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STRUTTURA:

CLASSIFICAZIONE NELL’OCTOECHOS: Tritus plagale; l’ambito è di ottava e si svolge una quinta sopra la
finalis e una quarta sotto la finalis.

EVOLUZIONE MODALE: il FA si configura fin dall’inizio come la corda di un recitativo rispetto alla quale si
assiste alla salita degli accenti alla terza superiore (principalmente) e alla quinta superiore
(secondariamente). Intendendo quindi il FA come trasposizione del DO, la struttura dell’antifona è
determinata dal processo evolutivo arcaizzante della salita degli accenti dalla corda madre DO.

ANALISI SEMIOGRAFICA:

Qui mandu: formula di intonazione che dal termine grave DO conduce alla corda FA su cui si avvia uno
pseudo-recitativo
Qui: tractulus da eseguire con valore fluido come indica la lettera c (celeriter); la lettera i (iusum: in basso)
ha significato melodico

man: virga (ex post) che partecipa alla fluidità del tractulus precedente, infatti la c è posizionata nel mezzo
riferendosi ad entrambe evidentemente. La fluidità ritmica richiesta per queste due prime sillabe le
connota come un contesto proclitico ovvero di note ritmicamente proiettate verso la sillaba tonica
seguente

du: bivirga episemata tipicamente posizionata sulla corda forte FA e dedicata alla sillaba tonica da eseguire
con buona ripercussione dei due suoni pulsatili dirigendo il dinamismo ritmico espressivo verso la seconda
nota. Alla bivirga è apposta la lettera s (sursum: più su) con riferimento al salto di terza dal quale proviene

cat: virga dal valore minimamente allargato per l’articolazione di parola; da essa si avvia una successione di
virghe per il passaggio pseudo-recitativo seguente: tipico è l’impiego di virghe per i passaggi unisonici.

carnem: virghe dal valore ritmico determinato dal ritmo-parola, la seconda richiede un indugio per
l’articolazione di parola

me: sillaba tonica ornata per mezzo di un neuma sviluppato: porrectus sub-bipunctis (porrectus a cui sono
aggiunti due suoni al grave); per la grafia adottata dal notatore il neuma nel suo complesso va eseguito con
fluidità (il notatore poteva fare altre scelte semiografiche con cui indicare l’articolazione/allargamento di
una delle note… ma non lo ha fatto*); solo l’ultima nota richiede un indugio per l’articolazione sillabica. A
confermare la fluidità il notatore aggiunge la lettera c (celeriter); la lettera l (levare) è indicazione melodica
per la terza nota riferita al salto di terza da cui proviene.

*un’ulteriore prova della esecuzione fluida viene dalla comparazione con la grafia di Laon sovrastante

am: tractulus cadenzale da eseguire con valore proporzionatamente allargato per segnare la fine della
semifrase. Il notatore non aggiunge segni/lettere per indicare tale aumentazione della durata per economia
del segno

Et: tractulus dal valore ordinario; è aggiunta una e (equaliter) per indicare che è alla stessa altezza del
suono precedente

bi: salicus, neuma di tre suoni ascendenti di cui il più importante è il terzo come deduciamo dal secondo
elemento neumatico, l’oriscus, che è un neuma di conduzione verso il seguente, appunto. I tre suoni vanno
eseguiti direzionati verso il terzo: attacco morbido, esecuzione della seconda come a generare una
aspettativa della terza che va eseguita con consapevole sonorità e allargamento anche per l’articolazione
sillabica implicata

bit: clivis episemata da eseguire a valori aumentati direzionati verso la seconda nota; è una tipica clivis
aumentata per l’articolazione della parola

san: i valori larghi della precedente clivis caratterizzano anche il neuma di questa sillaba, un pes quadratus
la cui forma angolosa richiede una esecuzione allargata; notare come questo contesto ritmico significativo
(clivis + pes quadratus) insiste su due corde importanti: il LA (la dominante del plagale in atto) e il Do (corda
forte e dominante dell’autentico). Le lettere aggiunte, s (sursum) e l (levare) sono indicazioni melodiche

guinem: virghe che ereditano dai due neumi precedenti una relativa larghezza dei valori, ovviamente la
seconda richiede un indugio per l’articolazione di parola

