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Carlos José Hernando Sánchez

Tempi di cerimonie:
Miguel Díez de Aux
e la corte vicereale di Napoli

artstudiopaparo
Carlos José Hernando Sánchez

Tempi di cerimonie:
Miguel Díez de Aux
e la corte vicereale di Napoli

artstudiopaparo
Carlos José Hernando Sánchez
Tempi di cerimonie:
Miguel Díez de Aux
e la corte vicereale di Napoli
Saggio integrativo al volume
Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli, 1503-1622
a cura di Attilio Antonelli, Napoli, 2015

Progetto editoriale e grafico


artstudiopaparo

Hanno collaborato:
Ilaria Telesca
Referenze Fotografiche
Per la cura redazionale, l’apparato iconografico e l’indice onomastico
Simona Zimbardi Archivio Attività Culturali, Intesa Sanpaolo: 1
Per la revisione dei testi e delle traduzioni Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”*, Napoli: 5,
10, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24
Laura Palumbo Fundación Archivo Histórico de la Casa Ducal de Albur-
Per la traduzione dallo spagnolo delle pp. 9-20 querque, Cuéllar, (Segovia): 6, 7
Milena Viceconte Fundación Casa de Alba, Palacio de Liria, Madrid: 8
Per la traduzione dallo spagnolo delle pp. 21-92 Institución Colombina, Siviglia**: 3, 4
Luciano Pedicini: 13, 14
Si ringraziano: Pio Monte Della Misericordia, Napoli: 2
Luciano Garella Polo Museale Della Campania***: 12
Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli Rijksmuseum, Amsterdam: 9, 11
Floriana D’Ausilio, Maria Chiara Durante, Ilaria Telesca, Serena Terreri *Per gentile concessione del Mibact © Biblioteca Nazionale di Napoli.
Si fa espressamente divieto di ulteriori riproduzioni o duplicazioni con
Gruppo di lavoro del Progetto Cerimoniali
qualsiasi mezzo.
Il Pio Monte della Misericordia per Le Sette Opere di Misericordia **Per graziosa concessione del Capitolo della Cattedrale di Siviglia.
Le Istituzioni per aver concesso l’uso delle immagini ***Per gentile concessione della Fototeca del Polo Museale della Campania.

Con la collaborazione di
Soprintendenza
Archeologia, Belle
Arti e Paesaggio
per il Comune di Napoli

Con il contributo alla stampa di

© Copyright dicembre 2016


artstudiopaparo srl - info@artstudiopaparo.com
,00
ISBN 978 88 99130 4599-0
Sommario

Prefazione
FRANCESCO BENIGNO ................................................................................................................................................5

Presentazione
ATTILIO ANTONELLI ..................................................................................................................................................7

Introduzione
UNA CITTÀ DI CERIMONIE...........................................................................................................................................9

I - LA CLESSIDRA E LA SQUADRA: UN’IMMAGINE CERIMONIALE ................................................................................21

II - UN LIGNAGGIO CERIMONIALE ............................................................................................................................27

III - SCRIVERE LE CERIMONIE ...................................................................................................................................37

IV - UN VICERÉ PER UN TEMPO DA CERIMONIE ........................................................................................................51

Indice onomastico ....................................................................................................................................................93


Prefazione

L a riflessione di Carlos Hernando Sánchez, il più importante


degli studiosi stranieri della storia del Regno di Napoli, at-
torno all’inedito Libro delle cerimonie (1622) di Miguel Díez
di prescrivere condotte a valere in ogni contesto, ma al contrario
indica possibilità di azione in casi specifici. Il mondo qui de-
scritto non è infatti quello ristretto delle cerimonie di palazzo,
de Aux, nuovo frutto del laborioso impegno di Attilio Antonelli, ma il più vasto universo dei comportamenti pubblici di viceré
si inscrive felicemente nella crescente attenzione al tema del alle prese con la molteplicità dei poteri, degli stili, dei gruppi,
cerimoniale in atto da qualche lustro. Rotti gli schemi con cui dei costumi di cui si componeva la società d’antico regime. La
si disegnava un’ininterrotta vicenda storica incentrata sulla co- presenza nel testo di storielle esemplari (sul fedifrago Saavedra,
struzione centralizzata e burocratica dello stato moderno, la governatore di Rossano, su Francisco Blanco, truffaldino ar-
storiografia europea (a partire dagli anni Ottanta del Ventesimo rendatore delle farine o sulla procurata esplosione di un’osteria
secolo) si è rivolta piuttosto al tema della corte e alla natura frequentata da banditi) così come quella di azioni di repressione
clientelare e fazionale del potere. A fianco di essa è, però, cre- altrettanto esemplari compiute a seguito di eventi di conflitto
sciuta anche una nuova considerazione per la dimensione cul- sociale (come il noto caso del linciaggio nel 1585 dell’eletto
turale e intellettuale dell’universo cortigiano, che, stimolata dal Starace) denotano pertanto un testo che si potrebbe definire,
recupero delle tesi di Norbert Elias, è stata promossa in Italia con qualche audacia, di «casuistica cerimoniale», dove l’espres-
da studiosi del calibro del compianto Cesare Mozzarelli e di sione serve a sottolineare il carattere aperto e indeciso di com-
Amedeo Quondam. Oggi, mentre gli studi sulla vita politica di portamenti da prendere, ispirandosi certo a principi generali,
corte denotano qualche stanchezza, gli studi sul cerimoniale ma che vanno continuamente riadattati a contesti nuovi, mute-
mantengono slancio. Convergono in questa spinta la dimensione voli, problematici.
interdisciplinare che essi impongono (e che consente il dialogo Il vasto e straordinariamente erudito commento di Her-
tra storici della politica, della letteratura, dell’architettura, delle nando suggerisce poi, al di là di tesi che meriterebbero un’ap-
arti visive, dell’urbanistica etc.) e la persistente fascinazione posita discussione, un aspetto decisivo: invita cioè a riflettere
per l’universo simbolico e per un cerimoniale inteso come eti- su come sia impossibile ormai lo studio di queste tematiche
chetta, un sistema chiuso di norme che, fissate dall’alto, regoli lungo traiettorie esclusivamente “nazionali”. Siamo in presenza
l’universo dei comportamenti sociali. di una circolarità di modelli culturali che costringe ad allargare
La pubblicazione di opere come questa di Díez de Aux, lo sguardo, non solo al composito quadro della Monarchia spa-
frutto della sua quarantennale esperienza di maestro di ceri- gnola, ma, anche al di là di essa, all’intero Vecchio Continente.
monie del Regno di Napoli, costituisce un eccellente antidoto Oggi che le fondamenta dell’Unione Europea sono scosse, si
contro tale rischio. Siamo in presenza infatti di un testo che, dovrebbe abbandonare l’ambiguo dibattito essenzialistico sulle
come nota giustamente Hernando, ha una caratterizzazione es- radici della sua identità e adottare un’impostazione processuale:
senzialmente diaristica. Non che manchino intenti prescrittivi, indagando perciò quel secolare e fitto intreccio di scambi, pre-
ma essi sono basati essenzialmente su un modello esemplare: il stiti, conflitti e influenze reciproche che hanno fatto l’Europa
testo è cioè costruito sul racconto di comportamenti adottati così come oggi la conosciamo.
da viceré nel passato adatti ad essere utilizzati da quelli in
carica. La memoria fa così da tramite col presente e getta le Francesco Benigno
basi per la dimensione performativa del testo, che non pretende Università di Teramo

