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VITTORIO ALFIERI

● Aristocratico-viaggiatore-drammaturgo-autobiografo.
● Con la sua biografia e con la sua opera riflette il finire del 700 e dell’antico regime e l’inizio della
nuova era borghese.
● descrive tutto questo dalla posizione privilegiata da nobile che può toccare con mano questo
cambiamento epocale → sviluppa così un pensiero politico avverso a tutti i tipi di tirannide
- Pensiero politico che ha una corrispondenza nella sua produzione tragica che è destinata
a mutare le forme del teatro a venire
● Se nel 1749 ad Asti
● il prete Don Ivaldi Gli insegna le basi della scrittura
● tra 1758 e 1776 intraprende (come lui li definisce) i non studi presso l'accademia reale di Torino
- Qui si accosta autonomamente all'eneide, all'orlando Furioso, alle opere di Metastasio e
di Goldoni
- qui conosce il teatro in musica assistendo a un opera di Goldoni
● Nella sua vita Confessa di essere attratto sopra a ogni altra cosa dalle opere in musica che gli
lasciano un senso di malinconia produttiva
● ammette di aver dato vita alle sue opere durante o dopo aver ascoltato musica
● la musica e quindi il motore per il concepimento di idee da riversare nella scrittura tragica
● Torino e anche teatro di parola
● viaggia a Milano Firenze Roma e Napoli → ovunque, tranne che a Roma, conosce i sovrani del
luogo → ne riporta un'impressione di tirannia generalizzata
● si reca in Francia, alla corte di Luigi XV che lo colpisce negativamente
● in Inghilterra in Olanda apprezza gli ordinamenti politici democratici
● nel 1769, l'esperienza alla corte viennese di Mariateresa lo portano a forgiare un inclinazione
antitirannica
● a Berlino conosce il tiranno Federico II
● a Lisbona conosce quello che sarà un suo grande amico, l'erudito Tommaso Valperga di Caluso
● maggio 1772 → torna a Torino
● 1773 → diventa il caposcuola di una sorta di accademia formata da alcuni vecchi compagni di
collegio → Société des Sansguignons → in cui matura un dialogo satirico
- in questa parodia filosofico- libertina mette alla berlina Carlo Emanuele III di Savoia e la
sua corte e poi l'aristocrazia piemontese, infine la civetteria femminile
- dietro lo schermo ci sono già i germi della versione per l'ipocrisia degli uomini di corte e
per il dispotismo
- il manoscritto Contiene anche un diario intimo noto come i Giornali → Composto tra il
1774 e il 1777 in due momenti distinti uno in francese e l'altro in italiano
- viene la prima parte a dominare è il racconto dell'amore tormentato per la signora
Gabriella Faletti, con la quale avrà una relazione fino al 1775, Nella seconda il fulcro è la
gloria letteraria, obiettivo perseguito con lucidità dopo la rottura del legame Amoroso
● Alfieri si affaccia alle prime prove drammaturgiche nel 1774: Antonio e Cleopatra → Messo in
scena il 16 giugno 1775, insieme alla farsetta I poeti, Nella quale si prende gioco del tragediografo
Bartoli
● lo spunto autobiografico è controbilanciato dal tema universale del potere tirannico
personificato dei personaggi di Cleopatra e Augusto

TEATRO E POTERE
● Unita alla ricerca della fama letteraria è quella di una lingua, ovvero l'italiano, a presa e
padroneggiata da un uomo che fino ad allora parlava il dialetto piemontese o il francese
● il “ben dire” Deve essere perseguito è ottenuto in lingua italiana non in quella spiacevole
francese
- una scelta politica oltre che linguistica e letteraria
● Quanto al ben ideare e al ben comporre è utile ricorrere al metodo spiegato dallo stesso autore
- si tratta dei tre respiri: ideare, stendere, verseggiare
- ideare: distribuire il soggetto in atti e scene, stabilire e fissare il numero dei personaggi
- stendere: buttare giù idee pensieri senza badare troppo le forme
- verseggiare: mettere quei versi in prosa in modo curato e ponderato
● A Torino verseggia il Filippo, Studia latino e legge Shakespeare
- il Filippo è una tragedia a cui lavora a più riprese per un totale di 4 versificazione
staccandosi gradualmente dalla fonte. lo scrive con una connotazione antitirannica e
libertaria affinando un lessico di impronta sempre più dantesca
● il Polinice Fa parte di quel iter compositivo interamente italiano: la materia attinta dal serbatoio
mitografico tebano, Ma qui l'accento è spostato sulla protagonista femminile
● dalla lettura delle tragedie di Seneca e dalla traduzione dell'arte poetica di Orazio, scaturiscono
le idee dell' Agamennone e del Oreste, stesi nel 1777
● Agamennone: il tema portante è la malsana passione di Clitennestra per il manipolatore
Egisto che la conduce alla rovina; nel personaggio di Agamennone vengono meno i
connotati tirannici in favore di quelli positivi di padre;
● Oreste: Rivale con l'omonimo dramma di Voltaire rispetto al quale Alfieri crede di aver
ottenuto una maggiore essenzialità della costruzione dei rapporti tra i personaggi, ridotti
al minimo
● Firenze Alfieri conosce il degno amore, quello per la contessa d'albany
● Lo stesso tempo, il disincanto per il progetto politico di Vittorio Amedeo III, affamato di
militarismo di ispirazione prussiana, spinge Alfieri nel 1778 a donare tutti bene alla sorella in
cambio di una cospicua rendita → il poeta viene spiemontizzato ed è così indipendente dal
