Sei sulla pagina 1di 10

LA LINGUA EBRAICA

Shalom! Benvenuti in una nuova puntata di Yeshiva! Oggi e nella prossima


puntata scopriremo insieme i segreti della Lingua Ebraica! Le sue origini,
la sua evoluzione e il suo utilizzo nel mondo.
Voglio iniziare con un ringraziamento alla D.ssa Sarah Kaminski, docente
di studi ebraici presso l’Università di Torino, per aver collaborato alla
realizzazione di questa puntata; e ne approfitto per suggerirvi la lettura di
uno dei suoi libri: il titolo è EBRAICO, edito da EDB. Lo trovate anche in
vendita su Amazon. Io l’ho letto e ve lo consiglio davvero!

Una delle lingue più antiche tutt’ora esistenti è l’ebraico, una lingua
semitica del gruppo cananeo appartenente alla famiglia delle lingue
semitiche nordoccidentali. Ma la grande particolarità dell’ebraico odierno
è il fatto che sia estremamente simile a quello parlato tra gli ebrei di 3000
anni fa. Si parla di una somiglianza che, per usare un dato percentuale, si
avvicina al 90 per cento.

La cosa che immediatamente notiamo nell’approcciarci allo studio e alla


scoperta della lingua ebraica è l’alfabeto, molto diverso da quella latino,
ovvero quello da noi utilizzato. Aprendo la Bibbia in ebraico vi si vedono
corpulenti e massicci segni grafici – sono le consonanti – decorati da
minuscoli segni complementari al di sopra, al di sotto e dentro ai
medesimi. I segni sono le consonanti e gli altri segni di contorno sono le
vocali. Nella prima fase della sua esistenza questa lingua era scritta solo
nella parte consonantica, e le vocali erano utilizzate solo oralmente. Le
vocali sono state aggiunte successivamente, verso l’ottavo secolo dell’era
cristiana. Il termine ebraico usato per indicare le vocali è NIKUD che
tradotto letteralmente significa “puntatura” .

Probabilmente l’istinto linguistico degli ebrei sapeva che fra determinate


consonanti bisognava far scattare foneticamente la tal vocale, che
pertanto non aveva bisogno di essere scritta. Quando poi questo istinto
ha preso ad attenuarsi, si è capito che la vocale doveva essere anche
scritta. Ma come fare? Non si poteva smontare tutte le parole per infilarci
dentro le vocali: allora si è ideato questo sistema di segni di contorno che
rappresentano le vocali.

Nell’ebraico non c’è distinzione grafica fra maiuscole e minuscole. Alcune


consonanti si modificano leggermente, quando sono a fine parola. Alcuni
suoni gutturali sono per noi sostanzialmente impronunciabili, perché
comportano il cosiddetto “sobbalzo della glottide” .

Tutte le parole della lingua ebraica, verbi, sostantivi, aggettivi, constano


invariabilmente di soltanto tre consonanti: le parole sono dunque
brevissime, assai più brevi di “precipitevolissimevolmente”, che è la più
lunga parola della lingua italiana! Si possono tuttavia allungare con
pronomi, preposizioni, articoli, che non si scrivono separati ma vengono
incorporati alla parola cui si riferiscono.

Quanto fin qui detto, per spiegare la visualizzazione di una pagina biblica
in ebraico. Altra particolarità sta nel fatto che la grafica viaggia da destra a
sinistra, il che non è senza ripercussioni editoriali: infatti la Bibbia ebraica
si apre dal fondo, ossia dall’ultima pagina dei nostri libri occidentali.

L’ebraico non possiede il verbo avere. Come si fa allora a esprimere il


possesso, che è uno dei concetti più ricorrenti nel pensare e nel parlare
quotidiano? Il verbo avere è supplito dal verbo essere, in questo modo:
siccome non si può dire “io ho questo libro”, si dice “a me è questo libro”.
Anche il latino, che peraltro possiede il verbo avere, talora ricorre a
questo arzigogolo.

Nel sistema verbale manca il tempo presente. In ebraico si è quindi


pendolari immediati da passato al futuro. Siccome non si può dire “io
vado”, allora bisogna dire “io andante”, col participio presente: “io
leggente”, “io scrivente”, e via andare (o andante, ma non troppo …).

