazioni causali ddla vita sociale. h beve, Par-
sons ha posta alcune basi fofondainentali per un>approccio relazio-
nala comprensivo, integrato e multidirnensianale, mche se poi
non ha sviluppato cbn coerenza tale progetto (i limizi e le con-
traddizioni dell'approccio parsqnsiano shna stati evidenziati da
Alaander 1983).
h) L ' & ~ ~ ~ O C &neo-funzriindbtg h » n # t l i c d ~ i ~ ~funzio-
~. fl u
. 'na hp ap hd t an-
nalkmo. sistemico post-pgrs~4si;knoha .labbandonato l'idea di ,dd,,i,
mantenere mw, h spessore, ossia forma e contenuto, dimensiu-
ni strutturali e azio&ti~he, delle relazioni suciali, e si decisa-
mente orientato a trattare la relazione socisale come pura funzio-
ne comunicativa L?~pmzione, già awiata da una serie di autori
nord-americani (espressiani delle correnti di studio sulla esolo-
gia d d a mente, d d a prapatica comunicativa e deiie nuove
scienze Sotrnatiche e wgnitive: G.Batesm, M. McLuhan, P.
Watdawick, H. von Foerster e dileti), è stata portata alle sue estre-
me conseguenze in Eurapa da N. Luhmanoi, che l'ha innesata
sdla teoria biologica di E Vaida e H. Maturam, mediandola ac-
traverso h logim ,di G.Spenw Bmm. In questa approccio, h
rd&ne smiale viene equiparata alla camuniazianue,intsa W-
me operazione specifica dei sìstenii saciali, che consiste neIia sin-
tesi (Q unita ddh differenza) di we selezioni (emission%&r-
mazione e compmmione della -differenzafra emissione a 1ELXor-
mazione). Poiché la comunbzione è intesa come evento,(smm-
pare non appena k stata mIm9, e. .poichéla camuniaìzia~~e ha
senso solo ne1 suo wkgamrnto con un'altra cbmunimzione(ciò
in cui consista il processo sociah), le relazioni soeiali vengono a
perdere di consistenza, stabilità e ordina prefissara. La relazione
soeiale~nonè più un conduttore di s i d i c a t i c u l t d p r e d d i -
ti, né un canale.struttumto per il trasferimento di informazioni e
prestazioni. Parlare di relazioni sociali in chiave nm-h&maE-
stica VUOI d k osservare comunicazioni &e rinviano sempre ad
altre possibihd di esperire vivente che sono d h i ~ ~ a t m e n e e
equivalenti fra loro c quindi interdiabiii. I1 che porta la reia-
zione sociale a perdere la sua *chzrez~m, strarifi~azimee abnsi-
stenza* saciologics specie ysUa strutturale e normativa.
i) L ' q p ' ~ ~ : cernme~tko
b (dialogica). Pussiamo raccogliere
sotto,m'altradenominazione iinlampia e assai diversifkam cor-
rente di pensiero che,. nelle silenze sociali moderne, @attala rela-
zione sociale.come ediabgm,.Per'quanto assai distanti fra lom, i
pensatori che possono essere qpi collocati mettono in rilievo il
fatto che, dire refazione miale,>significa, riferirsi alla vita so&&
in quanto discorso fra soggetti, in cui k fondamentale la elabora-
zione culturale che nasce amavwsq il linguaggio e la conversa-
zione. ./'

M8:rtin Buber indi& coq il termine Beziebmg (relazione),


esclusivamente rapporto didogicab -(di~piena imrpenetra-
ziont intet-umana), di cmtro al rappm6 W-esso,(che è l'wpe-
ri-ema oggertivate, ~cosificantmdeli'alao): ala pamk fonda-
mentale io-m fonda il mondo della re1~40xl,es(Buber 1W3:.&l )-
Secondo h b e r , le due+vie8tentattdd'womo cbnrempameo per
superare la propria crisi #a .csolitu+ socialem), cioè i'indivi-
4&mo e 4,cqlie@vismo, s&? .earambe . ' .-:'Isenza sb~*co'~ ,Lavia
dw*+au- ' " ''&lqpL
p ~ khterpeksonde
t ~ d& ~ ~ M ~ f u,m~ i
l'*altro. uomo l'individuo ritrova se aemo, e a&) skssa mmpo
supera la solitudine e l'isolamenro: solo nd'spicunm can l'h3
ne& fekione istitdta tna (mhcbets)Pio 'e il tu, I'u- e&
nella realtà autenticaj:dacui si era.&ntmato. Con un q p x ~ o
di chiara ispirazione reigios ((ebraica),ma.con evidenti implica-
zioni sociologiche, Buber ritiene chc la comprensione del pra-
b l m a delI'mrna non. debba concentrarsi sull'individuu, ma sul
agra*, ci& suiia relazione,perché solo in essa si costituisce l'uo-
mo come persona, (rssia come un *io* per un .rtur* e come un
*tu.. per un B F ~ OLa
» . relazione non è qui intesa carne un atteggia-
mento psiealogi~,inrmo,ali'iq n6 come un fenumeno eosmo-
logico od oliaim, proprio di un mando che contiene in sé gli in-
dividui: essa i! una struttura ontalogica+origina& è una .realtà
non compresa nellTq né comprendente l'io, ma effettivamente
esistente l'io e il tu. La relazione non t fondam sulla soggetti-
vid, ma sulla d a della rdaione fra+gli.esseri. Negli scritti più
tardi (cfr. Ehmmti &l'hmmwno;' 19541, Buber rimrna s d a
teoria della relazione chiarendo che, a suom awiso, bisogna non
confondere fra Ia mmponate sociale 'e quella intenimam della
relazione: il mondo umano è sociale in quanto legame reciproco
che genera esperienze e,reazionicomuni (sacide è d'essere m--
bro di un gnippw) ed è u A o inquanto le persone possono li-
berarsi delle loro appartenenze caflettive (di tipo-durkheimiano),
e ddle loro funzioni di ruolo (di tipo barsonsi;bno>,per entrse e
vivere h relazione inrersoggedva io-tu,' dove vige la reciprocità
dello Sguardo e del Dialogo,:dove si è compagni nelle vicende
della vita, dove si è percepiti come *raditi esistente* ((*lasfera
dell'interurnano è quella del reciproco stare-rum-di-fronte-al-
l'altro; il suo dispiegarsi è cib che chiamiamo il didogico~~). In
questo senso, Bubw si awicina a cohro che, dopo Husi;erl, han-
rib tramtb la relazione sociale come relazione di empatia in sen-
sa forte (Edith Steh)i ossia com capaci& di mettersi nei panni
ddl'alwo e eo~idi interiderlo p& pienamente (concetto distinto
dalla sinipatia), d v b precisaril ii fatto che Buber insiste nei rite-
nere che è. fondamendmtmte sbagliato voler compendere i fe-
nomeni intemani come fenomeni psichi~i~ perch6 iI sipificam
della rdaxione non si trova in una dei due irtterlocutori né in en-
trambi insii-, ma salmnto ne4 loro concreto affiatamento, nel
Iew essere kifiter* (d'ambito dell'interumano - dice Buber
(1993: 2971 - si estende di gran Innga al di là della simpatia. (...)
questa è la cosa decisiva: essere-non-oggeno~).
Ptoveaiente da ben aItre origini culturali (scuola di Fran-
caforte,), anche J. Haberma (19863 ha posto il senso della rela-
zione sociale nel suo carattere ddagiw interpemonale (negando
CAPITOLO PRIMO

con cib che si possa parlare di relazione sociale a livello sisami-


m). A sua avviso, una relazione è socialmente (non sistemica-
mente,)integrativa, e per& umana, se e nella misura in cui essa
arnia una comunicazione egualitaria e democratica, libera da co-
strizioni, trasparente e priva di motivazioni 'strumentali (detta
per questo *agire comunicativom per distinguerla dail'*a gir e s ~ a -
tegicom). La società che egL auspim è identificata in una accomu-
niti illimitata di discorso^. Più di recente, su altre basi ancora,
J.C. Afexander (199Q)- seguendo Parsom ma con una parziale
critica di quest'ultimo - propone di considerare b relaione so-
ciale come una realtà multidimensionale *dialogica*, nella quale
iateragiscono una alma, un sistema sociale e una personalità, e
che, come tale, è fondamentalrnenre oggetto di (in quanto si co-
stimise come) ermeneutica. In questo approccio, occorre legge-
re la relazione sociale come un testo che un soggetto scrive ad un
altro soggetto (come suwGsce Pad Ricoew). Ed t in quest'ot-
tica che molti studiosi vengono trattando h relazione sociale GO-
me anurazione* che &prime e forgia, in maniera reticolare e in-
rerattiva, le iden;tità sociali. . .

5. Le semantiche fondumienpli deUa relazime sociale: problemi


di definizione. 4

5.1. Jipensiero socide premderno ha avuta difficoltà a defini-


re la relazione sociaie per il faito che ha assunto un punm di vista
epistemologiw swondo ilquaIe la nozione di relazione è un ewn-
cetto primo^, auto-widenm e non uIcerbmente $componibile. Le
s c i m e sociali maderne e, contemporanee h o abbandonato
questo assunto, e sono qntraa adenct.6, la relazione s o d e . Esse
hanno iniziata una duplice operazionk di problematizzazione se-
mantica ,e di scomposizi~~le-~cuiazione analitica della r e h o -
ne sociale secondo varie dimensioni o componenti, Tali operazio-
ni mettono capo a tre semantiche fondamentali, che oggi dobbia-
me considerare in un unico quadro epistemolagico (5): Ia seman-

(7 L'Epistemologia relazionale *ma che ridn C'& conoscenza seuza rela-


l pcr forzadi tmse.entrare in un contesta che 6
zione c dire relazione n i ~diie
tica referenziale, strutturale C gmerativa. Vcdiamok in grande sin-
mi.
a) La semntim referenzde: intende la reiazione sociaie come a) n " f c n ~ h k

refero, ossia come un riferire qualcosa a qualcos'altro entro un


quadro di riferimento costituito da significati simbolici a diffe-
renti tipi'e gradi di intenzionaliti e più o meno condiviso fra gii
atrori in campo.
b) La semuntiul stmtt~rah:intende Ia relazione sociale come b) ~rutturdt
religo, ossia come legame, mnn&simc,vineoio, condizionamen-
ro reciproco, struttura, che k nello stesw tempo vincolo e &or-
sa, di carattere impersonale o personale*
k possibile scomporre a loro volr'a queste due dimensioni se- finb*iCi
~ n n ~ o n e :
mantiche della relazione in ulteriori componenri analitiche. Co-
me pure è possibile cercam forme di int&azione Ira queste se-
muiriche e le loro còmponenti int&e. U temarivo più emblema-
Uco in tale direzione può essere considifato queiio che interpre-
ta h relazione sociale sxbndo l? schema AGU, (Adaprariox-
Goal A ttainme~t-ltategrahn-Lateag)(Donati 1991: cap. 4):
i'asse referemiale (la relazione come refem) viene bterpretato in
termini di riferimenti fra vaiori di base è determinati scopi inten-
Yo d situazhnali (asse L-6:. latenza-realhzione deile mete,
owero mlrnra-~yersa'dith)c Tasse stnrmmde (la W o n e come
religo) in te& di mezzi connessi a nome di comportamerrto
(asse A-I: adammea,to-integrazione,ovvero.sistema comporra-
rnefitak-.sistem~soci&) (vedi fig. 2).

Fig. 2. - Le m~ponentid 8 k rebbiuna sohle sec& b sckaw


AGIL,

6
Gd+ttal*nvw
(scopi situati)

A I
W- inrew'm
(me& risorse) (norme)

L
bienq
(orienmtttti'di ktiore) '

La pmrpenivo ohe si ottiene R n è di poco conto. k n z i n i t -


LO,si viene ad affermare che In rela S ione sociale presuppone qisat-
no componenti, oweio prerequisiq funzionali, fondamentali:
mezzi (risorse), scopi situazionali, norma e orientamenti di valo-
re. In secondo luogo, si ha uno s+ma per relatimaw a loro d-
m, sinaoaicamence e d k c ~ ~ a m m wm , p ~ n e n tdella
i rela-
zione sociale. La teoria neefunziodism di Miklas L b a n n
(1993) rifmmula lo,schema della relawom-AGIL nei termini di
un m&&mo aittopoieri& che opta ~ ~ ~ i a d c a n i e i-vttr rte
so una simultanea t d o p p i ~ . d i s d m i a m , t iIa~d
i i s e o n e fm
hmndesitemo del sistema & a l e ~ ~ . ~ r i ~ d pd Ea"dh~nsio- o
ne temporale (%nati 1991i Z3Q423;f):I-ntal modq per&,se &-un
lato h relaaime ~soclaieviene ad avwe m :pmmdi p h d p b o ,
dali'altro essa v3etie inleqretaw in i n o h rritwadcisti~~) e dot-
ta a pura comunicazione (come formo c m u i k t b a di um rea
sociometriea: Farlebas i'992),
Unadtr;a semntka deHa relazione sociale, in qudche mòdo
combinatcrria e c u m p l ~ e n t a rrispqo
~ aile precedenti, è ~delIa
che iorende la relazione sociale come m i c ~ o - m c ~li&.o La d a -
ziom sodalle vime interpreeata,mme.ci6 che mnotre fra loro iI
m b e il mwro, intesi 'ri@ettiwnente'[a~a tanto come il picco-
lo e .i1 grande, ma) come fen~menaeww&& (a singolo Q
soggettivo ,o.interperhaie) e smttura &=mica (o. collettiva-
iqersonaie o istituzionale). Analizzare la vira sociale in base d-
la pxosp.et:timdel micm-mmo l&&si%nifieac a q r e m k g - espie-
gwei fenomeni s o d i i;POfldo (gli.asp&tistrutturali-isituzio-
d ia& eventi s/o a i m d v i mggmivi degli individui e, vicever-
sa, eventi eh motivi s m d v i & &gole e ai vincoli delle istitu-
zioni o sistemi socidi ' ' . .
Fin qui xrivam Ie sociobgie cafnteqlemnea La socioI~gia.
r&zi~*iale osserva che. b sernanticbe r e f t r d d i ,e s i t d
deUa relazione descrivano una simaeion, o r n a t a in un t.erto
tempo e spazio. Tuttavia s@aacar:entt di ~gamacivitb;ossia.di-
cono a s d poca su che casa gen& le reI&ni sociali, e soprat-
taim m ~ o m e queste ulrim~assummo>esse stesse, m ,&trere
gaerativo di wfenamed dqe&, dokscderiti gli elementi e
le relazioni già date H1precedema,
C) Diventa necessario accedere adtum-o tipo di semantica,
che passiama cbinmare ~get2.~mith~, ESWa f i m a ,cheleidivmse
componenti d& relaaiune [mari, scopi, nurme, valori) R i di-
versi soggetti agenti che ne sono plommri, irit~ragmdofra lora,
producono un &tm &e non ,k spiegabile in base 4 e proprieti
di dicornponmti e lattori.s&,. m a m m e .,comowzimi qua-
ta-qualitiiciue proprie. .
L'idea che le relazioni pinali piducwno effetti emergenti n-
sale pik o meap esplicimmenm all'idea simmelianadi a d e t t o di
recipsaciti* (Wech~elwirhmg):n& ktw-azione ,(a $ d i o re-
lazionde) si produce un &etm che , a al di là.di ci&che vi ap-
p o m o i due termini d& &zio3le, Su &t ba;sei sotxa mti con-
dati tutta una seriedi. studi a carattere psicol~&o-s~idej spe-
cie s i .piccoli gruppi, che indagano la ~ d m h 8 s~cide,a1 di b
degli àpprecci tradizionali aht la .oaervmois termini di energia
afféttjva (adAeaeoapio Fag6s.$970)e& legame s i d o h o a,funzio-
n& ( S k 19?6-1983), :snpxtmitto come weffetto di intedo-
nm,nel senso di' mettere .in risalta gli effetti diversi da quelli di
ega su d t e ~e da q d l i di .AL su:ego, che sono passibili di os-
semazbxwe &rsizbpe sdo &e si prenda come unità di d i -
$, i'indiduo, ma h &&e stessa. W Cook e A.
Dr-eyer (19.84) hsnm elaborato in proposito un m d & rela-
zionale* per lo studia deUa fami&. A chi obietta che I'appmc-
cio relazionak finisce eon il perdere il J@, T. %m (1989) ha
obiettata, anche con strumenti empirii, che i'ioterdipendenza
egu-&iter non è una idea circolare, ma che, d cdntrario, nella re-
lazione intesa come interazione il selfnon viene *perduto*. In al-
tri termini, quando osseniiama una relazione sociale, possiamo
ò in essa proviene da ego e da dter, e cib che 6
disthguere ~ i che
il prodotto generata dalla loro intetaziane.

=
Ii mlt&di

~
ere proprio*
miadme
I C
5.2. In breve. Quando si affrunta il problema di definire h re-
lazione sociale si tende, in génere, ad utilizzare una o più ddlc tre
semantiche anzidette. Per i.,dehizione comprensiva occorre
tenerle compresenti, Dd punto di pista delle scienze sociali
odierne, possiamo dire che la rshzime s o d e è g~eILar e f m ~ z a
-s j t ~ ~ b o ekbtenxiwa1e.-
h che connoRe isogga*so&li in ~ M C E ~ E -
te dttdizza O gmera wn €egctme?d loro, assm;lz:imqutato erphme
la loro 6 d Z ~ n e~e&prou*(la quale consiste aell'influenza che i

-
termini della relazione hanno l'm6 mll'altro e nd'effecta di re-
ciprocità emergente m essi). ~ S ~ a (essere)
re in relazione* pui,
avere un sigdificaro statiw o dinamico, p& voler &e trovarai in
un contesto (senso morfostatico) oppure in una inter-azione ge-
neradva (senso moihfit3genetimJ.]E. d y q u e opportuno distingue-
re fra relzziarre s o d e came~cont~sto'(wero come con-
restssale, ossia come si&on? di f ferirne& simbolici,e connes-
sioni meturali osservate nei'campo di indagine) e r e b z w ~ m- e
&/i & m e hterazb~e (owero come $fletta e m q e n t e U d a uaa
dinamica iintemztiva). Ma, jin ogni caso* l'essere in rebione com-
p- il fatto die,;sgendo l'uno in riferirnema d'altro, ego e d-
ter non salo.si o m t a m e si eondkimmo a vicenda, ma danno
luago ad UIM mmwsime sai g~n* che in!parte dipendeda qp,
in parte da alter, e in pdra'ancora & una *d& (effettllak.~vir-
maie) che non dipende dai due, ma li #=cede*.
L'evide~iziazi~ne di questo t&m, di-imrma,n f l e il~pianto
~
di vista di un asservnrom sterno ai soggeiti (e80 e alter) in reh-
ziont. P& anche essere moIta-da ego e alter se r neUe h in
mi essi si cuIbcam da un punto di vista esterno a se stessi,a*
cib 5-sempreaitnmeate pr~bhrnatim.@est0 fano fa c m n p :
dere perche, di solito, i soggetti agenti naa abbiano cans~p'wo-
laza d e h relazione sociale come realta. differente d d e proprie
(skgiIe] motivazioni C int;enzioditbsoggettive. Detro duimen-
tir solo soggetti almente riflessivi, owwo sagge^ che utilizza-
no cibernetiche di secondo erdinq possono -oggettivarm le pro-
prie relazioni
Dopo ogni intenzione, la reIazione che ne fa da supporto e dd
r m i p o d dclla
&e la attualiaaa non t pih la stessa: si d o n a o si indebolisce, ,I,
comunque cambia le sue qualirk. Ed è p ~ questo
r che le relazioni
swinli non solo ammettano, m a richiedono necessariamente
*storia*, in quanto possosi6 esistere saio nel tempo ,(Gattman
1982) Si p&, anzi, affermare che le rdazioni sociali hanno un lo-
ro mdzie teworde, a seconda di csim de~Lin.an0.3 tempo sacia-
le (quello della relazipae). Esistano,tre codici (o registri) del tem-
po in senso sociale: 1) il cadice r;elaabab (ostm'm-reimiomle,
ia cui il tempo sociale ha una dura& perché Ia relazione nasce in
un certo momento, si svd pa in u p c&to hsso di tempo e poi
X
muarq); 2) il codice i ~ m ~o (in t & il tempo sociale ha la dura-
ta di ua eventa, &% dura il tempo della mera comunicazione,
cosicché Ia relazione nasce e muore &n gusst'ulrima); 3) ii codi-
ce simbolico (o u-temporale sìqbolico, k ,cui il tempo sociale m n
ha propriamenteuna durata, rid senso bergsoniana di d d e , per-
ché è il tempo di ciò che esistè da sempre e per sempre; cosicché,
propriamente parlando, non c'è, td&iane sociale) (Donati
1994~)Melh prospettiva reJ&onale, la relazione fa da *base* al-
la @ il, wtew dda) i n t e d o n e e rinterazione esprime (ama-
lizza owem airimpie~)h relazione: se $ si ferma solo al &vello
deli'hterazioae (mdice interatrivo) si perdono le dimensioni sto-
riche essimbdi& della vita sociale >(Scabinie Cigoli 1991).

6. F D e tipi~ di rrbziam sociali; processi sg5atidwa' e diss~&-


tivi

Le classificazioni deile forme e dei tipi di relazioni sociali sa-


infinite, dato che le relazioni so-
no innumerevoli,~praticamen~

C6) R e a t i ricerche teoriche cd empirieht hanno messo a punto un quadro


&'l
e o d x x m a l per dei vari tipi di r h a i v i d (Arcker 2003).
ciali esistirc, potenziali c $ h a l i s a in pranca C h teoria non
numerabili. Alcuni autori hanm costruita classif~azbnitipolo-
giche mai articola% ma in generde prwdgonu concedizza-
zioni che U ~ akeri O dicotornici. Vediamo i principali cri-
teri ~lassificatari.
'pMdP
&ed i
slmif,hae
La coppia GemeinschaftSGes11Lschaft (int~odotaada F. Toa-
nies e ripresa da M.Wekr come disthzione fra &azioni asa-
miali diative* e wrdazioni comunitarie*) P servita in generale come ba-
se per ulteriori dassifi~aaioni.La piG cdebre è quella di T.Par-
suns (1961) che ha spezzato h d i c o m ~ amennesiaoa io cinque
dimensioni analiuohe: relazioni affemive/neutrali, particdaristi-
chduniversalistiche, ascritti~elacqu&&e, ~~/ specifiche,
orientate alla coll~viWorientateal se& m n le quali descrivere
il sambimento socia1eLdaipre-modeho (o tradizionale) al mo-
derno,I1 problema, nel .Parspms 'shmnieo', & d e egii vede ie re-
lazioni come espressione di tuoli sociali (in q~d~he modo gi&
isricuzion;ilizzati, dunque la miahioae viene mmaa in genere
corire Iin agire di ruolo), m i& viceversa (Ruddock 1969; Sava-
g 19811, Per la sociuhgka reiakhamale, i i o l i eshtamo e sono at-
tuati ti un contesto w1mhnale che!cudtrke lom senso, mentre
le sociolagie sisterKiehelpensana le relhioni m e prodotti delle
mrrrtture di nrolo.
W.W e ~ o i o d i(1995) ha, riclabpram k imsa coppia Ge-
meinxhaftfGeseUicbu. distinguemdd fra legarmi~amo&6Ui(&m-
&tive ties), legami comuni q c~lmunitaristici{mmtmarml dea') i
legami eomnirari (mmwnitw&n &s& I pri&;mno matte&-
mti dal fatto che vengono assunti e jasciati con I i k i dki con-
traenti, cidimano procedure so&-plitichc discarsive per rag-
gi- decisioni, servono scopi e interessi fissati dai membri, e
sona carratterisricidelle democrazie occidentali. (concepite, come
affemà J. Rawls, come ctunihrudi unioni*); i s ~ dsono i di ca-
rattere ascrittivo (i'indi~iduoli possiede per nascita o cod gli
vengono amibuiti) e poggiano su valori simboli e credenze di
fotte lealtà n1 gmppo di appartenenzs, e in: quanto tali sono ca-
nmeristici dei gruppi emici, religiosi e in perde dde.qaomu-
nità spirimali*; i terzi cmbinano caratteristiche associative e co-
munitaristiche, in modo tale che la liber& di accesso e perma-
nenza nel p p p n vleae accoppiara >conI'acceemzigae di alcuni
d o r i fondamentali, H stsIddariet&e l'eguaglianza.servono a so-
LA soamd COME RELAZIONE

sienere il lene comune e 3.1. mutuo aiuto, lo Stato 2 organizzato


come attore che agisce per conto,della società, e la s ~ c k tstessa
i
t vista come ,aomunità& ordine piii ele~atci,-Laresi di questo au-
tore è che lo:sviluppo di una moderna società civiie dipende so-
pmmtto dallaadiffusione dd terzo tipo di relazioni.
Altri criteri dasificatori sono:
a) mlaziopi ahrbe e BftfmfEhe, ovvero mofus~atkbee 40-
@wEa'cb~( h h e r 1997); . . .
b) t.elazioai di co@tto (wmpetitivle, .aotagonistiche)e di ivte-
grdzkoine (cmformit$, cnopemziohe)';
C) reiazioni di mvichamento e di+tmzbmwto (VPiese 1968),
owero di coinvo1gimenm e distacco (Eli* 2987);
d) rd&aniphmie e semnddfie (Moreno 1956) persondi t im-
persondi (Wellmaa 1988); .
P) reia2imi diret& (rnt-~~nali faccia+-faccia) e &azioni »t-
dirette [quella che si e~stiniisconoattraverso h mediazione
dei mercato di larga E&, lir+ox~za,zioni amministrative, le
tecnobgie informative di mspoqa, ecc.); C.C&w (1892)
sostiene la resi che 1s sviluppo delb saciet2 moderna ai cara t-
a* per l'emergenza deile seconde;
f ) relazionif o d i e i n f ~ m ahseconda
~ che richiedano rispet-
tivamente un alto oppure basso g d o di competenza tecnica
e d standardizzazione di.produre (Li& 1985; Di Nicola
19&6;Bulmw 1993);
g) relazioni private e pr<&blkhe,a seconda della disorcziodti
ammessa nel grado di ipertuxa:legitdmo d'esterno, oppure
ancora intime e non, secondo varie gradazioni &e vanno dal-
la massima intimità ai massimo di eonnosazione pubblica
(Hmwton, R n b h 1982);
h) rel&~,&bala'eforti (Grmwaer 1973,1982);
i) relazioni egdtarte e &qw&li~rie,omcro simrnezykhe e ge-
rarchiche,fibciarie e non fidwcirmmk, e-casi li seguito.
U n recente tentativo classificatorio è quello di G. Bajait
(1992). Questo autore, rifacendoai dia prospettiva sociologica di
A. Tourhe (1973), iconcepisck.la daione so&k come legame
che presenta due dimensioni fadamentali intercomesse fra loro:
un legame di (hnw di d-dctdeth}C un ,letpnedi ultm'3
(fonte di ~ta&io]. Ogni mdi&m teorica (ricoducihiie ai qua-
tmparadigmk ddah~grmionie.~c)ci Je* cofnp~t&&ae,del-
l'aiienaziane, dèl conflitto) si caramerizza per il moda in cui vede
la mescolanza di questi legami n d e loro diverse arcico1;izioni.
U tipo e grado di relazionalità definiscono anche una carego-
ria di bexii sociali, detti .beni r e h z h d i ~
(diversi da quelli derti
*meritori* o *posizionali. nella teoria econo&a), le cui caratre-
ristiche sono qude di non essere né stremamente pubblici nt
strettamente privati; si tratta di beni che non sono competitivi se-
condo i giochi a somma uguale a zero, possono essere prodotti e
fruiti soltanto assieme dai partecipanti, non sono escludibili per
nessuno che ne faccia parte, non sona fmionabiii e neppure so-
no concepibili mme somma di beni individuali; essi caratterizza-
no le reti informali (berti relaziodi primari) e le reti associative
(beni relazinali secondari), particolarmente inqude sferesocia-
li autoorganizzate che non sono strehmente dipendenti n6 dal-
lo Stato (che opera anravw$o il potere politico, il comando, la
legge) né dal mercato (il quali: opera attraverso il denaro e il rela-
tivo sistema di prezzi) (Donati \ZCIQO: cap. 2).
Secondo recenti indirizzi di pensiero soao-giwidico ( W k e
1985), h reiazionalità wciale cmttetizza anche un tipo di strut-
tura legale, e piii in genede normativa, che opera attraverso re-
gole &e vengono prodotte da continui relaziofirimenti dei sog-
getti riievanci, in modo affatto differente dagli ordinamenti giuri-
dici o normativi di tipo cmdizionaIeXche operano su comando o
in base a norme del tipo *se' accade x, allora si deve fare y*) e fi-
nalistici (che operano per scopi o progetti]- Il paradigma può es-
sere genemiizzata al campo delle politiche sociali attraverso i si-
stemi di ossemaione-diagnosi-guida relnionale (Donati 1991:
cap. 5). Si tratta evidentemente di una gelaziondita che si 2 ormai
allontanata dal concetto di' re1azione.eom.e semplice legame so-
cide, ossia come forza cogmte.diuna .norma so.ci.de precedente e
sovrasmate gli individui (cdme ,ancora la maggior parte degli au-
tori concettualizzano la'relazione).

L'analisi di ratc 7.1. Dagli anni '50e '40 in poi si è sviluppata, $peci@nei paesi
anglosassoni,a partire dall'antropobgia smimiral-hnzionalisra,
la cosiddetta sadisi delle t k ~ suciali*
i (nemork maiysis). Ben-
cbe raramente lo si m e n t i , yesti snidi devono molto d a so-
ciomeuia di J.L. Moreno m d ~ o s oteorico, cmpirico e sperimen-
tale deUe relazi~nikterpersonah e dei piccoli gruppi (fondatore
della rivista Sobrnatry. A i o w d ufIate~pers~mz1 Rehtiom ap-
parsa d 19371.
Con il concetto di rete non si intende solo evidenziare che gli
individui esistono in un mntesto di relazioni, cioè che essi h-
no legami referemiali fra loro, q a -il &e è diverso - che ~ c ' unaè
relazione fra quesu legami*, ossia che ciò che accade tra due no-
di della rete influenza le relazioni £ra gli altri nodi, sia quelli più
adiacenti (che hanno relazioni dirette) sia quelli piU distanti (che
hanno relazioni indirette). La rete n ~ ènun insieme di individui
in contatti, fra loro, ma è I'insieme delle loro relazioni.
Questi studi hanno a q t o sin dall'inizio un carattere preva-
lentemente rne~~dolagi~o, come ;tpplicazione delle scieme stati-
stiche, della teoria dei q a f i e del calcolo matriciale ad un model-
lo di società concepito &me insieme di punti e linee (l'ela-
borazione merodologica è divenuta di recente quanto mai raffi-
nata). Molto fecondi ne.sona stati i risultati empirici (WeUman
1988; Di Nicola 1998).
Tuttavia, è ancor oggi improprio parlare di uoa ~ t e ~ r i sdelle
ts
retimsocidi basata sui nemork it~dies,dato che questi studi sono
in generale condotti in termini ateoretib. Sul piano teorico essi
sono quasi sempre debitori -.di teorie di carattere sistemico
(strutturalistee positiviste, che mmno la rete come un tutto, nel
qual caso viene detta wholf n e m r k ) , vuoi di teorie di tipo azio-
nistico (individualistiche e' spesso utiiitafiste, che trattano la rete
come insieme di individui in contatto con un individuo posto al
centro, detta ego network), mentre è abbasmza raro che h rela-
zione sociale compaia come l'wita focaIe dell'mahi (si annove-
rano comunque &uni tentativi di passare dai piano puramente
metodologico a quello teorico, fra cui quelli di autori come Wel-
h a n e Berkowitz, i quali approdano di nuovo ad una forma oli-
stica di «analisi stnitmrale*, come essi stessi Ia chiamano, per cui
è Ia struttura - o rete sociale - t o d e che determina le parti, ossia
le caratteristiche degli attori, i loro comportamenti e le stesse sin-
gole reiazioni diadiche, setua che sia messa in rilievo l'altra fac-
cia della medaglia). Si danno anche ricerche su grande scala me-
diante campioni rappresentatividi una inm popdazione nazio-
nale. Per esempio, in Francia, dcuni autori hanno indagato em-
piricamente.le reti di so&&4 distinguerrdphin reti di so&ihd
(intese come relazioni concrere fm individui e h gruppi primari)
e reti di *socs'etaZith (cheriguardano i rapporti pih,uwottifra in-
dividui e gmppi secorida;l.i)mediante pn approccio che all'anatisi
di rete unisce una sensibilità per il concetto di egrupplitb ( p r -
vitchanamente inxeso come *fenomeno seciaie-totztlea),

h m e fare
i'osmzione
73.Ilanalisi di rete conduce, ove gene~ahzarn,d cosiddetto
~ci,~;o,,picia ecapproccio di reeew che tratta la società come wete di reti di re-
sociobgia
h z w t z i m . @@t@ approdo rappresenta una forma descrittiva,
esplicativa e comprendente dei fenomeni w d ,se e in quanto
utilizza un p a r - g m a (linguaggio e regole) e uno specifico appa-
rato merodologico. Esso ha successo a d & misura in a i pu$ lraf-
finare l'analisi delle strdimire relasioriali ipercornphse. Implica
una episremologia r d n i o d p per h quale h conoscenza sociolo-
gica [fig. 3):
(i) inizia con il definire il proprio ,oggetto mme relazione socia-
le fm soggetti (A e B) che sranno h (apparkngaao a) divetse
strutture socio-cu~nira5in m$Bonn inseriti e'pmegile
(ii) osservando i fenomeyii da un pinto di vkta relazionalè,.ossia
collocandosi~ddpunto di visramdi un tecm ~ssizrygtore(0)
che osserva sia il cm$mmento.di un attore (A) W S ~ l'al-
tro (B),sia $ceversa (il mmpar~am'enmdi B verso A), sia la
rehzione che emerge da ale intkraziune (&etto Y), che C
l'oggetto o problema conpscitivo da cui si è partiti, il quaie
diventa così I'oggetto @ Una spedita teoria.

Fig. 3. - L"ossemcsz~nere&ionaie è qs&~ZLaflatta ti4 O ( t m u ok-


smante, diverso &$i ~ g e Si d e B) che osserva la rehzione fra
(v.
A e B e il l o r ~e f i i ~ t oewrwgentc

strutture
socio-cuIt in cui
A &inserito . A
- O
----(E)-+
B
struphfre
socio-c;uIt. in cui
B i iascrito
*-*-P)--.--
4
Y
A titolu emplifimtivo, pensiamo al matrimonio. Si parte da Un e*mpio: il
matrimonio
un problema, e ci si chiede ad esempio: perché a g i il matrimo-
nio (comerelazione Y)6 in crisi, tanto che ai o m e m un drastico
abbassamento dei tassi di ,nuziali&?La sacialogia: (i) inizia con il
d&e il mawbm~io~ o m relazione
e sociale (il compito è com-
; in ogni caso, carne seIazi<me, 3 matrimonio pxaup-
p l ~ s o ma
pone &UB referenze simboliche, deile conn~siomistruecurali e
una forma emergente Y ,&e deriva dd-fatmche i mggetti A e B
inrer-agiscono fra loro come poswaidi coniugi); (5)osserva, poi,
da un 1am le caratteristiche dei sogged (A e B)per riferimento
alle s n i z m e : socioalmrdi in cui s6nd inseriti e al modo in cui
&si (A e B) si rapportano al partner,"(iii) anaIizza l'azione reci-
proca ha A e 3 (come si esprimonp le loro volonrà, fiditi,
aspettative, sentimenti reciproci), p di qui (iv.)se e come viene al-
I'emergenza quda relazione (accordo, patto) che chiamiamo ma-
trirnanb (effetto Y)+ U mafrimonhè tale se si cancretk;l in un
impegna reciprocm che esprime .un bene.che sm al di Ià dei due
individui; nel caso che sia salo la somma dei Ibro interessi aggre-
gali non è un mauimaaio, pe+ non. C'+ l'effetto emergente di
reciproci& privebbe ~ssmcitrn &etto emergente, ma sarebbe di
natura diversa .(una:rehzione di u&t& o di passione o aitro an-
cara). I

];a sequenza aviriene se1 tempo: a l tempo Zr troviamo delle


strutture CruoliJ e dei modelli cuIhimli (stili di vita) che ddini-
scono iI matrimonio nel coatesto in cui A e 3 si inconmo; fra
un tempo T ' e T" i pmndinteragiscon~'epossono mantenere o
cambiace il contww ralsilrioaale esistente dei moli e dei modelli
c u l d del matrimonio: d tempo T. emerge ia relazione sffet-
male fra i partner che s d u n a unione di un certo tipo. La se-
quenza pu6 owiammte essere ossmata ulteriormentenei tempo
sempre sulla base dello stesso schema: in un certo tempo iniziaie
i'interazione ha certe caratteristiche e produce certi effetti (il mo-
do di fare rnawhmio,], mentre in un tempo successko si ossw-
veramo aItre cmneristichr e dtri effetti,. e.cusì di seguito.
La teoria ~he,qdh ,fine,i3 saiologo powà prlodmre.dovrebbe
essere in grado di idemtificaxe il pes0.e la qualitk dei vari famori
che prwocano il calo dei matrimoni, il quale s d dovuto sia ai
muwenh delle &azioni imw-soggettive fra 41 e B, sia a certi
cambiamenti nelle bro m m i r e socio-cultudi,diapparwnem,
sia ancora al ,modo di combinarsi di questi faaori nei'-aceffetto
emergente di unione*,che, per tutti i fattori ami detti, alla fine di
ogni sequenza osservata (nel tempo T)emerge in modo diffe-
rente dal tempo iniziale (T').
È più che ovvio osservare che, in generde, in una società mo-
dernizzante, si verificherh un gmerde allentamento (maggiare
contingenza) di tutte le variabili implicate e delle loro relazioni,
ci6 che porta ad una maggiore labiliti deila mdaziofie-matrim-
nio. Tuttavia, non se ne potrà dedurre un'evoIuzione lineare di
qualsivoglia tipo. Per cmverso, una tde analisi potrebbe anche
mostrare dove i soggetti inccintrafio le maggiori difficsltà nello
sposarsi, e quindi dove si potrebbe 'intemenire per modifiae le
caratteristiche della rete sociale che pib generare od ostacolare la
relazione matrimonhld.
Non tutti gli autbri khc parlano di relazioni sociali sono pro-
priamente relazi~nali.Occorre sempre vedere in che seriso>mo-
do e grado viene utilXzz.am(o meno) m teoria. delle relazioni so-
ci& in senso specifico.
Conntttarc
dimensioni
Nel corso degli ultimi decenni, .si è assistito ad una crescenee
niuttunii e divaricazione fra aspetti smtturali (oggettivi, Lnpersanalì) e
culturali ddla
reiazione aspetti c u l d (soggettivi, intenzioniif) n e l l ' d s i di rete, cosa
per cui si avverte oggi la necessita di h a integrazione fra tali di-
mensioni. Del resto, l'analisi storicoisocio2ogicamostra come le
idenrita socidi si formino i n una reteseprocedano relazionaado-
si fra loro. Con cib si tende id ampliare il pmdigma verso una
configurazione più generale, che &ma della formazione delle

2
iderititi come nnarmzione~ egli attori in una rete sociale. Nella
stessa direzione si muovon moIti.studiasidei movimenti socia-
li, i quali mettono in luce c h e tali movimenti si generino e rige-
nerino attraverso la attivazione di &identitàmticolarir (Melucci a
cura di 1986).

7.3. Infine, il paradigma di rete conduce .ad una specifica prag-


matica relazionale, intesa come forma di inmento (di servizio
sociale, di terapia, di politica sociale) nellalmila soci&, Piiraco-
bre importanza vengono oggi assumendo i modelli di amterven-
to (o lavora) di rete* intesi come &temi di azioni che: a) a parti-
re da una *mappa di re- (della quale si studiano le caratteristi-
che, come h densità relazionale, la mwh@le&ty, ecc.), si propon-
gam di modificare la realtà agenda s d e relazioni, ossia produ-
cendo cambiamenti dei contesti e dei cmnporarnenti attraversa
la modificazione deUem1aziorri esisten~bb) cercano di attivare i
*potenzidi naturali, delle reti sociali; C ) udizzano forme miste
(anziché pure) di relazionarnehti (ci& intrecciano relazioni for-
a l i e informali, primarie e secandarie, cooperative e conflittua-
li, ecc.). Ndla misura in cui la relwioae sociale diventa l'oggetto
dei nuovi servizi sociali in senso la'tto aUe persone, essa diventa
anche il Mcro di nuove professionalità e di w'ctica relazionale
dei1 lavoro sociaie.

Nd campo delle s&nw sodali, molri autori hanno rilevato = i ecrnibnt


come d
come, dopo&'i d'oro deva socieh c i d e moderna e della cosid- distnitioae di
detta sfera pubb h ,borghese,la. socied moderna si càratthzi
ber essere intrinsecamentk sinonimo di dissduziane delle rela-
A

Yoni s a d i . Ma nel far questo si sc~no.,cmmssisovente due er-


rori. In primo hogo, ci si è:lasciati prendere da forme nostaigi-
che verso il passato, confendo più o mefio implicitamente una
qualche superiaritA a stati meno differenziati del sociale (ci05 a
reiazioni più ~(c0mpa.m.e *dense. di contenuti), In secondo
luogo, si è trattata la relazione soci& essenzialmente come lega-
me anziché vederla anche come innovaiione referemiale e come
e
effetto eccdare. su quksti versami della differenziazione rela-
zionale &e vanno oggi cercare le potenzialità pit creati~ee m-
ne d d e relazioni sociali, incluse, ie possibilità - tanto discusse -
di una nuova società U d e .
La modernità ha aperto il mando delle rdasioni sociali come
il vaso di Pmdora. Tutta la vira sociale moderna è caramerizzata
da un'mbivalmza paradossale: da un late la relazione viene esal-
tata come modaiiti con cui la societg può conharnmte espan-
dersi e sviluppare se stessa, W d u o la relazione è costantemen-
te oggetto di pressioni per conuolarne; limitarne, condkionar-
ne, regolarne le possibili manifesrazioni. La soEieti occidentale
rnaderna è queiIa che, Utllca ne& storia umana, da un lata libera
al massimo pado le forze &e saltano le potenzialità delle rela-
zioni sociali, mentre dall'altro deve far fronte al disardine che
consegue ai processi di Q O X I . & D ~ . ~ %e.flurmazioaeQ
deUe stesse relazioni. Pensiamo, ,soiaper fme dueesempi, a qban-
to accade alle rdaEhG,di.lavoro (che diventano più atipiche, h-
sibiii, ecc.) e alle relazioni familiari (che diventano pit instabili;
caotiche, r c . ) . La qualità dolln vita sociale m o d k e anc& più
poa-maderna ci& contima dismzione e creazione di
relazioni sociali. Lc stesse teorie mcld, in.ogni campa (antropa-
iagia, psicologia, mciologia, ecanomia, p d i h ) , possom.essere
lette come un,disixwso sulle mdalith con cui le da-Geni sociah
vengono dissolte c ricostruite di continuo.
Lambivalenza del pensiero moderno e contempome0 verso
le relazioni sqciali non ha cessato di esistere. Ed per questo che
se qualcosa si-p118 &re deh s a i e t à fu- &che eswsarà m a *so-
cietà relazi~nale*~ nel senso che sarà carattetiuata da uaa &te-
ma& .idis~zionecremice* di d&od,socidi sa larga scala,
ad ogni livello brigo il ~&uurq micm-MSO-macro.
I1 problema della sockà, in- #carneh : % s s w i a r i v a&t-
ra* di rdazioni sociali, divema sempre più di un duplice ork
da un iato, quella di saper C-- a, rgestimr.le relazioni sociali
(atnrdkzak, p&& ada&}, mm9niem. tale da ridurre le
patdogie e gli &mi pente'lis&e,dil'dtro, quello di man~nexele
connessioni pi&significative possibiii fra le q&& pr~prhmte
umane delk reiazioni s a d i e i'deterighisrni~cheesse incorpora-
do.
La soci& odieena si m a t z z a per ma progressiva e rapida
scissione fra la sfera da-O, vista Come campo .dellerdazio-
ni eliberew >daco&ioaanaen$ e presupposti esterni all'autoao-
mia dei sametti, e la deta Cpsiddetta del sociale, rappresentata s
vissuta come spazio d d è reinioni coi1ts3ttimrautimie, ardi-
&di,a s m m e meccaniche. Tde s&io~e p- a e m i d m e le
relazioni seciali carne s$impke più negatrissi dell'individualiti e
delle possibilid di differenz:kiomdel singolo, e pertanto came
irrazion&. k,pPrioin d e contesro che la .rteoria delle relazia-
ni smi& può rappmsenrare una forma di conoscenza e a p w di
ricondmre il lpmcmo di uvllizzazione ai cara te^, creativi - in
qumtb propriamente ummi- deIla-r & o & & & d ~ , ossia di
ciò che, *stado h*i so&,agen& m sostituisce (rron solo
condiziona o acinfluenz*) le possibili& di vita sperslbilmente pi6
umane*
SQCIETA COME RELAZIONE

In ogni caso, d'ora in poi, la relazione sociale, e quindi la so-


cietà, non potrà più essere concepita come immediatamente uma-
km,"Eadf
na (ossia senza che I'umano debba essere intenzionalmente per-
seguito attraverso spècifiche selezioni), dal momento che il so-
ciale (la mediazione sociale) diventa un intreccio sempre più
compIesso di elementi umani e non-umani (questi ultimi intesi
non già come necessariamente dis-umani, ma semplicemente co-
me qualità non distintive di ciò che proprio dell'essere umano:
Donati 1995). Gli elementi umani e non-umani del sociale sano
stati scissi daIla modernità secondo,Iineee misure senza prece-
denti nella storia; inol~e, sono smM a~cresciuticiascuno come
realtà autonoma, sia anaiiticamence sia empiricamente, sia per ra-
gioni funzionali sia per ragioni non funzionali. L'esito è d e da
richiedere che la nostra società d&ba'cercare continuamente di
ricombinarli in ogni momento, ih qualche maniera. Per questo
motivo, non possiamo più semplicisticamente parlare deUa sa-
I
cieta come *socie& umw36, ma ifivece dobbiamo costantemente
ridistinguere quella che, in senso proprio, possiamo chiamare la
*società deIl'umno*, che deve essere generata sempre di nuovo
come bene relazionale, in quan~odistinta da alui tipi di società
(per es.: società finanziarie, kcietà tecnologiche, società vimali
di comunicazione mass mediatica, ecc.) in cui le relazioni socidi
non corrispondono a requisiti p r u p ~ ~ e numani.
te
La società della globalizzazione k relazionale perch6 in -a le
relazioni esplodono e impIodono &n ritmi incessanti e sempre
più veloci. In ua tde contesto, le patologle sociali vengono a ma-
nifestarsi mme rottura, hofiuscia o distorsione delle relazioni,
vuoi nelb direzione del puro individualismo, vuoi nella direzio-
ne ddl'emergenza di sistemi sociali che non consentono la pro-
duzione di seriso nelle relazioni inter-umane. I1 compito della so-
ciollogia relazionale 1 quello di mostrare e, se passibile, contri-
buire a modacare, i contesti relaziotonali che formalizzatio, scle-
rotizzano o costringono le relazioni entro strutture incapaci di
corrispondere alle esigenze vitali degli agenti sociali.
IL PROCESSO DI SOCIALIZXIONE
, 8 .

SOMMARIO: -
1. Premessa. 2. T -
rii socializzazioqe ed educazione. 3. L'identità
-
personale e sociaie. 4. La sdalkaaziyae carne situazione di rischio sacia-
-
le. -5.1 moddi delia relazione socio-educativa, 6. I sqgetti (le uaaenzfen)
d& relazione sacio-educativa. - T. Versp una rete di aagen&er: il *patte
educativa. I

1. Premessa.

1.1. Parlare di sochlbazione, nella tradizione sacialogica, ha


comportata far riferimento ai pmcesm attraverso cui l'individuo
entra a far parte della societk Tale processo è apparso sempre co-
me ccruciale~,in quanto ritenuto garanzia per la continuità
della società stessa, che p~b~perpemarsi nd tempo - superando la
precarietà deisuoi membri - solo trasmettenda i propri modi di
vita da una generazione d'altra, in un ininterrotto passaggio di
consegne. Per gli esseri umani, inoltre, acquiske alcune xegoIe di
compormmento nella relazione con ipropri simili & imprwchdi-
bile per h stessa soprawivmza e per la sviluppo d d a propria
umanità, In dtre parole - come riassume Grinswold (1997: 38) -
agli umani devono imparare a vivere*.
C'è, dunque, un profondo nesso m socializzazione e cultura,
essendo quest'ultima - almeno in un ceno senso (l) - i1 cuntenu-

( 8 ) Non entriamo qui nel merito del rapporto tra cuIaira C società, ap-
profondito ne! capitolo spcciliw.
CAPITOLO SECOWO

to deila socidizzazione, ci6 che viene trasferito. Emerge così una


duplice necessità della socializz;iziane: essa è indispensabile alIa
società, per la perpernazione di se stessa, e dl'essere umano, per
proteggerlo dal caos di un'esistenza senza punti di riferimento
simbolici e modelli culmraIi di orientamento ck:U'azione.
Divm~=mp=
pih difficile
1.2. La dopo-modernitl ha, tuttavia, prodotto un notevole
~~dind- sc~nvolgimentodi tale prospeceiva. Se la necessità di *appartenee
rea ad una comunità e),
k ineliminabile, Pindividuazione dei suoi
stessi confini e dei valori che la -caratmr.izzanoe la identificano di-
venta sempre più difficile, La nostra epoca vede la crescente Len-
sione tra due spinte opposte, quella ad incrementare i legami, da
una parte, e a frammentare i punti di vista, dall'altra: mentre CE-
sce I'interdipendenza di tutto con g t o (la cosddetta wgtobdiz-
zasioae*), diventa sempre pih diffide individuare valori condi-
visi, elaborare progetti cornbi, trovare un sensn unitario, segna-
re, in alue parole, i cardini di un bniverso culturale nel qude i va-
lori si inscrivano e costituiscano un insieme coerente. Nate un
belfidibile dilemma: rs qrsale soci& (cult~ra)rorializzare ?
1.3. Al centrario, i modelli Gdizionali di soci;Juzaziom so-
no tutti. incentra&sul mfitietto di masinissione~'di,contenuti di
valore e di norme, &iianciscana I'ag mmenza dla culturapro-
P
p& della società in sui I'hdiridur~& nswiro. M a Iuce della ht-
ma epocale & segna il nosm tempo, il t r a m t e r e quakosa a
qualcuno diventa invece un$percor3oper nuih h w e , che s i
stempera nd'inwmio dei messaggi: Io smso conmum {') tra&
smesse deve sosricnere i1 adconto con &i conmirti, facendo
appello ad una forza che nQn gli,dmiva piG solo daii'mtdtà dei-
la tradizione. L&pi&bilL@:e il valore dei m~~ v&coIaai nel-
la social~azionedevono essere c w U P u ~ e d k a g a s i con
ragioni ben documentate i: sempre misurarsi e ~ dilemmal fonda-
mentale *a quale società (cultura) s o & a h n r e k .
L

(2) Su questa tesi concordano i sociologi contemporanei. Cfr. Bauman 2001,


('1 Nel citpimIo.sucultura e camdraaione i wnienuti delh socidhmio-
ne si chiariranno *oggetti culturali*.
1.4. Ne deriva, quasi auromaticamenre, che al soggetto è asse-
gnata, nel nostro tempo, u n a responsabilità maggiore che nel pas-
sato: se prima era chiamato solo a ainmriorizzarer un set di valo-
ri già coerente (9, oggi tale coerenza l'esito non smntato di un.
processo dkssivo di adisceirnimentolp t *mediazione*affidato al
-
soggetto stesso, a cui sta - in ultima analisi decidere a quale so-
cied appnrrenwe.
In questo senso, Macmrini (2044) parla di nuovo paradigma
deIl'a#to~~&&zazio~e, per com rendere il q d e , è necessario
i'
portae la mttazione del tema a uri' Tivello più radicale, pren-
d a d o in considerazione i processi di costruzione dell'identità e
del se&!.
15- A cmciiisioxie di queite r i $ h inmrdutnve, illustriamo
brevernmte I'ateicoiazione del dpimlo: il secondo parc~gr~tf~
svolge una disamina dei dg termini+- socialinaztone ed educa-
zione - che vengano generalmente assohati con più frequenza J
discorso sul processo di formazione aila socialiri e che risultano
di vaha in volta, opposti a shonimi, in successione evolutiva o
facenti tapo a relazioni '~ociaiidi W m e b t e natura. La solwtane
qui adattam 6 serettamente legam a quanto trattato nel m o pa-
ragrafo, dove il tema della socio-educazione 6 inserito nelh q=-
stione più ampia della cos4we dell'idmtità personale e socia-
le. Verranno successivamente (quarto puragrufo) passati in rasse-
gna ed esaminati i madelli moderni 6 dopo-moderni con i quali è
stato interpretato il procesgo di socializz~ione.A partire da es-
si, si illustreranno (partoparagrafo} le caraneristiche salienti del
modelb xelazi~nde.~ che legge la reiazione socio-educativa attra-
verso il paradigma del rischio sociale. Da ultimo (sesto e s e t t i m ~
paragraf~),vertarirlo prese in considerazione le cosiddette agen-
zie della socializzazione, mostrando come deve esplicarsi un
agenq socio-educativa ndI'ottica relazionale.
CAPITOLO SECONDO

LI rtlmzionc 2.1. A *socializtazione~ed «hcaziorre* attribuiamo signi-


socidurotira
ficati disinti, pur essendo entrambi parte di un'unica reiazione
- quella che d&miniamo s o & - e d ~ & i ~ - halla quale passo-
no essere estrapalati solo per astrazione. La necessità di parlare
di socio-ed~cazione(7 è congruente con I'esigenza di trattare il
rema ddla formazione aiia aeciaIit8 aila luce della asvdea epo-
calem che caratterizza il nostro tempo, determinando una modi-
ficazione definitiva delle categorie =moderne*.L!abbmaméato
di due coacetti tradki~nalmen~te diversi in sintonia con Porri-
ca relazionale che enfatizza la multidimeasiondità dei fenome-
ni e dei processi sociali e, attraverso i nati paradigmi (&l,
discer-
ne gli assi ortogonalid.che deiimitaio 1~ spazio all'jnterne dei
quali fenomeni e processi 6 dipan;~no.Tale stratagemma con-
sente di meglio comprendere il s m o deUe ateirari crasformazio-
ni.

2.2. Usualmente socializzaziunb ed educazione hanno sempre


fatto riferimento a campi seman~cidifferenti, seppace i criteri di-
s t h r i v i non siano sempre i medesimi. La Fig. 1riporta le princi-
pali discriminanti e, hu l b o , quella che qui sosteniamo. Vedia-
mo sinteticamente ciascuna poshioqe.

p) Nel'amblto di qamto rapirola si sposa la tesi sostenuta da MACCARINI


nel volume Aezionidi socio~giadell'eduapione, &e considera lprocaso *so-
cio-ertucadvcw & formazione urnann nella integrali& mulcidtnen-
s i d e s (2003: 59-60).
p) ~ p a oai U~~ ~ G Z W ~ MAGIOL ~ j ~ O C ~d A ,
EDUCA~IQP~~E SDCIAL~ONE

3 l'-o cpplrutq -apvoit, &o


- m& ~ o rrrtenz.ionale
n
Iwenzklc

tPtewzbw& a winim

Ogni procc~odi t r a s m i s ~ hdi m e t vdtjori,

d) Dimensione I

(m~~rnmcconfcnu$ modi r rtchirdt ecapadtà di m i m e

nnnp#ltc c c i n t ~ v u

e) Finet-ir l u ~ a i ) rit dmt@* A , F k p~mmsliid


* d d c , a 2a t cadqym~~
anrMm ~ e r i o ~ a z h rdrìcnome mia15
r
C

f1~dt.A &&n?

a) In primo luogo, Prendiho in eansidkiane la polarizzazio- 1ntm*PIii3


ne di educazione e socklizzazirine lungo u a a lidea che va da
un massimo ad un minimo di intmziola~llità.: mentre I'educa-
zione richiede una relazione rra due soggetti in cui vengono
vo1irt;imente trasmessi certi contenuti, la sociaiizzazione si
potrebbe dire che caratterizzi qualsiasi relazione, perch6 ogni
situazione relazionale implica una qualche forma di trasmis-
sione di contenuti simbolici, anche del tutto inintenzionale.
b) In secondo luogo. i due concetti vengono distinti in base al ~ o m i ~ ~ u o n c
grado di firma&z~azime.Quest'ultirna i strettamente legata
dla &ensione precedente: laddoite c'è un9iateazionalit2
educativa è anche probabile che ci si trovi in un contesto +&ti-
mzionalei~formale, sia cssola famigli%come comunità edu-
cante, o la scuola, come agenzia forinativa per mtonomasia.
Ai conuario, se qualsiasi relmione - ptu senza un'intenziane
manifesta - è, in fondo, sociaìizzativa, ci6 hdica khir la tra-
smissione di contenuti normativì e di valore awieae ovuoque,
anche attraverso-aagenzie* che possono avere un cmptere del
tutto informale, quale il cngsuppc~dei pari&i e r i bambini e gli
adolescenti, appure senza ìncermediari &e interpretino .e tra-
smetrans i messaggi, come amime nei contaw con i C-
media*.
simm=trM C) In terzo luogo, educazione e aricl&zzazTone vengono con-
ssisimmetria
trapposte rispetto afl'mtimi simmeMushme&. Anche
questa posizione si presenm come una sorta di wrollariQ &i-
leprime due: I'intenzionalità educativa, che si coniuga preva-
lentemente COP Ia formaliti del contesto, a più probabile che
si spenda nell'anibim di d1zioai lasimmetriche, in cui t evi-
dente &i ricopre il niolo,di *ducatores e chi quello di d u -
catob, mentre I'inintemiodtà e i'informalita di un'azione
che raggiunge anche un obiettivo soci&zativo appartiene il
giir ddle volte a relazioni simmetriche, tra pari.
~ m p . ~ : .
etiche, co#nltlYq
d) Nel quarto caso non si uatr~.comenei p&denti, deila di-
affettive suhuzione graduale di un"mii~ab ~ ~ s i o nma t , del diverso
peso attribuito allir tre cotnpmenti fondamena del p r ~ c e s s ~
di soci&zazione/edu&zione: componente eh-, mgnitiwo-
aflettiva e n>muniratwa.L i due ppsizioni opposte fanno rife-
rimento, da una parte, a chi ritiene più consono a& dopo-mo-
dernita che h sociaI&zariopesi configuri come processo in cui
si impara a comunicare,,ohero a *niivigare* entro e tra *on-
-
dia identità, gnippi, wnwsti, ambienti sociali e culturd~ di- -
versi e orientati nomati.atimmete h f a m a autoreferenziale
(Luhnlaan 1983a); sul fronte opposto, troviamo chi q), ossa-

(3 Anche nell'&ione del 1998 di questo,voiume, la scdvente sosteneva in


parte questa resi, ~ ~ ~ la apressanten d esig- ~ di re'saitaireu h Contenuto eu-
ca aiil ~lazionrdi ~ i o ~ i a b ~ z i oIln pfogressa
e. dda rifiwhe, &e 2 fortuna-
tamente, inarrestabile come quello scientificm (restando cm1 d passa con que-
sr'uitima, elabornndo nuovi p- per accettare O rifiutare le nuove oppor-
tunità non seinpre ubuancm che la micnrni ci offre), mi ha portato ad arricchire
alcune tesi in smtoniscon il p ~ n s i w di h& M m b i cbe, n~Pambitodel-
L swiol~.ia relaiodc, si amai & alcuni a&,& questi temi.
d o i rischi connessi anwento di una società .getimrnente
nmrmrP (8) (Donati 199%: 25b &&.di r q w u l i la &ma
etica nella rebione wciabzativa, o w m dì non rinunciare
ad m'aziene intenzionale di trasmissione di nome e d o r i e,
in questo senso, p~eferiseritornare a i concetto di educazio-
ne, riempiendolo nuovamente della sua finaliti originale che k
r n ~c eig n~i t i ~~aaffetti=
~ e morale (9).

23.Le critiche &e si potrebb~mr&are per Oascuru delle


ipotesi piesmme sona numerosé. Sostanziaimente l',objeqbne
principale è >che,ngi primi t r e C&, n@nappare sufficientemente
giusdicato I'usa di termini e concetti diversi per identificare ,
uttazionepia o meno intenzionale, fbrmak, simmetrica. Nella
rdtk, infal6, gli atti ~ t e n . E i s ~ eeducativi*
: n ~ ~ possono con-
tenereade. *messaggi?*, m n inkn&onali, che tueravia educano a
pr~priawaha La diverse dimensioni deUa relasime educativa e/o
socidizzativ~non 4 oudtono &,caratterizzarecan precisioqe
l'educazione da una parte e la smidizzazione dall'altra enwam-
be si saodano nell'ambito di relazioni a volte formali a volte m,
a vdte Sntenziwli a volte no,,a*volee sinimeui~hea volte no. Pa-
re, dunque, più d i s t i c a ipqtkzare che differenze di iofluenza
siano sempre e comunque rilwaaU: -una rel;izione può mai
dirsi assoiu~mcntesimmerrica, a tutta giocata nelh cuns;xpevo-
Jezza di vnlei Erasmettere un co;itenuto sdiicativo.

2.4hUn discorso a partqva fatw per liqtsa* distinzione, che


l: quella.certamente più,&e, Era,& approcci dopo-modemi, è
~ e ~J'idaa
~ &e,t -dae P e d ~ i a n 8wsociata
e d a trasmis-
sione dei valori umani profondi, essa appaia &funzionale rispet-
ta de esigenze di massima adattaF%tà e fImi.bilità tipici della
so&ti complessa. IJIqiresta, ottioa si'è portati ,amssimizzare la

(R) In essa si &portatiad asmrnm atreggiamerit; neutrali di fmnte aIle sfide


cruciali del nasrro tempo e, in ultima ardisi, d relatiriuismo assoluto,
(9 Donati sosteneva nel 1991, che I'impostazione reJazionaIe congente di
trasfomm ildiworrro suUa $qd&iz,zazisriein *mriflessione sul s;enst) def l'e-
du.at#h, &$-sui .iconteiaiti:& wlod che sonu insi~edfectivi,+tivi e ma-
nfb(Domd 1991; 392R
differenza tra educazione C srxcializmzione, identificando nella
prima un remggio del passato, in quanto scarsamente adattabile
Nonnhunn per la forte valenza etica. Al contrario, come si t messo in luce in
wo#~zionc
npntlitmtivp precedenza, e non esistono contenuti della socializzazio-ne privi
di valore morale, non esiste sociaikaziane ~ahlutativa*.
LP dtitizionr 25. A partire dall'inefficacia deile ragioni addotte dai sosceni-
tra
sociat;zza&;ont tiori di una netta suddivisione tra educazione e ooeializzazione,
p~banditic~
ddmiomh proponimo un'immagine mdtidimensionde. k i'idea sin&-
zata nell'ultha riga deiia Fig. i, in cui ai ipotizza una distinzio-
ne solo analika tra i due concetti. Si possano identificare dutfi-
mlitÈt differenti una educativa e i'alua soci&zativa, che empiri-
camente si trovano sempre congiunte nella relazione so&- ed^-
c a t h . Per spiegare esaristivamerite I ' i i g i n e è necasario - m-
me abbiamo sostenuto alla fine della premessa a questo capido
-spostare la questione ad un livello più profondo, arrivando ak
genesi dell'identità e della persona umana. Ed quanto faremo
nel prossimo capitolo.

tn mInziwr 2.6. La relazione socio-educatjvb flnakzata a far nascere un


va
a findizz.ta U C X ~ di S competenze%
~ ~ (Macsarini 2O03), che fanno capo ali?-
far naaccm un
acrisrmb di dentità individuale, I due assi della relazione rispondono a quat-
mmp.rcnwm tro fmaiità diverse:
costruire la personalità sociale (adodale*], competente a vive-
re in un determinato'contestosociale, in quanto ne conosce e
M regole di app&enenza;
~ C O ~ Q S le
dare al sé Ia facoltà di aeccedere~sempre le relazioni socidi in
cui & inserito, grazie al suo mondo emoaiofiale e J1a riflessi-
vità e capacila. critica; #.
consentire al soggettcx, amaverso l'acquisizione di competen-
ze cognitive e pratiche, di adattarsi ai proprio ambirne socia-
le accettandone alcurie norme di compoxtamento (i'azione $0-
CiaIsizutiv~];
permettere all'individuo di daborare Ie esperienze persodi
in forma sia etica/simbohca sia affetcivdes~tiog(I'azio~eed^-
- cutì2icl>,

2.7. Maccarini (2003)rappresenta i'intreccio di abilità pro-


mosse d d a relazione socio-educativa in una figura (Fig2) che
delinea i1 cristallo deik mppzpeteaxc e ndIa quak si possono enu-
cleare due processi dkiati: quello più propriamente mcikclizzati-
vo, che mcomettt le mmpetenze csgniav~C pratiche alla capaciti
di corrispondere ad aspettasive di ruolo e a vivere in m contesto
sociale stmtmralrnente complesso, c quello specificamnte ed#-
catiwa, che fa capo alla connessione tra elaborazione affettiva e ri-
flessione simbolico-etica ('0).

Fig. 2. La relaione socio-cdircati& m& nStulb di mmpetrnia


(Maccarini 2003: 59).
m 4

A e q i m di Inhximidone di
competenze 4 W no- s valoxi sociali
capitkegratiUhs

2.8. Nel paragrafo 4 mostreremo la stmrta relazione di tale


raffigurazione con lo schema AGIL e udiue~emoil cristab-
AGIL come bussola per analixzart le diverse configurazioni che
il processo socio-educarivo può assumere a seconda deila preva-

(19 In un altro testo (2064)%li suggerisce che, m e m e la soclaluzdo6e


~ si t d e , l'duc*zione riguarda il modo di
concerne la c f o ~ ~ d d i ' u m a na ocui
retazirrarsi con l*dxer*rt&
lenza ddi'uao o dell'altro spigoIo ~dderistailla Sempre 4mavm-
sa q- strumento ,mrninerermail nido deHe diverse ,*agexr-
zie* socio-educa&, m o s d o , .da una WQ. Ia, della
farigli,, che ha nd s u o DNA la prerogativa di c m m a w e =ma-
tamente tutte le dimensioni e competenze &h reizwiom wcio-
educativa, dall'altra, la necewiit5 di esporrare a 11ve~losoci&. la
specificità del codice familiare, svolgendo il lawom saciweduca-
rivo come Irrvam di rete.

t'idmtiti 3.1. La disamipii del significato ~ p , ~dicsaùalizzazione


o ed
educazione ci ha portati a dis+ere!due ilspetti d& formazio-
t " deu'iridividuo, che possiamo chiamare idenfits s o d e e iden-
~ ~ $ t d u r ~ ~ ne
r d l c m P U ~ ti& personlale: quest'ultmia k s t h i s c i : unz pme *eccedemm che
mni esaurire
Ia prima non puh mai del rutto &+ire, nella qu;lie le esperienze
sociali vengono reinterpretate e daborate a livella affettivo e
simbolico. IL'- senza l'altra non uò darsi: c'è un mntuiuo ra-
1
dicamento nda prati- #enel moq p sqci- da parte de& perso-
m

che, tuttavia, ha un'inmante a d v i t i *critica:* di appropria-


zione e riflessione su quanto sperimenta praticamente.

Fig. 3. La reIcrzion-e tru persona e id&aù rode.

3.2. La dktin~onerimanda d a djissica p h i r i l i e m identhi


(personale) e mob: mentre J'identitct appm ~ p a i'insieme
e dei
caratteri fisici e psicologici ~ h rc~ d o n una o pwmaa quella che è,
diversa da -i airra, il.r z s ~ l , anzi,
, i moli dipendono ddh posi-
zbne che l'individua occupa nella atr@kazione sociale, d d a
ma ftcnago4t.4 a1l'o~;pfiizz~btde .O aUa set.N,wrndella $&età,
dalle qprflenenze ai diversi cechi della vita sociaie (Simmel
1.989).

3.3. LI rgalo 6 uno dei concetti basiiari deile sciame sociali. dni occuprc
wmte
un*
Ltassunzionedi m1s.t funzionale ;J,ra&ungimes di parcics- ,i,, 1-(
Iari obiettivi nei quali la soci& stessa si .iden&a e per il perse-
pimento dei quali si i: data una d e t e e a t a stratt~w.e un'orge
nizzazione, che determina a sua VOI+ una str.ai$kazwne delle
posizioni socidi, Così, acquisire ma-competenzadi ruolo atm-
verso Ia socialiiazione sigpifica adottare una serie di compom-
menti (molo) che permettono all'indipj.duo di occupare una po-
sizione (statw) ne& soci& il 40 attribuisce uno sutw e,
quindi, si pmlt più propriainente di stdtws-mdo (l1). Ogni ruolo
è significativo risperto alPorgankzazionefida qude afunzienaw,
mentre J di fuori di essa e rispetto ad dtre formazioni sociali è
priva di senso,

3.4, f;Nell'~pprocciorelaziinalt *il confine txa umano e socia-


le esiste in vimt di [una] reInziome di hmmenza/tx~cendenza
dell'umafi-Orispetto al sociale e' viceversa del s o d e rispetto al-
L'umano# (Donati 1W4b: 173). La r&zione tra la persona e ii suo
ruolo/i suoi NO& Sociali p ~ &quindi essere spiegata col conceno
di eccedemts, &e i m p h di ridurre tutto l'umano al sociale e
viceversa. Poiche iI nostro oggetto specifico d'inreresse è il pro-
cessa di f m m a z h e ddl'identid sociale dell'uomo (la socjalhza-
ìsione), dobbiamo occupani di ciò che awieiale in mezzo, do5 di
quaie sia la relazione che intercorre tra l'*eccedenza umana* e la
sua asocialità*.

(!l)Secondo Merton (195PX il ruaiu è un sistema di d p t t a h v e reciproche


(rade WC)nel quale si possono distinguere-ilmolo che il sogptro' (A) pensa di
sostene&, il.ruoio.diA-come lo wdc B C l'opinione &E A si C fatto sZi carne,h
vede B.
deUa 3.5. Per rispondere a questo quesito, possiamoprendere spun-
todai modello elaborare da Arclicr (") (iliustrat~nda Fig. 4 ).
swMi Impedisoc
di ridurre tutto Esso si basa suli'eriuslwiont di tre dimmiani diverse deli'mi-
ruman-4
mialei
scema umana, che hanno a d e una precisa r e h b n e tempo&
vi~cvcrsa e gerarchica: la p~imavede l'individuo in quanto persodita
tkmutta, la seconda in quanto agente sockh e 1a terza in quanto
attore sociale.

Fig. 4. Ld rehzione tr& p m o m e ruolo socizie semedo Archer


(rielaborazione di A d w , 2OM.3 45).

La dlmewbn~
waacm~& e
1nnanzinitt.o- Archer bostiene - pasce la pmgnali3 a m n a ,
pe;tu in ordine la cui dimensione essenziaiile emprima in ardine di tempo t il sen-
E,"$'"
umma LB
SO del ré; quest'ultimo . o I
- deriva dal dktbamento referensiale ma noi e gli oggetti (che
è un evento - si precisa - fir&guistico) (9;
muo&Id

- riguarda la capacita d i sentire di essere lo stesso agente nel


tempo;
- consente di riferireallo jr~ssosoggetto le r e i o n i diverse che
derivano dalla r&zionemn iI msndo C+}.

($3Margarer Archer B la gaciologa britannim che ha recentemente sostenu-


to la necessità di adottare un approccio di *realismo critico*.
(t3 Archer ritienc problemariw i'~pprwcioche fa dipendere lo statua di
persona umana dalllncquisieione di abilita sociali, quali il lingunggio, che awie-
ne piuttosto tardi D che, nelle piarsone ceri handicap, può non rivu&re rnai.
('3A d e r ~oticepiscefa realtà come uno spazio smuficato che contiene1i-
velli oncologici diversi: L società (con le proFhA ~mergenristrutturali e wl-
turd - PES C PEC), gli esseri umani (con Ie propri& emergenti persandi -
Il senso del sé è il pre-requisito dei13identii%perronde (ciò che
noi siamo). Quest'ultima dipende da acib di cui ci prendiamo nanwmrrs
maggiormente cura* ('5). Molto significativamente Archer og- f~&-mmfaii

giunge che d i *premure fondamentali* (sditimaze coficemr) sono


*ci&uhe d rende esseri m o d i * (2004: 32). Esse nascono da un
aprocesso attivo di riflessione che avviene in un dialogo interio-
re* (ibid. :43) (aintemd c a ~ v e r ~ t o N mAttraverso
). quest'attivirà
incessante $i consolida per n modis vivendi in
cui le premure entrano in un assolutamente
specifico. Ci pare si possa
rra elnhorazime affettivo-estetica ed eticolsimbolica del c r i s d o
delle competenze.
Iì pr&pporre un semo &i rt che.g-tisce n>n&uirà e coe- ~~~~i~
renza dell'esperienza umanp non impedisce ad Archer di com- midi su,.
prendere come Ie stesse rprernure=rfandamendi, h t t o dell'ela- P~Lndibik
horazione personale, possano nasce* soli nell'literaziono m il 2 nosb-0 ciscrc
umani &e d
s& e-larealtà s o d e (l6):I ; ' a i 3 ~ c o s cderiva
i ~ dalle nostre prati- h
, ,pii
che incarnate ('3 e l'essere radicati nel mondo e nelle relazioni
sociali è una paat imprescindibiledd riostro essese umani. Il po-
sizionamento nella sacietà è indipendente dalla nostra volontà,
una condizione ascritta ('*l, che ci assegna - risorse o vinco& in
querm senso siamo so&li.
D.alla relazione tra l'iden& p e n d e , con le sue premure
fondamentali, e la posizione di #gente sociale emerge I'idmtitd
m&k: sdo mraverso la realizzazione in m l i socidi, adeguati
alJe nostre apremwe*, adegwtarnente c a m p i u ~possiamo
, di-
ventàm attori soci& si tra& di un &processodi progressiva h-
dividmzianem, che emerge dal aprirnato delia p d w (Archet,
2094: 471, m e r o dalla necemid di attuare in p h o luogo8
che concretamente c i preme: ciò determina una graduale selezio-

PES,13. redtà natutule e quelfa trascendente. Per una sintesi della teoria del rea-
hrno critico, si v d a Prandini (2004). A

(I5) È che Archer chiama il aprirnato della pm*ca*(20M 47).


(rb) AfEh;er usa i t&nini agency (sqgettivirà in atto) e stniaurq (realfa so-
cide CQH praprietk atrummli c culturali).
(l7Tuttavia questo mrr significa che e m è dipendenw daila ~p~mxipazio-
ne illa conversazione della società*.
('3 Determinata daila nascita.
ne tpa le diverse sapporesuritàdi vita fino a che il soggetto assume
un carame specifico, #individuato*.
La distinzione tra pmomlità Ismnna, agmte, so&le e umore
sociale t solo analitica c tra i tre mpPettiesiste una xela.;bionedia-
-
lettica (i9) come medio mette in evidenza Ia pane inferiore del-
-
la Fig. 4 di cui noi vediamo i'esito fixialq owero la siatesi:
dapprima, ala nascente identhi pers~n&rkinfluisce sulla na-
scente identiti sotiaie (IP -r IS)* (si decide a#raV:erso la con-
versazione i n m a e propne esperienze pratiche quitli ruoli
incarnare);
successivamente, ala n&cente identitri soMk influisce sulla
personlmlit.4 soàaie emergmte (IS 4 IP) (i'esperieaza nel ruo-
lo porta alla luce vantaggi e svantaggi della s c e h iniziale e ag-

-
giunge elementi db riflessivici pqmonde);
da ultimo,awiene h sintesi tra identirapersorrrob.eidentitù so-
d e ([P 1s) dalla quhle deriva unY**identitip e r s o d e a-
tro la quale & attribuim nelle vita .di un Ifldividuo d d e n t i &
s o d e * (itud.: 47) [è la fase in.cui Wulto t-messa n d s con-
dizioni di soppesare i vari ruoli e impegni -premare - e sce-
gliere un suo w~dbk~ vwendi), .

3.6. La lemura di Archer si k svilpppata in un conmsto, la do-


po-moderni& in cui appare sempre pI5 urgente prendere pieha
consopwoleuadi eowetti e termid quali identìti, persona, mo-
lo e attore sociale, perché è incesuite l'incremento della diwri-
cazione tra le due adimemioiii# della-soiggettiviti,identit&e nia-
lo. L'artude complessiti determina uzia.moItIpii&one dei &ME-
tosistemim nei quaii la sqeietà si suddivide continuamentes cia-
scnino dei quaii implica,b &volgimento.di compiti specificiuCosì,
aumentano i rudi che si è chiamati ,a ricoprire contemporanea-
mente.