Regno sabaudo Per quanto riguarda la pubblicazione dei propri scritti
● Porta a compimento quelle che egli definisce tragedie di libertà
- nel 1777 idea, stende e verseggia
> la Virginia
> La congiura de’ Pazzi
● > 1779 → idea il Timoleone
● La Virginia: celebrazione della repubblica romana, in cui il popolo, animato da spiriti libertari,
riesce a rovesciare la tirannide di Appio
● La congiura dei pazzi: si rifà a un argomento di storia moderna, La congiura contro i medici
portata avanti dai banchieri pazzi, nella quale Raimondo assume connotati di un bruto che si
contrappone ai tiranni Giuliano e Lorenzo
● timoleone: vede fronteggiarsi timoleone e timofane, libertà e tirannia, restituendo un'idea di
eroicità bifronte che può essere ugualmente volta sia in positivo che in negativo → la tragedia si
apre con una dedica al patriota Pasquale De Paoli che inquadra bene la relazione che intercorre
tra storia e dramma, tra passato e presente
● la fase creativa successiva si concentra sul perfezionamento dei motivi e delle figure delle prime
tragedie inseriti in trame più complesse che minano la compattezza strutturale e stilistica
- a questa fase corrisponde il Don Garzia che compie idealmente il ciclo antimediceo
insieme a:
> Etruria Vendicata → poema in ottave sull'uccisione del Duca Alessandro De Medici da
parte del cugino
> Maria Stuarda → focalizzata sulla morte del marito della regina scozzese
> Rosmunda → di argomento medievale tratto da un testo di Machiavelli
> Ottavia → tragedia che culmina nel suicidio della moglie di Nerone, coraggiosa
innamorata del marito → Lui Alfieri si stacca dalla fonte, cioè Tacito, per far emergere le
qualità negative del tiranno con il pretesto del contrasto delle qualità positive della
protagonista
● 1780 → Alfieri segue la contessa d'albany a Roma dove fa il suo ingresso a pieno titolo nella
Repubblica delle lettere entrando a far parte dell'Accademia dell'Arcadia → in questo periodo
scrive la Merope e il Soul
- La Merope → mette in scena la passione materna, depurata dagli orpelli stilistici del 700
della passione galante
- il Soul → è occupata dalla personalità frastagliata del tiranno biblico Soul: un eroe
contraddittorio, tormentato dalla perdita del potere ed all'arrivo della vecchiaia, animato
da sentimenti contrastanti nei confronti di David e dei figli, un eroe tirannico che attiva il
meccanismo di identificazione dello spettatore
● A Milano conosce Parini, il quale recensisce positivamente il primo volume delle tragedie
● parte per l'Inghilterra e ci rimane fino al 1784 quando giungerà a Siena per poi raggiungere
l'alsazia → qui idea l’Agide, la Sofonisba e la Mirra
● l’Agide → Di materia plutarchiano, Indaga il dramma del sovrano è innocente
ingiustamente condannato a morte, un sovrano giusto che, In virtù della sua
appartenenza la sfera del mito, può ottenere la parificazione dei propri cittadini persino
a livello economico;
● La Sofonisba → È un dramma condensato nel l'odio politico della protagonista nei
confronti dei romani a scapito di un piano affettivo assente.
● La Mirra → Rappresentazione interamente affettiva della passione censurata annegata,
dall'innocenza violata dalla potenza dei nuclei passionali nati nel proprio stesso intimo:
la storia della fanciulla incestuosamente innamorata del padre Cirino è ripresa dalle
metamorfosi di Ovidio, in cui però Mirra acconsentiva al piano della nutrice per poter
esaudire il proprio desiderio; Qui al contrario si consuma una tragedia della reticenza
della lotta tra Questa è la volontà della fuga dalla regia E dai propri stessi desideri; la
reticenza è una figura retorica su cui si struttura l'intero dramma, in un Climax che
conduce al disvelamento finale e al suicidio della protagonista
● Tra 1787 - 1789 → Alfieri stampa definitivamente tutte le sue tragedie, Compresi il Bruto Primo e
il Bruto secondo che tratteggiano l'immagine di Due eroi libertari e anti tirannici
- Rimangono esclusi dalla raccolta la tramelogedia (parola da lui coniata) di tema biblico
→ abele e Alceste seconda → esperimento, quest'ultima, in cui l'autore finge di offrire in
traduzione un'altra Alcesti di Euripide, ed effettivamente ha già tradotto l'originale
● In questa importante produzione tragica, la mitografia e la storia geografia Greco latine, sono
sottoposte alle leggi del testo teatrale, quindi modificate e adattate alle ragioni interne dello
sviluppo drammatico
● a livello strutturale, la proposta alfieriana di riforma del teatro tragico consta soprattutto nella:
- semplificazione dell'impalcatura drammaturgica
- nell'eliminazione della figura del confidente a favore del monologo
- nell'assenza del coro
- nella riduzione del numero di personaggi
- nel rispetto delle tre unità aristoteliche
- nel recupero del modello antico della catastrofe tragica senza concessione a istanze
consolatoria nei confronti dello stesso spettatore
● Della Tirannide e Del Principe e delle Lettere → Sono trattati teorici che illuminano chiariscono le
linee portanti della struttura drammaturgica di Alfieri
- Della Tirannide → 1777, Siena → pubblicato nel 1790 → scritto sull'onda
dell'entusiasmo suscitato da Machiavelli
- Terrà conto anche di Altre letture come quelle di Montesquieu e di Rousseau
- chi è il tiranno?