Grazie anche alla sua abbondanza di modi verbali, riesce a fare economia
di parole. Mi spiego con qualche esempio. “Io faccio fare”, ove si contano
tre parole, l’ebraico riesce a dirlo con una sola! Ancor più, girando al
passivo, riesce a dire con una sola parola “io sono stato fatto friggere”
(!?), ove in italiano se ne contano ben cinque!

L’ebraico riesce a rafforzare il concetto, rimanendo sempre sulla stessa


parola. Esempio: uccidere. Se si uccide con particolare violenza e ferocia,
si dice trucidare. Ma uccidere e trucidare sono due verbi diversi. Invece
l’ebraico “promuove” uccidere a livello di trucidare, rafforzando
sonoramente la seconda consonante (ricordiamo che sono tre soltanto)
del verbo uccidere.

L’ebraico possiede, come il greco, oltre al singolare e al plurale, anche il


duale, praticato per coppie affini tanto nei verbi quanto nei sostantivi.

Ecco qui di seguito, tanto per farsene un’idea, l’inizio della Bibbia in
ebraico: “In principio Dio creò il cielo e la terra …”

Originariamente, quella ebraica fu la lingua utilizzata dagli Ebrei quando


ancora vivevano in maggioranza nel Vicino Oriente. Si stima che circa
2000 anni fa l'ebraico fosse già in disuso come lingua parlata, venendo
sostituita dall'aramaico.

In ebraico furono scritti i libri della Tanach (tranne alcune parti dei libri
più recenti, come il Libro di Daniele, scritte in aramaico biblico), tutta la
Mishnah, la maggior parte dei libri non canonici e gran parte dei
Manoscritti del Mar Morto.

Durante il periodo del Secondo Tempio, la maggior parte degli ebrei


abbandonò l'uso quotidiano dell'ebraico come lingua parlata a favore
dell'aramaico, che era diventata la lingua internazionale del Vicino
Oriente. Una ripresa dell'ebraico come lingua parlata si ebbe grazie
all'azione ideologica dei Maccabei e degli Asmonei, in un tentativo di
contrapporsi alla forte spinta ellenizzante di quell'epoca; questi sforzi
però furono inutili in quanto l'ebraico non veniva più capito dalla massa.

Nei secoli seguenti, gli ebrei della diaspora continuarono ad adoperare


questa lingua solo per le cerimonie religiose. Nella vita di tutti i giorni, gli
ebrei si esprimevano invece in lingue locali o in altre lingue create dagli
stessi ebrei nella diaspora, lingue non semitiche come lo yiddish, il ladino,
il giudaico-romanesco o il giudaico-veneziano, nate dall'incontro tra
l'espressione e l'alfabeto ebraico e le lingue europee; è molto
interessante ad esempio una copia di un Aggadà di Pesach scritta in
veneziano in caratteri ebraici verso il XVIII secolo.

Inoltre, anche quando l'ebraico non rappresentò più la lingua parlata,


esso continuò a fungere di generazione in generazione, durante tutto
quello che viene detto il periodo dell'ebraico medievale, da strumento
principale di comunicazione scritta degli ebrei. Il suo status tra gli ebrei
allora era analogo a quello del latino in Europa Occidentale tra i cristiani.
Ciò soprattutto in questioni di natura legale: per la stesura dei documenti
dei tribunali religiosi, , per i commenti ai testi sacri ecc.

Successivamente alla redazione del Talmud, si svilupparono diversi


dialetti regionali di ebraico medievale, tra cui il più importante fu l'ebraico
tiberiense o ebraico masoretico, un dialetto locale di Tiberiade in Galilea
che divenne lo standard per la vocalizzazione della Bibbia ebraica
(Tanakh) e pertanto influenza ancora tutti gli altri dialetti dell'ebraico.
Tale ebraico tiberiense dal VII secolo al X secolo viene a volte chiamato
"ebraico biblico" poiché è usato per pronunciare la Bibbia ebraica; deve
tuttavia essere propriamente distinto dall'ebraico biblico storico del VI
secolo, la cui pronuncia originale deve essere ricostruita. L'ebraico
tiberiense incorpora il notevole studio fatto dai Masoreti che aggiunsero
le niqqudot (vocali) e segni di cantillazione (punti grammaticali) alle
lettere ebraiche allo scopo di conservare le precedenti caratteristiche
dell'ebraico.