-
('3Nonosmnre ci sia corne~sos&mela Arcber mssa- m aaqpmeota tra-
sce~ideatdc[,-.] a s q n o d e l l ' c s i a t e ~di U n usenm dei a6* P w l i ~ i t ~ m ~
ddIa smierb (20W: 351, sia I'identita p e d e sia I.'i&nti.a sacinie wntrhi-
scono *all'emergcmq e aila distimione dell'altw (ibid.: 45).
Fig. 5. h personu e i moli so&&.

pmbbmnh nasce dd h o che rpesso - a causa bOr ~m~ Ppm


~ Ciip
Ih t #t
delt~waema! W - e w e - cmpM.sltà della spci& o&e -
ad,ogni m&, è empie pih.poh&ilesia- associate ri&atc che
PQ- WS- trà 1mo,G Ne &&va k nmsità di
sto:,
di-

eost~aio*
WalrntitB
mqmm uaperm g; ~ W E Q W di cwmiom
ddpidmhtà. processo diwnw C& derislmcnte pit diifitolto-
5% ri9pmo w quello prefipato nei mPddIi Wa mdernidbin
dveniva considerato alla ~ c di un 1icoadizionamenu, m e
coni@* (I?mCdaWJi niessg h,amd - ~ h s e d & x ~ o r i ~
q rpse6~Utai: t g o r o ~ :memte
i P , ~ u l . ~ c k a m i iera w
con nini gh dtn ,afine &.unadR&lim&ione di questa n a w
eta l'edifiwione di un -etto d o r t ~.sul piano oaoJogi~.o*
(Beswd PBB.), &k:t auisnmh~,h w t o a mppn@enWe
h36 d'i;idf~rsb .d. a a t ~ f e d k z dnelle
atmaver$&b ~~ag$@spe,,è
c a p m e m e d.pi&delb $~ato-nazktn~
s t i - u ~ ,fidi* (Mac-
carimi 2W),.

3-J; A p a h $a quwta ~ s m t a s k in e mi 6 tknaswno


wtri Es&&gi della dopo-mde~&à,sona naw ~ht-i~tgxpre-
muve anche mi~;di&xenti m l-;' Ci pm.dipoter-riassume-
re Je p d z i c i d - &e ~r&emo plpiù d e w- m m z ~ % nel p ~ -
gqLsui m d d i - in-due gsoisi &i:
C'$ chi oededtce l'indebolimento e Ja fmmmmzlaiane Bell'i-
dentita,:lpscoa8pma dei p w n ~ & & d ~ e mp),
o ia laperdia di f.uunmn
spessore del soggetto, che sembra decomporsi n& comples-
sita sociale, senza p i t riuscire a trovare un punto di ancorag-
gio, se non quello che risulta dall'interaziane e dalla comuni-
cazione tra identità deboli (Bovone 1999);
c'è chi, invece, metre in evidenza la maggidre respansabilizza-
zione dell'iadividuo nel costruire autoriornanienteun percox-
so di vita non scritto, la necessità di intraprendere una sorta di
u~tuso&lizz~n'onc(Macarini 20041, in cii il soggerto diven-
ra centrale, cara~arizzatoda una forte *pro-attività*, capaciti
comunicativa e decisionale (Besoxzi 2002; Scanagatta 2002); si
parla ancora di *forza*, ma in termini diversi da quelli delia
modernid: mentre li essa era un coroIlario e l'esito atteso del-
la coesione delh società e d&.suoichiari inp~tssocdkzaUvi,
qui si assegna un;vaiare notevdle alla capacita riflessiva del
soggetto, il cui progetto di vita è frutto di ~kutonama sinrei
si ua le molte miniti ti aperte dalla complessità sociale. La
socializzazione e la formazioge dell'identità non sono più un
percorso costruito da altri, ma un itinerario aperto e scelta
dall'individuo stesso. . '

3.8. Le due posizioni non Sono in realtà incompatibili; mo-


%,,.,,h
dir strano due aspetti di un'unica realta che 2 quella illustrata da Ar-
~r~ffdi chììr: l'idenri-d sociale e i ruali'incui essa i ì incarna non esauri-
scono la persona che li eccede, cusktuendo, grazie alla sua capa-
cità riflessiva, il madìtiim dope viene elaborato i1 peculiare stile di
vita (modm vivendi3 di ciascun individuo. Proprio nelt'esercizio
delia ~comcrs;nzioneinrerna*, tuttavia, si possono manifestare
atteggiamenti opposti:
la tendenza d a m m h a apertura alia variabilitb sociale, che
puù determinare frammenmzione e debolezza dell'identid
personde, assorbita in quella sociale che tentà di esaurirla,
oppure h ferma nkcessità 'direndere coerenti 1e proprie pre-
mure con un progett~di vita in cui si stabiliscono limlW e con-
fini alle proprie opportunith.

3.9. Maccarini ha sintetizzato in uno scherria (2004), che ri-


portiamo rielaborato nefla Fig. 6, i diversi modi di intendere il
soggetto e il sua nesso con la società ne& modernità e adle due
diverse prospettive della-dopo-moderni&.
e d,d comispond~n&nesso i n B i w d ~ o / ~ u -
Fig. 6. La c o m p : i ~ ndel
ciet2t e h relazione s o c ~ - e d ~ (elaborazione
~~~wa di Maccuiani
2004: 28)

Lg schema prende in considerazjone .quattro dimensioni: l'i-


dea di womo, il modo di inrpdere il corso&lh vita, le forme pre-
valenti di s o d i 3 e il ~ P S E Oumuno/sode e mette in relazione le
diverse configurazioni con la rehime socio-ed~tata'eiu(illustra-
ta neUa Fig. 2).
Nella madernità avevamo un soggetto forte, grazie alla sua
presupposta razionaliti e au~onomia,che intraprendeva dalla
nascita un gerwrso fjneare neIl'ambito dei confini tracciati
dali'appartenwiza ad un sistema sociale (che si identificava
con lo Stato-nazione), basato su un complesso b i o n a l e di
status-ruoli. La formazione dell'idmtid personale e sociale
coin&,dmanokosi come umanizzazione (sull'sse ducativo
nella Fig. 2 ) e aquisizione di ruolo (suli'asse saciaiizzativo).
NeUa dopo-mo$euUtà si d&gano due pr~spettivedifferenti,
che fanno capo ,eauamb,ead un'idea di soggetto dotato di ca-
paciti riflesiva C a cui è meg-, h respoa~aUr3 di wtrui-
re il proprio percorso di mlI'unayf'identitbpasode si
presenta rotalmente aperta aWiduema dell'identità i u c i d ~
nell'dtra i'ideatith personale mantiene un salda controllo sul-
lXidentitàsoci&. Vediamole anaiiticamenZè.'
Nella prima proqettivc4 (pmalmza delI'identità sociale),il s6
umano è ricmosciuro soho in quanta mbmm .ocamdaa&-
COIP.che riesce ad assumere la £ormapiù adepaw d e esigenze
del momento, dle aspettative della situazione, in una +migra-
zione m t i c a n e assdutamente wude non,guidatada una ri-
flessiviti a d e p t a ; non esiste p i h m l+ *narrativa*
formazione delh persandta (Carrh Mi&; 1999) e si deve
palare di identificazione,anzi& di identità, perché Pia si
uasfoma in una ~nircwsiionedd squeme* in caii a volte è
saggtto e e volte @g@o, in ((.unareversihiliii costate tra
poli* (Maffesob 1993). U o m e ~ i s e m sacidi i d,*.accoppia-
no* in modo sob s t r g d i , pemh6 ciàstufi~opera secbndo
logiche araurorefe~hziali*Puhmann 1993a1, idiosincratiche.
h c h e le appartenenze socidi'si sviluppano in una sorta di
rc tribalismom (Maffesali 1988) a di comunir3i estecichew (Bau-
mann 2001), che si a' regno .attornoa fagili legami di ma-
surno, a culti &men%e csce una figura di soggetto .<noma-
de. (Mlftesoli 20601, rin*;igoritg n d a sua autonomie dalla
frantumazione c r e a n t e deila sacietà che lo mirioola dai mu-
li sud& predefiniti 'nei qydi m~c)&ato d l i l m d é d M e
la affranca dd ndmativo: Plimrriagindo, d piacere, il d&ide+
rio divmmo Itr n o w essi partano ad un vagabondaggio
guidato da& scia casuale delle +ioni, dei gusti e dde fan-
tasie. N d processo .socio-educaho, che nel periddo prece-
dente rriosuava una piena sinergiai scoerenza tra asse sw&-
zativo ed educativa, Pagb della'bds%oh è p d a r k zU ~ ~a di-
mensione afEdvdthdtiw'che oiieri~l'aquisiziohe.di fuo-
lo.
L
-"I La ~eton&ppettrvit (prkvdinza deridenti&-pwswlale)ve-
de l'urndd emetgere come .ceccedemaa dalla.pxaticae dalla
n;";-
bEcIIme relaiione con gli rispetto alle a ali dhg capacità
pcrtomcccmh dles$va e aririca che c ~ a m t un c dimniiimmto, attiv~e le
dotato di
impedisce di irisie~ipe,alhrealt5 s ~ s a L. a riflessivi&
governa I'emoSità senza am&h ed esprime un progetto,
legandosi ad un fine, riuscendo a -vare un senso (rnohs vi-
sendz], in cui esprimiamo opzioni e ordini di priorità,per le
nostre *premure fondamentalis decidendo di scegliere un
percorso coerente nella complessità ddi'esistenza attuale, che
offre infinite cbmces di vita (Dnhreadorf 1981). La sociditi si
esplica soprattutto a liveih comunitario, in contesti alowli~,
dove si possano ricreare appartenenza e legami, minacciati
datia globalizaaime che disperde le, relazioni in un contesto
spazi& e temporale potenziahente infinito. Non sono, nit-
tavia, conamiti sestetichem, beagì basate su un fondamento
etico, suiPassunzione di responsabilità degii uni nei confronti
degli almi, sulla convergenza verso un bene comune, gtnerato
daiie stesse relazioni. Si tratta, dunque, di contesti che contra-
stano le tenderne individualiste deu'epoca contemporanea.

3.1 0. L'approccio re onale allo s&cdizzazione abbraccia


kzr
quest'dtima prospettiva, rrtenendo che*ci6che rende possibile la
coerenza del s6 e la saprawivema di legami non effimeri sia h
presenza - nel periodo formarivo - di una relazione socio-edu-
cativa orientata all'ummizziioxie, attraverso il rafforzamento
delle capacità rifiesa~ee dei4 mnsalpevalmza etica, che c w e n -
te di selezionare le ptomtlre e individuarele priorità dì vita. Que-
sto è - come suggerisce Archei: - *ci6 che ci rende esseri mora-
l i (2004:
~ 421,come gih abbiamo ricordato nel paragrafo 1. Tut-
tavia, de processo di-=lezione inkmo alla relazione sociodu-
cativa, non esw~1d.o.predmb&ticameih.te fondato, ma essendo
il risultato ddi'eccedenza della relazione stessa, k esposto al ri-
schiu s o & ~ &e connota, nella dopamadernità, qualsiasi relazio-
fie*

4.1. Quanto abbiamo sostenuto finora ci porta a concludere


che modo di iqtendere la s&alkzazimdducazione sia entra-
2s;;iw&
ti un
to in u n - o h n t edi indeteminateza: non si sa a eosa e con che ~ m ~ $ t e z z m
fine si socidizzdedua. C% un sowa:cai.ico di informazioni che .a* lr%gtile
mmc simazwne
eccede le capacità ~ o g n i del
h soggetta e che pu6 diventare una di d i ~ s w i a l r
risorsa se si impara ad uutihare iI non-sapere per agire e per vi-
vere. (Macmini, 2004). Il paradigma più idonea a leggere e e in-
terpretate questa situaxiane t quello del rischio su&le, die verrà
illustrato analiticamente nel seconde, e sesto capitolo.

II ~ di
D ~ C U O 4.2. Come vedremo, iI r i d o gociale emerie d d a didettica
rischio
tra le sfide che alla p e ~ & asi pongono e le xiroke di cui dispone
'$=LIa
s f i e &m
per rispondere ad esse (Carrà, Santoro 2006, Rosi 22005). Nel-
I'aanlicarlo
LT
alla relazione socio-educativa. è necessario riehbora-
re lo schema ilustrato ndla Flg, 4, in cui è rappresentata la reia-
ziane tra persona e t u ~ l osociale nda teorizzazione di Archer.
L'esito della ridaborazione delineato nella Fig. 7.

43. Seeoxxdo la sociologii di W m i c k , wa h persona:e I'iden-


tità sociale c'è la posiziene di sagentel socialerp, ovvero di indivi-
duo che per nascita appartiehe ad un tessuto di relazioni sociali
che distribuiscono a atti coloro che ne fama p m le stesse
chunce toppomnità, risorse) di8* (Prandini 2004). M"uiterno
di queste ultime s i possono individuare due macro-tipologie:
le risorse rnaferiali, fisiche o um+e, la presmza di certi ruoli,
organizzazioni, i s t i w i n i (siqteticamente definite da Archer
* s t ~ ~ c t ~emeqent
ral p m p d e s s -,SWs)
le specifiche praposizi6ni, teorie e dottrine ( ~ c ~ l t w remer-
al
mt pmpdes* - GEPs).
si
N E I ~s0ci~1.i B ,tuttavia, solo la relazior~ed i a l mJ a tra persom e agente, ci02
m le persona e le cbatlce di v i y offerte dalle sue appartenenze, ad
pmptieia ~ttivare*le proprietà mdli e ~ d m a l iche , - fino a quel mo-
""e
- d i t menxo - restano solo condizioni favwevdi o~sfavorevooli.~all'~io-
culturali che si
-attivano* ne,vincoli e- abilitazioni, e.diventano d e n t e efficaci solo nel
n=vmbi momento in cui entrano. a far parte diprogetti wmn3. Questi ul-
p&raAuPi,
fnim timi sona il fmrCrtto della ,continua conversazione interiore adulta
C O I I ~ . D A ~
isteriom
che soppesa le premure fondamenwli e le prioriti individuali e le
inquadra in un peculiaie modk vizim& che adatea ai propri
obiettivi le risorse materiali e culturali disponibili. In tal senso,
possiamo considerare ii processo di wtnrnone de1,hnostra ideri-
tirà di persane pasticoiari come una situazione di a i s c h i o SO&-
le*, in cui l'esisto ( m r o l'identità) consh mll'4eguiIibrio idio-
sincratica che raggiungiamo u a le aosm sollecitudini e premweie
(Archer 2004; 421, grazie d a hted catncomatbn.
Fig. 7. Lw dbletti-cu ~ r pmmadid
a u ~ x uagente
, m&le e m a -
re sociaie come sitwzwne rischiosa.

La persona umana è situata in un contesto rdazionale specifi-


co. Esso le offre un insieme eterogeneo di risorse ~tr~ttpsrali
ecd-
mra& che costieuiscono una sorgente a cui attingere o up condi-
zionamento che vintola e rappresentano il punto di partenza da
cui muovere per a r t i c o e le proprie apremurelp:e selezionare
quelle a cui si può rispond$m, Queste ultime costituiscono le sfi-
de, la cui reaiizsaeione rende la persona attore soade. C'è dun- u a
que un rischio generale, rappresentato dalla rebione dialettica
tra identitn p m u e e identitd sociale, che dipende dali'equili-
b r i ~a cui Ja copzwsazwneinfieriwe perviene elaborando un pro-
prio m o d ~uivctndi.
s Nd'ambito del processo socio-educativo, il
=:
&v
ra rmtato
a dia-

idsntitasde

livella gen-le si specifica in almeno tre sotto-livelli che identi-


ficano sia opzioni differenti nelk d e M o n e del modoss viwmdi,
sia momenti diversi nel processo di formazione dell'idenrità
adulta. Li possiamo enucleare, combinando il modello sfide-&
sorse, con quello che rappresenta il cristallo di competenze della
relazione socio-educativa.
Fig. 8. Il d l l o d g / I r m ~ t e cacfo-~&&ibs~e
x~ d *C& $0-
&le.

In orizzontab abbiamo 61 peix&so diretta che porta dall'a-


gente d'attore smiil.1~:qui s i vedono solo gli inp~ts(le,risor-
se dei ~mtesw in cui i'@dividw &insento.) e P-$, I'iden-
ti& sa4detei moli che l Y ~ ~ i d d u koFsse . ~ deUa
. sa-
&htzzke.
zd~bamiw , ~ Ls
Q U ~ S T O . ~ ~ ~ ~ S ~ O ~come I ~bV m& ,non assorbe tu&
#ctlhd
,memek pem~fxa;cb;e-loe q d e e b r 4 n d i r i ~ zinmmzirnt~~
~~
~tizzau athverso ,mk~or&&.&&ftk# d.cs&&d. Essa meme in
l?elazione>brisme mam2idi Q, thd dei tamm s o d e a
&,app~menem n le r qmmufpimdaniedip., Bd punm #di
o k a dda rehaione . s o d a - e d ~ ~ tci
i qmoviamo ndiiasnbito
M a faf- &:cqmp.etenx~ d % , d i : w i &I &i-
mi:arinf 6 stata fomm&0 d~&&,~ i m P m z a ~ ~ 'pr+ ),
swdo via iuta ,u?niambime'mpre.@OE &-:fuma &
la reldomq camttekiche che deve m~ s o r n u n k a -
.&ne edueaxiva efficace* .

(") d best seUer di D,mieI GoIcman, EmCiona3 i&ltigem (1995, tr. it.
iSrMJi, ne lx testimonimka piii eloquente, vhto chc ha prtaw la tematica a li-
velo divulgativo.
N d o ,studio psh-smiale cida relaioae genitoriaie,si e' co-
minciato a distinguere, oltre alle.finalitàianche lo d e C=), owe-
ra il clima .emuvo nll'intemo dd quale ,si svolge lo scambio ge-
nitore-badino (Cm& Mit&ii. R ~ ~ n a1999)., n , Si può dire, duzi-
que, che la:presa di consap.gvtilezza.ciec'&,ma fondamende vac
lenza.d f e h nel praceso di mdizaaziorxe, che va stimolata,
sinuna conquista della dopo-modemiti, che raccomanda - u s n -
do la termin01ogia ornai divenuta classica intradomi da Baum-
nnd (1980) - come stile genitoriale preferibil queilo wratovmk
f ')i Ne1 periodo moderno, invece, l'area:affettiva mancora vista
so1tmm come un,corollario s t mwun oscado aii'acquGH-ione
deIle rmrme e dEi valori mcidi, se&ndo uno stile decisamenxe
dslta-.. A~mdrnente, timavia, accanto allo s d e autom01e, si
& sdppata -anche:una rnlfdaiit3 pphissifca, di hissex faire, che
n m pne.deuna regola, hsciands:piena autonomia; La contrap-
posizione wa: ~ e r m k s i v h pad autorw&zza risulta in sinronia
con quella dei due r n d i l i delIa reiazione socio-educativa; dopo-
moderno e relazionale, illustrati nel paragrafo precedente. Ne1 Gii di
eduativi possono
primo caso @ m i s s M e~maieiIo
, dopo-moderno.),1e.emoaio-
ni e la dimensione est&= dcUd vita veniono &era= un #va-
wrnautmd
(modwb +
rnodrrnu) o
lorw assoluxo, il &e amo ~ o ~ k z a z i o nche
e , ~non va in-
quadrato in alcun progetto limitante a +rito ad un tehs ulte-
riore. Nel ziecanda caso (s~~t;om,wZlazw
e rnudeflo rehziomde), il
contesto emotivo positivo seive a creare un ambiente.ideale per
Io sviIuppo di m a &essivi& effic&, senza ,la q d e si instaure-
d a premura all'dm1
rebbe un regimedi migmzjone c ~ m h u a ~ una
secondo un criterio puramenteestetko/aiEf&~o~
Una relazione s o & d u c a k hsata sull'autorevolema sdu- LorrucaMm-
&educa 1c
m k emozioni attraverso una continua-riflessimeche le minter- emozioni c Ic
trudmmah
preta e &mia. in simboli con valenza etica, rendendoci -eri aimbdi mn
m o d i . II passaggio dd'ehbxapjione d f e t h ti quella eticwsulì- **&i

(=) $i veda tid esempio Dwrling e Steinbeq (1993).


(u)Il genitore automole si pone ia un meggi~.mmtcadi fiducia nei con-
fronti del bambino, facendo ricorso sqratlutro dle ricompense e all'incorag-
giamentd, piuttosto che alle punizioni. ?I genitore aurorimrio pone limiti e re-
gole molto rigidi, utikza la minaccia c la punbiono par indurre ai wmporta-
mento desiderato dal gcnborc.
bolica awìme attraverso Io sviluppo dd m d wbendi.
~ In que-
sto spazio avviene la rielaborazione mnbnun delle prop&t&
e c d t ~ r d ie, tale procsss è dIa base di quella &e Ar-
str~tt~raZi
cher &ama la *morfogenesim della societi, a cui contribuisce
non tanto l'azione (ugenty) individuale, quanto'quella corporata
di più soggetti. L'am educati~ioin questa fase prevale per poi
riailacciarsi, al momento dellaassunzionedei ruoli sociali, con
l'&se so&lizzativo.

4.4. In sintesi, il mudeflo presentato nella Fig. 8 mostra come


il bilanciamento tra risorse e sfide, proprio del rischio sociale, si
dedini - applicandolo alla fomazione,deila persona - su un pia-
no bidimensionale: requilibrio si raggiunge passando amaverso
le proprietà specifiche deila persona (le competenze affettive ed
etico-simboliche) che eccdopo sia le sfide sia le risorse, uiseren-
dale in un progetta di vita peculiare
'
di ogni soggetto (il m o d ~ s
wiwendt], che le rende sensate.

fl* d=lb 45, A questo punto è passibile comprendere come il cristallo


cornpzc
delle
soch+,jUEPtive competenze deila relazione spcia-educativa passa essere let-

attraversa Io
to attraverso lo schema AGIL (Fig, 91,attribuendo ad ogni com-
schema AGIL petenza u n a dimensione dello scbema+relazionale:
A) sono le risorse mnrtnirali e d r u * d d e quali ci si appropria
attraverso lo sviIuppo di competenze cognitivq
G)sono le finalità specifiche e peculiari della nostra persona, de-
terminate dalle nostre +premure fondamemli~che nascono
aeu'area emozionale e dal primato della pratica;
I) sono i ruoli sociali a j .quaii sano associate regole e norme spe-
cifiche di compommentb;
L)è il modacs o i v ~ d iI1, progetto entro il quale le premure assu-
mono un valenza etica e~simbolia,masfonnandole in valori
reiaziorrdi.
Fig. P. Lu relazione socio-ducrstiela nello scbemu AGIL

5, 1modelli deIla rehiotae so&-edtwtiw,

5.1. La rappresentazi~nedel processo di costrrrzione dell'i-


-
dentiti .e della relaione rm identità e &lo fa capo come ab-
biamo visto - a modelli dferenti. A ciascuno corrisponde una
specifica raffigurazione della relazione socio-educativa.
Nei paradigmi della modmitd, possiamo individuare due
,grandi tendenze:
- queiia iwegrcsziotsis~,che rappresenta in modo quasi acmecca-
nicow il processo di inserimento del singolo nella sociecA e dh
pel. scontato i'ordine sociale al mantenimento del quale è fi-
nalizzata la so-ciahzzazione(Durkheim, Parsons);
- quelia canflittpaìhtrl, che vede la socializzaziane carne sm-
mento per esercitare una coerckione sulla li&& del singolo
e, quindi, la configura come campo di battaglia [confitto) tra
interessi e eulture diverse (wrrflitto tra classi aeconomiche* -
Marx -,tra ceti culmraimente diversi - Weber).
La spinta ve&o le prospettive dopo-modem~nasce mn.-lo
sviluppo degli approcci interazionisci (Mead; BIumer) e co-
struzionisti (Berger e Luckrnann), che attribuiscono aIl'indi-
viduo un molo atuva n d a nekrbomione gdle risorse co-
gnitive e normative, in t e l ~ i w eal contesto di interaziani
sociali in cui i?- inserito'(Seiolla 2002). In questo senso, viene
attribuita alle relazioni ~rocialimaggiore liberti e minore ca-
pacita di influenzare in modo deterministico ridenti& sog-
gettiva. Tuttavia, come abbiamo già osservato, mentre da una
parte sembrano essere potenziate le capstcith decisionali del
soggetto e la sua resp~nsabilità,dalraltra parte, da ci8 non
derìva un raflorzamento del soggetto: al contrario,viene pre-
figurata un'identità indebolita a cui è richiesta un'estrema
mutevoIezza e flessibilità per adatthsi alla grandissima varia-
biiità dei sistemi sodali. La secialiazaxione assume, nella do-
po-modernità, la funzione &,insegnare dl'individuo a *ne.-
goziare* con altri soggetti, portatori di valori e norme il piir
delle volte differenti dai suoi. Nell'arnbim degli approcci in
largo senso comunicativi si p&&no individuare due orienta-
menti distinti:
Imoti& delin
dopo-modcmid
- da una parte {approcci mm~bnicdtierz],la comunicazione appa-
seno il re come i'unica possibilità di sancoraggio* del soggetto a un
wwirnicnciwcii
cvaimicatWMk. insieme di contenuti simbobci cod-ivisi,cusmiti nelliambito
Inentrambi
prrwk I*id&
di un processo di emediaiionea basato su una comunicazione
de-esMicur appropriata, finalizza^ a cosmire significati comud;
- d#dtra parte (approc~io.combnicazinnle),la tcuria carnub
nicaioiaale di Luhann tihuncia a'ritenerehnzionala d a so-
pravvivenza & si~t'errri!lsoudii'identificasione di vslori e
nome c ~ r n n i ;al contrario, vede n e l h massima differenzia-
zione lo strumenta per garantire I'adattamenta dei sistemi d-
la mrnplasit-àdell'apbie,&te;ride2 stessa di persona, teme in-
sieme coerente e unitario di senso, diventa paradossale, così
come la socializzazione, intesa come processo di edificazione
deli'identid.
Entrambi gli orienmmenu possono essere inscritti nel model-
J costruzione del sé - ill&aeo nel paragrafo precedente -,
I ~ di
in cui prevale Tidenti& suriak-estetica (Fig.6).
Il madello reiazbde rictlnasce la prevalenza delr'identità
personale come propr.ieth einergmte, che eccede I'identid sa-
ciale, continuamente generando e i-generando la r e h o n e
con essa e con la mc.i&. V& il pumesso,di formazione del-
Pidentilb c o m il frutto, di r e l a ,socio-educative artidate
lungo4 due assi,.i,lus*rati neilo Fig. 2..
Le sue~t;armerGU& d e n t i emergono per contrasto #d con-
fronto con quelle de& alui due madelli m a d d e dapo-moder-
rii (Fig. 10).
a a

Fig. la 1 tratti dienti $eimodelli niod- dopo-moderni e re-


h abnub ,dt?lkscreiaime s o & - e d ~ ~ i v &

I
a) Nei modelli modemi fMM da qui in poi) b socidizzazione è
fmmba su d o r i e norme pre-dati che il 8(1ggEW deve sem-
kTck-
XC~S-YW
C* Li
p&caenrefar suoi?n~ maddli dopo-modetnni(MDM da qui deh
in poi) i daiceindiwisi nascono d1'intwazione e seno in al-
cune prospettive oxie.ntaa daIk emaaio~.il MR riconosce la
~estpllttumrehHo& dei w k i s (Dnaati 1989: .l1l), avvero
i?txist~nzadivaiori a w q a i i ~comuni, che tutravia necessitano
di una continua declinazione nell'ambko d d e relazioni stori-
camente date,
b) Nei MM i valori sono semplicemente trasmessi e ripfodotti,
mentre nei MDM la formazione persode si traduce in un
mero Ksaper farea (saper trovare la soluzione di volta in volta
più adeguata a m a n t k s i a galla o a soddisfare il proprio pia-
cere estetico) (24), Nel MR L'intrinseca namra reimionde dei
valori li uasfoma in aprogetto h ~ q ~ e t a t i w(i&: m 110): i
contenuti culturali che vengono trasmessi nella relazione so-
cio-educativa vengono fatti propri dal soggetto che li cala ne1-
la sua situazione peculiare e li arien~arispi:tto alla proprie
#premure fondamerimf f a.
C) La difficoltà a costruire un progetto sensato rende impossibi-
le oggigiorno una incrollabile fedeld ai propri orientamenti di
valore, un ancoraggio forte ( I ' ~ a u t o z i o ndei MM), ma
non è oeppure auspicabile che d i a metafora dell'eancoraggio*
si sostiniisca quella della emigrazione%tra differenti mondi
della vita (Bergw, Berger e K&er 1974), che non hanno pos-
sibilid di essere riferiti I'uno aalm (i'aeterodirezio o
l'accoppiamento uidiasincratico~dki MDM); se la modalità t
queIla della #relazione*, .nonostante la pluralizzazione dei
mondi della vita, sarà sempre ossibile, 'anzi necessario, por-
P
tare dio scoperto i1 reciprocs -me tra ruoli e compiti diffe-
renti, attraverso l'esercizio di una riflessiviti iiirerna al 30%-
etto stesso, come suggerisce il @.
i
d) necessario passare d+ un dattamento per semplice e acriri-
ca conformità, come propongano i MM,ad una lemira della
situazione (m) come ricerca di un equilibrio sensato, *eri=-
mente* corretto, tra Ie risorse dispwibili e le sfide che la realtà
t
ci pone, al qude orientarsi attraverso un costante riferimento
~ e modtfto
l ai valori. In questa prospett,iva diventa pregnante la categoria
reìazionale
t i t ~ dd rischio sochle. In una cfiiegoziazione*,fondata sola cogni-
-t* la
~ ; l t ~del
r i ~ tivam&tekemoc~vamente(MDM), sj perde lo dlnensioneeti-
h a b i oI O E ~ C ca, &e mtitubce invede ala sudalizzazione un si%nrfreato
progemale e teleoIogicoi
e) Ciò che conta nei M M è l'inèegraziwe di ruolo, che non con-
trasta, piuttasto, coincide con 1a redhzazione permnde; i
MDM, invece, enfakkzano Irauto-rakmzione e il benesse-
re deli'irrdiriduo, htendendali sapratnim come soddisfaci-
mento inc~ndizionato dei propri bisogni iaffettivi/estetici

p') Quello che Donati ha chiamato cptogem situaAonale di sanse mea-


m'np (1989: 95).
[non qganciari a una rilemra e ~ c ;aa simbslica) e ponendo 1e
basi per l'a-etuale predema di m orientamento individuali-
sta, in caii Je relazioni diventano un mezzo per Parricchimen-
to del proprio bagqlio di esperienze; a questo obiettivo, il
MR contrappone un'enfasi SHIL. dimensione rehwmle del-
La iibertk e del bmes&wedel soggetto: h libertà di ego h. vin-
e010 e risorsa per Ia I i b e d altrui e sab nella relazione può
avere la sua attuazione,In questa prpqe.ttiva, anche ilbenes-
sere non viene intm in modo. individuale, ma come scani-
renm e &pendente d d e relazioni in1 eui le persone sono in-
serite. , .
f ) Anche il MR, pur richiamando lieeessid di reintrodurre la
dimemione etica nelia socializi22lzi~ne,non pone più come
2zzt
punta i
un~idmtiti
obiettivo la cosmrzia~edi uga soggettività aforte*, quale PUtoriwiYI
quda dei MIA Ma neppure a h t r a di fmrnmentare il sogget-
to, considwando i a m a p n i ~ della sua identirà come sostitui-
bili con qualriasi a h ' elemento (hrlDM): Luhmuui direbbe
come *equivalenti hfunei~ndia.L'identìti a mi punta B rela-
zion.de, autodessiva, che continuamente sottopone a verifi-
ca il proprio .sistema di valbri, ma nella salvaguardia del senso
compléssivo, che si interitra su alcuni caratteri distintivi del-
l'umano dai non umana (&nati 1994b).
g) Nei MM,il contesto dove qwiene la socibaziorie coincide
con h cdmra dominare (ritenuta, in fondo, il &miglioredei
mondi passibili*), mentre, i MDM auspicano la massima
apertura verso qualsiei forma di culturii, con l5mperativo
amoralew di migrare con flessibiIit5 da un mo~idoall'altro; la
prospertiva relazionaie, invece, individua nella distimione
umanolmn umano i1 criterio guida per rappomrsi Con le di-
verse opdoni culturaIi, Secondo Donati, #possiamo dire che
una forma sociale 2: umana in quanto le relazioni sociali in cui
consiste sono prodotte da soggetti che si orientano in base ad
un senso aovrafunzionale* (Donati I994b: 171).
h) U processo di so~ia~izzaziane si configura, nei MM, come tra-
smissione di .vaori e norme predati; nei MDM come inces-
sante mediazione tra prospettive differenti, che inizia neil'in-
fairzia (dove si impara a *mediare#) e consinua per rutta la vi-
ta, attraverso successive de-socializzazionie r i - s o c i ~ a z i o -
ni,in cui assume un molo centraie l'abilitàcopitiva di chi so-
sializza e di &i Q sochkzam e non i emrenuti di :&re che
passano ddl'iino dralrrq il MB ticonosce ,lam e e d & di ac-
. quisire una notevole -competenza comunicativa, per destre%-
gi.arsi.nellavarietà dei messe& socialhazivi &&sii n ~ a c i a -
no nel p-Q f~rmativai~ma mstie~al'idei. sotidizza-
z i o ~ cmma gwik rekhtwiè. in essa, .&i duca deve d u p -
pare nell'alm una competenza insieme mgrtdim [acquisire
mosceme e imparare a mwniarle), dflettigie~tcsqer gestire
le proprie e ke a l 6 emoai&) e montale ~ p a ~ tra ~ ~
60&e.& un.bene in si e cib:&e B buow salo h relazione ad
uno scopo, ovvero funzionale) e il processo sì a m a ama..ar-
w una straegia di ucapa&tazionm (ernpaarmnt) deU'edu-
cando, &assume un molo amiva nella reIazioneso~kljzzati-
m La sociaiizzazio#e non va, dunkue, intesa in modo unidi-
rezionale, come nei MMt né &a stregua di una: wss&za-
zione sema rn&zkni** ,come nei MDM,cb suppongono
una sorta di ~aumsodizicazi6i,wtdwe h @&ione di va-
Iari e nume oieneo~pog$.liak & atzt~ri.&(h&orcellS499+Mac-
carini 2W4) (s).
NdmAnO
rclarionakh
i} Nei MM,la credenza in un &&meneo mloriale Uaj,oca e
~ ~ i p n " ~ ~ + l'obiettivo dd'ititegr&e sociale f&&m la uslnhità ,e
cducapivp L
.d l'accordo fra le cosidd~,ke
lagerie?~, di:cui ^ri parlerì nel pa-
adi l i p i e ngrnfo 7 ) su un versame e p o a l i.NIDM ril- Pesmrna
&continuità o contraddittorieti tra le;agemie, &e sembrano
speso non ivwe.piU àlmn f i comune; da qui nan crapg~no
conseguenze dd tutto pesiimistiche e fidano al prowao di
soci&z&one il qarnpim .diinsegsriam a,gestire e tolierare h
~on&&ioae (che mrebbe*,daquél punto di vista* ,di per sé
positiva); il MR k d i v i d ~Invece,
, nell'estrma d&renzi&u-
ne dei mesaggi ilrischiio di cadere n& *n-&& etica* e
ml.~ela~visrno culnrrdq h que&tos- è persuarso &e sia
indispensabile c o d r e iina. kete di g.mzie+che reeuperino ia
capacità e ilpiacere-di la~orareUab-iettivumadiviso dd *he-
ne comune relwiottalea.
Nei .MM, fi processo di smidkazione & articolata in fasi tem-
porali su&rive &date e so-* diffemn~:nella prima fase
(la so&lnzhofiè p d & ) i'agewia primipale la famiglia
che ha ii compito di costituire la &fiduciadi basen; neila cecon-
da fase (li so&alizzazion'eremn&&,)J m a n o in giom le isU-
mzioni:formsitive-cheprenduna in consegna gli individui per
indiriilzsrrli .all'acquisi&onedi un molo sacia1e;dIa soaidizza-
zibne seccr&ia, succede quella &e avviene nell'mbito lavo-
fauvo. Il pmas%;o d a dqo-moderniti segna un drastico
cambiamento di prospettiva, emb1ertlatizato d d a posizione
di L u b a m . EgIi ritiene la widhzazione familiare,~ ~ o s -
wlem, .inquanto considera la famiglia stessa come un parados-
so: come abbiamo m@ ussmam in precedenza, la deriva ca-
municaajode dei MDM enfa&za l?iutoxeferknzialitàdei si-
stemi sacìaii e con questo richiede equisiti di massima flessi-
bi& agli -individui.L'idea di persona, mme una mali& coe-
rente, divema, quindi, ib quesil approcci discordante rispetto
alle finaWa dei sistemi sociali, che a s p h o& massima diffe-
renziazione. L fa,mi&a, da questb punto di vista, appare co- Ilreh&anknaodello

me il xmiduo.siostalgiwdi:iina-socied chenon deve più esiste- riconrwcr la


re (Luhmann 19B7a) (%), perché resta l'unico hogo & anco- jmigik tane
ra guarda alla mmlità delta persona, che la considera nella sua P" iaziont tra
imir
integrità. Gli altri sistemi cqn i quali la persona deve interagi- Ic gnmdoni
re, invece rcvedom* saio la pane di individuo 2d essi fuazio-
nale, restando indifferenti alla m'erenzadeli'insieme. La scicia-
lhaziosie fmibwe, che mira dla cmmehrne della persona,
più che a i moli.^^^ è quindi paradossalejuna contradida
& temiah, perché in realtà ha un fine anti-sociale. Il MR par-
te proprio -dalla visione iuhmaruiiana, rihaltmdone le conclu-
sioni, inf* corni* la fmigZh, alla stasa stregua di Luh-
--come l'mim kogo W C dipre&rsi a r a dekH persa-
nla nelhsuu totdtd, ma con m a differenza:swmnide:.qui al-
la persona h r i q a r ~ s h t uo n o . s ~superiore
~s a qudo dei mo-
li d a l i nei quiili si incarna,e, quindi, il molo de& famiglia ne1
percorso di fqmazione daidentità chulta fondamentale, per-

p] e11 modello di una sodct;l.&e no& pa* (Lubmatur 1987~243).


ché dalla coerenza ,stessa dell'identità persode discende la
coesione sociale. La famiglia k- vista come luogo di medikzwne
m i sessi e k generazioni e deila ricamposkione tra i diversi
moli sociali ricoperti &i suoi membri (Rossi 20011, è la rela-
zione dove in modo p h r i o si ctirniugan~'stnimimlee sim-
bolico: gli attori impiaeati nelle relazioni familiari sona sogget-
ri che, nello scadiarsi messaggi e nel porsi in comunicazione
(asse strutturale), agiscono tenendo conto della storia delle Io-
rs relazioni e hlllocandosi rispetto ad esse (asse referemiale).
La ImigIiLl
rnppwentp il
In questo senso, In famiglia non solo rappresenm la sede della
nodo di una prima fase socialiazativa, ma anche il nodo di unz relazione so-
rclazionc socio-
oducativa che ai cio-educativa che si rivdga alla persona nella W totalità. La
rivolge alla
persona n r k
vocazione della famiglia a mediare tra i sessi e le generazioni,
sua toc~lita tra l'individuo e la mciea tra i valbri e le aspettative socidi di-
venta ancora più deciskproprio nel momeito in mi h società
a q u k quella aeutralità etica di mi si parlava prima, che ten-
de ad arinullare il suo potere Romuiw.
5.2. Nel prossimo paragrafo rnkremo a fuoco la socio-edu-
ceione come lavoro di rete t ~ agenzie,
u l atterizzate ciascuna
da codici e finaliti specifiche.

6. 1 soggetti (ie adgmzie*J CdeIk rehaione so&-edwatha.

$ nelI'arnbito dei modelii rnoderrii, in panicolare di quello in-


tegrazimista, che si consalida l'uso del termine *agenzia* ad in-
dicare i soggetti che nelh'socied,con compiti diversi, sona pre-
posti alla socinlizzazione' dei membri giovani. Soffermiamoci
brevemente sul vocaboiu utilizzato, che rimanda ad un tema sa-
ciolagico crueiak, quello dell'azione sociale. Qùi si disdnguono
tradizionalmente due hikioni:
a) nella prima, i soggetti appaiono totalmente sottomessi ai
meccanismi di trasformazione deUa società3del tutto indi-
pendenti dalla loro velonti e capacità d'agire;
b) nella seconda, invece, hanno la possibi&@di modificare la
società.
a) Negli approcci in cui p r e d e la prima prospertiva, le agenzie
diventano un tramite percht il determinismo dei sistemi so-
i L PROCESSO DI.SOCIALIEZAZIONE

cidi s i riproduca, assoggettando gli individui; esse stesse, inol- te a g n z i t


carne
rre, non sono che meri replicatori d& esigenze del sistema. mpiiiatofidcl
sistana sbcialc
Ricadono in questo filone di pensiero, non saIo le teorie mo-
derne, ma anche quelle dopo-moderne di tipo neo-funziona-
lista sistemico ( L b n n ) in cui la persona si disperde nella
contingenza dei sistemi sociali.
b) Al contraria, negli approcci &e assegnano al soggetta una ca- Le *p&
svolgano un
pacith d'azione (sgetq, eome la d d i n l e A d e x ) (U), grazie rude attivo nei
tonfmmti dd
d'eccedenza deileprup&tà e&rge~tipersuaii e alla loro re- sistomn i o d l e
lazione diaiettica di reciproca influenza con Icprapn'etd mer- comcgrrigrrida
dlzionirk
genti struttwrali a r ~ h ~ r adella
i i società, le agenzie svolgono
un rude attivo sia nei confronti deisistema sociale nelie qua-
li sono inseribe, sia nei confronti deLsoggettomcializzato, che
a propria volta, non subiwe passiva~entela loro influenza, in
un'atuca - carne abbiamo visro h 4 paragrafo 5.1 @unto h) -
di guida r e b b d e .
6.2. In generale, quando si parla di agemie di sa&EnZzuzione,
si fa riferimento a quelle is6wioni che hnntio compiti educati-
vi/formatM; ciascuna assolve a questa fudione secondo modalità
e co&& specifici e svdappa la. propria azione in ambiti d"inteo-
vento differenti. Ogni agenzia costituisce cosi un contesto socia-
kzativo peculrare, Vengono idearificate principalmente due
agenzie: h fmiglmct e la s c a ~ bd, a quale - d a fine del percorsa
fomativo - subentrano le diverse esp'erimze di formazione al la-
varo, che gli iodiidui possono compiere nella propria vita* k m-
munernente riconosciuta l'importanza anche di unaaltrasorgente
socializzativa: il w p p o dei pari*. Questultimo agisce non solo
dal momento dell'ingresso delle nuove generazioni nel contesto
scolastico o pre-scolastico (comiderando anche nidi e scuole del-
l'infanzia), ma anche laddove i bambini possono sperimentare la
afratria* e opera parallelamente e in modo s p o contrastante
(soprnmim nel periodo Pdolescenziale) eon le aiwe age&e &i-
tmionali*. Sono i m a i parecchi anni, inoltre, che viene segnalata
- in particalare per il h o r e ddh sue ripercussioni negative - la
sempre piii inmiva presenza di un'ulwriae h t e di sociahma-
ione3difffcilmeutecantrdabile. Si &atta di mni i media di WC-
chia a e nuova generazione (28!), che hamb aperto h smdzad ima
~ s o c i ~ o sne mea mediazioni,, dme,la ~ s m i s s i o ndi~ualo-
ri e norme viene sp~&atadi autoriti (MoroeUiiit 19941,

63. Ogni sagnzicl5a rappresenta, i n x d t à , .rtna.rete,diw.ggxit-


ti che interagisccnno, entro. un medesime.ambito.
OgnF agenzia
rmppnmtts
Nella famiglia i bambini si reIazionano-al padre e dla ma-
una =te di o n frareiho sorelle (otmai sempepiù
dre (z9)s,si c o n f r o ~ m
raramente) e con i nonni (sempre p i i frequentemente) o con
altri parenti; la socializzaziwe è centrata ,sui priiidpia di .gra-
tuità d& relazioni, essendo il dono e b 7 s ~ l i d ~ ii ecodici
~b
specifici della reiazione familiare (&ossi20011, Va.tenuta pre-
sente, indtre, anche il .orneno. in crescita delle . b i g l i e
frammentate e ricostituite, in cui la socializzazione genimria-
Ie assume forme e modalih nl'olm eterogenee; anche Ia qdele-
gas ai nonni d&a cuia deT figli fiei primi ami di viw compor-
ta un riaggius~amentodei campiti educarivi (Carri Mittini
2002);non ultimo, la lunga perpmmza dei g i o 4 inm4miglia
si dice comporti u n a rU&&zazione degli adulti e e ride-
finidone dei propri mah reciproci! (Rossi 20011.
Entrando nella scuola, il bambinp sperimenta per L p r h
vala I'appnrtenenza ad i z n ' o g h z i o n e complessa, dove i
rapporti sono (man &no chesi sale di livel10) meno persona-
limati e nome e o r i e a d t i di v&re assumono un caratre-

N& $'p& a& di %n$$ W ra&mre;,vi~im&chi, PC muithe-


&&
diale, ~ d ~ i s f - f & ' b c n é te
, !, rnw:'ri&&~
&,tuti4 qi~@ el&G ied.&t-
woriici & * ~ barfr-i o w $ d * e l k wm&W&Mi,&-ht~,, h-
il,-r#1*.tkd ira ipah+~h&eare&pracm~i E--
saStidpWci d&&upmini &a :$md~&,
pppjsuhi h u . q g g p gZZIyGrti%
a m&a@ mppottu emot.vci= @&$'l1& 16.'
J$
bptiti
a Tdmni
(W%), si sì+&i'sditppmalo;onav& a pmph &lki&dìdd&&ik;%i +da
di liberitre il sasetto d d a sua toqmreizà e dai cawri fisici deila ci~mumdsi-
.rione,
m Nella fiori* funzionalista d a sodimazime E à m ; h i1 ruolo pater-
np V&- ag.ttnlbuimil di M w & t & e a qudo maternwh-i-
vità (Pawons 1965)
re universalistice; la smklizzazime d & c t (cheper alcuni.
bambini mrkcia già al do)si anicola lunga due pnlarità, la
relazione gii educato~i/iasegmnti~ (qratteriizzata da una
disparità gerarchica) e quella con i crixaigaglmi di gioca/& m- RII ~ d u e s t ~ r i r
dio, che sconfma nella bociakazi~eedd gruppo dei pui; L ~ ~ ~
centrata sul principio di prestazione, per quanto riguarda il
rapporto con.gli adulti e su qudo di identifiwbne/m~abo-
2fLyD
mirindeornpetkim sul versyte d d e relazioni ean i mm-
pagni.
L'apprtene1ì.m ad un g r ~ p ~ inoeiri lim vigono rapporti g-
raxchiei, ma parirari o, al limite, (competitivi,costiniisce un
tassello .fsndatrmentale deila socidhazione adolescewiaIe e
giovaaile; essa consente di completare la costruzione di una
pemodri autonoma, W e r e n z i d rispetto ai mode& £mi-
liai L'attuale propensione dei $iovani Jl'dividu&ma, che PPPO
li porta a pensarsi in fumione dei pr&prio io, ha trasformato Y*Q par*~d
~BP@

la natura dei $ruppidi &erimento, non piG.aggregatidaiia m-


raiuw tensione idealistica o politica, nia da cagioni aesisten-
zialii~,*emozionali+in cui I'mdgam consiste n e b star bene
,conse stessi (Danati 1997~); La~mcidkazioaetra pari, atta-
via, non k pii confl>eo ~lbsob età giovanile; la fkmmentp-
jone dei sistemi culturali e saciali, il fenomtnu migramrio e
h globaIiziazione genemti:aid ~ n o s d g i di a comuni&*
wuman ~WI), che in .molti'casi esitano - come $i$ abbiamo
rilwam --inc a d t à di tipo *&tetkae, convergenti attorno nIISSUmM s m ~ r p
a d r ì &me& ma irr alf;ri casi, q g i ,oggetto,dinotevole inte- CRrattcrCdi
comunità
resse, tale sentimento riesce a mdrarsi dapparrerienza a una puramantc
gruppi o ad asmeiazionj con fmai;ta di ripo etico, quali 1e ar- y t c t k a o
lncamre
pkzazioni di volontariam, la associazioni f&i e, in ge- f m d i i atictie
&e, l'=adel cosiddetta aprivate-sociale* (Danati,,Colo*
zi 2#4).
Ndl'arniGente;p~ofessisnab,i principi di prestazione e com-
petizione sono prevdmti, essendsi l'orgwizzaaione della qua-
b i'indiajdua fa parzs, basata su rigidi rapporti gerarchici e su
regole:gem+eate caratterizzate da,scarsa flessibilità.
1 &e& vanno considerati come agenzie di s u ~ e a z i o n e
wja'genaisz,ii cui.malo, che ha via-& assumo maggiore.im-
p , o ~ , ampiamene~ s ~ iliusmta nel capitolo su rlulnzra
Q comunkiaam.
6.4. NelI'ambta dei m o d a d& modernità, si riteneva che
ciascuna agenzia presidiasse fasi distinte del processo di socializ-
zazione: la sa&/izzuziona prkturia veniva fatta coincidere con la
socializzaziorre familiare, mentre l'ingresso< nd mondo della
scuola sanciva l'inizio del pexiodo della ~ o ~ z a zseconda-
i o ~ ~
via,che si può distinguere da uxi'ulterioxe fase di sacdizzuzione
twzia& finalizzata a perfezionare la formazione a moli profes-
sionali più specifitici. In quesB prospettiva, le diverse agenzie
presentano una differenza funzionale, ma una continuità esplici-
ta di intenti (Rossi 1990): il comune riconoscimento h un patri-
monio di vaiori e credenze condiviso faceva d che p r d w t tra
le agenzie un senso di coesione e coerema dei progetti educativi.

Ogginon*~iù
proponibik
6 5 , Diversi fattori hanno messh in luce l'inadeguatezza di
questa classica scwione. Non è più proponibile una pr& suc-
succcssianc
cessione temporale deiie fasi socillizzariue, a fronte di una gene-
rasi rale diluizione dei percorsi bio'grafici ciassici. Le esistenze delle
socializzativr
persone erano scmdite da passaggi cruciali, contrassegnati da ari-
t i m codificati da tradizioni secolari: fino a qualche decennio fa
ogni.transizione si accampagnaG anche forme specifiche di ab-
bigliamento, altre che a norme precise di comporta.menroda ri-
spettare in pubblico. Oggi sono rimasu pmhissimi dei *simboli*
che nel passato connotavanoj:moli qd età. Etichette come abam-
bino*, apre-ad~lescente., aadolescente*, *giovanei~,-gadulcm
n

vengono ora attribuiti non: più Inmodo automatico in base al-


l'etk magrafica, bensi come &nreEti: che esprimono uno sstil di
vita*: i componamenri addescenziali sona ormai molta anticipa-
ti, memm diventa spesso :difficile definire atadultia giovani che
contiaumo a procrastim~l'assunzione di responsabiliti adulte;
d o stesso tempo, m v 40-50enni
~ che
~ continuano a vivere da
adolescenti e anziani che cercano di dissimulare in ogni,modoI'a-
vamare deU'eri. La dikoluzione dei percorsi biagcafici standar-
dizzati ha reso non pi&vincolanti ed uguali per tutti i momenti
di entrata ed uscita da1 mondo della scuda, Si assiste contempo-
raneamente ad un'anticipazi~5ea ad un aiiruigamex1to della so-
cializzazìone swlastica o ereuafarniliare in genere: la frequenta
della scuola materna diventata ormai gencmiizzara, mentre, ai
capo apposta della *carriera sc~Hasticm~ il giovane-adulto pro-
lunga la permanenza nel sistema di istruzione e, nello stesso tem-
po, dilata i tempi ddla socializzazione familiare, nella quale via
via le distanze ua sociahmori e mcblizzaaidi si riducono fmo
quasi ad invertire il senso. Da ciò consegue che oggi appare inop-
portuno utilizzare nel senso diziomlc la disbzione m socia-
hzazione primariae secondaria, che è armai entrata nel linguag-
$0 ComunQ

6.6. Abbiamo gih eviduiziatq nel tratteggiare i cpnneri del MiW;I ,e


modd10 relazionde, cume non sia, :tuttavia, mrretco, anzi sia sgnzie m
auspicabile cominupre ad attribuire ruipimato alla famiglia, non
solo in senso temporale (mche se 2 evidente, che si tratta del prì-
mo ambito socializzariuo con cui lriiidividuo entra in contatto).
Tale supremazia deriva dal ruolo specifico che ricopre come rela-
zione sociole: punto di snodo tra hvdo simbolico e swtnirale,
tra i sessi e le generazioni, il luobo -forse Punico della società
- dbve ci si prende cura d ~ l perrana
h nella sua globali&, dove,
quindi, rinnnodano i fili &Ilc dimensioni affetrive, cognitive e
mordi.

7. Verso MW rete di agetzrsie~:,il~ ~ W eU dO~ lUv+,


7.1. Attraverso il cristallo deile competenze della relazione so- Ln f o m z i o n t
rfla sdwolezza
cio-educativa si possono delineare quattro principali iffdomifii~, I un wninim, ma
che diventano i potenzidi ucapitolii di un progetto socio-duca- pmcnta domini:
quattro

tivo: il dominio copitiva, $1 dominio affettivo, il dominio etico- CO 1tlW.


simbolico, il dominiodelle norme.sociali.L'equivoco in cui si po- arimboliro,
g i i C&-
delle
trebbe cadere a questo punu, potrebbe essere quello di fram- normemiali
mentam ii disegno m i n e fosse un pwzzle e assegnare a ciascuna
agenzia un singolo frammento. G'è sì una spdicità dei diversi
soggerti che intervengono nello svolgersi delh socializzazione,
ma è una specifici& di *approccio*, di codice simbolico*, men-
tre la formazione alla socievolezza è un ~ t i i w mla: pssibilith di
vederla come tale è intrinseca alla capacità di pensare L1 suo desti-
nataria, il bmbiqo, come persona, essere in relazione, e non m-
me insieme di moli O come somma di elementi copitivi, affetti-
vi e morali. Si tratta, M definitiva, di afienzare la mcialiuazione
ali'integrità della persona e, in quwta seqso, di riattribuirle il si-
gnifica~~ originario di relazione socio-edwztiva.
CAPITOLO SE-

7.2. NelIfambb di un ME,si &- -come~atfef?ilato~mpra


- h sendit.a, della hmigiia ne1l"impraz-iducativa.Ricon~scen-
dole queste caratteristiche, H fcilmiglia h a m nioio~mDdtro &e
residuale nelIa sociahazione. delle meve generazioni. Al con-
trario, essa ha le credemiali per stipuhre u'n.+&t0 edgwtivo*
con le altre agenzie che contribuiscono a1 progetto f a d i a r e prs-
ducendo ciascuna uno spaifico *valore aggituitto~ (Donati
1997e). Va ribadito che la famiglia non è unto dotata dihuna fun-
zione ~ o c ~ ~ a tspe&ca,
i v a qiramto piuttosto di un aprimaco;e
educarivo, che ne fa il c a t r o d i ogni decisione &e riguardi Pta-
teresse dd figlio. 2 la fmigiia che sceglie come allocare le pro-
prie risorse per realizzare il proprio progettt, scio-dw&o.
La rormpzione
alla m5cvtilazaa
7.3. A padre da q u ~ t fulcro,
o 1 ~ f 0 ~ o nalla. es&evaIez-
n coem za si deve conf'irare come .?bmod i e ~ e * Cib , possibile se la
di fami& stessi si mette in gioco neI sociale, evitada di chiudersi
*ctl, i1Emrro
ai quak =Z IP in un proprio monda auear&&de. Il q u m ,senso, ita.ipote-
Jmaigia
rico ordine del giorno iri cui si metta a tema la necessità di ripen-
sare il sistema educatioo dour&be,preveder due punti.
Il primo consiste nel restituire glZa so~zzaz5Onefamiliare la
sta walmz~edpbcdbiw~p r k & $ in ,quantatitolare .di un-qri-
mauì educativw,
I1 secondo punto aii'otdine .dd giqm invece, quello di r%-
pensare id rappom trd le. &e agenzie pnkn'paIri, famiglia e
s c ~ o hLa
. rd+nale intmh.3sistema educatiro
come 9uaa rete di soggetti educanti,, che h m m , uguaie de-
m

vanza rispetto a tutti i diversi e r e ~ e ~ u i rdi


i rstimoli.educativi,
che sono di tipo copitivp, affettivo e m d e . L'educazione 2
un fatto amrale~,non h a funzione specidstica, il risultato
dell'aziope congjunta, di::una ~ o m m i z à(37duwwie,. Ci&
non preclude ed anzi mmprende la pssìtdid di &r+ee i
campiti e le resp~nsabiliti,perché ,swebbef u okwgo ~ irnnia-
ginare di poter coamstare l'elevato t w o di complessità e dif-

[JP) CQ~P~+L% i! da intendersi q 6 in ensq *e&, come imierne di relazio-


ni tra persone &e condividono un medesimo seny di aRpanene9 &e si rm-
duce in d d t i ci pratiche coniuni C 'saimo a p i d versa Pmbierite esterno @e
nati 1991)
IL PROCESSO DI SDCIALIZXAZIONE

ferenziazione, proponendo un utopico ritorno a h r m e pre-


moderne di comunitarismo (Donati 1997e).

7.4. Il criterio in base al quale pub essere stipulata tale patto è Fra le ùiverac
igenzic dtvc
dprin$w di sfissi&rietcr. ('l). Una visione della società e dei rap- -re rt$uhta
porti tra i suoi diversi ambiti in termini di sussidiarietà si sposa un patto
tdurative in base
perfettamente con la prospettiua relazionale: si tratta, infatti, di d pri+i di
valorizzare I'autonomia delle soggettiviti che nascono dalle rela- aiusidiarietà

zioni sociali, nei confronti delle quali gli dui soggetti, sia di or-
dine superiore, ma anche del medesihto. livello, devono evitare
ogni tipo di ~mmentalizzazioneo cdo&zazione, ma *parsi in
termini di servizio, (Donati 1997e: 1.981, &nché ciascuna sia
messo in grado di (abbia le risorse per) svolgere bene il proprio
compito.

C') 11p&+ di s w a a t i sra diatnmdo un cema centrale nda rifles-


sione sulla crisi deii&~ato s o d e e c mi rapporti tra te soggettivirà sociali Tale
criterio, che dawhbe regolare le rel;lzioni tra s a t o r i diversi della so&&, im-
plica una wlorlztazisnc deile competerne speufiche di &cun settore e Pin-
tervento delle unità di ordine superim solo in supporto e nan in wstituzionr
di quelle di Irw?lbinfenare (Penati 2W9; Boccacin 2003 -primo c a p i ~ I qCO-
lazii 2
m belardh~lli2W5;R-si 2003)
CULTURA E COMUNIQXZIONE

di GIOVANNA
Rosa

SOMMAR~O:1. Premessa. - 2. Cultura: dcune questioni cmciali. - 3. La forma-


zione degli oggetti culruraIi: <;aculnira~ecamunicazione. - 4. La relazione
tra mlmm e comunicazione. - 5. k irnpossibiIa nan c t i m i i n i a . - 6.1 mez-
zi di comunicazion~- 7. Le fqnne d d a relazione comunicativa - 8. La co-
municazione di m a ,- 9. kunicaqia4.e di massa, tradizione e culrura. -
10, Cdtura e comunimwone tra cam~leasitàe fischio,

1.1. Nel presente capitolo verranno trattati congiuntmente Refpmmppr-


senta i'* ~ 1 -
due temi deridi ddla riflessione socioIogica: cultura e comuni- t diga
cazione. La scelta di legare i due argame* implica per entrambi
un'csposizione molto sintevca degli elementi più specifici, al fine
di mettere's fuoco in particolare la loro reciproca reIazione. E-
rinerario che seguiremo si snoda lungo i due assi deiia relazione
sociale, refwo e reli~o,che rappresentano, il primo, l'asse oultu-

1.2. Comyènoto, nela prospettiva relazionale, le due dimen- U diamante


cuItun!e
sioni della relazione sociaie possono essere Iette attraverso lo
schema AGIL, che consente di analizzarne (l) le componenti.
Tumvia, prima di applicare lo schema analitico, essentidc
comprendere quali poluiti le due dimensioni (asse culnuale asse

(l) AGIL & infata,uno schema d i * .


CAPITOLO TERZO

comunicativo) connettano e cosa si intenda quando parliamo di


cultura e di comunicazione. A tal fine, faremo riferimento ad
un'immaghe di Grinswold (1997, ed. or. 1994) che ci pare parti-
colarmente efficace- La socidoga stamuittnse suggerisce di ana-
lizzare la cultura attraverso una configurazione quadrangolare
(lei parla di adiamanttr~facendo riferimento al gioco del base-
ball), individuando quattro dementi imprescindibili nell'analisi
di un qualsiasi fenomeno culturale:

Fig. 1: Xl diamante a l ~ ~ u(rieiaborazione


le di G&zswdd 1997,
ed. m. 1994)

ricevitore

- suIi'asse di quello che ppssiamo idenacai.e come re+, nel-


b pmopetuva rdazionde, pone la connessione tra gli oggem'
cdt~ralie il mondo w&le;
- sull'asse del nostro rrela'ga, quella rra creatore (si intende del-
l'oggetto) e ricewitore. '
Caggeltu
cuhurak t un
Stabdisce, dunque, un chiaro colIegarnento tra l'aspetto cultu-
+difato rale c comunicativo e ginstifica questa scelta &rrnmdo
fondiviw che rsolo quando gii oggetti E.. .] pascano nel circuim del discor-
"'E""' so umano, essi entrano a far parte ddfa cultura e diventano 0%-
getti culturdis (Grkwold 1997: 30, ed. or. 1994). Creatori e ri-
cevitori sono entrambi attivi produttori di significato, ma non
operano nel vuota, bensi ancorati ad un determinato con~esto SO-
ciale. La posibilita di far emergere ques~aeo~daziom,dipende
-
- secondo Grhswold. .daM'mihad di un concetto, più cire+
scritto, meno esteso di qdlo di .cultura, l'#oggetto culmrde~,
che viene definif.0come .in significato mndiviso incorporato in
una farnaas (Id.: 26); esso coaUtuiscc una piccola parte dell'in-
treccia camplèsso e. dai confini oggi: sempre meno precisi che
chiamiamo cultura.

C 2. Caltma.&~ve~westio&rrw&li. .
I '

21.La parola cdtara è ampianenie utilizzara sia nei linguag-


gio comune sia in quello sp.eoialistico ed ha signqcati tanto vari
quanto difficili da definire a n precisicine: pub indicare usi e co-
stumi di w o s p d P-,~ o di h p p i sociali più circoscritti,
norme, valori, credenze, m$clli di significare, simboli condivi4
che orientano il comportamnto dell'uomo nella società e fanno
~ ~ ~ , " ~ e ; f i ~
~u-

da sfondo alla relazione sociale. Ne1l';irticolazione chssiw dello


schema AEIL occupa 1a L, la larency, e'cosutuiscél'ago della bus-
soli rispetto d a quale si articolho mezzi, obienivi e regole rela-
ziondfi. La c u h r a k di6 che tkiaeizta ruman~ e attorno dia sua
origine e al suo d u p p o >siintrecciano alcpe questioni mciali:
i. &ve finhce 14 nahir;t e inizia.la cdnira?
ii. quanm B sviluppo di ,aixiviràoggeeti+e, burocratiche, tecnico-
etonorniche (che>vengono deno&ate sinteticmente *civi-
-
lizzazionm Belard'iaeUi 1998: 90) mihacsia le attivi^ legate
dia Iibera esptemione dello spirito (owero In cultura)?
iii. co&% pu&bfie che valori e sigaifiati condivisi posano an-
cora fungere .da .*guida. dl'azione, da criterio di distinzione
tra umano e non umano in una socieo&ad devata compIessità
so&;ale, che tende alla neutrali& etica, per rispandere-allari-
sichiditi del vivere quotidiano?

i.In riferimento allaessereumano, la distimione na natura e


-
c d t i m $ priva di senso (Belardhdi 19981, perché come sostie-
2zgy';
ne Sirnmd - d'uomo nm si inserisce spontaneamente nella realta
n a d e &m i a d o come l'animale, ma si scinde da essa e le si
opponec n i propri fini, lo* usa h violema e la subiscea (Sim-
m&,l9Pk $3). In qwm senso, d m m L un concetto o k c a m -
CAPITOLO TERZO

prensivo, fa ci& riferimento a m m quanto scaturisce d d a rela-


zione deli'uomo con I'ambiena nel quale è inserito, che pom per
d a , con I'avanzare dell'antropizzazione, perde esso stesso la
connotazione di rranirale. Secondo la classica definizione di Ty-
lor (1985: l), la cultura è dunque <cquellYinsieine cdmpIesso che
include i1 sapere, le credenze, l'arte, la morale, ii diritta, il Gastu-
me e ogni altra competenza e abitudine acquisita dail'uomo in
quanto membro della societhn. Tuttavia, come ben mette in evi-
denza ancora Simmel, la contrapposizione tra cultura e natura
soprawive, perché nel momento in cui l'uoma ~coseruiscei~ il suo
rapporto peculiare con i fenomeni naturali, produce wggetti cul-
tur& che, proprio in quanto prodotti, si uestranianon dai pro-
duttore, fino a diventare una &secondanatura.: il sociol~gotede-
sca definisce questo il aparadosso e la tragedia ddla cultura*.
L'uomo percepisce come necessari e indipendenti dalIa propria
voIanrà fenomeni che io realtà sono strectarrienre connessi con le
esigenze soggettive.
ii. La *seconda natura* può, poi, assumere un aspetto d i -
valente: da una parte, un di beni artistici e letterari
che si contrappone, dall'aItra pa&, ad un progresso tecnologico
senza freni che genera effetti elienanti e disumanizzanti. k il pen-
siero di molti intellerruali europei dei X M secolo,che etichetra-
rono questo aspetto deteriore delle fapacirà umane ceri il rermi-
ne *civilizzazione* e &e pavyntarono i'estinzione della cultura a
vantaggio della ragione stmentale r dela tecnica. Nd'epcrca
del tramonto deile antiche concezioni metafisia-religiose, d d
disincanto del mando denunciato tra gli altri da Weber, che si ac-
compagna ad una separ;viiane sempre più accentuata del pro-
gmsa tecnico d d a uoJorrtà, dai pensieri e dagli ideali degli uo-
mini (Belardinelli 1998: 91)i si sviruppa il.cosiddetto apessimismo
culnirale~,che trava radici soprattutto neUa Scuola di Francofor-
te. Tale atteggiamento nasce-dalla. constatazione di una vera e
propria aneg&ione. del concetto di m h a , dei suoi clementi
cnstitutivi: autonomia, sponmeiti, critica (Adamo 1976: 13 1)-
L'zissolutkzazione d e k tecnica, che da mezzo si trasforma in
fine del progresso umano, sembra un prosesso irreversibil~per-
ch6 trae origine d a st&sa didenka uomo-natura. Essa genera
risposte da parte dellzuorno sempFC più complesse per risponde-
re aIle sfide ogni volta d'ifferenti&e l'ambiente pone; agrri risprr-
sta produce a propria tolm nuovi qaesiti da Golvere per mante-
nere il dominio dell'uomo sul sua ambiente: è il processo che ge-
nera la complessi& del mondo contemporaneo e che, cont'empo-
ranenrnente, fa della nostra una socieià urischiosam.
iii. k in tale contesto che nasce il problema del fondamento
etico delke m s u e aziank la cultura cessa dì essere una sorgente di
senso per valutare e dare coerenza:alleesgerienze sempre più ete-
rpgenee in cui i soggetti sona eoiov01'S. @me suggerisce D~na-
ti (1993 251,con un'espressione m o l t ~efficace, la nostra può es-
sere definita come usacieti eticamenre~n&tmx, perché in essa c'è La n- pub
rsam dormita
una paese reticenza a confermare la f i d a condivisa verso le ra- carne mi&
e1icanimic
dici della nostra civiltà. Sembra p r e b b i k ridurre le scelte etiche A«Tbpf

a opzioni temiche, abbassare il profilo dei requisiti morali con


cui codronrare le nos- decisioni e scegliere senza. foedamenti
normativi, t

2.2, La contrapposizione tra cdmfa e tecnica, &e sta assu-


mendo toni sempre piii accesi ha; inoltre, yn rappcrm diretto con
la relazione tra cultura e corniinrazione, perché - mm'i: noto -
proprio la diffusione dei «midia, (inresi appunto come mezzi
temici) ha accresciuto in d o .siisurato'la possibilità di circo-
lazione degli oggetti culturali, il'cui pubblico diventa potenzial-
mente infinito*Dai processi di famdYone degli aggelU c u l w -
li è opportuno dunque ripa@re per comprendere quale iduen-
za abbiafio le amali opp~rtunit5offerte dalle nuove tecniche di
comunicazione.

3. La formazione degli oggetti ralturdk-tra mburd e com~nica-


zione.

3.1. La definizione di oggetto culturale fornita da GrinswoM


è molto utile per chiarire il ruolo della comunicazione nella for-
m&one della cultura, ma non penema nei meccanismi profondi
della creazione dei significa& Piir m%litica,in questa senso, ap-
pate la mris;zazione di M e r che ha illustrato in modo lineare
la dialettica tra il soggetta e li3 dimensioni suumirali t dtnraEi.
della swieth, mostrando h loro reciproca intexdip.endwa s Pm-
sere condizione di possibifità l'uno delE'dwo in modo vicende-
vole. La sochloga britannica afferma con,decisioneche il sogget-
Soggetm C
iocietà suno
to k la acandiziwne di possibilich d c b so&tk se non esistesse-
intcrdipendcnti ro i soggetti, non esisterebbe la società. Dishn'&ue,poi, due WeP
Psono ti fondamentali di quest'ultima: le propri& emergenu struthira-
condizione di
rwsibiiid
Un8 den'dm
li (PESI e culturali (PECI. Tuttavia, riconosce che 'ii soggexto 2
parte integrante delh società, .sta. in essa e &a essa eredita il lin-
guaggio, che a propria volta è la *condizione di possibili&*deiie
riflessioni umane. Queste ultime costiniiscanri la rdazionk pro-
casuale attraverso cui il soggetto xielabora continuamente, h
una ainternal conversationr~,gli argomtlrid ofifti dal suo vivere
socide e li rigenera (proprietà emergenti persondi - PEP), co-
struendo un proprio ,personalemodo di vivere (rnod~sviwend$,
orientato dalle upremure fdndamentali* ptcuiiari di ciascun indi-
viduo. In definitiva, come sinretizza Prandini, *senzaprogetti in-
dividuali le proprietà culturali e srrumrralì rimangono si,rcali,ma
i loro poteri causali don possono esercitami su alcunchb (2004:
85). Archcr cchiama questa processo di *mediazione* tra : P
&FY
h~
~~~
t t l v i t i
PES e PEC dgelacy, che,indica-specificamentela &soggettivitàin
in atto atto# (Id.: 78).

Fig. 2. La reIu&m t r a p r + m r g e ~ t i p m o x a &strmwali


I
e ertltsdrak secondo Ar~ibern

te pernone
insrritc wl
3.2. Finora, tuttavia, la spiegaai- di Archer ci consente di
cont&o wdale approfondire la dialettica u a ssggetm,e 8cultitr%,mostrando che,
sono a g w *
primmt anche a seguito del processo di m ~ ; a n i a z h de$i
g ogg+ cultu-
rali, non possL;imo m;ri coasider+e a senso unico l'influenza del
prodotto sul produtmre, ma il rapporto va sempre inteso in ter-
mini relaziod. Poqemrmo affermare che il modw viven-
di cha carattarizm ciascun -individuorappresenta la sua persona-
le r c d t u r a ~ Ma
. mme a w i a e i1,mmolidameam e la diffusione
di alcuni significati e modelli di compommento, in modo tale
che si passa parlare a r e o n veduta di oggetto culturale? I1 pas-
saggio ai redima pm,prioattraverso la relazione cornuica~ivatra
le persane e i loro sp&ifici modi di vivere. Archer infatti sostie-
ne &e le persone inserita nel proprio contesto sociale di appare-
n e k q che a ciascuno r i s ~ s ;ee ~ c o spdki,sono
h aap-
ti pharim, &e diventano. ~cosporati~, q u d o .ceraano di cam-
biwe la societa, condividendo obietuvii.estili di:vita. In questa fa-
se si s~iluppala cultura, nell'individuaeioaedi comuni.stilidi vi-
ra e nella cndiykioae di h ~ e s aei BtpremUnew.

4.1. I1 ruolo della comunicazione risuIta essenziale per la com-


prensione d d o svi1up;po della blmra, fanto che aicune impor-
tami scuole di pensiero contebporanee tendono ad appiattire la
cultura sulla comuriicazione. Per ordin&e e comprendere in ca-
tegorie fondamentali il complks~oe vasto panorama della rela-
zione ~comunicmione-cultura,D a n ~ d(1,994) prtipone di ricon-
durre le varie posizioni a tre mo&Ii'fondnmendii
i. Il primo modello, di d t r i c e rtrytturd-fIcnzionalasta~conce- Nei modeiig
sh~tbral-
pisce la comunic&one come prodotto della culwra. La comuni- fwiiiMuria la
cazione funge da strutm fiinzionaie per la culrura in quanto la cornunicubnc
funge da
trasferisce e la trasmerte. La cultura dunque rappresenta il back- w t
n r
ra
funzi~nakper
g r o ~ n ddi riferimento fondamentale che produce modelli orga- b cuIturn
nizzativi e forme di interazione, che vengono comuaiati e si W-
sme,tcono amwcqo il lioguaggio o forme simboliche codificate.
In questo appr~ccio,l'accento è posto sul soggetto umano e sul-
h sua capaqith simbolica,
L. Al contrario, per il secondo modello, di derivaaime neo- ilmodello ntn-
jmzWi&
f h z w d s t d l~hmrznimiu,la comunicazione E un sistema in sé. lubtnmiirlsno
mfatizxa
Non & pertanto un veicolo ddla cultura, ma il dinamismo gene- I'inimzionc
ratore e costmore stesso ddla cultura. Seco~doquesta visione, comunicativa
CAPITOLO W 0

la comuniczzione possiede regole proprie e meccanismi autore-


golativi, che connibuiscono a produrre forme di intenzione e
modelli di organizzazione. In questo secondo filone, ciò che vie-
ne enfatizzato è Pinterazione comunicanva, che raggiunge una
regohzione autonoma attraverso processi specifici che si c m c t -
tono reciprocamente e si relazionana in rete.
Entrambi gli approcci, tuttavia, presentano aree m'tiche che li
rendono insoddisfacenti a definire l'articolarsi della temacica co-
municazione-cultura. In particolare, il paradigma rtrslttrsral-f~n-
ziolridlista ha il limite di sottovalucnre il dhmnismo proprio della
comunicazione messo in luce dagli studi più recenti. Ne1 madel-
lo neo-fsdnzio12al&iammmiazionate, invece, si assiste alla scom-
parsa del soggetto, dd momento che viene emfatizzato d s i s t a
carne ente che rivela aspetti e meccadismi nuovi di per sk signifi-
canti. In questo modo si pe~deogni riferimento alla relazione e si
assiste ali'assolutizzazione della comunicazione, che viene sradi-
cata daU'hmgs originario della soggettività (Mangiarritti Fni-
giuele 1998).
NPIR
-
O ~
la
~ O iii. In alternativa ai modelli stmttumI-funzionalistae neo-fun-
zionalista, Donati (1994) propone di ridefinire i termini del di-
2 htmm come
irinne battito in chiave relazwnabe, facedo cioè riferimento alla comu-
t
le p m n c
i nicazione, intesa nel suo senso etikologieo originario di m-
condividono Ir mUttHS (Paccagnella 20041,c ~ m azidnee attraversa cui ie persone
PP.
rspcnenza mettono in comune, con-dividono la loro esperienza. ~ & t a vi-
sione consente di cogliere ap$ieno la dimensione relazionale dei-
la comunicazione,come Wenco che può accadere solo &tra* e che
pertanto si colloca su entrambi gli assi costitutivi della relazione
sociale: quel10 del re-fwo,, che indica I'orientamento simboIico
ddle azioni l'una d'altra e quello del re-ligo, inteso come con-
nessione smmrale ( ~ A n a t199%).
i

4.2. La pfoposta di Donati (1994) di ridefinire i1 concetto di


comunicazione in chiave relazionale consente di uscire dalie sec-
che dei modelli precedenti e apre una via d'uscita da1dilemma co-
municazione./culnrra senza stravolgere la natura del fenomeno,
restituendogli, d contrario,la possibiIirà di essere compreso so-
ciologicaraente. Consente,infatti, di riconoscere la centralità del-
la comunicazione in quanto aspetto costitutivo dell'essere uma-
no e aggiusta il factrs su come essa, a sua volta, si relaziona con il
sistema culturàle esprimendo un dinamismo relazionale sociai-
mente significativo.Seconda il paradigma relazionale, comunica-
zione, cultura e relazione s o d e non poss,ono essere disgiunte in
quanto la relazione-k d m m la cn1munisazione t non gG il suo
sottoprodotto o la sua sovrasmmra (Donati 19941.
11paradigma relaziode, concependo h società in temini di L aimunicazioae
a una dimemione
relazionaftà e ponendo h relazione wme oggetto e come meto- d& mlaziono
do proprio e specifico della sociologia (Lionaci 19911, è in grado wifiodc
di fornire una rappresentazione saciologica dei fenomeni sociali
adeguata al loro carattere di.emergenzq. Consente di concepire la
comunic.azione come dimensione d d a relazione sociale e, in
quanto rdq a sua volta pensabile in termini di *relazionamento
m vaiori, forme &l riferiwnto tra .vaiori, scopi e mezzis (Do-
nati 1994). Diventa così passibile skhematizmre l i dinamica ca-
munieativa applicando AGIL. In questo modo vengano messe in
luce le dimensioni portanti &Ua comunicazione, dalle quali la xe-
lazione comunicacivanon può prescindere: i mezzi tecnici che la
veicolano (A), &,scopi situazionali (G.),k forme simboliche$QV-
vero i valori e l'orientameruto ,culm,raledi cui il contenuto della
comunicazione è espressione'CL); infine, Phtegrazione (I) tra
questi tre aspetti realizza la dkensione comunicativa della rela-
zione. Ogni evento comurilcatiro, proprio perché inteso come Ogni evento
mmiuikativo
dimensione dinamica squisitam&te reIzionde, avrà una natura la d a z i a n i trst
s ~gweris
i determinata, di volm in volta, dal coordinamento tra i S+m a iin- tecnici,

suddetti dementi. Secondo panati (I994),J'aumento di comples- C forme


oiG comunicativa della sacieti odierna non deve indurre a svin- iimbd*ht
cdaxe (as~crlutb~andola) <hcomunicazione d& cultura, perché
la comunicazione è se #a d a z i m e e come mie n w : . ~ i t di
a mez-
zi e enorme, valori e scopi. Ci6 che caratterizza la conuuiicazione
oggi B una maggiore libertà nei confronti di questi presupposti e
dei loro relaaionarnenti, che +xontribuiscea generare nuovi gio-
chi relazionali che coderiscano alla comunicazione ua'influenza
crescenre nel forgiare la quaE& delle forme e della vira socidea
(Dormi 1994: 180).
CAPITOLO TERZO

Fig. 3: La rehaione commicutha nd modello AGIL

r"""'-"-7--
1
L
RELIOC3 ----1 ,

J I

integmiwie Era
h
Mszziteccnici f W .mezzik d c i e forine
hbdiche
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L

4.3. In estrema sintesi, ~ a * ~ r o s ~ e trelazionah


&va restituisce al-
la comunicazione Ia sua c e n ~ i i t ànaUa societk dopo-moderna,
valorizzandone Ie pownziaGb, senza nirtavia anteporla alla cui-
tura. In questo senso, vengono superate Ie prospettive che la ve-
dono solo come funziont~meccanicarispetto alh culttlra o, d'e-
stremo opposto, come sistkrna autoreferemiale in cui il soggetto
che comunica scompare.