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Presentazione

I n un non troppo lontano 2010, sulla porta del Palazzo


Reale di Napoli, Giovanni Muto, il patron della collana
sui Cerimoniali della Corte di Napoli patrocinata dalla mia
per non dirla amicizia – con Miguel Díez de Aux è tale, che
l’amico – il suo testo – non ha più segreti per lui. Grazie alle
lenti dell’erudizione storica può dare una lettura intelligente
Soprintendenza, mi presentò Carlos José Hernando Sánchez. – profonda – delle parole e del comportamento del maestro
Avevo chiesto a Giovanni di suggerirmi una rosa di saggisti di cerimonie. Quello che per noi è un racconto di cerimonie
che potessero adeguatamente commentare i testi del primo per Carlos è un diario personale, intimo, che dietro i fatti la-
volume dei cerimoniali che stavo allora allestendo. Mi basta- scia trapelare sentimenti, passioni, preferenze dell’autore.
rono pochi minuti per convincermi che avevo trovato l’autore Questi, un personaggio apparentemente minore della vita
del saggio più lungo e concettoso del Cerimoniale del viceregno dell’epoca, ci dice di quest’ultima con le sue parole più di
spagnolo e austriaco di Napoli 1650-1717: quanta sapienza sto- tante ricostruzioni storiche. A volte, per l’uso del discorso
rica nel suo scritto sui viceré a cavallo di Stanzione e Ribera! diretto, si ha l’impressione che qualcuno abbia registrato pa-
Dopo la sosta del secondo volume su un’inedita Napoli role e dialoghi in diretta, dalla viva voce dei protagonisti. Il
austriaca, Carlos e la sua dottrina tornarono a venirmi in mente duca di Alcalà, il conte di Lemos, il conte di Benavente so-
quando si trattò di pianificare il terzo volume dei cerimoniali prattutto, e così tanti altri protagonisti di queste pagine, bal-
ancora sulla Napoli spagnola. Assegnai di nuovo a Carlos, zano fuori dal libro di cerimonie come persone vive, tratteg-
senza ombra alcuna di dubbio, il lavoro del saggio di apertura giate con forza, a tutto tondo.
lungo e concettoso. Non avevo però fatto bene i conti con la Díez de Aux non è un biografo ma un cronista colto –
spietata concorrenza di un ponderoso volume sul Gran Capitan «ho letto molti libri», scrive nel prologo del suo testo – e, so-
“cantierato” da Carlos in quel periodo. Il lungo braccio di prattutto, un servitore fedele che ha «lavorato e servito per
ferro per avere in tempo il mio, cioè il suo, saggio su Miguel quarant’anni il Palazzo Reale di questa città e Regno». È un
Díez de Aux mi vide combattere strenuamente per poi soc- testimone oculare privilegiato del governo di molti viceré nei
combere. Con sincero, reciproco, dispiacere il terzo volume decenni a cavallo tra il XVI e il XVII secolo quando la Spagna
sui cerimoniali vide la luce senza il suo contributo. vive un lunghissimo glorioso tramonto. Lo si legge volentieri
Appena dato il si stampi, mi arriva da parte di Carlos il perché è appassionato cultore de la grandeza e della gravedad
testo del suo saggio, come se nulla fosse successo. Dopo dei viceré da lui serviti in qualità di maestro di cerimonie ed
qualche giorno di punizione in un cassetto, lo leggo e rimango usciere maggiore. Oggi lo si definirebbe un civil servant, un
fulminato: era il “mio” saggio tanto sognato. «Merita di essere servitore modello dello stato, attraverso il servizio diretto
pubblicato», mi dicevo. Parlo con Pompeo Paparo, che ac- alla più alta carica nello svolgimento dei suoi doveri più rap-
cetta di preparare il volume. Poco dopo vado in Spagna e presentativi e carichi di valenza civile, morale e politica. At-
Hernando riesce a spiazzarmi ancora dicendo «ho scritto traverso il cerimoniale dei viceré passa infatti un distillato di
un’introduzione al mio saggio, me la pubblichi?». L’epilogo maestà regia e di statura civile e politica che ogni viceré –
di tutto ciò è nelle mani del lettore. pur seguendo la prevista etichetta consacrata dall’uso e dalle
Carlos Hernándo passeggia nella Napoli del ’500 e del direttive di Madrid – rappresenta a modo suo, lasciandovi
’600 come noi nei corridoi di casa. La sua frequentazione – impressa la sua personalità.

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Il prisma del cerimoniale ci restituisce così, in modi inediti, gletto: la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli a piazza Mu-
una Spagna perfettamente a suo agio a Napoli – la città più nicipio. Volesse il cielo che Italia e Spagna facessero a gara
spagnola al di là delle sue frontiere naturali – e ci parla della per valorizzarla e recuperarla.
corrispondenza, mai servile, solo talora turbolenta, della fe- Un amico, l’ennesimo spagnolo innamorato di Napoli, José
delissima e nobilissima Città alle prerogative e alle esigenze Vicente Quirante Rives già direttore del Cervantes, appena
della Corona ove il suo Regno è ora incastonato come la arrivato qui in città, scrisse un breve saggio spiegando, non so
perla più ricca. se ai napoletani o agli spagnoli, il rito – la cerimonia – del
Di quella età, di quegli uomini e di quella corrispondenza caffè. Terminato il suo mandato, prima di tornare a Madrid,
tra Napoli e il suo Regno e Madrid e il suo impero ci parla pubblicò con Grimaldi un felice volume intitolato Napoli spa-
ancora la Napoli di oggi, la cosiddetta Napoli spagnola, che gnola e, ormai già in Spagna, un altro, speculare, il Viaggio na-
non è solo quella circoscritta dai Quartieri ma è tutto il peri- poletano in Spagna seguendo le tracce dei nostri artisti in loco.
metro della città “vissuta” dagli spagnoli del Cinquecento e Lo ringrazio qui per avermi sempre incoraggiato nei miei studi
del Seicento ove toponomastica, lapidi, stemmi araldici, pa- sul Viceregno spagnolo. Con lui ringrazio Carlos per avermi
lazzi, chiese, ville testimoniano tale ascendenza e tale affinità; trasmesso la passione per questi anni e per queste figure – i vi-
ove accento, musicalità e lingua di oggi, rinviano alla lingua ceré – di cui in Spagna cominciano a scoprire la grandezza e
materna di Cervantes e degli Álvarez de Toledo; ove gusti, che meritano di essere meglio conosciuti anche a Napoli.
abitudini, cucina, orari rimandano a quelli spagnoli. Di questa
Napoli spagnola conserviamo un monumento simbolo tanto Attilio Antonelli
carico di significato e di memorie quanto trascurato e ne- Palazzo Reale di Napoli

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Introduzione
Una città di cerimonie