Il Codice di Aleppo, una Bibbia ebraica con la punteggiatura masoretica,


venne scritta nel X secolo, forse a Tiberiade, e sopravvive a tutt'oggi: è
probabilmente il manoscritto ebraico più importante che esista.
Nel XVII secolo invece fu notevole la stesura del Compendio di lingua
ebraica, scritto tra il 1670 e il 1675 dal grande filosofo Baruch Spinoza.
L'ebraico entrò nella sua fase moderna con il movimento dell'Haskalah
(l'Illuminismo ebraico) in Germania ed Europa Orientale a partire dal XVIII
secolo. Sino al XIX secolo, che segnò gli inizi del movimento sionista,
l'ebraico continuò a fungere da lingua scritta, soprattutto per scopi
religiosi, ma anche per altri vari fini, quali filosofia, scienza, medicina e
letteratura. Nel corso di tutto il secolo XIX l'uso che dell'ebraico si fece a
fini laici o mondani andò rafforzandosi.

Contemporaneamente al movimento del risorgimento nazionale,


cominciò anche l'attività volta a trasformare l'ebraico nella lingua parlata
della comunità ebraica in Terra d'Israele (gli Yishuv) e per gli ebrei che
immigravano nella Palestina ottomana. Il linguista e appassionato che
diede attuazione pratica all'idea fu Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano
che era emigrato in Palestina nel 1881. Fu lui a creare nuove parole per i
concetti legati alla vita moderna, che nell'ebraico classico non esistevano.
Il passaggio all'ebraico come lingua di comunicazione degli Yishuv in Terra
d'Israele fu relativamente rapido. Parallelamente l'ebraico parlato venne
sviluppandosi anche in altri centri ebraici dell'Europa Orientale.

Joseph Roth riporta una storiella su Theodor Herzl e Ben Yehuda. Questa
racconta che, poco tempo prima del Primo Congresso Sionista, in un
salotto borghese del Centro Europa, il giornalista, nonché fondatore del
Sionismo, Theodor Herzl incontrò Ben Yehuda, che sperava di far
rinascere l'antica lingua ebraica, ormai relegata al solo rituale del sabato.
Ognuno dei due, sentendo raccontare l'altro circa la propria utopia, fece
finta di coglierne il fascino, ma, appena lasciato l'interlocutore, ben pensò
di spettegolare e malignare quanto assurdo e inattuabile fosse il
proposito di questi. A dispetto dei detrattori, come sappiamo, la storia è
stata dalla loro parte ed entrambi i sogni furono realizzati!

Con la costituzione del governo mandatario britannico nel paese, l'ebraico


fu stabilito come terza lingua ufficiale, al fianco dell'arabo e dell'inglese.
Alla vigilia della costituzione dello Stato di Israele, essa era già la lingua
principale degli Yishuv ed era utilizzata anche nelle scuole e negli istituti di
formazione.

Nel 1948, l'ebraico diventò la lingua ufficiale di Israele, insieme all'arabo.


Al giorno d'oggi, pur mantenendo un legame con l'ebraico classico,
l'ebraico è una lingua che viene usata in tutti i campi della vita, incluse
scienza e letteratura. Al suo interno sono confluiti influssi provenienti
dallo yiddish, dall'arabo, dal russo e dall'inglese. I locutori di ebraico
israeliano sono circa 9 milioni, dei quali la stragrande maggioranza risiede
in Israele. Grossomodo più della metà sono locutori nativi, cioè di lingua
madre ebraica, mentre il restante meno di cinquanta per cento possiede
l'ebraico come seconda lingua.