5. 2 impossibile non cornimicare.


E e il XX secolo, i classici del pcn-
5.1. Già a cavallo tra il X
siero soeiologico si sona cimentati sul tema deUa comunicazione,
contribuendo alla diffusione di un pensiero critico e analitico sul-
l'argomento. Spencer (188 1) propugna i'idea della comunicazio-
ne come siscema organico, sostenendo la continuità tra ordine
biologico e ordine sociale. La questo quadmdi sostanziale sindo-
gia era h società e l'orga~sm,la comunicazione svolge il ruolo
di distribuzione e regohzione: come i memi mtwidi (strade, ca-
di ferrovie) semano,per distribriua sastame, così i mezzi di
comunicazione (poste, ,telegrafo, agenzie di stampa) servono per
2 c m o e la periferia. N e h
gestire la rego!azione tra Ie pararti,
teorizzxzione diSpaceri iriolwe, i masaggi sono scariche nervo-
sa &e veicolano,un impuisn da un isdiyiduo a un altro,

5.2. Simmel(1883), con h *socicllogia fomialisms, dedica unii


cerm a W o a e ad daune forme di comunicazione, come iid
esempio la wnvermzinne, che. cosiFuiscze una premessa per lo
-dio delle interazioni e.da $enorneni,c~municativi &e saranno
effettuati d l a seconda metà del v&centa, da petw di grandi
correnti di pensiero quali l'interaiionisrno simbolico e la psico-
logia sociale.

5 3 . Il padre fondatore della sociolagia americana, Cooley


(19771,delinea la distinzione tra *gruppo primario* e #gruppose-
CO~&OPP e pone le basi per I o bmdio etnogdko d d e i n W o -
fi simboliche fra i s h g d individui. Molta Iudameme riconosce
che la riv01uzlone della c0munic;~z~ne h+ creato un m o d o nuo-
va, h cui comprensioneB fond;.iendepw capire l'ed modema.

5.4, Tra le teorie sociologiche &e hanno affrontato sistemati- btcmhnbu


#imMimed
camemre iitetema della c o d c a z i o n e vama ricordate I'inmaiio- eomda~o&
nismo simbolico e l'cmomemdologia. L'intenzionismo simboli- ~~a~~~
co si svduppa a partire dal presupposto ,che h realtà è una ca- uttm ddla
camrinicàzionc
struzione sociale (Bergw e Lwkmann 19691, non è quindi data
oggetGvamente, e cib consente di vzhrkzare la dimensione pro-
cesauale deUa mmunieazione. In quest'otuca, il senso non è una
prtrogariva U i t d d e del soggetto, ma 2 una costruzione m-
mune, è il prodotto della wmunicazione. Secondo Berger e
Luckmann (1969: 208-2Q9)3 -infatti, veicolo piii importante
della preservaziope d d a r e a h è h convermzion~,Cetnometo-
dohgia, fondata da H m l d Garfingdl allievo di Tal- Parsons
ad H a d , sulla scia d&~ttxazia&ìn~3~s~bali~~ propane l'i-
dea della rald ,come8 w s t r u i o n esocida quotidiana, non quindi
indipendente#esima wgii data agli atmrii~ocridi,ma a1 contrario
continuamente (ri)pradomnda costoro. Garfinkel, che aveva no-
tato come i giurati dei tribunaii americani fossero in grado (ben-
che privi di una cultura giuridica specifica) di formulare giudizi
propri e adeguati sulla base di quanto emerso nel corso del di-
battimento, avanzò I'ipotei che le persone si bàsassero su meto-
di di senso comune per distinguere il vero dal falso e ciò che era
solo probabile da cii che sembrava vcrosmiile, In qualsiasi situa-
zione dunque gli individui ricorrono a +etnometodia, che con-
sentono di costmire un senso condiviso della situazione. Siamo
di fronte a una cosuuzione collettiva della real&, basaza su una
continua attivi& di comunicazione hterpersonale, che implic;a la
c e n d t à d d a &mensime riflessiva deiie azioni pratiche. Secon-
do l'approccio emomesodologico, dzinque, l'azione t influemata
dal contesto e contribuisce a detenniriare il senso da esso &bei-
rata. Il sociale emerge, quindi, proprio da1l"aztivitàdi amibuzio-
ne di senso aUJagirequotidiano da parte dei singoli indiGdui, wi-
denziando una stretta relazione tra, lo schema daazione e quel-
lo della comunicazione.

Gohnn
propone una
5.5. Anche il contributo di Goffman al tema della co-
m~tar~m municazione 2 significativri; egli si concentra mll'interazione fac-
dranunatu~ cia a faccia e propone una metafara dpamrnaturgia delia vita quo-
àclla vita
s.odd;an* tidiana: ala vita quotidiana ceme rapgresentazionem (1969b). Se-
condo Goffman, gli individui nell'incontro con i propri simili
mettono in ano strategie volte a cantrollare la definizione della
situazione con il fine di farsi un'opiniijne sugli altri e controllare
e influenzare le impressioni che gli a h i hanno su di noi.La defi-
nizione della situazione.+u p . ~prarica quotidiaria, Cunsis~prin-
cipalmerr~ein quell'inskmd. di etichette e modelli iriterpre.mtivi
che ci cumentono di ricanactre una certa situazione (all'interno
di un insieme molto ampio di situazioni possibili) e di appkare
ii comportamento adepiato ad essa. In genere, le diverse persone
coinvolte tendono a dare definizioni eaincidenti della stessa si-
mazione ed eventuali discordame sono in p e r e negoziabili. In
aitri casi ancora succede di non riuscire a trovare subito alcuna
definizione per Ja situazione adeguata. Nel processo $i d e f i i o -
ne della situazione interviene la itasceazione di una facciata per-
sonale, con cui un individuo hscia trasparire all'esteho quello
che ritiene essere il meglio di sé. La facciata personale & infatti ca-
CULTURA E ~ 0 A I . U E J I ~ O ' N E

sriniita, da un Iato, da& carauwistiche bioiogiche e ascritte del-


i'individuo, dali'aiuo, da comportamenti ed espressioni che pos-
sono essere assunti iptemionalmente e controllati oppure no.
Goffman inoltre introduce una distinzionep$ genaaie tra due
dimensioni spaziali che, coerentemente con la sua metafora
drammaturgìca, prendono il nome di eribaiw e .retroscena*. La
prima è il luogo in mi Pindividuo mette in ano 1a rappresenta-
zione della propria facciaea; i1 retroscenG al contrario, è il luogo
in cui viene preparata h rappses&razianee in cui l'attore pui, ri-
posare tra una rstppresent&ime e l'altra; non più obbligato a na-
scondere quegli aspetti di d che sulla;ribdta avrebbero avuta un
efletto stridente. I confini tra ribalta,e retroscena sono rigida-
mente sanciti, spesso attraverso Iimitazioni d'accessa e filtri vol-
ti a prevenire gli effetti deUe confusioni (deliberate o involonta-
rie) ua le due dimensioni.

5.6. La trameiow &h comunjcazi~nenel pensiero sociolo-


gico, all'indomani della setronda guerra mondiale, è stata forte-
-te influenza^ dalla teoria marernauca della com&&ne,
dalla ciberneticci e dalI'approcdo, a cavallo tra antropologia, so-
ciologia, linguistica e psicologia chica, della Scuola di Pala Al-
to.Nella seconda metà del secolo scorso, gli studiosi S h m o n e
Weaver propongono la Teoria Matemafica deiia Comunicazione La Tcorir
Miecmatb
(Shamon e Weaver 19711,b prima modelliszazime in arnbiro ci- deh
bernetico del complesso processo c h n i c a t i v o . Questa teoria, Cwnutti~nc
npprrsrnta il
che consiste io una conceone iineare deUa camunicazione, ri- -P
wrnunicPtivo
marrà a lungo un punto di riferimento significativo per quanti si come
appsocciano allo studio deiia comuriicazione. tnismksionu di
iofermuitiai
Il modello di Shannon e Weaver rappresenta il processo m-
rnunicativa.come trasmissione di informazioni e lo scompone nei
suoi elementi fondimentali, cioè:
una sorgente che elabora un messaggio, vaie a dire un insieme
di informazioni da trasmettere;
un apparato di trasmissione, che codifica il messaggio in ma-
niera coermxea1 mezzo di comunicazione scelto;
un mezzo o canale di comunicazione, che veicola i1 messaggio;
il rumore, inteso carne fonte di distorsione del messaggio ori-
ginale;
un apparato di ricezioac, che provvede d a decodifica del
messaggio applicando a ritroso le stese regale usate in fase di
d i f i c a dalì'apparato mormimente;
un detinatario del messaggio decodificato.
L ' o b i h ~ odella rndebzaazione di Shmmp e Wea~er2
studiare le strategie migliori per uasmmere, 4uanto pii^ fedel-
mente-possibile,il messaggia dalla fonte al ricevente. In questa
modo, tutravia, vengono tr;iscuraG tutti gb aspetti semantici e
psgmatici della comunicaxione, a scapito di quelli sintattici.
Infarti, sebbene Ia teoria abbia avuto Findubbio pregio di poter
essere applicata a rmte h sitirazioni ~ o m u n i ~ a z(da i ~ cquelle me-
diare a qquelie .faccia a faccia, dai processi comunicativi uuo-
molmacchina a quelli macctrina/rnac&i) e abbia costituito
mg0&aia base per gli studi di i n g e ~ e r i adelle te~ecomuniea-
aiioni nella seconda metà del XX sehlr~(soprattutto per quan-
to riguarda la misurazione .guantitativa dei flussi informativi e
il conseguente dimensionarneetodel canale), il fatto di concepi-
re inforinazione e comunic;i(zhke come mezzi fisici porta .a una
visione limitata e se~licisticadela comunic;izione, come sem-
e scambio Q trasferimento di informazioni il cui buon esito
è assicurar^ daUa scelta del codice e del c a d e giusto (Pacca-
grida 20Q4):
bniluppo 5,7. Sempre in quegli anni$ va i&e segnalata la nascita ddla
della h e t E u
hpapcrtple cibemetica, ciok h &&ma del comando e &l ronwok CM-
poire adnon
&ione
l'idormazi~ne,al opera di Wfener (1958a, 1958b), il quah, con un
k~~irhlt~ Iavoro complenrmtape a quello di Shmon e Weaver, tenta di
comuniaa*
realizzare macchine capaci di imitare il funzbamedto del cer-
vello umano sulla base dcUe analogie di funziona&entodel siste-
ma mervaso. Lo sviluppa della ciberhttica ha, inoltre, aperta le
porte ad una. visione non lineare dd,acomunicazione, maggior-
mente *centrata sull'intero: sistema e sulla reciprocità delle &-
~ i o nmi i suoi clernmtim (Paccapek 2004: 23).

5.1, SuIh scorta dei concerti di circokarità e retroazione (fecd-


back) introclorti d d a cibwnetica, la Scuola di Paio Alm muove
una critica alh visione matematico-lineare di Shmon e Waver
e propone un rn~deiloprocessmk della,c o m u ~ ~ z i o n ~ ~tie-
ctie
ne maggiormente conto dei sistemi relazionali e comunicaxivi,
La Scuda di Palo Alto sostime che la eomunicazioae si realizza
sol0 se tra<emi,ttentec ri.wente esiste m fecdhck (non impor- La seuoln di Palo
Alto ha p m m
ta se posiitivo o. negati'^^), fornendo i n queste rndo una delle un m d d b
ptacraaailt della
migfio,rianalisi del rapp~rtstra comunicazione e relazione (13ac- comunicazione
cagneUa 213P4). Eminenti snidiosi hanno famparte ,&Ha Scuola,
aa cui Bateson, che ne *iene considerato il fondatore,HaIl, di-
venuta celebre per ii suo lavoto sui 4inguaggi silenziosi+(1969)
e Watzlawick. Proprio qum'dtimei sviluppa ii conetto di
*pragmaticn deella .mmunicazionew,& sofierrna cioh suii'influen-
za che la mmunicaziane.h sul cnrxiporcamento (Watzhwick et
al. 1971), che si basa su aliiunt assunti fondamentali (assiorni). in
primis, a h comuniaduneh& una c~m$ithsise qwsr poi1 della vita La
wrnu~kdo~
umana e ddl'ordiaamento soci& (Waalaw2cl~et J.1971: 7) e un* condirio
b sua stessa essenza i: nei processi di relazione. Secondariamen- &# qw m
delli
te, Watzlawidt sostiene :&e *i1 cWportamento non ha un suo fondiaiont
ummw
opposto* ci& qnon 5 possibile non avere un camporramentom
(Warzlawick a aL 3.971: 4iJ in nzodp taie che 4'iratero compor-
tamento in ,una situkone di intkrazbne ha un valore di mes-
saggio, vale a dire Lc comudicazione, ne consegue che comunque
ci si~sforzi,non si pub non co+u&re? (Wa~hwick.et d. 1971:
42). Se questa visiom ha civuto 1"ndubbio merito :dirifocahza-
re l'attenzione s a comunicazione carne pracem interath,
*condo una prospettiva sbtemica e. senza trascurare la linguisti-
ca t la logka ehe pres.iedonola ~:egplazionedeila comnpicazio-
ne*ha -via trascurato.gli aspetti ,dik~ewinnaiicà~ che secon-
de airri studiosi rapprewnt-anoil d&ws"m@t.i tra scambio C O ~ U ~ -
cativo e semphe scambio ~bformariva @molli2002;Paccaignd-
la 2004),

6. I mezzi di c ~ m ~ n h z i w r e .

6.1. Troppo spesso gli studi sulla,comunicazione si sono sof-


fermati sulle aaratterktiche tecniche dei media, sui processi co-
municativi e $ u k loro mgole, trascurando h dimensione sim-
bolica e, di mnswguenza, la rdazione tra comunicazione e cul-
tura.
Intendendo la ,comunicazionecome parte della relazione so-
ciale, non può sfuggire che lo sviluppo dei mezzi di comunica-
zione consiste principalmente inuna arielaborazione dtil caratte-
re simbolico della vita sociale, una riarganizaazione dei modi in
cui le informazioni e i contenuti simbolici sono prodotti e scam-
biati nel mando sociale, e una rismimazione dei modi in cui gli
individui si rapportano i'uno all'altro e a se stpsis (Thompma
1998: 22). In questa prospettiva, i me& appaiono carne mezzi di
produzione,'immagazzinamento e circatazione di amaterialin a
cui gli individui atribulsrone significati.
Su un dtro versante, t altrettanta fuorviante e&tiezare il
conrenuto simbolica dei messaggi a discapito del complesso in-
sieme di condizioni sociaii che sano aUa base della produzione e
cireoiazione di questi messaggi. La csmunicaziane mediata, in-
vece, è un fenomeno socide contestualizzato, che comporta la
produzione, la trasmissione e la ricezione di f u m e simboliche e
che presuppone detemkati mezzi teknici (risorse).

62. U lkpggio è una prerogativa premmente umana e rap-


bEX presenta, sia ne& sua fgrma verbaie (espressione della dimensio-
comunicativa
&!h aoeictà ne cagnhiva) sia in quella analogica (espressione della dimensio-
ne affettiva o comportamende], la base comunicativa della so-
cietà (Sebeok 1973, Paccwgnella 2004). Quando il ling~aggiover-
b ~ l rappresenta
e la modalità camunicativa dominante di una so-
cierà si può a pieno titolo parlare di kcietà * o r a b p r h a r b . Si
tratta delle società semplici, .&e non conoscono f'uso delia scrit-
tura, ma che comuniari0 C& la parol, Ja gesmalltk e la rimaliti.
In queste società a oralità pimaria il rnrdi~mprivilegiato 2 la vo-
ce e ciò conferisce centraliti d a diiensione sensoriale uditiva.
Poiché la conoscenza viene trasmessa attraverso t parola parla-
ta, riveste un malo di priritaria importanza la memoria. Caratre-
risrica fondamentale ddle 'società a orali& primaria è la conte-
stualità ne110 spazio e nel m p a : 1a comunicazione non pub pre-
scindere dall'hic et nam, è 'dunque possibile crimunicare se si è
campresenti, faccia a faccia o quanto meno *a portata di* udito.
La trasmissione della conoscenza viene affidata a chi prende su di
sé il ruolo di wnsentare il patrimonio deila memoria, sancendo
in questo modo la *centraha della persona come luogo di mol-
gimento e realizzazione della comunicazione* (Mangiarod Fm-
giuele 1998: 179')e decretando la base sostanzialmente comunita-
ria dell'orafità.
63. I gnfiiti paleolitici e le $me f a m e di rmhturs hanno ,O,"zh
rappresentato una vera e propria rivoluzione, poiché hanno reso se~rrtpiom
spd~'O-qdl&
possibile la separmigpre spuzbtemporak tra il momento deUa prodozionc
produzione e quella della friiizione dell'evento comunicativo.Le efruizhc

societk che ha& introdotto l'uso della scrittura sono chiamate


saciesia letterarie presso di loro il linguaggio diventa simbolico,
consentendo La scissione tra l'io comunicante e il suo messaggio
che viene affidaw a un suppnp dqsuaato a durare nel tempo
(roccia, argilla, cera, tela, pergamenh carta.. .).Il senso priviIegia-
to diventa h vista e la con3emazionedei patrimonio c~xioscitivo
non è giù affidam alla memoria di s h g ~ lindividui,
i ma a testi che
consenmm a un numero sempre maggiore di persone di acce-
dervi e fruirvi. La comunicarione si libera cosi dei vinculi della
concestualiti spazio-temporale, c~nswitendoPaccesso alla cono-
scema (codifkata) al di fuori della relazione iaterpersonale.

6.4. L'invenzione d e h 'aampa e la sua diffusione nel corso


della seconda metà da1 quindicesimo secolo hanno accderato e
amplificata questi colloundo ancora di più la parola
nello spazio e fissandola nel t e h a . Anche in questo casa si par-
Fz$$r,e
dithidontdi

numero
devatidmo di
la sovene di riduzione (Eiseristein 1997), perché h stampa ha ,
,,
avuto conse&enze significative sulla cdmra europea della prima
moderniti. Essa ha consentito qdi d a s i di fissare e uniforma-
re i testi ddI'anUchirà (Virgilio, Cicerone, Ovidio e multi alrri),
operazione impossibile nd'epaca h cui ciascuna opera era co-
piata a mano, s h d m d o hin rinnovato interesse per I'antichità.
Ha, inoltre, facilitato la diffusione di dati relativi al mondo natu-
raie e s~cialee ha consentito lo sviluppo di esistemi standardiz-
zaG di classificazione, descrizione e utilizzazioner* (Thompson
1998: 891, contribuendo non poco a i diffondersi del sapere suen-
tifico. Lo sviluppo ddh stampa ha inoltre permesso la nascita di
una grande vatietà di pbbiicazioni periodiche destinate alla dif-
fusione di notizie e informazioni di carattere politico e commer-
ci& Prima di allox%la circolazione di informazioni e notizie in
Europa era garaptita da quattro tipi di reri: quda creata e con-
troiiata daUa Chiesa cattolica, queue create dalle autorità politi-
che di stati e principati, quelle costituitesi grazie ali'espansione
delle attivita oornmercidi e, infine, quelle dei venditori ambulan-
ti e dei menesudi che si riunivano nelle piazze del mercato o
CAPITOLO TERZO

neile taverne, consentendo la circolazione di notizie da città a


cictà. Invece, con Pawento deUa stampa, non solo si sduppb
un'&ciente rete postale, ma ccrrninciwono anche ad apparire in
grande quantità volantini, manifesti e opuscuIi d'informazione,
che costituivano una preziosa forite di inforda;zione su eventi
contemporan~eiche accadevano in luoghi lontani. Nella seconda
me& del sedicesirno secolo, fecero la loro comparsa pubblicazio-
ni periodiche di informazioni C notizie, anche se la. nascita del
giornale così come lo intendiamo oggi risale ai primi due decen-
ni del diciasett~itnssecolo. Le natizie pubbkcrite venivano le€-
te in luoghi pubblici, raggiungendo cosi un numero di persone
decisamente superione a i numero di copie in circolazione e rea-
dendo le persone conaapmoli deli'aismrrra di awenimenti che,
pur verificandosi a i di hori dd loro dmbiente prossimo, poteva-
no in qualche modo idue-e la loro vita.
6.5. Quaisiasi processo di sc&bio simbolico necessita-diun
mezzo tecnico, di un *mediumin,: anche gli scambi di comunica-
zione verbale faccia a faccia sarebbero impossilih senza alcuni
dementi materiali, quali.la laringe,'leonde sonore, il timpano, le
orecchie ... I mezzi teme rappresentano il sostrato rnat&ale
delle forme simboliche, gli adementi fisici con cui e per mezzo
dei quali i'informazione o il contempro simbolico viene fissato
dal produttore al riceve+* (Thompson 199R 33). 11tipo di mez-
zo tecnico varia a seconda de* natura dello scambio sirnbolicp e
le sue proprietà possono sia facdicare;sia.iimitare il tipo di scam-
bia.
Fissarione 6.6.X media comentono b ftssc~zfmedelle forme simboliche,
permettono ci& la consefiazione dl queste su sostrati materiali
caratterizzati da un dffermte grado di resistenza nel tempo. Il
grado di fissazione pub variare notevolmente: 2 praticamente
nullo neile conversazioni e dipende più M a memoria che dal
mezzo tecnico in#-quantatale; è elevalo nel caso di un messaggio
scritto su carta, ma lo k ancora di pifi se questo viem.scolpitonel-
la pietra. Tale camtterktica rende i d i a p&mlarmente idonei
a svolgere una funzione di immagazzinamento delle informazio-
ni e dei contenuti simbolici, che possono essere resi accmsibiIi
per usi successivi.
6.7. 'I mezzi tecnici h o ,inoltre la capaciti di consentire la
produzionedi pih copie di una fotma simbolica: si dice perranto
che essi polsseggmo un certo grado di m$vodaawne, che varia se-
condo la asma del mezzo techico: un'iscrizione nelh pietra i:
difficilmenre riproducibile al contrario di un sistema di scrittura
su c m o pergamena.

6.8. I mezzi tecnici consentono anche una dWtunz&zione sp-


zio-tepnpmale (Thampson 19981, cioè la separazione deiia forma
simbolica dal suo contesto spaziale e temporale di produzione e
la possibili& di re-immetterla succ&sivamente in un ambiente
differente. Anche in .questo caso c'k 'una gradualità: nel caso di
una conversazione faccia n faccia la dììtanziazione è decisamente
madesta, poiché la comunicazioqe ha luogo in un contesto di
compresenza, ma aumenta integrando la parola wn strumenti
quali a l z o p a r b ~ regismtpri,
, forme di' iscrizione, che danna ai
messaggi ;n!accessi$ilità estesa nei rempo e neUo spazio. In que-
sto modo gli esseri umani iono-ingrado di agire e inreragire a di-
sranz;a, p&ono intervenire e i?fluinzar,e il cbrso degli &i che
avvengono in luoghi e tempi.l~tani,Gli individui dora posso-
no organizzare e controllare spazio e tempo ed esercitare su di
essi un potere volto aI raggiungimento dei doro scopi. Da ciò de-
r i m o importati conseguenze sui modi di sperimentare le di-
mensioni d d a vita sociale.

6.9. Infine, è necessario considerare li necessità di possedere


competeme specifiche. Infatti, Ia comunicazione è un processo
di ~wdificaziose*,di d o m i o n e della forma simbolica in se-
gni, attraverso cui comunicarla. Cià implica che gli individui pa-
droneggino Ie regole e le procedure rilevanti per codificare e de-
codificare le informazioni o i contenuti simbolici.

6.10. Emerge qui chiaramente la stretta relazione tra comuni-


cazione e cultura. Infatti, nel processo di codifica e decodifica di
un messaggio, gli individui mettono ,ingioco le proprie cono-
sceme e precomprenaioni, In propria appwte4enza ad un sistema
di d o r i specifico, in &re parole quello che Baurdieu (1983;
1986) chiama acapimle culrurale*; oppure, udizzando Ia temi-
nolngh di Amher, k proprie& personali entrano in relazione dia-
lettica con 1c propricth strumrdi e culturali della società a cui ap-
partengono. Così il modo in cui gli individui interpretano un
messaggio, si rapportano ad esso e lo integrano nelEa loro vita ha
una stretta interrelazionè con l'universo culturale e canoscitivo
di r2erimento.

7,Le forme deila reimiune corn~niccs~iva.

7.1. La cemunicazione è parte dalla reiazione sociale e ne rap-


presenta la dimensione inter-aniva, iiluogo dove Ia relazione .si
attua. Esistano diverse ripologie di interazione: a lungo gli esseri
umani hanno stabiIito quasi esclusivapente relazioni faccia a fae-
cia, scambiandosi fede simboliche O impegnandosi in altre for-
me di interazione ali'htemo di un luogo fisico condiviso, ma
l'imporsi di nuovi mezzi di c~municazivnenon solo ha crato
nuove reti di trasmissio~,ma ha'anche influito profondamente
sui modelli tradizionaf di iateazi~aesociale. Si possono fonda-
mentalmente individuare due Mero-tipologie: i ' i n m i o n e fac-
cia a faccia e l'interazione mediata. Vediamole analiticamente.
interazione 7.2. L'htermwnefaccia & fk& i:'caramerizzatadalIa presenza
faccia a fa&
simmkltanea di coloro che vi prendoho parte e che condividono,
pertanto, lo stesso sistema di riferimento spazio-temporale. Nel-
l'interazione faccia a faccia.% così passibile fare riferimento a
espressioni deittiche (uqub, ali,, questo*, uquello~,*ora%)sen-
sa correre il rischio di in~pparein ambiguiti. Questo tip di in-
terazione è caratterizqra dalia dialo@& dd flusso di infarma-
zisni e comunicazione, che generalmente scorre a due direzioni,
e dalla disponibilità di Gna,rnolt~li&àdi indizi sUrrbolaEi che in-
tegrano le parole (intomzioni, gesti, sorrisi, mimica facciale, po-
stura.. .), che fanno parte della cosiddetta *comunicazione analo-
gica~.

7.3. L'dsser~tzionemediata, invece, si awale di un mezzo tec-


nica (carta, onde dettrornagneticbe, cavi demici.. .),che permet-
te di trasmettere forme simboliche a persone lontane nello spazio
d o nel tempo. A differenza dell'interazione faccia a faccia, m n
c'è condiviswne dello steso sistenaa di rtyeerimmto spazio-tempo-
rctle in modo tale ~ b non
e si possono usare csprssiodi di upo
deiGco per comprendere e farsi comprendere, ma è passibile de-
ddae quanre i d ~ r m s z i d in merito ai contesto fornire d o
scambio. In quem tipo di intemione & disponibile una smteli-
mitata di hdizi s h b u k i , riducendo di conseguwa anche il nu-
mero dei dispositivi amaverso i quali limitare l'ambiguità e chie-
dendo ai partecipanti di fare maggiormente ricorso aUa risorse in
loro possesso. Rispetto>a quella faccia a faccia, lainterazioneme-
diata & maggimnente i n d e t m i w a .

7.4, Tbornpson (1 9%).introduce:una.terza tipologiri, la qmsi-


btw-axione m e h , per indicare la relazione sociale stabilita dai
mezzi di m ~ f i i c a z h n di e musa.(giorrrali,radio, televisione...).
Come h precedente, k qua~i7int~azt~ne mediata si estende nel-
lo *zio e nei ~empo,c w m t e n d ~di gasraetlere contenuti sim-
bolici tra tempi.e/o luoghiFntani, e sotto certi aspetti attesta una
c o m h r a ~- odegli
~ indizi simboliai. Ma.si differenzia dali'intera-
zione mediata e dall'intetazione facqa a faccia, che si rivolgono
ad #altri particolari*, in quanto si kdiksw a un insieme poten-
z b h l a t a kdefinito di rìcmiati. In aggiunta,essa non è caratte-
rizzata dalla dialogicità tiPi&#deLlealtre due tipologie di intera-
zwne, ma è più simile & un monolegq in cui il senso deila comu-
nicazione è prevalentemente,unidirezionale. Sebbene non sia
conuaddistinta daiia reciprocità i16 dalla specificità interpcrsona-
le deiie altre forme di rdazioee, n& si puh negare che si tratti di
una forma di inrera;tione~chcunisce gii-individuiLì. un processo
di comunicazione e di scambio simbolico e che crea una pnrticor
lare s i t u ~ i o nsociale:
e la separazione dei ruoli tra produttori e ri-
ceventi.

7.5. I più recenti d u p p i delille tecnobgie per la comunicazio-


ne (iaaroet compreso), ormai a m i b i l i ad un numero di utenti
sempre rrtaggi0l.r 4, in particolare, patrimonio ddk genemzioni
più giovani, induce ad ipotizzare che si stiano consolidando, ad
una velociti &q la des~ione~teorica non riesce ad eguagliare, ti-
pakogie ulteriori di interaahne: se T h m p o n parla di quasi-inte-
razione mediata, cisembra si poan supporre Pesimema di una i@- Infrrnzionc
quasi-mediata C
teraziow qwi-mdiatta e di uria incer.azi0:ne u i r t u l ~La . prima iatmzionc
vittuak
riguarda rutti i casi in cui si cerca di superare il gap creato U a di-
stanza spazio-temporale, pepependo h sirnultaineitii (cellulare:
ti trova dovunque tu & 6G; ~ dialogo
C anche senza usare h
parola), I'ernativitL (uso deile eemoticoni~neUe &t e negE sms)
c la visibilità (invio istantaneo di foto; vid~yhiamat~; +ideo-
c o n f e r e e ) anche se non si è in un sa#face toface. L'interazione
vimale, invece, resa possibde dallo sviluppo deiia comunicazio-
ne sul web, ci pone nuovamente di fronte ad un'dm riv01uzione
epocale come quda della scampa: se quese'ultima ha corisentita
I'apertura del patrimonio conoscitivo a un numero pbtemid-
mente infinito di fruitori e h connessione globale m i fenomeni,
le forme di comunicazione che internet consente s m o modifi-
cando i modi stessi Mia costruzione deli'idenriti personale, da
una parte, e dd'altl-a, dell'appmenenza e ddIa wcidità, creando,
a livella virtuale, comunità che esistafio solo s d a (ilretelp.Lo svi-
luppo dell'interazioae virtuda va di pari passo con quella di una
vera e propria ~ u l n r r atelema~caa,in grado di liberare il sogget-
to dalla sua copporeith e aprendo L strada ali'il~usioned,iuno spa-
zio sociale dove i tradizionali caratieri biografici e culturali baa-
ti su etàPgender ed etnia, perdono consistenza e stabilirà, pamer-
tendo al soggetto di spet'hntare dbrrne.dopo-moderne di iden-
tità e di appmenza fluide e multiple (Tosoni 2004).

7.6. Lii ditintiaae m tre oquam;upi di inrerazione non irri-


plica necessariamente che ogni specifica situazione appartehga
esclusivamente-a una M e tipdogie; anzi, nella vita quotidiana t
molto facile trovare combinazioni delli diverse forme di rebio-
ne. N6 è implicito che si tratratti di una eatego'rizzazionedefinitiva
ed esaustiva di tutti gli scenasi possibili. Cib che importa sottoli-
neare, in buona sostma;è che lo sdu#po dei m d i a non solo ha
determinato una complessa riorganiwazione deiie dimensioni
,
spia-temporali, emancipaxido gli individui dal vincola della
conipresenza e comentenda bm nuove forme di interazione a di-
smza nelb spazio e nel tempo, ma, di fatto, ha anche -creato nuo-
vi tipi di azione e i n m i o n e c nuove forme di reIazisne sociale.

Cawcnto dei 7.7. L'awehto dei media con 14 19~6crescenti passibili& CQ-
mtdki b i di
tatto municative ha di fano rivoluzioaam Ie mdalità di relaione e ne
rivdu*mm
le modnlkh di
impone una continua ridefiiaoe, Sembrano amstasi due
rthzione spinte contrapposte, campmsea.8 anche nello stesso mezzo tec-
nica (esempio tipico la cbdc]:da una parte il desiderio di sfrut-
tare le opportunita offerte da ttn'iawmione arianima o da cui 6
mdwm Ia percezione diretta delle emozioni e ddll'identità degli
inrerlocutori (uso dd,nkk-mme), daU'alm quella a trovare stru-
menti (webam, emot%lwas?ecc,) che consentano di bypassare la
aseparaziwm impasta dalla presenza di un mediuni.

73. Da ultima, va segnalato &e la ricezione dei prodotti me- La ricreione I


una p r ~ t h
diaii non è da considerarsi una pratica passiva, bensì un'attività cnncniuiiw
ermeneutica che impqns gli indidui ,a far propri i materiali
simbolici che ricevono, atmverso 'unaprocess9 essedalmente
interpretarivo. Qwiamente, un'ocikupazionc che non si svoJge
nel moto, in un contesto storico-sacide preciso e smmrato. k
proprio tale cmtwm e3ie.ckterrninak risorse di cui i potenziali
d e b a t a r i (agenti primari,secondo Grinswdd) dispongono per
interpretare i-p r o d d -mefinli e uticd&e un propria modws vi-
vmdi. Oggi, tuttavia,-la ricezione è un'attivia che consente di
prendere le distanze dai contesti praeci della vita quotidiana in
quanto permette di immergersi in ahn ambienti divwst, Iantani
s&o il profilo spaziale e tA+rale e, quind+ amplia ii wnge di
opportunità, ampliando il c&fi,testodi appa,rtenenza. Da questo
punto di vista, i1,sipificato di un messaggio, infatti, non b qud-
cosa di statico e.didato apriwi; è ~ontinuamente~ti~nuivato e tra-
sformato nel p r m m di ricezione, di interpretazione e di rein-
terprasime e, cos'i, la cultura, i n k a come l'insieme degli og-
- getti ~uImraliche a r ~ a l w nelh comusiicazio~einterpersonde,
è continuamente rictrnfermata e rinnova^ nella relazione sociale.

8.1. L o sviluppo dei me& e fa nascita di forme di interazio- gzy&


ne, di quasi-interaione, di interazione virtude hanno detenni- ~ d ~ t t i
mio ~ ' k e n u ,di che ,viene comunemente chiamata, con
un'cspressione &e h? &m e dà mmon origine a controversi di- kd.l*h
itwi
di
batti6 w ~ m u n i w i a n edi masa,. In primo luogu, opportuno
specificare1che ii termine ~ m a s wnon è da Intendersi in senso
suetmmente qumtltaivo; indica piumosto i prodotti potenzid-
mente accessihiii a una pluralitk di fruitori/&tinawi. Un'altra
CAPITOLO 'l%RzQ

visione tipica di alcune vecchie critiche della socied di massa, at-


tribuisce a tale termine il significato di indis~nto,ornogenecr,
passivo. Questi approcci amusano la comunicazhne di massa di
aver prodorto un tipo di cultura insuIsa e qualunquista, in grado
solamente di intrattenere gli hdividui senza stimolarli. I psodot-
ti della comunicazione di massa, secondo quesm corrente di pen-
siera, fornendo una gratificazione immediata e senza impegno,
assorbofio i'attenxiune dei destinami e ottundono il senso criti-
co.
Oggi si cerca un approccio pia serio e meno ideologica allo
studio della comunicazione di massa e dei suoi mmW, che parta
dal rifiuta deUa tesi semplicistica d d a h iione passiva dei pro-
*
dotti mediali. Viene riconasciuto che la ricezione non un pro-
cesso aproblematico e acritico di assoribimento, ma una dinamica
campIessa di accoglimento, inerpretazione e integraione nell'e-
sistema delie persone. Nel casa ddla comunicazione di massa,
inoltre, è stato spesso ritenuto im$roprio parrlare di cumunicazis-
ne in senso stretto (cioè come flusso bidireziomle~,preferendo i
termini adiffusionem e *tmsmission%*,in quanto ai deslirmatari dei
messaggi dei mezzi di co~nunicaiofienon sono mta partner aila
pari in una relazione di reciproco.scambio,quanto piuttosto par-
ti coinvòlte in un processo mtturacrr di trasmissione simbolica*
(Thompson 1998: 43), In redti, non 4 un monalopo interamente
unidirezionak, perché i riceventi markengono una certa capacità
di intervenire e contribuire a l qorso del piocesso comunicsitnro (si
pensi alle dettere ai direttarei o alle ttldonate in direm nel GOI-
SO di trasmissioni radiofsni&e o televisive).
Comunicazione Alla luce di queste consi&azioni & opportuno precisare cosa
di masa 8
pmduzione si intende con ~lcomunicdonedi massa*. Thornpson propone
ed i & o
questa definizione: Ia ~comunicazion& di massa, 8 $a prduzio-
p n c m i i ma ne istituzionalizzata e la difftisione generalizzata di merci sirnbo-
me& hMictu
liche amaversa la fissazione e ia trasmissione di informazioni e
contenuti simbolici* (Thompson 1998: 44). Egli ne evidcmia h-
que caratteristiche fondamentali: l'aspetto di produzione e &-
sione e la nascita dell'indusuia, mdlatica, Ia mercificazione delle
forme simboliche, la separazione ma la produzione e la ricezione
delle forme simt oliche, I'estensime deM'accessibrli& delle forme
simboliche nello spazio e nel tempo, la circolazione pubblica del-
le forme simboliche.
La prima caratteristica è chc la comuniozione di massa pre-
suppone mezzi tecnici e istituzionali di produzione e diffu-
~~?d~~ad*C
mtdiatb
sime. I1 suo sviIuppo 6.infatti avvenuto grazie a innovazioni
tecniche sfruttabili a fini camnerciali, realizzatesi, a loro vol-
ta, ali'intemo di determinate cornici Istituzionali, fi la casid-
detra indcss& medbtica.
La seconda caraneristica è quella della mncifiuxzrionc delle
forme simboliche, che nasce in relazione alla capacita iipro- s*]ithe
duttiva dei mezzi mcnici. La mirctficazione awiene perd-14la
domanda di riprodurre una d e t t m k t a forma simbdica è le-
gata al vaiore che ad essa si attribuisce:.non si parla qui solo di
valore eeonamico, ma anche sirnbdIico. Quest'ultirno riguar-
da Ia considerazione di cui gIi oggetti simbolici godono pres-
so le persorie, ossia la p~ssibilità&e hanno di essere disde-
gnate o, viceversa, apprezzate. 11 valore economica è quello
che consente loro di =sere scambiare sul mercato: nel proces-
so di *valo&zazione ecdnomicw L f a e simboliche diven-
tano =merci, simboliche. La comunicazione di massa com-
porta una mereificazione econamiia delle forme simboiiche,
nel s e m che è loro possibile amibuire un valore economico
che dipende dal mezzo tec$co e dalla cornice istituzionale in
cui tale processo ha luogo. La mercifxcazione assume forme
differenti: nel caso di materiali starnpri (come libri e giorna-
li) dipende principalmente dalla. capacità di produrre e vende-
re molte copie, nel caso di radio t 'televisionequesto aspetto si
concerta con la vendita di spazi pubblicitari, abbonamenti,ca-
noni e cosi via.
La terza caratteristica sancisce la separazionr smtturde tra
prod~zbnee ricezione d d e fomie simho~che.?? noto, infarti,
z;zm
produzione
ricezione &lh
che nella comunicazione di massa i beni simbolici sono pro-
dotti in un contesto che generalmente è diverso e separato da &Wchc
qudls di ricezione, cara:trerizzaado il flusso dei messaggi co-
me prettamente unilaterale. Ci6 determina &une comeguen-
ze. In phmis, priva delle forme di reazione dirette tipiche del-
le interazioni Iccia a faccia, coloro che sono impegnati nella
produzione e diffusione dei messaggi, conferendo ai processo
un certo grado di inde~rminazione.h secondo luogo, i de-
stinaxari dei messaggi vengono, per C O S ~dire, *abbandonati*
in balia di possibili fraintendimenti C ambiguità, con un pole-
re di deterininazi~nesul conrenuto di una. comunicazione de-
cisamente scarso.
La quarta caratteristica deUn comuaicaziane di massa riguar-
da Yntensiom de~l'l'ac~ssib&t& delle f b m e sidolkbe nello
spdzio e ne[ tempo, che deriva dirmamente dalla catrittexistica
precedente. Infatti, poi&$ i contesti di produziom e ricezio-
ne sono separati, un mesaggio mediata può essere fruito i,n
un ambiente lontano, non solo sp&lmente, ma anche m-
poraimente, In realtà, quesxa è non è una caratteristica esclu-
siva delle forme di comunicazione di massa: molti eventi che
sarebbero stati un tempo oggetto di comunicazione *limitata*
ora vengano proiettati in uno spazio-tempo aperto, perché la
capillarirà e la pervasività.ddbsorgenti della tr:asmissionerie-
sce a ttasferirli s u l palcoscenico gFoba1e con estrema facilità e
disinvoImra.
Circolazione Questa caratteristica Gghwinfine, ~ u i t i m aspetto o del-
,,,Pubblicn ddlc
simboliche
la cornunimzione di massa mksso in luce da Thompson, quel-
lo della ci~colazi~ne pnbblka de& f ~ m simboliche.
e Lindu-
stria mdiatica produce beni fmibilt, in linea di principio, da
una pluralità di destinami, pFché sano prodota in molte: m-
pie e disponibili per chiunque possegga i mezzi tecnici, le ca-
pacità e li: risorse per uiilizaarli. Tutto ciò awiene a diEfermza
di quelle forme di comurticazione che si awalgono-di.aaaloghi
mezzi di fissazione a trasmhsionk (telefono, Gdeocamere...l,
ma che rimangono dirette p un ricevente (Q a un p p p o di rl-
ceventi) particolare. Sebbene la h e a di demarowzione non sia
netta, h fniibilità dei prodotti è la caratteristica della cormni-
-ione di massa che ha le ceiaseguenze più devmti per la di-
stinzione ira sfera p b b k a e sfenqp"fs. L'accessibilità delle
forme simboliche a una, molteplicità di d&atari trasformh
infatti, i prodotti mediali in beaj pdhlici (ci& disponibili al
pubblico), ma a i tempo scesio rende pubblica il contenuto dei
messaggi con conseguenze non inilmanti suii'asseno s~cieta-
rio nello snodo tra dimensione pu bbkca e privata.

La 8.2. La comuniewione di massa, consentendo di comunicare


comunicaziom
di -a awraverso lunghe distanze neuo spazio, ha mhcohto gli indivi-
conwnic la
~ m u l ~ a t i dui dai limiti dell'interazione faccia a f w i a e ha comp.cxrta~otiun
dcs~ai;itixuu riordino delle caratteristiche spazio-temporali deli'assetto'socie-
tarìo. Cm lo sviiuppo deiie telecomunicazioni (telegraf~,telefe-
no.,J, nella sèconda m& drI diciaanovaimo secolo, è diventato
possibile s$mciare io sp-o dal tempo* vale a dire non era più
necessario rraspos~fefhji~arnentt4 forme sìmbohhe da un luo-
go aIi*aIm come iwuiiva in precedenza, mà al corimio si p o a
mne trasmettere contenuti simbofici a distanza con una dilazio-
ne temporàle minima, Questa ha aperte la strada alla *simulta-
neità deqaziahzaxa*, cioè d a passibili&di «sperimentare come
simdmnei: w&ti che pure accadono fvoghi spazialmente lon-
tani* (i'hompson 199%:521,; Vlene così scardinato I1 presupposto
secon& cui la ~imuit~~neifa pres~~pOde 19 sreao tempo e lo rtes-
so Iuogo. La conseguenza più rilevar& di questo aspetto è stata
la necessità, di .istituireun sistema o,tmdardizza~odi cdcolo dal
tempp* che consentisse di 'mordinyc le esperienze di simulta-
nei& a livelb glo$e.
1
!
83. Lo svhppò deila cqrnuniciiiaae di massa e delle deco-
municazioni ha, inolrre, camponato una t r ~ f ~ d o nel n emo-
do in cui le persone sperimentano le caratteristiche spazio-tem-
porali della vita sociale. Basti knsare, per esempio, a come il fe-
nomeno di univwsaiiuazione del tempo e Pinteresse suscitato
nei confronti deUe esperienze personali.di tempo e spazio, deila
simultaneità e ,deilavelocità si sono Rpercassi e sow stati espres-
si nelle forme artisdche e letterarie del di~imnovesimoe del ven-
tesimo arrslo (si pensi a ~roust] ~ o ~ cVigginia
e, Walf, al cubkmo,
al hmrìsmo e cod via) 1988; Berma 1985).

8.4. L'awento ddl'isdustria med'itia e della teI~comunica- In


coinuokphnt
zione m o h a h inoltre "influitosigdicatka-mented seme del di mmaha
passato [come appartenenza a una comuniti che si perpetua nel pirsto allo
sviluppo di una
tempo, ma che rimane sostanziahente vincalata spazihenre) itoiidd d t a
degii individui. Prima, infatti, il passata veniva tramandato negli
scambi simbolici delle interazioni faccia a faccia, una rnod&a
modellata sulla base delle tradizioni ardi prodotte e veicolate nei
wnfesti quotidi& della vira sociale, che sebbene non siano state
ebdnate.M a cWusiane dei prodotti media&, sicuramente sso-
no state integrate (e, in qualche inisrira, Amsmiite). Lo sviluppa
dei m ~ d &ha dato la psibilità di conoscere c apprendere wenti
lontani ne1 tempo, che rischiavano di sortrarsi dla memoria e al-
CAPITOLO TfsFIX>

h trasmissiofie nelle interazioni faccia a faccia e ha così decretato


la nascita della escstoricit5 rnediatm, una modaiita di accedere a l
passato attraversa 18ammulazbneprogrie~s'mdi farme simboli-
che che riescono a readex10 continuamente presente in modo in-
dùmo. La storici& mediara un tempo dalf+,~r&t$le dalla m o -
ria, ora assume ferme pi5. complersae e rende sempre più pmble-
rnatica la questione dell'oggenività storica.
L 8 5 Oltre ad aver modificato i1 senso del passato, i mezzi di co-
comunicdnnr
di mma ha municazione hanno mutato i] senso di ap,pmefienza,ci@? il ca-
murato il amaa
~ c u ' ~ - rattere
~ dei gruppi e delle comuniti a cui gli individ~sentono di:
~ W P tP ~
comrinitb
appartenere. L'appartenere era d i z i o d m e n t e legato aila con-
divisione di una storia e di un luogo comuni. La dapaziaiizza~
zione e detemporalizz;tizione,tutta&, hanno parz&-ente svuo-
tata di significato queste qtegorie fondamentalmente amoder-
ne*, dissolvendo i limiti spazio-temporali dell'appartenenza e in-
troducendo criteri amdiatici* per delimitare i confini di gruppi
e comunità (q. Si pub parlare in q u w senso di sociali& me-
diata~(Thompson 1998: 55). :
di &sa,
9. Cmacnic~zim tradizione e e~ltiirw.

I1 senso dei passaro .e il nfu~nentoad esso come pammonio


cui attingere per la c o s k i q e dell'identicà e carne base d& so-
ciaiid ci induce a parl&e.della rmdi~ium,che conneme in modo
diretto il cema della comunicazione e quelio della cultura. La m-
dizione, infatti costinii~m~un insieme di oggetti culturali legati ia
moda molto stretto all'appaneneriza ad una storia e ad una rae
di relazioni che connene gli individui alle generazioni passate.
Cari il rivoluzionarsi delle lmodalità dasstche di percepire il tem-
po e lo spazio e con l'acceleraiione enorme del progresco temo-

fi Le apparteacrizk sacidi si sviluppano ia una m m di dri-nbalisrna,(Mal-


holi 1988) o di camiinitk satetiche* (Baumann 20011, &e si aggregmo atlor-
no a fragili legami di consumo, B &i c f h m i . L nibii mancia i f& M e reh-
zioni ~bcialie crea nic& *eultlidir, tempome, cbe durane quanto dura una
mada.
logico, il cambiamento negìi stili di vita delle persone e la rapida
obsolescenza di regole e noyme mcidi inducam a rifiettere su
quale possa essere i1 molo della tradizione nel manda odierno.
La sbcialo~atlassica ha argomentato che l'awento d d a muder-
nità si actompagna d declino della tradizione e d a sua perdita di
importanza nella vim sociale (Thompson 1998). Autori classici
del calibro di Mam. e Weber (3) hanno fatto della tradizione un
oggetto di critiche serrate, concepmdola some ostacolo al pen-
siero illuminato. In realtà,,malte tradizioni continuano a giocare
un molo importante anche oggi, 11 termine deriva dal latino &a-
d b m e indica cioè &e viene trasmci~~ox~ tramandato dal passa-
to.Secondo Thornpson (1998) la t r a h o n e ha quattro caratteri-
stiche fondamentali:
in primo luogo, ha un aspetto sirnenwtko, funge ciok da
schemi intcrpretativo, da sm&ra per c ~ ~ p r e ~ dile mondo
re
(Heidegger 1969; Gadapr 1983);
secondo luogo, ha un aspetto nu17nativo nel senso che f ~ n -
ziona da guida normativa per le azioni e le credenze del pre-
senw;
il terzo aspetto è quello di ì e g i ~ i w i i o n ecioe
~ di sostegno a l
potere e ali'auwri& .
infine, i1 quuso aspetto della tradizione riguardaFiZentitA, nel
senso che essa fornisce una parte dei materiale simbolico ne-
cessario al processo di formazione deli'identità individuale e
sociale; d e pro~essu,infatti, noi awiene .ex nihilo, ma s i co-
stsuisce su un insieme preesiswnte di'materidi simbolici che
eostiéuiscono le fondamenta dell'ideutid,
Con I'av~rentodei media, siniramente gli aspetti normativi e L= t d i uo
tivcatt ion~ e
U O ~ O
di legrximazione W a tradizione perdono di importanza, ma mautico
permane iI molo crmeneuticu e quello legato alla formazione
deli'identità. Cambia così l'importanza che la tradizione gioca,
kz:zM'la
dcll'idrntith
ma non a decadere del. tutto, Nelle società tradizionali il s6
affondava le .sue radici nel familiare e abituale, con scarse passi-
b&tà di sperimalare alternanve, Oggi, gli individui, al contrarilo,
hanno la possibilita CLaccedere a un numero molto ampio di
CAPITOLO T
ERm

esperienze altrimenti non vivibdi, che non richiedono aleuno


spostamento fisico. In questo m ~ d o aqui&cam
, un g d o di
flessibili& e mobilit5 del.tiztto nuovo, contribuendo a rendere il
sé piti flessibile c aperto a nuov~:esperieme.Secoado Thompsun
(1 9981, l'avvento dei media non nega atla trad&one la possibilità
di partecipare al processo di Eormazime dell'identità, né soppri-
me il bisogno di formuhe un insime di credenze e valori che
aiutino a comprendere il mondo. Ciò che k successo con l'amn-
to dei medica è che anche la tradizione 8 stata mediatizxata, si è
cioè liberata d a vincoli deli'interazisne facia a faccia e,si è deri-
malimata, perchi Ia sua eonsemnzione dipende sempre meno
dalla ripetizione rimale tipica invece deli'era pre-mediatica. Le-
Lxtdt*onsn
C drritunGezata c
gandosi a forme di comunicazione mediate, la tradiaime ha cer-
dcpcmn~Ezmia tamente perso i suoi brmeggi d a &a quo~dba,arrivando
pcrsin~a ,depersonalizzarsi,ea &sIowrsi, ma aItrettanco.cwta-
mente non si è svuotata di significato;

10.Cwltura e mmsrnimiotze tra &npJessìtd e vischio.

10.1, Fenomeni quali la storiciti mediata, h socialid mediata,


lo st.incolamenro deIla tradizione dai.contesti di vita quotidiana,
che diventa soJo una fra le infiaite sorgenti di wnoscenzae infrrr-
mazioae di cui l'uomo rmde diipo~~e, sono alla base deli'imre-
mento inarrestabile dalla campl&ità s o d e . La possibiliti illi-
mitata di partiecipase a espeAe11z-e&che diversissime l'una dal-
i'alaa espone il soggetto, inpeso come entith coerente, ad un pro-
cesso di frammentaziolre e'sradicamento,che ha portato Bmgcr e
K e l l w (1974) a parlare-di hmeless nthd, di una mente che non
ha più punti di derimenm~crtiche I;e aonsenrano di ordinare il
vissuto in modo sensato. Indltre, il coinvolgimenta, reso possibi-
Ie dai mediu, in eventi 16mani e'l'inerem&ro.delle conoscenze in
tutti campi deli'esistenza, aumenta il carico di xesponsabilità ,e,
contemporaneamente, la seasaziane di inadeguatezza. Diventa
sempre pi6 difficiIe prendere decisioni e Ia cultura, come abbia-
mo già evidemiato nel paragrafo 1, non appare più come un pun-
m di riferimento unitaria per dare coerenza e senso dl'esistema
soggettiva, che appartiene ormai ad uxxa sacietà neutra dal punto
di vista etico, in cui le nosm decisioni vwo prese il più delle
v d k da1 buio* O in un ' h a di.@nemie incertezza circa ifonda-
menti normativi delle nome scdze: risulta complicato, quindi,
non solo individuare Ie mategic pili idonee d a so1uzione di un
problema, ma anche leggere il significato di tale cambirazione.

10.2. In questo senso* ogni axionc o decisione presenta una va- O@ C


dcchienc
lenza rischiosa, essendo inesauribili i fattori di cui tener conta p-nmunn
per rendere prevedibile il corso degli eventi ed essendo sempre
piu difficile - proprio a causa deiia. crescita esponenziale della
complessità - comprendere la reidane tra il proprio composta-
mento e i valori hilnirali che f o n d a 1:appartenema socide. I1
*rischio. diventa cosi un concetto chciale per comprendere la un*

cultura del nostro tempo, come, si diverso titolo, numerosi auto- centrai* p r
eomprrndm il
ri contempormei (8ieEk 2000, Giddehs 1994; 1999a, Luhmann n,,,mp
1996) hanno rilevato. h partkolark, il concetto Idi rischio risulta
doaro di una specifica popara eurirtici nell'ambiro di un ap-
proccio relmionale, Infatti, evidenziare la rischiosità intrinseca
del vivere quotidiano, come awiem ne$ snidi sociologici pi6
recenti, impIica innanzinirtà pdrtaire dia luce la relazisnalirà del
reale e I'irnpossibilit%di esauriie totalmente tutte le connessioni
possibili tra, i nodib di dispiègwe completamente i'intreccio
(Carri Mittini 19m Carfi c Santora 2UQ6;Rossi 2005), mettere
in widenta come ogni deisiorne da prendere implichi l'opzione
tra innumerevoli elementi di cixi disponiamo al momenm e nel
contata della scelta stesa.
I

14,3.fl rhchio può,dunque>essere an&zato come un veto e


proprio paradigma della cultura amaIe vista secondo una pro-
sptmva rela-zionaIe e, in questo senso, per comp~enderneappie-
no il significato, t opportuna far riferimento ai paradipi propri
di un approccio relazionale alla studio d e i societ; (Donati
1991), owem far leva suile due dimedoni mmesime* della re-
lazione (refe70 e rehgo) e sulh bussola AGIL che i5 consente di
orientarci in essa, collocandole alT'internodella tensi~nespecifi-
ca di una scelta rischiosa, quella m risaltati che si v~glionoome-
nere e oppbnunità per ottenerli, ua sfide da gestire e risorse di-
qonibiIi per questo scopo (Fig. 41, Tale tensione non di per s t
:;:szp
wrinm una
un fatto negativ~ma la semplice declinazione della riscbsitì ~~~~~m
Uitriasecn del vivere contemporaneonelIa quotidianita.11rischio,
nella riflessione sociologica amale, assume una vaienza ne&&&,
non connora siruazioni già palesemente cumpromesse (7: la pie-
ga positiva o negativa che prenderanno.gli eventi dipenderà dal-
l'adeguatezza o inadeguatezza delle risorse rispetto alle sfide.

Fig. 1F: Rischio s o d e come relazwne di equilibrio tra sfz& e ri-


sorse fonte: C a d Mittini 3999: 36)

1M. I1 rischio si configura C&? come una sorta di somma ai-


gebrica tra addendi che si'passono distinguere solo per asmazio-
ne, perché nella realtà spesso,si intreccian~e invertono la reci-
proca posizione. Rischiarej da q u e i t ~punto di vista, significa
semplicemente combinare risorse e sfide in modo più o meno
sensato (equilibrato) e la scdk 8 un:processodi selezione tra le
sfide possibili e k risorse &sponibiIi {Donaci 1991): ala non ade- .
guatezza richiama uno squilibrio nel senso della carenza (scar-
sità) di cero risorse (A).e di non adattamento Cnormativo) (I), ma
è più di questa: è un sigterna di azione che presenta problemi di
coerenza anche con i propri fini (strategie, scelte) (G)e con limi-
tazioni di valete (modelli culntrali di riferimento) (L)* (Id.: 25).

14) h questo senso, Luhrnann distingue tra &&We periiolo. Mentre il pri-
mo può essere definito come un danno che non dipende dalla nostra volontà, il
secondo rappresenta un'acquisizione specifica dell'epoca attuala: essenda la m-
ziondid dell'agire sociaie una *razionalità Iiitatar, che non dispone di cer-
tezze circa ì'esito delle proprie azioni, ogni azione che implica una decisione,
una scelta delhoma, k rischiasa (Luhmann 1987b:90).
Schema AGIL e modello sfide-risoise si Mvecciaao in modo non
lineare, ma dinamico, come mostra la Fig. 5.

Fig. 5: 11modello di iichìo-(Cuwtt,Santoro 2006)

1
*.
' Norme poeidi,
W rigdedciis
daziani

.n

Com'è noto, i quamo poli dello schema AGIL si collocano


agli estremi degli assi smtturalcp e referenziaIe (A-VG-L). In
questo modo, si configurano situazioni di rischio di diversa na-
tura (Rossi 2005). La Fig. 5 vude riprodurre graficamente la
multidunensianalità e pluri-valenza del rischio relazionale: non
si mtta di una chiave di lettura rigida e applicabile in modo stan-
dardizzato alle situazioni,in quanto l'assegnazione di fatti ed ele-
menti a posizioni specifiche nello schema è sempre un processo
dialmim, che malto dipende dal punto di vista dell'ussematore.
Non sembrano esserci dubbi sul fatto che la sfida principale,
esplicita, va coUocata sul polo G.Le risorse, invece, vanno xicer-
cace a livelli differmti: ci sono i mezzi materidi, le opportuniti
=tecniche* di x e a b e un abiertba (A), ci sono poi requisiti
nomativi (l),che organizzano i mezzi secondo logiche prorno-
CAPITOLO W 0

ziondi (mettendole in rete) o ostacolanti. Ad un Iivdko suporio-


re, i viilari e la cultura di riferimento (L)forniscono $frame
cor en~ltrocui convalidare le proprie aspettative e finaliti. Ma da
un altro punto di osservazione, possiamo considerare la scelta
stessa degli obiettivi specifici, come dipendente daii'accettaziane
di una sfida collocata ad un meta-livdo: corrispondere ad un
ideale cultumìe/ideolngico/rdigio~ache si declina in aspettative
di ardine concreto e che, parallelmente, esige il rispetto di de-
terminate regole di comportamento.

105. Rispetto ai modello sfide-risorse possiamo leggere di-


versamente la fumione deli'appertenenza culturak Da una par-
te, questgu1timanon è mai dara una volta,ptr tutte e, còme tutti i
valori arelaziondi*, ~ t ,calata
a nelh sitpazione r d e e confrontara
con la concretezza delli vita, Ciò consente di ridimensionare cer-
te aspettative, pena l'*ano&ia*, ovvero la sfasatum totale tra
obiettivi da raggiungere e mezziba disposizione: in questo senso,
I'attuazione empirica dei valori rappresenta sempre una $h.Su
un altro versante, di fronte aUe i&ite&ance che ii mondo at-
t'attuazi~nc
cmpiricn dci
tuale offre,disporre di un fidme mlariale definito e chiaro può
vaiori rendere meno disarmati ed incerti nella scelta e aiutare a costrui-
rapprrsMta
irmprt una
re un progetto di vira sensato ,e umano*: così l'appartenenza
sfida puQcostituire una risorsa preziosa per la scelta.
Fig. 6: I2 diamante cultwuale'e il &bio corn~ni~ativo
CULTURA E COMUNICAZIOM

Riprendendo la figura del diamante c~lturale(Fig. l ) di Gris-


swold e la teorizzazione di Arcber con cui abbiamo aperto il. ca-
pitolo, e mettendole in relazione con la categoria dd rischio so-
ciale, appare più evidente come si snodi il legame rischioso tna co-
msdnicarione e m l t ~ ~ildmondo
: sociale rappresenra per i sogget-
ti che ad esso apparrengona (che sano meatori e &mitori di for-
m e simboliche, di oggetti culnidi) un intreccia di vincoli e ri-
sorse da cui partire nell'elaborazione culturale. Quest*ultima è,
tuttavia, fodarnentaimente infhen~atada quelli che Arcber
chiama ultimate cotseem (che noi traduciamo con *premure fon-
damentali~)(5): la realizzazione di cib che ultimamente ci preme
castituisce la sfida cruciale dell'esiote~za,che determina uno cpe-
d i c o modws vkendi, ovvero un equilibrio che ogni soggetto sta-
b&sce in modo proprio tra i differenti 4cconcernsle (fra i quali è
chiamato a stabilire un ordine di +oriti) e il bagaglio strumen-
tale e culturale VES e PEC) reso dispmiibile dal contesto socia-
le di appartenenza. Il diamdnte culturale, tuttavia, rende eviden-
te carne l'elaborazione culmrale ;chieda h relazione ed, in par-
ticolare, la relazione comunicativa (Fig. 6). Essa mette in contat-
to i diversi modi vivendi delle#persone, ciascuno dei quali rap-
presenta di per sé una risorsalsfida per le aiae persone implicate
nella relazione comunicativa,'facendo essi stesi pane di ciò che
ogni individua *eredita. dal proprio contesto sociale. Come ab- ~ . t t?+
I.
&amo giH anticipato, l"oggao &lcuraIe h il fmto delh comuni-
azione grischiosa~wa due soggetti: rischiosa in quanta legata a dw Saw~
un equilibrio dinamico rralriroires m d i e culninli dell'am-
biente 50ciaj.e e sfide cmciali per i soggetti, che sono mossi nel-
l'agire daUe proprie premure fondamentali.

(5) Si veda Prandini 2004.


QUARTO
CAPITOLO

ECONOMIA E SOCIETA

di I C O L O Z, ~
~ O

SOMWO: 1. J?rem-. -.a. L ' a ~ R r c d oktdividudk~e quelio strutturaiista


- 3. Gli approcci della s&Iogia ~c:dn.c@~+a: ciai dassici ai mccintmnporanei.
- 4. f W& del$ s ~ c l r l ~ g. oi a~ ~ o t n i c&la
a ! mod=rnizonzianealla glabaliz-
zazione- - 5. un &&npio,&anhìi$i rel&oaale. lavoro nelkonomia do-
po-mdam l

In quesu, capitolo il nostro tentativo b1-àdi comprendere una


specifica dimensione dd sociale, l'economia. Anche per recono-
mia, però, esime un problema di ddiizione. Per mobi autori l'e-
conomia è quelraspetto ddl'azione socide che consiste nella
*produzione, distribuzione r schmbio di beni e semi& (l). L'e-
conomia, neUa prospettiva suggerita dalla definizione, satebbe,
pertanto, il. processo che modella o dh forma alle relazioni fra gli
attori sociali t de& attori sociali con la natura esterna (l'ambien-
te fisico) finahxate &a soddisfazione di tutti quei bisogni, non
solo fisici, che richiedano il lavoro, cioè ptun'attiYiM inteneiond- Prima drfiaizimt
mente diretta, mediante un certo dispendio di energie, a modifi-

(7 Cfr. Martinelli, 19S6,p VII. Um d f i i o n e malto s i e p m p a da


Gailino che p a h di rtpraduziane, scambio, distfibwiane e cònsurna di beni,
servizi e cqitdi* (1983: 273). Si veda anche Pdangri 1983.
CAPITOLO QLIARrO

care in un determinato modo le proprietà di una qualsiasi risorsa


..
materiale , o simbolica ... onde accrescerne I'utilità per sé e per
altri (Gallino 1983: 407). Esiste, per& una seconda definizione,
che si può ritrovare in molti testi di Economia (a), in base a cui,
i'economia si basa su *atriviti che hanno a & fare con la scelta
individuale di impiego di risorse scarse, che potrebbero avere usi
alternativi, al fine di ottenere. il massimo dai propri mezzi* (7%-
gilia 1998: 12).

La seconda definizione rivela che aci'Ec~tibda,come scienza


deI compormento upano, 6 stara fqndata su un posniIato note-
wh-enteparsimonbs~Qudo ddl'individuo isolato, mossa dal
proprio interesse, che scegtce libetamente e raziondmente tra li-
nee di azione alternativi dopo averne calcdato costi e benefici at-
tesia (Hirschman 1988: 419.). Questa scelta teorica dei padri fon-
datori (3)ha avuta profonde ripercussioni su1 metodo di indagi-
~ n & ~ ~ *
m&rogi~o
t mdeii'Economia,
~ ne o che si caratterizzato come aindividualismo
metodologico~.In'base a quesrci metodo, la secieri, intesa come
struttura capace di esercirare reaherite un potere di condiziona-
mento sugli esseri umani &+h popolano, indipendentemente
dalla loro volontà, non esiste (4). Tutto cib che accade deve esse-

(l) Qui fnccinmo riferimento, ovviamente, & disciplina che snidi. acienti-
ficamente i fenomeni etonfimici. Ir,evita~ecorifusioni scriverema Economja
con IL maiuscob qvando ci r i d l m o alla diiciplinn d economia con la nrinu-
scola quando 4 rifehmo ai nfatto auùate~,
p) In realtà la definitiva c~nsa~i.az~onc ddl3tpprsccia individualisticonon si
deve agli autori che vengono considerati i fondatori &WEcunumia pc-
derrlq cioè Smith,Ricard~eMaIxhus, ma agli esponemi dell'ecainoniia neoclas-
sim che, negli anni '70 del dicimnavesima okceeoio, ddizzarono h cosiddetta
~rivoluziònemrgindisxnm. I nomi più noti sona Jmons, M q e r e Wdm. Per
un avvrofondimento si veda Schummer 1972.
(;i In aitre parole si pu2i dite chk il paaigmn economico del mereato au-
t~rganffzatofa dell'agjre economico un cotic'etto universihate valido, indi-
pendentemente da qualsiasi conrrtsre s&le arganizam s dalk differente a-
cio-nilrnmii hlanyi (l 9741pri- if r;ra~vetter(1.991) poi hanno usato a que-
sto proposito il termine d i m k a d pw indicare ehe nel p w b r n a economi-
re spiegato in termini di azioni individuali, riducendo la corn-
p l e s i d dei fenomeni sociali ai singoli elementi &e li compongo-
no. GIi individui, inoltre, quando agiscono nell'ambito deli'eco-
nomia sono ipork~atiessere spinti da motivdoni di tipo udita-
ristiao (il IOFU scopo fondamentale è rnassimitzare il proprio bc-
nessexc n .la propria feliciti) e dntati di una razionalità aforte, in
grado di scegiiere i mezzi adeguati a conseguire il fme o i fini fis-
sati.
A questa Linea di pensiero si s&no.m~trapposti aicuni dei pa-
dri fondamri deIla sociologk (Marx; Comte, Durkheim), il cui
pasdato fondamentde asseriva che la soci& è un tutto unico
non riilwihle alla. somma dei suoi coniponenti, Anche in questo
caso la scelta teorica di fondo ha p-rodonouna metodologia di
analisi, nota coi termini di ~oiismo*,B C S U U ~ W ~ ~ J S ~ OI]* *coUet-
tivism metodolegicw. In h t a Questo approccio per capire il
modo in cui L persone si c9qiortam o il perché si comportano
in un certo mado, bisogna ànalizziwe le strutture o le istituzioni
W

e n m cui si situane i comwrtamemi, perchd sa10 quelle hanno


potere *causale.. Uno de& esempi più-significatividi tale impo-
stazione è rappresentato d&. fimosa P~efazionea Per la m'ticd
ù ~ dove si dice:
d e U ' e c ~ n o m ~ ~ o 1di2 tMari,
... nella prwduzione sociale della loro esistenza, gP uomini enuano in
rapporti determinati, necessari, indipmdmti dalla loro volanti, ia rappor-
ti di p r ~ d ~ a mcorrispondono
che ~ ad un determinato grado cti sviluppo
delle loro forze~roduttivematiriali. L'insieme 4 questi rapporti di produ-
zione costituiscela struttura eednomia della società, ossia la base rcde sui-
la quaie si eleva una s o v ~ t r u m i mgiuridica e politica e alla quale corri-
spondono forme determinate di coscienza sociale, I1 mado di produzione
della vita materiale con&ziona in generale, il processo socide, poIitieo, C
spirituale deila vita Warx 1974: 5).

Negando la dimensione deIla libertà, quindi l'importanza del-


l'agire, che diventa una variabile dipendente deila struttura, i cul-
tori di questo approccio sostengono che ogni fatto sociale, nel ca-

co del mercato autoregolato i rapporti di mercat.0 non sodo ahseriti* (embed-


ded) all'interno di roridizioni e m g d c swiali &e li rendono possibili e contem-
primeammte Li vincolario.
so che ci interessa i'economia, deve essere spiegato amaverso un
u n e-mpio di dtro fatto sociale, e non in termini di pacoIogia individuale- Un
altro esempio significativo di tale metodo è offerto dalla spiega-
N"mdra
zione che Durkheim propone d d a nascim e dello sviluppo della
divisione del lavoro (Durkheim 1962). Semndb gli economisti la
divisione del lavoro si sviluppa per cause individuali e psicologi-
che,nel senso che aumenta i vantaggi goduti dai singoli consen-
tendo un maggior benessere economico. Per Iui questa spiega-
zione confonde gli effetti con le cause>perch6 non era assoluta-
mente passibiie che i singoli individui capissero in anticipo i van-
taggi di produttiviti che la divisime del lavoro ,ha&etnv;lmente
realizzato. La causa del fenomeno, quindi, va cercato ai di fuori
degli individui, nei cambiamenti che sono intervenuti nelIa
*morfologia* della sosetà a causa dddaurnentodelh popohio-
ne e del conseguente rnadifimi dei rappom sociali, cambia-
menU ch hmno determinato.ii passaggio ci& società gsempli-
ce,, caratterizzata dalla *solidarietà macanicaa, alla societk &su-
periore*, c m elevata divisione del Iavoro, in cui prevde la *soli-
darietà organica*.
&chC
indipidualiio e
~ n t r a i b igii approcci sono *rid~zI~n;SticiiP,
nei senso che
mnildimo tendono a far scompa& uno dei.due termini in relazione: indi-
"""
+ari " d "'-viduo e socie& a agire e struttura. Per l'individualismo metodo-
logico degli economisti la struttura diventa un epifenarneno del-
Pagire degli individui, mentre per la rsociologiastrntniralista l'a-
gire degli individui i solo un epifenarnenodeila struttura sociale,
in quanto è da essa determin,ato r).
I1 tentativo di superare i'evidente riduzionisrno dei due ap-
procci e la loro netta mmapposizione ha dato luogo a queiio
"-'o'.sh
rconomica Wma
spazio analitico che possiamo definire socioIogia economica, la
tentativo di mi caratteristica di base, al di là degb specifici contributi offerti
iu mmrntodtl
J uzionismo dai singoli autori, consiste ne1 m e n m in una relazione di com-
plementarietà e non di conuapposkione Ia prospettiva d'indagi-
ne economica e quella sociològica. In quest'ottica, compito della
sociologia è: a) illuminare il contesto istituzionale (struttura e

e) Per irnu più wnditka a diffusa discussione critica dei limiti dei due ap-
procci citati si W& M.A d e r 1997.
cultura) entro cui si sviluppane i modelli di comportamento de-
gli individui nella sfera della produzione e distribuiaxie dei be-
ni, servizi e capidi; b) analizzare l'interazione h gli attori od
contesto dato; C) midenxiare come i'interazione retroagisca sulle
istituzioni(struttura) .e come, in mndizioni e momenti panicola-
ri, essa p,ossa provocare il cambiamento delle istituzioni prdu-
cendo forme di rdazioae nuove e imprevedibili. Ceseinpio più
eclatante di rale paasibiità è rapptesentata, per quanto attiene al-
l'attività economica, dalla nasciai del mercato autoregohto (&).

I .
3. Gii approm' deikz sociologk scolampictc: dai c k i a ai contem-
poranei.