N el 1627, durante il viceregno del V duca d’Alba, Anto-


nio Álvarez de Toledo, Nicolò Perrey incise per la prima
volta la veduta di Napoli (fig. 1) che un anno prima aveva fi-
suto urbano del potere. Nell’angolo superiore di questa ve-
duta archetipica lo stemma della Monarchia di Spagna, sor-
retto da due cherubini, è affiancato dalla figura protettrice
nito di disegnare il topografo calabrese Alessandro Baratta1. della Madonna col Bambino. Tale riferimento religioso fa da
La città appare ritratta in modalità panoramica, con il punto coronamento all’esibizione dell’ordine sociale e politico, che
di osservazione ideale nel centro della baia. Così come nella si trova come basamento della veduta urbana nella parte in-
Tavola Strozzi, nella tavola di Brueghel il Vecchio e nella feriore di questa. Lungo un bordo orizzontale, situato tra le
pianta di Antonio Lafréry, il mare campeggia in primo piano didascalie storiche e la legenda analitica della città, si dispiega
e fa da sfondo a una parata navale. La Tavola Strozzi, primo un corteo il cui significato cerimoniale appare riassunto nel
ritratto conosciuto della città, fu elaborata a Firenze come titolo scritto dall’autore6. Lì si trovano, raggruppati secondo
un regalo di corte per commemorare il trionfo di Ferrante I un ordine di precedenza che implica la centralità del pro rex
d’Aragona sulla flotta angioina presso l’isola d’Ischia nel come garante della fedeltà e magnificenza di tutto il Regno, i
14652 ed era esente da qualsiasi carattere divulgativo che an- componenti degli alti organi collegiali del governo: i giudici
dasse oltre gli appartamenti reali a cui era destinata. Un della Vicaria, delle sezioni civile e penale, i Presidenti della
secolo dopo, la tavola di Brueghel, realizzata forse dieci anni Regia Camera della Sommaria, i membri del Consiglio di
dopo il soggiorno del pittore fiammingo a Napoli, è un eser- Santa Chiara, i reggenti del Consiglio Collaterale e i consiglieri
cizio di memoria topografica che evocava la difesa del Regno di Stato, seguiti dal viceré, accompagnato dal sindaco, dal
davanti alla minaccia navale franco-ottomana del 15523. In- capitano della guardia, dall’usciere maggiore e dai portieri
vece, il bisogno di descrivere la grande espansione urbanistica del Palazzo vicereale con il re d’armi, tutti scortati dalla no-
intrapresa a partire dal 1543 da Pedro de Toledo – il viceré biltà: i Sette Uffici del Regno, gli Eletti della capitale coi loro
che, dopo la conquista del Regno da parte del Gran Capitano quattro portieri, i principi, duchi, marchesi e conti del Regno,
nel 1503, consolidò le istituzioni e la corte di un governo in a cui seguono, chiudendo il corteo, gli ufficiali militari della
assenza4 – portò a ideare sotto forma di incisione la pianta di corte: i cento contini vicereali, gli otto capitani di giustizia,
Étienne Dupérac, pubblicata a Roma da Antoine Lafréry nel gli otto trombettieri e il portiere dei contini. Lo scopo di
1566. Nello stesso anno la pubblicazione del dialogo Del sito questa rappresentazione in movimento dell’ordine sociale,
et lodi della città di Napoli di Giovanni Tarcagnota – dedicato proiezione della corte in città, appare dichiarato dallo stesso
al principe di Spagna, don Carlos – offriva una sintesi storica Baratta che, rivolgendosi ad Antonio Álvarez de Toledo, fa
e politica della città rappresentata nell’incisione panoramica, allusione al “nuovo chaos” del Regno per contrapporlo al
coincidendo con l’ordine dato dal viceré Pedro Afán de Ri- “buon governo” che stava configurando una “città nuova”7.
bera, I duca di Alcalá, di proibire l’ampliamento urbano Nel 1622, quando si preparava a fare la sua entrata in città,
oltre le mura toledane5. lo stesso viceré per cui Baratta fissò questa rappresentazione
Rispetto a tali precedenti, la veduta di Baratta – che sarà urbana – sia fisica che ideale – era stato fatto oggetto della de-
pubblicata con varianti negli anni successivi – metteva assieme dica della prima opera che pretendeva comprendere tutto l’in-
il significato cerimoniale con la volontà di diffusione del tes- sieme del cerimoniale vicereale. L’autore, Miguel Díez de Aux,

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1. Alessandro Baratta (disegnatore), Nicolas Perrey (incisore), Giovanni Orlandi (stampatore), Fidelissimae urbis neapolitanae cum om-
nibus viis accurata et nova delineatio aedita in lucem ab Alexandro Baratta MDCXXVIIII…, incisione su rame, 1629, Napoli, Certosa
e Museo di San Martino (proprietà Collezione Intesa Sanpaolo).

aveva ricoperto durante vari lustri l’incarico di usciero maggiore mente diversi dai nostri8. Si tratta di valori aristocratici – dove
nel labirinto di uffici che componevano la casa e la corte dei la forma e l’espressione non si possono separare dal contenuto
viceré. La sua carriera a corte rispecchia tale sistema di rap- – e, soprattutto, dai valori del cortigiano, codificati dal trattato
presentanza in un momento di maturità politica e culturale che pubblicò a Venezia il conte Baldassarre Castiglione nel
che fronteggiava l’inizio di una crisi. Perciò, come la veduta 1528 dopo che Vittoria Colonna fece circolare il suo mano-
del Baratta, l’opera di Díez de Aux ci permette di addentraci scritto a Napoli dal castello dell’isola d’Ischia, corte della
nella storia globale del potere, nelle molteplici ramificazioni grande stirpe italo-spagnola degli Ávalos – avversaria storica
dei corpi e settori sociali che si fondavano su valori completa- dei Toledo – e che nel 1534 Juan Boscán tradusse in spagnolo.

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Da allora si era diffuso il suo culto alla moderazione nell’espri- poli le indagini sul cerimoniale vicereale sono più recenti,
mersi, al protagonismo dei gesti e alle buone maniere mediante anche se stanno ricevendo nuova linfa grazie ai testi pubblicati
l’adeguamento dell’anima e del corpo a un ideale comune di da Attilio Antonelli. Tra questi figura l’edizione recente del
eleganza, armonia e distacco9. libro di Miguel Díez de Aux, in cui nell’introduzione Anto-
Assieme alle vicissitudini di questo modello ideale, l’inte- nelli stesso apporta dati importanti sulla biografia, finora
resse per l’intreccio di incarichi e fazioni cortigiane, quali quasi ignorata, del più influente maestro di cerimonie del
elementi di uno stesso universo cerimoniale e politico, ha periodo vicereale. Sono emerse così alcune notizie sulla sua
conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi decenni. A Na- famiglia e documenti rilevanti della sua carriera a corte che