La sede dell'Accademia della lingua ebraica


Sulla scorta della tradizione normativa europea, che trova la sua prima
espressione nella costituzione dell'Accademia della Crusca (1585), anche
in Israele esiste un organo ufficiale che detta lo standard linguistico:
l'Accademia della Lingua Ebraica. Sebbene la sua influenza reale sia
limitata, essa opera con forza di legge. L'istituto si occupa principalmente
di creare nuovi termini e nuovi strumenti lessicali e morfosintattici,
attraverso decisioni che sarebbero vincolanti per gli organi istituzionali e
le strutture scolastiche statali. Nei fatti, gran parte delle sue decisioni non
vengono accolte. Lo sviluppo del settore dei dizionari d'uso corrente
nell'Israele degli anni '90, ha prodotto alcuni dizionari e lessici che
attestano invece la lingua ebraica israeliana reale, e che rappresentano
una fonte di autorità alternativa all'Accademia della Lingua Ebraica.

Gli ebrei ortodossi non accettarono inizialmente l'idea di usare la "lingua


santa" ebraica per la vita quotidiana, e tutt'oggi in Israele alcuni gruppi di
ebrei ultra-ortodossi continuano a usare lo yiddish per la vita di ogni
giorno.

Le comunità ebraiche della diaspora continuano a parlare altre lingue, ma


gli ebrei che si trasferiscono in Israele hanno sempre dovuto imparare
questa lingua per potersi inserire.
L’importanza e il ruolo avuti dalla lingua ebraica nella storia del popolo
d’Israele sono incomparabili, in quanto essa e' stata uno dei fattori
dominanti della sopravvivenza e della continuita' culturale e spirituale di
questo popolo.
In nessun'altra nazione o popolo del mondo si e' avuto un fenomeno
simile. Per le restanti popolazioni del mondo, la lingua e' soprattutto uno
strumento di comunicazione, una convenzione che associa determinati
suoni a determinati simboli, e che con questi costruisce parole, volte a
rappresentare concetti e realta'. Il valore del linguaggio e' puramente
convenzionale, e la sua forma e struttura variano nel tempo.
Termini e regole vecchie muoiono e scompaiono, senza che nessuno se ne
preoccupi troppo, in quanto nuove parole sono sopravvenute a sostituirli.
Anche le lingue nelle quali sono stati scritti i testi sacri delle varie religioni
seguono lo stesso destino, e rimangono note solo ad una minoranza di
specialisti, le cui opinioni pochi sono in grado di controllare o di
contestare. E’ stato questo il caso dell’egiziano, del sanscrito, del greco
antico, del cinese, del latino, e di tanti altri linguaggi. La scienza stessa
definisce infatti questi linguaggi “lingue morte”.

L’ebraico invece e' l’unica lingua che ha avuto un destino diverso. e' la
lingua viva per eccellenza. La Torah fu scritta piu' di 3000 anni fa, e le
parole che la compongono sono tutt’oggi lette e comprese da milioni
d'ebrei in ogni parte del mondo, senza alcuno sforzo accademico, per la
semplice ragione che esse fanno parte di una lingua viva, parlata, scritta e
diffusa oggi nella stessa forma che aveva allora.
Si tenga inoltre presente che questo miracolo e' doppio, in quanto gli
ebrei, per gli ultimi duemila anni della loro storia, non hanno avuto una
patria comune, una nazione fisica e politica in grado di difendere la
continuita' dell’esistenza delle tradizioni e della cultura. Nonostante cio',
l’ebraico delle comunita' che vivevano in Aden o in India e' rimasto lo
stesso di quelle che vivevano in polonia o in Spagna, a dispetto di distanze
che nel passato erano proibitive. L’ebraico era la lingua franca di un intero
popolo, che, seppur sparso ai quattro angoli del mondo, seppur piccolo e
perseguitato, aveva mantenuto una coesione spirituale, morale ed umana
unica nella storia delle nazioni.
Da poco piu' di cinquant'anni l’ebraico e' ridiventato la lingua ufficiale
dello stato d'Israele, nella stessa forma che aveva ai tempi di Mose'.

I segreti della lingua ebraica


I segreti della lingua ebraica sono numerosi e profondi, e di loro si occupa
la Kabalah, l’ermeneutica mistica ed esoterica della Torah.

Sia tra gli ebrei della diaspora che tra i gentili cresce di giorno in giorno il
numero di coloro che studiano l’ebraico, ognuno secondo il suo livello,
ognuno secondo la sua preparazione.
Tra i vari strumenti interpretativi del testo della Torah, la Bibbia ebraica,
c'e' la Ghematria. Essa si basa sull'equivalenza tra le ventidue lettere
dell’alfabeto ebraico e determinati numeri interi.
Per fare qualche esempio: la lettera A, in ebraico ALEF corrisponde al
numero 1, la B , BEIT, corrisponde al numero 2 e via dicendo.