Abbiamo detto che h sociolrigii er:ono,micaimplica unii qual-


che consapevoIezza dd'esktewa di un8 relazione non univoca
fra l'economia e le altre d h w i o a i della vita sociale. Proporre-
mo di seguito alcuni esempi significativi dei modi malto diversi
con eui i& relazione è stata makzbta ed uiwrpreum, facendo
riferimento ad autori che vengono considefiti ,ciassicidella so-
ci010gi~
I due nomi mi di solita si associa la nascita deila socidogia
economica s ~ n W.o Sornbart (1.967) e M.Weher (1958),
Sombart si pone il compito di inserire la viti economica nel h
contesta deUa vita sociale. Per fa1a;cri tica sia l'approccio deUge-
conomia aeoclassi~hche adotta una teoria del'aeione uditaristi-
ca e mode& asérarti del fririzi'onamentodell'economia, sia lo sto-
ricismo tedesco dell' '800 che tiene conto dei dati eultufali e isti-
tuzionali, ma nega la possibili& di qualunque generalizzazione
teorica. Per Sombart l'economia è *l'attività umana volta alla ri-
cerca dei mezzi di sussisrenzam (1967: 1101, attività che è sempre
esistita, ma le mi forme presentano nel tempo grandissime diffe-
renze. Queste dipendono dalla mentalità, cioè dall'insieme dei

p) Con qucsw espressione intendiamo differen;*are il mercato moderoo,


tmrii?zata dalla xuula delI'ectino& politica cbssiw come I'istinizione tipica
ddiPco&rnia e;lpi&ch;dai *rnem& trad&onali,chesono sempre esistiti,
ma m e q t & i o n i x m à ' i d i d;BU'm%tae m o & .
vafari e <deUenorme &e orientano i camporta~entidei soggetti
economid; ddl'organizzazione, &o& dai sistemi di regolazione
delle attivi* e dalle conoscenze tecniche disponibdi. Insieme, i
tre aspetti formano il sistema economico, cioè unsi f o m pani-
colare di economia. Somhrt ha usato questi cbncetzi per diswi-
guere fra economia capiralistica e precapidistica. In quest'ultima
k mentalità è o t h t a t a alla copertura dd fabbkogno, definito in
modo rigido dalla tradizione, e la produzione t W i z z a t a al can-
sumo;l'organizzazioneL vincolata da rigide norme.sociali e ba-
sata sulla piccola impresa artigianale; la tecnica si basa su proce-
dimenti empirici e si fonda su conoscenze tramandate dalie gene-
razioni precedenti. Nel capitdisrno, invece, emerge un orienta-
mento acquisitivo che Iega I'attività economica aila ricerca di
maggiori guadagni mopetari, uno spiriur razionalistico, che cer-
ca di finalizzare i mezzi agli scopi, e una mentaliti individualisti-
ca; l'organizzazione si m a l e di ampi spazi di l i b d economica
o di auranumia riconosciuta giut.idicamente e si basa suile.gmridi
imprese che produconb per il inercato utilizzando lavuw salaria-
to; la temia si fonda su procedimenti scieritifici e sdl'applica-
zione razionale delle carrascenze. Zl p~ssaggiodalhconomia pre-
capitalistica a quda ~a~italistica'è spiegato da Somban innanzi-
tutto per riferimerlto agli impre-nditori borghesi che, per quanto
influenzati ddh cultura esistente, hanno sviluppato una nuova
mentalità economica e che hanno int6dorm riel modo di mga-
nizzare i farturi di produzione dei cambiamenti che, neI tempo,
si sono diffusi ed hanno il nuovo sistema. I soggetri che
hanno fermato 18irnprendico&alitàborghese hanno provenienze
sociali diversificate, ma Sombarr saerolinea in pntticdare tre
gruppi: gli eretici, gli stranieri e gli ebrei, ciok i gruppi in &fidi-
zioni di marginaha sociale, Queste tre categoria nelf'Europa del
secolo sedicesimo, Q w esi affermano i moderni staÉi territoriali e
le chiese di stato, F i c o n 6 per' avere uno ~tatusdi s e m i c i d n i
che li esclude dagli incarichi pubblici, da altre camere professio-
nali e dalla possibilità di ottenere riconascimeinti sociah. Per loro
i'unico modo per canalirzare la forza vitale che li contraddistin-
gue e per costruirsi una posizione rilevante è impegnarsi neU'at-
tiviti economica e aumentare la propria ricchezza. Namralmen-
te gli imprenditori non bastano a spkgqre un mutammo così
importante. Essi vamo considerati, piuttosto, l'elemento catdiz-
zante, quello che ha fatto scoccare la scintilla d d o d u p p o ca-
piral~hticoche, però, è il frutto di un insieme di pxocwi che s i so-
no verificati solo in Occidente, fra cui vanno sottolineati soprat-
tutto: a) la c,omparsa c il molo dei nuovi stati territoriali; b) Y h -
flumza delfa religione cristiana; C) lo sviluppo delle città.
L'opera di M.Weber è troppa ampia e complessa per poter kWf-tC;F
essere sintetizzata in poche righe. In pmiculwe è nota la sqa te- +m de~
si sulla nascita dello #spirito capitalisrrlco~,che egli collega d ' e - "p"'
Uca protestante, più specificamente a Quella calvinistn (Weber
1977) ('1. In questa sede, rai limiterò a proporre i caratteri che
Weber attribuisce al capitalismo moderno (Weber 1968; 1993) e
le ipotesi sul sua futuro, per mostrase le caratteristiche fonda-
meataìi del suo approccio. Per lui, il.capiz&mo moderno è una
forma di organizzazione d~U'ecanodache consente il soddisfa-
cimento dei bisogni awqverso hprese private che producono
b&i per il mercato,A l a b a e di m,calcolo di redditività del ca-
pitale da ipvmtke e wmdd fnrw lavoro sdariata formalmente li-
bera. L'&mento distintiva dei ~apitalismomoderno, quindi, per
lui è rappresentato ciall'attività induotriale, perché il commercio e
il credito esistevano *che primq3e Ia c~ndizioneperché t& at-
tività si sviluppi t in prima ltiogo l'esistenza di una forza lavoro
formalmente libera il cui costo possa essere dculato e concor-
dato. Oltre a questa, Weber considera alne condizioni importan-
ti, fra la quali evidenzìa in particolare l'esistenza di uno S t a che
sviluppi un ordinamenm giuridico,razionale Che renda prevedi-
h% e alcolabili Ie relaio$ fra i citradinj (pr~dumrelcoxrsuma-
tore; imprenditore/sdaria~], e fra questi e la pubblica ammini-
straziane. In sintesi, il carattere disrhtivo &Weconomia moder-
na per Weber t la razionalità o calcolabilitk Col passare del tem-
po, il xaziOnaiisno,retr~)agisce sulla cultura euco/religiosa che ha
fiavoriro il formarsi dsUo .spirito capitalistico, disseccandone la
radice. Al suo posta subentra I'udirarismo che, però, non t in
grado di dare W senso de cicliche crisi ccnnomiche cui il capi-
talismo va incontra e che producono disoccupazione e miseria

p) Per una dettagliata presentazione e vaiucazione critica deIi'opera di We-


ber sdpEricaprotpsmte rimando a Coiozzi 1999, cap. C cap. 5.
CAPiTOLO QUARTO

come, invece, Ia religione riusciva a fare. Ne consegue un aumen-


to della conflimialità da parte clelia classe operaia non pit~inte-
grata socialmente per mezzo della religione. Weber non condivi-
de l'idea di Manr che le crisi dd capimiismtp porteranno al crollo
del sistema tramite i'irznesco di un processo riSoluzionario. Per
lui, piuttosto, le crisi producono una riduzione della concorren-
za a favare di una aumento della regolazione, sia di Eipo ammini-
smuvo, cioè prodotta da un maggior intervento dello Stato nel-
l'economia, sia mediante la formakione di cartelli fra le imprese
deIlo stesso settore, fiaalizzati a controllare la produzione e i
prezzi. La prima conseguenza di questa evoluaione k Paumento
della burocrarizzazione, ndk imprese Come nella società; la se-
conda è l'aumenta dd'area della rendita, cioh di chi riscuote in-
teressi senza dare nessun contributo &m&o all'economia. L'ef-
fetto cumulato dei due 8pr~cessi è i'indeboiimento e il ridimea-
sionaniento del ruolo degli imprenditori. We ber, quindi, eviden-
zia un paradosso: per sup,er& lesue crisi, il capitdisr~iomoder-
no produce dei feraornèd che apparentemente lo rafforzano ma
in realtà tendono a minarne le basi sostituendo i burocrati agIi
imprenditori. Ne deriva la possibjlità che riemergano forme tra-
dizionali di capitalismo politico o, peggio, un regime sociahra,
che Weber descrive come l'e~tensione~del contrailo burocratico a
tutta la società.
Alcuni anni prima di Somban e WLber si era occupato di eco-
nomia G . Simmel(1984) il quale, identificando la peculiarità del
capitalismo nella diffusione sempre maggiore dd'uso del dena-
ro, ha cercato di capire le ragioni di taie processo e gli effetti da
esso prodotti salle rdazioni fra gli attori sociali Per Sirnmel la
società è un insieme di istitiizioni, o *forme pure*, che nascone
dd'intewione fra gli uomini I, una volta consolidatesi, ne con-
dizionano il compdttamento (Sinnel 19891, IJ denaro ? una di
queste istituzioni. Per Siminel 'il denaro ha potuto diffonde&
grazie ad un fattore nosi economico ma culturale, cioè la fiducia
che il suo impiego possa sempre avere una contropartita in beni
I.t m k concreri. Tale fiducia è stata creata dal rafforzamento dello Stam
cmivwgrnza
e dei suo ordinamento giuridico, per cui s i può dire che il dena-
ro 2 di fatto un'*istimzionepubblica*. Ma a sua volta la diffusio-
ne deli'economia monetaria ha remoagito sullo Stato raffonan-
done la crescita grazie ai frutti della tassazione. L'effmo com-
plessi~odi mie sinergia è stato l'indebolimento progressivo dd
vecchio ordinamento feudde e la sua progressiva xomparsa,
Quali .conseguenzeha prodotto la diffusione delia nuova econo-
mia? homitutto il denaro ha favorito la mescita della l i b d ia-
dividude perchk ha resb sostimibili i rapporti soci& sia nella sfe-
ra della pradiizione che in quella dello scambio: possiamo com-
prare cih che ci piace dal fornitore che pia ci piace o 8 coaviene;
possiamo cambiare lavoro e c i d ,e dipeqdiamo dal nostro datore
di lavora solo per il tempo previsto cconmttllaime-e e non inte-
ramente, come accadeva 11 sémo dellagleba. Esso, però, ha anche
conseguenze negative in quanto &-me220 per rqpungere deter-
minatifini tende a msfoi-niarsiin fin;e.essostesso, sottramdo agli
individui il controllo sulla propria vita1i cui ambiti vengono sem-
pre pia investiti dalla Jogia del c d d o e da processi di raziona-
lizzazione. Tempo e spazio vengono piegati alle esigenze dd'e-
conomia monetaria che di solve.progr&sivamente le solidarietà
1 divenm solitudine e gli individui
trdiziondi, La i i b d , quifidi,
sono sempre piii incapaci di definire mete comuni o scopi comu-
ni.
L'o t&a fondamentalmente pessimistica con cui i classici della
saciologia hanno anaikam la sviluppo deu'economia capitali- a m o ,
dsmoctpzia
stica è confermata da un economista e meiobgo della generazio-
ne succegsiva, i cui Iavori h 9 a q t o una nokvole influenza: J.
Schumpear (197% 1977). Egli scrive i suoi libri piii importanti
mccaaimnente d a grande crisi eionomica innescata nel 1929
dal crolio della borsa di vail Street e che prima gli Staci Uniti,
con il NEW Deal inaugurato da2 Presidente ED.Roosveelt, e poi
l'Europa avrebbero cercato di risolvere attuando gli iasegmen-
ti deli'econornisa J.M. Keynes (1971)ehtivamente d maggiore
hervmtismo economico dello Stato in funzione di sostegno del-
la domanda. Per Schmpeter non esistono cause economiche in-
trinseche che portino dia crisi dei capitalismo, come sostenuta da
. Marx, o al decho d d e opportuniti di investimento, come so-
stenuto da E;eynes per giustificare l'intervento ec.canornicodello
Stato in funzionq di aumento delI'ocapazione. I1 declino dei ca-
pimlismo liberale dovuto a cause esterne, di tipo sociale e cd-
rurale. La prima & l'indeboiimente sociaie e politico della bor-
ghesia che si concre6zz;i: a) nella progressiva riduzi~niedel mo-
lo deli'imprenditowe innovatore, cioè di quella che Schiyripeter
eonsrìdera là f i chiave dello sviltappa emomico eapidistieo,
da lui definito come un sistema di ~dismzionecreatrice*; b] nel-
la disintegrazione della famiglia borghese, che perde il proprio
ethas e h capacità di trasmetterlo alle nuove genmaziuG e) nei-
la progressiva incapaci& di contrastare le politimie mucqicalisti-
che portate avanti dai suoi wversari. La seconda causa B la diffu-
siane di un clima culturale astdile d mercato, fomenmto non sdo
dalle crisi cicliche ddlo stesso e dalle conseguenze socdi negati-
ve che producono, ma da intellettuali frust~au'erisentiti, capaci
di idumzare l'opinione pubblica e la politica. I1 terzo fattore di
crisi pi& specifiamente poIiUco e comiste nelle p u l i d e che
estendono il molo economico dello Stato, che aumentano h ve-
sii. pubblica, il deficit e la pressione fiscale e che vincolano pro-
gressivamente la vita dell'impresa cm regoiatcioni sempre. più
stringenti. k attraverso questi hervenU che si sta di,fatto re&-
zando per Schumpeter lq sp8stmento claU'tmnomiadi mercam
verso un sistema di economia sehipre piG regolata che eghdefi-
nisce wzapiràlismo Inbutistaw* Ma se quesm sistema dovesse im-
porsi permanentemente, per lui 5 inevitabile che lo sviluppo si
blocchi e che s i imponga una so!&ione apertamente socidista,
ciak un sistema di ec~nomiapianificata.
Contemporaneo di ~ d i u k ~ e t èeunr duo studioso di origine
austriaca, anch'egli costretto ad emi prima in Inghilterra e
m

T
poi negli Usa dail'awento del nazi nalsocialismo, K, hlaayi
(1974; 197% 1983), che pur xmn essendo oodologo, ha dato un
contributo significativo al deila &azione fra economia e so-
cietà. Ispirandosi a molti la+& di tipo anmpoIngim ed emob*
gica, Polanyi drstingue quattro p&cipi di agire ewmomica, cia-
scuno dei q d èa~smiato~iid isn modelo istituzionale.
11 principio dell'madn&~&ne domestka o emrzomh do-
m e s h consise nel produrre per uso ,proprio, cioè d prowe-
dere a i bisogni del propticr gruppo. Quali che aiano le entiti che
formano l'unità di h e , molte .o poche, la f+, la tribù ,o il
feudo, il principio &che si produce e si accantona per.soddi&e
i bisogni dei componentidi questa uni&. U modello d e l l ' d -
nistrazione dom~sticaè il gruppo &uso, iaàipendatmente
dalla sua forma istituzianaIe, d& sua erganizzbne interna e
ddh sua dimensione.
I1 secondo principio k la mciproci~4~ Corrisponde darelazio-
ne che si stabilisce fra persone appartenenti a gruppi diversi, at-
traveno scambi di doni ripetuti nel w q o . La reciprmitk, quin-
di, fondata sul dorw come obbligo sociale elementare cui corri-
spandono gli obblighi di ricevere [o accmare) il dono e di ri-
cambiarlo. Il domi kevutu, per& non deve essere resrituito
iseantsinmeaniete e rlon deve newssarri~menterispettare il criterio
dell'eqtùvdema, do& della pari& di vaiere. L'aspetto essemiale
della xe(ciprocirh k che gli scambi non possono essere dissociati
dai rapporti umani, non p,ussom essere sspersmaLzzati, cioè se-
parati dal compimento di determina& prestazioni sociali. U fon-
darneat~del dono a -chegli oggetti W sano saccati da colort3
ch li donano, per cui rappresentano essetiziaimente uii rapporto
sociaie (Mstws, 1950).
h istituziohi che sastexigono i cmportamenti basati sulla m-
ciprocita sono s.tmmire orgsniz&e riqmnricamente, panico-
larmwite pnsuiti nelle cyltllre e so&tl primitive, ma ancora
funzionati ,nella societh moderna nell'ambito della famiglia e
della parentela. -
La r e d i d b ~ z d mè ilsprh6ipio ,hb e e aI quale la produzio-
ne è consegnata ad un'aut~ri@:che ha 14 responsabilità di distri-
buirla, il che suppone una fase di immagazzinamento e di stm-
caggio fra I'acq&;Z;one e H rip&iane. Questo principio può
funzionare irr pr.esenzadel m;odeilo isiimzionde d d a centralit5a
o +xen&ùr ( P o h i ; 197R 641, che suppone l'esistenza di
un'autori& e una d i v i a h dei lavoio fréi i rappresentanti di que-
II sta autorità e gli altri menibri del w p p d
Mine, lo s d b , ultimo di questi principi, i! un movimento
bilatei.alt di incanrro 6.a domanda e offerta di beni e servizi. Lo
scambio un modello htituzionde propcio, che h iimercato o
sistema di ~ e r w t a basato
, suVequilibrio fm domanda e offerta.
I
L'offerta designa h quantità di beni o ser~iziche gli offerenri so-
no ptooti a cedere, h damanda è la qumtiti di beni o servizi che
i richiedenti sono pronti ad acquisire. Lo s t a b i o p 6 prendere
la farma. di aquisto e di vendita quando domanda e offerta si
equilibrano su qn valore espresso da un equivalente generale:
questo valore è il *prezzo#,e l?eguivtatnte generale è iI adenarro*.
Lr,s~ambio,perb, p& <ancheprendere la torma di pagamento in
n;itur;i, quando il richiedene non paga il.prezzofissato in mone-
ta ma in beni o in servizi. Pub pure prendere k forma di baratt~,
CAPITOLO QUARTO

quando lo scambio di beni o sentizi non passa attraverso la me-


diazione di un equivalente generare ma si r e h suiia base di un
rapporto di equivdenza semplice, stabilito da chi offre e da chi
domanda, fra due insiemi considerati dello stesso valore.
L'aver documentato l'esistenza di altri schedi di integrazione
ddl'agire economico htempi diversi e in aocieti diverse t servi-
to a Palanyi per dimostrare Ia ahllaciaa delI'approccio ecanomi-
cistica, che consiste nella sua pretesa di avere validi& universale.
Egli, però, non contrappone al anaturalisrno* del primo un ap-
proccio uevoluzioriLstico~che considera le diverse forme di inte-
grazione wme asta&* dello sviluppo (8). Intuisce,ami, che le di-
verse forme possono coesistere relazionalmmte per cui ai varia-
re dell'una anche le aitre subiscono cambiamenti che si ripercuo-
tono sulla prima e reciprocamente, ariche se la mancanza di una
teoria adeguata e di una metodologia conseguente non gli ha con-
sentito di svolgere questa i n h i o n e sia a Iiveila analiuco che a li-
vello empiricG~).-
T.Puwins i
limid
L'ultimo dei classici che consideriamo è T,Parsons, che elabo-
dculnpp-io rava h sua opera sulIa stmtnua daazione socide (1962) negii
&gli economisti
stessi anni '30 del ventesimo secolo in cui Keym lavorava alla
sua teoria generale (1971).
Per ~ar;ons il limite fondamentale deli'approccio degli eco-
nomisti è l'esclusione dei fini dell'atmxe, che sano considerati co-
me dati a causa deli'orientamento indkdualistico, in base al qua-
le si ipotizza che ciascun individuo definisca i propri fini indi-
pendentemente dalle re+~& con gli aiui. Ma se cosi fosse,
obietta Pmons, carne si può garantire che tutti i fini di tuai gli
individui siano compatibili fra loro? Parsons ripropone, quindi,
il classico problema hobbesiano dd'ordine e b risolve facendo
riferimento ai vaiori corqu.r$ che orientano i'azione, lo studio dei

p) L'interpretazione in se- evoluzionistico 3 quella che dà M.MAtrss. Cfr.


op. rit. p: 240.
r)Mi sernbn.chela seguente fr;rse wnfenni h e r p & ~ n e c h e ho dato:
*la formedi integraziune non ra presentano "stadi" dello svituppo e non im-
plicano &una aequeau tempra& ...a funse &h forma dominuire porsono
esisterne diverse altre, iwndarie, t la stejsa forma domin;inre pub ricomprire
dopo un periodo di cdissi tcmperanem, CFr.lL Polanyi M R ,p. 313.
ECONOMA E SOCIETA

quali è lo scopo stqso &la sochlogia. Ci&non sigdca che la


teoria economica non abbia senso. II punto è che deve diventare
consapevole del fatto che Ie leggi che essa ha scoperto non hanno
un caratrere empirico ma *norrnativo*, indicano, cioè, il modo in
cui sarebbe più razionale agire, date certe condizioni. La sua va-
lidità, quindi, è di tipo analitico, nd senso che essa studia un fat-
tore dell'aziane, non l'azione nella sua interezza, e precisamente
i1 iiveiir, intermedio delmia catena,mzitfini, ossia l'adattamento
razionale di mezzi scarsi rjspetto ad usi alternativi, mentre la so-
ciologia studia un altro fattore dell'azioaie, quello legam a i fini o
ai valori ultimi condivisi. Ne deriva &.le ricerche empiriche su
aspetti conereti devono necessariamente avvenire su base interdi-
sciplinare ed esaminare come n etsrnbinano i diversi fattori del-
i'azione.
Olrre a queste riflessioni di tipo' metodologico, Parsomi ha de-
dicato alle reiazioni tra ecopomia e società uno specifico lavoro,
scritto insieme a Smlser (Parsons, Smdser 1970a) i1 cui obietti-
vo è di applicare all'economia la teoria dei sistemi che aveva svi-
luppato nella seconda fase della sua riflessione, allontanandosi
dal ~voloatarismo:,che cara&rizzava le prime opere (Parsom
1965).
In questa fase, Piussrns collegh le quamo dimensioni analiti-
che deli'azione sociaie (Adaptahn* Gol att&nmenk Integra&,
Latency) a i rispettivi referenti empi+, elaborando una ;appre-
senmione della societi moderna e coii.tem~omneabasata su
quattro poli, o sub-sisrcmi hnzionaii, rèbzi&&eate differen-
ziati e che continuano a differenziarsi secondo proprie distinzio-
ni diratrici, generando forme nuove di rehzionamento. reco-
nomia, connessa alIa funzione Adattamento, è il sistema che re-
gola k attiviti.diproduzione e distribuzione dei beni e dei servi-
zi al fine di garantire *ii possesso di un massimo di risorse di-
sponibili come mezzi per conseguire ogni scopo ritenuto vaiido
dd sistema o dalle sue unità cmpoaentis (T.Parsomi, N. Smel-
ser, 1970a: 93).
Essa interagisce con lo Stato, che si caratterizza come il siste-
ma che definisce e persegue l'interesse couettivo o il bene comu-
ne della cirtdihanza (funzione G),utiIizzando a questo scopo lo
strumento del potere legittimo, cioè la produzione di decisioni
vincolanti; con le strutture che presiedono da stratificazioneso-
CAPITOLO QUARTO

ciak, alla distribuzione deiie ricompeme e alla prevenzione dei


eonfiitti (funzione 1); con i gruppi e le agenzie che motivaeo gli
individui trasmettendo e rinforzando i valori e Ee norme, ci06 la
famiglia, h religione e h scuola (funzione L),
Parsons e SmeIser dlustrano nella loro idàgine gii scambi
camplessi che amengsno tra i'ecmomia e le altre strumire, rast-
tendo in evidenza, ad esempio, r i m p m z a dd sistema di laten-
ZA per la motivazione ai lavoro, ma anche i.l reciproco, ciok I'im-
portama dell'econamia per la riproduzione d d e strutture moti-
vati, in partikolaire per la famiglia, attraverso ii reddito, oppure
la sirrergia fra stato e memto tipica del modello ke)tnmiano.allo-
ra dominante. L'indagine resta, però, ad un elevato Lvdo di
astrazione anaiitica .e non o#e molti spunti di giudizio sulle tra-
I
sformazioni del capitalismo.
Lo schema teorico costruito da Parsons ha prwdw per mol-
to tempo e quando è stato messo in discussione, verso la de-
gli anni '60, ci6 E awenuto attrai.erso il recupero e la rielabara-
zione deiie categorie di'analisi marxiste, quindi con un forte ri-
schio di ricaduta della sociologia &nomica nei limitidello -t-
turalisrno metodohgica..$ salo a partire dagli a m i '80 che si è
awiata una nuova fase di riflessione teorica che, senza tornare a
Mam, si pone criticarame mi eonfroati sia di Parsons che del-
l'approccio del neoistituiiodsmo qonomico basato sulla teo-
ria dei acosti di msazigne* .(Willia&son1375; 19883. Tale ao-
ria considera tutte le istiruziorii dd'emnomh (merari, imprese,
collaborazioni fra impreseJ&me forme diverse di -tratti &e
vengono utilizzate a secondar dei casi da soggetti interessati a
mwimizzare i loro profitti per abbattere i costi di transazione,
cioè di scambio, in .cnnt'esd~caratreriza~i da gradi diversi di in-
certezza e di dipendenza, e &e sono dotati di ma r a z i n d d 4-
rnitaair.
M- more- Uno degli esponenti Più significativi della *nuova* sociologia
Chprtnnm
iociai
rrii economica è M..Granovetter (1991; 1992; 1998). Egli &tia I'a-
tomismo e l'uditarisrno che resta prevalente anche nell'approe-
cio dei neoistituzionalisti, nonostante la sastimzhat dei concet-
to di mziondità limitata a qu& di razionatiti forte tipico della
scuah neoclassica, ma anche la visione aipcrsocidizzaaa* di Bar-
sons che rappraenca un more inlsmente condizionato dai va-
lori e dalle norme hmiettate nel processo di socidizzazioae.
Entrambi gli appraci rragcumo il meccanismo principale che
congente di renete sotto wp1maIlo le xndmzs opportunistiche
dei $og+ e,, comguenteménte, di creare fiducia: il loro inseri-
mento (ededdedmsi) in reti di relazioni personali concrete e
s r m t ~q w. w e non h spinta verso l'&&ma suppo-
sta dadì economisti che favoriscono determinate soIuzioni c h ~
ad esempio, potranno essere-di rnmcata anche in condizioni di
forte kcemzza e risahsiti se e s h o n d z i o n i fidu&;irieforti
che abbassano autonomamentei casti d ~msazione.Per valuta-
re i r;ompot.cwnencietònomici e, in defuitiva, il fuazionamento
reale del sistema econo&o, quindi, bhgna ricostruire h ~ m t -
tura d d e reti di relazione so&&. Namraltnmte le r& ,di rela-
zioni possono conmllnre e impedir* comportamenti oppom-
nistici, ma possono anche facilitarli, coma avviene nei caso della
mafia e delle Iltre forme di econo&a crijnkale. Questa ambiva-
lenza delle reti sociali ha trpvato una memplificariohemolto si-
gdieativa nel, concetto dt %apitale s o d e * propos~oinizial-
mente da J. GoIeman (199CI). Con questo.temine Colernan indi-
ca l'insieme delle relazioni so&& di cui un soggetto dispone in
un dererminato mamento e: &e gii consentono di xeahzare
obiettivi che senza quelle risorse non potrebbe raggiungere. La
natura di tali obiettivi! però, resta impregiudicata, nel senso che
per il ,sistemae c 6 n m c o pwsmo essere sia positivi che negati-
vi ('O.). .
Un ulteriore àpproccio i! rappr&entam dal meoistuzionafi- W P - I ~ ~ P.
*anni
amo-socide%;oow Cpoweli,Di Maggio 19911, Anche gli autori ad b*#iam
esso rìconducibì presidono le &stanze da Parsons non per sot- -io@m
tolineare una minore importaam delh culrura ma per eviden-
ziarne il -ruolo*copiC;wo* rispetto a quella gnarrnativom. Teaen-
do,conso della. svdta a liveUo micm ~ c ~ con ~ I'etnomewi-
Q s ~
dologiii di Garfinkd.{1967-) e con l'approdo £exlomenologicodi
Ber~ere Luckmam (19691, questi autori sostengono che per ca-
pire le ragimi M e scelte orgaziizzaxive degli atrari ci si deve ri-

('P) 4 r011cctto di capitale sociale ha avuto un eriorme successo ed ormai


utilizzato da molti autori con sig&faLi chesono, pe& anche molto distanti da
quello dì Coleman. Una inthsante ricmmzime delt diverse definizioni e
dd dhewi usi del coticeìro s5 pub m r e in Fteld 2 W a
CAPITOLO QUARTO

ferire non a concetti come m s l s s i i a z i o n e dell'eff iciermza.~scel-


ta razionale, ma aile soluzioni che sbno considerare .appropriate
e legittime neii'ambiente s o d e nel quale essi sano inseriti e che
tale ambiente ha istituzion&zato come regole di mutine, larga-
mente date per scontate. Si tratta di &mi int&pretativi e di re-
pertori di azione condivisi che non solo oxientancr i mmpom-
menti, ma ancor prima definiscono l'identità e gli interessi dei
soggetti. In quest'ottica diventa possibile spiegare h ragione del-
la persistema di. certi asserti economici ed organizzativi anche
dopo che hanno perso Ia loro efficienza e iI fenomeno dell'aiso-
m~rfismo*,cioè la tendenza da parte d& organizzazioni che vi-
vono in un certo ambiente ad adottare modelli fondamentben-
te simili a uguali.
Questo approccio sihè rivelam u d d sul piano euxistico, perché
ha consentito di widenziare,fenomeni che sfuggano alle genera-
lizzazioni eccessivamenxe semplificavici dell'econamia, ma cor-
re il rischio opposto, ciok di cadete in un eccessivo contingenti-
smo che elimina la possibili& stessa di fare generalizzazioni sen-
sate, negando in questo modo la dimensione teorica della socio-
logia.

4. I temi della su&bgh ~omrnia:.~dd ~tlh


modemizzazio~e
la
glabahzzazwne. ,

Abbiamo visto come i classici fino a Parsons a livello ternati-


co si siano occupati essemiahente delle sacieti occidentali, in-
terrogandosi sti& origini del capitalismo, sugli effetti che m d e a
provocare d e società in cui si è diippato e sulle consegilenze
che t& effetti avranno m1 hmro deI!"economisi.A partire dagli
a m i '50 e '60 del '900, invede, è,cresciuto l'interesse nei.confron-
ti dei paesi economic4ente arretrati finalizzato ad individuare
sia i fattori culturali e strumuali che potevano spiegare le diffi-
coltà o le resistenze ad imboccare percorsi di innovazione eco-
nomica, sia a verificare gli efferti prodotti sulle strutture sociali
ddl'awio di cambimenti economici. di tipo capitalistico, defini-
ti sinteticamente col termine ~rnoderhazic1aw (Martintlli
1998). Nell'ambito di questi studi sona state elabmate diverse
teorie che, Iette revospexrEP.mmte,risentono del cima culturale
prevalente nel momento in cui sono state formulate. Negli anni
'50, ad esempio, la teoria piii diffusa e accreditata t stata la ateo- teoria dr1b
wnvcfpnu
ria della convergenza, (Rostow 1962; Kerr 19691, Essa sosteneva
che la strada verso l'industrializzazione ha dei passaggi obbliga-
ti, che, specie neIIa fase di uscita dalla società tradizionale, posso-
no essere reahzati con modalità istituzionali diff menu. Col pas-
sare del tempa e il consolidarsi del nuovo sistema economico,
per&,emerge una tendenza ailaaconvergenzadei diversi modelli
che dipende in dUma istanza dai uincoli posti d d a tecnologia.
Per poter shttare ai meglio le opp~rmnitiche essa offre, Ie so-
cieti si devono organizzare in un s d a che riduca gli spazi del
me~cato,dove la fase di awio è sriita di tipo liberista, e riduca
queiii di controllo statrrale, dove la fase di awio è stata spinta dal-
le elités politiche. Per questi autori laiin$ustri&zzazionetende a
produrre in tutti i paesi un pluraiismo sia nel sistema economico
che in quelio politico e ovaie, un aumento dei ceti medi, la ri-
duzione del conflitto sodale e una attenuazione progressiva del-
le grandi ideologie,
Nelia seconda metà degli a n i '60 è emerso un orientamento
nettamente più pessimistico, favorito dalla constatazione di una
serie di fallimenti delle inizia,tivedi sviluppa avviate in malti pae-
si del Teno Mondo, che ha dato origine d a reotia della dipen- $zz:db
denza (Waiierscein 1978) ,("). Essa sostiene che i paesi sottosvi-
luppati sono tali non perché ostacolati da culture e strutture che
impediscono lo sviluppo, ma a ca&a d& loro entrata nel mer-
cato internazhwle. Essi, ;pfatti, sono,speializtati in,genere nel-
la produzione di mterie prime e di beni agficoii, che richiede
una manodopera a bassa qualificazione t a basso prezzo, I pro-
dwu che esportano, quindi, hanno prezzi bassi, mentre i prodot-
ti e le tecnologie che sono costretti ad importare dai paesi svilup-
pati per modernizzarsi sono a costo elevato. Lo scambio dise-
p a l e i m p e d k che si formino le risorse di capitak necessarie
per lo sviluppo, mentre l'arrivo dei prodotti industridi mette in
crisi anche le attività artigianali tradizionali. Cesito complessivo

(*) Quaa Mtia pub &sereconsid€mtauna ripresa delle~riffasionin a n i -


s~iu~PmprSrrlisn~o ed ba eonuiibuioo malto J rilamcio del mancismo sta su1
p k o politico &e m queIlo-bico.
CAPITOLO QUARTO

una vera e propria trappola della povertà o del settosviluppo


d& quale non è posibile uscire.
Negli anni '70, il quadro offerto dai paesi del terzo Mondo si
è complicato, smentendo sia la teoria ddla convergenza che quel-
la della dipendenza, Aicuni paesi, infatti, specihènte in Asia e
in America Latina, si soho sviluppati economicamente anche in
modo molto significativo, ma secondo modelli diversi da quelli
occidentali. Ne è nato un diverso approccio, meno generaIizznn-
te e più attento alla complessità delle interazioni fra fattosi eco-
nomici, politici e culnrrdi e d a inmprevedibdid delle bro conse-
guenze. Un esempio molto signifiiativo è fornito dagli studi sul
Ii ca+u@m capitalismo giapponese (Dare 1989; Hadton, Biggart 1988) che
gisppc-c
hanno sottolineato, sulla scia di Weber, l'importanza fondamen-
tale del canfuci;lnesimo~neIcostruire dn mdello di indusmidiz-
zazione fortemente- diverso da quello occidentale, basato cum't
sulle reti (networks) di imprese, collegate da legami non solo fi-
nanziari e giuridici, ma sopratnitb.di tipo persbnale, familiare o
c h n b (Ouchi 1980).
Negli stessi anni si sono verifibu nei paesi occidentali dei
nuovi fenomeni che hanno contibuito s riportare l'attenzione
deila solio1ogi.a ecanoniica.anchesui paesi avanzati, Mi riferisco
La crisi dJ dia cosiddetta acrisi dello Stato sociale* keynesiano, caratteriz-
w c h mte
zata da un inedito fenomeno etononqico, la smgfiazione, cioe la
contemporanea presenza. di ~agnazionee di alta inflazione. Ri-
fiutando le spiegazioni economiciste, molti sociobgi hanno in-
terpretata la crescita &ll'inflazione: ariche h condizioni di m--
cato sviluppo call~gandoh .da una parte alla *rivoluzione delle
aspettative crescenti*, ci02 ad un cambiamento propriamente
mlruraie indotto dallo stesso sisema di welfare state che ha pro-
dotto ~ aumento
i i d d a domanda di rkddita da parte delle classi
inferiori sia perché ha deleginimato le disuguagfianze sociali esi-
s t a & sia perché ha &t6 più p&te~e aI lavora organizzato, dal-
l'altra parte a fattori istituzionali specifici dki diversi paesi, come
le regole elettodi o le ideologie dei partiti di governo e di oppo-
sizione. Tenendo conto di entrambi i fattori, Paumento dell'in-
£iazione e la conseguente crisi fiscale dello Stato 8 stata spiegata
come la conseguenza della incapacità di certi governi di gerar-
chizzare le diverse domande e di tenere sotto controllo ilc d t -
to distributivo tra i diversi gruppi ( h d b e r g 1982).
Per ovviare de tendenze di crisi, aluni autori, guardando al-
Ic esperienze di paesi carne Ia Germania e la Svetia, hanno svi-
luppato un modelle, d d i m variorneme eome neomrporativi- an-
wrporntivhmo
smo, eorporativismosocietario o corpo&vismo Iibemle (Lehm-
bmch, Schmitter 1984; Muaffi 1981; Schmimr, Sereeck 19851.
L'idea di fondo era che per salare gli aspetti positivi dd welfare
state o per riuscire a tenere sotto controlio gli effetti perversi che
tende a pradurre bisognasse paspre da .W sistema di rappresen-
tanza degli interessi di tipo pluralistico, con un alto numero di
piccole associazioni che competono p& conquistare l'adesione
dei soggetti e che rappresentano interessi specifici e settariali, ad
uno caratterizzato da un numero limitato di mandi associazioni
di rappmeatanzil capaci di esprimere gli intgesri di ampi serro-
ri dell'economia e del lavao. Oueste associazioni dovwano Dar-
tecipare, assieme alle pubbli&è a&orità, ai processi di deciske
e di amiazione delle politiche eepmmiche e sociali, mediaite la
concertazione.delle stesse. '
Nei primi anni '80 molti studiosi erano convinti che il neo-
corporati&mo sarebbe stata ii modello verso cui si sarebbero
orientati tutti gli stati nazionali con sistemi economici avanzati.
Ma negli stessi anni sono ernex$iprofondi muramena nel sistema
mmomico, in quek politico e n d a stessa società civiie. A livel-
lo wnomico comincia ad andare in crisi il sistema *f&m*,
basata sulla grande impresa per h produzione di massa. Le h-
prese, anche grazie #innovazione: kcnologica, si orientano ver-
so una sempre maggiore $essibifilit5 per hr h n t e a mercati più
instabili e variabili; le produzioni più semplici e con maggiore in-
tensità di lavoro vengono spostate in paesi dove il costo del lavo-
ro è più basao; nei paesi avanzati I'industria cede il passa ai servi-
zi che tendono a divenire il settore cenwaIe.
A livello pditico Stati Uniti e Gran Bretsgna avviano esperi-
menti di tipo neo-liberale che implicano la radicale messa in di-
scussione dd'interventismo economico deUo stato e deiia con-
certazione ceme metodo di decisione politica e iI rilancio dei
meccanismi del mercato. Anche gli sti6in cui conunua a preva-
lere un orientamento soai~ldemocratieoe neamrporaeivo sono
comunque costretti a mettere in atto politiche di riduzione della
spesa sociale a causa degli effetti depressivi suIl'economia dei de-
ficit crescenti dei biianci pubblici. Infine, procasi come la co-
CAPITOLO QUARTO

struzione dell'unione Europea tendano a sottrarre spazi decisio-


nali ai sing~listati texrirodi, specie per quanto riguarda le pali-
tiehe economiche, spostando a l b e f pii alti Ie decisioni sulla
quantiti complmsiva di risorse che glj stati = i o d i possono
spendere in rapporta de loro entmte fiscali.
11~ a ~ i - m A livello sociale in molti paesi sono cresciute in misua molto
significativa esperienze assruciative di risposm autonoma ai biso-
gni (di tipo assistemiaie, sanitario, formativo, culmde, ambien-
mie) che sono state definite, a seconda dei paesi e degli approcci
w n cui si sono studiate: semre volontaria, temo settore, -m-
mia sociale, privato-sociale, semore non p r o f i ~(Colo&, Bassi
2003) Fer gli economisti che lo hanno studiato, questa fenomeno
è il prodorm o dei 8Pfabemi dello Stato* o chi~fallirnatidel
mlercam in molte aree& Intervento Il2).
Nella prospettiva sociologica basa& suIl'aridisi reIiiaiararle
d e h società,la sua crescita e diffusione dipende anche dal fatto
che settori della soci& civile wiIuppano h conaapevulezradella
necessità di organizzarsi per rispondere in modo autonoma alla
crescente gamma di bisogni prod~fud d e nuove condizioni so-
ciali, invece di appoggiasi sullo S& e senza per questo assume-
re h forma dell'impresa di mercato.
All'arigine d& m&k dei TS,quindi* esistono sia cause
sestetnew, legace ai fdIideriti & Stato e mercato, sia cause ainter-
ne*, cioli motivazioni che nascono dakinterno della società civi-
le nd suo processa di c&biaymto (Donati 1998).
L'insieme dei cambiamwti a a e n m i ha profondamente mo-
dificato k ipotesi che vedevamo il neoc~rpmtivismocome mo-
dello generale di regolazioqe deile relazioni fra economia e so-
cietà ed ha rilanciato l'idea,di un pluraiisma dei percorsi e dei
rn~delliQuesta idea si è ,dowutamisurare negli ami '90 con la m-
dicalizzazione di un fenomeno in atto da tmpo ma che ha subi-
to iai quel decennio un fbrte processo di acderaziom: la glsba-
lizzazione.
La gioballzzazione 2 smm definita in multì modi diversi, Per
s i n t e k a e , si pud dire che t sun insieme di processi inme1aLi

('9 Per un approfondlnien~si rimanda d cap. 2 di Cola&, Bassi 2003,


che mettono in contatto individui, gruppi, comunità, stati, mer-
cati, grandi imprese, e organizzazioni internazionali governative
c non governative in complesse ragnatele di relazioni sociali; o,
più sinteticamente ,.. b crescita di reti di inredipendenza pIaoe-
tariam (Maninelli 21304: 1-2). Per aIcuni studiosi essa non rappre-
senta un fenomeno nuovo ma un momento di accelerazione di
quel procmso di in~ernazioniilizmzione.,cioè di crescente intera-
zione fra economie che restano, perci, prevalentemente naziona-
li, che si è awiato da tempo e che ha registrato altri momenti di
forte accelerazione nel XVZ e XVII secolo e negli anni a cavdo
fra il XIX e m secoIo (Hirst, Thompson 1996). Non ha senso,
quindi, parlare di mercato globale m, piuttosto, di una divisione
dell'economia mondiale in blocchi commerciab e finanziari ma-
cxo-regionali che stanno ixitegrand.0aree mme PEuropa, ii nord
America (USA; Canada e Messico) i paesi asiatici. Questo pro,-
cesso dipende in gran pane dalle politiche dei governi nazionali,
specie di qudli dei paesi più potenti, che mantengono un ruolo
centrale. Per altri h globahzaziene contemporanea è un feno-
meno assolutamente nuovo, che acmminge*, stati e individui ad
adottare strategie di azione ned-iiberiste per poter competere nel
mercato giobaie. È il mercarq, quindi, a dettare le regole, mentre
gli stati nazionali perdono potere c autonomia (Ohmae 1995,
+
S m g e 1998). Per gli studiosi orientamento neo-liberista ciò è
un bene e produrrà enormi vantaggi per tutti,mentre per i neo-
mamisti e per i radicali la mmegukma.è l'aumento delle dhu-
guagliawe e il cunsquent. sviluppo di nuove forme di conflitto
contro i poteri forti da parte di numi movimenti wnazionaIi.
Per Held e i suoi coliaboratari (1999; 20OQ 2002)la globalizza-
ziorie è un fenomeno complesso, in cui si combinano dimensioni
monomico-finanziarie, tecnologiche, politiche e socio-culturali,
e clonsiste essenziahente nel fam che decisioni o attività che av-
vengono in una parte del mondo possono influenzare in modo
significativo il destino di individui e comunità che vivono in ter-
&ori molto lontani. Essa, quindi, è un processo aperto a esiti di-
versi*sia positivi che negativi, che non dipendono solo dai vincoli
strutturali, ma aiche dalIe azioni degli individui e dei gruppi.
CAFiTOLO QUARTO

5. Un esempio di wtaabsi relazioviak Il kzv~roviek~'econmiada-


po-moda
Recentemente Donati (2001) ha proposta una nuova letrura
del lavoro nell'epoca della giobaiizzazione, ap'pliando a questo
fenomeno lo schema di analisi delh teoria r&wnale della so-
cieta (Donati 1991). Per Donati l'osservazione socioJogica del la-
varo lichiede l'elaborazione di un quadro merodologico che con-
senta di trattare il lavoro non solo come una relazione economi-
ca di scambio in rapporto con i1 wntesto saciale di relazioni in
cui si colloca, cosa che k tipica dell'approccio sociologico in ge-
nerale, ma mme relazione sociale m o stessa. Il btsmeeuork me-
todal&ica è offerto ddla sua rielrborazione dello schema AGIL
AGIL applicato
alrnnatiridd come &ws01a~ddea seciologia. Us;tndo questo schema egli de-
lavoro
finisce il lavoro come una relazione che, per &tere, dwe avere
mezzi o strumenti (dhmsibne A), scopi Q intenzioni (dimeho-
ne G), regole o norme ( d i m e d n e I) e valori cr criteri che danno
un senso (valore) a ci6 che si fa e a ci6 &e si produce (dimensio-
ne L). Il lavoro come hrexaziane ha Ie quattro componenti indi-
cate, si specifica nwssmiamenty in un contesto e si modda in
rapporto alle alternative'che questo pone. Donati ;denEifiea le al-
ternative possibili nel modo seguente: il lavoro pub essere auto-
nomo od eteronomo e può asme s ~ ~ n o despressivo-gra- e
tuito. Il problema è che oggi Ia grm parte degli studi anche so-
ciologici e d d e politiche ecopomiche ignara questa cornple&&
e tende a ridurre il lavoro,ad' una prmazione che si svolge in un
contesto caratrerizzato da relazioni srrumentaii di scambio. L'at-
tenzione, quindi, è tutta concentrata non sul lavor~in sé ma sul
tipo di contesto entro o u i si svolge, neulipotesi che una miglior
regolazione di esso (pib mercato, piir stato, più coneertazione)
possa produrre un lavora migliore o aumentare le p o s s i ~ e di i
lavoro per chi ne è privd. Sfuggi ai pia il fatto che t in atto un ra-
diale cambiamento delh culhtra del lavoro d i a direzione di
unamperdita di importanza delle sue dimensioni strumentali a fa-
vore di una crescita ddle dimensioni esprasive. 11 lavoro diven-
ta sempre più il mezzo per mertersi in relaeione con gli'dtri,C-ioi:
per costruire legami. Esso, quindi, è un bene sociale o unaattività
finalizzata ad uno scopo socialmente utile il cui svolgimento con-
sente al soggetto di ottenere le risorse necessarie per vivere. 2
questo secondo aspetto che distingue il lavoro da due forme di
~Lazionesoeale utili dla società. Dire questo,perb, nori signifi-
ca ridurlo alla sola dirnemione urilihrkdca, come ha fatta la mo-
dernia, Se ci si data di questa schema mmertude, cambia il mo-
do di osservare ci6 che sta awenendo al lavoro nella sacietà che
Donati prefixiscé definire dopo-moderna. Non siamo affatto di
fronte alla *fine del lavloro~,mme ha mswnuta Ri& (1997) ~NMaf"e*m*
*pm~rgm~li-

sulla scia di tanti altri prima di lu,i. Quella che si sta esaurendo d~ l p~m
la eonaione-ela pa3ica moderna che ha ridotuo il lavaro ad uc-
cupione, cogliendone e ual~rizzdonesolo gli aspetti s m -
m e d i , meccanici e astra&. In re&& b piuttosto in attu un pro-
asso di eemeqgenzaw o di msrfogenesi del lavoro, cioh di nasci-
ta di nuove f o k e e modaliti. m ha mi tutto il lavoro si sta tra-
sformando nel senso che si sta ulteridrmente differenziando: ai
suoi c d i vengono sprati e iritrecciati con a G r à che non
rientrano n& def'mhioneJmoderna di.'lavoro* (Donati 2001:
175-6). Ad esémpio, grazie ali'assegno di cura VI), unaat&id che
fino ad ora era rimasa cadinata n&mbito della reciprocità fa-
miliare o parentale diventa lavoro. Il problema, rispetto a questa
differenziazione dei h r i , è &e non si riproducano Iogiche di
framrnenazione delle varie h e n s i o n i e dei relativì significati
del Iavom, m a che una cultura appropriat;lp che deve ancora in
gran parte formarsi, sappia integrarli seriza confonderli. 11 secon-
do processo che possiamo osservare k che in tutti $i ambiti (mer-
cato, stato, terzo settore) si assiste .ad una esplosione di nuovi
profiii professionali che le m a l i regolazhni non riesconcr a con-
trollare e a g~eire.42% pone il problema di nuove fome di rego-
h&meche sappiano tener conto delle trasformazioni in atto e,
soprattutto, del fatto che molte delle nuove axtivit'ahvorative si
caratterizzano come &mi relazionalia, c h e carne relazioni che,
oltre d o scambio economica, hanno come scopo 11 rafforzamen-
to del legame fra le p& c~involte.1È tenendo conto di questa

(9L'assegno di cura 5 una misura dt politica saciale che finanzia un sog-


gemo, di solito un.fq&te,, che decide di prendersi in ~;tricoun mzimo non
autasuffiaente a un handicappatograve. Per un appmfondimento sul significa-
to di questa misura e sulle diverae modalità con ciri 5 stata introdotta in molti
paed europei ai veda Gai 2001.
nuova realtà che fra i gìuristi è aperto un dibattuto su1 supera-
mento dei contratti tipici dddl'econa)mia moderna, a favore di
L' nuovefofm*
di rcgolanionc i
nuovi tipi che vengono definiti *contratti relaziondi* (Eisenberg
mntratti 1994). Idhe, Donati usando il suo schema sviluppa i'malogia fra
rrl~ziodi
lavoro e denaro, mostrando che come il lavoro'non k riducibile d
concetto di occupazione nei .senso che la modernità ha dato a
questo termine, cosi il denaro non equivale aila moneta, ciok J-
I'oggctro che tradizionalmente Io rappresenta. Se il denaro è da
sempre un simbolo che funziona come titolo di accesso a presra-
zioni, ma che può trovare equivalenti diversi ddla moneta, cosi il
lavoro può essere adeguatamente ricompensato anche in forme
diverse da quelle monetarie.
Quelle che siamo soli$ chiamare u d e ~ o (money) * ... non è che M
delle passibili forriie di tieh diq e d i t o per l'acquisizione di b~ e servizi.
La diffwenziazione della società errmpoxta la nascita di sfere differenziate
cun propri rodici simbolici di transazione, dunque con proprie forme di
denaro* con amonete* .e propde regole di scambio. Tali sfere non
sono netessafiamente separate, ma posspno (o potrebbero) a loro volta an-
che associarsi o convenzionarsi fra loto mediante u h i o r i forme di scam-
bio, che passano rendere ahemhiìi b& e servizi a tutti i comociati attra-
verso forme di convdbiiità delle skgole monete cbe vigom in ciascuna
sfera relazionale; dove il Iavom w m e utl mado di essere svolto,
organizato e valòrkm~to(Do'& 2Wl: 1?4-5),

Ci6 non significa p r o p o q u~ ritorno alI'economia dei hmt-


to o a forme premodane di economia, ma certamente pensare ad
una economia ualtra* da qudia affermacasi nella madernita, che
non per questo deve essere considerata necessariamente utopisti-
ca O marginale, e che uova\una piceoh ma sigdicatka esempli-
ficazione nelle cosiddctre #banche del tempo* (Coluccia 2003).
Per Donati l'economia capidisti~aha ornai assunto un c a r a t e
re non umano perché tende ad'diminare sempre più le persone
concrete. Si tratta, quindi, di andare oltre il ~apitalismaaetraver-
so una umanizzazione del lavoro che richiede una serie di opera-
zioni precise, la più importante delle quali k comprendere la na7
tura rehzionah dd lavoro ed adeguare ad essa le forme di rego-
lazioni conerntmaii che non potranno qan essere plurime e diffe-
renziate, fatto salvo iI requisito comune déll'epuità. Per l'Europa
cib significa concretamente i1 superamento deil'assetto a t d e ,
che Donati definisce lib-M, a favore deU'~economiarelaziona- psdi;s
.el Per il modello lib-lab l'economia è una questione che riguar-
da Stato e mercato e lo scontro fra le diverse posizioni si concen-
tra sul peso relativo che ciascuno dei due sistemi deve avere ri-
spetto aiinaltro.U problema, però, è che l'interazione fra i due si-
stemi, indipendentemente dalle regdazioni, mostra limiti sempre
più evidenti e produce sistematicamente effetti distorsivi che ge-
nerano forme dannose di confliwalità,non risolvano i problemi
e non riescono a dare un senso umano al lavoro. L'econeMXa re-
Iazionale, invece, è il risultato di un gioco molto più ampio e
complesso di relazioni che investe tutte le sfere di attività, non
solo Stato e mercato, e che produce, come risultato, molte *eco-
nomie* diverse, cioè reti o circuiti di scambia, ciascuna eon un
proprio vaiore economico.distinto 'in base ad un proprio codice
simbolico che include un proprio'denara, proprie finalità e pro-
cessi decisionali, regole e forme di org&zazione specifiche e
propri modelli di valore.
GAP~OLQ
QUINTO
POTERE E SISTEMA P~LITICO

il porere. -2<'t'ilPPracc;oindiduatista o.de1l'a-


SOMMARIO:
gire.
agire.
-- 5.1,c a p pind&re
3.
Come

Verso
d o strutturalista - 4, I tentativi di call~gare
struttura C
app&ccia~mlzianal&'rion'rìduzionistico.- 6;I1 potere
politica neliaptim;r md&& -
Io Sta& Bi diritto. 7. Il potere politico nel-
h swonda rnoderdtà: i&Stata d e m m g t k ~-% P r ~ ~ e t d v e - sfuhito
ul &l-
la democmiit.

l. Come definire iLpotere.

I1 fenomeno sociale d i a andzzeremo in questo capitolo è il


potere, usualmente associato a i concetti. di autorità e influenza ('1.
Essendo questo un libro &e intende aviere un carattere intro-
duttivo, la prima cosa da fare dovrebbe essere dare una chiara
definizione del fenomeno che ci si propone di presentare. In so-
ciologia, però, la definizione del fenomeno dipende daii'approc-

(t) L'autorit; non si identifica c d c~ncetto di potere p~erche,diversamente


da questo, implica sempre i1 rikofioscimewo da parte di chi esegue il comando
a l'indicazione, ddefl*~titità,diritto o necasità che qualcuno emani comandi at-
ti d orientare J'azioqea,(Gallii 1983: 60). Con il tennine aiduenta* d indi-
ca Ja passib%t+che qud~uno(A) modifichi i propri comportamenti tenendo
conto d l l e indicazioni o dei comportam~ntidi B, -pur in assenza sia di mezzi
con i quali A p o ~ b b h e qualche modo danno a B,sia di mmandi apIi-
citi da parre di A, mii B sarebbe tenuto ad a b b d i ; cioh &e A possegga
sii B o laai *di B pateee ,adktmimitir(Gallino 1983: 378).
CAPI'rOLQ QUINTO

cio che si utilizza, ci02 dalla semmtica con cui lo si descrive e lo


si spiega. Per quanto riguarda il potere, Ia modernità ha prodot-
ro due scuole di pensiero o due orientamenti teorici in conflitto
fra di loro che ovviamerìte danno dehfiioni diverse e in qud-
che misura incompatibili del potere. Per arrkare a proporre il
concerto in maniera non ingenua o impressionistica, quindi,
dobbiamo par'tire da questo conflitto che viene soIitamente pre-
sentato come la contrapposizienefra individuaIismo e collettivi-
smo metodalogico o fra approcci micro e macro o, ancora, fra
struttura e agire, anche se i termini non sono del tutto equiva-
lenti.

L'approccio individualista risale aiie idee proposte dai filosofi


inglesi Hobbes (1974), Lo& (19821 e Hume (1493)ed è stato
sviluppato soprattutto dagiì scienziati politici. La sua formula-
zione più famosa si deve ai politotogo americano R. Dahl che, a
padre da un articolo del 1957 comparso sulla rivista B e h a v w ~ -
ral Scì~ncee in conuibuti successivi, ha elaborato una defiizio-
ne *formalmente rigorosa* di potere; La definizione è Ia seguen-
te:
*A ha potere su B nella misura in cui può far si che B faccia.
qudcosa che diversm& nqn avrebbe fatto* ( D d 1957: 203).
Per Dahl questa definizione è formale perché si applica a qual-
siasi forma di potere. Così definito, infatti, il portre & una reh-
zione fra a m i che possofio essere certamente individui singoli,
ma anche gruppi, imprese, wati nazionali o alae forme di aggre-
gazione.
I1 potere di A su B ha un fondamento o una causa che consi-
ste ndIe risorse che il primo possisde, ad esempio forza o dena-
ro o bellezza, e che il secondo desidera o teme (vuole o vuoIe evi-
tare). Daila quanrità delle risorse possedute &pen&, cio* si pub
misurare, I'intensità del potere di A su 3,potere che è, comun-
que, sempre limitato all'amhito di ~ i o m di B che possono esse-
re controllate grazie alle risorse che A ha a disposizione. Neila
sua prospettiva, quindi, nessuno ha tutto il potere e nessuno ne è
del tutto privo. La conclusione che Dahi tira i. che non esiste una
soia elite di porere (*): attori diversi prevalgono in ambiti diversi,
producendo una distribuzione del potere che si pia6 definire di
tipo .(pluralista* perché anche se nel mondo reale le risorse non
sono distribuite in modo eguditario, tuttavia le disuguaghanze
non sono0mmuIative,cioè non penalizzano sempre gli stessi sog-
getti.
L'impianto concemale che sta dietro la definizione di potere
appena presenmta è quello dell'empirisqo che descrive k reaità.
conoscibile come l'insieme dei #momeni di cui possiamo fare
esperiemza, sottoposti a Ieggi di funzionamento che Ia ragione
può scoprire t che valgano.analogicmente sia per il mondo del-
la natura che per il mondo umano. In base a tale visione la società
è pensata come un insieme di attori separati e distinti, che, se-
condo I'immagine di Locke, si muovono come palle di biliardo,
cioè interagiscono in forza del prin'cipio di causdità, con la diffe-
renza, rispetto alie cose del mondo naturale, che gli attori appar-
tenenti d a ve& umana o?daessa prodotti, sono spina non da
imputi esterni (il d p o del4 stecca di biliardo) ma dai loro desi-
deri o dalle loro preferenz~quelli che Hobbes chiamava cappe-
titi*, che A. Smith (1696) ha debito &itcressia, e che Weber ha
indicato col ~ e r m i m.cirrolont+, Per quanto riguarda specifica-
mente la soci~bgia,S a n i , il classico che meglio rappresenta
l'approccio individualistico è, appunto, h.Weber, la cui defini-
zione non è molto diversa da quella di I 3 d e suona nel modo se-
guenre: il potere (potenza) (') *designa qualsiasi possibilità di far
valere entro una relazione isociale, anchedi fronte a un'apposi-
zione, 1a propria vobn,&,quale che sia la base di quesra possibi-
lità* (Weber 1968: 51). Per Weber, quindi, come per Dnhl, il po-
tere non-&Iqata a particolari contenuti e può essere presente in
tutti i tipi di rapporto, non è legato, cioè, salo aI sistema politi-
co, anche se h sua analisi si è di fatto indirizzata esclusivamente
verso lo Stato.

(7klererno s~ccessivamentedeUa da el;tfs~~.


(3) Il tc&e usam da =berin redesco "ed! che in imliario stato tra-
d a Q potenza, per distin~erlodal mnmtto cri dominio, per iadieare il
Weber usa il termine Herss~haft
Nel modelb di analisi empIr:is~Uidividualista .il fattore (~cau-
sale., ciò che provoca come effetto l'azione di B, è intrinseca-
mena ad esdusivamezee legam agli attori e la struttura, cioè il
modo in cui le relazioni si dispongano concretamente, t solo la
conseguenza deile loro aioni, stanti le condizconi poste dd'arn-
biente, che sono considerate eome *date*, cioè non ptoblematiz-
zaee.
I limiti
ddl'g ronzio
M.Archer (1997) individua il limite di questo approccio con
indivdrlbtn i'espressione aconfiazione verso l'dto*, che sa ad indicare come
Archcr
Fattore, in quanto unico fattore causale, assorbe di fatto la sznit-
tura che diventa semplicemente l'esito o il prodotto deli'intera-
ziont fra piii attori.

La prospettivà srruttyralista hasce daila messa in discussione


dell'idea che i'l'arnbiente entro cui agiscono gli amri possa essere
considerato solo come un esito dd'azione Q come un fattore
esterno e dato per scontata. Se ]'ambiente, ciob la socied, pre-
senta certe eondhioni per cui A possiede pi3 risorse di B e, quin-
di, può esercitare il proprio potere sudi lui, ci&dipende da un or-
dine che non può essere dato per scontata perché non è un fatto
*naturale%,ma è esso stesso un il risultato di ufi pote-
re che ha creato queli'oi-dine ed ha assegnam le risorse agli attori
secondo modalità deter&nate. Per Mam (19751, qu&to potere t
proprio deli'economia (struttura) che d e t e r m i n a / r d h so-
vrwtrutnua, cioè l'apparatp politico, giuridica e cdturdi ama-
verso cui la struttura, cioè li1 potere economico, si riproduce e si
rinforza. È il sistema (h stnittura) che colioca gli attori indivi-
duali in posizioni predetermhate (la co1loc;tzianedi classe) dalle
quali dipende non solo la quantità di potere che hanno a &posi-
zione e che possono esercitare, ma anche, in definiriva, l'esito del
gioco. In questa prospettiva, quindi, gli mori individuali sono
solo apparentemente Iiberi di esercitate la loro volontà o di per-
squire i loro interessi, ma,in reald, Punico potere causale t ri-
conosciuto ai sistema, Nei termini deiia Archer si constata, quin-
di, una awnflazione verso il basso* perché l'attore è totalmente
determinato dalla struttura.
Dwkheim (19771, diversamente da Ma* non assegna un W - E Duruch
lo de~rmhantuallJecoaomia,m concepisce il rapporto fra so-
cietà t individui a fra struttura a azione n d o stesso modo. La so-
cietà si impone (esercita il proprio potere su) agLi individui attra-
verso le nome e i valori che formano la *coscien~acoUeniva~
deih soci&. L'agire individuale, quindi, è un effetto dellaassimi-
lazione di cali norme per cui k miazioni di atere a livdo inte-
P
rindividude non dipendono d d a libera vo ontà dei singoli ma
sona la conseguema della nomaiivid h o s t a dalla s&età, La
posizione smtniralis~adqkheimimu h8 trovato usi prosegui-
mento e una dieaJi;szaaime in aicupe delle opere di M. Fou- WFwault
cault ((2976)('1 che arriva a ,porlare di .un*regime di veri&, in-
tenderido c m tale espressione sostenere che la produzione della
conoscenza, il modo concreto con cui non solo pensiamo ma
percepiamo i nostri stessi corpi e tosuuiarno le nostre pratiche
sono interamente determinati dal potere della società e dalle con-
figurazioni ohe esso storicahente assume. Per lui il potere -crea*
il soggetto e non ha bisogna dd su^ consenso, di essere legitti-
mato, perché attraverso i prbcessi di wnormalizzazioneaimpone
a i soggetto i modi di penssre e di agire. Fin ddl'iniziri, quindi, il
soggetta non pub non essere ~ m c m i e n t ecol potere e ultima-
mente complice &l potere.
I punti deboli d a posizione s m i r d s t a sono da una parte Ilimiti dello
arutturnkmo
il determinismo* cioè la negaihne della libertà degii individui,
d'dtra parte la discoltà a spiegare il cambiamento, cioè il fatto
empiricamente inoppupabjle che nel tempo le stmtture si m&-
ficano perchi vengono sfidate da nuovi soggetti sociali esclusi dai
circuiti del potere. Per gli s m m d i s t i è p$ facile la risposta al-
la seconda obiezione, nel senso che* come ha htto M a ,si puù
sostenere che la struttura socide non sola è dominante ma è an-
che intrinsecamente contraddittoria, cioè parta al proprio inter-
no gli elementi patol~giciche ne produrranno la crisi e la ua-
sformaziome. In questo senso il cambiamenao sociale non sala è
possibile ma è addirittura inevitabile; la m a causa, però, non di-

(4) Nelle ultime opere faposizione di Foucault è cambiata e b sua r i m a si


b>concenmrasul posere:del mggeao s sulle latte contro le dentiti imposte. Si
vadano i tre v a h d &ellasta& deh sesiu&& (19N 1991; 1995).
CAPITOLO QUINTO

pende Ml'agire ma dalle carnrreristichc interne deUa smmim.


Piii difficile è rispondere al primo problema, perché la percezio-
ne della propria libertà come possibdieà di fare altrimenti l: un
fattore costinrtiva che da sempre definisce la comprensione che
I'essere umano ha di se stesso. Lo strumtralisfis, quindi, ricorre
di fatto ad una ipotesi di uomo =ipersociali~zatna.a dtrasocia-
litzato~,che è altrettanto irrealistica e riduzionisrica di quella
deli'uomo *iposocializzam*, cioè towlmente libero, che s t a alla
base dell'approccicr individudisrico Wroag 1961).
I problemi indicati hanno fatto si che d'interno delle due po-
shinni si sia aperto un àmp&sshodibattito c k >ha tentato di ar-
rivare a mettere insieme in modo non contraddittorio struttura e
agire, micro e macro, attori individunlilcollettivi e sistema.

Proporremo di seguito quelli che ci sembrano i tentativi piii


interessanti, mche se non riusciti,.&uscire dali'udateralismo e
monocausalismo dei due modelli, seguendo l'ordine crondegico
deila pubblicuione dei saggi o volumi che li propongono, anche
se il dibattito non è unitario, per cui inmenti cronobogica-
mente successivi non devono essere considerati, trame che in po-
chi casi, repliche, rispogte Q integr&oni ai tentativi precedenti,
ma piuttosto il fmno di riflessioni alneno parzialmente autono-
me, giustificate, comunque,Adallainsoddisfazione nei confroxtri
delle risposte g i i disponihdi
Bnchrach e I1 primo tentativo che consideriamo è quello proposto da Ba-
Bamtz lc due
ra- delprt- chrach e Basau (1962) ,e s i itlserisce ,nel dibattito, molto acceso
negli anni '50 del ventesink secolo egli Stati Uniti d'America,
su chi effettivamente d e t e n ~ ile porere n d a comunità locale. La
discussiane ha visto contrapporsi da una parte i pluraiisti, schie-
wU su posizioni individualiste, che sostenevano i'idea del potere
diffuso, dalla parte opposta gli &W,che sqs'tenwano l'esbten-
za di una struttura di potere Fra i sostenitori delle posizioni

t*) La tearia delle elites 5 stata pmpcssm in prima istanza da autori italiani
come G.Mosca (1939), V. Pamm (1WS)C R. Michls (1966). Essa, per&, si è svi-
POTERE E . S I r n A PQLirICQ

ditiste, si trovano sia individualisu con una posizione più pessi-


mistica di q u a che passiamo riferire a Dahl e agli altri plurali-
sti, sia strutturalisti d a Wright Mills che fondamentalmente ap-
plicavano alla m i e t i amexkana lo schema d'analisi mamista. Per
noi I'interesse del conmibuco di Bachrach e Baratz (1962)sta nel
fatta che rappresenta un tentativo, do pzite bel campo ditista, di
andare altre i G m i u evidenti dello strumiralismo coniugando in
qualche modo struttura e azione. I due autori condividono con
gii smtturalisti l'idea che il p ~ ~ i en&senso forte non sia total-
mente ascrivìbile de decisioni (aziod prese dagii attori concre-
ti, ma ~riducunumil peso =usale della otnittura di potere nel sen-
so che nella h o propasta essa più &e agire direttamente sugli
individui e le loro scelte, *impediscw che aIcuni temi e questioni
particolarmente controversi:e problematici per la sua, stessa so-
pravvivenza entrino nei campa detisionale, ciat nelle scelte di
azione da parte dei diversi soggetti. In -SO ii potere aha
due facce,: da .una parte quella concfèu,.visibile,ernpiricamente
rnisurabile, dei conflitti fra individui e gruppi con preferenze di-
verse sui temi che riguardano la sfera pubblica, cioè la vita della
comunità; dali'altra parte una f&cia nasc8sn e hvisibile che de-
limita gli amb5 in cui i codit$ possono sorgere e produrre scd-
te e decisioni. Se si considera anche questa seconda faccia, il po-
tere è non-azione o non-decisi6ge k taito più forte quanto me-
no si decide e si sceglie o, in almi termini, quanto piir riesce ad im-
pedire che i remi e problemi piit irn@tanti divengano oggetto di
decisioni e scelte da parte degli attori. .#
T Parsons intervenne sul rema del potere nel 1963 (Parsons ~Ps~JoN:~~
potere wmc
1970b)con un sa&o finalizzata a risolvere i vari problemi che
secondo lui rimanevano ancora aperti, attraverso I'inserimenro
del concetto nella schema generale di inalisi della societi che
gF&mto
aveva ormai elaborato (Parsons 1965). 11 primo problema che
Parsons affronta k la genericiti del concetto di potere usato nella
discussione, in particolare da parte degli eredi delIa tradizione
hobbesiana, cioè da parte degh individualisti. La genericità con-
si.stwa per lui nel trattare il potere ccirne la capacità di consegui-

luppam sopramina negli Statiuniti pm il tramite di J. Schumpeter (1 964). L'au-


tore skrunicense pia sipifi~arimsul tema & C.WGght Mills (1973).
re fini o scopi all'interno di una relaziose so,cide s e m a specifica-
re il mezzo che si impiega e se chi lo ecsercita sia o meno autoriz-
zato a prenderè decisioni o a imporre.obblighi e in che $orma. 11
secondo problema è la W I Cda Qlui~Izs~ontratanei vari aumri
a tenere assieme %Ji aspe-zticansensuali e quelli ccrexcitiyi del po-
me. L1 teno t kgaro all'idea diffusa dei potere come fenomeno a
somma zero.
T.Pnmm
I'anrrlmgh fra
Re11oUvament:eal primo puntQ Parsons accoppia i1 concetto di
knro potere a quel10 di sistema politico, inteso come ii sub-sistema
funzionde che consente ad una società di can*guire efficace-
mente i propri scopi (6). Il potere diwenta, cod, il mezzo genera-
lizzato che consente a i sistema politico di funzionare, come ii de-
naro lo è per il sistema eoonomico ('1. A1 cuore ddIa sua conce-
zione, quindi, usviarqo l'analogia fm potere e denaro. Nelle eco-
nomie avanzate ildenaro è essemiahente un mezzo asimboli-
co*, nel senso che misura il vdare economia ma di per sk non
vale nulla o quasi i1 suo valare, ida,tti, non corrisponde d a
quantità di materiale prezioso che t contenuto neUa moneta o al-
Ie riserve di m e d i preziosi depositati presso le banche c e ~ ~ &
dei vari paesi. Dipendg piuttosto :dalla fiduGa ktituzionaiizzata
nel sistema monetario nazioade e internazionale e nelle istitu-
zioni che lo garantiscono.'Anal~gamente,il potere &lacapacità di
assicurarsi l'ademphento di obbiìghi vincolanti da parte dei
componenti di un sistema o r g k k o grazie alla fiducia che gli
obblighi imposti sono -legittimati daitlla bro rilevanza per il con-
seguimwto dei fini collettivi' (comuni.). Solo se c quando questa
fiducia viene meno il ptixere deve usare dei mezw *intrinseca-
menttw più forti, cioè capaci di otteitiere i'obbedienza per la far-
za che contengono. Esist, per& anche una differenza determi-
nante fra il denaro e il potere, Il denaro misura ilvalore secondo
una vaiiabde lineare conthua, per cui è facile apire chi ne ha di
I '

e)NeUo schema AGIL la funzione indicata corrisponde er G (gml attain-


ment).
(3Oltre d madium denaro, correloto d sisrerna economico {A}, c 11 me-
dium potere, correlato al sistema politica (G),Pawons ha proposto il concetto
$rdiwaaza, che G il, medium dst sistema dell'integmziwe sw& (I) e quella di
impegno verso il vaiar~d u m dal ai-ma di comewaziane del maddlo (L).
pib e &i ne ha meno, ma non pub trasformareh difierema quan-
tit a h a in daeterna qiaahtativa. In t&ni semplici ci6 significa
che un ricco non pu6 costringermi ad accettare di vendergli una
cosa che io possiedo, muhe se mi offre una cifra rnoIto aiw ed io
sono m ~ l t o - ~povero
ih di lui. I1 potere, invece, instaura una spe-
cifica farma di disuguaglianza o discmtinuità, per cui A ha il di-
ritta di prendere decisioni che hanno priorità m queue di 3 e che
le vincolano. Per Parsoas il motivo che giustifiia questa gerarchia
è la rilévanza strategica dei contributi,ddlediverse unità decisio-
nali alla collettivitA nel suo complessa. Chi occupa una data po-
sizione deve essere messa in condizioni.di prendere legittima-
mente deUe decisioni vincolanti non solo per sé ma anche per gli
altri membri delh collettività. In questa possibilità consiste l'au-
torirà che per Parsons è ala controp+e istinizionaie del potere*
(197Ob: 107), ciok i 1 insieme
~ di diritti a l l ' w del potere. Esisto-
no, quindi, l i v a di autorità diversi che si dirpongono gerarchi-
camente gli uni spetto agh'altri in funzione d d Upo di colletti-
vità che devono midare. Dal momento che nella modernità le
eollenività piii amWpieper appnrrenenza sono gli stati terriroriali,
ne consegue che il livello geradhicarneriae superiore di autorità
spetta allo Stato, che.dwi:usare il potere per risolvere i contrasti
che nascono nel ,sistema integrativo, ciot n d a società civile, ren-
dendo mmptibiii gli interessi delle singole unità w n il più ge-
nerale interesse callettivo. Per Parsons, 10 Stato in quanto siste-
ma puh esercitare efficacemente la propria:funzionesolo se esiste
un sistema noxmativo mmpne, che a su;l~voltafa riferimenu, a
vzIori ultimi condivisi. Xt potere & -esercitatonel contesto, di tali
norme ed è modellata da esse. L'elaborazione di h s o n s , quindi,
sembra muoversi nella direzione di una conferma delie concezio-
ni strutturaliste, almeno ne& versione di Durkheim. Egh, però,
critica le posizioni degli dieisti americani, in particolare di Wri- Wright
ght MiUs;e degli suuthralisti di ispirazione n k k r a perche non
tengmo conto dei sistema di v&ri che s t a ,allabase della soci&
moderna, in particolare della soci& americana, h cui caratteri-
stica f o n d m e n d ~è I'universalimo. L'universdsmo implica da
una parte.Peguaglimza dei diritti dei cittadini a conuollare il po-
tere tramite i1 vato (suffragio univede), dall'dura Yeguaglianza
dei diritti a partecipare al mercato sulla base della propria com-
pemza e delle proprie capaci&, ci05 l'eguaglianza d d e oppor-
tunirà. La mrnbirraione di questi due elementi spiega perché
non si verificano quei vantaggi cumulativi che secondo Wright
Mills definiscono, appunto,le strutture di potere o perchb queste
non siano così forti come pensano i mamisci. I1 parallelo con ii
denaro torna per chiarire Pultimo problema teorico che Parsons
intende risolvere, ci& se l'aumento del potere di A comporti ne-
cessariamente una diminuzione del potere di l3 (gioco a somma
zero) o meno. Come il sistema bancario può aumentare il valore
dei propri depositi attraverso il loro impiego produttivo in pre-
stiti alle famiglie e imprese, sema mettere minimamente a rischio
il valore del denaro depositato dai singoli correnusu, che passo-
no ritirarlo quando vogliono, così una buona leadership politica
può invesrire il potere che le è stato affidata dagli elettori au-
mentando il prestigip d d a nazione e il proprio potere, senza
mettere minimameme in pericolo iI potere degh elettori di con-
fermare o meno la loro fiducia. Il potere, quindi, come il denaro,
permette di giocare giochi a soimma positiva, L'unica condizione
che deve essere poshilata k la fiducia da parte dei cimdini che,
ndl'ambito del sistema politico; deve pi5 propriamente wwe
definita come legittimazione. Naturalmente & possibile anche-il
contrario,ci06 che i giochi iisdrino a somma negativa. Per que-
sto bisogna che anche @eril potere s i elaborino meccanismi di
controllo che, come k banche centrali per la finanza, verifachino
la compatibilità degli impegni con i1 heUo delle risorse disponi-
bili e i gradi di solvibilità, ciok di probabilirà di successo deli'in-
vestimento. Nei regimi dedocratici avanzati questo meccanismo
di controllo ultimo 6 la Costituzionee la Carte che ne garantisce
il rispetto. C ~ ~ t a n lad posizione
o di Parsons, possiamo di-
re che:
Unavalucazionc a) in quanto lo dd4isce mezzo circolante, Barsons propende
&n3 ~ ~ n .
di T. Pamm per una visione diffusa del potere. Carne nel caso del denaro,
&=ne eccezioni particolai: ia sistemi politicamente o r g e -
eati tutti i soggetti ne possiedono almeno un poco e possono
usare il potere che possiedono,
b) La diversa quantità di potere disponibile non dipende dalla
scalrrezza o dalla famiglia di appartenenza, ma dal tipo di con-
tributo che si dà a l perseguimenta dei fini deUa collettività. Il
potere, quindg t collegato al m010 che si ricopre s all'aumrirà
che si ha, I1 modello che sta dittpo aila Sua concezione, quin-
P O m E E SISEMA POLITICO

di, si 14% espllcitameate ad Hobbw, ma anche ad H. Arendt


(19961, &e d'idea del potere come strumento che consente
la fine della guerra di tutti contro tutti e di fondare l'ordine
soci& eneo cui sii possono sviluppare forme cooperative di
interazione.
C) h c h c per lui in ultima istanza Ia distribuirne del potere nel-
la società dipende d d a struttura, che, durkheimimamcnte,
coincide con l'ordine normaevo dellii societi, ma essendo le
società moderne fondate su valoridi tipo universalistico, sono
questi a reedere pos~ibiieanche la libertà individuale, ci& I'a-
@re. In Parsons, quindi, il Iink fra agire e struimxa, micm e
macrs è garantito dal tipo di valori condiviso.
Lukes (1974) ha dabarato una concezione utridimensionde~ wnfczionc sL h h
del potere che intende ricomprenaere e superare sia la visione a i d i m e ~ i o n A
unidimensionaledi Dahl del poteri. come azione episodica di un d"pO'n
soggetto su un &o, sia qu~llabidimensionale o *a due facce*, di
B a c h ~ c he Baratz. Ii suo cmcetto di fondo è quello di *intere$-
si*. Per lui ii modo in cui vengono intesi gli ainteressi* rivela i
presupposti nomativi di una posizione o approccio. Ad esem-
pio, il libmlismo riferisce gli interessi alle preferenze, a 80 che
le persone vogliono o concretamente, che è rappre-
sentato in politica, ad S., dal partito per cui votano o dai refe-
rendum che firmano. I1 rifomis,mocondivide la stessa idea di in-
teressi, ma Iamenta il fam che non a tutte le preferenze 2 dato lo
stesso spazio di espressione o che nbn a tutti è data la stessa pos-
sibilità di esprimere le proprie preferenze; per cui per capire qua-
li sono i veri interessi in gioco bisogna andare a scoprire ciò che
è sommerso o deviato o nascosro. La visione radicale, invece, so-
stiene che i desideri o le preferenze degli Individui possono esse-
re un prodotto del sistema, che agisce contro i loro veri interessi.
In queste situazioni gli interessi vanno riferiti a ciò che gli attori
vorrebbera o preferirebbero, *se fossero in grado di scegliere*
(Lukes 1974: 34). In dtri termini, esistono simazi~niin cui la
smttura determina cempiet;lmente l'agire degii idvidui. In tali
casi il potere noqesiste. Per potere, infatti, va intesa la possibilità
degli attori di agire come soggetti morali, cioè di scegliere se agi-
re per perseguire i propri interessi egoistici o gli interessi reali di
ampi segmenti deUa società, I1 poare esisre, quindi, ~010nelle si-
tuazioni in cui gli h d i d u i godono di una autonomia, almena
CAPITOLO Q m O

relariva, e possono partecipare alle scelte pubbliche. Come si ve-


de, Lukes deriva dailaapproccioindividualista la centrali& della
scelta da parte degli attori e dalla swmidisrno i'idea dei vinco-
L strutturali che limitano I'autonomia ,dafl8attorefino al caso
estremo in cui la annullano, ma non t in grado*di spiegare in che
modo k due dimensioni si rekazionano, per cui aUa fine riesce so-
lo a proporre de~crittivamente un ventaglio di situazioni p-ossibi-
li.
N+L u b a ~ fl:
potere come
Luhmam (1979) cerca di andare oltre i limiti dei tentativi pre-
mezza di cedenxi di dare una adeguata definizione del potere, ricorrendo al
cornuniuaionc
wh un metodo durkheimimm &e consiste nel fondare una teoria del pa-
codice tere passando per una teoria della saciee8. Come Parsms, Luh-
m& definisce 9 potere come mezza di comunicwione. Diver-
samente da lui, però, fonda i sistemi hociali unicamente sulla co-
municazione e non sui valofi cmd,ivisi.La comunicazione impli-
ca una situazione di contingenza, ciok la possibilità che il mes-
saggio inviato v a g a rifiutato da &ilo riceve. Essendo questa una
possibilità permanente, tutti i sistemi socidi sono patenzidmen-
te conflimali: è solo i1 grado di 6onflichialid che varia con il gra-
do di differenziazione del sistema e con la sua evoluzione. La
scelta fra accettazione s rifiuto del messaggio non può essere re-
golata solo dal iinguaggio, perché iltlinguaggio offre strurmrd-
mente entrambe le posabdit&,né p ò essere lasciata al caso. Ai
Y
linguaggio si affiancano, quindi, de e istituzioni che garantisco-
no in modo adeguato h uasqissiane di prestazioni selettive per-
ché oltre a garantire la comprensione intersoggetriva svolgono la
funzione suppkmentare di motivazione, ci& suggeriscono i'ac-
catazione di guanto viene comunicata e rendono prwedihile ta-
le accettazione. Luhmann definisce tali istituzioni *mezzi di co-
municazione* (1979: 5). Nelle sociei mbdeme il pseere k il. co-
dice (mezzo)di comunicsione del sistema politico, che Luh-
mann considera un ssttosistenia autonomkzato, differenziato e
specificato funzionalrnente del sistema s o d e complessivo. La
funzione di ralesistema:t appunto di produrre potere, cioè di tra-
smettere decisioni vincoIanti. Il potere come mezza di comuni-
cazione generalizzaloper definizione implica f'incmza, d oh la
possibilità sia per chi detiene i1 potere, & per chi lo subisce, di
agire dtrhenti, ed k tanm più grande quanto maggiore k questa
possibilità. I1 potere, percii, va distinto dalla costrizione perchC
questa apauilaado h possibilità di sCgAp dell'bter1~~ritox.e &un-
cia ai &&& $ d a ,genadizzazhne simbolica e sposta
tutto il pesa delh decisiomie-guchi mette. d mesako. f n o -
meno del potere consiste tipicaunea~n& rlimiazime deuo
spazio s e M v b di cui &pone il p ~ c z t t t e(Luhmaan
~ 1979: 101,
ciok nelG Qcold di ridurre compkssità per dtfl. La novità più
&.om,nte della sua iraipobtazione zisiede nel fatfa che non asse-
gna pi6 il potere ad.1~10dei due g a w CI& ~ relazione, wme se
fosse una sua caratteristica Q W sua propriti. Il potere mlla
coiicezime 1-ana t u n a com&&ione regalata da ira.co-
dice Esso.s i prese- per&* carne pn .fenomenoriflessivo, nel
senso &e eritram& i p m e r d d ritpparto di potere detengono
porere e m110iflp d o di esercitarlo reciprocamente, s e w r e in
forme a misurediverse. 2 quem vjsi6nev& gli eaasente di h-
postare in termini nuovi UDCI dei *1mi pi6 rilevanti deile-m-
oieth moduac; quello dei, &chi del Tradizionalmente
qu mp m b k 1 : 8 trattato~ .hrifaimm all'ahuso di pote-
re e &e, garanzie che p@ri3-&0n~di evitare o ridurre questo. 4-
s c b . Fer LuhmanaI iawce*3 I'& O esartamqe l'oppoqta
ciok che si regi& iyi deficit.ri5.potet.e' proprio nel momento in
cui i'aummo d& cornpJessit5, ciok defle altermtivc possibili,
d i e d e I'tnivaiime di uim mggiuf pptir'a.di put~,e.Ricor-
renda come Pmons alla aiaaf~mdel dtnairo, Luhmanxi vede iI
rischio di una aroalazionm del potere, di una diminuaione
delle sue capaci& di op+e nei mokento h cui è sovxace~rimto
,da cresce& aspemive dd p,&blico. Per tiprendere il profila che
qui ci interessa p s s h o dire &e:
a) in Luhnuui la suumira diventa un sAonosistemafunzirxn,al-
msnre differenziato e rpecifiuto che utilizzando come.pro- L"L
& d u k ~

prio mezzd di comunicazione generalizzato il potere, cioè &


tramissione di dwigioai vitxuimti, non annulla & t o i'ogi-
re, il potere degli indiPfdui, ma, al coritrario, Iò rendepossibi-
B e B sichiede come prova fam&.dalla propria fowa. Se il si-
stema dovesse acoswingere* dFobbedienz% infatti, si@-
cherebbe che non ha piG potere, cioè capacit$ di trasmettere
decisioIsi vincalaati.
b) Luhmans però, riduce la relazione a pura ~imunicazlonee
ci&pota a due problemi di non poca conta. XI primo che in-
tesa come pura cornurllcazione, il potere tendela perdere i ca-
ratteri di durezza e stabilit&che lo caratterizzano come smt-
tura. I1 secondo k- che in quanto comunicazionesi separa cum-
pletamente da ogni riferimento normativa e vdoriale per as-
sumere la connotazione di una grammarica in base alle cui re-
gole o procedure h possibile cos~ryircqualtnque frase o di-
scorso.
A Gidtns: il
potcrt come
Anche la riflessione di Giddens sul potere ha preso le mosse
amimcnto di da Parsons. Egli riconosa (Giddens 1W0)che Parsons ha h o -
~rmuieipnzlome dotto dei correttivi importanti d a Ietleramra p r e d e n m quando
ha sostenuto che il potere non k necessariamente legato ai con-
flitto e che non è intnnsecamente oppressiva Accettando questi
punti, egli definisce ii potere come *hcapacità di ottenere risul-
tati. Se questi siano wnnwi o meno o interessi puramente seno-
riali non & pertulente dIa sua definizione* (Giddem 1990: 257).
Giddens prosegue dicendo che iì potere non dovrebbe essere vi-
sto come un ostacoio alla liberti o a1I"emancipazionema come il
mezzo per ottenerle, ;uic!wse moh,sipossono ignorare le sue pro-
prietà cosrritrive o di vincolo. La definizione appena citata è sta-
ta elaborata da Giddem nel contesto della sua *teoria della strut-
turazionem (Giddms 1979) che affronta il probkma della relazio-
ne fra i concetti di struttura e di agire. Giddens a questo propo-
sito critica Lukes perché, in forza d d a sua concezione dialettica,
mantiene un dnalismo h i due coqcetti, nel senso che essi ri-
mangono d t i c a m e n t e separati. Ne consegue che la struttura
non è sufficientemente hplicsim nelk relazioni di potere e vice-
versa le relazioni di poteri- non sond abbastanza implicate nelh
suumua, Per superare questo limite egli sostinriscea i concetto di
dualismo quello di dualit2 della struttura, in cui s t r u t t u r ~e agire
si compenetrano. L'intenzibne di Giddens è di superare amaver-
so questo concetto il problema tipieo d e h e e r i a sociale, che
consiste neli'adostare un paradigma o troppo volonmistico o
troppa decerministica. Con il concetto di d d d d t h struttura,
Giddens lega reciprocamente glr aspetti della pxdugone e delIa
riproduzione nel modo seguente: i'agire umano produce smim-
re che simuItaiieamente servono come condizioni di riproduzio-
ne dell'agire umano in un processo continuo. L'agire umano è
inesicabilmente Itgato al potere, senm del quale non esiste.
*Un agente cessa di essere tale se perda la capacita di afare una
differenza*, cioè di esercitare un qual~hetipo di potere* (Gid-
POTERE E SISTEMA POLITICO

dens 1990: 14). I1 potere, quindi, è attribuito da Giddens all'agi-


re, per cui la sua prospettiva tende a privilegiare il paradigma vo-
lonlaristico. Ci&si dwe aUa sua idea di agire che 2 esplicitamen-
te antropocentrica. Per lui il mondo & costituito o prodotro dalle
attività dei soggetti e la società va considerata come una #abile
realizzazione (skaed perfomzance])~dei suoi membri. Tale rea-
lizzazione si concretizza ne1 linguaggio, per cui Panalisi sociale si
fonda sulla interpretazione e qrnprensione dei linguaggi. La
striimrra t appunto un codice linguistico che non pone solo vin-
coli aIl'àgire dd'uomo, ma, lo rende possibile. Le strutture, quin-
di, ad es. il codice della strada, sono msaniite dall'agke umano e
contemporaneamente sono i mezzi che costituiscono tale agire,
nel senso che contemporaneamente lo permeettono e lo Mncoh-
no, In quanto codici, le striitme spno fatte di *regole e xisorsm
che le persone mettono in atto per produrre e riprodurre i siste-
mi (nel caso dell'esempio citato il sisterni dei t r s c o ) che sono i
modi c o n cui si dà ordine &-regolari&d'agire umano. Dai mo- Una valutazione
de~*-osos~e
mento &e ogni interazione implica la produzione e riproduzio-
ne della struttura, q g n i interazione implica i'usa del potere*
(Giddens 1981: 281. fi abbastadza widènte che Giddens fatica a
distinguere in modo chiaro il .concetto di potere da quello di
struttura, che tendono in reald a oourapporsi. Inoltre, avendo
egli definito h struttura come un insieme di regole e risorse che
esistono ne1 momento in cui gli attori le mettono in pratica, il ri-
schio d d a sua posizione è di essetk eccessivamente sbilanciata
sul vasante daagire c di pottovaiutare Ibggetcività delle s m t -
tute di dominio-subordindzioae.La. sintesi, potremmo dire, con
Margaret Archer (19971, che Giddens per evitare il rischio tipico
del10 strumrdismo che è h ucodaziene verso il bassa* e qud-
lo tipico dell'individualismo, che è la aconflazione verso Paltoa,
produce un nuovo tipo di eonfiazione, che essa definisce *con-
&ione centraiew o welisionisme. U limite di tale prospettiva è
che *priva entrambi gli elementi (struttura e agire n.d.r.1 dell'au-
tonomia relativa, non attraverso la rid~zionedeii'una aualtra,
ma compattando i due ekmenti insieme inseparabilmente& (Ar-
cher 1997: 121). '
5. Verso acn tzppucio r e h d ~ n a h
non pltd~io#iZtico.