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completano le menzioni sparse dentro la sua opera. Special- da Burckhardt è stata associata con la cosiddetta età moderna,
mente significativi risultano i dati sul patrimonio accumulato non può ignorare una componente sacra ancora decisiva e
dal maestro di cerimonie durante il prolungato esercizio di non sempre contrapposta. A Napoli l’evoluzione del potere
un mestiere di corte tanto influente quanto riservato, per ciò vicereale – delle sue forme, idee, immagini e spazi – rispecchia
che riguarda le fonti. Il fatto che Díez nel 1599, in coincidenza questa doppia dimensione sacra e profana nella città e nel Re-
con l’inizio di un nuovo regno, aprisse un conto nel Banco gno, che condizionò anche il suo inserimento nella Monarchia
di San Giacomo in cui depositò alcuni gioielli di notevole di Spagna. Sia in ambito civile che religioso, il discorso della
valore economico e simbolico si integra con la scoperta della corte organizzò la convivenza in un tempo in cui i nobili
sua dimora, vicina alla parrocchia di Sant’Anna di Palazzo. erano guidati dal “bisogno d’eternità”12. Tale discorso si pla-
A questa chiesa, la quale univa gran parte della nutrita co- smò in immagini, parole e spazi di una memoria in continua
munità spagnola che era al servizio della corte vicereale, si rielaborazione che, come gli emblemi e le imprese, trasmette
trovavano vincolati altri membri della famiglia Díez de Aux. attraverso testi stampati e manoscritti i principi di una società
Inoltre, ora sappiamo che Miguel si sposò nel 1607 con una che non conosceva le nostre artificiose divisioni disciplinari e
regnicola originaria di Bari, Zenobia de Beni, ulteriore esem- metodologiche. Tali immagini e tali parole sono parte di una
pio delle numerose unioni miste che sfumarono la differenza cerimonia continua che descrive gli spazi dove vive col suo
tra nazioni e facilitarono la naturalizzazione degli spagnoli sguardo, ora silenzioso. Secoli fa, tali figure parlavano con
che avevano messo radici a Napoli. Grazie a questi cenni e l’eloquenza della retorica classica. I libri di cerimonie, come
ad altre osservazioni, come quella del distacco di Díez de quello di Miguel Díez de Aux, ci permettono di ascoltare an-
Aux dal VII conte di Lemos, siamo in grado di ricostruire cora una volta la loro voce. Ma questi libri, che conservano la
con maggiore sicurezza una biografia che, nonostante le la- memoria più intima del potere, sono di difficile accesso e la
cune persistenti, risulta fondamentale per intendere l’opera loro lettura ha bisogno di spiegazioni. Il linguaggio che usano
a cui diede origine e l’insieme della cultura cerimoniale e è lontano a tal punto che, al di là della lingua – spagnolo o ita-
simbolica che volle ritrarre10. liano che sia – le parole, il ritmo e il loro significato possono
Come dimostrano queste scoperte fatte dai documenti, l’in- essere compresi solo mettendoli in relazione con le immagini
teresse crescente per la cosiddetta Italia spagnola o Italia de los e gli spazi che accompagnavano tutto ciò. I criteri di decoro,
Austrias sta rinvigorendo una prospettiva storiografica globale reputazione e onore che sorreggono il cerimoniale del cosid-
che prevede di decifrare le chiavi di un linguaggio politico e detto ancien régime possono essere trattati solo partendo dal-
una mentalità sociale inavvicinabili per le nostre categorie mo- l’analisi completa delle fonti più disparate, includendo in par-
derne di stato, nazione, società o cultura. Se quest’ultimo con- ticolar modo quelle letterarie e artistiche. Anche per questo è
cetto è una costruzione del XIX secolo, cultura nobiliare e cul- necessario studiare la circolazione di tali valori e del loro modo
tura di corte sono categorie che comprendono realtà diverse e, di manifestarsi nei diversi ambiti europei e, specialmente, nei
occasionalmente, anche opposte, come riflette la permanente territori spagnoli, italiani e fiamminghi di una monarchia che
revisione storiografica. Si va dall’impostazione sociologica giustamente potrebbe essere definita come una Monarchia
con impianto psicologico di Norbert Elias, influenzato dalla delle corti, delle nazioni e delle stirpi13.
teoria del potere di Max Weber, alla interpretazione socio- Rispetto al carattere atipico della cultura spagnola su cui
culturale di Otto Brunner, fino alla lettura politica della corte alcuni autori14 continuano a concentrarsi, il cerimoniale vice-
come spazio fatto di norme laiche e ristrette agli strati privi- reale di Napoli – come quello di altre corti provinciali della
legiati che orientarono la civiltà europea, così come appare Monarchia, da Palermo a Milano, da Bruxelles a Lisbona e
negli studi di Amedeo Quondam. Tramite questi studi è af- fino alle Indie – condivide lo stesso linguaggio non solo con le
fiorato un sistema fatto di parole, immagini e spazi che sfida altre corti italiane, ma anche con le corti gemelle di Vienna e
l’inerzia dei modelli prestabiliti11. La stessa nozione di laicità, Praga e persino con le corti rivali di Parigi e Londra. Tale uni-
influenzata dall’immagine secolarizzatrice che a cominciare tarietà di espedienti, però, racchiude una diversificazione di