me: neuma sviluppato di cinque note, anche questo un porrectus sub-bipunctis (vedi sopra), anche questo
da eseguire nel complesso fluidamente per le stesse motivazioni sopra addotte; le lettere m (mediocriter) e
c (celeriter) lo confermamo*. Ovviamente è sempre da praticare un indugio ritmico sulla quinta per
l’articolazione sillabica. Le lettere i (iusum) e s (sursum) sono indicazioni melodiche
*un’ulteriore prova della esecuzione fluida viene dalla comparazione con la grafia di Laon sovrastante

um: come am

in: liquescenza diminutiva, ovvero una sorta di clivis il cui secondo suono va cantato non tanto sulla vocale i
ma sulla consonante n per ben sonorizzare la successione consonantica n-m (seguente)

me: scandicus quilismaticus composto da virga episemata (da esaeguire larga) + quilisma (neuma di
conduzione, sonorità ridotta e molto fluida) + virga (da eseguire con valore aumentato, è la meta e il suono
più importante)

ma: neuma sviluppato, pes quadratus sub-bipunctis resupinus composto da pes quadratus episemato + due
puncutm + virga (nota resupuna); valori larghi per il pes con accumulo di tensione sulla seconda nota (come
rimarca l’episema), distensione fluida con i due punctum e risalita tensiva sulla nota resupina da eseguire
larga per l’articolazione sillabica

net: clivis episemata di cadenza da eseguire a valori segnatamente larghi poiché articola la frase

et: tractulus ex post con lettera aggiunta i (iusum) quale indicazione melodica; valore ritmico naturale

e: neuma di quattro suoni composto da tractulus [con lettera e (equaliter) + tristropha, gruppo pulsatile di
tre suoni ripercossi (con delicatezza); il dinamismo ritmico-espressivo di tutto il neuma è direzionato con
leggerezza verso l’ultimo elemento strophico che appare modificato graficamente, episema?) che richiede
un indugio per l’articolazione di sillaba

go: clivis episemata, vedi quanto scritto per bibit

in: porrectus fluido, attacco morbido, distensione verso la seconda e risalita tensiva verso la terza con cui si
compie l’articolazione alla sillaba seguente

e: porrectus fluido (vedi precedente)

o: virga cadenzale; dal punto di vista ritmico-espressivo vale quanto scritto per meam e meum

di: neuma particolarmente ricco**, composto da vari neumi fondamentali/sviluppati

- virga episemata: l’episema implica che questo primo suono debba essere aumentato/articolato; è
una caso di nota-fonte, nota da cui sgorga il flusso melodico seguente; questa virga porta la lettera l
(levare) quale indicazione melodica

- porrectus sub-bipunctis (5 note); va eseguito con fluidità ad eccezione della terza nota che porta un
episema e quindi richiede un allargamento della durata: è un caso di nota-perno ovvero di nota di
articolazione (interna al contesto fluido delle 5 note) che raccoglie l’energia del moto melodico
precedente, lo addensa in se, e lo consegna alle note fluide seguenti; è una sorta di cerniera
ritmico-espressiva

- clivis episemata, valori larghi quindi e, in particolare, alla seconda nota della clivis si riferisce la x
(expectare = aspettare) per ottenere un approdo chiaro e ben articolato alle tre note distensive
finali

- clivis con aggiunta (apposizione) di una stropha (una sorta di clivis con amplificazione della seconda
nota): va eseguita fluida e distesa, tutto il moto ritmico-espressivo va direzionato verso la terza
nota con cui si effettua l’articolazione della parola di cui si deve avere molta cura poiché si viene da
un melisma molto ricco e complesso
**non è improprio ipotizzare che il melisma su dicit sia da intendere come un descrittivismo ispirato
(naturalmente) dal significato della parola stessa

Do: tractulus su sillaba tonica, dunque, valore ritmico e sonorità proporzionati

mi: torculus ritorto, ovvero modificato graficamente (stirato orizzontalmente) che implica un allargamento
importante delle durate di questo torculus (cadenzale) che comunque va eseguito con i dinamismi propri di
questo neuma; attacco morbido e salita tensiva verso la seconda nota e quindi discesa distensiva verso la
terza con cui si realizza il passaggio sillabico

nus: tractulus cadenzale da eseguire con valore aumentato proporzionato alla sua funzione di nota di
articolazione finale dell’intera antifona

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