Per poter arrivare a definire in modo non riduxionistim il fe-


nomeno potere, come qualsixsi dtro fenomeno sociale, ,h Ar-
cher ritiene che la soEidqia,debba.docarsidi uh paradigrxg epi-
stemologico adeguato che definisce «realismo cxitkoa, basato
sul dualismo analiuco. Il redismo puQessere compresa meglio
se lo consideriamo in rapporto sia ali'empkiimo sia a i conven-
zioalismo o casmionismo, cioè aile due posizioni epistenm
logiche che stanno sotto gli approcci degli &tori che abbiamo
presentato, con le quali condivide alcuni punti fondamentali e
rispetto alle quali si differenzia per aspetti altrettanto fonda-
menmIi. Come l'mpkismo, il malispio sos~exieche vi è una
real~àesterna indipendente dal nostra'modo di ~onoscerla.Con-
tro l'empiris~o,perb, sostime che Ia m&a non i3 fatta ,solo. di
oggetti fisici e di azioni indv-idualio di individui che agiscono.
Esistono anche i afatti - s ~ c d i *ci&
, orgadmaziont, istituzioni,
ruok che.sono fame sistematiche e durevoli di relaawni, Tali
relazioni dipendono dalle persone; ma dlo stesso tempo, eseaci-
fi
I =po~ri* taxi0 sull'agire deue persone una,iifluenza indipendente. I fatti
htti mial
sociali, quindi, resistano*, ma qual k il loro *smms~ontabgieo,
ci& cosa sona di preciso? La risposta b i fatti sociali sona pro-
prietà emergenti. Con quesw.esprewione si intende dire &e i
*fatu sociali. hanno poteri r> capaci& non riducibili a quelli de-
gli elementi che Ii casUiuisco~~ ma che si ,generano attraver-
so il loro enware in relaziqne;'llcriterio che dirnoma l'esistenza
delle strutture come agentiindipendenti da& individui k la loro
efficacia causale, ci02 h capncith di produrre &e& Anche su
questo punto, pera, bisogm liberarsi dell'epistemologia empiri-
sta. L'efficacia causale dei faci socidi, do& non è del tipo palla
da biliardo, per cui h p d a icalpita a destra va inevitabilmente a
sinistra. Gli effetti causali dai fitti sociali si realizzano salo a de-
terminate condizi~niche rxm sempre si danno, dai momento

p) L'esempio più sempiice di pmpEietà emergente la capacità dcll'acqua di


spegnere il fuoco, pur cssendol'acqw composta di i d r o p o e ossigeno, ci05 di
elementi ahmente Usfammabili.
che la società E un sistama aperta o, come direbbe Luhmann, è
un sistema e s p allacantingenz.a,
~ ~ ~ Per ii redismo critica suut-
e ti&* non m10sottd+entiddiverse con diverse proprietà e
poteri, ma sono anche separate, per quanta siano sempre in re-
laziofie, Con dtt affmnazione si intende pmdere Ie distanze
dalla posizione di Giddens che, parlando di rdualitàr e non di
edudismo* di.smumira 6 azione, di fam 1e considera insepara-
bili, nel senso che le proprietà c a d i della struttura r a m o vir-
mali fino a quando non vetrigono amdizzaw dagli attori. Azio-
ne e:stmmira, i n v a , vanno dktinre iremmente perch6 sono en-
titi diverse con pot& propri, ed il problema sociologica rneto-
dalcigicamente più rilwanre h analizzare la lerci interazione, cioè
il modo in cui s i eomettono senza mllassare I'una nellaaltra.11
duallsmo anaIidco su-cui si basa la,teoria reta~iowledella società
introduce come variabile esplicativa 601rdamentale il tempo.
Ndk realta storica, le s m m x e naa solb non.sono riducibili al-
le persone, ~ i o khanno poteri propri ma,esistono prima di loro
per&&sono i'esira non intenzionale di attivi& di persone che
sono vissute ptima,di quelle che iett"$iscono cm h struttura.
Nella frase precedente va sottolineato l'aggertivo mori intemio-
nale* con cui si vuole so~~lineire che in nessuna situazione con-
creta, anche qudla in a i un solo attore possdesst h maggior
parte delle risorse economiche e/o>delpotere politico, l'esi~ofi-
n& di una azione coriispmde mthente ed mclusivameme aI
suo ptugetm, ci& alle intenzioni strategiche di questo super-at-
eore. Non essendo per Befhizione ui&ente prevedibile il ma-
da in cui gli .al& agenti intmgiranno col progetto, Pento finale
è sempre in qualche misura diverso da quanta era nelle inten-
zioni di chi 10 aveva elaborato. In quanto prodotto del gioco
compjIesso delsfe insermioni, ciot in quanto q o n btenzionalem,
ogni struttura pub essere definita come iemergenzw o proprietà
eme-ente.
E&& il prodotto remergentc di interazioni awenute Li
un tempo -precedente, gli attori che vivano oggi non sono re-
s p o n d delia -cita della smmura, ma possedendo essi pure
deUe propried, ci*&avendo il potere 'di produrre effetti, con Ie
loro azioni h possono riprodurre o msformare. Nei primo caso,
la Archer (1997) parla di cieh ,orno&zaEiw* ci& di m mada-
liti di agire degli amri che-renda stabile la forma &la soci& che
CAPITOLO QUMTQ

è stata loro trasmessa daile generazioni precedenti. Nel secondo


caso, di ciclo amodogenetico*, cioè di un modo di agire degh at-
tori che porta aila trasformazione d d a forma di società eredimta
ed alla elaborazione o nascita di una nuova forma la quale, a sua
volta, diventerà struttura per gli attori delle successi-
ve.
In base illa prospettiva morfogenetica Yariaiisi del potere si
articola su tre momenti.
Lb~liiA a) condizionamento saumirale. La struttura del sistema, che è la
po-a
~andizionamcrico conseguenza acemergentea, cioè almeno in parte non intenzio-
strutturale
nale, di azioni passate, esercita una kflueka suli'interazione
seguenre dando forma alle situazioni Li cui gli amri si uova-
no, cioè dotandoli di interessi diversi che dipendono d d e di-
verse posizioni che lr>ccupaaonellpambito della struttura ere-
ditata. fl potere della struttura, quindi, non deve essere pensa-
to come l'effetto delle azioni o del-lepratiche di certi agenti,
ma consiste nella creazione di'contesti che, a seconda della po-
sizione sociaie occupata, risultano gratificanti o frustranti per
i diversi gruppi o individui. ,L!eff~toprincipale del diverso
pmizianamento k la .diversìficazionedegli interessi acquisiti.
Tale diversificazione è, il mezzo attraverso cui le stmrmre
esercimno il loro potere di condiicionamento delle azioni suc-
cessive. q

b) interazione sociale. &e esperienze di frustrazione o gratifica-


zione condizionano Pinteqretaziane della situazione da par-
te dei diversi agenu e gruppi e i dativi corsi di azione. Le
persone e i gruppi che percepiscono la loro situazione in ter-
mini di relativo svantaggio cercheranno di modificarla, men-
tre quelli awantaggiati cercheranno di mantenerla stabile.
Ciò non presuppone una visione deterministica dell'agire, ma
la considerazione redistica che nelk maggior parte dei casi le
persane e i gruppi tedbno a perseguire i propri interessi an-
che per& il non farlo normalmente implica dei costi che, na-
d m e n t e , sono anch'essi diversi a seconda del tipo di pro-
getto che si persegue. In altre parole, il posizionamento so-
ciaie fornisce buone ragioni per interpretare la situazione in
un certo modo e per agire conseguentemente. Tali ragioni,
però, non diventano mai casi farti da acosoringere~l'attore
ad agire in un modo determinata. inquesto senso che pos-
siamo affermare che al'agire ha poteri propria (Archer 1997:
293).
Le ragioni devono essere vaiutate e, se trovate buone, essere
messe in pratica. Sia ne1 valutarle che nel mettede in pratica iin-
tervengono i poteri discrezionali. dewattoxe che non sono a lo-
ro volta assoluti, come continua a ritenere I'individualismo, ma
sono limitati dal conteso culturale cui egli fa riferimmto. Gli
interessi materidi, .infatti, veng~poletti e hrerpretati attraverso
l'insieme di vaiori candiyisi che h relativamente autonomo da
essi, nel senso che non dipade solo da hro, come erroneamen-
te sostenuto da Marx, ma che t parte fondamentale d d condi-
zionamenta sociale. 2 la relativa autonomia fra condiziona-
mento strutturale e condi.t-Ianamentcrculturale a fondare la plu-
ralità di scelte da parte di attori chi: per condizioni socidi sono
uguali e anche la possibilità che ierti attori decidano di rinun-
ciare s perseguire i prapri,interessi. La relativa autonomia esi-
stente fra smmira e cultura, inoltre, può produrre un sistema
in cui le due componenti (struttura e,cultura)si sostengono e si
conkrmnno vkendmlmente o, afl'apposto, si osteggiano e si
deleghimano. E~identemente'il prevalere dell'una o dd'altra
situakione influenza la qua&ti di potere disponibile sia per il
sistema sia per gli attori e condiziona i corsi. di azione degli
agenti, favorendone alcuni e igipdendane o rendendo più dif-
ficile il persepimento di du7. Viene quindi confermato quanto
sostenuto da Bachrach e Barats e d i Lukes, cioè che nelIa mag-
gior parte delle situazioni1 cmpiricamenk rilevabili non a tutte
re prèferenze è dato lo stesso spazio di espressione o che non a
mrti i gruppi è data Ia stessa possibiliti di esprimere le proprie
preferenze, per cui per capire quali sono i veri interessi in gio-
co bisogna andare a scoprire eiù che i:sommerso o deviato cs na-
scosro.kerò il fatto chi certi gruppi non abbiano la possibilità
o non siano in grado di intervenire strategicamente neIlSorga-
nizzazione e r i o ~ ~ z a z i o del
n esistema &n significa che &n
abbiano effetti, cioè potere causde, su di essa. Per il solo fatto
di esserci, c i ~ èdi essere parte della relazione, e di reagire in
qualche modo, ad esempio con la passivita, assoluta o, al con-
trario,con l'appoggio ad un tenwtivo di cambiamento solkci-
taro da un attore strategico, tutti gli agenti incidono sulia situa-
zione. In altri termini, l'unico meccanismo che governa la ste-
CAPiTOLO QUINTO

bilità o il mutamento sia delIa stmttura che ddi'agiie è i'intera-


zione.
I'anal'ide1 C) PeIabonzione sociale, Il meccanismo che connetre i'inmrazio-
EtEr*zione ne sociale con i'elaborazione di una nuova forma di socleti o
con la conferma di quella preesistente è il p~tereche non de-
ve essere corisidexato funzionalrsticamentecome un rrmediurn
simbolico generalizzato, ma come proprietà relazionale. Ab-
b h o detto che Ia struttura posiziona in modo differenziato
gli a p t i fornendo loro quantitndiverse di risorse (ditipo po-
litico, economico e culturala), Tale diversa disponibili& fonda
quello che possiamo d&e il *potere negoziale, degli agen-
ti aii'inizi~del ciclo che si intende analizzare, nel senso che
d d a distribuzione iniziale delle risorse, che p116avere forme
diverse, essere cieè più o meno adpia 0 concenrrata, dipende
il numero degli agenti che pussono entrare attivamente- nel
gioco, le iora posizioni negoziali iniziali, nonché il tipo e la
quantità di richieste che p ~ Trattandosi
u essere~avanzate. ~
di risorse diverse è evidente che i gruppi possono avere dota-
zioni differenziaxe per &swna, di esse, per ,& un gmppo puù
nonavere pote~epolitico, m poksedere un grande potere eco-
nomico, come il Terso Stato francese prima,della Rivoluzione
del l?89 o avere poche risorse ecofiomiche ma un grande pre-
stigio culturale. La ,&strihuzionejniziale delle risorse, però,
tende a cambiare, in forza.siadell'awio delle interazioni fra i
gruppi sia per il modificarsjdi fattori ambientali o esterni, co-
si m e passano cambiarele relazioni fra i vari gruppi. Anche
questi cambiamenti sono reciprocamente iadipendenti. Ciò
significa, ad esempio, che i'aumento del potere politico da
parte del Terzo stato noi^ compoxm necessariamente una sua
alleanza con l'aristoc~azia,ciok con l'altro g m p p che detene-
va questa risorsa, ma che qulta l: una deUegossibilità fra ai-
tre. U n ulteriore fattore di complessiti è introdotto dal fatto
che non possiamo ipotizzare neanche una omogeneità interna
ai diversi gruppi. Ad esempio, il Terzo stato puQ avere al pro-
prio interno molte fazioni o partiti fra loro conflittuali o, in-
vece, esprimere un oriennmento unimrio. Queste precisaio-
ni swvuna per dire che nella prospettiva qui avanzam la scel-
ta fra pluralismo d e l i h non ~ è ideologica e dipende da-
i'analisi empirica della situazione.
POTERE E S-i JQLlTICO

Ilcontrollo delle &rse o .pomre.negozislwnon basta da so-


la a gmtke-l'mito positivo di un progema Perché ciò awenga
gzdC
r~m
e
efitti~.
bisogna che il gruppo che detiene quei porere sia in una relaio-
c a n gruppi coinvolti, cioh che le risorse che
ne p ~ c o l a r ~ ~ &,altri
possiede-interessinògli altri gruppi e che questine siano privi. In
alti5 termini p~s5.iamdire che il p m e negoziale diiena forza
effet&a solo n& d a i o n e e attraverm la relazione. I1 potere
reale, quidi, non è hpuabile ad uo soggetto, ma indica una
qualità che emerge d d a rdmioae. B s o g p o A, che pub essere
un individuo o un p p p , possiede tanta pit forza o potere
quanto più detiene risursen&eB non;p$siede e che desidera o di
cui seate il bisogno. CUBO dei termini desiderio e bisogno impf -
ca che n& relazione di potere esisaa sempre una componente
d r n & Palea dire c'enm D iyervlene il modo lil sui il sog-
getto .ha elaborata e sernankzato i pr~prihisogddesideri. in
rapporta dla qumtità/scqsità di risorse disponibili e alla for-
zduitarlsiti dei biatagni&id&, h relazione fra A e B pu&pre-
sentare gradi diversi di squilibrio, fin^ a configurarsi eome vera e
propria dipedenza. Quandd ,la relazione produce I'aumento
della f o m di uno o più a p e che al momento iniziale del ciclo
d z a a t o a v m un potemnegozide basso, si awk un proces-
so di msf@m;azioae che pub produrre una morfagmesi mnpte-
tit della società solo nei caso,emphicamente molta raro, in cui il
a m h h t o cuinvolga la struttura, Ia culmra e Ie relazioni fra i
gmppi chle, come abbiamo più volte mftohato, smo fra loro
I
relativasnerite autonome. i

6. Il p o t m politico nella m o d m i t k b Stato di diritto*

L'analisi del potere come proprietà reluionde può essere ar-


ticohm in base allo schema AGU, tenendo conta degli ambiti
kh;rAeI
specifici in cui la reiazione si realizza. In questa prospettiva il po-
tere può essere studiam come potere economico (A), politico (L),
ideologico o cdmrale (I) E di socializzazione (L) o, più propria-
mente, come autorità, nel senso latino del termine (auctontas da
wgeo faccia cxeseer~]che si raerisce alla capaciti di far crescere
propria dd'addtonnei confronti del bambino. In quesra sede cer-
cheremo di analizzare il moda in cui il potere politica si t affer-
CAPiTOLO QUINTO

mato e svilupparo nella modernità e la relazione fra esso e la so-


cietà civile, rimandando al capitob quarto per l'analisi della rela-
zione fra potere politico ed economia.
Monopolio ddln
C pDkIC
I1 potere politico si k sempre fondato sul possesso t sull'uso
politied esdusivo degli swmenti attrsiverso cui si esercita la forza fisica,
che è il mezzo più dicace per condizionare i comportamenti. In
questo senso il potere politico 2 iI potere supremo, quelIo cui
tutti gli altri tipi di porere sono subordinati o a cui possono ri-
correre +I ultima istanza.. L'uso della forza è condizione ne-
Lo Stata nazione cessaria ma non sufficiente per l'esistema dd potere politico,
dctrntorc del
potere politico Ciò che Io caratterizza, infatti, è l'esclusivith deil'uso della forza
rispetto a tu& i gruppi che agiscono entro un determinato con-
resto sociale a entro un determinatp spazio (territorio). Tale
esclusivi& storicamenteè l'esito di u& pr&esso che implica sia h
monopolizzazione dei .mezzi con cui è possibile esercitare la
coazione, sia la crimiaahaazion~di rutti gli atti s i d i compiuti
da persone non autorizzate dai detentori del potere politico.
Nelle -ocietà moderne le caratteristiche enunciate si riscontrano
nello Stato-nazione, che, Weber definisce nel modo seguente:
*Per stato si deve intendere ungirn$&sa istituzionale di &&ere
politico nella'quale - e nella misuia Li cui - l'apparato ammini-
strativo avanza con successo una piretesa di monopolio della
coercizione fisica legittima, in vista dd'attuazione degli ordina-
menti~(Weber 1986: 53). Che il potere politico si fondi sul mo-
nopolio della forzanon significa che poggi su di essa il proprio
funzionamento. AI contranio, come ha osservata Luhrnam, il rb
corso dia forza deve tendemialmente rimanere una minaccia &in
ultima istanza*, ii ricorso 21a quaie è indice di difficoltà di chi
Il diritto come
codice s i & l i
detiene il potere. 11 poteke politico (Io Stato) esercita il potere at-
dd p o t a traverso un codice simbolico, cioè mediante un corpus di regole
*o
generalizzate (il diritto) che'si basa su una distinzione direttrice
fondamentale: queila fra potere legittimo e potere illegitho.
Grazie al codice del diritto io Stato non solo pub distinguer-
sildifferenziarsi ddh società civile, definendo quali sano i pote-
ri che gli altri a& saciaii possono legittimamente usare e qua&
no, ma può riapplicare su di si a al proprio Mtexno i1 codice
creando uno schema di secondo ordine che si basa sulla distin-
zione fra potere formale e informale. Lo Stata, quindi, puh deci-
dere, a seconda dei casi, di applicare anche a se le norme giuridi-
che o di prescinderne, quando valutasse t& norme inadeguate al-
la situazione. Nasce cosi la doppia faccia del potere. Da una par-
te il potere diurno, pubblko, .visi&, che si pone come promo-
tore e cwtade del bene comune e vincola se stesso e l'uso della
propria forza a l perseguimento di t& obiettivo, dall'altra quello
notturno e segreto, evidenziato da Machiavelli (19981, che può
compiere quaiunque misfatto pur di consquire l'obiettivo della
propria consemazione o del proprio rafforzamento. II codice del
dirim, però, può essere istiniwonahzzato solo in forma univer-
salistia, cioè in base a criteri geaedi e-indipendentidalle carat-
teristiche concrete dei soggetti coin0;roltie delle situazioni con-
tingenti. Sono state le caramristishe.stesscdel codice, quindi, a
ridurre progressivamente I'wo arbitrario del potere da parte di
chi lo detiene ( 9 ) . Per Weber lo Stato moderno è quello in cui la
legittimi& del potere dipende dalla sua legalità, cioè dal fatto che
il potere si presenta come perivaro da &I ordinamenta normati-
ve costituito e accettato e si esercita rispettando le regole e le
procedure che tale ordinamenta prevede. in altri termini, po-
tremmo dire che la modernità ha realizzato un doppio processo:
a) di razionalizzazioae o di addomestiknento del potere attra-
verso il diritto e h) di statalhaazione del diritto che ha portato
d a identificazione di Swto e diritto e l l a creazione deu'irnrna-
gine d& &Statodi diritto*.
La definizione del porere clie abbiamo proposto fon-
da la sua specificità sul mezzo udikzato e non sui fini. Cib non
significa, evidentemente, &e il potere politica non persegua dei
fini, ma che questi non possono essere definiti una volta per s a -
pre e che non &- possibile stabiiiie uri singolo fine che possa esse-
re considerato il fine per eccellenza della politica. I1 potere poli-
tico +, come h m sostenuto Parsons e Luhmann, ciò che con-
sente di perseguire tutti i fini ritenuti di volta Involta importan-
ti da una società, siano essi la pace o il benessere o l'ampliamen-
to dei diritti di cittadlnana;a o l'allargamento dello spazio territo-

0 Zagrebebky rI*edi& ai casrintzbdsma democratico la qualità -amite*


e b si rksc~rraa ténqe a fmo gli arbimi della p d t i a , Ch.G.
in f o ~ ~ a ' dquale
Zapbelsky 1993.
la
ncutraiiz~zi~~
ride o Ia propria stessa riproduzione. La neutralizmzione della
della poIitica politi- rispetto alle visioni morali e religiose dei diversi attori
d31alnOralt
sociali, impiicita neUa definizione proposta,si è a#femta in Eu-
ropa all'inizio ddla moderniti per superare ka gperra civile fra le
fazioni religiose innescata dalla rifarma~protesmnte.Da allora la
politica si è teenicizzata, nel senso &e k diverse concezioni mo-
rali e religiose slono state comidetate ~pinioniche devono essere
rispetrate fino a quando non pretendono di porsi ceme unico ri-
ferimento da a i tram le norme per r e g o l e la via della so&&.
Lo Stato non coincide più con fiessuna di esse, n6 le.esprime, ma
si pone in una posizione di nwtdit&ga~fititadalle procedure
impersonali e burocratiche con cui goverm la cosa pubblica. Gli
effetti deIla differenz~azione/tec~ckwione della politica sano
stati molto imponmti. Imanzinitto, dpotere politico dipenta un
sotto-sistema differenziata della soeieth anche se ~paradossal-
m e n t e ~la rappresenta a t t a , per cui è di fatto *unaentità a n o d a
che contiene se stessa come u& sua pane* (Luhmann 1983a:
157). Le Chiese, le carparazioni, le associazioni, i gnrppi, in po-
che p a d e t m e le soggettivi& so& vengono tradonnate in so-
ci& civile, cioè collocatein tua deia pubblica separata dalio Sta-
to e depoiiticizzata, cioè priva di potere r&, in cui It diveme
opinioni e visioni del mndo si possoim incontrare e confronta-
re e perfino scontrarsi, ma in fume phrivamense pacifiche. Lo
Stam si relaziona diremarnenie con gli individui, astratti da tutte
le appartenenze sociali, riconosce loro dei diritti come uomini e
come cittadini e si propone come lo s ~ r u m ~ ot ola *macchina*
che ha il potere per realimarli.

7. Il potere politico nella s e m d a modmmtà:10 stato dernomuti-


m.

Quesra configurazione, tipica della prirria modernità, si modi-


fica con l'accoppiamento fra Stato di diritto e democrazia. Alla
fine dei '700 in Inghdterra, viene istituzioa&zata un'ulteriore
distinzione direttrice, quella fra governo e opposizione (Luh-
mann 1977). In base ad essa è divenuta possibile innanzimtto la
distinziane fra disobbedienza c dissenso politico, cioè fra resse-
re contrari a quanto una noma prevede e la mancata osservanza
d e h stessa. Grazie a quwu distinzione ~ s non minaccia
~ o
più l'ordine sociale ma i r ~ n t r i b kd miglioramento normarivo,
In secondo luogo, 1s dis,tinzionegoverno-opposizione ha legitti-
mato la nascita dei partiti politici, cioè di attori, politici durevoli
diversi dai P W ~ ~ M ~ JQuesto
L M . viene a sua volta modificato dd-
pesiswma dei partitipolitici perche non k più il luogo neutrale in
cui si delibera indipendenzemen~e, ci& immuziisdosi:daiie di-
verse concesiani &che, religiose ed wo~omiche,ma dove, al
mnmrin, queste hmw k possibili& di c ~ n f r u n t dle di compe-
tere per la vittka. I parriti, quindi, dieentmo I'itedaccia che
permette la eomirnicazione biunivma fra sfera pubblica e Stato
che, secondo Srhumperer (1964) è l'essenza sressa d d z democn- u
m trnodi
zia in senso medemo. Nda concezione elassiq la democ&a
consistie nella realizzazione d d bepe comune, che si esprime at-
vaverso la v&atà generale, u vobnth del popolo. Nella moder-
&à;d concena.& bene copme vime sostimito da quello di eit-
tadimnza o di diritti di cittadinanza (Marshall1976) e si ricono-
sce che esiste democrazia dove gruppi diversi con idee piii o me-
no diverse su aspetti. decisivi d d a 6 t a sociale (ad es. sul ruolo
d d o stato; su qudi diritti ri~ohumree promuovere; sulle prio-
ri& da assegnare ai .miprobBmi sociali, ecc.) sono in concor-
renza fra di .loroper ia conquista ,del p o m , attraverso una lotta
che ha per oggetto il voto popolarerIl termine democrazia, quin-
di, arriva ad indicare il riconoscimirnto del matiere conuaddit-
torio della società, cioh la presa d'zko che non c'è un *bene co-
mune*, rimnoscibile come d e da.tutti,h a la necessiti di gestire
le contraddizioni garantendo una mediazione accettabile fra
anarchia e totalitarismo. La democrazia, in questa accezione, si
rappresenta amaverso un codice simbolico che istitnzionstlizza il
rehtivisma e Phceteaza (Popper 1974; Kelsen 1955) 0 addirit-
tura il paradosso, 405 la possibiliti di far coesistere posizioni as-
solutamente conmdditmrie. L'm1uzione del co.ricerta di demo- m r = h e
ci~ndiiu:
mazia nel senso procedurale e relatiaistico modifica arrche il si- A ,.,
gnificato d d termino cittadinanea, che costituisce i'aicra faccia
della rnedagiia. Ss precedentemen.te per cittadinanza si intendeva
il riconoscimento neila forma di diritta di un insieme chiaro e
coerente di vaiori, ad es, il valore d d a vita, della libertà di paro-
la e di pensiero, di intrapresa .ecc., che doveva essere tutelato e
promosso dalb Stato, con ii prevalere del significato procedura-
le ,di democrazia essa diviene duna operazione di inclusione/e-
~clusiones ~ n d logiche
o di p d a p o combinatorio contingen-
t e (Donati
~ 2000: 641 di interessi che chiedono di essere legni-
mati come diritti. Questa evoluzione uova un riscontra sul pia-
no più proptiamate politica ne1 passaggia d d à wntrapposizii-
ne fra i due modelli di democrazia che hanno caratterizzato gran
parte dei diciannovesimo e ventesimo seeolo, il medello liberale
e quello socialisw d a proposta e aila rexiizzazione in molti pae-
si occidentali di un modello combinatorio, che Donati ha defini-
rimdebliL
Iab
m lib-lab (Donati 2000)e Giddens .terza via, (Giddens 1999b),
che cerca di bilanciare nel miglior modo possibile le istanze di E-
berti e quelle di egua+a, compatibilmente con i vincoli h-
posti $ d a disponibilità di risorse e dai mantenimento di un mi-
nimo di ordine sociale. Secondo Dahrkdorf (198Q 1989), che ne
è una dei principali tearici, la cittadinanza è il ,risultata di un mo-
do di governare che estende pm~essimmeatela combinazione
fra po&ibilitàdi scelta di app&Ggionamenti @ m a n ' ~ n s )offer- ,
ta dd mercato, e intitolazioni a diritti (edtlemsnts),date d a b
h=biddl* Stato, Nonostante questi adattamenti, o, forse, a causa di essi (l0)
dunac&
lp situazione oggi k tale da costriqgere a rimettere in discu~sione
perfino il concetto schumpeteri&o di democrazia come scelta
adle elites cui affdare h .gestione dei potere. Per Danilo Zolo
(1 987) nelle società complesse stanno.+comparendoa d e Je con-
dizioni miaimali richieste dxkhumpeter. Ln particolare, non cyk
ormai nessuna re& competizi9ne fra punti di vista diversi fra cui
gli elettori possono scegliere,.perchi i partiti, inglobati nel siste-
ma politico e non più incedaaia fra questo e la sfera pubblica,
non presentano più programmi diversi fm cui i cittadini passano
effettivamente scegliere e rendono a convergere verso il centro
per attrarre i voti volatili e per piacered numera più largo di vo-
tanti. Secondarimente, la democrazia funziona in parte conside-
revole attraverso meccariisrrii negoziali, che non sono né compe-
titivi né deliberaxivi, pexchk s i basano s d a mediazione degli in-
teressi di cui sano portatori le diverse bbhis e i gruppi di pres-

('P) Per una anslisi sociologica molto a p p d a n d h delIe contraddizioni in-


sormontabili del concetto moderno di d e m o d a e di citdi'aama cfr. P.Do-
mari 2000.
POTERE E SI!XEMA PBLmCO

sione ("1. La maggior parte della negoziazione politica ha luogo


tra questi gruppi dietro le quinte e no3 visibile all'elettore me-
dio. Mime, lo sviiuppo dei mass media ha pra-dotto il declino del-
la sfera pubblica in mi precedentemente i cittadini si scambiava-
no le opinioni e si discutevano i problemi. Oggi sono i vari me-
dia e non i cittadini a definire l'agenda politica. I cittadini s i sono
trasformati in consumatori poco inforniari e senza nessuna scel-
ta reale. Di qui il rischio di una deriva di $po totalitario che pub
essere frenata solo dalla permanente tutela dei diritti civili (alla
proprie& di'integri& fisiq alla liberti di scambio, ecc.), d d n
separazione dei poteri d'interno del sistema politico e dal man-
tenimento della separazione fra il sistema politico e quello eco-
nomico (20101987). Come ai vede, la concezione relativistica e
pxtrcedurale tende a produrre analisi sempre più pessimistiche
sugli esiti delb democrazia, che advano un riscontro empirico
nella crescente disaffezione v e m il v ~ t dà
o parte di segmenti am-
l
pi dJla popolazione.

8. Prospettive sul f ~ t w addh dmommk


f '

A questa tendenza, ampiamente rappresentata da tutta la cor-


rente di pensiero post-modemista, si contrappongono due pro-
poste fra loro assolummente an6teuche: quella di J. Habermas,
da una parte, e quda di P. Donati dall'alua.
~o~emrn definire
o h prpposta di Habqrmas (1986; 1996)co-
me passaggio daila democrazia competitiva (alla Schumpeter) al-
&f:zzD
sdmpetitiv. .
L
drmocd
la democrazia uddiberativa*,La democrazia ddiberativa è quel- ddibcrntirn
la forma di stato in cui si pub realizzare la libertà poLtica di tut-
Li gli uomini attraverso la partecipazione immediata a pracma di
decisione trasparenti, Ciò che importa in una democrazia non 5
tanto pervenire .a àecisioni attraverso la messa in competizione di
piii posizioni, ma che le decisioni cui si perviene s h o il frutto di

C ' ) Questa aspetto deli'mIuziane polirica è srm dibattuto molto ampia-


mente a partire dagli anni '80 del '900 con i'tichetta di modello neo-corprati-
vo o di aeorswporativkm. Fra i contributi più inteieswti segnalo: Lehm-
bmeh, Schmitm 1984 e &reeck, Sehmittw 1985b.
un consenso razionate sulle *pretese di vaiiditb avanzate dalle
diverse posizioni, in una situazione ideale di discmso in cui a d a -
scuno è data la stessa possi hi1,itàdi ultervwiree la. cui prevale m-
lo la forza,deli'argornento migliore. N d a democrazia deliberati-
va, quindi, non si contano solunto i voti, ma slconzano i voti che
dovrebbero essere il prodotto di una ragione pubblica che emer-
ge dal confronta Comune sulle questioni di interesse generale, In
altri termini, il punto muale della democrazia non è rappresen-
tato dalle elezioni ma d d a discussione pubblica dei temi e pro-
blemi che solo aila fine verranno trasformati in decisioni vinco-
lanti dal sistema politico. F m Neumann, ha coniato a suo rem-
cittadifianm
attivi
po il termine rcittadinanza attiva* (l 973; 1977). Facendo ricorso
al suo lessico possiamo dire che I'idea di democrazia deliberativa
si fonda sulla vivacità ,della sfera pubblica che torna a politiciz-
zarsi, cioè ad avere capacitkdi incidenza, non perché si cctnfonde
col sistema poiitico ma p&c)ié attraversa il pubblks dibattito,
svolto in condizioni di libertà ed eguaglianza p2),prepara ex *n-
te le decisioni che questo assumerà e la cui coerenza o cangrusn-
za con quanto emerso dal pubblico confronto do& essere da-
cumentato e confermato (uaspqnza) C").
I! Donati: d&
hacrazip
Donati (2000) affranta il probkma della crisi della democra-
procediimlc zia dai lato degli d e t t i che ~roducesul concetto e siilla pratica
aUa dcmmruin
normsttiw della cittadinanza, essendo i due cowetti le due facce della stessa
medaglia. La democrazia neUa modernità è passaw da valore a
metodo di governa ed é oggi $vemura un codice,proeedde pu-
ramente funzionale. A questi evoluzione corrisponde.una para-
boIa della cittadinanza che dopo la fase espansiva illustrata da
MarshaI1 (l 976)(l4) entra in una fase di crisi profonda esemplifi-
,

($3Il~heimfPucal'esistenza di fin &tema di i a f ~ c m l ~ i ~ n . e p 1 m ~for-


i~~iw~c
temenv decentrw &C impedisca la m l k p i o ~ di e forine di manipolpaioae
da parte di mino~anaepiù o meno aeculte. In assenza di tali condizioni, m i a -
mente, IMm di democrazia deiiberativit rirnancn livelo punmente utopim,
(9Una concezione ger c e d verei simile a quella di Habermas si pu2i uo-
rare in A. Etziani, fondarore del mavimento neo-wmunitarist~negli U.S.A.
Per un approfsndimentb d d a sua pizione mi p e m r t o di 4 a r e ai mh-
tivo capitala in Colo%zi2004.
('3 Mmhaii dqsckQ~cittirdm-W &ertmzi~nepmgiessiva prima
dei diritti ~ivili,poi di quclii politici e, infineidi queili sociali.
cata daWarretramnto in mtti i paesi avanzati del cosiddetto wel-
fare stdte o stato del benessere. Tale crisi dipende dal fatto che le
democrazie moderne si sono costmite secondo un codice che
tende &mamente ad azzerare le relazioni sociali che, nella for-
ma di associazi;ani,'movimentie gruppi, continuano a vivere so-
lo ai margini del sistema politico, fondamentalmentenon ricono-
sciute e non valorizzate, essendo l'unieo referente del sistema
i'individuo singolo e astratto. Lo dimostra il fatto che i paesi che
più hanno regismato fenomeni di c h i sono quelli il cui sistema
poIitico ha maggiormente ignorato i soggetti sociali. La risposta
ai fenomenidi crisi, disaffeziane e pr~testah termini di maggio-
re partecipazione nelle istituzioni si è rivelata poco praticabile
nella misura in cui ha creato un deficit di governabiliti, cui si è
tentato di rispondere amaverso riforme istituzionali che hanno
aumentato la chiusura e I'autorefcrenziah.à dd sistema politico e
subordinam le politiche soqiali alle polttiche economiche con ef-
fetti di m e n t a delle disuguagliaraze e della frammentazione so-
ciale- I1fallimento dipende per Donati dal codice simbolico adot-
tato dalle democrazie contemppnee che, essendo divenuto pu-
ramente funzionale, perciò rqlativistico, non riesce a trattare la
cittadinanza come un d o r e normativa. Per farlo bisogna recu-
perare una wnceziane culnirale normativa deila demacmia. Ta-
Ie recupero, che non significa in alcun modo ritorna al passato,
ma una amorfogenesi* deUa democqazia k già in atto da parte di
nuove più complesse reti saciali funzionali e meta-funzionali che
stanno producendo una nuova normaUviià, dopo la fine di quel-
Ia per *centrali& (identificazione col nucleo di valori proposti
dal centro politico) e di quella per *adesione sub-culturale* (st-
condo linee di classe, religione, etnia, ecc.). Esso si basisa. suda pro-
blematizzazione del passaggio chiave della concezione moderna
di democrazia, pienamente ribadita da Habemas, cioè la con-
trapposizione fra cittadinanza e appartenenze sociali e culturali a
comunità particolari. Per Donati, invece, la cittadinanza rimanda
ad una appartenenza culturale per cui essa non va intesa più co-
me relazione di iiiclusiane politica dei soggetti ne110 Stato, che
concede loro i dirim, ma wme relazione di appartenenza a co-
munità (associazioni) capaci di esprimere autonomamente i pro-
pri valori comuni in pratiche di affermazionedi diritti, che b isti-
tuzioni politiche devono inmminttto iiconoscere, tutelare e
CAPlTQLO QUINTO

promuovere applicando una logica di sussidiarietà (Comrri


2001;Donati, Colozzi 2005).Democrazia è, in quma prospetti-
va, la capacità di mantenere continuamente aperta e in dialogo la
relazione fra mondi della vita quotidiana e istituzioni politiche fi-
naiiwandoia al perseguimento del el bene cornine*.
LANALISI RELAZIONALE:
REGOLE, QUADRO METOBOLOGICO, ESEMPI

-
SOMMAIUO: I . C m s i anaiizzma i fatti stichlii"Le regole di base. 2. La pri-
ma regola: si parte dall'osservazione del kto sociale, dirtirtguenda fra Pos-
seruaihone descrittiva-equellai probleliiatizzaate.- 3. La seconda regola: la
definieione dd fatta ossewate come iehoX1'ewci& (lo schema AGILI. -
4. Tem regdaa h ~ m t n i z i 0 4 ddeUa bh& @ &segua deliri icerca]. 5.
Quarta re& I*analGmorfqmetìca d& bh.&
-
v t i b ad euidenziare il
~$ratme &ggeris del fenomqo enwrg~te; 6. Quinta- te conse-
guenze deil'anaiiii ssociblod~a(&t& -
ODG). 7. Le relazioni
d d F d i P i sociologica con l'e&: il senso della ~vdumu.iritànella rfEerc3,SO-
-
cfobgia 8. &empi applicati&,

1. C a m si amiizzano i fatti sociali? Le regole di base.


L'analisi relazianale dei fatti sociali segue un metodo che ha le
sue regole e i suoi strumenti. In questa sede ci limitiamo a cansi-
,"szbiy
d e r k la logica dell'analisi relae&le, il suo quadro mctodolo-
gico, rimandando la spiegazionedei singoli strumenti operativi ai
manuali specializzati.
Vediamo in prima battuta le cinque regole di base. In seguito
b esporremo in dettaglio.
(1) Là prima regola afferma che si deve partire dalI'~sserva-
zione di un fatto aociale distinguendo fra l'osservazione descrit-
tiva (per es. si vuole sapere se c'è disoccupazione e come t distri-
buita in un territorio; si vude sapere quanti sono i matrimoni e
se crescono o diminuiscono) e I'osse&zione problemntizz~tnte
(per es. perché c't la disoccupazione?perché aumenta/diminui-
scek perché i matrimoni calano e aumentano le coppie che con-
vivono senza sposarsi?).
01) La seconda regola afferma che si deve definire ilfatto os-
sereiut~(tbc fa probbm~)come whsione sopkìe. Si tratta di
esprimere il problema sociologico evidenziato (ad es, perchi cre-
sce la disoccupazione?, perché certe coppie preferiscono convi-
vere senza matrimonio?;perché aumenta i1 consumo di droga?,
perché la nataIità è così bassa?) come fenomeno che consiste in
[ha la consistenza di) una relazione sociale @ una modaliti rela-
zionale di essere delIa realtà sociaIe). Lo schema relazionale
AGIL ci consente di analizzare la smrmira del fenomeno come
relazione sociale.
(111) La terza regoIa afferma che il fatto sociale da indagare
deve essere espresso ceme relazione''emergente da una &scatola
nera# (black box] in cui aw$ngono i processi generativi.
(qLa quarta regoh affermq che la b k k box deve essere in-
d a g a ~come processa di morfasrasi/Morfogenesi (riproduzione
d d e forme o invece generazione di nuove forme sociali) che pro-
duce la reiazione oggem di hda&e. Si tram di mettere in luce
la peculiarità del fenomeno indagato come redth (relazione) srai
generis avente una smtm ernergenziate~.
(V)La quinta regala afferma che, bve richiesto, I'analisisocia-
logica può derivare delle indicaziorsi operative per i'intervmto
sociale, le quali sono espririiibili attravexso i sistemi di osserva-
zione-diagnosi-guidarelazionale.(sistemi ODG).
Vediamo in dettagho Ciascuna di queste regole.

2. La prima regola si parte dal$ssen+wzn'one del furto sociule, di-


stingaendofra l'ossamaziopre desm'ttivu e quellaproblemtiz-
=te.

Prima r ~ e o I n : s l 2.1. Si parte dall'osservazione di un !latta sociale. Esempi di


I;Fo,rnuar *fatti sociali. sono, a titolo puramente indicativo, del tipo se-
"' hm"* fra
distinguendo guente: è un fatto che esistano dei poveri; è un fatto che, a parità
ros=~=;one di cenore di vita, alcuni si sentano poveri ,e aitri so; è un fatto che
descrittiva r
9~ch ci sia disoccupazione fra i giovani; è un fatto che il lavoro a tem-
pdkmi-* po determinato cresca, mentre diminuisca quello a tempo inde-
terminato; è un fatto che molte persone percepiscano gli immi-
L'ANALISI R'ELA2To'NAL;E

grati irregolari come un peri.cdo par la sicurezza pubblica; è un


fam che la natalità in Italia sia diminuita dai 1950 al 2000; un
fana che l'età al primo matrimonio sia cresciuta negli ultimi de-
h; 8 un fatto che aumenti l'instabilità mntrimonide (crescita
del mmero d d e separazioni e dei divorzi); &.unfatto che oggi si
parli tanto di teaorbrna internazioxiale,mentre anni fa non se ne
parlava; e così via.
Che cosa sono quelli che la sqciologia chiama *fatti sociali^?
Definire che cosa sia un fatto saade è un'opemione apparente-
mente semplice, ma in redi assai complessa. Infattij al di li del
'fatto puro e semplice', dire che cosa,cisia di 'sociale' in esso si-
+ca già adottare una certa prospettiva mciologica, anzichi
un'dtra.
U n fam sociale non è una *cosa, 'materide, che esista indi-
pendentemente da1'agit.e umano. E tumvIa, in quanto prodotto
di azioni umane, ha ma sua, oggettività: tutti quelli che lo perce-
piscono (o lo possono pe&ire) la ossemano per il suo #essere
C Q S ~e n~n>dtrimentiw, come re& indipendente dall'osservatare
(questa è il fondamentale assunto dei realismo sociologico). lo
posso assistere ad un furto d'auio o a un'rnamimonio: quell'azio-
ne o situaione i: li davanti a .me tutti coloro che la vedono la
percepiscono come funo o come matrimonio, I1 fatta sociale
consiste, dunque, di una reaità ig sé. Per& dal punta di vista del-
I'anallsi sacioIogica, quel fatto sociale (o insieme di fatti) diventa
un aggerta sociologica se e in quanto viene osserirato =in un cer-
to modo.. Quel certo m& i?un arto di attribuzione di rilevan-
za, che implica una indicazione (è un h o , è un matrimonio) la
quale t i m a d a a delle distinzioni proprie dell'analisi suciologica
(i1 sociologo,non è un poliziorto che cerca ii ladro, n6 un sacer-
dote che celebra il matrimonio). U sociolop costniisce il ptobk-
ma sociaIogico, in quanta d i rilevama a certi a ~ p e ~delt i fatto so-
cide che sono di suo interase, la 'indica' in un certo modo, usan-
do delle qualificazioni alle quali, sempre che ci riesca, deve dare
ua nome Qinguaggio sociologica: per es, I'axiomia in Qurkheim,
il leder carisma.6ico o iI movimento st&t& nascati in Weber, 1a
differenziazione delle cerchie socidi in Simmel). 11 fatto sociale
ha dunque due aspetti: da un Iato C'& ciò che accade nella r d t i
ogggtiva (esterna ail'osservatore); dall'aluo c'è il modo in cui
viene osservato (il mado dipende dall'osserpamre). La corioscen-
CAPITOLO SESTO

za sociologica. è una modalità di reiazionare questi due termini:


ciò che accade nei *fatti* e ci8 che l'asservatore definisce come
rilevante per comprendere e spiegare h natura (qualità) sociale
dei fatti. Se i'osservatore fosse diverso dai sociolago (potrebbe
wsere il proprietario dell'auto rubata, o il sac&do;te che celebra il
matrimonio, oppure uno studioso di aIm d i s c i p h , per es. un
economista) avremmo un'aitra definizione del fatto sociale. Ma
ciò non toglie che gh eventi abbiano la loro propria realtà, che
precede l'osservazione di chiunque.
k importante sottolineare che il fano sociale consiste di di-
mensioni sia oggmive sia soggettive: per es. la povertà ha aspetti
materiali (la mancanza di mezzi) e aspetti soggettivi (Ie percezio-
ne e i vissuti di che cosa e di quanto manca, il senso t il valore di
cih che manca). La qualità sociale, cbme vedremo, è inerente aiie
caratteristiche relaziondi dgl fatto sociale, cioè a ci& che collega
un dato osservato (rubare un oggetto, dire si al momento del ma-
trimonio) agli attori e al Ioro ctintesm. Attemiane: ciò significa
non sole che il sociale è l'aspetto di airnbricammto* delle azioni
in un contesto, come dice h gràn'parte dei socidogi o t t i (essi
osservano che un fatto "è sociaic,h tanto in quanto i: enmeshed,
entangled, embodkd, ~embeddedin una rete di relazioni); il fatto
è sociale anche e primariamente in quanto è azione reciproca di
soggetti umani (che pub essere interpe<sonaIe o anche generah-
zata, owero anorifma e impersonale),

2.2. La prima regola diede di distinguere fra l'osservazione


descrhtba e I'asservatione problemuttizante.
[i) U n esempio di ossemaziane descrittiva i: la seguente: Pos-
senatore (uno studioso o 'un potenziale cornmittenre di una ri-
cerca) sente dire (Iegge, s u l giornale, sente aih TV) che fra i gio-
vani è in aumento il consumo di droga e di alcool, oppure che
una coalizione politica ha mag&ori preferenze elettorali di un'ai-
tra, oppure che crescono i divorzi. L'crsservatore si chiede se le af-
fermazioni corrispondono dia x e d d -pirica. Ciò richiede una
vaiidazione empirica. L'osservatore valuterà, in prima istanza, se
l'affermazione in causa viene documentata con delle prove (che
possono esserci o 00, ed essere piho meno canvuicenti).Ne1 ca-
so le prove non ci siano o non siano ritenute valide o sufficienti,
si dovrà impwwre una indagine saciologica &e verifichi I'asser-
i o n e . Il risultata di d e indagine sa& comunque descrittivo, ne1
senso che off +a la rappresentazione di uno stato di cose (quan-
ta droga o alcool consumano i giovani di m'età e dell'altra, a se-
conda delle caratteristiche individuali e dei cuntesti di vita dei
giovani, e le Iuro variazioni nel tempo; oppure l'ammontare del-
le preferenze elettorali, o i divorzi, c le loro variazioni nel t a -
POI.
Cosservazione descrittiva richiede metodologie e amiche di
investigazione &e, per quapto eomphse,sono tuttavia di prirrmo
ordine, ossia raccoIgono dati e li elaborano per ,cercare di ade-
guare l'osservazione dIn realtà. Le tecniche sona ormai consoli-
date. Si procede cosi. Occorre definiie il fenomeno che si vuole
osservare (per es, cos'è disoccupazione, cos'è consumo di droga,
cas'è capitale sociale, ecc.):con un, ~Oncetropreciso (univoco e
non equivoco), e poi definire le ca&eristiche che ci interessa in-
dagare (chi è più o meno cojnvolto nel fenomeno dal punto di vi-
sta ddI'e6, del sesso, ddlo status acide,,dellazona di residenza,
della religiosit&,deJl'orien~mentopolitico, e&.; queste caratteri-
stiche dipendono owiamente dagli interessi del ricercatore e da
chi commissio~ala indagine)..11 ricerca& procede poi a tradur-
re i concerti in indicatori e quindi a svolgere h misurazione (se
decide di andizzare i1 fenomeno in termini quantificabili) o l'ac-
certamento (se decide di analizaxe il fkomeno in termini quali-
tativi) mediante questionari o altri strumenti di rilevazione (bio-
grafie, storie di vita, colloqui in Nei caso di misura-
zioni quantitarive si procederà a calcolare'lefrequenze e i vari in-
diti statistici utili d'analisi.
Su questo tipo di osservazioni qui non ci soffemiamo, dal
momento che l'analisi concerne semplicemente la descrizione di
un fenomeno quanto ala sua diffusione, fra chi, con quali, carat-
teristiche. Le tipologie e le connessioni (statistiche o di altro ti-
po) fra variabili t ovviamente cenaale in questo tipo di analisi.
Per esempio, I'aadisi individua alcuni tipi di cansumacari di dro-
ga e ver&ca in. &e misura in ciascun tipo prevalgono i maschi o
le femmine, i piiio i meno istruiti, gli individui di snms sociale
più alto a più basso, pi* o meno religiosi, e cosi di seguito. Su
queste modalità di indagine esistono numerosi manuali (DeRo-
se 2003).
(ii) 11problema sociobgico in senso stretto nasce quando ci si
interroga, dessivamente, su& osmmazione paramente dewrit-
Liva, e ci si chiede; *perché awime q ~ m ?Per ~ esempio:
. le sta-
tistiche ufficidi mostrano che il tasso di naraliti nel Paese A è pi6
basso ,che nel Paese B e ci si chiede *perché & più bacgo?.. Cos-
semione prohltim~~tn'zzd il dato de~~'~~servai~t~iune,
innanzìtutt~
nel seriso che traduce il dato descrittivo nella domanda: vercb6
accade iI fenomeno Y?,.Siccome le risposte non sono immedia-
tamente evidenti, occorre che il fatto sosiaie descritta sia espres-
so carne prabfemn sociol~gicoe indagato come tale.
L'oss.ervazione:sociologica, quindi, diventa qnmblematizzan-
t- abrché traduce un dato di fatto mpinco in un problema di
comprensi~nee spiegazione d d e ragioni per cui il fenomeno av-
viene, L'osservazione descrittiva, $atti, lascia insoluta il proble-
ma di capire perchk fl fenomeno Y'awiene (perché la natalità di-
minuisce? perchio crisce i4 consumo di droga?perche una mali-
ziane pofitia guadagna terreno su un'airra? perché il capitale so-
ciale di unsi c o m d diminuisce?). Possiamo dire che qui co-
mincia l'analisi sociologica aver4 e propriam, nel senso di unima-
lisi di ordine superiore a q d i a ~mepamentedescrittiva o moda-
logica.
L'osservazione probkmatizzante condiziona sin dail'inizio il
modo in mi l'indagine del fenomeno sarà impostata, pet& 2 il
tipo di domanda (il .uperch63* pom dl'iizio) che decide d e l h -
rierrtament~e della l'imp&srazime (il diaegm) della ricerca.
Una domanda è ranto già ais&~~tt&a~ (e, in un certa seasu,
~intelligentem- cioè aiuta a ìntgs Iigere) quanto più mira a risal-
vere un apparente paradosso a irnJaspeaWvacantrofamde. Al-
cuni esempi per capke.'I?eresempio: se assemiamo che il nume-
ro delle famiglie aumenia, ci aspettiamo un aumento delia popo-
lazione; invece i dati derìmgrafici indicano che la popolazione di-
minuisce; e d o n si pone li domanda: perche la popolazione ca-
la mentre le famigbe aumentano di numera? Oppure: ci si aspet-
ta che la disoccupazione diminuisca se c*è creseira economica;
ma,allora, perché capita invece &e la dimccupazione diminuisca
mrrtre l'economia ristagxi o va in recessione? U n altro esempio
è una dommda che capita a volte di farsi,:perchéi la geme quando
va sui sentieri di monmgna e hcronwa degli e s m i li saluta,
mentre per le strade deiìa città questo non lo fa?
3. La scmnda rqok-.la$efh&ime dei fatto ossemiato come re-
hzEone sociale (la ACITLJ

3.1. Una vola &e LI fatto soci& Y s a stato espresso come Seconda iegolé:
definire il
problema, &imede dlamconda regola. Essa afferma che si deve fcnomtno V
definire d fatto osserv~toY come rehi03.1~ $ o d l e . Si tram di problema)
mrnc rclaxi~nc
es~simerei1 problema socio1ogico evidenziato (per es.: perché m&B
cresce la disoccupazione?,per& auqeap il consumo di droga?,
perche imatrimom &sninuhcono?)come fenomeno che consiste
(ha la consistenza) di una relazione sociaie (è una moddità rela-
zionde di essexe della realtà sociale), La disoccupazione, il con-
sumo di droga, 13 nataliti devono essere
definiti come relazioni
sociali (non come 'cose1 o 'eventi' r&&ti o rWftcabili). pm-
prio deilaanalisirelazionak Qrattare i processi sociali in quanto m-
laioni sociali, sia nei loro risulra.t@sianei loro produmi.
kdefinire il fenomeno Y.eornefilazione sociale, ci si a d e
di uno schema, detto AGIL'('). Di,,checosa si tratta?
Si tratta del p&o passaggio, difficile e impomnte, dell'anab- Per esprimere il
knomeno
si relazionaie. II ricercatore deveriwcite a definire il fenomeno Y 'wmc mladorc
ii amale
carne relazione composta di fattori che sono aiconducibili a quat- cidtlh schrrnm
t r dimensioni:
~ mezzi (A da addptutioa),scopi 'situati' (2) (Gd.a AGIL
.goaZ-attainmerzt),norme (Id a ' i n t ~ ~ u t i o nvalori
) , (L da latency),
che costitui~~ono la forma r d i z i d e AGIL (fig. 1).
AGIL t i'acroniiimo - un acionirno ricorsivo (J) - di quesre

('1 Sulla origÌne e la scoria di AGIL si d a Donati (l99t: cap. 4).


C2) Gli sca i sana.detti iwit~m* in quanta a m o defiaiti in una situazione o
contesto s p s i E c ~ ,per &tinsluli & *dori' (i modelli di dore nella L a t a -
za] &e non dipendono da una cdrta siniazìom.
(31 Di che A G L è un a m k ~ c 0 f i i w . osignifica dire &e ogni sua lette-
ra $essere swrnpwta in un duo AGU, ossia in o@ lmwa è commuto un
dm AGII, (la lettera A pub essere scomposta in un sue AGIL, h lettera G in
un sua AGIL, I il un suo ACJL, L in un suo AGILI).Il processa in base a a i
si analfzza AGIL può micolare sempre ultwiarmente ogni Ietreiri in uno spe-
cifico AGIL ,in msa ~ l i t m w (per e.,se A & il mercato, il suo AGIL sarà da-
to dai mezzi, seapi scmari, norme, valori propri di quel mercato che si sta ma-
lkanda; a così via). U processo di diffemnzh~ioneintema (ricorsivo) non è
però indeaminata e non w ail'infinito, ma ha dei Emiu I limiti consistono m1
punto in cui non pu6 p% essere &tta una ulteriore differenziazione senm
alterare in modo s o s ~ ~ ~ ileaqi ue W e proprieta del fenomemo (PrG1L) inizia-
le che si valeva i n l p m Si può w m p d e r e q u e s t a processo p r adagia con
C A P r n L O SESTO

quattro dimensioni, che h o n o essere eempresenti &m& una


relazione sociale possa esistere (fig. l). Infatti, à: la loro combina-
zione che produce 1a relazione. Le quattro dimensioni A,G,I,L
possano essere definite come componenti analitiche e relaziona-
li. Come esercizio, si provi a definire le dimerisioni AGIL di un
furto d'auto o di un matrimonio.

Fig. I - struttim melecoime di AGIL..

/-*l \
zsj
&teme m&
A . 1
narme

\ /r I. ,
Valori
. * .,
1

'R&Multq8'
Wi%iweI

la differen$aziarie delle cellule embribnaii, che originano tssoti e organi di-


versi, fino a dar vita ad uno S ~ ~ I Cindividuo
Q inmano, ma si tratta solo di una
nndogia Quando dico & AGIC è una schema m r t t d w w t e &corsivo, inten-
do rilevare che la differenziazione delle relazioni awiene dentro a& dimea-
sione (A,G,I,L) nel suo proprio AGIL in relazione a quanto akerie negli
AGIL deUe alwe dimensioni. Prres.: se A 2 il mercato che si differenzia inter-
namente attraverso mezzi, s&pi'siniati, nome e valori differenti (rnercam far
profit, mercato sociale, merwto civile, ecc.), ciò comporta la modificazione del-
le relazioni eht queste componenti interne del mercato h m o con le compo-
nenti deUa differenziazioneche,pr;ata o dopo,avviene nel sistema politico-am-
mia;stmtivo (G),nele sfere associative ddla societb civile (l],nelle reti fnrnilia-
ri (L).ia mutua riromività dello schema AGIL defuiice qugI1.an u m forma di
differenzi&one sociale (altre a quelIa segmentaria, stpatificara a funzionale) che
io chiamo difler~nzisrawp~e rebszionale, perché avviene nd1e rela~ionifra le
componenti più interne delle dimensioni della schema A-EI-L da cui siamo
partiti per I'analisi.
Una csncettualizzazionepiù complessa di AGIL le può defi-
nire comef~nxianispecifiche di sotto-siskmi avenri urr loro co-
dice simbolico (e mezzi simbolici generalizzati di interscambio)
a cui il ricercatore deve annettere dei corrispondenti lernpirid (ai
vari livelli micro, meso, macro) (hvedremo nella fig. 6).
Lo schema AGIL va dedinata in modo da evideaziare, anche
graficamente, il fatto che la relazione sociale ha una sua configu-
razione o forma strumrafe (fig. l),.Questg forma è precisamente
«il socialm, ossia costituisce ciò che chiamiamo il sociale, la realtà
sociaie, ci06 quelIa realti stb geme& che si dispiega frd le r e a h
materiali e i valori ultimi (la trascendema, ossia i valori ultimi,
usualmente identificati ndla religione)..
La disoccupazione, il consuma di droga, la natalità, sono
esempi di E m c relazionali. Ossia: il sokiciologo è chiamato ad os-
servare questi fenomeni come forme di relazioni sociali.
Ogni forma relazionale può essere considerata dal punto di
vista interno della rel;1zione,~r=osicome è vista e agita dal sogget-
to agente, oppure nel modo in cui si rapporta all'estemo della re-
lazione (con gli alui attori e le altre relazioni).
Nel primo caso, AGIL viene'chiamatb MINV (è una specifi-
ca combinazione di: Mezzi, Iitenzioni, Norme, Valori). Nel se-
condo caso la forma relaziunale viene osservata dal punto di vi-
sta di come l'attore si relaziona ,con I'esterno, e allora AGIL è
chiamato ESAG, perché è una combinazione di Earonomia,
Strumentaliti, Autonomia, Gratuità (O espressività) della relazio-
ne.
Facciamo un esempio: scegliere una bassa naralid (volere po-
chi figli) può essere tradotto ia un M N V e in un ESAG. Nei
termini di M I W significa orientarsi a certi mezzi (di controllo
delle nascite), avere carne scopa un numero limitato di figli (uno
o due), avere delie norme di comportamento (queUe che evitano
h gravidanza], avere un cerco modello di valore nelh relazione al
figlio (per es. un certo modello di bambino). Nei termini di
B A G (verso l'esterno), significa decidere il grado di eteronomia
accettabile (ossia ij doversi adattare al fatto che, avere figli, è un
costo sociale percepito come crescente e in buona misura pena-
lizzato dalla società), un certa grado di autonomia (la decisione
di avere il numero di figli che si vuole, indipendentemente da
condizionamenti esterni), un certo grado di stnirnentalid neU'a-
vere relazioni sessuali (&i' usare la sessudirà per fiixU,diwxsi dal
cancepirriento)e un m~grado di espressiirhs gmtuitk d e re-
lazioni sessuali (l'essere disponibile ad avere figLi,oome aziwe di
dono, di gratuita, esprimendo qud,mso in cui si crede e che si
'
mole affermwe verso la socierk, gli drri).
La distinzione MINV/ESAG fa chiwenze riferimento ad
un modello riflessivo di relazione, intesa come we1-azione? (un
.agire che tiene conto delia reazione altrui, cioè ddla costitutiva
doppia contkg~nzadell'agire] (9.La riflessività è ripiea deii'agi-
re umano, ed 6 variabile da soggetta a soggetto, perche pu6 pre-
sentarsi in gradi e modi divasi. Di fatto, lo schema AGIL è uno
schema utile a1l"osservatoreper esplicitareciò che t spesso impli-
cito, nascosto, Latente a per nulla consapevole. La riflessiviti del-
l'attore C'& potenzialqente sempre, fa parte della sua *conversa-
zione interi~reia,anche se awiene in modi molto diversi (Archer
2003).
In un passaggio successivo~come vedremo, si tr;itterà.di inda:
gare come il fenomeno Y - casi *operazionakzatom.- emerga da
processi di riproduzione o c;unb.imento delIe relazioni sociali
che lo costiniiscono e 10 circondano,
' le quali sono descrivibili
sempre con lo schema AGIL.
Questa forma (la forma AGIL fig. i ) ha un carattere *mole-
colare,, perché è ciò che dà la qualità a quella specifica relazione
che si vuole indagare. Ogni.relaziorieè come la mslecola di una
sostanza. La molemia -ha le proprietà qualitative ddliaggetta (la
reiazione sacide Y) di cui si parla. :Essa è fatta di elementi più
semplici che devono stare,assieme in un certo mod,o, devono e$-
sere cornbhiati relazianahnw, per essere effettivamente agibili,
per essere realizzativi di qrialcasa. Ebbene, AGIL coglie la smt-
tura moJecolare deUa relazione socide.
La molecola può essere vista coriie risultante di processi che
combinano due assi: i b s e mezzi-norme (A-I), che è il reiigo del-

(9 Doppia contingenza significache sia Ego che Alter osservano le selezio-


ni i'uno dell'iiltro cama c~acingqti,ossia come apossitriti diltrimenrilp. In breve,
Eg6 (owem Alrerf agise@non solo in base a cib che Iui vuole f a , ma anche in
base ;icarne pensa che Aiter ( O W Egd)*agìrà,
~ muto coaito delle varie possi-
biE&che esistono per i'uno e per I'dm,
la relazione, e Passe dori-scopi (L-GJ, che il refero deila rela-
zione (su tali concetti si veda il cap. 1 e il Glossario). Come poi
diremo, il fenomeno Y è El prodotto di un .icornbinnto disposto*
fra questi due assi &e genera il fenomeno Y.Per es., se parkmo
di drogarsi*, dragarsi Z: una sp&a relazione con se stessi, c m
gii altri, mn il monda. Come poi &&remo ulteriormenre, se il
consumo di draga a u m e h ~si& awiene perchd gli dementi in-
terni e i m d i di zelazionarsi ali'e+erno di questa, &ione por-
rmo ad un effetto emergente che i?la crescita e non la diminu-
zione di .quel combinato diaposto che produce il fenomeno so-
ciale che chiamiamo adrogarsi*.
La smmira moLecolare della relazione puh essere osservata,
come abbiamo detto, ne& sua configurazione riflessiva di re-en-
Q interna d& propria distinzione-&da e nella ma modalità di
. relazioaamenro verso l'esterno. Ha la forma di MINV quando la
oqmiarrpg come modo di operare wer& P i n t e m (la relazione
d dare h se stessa i suoi hezzi, scopi, norme, valori), Menwe
2 m e la foxma di ESAG vando la vediamo operare verso I'e-
stlerns (la Amiune deve scqglieite corni adinarsi ai vincoli nor-
dativi esterni oppure seguire delle n o m i proprie, deve decidere
se e come esse= stnimmtde :oppure espressiva verso gli altri,
v'rso I'esteina, cioè rispetto a l campo esterno della relazioni in

i
C i si wUoa) (le colonne nelh-fig.2).
'

Per esempio, la r e l e n e medico-puieoa ha una s u u t i m a


'mal1mke"diversa da q d a deUa ielnzhe: madre-figlio, An-
dare dal medico significa pctivare una relazione secondo un
AGII. Che 2: completamente diverso dall'AGIL di curare un fir
glio. La ¶uditi s& g w z d di una relazione differisce d i quelh di
un'aftra sia per gJi elemmri che la compmgrrno, sia per le rela-
zioni fra gli dementi (l'analisi pombbe procedere oltre, e cerca-
re di osservare mche te relazioni fra le relazioni che aistofio tra
gli elementi). Le d&mnze sano analizzabili sia neUn n Z ~ t t u r a
interna, sin per ii moda in cui sì diHerenzia dalle altre relazioni
esterne, dimrsa da essa.
206 CAPITOLO m o

Fig. 2 - Le campo ne^ti dello s c h m r e k h n & A GIL

Le quime Componont i Ciomponenti Realt&di riferimento L i i e wmp*


dimeosionidi d t i c b e n e l - a n a l i t i t h a ntnti
AGIL: l'operare al- nell'o erare
~ ' i n r e r n o uetsoFmer-
Wwv) no (EsAGJ

A Mezzi (stru- Eteroncirnia Risone stnimentaii ddta relazione,


A+& menti} o sedi cbe si ~Iiorranoa i c&e con le sue
zione c~ndiziomestteme (materiali e di
vincdi non umani), risorse chc d c b
bono essere waw per raggiungerele
mete, in accordo con le ttgale inier-
ne che nomano la relazione e il cti-
terio di vslbre'in baseai quale opera
Ir rebione
G I n t d o o i ipi- Strumenta- 1 Lo s c v o (o ìn~itmedi smpi) deiia
Gd- . rebionq ci02 il fine O insieme di sfi-
sttakent ni che devono e s s ~ crealimati; d e
vono essere legittimati dai modello
di vdm e s h s i di n&= e meai
ade@

I Norme re- Aulananiia Le regole a cui k+rdazione deve it-


Jntegrrith lative o auto-&p- teneri per esistw~come 'quelta re-
. zione r lazione e non un'dtra': le regale so-
no apprese e modificate neUa comu-
' nicazione; devono -ere cnuenu
con i vaiori e senire pe.r realizzatt le
m* con ctrt2 mezzi
1

L Valore s o m w Gratuid o dinf&one vdoriak .della rela-


~w~ d a relazione, csppsiwità
& funge da
critetio
se a~
in ba-
quale
operare le di-
srinaionqui-
da d d a tela'-
.

'
L

~ i o n i( ~ ~ e gli
i
th nX -
zione nel contesto dei mode& cultu-
tili in aisi mllaca, e1 confine cm k
teatri ultime (realti sntol I E ~ Ere-
iiiond. Vdur. e l eg
r o@api situati deiia
relaumcJ e deve trovace norme e
m& cricrenti con i fini
zione

Prendiamo un altro esempio. Se il fenomeno Y da indagare t


il consumo di droga, d o r a il consumare droga viene definito co-
me una relazione che ha una s t n i m malecolare (AGILI che il
ricercatore deve esplicitare all'inizio d d a ricerca ~08al0gi1~
co-
me quadro mtodoIogico di lavoro, utile per formulare ipotesi
circa il peso dei fattori e la configurazione delle bro relazioni.
Per esempio, nel caso s i tratti di comprendere perch6 avvenga il
consumo di droga, possiamo definire la relazione *drogarsi* nel
seguente modo (le dimensioni di AGIL diventano ipotesi della
ricerca):
- le componenti amalitiche interne (MINV) del consumare dro-
ga ~onsistononeIi'usare un certo mezzo (un tipo di droga o
pib tipi?), per realizzare uno scopo (lo sballo o altro?), se-
guendo certe regole (dove farlo, quando farlo, limitarsi di piii
a di meno nel consumo?),in base ad un criterio di vdore (qual
è ii valore che fa si che il dragarsi sia un bene o parti un bene
al soggetto agate ?);
- b componenti analitiche verso l'esterno (ESAG) del msu-
mare droga consistono nel fatto che assumere droga sia una
relazione con un certo grado di etetonomia deIh rdazione (il
soggetto agente è in qualche modo costretto o vincolato da al-
tn nel suo reh~ionarsi?)~ con un caratrere strurnentaie deiia
relazione [a che serve dragarsi kei confronti del vivere nel
mondo2 per non essere rjfiutati dagli amici o per isolarsi?),
con una e r t a auton~miadella relazione (inche cosa e quanto
il soggetto agente è autodiretu, nel suo relazionarsi agli altri?),
con un certo carattere espressivo o gratuito della relazione
(che cosa vuole esprimere in $6 e per $6, gratuitamente, la sua
relazione verso il mando e gii.dtri significativi?),

Si notl una cosa malto imporpw. L'analisi relazionale, pro-


prio in quanto evibenzia scopi e valori (nella struttura della rela-
zione), mette in rilievo ciò che nel sokiale vi 8 di spcificatamen-
te umano, mentre -fiello stesso tempo - 10 combina con i fatto-
ri e i processi che possono avere degli automatismi non dipen-
denti da motivazioni soggettive intenzisndi e/o da capacità cu-
gnirive-simbohche-esprasive.h questo modo, l'analisi relazio-
nale combina assieme le qualità volontarie e cosciensiali proprie
deil'agire umano con gli automatismi sociali, senza nulla togliere
alla realti di ogni elemento e livella relazionale (7.
In breve, la seconda regola dell'analisi relazionale prescrive
che il problema socioIogico venga studiato cos'i: (i) si definisce il
probIema come esistenza di una relazione (che fa problema) la

15) Ci05 s m a nulla togiiere aHe propried e m e r p t i di cinscun strato di


r d t k cfr. Archer {200O), Prmdini (2004).
quale deve vedere compresenti le quattro dimensioni A, C;, I, L,
le cui comutazioni devono essere verificate empkicamerrte di
volta in volta su ogni problema (6); (C) proprio nd'oss.mare co-
me Ie quattro componenti sono presenti e come si configurano di
fatto (cioè c m modalità più o meno adeguate e Coerenti fra loro),
diventa passibile evidemiare che cosa fa problema (deficit o ai-
uo)in ciascuna dimensione; (iii) devono essere indagate le rela-
zioni di scambio e le inter-azioni fra le quattro dimensioni; (iv)
alla fine, il problema da spiegare deve ess& formulato come sbei
d i c a relazione (swi generis). Nel caso in cuiuna o più dimensio-
ni fossero Frobtem&die o addirittura vuote, se-ne dovrebbe
concludere che ci si trova di fronte ad un akro tipo di relazione.
Ci si chiedeh quale possa essere, e la ricerca ricomincerà dacca-
po P). !