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formule. Si tratta di una grammatica del potere che comprende rendeva manifesta la sua inclusione nel grande organismo
diversi linguaggi in funzione dei differenti organismi politici, della res publica. Senza dubbio, una profonda conoscenza
dotati ognuno di un proprio vocabolario e una propria sintassi. delle norme del cerimoniale era in principio riservata a pochi
Questa grammatica risponde a una serie di norme che vennero – come la scienza delle fortificazioni – e solo lentamente co-
sistematizzate agli inizi del XVII secolo. Nel 1611 – lo stesso minciò a diffondersi. Questo sapere nascosto è l’opposto
anno in cui viene pubblicato il trattato di Giovan Francesco della propaganda18, dato che apparteneva al lato arcano del
De Ponte sulla funzione del viceré e il Consiglio Collaterale a potere, anche quando era destinato a testimoniare la sua
Napoli15 – la nomina di un maestro di cerimonie del Senato di grandezza attraverso la sua capacità di configurare lo spazio,
Palermo, con l’incarico di scrivere un’opera sul cerimoniale sia nei suoi interni più reconditi che nei suoi confini più lon-
della città che rivendicasse la sua natura di caput regni davanti tani. Non deve stupire che le frontiere entrassero nelle stanze
alla rivale Messina, si inserisce nell’impegno di regolamentare riservate dei sovrani e dei loro consiglieri prima di popolare
il cerimoniale in Sicilia, che coincide con le azioni intraprese le pareti degli ambienti dedicati al cerimoniale. Il processo
l’anno successivo dal III duca di Osuna, il cui decisivo e poste- di ricezione e interpretazione dei disegni di cartografi e in-
riore viceregno napoletano risulta il grande assente – a causa gegneri – che a Napoli rimonta almeno ai tempi della corte
del poco spazio dedicatogli – ma anche la chiave politica del aragonese, come dimostra l’interesse per la cartografia di
libro di Díez de Aux16. Pontano e altri umanisti19 – corre in parallelo allo sviluppo
Tali orizzonti rimandano nuovamente alla veduta topo- dei cerimoniali che modellavano la vita del palazzo aggiu-
grafica di Baratta quale ritratto del connubio tra risorse mi- standosi a una serie di pratiche regolamentate anche con
litari e cerimoniali nell’impianto urbano di Napoli. La grande l’aiuto di disegni che ripartivano le gerarchie nello spazio
metropoli mediterranea fu profondamente influenzata dalla della corte20. A sua volta, la frontiera rivestì un carattere
potente società aristocratica locale, che obbligò la Corona a cerimoniale – soprattutto all’epoca di Díez de Aux – for-
rafforzare i meccanismi di rappresentanza nella corte vicereale nendo la scenografia di incontri reali e affari matrimoniali
in un territorio che non si rassegnava all’assenza del sovrano. nei confini tradizionali come, ad esempio, il fiume Bidasoa
In questo contesto gli strumenti del cerimoniale primeggia- tra Spagna e Francia21. Oltre alle faccende diplomatiche, la
rono nell’azione dei successivi viceré durante il XVII secolo, padronanza dello spazio e del tempo era comune sia alla
mentre gli interventi urbanistici si concentravano per conso- dimensione cortigiana che a quella militare, per cui la sua
lidare le strutture difensive e per riorganizzare la zona del divulgazione doveva essere tenuta sotto controllo. La poli-
porto, a cominciare dai progetti di Domenico Fontana17. Se tica teatralizzata rispecchiò la pienezza di una Monarchia
da un lato si aprirono soltanto nuove strade a scopo di ab- che, nella sua massima espansione, prendeva coscienza dei
bellimento sulla base di tracciati preesistenti, dall’altro lato propri limiti. Si cominciava a vedere la frontiera come un
l’etichetta e il cerimoniale si rafforzarono continuamente. La volere e un disegno della Provvidenza che, oltre a obbligare
migliore manifestazione di questo processo di stilizzazione a misurare lo spazio rigorosamente grazie ai progressi della
del potere fu la costruzione di un nuovo e più ampio palazzo tecnica, incoraggiava a essere cauti nella difesa e promuo-
reale quale principale impresa costruttiva del secolo, rispetto veva una riflessione sull’universalità del potere. Per la nostra
al protagonismo dell’architettura militare del secolo prece- mentalità contemporanea, ossessionata dall’informazione,
dente. Senza mai smettere di essere una enclave militare, Na- la segretezza è un concetto ancora più confuso di quello di
poli si convertì durante il XVII secolo in una città precipua- frontiera, anche se ne costituisce il rovescio inevitabile22. In-
mente cerimoniale, come dimostra la descrizione degli vece, molti autori, tra cui Botero, a cominciare dal XVI secolo
itinerari delle feste nell’opera di Díez de Aux. misero l’accento sull’importanza della segretezza per l’eser-
Tutti i corpi politici della società partecipavano alle esibi- cizio del potere23. Assieme alla crescita dei codici cifrati e al-
zioni di rito, dove ogni personaggio era a sua volta spettatore l’arte della crittografia, lo sviluppo dell’archiviazione aiutò a
e interprete della rappresentazione ideale che legittimava e configurare una visione delle informazioni riservate in cui

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erano cruciali i disegni di punti e rotte sensibili, in un com- valido, ossia uomo di fiducia del re, il duca di Lerma, con i
plesso sistema di spionaggio che ebbe anche un riflesso let- suoi intrighi e alleanze, consolidò tutti gli aspetti celebrativi
terario24. La segretezza e l’idea della monarchia si intreccia- e di rappresentanza della corte così tanto che la sua caduta
rono nel codificarne le regole, le funzioni e i simboli. e il complesso processo di ricambio al potere, che si concluse
Il libro di Díez de Aux cercò di infrangere l’essenza eli- solo all’inizio del regno di Filippo IV, provocò un periodo
taria che fino a quel momento avevano avuto le regole ceri- di confusione nel cerimoniale, come quello riflesso da Díez
moniali. Ma queste, al di là di una loro eventuale divulga- de Aux a Napoli.
zione, dimostrano fino a che punto la contrapposizione In accordo con tale trama politica, i primi decenni del
della corte con la terra o la piazza si limiti a una dicotomia XVII secolo sperimentarono una scrittura travolgente, in
riduttiva, che non permette di intendere la complessità di cui fantasia e realtà si intrecciarono dentro e fuori della let-
un sistema di parole, immagini e spazi, il cui centro era il teratura e della vita spettacolare della corte. Perciò è logico
cerimoniale come canale espressivo e partecipativo dei di- che fosse questa l’epoca che vide sfilare Don Chisciotte at-
versi corpi sociali. La piazza – che una storiografia di classe traverso le pagine di Cervantes e dei suoi emuli26, d’intesa
ha voluto erigere a simbolo di una lotta sociale anacronisti- con una cultura cavalleresca che aveva i suoi centri principali
camente proiettata nel passato – è anche il luogo di questa nella corte vicereale di Napoli e nella corte reale27. Una
realtà trasfigurata che ha origine nei codici, valori e interessi corte diventata specchio della letteratura fu anche sollecitata
cortigiani. Questi abitano un palazzo aperto alla città e in a lasciare traccia delle sue apparecchiature di scena. Ogni
continua interazione con questa; così è confermato dalle regno volle definire la propria immagine, così nacquero i
descrizioni di continuo fermento che riempiva il piccolo libri di cerimonie come quello che, a Napoli, scrisse Miguel
cortile del vecchio palazzo vicereale di Pedro de Toledo o, Díez de Aux. Negli anni in cui questi scrisse la propria
persino con maggiore chiarezza, il nuovo palazzo eretto da opera, anni di intensa attività politica e letteraria a Napoli
Domenico Fontana per il VI conte di Lemos. Il ruolo ceri- e in tutta la Monarchia, feste e cerimonie divennero spesso
moniale della città sopravanza, quindi, il suo ruolo militare, oggetto di polemica, per l’adulazione dei messaggi o le cri-
fino a quando la rivolta di Masaniello imporrà un nuovo tiche che contenevano. Per questo motivo Tommaso Cam-
rafforzamento delle consuetudini e dei mezzi di difesa con panella scriveva sugli abitanti della Città del Sole, pubblicata
il conte di Oñate, concomitante con le inevitabili manife- nel 1623 – un anno dopo che Díez de Aux aveva terminato
stazioni del cerimoniale. Se la terra è presente nel cerimo- il suo libro – come appendice alla sua Politica e all’interno
niale – nelle riunioni del parlamento, nei cortei festivi, nelle di una notevole attività editoriale promossa in tale periodo
udienze –, la piazza si converte in teatro del palazzo. Tutto per divulgare le teorie dell’eterodosso calabrese: “Tutte le
ciò appare riflesso nei festeggiamenti descritti da Díez de feste loro son quattro principali, cioè quando entra il sole
Aux, come il torneo celebrato a Largo di Palazzo nel 1612 in Arieta in Cancro, in Libra, in Capricornio; e fanno gran
che immortala Cervantes nel suo Viaggio del Parnaso e a rappresentazioni belle e dotte; e ogni congiunzione e op-
cui partecipò il conte di Villamediana. In tali cerimonie posizione di luna fanno certe feste. E nelli giorni che fondaro
troviamo la volontà di innalzare parole, immagini e spazi in la citta e quando ebbero vittoria, fanno il medesimo con
una lotta contro il tempo, incalzate da una congiuntura po- musica di voci femminine e con trombe e tamburi e arti-
litica sottoposta, nei primi decenni del XVII secolo, a una glierie; e li poeti cantano le laudi delle piu virtuosi. Ma chi
profonda riflessione teorica e riorganizzazione pratica. Il dice bugia in laude è punito; non si può dir poeta chi finge
fulcro dell’evoluzione del governo in questi anni fu il vali- menzogne tra loro; e questa licenza dicono che è ruina del
miento, il cui studio ha permesso di approfondire l’insieme mondo, che toglie il premio delle virtù e lo dona altrui per
degli intrecci della corte, dagli ingranaggi istituzionali fino paura o adulazione”28. La concordanza tra cielo e terra sim-
alle fazioni e clientele che incanalavano il rapporto della bolizzata dai segni astrologici fu ricorrente nei festeggia-
Corona con i suoi territori25. Non è un caso che il primo menti napoletani e rispondeva al bisogno del potere di na-