Come si vede, le prime dieci lettere equivalgono ai primi dieci numeri


interi, le lettere dall’undicesima alla diciannovesima equivalgono ai
numeri da 20 a 100, e le ultime tre lettere valgono rispettivamente 200,
300 e 400.
Nella sua forma piu' semplice, il calcolo della Ghematria di una
determinata parola ebraica consiste nella somma di tutti i numeri-valori
posseduti dalle sue lettere. Ad esempio, la parola echad = uno (alef-cheit-
dalet) ha un valore di 1 + 8 + 4 = 13. In altre parole, la Ghematria di echad
e' tredici.
Secondo la maggioranza dei Rabbini e dei maestri interpretatori della
Torah, il numero 13 viene cosi' a possedere una qualita' che rispecchia in
una certa misura i concetti contenuti nella parola uno.
L’uso piu' frequente della Ghematria consiste nel porre in relazione
parole che possiedono un identico valore numerico. Si scopre che sovente
esse condividono un significato comune, o mostrano aspetti diversi della
medesima realta'. Facciamo un esempio: 13 e' il valore numerico
(Ghematria) di ahava (alef - hey - beit - hey) = amore. Confrontando il
concetto espresso dalla parola uno e quello espresso da amore si deduce
immediatamente che la vera unita' e' frutto dell’amore, in quanto forza
determinante che permette l’unificazione di ogni esistenza separata.
Eccoquesto è solo un esempio di una serie praticamente infinita di
connessioni e di corrispondenze che si aprono di fronte agli occhi
contemplativi dello studioso, quando analizza le parole e le espressioni
della lingua ebraica con lo strumento della Ghematria.
La parola Ghematria (ghimel-yud-mem-tet-resh-yud-alef) deriva da un
termine greco, che significa calcolo. Nell’antico libro Sefer mayan ha
chokhma', si afferma che ogni parola della lingua ebraica possiede cinque
livelli interpretativi. Dall’alto al basso essi sono:
Tiqun = proprio e' il significato letterale, chiamato peshat o semplice
Tzeruf = permutazione che consiste nell’analisi delle possibili
permutazioni delle lettere della parola in questione per cercare la loro
unita' relativa, e come i vari significati ricavati si completino
vicendevolmente.
Ma’amar = detto l’espansione della parola, fatta con tecniche di
notaricon, cioe' considerando ogni sua singola lettera come se fosse
l’iniziale di un'altra parola.
Mikhlol = insieme e' la comprensione di tutte le forme linguistiche con cui
la parola compare nella Bibbia; e' lo studio del contesto nel quale e'
scritta, e degli altri termini e parole coi quali essa e' frequentemente
usata.
Cheshbon = calcolo e' il calcolo del valore numerico della parola, la sua
Ghematria; e' lo studio delle proprieta' matematiche di tale numero; e' il
confronto della parola con altri termini di identico valore.

Pur costituendo il livello interpretativo piu' basso, la Ghematria e' in


grado rivelare certe uniche proprieta' matematiche della Torah,
misteriosamente intelligenti e perfette. Mostrera' in essa una serie di
ricorrenze e di “coincidenze” talmente numerose ed esatte da escludere
che la Torah possa essere stata concepita da esseri umani.

DIALETTI
In ebraico israeliano praticamente non esistono dialetti su base
geografica. La lingua, per come la si ascolta pronunciata dai suoi locutori
nativi, è di fatto identica in tutte le parti di Israele. È possibile percepire
una differenza d'accento nell'ebraico parlato dalle varie comunità
ebraiche ma tale differenza si esprime principalmente a livello fonetico, e
non nella sintassi o nella morfologia. In Israele i dibattiti alla Knesset, cheè
il Parlamento ebraico, nei tribunali e in tutti i luoghi formali, si utilizza
l’ebraico, anche se le varie parti appartengono a gruppi la cui lingua non è
quella. Ricordiamo infatti che nel parlamento israeliano vi sono anche le
rappresentanze Arabe.