3.2. Eutilirl dcll'analisi ielazionale è evidente già in questo


momento deih ricerca, che dd r&to decide di tuttoil seguito,del-
l'indagine. Fkamcr qudche esempio,(').
(a) L'individuazione di beni nod visti.
Nelrindagare i tipi di beni &q servono alla vita delle pernone,
A. Wagner (1989)propose una tipolo& nella quale figurmano
tre tipi di beni: i beni pubb;Iici,i beni privati e quelli collettivi (Ia
loro definizione veniva fatta attraver~ol'incrocio fra due distin-
zioni: consumatore sovrano/nsn ss+rano, consumo rivalehon
rivaie da parte dei £mitori), Rimaneva una casda vuota (tabella
11.

(3Qualcuno porrebbe ossewdre che, ti certi casi p o t d h darsi che una a


pib dimensioni manchino. In'rd'eà, qrtesw a w h e nelle rea h degk stridiosi o
neiìe osserv;iziani deficitaiie, ma non nei fa* s,ocai veti e propri.
(9 Vedremo in seguito mme sia individu?m e definire le altre ca-
ratteristiche della relazione-AGlL, cioè la funzione che in essa è prevalenoe, i
sotto-&temi dela relkione ew i Iora codici simbolici(e il relativo mezza sim-
bolico genefilhzato di intersambio) e i corrispondenti ernpkici di ciascuna di-
mensione deIla relazione.
(3 Gli esempi &e seguono dimostr~oche l'analisi rezionde non serve
solo per iiidagirie diremmenre i fatti sobaii, ma anche le teorie espresse da dtri
autori a loro riguardo.
Tabella 1 - I t$?i ideali.di beni secondo A* Wagner (19899)

Consuma non rivale Consumo rivale


Consuimatare non sovrano Beni pubblici Ben; collettìvi
Consumatore
sovrano ? Beni privati

P a r i PUOTPche, applicando lo schema AGIL, prwo colma-


re ii vuoto, e di qui poi dare un alm senso alla tipologia di que-
sto autore. E wsi è stato, Wagner aveva visto i beni che corri-
spandono al sistema politico (beni'4pubbk~i,G), quJli corri-
spondenti al mercato (beni privati, A) e un tipo di beni che lui
&amava.colIetuvi prodami da unq,ship&zgvolontario, come nei-
le associazioni volontarie (fieiio schema AGIL era chiaro che an-
da~anocollocati in 1).R i q n e v a scoperta h letterq L.Ho prova-
to allora a riempirla, e ho1chiamato questi beni, che hanno un
consumatore sovrano e non rivale *beni relazionali primari*, Cib
mi ha permesso di comprendere che i'beni che Wagnex chiamava
i ~ , poterli ben d k ~ g u e i eda
< ~ e o W v senza . quelli pubblici, era-
no in realtà dei beni reIazion+lidi carattere associativo, che io ho
chiamato beni rebisnali secondari per distinguerli da quelli pri-
mari della famiglia (tabella 2). ,

Tabella 2 - I ta'pi idea& dB' beni s e m 2 ì~?Donati (2OaU)

Consumo Consumo
mn compotitivo crrmpetitiva
&nsuma~ore non s&rmo Beni pubblici (G) 3eni relazionali
mrindari
(associativi) (I)
Cwsumatore Beni telazia~Ii Beni privati (A)
sovrano primaFi (L)

(b) I diritti di cittadinanza non visti.


Qualcosa di &aloga era capitato qualche anno prima quando
ho studiato la teoria della cittadinanza di T.HmMarshaU {Citizen-
sk* axid So&l Class, 1450) che era consideram (e molti conside-
rano encor oggi) come la teoria-principe in questo campo. Ebbe-
ne, secondo MarshaU i diritti di cittadinanza sono di tre tipi:di-
ritti civili (quelli connessi dIe libertà individuali, ai diritti di opi-
nione, di stampa, di associmione, di giusto processo se accusati
di reato, ecc.), diritti politici (ossia elettorali, connessi al voto nei
regimi demacracici) e diritti sociali (o di weIf&e). Anche qui i
conti non tornavano, perché nella teoria di Maxshd sono pre-
senti A (diritti civili), G (dirittipolitici) e I (diritti sociali di wel-
fare), ma manca la L (che è sempre la più probIe&atica). Si pone-
va h domanda: che cosa poteva conrenere Ia L dei diritti di citta-
dinanza? Ebbene la mia risposta fu: i diritti umani (Donati 1985).
Awalendomi dei quadro relaziode, li ahcolai diversamente da
Paaons (che li aveva identificati nei diritti c u l d i intesi come
diritti ali'istruzimt),e cioè come diritti inerenti alle persone nel-
le loro relazioni umane (per es. il diritto del bmbino ad una fa-
miglia, cosl come i1 diritto ;tll'educazione, ma non come ad un
oggetto, bensì all'educazione wme relazione). Ma caei-a di, più.
Secondo Ma~shalli diritti di citiadinama erano emersi storica-
mente gin fila indima*: ciot a dire, prima quelli eivili, poi quelli
poliuci, poi quelli sociali. Alia lute ;di AGIL interpretato relazio-
nalmente, cib poteva nop essere ykro, perché le quattro dimen-
sioni dei diritti di cietadinma {A; G, I, Lj potevano avere - sul
piana storico -diverse configurazioni relazionaii fra loro. Di far-
ti, le ricerche storiche successive a ~ t . s M avevano
l dimostrata
che msi erano andate le cask. Per es, in cwb Paesi in cui si era
passati dalla diresitura alla dtmpcrazia politica con una rivoluzio-
ne, i diritti politici erano venuti prima di quelli civili. In altri Pae-
si, i diritti sociaii esistevano con scarsi diritti civili e con dirit9
poiitici sola di facciata (per m. nei regimi comunisti). B così via
(queste pubblicazioni degli.anni '&O m o sintetizzate in Donati
1991, cap. 4).
(C) La identificazione del welfare civile.
Quando mi sono posto il problema di capire lo Stato sociale,
ho studiato L teoria di R. Ztmuss (50&2 P o l k : An Introd~c-
tion, 1974) sui modelli di welfare state. L'Autore presentava tre
moddli: il. welfare state residde (che lascia il benmsser ai priva-
ti e al mercato, concependo l'intervento statale come assistenza
pubblica), iI welfare state acquisitiwo-pwfomrativo (che lega il
benessere ai ameritis che ciascuno si fa nello svolgimento del
proprio lavoro e alla sicurezza socide che si può procurare auto-
nomamente) e il weIfare state kdc&zbriak-red&m'b#tb~ (fonda-
to sull'idea che il benessere soci& deve essere assicurato ai citw-
dini d d o Stato h base ai lara bisogni, indipendentemente dal
fatta che abbiano amitato~;ad essi io aggiunsi il welfare state
t o d e presente regimi comunisti, che riducevano al minimo,
se non a zero, il mercato e le sfere autonome di solidarietà socia-
Ie). Ebbene, applicando AGIL a quesm teoria che cosa non m-
dava?Non andava il fatto che il +tema di welfare fosse concepi-
to (osservato) come prodotto da piY Q meno Stato anziché da re-
lazioni più complesse e articoIate fra Stam e soci& civile. Non
solo. Se iI modello acquisiGvo-merimcratico veniva fatto corri-
spondere al primato dei mercato (Ah.il, modello istituzionale al
primato dello Staro (G)e il modello residuale al mercato (A) t al-
b famiglia (L), dov'era la I t Cioè d p e erano le organizzazioni di
privat~sociale? Evidentemente noherano considerate come pra-
duttrici di benessere (certo pon da sole, &a ia rejazione ad A, G,
L). Per dirla in brwe, mancàva il welfare ciyiie, Sulla scorta di ta-
le osservazione, ottenuta usando AGIL, appariva chiaro che le
configurazioni dei welfare sute pot&ano essere molte di più e
molto diverse, proprio salla bde del fatto di; i) tenere conto del-
la terza dimensione [il privato. sociaie o temo sttore) e anche del-
la quarta dimensione (i quarto settore: le famiglie), ii) deI consi-
derare le regole meetocratiche,solo hiz-deIle tante possibilità
normative (nella I) e quindi iii) nel vedere che i sistemi di weifa-
re potevano, e possono, trovare coifigurazioni rehsionali assai
più flessibili, ricche e csmplase, a patto di 'vedere' le relazioni
fra Stato (G) e soci& civile (A, I, L).
Questi sono solo alcuni fra i moltissimi esempi di questo ge-
nere che si potrebbero fare. Altri esempi li ho offerti in svariate
ricerche, per quanto riguarda l'analisi della salute come fenome-
no sociale, Io studia del rbchio nelle reti sociali, la prevenzione
di certe malattie, l'efficacia del. sostegno sociale, le dinamiche del
capitale sociale.
4. Tema regob: k ~ostmzime&L bhck bax (2 dhegn~delh d-
cera).

. La te= regola del merodo relazionala dice che si deve rim-


La tema r c p
h-csprimtrt il
tatto -A Y suuire il fenomeno Y (già interpretato ed espresso come relazio-
come prodotto
una ne) in quanto effetto di-un insieme di fanon' e processi (xcausea)
(il &rgno che, cumbinandasi in certi modi aWinterno di una *scatola-nera#
&Ila ricerca)
(bhck box), inaccessibile dl'ssservazione a occhio nudo, fanno
emergere Y fvedi fig. 3).
La figura 3 indica la sequenza logica del disegno teorico d e h
ricerca. Ma,in pratica, il s~cislegoprocede cosk parte dal pro-
blema, definisce il fenomeno Y (da spiegare) come relazione, ipo-
tizza una certa b k k box (corifigurata come AGILI, individua i
fattori Xi e le loro reiazioni che irtiehe riIevan6 per spiegare il
modo in cui la black bm opepa per generare il fenomeno Y, tra-
duce & Xi in indicatori, e, dopo aver assumo tutte le informa-
zioni erripiriche qamtitative d o ' qualititive che gli senono per
conoscere gli Xi e le loro relazioni, rlcosmistie la h k k bm per
mostrare come, in effetti, si genera'Y. Owiamente, se si accorge
che non ha ben Kidividu~mgli Xi d o le loro relazioni, dovrà ri-
comin'&re daccapo (questa è la storia della ricerca, che non fini-
sce mai).

tante di un processo emergente di cui m


P
Il fenomeno osservato Y Piene qu di ricostruito come risul-
o valutati i fattori e le
loro relazioni prowsuaii, a p+re da quelle variabili Xi che il ri-
cercatore pensa siano rilevanti per generare il fenomeno Y osser-
vato inizialmente.

Fig. 3 - Il diregno tconco di92'cwca sociologica

Fenomeno Insleine dì Fmomeao


"fattori Y (definito
to come causali"
(Xi)che iici tra i mlaxione
sono rlle- fatawixit sociale
vanti per
i!-Y
Entriamo dhra nella B k k bax. Com'k $atta?
InnanWtutto, può essere *banale .(trivialJ a non-banale*.
MeI primo crasa, è detta h a l e perché ,gliinput che vengono im-
messi d l a bllrck box ,danno sempre un medesimo output. Nel
secondo caso, b detta non banale o complmsa, perché ha gmdi di
conhgenza interni tali da generare effetti potenziaimente diver-
si a fronte degii scemi input.
!h 1a domanda *~pm.ch& succede Y ? m ha una risposta Unmedia-
.& &
.
&
b
con un automatismo semplie. Se ad ampio ossemiamo che, in
autostrada, la gente va piano (il fenomeno Y è la bassa velocità),
e vediamo che c'è una coda, la spiegazione dei perché è banale: la
bh& box c ~ n s h esemplieerrlente nei fatto che Ia veloci& delle
autimubiii è condizionata daila fila delle auto.
Se invece la domanda non ha &a risposta immediata ed evi-
dente, vuol d h che c'h una bLck box complessa (nonbanale, che
funziona in modo intemdm, no- automatico), la quale fa sì che
i fattori di input e i processi &e pducbno jl fenomeno Y ab-
biano fra 1 x 0 relazioni, invigbili ad occhio nudo, che variano e
devono ,essereindagate con p:d;cedhanu ad boe.
Per esempio, se osserviamo &e i sondaggi di opinione in un
certo periodo di tempo Csupponiamu qualche mese) danno gli
stessi risultati ( o molm vicini);, dora i processi di formazione
deli'opinione ieleceozde sona prot>+Imente ripetitivi o ripradut-
tivi; t presumibile che h bhck k sia in qualche modo *blocca-
ta* (morfostatica): diciamd allora che I'dpiniom elettomie fun-
ziona in modo uitride. Se invece, a distanza di,tempo, e in modo
ripetuto, i sondaggi danno Tisulmi signiikatimmente diversi fra
loro, daril i promssi generativi delle opinimi sono mosfogene-
ti& la bhck box sta operando in modo non triviale.
La smtcura bella b k k box pub essere disegnata stc~ndo
AGIL (h.4).
(G)La bhrk Erm, ossewata come processa, è un 'sistema' che
definisce le sue xdazioni interne in base a degli obiettivi (mete, fi-
ni) situ;iUU.Se osservo una persona che va a i bax, ii fine deiia per-
sona sarà presurnbilmente quella di prendere una qualche risto-
ro,un caffè ,o drre bevande o cose che si possono trovare ai bar,
rnenwe il barista & li per darglielo. La rdazione che connette un
soggetto drdm (dente-barista) è innanitutto caratterizzata
dallo swpo situato per cui un soggetro si attiva. Ma la forma del-
la relagione è caramerizzata dalla compkmentarith fra quel fine
(apremiere qudcasa aI bamJ e il suo refereate (il barisa nel sue
h). Se i'individub andasse a chiedere un:caffk a! macellaio, quei-
la relazione non verrebbe all'esistenza, ma verrebbe fuori un'al-
tra ,cosa. Per quanto owia questa considerazione possa sembra-
re, è un dato dell'esperienta comune che, a fronte di un certo bi-
sogno o desiderio, le persone non sama bene qudi relazioni at-
tivare. E anche quando le attivano, non sanno bene come qual&-
carle. U caso del bar & banale, ma potremmo fare esempi non ba-
nali come cercare un parmer o un Iavoro, per non menzionare i
bisogni che si riferiscono a problemi esistenziali.
(A) U sistema osservato come b k k box ha dei mezzi piir o
mena adatti rispetto al fine per cui &ne messo in opera. Quali
sono?Ciò dipende ovvipente dal caso osservato. Nella relazio-
ne cliente-barista ci sono certi mqzi (i denaro è ciò che seme per
avere il caffe), neUa relazione medico-paziente ce ne sono altri (i
mezzi propri sono gli elementi che i1 paziente dà ai medico per
avere in cambio una buona diagiosi e terapia), e msi via. Anche
qui l'esempio bande dei bar non deve farci supporre che i mezzi
siano facilmente identificabili: qudi mezzi usare per recuperare la
stima dei colleghi, o I'amore perduto?
(I) U sistema osservato come bhh4boxha defle mrme che so-
no specifiche di quella rklazbne. Quando siamo a l bar osservia-
mo certe repie, diverse da quelle che valgano quando stiamo da-
vanti ai medico per una visia.
(L)U sistema osservato come b k k box ha un modello di valo-
re c u I d e , ossia un criteri8 (valore) in base a I quale gli attori va-
lorizzano Ia refione che viene messa in am.Andare al bar ha co-
me criterio di vaiore il desiderio di avere un momento di sollievo
bevendo lo mangiando qualcosa, ,e s i suppone che il barista si com-
porti di conseguenza eerimdo di offrire una buona prestazione di
soUi&o (se empiricamente così non fosse,1'amliri relazionale ser-
virebbe per l'appunto a mettere in luce come e perché non lo sia).
Andare dal medico ha come criterio di vdm quello di curare la
salute, sia da parte del paziente sia, così si suppone, d d a pme del
medica I1 criterio di valorizzasiane della relazione (specifica che
si osserva) è un vaiore nel senso di un modello di ci6 che k deside-
rabile (nel tempo, quindi per uno stato migliore nel futuro).
Per fare un altro esempio: ura soggetto è disoccupato quando
cerca lavoro e non lo trova. h via astratta e ipotetica, il motivo
per cui non lo trow pu6 dipendere da una o piu deile campo-
nenti di AGIL! il soggetto ha come scopo situato un tipo di la-
vora che non C%, può usare mezzi inadeguati (per es. non avere i
titoli approplati), può ossemare deiie regale di ricerca inadatte,
può avere in mente un modello ideak di lavora (soddisfacente e
wtorealizzativtr) che i? del tutta Immaginario. Ma può dipendere
anche dalle relazioni (carenti, inadeguate, ecc.) fra queste compo-
nenti del problema.
Ci si pub chiedere quale sia il *valore ultimo* (di cui nella L
deiia fig, 4) quando d i a m o al bar o dal medico o quando cer-
chiamo un lavora. Che cosa c'entrsnt, la trascendenza c le realtà
ultime (addirittura h religione) con. questi gesti di vita quotidia-
na, apparentemente 'banali' e Gtti 'imrnanenti'? Lo schema
AGIL /la L nella fig. 4) serye, appunta, a vedere ciò che le socio-
Iugie più supeficiaii (che prendogo i modelli culturali come co-
se d d mero presente) o puramente comportamentali (che vedono
solo i compormenti esterni) non vedano. Infatti, andare al bar
o dal d i c o o cercare un lavoio comporta nell'immediato avere
- da parte degli attori - un circa madella di benessere, di salute
o di apprezzamento del lavoro. Ma quest,omodello di valore im-
mediato rimanda a sua volta ad, un altro valore *più profondo*.
Se il sociologo osservatore si chiede, riflessivamente, che cos'è il
benessere, o la salute, a il lavoro per gli attori in gioco, dovrà de-
finire come si articola I'AGIL della L in quelIa situazione. Ossia:
deve andare a cercare il, vaiore che sta alla base (legittima) quel
modello di benessere*sabte, lavoro che viene perseguito. A sua
volta questo valore rimanda ad un aitro valore che lo giustifica, c
così via, I1 processo può andare avanti in una sequenza poten-
zialmente indefinita, che ha come limite la potenzidi& d d a fu-
zione di latenza di quelIe relazioni ehe stiamo esaminando, come
awiene - ma solo per analogia - mila potenzialità di differenzia-
zione ddle cellule in un organismo Ecco perché anche i gesti

p) Quesro pm-o d d d e e o e hterpretazione di AGIL come acronimo


ricorsivo di cui sì 5 detto in precedenza.
di vita quotidiana pia bandi (i consumi, -imodo l di dimentarsi,
ecc.) rimandano a ereaità ultim: lo fannio, per così dire, attra-
verso una catena di d o r i simbolici che motivano le azioni. Nel
caso della-ricerca di. lavoro più evidente che sono in giom valo-
ri piir profondi (la stima di si, il progetto di vira, il seriso del pro-
prio futuro e, ai limite alcune ragioni fondamentali per vivere) di
quelIi che sono in gimo quando d i a m o 11 bar. Ma non bisogna
sottovalutare P i m p o r ~ adei valori in nessuna relazione socia-
le, per quanta possa sembrare o+, routinaxl'a, banale. L'amIisi
sociologica condotta mediante AGE permette di impostare
un'analisi in base aila quaie possiamo andare alla ricerca di quel-
le realtà invisibili, non esplicite, non date, magari inmmce, che
tuttavia esistono e sona in gioco nelb relazioni sociali (lP).
11motivo 'ultimo"tr cui I'attore]miva.unarelazione si col-
loca nella latenza (L)(ma dovremmo dire d a latenzn ddla la-
t e m a della lamnza ...). Non da sola, naturalmente, perché la L è
in relazione. Il 'vabre' &e nrqtk-inmota la relazione b c a d i -
zionato e deve a sua mlm rel~ionarsialle altre dimewioni (cioè
le norme che caratteriamo qud tipo di relazione, il sua scopo
situato - per es. s o d d i s k la fame o la sete quando vado al bar
per ristorarmi, eliminate qna certa mdattia o disagio quando va-
do dal medica per curare h salute -; i mezzi per raggiungere lo
scopo). i

('P) & opporrum commmtak,lafig, 4 in mioda piir rompiuto, per qumw ri:
guarda gli =si venialale (L-G) e oriuantde (A-I). Nel primo %se, Sanatisi dei
valori *piii.profon&*che l e & t t i aIlri~ vaiori *più ~u~erficialiw intmdiice al-
Sanahidei confini fra la rei.&iaV s ~ e i d e Ia rrascenbena (&peti0 dl'imma-
nenza). N41'interptetazimeere&bn& delle schema AGIt, questa ahaiìsi $i
colI~o;casrill'asse rerti~aleche iarppmkta Ia d;mesaici~~e del m p a (la distinaio-
ne p W d ~ ) p qwem o pmgntdfuhim). Quqm,asse (O dimensione temporale
deila relazione s o ~ d e )mette
, m luce che le relazioni non si eaauriscoqo (nonsi
consumano) nel prese"$ ma impX~anaurio Stato futuro di=case(che tale rmcò
di c a e venga o meno all'esistew questo & unsaitrafaccenda), che mette in $io-
co i valori a cui & attoti fanno riferimenta quando agiscono le relaioni nella
situazione o contesto osservato. L'asse orkon& A-I (fig. 4 ) è detto asse del-
lo spdzio perche distingue fra ilcaratrere di regolaione interna che hanno l&
nonnE (I) rispérro alla Seerca dei mwi (A) clie 6enc fatta.nei canfmnti del-
I'ambience esterna detIe &zio&.
Fig. 4- stt:uttm d e b bhck box c m e AGIL.

G m m m

b INTERNO
estaric SPAZIO

TEMPO
I3mmmcmQI
'Rca)tBdtlmt' WENDENZA
(Wigim8'cmm ~~ del amlm ri#imo dalla vita
a d e b wue, &l 'm', doljbmirio)

Questo è il senso delle frecce fra le quattro dimensioni nelio


schema AGIL (fig. 4): evidenziare il fatto che ogni d i m e ~ s b n csi
r e k i o n e all'dtra. Mezzi, fini, norme e vaiori traggono senso I'u-
no dali'altro. LA loro distinzione reale sta nel $erimento connee-
tivo dell'wo all'altro (e non nelIa negazione reciproca, come
vuole la distinzione binaria secondo N. Luhmann) (Donati 1991:
cap. 4). I1 riferimento implica due operazioni: ad inera (la re-en-
ty di ciò che distingue un elemento in base d a sua propria di-
stinzione-guida interna) t rad extra (la dipendenza o erero-refe-
renza, da cui nasce l'inter-dipendenza). La relazione ha sempre
questa doppia valenza, che non è una ambi-valenza nel senso del-
la incertezza fra l'una e l'altra, ma una *valenza doppia", interna
ed esterna (che naturalmente pu6 generare incertezza).
CAPITQLO SESTO

In un approccio più sofisticato, i due insiemi di operazioni,


verso l'interno della relazione (es. cercare un lavoro soddisfacen-
te) e versa l'esterno (es. come adattarsi alI'eteronornia/a1~tonornia
delle condizioni di Isavoro, quale stmmentalit~qspressivithespri-
mere nella xieer~anel lavoro), che definiscono AGIL, possono
essere cancettualizzate in termini di ,spazio e tempo: xispertiva-
mente secondo la distinzione temporale primddopo e secondo la
distinzione spaziale interno/esterno (fig. 4). La dimensione tem-
porale è necessaria per L rnarfogenesi della reIazione (sapere a
che punta si è nella ricerca di quel lavoro, che cosa mancava pri-
ma e che cosa manca adessa o mancherà dopo), quella s p i a l e è
necessaria per il mantenimento deli'identith della relazione ri-
spetto ad altri tipi di relazione (sto citando 10 stesso lavoro di
prima, o per caso sto cercando un a1rt.o lavoro?). Anche quando
cambia, b relazione mahtiene queste due esigenze.
Gire che il fenomeno sociale ,Y(il fatto iniziale da compren-
dere e spiegare) 5 una reiazione, significa vederlo nell'ottica di un
sisrema relazionde AGIL che emerge da una rete strutturale (un
sistema) di relazioni. Questo è quello che la sociologia relaziona-
te intende dire quando afferma che la società (il fare società) k una
rete di (reti di} relazioni.
m

Collegato a ciò, nasce un prableriia cruciale della ricerca so-


ciologica: a che punto il ricercàtore deve fermarsi nell'analisi del-
la black box, dato che,.ìn tde scatola nera, un sistema rimanda
sempre ad un altro sistema di relazioni, in una sequenza poten-
zialmente indefinita? La chiusura dellaanalisiè in linea di princi-
pio sempre prablematica. Lo è perché un vabre rimanda ad un
altro valore, e questo ad &,altro ancora (la L +L+];. ..4oo). Lo
stesso v d t per k altre dirnknsioni (la A di A-roo, la I di 1-m, la
C; di G +m), ovviamente ciscuna secondo la propria distinzio-
ne peculiare. CinterruzTone deUYan&i può awenire per ragioni
pratiche (mancanza di tempo e di mezzi per procedere oltre) op-
pure invece perchi, via via che si procede nello spiegare un siste-
ma di relazioni con un altro sistema di rekiopi, le m-relazioni
diventano sempre meno significative. È evidedte che la ricerca
scientifica è di questo seconda tipo. Essa si pub ragionevolmen-
te fermare quatrdo l'analisi dejh black bax si 2 smbdkza~a,ossia
non produce più raffinamenti sìgnifiativi o utili n1 ricercatore.
La struttllra della bkck box [fig. 42 secondo AGU, ci ricorda,
ancora una valxa, che il sociaie t cib che si dispiega nd tempo e
rida spazio restando esterno all'arrihiwte fisico-materiale da un
lato ed esterno ali'ambiente dei valori trascendenti dall'altra, ma
nelo>stesso tempo dovendo relanonarsi ad essi. I1 soggetto che
agisce (dem agente in quanto si esprime nei processi ~04alhn-
tivi e attore in quanto agisce in un molo sociale, interpretandolo)
è interno ed esterno a questo campo relazionde. Ne viem prima
e ne va dwe. In tal.senso Io trascende. Ma n e è anche l'agente-at-
tare, e in questo senso gli, interna: Agisce nel contesto sociaie,
ma nello stesso tempo gli è esterno. Ecco perché il famoso usog-
getto+ non k il centro dell'amlisi sociologica. Dai soggetti indivi-
dudi, il soeiologa ottiene informazioai rilevanti, ma la sua mali-
si non riguardail scrggetts come tale, bensì le relazioni sociali in
cui si esprime, da cui è condizio~to,che assume o cambia. La
sociologia no4 guarda +dentro $indi,viduir.
i Però, siccome le
persone sono individui-irifreIazione, e la relazione è costitutiva
del farsi (rnanrrare o non Aamra*) della persona umana, i'inda-
gine relazionale ci pomi Mr m ceno modi denm i soggetti, ma
solo in quanto essi stanno neUe relazioni e fanno le relazioni. Ri-
mane fuori deli'aadisi s~ci~iugica il biologico, Io psichico e la
mciem morde d d a persona, per conoscere e tramre i qu&
semono due discipline, non ceno la eociolagia.
5% per esempio, il sociologa fa un5indaghe rdazionale suik
preferenze elettorali, non indaga c l o quanta avviene nella psi-
che e nella coscienza morale degli individui, ma studia solamen-
te come essi si formano ed esprimono I I preferenze elettorali in
un arto contesto di reiazioni.
Uesempio ddl'anaiisi delle preferenze elettorali ci dà l'occa-
sione per chiarire la differenza fra comprensione e spiegazione
del fenomeno Y.
La comprensione riguarda i motivi soggettivi degli attori e il
significaso che per essi hanno le situazioni e le azioni che mrn-
pionohQuesti aspetti costituiscono il refero - ossia l'asse L-G -
della relazione (per ii signifiato d d e lettere si tenga presente
. -
la
fig. 2).
La spiegazione riguarda i meccanismi attraversa cui i motivi
seggenittvi (vdori e scopi) si combinano con i fattori situazionaii
(mezzi e m e ) - i1 relìgo o asse A-I della relazione - così da ge-
nerare il fenomeno Y (la preferenza elettorale).
La comprensione t la spiegazione attengono, dunque, ahno-
do in cui la b k k box opera (cioè, come diremoi la sua morfasra-
si/rnorfogmesi interna). È li che si escrcita lo specifico deli'maii-
si relazi~sale,come vedremo. Il suo risultato deyc essere la *spie-
gazione comprenderitem deli'emergza di Y f come relazione sa-
cide) dai fattori Xi e daiie loro relazioni Rj.

Per ricapitolare fino a questo punto. Si parte ddl'usservazia-


ne che esiste un fatto sociaie Y.Lo si t e m a h a come problema
(perché esiste? wm't possibile?]. Lo si definisce c o m ~eiazione
(AGIL). Ci si chiede perché emerga. Si c o s ~ i s c eua disegno di
ricerca individuando i fattori soggettivi (orientamenti di valore e
atteggiamenti) e oggettivi (condizioni adattative, cioè mezzi e
norme, indipendenti dallia volontà soggettiva] rilevanti che pos-
sono aver generato il fatto odsemato e poi ponendoli in un siste-
ma di relazioni (AGIL) che k la bkck box che deve offrire una
spiegazione comprendente di come si genera d fenomeno Y.
L'maiisi relaziode ha una particolare rilevanza neli'imposta-
re indagini che riguardano quei fatti:so&&&e sono percepiti co-
me upreblemi sai& (per es. corni.si generano la poved, la di-
soccupazione, la rossicodipendenza, o il crescere di certe parolo-
gie socdi nelle famiglie). Ma si puà trattare di qualsiasi fenome-
no. I
Come opwa la b k k box? Lo vediamo al punto successivo.

S. Qmrta r ~ g o kl'analisi morfo&metica della bhck box wohu


cad evidenzizre il cardttexe sui generis del fenomeno mergen-
te.

La quarti 5.1. La quarta regda dice che la biack box può essere conca-
regolai indagare
PAOL tuaiizzata come un prbcesso Morfosratico/rnorfogenetic~ (l1)
b'"k bOx """ delle strutture e relazioni che vengono interpretate secondo lo
P-0
madoguierim schema AGIL. Vediamo cosa ciò significhi.

('l) Sulla teoria della morfostasi/niotfagenesi cfr. k h e r (1997) e vedi il


Glossario.
I fattori Xi che il ricercatore individua come informazioni ri-
levanti (fig. 3) vengono, a questo punto, posti in una delle quat-
tro dimensioni di AGZL nella bhck b x . U fatto che veagano col-
l o 4 in A o G o I oppure L dipende dalla posizione funzionale
che essi h w in relazione agli altri fattori: se h m o una funzio-
ne di mezzi, oppure di scopo, oppure di norme, oppure di vdo-
re (nel senso che caratterizzano t distinzione-guida che funge da
criteria in base a l quale viene attribuita 'valore' alla relazione).
Per esempio, se il ricercatore ipotizza che il reddito spcndibi-
le di un individuo Z sia un fattore rilevante per spiegare-com-
prendere il suo modo di'vita (le relazioni sociali, owero le op-
portunità di vita concepite come relazioni sociali passibili, che
l'individuo Z può avere, secondo lo schema AGIL), allora il ri-
cercatore si chiederà dove deve collocare la variabile-reddito in
AGIL (41 sistema di relazioni dell'individuo 2).Per esempio si
chieder&se ilreddito sia da ritenere un mezzo (e quindi da collo-
care in A) oppure invece un k i e (quindi da collocare in G).La ri-

B
sposta dipende dal fenomeno Y (problemasociale che il ricerca-
tore si pene come obiettivo-scopo da indagare, questa scelta
che p o a a collocare il reddito h una pcisizione precisa del con-
testo relazionalcr (fra le .diver+ variabili) da indagare. Se il pro-
blema che il ricercatore si propone di indagare è come il reddito
incide sulla sde di vita della faqiglia.in cui vive i'indi~duo (os-
sia come il reddito influisce sulle oppocunid di vita fadiare),
allora la variabile-redcdito figurerà &me un mezzo (verrà collo-
cato in A, come mezzo in mpporto alle q p o m n i d di vita della
famiglia considerate come m a o targee), petché il fenomeno che
si vuole comprendere-~piegareIt lo stile di vita della famiglia, Se
invece il ricercatore vuole capire come I'obiertiva di avere un cer-
to reddim influisca sul complesso delk relazioni che i'individuo
ha nella vita quotidiana (come mobilita le sue varie risorse, come
si regola nei rapporti con i famiiiari, atnici, d&re di lavora, ecc.,
quaJe valore m e t t e al suo lavoro rispetto ad altre cose), allora il
reddito figurerà oome scopo (verrà collocato in in), perché il fe-
nomeno che si vqole comprendere-spiegare è come b scopa del-
l'individuo Z di raggiungere un certo reddito spendibile incida
suIllnsieme delle dimensioni del suo mcdo di vivere (AGIL).
Una volta che il ricercatore abbia 'riempito' I'AGIL della
bhck BOA:con i fattori Xi, ha ottenuto Ia struttura iniziale (ipote-
CAPITOLO SESiO

tica) del fenomeno relazione-Y e h deve indagare (fig. 5). La con-


figurazione che dà alla blwck box deve essere d e da consèrltirgli
di mettere in luce le interazioni che awengono ne1 corso del tem-
po-spazio tra i fattori Xi,in modo da poter descrivere i processi
di rnorfostasi/morfogenesi che generano Y come reaM (rdazio-
ne) s ~gsnees
i avente una sua struttura peculiare.

Fig. 5 - ìk dinamica so&!e neih bkzck h x .


suriaurs bhiialc (ipotetica) del fenomo l" (relazione AGIL
iaiziale T'
"'O \ iniziale) dove vengono colimati i fattori Xi scelti dal ricercatore

Intemallo
tempo ??-'P

Tempo
\\
come le variszioni dei fattnri Xi e Ic loro incerazioni modificano
la struttura di Y (aa&~ata'come AGIL in quwo interuallp)

struttura erkgrnte dei ~enonunorekizio-p ( A G x fio*)


Finale T
' che m o m m i e 1; Y sin il prodotto dj una certa
configuraabne refaitionde dei Fattori X i e dcUe hro relazioni

La fi%. 5 dice che il fatta socia1r:Y viene compreso e spiegato


wme fenomeno emergente da una struttura iniziale (ipotetica)
del fenomeno (che chiamiamo ~relazione-Y1-, AGiL d e : } che
b stara modificata nel tempo dali'intmzione fra i fattori Xi, agiti
dagli attori, che hanno prodotto una ?uova strutnrra relaaionale,
il fenomeno *xelazi~rie-Y~ (AGIL finale). Se Y4è uguale a Ytil
i ~ swo diversi, il processo è mo7-foge-
processo è r n o i f o s ~ c Se
netira.
Si pub dire che nelle SO&& statiche (come q u d e sernpiici o
primitive) la morfostasi prevalente, mentre nelle società moder-
nizzanti la modosstasi (opuka riproduzione) è piuttosto un caso-
limite.
Esempi applicarivi di anafii della black box con questa meto-
dologia sano forniti al termine ai questo capiro20: h disoccupa-
zione# i'hnovazione scientifico-tecnologica, il rischio sociale, i
cambiamenti deUa famiglia. Di alui viene fatto un elenco nel-
l'Appendice con rimandi bibliografiu.

5.2. L'analisi relazionalc sottolinea che il, fatto sociaie, in quan-


to fenomeno emergente, ha una qdid s~sigenerSs. Lo ha sia nel
caso deUa morfogenesi che deila modosmsi. Che cosa significa
ccemergentm? fi giunto il momento di chiarire la differenza fra
fetiomeni addki~ie fenomeni emergenti.
Nell'appmeio relazioile, una realtà sociale t detto *additi-
va* risulta d d a somma di attributi o compormenti in-
dividuali, mentre ,è (emergente* in quanto forma rdarionde che
è bensì attuata dagli individui, ma va ben oltre i loro apporti (e
quaIità) individuali, perche t onto~ogicmenteindipendente da
essi (l2).La distinzione nasce dal fatto che le logiche che regola-
no il fenomeno sociale sono irriducibili d e logiche &e govma-
no gli individui, perchi s o k espressione di un aitro ordine di
realtà ed h m m il compito di gestire Me.relazioni che hanno io
cludith proprie dei sistemi irriducibili. Quali sono le caratteristi-
che dei fenomeni emergenti? Vediamole brevemente: la non-.ag-
gregatività, la non-deeompovibiliti (o la quasi-declamponibiliG],
la eleuara diffuomità owero bassa lo'dizzazione, la elevata cam-
plessith di interazione.
a. La prima differenza è Ia Seguente. I sistemi aggregativi sono
quelli che nascono per aggregazione degli elementi e delle
proprietà dei componenti, e sono spiegabili in base a q u a Di
conseguenza, questi sistemi.Tossono sostituire delle parti, ri-
muoverle$scomporle e riaggrega.de, perché non ci soao inte-
razioni cooperative o inibito& fra le parti che facciano da
stnitture portanti. Al contraria, i &,temi non-aggregativi si
formano e operano in modo opposto, perchC si costituiscono
interattivmente, Per esempio, co~paririmoil sistema di ero-
+onc dei cedicati ne/lDufficioa n ~ a f i c odi un comune o
la compravendita di generi alimentari in un negozio privato
con il sistema di compravendita dei biglietti per assistere ad
una partita di calcio d o stadio. Nel primo caso, il sistema non
fa che reiterare le singole prestazioni (dare c e d ~ c a toi uende-
re generi &memari), le quali poaano essere scomposte e riag-
g r e v e senza che cambi il risultato. Nel secondo caso, invece,
il modo di operare del sistema e il suo autput dipende da co-
me i tifosi delle squadre hteragiscono fra lord nelle reti e nei

('3 Cioè si eolIoci d un altro livello nella stratificazione delle realt3 onta-
Iugiehe (secondo la definizione di dntologia sociale adottam in sede sociolagica
da M.. Archer 1997).
CAPITOLO smo

gruppi prima della partita (ad es. le vendite sono correlate al


fatto che i tifosi dima maggiore o minore importama a que1-
h partita e a come riescono a distribuirsi i posti sugli splti).
In linea generale, le sfere burocratiche e di mercato £Wpro&
sono del primo tipo (aggregative; si meno Ehe, come oggi va
capitando, non organizzino certe interazioni fra i clienti in
modo da modificare la quantità e forme della domanda), men-
tre le sfere di privato s~ciale.sona pknusto del secondo tipo
(non-aggregative) perchi, come capita ad es. neUe organizza-
zioni di volontariato, nelle associazioni che offrono servizi di
promozione sochle, nelle cooperative di solidarietà sociale, le
patti non sano sostimibili (ii bene pu6,essereprodotto e fnti-
tu solo assieme); se una parte viene sostimim o rimossa, d o -
ra cambia anche la qualità del benli prodotto; se viene operata
una decomposizione e 4aggregazione ddlt parti, non si ha lo
stesso risultato (cambia la funzione di composizione); le rela-
zioni tra le parti e il mto nbn sono lineari (mentre i sistemi
aggregabili - carne una organizzazione burocratica - non pre-
vedono inrerazioni cooperative e inibita&, nel m o del pri-
vato sociale, invece,, le relaziaiii prevedono cooperazione e
inibizione dei cohipo+menti). Si tram, precisamente, di
quelle qualità peculiari che caratterizzano i beni relaaiomli,
cioè quei beni &e mnsktd~adi reIazioni soaiaii (e noh so10
usano o vaiorizza- le relazioni sociali).
b. La seconda differenza è la pguente. I sistemi aggregativi sono
rnodulari perché sono scomponibili in parti che operano at-
traverso i loro principi,intrinseci e si seambirno solo gli in-
p u h t p u t , i qudi non,mdificano il detemiinismo funziona-
le interno alle parti .o singoli sottosistemi. I sistemi non-ag-
gregativi si regolano .all'oppos~u. L'AGIL di h s o n s è modu-
lare, mentre I'AGIL rduionale è non-modulare, Per esem-
pio, una orgnizzizibne burocratica (come gli uffici di un Co-
mune) 8 composta di parti che hanno le lmo proprie funzioni
e devono scambiarsi i loro input/out.put. Ci6 che eccede le
funzioni burocrariche costituisce un problema. Una organiz-
zazione di privato socide, invece, è del secondo tipo. Per una
organkmzione di wllontariato, per es,, le caratteristiche mo-
d&ri non ~aigonoper&& le interazioni interne ed esterne
modificano continuamente il modo di operare delle pani. Per
L'ANALISI RELAZIONAU 225

questo pos&amo dire che i sistemi dì privam sociale sono


non-decomponibili (o decomponibili solo in parte: quasi-de-
componibilita). da lettura che ne fa Papproccio relaziona-
le, ciò viene espresso dicendo che, nel privata sociale, i singo-
Ii attori/azioni/sistemi di azione sona definiti relazionalmen-
te, sià al loro interno sia nelle relazioni con l'esterno.
C. La terza differenza è la seguente. I sistemi localizzabili sono
quelli nei quali ad ogn! fuaziohe corrisponde un Iuogo fisico
(una struttura, una istituzione) nella quale risiede, 1 sistemi
non-loulizza'bili, al con'trario, sqrfo quelli in cui le funzioni
non sono fisicamente localizzabili ,mun molo, in una smm-
ra specializzeta, in un luogo circosiritto. Le loro funzioni so-
no crdlffusew, cioè hanno un grado elevato di condivisione fra
i partecipanti. Per eseGio, i sistemi di assistenza sociale che
operano come organizzazione burocratica sono del primo ti-
po. I sistemi che redizzaho Paiptb sociale attraverso relazioni
informali [ k f o m l hekers), invece, sono del secondo tipo.
Più in generale, il privato sociale ha le proprietà dei sistemi a
eIevata diffusiviti (owero bassa Iocalizzazione),perché le sue
funzioni non sono spai&entc e fisicamente bcalizzabil i,
non sono spmidhzate al p h t o da poterle situare in un preci-
so luogo. Sono piuttosto difhie che concentrate in strumre
specifiche, e vengono utilizzite cosi. Divenamente dalle isu-
tuzioni statali e d d e organizzazioni pip fomalizzate del mtr-
cato, fe reti di terzo settore hanno proprietà sociali che non
sono ristrette o circoscitte a determinati ruoli (non sona 'lo-
dizzabili'), cioè non sono amibuibili a questa o quda loro
componente (Q funzione specifica), perché sono distribuite in
modo sovrafunzionale nel sistema.
d. La quarta differenza è la seguente. I sistemi hanno una com-
plessità differente in ragione del fatto che Pinterazìone sia li-
neare o meno (lineare t una risposta che è direttamente o in-
versamente proporzionale ad una data variabile; non-lineare
signif~cache non c'è una proporzionali& prevedibile). I siste-
mi aggregativi"hanno, in genere, m comportamento lineare,
mentre queiii non-aggregativi hanno un compomento nan-
lineare. Per esempio, il ricovero in un ospedale segue, in ge-
nere, delle procedure lineari, Invece, assistere quau&ammen-
te un bambino o un anziano con disabiiità croniche è un'atti-
viti che. presenta inrerazioni assai mmo lineari, dagli esiti
speso imprevedibili. Piiì in generale, nelle orgaaizzazioni di
privato sociale Yiaterazione è prevalentemente non-iineare. Il
che equivale a dire che il private sociale ha una mmpkssiti
più elevata ddle altre sfere (Stato e mercato).
13. casa appliativo del privata sociale o terzo settore è pasti-
colarmente sì@~cativo per cogiere le differenze con il compor-
tamento dei sistemi burocratici e ddle organizzazioni di mercato
(Donati, talozzi 2004). Semplificando, povmmo dire che nei
fenomeni sociali vi è tanta più emergenza quanto maggiore t la
reticohrità dei processi che li generano (n9fi & esclusa, ovvia-
Mente, che ci6 possa accadere anche nei settori burocratici o di
mercato). In sintesi, le sfere di terzo settore mostrano una loro
peculiarita in quanto k organirzaziAni che ne fanno parte sano
sistemi caratrerizzati da non-aggregativi&, non-decomponibilità
(lo solo quasi-decomponibili), bassa Ioc~zzazione,alta comples-
sità di interazione. Se teniamo &nto del fatto che la teoria siate-
mica mostra che tipi di +sterni sono anche qrreB che piii
generma effaai ewgmti, comp'zeadkmo allora perchb i beni
relazionali siano un fehomeno che emerge in modo p e d a r e dal
privato sociaie. N6 Io Stato né il mercato possono produrre quel-
le forme emergenti &e ritroviamo sotto i'ericbetra delle *asso-
ciazioni~,perché è Ia forma relazionale generativa che conta. E
quésta forma propria.del privato sociale,
La differenza fra fattj sociali additivi ed emergenti I: m c d e .
I fenomeni cosiddetti culle&vi debbono essere distinti in base al
fatto che siano del primo tipo oppure deI secondo. Per es. un fe-
nomeno coilenivo additivb è un fenomeno smtistico del tipo epi-
demiologico 'i caxdiopatici~d'Italia': tutre le persone italiane che
sono cardiapatiche compongono un fenomeno collettivo additi-
vo, ~exchdnon hanno relaiionj fra di loro. AI contrario,un mo-
vimento sociale coH&o &l tipo movimento femminista, eco-
logico, no-gIoba1) si rnstau~aperché coloro che vi si associano
searono di avere qualcosa in comune che t k relazione ad un(cer-
to valore (o sistema di vdori, come l'emancipazionefemminile, la
salvaguardia deli'ambiente, la lotta contro la globalizzxdone in-
tesa come capitdismo selvaggio, ccc.) e tale relazione li mobilita
tutti assieme. f movimenti sociali collettivi, si formano sulla base
di una reticolatiti che i fènomeni additivi non hanno. La retico-
laritii. pua, p&, avere caratteristiche diverse da caso a caso. A
volte si traduce nella creazione di soggttività sociali e altre volte
na (Donati ~OOQ,cap,4): &ché il fatto collettivo faccia emer-
gere una ~ggettlvitàsociale (una ferma associativa concrem) oc-
corre che i partecipanti instaurino delle relazioni primarie e se-
caadaxic fra loso.
Un 8fenemenocoilettivo che sia semplicemente la somma di
tante a&i individidi non è la stessa casa di W fenomeno col-
lettivo che fa emergere una. qualiti irel~ionaleszk g e n h fra i
partecipanti a appartenenti Questo vale a distinguere, per es., i
movimenti colletuvi che sono sernpliriemente fenomeni di aggre-
g a (un ~ movimento
~ di protesta che 'fa una manifestaziooq), dai
movimenti collettivi che generano invece nume reiazioni e/o
nuovi soggetti sacdi (mme le cooperative sociali, o i gruppi di
volontariate, Iefondazioni associa&ve,le,asso&zioni di famiglie
o le associazioni di promozjune sociole su dqie Urues, ecc.).

Abbiamo detto che l ' d a ielaiionde pub essere solamente La quinta


ps
a
if;i-
orientata alia conoscenza (mmprensione e spiegazione) del fatto
fornirce il
sociale, oppure; andando oh,,puO anche essere finalizzata a. so- rupporta agli
stenere uh izrtervento s o d e . Si tratta di caphe come si procede rntcrvcnti soci&
che consistono
in questo secondo caso. ncUa
La q u h a tegolxaffermd che, ove richiesto, l'analisi sociulogi- ms&cuionr
del cantuto
ca puO o W i e indicazioni per I'intewento sociale, laddwe per rctuionde
a h m n t o socialea si intende un'azione volta a modificare uno
&statodi cosm (per es. la p o v d , h disoccupazione, la tossico-
dipendenza, ecc,) inteso come relazione in un contesto xelazio-
nale. Eanalisi 5 .orie&ata in modo da mettere in evidenza che un
determinato problema sociale emerge dalle interazioni fra attori
che si trovano all'intetno di una struttura problematica la quale
genera unDdtf;iemmira proMematica. In questo moda, possono
essere messi i,n luce fenomeni particolari, come ad esempio le
*trappole ddla povertàs (misure di poli~casociale che, anzidi6
far uscire dalla poverth, hdumno a restarvi) o i (rcerchi della de-
privazione socialw Cper es. genitori poveri &C generano figli che
saranno a loro volta poveri.).
Per applicare questa regola è opportuno che la ricerca venga
impostata sin daUginiWoin m d o da prevedere la sua ricaduta
pratica. Ciò presuppone l'adozione di un modo di fare ricerca
che mette ia sequenza riflessiva tre operazioni: l'ossentazime re-
kaziomle (O], Ia dkgnosì reiazìomzk (D) e I'interverito come g ~ i -
h rekzzionde (G). Questa sequenza, detra siste~naODG,con-
sente al socidogo di passare dal piano conoscitivo (perché av-
vengono i fenomeni) al piano sperarivo (modificazione dei h o -
meni), che è quello di applicazione professionale. I sistemi ODC
sono la versione specifica che la teoria xdazionale offre a i lavoro
sociolagico che consiste nel produrre conoscenza-e-inremento
insieme, e che si chiama ection resmrck (ricerca-azione: cfr. Mi-
nardi, Cifielle 2005),
Per osservazione relazionale si intende la capacità di tradurre
un fatto sociale in una reiazione che fa problema. Nel caso di
una ricerca finalizzata aWintemniro, si assume che I'osservazio-
ne rdazianale osservi il sociale come stato di cose ge-
nerato da determinate relazioni che sono potenziaIrnente modi-
ficabili.
Per diagnosi relazionale si intende la introduzione, neiio stato
di cose (come relazione) osservato, deila distinzione fra normale
e deviante, owero soddisfacente e insoddisfacente, fisiologico o
patoIogico. Queste distinzioni sono owiarnente deUe elabora-
zioni culturali. La disGnziore pub essere deii'osservauire, degli
attori in gioco O di Una terza parte.
Per guida rehGiorrde si intende l'intervento sociale che mira a
cambiare uno stato di case ritenuto deviante/insoddisfacente/pa-
tologim amuverso la linod$.izione deile rehzbni &e lo ongi-
m o , cioè progettando'un processo morfogenetica che produca
un mutamento del contesto relazioqaie così da realizzare uno
stato di cose piG normale~sbd~~eente/fBsiolo~o di quello os-
serrato in un ceno momento.

La sequenza è riflessiva, nel senso che deve continuamente


aperare su se stessa ricominciando dacapo. h breve, il sociolo-
go parte da un sistema ODG al tempo V e ri-applica .il sistema
ODG alla s m m x a T4che il sistema operativo ha indotto ama-
verso le interazioni fra gli attori (carne neUa fig. 5).
Per esempio, se ossemo che i ragazzi di un quartiere au-
mentano il consumo di droga, e diagnostico quesw fenomeno
come m e patologia sucide emergente dalla struttura del conte-
sto rdazionale in cui vivano, k guida relazionde consisterà nel
coinvolgere gli attori di quel contesto (innariltitutto i ragazzi,
poi h famiglie, le scuole, gli operatori, ece.) in modo da modi-
ficare la smttura delle relazioni esistenti tra i ragazzi e tra lo-
ro e il contorno del loro sistema relazionale, in modo da gene-
rare UII processo morfogenetico che posa portare a far emer-
gere un contesto di reIazioni sociali favorevoli ad evitare l'uso
della droga.
Su1 piano deli'intervento; la guida selazionale si caratterizza
perché opera un cambiamento delle relazioni awaversa/codh-
sieme ai soggetti che le vivono.
Per codgurare l'intervmto, serve ancora AGIL, L'intervento
deve, infatti, inserirsi in un contesi0 che,possiamo configurare
come AGIL e deve portare q un altro AGIL che si awicini mag-
giormente alXo stato di cose desiderato. 11 sistema di azione-in-
tervento deve modifiche le quattro componenti e le loro relasio-
ni in modo tale che le funzioxii speci6che di ogni componente
operino in vista delli risultato/i jpromosso/i. Queste funzioni (in
senso analitico) hanno dei corrispondenti nei sotto-sistemi (sem-
pre in senso analitico) dei sistema saciemrio (osservato come
AGL) (fig. 6): la funzione di ef$iaenza è affidata al sotro-siste-
ma economico, Ia funzione di efficacia al sotto-sistema poLtico,
I'integrazione sodale al sono-sisrema'dclla cultura civile, il crite-
rio valorizzarore deiie relazioni da pramubvere al sotto-sistema
delle relazioni fiduciarie inrers~ggettive.Mobrlitare questi sotto-
sistemi a d i t i c i vwl dire fare uso dei mezzi simbolici generaliz-
zati di interscambio e comunicazione che li caratterizzano (fig.
6): il denaro per I'e~onomia,il potere per la politica, I'infiuenza
per ì'opinione pubblica, Ia responsabilitàmorale per la cultura ci-
vile, Pimpegno verso i valori per le relazioni fiduciarie. Questi
memi simbolici generalizzati sono simboli geneati jn un sotto-
sistema loro proprio (per es. il denaro nell'mononjia), ma in
quanto mezzi sano riconoscibili dagli altri sotto-sistemi e di fat-
to vengone utilizzati da essi: di piu, nella misura in cui circolano
in tutto 'il.sistema complessivo, realizzano la coesione del sistema
relwionale. Circolare m01 dire essere comunicati, ma anche es-
sere usati per gli interscambi fra i sottolsistemi. In termini ope-
CAPITOLO SESTO

rativi, l'intervento deve individuare i referenti empirici (vedi fig,


6 ) che vengono cuinvolti nella rete di intervento: cioè le imprese
di mercato, k istituzioni del astema politico-amministrativo, le
agenzie di sacializzszione secondaria - queIle formali come la
scuola cr le organizzazioni waciative e quelle informali come i
gruppi associativi non istitituzionaiizzati -, le famighe e le re,ti
primarie.

Fig. 6 - Lo schema AGiL &l prsnto di wistcs dei% sasa opermvlt2


nell'intementa so&fe.

Le quattro Funzione specifica Sortcr-sistema avente ~ r ~ s p o n d e nempi-


d
dimensioni (che può diventare un codice simbolico rici a liveli0 macni-se
di AGIL: prevalente nel sistema proprio $e il relativo ciolagico
AGTL) ' mezzo ambolico ge-
, neralizzato di inrw-
scambio e comunica-
ziolle)

A Efficienza (adatta- Economia (denaro) Mercato


Adapracon mento)

G Efficacia (raggiungi- PoFtica (potere della Stato o $mema politi-


Goal- mento delle m e 4 legge] co-imministmtivo
atrknt

I Inregrazione sociale Cultura civile (in- Agenzie di sociatizzc~-


Integration (norme societarie dif- 'fiuaa) zione second~ia(for-
fuse e modifirma at-' m di e i n f a d i ) <
traverso la comunica-
zione]
I
L Il di odqrc Relazioni fidvciarie (e Fami ia e reti prima-
Lataicy
criterio
che opera da di&-
zionquida deiia re& getrive (impegno vet-
E
cooperative) inrermg- rie in rmati
rione (per es. fiducin,~ so i valori)
utiliti)

L'intmento di rete 'è WI modo per coinvolgere tutti o alcuni


di questi soggetti in varie forme. L'efficacia, l'efficienza, la caga-
ci& di coesione normativa e valoride di ogni specifica rete di-
penderanno da come AGIL assolve le sue funzioni in maniera
sovrafunzionale: cioè capace di rispondere ad esigerne che non si
limitano agli obiettivi espliciti e formalizzati, ma comprendono
anche le esigenze potenziah che possano svilupparsi nel tempo e
nello spazio, ossia vanno oltre la mera prestazione funzionale,
perché sono capaci di emergenzidità. Un tipico prodotto emer-
genziale È il *bene rehzionale*, definito come un bene che con-
siste & relazioni sacidi, e non è né srrettamente pubblico né
strettamente privato, ma condiviso in base a relazioni asswiative
primarie o secondarie (sui beni relazionali: Donati 2000: cap. 2).

7. Le rela~wnidell'ttdesi sociologic~cm l'etica il senso delh


uwd~tdwitlitadh ~ E ' C I P Pson'01ogh.
C~

Potrebbe sembrare che la sociologi sia solamente una scien-


za deli'esistente, cioè che prenda s+licernente atto di quanto
accade. In effetti, gran parte delle teorie e delle ricerche sociola-
giche si collocano a questo livello. Esse concepiscono le dinami-
che della società cume una *evolu~ionesoualer che l'osservato-
re sociologico deve descrivere e spiegare ,prescindendo da valori
etici. Le sociologie del passato maymo parlare di *società che si
adattanw (più a meno setondo gli schemi evoluzionisti dei
darwlnismo sociale) e oggi parlano di *vantaggievolutivi compa-
r a t i ~guardando alla maggio. 'o minai efficacia dei processi
spontanei di competizione (per analogia con la maggiore produt-
tiviti dei mercati perfettamente compeuLipi).
Secondo questo modo di fare.sociologia, il ricercatore si deve
astenere da quaiunque valutauone e,tica. Questa posizione di
s01it0 chiamata 4cmul~tctti'ui3*, Esso.coMistein un atteggima-
to secondo cui i1 sociologd dovrebbe solb fornire daLi e cono-
scenze astenendosi da qualunque riferimento a vaiori o criteri
etici Si tratta di una modalità di fare ~04010gia&e risponde a
istanze giuste e carrecte, ma che va dismssa in quanto può essere
fonte di errori, equivoci e fraintendimenti. Se portata alle esue-
me eansepenze, infatri, ~neutrdizzagla sociologia, ciai. la coa-
dama ad una totale sterilità. Non è un caso che k sociolagia sof-
fra di una crisi permanente e si condanni spesso d a inurilitk h
crisi permanente t dovuta al rapporto ambiguo che ha sempre
avuto con lketica e la morale (Coiozzi 20041, rapporto che è wr-
cato e negato alio stessa tempo, owero al venir meno di un so-
mtt)ideale (Halmwaod 2002).
È quindi necessario chiarire i rapporti fra etica e sociologia.
Primo chiarimento: dobbiamo distinguerefra scienza positiva
e scienza positivistica. Indubbiamente, la mrciolagia è u n a men-
za positiva perché crsm ai faai*: essa non pu6 e non dépe mani-
polare i fatti a suo piacimento..Sarebhe sci&~cifimrnente starret-
to per l'osservatore sociologictr mettere P o d i o su ciò che per
Iui ha vaore (gli piace) e lasciare da parte, mettere in ombra o
scartare ciò che per lui non ha valore (non gli piace). La sociolo-
gia è una disciplina a base empirica e non può rifiutare nessun da-
to dwante per la sua assemaziane. In questo senso è adutati-
va: non valuta dai punto di vista etica il dato. da assemare. Sem-
plicemente deve fare a t t e le osservazioni necessarie. Ma ciò non
significa che debba essere una scienza positivista: il positivismo è
qudl'appraccio che non solo pretende di astenersi dall'inmditr-
re valori ne112 raccolta dei dati G nell';ui&i dei processi (il che,
peraltro, i socioIagi quasi mai riesdnu a fare), ma pfetende m-
che che il sociòlogo tratti i fatti sociali come privi di valore etico.
Secondo la ssciologia positivista, la società deve andare là dove i
suoi processi immanenti la pO'kno {così fin dai- tempi di A.
Comte). Per es.,, molti sociologi ritengono che, per il sdo fatto
che aggi si diffondano le famigik :Eonun sola geniti.rre,ole con-
vivenze omosessuali, la.famiglia,debba andare in quella direzio-
ne. Ai punto che si dice 414non cJèpiù *IO famiglia*, ma esisto-
no tante famiglie diverse quaote gli individui desiderane fare, le
famiglie-a-piaeiment ifamih-of-o$oice). Con eib, il sociologo
positivista segue solo ddle .mode: nega precisamente *la staffa*
ddsueiafe, che è la. sua *rno~itb, cioè il fatto che i fenomeni so-
ciali sono intrisi di valori c norme. La qual cosa fa si &e i fa#i so-
ciali non seguano dei deterininismi che operano come degli auto-
matismi meccanici, indipedenu dai soggerti deìie reiazioni. Se in
un certo momento storica s i diffondono certe forme sociali (In
mada del branca fra i ragazzi, L conv-ivenzesessuali più diverse),
ciò non significa che i'evdiizioae sociale debba per forza di cose
seguire queh direzione; p&ché.i fatti ossemati sano intri-
si di vdenze morali afle quali h società non pu8 rispondere la-
sciandoli semplicemente andare alla deriva. cosiddetta naturale,
indipendentemente dal senso e dalle con se^^ esperi&ii
che hanno per gli attoe.
Vale qui la foadamentale distinzione di Max Weber (1958) se-
conde cui h avdutatività significa che I'crsservamre s~eIogicrs
non deve dare propri giudizi 0 intradurm i propri d o r i (Wel-E)
L'ANALISI EUZiONALE

adl'analisi, ma non può dimenticare che la materia che tratta,


cioè le relazioni s o d i , contengono in sh sempre una adazione
J vdorem ( W ~ d e i z i e b m g@inger
) 1997).
La fondam~ntaledistinzione weberiana vai@anche per la so-
ciohgia come reiazione mnosciuva nei confronti del sociale. An-
chiessa deve srare attenta a non introdurre indebitamente dei giu-
dizi di valore, ma non pub evitare di relazionarsi ai valori. La a=-
lumivita. puh essere trattata in modo più ~ h k eoanalitico se uci-
limimo AGIL. La avalutaiviti è cemmente un requisito inter-
no dia metodologia di analisi, e in quatu saso si colloca nella A
dd sistema conoscitivo AGIL della sociologia (vedi fig. 1 nda
IntroduzicPne). Ma A non è slegato dalle altre dimensioni della
reiazione che il sociologo h con la realta, cioè del Inre sociolo-
gia. Se osserviamo questa relazione,eotae AGIL, la avdumrività
devii essere rehziwnata al criterio di valore che sottende: può es-
sere questa la negazione di pgni vaiore? Per molti si, e infatti es-
si danno vita ad una saciohgia nichilista e paranoica (Teubner
2003). Per la sociologia relazionale, invece, il gioco dei vaiori non
k evitabile.
Per la smidogia rdazi(~ale,'neitermini di AGIL, la avaluta-
tivi& è un problema-diA, ma i&che un modo di operare la me-
todologia di ricewa che è consapevole di non essere esente da ri-
ferimeflti culturali, Giuè di avqe una (non dudibile, ancorché
contingente) relazianenecessana con la dimensione latente (la L)
della relazione comwsiUtiva. Ben sapkdo che tali riferimenti cul-
rurali stanno nella società, *a vivono al d i n e fra h visione del-
la realti (L)e il suo ambiente metafisico (si veda la fig. 1 nelk in-
erodusioae al volume). È a ques~'ulu.molivello che si pone la
s d t a h sociologie positivistiche e non positivistiche:le socido-
gie posiriviste negano che la relazione sociale (nella m m i m di
AGL) - e la stessa conoscenza sociologica - abbia un confine
c m I'ontologia socde e le 'realtà ultime', mentre quelle non po-
sitivistiche affmmo che qriestu confine esiste @ il confine con
la trascendema dei sociale) e condiziona d fenomeno sociale, co-
si come I'ossemtore socialogico, Detto in altre parole, Posser-
vamre socblogico non pub ridurre l'approccio e h teoria sauo-
logica al metodo: chi compie questa operazione (come fanno la
gran p m e dei bionalisti. v& e nuovi) spaccia per neutralità
e t i a qudIa che è- hvece una precisa scelta valoriale (di valori h-
tenti o anche di negazione del carattere morde d d a realtà e del
carattere etico delIa conoscenza).
La sociologia relazionde è dunque m a scienza positiva, ma
non posittvistica. Ciò significa che si astiene dall'htredurre giu-
dizi di valore nel momento in cui svolge l'analisi, ma non ignara
che ii materiale che sta trattando è fortemente 'valonale'. Diven-
ta quindi cruciale comprendere i rapporti h ricerca sociologica
e q u a disciplina che chiamiamo etica.
Mentre il sociologo analizza i fatti sociali, e quindi deve '20-
nascere', non ha dcun senso introdurre dei giudizi etici su che
cosa sia bene e che cosa sia male. Deve piuttosto preoccuparsi di
non sartare nessun demente o relazione rilevante. hfa non può
fermarsi li: non può essere c<empirisna.Charles W.W s (1962)
accus6 un giorno la sociolagia di far9 de11'empiho atrauo, in:
tendendo precisamente criticare quella socioiogia che si k t a n
raccoghere dati e infaim&ioni, trattandoli come cose astratte,
avube dai problemi di s.mo ch'e presentano, senza aicm riferi-
mento a valori. Egli reciamava invae una cbmaginaziane so-
ciologica~.Con ciò, egli invitava a considerare il punto di vista
&o come stimolo ad una xicerqa*socìologicapiù critica, perché
relazionata ;t dei valeri (per es. di giustizia e di p ~ t ~ eCerto,
). l'im-
maginazione, come abbiamo detto, non pub consistere in giudi-
zi di vaiore che rnficiano la r a c d t a e l'analisi dei dati. Di quale
immaginazione, d o r a , si parla? ~ J l interpretazione
a della so-
ciologia reIazwnale, questa baginazionc sociologica sta nel
problernatizzare i fatti s o ~ a l ai padre dalla loro propria, Hnter-
na, valenza etica, e di far emergere, anzich&oscurare, le manes-
sioni (referenze) etiche che essi implicano per le stesse,dinamiEhe
socidi. I1 saciologo deve reiazionarsibal sua ambiente metafisica,
ma lo deve fare da soci~logo,wn r i ~ r~cientifico.
e
'
la breve. L'analisi sscioiogiea am deve conwnere giudizi di
valore dell'assemtore,'ma I'oisernat~xcha l'obbligo di relazio-
nare i fatti al loro proprio valore etico, esplicido la relazione
con l'etica a cui si s t a riferendo. Solo così un'indaghe suila po-
vertà non p o a prescindere dail'interesse che la socblogia ha per
Ia latta contro la povertA, a favore della legaiità e d& giustizia
sociale, o per mettere in relazione i fatti sociali (mi'immagina-
ziane sociologica!) con le suuttuw di potere della societi, con i
sistemi di scambio in essa prevalenti, e così via. La e~elazioned
d o s e * stimola i'anaiisi C la pom oltre ?i
puro empirismo, senza
nuiia togliere alla scientificità dell'analisi.
La siiegazione dwe essere neutrale, non di parte (non cundi-
zionata dai valori dell'ossemtore), ma l'analisi socblogica non
pu6 dirsi indifferente ai valori (atea o agnosrica, come quaicuoo
dice), Non lo pu2i essere né in via di fatto né invia normativa. Ma
come b possibile essere scientifici e nello stesso tempo non n w -
trali o indifferenti su1 piano etico?
Veniamo allora a1 secondo c h i m e n t o . 11lavoro socioIogico,
lungi dal rifiurare h sua rhzione ali'etica, la deve esplicitare nei
momenti m c i a i i del suo lavoro: cioh negli aspetti ermeneutici
dell-lisi e negli aspetti operativi di applicazione dei sistemi
ODG.
La neutralità è un'acquisizione. estremamente diffide, per
non dire un mito, innanzitutto nel percorsodell'analisi. Infatti, la
costruzione del disegno di ricerca e poi l'&rerprerazione dei dati
è un lavoro enneneutico ch6 il aociologo può compiere 'scienti-
ficamente' solo se espiicira i riferimenti di valore (le relazioni al
valore) che le sue scelte implicano. Ma ciò raramente viene fatto.
Infatti, quando I'osservatore sceglie e poi utilizza i fattori Xi ri-
levanti per l'analisi, dà ioro - ariche non volendolo - un signifi-
cato che è, in modo anche implicito, di ngtura erica. Se, per es.,
faccio un7indaginesui modi h'c.ui vengono intesi i diritti. civili,
posso limitare la mia indagine a registrare come gli intervistati li
intendono. Fin qui & sala descrizione. Ma nel momento in cui
utilizzo questi significati pdr l'analisi dd?impam che questi si-
gnificati hanno sulle dinamiche sociali, io accetto qualcosa come
eticamente neutrale, mentre non lo è. Per esempio, attribuisco il
valore di un diritto civile d a terra o agli animali, solo perché co-
si si sono espressi gli intervistati. Come ossematore sto assumen-
do un dato che è etico senza accorgermene o senza dichiararlo.
Lo possa trattare come se fosse un dato *eticamente neutro-?Sa-
rebbe come se accemsi di assumere un compommento crimina-
le (per es. il furto) come un fattore che &oca un ruolo positivo
per la mobilità soqiale, con il dire che non debbo introdurre giu-
dizi di valore. Posso e debbo, certamente, rilevare che esiste una
correlazione empirica forte c positiva fra compommento crimi-
nale e ascesa sociale: questo è un fatto. Ma non posso trattare
questa fatta come se fosse eticamente indifferente. Se Io faccio,
introduco sumttiziamente un giudizio di vaiore, cioè implicita-
mente assumo un compormento criminale come *normnIe~.In
sostanza, il sociologo deve stare alla conoscenza dei fatti, ma non
può poi contrabbandarla come se fosse uri'accemzione etica de-
gli stessi fatti.
AI di là del mamento in .cui ii riceratoxe assume come etica-
mente neutra un fatture che inveceè carico di eticità, la esplicita-
zione della relazione fra sociologia ed etica diventa cruciale
quando l'osservatore deve interpretare i dati, ossia deve assegna-
re un significato a i risuItati della sua analisi. Nell'amibuire un si-
gnificato, egli su lavorando non solo sulle reiazioni interne ad
AGIL* ma anche sul confine: fra la L e il suo ambiente medisi-
CO.
Intendere la ayalu~tivitàcopie neutralità etica del ricercatore
diventa, a maggior ragione, un mito quando la ricerca sia fiodiz-
zata d'intervento soda L,a relazione con,I'eGca E evidente ne1
momento d d a dhg~osi(8aè nel definire una stato di wse come
patologico anzichi come normale) e nella guida relaziode (gui-
da verso dove?).
U fatto è, come si diceva pib ~opra,&e Ia stoffa della materia
chelasocidogia tratra è intrinsecamente mode, perche i fatti so-
ciali rimandano sempre a dei alo ori, norme e fini che non posso-
no essere sottratti d'analisi, L'erweutica puh oggettivarli, ma
non cmceilarii. L'ermeneutica e deve essere avdutativa
quando si tratta di evocare il senso (intenzionato,cioè i significa-
ti) dell'agire, Ma non si può,s'ottme al fatm che neli'interpreta-
&ne sono in gioco delle conseguenze valoriali che decidono del-
la conoscenza e delle sue, implicazioni applicativdoperative. Se
l'osservamre decide che i &irti di una foresta o i diritti d& pesci
sono non solo un dato de&a definizione della situazione da parte
degli attori, ma anche m a reale possibili^ (invece di parlare, sup-
poniamo, di doveri degli usmirii verso la foresta e i pesci), con ci&
decida anche dde concIusioni a cui arriveri e delle Joro implica-
zioni sul piano deli'intervenro sociaie. Se il sociologo tratta Ie re-
lazioni come eticamente neutre, la sscioIogia che ne verrà fuori
sarà UM immagine riflessa dell'esistente senza possibilità né di
distaruiamenw criBcp né di soluzione sensata dei prabkmi so-
ci& che affliggono la societi..
Primo esempio. La disoccupazione.
(a) Primo -pie
h
U n committente (un Comune, un'assaciazione di industriali, disoccuppzbt
un sindacazo) chiama un sociologo a fare un'indagine sulia disoc-
oupazione in un certo ~ r n t ~ r iLa
o . domanda inizialmente ge-
nerica: c'è vemmente disoccupaziune? Quant'è? Che caratteristi-
che ha? Perché ZN Cosa si può fare per eliminarla?
Ii sociologo deve impostare la sua.ricerca, I1 fatto sociale da
verificare è la disoccupazione. Deve s t e g l k e se limitare l'analisi
all'accertamento del fatto (e ,magari SQID per certi p p p i di età, o
con aitre limitazioni) e ak descrizioie ddlt sue carartektiche,
oppute condurre un'andki più approfondita che porti ad inda-
gare i processi causali ed evennialmepte a fare possibili intewen-
ti.
A livello descrittivo dov9 hnaozinino definire il concerto di
disoccupazione in modo n m equivoco. Supponiamo che la di-
swcupaziane sia definita come situaaiqne delle persane che cer-
cano un lavoro e non lo Erevano (non semplicemente che qual-
+
cuno non lavora pur essendo eth lavaitiva, o che ha un desi-
derio nascosto di lavorare ma nm lo dichiara e non fa nulla per
cercate lavoro). E fattori 35 che interessa conoscere saranno, per
esempio: le caratteristiche delle persone (ed,sesso, istruzioae,
smtus deila farnigha, abilità, orientamenti di valore, ecc.: mtto cib
che pub essere rilevante per la descr&ione.acui si mole perveni-
re), il tipo di lavoro che cercano (generico b specifica, e con qua-
li qualità) e le candizioai di contesto (com'è l'offerta di lavoro
neli'area territoriale c~nsiderata,per settori, posizioni, ecc.).
Raccoglierà le informazioni relative a queste variabili e farà i
suoi canti. Fin qui l'analisi descrittiva. Essa potrà awdersi, nani-
dmente, dell'daborazione di tipologie (per es. di disoccupati se-
condo ii sesso, i'età, altri attributi)., di individuazione di aspetti
critici (per es. c'k urr'offerb di lavoro per mansioni che nessuno
vuole ricapfire), e cosi via. Ma resterà descrittiva. Per andare ol-
tre, occorre chiedersi: perché esiste, com't possibile, la disoccu-
pazione in questo territorio?
Si deve accedere ad unsanalisi di livello superiore (Donati
290 1).
La disoccupazione (fenomeno Y) deve aiiora essere osservata
come relazione, wme una situazione relazionaie in cui certi atto-
ri vorrebbero lavorare, ma non trovano ciò che cercano. La rda-
zione sociale in gioco è il lavoro, vista dal lato di chi non b tro-
va, ma vorrebbe averla. I1 lavoro è pertanto Io scopo situato ri-
spetto al quale bisogna vedere quali mezzi, d o r i e norme amo
presenti nella relazione, a l fine di comprendere e spiegare il fatto
che il lavoro non è ottenum. 1.npratica, il ricercatore parte da Y,
configura la b h k box come quadro di ipotesi, e poi W a indivi-
duare mne quelle informazioni, relative ai fattori aggettivi e sog-
gettivi (E), di cui necessita per conoscere cume opera - nei tatti
- la black box.
Il nostro ricercatore hizia dora con il codiprare il fename-
no Y (disoccupazione) come relazione-AGIL. Xn tale schema, la
disoccupazione dwe ;essere indicata come effetto emergente da
una struttura r h i o n a l in cui: lo scopo di trovare lavoro non
viene rreaIuizato perché ci sono problemi in A (nei mezzi di adat-
tamento per trovare lavoro), nello stesso G (loscopo cercato è un
tipo di lavoro che non è definita o è troppo particolare), in I (le
norme legislative e conrratmali iron sono coerenti con quanto
cercato) e/o in L (quale valore le persone attribuiscono J lavo-
ro).Tutti quati elementi debbono -ere considaari in modo xe-
Iazionde. Per esempio, il valore-lavora deve essere definito ri-
spetto alla siniazione, cioè in relazione d o scopo dichiarato, ai
mezzi disponibili e alle norme vig~ntiin materia di contratti di
lavoro. Lo stesso per le altre componenti di AGIL E poi come
vanno k relazioni fra q~esti.eiemenciagli efferri di gaerarc la di-
soccupazione?
Le ipotesi deUa ricerc3 diventano allora: (i) che esistano dei
deficit o delle distorsioni hqueste quattro dimensioni e t~elfelo-
ro relazioai; (3che la struttura emergente (situazione relaziona-
le di dioccupaione) Tenga generata da una struttura (mercato
dd lavoro) di partenzahentro cui gli attori interagiscaao in modo
da produrre il fenomeno emergente della disoccupaziane.
Il disegno della ricerca puù essere delineato c s ì (fig. 7):
Fig. 7 - l€disegno delh ricwa suih disocc~pazione Y].