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turalizzarsi, radicandosi in un ordine cosmico di cui voleva immagine strappata da Caravaggio dalle braccia della realtà
essere da esempio anche il nuovo realismo in pittura. In (fig. 2). In tal caso si tratta del fulcro visivo di una confraternita
tale processo i messaggi della virtù dispiegati negli apparati aristocratica che era, perciò, riflesso dell’universo della corte e
effimeri potevano essere sottoposti a differenti livelli di let- tra i fondatori della quale risaltava il marchese di Villa Giovan
tura, anche nella chiave critica o satirica usata da Campa- Battista Manso, principale protagonista della cultura napole-
nella e molti altri, ma finivano per confluire nello splendore tana della prima metà del XVII secolo31. Manso rimase in con-
impersonato da questo concerto scenografico che costituiva tatto con Campanella e con Galileo, i cui studi ottici, come
lo strumento più raffinato della manifestazione del potere. anche tutta la carriera scientifica, vanno iscritti in una cornice
Dotato di tali strumenti, lo spazio del cerimoniale tracimava cortigiana imprescindibile per tutte le branche del sapere32.
dai muri del palazzo all’esterno e all’interno. Un sistema coe- Fu Manso, probabilmente, a commissionare il quadro per l’al-
rente di valori, idee e significati collegava la festa pubblica tare maggiore della nuova chiesa del Pio Monte della Miseri-
con il cerimoniale riservato alle stanze del palazzo. Il presunto cordia, vicina alla cattedrale, al pittore più famoso del tempo,
controllo delle masse, che anacronisticamente si è cercato di che era arrivato a Napoli fuggendo dai suoi problemi con la
vedere rappresentato nel concetto di festa barocca, si rivela giustizia e sotto la protezione della potente famiglia Colonna.
come la manifestazione di una logica cerimoniale fondata sulla Caravaggio – amico anche di Marino – non deluse le aspettative
ragione simbolica. Dal viceré all’ultimo continuo, tutti si muo- dei suoi committenti lasciando in quest’opera un manifesto
vevano secondo un codice di regole gerarchizzate, ma tutte iconologico e, soprattutto, sensoriale dei valori su cui si pog-
dipendenti dallo stesso apparato di rappresentanza. Le ceri- giava la res publica christiana. In tal modo, si può verificare
monie rappresentavano il potere del consenso attraverso gesti fino a che punto la corte pretendesse di dominare la realtà at-
distribuiti nello spazio e nel tempo che costituivano un sistema traverso lo sguardo, anche nella potente immediatezza mate-
di immagini in movimento. Il corpo del cortigiano è il primo riale di Michelangelo Merisi. I suoi corpi, ritagliati in una lotta
gradino di questo sistema cerimoniale, attraverso il gesto come abissale tra la luce e l’oscurità, sono trasposizione – non simbolo
segno sociale primordiale. Non si tratta solo del saluto, ma – di una trascendenza non separabile dall’immanenza secondo
dell’atteggiamento. Ogni movimento dipende solo dallo la dottrina cristiana, aggiornata dalla Riforma Cattolica. La
sguardo, per cui il cortigiano deve osservare attentamente, al- corte – coi suoi codici, le sue immagini, i suoi spazi – riceverà
meno quanto deve essere osservato. Guardare significa fermare a sua volta l’influsso di questo sguardo che innalza la realtà a
il tempo in uno spazio dominato dalle regole della corte. Guar- palcoscenico del dramma della salvezza. Il teatro emergente
dare delle rappresentazioni è una delle realizzazioni più alte offrirà la massima espressione a questo dramma esistenziale, a
del dovere di guardare e rientra tra i compiti di coloro che si cominciare dall’arte nuova di Lope de Vega, coetaneo di Díez
avvicinano a una delle molteplici dimensioni del potere. Guar- de Aux33 e cantore del III duca di Osuna nella polemica con-
dare a Palazzo significa far parte di tale serie di norme codifi- giuntura del suo ritorno in Spagna34, fino all’opera posteriore
cate. Lo sguardo crea un repertorio di immagini, una galleria di Calderón, dove ritornano ancora il palazzo e la piazza, la
che troverà la sua espressione poetica nell’opera di Giovan corte e la città. La lotta interiore che Caravaggio – forse il pit-
Battista Marino, in cui emergerà il significato della collezione tore più cattolico della storia – proietta nel corpo e nella piazza
attraverso generazioni di sguardi rivolti al culto dell’antichità quale realizzazione di un’inappellabile teologia della materia,
e all’ingegno dei moderni, alla natura e all’arte29. Cortigiani si trasforma in lotta profana nella corte, sebbene anche su
sono i personaggi, elegantemente vestiti alla spagnola, che po- questa si proietta l’ombra del grande dramma spirituale35.
polano l’incisione del Museo di Ferrante Imperato del 1599, Lo spazio e il tempo di Caravaggio sembrano la negazione
che per la prima volta vengono accompagnati dalla raffigura- dello spazio e del tempo della corte, sottoposti a una volontà
zione di una guida che mostra loro una collezione30, e cortigiano estrema di moderazione. Però, lo spazio che sembra scom-
è anche il nobile riccamente addobbato che si immerge nel- parso, negato in Caravaggio nasconde l’infinito, così come il
l’oscurità di un vicolo per fare opera di misericordia in una suo tempo, fermato in un instante, svela l’eternità. L’apoteosi

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2. Michelangelo Merisi da Caravaggio, Le Sette Opere di Misericordia, olio su tela, 1607, Napoli, Pio Monte della Misericordia.