BlnaR bax = iawfogm& di AGIL


O
Mdi
8 lavoro %
A

c u M L + I

c 2 . L

L . fl

Nella bhck box C'?: una forma AGIL costituita da quattro in-
siemi di elementi (relativi a: mezzi, scopi, norme, valori) e dalle
dodici relazioni (frecce) di interaziono fra tali insiemi.
La bhck box assume h forma di un sistema reiazlonde in cui
i mezzi, scopi, nome, valori degli atrori in gioco, combinandosi
in un certo modo (che sarà wideruiato con l'indagine empirica),
'generano' il fenomeno Y deUa disoccupazione per gli individui
osservati (il livella è dunque micro). Tale fenomeno è inserito in
un contesto più ampio dove campare l'offerta di Iavoro, la legi-
siazione sul Iavoro, la politica economi+, una certa cultura del
lavoro. La scelta di come eonfigurare questo campo relazionale
in cui Panalisi si inserisce (ci02 le condizioni a1 contorno dela
black box) spetta all'ossefiatore-ricercatore. Può essere micro,
meso o macfo. h in tale contesto che deve individuare tutte le va-
riabili (Xi) rilevanti che interessa conoscere in termini quantitati-
vi e qualimtid, per avere una buona descrizione di come opera la
scatola nera.
A livello micro, puQessere l'interazione di una o piii persane
in cerca di l a v ~ r ocon la singola impresa che offre lavoro. A li-
vello meso, puQessere, in prima istanza, il mercato del lavoro in
una certh area geografica o settore produttivo. Per6 l'analisi po-
trebbe allargarsi, e considerare il mercato del lavoro solo come
un sotto-sistema di un sistema più ampio, per esempio di mtta la
sfera pubbka o deil'intera societa. In quest'ultimo càso, come
sappiamo dalla configurazione dell'AGIL macro-sistemico (fig.
61, il mercato del Iavoro sarà la A di un sistema in cui la G è il sot-
to-sistema politico-amministrativo, la I 2 il sotto-sistema dell'ar-
dinamento normativa, la L il sotto-sistema culturaie del siste-
*
ma societario considerato (come nda fig. 8)

Fig. 8 - La bhck box del s k t e x y s o & h o p%&gemer& in ma'av-


viene la motfogenem' del luvoro (ilfenomeno Y da spiegare)

Scegliere il livello di analisi (micrb, meso b mauo-societario)


è compito del ricercatoie. Pia, allarga lo sguardo più è probabile
che trovi variabili, relazioni E'processirilevanti e significativi. Ma
bisogna vedere se ha le risorse per farlo.
La morfogercesi è dentrbj qmttro sott.o-sis3:m* e fiu di essi. Per
analizzarla bisogna esplicitare le relazioni (di interscambio, inter-
dipendenza, accoppiamentistmmxrali ecc.).
Ribadiamo che i'analisi relazionalé è una logia di investiga-
zione e non un ricéttarib di:soluzimi già pronte per I'uso.
Qualora la ricerca sia stata hpostau per svolgere un inter-
vento s e d e , Ie ricadute operative seguiranno Ia logica dei siste-
mi ODG. Se I'osservaxione relazionale è stata svolta in maniera
sufficientemente analitica, si verrà a conoscere da quali fattori,
relazioni e processi emerge la disoccupazione, in quanto rehzio-
ne sociale che k una deviazione/stato insoddi~faeerite/~atolog;a
sociale in quel contesto territoriale. La guida relazionaie sarà al-
Iora un, p r a g w a di azioni volte a modificare le relazioni di
quel contesto, d fine di rendere u~ddsoddisfacentdfisio10S;-
ca h relazione£Hdomanda e offerta di lavoro. Pu6 proporsi an-
&e la h a l i t i ,di creare nwve mddità ,dìlavorare in nuove for-
me organktive.
È ~vidente<quanto &'i sociologica si discosti sia dd'ana-
lisi economica (interessata alle variabili eeoslomicbe, quali il co-
sto del Iavoro, gli oneri fucali, le abilità lavorative, ecc., ciok - in
termini.aditici - dl'asse A-G),sia dd'anaiisi oxgankzhva (in-
p e lavoro, cioh - in ter-
teressata dle forme d a l P o r g a ~ ~ c r del
mini analitici - dia triangolazione A-5;-I), sia dalI'anabi giuridi-
ca (il piG delle volte confinata in I, nia che può allargarsi all'asse
I-G). L ' d i saeiologica considera un numero più elevato di
fattori e di.relazioni, li combina v i m e relawmalmente, e - nel
caso di un intervento socisile - li cbnnette relazionalma~.
Per quanta concerne i apporti ira &lisi sociologica ed etica,
la logica di ricerca sopra illustrata mosm che il ricercatore non
introduce giudki p e r s p d di d o s e , ma b perb interessato a va-
gliare i valori &cl impliciti in ciascuna dimensione r ip ciascuna
relazione fra le variabili considerate. La sua avahtatività non si-
gnifica che egli sia indifferente o neumle rispetta ai beni in gio-
co, come è il lavora stesso. La relazione a l dore-lavoro viene
esplicitata e, nel caso delj'interyento, vime fatta operare.

(b) Secondo esempio. 11t%schioc h e relazione s o d e . c ~nt m


b d po iii~ :
5upponi;lrnolche.un cs&ctente (un$smoIa, u n a associazio- riacbb come
ne di genitori, un servizio socio-smitlrio locale) chieda ad un so-
ciologo di svolgere una indagine sui #ragazzi a rischia* che fre-
$r
quentano una scuola o vivono in un certo quartiere.
La logica dovrebbe ormai essere chiara. I1 problema può esse-
re posto in térmiai semplicemente descrittivi. Ali'inizio si defini-
sce il &&o sociale. Esistofio vari paradigmi, tra cui quello rela-
zionaie, che definisce il rischio sociale eome squilibrio fra sfide e
risorse (Danati 1992). E poi si fa uri'kchiesta per conoscere qua-
li comportamen~a is&o siano di fatto praticati, chi 6 pratica,
con quali effetti identificabilisul piano empirico e magari, cerca-
re di avere una conoscenza di quanti e quali ragazzi siano poten-
zialmente influenzabili olme a quelli che g i i praticano dei cam-
pormenti a rischio,
CAPITOLO SESTO

Se si vuok andare oltre, si dovrà porre una domanda istrutti-


va. Per esempio, m i fa alcune ricerche empiriche segndavano
un paradosso: nelle scuole in cui si tenevano corsi di inforrnaxio-
ne agli dunni circa i rischi connessi ailJass&one di droga, il
consumo di drogra fra i ragazzi cresceva molto di più &e nelle
scuole dove tali corsi non erano svolti. Sorgeva allora u n a do-
manda: perchi più la scuola cerca di proteggere gli alunni, piii
crescono i ragazzi a rischio?Una volta identificato il problema si
è allora proceduto a definire il rischio carne relazione sociaie, e
ad impostare un'analisi relaziode. Ma come d&ke il rischio
nei termini di una relazione sociale? Non è forse, il rischio, solo
questione di una scelta irldividuale, seppwe in un contesto di
maggiori o minori possibilità og~ettivedi rischio? Qui è, appun-
to, la sfida relazionale. #Impostarela d w c a mediante una defini-
zione deli'oggetto (i ragazzi 3 rischio) in termini di relaziaai, an-
ziché di scelte individuali entro un contesto strutturale. Secondo
I'appr~ccioreiazionah, il ris&o' è una certa relazione fra sfide e
risorse, li rischio è una condizione di squilibrio relazionale fra le
risorse di cui un attore (individuale o coiiettho) dispone e le sfi-
de che si trova davanti. Se e carneliiene ail'emergenza quei ferio-
meno che chiamisuno 8 rqgazzi a rischio#, dipende dai sistema
delle relazioni in cui essi si vengono a trovare e agiscono come in-
dividui, più o meno liberi e responsabili.
In questo caso la bh& bbx assume una forma (AGIL) in cui
ogni relazione fra le quattro dimensioni (gli scopi situati dei ra-
gazzi, i mezzi che usano, l i regale che sepono, i valori che
sottendono al loro agire). k problematico perché presenta un
qualche squilibrio fra le sfide affrontate dai ragazzi e le risorse
di cui dispongono. 1 ragaai a rischia sona quelli ehe, nei loro
agire, si rapporta'no alle sfide avendb squilibri sia nelle singole
risorse (A, G, I, L) sia. nel 'quadro carnplessivo ddle relazioni
fra mezzi e finalità, fra'valori finalità, fra norme seguite e fi-
nalità.
Secondo G.Ross; (2005), questa andisi ha una valenza prati-
ca per gli interventi sociali. Si possono distinguere differenti mo-
dalità di applicare' il modelo AGIL-rischio alla progetmzione
deIlPintervenmsaciaie. In particolare due mode&, a seconda che
l'intervento possa avvalersi di risorse e strategie &a eris~ntt,op-
pure che sia necessario crearne di nuove. Nel prima caso, l'inrer-
vmm si configura com sfida, rispetto alla q d e la combinazio-
ne di mezzi, aspettative persanali dei'soggetticoinvolti, cultura e
modalità di rdaziom, proprisi della situazione amale, coatiniisce
la risorsa (l'insieme di risorse) da cui si deve partire e da cui non
si p116prescinde; ohiattivo è quello di riorgankare .e ,poteri-
ziare le risorse, attivando reti, portando ad un rinn~varnentodel-
leaspemtivc degL attori e iiun recupero/riqualificdone dei vah
lori di riferimento.
Nel secondo caso, la sìwziune iniziale appm come quili-
brio critico tra risorse e qfide e l'intmento come ceritativo di
suppormre gli -ti. nella -costruzionedi un nuovo quilibrio.
Ogni equilibGo rappresenta una spedica soluzione rispetto ah
necessità di rispondere a bimgdtransazioni'mi~ioni~ metren-
do in campo risorse che p w n o &ere di tipo mawride/cdni-
rale/relazionals p o d o alla l u k l'nmbivaim (punti di fana
W punti di debolezza) dell!~uilibriaLiiziale, a#& passibile indi-
viduare nuoye strategie di ruposta & sfide.
In sintesi.,La ricerca sociale +
.@ come si pone il rischi4
in qiraam relaione s o d e per m t q t (per ta i ragazzi che vi-
vono 2n un ceno eontesm abibtale, eknmalmente includendo
nel &tema osserva'to anche genitori e Iliseg~&. L'intervent~
socdc sarà volto a, h sì c h il. ~ I&& iniziale (la relazione risor-
sesfide che essi ho in un certo mamento iniziale) venga equi-
librato, nel senso di adeguare le une alie altre. Dove e come inter-
4(m quali ragazzi più che su dtri, su quali fattori, su quali
relazioni) è indicato dall'arlalki precedente, &e ha individuato i
famori di squibrio esistate, cioè i suoi fattori e relazioni piir ri-
levanti. U wme intemenire 6 proprio d d a mmdologia reIaziona-
le, la quale parte dall'assunto secondo cui i problemi sociali sono
generati da relazioni e vanno modificati attraverso relazioni. h al-
tri terhiini: il pasmggia d& situazione di r k c h iniziale a quella
auspicata (da produrre come fenomeno emergente) consiste nel
modificare ilsistema relazionale di partenza, che è deficitario, in
direzione di un sistema relazionde mpace di equdihrare le risorse
alle sfide. La Yeliqionerischio t concepita cume AGIL che deve
essere m d i c a m dagli attori stesa attrwerso un intwvento di re-
te, detto lavoro relnziondc. U sistema osservata (ragazzi,famiglie,
insegnanti, operatori dei seivizi) deve essere 'capxitar~'(Iavoro
di ,empoeeirnmt)ad affronure le sfide owero a &onarsi 'm-
glio' con le di&. Naturahente si possono anche abbassare le m-
glie & sfida o cambiare il tipo di sfide da affrontare.
I1 cambiamento si pub ottenere con un intervento che modi-
fichi il sistema complessivo d d e relazioni. Il sistema targa è un
AGIL che esprime i rischi di un c e m conzesto;che è sistema per
un ambiente che lo attornia, Fatta l'ossenmzione relaziode e la
diagnosi relazianale, viene in gioco la guida relazionale del &e-
ma target de1I'intentent.o.
Nel caso dei rischio, le relazioni fra sociologia ed etica sono
ancora più evidenti &e nell'esempis precedente.
Secondo G.Rossi (2005), che ha elaborato e applicato l'm&-
si relazionait e1 rischio, si pub procedere d'fxitemto sociale se-
condo due differenti modalidmdi applicare il modello AGIL-ri-
schio d a progettazion~delI'intewenko mcide. Nel primo =Q,
l'intervento si configura c o ~ sfida,
e rispetto alla quale la cambi-
nazione di mezzi, aspettative.person& dei soggetti coinvolti, cul-
tura e modalità di relazione, pr6pria deila situazione attuale, co-
stituisce la risorsa (I'insieme di risorse) da cui si deve partire e da
cui non s i può prescindere obiettivo dovrebbe essere que40 di
riorganizzare e potenziare Ie risorse, attivando reti, portando ad
un rinnovamento delle aspemtive~degliattori e a un xmpero/ri-
qualificazione dei valori di riferimento.
Nel seeondo -caso, ìa: situazione iniziale appare come equili-
brio critico tra risorse e .sfidee i'intemenro si configura come ten-
tativo di supporme gli attori yIh costruzione di un nuovo equi-
librio. Come sappiamo, og~~iequiiibrio rappxesenxa una specifica
soluzione rispetto dla necessiti di rispondere a bka&transa-
zioai/nansirtioni, mettendb in campo risorse che possono essere
di tipo mareria~e/culmrde/f.elazionale; poftando.allaluce l'ambi-
valenza (punti di forza ws punti di debolezza) dell'equilibrio ini-
ziale, sarà possibile individba~nuove strategie di rispusm alla
sfide.

(C) Terzo esempio. I cmbkmenti sociali delk fkdglia.


Supponiamo che un committente (un ente pubblico, un con-
mlcorio familiare, un'ngenzia famiativa) chieda ad un sociologo
di fare una ricerca sui cambiamenti delia famiglia. Vuole capirese
è vero o no che non esiste più *I* famiglia, ma ci sano salo m-
ce e diverse a famiglie* &e si definiscono come convivenze libere
fra persone, di sesso diverso o m-, che deaidono di stare assie-
me cun o senza vimoli formali.
La ricerca descrittiva si limiterà, a definire l'oggetto (fare fami-
glia) cmi.erime viene definita dai s~ggemda cui si raccolgono le
idorrnaziorri. E poi cercherà di raccogliere dati ed elaborarli In
m d o da sapere di vive con chi, :quakfomedi conviv&za ai-
stono di fatta, e:cosi via. Cost procede i'analisi descrittiva, che è
la base di qu& positivista. . t a

L?an&ei relazioaaleva oltre. Essa parte dalla domanda: perché


cambi- le famiglie? E ceme?
Procederà hizimdo a definire la famiglia come reiazione so-
ci&. Se vorrà distinguere la relazione famibare dalle altre rela-
zioni che non sano fa&& ma sola amicali o di altro genere,
dovrà avere una distimione-guida, riipetm a h quale compren-
dere spiegare i cambiamenti. A tutti è notu che la distinzione-
&da della famiglisi è qud+ di una relazione che unisce fra loro i
sessi e k generazioni, klh possono defiinir2ain un modo diver-
so, ma sempre per rapporta a questa sua intrinseca relaziondith.
In breveBla re1mi~nefamiglia può essere compresa in AGIL nel
seguente modo: k la relasim~sociale s ~ zg' e n e ~in cui una per-
sona si d i d'altra secondo u m regola di reciprociti che ha come
strumenta u d t i ~ ola sessuali& da cui procede la generazione di
figli (la fig. 9 indica quello che, possiamo chiamare il agenoma*
deIia famiglia).
-
Fig. 9 L'n'de~tiiGcdeIksf&glia come rplcifica r e k a z h e sociale.
L'identiti della famiglia coasisre neli'essexe una relazione so-
ciale specifica, g e ~ e k che , emerge dali'intreccio combinato di
quattro elementi o camponenti legati fra loro: il dono, la recipro-
cità, la generativiti, la sasualità. Laddove l'asse dono-generativiri
è il refim della relazione (discendenza generazionale) e l'asse re-
ciprocita-mualità & il re& d a relazione (coppia). h famiglia
è l'effetto emergente del scombinato disposto* di refmo e reJHgo.
La pluralità deile forme familinri,emergeperché:
a) c'è una crescente differenziazione di ciascuna di queste di-
mensioni, esse-sislegano e possano dar vita a varie combina-
zioni; per esempio, una coppia pub vivere lungo Passe re&-
proci&-sessudità, e ignorare il dono e la generativith; o puh,
viceversa, vivere il dona e la geneyazionalitì, ma ignorare la
reciproci&; solo se m16questi eledenu sono compresentivie-
ne all'esistenza quella relazione sociaie p i a a che chiamiamo
&miglia in senso proprio; qyando v i siano solo akuUniele-
menti, si guà parlare di famiglia solo per analogia o per me-
tafora;
b) gli intrecci relaziomli che connktrono elementi e relazioni si
compJessificano: proprio perchi ogni elemento si differenzia
dagli altri puà avere rehziani differenti con essi; c'è modo e
modo di fare un dono, di vivere la'reciprocith, h generativiti,
la sessuali& per esempio, ia m a famiglia adottiva ì'asse or$-
zontale (smsualità-reciprocità} non è connesso con quello ver-
ticaie, perché il figlio viene dall'esterno; in tal caso avremo co-
munque una famiglia (in senso suciolagico forte) se il figlio
adottato viene accettato come m dono;anche qui, solo quan-
do gli elementi sono mhi interni e originari della coppia e de-
gli eventuali figli, le releioni che connettono i membri rag-
giungono quella pienezza xelazionale che fa propriamente *la
famigIim in quanto aychitipo; ogni variazione passibile gme-
ra forme familiari che sono d i solo per analogia o metafora.
Quanto più la società si fa complessa, tanto più cresce la PCQ-
babiiith che ogni elemento ctrstitutivo della famiglia vada per
conto suo, e che le relazioni corrispondenti si formino dunque in
dtro modo rispetto a queIlo che sarebbe normale (naturale) at-
tendersi. Ma w n cih, ripeto, il genoma iniziale resta impregiudi-
cato, e ogni altro accomodamento (o genoma modificato) prende
senso solo da quelio.
D a h a r e la famiglia a l plurale ha senso in quanto si osserva-
no combinazioni diverse-dq$i elementi che la caratterizzano co-
me relazione swi g m h . In aitre parole: ogni famiglia h il suo
DNA, ma mtte implicano - se sono famiglie - il genoma familXa-
re.
Rispetto alla stnimira (o gemma) proprio della famiglia (fig.
9), le singole esperienze, situazioni o casi possano attivare solo
alcune dimensioni, non tutte, e instaurare relazioni Iimitate o
particolari fra tali dimensioni. Cosi&hi emergono dfeteivamen-
-
te diverse f m c fadiasi, ma queste sono - appunto avariazio-
ni sui t m a s & una forma fondamentile.'
Si dirà: e che cosa dire della madre.saIache ha voluto esserlo
per scelta?La risposta è semplice: eUa dovrà essere madre e padre
insieme, oppure dovrà delegare qu&osa di questi compiti ad al-
tre figure. Ma bisogna poi vedere che effetti si avranno suli'iden-
tità e adle capaci& relazionpli del figlia. Comunque,non si vede
un molo che sosùtuisca Pidea di Gò che dovrebbe essere e fare
una madre o un padre. Se ii compito fosse assunto da uno zio o
da un fratello o da un cugino, di,nuovo avremmo dei surrogati di
un archetipo.
Cosi capita anche a chi sceglie la semplice convivenza. Molte-
plici ricerche hanno mostrato che la unione libera si misura sem-
pre sul metro di quella sposata, per negazione o imitazione, cioè
come variante di quest'ultima, inclusi gli aspetti valutativi degli
effetti che pub avere sulla maturazione delle persone e sulle ca-
pacità di sostegno delle mdesime nel loro cono di vita.
I criteri puramente empirici con cui vengono classificate le fa-
miglie, sono oggi in atto come operazioni di mercato. Ma il mer-
cato O ben lungi dal non avere regole, Il £atto è che, spesso, sono
implicite o nascoste. Esse sona al lavaro anche quando le t m a -
zioni sembrano sregolae e caotiche. La famiglia si fa tanto più
interattiva, *relazione p u w , famiglia-di-sdta, quanto più ope-
ra in un *mercato* aperto e almente concorrenziale di relazio-
ni. Ma questo mercato non è il. vuoto. l? invece un contesto ter-
ribilmente stnithirato, anche se in apparenza noi non vediamo le
scelte e le regole che lo governano. Si uarta di logiche comunica-
Uve &e si muovono sul metro del denaro in senso asuatro (come
medium simbolico generalizzato di scambio e comunicazione).
Per l'osservatore anonimo,i fattori decisivi che guidano la nasci-
ta ddle nuove forme familiari sembrano essere k preferenze, i
gusti, le opzioni individuali. Ma sociologicamente le cose non
stanno affatto così. Le scdce individudi operano in un mercato
che è in buona misura virtuale c atruccatoa, qua-nto lo è la nuova
economia finanziaria.

Per approfondire ulreriormente i contenuti del presente capi-


tolo,si vedano i testi citati nell'Appendice seguente, che offrtma
esempi applicativi del metodo mlazionaie, impassibili da riassu-
mere in questa sede, che possono essere utili come esercitazioni.
CAPITOLO SESTO
GLOSSARIO
DELLE PAROLE CHIAVE DELLA SOCIOLOGIA r)

AgentJagcncy/attore d e : Nel kguaggio nociologico, il più delle


volte si usano i termini &gente e attore come se fossero sinonimi.
Ndia teorizzazione di Parsons.comparein alcuni casi una distimio-
ne tra i due concetti, che, tuttavia, non viene dall'autore sempre ap-
plicata rigcrosameme: f'qgente viene identificato con i1 soggetto, si-
tuata in un coriteso, che d e s t a atteggiamenti, modi di sentire, ri-
ferimenti simbolici e vahriali, f i t à inwri~ri,che sono il portato
della sua personalità (Donati 2002: 49); I'dttore con la persona che
agisce in base alle norme rel&ve dlrr stam ruolo del sistema sociale
in cui è b e r i r a (Ibid.). NellJambitodi una 1a- relaziode della
distinzione a g d a t t o r e , ~iSuXtadi particolare efficacia la teorizza-
zione di Archer che propone :un modelo stratificato dell'umaaa ca-
paciti di agire (dgencyS, con un svjluppo che percorre tutto il corso
deIIa vita individuale (Archer 2004: 45) e che pub essere scomposto
anditicamente in t r e madalità diverse dèll'idenlità: idmtdk persom-
le @ersom!&],qeplte sociwk, i d e n t i ~SO&IE (attore). Tali forme
differenti si delineano n e h relazione tra la struttura sociale (dotata
di proprietà c h r a l i e stmtt~ralge Vcsgency (Id.:44):
- ul'idencttri pwsonab riguarda cib di cui ci prendiamo cura nel mon-
do" baturaie, pratico, sociale) (Id.: 411, ovvero le nostre premwe
fondamentali (Id.: 42);

e)La sigle degli estensori corrispondano ai seguenti nomi: PD = Pierpaole Do-


narti; SB = Sergio Bel&d$ GRS = Giovanna Rossi; GMF = Gabriella Mangia-
mFtj hgilreIe; IC = Tvo Calozd; GR = Gianarh Ra&; AM = Andrea Maccari-
ai.
254 GLOSSARIO DELLE MROZE: CHIAVE TIELLA SOCIOLOGTA

- la socie~iin modo involontario assegna al sé umano risorse differen-


ti, differenziando collettività di agenti primari (Id.: 44);
- gli apatipP-imari si trasformano in dgenti corporuti (organizzatiper
il raggiungimento di obiettivi spccifisi) nel tenrativo di cambiare Ia
societ~Id.:45);
- il processo di riproduzione/trasfordne della socicta (morfoge-
ncsilrnorfostasinel linpaggio di Archer) determina una ripartizione
specifica delle identità persoriali, collacatt nei contesto (owero
agenti) in nidi specifici, che le rendono attwì sociali.
Ndla teorizzazisne di Arder si pone un dilemma circa la successio-
ne temporale di ide~tiiapersonale, agente sa&le e attore sockk, che
viene risolto atuayerso la deliaeazione di una interazione reciproca
(IP -.IS;IS 4 P, IS 2 IP) che &in? in una sorta di sintesiin cui
sia le i&ntt& pmsowli (fP)sia quelle.sd&fi fIS) *siano emergenti e
distinte, sebbene agnuna: contribuisca all'emtrgenza c distinzione
dell'aitra" (Ibid.). I1 risultato è "uq'idmtiti personale entm & q d e
è attribuita nella vita di un in4uidutr una idmta ~o&k",amaverd
so i'esercizio della ojnvmazion~i e r i w e , tipica della personalità
adulta (M.: 4647). Quest'ultima sGbi1isce un ordine di priorita u a le
premure fondamentali, individu;indo'imoli sacidi più idonei ad ac-
tuarle e determinando, dunque, un eiìvet.t& che caratterizza
ciascun soggetta sociale,.('GRS)
AGIL (schema -1: lo schema Agi1 E:unositumento metodoIsgico (ana-
litico) che s e m per analimarela concreta configurazione di una re-
Iaaione sociale ovvero di un i n h e strutturato (sistema) di relazio-
ni sociali (non di una singola azione o del sistema come tale). Esso
suppone che la relazione sociale aista se e in quanto siano compre-
senti qaattro componenti (C& corrispondono funzioni) fondamenta-
li, di natura analitica, aver& fh loro detibinati rapporti Le quattro
componenti suno: un modello {culturaleper I'atmibuziorte) di valo-
re (funzione di htency=L.), GPreplazione nsrm5ttiva interna (fun-
zione di integration=T), uno scopo o meta situazionale da raggiunge-
re (funzione di go&dttainment=G)? dei mezzi e risome strumentali
per realizzare la meta (funzione di ~d,spt&n=A). I rapporti fra que-
ste componenti possono essere Snidiaxi come interscambi (di input-
output), oppure come inta-azioni, oppure come svolgimento di di-
stinzioni che essa imp1ii.m~(in rapporto alla distinziqne-guida pro-
pria di ogni relazione sociale; per csempio, se & una reiazione fami-
liare, amicale, di cura medica, di lavoro dipendenze, m.).Applicare
GLOSSARIO DELLE PAROLE CHIAVE DELLA aQCI0LOGU 255

Agi1 ad una relazione sociale-significa,co&onrare la reiazione empi-


~ c osservata
a con i requisiti dello schema analitico, onde compren-
&&-se, in che modo e rnisww essi siano presenti, come si articolino
fra loro,come si influenzinoa vicenda, e q u a l quale.configurazio-
ne la rebio.ne osservata efaemivameute abbia, @D)
, Asloilisi rtelai;ionale: I'anaEsi relazionale & quella modalith di l=efe il
socialeche m.ume la relazione sociale come miti di riferimento, per
la rilevazione-desc~ti~ne-inteqret~&~spi1:p~bn dei fenomeni
sociali. Essa si dhhgut ngtamente dalle analisi sociologkhc ;cheas-
sumono come unità di &rimenm l!individuo (individualismo me-
tcrdolugitm) oppure i1 &tema saciala (olismo metodologk~).L'ana-
lisi relazknale implica una epistemologia relazionak (*dlainizioC"?
la rdazione*), si svolge mediante m p a r a d i p analitico relazionale
(la socieh @me rete) e conduce ;id iina prapatka relazìonale (in-
tervento su1te-rdazioni, detto di rke). Sul piano applicativo, l'analisi
reimi-lo wsma i probl~rnisddi c&e Rmuioni genwzte da re-
lanodi soci& e quindi comporta interventi che cercano di risolvere i
prbl;eini, attraverso la modificazion~delle (reti dij relazioni che ne
soao all"ori@ (PD)
Anornk nell'antichità anoda @licava carattere difettose dell'di-
oidao, che non si degnava alle leggi divine.n dello Stato, esponen-
dosi d a deviausa. Durkbeim (1W91 rempm il concetto di anornia,
attribuendolo ad un'imperfeziqne del sistema norm&uo klh,satie.tri
che, a causa dell'incremento della diffirenziazione, risulta incapace
di contenere le pulsioni iatintuali degli individui e produce una de-
vl'anza generalimata rispetta ai fiii 8sodi.Sucamiua~nente,Merton
(1959) individua nell'anomia un caragwe mntrwddittorio delsistemu
so&, che presenta una stasatura tra cib che 2 prescritto dal sistema
culturale (fini e mezzi per raggiungerli) e la stnittura sociaie che di-
stribuisce risorse e oppormniG in modo ineguale: agli individui. Per
l'uomo contemporaneo laanomiadiventa re& del vivere qmtidia-
no, in un senso che sta a avallo tra la responsabilità individuale del-
I'wtichiti e I'inadeptezza del sistema normativa della socialogh
eIassicar Ir crescente complessizà sociah (-3 accentua la cantraddit-
tori& del,sistema namativo, rendendo sempre pih diificile riferire
il proprio ccrmponarnento a d o r i precisi c spesso impossibile cona-
s e r e in anticipo la cornpatibdità deUe ptopric scelte con i propri va-
lori di riferimento. In questo saso, I'anamia odierna sconfina nella
categoria del rischio sociale t-.), significando [a difiomiti tra sfide
GLOSSARIO DELLE M O L X C N h q DELU SC~C~OOZ~GIA

sordi e risorse disponddi e la difficol& a reperiire il sema delle pro-


prie azioni. (GM)
Appartenenza soci& l'appartenenza sociale t quda forma di legame
che unisce i1 s o g e t t ~ad uno a piQgruppi d a a uno più ambiti, a una
o più reti di reiasionii Si tram di un legame che &ub errtre pscrirto.
quale ad esempio quello che indica i'appmtnema di un.soggam
la propria fdgliamdi origine,,oppure acquisito, un legame cioB,&ti-
po elettivo, che il sq&etmsceglie di attivare liberamenw, quale ad
esempio quello che connette un individuo ad un movimento swia1e .
o religiosa. ~ntrarnbi,questi elementi, vale a dire i1 carattere di ine-
hrttabilità e quello di &ione libera a iritemiode, caratrefizano
I'appartenenza all'interna della societ8 eonternploraaea, rendendo
espIicitala possibili&.(che tende a configurarsi come mia cogdiziazre
sempre p 2 W a ) di espire. aappamnewe molteplici* (Shmel),
dcurie di natura =ritta due ,elettiva, riguardanti diversi c G c i re-
lazianali e sacidi spesso iaterseamesi. 10 questa doppiai pinspettma,
di vincolo c di adesione iotenzionabh le appartenenze molteplici con-
sentono ai soggetto una plurico13ocazi~nesn&e%ariache non resta
circoscfina alla dimensione spazlo{territoriale -di iut determinato
contesta sociemio o aUe hnziani che un individuo,mlge flinkr-
no di =so, ma si espande ad una dimensione ~imkdita(di m&u-
zione di senso) neiia qude è fondamentale h volantarietà dal sogget-
to-d instaurafe e mantenere 4Iegame appmentrrza. (GRS)
Associazion~sottu il profilq4antiapologi00ffilusoG~8,il concetto di as-
saziane esprime sin dall'antiqhita classica la realtà o+ e na-
turale della soci&& umana. In SocioIogLi con as~wiazlope si pub io-
tendere un processo di riduzione della dis- sociale rra petsone o
tra gruppi, e il gr~ppo orgatiizzam- con maggiore o minor grado di
formalizzazione -.che risiiltgda quel prbmw. 11processo associati-
VQ B awicinamenaa e cosltihrzaone di azioni miiqtive orgnizzait~.
Sotto quqto prafuo, assaiatioqe allude a una spwifica modaliti
deli'essere-in-rebione. &siciazione è d a l i & di costruzione di

-
un sistema di reciprocazione, gioco rhionale amaverso cui si ge-
nerano e si specrfiiiano entro una prruna che ammette gradi di re-
-
golarità e variabilità da definire distanbenti c f i ~ & p&-
mente associative. L'associazione come gruppo è s t a a d&ta classi-
camente attraverso tre elmenri-chiave: [l)un gruppo di persoae ord
gankzato per la pram~zianedi interessi comuni ai membri, (2) hcui
Pappartentnza è volontaria ~nm:obbliptoria,n&legata al ceto a d a
GLOSShRTCT DELLE PkkC3l.X CHTbiWZ DELLA: SOCtOtQGJA
I

nascita), (3) e che ~sisceininpendentmenoe dai politico. h


requisitLraggkntiWsono i seguenti: (i) che Ia maggiore attiviti
dda~socia.aioneo w deve riguardare le a&ì& economiche dei
membri; e (ii) che i membri non retribuiti~dmonsessere la maggio-
ranza. ,.(m)
. Auto&& l'autori~&.lapossibiliti di un individuo o di un gruppo di ot-
tenete ~nbbe- grazie ana posizione che occupa nella soci& o o
I sue8parL;ic~hriaratterisrkhe. L%bbedienm d'autorità ,si fonda sul
riconosci~entadella sua +legittimi&per ragioni riconducibili all'af-
fetta, al timore, al ealeole ntiiitmisbm, aUe convinzioni religiose e
mora& l'mwrita puB dunque emanqe leggi, d e w e ordini, prende-
re desisioni ma elevate probabilità di essere abbedita. Da un punto
di vkta idedgpicole fonti di legittimapione dell'aurnridpossono de-
rivaredal riconuscimerrirodi doti qwezionali (m&W in chi coman-
da, d d ! o ~ q u i odle cnsuewdini (tj*#&kwze) in ore nda $mietà
di appamnenza, daU"accegta;zioriedi.ufi's&temadi rqole e procedu-
re le,egaIi-r&ondi (l~gge),I soggmi cb,hanao autofità ai un dato
I ambito della soci& pòskao non averla in un altra si pub avere au-
torith politica m non dmra\e, .econsmic~'m;inon religiosa, anche
ée d ~ n e r l'autorità
e in un setto= della vita sociale può favorire una
posizione gerarchicamente d&ta anche in altri. Se &i esereia nio-
li di autorità (un governante, ,comeun genitore.)non ha piia la legitti-
maziane di chi obbedisce e c e a di Raffermark tramite farme di po-
tere (viotenza, comcizione, manipdazione .ideologica) &i passa ad
una s i ~ i o n di
e a~tnnb&no. L'autori& può svoigere funzioni po-
sitive o negative, nel prinlo caso si pub pm111~edi autori& d e u t k a
o pmmotrKc nd secondo di autorità represava ,o ipsibfice* (GR}
Azi~iaesociale: 1'azion.e k un~compa~arrlento messo in atto da un 80%
getta ed è detta.socidese e in quanto tiene conto dell'altro e della si-
tuazione. La so&l~i$ia10 studia come 'atto elementare', con un ini-
zio e una fine, con premesse ed sin, che vhna a loro volta relaio-
nati alle situazioni e aile altre aricini devanti, Dunqu~,la singola
dune miale è sempre studiata entro ufi contesto di reiazioni (che
sono, appunto, azioni reciproche). L'agire b dem sociale in quanto
chi,lo pone in &$ere non la fa come-sempliceproiezione dd suo Ega
intefiore, ma si orienta alle caratterisLjche filevanti (aspettative, aspi-
razioni, ;opini~ni,W) dell'Alter, ~ m n d varieo modali& esse stesse
rddoiidi ( E ~pitb D asseccrndare l'Alt& o c o n ~ m bE,costretto a
c o m p m i in ua certo modo Q pwb cercarc di negoziare; in genera-
GL8SsAllla DELLE PhR6L.E CHIAVE DELLA COCIOZClGIh

le, l'azione di Ego verso Alter e viceversa d h luogo a quelli che sona
chiamati 'giochi sociali'). Lbicrne socisile presenta proprietà emet-
genti, ossia dà luogo, nello svolgersi nel tempo, x caratteristiche
morfoswtiche o rnorfogene~cbc.Ha effetri &e,possono essere in-
tenziodi o non intcnziodi (come i fenomeni detti di eterogenesi
dei fini e gli effetti cumulativi o 'perversi'). (PD]
Bene reiazionde: bene relasionale {rektiaml g004 è il prodott~reale,
indivisibiIe e non frazionabile, consistente in beni e servizi fatti di re-
lazioni mi&umane, che p 8 essere ottenuto e fmito soltanto a&+
me da chi vi partecipa. un 'bene'-nel senso di una realti -esterna ai
soggeta anche se generasa da essi -che soddisfa esigenze umane pri-
marie e secondarie di tipo r e l a z k l e . Come tale, & la propried
emergente di contesti sociali di condivisiane, in cui sia il condiziona-
mento smtturale sia liagire fra i conssciari operano sinergicamente
d a bae del principio di rqiprocità sociale. Caratteristica dei bene
retazionafe è che esso viene aii'emergenza solo se il principia di reci-
procità, diversamente dP altri aFnbki o sfere della socikti, opera in
manie= "piena', incondizionata, cioè come principio di coinv~lgi-
mento totale del soggetto, il che non sig&ca sempre in tutte le sue
dimensioni di vita (come .aa;xde nelIa famiglia), ma anche per deter-
minati aspetti della. sua esistenza (come nelI'irnpegnn di dedizione
totale in un'organiuazioae di volontdriato at&o per un cem pe-
riodo o per certi compì6). Il bene relwionale ammette misurazione
sec~nciriparametri quanto-q&iitauvi relazionali (di scahio simbo-
lico). Cemiste di relazioni e sdo di relazioni sociari non di apponi
individuali (o aggregazioni,~ di essi), nk di una redtd collettiva (una
struttura, un sistema, un tutto] da cui discenda come conseguenza Q
effetto derivato. Per quesm;~agione, si distingue sia ciai beni privati
(che poss~noessere pradiinkdo fmiti ,subase individuale, msia sen-
.za che fra gli individui esistano.relazioni che producono come tali il
bene osservato), sia dai beni pubblici (che smo prodotti atwaverso
relazioni anonime e uincblmti di un sistema sulle sue parti). 1 beni
privati e quelli pubblici, per essere prodotti e fruiti* non implicano
necessariamente relazioni CE reciprocita: sociale fra i snggati che vi
pamcipana. La caratteristica fondamentale del bene,reldanale &
che esso richiede una fama di cmdivisione (sb~ring)volontaria co-
me condizione necessaria, d e se non sdiciente, la quale diventa
sufficiente rida misura in cui In reciprocita si fa totale. I beni rela-
zionali si distinguono in primari (se riferitia rebiuni primarie, fac-
GL.OS%RK2 DELLE PAROLE CHIAVE DELLA SOCIOLOGiA

da-a-faccia, come nella f d g l i a ) e secondari (se riferiti a relaioni se-


condarie, puraente associarise, ma nan impersonali, come nelle
femazimi sociali iaxemedie di privato sociale). (PD)
Burocrazia: la burocrazia & una forma di organizzazione dd l a m ed
anche uaa forma di potere che ha assunm il massimo rilievo nello
mto moderno, Dd punto di vista organizzarivo h burocrazia si ba-
sa sulla divisisnie del lavoro in mansioni rigidamente predetetminate,
che idealmente comspondona a competenze spcialistiche, coordi-
nate tira 1-0 in base a criteri b z i o n a l i e gerarchici. In linea di prin-
cipio, il varrtaggio defla or~sszazione'burocraticarisiede nella sua
prevedibili& ed &cacia; lo svanta&io;Aiede nella sua rigidità cd
indicienza dato che la d o r m i t i dle norme ed alle procedure fini-
sce con essere pih importante dello scopo per cui essesono state pen-
sare. Un certo grado di barocratipwione è pmmte, programmati-
m e n t e o per inerzia, in tutte le grairdiargarkzazionicomplesse, a
meno che non si cerchi dqliberataniente di impedirla. La burocrazia
diviene una forma & p m e razionale-legale nell'ambita degii stati
moderni, allarchg si raggiunge la separazione tra l'esercizio di una
carica amministrativa e: il po&psa dei mezzi per svolgerla. La buro-
crazia diventa un corpo a ~ s ~ a t i formato v o da funzionari xti-
pendiati, reclumti m base di competenza specidhtica, e messi in con-
dizione di opmre in modo impersonale ed universalistim nI servizio
deiie leggi emanate dai poteri ,sovrsni (governo, parIameoo, magi-
matura),Se dal punto di vista ide&ipiio I'organieztzione buroera-
tica d d a pubblica amminismzione garantisce la ttasmissione univo-
ca dei comandi dal xantraa, ciok dai ve& superioriIaUa *periferia*
cioh ai livelli interiori, la burocrazia tinisce per rappresentarE un cor-
po sui gerieris dentrb lo stato e si trasforma di fatto in una moItepIi-
ci6 di gruppi di pressione patticolaristici, che spessa interpretano le
leggi a proprio vantaggio-piumsta che a vantaggio della collettiviti,
(GR)
Capitale sociale: con questo terfiiitie Coleman indica l'insieme delle re-
laioni saci& (reti sociali) di cta un soggetto (individuale o mlletti-
vo) dispone in un dererminato momento C che gli consentono di rea-
lizzare obiemivi che sema quelle risorse non potrebbe raggiungere.
Per Coleman il capitale sociaIe & un concetto funzionak. Nel suo la-
voro tmrim piir importante, infatti, a$ >scrive:"il capitde sociale è
definito dalla sua funzione." (2005: 388) La differema che si &con-
tra nella vastissima letteratura &C ha utiliiato i1 concetto sta nel ri-
GLOSSARIO DELLE PAROLE CIIIPrPE DELLA SOCiOLOGrA

feiimento funzionale. Gli "individuahti* carne C o l m n lo &eri-


scono alle persanelattori individuali. 1 "mIlwivistim, come R. Put-
nam, lo rifkiscono a h coUenivicàJwietà.Per costoro il capitde so-
ciale è I'iname delle rmi associative, dei d o r i e. del livello di fidu-
cia che consentono il b u ~ funzionlmiemo
n di una socied Il diverso
rifetimento funzionale ha conseguenze importantissime d a valuta-
zione *etica* del capitale sociale. Per la maggior parte degli indivi-
dualisti, infarti, il capitale soeiaie serve a reaiizzae gli "interessi"dei
singoli, per cui dal punto di vista della società pub divenire m ele-
mento negativo, ad &empia perpetuando il porere delle famiglie pia
ricche, come sostiene Bourdieu. Per i collettihti, ai contrario, il ca-
e
pitale sociale per definizione una risorsa inpih che permette alla so-
cied di funzionare meglio. (IC)

mia che mns& il sqddirfi~benuidei bisogni amaverso imprese


private che producono beni per il mercato d a base di un dcolo di
redditiviti dei cagitaie da invetifi e usando forza lavora salariata
formalmente lihera. L'elemento dis+tivo del capitalismo moderno
per Weber e rappresentato ddlPa&vita indirstriale, perché il mm-
merci~e il credito esistevano anche prima, e la condiione perché ta-
le anivita si sviluppi k in primo luogo i ' e s h di una fom lavoro
formalmente libera il cui casta passa &sere.calcolara e concordato.
Oltre a quesm, W~bermmidera aitre ,condizioni impoftan~i,fra le
quali evidenzia in particolare Pesistenza di un^ Smto che sviluppi un
~rdinamenrogiuridico razionale &e retida prwedibdi e caloohbili le
relazioni fra i u d n i (prdumre/eomrnatorq imprenditodsala-
riati), e fra questi e L GbbiTca amministrazione.In &tesi, il caratte-
re diitinxivo dei capitalkmo'perWeber h la razionali&o caicdabilità.

Ceto gociaIe: % un mggmppaniento. sociale formato da individui che


hanno in comune un medesiia stile di vita (beiie dnirde, senti-
mento deli'onore e del pr&tigio, tipo di m&* ecc.) e un.sensadi
appartenenza. L'organizzazione smiaIe C pokica per ceti (definibile
anche come *stati* o corporazioni) è tipica delle società premadwne
e di antico rGme, c m stanis giudici ed ecobodci trasrnwi prin-
cipalmente per via ereditaria o.a s c r i q piuttosto che per meriti ac-
quisiti in delle capacih e d d e preskoni. È per questa rado-
ne che i'idea di ceto ratà associata d'idea & p p p o echiuso~,
aesclusivo~,crpivilegiato*. Anche nelle contemporanee società po-
GLOSSARIO DELLE PAROLE CìZAVE DELLA S Q W M G I A 261

s t i r u d d i e posmoderne sopmwiv~no&gruppidi s t a w s assimi-


labili ai ,e& tradizionali;tipi10 B il caso.ddepaafessloni con recluta-
m m o per coop~zionae in base e numero &o. regalato per legge
(rqiwati,Bocea~~universitari, notai,,giornalisti ecc,..); a causa del-
la bro ccdmazione strategica ed elitaria @ ceti riescono ad in-
fluire in v&modo sulla politica. Tra i ceti contemporanei vanno in-
ckusi anche i volitici di che non a caso vengono indi-
cati con il termine aireto politicap.(GR).
Cibemdca: il temine, etimplogicamente derivato da cyber, timoniere
e k&m&tes, pilota, n riferisce aii'arte '&l timoniere &e guida un
mezzo in movimento. in senso moderno, 1st scienza del comrmdo e
del contmilo, appiicata inizidrncateslle maccbnie e poi dala infor-
mazicne, considerata come mezzo caratmkrante della societi del
futuro. In socinlgia la cibernetica E stata adottata da T.Parso3is (con
la sua teoria dei sistema rooipk) e h si riqov4 in particolare, nel con-
certo di "gerarchia ciixrnep~a"che connette i prerequisiti funziona-
'lidello schema AG1.L. Si hole &sthperc fra cibefnetica di primo
ordine [utikatzt da T.Paons) e di s o n d o ordine(utilizzata da N.
Lubmann), in quanto la prirria opera 'linearmente' (attraverso mec-
cmismi causali lineari) e-Ia -&oda attraverso processi 'riflessivi'
(usando hparticolare meccanismi di W-entry).@D)
Cittadinanza: s a n d o una classica definizione proposta dal sociologo
inglese T,Marshdl la cittadinaaza india *una forma di uguaglianza
m a a fondmmdea daemkata dalla piena appartenermi ad una
c a d & rispetto a duni diritti e doveri ritenuti badai. Nella sto-
ria dello stata moderno èipossibile iden&care la successione di tre
tipi fondamentali di cktdnaaea. quella &h,p ~ l i t i xe s ~ d e L'e- .
stensione della c b d i m a m d coin~idecon il riconoscimento
urilversaiisti~odei diritti Eiviìi iPrdividwIi (di pensiero, di fede, di pa-
rola, di residenza, di proprietà, di contrattazione, di equo giudizio e
di condiaiani di paritk di fronte a h legge) la cui mela è emblemati-
camenteaffidata ai hhumli. L'avvia deiia cittudknza puiitica trova
il suo corrispetlivo legale nel rimmscimento generalizzato dei dir&-
tipolitici di elettorato attivo e passivo e il suo corrispettko isdtuzio-
nale nel pmh- e nei consigli arnrninistrauvi locali La &&di-
mnzg so&&, infinè, ~onsisterrellainsiemedei diritti che garantisco-
no un livello minimo & hemssere e di siatrezm economica sia per
chi ha un?occnpaiofieche per chi ne è privo; le istimzioni emble-
makhe diventano in questa fase il sistema scolastico, i€ sistema dei
GLOSSARIO DELLE PAROLE DELLA SOCIQLOGIA

servizi s o c i o s ~ n i t d il, sistema pevidenzkle. Le politiche di wdfare


finalizzate alPestensione dei diritti sociaii dovrebbero ridurre le spe-,
requgzioni tra le .classi, prwmate unto dai vincoli delilla. società tra-
dizionale quanto dalla dinamica dei moderni rapponi di produzione
capitalistici; paridmsalmente, perb, possono dar hta anche a nuore
forme di dìsuguagliama e stratificazione tra i soggetti agarantiti*
(ci02 pienamente inclusi nel sistema dei diritti di cittadinanza) e *non
garantiti* (che restano in mtco Q in parte esclusi dal rndesimo.siste-
ma). L'adozione di modelli di welfare burocratico-centralistici ha
prodotto distorsioni aach sui piano del18$ficienza, della sastenibi-
liti economica, degIi effetti dmespoasabi£izzan~per uscire da p 4 e -
sta e p a i s e Donati ha proposto di passare alla a e i d h a m a societa-
riais meglio rbpondent-e ai principi di responsabilità, di libertà, di
sussidiarie&, (GR)
Civilizzazione: il concetto indica un processo d e per cui una società,
un popolo, una nazione escano ( o vengono fi~ttiuscire} daila *bar-
bari& o da una condizione di arrebramento c d d m r a l e e diventa-
no (o vengono fatti divenmre) *cidi.. (o *più:. civili aec~ndouna
deiie possibili semantiche del civi1.e: bonari 1997a). Un certo filone
deUa cultura europea di fine Ottac6nto-primo Novecento, partico-
larmente in Germania, sensibile a h &i dda fiducia illuministica
nei progresso, attribuisce al concetto uri significato negativo, nel sen-
so che Ia civilizzazione divenxa sinonhpo di decadenza cuituraie, di
cnlmra irrigidita nelle sue forine esteriori, meccaniche, nella sua ra-
zianaliti urilitaristica e smrmqde. I1 eancetto viene messo in op-
posizione a quello di cculmram. Sciemi, tecnicq, etonwiia diventa-
no le forme tipiche deiia Ziwdktian, e sono viste come ostacob al
dispiegamento di quelle attiipi~dinrdemidi intrinsecamente libere
(la religione, l'arte, la filosofia) in cui viene fatta mnsistere la KIZZCWT.
A seguito di questo dibamito;,oggi si è riservare il termine di ci-
vilizzazione per indicare il proqsso di in4vilimento materiale (il
progresso tecnoIogico, &gliari s'tandard di saiute e benessere mate-
riale, ecc.), ment~eper ,indicarele dimensioni più strettamente culni-
~ a i (simbo!iche,
i espressive, religìosc, artistiche, ecc.) ddle relazioni
sociali viene u h a t o il concerni di civiltà. (Fa)
Classi so&k nel Iing~aggiodeiie scienze socidi, il termine s b s e &~
divenuto sinonimo di disegriaglianze economico-sociali; analoga-
mente, anche l'espressione usaci& di classe* richiama d i a mmte I'i-
dea di r(s;ocie&disegudes. A renderc importante questo concetto ha
ELO'iJARIO DELLE PAROLE CkUAVE DELLA ~ Q ~ G ~

contribuito in modo determindnte b teoria ~on~ttualista di Mam


che considera la lotta di classe come il vero e proprio motore della
storia. La teoria sociologica delle dassi 5 stata dunque a lungo in-
trecciata con le esigenze ideologiche di rnorimenti economici e poli-
tici (come il libcralismoed il socialismo)in radicale competizione ara
loro. In senso specifico, la rilevima delle classi b un fenomeno tipi-
camente moderno. A differenza degli ordini, degli stati (nel senso di
terzo o quarto stato), delle corppraziuni, le classi non sono aggrega-
eioni swiali giuridicamme regolamentaw, ma aggregaziani di fatto
che nascano da rapporti di pmduzi~ne'trasoggetti formalmente li-
bei2 In senso tecnico, le classi sono iin'espressione tipica delle rela-
zioni di mercato in regime di proprietà privami tale punta di visa è
condiviso sia da Marx che da Weber, il quale ha peraltro evidenziata
che tra le fonti della disuguaglianza non vi t solo la divisiane del la-
voro e la distribuzione del reddito, ma anche quella del prestigio e
del potere. Protagonisti dlla sochi non sono sola le classi, ma an-
che i ceti ed i partiti. Dimrsamente da quanto M m aveva previsto,
gli sviluppi del capiralisma e della l a di~classe non hanno aumtn-
taro la polarizzmione delk societh in due sole classi (la borghesia ed
il proietariato), bensì ne hanno incrementato il numera, dilatando
principalmente il compositomondo d d e elusi e dei ceti ~mdilp.Le
classi medie sono diventate il vero nucleo portante dei sistemi politi-
ci democratico-pluralisti di scampa liberale e socidista riformista.
Per questa ragione, per conquistate il potere di governare, nim i par-
titi di massa hanno dovuto ~onquistare,il consenso elettorale delle
dassi medie dipenden5 (damprendenti i' ceti impiegatizi pubblici e
privati) e di quelle relarivamente autonome (comprendentigli arti-
giani, i commercianti, i piccoli proprietari industriali ed agricoli). 11
ricorso a sistemi elettorali maggioritari edatizza ulteriormente il bi-
sogno di conquistare l'elettorato a& centro* c~iiocatocioè in posi-
zione mediana sia sotto il profilo socislagico che ideologico-politi-
m, (GR)
#odicecomunicativo: insieme di segni che presenti le seguenti caratte-
ristiche: 11)con un significa10 comune per una pluralità di interpreti;
2 ) riproducibilida essi; 3) con relazione strutturata e significativa ma
gli elementi; 4) mantengono una costanza di significato in situazioni
diverse. L'operazione per cui uno stata mentale diventa segno e co-
dice si chiama codifica e vicwcrsa la r i d u z i o n e dei s e n i in rappre-
sentazioni mentali si chiama deeodifia. (GMF)
GLOSS- DELLE PAROLE CHIAVE D E L 0 WClOLOGiA

Codice simbolico: in generale, 'cadice' indica una "regala di duplica-


&ne* che -consente & mxretare ad ogni enti& che cada no1 suo
campo di appiicaaione un'enrid corrispondeste; quando parliamo
di codice simbalico intendiamo correlare due insiemi, da un Iato le
enti& reali e dall'altro i sistemi (o campi) shklici che le rrppre-
sentano in qualch moda. I1 cdcc~simbolicoin,se~so relaziaaale 2
un insieme di simboli e di regcrk per il loro utilizzo, che cousiste nel
correlare fra loro mtid r d i e i simboli che le rappresentano ama-
verso relazioni, oppure due insiemi & tisinibdi &e sanno in rela-
zione fra loro. La forma più semplice di relazione - e perb la più ri-
duttim - lo schematismo binario (teorham come 'normale' da
Luhmann) che comene a Gascm valore ilsuo apposto (per es. se
dico cwr~', il codice binario lo correla immediatamente - per sem-
plice negazbne - a 'faiso";e indico il idenaro', tutto il resto è itrron-
denaro); l'opposizione binariai, per4 è mia un modo per ridurre le
possibilità che .unsimhoh rimandi ad una serie potenzialmente in-
determinira di altri rifarneoti; &l punm di vista &h racialogia
relmiciaale un cadice simh.dica k nonadmente aperto in senso re-
lazionaie, ossia instaura relazioni~n'onnecessariamente di negazio-
ne dell'altra (anzich6 chiuso, autopoieth e auuirdewnziale,
carne in Luhmann). (PD)
CompIessitB sociaIe: Il tennine compl~sitiindica gendcamente un
problema relativo al controllo d s i h o n i di mi non è possibiIeco-
noscere mtte le co~u~essiqni esistenti tra gli n ~ g edtra Ie relazioni.
U concene di c<rmplesJi&d q i e viene propost4 aURinmnodel di-
battito s ~ d o l o g ia~ ~ , dalla $m& metà degli anni Settania,
come chiave inrerpretativa deli'intera probIematica ?.acide e teorica
propria delle soci& conrtnperanee, e vime u c h m come mada-
lith di appromio e di anallsi di sistemi sacidi (4)caratterkzazi dalla
presenza di molteplici &muti, deile Joro relaziuni e sopramm
dalla loro indiminabile incoekerqa. Luhmann (1977) è stato uri i pri-
mi autori a fornire una ddinizione analitica del concetto, u t i l h -
dola come uni& espkicatixa del contesta delle soeid mdwcapid-
stiche; con questo termine egli definisce l'espressione del dishllo
(squilibrio) esistente tra le innumerevoli possibilità di operieriza e di
azim che vengono offerte dall'ambiar.e ai sistemi, rispetta a quelle
che tali sistemi riescono &ezbvameate a r e a 1 i z p owero che *vi
sono sempre pia possibiilit3 di,quellearcuabiIi* [Luhmann 1972 40).
Pertanto la complessi& sociale indica I'itriducibilità ad un unico eri-
CrIX)%AKIO DELLE PAROLE CHJAVE D
- mLOGItb

terio di indagiue, di azione a di scelw~,dal momento che ,chiamain


causa la compresenza di una pluralità di prwpative; sd piano indi-
viduale ci6 ,comportah &dcazione di identità e di appartenenza di
molo (41, glumGzza iI coinvoJgimento dell'indivdua, ostacolando-
ne la costruzione di unx persanaiità non frammentata. Qu& diver-
si puriti di vista assumono seaso soltanto d'interne di una logica re-
lazionale, in grado di *tenere uniti i diversim e di porre il soggetto co-
me punta unificatare delh scelte. (GRS)
Comunicazione: 5 quella dimensione della rehzione sociale &a ne con-
sente due impommi dinamismi: la mdssiom di messaggi cogniti-
vi e h ~ondivisionedi significati. Si potrebbe dire skteeieamente che
le due caratterktiche della c o m u ~ k i o n esono quella c o p i t i ~ ae
quda ,empici mentre la condizione della stessa mmunicaz-ioneè la
r k i o o e . D-al punto di vista socio&co la comunicaziunn non.pub
essere mnsideram avulsa dai mezzi tecniei ehe la veicoho, dai valo-
ri delk d m r a cui si riferPsce il su~con~enu~o specifico -il nessag-
-
pia, e dagli ohinrivi che d contesta situazionale io cui essa awiene,
praenta. Non si watta di una redth che sta a & (isolabde], come af-
ferma l'interazi~nismo,m di una dimensione deIla relazione socia-
4
le. (GMF)
Comuni& comunità è termine'Che in sacioiogia richiama immediata-
mente l*operadi Ferdinand 'focnnies, Com~nitù s srr&k. Per il so-
ciologo tedesco qwsti due te& wp$resmtana due diveme moda-
lità di pacifica asswiaziane ,wa uomini; nel caso ddla comunità ab-
biamo a che fare cm un forte senthentr, di appartenenza; tale per
cui si mimane Iega~nonastaate tutte le kparmioni*;nel caso della
socied invece abbiamo a che fare con legami deboli e brabifi, fon-
dati per lo pia su base indivuiuahtico-contrattuale,e tali che si è *es-
senzialmente ~spamti... nonostante tumi i legami*. Tutte le societa
nascono secondo Toennies *comunitarie e diventano poi a s k e t a -
ne&. Ma forse questo schema di sviluppo è troppo semplicistico e,
s p d h m t e oggi, ci rendiamo conto di quarito sia importante wo-
vaire iI giusto equilibrio tra elementi *comunitari* e elementi uaocie-
Si potrebbe anche dire che il carattere *~societario* della nostra
saciah si esplica . m t o p21 e o n f o r m e m ~ eal bene dell'uumo, qum-
m,più h stessa sacied riesce a sahraguardxe al proprio interno aleu-
ne relazioni orcomunide*: legami e convinzioni forti, affetto, amo-
re, amicizia, & di per sé non hanno dimensione contrattuale e che
rappresentanocomunque la base indispensabile di quelli che sono un
GLOSSARIO DELLE PAROLE CIUdVE DELLA SOClaLOGiA

po' i grandi vessilli della-culturamoderna: l'autonomia, la Iibenà e la


responsabiliti ddl'individuo. [SB)
Coditto/wnswso: l'alternativa m&tto-consenso è una delk classi-
che diwtomie che hanno contrassegtmo la sviIuppo deila swialogia
nel corso degli ultimi due secoli o cos;tituisce &a chiave di lettura
unte ddla dinamica sociale quanto della teoria sociale. L'ossemazio-
ne della realti sociale mostra in effetti situsimi di forte contrasto
tra i gruppi sociali, gli stati, i blocchi economico-militari 9 cui caso
limire k rappresentato dalla violema fisica e dalla guerra: mostra p&
anche situazioni (p& numerose) &+pace, di accaxdoJdi cooperazio-
ne basati sul riconoscimento di valori e Limessi comuni che per I'ap,-
punto rendono possibik il #vivere in sode&. L'attività e i'organiz-
azione palitica sono pa&olarmenre segnate dalla dialeha codit-
to-consenso al punto che qualcuno (Sdh&) ha identificato I'essen-
t a della politica neila x $ a z i q e mnic~-nemieoa.La politica coaicor-
re dunque, allo stesso tempo ad *a&& ed a (rregolare~i conflitti
(aanomici, ideologici, militari) iri.mdu da renderli il mefio possibi-
,IP&tmtlivi per aite le p h in G a w , I concetti di c d l b (C&-
trasto tendenzialmente vioimto, d+aute da interessi inconciliabili
e da rapporri coercitivi) e,di conseyso (accordo genera1i-m in for-
za di valori e norme caadbise) c~stimisconadue categorie interpre-
mtive ddi'ordine sociale e sono alla base rispettivamente degli ap-
procci teorici aconflimialisti~(Hobbe~,Mam, Dlhrendod) e &inte-
pzionisti~a(Locke, Dwkbeim, Parsons). (GR)
Controllo sociale si dice &trqUa sociale l'insieme dei mticcanismi
sanzionatori attraverso i qyaii'unsistema sociaie previene la chiau-
za o reagisce contro di essa, tentando di ristabilire il rispetto per le
norme sociali, Il controiio sqciaie è qwadi.stremmentelegato ali'or-
dine sociale.E+e in tutte l&socieh, per mi pub essere definito un
universale sociodturala Esisw inoltre nei sistemi sociali ai vari li-
velli di formazione sistemi% daII'interazione alta società globale: fa-
rnigiie, gruppi i d d , wsoc&oni, organizwioni, istituzioni,
comunità l d i e sistemi socìerari sviluppano nim quaiche fama ti-
pica di controllo. Le forme possono essere & diverse, andando
daiia samione Iegdc imposta dalle forze di polizia alla dinamiche di
gruppo volte a controllare l'accesso C i comportamenti con samioni
mfomdi e/o di carattm moraIc. (AM)
Carporativismo: il temine indica sia no admamento politico ed eco-
nomico-sociale che si basa sulle coqwwioni, sia il c~mpleswdelk
GLOSARTO DELLE PAROLE CHIAVE DELLA ~ 1 4 L O G I A

teorie e delle dottrine cke.sostn.$4no i'qpomnltà di un ordina-


mento di questo tipo, Dal punto di vista sociologico i'autote che più
aumtevdmente ha scsstenuto .il corparathismo stato Durkheim
(1952) per il quale lah~r~zioae delle organizzazioni corporative non
era anzitutto di tipo economico ma morde. Per lui, infatti, le corpo-
razioni avevano il potere morale &di contenere gli egoismi indivi-
duali, di alimentare nel cuore dei lavoratori un sentimenta più vivo
deila loro comune sol.olidarie&di,impe&re aila legge dd più forte di
essere appli~atabrutalmente alle relazioni commerciali e industriali*
(p.17). La recente ripresa &l termina a livello internazionale inve-
ce ssoeiaw a1 concerto di itzcotporazwna di grandi interessi arganiz-
sati ( ~ r aIosa coatrippvsti) in procesii di decisione dello itato intcr-
vemusw. Per distinguerlo dal modella co-ipatatiro dei vecchi regimi
kuso~iarisi parla di mockedo neo-corp9vativo. (ZtC)
CastnittivismosocioIogico:quando 'si parla di cosuutwvismo sociolo-
gieo si ailudein genere a uqa teoria secoido la quale b reelth sociale
non C qudcosa che t'ossemature, il so&ologo, coglie neiIa sua indi-
pendenza, se così si pu& dire, e al q d e -cerca di adeguare h sua co-
noscenza; è piuttosto un qrodarto*, una gcostr~f~ionel~, appunta,
deil'osservmione sreMa. Un a h p i o tipica di costruttivismo socio-
logico iF data dalla teoria dei sistemi di Niklas Luhmann, per il qua-
le ogni cmoacenza può essere soltafito Ia cosmizione inrerna di un
sistema e dove, non a casq diventa centrde il cornetto di *auto&-
rimanto~a =autopoiesb.(5B)
Cultura: ciontrariamenre agli aItri a n i d i , I'uomo, che pure è natura,
non si insefisce in essa sphmnearnente. Come sapevano benissimo
Aristotde e Hqel, la f a m ~la sete, il fredda cono per l'uomo una
anatwa* che egli pu?i vincere soltanto fabbricando asmimenti~,eri-
gendo cioè tta sé e la natura un mondo umano, aU'inrerno del quale
persino 1a .mostranascim e la nostra morte diventano quaicosa di pih
che semplici aeventi naniralis. La cultura, in quanto universo sim-
bolico che abbraccia tutta la vicenda umana, incomincia dunque già
ai livelb enaturale~deWuomo. Essa è all'opera sia allorche l'uomo
coltiva la terra, sia allorché tosmisce l'aratro per coltivarla, sia al-
lorché inventa UJI grande poemzl per cantarne la bellezza, Qualsiasi
attività umana, spirituale o materiaIe non fa differenza, proprio per-
eh&umma, -e una uforma d n u d e + ,la qziale, intrecciata con
le alue farme culturali, m a costituire e a costruire quel10 che po-
tremmo definire il mondo cuInirah umano. (SB)
Demacrazh.nellawnceai~neclassica, la democrazia consiste aeUa rea-
l u ~ o n deie bene comune, che si esprime atuaverso la vdontà ge-
nerale, o vulontà del popola. Nella modernità, ilconcetto di bene co-
mune viene sostituito da quella di cittadimza (-3, o di dirirti di cit-
tadinanza (Madm111976)e si riconosce che esiste democrazia dove
gruppi diversi con idee piit o meno diverse su aspetti decisivi,dellavi-
ta sociale (ad es. sul molo d d o htabo; su qudi diritti riconoscere e
promuovere; sulle priorità da assegnare ai vari problemi sacidi, ecc.)
sono in concorrenza fradi loro per la conquista del pcitereSamver-
so unsi lotra che ha per oggem il voto popolare, ,Il &e hoera-
zia, quindi, arriva ad indicare il riconoscimento del caratere con-
traddittorio della sode&, cioè h presa d'atta che non c'è un *bene
comune", riconoscibile come mle da rutti, ma-la necessità di gwire
le contraddizioni garantendo una medi$,zioaeaccettabile fra marchia
e totalitarismo, La democrazia, in questa aaezione, si rappresenta
amaverso un codice sirsboGc~che istim~ianahz~a ii ilehtiyisma e
l'incertezza (Popper 197% Kdseh 1955) o addirittura il paradasso,
cioè la possibilità di far coesistere posizioni assolummte coaead-
dittgrie. (IC)
Dwianza: si considera deviante quel pomponimento in eui.si evtdenzia
b dissociazioni (voLonraA o invebnraria] compiuta da un soggetto
dalle norme-sociali condivise,che porta dia stignizttizzazione (o.cti-
chettamento) da parte della e ~ l l asuccessiva applicazione di
sanzioni. L'elevato Ilve110 di.anomia [4)disturba i'identificazione
certa dei compon&enu deviloti accmmandane la dispzid m
aspetti oggettivi e soggettiyi, .inrmzimdi c inintenzionali, cssicché
diventa imprescindibile considerare la devi- come un fenomeno
*rekìonaIew. La complessi& ddla simaione amialt h r;on&buiti
a sfumare sempre piit h r e k della deviama *eondamalai., creando
una fascia *a b c h i ~ bneiia
, .quate cioè si colioca110quelle azioni *a1
limite* della devianza, in cui+ estremiunenti: precario I'qudibrio Era
sfide e risorse (+ rischi6 saciaie). (GRS)
Differenziazione sdale: la differ&zixGorre sociale è un prowse at-
traversa il qwIe le forme sociali si suddividono in uniti distinte sia
ed piana ddi'identit-à sia sul piano della struttura e della fumione.
Può essere vista sotto il pmfdo pmdiaxmente pmcesde, tentando
di specificare i meccanismi generativi C i ariteri distintivi secondo i
quali il processo apiica se stessa nei tempo. Ad cserapio,.la Wwen-
ziazione neIie sacietà moderne ii stata spesso intesa come proce&-
G W W O DELLE P W L B CHIAVE DELLA SQCIOLQGIA,

re amavaso distinzioni bharie t seconda un principio funzionale.


D'dun canto, pnb semire come pmm di vista spedfimdaI quaIe de-
scrivere le coordinate s w m l i e culturali di una società o di un suo
sottosistenm Infine, puub essere utilizzata come criterio onde rappre-
smme il passaggio tra due situazioni storicamente specikhe, Eaiste
una dorma della differenzkione primaria, secmdo In quale si wien-
ta il processo neiia società came,sistema globale, e si danno forme
della differenziazione che sono speclfichq di daerrninatiscrtwsistemi
o sfere Maiziondi della so&&-stessa, La differmziazioae delle ed
entro i vari sottosistemi della società implica I'in~gmziunccome suo
temine rekazi~nale.(AM)
Dopo-moderna: indica cib che viene dopo la modernità in netta di-
sconti'niEitA con essa; h sacietà &p-m&aa segue distinzioni-
guida.diverse dalla modehid (per asl non pensa pia in termini di
costante e necessario progresso, &me se tutto ciò che è più recente
da pifi 'evoluto', più progrdm, ecc. &l precedente, ma pensa in
termini dì possibilità altdative, e quindi anche di possibile regres-
sa, inroluzione, ecc,); il termine non deve essere mafusa con quel-
lo di "post-moderno" chesi riferisce alla fase piii avanzasa della mo-
dernità, canrteriuau dal relativismo Crrtlnirale, da un or-dine sucia-
le instabile, precario, fluwnte, liquido, rischioso, che k chiamato
"diessivo"(u.Bmk) in quanto tiapplica Ie proprie distinzioni in
una-circolari&smza fine, aen'zaprsgetto e senza futuro, in una sor-
ta di puro presente; pertanto II. dopo-moderno include anche forme
ricosuutuve o propositive di una società basata su forme argniz-
zative caraaerizzare da id+ntiti significative e capaci di appartenen-
2% reti salidali e f ~ r m edi scambio sociale non capitalistiche, e così
d a . (PII).
Economia formale/informak-a partite dalla costituzione del mercato
come sistema d'azione speciaihto, è invalso i'wo di definire ecu-
nomk f o m k I'insieme dei processi di produzione e scambio di be-
ni e servizi regolazi dd memm e realizzati in forma tipica da impre-
se indus.nali,ecamerciali orientate al profitto*che agiscono in ba-
se alle regole del diritto commerciale, facale c del lavoro. L'ecmomk
i n f m d e , quindi, 5 definita come quelI"hsieme di processi di pxo-
duziom e di scambio di beni e servizi che si sottraggono per uno o
più aspemi ai cmtteri distintivi deil'eeoncimia formale. Secondo
Getshuay (T988)nel termine emfiamb k f d si comprendono
tre aree di fenomeni: 3) i'economia domestica (produzione non per
GLQ55ARIO DELLE PAROLE CHlAVE DELLA COCiOLOGlA

la vendita da parte dei membri d& &miglia in gran pane per 1"use
deIIa stessa famiglia), b) l'economia nascosta @roduzioncin tutto o
in parte per la vendita o per il baratto, che dwrehbe essere dichiara-
ta per motivi ffs~aiio di controiio, t che, invece, resta del tutto o in
parte w s t a h C ) l'economia comunitaria (pxoduziorre da parte di
un individuo o di,un grippa, non halizzata dia vendita o al barat-
to, di un prodotta o servizio del quale i produttori non sono i prin-
cipali consumamri)-(IC)
Educazione: attualmente il concetto di educazione k penalizzato da
un'monea equazione che identifica sistema edumtivo e sistema sco-
Iasico, mentre viene da pih parti indicata come il punto di forza da
cui partire per cosmire la soci& del domani, U suo de& è m-
rninciato negli anni '50 e '60, quando il concetto di educazione è sta-
to progressivamentesosùtuito da quello meno ampio e impegnativo
di soddizzazione (-3. Cant;emporanearnente, la sacied ha graàual-
mente abdicato dai compiti più propriamente educativi, limitandosi
ad assolvere funzioni socializaative. Per comprendere esaaamenre
cosa di deve intendere con educazione è necessario discìnguerla dai
concetti di sa&lizzmione (-9) e meiatsnicotihe (4):(a) molti fatto-
ri concorrono intenziorplmente q non intenzionalmente a1Ia secia-
lizzaziwie delPindividua, ma solo inun rapporto d u c ~ v aociascun
cqmpommerito è assegnato un significato shhcilica che b rende
sensato; (b) parlando di. educazione si sottolinea l'esistenza di un
rapporto cansapevale, anche se non 'necessariamente asimmetricw,
ara educatore ed educato, rnmp la ssciakazioneconcerne anche il
piano dell'infode; {C) gli ap'procci camunicazionali alla socializza-
&one hanno spostato la conmapposizione a quella m educazione e
comunicazione, rimarcaindo l'apparente inadeguatezza di una forma-
zione di tipo educativo; che risulterebbe troppo rigida e formale,
lontana da1i"immediatezzasirnpateticadeUa ~arnunicaziomValoriz-
zare nuovamente. I'educazione significa avere chiaro &e nel proces-
so di sociaiizzazione t iii gioca l a relazione carne tale, l'wmniaza-
zione delle personie: l'educazione sviluppa la p e r s a l i t i di krm %lo-
Irhente, dai. punto di vista stfiettivo, mgnita'ooe morale e non come
insieme di ruoli o come somma di e l e m 4 di dtvepsa naturaa Così
1"Acazionesi configura non come funzione specidistica, m come
fatto *corale-*, il risdtato deiPaaione congiunta di .una ~comuaità
educante*, un *lavoro di rete*, al cui centro deve esserci la f amigiia,
in quanto citolare di un cadice simbolica spe&co: la cura della per-
G~~~ DELLE PAROLE $DaDELLA SOCIOLQGM

sona nella sua gIobaIid, D a ultimo, l'educazione.consiste nella capa-


cità .di discernimenrotra sfide e risorse di diverso livella, tra vatori di
differente natura e ei6 la cbnnon come fatto primariamente etico.
(GW
Effetti smutmrali: il termi~uejnd~ica il condizionamento che certe.suut-
ture, anche culturali, esercihno sugli hdidui J punto &e essi agi-
se0110in un dato mado non perché essi ne siano convinti e si senta-
no liberi, ma pere& agire in yn cert~modo diventa una norma so-
ciale.alla quale non ci si pub sottrarre, pena l'essere considerati de-
vianti o venire emgiaati. .La diffusione dei tdefoni aeUulari può es-
sere un esempio: molti, almeno ihiziaImente, lo hanno comperato
perché lo hanno sentito come un obbligo (ecco la norma sociale, co-
me contrainte ioahle) e il fatto dinon averla era ragione di etichetta-
mento negativo o di esclusione,smiale. Il fenomeno riguarda tutte
quelle opinioni, atteggiamenti, belte valore e ~omportamentiche
gli individui dicono di qon volere interiormente, ma che però adot-
uno di fatto.adk rdazibni & a l i , @D)
Élite: in generale, si può dire che fa patte di un21 dite chiunque posseg-
ga doti di eccellema o occupi posizioni di vertice in qualche assmia-
&ne o organizzazione. Per'quataragione l'idea di élite rimanda al-
l'idea di minoranza ( a s ~ e k*Listretta+,
, aelemn) fuori dagli stan-
dard comurii. Nehmbito dde molte passibjli dite saciali un ruolo
funzianaimente (prleminens spetta alla aiasse eletta di governo*,
ovvero aUa adasse governante q a c k s e pIicicas. La t e d a elitisra
applicata alla classe politica ha in M o s q Pareto e Michels i suoi chs-
sùi esponenti; al pari &M-, d e questi studiosi adottano un ap-
proccio di~otomito-mnflimiaied a dinamica sociale, ma sostitui-
scono ia dialettica economico-politica tra efruttatls e asfruttatorin
con quella esclusivamente m g~goverrrantii*e *governati*.
Gli efitisti classici avevano elaborato h loro teoria con lo seapr, non
semndario di mostrare i'illusoried deli'idea di eguaglianza e di de-
macrazia; a questo gelitismo aristocratico* è in seguito subentrato
un qelitism democratico*, orientato cioè a riconciliare il concetto di
&te dirigente con quello di demncrwia (Shumpeter). Gli approcci
ditisti hmo3 merito di aver m i n a t o a fondo le dinamiche inter-
ne alla classe politica, di cui sono parte costimtiva i sistemi di reclu-
tamenm (&e possono essere relativwnentc <@peni*o schiusi*), ov-
w o i processi di circolazione-,e le tendenze alla involuziona oligar-
chiea e burocratica. (GR)

IO.
272 GLOSSARTO DELLE PAROLE CHIAVE DELLA: SOCIOLQGlA

Evoluiime sodale: c m il concetto di woluhierne swiaie da sociologia


esprime una modali& ~ p e ~ f i &interpretare
ca sia Ie'trasf~m~ioni di
lungo periodo delh sacieti, sia il ti psdi processo attraverso cui qua-
ste avvengono. Pawimonio originario diol pensiero p~sirivxsta~ Videa
di evaluz?one sucidk irmpiica origintariaaente l'i& di didk&6naiii
m

della dinamica socide, cioè di un fine o di uno stato, per wsi dire
uottirnde*, %no il quale le socied uwbe nnderebbero, Tale dire-
zione si specifica attraverso l'idea di pragresso e l'idea di,derivazio-
ne bidcrgica di ~danarne~to. In base a tarli componenti co~~cernaii, le
soci& si eoalverebbtro tendend-a,verso un sempre maggiore Iivello
di cidkna~ione,oppure- verso una, sempre maggiore ~apaciadi
adattamento all'a,mbienw.Le più secetiti teoria ~volu9tonistichebn-
no gradualmente abbandonato entl'ambi-gli aspttri; I'woluzione de-
signa.aIIota il meccanismo del mutamehto s a i a 4 che avverrebbe -
m1 modella ddIaevo1uzionebile s p ~ i -e attraverso i tre mmenti
della variazione, selezione e rktabiikzaz-iane,procdetrda verso una
sempre maggiore cmmplessit&,la: nafi implica &atto - di g e s~t
- W migliore adanmmm. (W
Famiglia: Lévy-Straua (l967) o&& che ul?uniofi&-pib.0 menom du-
revole, socialmente apprd~ata,di w'uomo, una donna e i toro figli,
è un fenomeno urtiversaie, presene fin ogni e-qualunquetipo dimso-
cietb. FamigIia duuqueun &kmh d&r&, una realta sociale
prim*, in quanto eiemeriecr ori.g3&o deIli società alPinizio
della storia umana, matrice Wamentale del processo di s;ocidiwa-
zione, e di unianiazazione degli individui.
L'unixh fudiare4 un ppp m-&le p-&, specifimenre defini-
to dalla presenza delle-relazioni intime ~a i a m i e dalle relazioni tra
genituri e figli. I1 riwnoxidenm della reciproei&<nella relazione tra
i etssi e deU?èsisteimdi 'unlltgamt infergefie~aionaiel&co&gitra
come AF&ziOYI~'rn&le, in cui si intreccianodue tipi di vincoli: quel-
10 slnimuak,aggettivo (re&gv)e ,qudlo.i n t e m g g h o , di seniso (re-
fera). In questo senso la famiglia può mser definita mme rekz~bm di
medkzbne m&h, essendo.il luogo della socied dove si attua la me-
d i d o n e tra i sessi, l&generazhni e tta I?hSvÌduoe la;swciet&.~'tasa,
Nella famiglia ciascun individuo, rispetto agli Atri membri dellYmità
(gm&rb alla posiziom alla se-
familiare, si definiswin base al ' s ~ s o
quenza.generazionale (genitore d o figiio) e- aila posizione nei MEIO di
vita (e.). Nell'amhiro della rekiom~hiliarel'uomo s i dizza.co-
me persona, essere in relazionk, e, da questo punto di vista, Ia fami-
glia costituisce.il Mero dell'aziorie di socializzazianc t*) dell'indi-
viduo, intesa come processo ,teso a sviluppare la p m ~ n d di i ~bare
nella sua giobalità.
d d a famigiia, praietmta sulla schema AGIL (4)si artico-
la lungo quattro,dimensioni che la costituiscono in modo specifico:
il generare come intenzionaliti (G),la samaliti come mezzo (A), la
reciprocità come nonna (I), il dono come valore m W (L).Ogni
dimensione rappresenta un mpdo ,& declinare il co&esimbolico
specifico della famiglia, .l'amore. m

La storia familiare si sviluppa in £0- ciclica (&IO di o& familia-


re), ci& amaverso una su~cessione'difasi, delimitate da alcuni evm-
ti tipi8 (maubaio, nascita dei figli, adolescenza, eca), che Intro-
ducano s;%ryficaGvetaasformazioni di ordine strutturale, organizza-
tivo, relaziode. (GM)*
Fordismo: il remine si riferisce L &nly Ford, l'industriale americano
che nel 1913 insdò la p+ catena di konraggio ed applicb aUe sue
fabbriche i principi dali'orgaaizmziont sciendi~adel lavoro elabo-
rati da F. TayIor (dir qui b definizione di organizzazione
rayloristdiordista). In generaie indica il modello di organizzazione
industriale basato sull'uso di' macchine special'iare e di hvorarori
smi-specializzati per produrre beni standardizzati @mduzione di
massa). Ii successo economico di questa madeilo fu tale che si impo-
se .come un paradigrna tecnologia htiudibile, ernenando i siste-
mi produttivi di tipo artigianale o di mestiere, e che i a f l u e d tutto
il sisrema sociale imponendo ad esso i suoi ritmi, le sue rigiditi e le
sue conwapposizimi (sokierà industrial&o fordista). Oggi il paradig-
m deUa produzione industriale di massa è in deelino, a favore di
nuovi paradigmi carattektati da alta flmhilid e dall'uso di nuove
tecnologie infarmaEche. Partendo da ciò, al& autori sostengono
che .le nostre società si trovano di fronte a un nuovo passaggio epo-
cale: d d a mieta industri~le/fordiscaa quella post-ind~triale/~ost-
fordiita. (TG)
Eunzianahmo: iI hzionri.lismo è u n a aoria swioIogica assai articola-
ta e ~omplwsache si afferma nefi Stati Uniti, negli anni quaranta,
p i e soprattutto all'dpma di Talcon Parsons, Per la variante par-
sonsiana si parla di amimird-funzion&mo, in quanto la società vie-
ne considerata come uni tutta composro di parli fuazioadi al suo
manlenirnenta,e aIIa stabili& delIe me sÈnime. In s o s t . ~analo- ,
gamente a quanro a d e per k sociologia d w ~ c ~ n siapresta ,
GLOSSARIO DELLE P A R Q U CInAVE DZLU !NClOZOGIh

particolare attenzione & problemi dcfl'lntegrdone e dellRwdineso-


ciale. Nella teoria dei sistemi l h a n i a n a il fanzionalismr, conosce
una sorta di ribaltamenta, tale per cui perdono d'impmrsza i pro-
blemi del ihantenimento o meno della @abili& di un determinato si-
stema e diventano invece rilevanti la sua capacia d:autoprodursi e i
suoi equivalenti ftrnziodi ( m u e in Parsons la struttura precede la
funzione, in Luhmann accade il e o n m & ~Si) ~ parla nona Gasa di fun-
z i w a l - s u u t ~ m o proprio
, perchk la funzione esprime semplice-
mente un punto di vista astratto, rispetta al quaie appaiono come
equivalenti diverse soluzioni. (SB)
Gemder: la distinzione masclUIe/fmminile è presenre ira nitrele società,
e varia a.secsnda'delconteste storico, geografica e cnlnirale:per da-
re conto di queste differenze emergenti neh cosmzione sociale del-
l'identità (-) sessuale maschile e femmibile, in ambito sociologico
viene impiegato il concetto di genae f g e n d ) , 1.1gmder viene quin-
di utilixzam per iadrig*~ eon anta sul s%nificam deIIa differenza
+)- siessuale, ma sulle madaliti &verso cui questo significato si
costnitsce; nel senso che l'evidenza bidogica della differenza rion
può produrre mnso fintanto che non .k inscritta in un sistemadi si-
gnificati ad essa memo. Iti sociologia il gender viene introdotto dal
pensiero femminista (Rubin 197%Sitim 19g6)xc h lo wntrappirne al
termine sesso (sexj, inteso ceme la base biologica della differenza
sessuale. S o p o di guem categaria é queila di evidwiare, sia sui
p i a n della
~ concemalkza~io&;sia su quello delk ricerca =pirica,
quali effem i'organizzazione e a l e (4e) culturale deIle differenze
tra uomini c denae possa pmdurre a livello delle rèlazibni sociali.
Infatti, in un contesto sempre pih segnato da un alta grado di com-
plessit$ soihle I+), il nesso fm identità biolagica e identità sociale,
mediato dalla personaliti è ddli,organìz*-ione sociale (-+l, diventa
via ~a sempre più contingen~e,producinda reiazioni e identiti di
genere fiaeuanti, nèl sensb chk diyenta sempre pih diflicile dire ciò
che è masrhile e ci6 che è krnminile, si* a livella psicologico (perso-
nalita), sia a livelb sociale (nxda},sia a 'iivelio,adturale (rappresen-
tazione simbolica). In questa pmpetEiv;ts01;(3la famigka,tquella re-
Iriziane che istlniziorralizza il legarne riconosciuto come legittimo
ma i g d , ddinendane le reeiprsche amibuzleni d ruolo (a)nel ,
senso che organizza h d i e r e n u b-i&gica sessuale in titia istituaio-
rie (4)sociale e culmrale fondamende. La relazione tra i generi è,
insieme a quella tra le pnmzio&, asse pomnte della relazione fa-
I

GL-O DELLE PAROLE CHIAVE DELLA SOCIOLOGIA

miliare (-, famiglia), nella quale si realizza come dscamhio sirnboli-


co*. (GRS)
Generazione: il termine indica l'insieme degli individui che sono acco-
munati da una o più caratteristiche rispetto al fatto di seguire (veni-
re dopo) l'insieme di. coloro che li hanno generati. Esistano diverse
accezioni: dai punto di visza demografkv, generazione è una morte
(ossia Pinsieme degli individuimati in un arto anno~oin un certa ar-
co di anni); dal punto di vista qtnulogico è l'insieme degli individui
appartenenti ad un unico grado di discendenza (genitori, fili, nipo-
ti); dal punto di vista storico l'mi-e degli individui che hmna vis-
suto assieme certi eventi storici o epocali (i compagni di scuola, co-
loro che hanno fano la guerra insieme, colora che hanno ciondivisa
una rivoluzione, ecc,); in smiologia abbiamo due accezioni: quella
piii diffusa è derivata $&idea di un gruppo dezimato di individui
che hanno condiviso una situ&one *io-m1huaI.e peculiare (la
&generazioneeffettiva* dijMannbeim,1974); quella relazionale, inve-
ce, intende una generazione come l'insieme degli individui che han-
na una stessa posizione nella discendenza fadiare (figli, genitori,
noani, ecc,) wllegara alle posizione che hanno nella sfera mterna al-
la famiglia, a cui sono conne& certe caf atteristkhe P trattamenti co-
muni ( iquanto bambini, giovani, adulti, anzimi, ecc.). Lapuovetti-
va relazionale, quiadi, identifica come generazione ì'insierne delle
persone inserite in un circuito ,reIazionalecomprendente le relazioni
parend di discendenza (o di ascendenza) qualil'essere figlio, geni-
torq ecc., e, al tempo stesso, acc&tlate daila compttecipazione
agii status-moIi (-e] soci& definiti coh riferimento aile *età socia-
. l'idea di generazioni tiene conto sia deli'eta storico-biologi-
l i ~Così
ca sia delie relazioni di discendenza/amdenza per rkpetm al modo
in cui esse vengono considerate e trattare congiuntamente dalla so-
ciek @D)
Globalizzaziune: coi termine gllobiaiizzzzione in genere si vuole indica-
re il processo di crescente interdipcdenza economica fra i'irisierne
delle regioni e cbei paesi dei mo& che si traduce nel canoinuo au-
mento $ d a transazioni internarioali di capidi, tecnologie, servizi,
merci e informazioni. I punti di vista d k prospettive e sulle conse-
gue= di questo processo di.mutamento socbl ghb& sono diver-
si. Alcuni sosteng~ntiche la ghbulizmzwne produrra Ia nascita di
un sistema unico incenwato ~ull'univmaliazazionedel mercato e
della democrazia liberale occidentale (Fulruyma 1989; Robertson
GLOSSARIO DELLE PAROLE CHIAVE DELLA SOUOLaGfA

1992); per altri pradurrà una+crescente&emnaiazionc e individua-


lizzazione dei vaIeri e dei comportamenti (Giddens 1SR94X dcri an-
cora ipotizzano un'epoca di nnrevole turbolenza hr-ernazionaie ea-
rattetizzata da nseo~itridi civiltjlu (Humington 19%J; infine, c'k chi
sostiene produrrà il defitiipo trbnfo del wcia~rmosu scala pla-
netaria (Wallerstein 1991). In ogni casa, dal punto di vista eociobgi-
co il problema più importante riguarda il "governo"della globaliz-
zaione. Essa, infami, comporta la fine di qud'ordine soci1116 sarta
dopo la ~ac;e,di WC& (16481, ineenmto m1 p.otere degli Stati na-
zionali e sul sistema delleloro relazioni. (IC)
Governo: P~tivirà,di governo rappresenta l'obietrivo ed il nucleo es-
s e i a i e deiIa politisa, che non a caso k,spmso definita come *arte del
governare*. Il snttosistem poiitko si &eremia dagli altri s m s i -
sterni della socieri propri;o per il fatto dilasere funzionale aI morise-
guinients degli &api* (vedi sc.km;s AGIL),.a pescindere del grado
di complessità taggiunto dalle istituzioni palitiche. La parola v -
vernob designa due distinte dirne&ioni della paiitka: indica un so%-
getto istiwisnaIe, formato diii g o v e h t i , ma anche Finsieme delle
attivi-tàe deile funzioni finalirimare dia presa delle decisiani pubbli-
che, vale a dire generali e .vincolanti het Ilinma cniiet&ita. Neii'e-
sercizio dei suoi compiti il gvemo si :avwle delh ceier~i.cba1eemdel
consenso, deve essere capace di s c e e e di raggiungere & m e - -
mente ciò che esso si prefigge o Che i cinpdinisi aspettano da fui,Con
I'awente dei sistemi poli+i &stitc1zi&ali il governo ha a s s a t ~di
mere *assaluta>*(libero sia&&,norme v.incdanti)ed 2 &venuto an-
ch'mo soetopast'o alla ~;'attivi&,dip e r n o si disfezmzia tut-
tavia dalle a.tLivI--cà.ammiaiw~tite proprio per la sua p,ossibilitie ne-
cessi& di rinnovare Ie leggi. bJeil+ambitodeiie democrazie occidenta-
li canternpomee.si sohì distinguere ie forme di g g v m in rap-
porto alla fonte di Icgittimazime, da un @Q, e ala suumira dell'ese-
ativo, d#alcra; sotto il pritho profilo,si parla di elezione del ~go-
verno *direw (da parte'degli efettbri) o eindirem (da pane dei
parlamen*, di cui sono Upicb~~spressioni .
i *governi paflameatari~
Sotto il secondo aspem si parla di forme di governo &presidmzidel*,
*semi-presidenziale*, *coIIegialem. (GR)
Gruppi di in&eiaee di pressione: ehe d i h g u e i ,grnppidi interes-
se dai gruppismidi in genere & il #~rrdamenmeeowmico-pfessio-
naie della ,lorocoesione Q del loro senso di a p p m e n e q diversa-
mente daik cl& e dai c&,:che &a*no la loro origine tispettiva-
m w da qosibili.&di m l& edi:di-vita*comuni, ignippi di
interme si formano per ho p&:amvewo l?msmiazioniomovolonta-
rio e per a.gghgerescopi q e c & ~ i , * d b i t nel~ t itempo e nella spa-
zio. Un esempio tipieo~è,nppresemto dai,sindacati di mestiere, dal-
le asso~axionie dagli oedhi proksioaali,.m anche dai cartelli di
imprese.operaad d medesime settore o; in settori complementari
Quando p m ù 'gnippi cercano di influenzare ilpr-so decisionale
politim e $i voigedu a loro vamaggioi esi.si masf~rmslnoip veri e
propri agnippi di pressionem o lobby. I gruppi di d~mkssee di pres-
si- haano I'impmmmte mola dilartiwlare la fosm~ionee h tra-
s&he ddedomrindd&e la sacjet3 civile rivdge dla soci& po-
fiticq p o ~ m onmavia-awwf~rmami :anch in .potenti *gruppi di ve-
t oe ~h emmmno il p c e w decisionale delle istimzi~nipolitiche
(paflam&ti, gawmi apparati by&ra6c~,&rrativi}. (GR)
Idealogk la p& d e & di si&wti e:diaatenu# assegnati a que-
sta concetm rederebberp più appz~pthokusa &l temine al plu-
raie (*ideologie*). U concetto rinvia contemporaneamente all'egi-
smnza di *idee* ( ~ o n ~ mcrekrbzpr
e, valori, opiaioni witkamen-
te &ondate]e h servono a fai -fucesulla,realt2 e ad orientare l'azione,
ma manche di i~i&ia( v d , p $ r z i &asmhtizzate, errori, pregiudizi,
falsiti) c h al
~ c ~ n m hgemono
, a gettare un cemo &ombra e dun-
que a nascondere k r e a h eff~miva.Qimoduplice vaIma del w n -
ce4m dì idml@ t c d o w n m t e conpresente in tutti gli idcologi
che tendono ad attribuire a-lleideolpgie a l w i il caratrere di rfaIa?im-
siemw .ed dle praprie il caratteredi wwretta sciaum, Emblema-
tica è a quem propcsitrla &lessi- dil MWXche ccuisidera le idw-
logie borghesi come forma di miatibxzione e le,idtdagie proletarie
come gtniazento di emmipazbne. Dal punto di,viw funzionale, l'i-
deologia &m~elemmto c~stitutivodel prmesso di legittimazione del
p r t s dd'autont&,
~ dei regimi.pirlieic~essa. ehhora una rappresen-
tazione della redrà miaie e puliti= che-quandodiventa coridivisa,
genwa mesiune, consewo, ahtesi. Ogni movimento e p&m politi-
co non puG+farea meno di una elaborazione ideologica C progtam-
matica, tale elaborabioneswkne però sola in minima paste a priori
ed & ctrrstantemea* adattata e rifomuhta n 4 corso d e k lotta o del-
la prassi politk Dadqui la critica, propria degli ,intd&adi,al
r&sio&mo ed a l traafmmisma ideghgico dei politici .&professio-
ne :e l'opposta critica di 2bIogisrn:d dvblta da questaultimia i primi.
278 GLOSSARIO DELLE PAROLE CIIIAVE DELLA SOCXQLOGfA

In&viduatfsmo rnetdda&hv neUa ma fomul&one più nota,quella


web-eriana, I'indiiridudismm metodobgicrr indica un appmccio so-
ciologico che, rinunchd.~' aNdea che la societa. sia.rappreserrtabile
come un anittom organico o come un Icrfatto*, gua+ soprattutto al-
l'azione deli'individuo, al «senm soggettivo, dell'aziione, carne al
proprio .atomo*, eh socialagin non. pob procedere che dalk azioni
di uno,di alcuni 0 di rnulri individui *separatia. per questo che es-
sa ha il dovere di adottare dei metodi rigorasamente "individuali-
sti"~. (M. Weber)'
Di nessun fedemeno, nemmeno di un fenomeno naturale, si pu6 co-
noscere tutto; mms che mai, nella p r o s p e h ~ ~ n d i v i d n a l i s m a
metodolagico, si pub pretendere una conoscenza esaustiva dei feno-
meni storico-sociali, i quali, avendo la icaratteristica di praentatsi
sempre in forma 4ndiddtiales, quindi' non susmm%i,lisotto una
qualsiasi *legge#del divenire, ~ ~ r spiegabili
té seconde una presuma se-
rie oggettiva di connessioni causali, possono essere soltanto ucorn-
presi.. (SB)
Iduenza: con il termine *influenza" si indica la &e qudcu-
no (A) modifichi i propri wmportiiriaenti tenendo canta delle indi-
cazioni o dei mrnp~rtamenridi B, qpur ìn a s s a sia di mezzi con i
quali A potrebbe in qualche modo recar dmno a B, sia di comandi
espliciti da parte di A, mi B sarebbe terluto ad obbedh; senza, &è,
che A possegga SH O nei mnfrbati di ptwe(+) Q tmtiwitd(+).g
(GaUino 1993: 378)
Nell'ambito della tearia sistematica dì Parscrns e precisamente dello
schema AGII,, l'influenza è unh risorsa relazionale finalizzata ail'in-
tegraziane del sistema e alla persuasione. SuU'infIuenza si sisa prin-
cipalmente l'esercizio della I&dership, mentre l'esercizio di una cari-
ca si basa principalmense sd potere(->. La problemacica den'in-
fluenza assi filmante nell'a~bitodegli 'studi,dellbohionepubbL1ta
e degli effetti mmirnkativj dqi massa media. [ICe.GR)
Integrazione aiacialdsistemica: si tratta di due fame diverse onde
coordinare in maniera ordinata a pacifica le relazioni sociali. Citite
gmione rappresenta il fmomeno~mtralcnella costimziorue s s s a di
sistemi sociali. La suddivisione in sociaie le sistemica comporta una
posizione di tale problema su due Iivelli. L'integrazione che avviene
a livello sistemim è stata $tesa come il processo attraverso il quale le
motivazioni e h pmondita &gli individui vengono - appunto - in-
regrate con modelli mlmraii, dando luogo x una smttura di stanrs-
CLOaSARIO DELLE PAltOLE WIIAVE DELLA 5OCIOLOGM 279

moli entro i qual3 ,gli individui gmntimno un comportamento


mimtam dia d o d t a rispetto aMe aspettative h i e alle norme
sociali. Per.ifire&r&ne socdo~s?hm& il msrdinamento e l'armo-
niozazione che avvengono 4-liwdo e Q& contesti ,&Je iate&oni
spontanee E faccia-a-faccia; k p k a f m e di cwdnamento non
tanto normative c wenicali (*daWlaltewX quanto oriszoatali e reiico-
bri. I due iiveili deIl8integs4nnehanno dunque.condiaionidi pos-
sibilità e implicano madaliti regolaGve.reciprcmmentenon riducibi-
h. (AM)
Istituzione sociale: le istituzioni sociah sono reiazioni sociali che si svi-
luppano c m e proessi di ~ggetWv&ae lungo l'asse strutturale (co-
me vincali aIl'hone B come regdatid di campomamento) e lungo
l'asse dell'amibuzione di senso (coiqe convenzioni cognitive e come
norme regolative dei comportamwti in termini d d a loro conformità
a valori). Le istituzioni sono i punti $4 fondamentali dell'arga-
Gsazione suciale, comyni a tuttk k società c riferite ai problemi
univercaii di b e della Gta s o d e ordinata. Se ne sottolineano tre
aspetcì: (a) imode& di crimportamento regolati da isriwioni (istitu-
zionalizzati) si occupano di ai+ problemi perenni e b a c h i di qua-
lunque soci& (h) le isahr+i ImpIino la replazione del w m -
portamento dqli individui n& socied secondo ua.pttern definito,
continuo e organizzato; (C) ,questipattem rhandiulo a un ordina-
mento e a una regoiaziune nwmativa definiti; ci& a dire, la regola-
zione 5 sostenuta da norme e & sanzioni leginhate da taii norme,
Quindi le isutuzioni, 13 i modelli di istiLUzionalhazione, sono prin-
cipi regolativi che ar&m la ma&or parte delle attività degli
individui in una società inrradandole entro madelli dal punm di vi-
sta di alcuni dei problemi perenni e baiIai:i di qualunque sacieti. A
raii problemi e punti di visra corrisponde ia differenziazione delle
maggiori sfere istituzionali o attbità; famiglia e parentela, educazio-
ne-istruzione, economia, politica, istituzioni alturali, stratificazione
sociale. Ogni sfera istituzionale sviluppa propri mezzi simbolici di
scambio e ha risorse prqprie. Le istituzioni sono assai simili a insie-
mi di ruoli organizzati attorno ad alcune speciali funzioni societarie.
Non si identificano né con le organizzazioni n6 coi gruppi, ma in
ogni socied vi sano gruppi e msii definiti che si occupano prevalen-
temente di ciascuna d& maggiori aree ktituzi~ndi(M)
Lavoro: I'ossemioae suciologica del 1avor-o richiede I'daborazione di
un quadro metadologico chc m e n u di trattare il lavaro non solo
come una telazio~:-ireonomica cti-smnbio zapporto con il cunte-
sro sacide &-relazioni .in.-mi.4 colloca, m , a Lk tipi& dell'approc-
cio socblogko in generale, ma come r e l k g e sociale esso swsso. Li
f t a m ~ r k m e t o d 8 ~ 0 ~d ~f 0k ddh
~ rielabosasione ddb schema
AGU. come "bussda" della sociologin. ~ s m & : ~ & e s tschemao Da-
nati (2001) definisce il lavora carne una reIazione che, p= aisaere,
devc avere mezzi .o strumenti (dimensioneA), scopi 0 in:&aai (di-
memione G), regole o nome ne io^^ I),e vdoi o c h r i m~he
danno un senso (valore) a ciò che si fa e a Gib che si pròduee (dimen-
sione L).Il lavoro come intewiane fra le quattro m~mpotwrtiindi-
cate, si specifica necessariamente in un cntesto e si modella in rap-
parto dle altemative che questo pone. Donati identifica b aitemati-
ve passibili nel moda seguente: il lavora p.ub essere autonomo od
eteronomo e puà essere stnumuit~lerehressiv~-~attlito. U pmble-
ma B che oggi la granparte dq& studi anche .sociologicie elelle poli-
tiche economiche ignora questa copple~itàe mnde a ridurre il lavo-
ro ad una prestazione c h e 4 svolge in un contesto czkamrirzat~da
relazioni rruurnmdi d i s e d i a . L'@one, quindi, è Ritta con-
centrata non sul lavoro in sé masul tipo di conresto entro & si svol-
ge, neli'ipomi che una d g b r regdazione di esso (piii mercato, piir
stato, piii conm&orne.) passa produrre un Iavorb migliore Q au-
mentate le possibilità di lavora per:chi Iie è privo. (XC)
1iegittimazione:-e l'insieme dei pmessi qlmrali ed htituziodi ama-
vano cui si forma il ricanoscimento del diritto a,cemmdare o a ga-
verme da p w d i singolimpi,,diinteri gruppi dirige mi,(^ é&e) C di
partiti, La lagittimazione wasfarma sitwizioni di potere in situazioni
di a u d d e soaf&ce s d i l i d ' a i mali decisiod di chi è a capo di
singole associazioni volont& come di istituzioni politiche vinco-
lanti per tutti, Ci6 che rende'passibile il<pmcessa di legittirnazione
politica e ilesistenza di vdari..e & norme condivise da pane di chi è
maggiormente &mte nn&~ h+&, qudmque si* la fonte di ta-
le Influenza (il numero, la foma, il reddito, il prestigio s o d e , l'au-
torità religiosa e morale, la competenza, rabiiità ecc...). Secondo h
classica distinzione operata da Weher si ~~~o &n&uere tre for-
me pure di legittimai~k,(carimatiquadizionde, mzianaleIega-
le) cui corrispondonci altrettanti tipi di anaoritd legi*a. (GR)
M e d i II termine media, &t il p l d e della parola latim msdisrm
(amezzo*, « s t ~ ~ ~ e n t o * ) ? è dapprima nel aocabolaria anglo-
entfata
sassone e poi anche in quello daliano (a partire dagli anni '601,ad in-
GLOSSARIO DELLE PAROLE U M V E BEU+ASOClOLOGU 281

dicare i w z i di cm~rPunazw1~e, owercvmtti i &spu&itivi(dalla scrit-


tura a interaet) che~eont~pomeammie tacillta~io(dal significato di
esmento*) e s i jrit&pagono(dal significata 6 meezo*) tra sog-
getto trasmitten~e soggetto ~ e v e n t e nellainterazionecamunicativa.
Pmeduta dalla parola Inglese m s s (ama~as),indica i mezzi di m-
m ~ i c a z i o wdi mmw, ci& quèlli rivolti-aditna molteplicità di &e-
venti. A patire dall'idgreggo dei media nella comunicilzime rrmaxia,
le tipologie di interazione si dtiplkan!, (Thumgson 18-98]: aceanto
dl'inreraziooe faccisi a faccia, P~orriopub sperimentare forme di in-
terazione m&xa .(scambia epiwlare, mftwsazioni telefoniche,
=G.), che edesp~zi;aIizao h rda+n&. Il pwagresso temo~ugìcoha
sviluppam, poi me& che consestoho anche q~asbinterdzimime-
duse (tipica quella che sperimenta IQ spettatore televisivo), fino ad
a n i m e a quelle &t ,po&iaw d&nire come interazbpzb~qmi-pfze-
&te o c&uaG: è il caso della chat con i'uso delle ~cem&mnd, da
quelle più rudirn6ntalì a quelle a n h ~ ~nhe e , ,tentanodmireintradurre
l'elemento em&vo in una wrnukkazisne d d d a * come p H a te-
lematica, L a d i b i o n e di intemet b inoltre peraiesso la creazione di
comuni6,in 4 l'kmrazio& avviene su un piano puramente vima-
ic, dove il me&m conserite:ilp& s m ~ anorimato,
o (GELSI
Mercato: sociolqjamenk .irrt&&mo il mercato capitalistico come
una isrit~i~tione~ ci& come un insiime di regole che suutnirano la
pmduaione di beni e **&i ejlo scaJnbio fra la donianda e l'offerta
degli sassi Lo scambio, ndh forma di acqnistolvendita, awiene
quando do-dii e offerta trovano un punto di equilib~iosu un va-
lore (prezzo) espresso & un equide8te generale (denaro). Se lo
scmbio riguatda beni o s h z i s i p t i a di rnerrato &i beni; se ri-
guarda lo .scambio di capita; si pill'Ia di mercato dei ucpit&!i; se ri-
p d a 10 d o fra domanda s d e m a di lavoro si paria di wca-
m &l haoro. h base alle-regeleche li serutturano i mercati asswno-
no fisimomie mlto differemi,ate che vanno dal mermm perfetta-
mente mnmr~enzideaSl'oIigopdioe al m~nprìalin.Ciascuna forma
di mercato prmenm degli specgici problemi di funz.iaarnento che
sono stati definiti anche come *fallimenP ,del meraatas. L'&tma
di questi tiimplica la a w s i t h del ricoxsn a fome diverse di
k g r a z i o d r q g ~ k i o &ll'+e
~~c economico, (IC)
M d e m i & quando in suciologia a-nell'a&t;~ ,dellèsumxe umane si
parla di Moderni&, in genere si allude non al significato cronologico
irrnmdaxa del x d r , ussia a cib &e b *11demus*,heml a un'e-
GLQBARIO DULE PAROLE CkIIAm W L A SOCIOLOGIA

poca conxrassegnata sopramm da una rottura con l'antichità c la


tradizione, al cui centro moviamo la riforma protest;Ellte, il soggetti-
vismo, le rivoluzioni scientifiche, quelle socio-politiche e le grandi fi-
losofie della storia del se~oioscorso (Hegl, Mam, Comte). Oggi,
perb, la crisi di queste qrandi narrazioni* e delridea di progresso, Ie
preoccupazioni ecologiche e queiie connesse allo sviluppo delle co-
siddette tecmtogie genetiche, la cr-cente cumplessid sohale e nuo-
vi bisogni d'integrazione fanno pensate che stiamo uscendo dalla
Modemit&,per entrare in urihepocanuova. Di conseguenu, contra-
riamente a quanto ritiene Habemas, si tratra non tanm di conside-
rare la Modernità (orneun aprogetto incompiuto*, quanto piuttosto
di elaborare un nuovo apparato wncemalc che, tra le altre case, sap-
pia anche salvaguardarne l'erediti: l'autonomia e la libertà del sog-
geno,nonché le istiniziini deiia stato iibinle e democratico di di-
ritto, (SB)
Morfogenesi/Morfosrasi sociale (ciclo di M/Mb in termini generali, la
morfogenesi consiste in quei processi che rendono ad elaborare ap-
pure a mutare le forme, la sttutmra a lo stato di un sistem% mentre
la rnorfostasi si riferisce a quei processi interni ad un sistema com-
plesso che tendono a presimare la bua fuma, struttura o stato. Ap-
plicati ai fenomeni sociali, i due concetti indicano la ereaiune di
nuove forme sociali (rnohfagenesi) oppure h riproduzione delle for-
me precedenU (rnorfostasi). Il dcio di iMEM consta di rre momenti
(fasi temporali): 1) la smastd o distribuzione smirmrale iniziale di
una proprieci (che costituisce ii*condizipnamentos t r a d e di par-
tenza); 2) I'if~twazianefra i ~ g g e t t agenti
? (che modifica oppure ri-
produce la strumura); 3) l"t&bowzidne smttwale prodotta dall'agi-
re inoera~vodegli agenti ~htrasforma la struttura ,(modogemsi)
qpure la riproduce (morfostasi). Laddove I'eLborazione struttura-
le sostituisce la s m m m bprecedente con una nuova, inizia un ulte-
riore ciclo di MlM che piirte da un,movo insieme di influenze con-
dizionali k quali rappresentano ad un tempo vincoli e risme per le
successive ibterazioni degli agenti-amri. La struttura e l'agire d a -
li sono logicamente ed empiricamente di&npibrli: l'un te&@ non
determina mai in E- I'altrci (2 questa la condhiaanedella dualid ana-
litica deIla morfogenesi/mdstasi). I1 ciclo cn&ce di fasi tempora-
li separate: nel momento iniziale (TI), la stmttupa condiziona I'agire;
nella fase temporale successiva (fra un tempo TI e un tempo TJ), gli
agenti interagiscono fra brs, in unafase ulteriore [tempo T4)la smt-
mra si rnadifita (o riprduce). Lome ,&t il cicloodiM/M è una com-
binazione di circosisime, scelte e conseguenze che portano i sogget-
ti sociali a modificare o rigenerare la società nel tempo. (PD)
Morimenti sociali imwimenti sociali sona forme di azione colimiva
-caratteristiche del mondo conamporaneo - che mirano a promuo-
vere o a realizzare un interesse comune avente generalmente per
obiettivo il cambiamento di almena un aspetta della società in cui
agisconohA tal fine adottano strategie d'azione non istituzionali, in-
tervenendo sulle decisioni gsvermtive principalmente attraverso lo
strumento della protesu, sia di tipo cbnvenzionale (cortei, scioperi,
raccolta di firme), che non conveqzimale (~botaggi,danni alle co-
se). Ekempi paradiptici sono costituiti dai movimenti ~acifisti,
ecologisi e di difesa delle minoranze,.Essi presenmno i requisiti tipi-
ci dei gruppi sociali, quaii I'inte~azianestrnmrran, il senso di appar-
tenenza, l'ideati& riconosciutadaiI'aterno, ma hpettmad altri atto-
ri coliettitri come i gruppi di pressione o i partiti sembrano dotati di
un grado di organizzazione reIbtivammte bassa e dinamico. (GR)
Multiculturabmo: il termine si riferiw alla nascita di sacietà in cui si
moltiplica h presenza di diyerse etnie (definite come gruppi sociali
legati da vincoE di s a n w religione, h a ) culla base di uaa com-
presenza plurahtica dovuta in larga parte d'incremento di processi
migratori favoriti dalla globalizzazione. I1 termine indica una plura-
liti di culmre, che, per estensione del concetto, p9JsQnpanche na-
scere dall'interno di una stessa matrice culturale (per es. Ia pluraliz-
zazioae deile cuIture che sorgono in modo.endogeno dentro la mo-
dernita oceidenlale come effetto delle cosiddette tendenze post-mo-
&ne), I1 termine deve esirere distinto da quello di inter-mZt~ralinno,
che indica invece lo sforzo di creare una Cultura di diaiago e incon-
tro fra le diverse culture nel rispetto delk bro legittime differenze.
La meswlama delle GUIttlre pub assumere varie denominazioni
(ibridazioae, meticciato, ecc.). L'idea della naulridmralid si oppone
comunque a queli'amggiament~che osserva le relazioni fra Ie varie
c&ure secondo un principio di neusaliti, ovvero di indierema, at-
teggiamento che equivale ad -una opzione di mlativismo culturale,
proprio in quanto l'approccio relzzionaie assume che ogai cuhra sia
pomtrice di valori che sperimentano la loro validi& n d e relazioni
umane, L'apprwio rdaziode serve appunta a relaaionase le diver-
se ,culturejnel senso di cunsidaarc cib che esse hanno in comune ri-
spetto a ciò che le differenzia, rifuggendo da una logica monistica a
GLOSSARIQ DELLE PAROLE CIITAVE D a L h SOCIULOGIA

antagonistica di incl&ne/esclusionq per witmnw~mrne 1e identici


curitnuali s i famino milo spazio relaziode che le avvicina e le di-
stamia. (PD>
Mutamento s d e : si Bes.ignacon questa mncerto upa differenzaLuna
veazibne nel modo h mi un sistema miaie si-&genera te&i.ond-
mente; pub essere un dtro m d a di produrre relazional-
mente, ossia un modo diverso di ordinare reldodmente gii ele-
menu di um sistema c le relmiani tra essi. C'&cambimento d a l e
quando le relazioni necessarie a un2entithsoci&,e che ne de-
finistoho la nanmsociaie s i famano in un tempo T1 con q d i & di-
stintive che diff&scono da.queUt di uil precedente tempo Tt, sia sul
piana s t r u m d c (legami) che culturale e simbolico (&erimenti). Ta-
le differenza deve essere sdficianterid' e stabile nel tempo. La va-
"d
riazione puir essere gmduaie e wn&w repentina ediscontinua; ra-
dicale a di Beve eotita. PuB coi~volgwesolo alcune-delle s r m r e di
un sistema tehziomle oppure il ,&tema nel sua complesso. Nono-
stante ci& perché si parli ,di cambi~a.ent0 e non di fine o di crollo di
una fama sociale è maessario che il in trasfom~hnenim-
tenga una refazione con la propria identità precedenre. (AM)
Norma social= s i che noma sociale& proposizione preserimiva -
non neceswiagxnte farm&qata in wdici e in norme giuridiche -
che feg~laii cornpommenti urnaai no$ dal punto di ~kta ddeli'effi-
ci- economia a della iazionirlith i n r t h n i di casti-bendici, né
in termini di mera regvkarita.dita per scontata, beml 'dal'punto di vi-
sta della necessi& di integrare niitzzi,efi~ di diversi artori sociali en-
tro un orizzonte di valori e tiigqificati sociahente condivisi. Cinte-
grazione e i'ordine deib s o c j a p& dirsi specificamente nurmtivo
nel seme che esso non e r n v sponcmeanrente attraverso r'egolwità
isinrjvq né amaverso &coli di razio~iha,bensi abbisogna di un
orientamenta di itn numeko sufftciehte di soggetti a ccodoimarsi in
suffiienre &mde m e :socidi.[AMI
Ohmo rnetodologicoi il termine, derivato &ll'ioglese h d b {sarto in
anrbitg medico], -si oppone a individualismo m e t d o l o e~indica
UD modo di spiegare i fatti saciali che Ii intede qnaii espressioni, ma-
nifestazioni, prodotti di strutturé o sistemi sociali, 4110 ste9sb rziodo
in cui una ~~p;ucem dipende (2 deremSnara) da1 mm*.dientsano in
questa modaliti di intendare i tehoinmi socidi mirti quegli apptucei
che considerano'h soci& m e un . c o r g a k w (pensiero antico e
in genede fino dl'Ott~cmm) ,o un ~*&&mam (temie dd Noifecen-
tu) che determina le singole azioni, istituzioni, ruoli, funzioni, e co-
si via. (PD)
Opinione pubblira: i1 concetto di opinione pubblica storicamente si le-
ga a due fenomeni l'avvento di una $W& p i t b b h all'interno della
società a partire dal XYIII secob, e lo sviluppo dei mezzi di comn-
nkmione di massa.,Per quanto riguarda il primo punto, l'opinione
pubblica E inma carne un consesso di~cittadhi-coltime dotati di pro-
prietà - che d i m t o n ~di problemi poli ti^, morali e socidi in luoghi
non istituxianaimente dcpuuti a tale compito, come Consigli o Par-
lamenti, bensì in ambiti come i salotti,'icircoli letterari e poi i cafh.
C& facendo essi si pongono mmeinterloeutori.bel10stati, rivendi-
cando a loro volta il riconoscimmeà di una funzione poiitiea e il di-
ritto di idluenzare in tal modo. le decisioni prese in ambito statala
Con l'&rmazione dei mezzi di.comunicazione di massa - a partire
-
daila,diffusione dei quotidiani nd XIX secolo il termine opinione
pubbfim denota un aaggqgato di idee ed orientamenti collettivi che
per lo piG non nascono dal diba&to critico h so@ informati, ma
da reazioni plasmw e dora manipolate dai me&. U molo critico
dell'opiniane pubblica ha cbme presupposto b ìibenà di espressione
per le minor-, la presen?i di pih fonti e o-li di informarione, il
plunlismo ideologico e cul~&ale.(GR)
Ordine sociale: per ordine sociale sfntende, ,in linea molto generale, io
stato di un sistemasociale permi le reIesioni ehe Io castiniiscono so-
no dewrivibdi come co&sse in +& non -aie, e - se deve esi-
stere ordine sociale urnano - non in termini di mera periodicità (re-
golarità di tipo fisico), & manifestano la forma di un nesso regolare
e significativo. In qpanto tale, l'ordine sociale pub poi m e r e specifi-
cato secondo diverse pr~spmivaEsso implica, ad esempio, tanto
una dimensione dì prevdbilit$ quanto una dimensiorie d coopera-
zione. Abbisogna quindi tanto & un elemento di controllo e sanzio-
ne, quanto di un elemento mouvanw. C'k ordine soeide Iaddove si
danno relazioni relativamente pacifiche Era esseri umank tuttavia un
wrto livello di .conflitto 8 ineLninabile dalle società umane, c non
contrasta con b,definizionepropriamente sociologica di ,ordia&An-
che il conflitta sociale puii essere, infatti, ordinato, e a sua volta con-
tribuire a p e r a t e ardine. (M)
Organkazione: la definizione di cosa sia una organizzazione risente
dei unti approcci con cui sociologi ed economisti hanno anabzzato
i1 fenomeno. Per Bamard (1970) la organizzaziriai formali =cono
GLOSSARIO DELLE PAROLE a IIA- D U SQGTFILOGlh

quando le eandizionì twnalogictie-richiedonopotere fisico, velocirà,


resistenza, adattamenro meccanico o continuita che vanno drre le
capacità di un singolo individuo. Blau e Swtt (1972) dBinEsceno
un'organizzaziane farmale come un'aggqpione 4nterrzi.onaledi in-
dividui che si impegnano in modo concerno per ii raggiungimento
di un obiettiva comune ed esp,plicitmenteri#nmcium. Per WrlTh-
son (1975) una organizzazione esiste soltanto quado i in grado di
mediare L transazioni economiche fra i mi membri a ecosu di m-
saziane* inferiori rispetto a quelIì di un meccanismo di arcata. in
genrale si pub dire che i'organizzaziwe pub essere considerata un
modo per aÉfrmure il ~ r o b h della a cooperaziorie che in molti ea-
s i si è tivelaro piii efficiente del mercato. (IC]
Postmodmo: il conceno di posonodern) presenta almeno due acce-
zioni semantiche che octorre tenere- ben distinte: d~ un lato ~ S S Q
sembra significare semplicemente la dissoluzione, a sua volta diso-
luriva, della d m r a moderna; dali'ajtra esso sembra.dlndere i n v ~ ae
un'epoca nuova, ali'epoca che viene dopo quella modema, consape-
vole delle sue molte accrisi*, ma vaIoi&andane anche molti elemen-
ti. La prima accezione senz'altro quella pih appariscente e che, nel-
h forma &l *gioco linguistico* o del *pensiero deboler, trova oggi
innumerevoli sostenitori:la seconda però è quella più promettente e
nella quaie le classiche opposiziopi modane tra soggemo e,sttumire,
tra organicisu e hdividualiixi pedom yn po' della loro corisistema,
aprendo Io spazio per una coisideraziorx della sosietà pih adeguata
alla r d r à *umana*, quindi più sentibile alle molteplici relaioni rea-
Ii (nonsoltanta tlcomunicative) nelle quali quese'ultima si dispiega.
(m);per iitdicare ciò che vienedopo Ja mdernish, la sriciologia re-
b i o n d e re ferisce il terdn&dopo-moderna. (PD)
Potere: il potere è Ia sapaci&per un soggetto che Eo detenga di mggiun-
gere i propri fini o di imporre la proprio voIand, huna o più sfere
deila socie& anche di frome'all'opposizione di altri sa~gerti:esso
può fondarsi sul p a r s o a suiia facoltà di-rnubiilitare diversi tipi di
risorse scarse, economiche, ,culturali, politiche, militari. Inoltre, la
-
possibilit8 come e x m w raio di fare uso della forza attraverso mi-
-
nacce o sanaioni & una deiie eatatteristiche proprie del pmere; tut-
tavia, in ogni relazione di potere è presente anche u,m negoziazione
invisibiie fra il detltot.e del potere e il subordinato, il quale vdura
costantemente i costi che dovrebbe swtenere per rompere taIe reh-
zione. Il potere si definisce quindi non mto come il *possesso di
GLO-O DELLE PAROLE CHIAVE DiXbh SbCTOLOGIA

qualcosa~,ma come rekzime fra chi 10 esercita c chi lo subisce al-


l'interno di una situazione & Lino. (GR)
Privato saciaIe/terzo settore: con questo termine P. Donati definisce
e( ...l sistemi di azione organizzati suIk base di motivazioni, regole,
smpi e mezzi di solidarietà socide, che godono del massimo di au-
tonomia gestiode interna, e possono anche essere strutturati in for-
ma di impresa, mentre son~ pubblicamente fendicontabili verso il si-
s m a politico-amministrativonel quadro dei diritti di cittadinanza*
(Donati 2000: 101):l'esistenza e le valenze del ph~to-socialesono
compremibili solo da una teoria sociolagicache si basi su due assunti
di fonda: in prima luogo, una lemiraldefle società come soggetto di-
namico che si organizza t ri-organizza attorno a quamo poli: 1) Sta-
to; 2) mercato; 3) privato-sociale; 44)r a i primarie. h secondo luogo,
il riconoscimento del fatttrqche la spcie'tà si basa sdla produzione e lo
stanibio di quattro tipi di beni (sociali e non m m e n t e economici):
a) beni pubblici (prodotti $ailo Statok b) beni privati (prodotti dal
mercato); C) beni relazisnali colletuvi (prohm dal privato-sociale);
d) beni relazionali primari (prodotti dalle reti primarie). In un con-
tributo recente Conati (1997b)ha m+ posro il problema della xe-
lazione fra il termine privato.sociale e teno settore. 1 due termini si
riferiscono ai medesimi fenomeni sociali, ma li vedono da due punti
di vista diversi, propriamente sociologico il primo, economico e po-
litologico il secondo.Semplificando, si può dire che il t-& priva-
to sociale indica iI punto di vista iaferno, cioè il modo in cui le for-
me di relazione sociale, che si basano suil'altniismo, la reciprocità e
lo scambio simbolico e che producono beni relazionali coiiettivi, ve-
dono sé e la società. Col termine terzo settore, invece, si indica i1
punto di vista esterno, cioè il modo in cui stata e mercato vedono
questa realtà ealtrm nella misura in cui si dà forma organizzativa e si
muove nellaarenapoliti- e in quella economica. (IC)
Rappresentanza: lo sviluppo della democrazia moderna e quello della
rappresentanza sono strettamente intrecciati tanto che per desipare
i sistemi pelitici occidentali si usa l'espressione -.democrazia parla-
mentare rappresenbtiws. I parlamenti sono sorti per dare rappre-
sentanza ai *cittadini. e al *popolo. attraverso l'elezione di loro rap-
presentanti. Ai di fuori dei casi assai limitati e temporanei in cui si
danno forme di ~dernwraziadiretta*, la #democrazia rappresentati-
va* implica meccanismi di deIega & sano tipicamente previsti e re-
golamentati da tutti i sistemi elettorali, In altcraativa d sistema della
rappresentanza, parlamanmrc dei cittadbi-cle~~si~ b t w m l . prhci-
pia *ogni testa un V O ~ Q *si~ danno anche iome di rwappresentmza
W o n a l m a scarporariuraa ,che ha nei gmppi .pdwiwzaP @t&
come corpomiciani) o nei gruppi .&hiaterwssaqnomico ilteferente
dirmo. rapporto tra queste due.form di.~a~pr&enmma L P~bIe-
matico poi& gh interessi di.dcurPigruppi m d a l i r p a a a n ~ diven-
m e più determinami d& d o n t i e &gli htemsideUa mag@ian-
ra dei eitradini Anche iI rapgoao tra i rappresentanti ed imFpre-
sentati presemi aspetti prablematki allora iprimi si $&Q , m-
almente autonomi rispetto ai secondi e £~rrnitno~ ia via di fitto, un
gruppo separato, autordenziale d a l i g d c o . Quqw p r w o & in
generepiù forte d'inwmo deiCpmitipsfitici, spmialmente quelli di
massa, strutturati geraqhiearnente su basi (r:elMa+sezia-
ni, ~ircoscriziuni)e hnziundi (scriai,~ d ~ t ihionari,
, eletti),
La rappresemama deve riapobdere a due esigenze b i o & h ari-
cntivirip, coincidente con la wpa+ di umeqtore e& far recepire
le domande d& rappresentatib-e.la *&&na;a* v& a .direEa uapacita
di produrre-decisioni. ~è dal punm di vista p n ~ c o ~ a r g ~ j z z a tili v o
rapporto ua mppresentanza ed è abbamrua stretto, dal
punta.di vista sosiplogiw vi gub,a h r a r a p p r e w n u m&e senza
elezioni;si pensi a l casa iecpi un p p p . 0di p ~ o n @i& e O mefio va-
sto) 8 identifica (cio;, si sente rapptesenwo) con orienmmcnti
espressi da: opitiiom l d a s o.,da ma+enU mlletÉi~i,anche senza
prendervi attivamente p*. (GR)
Realismo critico: è la p-osictionaoptobgica sd.epktemIogieadi ebi ri-
tiene che Ja realt5 e9ista in al1 (ciaei non dipenda, per la W csisteea,
ddl'ossm~oreche la indagar; e chiamata csiua in q w t o *sume
che la conosenza dell'osse&ato~e(per es. .il s~cblpgo)sia iana rela-
ione sempre problemati= di adegu~etitnd e l l ' o e d a n e dla
realtà che è esterna a1l"osscmatore;si apborre ai.coa~ruzionisma, nel-
le & ve~ioni~~piii moderate o,p& r&&, per il quale la cono-
scema nan a b g e U M r d r i 'esterna alPosservatore, m è dipetydea-
te dali'msematorq che in qudche modo la cqsbuia [PD)
Reciprocità sodaie: indica una relazione di s d i o simbolico: av-
viene in un circuito di dmazioni visendmoli. Menae. nello scambio
di mercaro (orapra-vendita) ~ ' ua è reciproca ~ f b r i m a t odi h a i e
servizi in base al calcolo della Iora qnivdenzsl di valore (Iwjdoxe il
valore è di solite &ica ad un sistema di p~ezzii'n den&o], e men-
tre nella scambio p d t i ~ o(redistribuzi~ne)c'b un reciproco accordo
G W W ,DELLEPAROLE CHIME DELLA SOCfOLOGM

fra lc parti in ba'se'al qude il 'centra' raccoglie i contributi delle sin-


gok parti per poi utilizzarle a fini di riallocazione sia per beni m-
muni sia per Ie parti più deboli e svantaggiate secondo qualche crite-
rio equit$Gvo ,di solidarietà; la reciprocità sociale eonsiste nello
scambio dir- fra leparti in base alla regala dei dono (scambio sirn-
hoiico), che implica andare 8kconuoai bisogni dell'altm secondo le
propriu passibilità e attendersi daii'altro Io staso. Lo scambio: di re-
ciprociti può avvenire allaintemodi cerchie più limitate (reciprocità
risuetta) o più ampie (reciprocità allargata), o essere anche genera-
Iiz~ata(a tutta la società considerata).Tale complesso regolativo fun-
ziona attraverso tre azioni, momenti:e regale distinte: dono-accetta-
zione-contraccmbio dato secondo un equivalente o quasi-equi-
valente s-ifntiolicoriferito ali'uso (dunque non riferita ai denaro o ad
alui parametri di misurazione 'asW& del dore). (PD)
ReIaeime salcade: è una realtà smi gene&s .costimica dallkffetto emer-
gente di &ioni che si oriytano shbolicamente l'una ali'alun red-
proeamenm (dimensione dei refelso) e si connettono mmralmente
(dimensione del reiigo). Le relazioni sociali possono essere riferite al
passato, essere osservate in a t y , a analizzate come realtà potenziali
.o latenti. La relazione h -necessità propria (&necessaria come re-
Iaeiione), mentre il modo in-& si esplicita k contingente (pub esiste-
re .invari modi, e quindi pub sempre esistere altrimenti), C i b signifi-
cri &e la relazione sode.esiste solo nel tempo, anzi ha un suo tem-
po, detto tempo relazionnle (registro storico), diverso dal tempo in-
terattivo (regisuo evenmmiale) e del rempo a-storico (registro
~imbol~ico). (PD) I

Refigkne: esiste un modo uriduzionisticom di considerare la religione,


de per 4 quest'ultima viene totalmente ric~ndotta,se cos'i si può
dir4 a qualcos'altra: ai desideri de1l"uorno (Feuerbach), a fatturi
economici {Manr), a ,fattori psichici (Freud), ii fattori sociali
(Durkheim).Ma la reiigone, pur avendo indubbiamente dimensio-
ni umane, economiche, psichicbe o sociali, non è mai riducibile a
queste. &me I'uomo trascende costantementese stesso, allo stesso
modo la religime trascende costamcemente la propria dimensione
storico-suciale a istituzionale. Se iI referente della religione è il *sa-
cro*, albra essa esprime in primo luogo la cultura del nostro rap-
pomo con cib che non dipende da noi e, in qoesro senso, il more ge-
netico di ogai cdtura e di ogni società, iI luogo al qude, in ultimo,
vanno ricondotti i valori e i convitlrimentl più profondi, da cui uag-
GLOSSARIO DELLE PAROLE CI T[PiVE DELLA SOCl(St0GM

gano forza e ispirazione k azioni umane e le diverse f ~ r cultura-


w
li. (SE)
Religione civile: quando si parla di religione civile si allude in generc a
ma serie di credenze, simboli c rituali che hanno-unadimensione re-
Iigiosa, ma che svolg~nouna funzione eminentdnexite pubblica, so-
cio-politica, .civileil, appunro- Robert Bdhh, nd suo celebre saggio
su Lu religione civile in Ammica, la identifica ad esempio neli'usan-
sa,assai diffusa in quel Paese, di riferirsi a D& dila Prowidenza, al
sacxificio, alla ricompensa divina e simili in certi momenti forti della
vita pubblica, che proprio per questo finiscgno per mmere una
panicolate valcnm religisa. I yaci miti fondativi dellYardGiepoliti-
co, le feste nazionali, i1 culto della bandiera, l'insediamento di un ca-
po di stato o di un parlamento rapprsenterebbero, secondo EelIah,
i momenti piit embhztici di questa Ahgione civile*la,quale, in so-
cietà sempre piit differenziate e complesss svdgere;&e amai b h -
rione integrativa ehe mdiziana~enteveniva svolta dalle grandi re-
ligioni di chicsa. Trattasi invero di una considerazione assai discuti-
bile: in primo luogo, perché quegli stessi segni potrebbero =che rap-
presentare, e di fatto b w o raPPre&ntaro, la religione barbara e cer-
tamente (wincivile~dei regimi totaliG, in satrndo ho@, perehé è
assai improbabile che i contenuti rdigiosi operami all'intertla della
società, diciamo pure la religione civile; possane rimanere vivi e vira-
li =che in assenza di ua'auten&ta e s p ~ k z religiosa
a (in senso mi-
'
stiano) al di fuori. (SB) .
Rete sociale (social network): è ipn insieme reldonato di mhzioni so-
ciali che si intersecano nei nodi. I nodi;della rete possono essere per-
sone o strutt~e,Se si tratta di agenti abbiamo reti più informali. Se
si trarta di attori (nei ruoli'widi) a di ,istituzioniabbiamo reti piii
formalirzate. Come .tale,'la rete sociaIe'haparticolari praprieth (refa-
zionali) come il tipo e grado.& inform~~Et&/formalizzaziune, di con-
ncttività (maglie larghe o strene)<didensità (numerodi relazioni per
nodo), e cm1 via. Studiare la'socieràcome rete.& un p d g m a rneto-
dologico che si distingue nettamente sia dai padigmi organici (che
studiano la società come un organismo), sia dai pardgmi sistemici
(del tipo tutto-parte), sia da quelli di tipo asrtapaie&o autoreferen-
zlab Esso si distingue anche dai paradi@ individualistici, in quan-
to Ia rete s o d e non consiste di un insieme di soggetti (o di struttu-
re) in relazione fra loro, mq invece consiste di uni& che sono rela-
zioni, connesse fra loro a m v e r s u i nodi. (PD),
G L O W I O DELLE PAROLE C11 1 M DELLA SOCIOLOGIA 291

Rischio soci&: CumpIessich s0eiak.egloba~ationc ha- incremen-


tato in modo espnenzide i livelli di incertezza circa gli esiti di qual-
siasi scelra, cosieché il rkckip è diventato 1IoTiilzmte del vivere quo-
ridiano (Beck). La categoria del rischio sociale identifica la,diffimltà
a combinare in modo sensato le sfide, i fini seciali, e le risorse, i mez-
zi che ciascuno ha a disposizione. In m a prospettiva xdazionaie, il
rischia va letto come 7ehziovte s m d e di a d e ~ e z 1 6 $ i ~ d e g u a t e z -
Zc6 wa sfide e Ybws@.
Tale relazione può essere.declinatain base a tre modelli compjemen-
tari, che possono essere iiitilmmte~applicatiquali smmenti di analisi
sociale: iI mo&llu dei birbgni {anali+ ddecFirotrenecessarie a snddi-
cfwe alcuni bisop*-sfideh il m&Zhdelle transazioni (verifica delia
capaciti di risposta-rirors~dei ~ogge* sociali rispetto alle domande-
sfide che loro vengono paste); il mpdeilo delle wmsizi~fti (analisi del-
le riso~sedisponibili per adattarsi agii eventi critici-$& che si verifi-
cano nel ciclo di vita fan$iare). *

h op,mo distinguere i1 concetto di rischio sociale, categoria di


per sé neutra, da quelli di p&b (sfida per la quale E. nato non es-
sere disponibili risorse a d e ~ a t e s) ~
i t w i o n e ?iscb&ta (che si deter-
mina quando le risorse messe in campo sono risultate inadeguate ri-
spetto alle sfide,producendo un esito deviante o patologico), manaUI
(4)(~i~mazione sociale di squilibrio tra sfide t risorse), edgawork
(termine utilizzato per definire Ie cosiddette *azioni al limite* - in
particolare gli sport piil rischicasi -nelle quali I'indiduo accetta una
sfida per provare a se stesso e a& altri fino a che punto è in grado di
mettere in campo risorse adeguate). (C&}
Semantica: tra&ionalmente indica la parte della linguistica che studia
il significato dei segnii in @colare quelli linguisitici; più in genera-
le, è la scienza della interpretazione dei segni e dei simboli (PD); il -
termine usato da Niklas Luhmann come sostimiw del temine
acultura~,al fine di rendere meglio il salto di wrnpIessitl che si reg-
stra nel passaggio da una differenziazione sociale stratificata a una
differenziazione funziode. La semantica, ossia d materiale stori-
co-dtuale* della smieti, non è pi6 penstabde, secondo Luhmann,
come un sistema sacide autonomo, alla Parsons, né come una sorta
di motore deU"evo1uzione sociale, ala Weber; é semplicemente un
deposito di significati sempre promi per esscre utilizzati, C quindi at-
tualizaati, nella comunicazione, ossia nel processo di aucripoiesi dei
vari sistemi sociali, che, come E noto, è un processo selctcivo tenden-
2% GLOSSARIO DELU PAROLE CHKVE DELLA SQCIOLOGIA

te a ridurre complwìt~.D a questo punta di v& 1a.sernant;caq-


presenta, allo stesa tempo, la prmm~sad e ~ i ' o ~ a z i a ~s i es h c a
(nessuna ,~pexagbneavviene &ami, ae mst 4 puQdire, .lnun vuoto
di saso) e il SUQ poter essere altrimenti (hcomape~oLszza! cioè che
si è camunve operata una gelaione r+etto a una pEwalit%&&H-
native pwsibii], a m d o m83.h radi& contingema di tritm,ciò
che h. In 0p.icaso, nei ~~o di wtrluzioue della..s&e&. .la se-
manti? deve semplicemente adamtsi alla s t n i m h & o d e de&
sxmab[SB)
Sistema soci&: 2 un insieme nan casuale di stiltus ( p ~ i z i m ~ei jmoli
(complessi di aspettative narrnativ:elewte;ad una,pmi&ne), sttuttu-
raeo in base ad uno o più criteri mdin~vi(a 1wo volta ordinati h
loro). Un sistema m d e . k t& p e d &I? sue uni&~(status-wli), han-
n a h loro relazioni cheaqpona &t:e&ti codici dtwali, e quin-
di f~mano~organizza&ni dotite di una certa stabilità ,nel tempo
(istituzioni d i ) . (PII)
Sociah guest9 aggettivo indici la reha rwi g a ~ n i ,che:*eske-kar gli
individui. Tale reaki non b né tma p~aiezione,degli individui (e delle
loro propri&), n&una mità d i t t i v i i i n d i d e n t e (&s operi at-
traverso dei dmrminismi.automad~i)., ma i n v e mr~istedek rela-
zioni che aslstonnh soggetti sociali, Con il.temim s o d e 7 pertan-
to, indichiama r+i .cancrew&a so&&, in q w m essi si oriea-
tmo e maiuii~amorecipcmidte @#CMattraversa scambi socidi);
per estensione, indichiamo anche ogni oggetto a realtà se ed in qum-
ta la sua eomreta 'esistenza e &i$ura%iom presuppone un mate-
aro di ,relazioni sociali che la sdorizkw (come enua relwiunaIe},
Dire che na p d - a 2 d a l e significa n l m e che, ,nella W-
serva=, sono.in.&;co relaibrii (&'enti& in qniamto costituiter~lazia-
&ente) che vengomo,t&ahate~conieprabI& per la so&&., in
ogni casa, il.cornetto,&s o d e mn:è s i i i o h o O ,equivalente:Né di
una p l d d (o-gran nusyeru) di.bdiv$d&(se Iion per il fatto che si
presupponeche essi abbiano fra loro certe rehziuni a motiw del nu-
mero');. né di emYt&coUmive.impersonali (E, non come ridtato di
una stor-ia.relazionde&e le ha fatte emerger& né di p b l d di po-
ve& K) emarghmiie o s*mili,@enon in quanta tali problemi &no
i1 pradatm di r d k i SO& fk-de~e&ti~$~ggd),Dire che un
fenomeno è,m&designifica indicqre-il$arto che esso 10ahce,inrela-
zione m, ossia 2 una p'oprkth emergite da un cori test^ di iclazio-
ni, che lo determinano casi e non altrimemi* cosiche emerge da un
mtesto situato &e viene agito 10 & smm agito) da almeno due sog-
getti sociali in rebione fra loro.<(PD)
kidizzaxione: si adinisee wciadiazazione il processo attrayerso il
quale I'individulo, come essel.e in relazione, viene progressivamente
minvolta nella vita sociale, atmaverso l'integrazione di molo (Par-
sons 1965). Fin dalla nascita ciascuno t insento neUa societi, ma nel
CBSO deila vita aumentano, grazie all'iduenza di diversi f a r 6 in-
tenzionali e inintenzionali, il liyflo di partecipmi~neali'organizza-
ziune sociale e di &ione al suo sistema normatipo e v a l o d e . Si è
soliti distinguere differenti &i del @&o di socializzazione e in-
dividuare spmi&cheagenzie di mck&aazimoe pxepaste a mediare il
rapporto tra individuo e società. In iuesto semo si parla di s o d i z -
wzione primaria, che avviene in. seno alla famiglia ed finalizzata a
formare la personalità d i ~ b a es ~w&iizzasion-e ~ e m n k k che , si
realizza a partire dd'insertnm# nella. mola, finalizzata ad ami-
buire una cornpeknm di ,ruolo. FamigZiu e sm~lumstimhcano Ie
due principali agenziedi sotriaiiaazim&,. a n m al gmppo deipwrm' e
a i media. In una prospettiva rhionale, cadoma le classiche distin-
zioni tra fasi e agenzie, a vantbggio di una rappresentazione acorale-
del ~pr~psso di soci;ilizaazi~&~ &e si come h m di rete.
Abbandonando una visione tekasticab ed ~e&amente neutra* della
torrn;ewUne ddl'essexe mano, si preferisce recuperare il desueto
concetto di-echmczione (41, che ualoiiizza l a d'it~ensioneetica pre-
sente in ogni rapporta s~ci&zzativo e c o n f i r s la smiabzzzione
come fatto globale in cui si intrm'wno dementi affettivi, copitivi e
I
modi. (GRS) i
Societar (sistema societaris): ii il contesto castimito da mtre le relazioni
sociali rilevanti per i soggetti sociali (individuali o carp~rati)se e in
quiint~essi ,si considerano come nxipracaraenre appartenenti a tale
ambito di relazioni. La società è una formazione relazionide di ripo
mcietario (gli individui nascooo in essa, ma poi decidono se e come
appartenervi), Variano lungo il conUnuum micre-macro. L'idea che
le sociai vadano,da.piecoli a grandi scdc non deve essere intesa nel
senso di indicara dei Livelli mnpirid prefissati o prefissabili, Il conti-
nuum mimo-tmcro è di carattere analitico e rdazionaie, in quanto
indica IivelIi e n i q e n t i all'hwrno di unità ernpiriche (non unità em-
piriche in opposizione fra loro), che sono picmle .o grandi in rela-
zione fra loro. Si va dalla societa costituita da poche persone a queI-
la costimia da milioni di persane, o addirittura d a sociah mondia-
GLQSSAMQ DELLE PAROLE CI EAVE DELLA SOCIPLOGIA 295

mette in atto in quanto ucuup determinati moli sociali. Sia l'agente


sia P a t t a sono 'esseri sociali' (sono considerati in relazione alla so-
cietà), che vanno distinti daìia persona umana in senso trascendente
(ossia il & interiore, persomie) che mantiene sempre una certa di-
stanza, rispetto a tali identir; (dette sé salali). (PD)
Soìidafieth sociah: il aiplficato più antico di soIidwietà,.socialeè stato
quello di orgaici&, la .smieti e concepita come un corpo cosutuito
da membra che sta=@ fra loro in un rappo~o.solidale$cioè di reci-
proci& funzionale. U n s a n d o significata ne fa un sinorrimo di be-
nqkwnza: solidarietà è andare verseogli alilui per aiutarli, per dare la-
ro una mano con spirito dt&rico. &a terza concezione.si riferisce
alla solida&& coma mettersi assieme p w condividere degli ideali e
degli inwassi (universalbstici o partimhristici) per renderne più effi-
cace b prnmpozi~ne.Mine, si par. di solidarietà sociale come sino-
aimdi giustizia o di equità ndla distribuzione dei beni, Lo stato &
rnlidaristk~se si preuccupp di re&zzare una redistribuzionedei be-
nì' peno chi è svantaggi;im, D Q(1992b) ~ sostiene che ciaseuna di
queste concezioni & limitita ma toghe degli aspetti impomnti che
possono essere pienamente valorizzati q010 se si capisce cbe Ia soli-
dirima sociale à un mezzo riwbolim gefte~aIizauto & circola in mt-
to la società e che assume fame diverse ell'interno dei diversi sotto-
sistemi, Bisogna quindi saper &s&pere la salidwied economica,
quella palitìca, qudIa associativa e quella inrersoggettiva. Ciascuna
di queste.furme ha il proprio cadice simbalico e normtivo, h me
pratiche e le sue regole. (LC)
So~rasmttura:con questo &mine Marx indicava tutto ciò che nella
smìet; è smpbceniente un ariflessa* deU'unica vera struttura: reco-
nuda. Da questo punto di vista, religione, arte*politica, diritto, la
stessa cosoiema individualevengono ridotte a proiezioni ideologiche
di quelli che sono gli interessi economici dominanti neUa s a i d .
Oggi, sopramitts dopo la Babilitazione ddl'elernenta s o v m m -
rde operata da Antonio Gramsci, anche tra i marxisti, la rigidiG del-
la dialettica m h a n a smmira-sovrastmtttmsembra essere stata ac-
cantr>nata;di faxm per&,macherata dietro la praehmara autonomia
di tutti i sisamisociali, essa sembra riproporsi in c e m forme di fun-
zionalismo, h quali, si penai a Ldmann, per edm essere indifferen-
ti, finiscono per assecondare la 18gica dei sistemi s o d i più forti e
per Ramibuire salenna sommtcurde a rutti gli altri, [SB)
Stata Wehr definism 10 stato nelmado seguente: "Per stato si deve in-
teadère m4hpresak~twbnaledi carattere palitico neh qu& e -
-
ndia misura in cui l'apparato aminr'sc~a&c+ avanza con succe~so
una pretesa .di monopolio della cowdzione fisica kgitthaI in vista
deli'amaziofie degli urdinam&." ( W e k 1984: 531, Lo Stato eser-
cita il potere attraverso un codice .shboIico, ci& mediante ua cor-
pus di regole generalizzate (1diritto) che si ,basa 8U una di-ione
direttrice fondamentale: quella fra potere legittimo c patere illegtti-
rno. Grazie al codice dd diritto lo Stato può,distinguersiJdiffecen-
z k i dalla sacieth civile, definendo quali sano i poteri che gii altri at-
tori sociali possono legittimamente usare e. quali no. Per Wtber lo
Stata moderno qudla in mi la l e g i e d del potere dipende.dalIa
sua Iegalità, &E &I fatte che il potere si presenta carne derivato da
un ordiriamenm normanVo costituito e: acc@mt;lo e si esercita riapet-
tanti0 le regole e le pro&ure.che xale ~ r d i ~ e mprevede.
to
Dal punto di vista concrew, TQ sraw opera am-avemo nn insieme di
istituzioni in pane dotate di potvq savrano, ci& originario, e in par-
te di pbtere delegato. NeIk aita forma più semplice L stato moderno
si era a svo1get.e poche funzioni di governo (difesa, moseu,
t a s s i z h q giustizia) mi ci02 uno k s k c ~minimo&;nel corso soprat-
tutto del secolo m Io stato ha allaigamptogre~$ivamente i suoi ,am-
biti di i n m e n t o nel setto= delle pditiche eonamiche e sociah,,si è
così passati Allo stato IihraIe, allo stato soohle o webw state(-*).
(IC e GR) t

Statira/ruolm lo smtws-molo è l';elemento .costituzivo dd sistema.socia-


le. L'autore che ha cmcettualipat~il ~~rnplessa stanis-nido come
*unità deUa posizione &l soggetto nel s i s m a s.aiaier i s p m agli.&
tfi sqgettim 8 Parsom (1965: 32). Lo stams in&, pertanto una pa-
&ione in un siscema sociale.(-) e implica aspettative rwiprwhe di
azione rispetto a colaro 'CMoccupmo ,altre posizioni nella stessa
struttura; l'=p* dinamicrrdelio srams, owwo eib che un indivi-
duo deve essere o fare per il fatto,di occupare una determinata posi-
zione, si definisce nido: U ~ sOa n i s considerato in se,stessonon
avrebbe aIcumn si@-ifi-to se comideraro iadipdenterne~mtedal suo
molo e viceversa, Lo s w s v i w attribuito mediante I'allrclcaziane di
furiziuui h a 5 (-1, nel senso che è espcessione-siadel grado edd li-
vello di mihppe d e k ssrumraixione hrdipmdente di una soci&,
sia deWinsieme di gidii di valare seconda i quaii gli individui ven-
gono dzssifccari. Limmn<(1936). ha:p p o sto per primo la distiazione
tra - che sona il timirato deii'attrihiene di umaa certa
GLOSARIO DELLE PAROLE CHMW DELLA SOCIOLOCM

posizione funzionale e di valore - e S ~ ~ Cacq&sdi


M - che sono inve-
ah il &ulram delle azioni dell'fividuo. Esistano diversi criteri per
Yarnitiu~o~~deiio mms, quali il sesso>I'età, la parentela e i fattori
suciali; ogni individuo --in ogni momento della sua vita - occupa di-
wni status @lrrniolhmzione),che sono spesso crrmbinazlonidi ele-
mmti ascritti e acquisiti. I1 m& consiste nel mmpowmeMo cortfor-
m a i l o strstm, ~oweroin un genere di &ne strutturata che si veci-
fica - oltre che per il suo'legame con w a posizione - per il fatto di
passdere sempse una &nensiorn tzomticw (nei se1150 che il suo
comenut~viene sempre d&im in basi&ali6 aspettative esistenti nei
suoi confronti, le quali assumono diterse gradazioni di dovmsità) e
il cardttere dPlh re~$~rocifri(in nessun mio pu6 realizzarsi
se non Li presenza di mun'interfac~ia. ad esso cgllegsa). Si definisce,
inoltre, in base &e aspemativt qmte dal soggetto in merito aI
proprio agire a da altri soggetti rewone dl'occupmte un deter-
minato status, l'mtodefiaijshne e: t'wodefmizine di r d h che m-
stituiscono diverse modali@con ie quali p6 essere cancepiro e vis-
suto un molo. In quesronseasnil molo- presenta, oltre al carattere
strumirale e quindi n o m t i ~ asia, un margine & &crezionalità da
parte di chi la m i g e , sia u a person&zazione legata aile differen-
ze soggettive. h caso di diversiti comrastanti mbtive alk aspettati-
ve di mola.si parla di m$ipti di wob, (Gw
Stratiihaxione sixiaie: ifidica il processo di wllocazione di individui
e/o gruppi (famiglie, gruppi etnici, ecc.), che possiedono caratteristi-
che comuni, in un continwm di pOsiziohi sociali ordinate gerarchi-
camente indunascala (skd sv&h) che si'distinguonotra loro, in ge-
nerale, per il diverso ammontare di riccheua, di potere e di presti-
gio, ma anche di istruzione, di s d e di vira e di capacità intellettuali o
fisiche. Ogni suato si relaziona agli a l t i in una posizione superiore
o ideriae. Esistono sistemi di s&ficazione tendenzialmente chiu-
si, che non permettono il passaggio da uno strato alilaltro, e sistemi
tendenzialmenteaperti, in cui non vi è un confine preciso fra i diver-
si strati ed il passaggio b g o h s d a sociale, sia in senso ascendente
&e discendente, è relativamente agevole. Questa possibilità di passa-
re da uno strato dl'aitro, che le società avanzate dichiarano di favo-
rire in modo specifico, si indica m1 termine mobilitk sociale, che rap-
praenm h dimensione dinamica d& strarificazi~ne,(1C)
Struttura sociale: la struttura saciale non è n6 uno schema di compor-
tamenti individuali aggregati, per quarim stabile nei tempo, come
GLOSSARIO DELLE PAROLE Ci-AYE PELLA SOCIOLOGIA

vorrebbaro gli individu&ti metdologici (che la imendono come ri-


sultato di azioni individuali aggregatea pemistmu), né una regolarità
simile ad una l q g e deterministi~ache governi il eamportarnenro dei
fatti sociali similmente alle *one mmeaziich~e naturali come vor-
rebbero gJi olisti m~todologici(che reificano il eonceao,separando
empir&ente h strumira dall'agire). Essa è, invece, una f m a rea-
lc di organizzazione sociaie che emerge da un insieme ,nonc a d e
(ma contestudmeatedeterminare) di relazioni saciali fra soggetti che
omupano sratus-moli. Come de,la stnittura s o d e ha una reai& e
un dinamismo proprio, analiticamentedistinto d d e azini, hquan-
to: a) s i configura come proprieti emergente di relazioni che prece-
dono gli occupami degli stanis-m& bJ mostra un propri^ powe,
perché sostiene cene tendenze e patenzialiG attraverso vineoIi, in-
centivi, premi e sanzioniche condizionkno l'agire; C ) dipende da re-
lazioni che hanno proprìetà qau&;iIiindipendemi dall'agire umano e
non sona semplici a s w i n n i dal comportamento ripetitivo e rouri-
I
nario degii *mi. (Pb)
Teoria critica: quando si parla di tearia critica si alhde in genere agli au-
tori d e h cosiddetta Scuola di Frar@foxteJa cui prima generiione
riehiaria in particoiare i qomi di Admo e Hofkbeimex, la seconda
il nome di Juergen Haberme. Esasperando il motivo weberiario dei
valori che neeasariamenw guidano la nostra conoscenza, fino a far-
ne Io riprova dell'inconsfstenza deila tesi & l l ' ~ a i v i t ke quindi dei-
la avaiutaUvit5, appropripdosi inoltre d d e tesi, sempre weberhe,
sulla burocratizzazioeee il m q e a t e dispiegamentodella rdonalità
strumentale., combinarle irifine coa YanaEsi d a n a della ,so-
cied wpitalistic~i fodamridel celebre Imtit~~tfiw Soz~fmcbwg
di Frmdom, emigrati.in America a seguiui d d a presa del potere
in Germ;uLiada p--& Hidw elaborano una teoria della socieri, il
cui scopo principale q d o d d ifar emekgere le contraddizioni insite
d'interno.dda soci& stesne che pe&to si configura sapramtto
insenso crkico-n~rmativb,&egli autori della prima generazione ta-
le critici& assume un caratrere tanto radi& qumm utgpiS&o: al-
l'e$istence viene.cantrappostsil *totalmente altro*; nella seconda ge-
nerazione, invece, si pensi a fibmmas, essa si fa piii sobria, configu-
randosi come criria delle distorsioni comonicativr, volta a salva-
guardare le istanze dd *mondo della vita* dai tentativi di colo&za-
zione da parte di quelle *sistemiche+. (SB)
Welfare state: quando si parla di wdfrtfe-te ci si rifwisce d uno spe-
GLOSARIO DELLE PAROLE CHTAVE D E U SOCIQLOGEA

cifico tipo di assetto istituzionale, cioè di relazione fra snto, merca-


to e società civile, che si affermato come idea matura ne& a m ì '40
di questo secolo (dopoil New Ded, J.M. Keynes e Lord Beveridgc)
in gmn parte dei paesi europei, Se consideriama solo i fattori interni,
le earattetistiche peculiari del modello di welfare state sono 4: a) un
iatemnto economico della stato, volto a superare le debolezze del
mercato per realizzare una condizione di pieno impiego; b) l'istro-
drczhne di m shemrc di simrezqg s o d e , virtualmente esteso a tut-
ta la popolazione, cui è assepro non solo il compito di proteggere
dai rixhi ma anche di carreggerel a &tribuzione iniqua dei redditi e
della ricchezza prodotta dal mercato; C ) il consmo di masscs. I1 capi-
talismo del we&e stcste si distingue dai modi anteriori di accumula-
zione perchd fa partecipare la forza lavora al progresso economico
attraverso una politica salariale couegata aIIaaumentoddla produtti-
vità; d) un nrcowo tipo di rehzioni'ind~st&Li, il mi nuclea è formaro
da un accordo fra u p i d e 9 lavora. ~'ac~brdo comprende diversi ele-
menti, i più importanti dei quali sono il riconoscimento pubblico dei
sindacati e I'istimzionalizaaWone dei conflitti di classe, cioè un siste-
ma di regole formali cui in caso di conflitto devono uniformarsi en-
trambe le parti presenti sd me'raeo del 'lavoro, (IC)