apparente dell’immanenza attraverso la rappresentazione per i nostri tempi bensì a ciò che era importante nel passato
della materia diventa un modo per esprimere il trionfo della che vogliamo comprendere. La mania eterodossa del presente
trascendenza. Questo paradosso visivo sfocia in una concordia svanisce alla luce di un’epoca contrassegnata dalla Riforma
oppositorum sia in senso religioso che in una dimensione che Cattolica trionfante, tra le cui armi compariva l’amministra-
unisce tutti gli strati sociali. La pittura che sembra l’antitesi zione di un tempo e uno spazio liturgici inseparabili dal
dell’universo cortigiano rientra nei suoi confini, così come tempo e dallo spazio dei cerimoniali di corte.
rispecchia la stessa biografia di Caravaggio, col suo continuo La dialettica agostiniana tra la Città di Dio e la Città del-
spostarsi dall’ambito nobiliare e cortigiano fino alla margi- l’Uomo è all’origine di una teologia del potere che influisce
nalità sociale quasi controparte dell’altra realtà, come l’oscu- sulla sacralità della monarchia ma, anche, sulla tensione tra
rità e la luce dei suoi quadri. La sua vita tormentata, al pe- l’autorità politica e quella ecclesiastica, espressione di un equi-
renne inseguimento della luce e della stabilità, si tradusse librio tra istituzioni separate che evitò alla Cristianità di cadere
nell’aspirazione allo status di nobile, finalmente raggiunto, nel buio della teocrazia. Nei secoli XVI e XVII monarchi, vi-
sebbene in modo effimero, con l’investitura a cavaliere di ceré, nobili, consiglieri e chierici si interrogarono su quale fosse
San Giovanni di Malta. Il rapporto che il pittore poté avere la via migliore per mettere in comunicazione le due città, diverse
con il conte di Benavente – il viceré su cui ci si sofferma il li- ma chiamate a costruire ponti nella coscienza per mezzo di
bro di Díez de Aux – rivelato da recenti studi, amplia un confessori e commissioni di teologi, oltre a istituzioni come il
orizzonte cortigiano che, addirittura, potrebbe avere conse- cappellano maggiore di Napoli. Ben oltre la polemica machia-
guenze iconografiche se si conferma l’ipotesi che identifica vellica, ogni atto politico continuava ad avere una dimensione
con un ritratto del maestro uno dei volti presenti nel corteo morale e, pertanto, cristiana, rinforzata dal confessionalismo
del Gran Capitano – primo viceré di Napoli – nella scena della Riforma Cattolica. Senza dubbio, la corte, impregnata di
del ricevimento degli ambasciatori genovesi inclusa nel ciclo religione, si è vista emarginata da una “retorica del nuovismo
di affreschi di Battistello Caracciolo nelle sale delle udienze a tutti i costi” che nasce da un presente il cui laicismo radicale
del nuovo Palazzo Reale36. L’aspirazione all’ascesa sociale, proietta nella storia i pregiudizi di generazioni di storici formati
prova dell’essere integrati nel sistema e di saper padroneggiare nel disprezzo della religione39. Davanti allo smarrimento dello
le sue regole, attraversa altre carriere artistiche, come quella sguardo contemporaneo, le due città della tradizione agosti-
che, in maniera molto più armoniosa, vede protagonista Ve- niana, sacra e profana, appaiono fuse nella visione profonda
lázquez. Costui, che trarrà profitto dalla lezione tecnica e fi- di Caravaggio e in quella a mò di panorama di Baratta. Le
gurativa del naturalismo caravaggesco, venne per la prima due immagini, così distinte in apparenza, rimandano a due
volta alla corte del re lo stesso anno in cui Díez de Aux finì dimensioni complementari di uno spazio impregnato di reli-
di scrivere il suo libro di cerimonie e finì col diventare apo- giosità tramite una ritualità onnipresente. La virtù rappre-
sentador mayor nell’Alcazar di Madrid e, poi, cavaliere di sentata nelle opere si dispiega nel grande quadro d’altare
Santiago. Vivendo all’interno dell’apparato cerimoniale della commissionato al pittore lombardo da una confraternita ari-
corte della Monarchia, Velázquez si convertirà nel suo mi- stocratica che vuole rafforzare la circolarità del dono su cui
gliore ritrattista37. A Napoli, Ribera si inserirà anche lui nella poggiava l’armonia della società. Questi valori, mostrati nel
corte vicereale per promuovere la sua carriera e nel 1630, es- movimento del corteo vicereale, sorreggono anche l’archi-
sendo presente a un evento cerimoniale di prima grandezza tettura urbana di Baratta. La preghiera fatta immagine in un
quale fu il passaggio per la città della nuova regina Maria di quadro è parte dello stesso dittico storico assieme al rituale
Ungheria, sorella di Filippo IV, probabilmente incontrò Ve- ritratto in un’incisione per esprimere il ritorno di tale armonia
lázquez durante la sua visita nella capitale partenopea al- dopo le minacce diffuse da Miguel Díez de Aux.
l’epoca del suo primo viaggio in Italia38. Così come questi Leggere la corte lontano dalla cultura cristiana è impos-
percorsi, l’opera di Caravaggio, che tanto dipende dalla sua sibile. Niente è più vicino al Palazzo del tempio. Infatti,
vita, pone la questione di non pensare a ciò che è rilevante l’uno costituisce il centro dell’altro quale spazio, immagine

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17
e cerimonia della cappella. La corte riassume i valori della magini dei più diversi eventi sociali che popolano la grande
società e, pertanto, prima di tutto i valori religiosi. Non si scuola napoletana di pittura, inseparabile dal Siglo de Oro
può vivere la corte senza vivere la religione nella più stretta spagnolo42.
vicinanza con quei recinti della reclusione sacra estrema quali L’incisione di Baratta e il quadro di Caravaggio sono im-
sono i conventi, secondo i modelli rappresentati a Madrid magini urbane complementari: la seconda approfondisce
dalle Descalzas Reales e dalla Encarnación, ambiti della devo- quello che la prima non mostra né nella sua prospettiva pa-
zione monarchica. A Napoli il Palazzo è inseparabile dalle noramica né nei suoi particolari delle vie. Rispetto alla solenne
chiese vicine di San Luigi di Palazzo e Santa Croce, così come cavalcata vicereale che sorregge la veduta della città, il pas-
dai complessi conventuali che, nel centro della città, conser- seggio notturno per le strette strade ci mostra il fondamento
vavano la memoria della devozione dinastica, dalla Santa morale della stessa società politica. I movimenti cerimoniali
Chiara angioina fino alla aragonese Santa Maria di Monteoli- della corte condividono la disciplina dei gesti con i personaggi
veto. In questa trama di cerimonie liturgiche la cattedrale è il che inscenano le opere di misericordia, dal sacerdote portatore
centro della lotta tra il potere secolare del viceré e il potere della torcia che illumina l’oscurità del vicolo e rende omaggio
ecclesiastico dell’arcivescovo. Napoli, città “abitata da prin- al cadavere fino al nobile – fulcro della composizione, sotto
cipi” secondo Torquato Tasso40, città sacra secondo un’espres- la mano redentrice dell’angelo – la cui ricca veste annuncia
sione diffusa da Cesare d’Engenio, “gentilhuomo napoletano”, come sia possibile praticare la carità provando a imitare San
nella sua guida alle chiese della capitale pubblicata nel 1624, Martino, il santo cavaliere per eccellenza. Da Caravaggio a
si consacra come città di cerimoniali, superata soltanto da Baratta il discorso della corte si proietta su tutta la città, se-
Roma. È risaputo il processo attraverso cui i Papi trasforma- condo le regole di spazio e tempo codificate da Díez de Aux.
rono l’Urbe in una città che rivela il suo afflato di eternità Le immagini fermate nel quadro e nella incisione sono la
tanto nelle pietre imperiture e nei tracciati viari permanenti sintesi di processi narrativi che rimandano al dramma atem-
quanto nelle sue celebrazioni. Nello spazio romano, impre- porale della grazia incarnato nell’azione concreta di alcuni
scindibile per il punto di vista napoletano, sia sacro che pro- riti capaci di trasformare la città in teatro di un eroismo quo-
fano – come anche per l’insieme della Monarchia di Spagna – tidiano. Questo è il sottofondo di cultura simbolica che si
, convergono immanenza e trascendenza nel campo che, come trova anche tra le righe di Díez de Aux, come espressione di
l’itinerario del pellegrino, esprime la ricerca della salvezza41. un discorso ufficiale solcato dalle stesse tensioni degli individui
È la stessa ambizione dei corpi di Caravaggio, figure di e della società a cui era destinato, cominciando dall’ambito
un’umanità peccatrice e tormentata che solo può redimere la della corte. Si delinea, così, la storia di un settore del sapere
grazia reclamata attraverso le opere. Come i papi a Roma, an- politico, la questione cerimoniale, inseparabile dalla memoria
che i viceré costruiscono a Napoli un teatro urbano per legit- biografica che, in Díez de Aux come in Caravaggio, riflette e
timare un potere che, in entrambi i casi, è delegato: dallo condiziona il processo narrato. Il soggetto del cerimoniale,
stesso Dio o dal suo preteso rappresentante politico, il mo- che condivide la riservatezza con il discorso segreto, esige
narca di Spagna. Il risultato è un palcoscenico cerimoniale che si attraversi la porta del palazzo della memoria dove ci
che influisce sul tracciato viario, sul suo uso e la sua trasfor- sono le chiavi per viaggiare attraverso il tempo e lo spazio, in
mazione durante i festeggiamenti, come ben mostrano le im- cerca di un autore e di un’epoca.

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1
Fidelissimae urbis Neapolitanae cum omnibus mamente supplico a gradir il cenno i luogo di cantile. La città bassa, il porto e il mercato dal
viis accurata et nova delineatio aedita in lucem quanto potrei co’ verità esagerare e la volontà per VIII al XVII secolo, Roma 2006, Kappa, pp. 365-
[Image fixe]: [estampe] / ab Alexandro Baratta quello che farei se potessi et humilissimamente 377 – e anche pp. 388-390, sugli itinerari della
M DC XXVIIII; Gion. Orlandi L°, stampa in le fò riverenza per quando all’ E.V. larghezza di zona portuale nella festa di San Giovanni Batti-
Neapoli ; [gravé par Nicolò Perrey]. Cfr.: G. vita e larghezze proporzionate alli suoi meriti che sta – e P. C. VERDE, Domenico Fontana a Napoli.
PANE, “Napoli seicentesca nella veduta di A. sono infiniti di Nap. a di 15 Setteb. 1627 Di V.E. 15921607, Napoli, 2007, Electa, pp. 25-28.
Baratta”, Napoli Nobilissima, IX, 1970, 4-6, pp. . …ssmo. Servitore. Alessandro Baratta”. 18
Vd. C. J. HERNANDO SÁNCHEZ, ¿Una corte sin
118-159; XII, 1973, 2, pp. 45-70. 8
Vd. F. BENIGNO, “Poder”, in ID., Las palabras rey? Imagen virreinal y saber ceremonial en Ná-
2
Vd. M. DEL TREPPO, “Le avventure storiografi- del tiempo. Un ideario para pensar histórica- poles, in A. CABEZA y A. CARRASCO (coords.),
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3
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7
“Molti anni sono principiai a delinear questa Élites sociales en la articulación de la Monarquía política, rivalidad suntuaria. Francia y España
bella Parthenope e per la fatica che non è stata Hispánica, 1492-1714, ed. de B. YUN CASALILLA, en la isla de los Faisanes”, in J. L. COLOMER
poca e per diversi accidenti non mi si è conce- Madrid, 2009, Marcial Pons, pp. 135-171 y J. (ed.) (2003), Arte y diplomacia de la Monarquía
duto di perfezionarla se no nel glorioso auspicio MARTÍNEZ MILLÁN Y M. RIVERO RODRÍGUEZ Hispánica en el siglo XVII, Madrid, 2003, Ed.
di V.E. a lei duq (dunque) la dedico si per ele- (eds.), Centros de poder italianos en la Monar- Fernando Villaverde, pp. 61-88.
zione che per mera giustizia all’elezione buon quía Hispánica (siglos XV-XVIII), Madrid, 2010, 22
Vd. C. J. HERNANDO SÁNCHEZ, “Guardar se-
governo che sicome per avanti era quasi ridotta Polifemo. cretos y trazar fronteras: el gobierno de la ima-
i nuovo Chaos così ora si può veramente dire 14
Vd., per esempio, F. RODRÍGUEZ DE LA FLOR, gen en la Monarquía de España”, in A. CÁMARA
che dalla santa mente di V.E. disio si sia fatta Mundo simbólico. Poética, política y teúrgia en el MUÑOZ (ed.), El dibujante ingeniero al servicio
Napoli che no’ dinota altro che città nuova; Barroco hispano, Madrid, 2012, Akal, specialmente de la monarquía hispánica: siglos XVI-XVIII,
Città che è capo del più florido Regno che sia pp. 253-278, tra altre opere dello stesso autore. Madrid, 2016, Fundación Juanelo Turriano, pp.
nell’uno e l’altro Hemisfero per le cui penne si 15
Giovan Francesco De Ponte, De potestate pro- 143-179.
straccoron le pene di Strabone, di Servio, di regis Collateralis Consilii et regni regimine trac- 23
G. BOTERO, Razón de estado con tres libros de la
Plinio, e di tant’altri si che per conservar il suo tatus, Napoli, 1611, Tarquinio Longo. grandeza de las ciudades, trad. Antonio de Her-
decoro era necessario che unisse un tanto He- 16
Vd. F. BENIGNO, “Gruppi sociali e contesto po- rera y Tordesillas, Burgos, 1603, Sebastián de
roe, direi più, ma m’insegna Tacito che Assen- lítico: rileggere il cerimoniale dalla periferia”, Cañas, f. 34v.
tatio, erga Principen quecumq(ue) fine affectu in ID., Favoriti e ribelli. Stili della politica ba- 24
Vd. D. NAVARRO BONILLA, La imagen del ar-
perficiter, lascio però la Fama i mio luogo suppli- rocca, Roma, 2011, Bulzoni, pp. 121-146. chivo: Representación y funciones en España (si-
sca all’esaltazione dell’ E.V. la qual riverendissi- 17
Vd. T. COLLETTA, Napoli città portuale e mer- glos XVI y XVII), Gijón, 2003, Trea; ID., Los

19