- nel primo libro è definito come colui che infrange le legge, come colui che in virtù del
potere assoluto non vuole sottostare ad alcuna norma, non importa l'ordinamento
politico perché l'importante è che il suo potere si fondi su regime di scacco psicologico
che implichi paura, viltà , ambizione, amore per il falso onore e per il lusso
- Nel secondo libro discute del rovesciamento della tirannide in favore di una repubblica
costituzionale, rovesciamento possibile solo se reso da una rivolta Popolare
- Del principe e delle lettere → 1779 → Affronta in tre libri il rapporto tra i letterati e il
potere
- si apre con il paradosso della dedica i principi che non proteggono le lettere in quanto
Non espongono il letterato al rischio di una dannosa corruzione morale
- Corruzione tanto più scongiurabile quanto più il letterato disponga di sostanze proprie,
in virtù dell'appartenenza a un'É lite libera e facoltosa
● 1785 → Panegirico di Plinio a Traiano → Il poeta finge di aver tradotto un manoscritto antico in
cui Plinio esorterebbe l’illuminato Traiano ad abdicare al trono assoluto in favore del ripristino
delle istituzioni repubblicane → riflette la volontà di Alfieri di avanzare nel pieno della
rivoluzione la propria proposta repubblicana
● Alfieri da ai propri sonetti una connotazione residuale è privata
● la scelta di renderli pubblici ci informa che anche questo progetto concorre a quella costruzione
autoriale
● la prima parte delle Rime viene stampata nel 1789 e arriva ai suoi 40 anni di vita
● La seconda parte, esce postuma Nel 1804, e abbraccia le liriche composte fino ai 50 anni,
considerati dal poeta il termine del proprio percorso creativo
● percorso creativo che Nello scontro con la lingua italiana ha conosciuto uno dei suoi snodi
fondamentali
- il suo rapporto ambivalente con l'espressione massima di questa lingua che è l'
Accademia della Crusca, è espresso in un sonetto del 1786, L’idioma gentil sonante e puro
● Un'aspra invettiva contro il malgoverno Pontificio è espressa nel sonetto Vuota insalubre region,
che stato pubblicato nel 1777 ma diffuso in forma manoscritta da Alfieri solo nel 1783
- al poeta, che si scaglia contro l'insalubrità del territorio, il popolo il clero, la nobiltà, il
Papa, tracciando Roma come sede di ogni vizio, risponderanno per le rime i vari letterati
legati a Pio VI tra cui Vincenzo Monti

LA VITA SCRITTO DA ESSO


● La vena auto conoscitiva è presente sin dagli esordi e riaffiora quindi nelle varie opere → sonetto
di autopresentazione Sublime specchi di veraci detti in cui il poeta riconosceva in sé la dicotomia
tra l'indole tragica, forte sublime, e quella comica, goffa e imbelle.
- queste due indoli si manifestano contenutisticamente e stilisticamente
nell'autobiografia dove si costruisce con il progredire della autoanalisi → circolarmente
il personaggio diventa autore
● La scelta della scrittura autobiografica con senza d'alfieri di appoggiarsi a una tradizione che si è
recente ma è anche molto forte
● La Vita scritta da esso è suddivisa in quattro epoche:
1. Puerizia
2. adolescenza
3. giovinezza
4. virilità
- copri un periodo che va dalla nascita al 1803
- nel corso di varie correzioni e rielaborazioni viene messo Appunto un tono
medio, caratterizzato da un'escursione continua tra elementi alti è iper letterari,
ed elementi bassi e colloquiali
- si interviene anche su alcuni contenuti, mutando per esempio la valutazione
complessiva dei fatti rivoluzionari, visti prima con favore e poi nettamente
rinnegati
- il racconto autobiografico accompagna il lettore lungo le varie tappe che
segnano la vita dell'autore all'interno di un disegno vissuto come un romanzo
dell' io
- A fare da spartiacque tra gli intoppi Amorosi e la vita giovane da una parte, e la
carriera dell'uomo maturo dall'altra, è la scoperta della vocazione teatrale
- in questo percorso l'autore svela le dimensioni psicologiche del personaggio a
discapito delle altre figure incontrate, efficacemente tratteggiate ma mai
indagate
- unico Argine al dilagare del io è la figura del servo Elia, che Alfieri costruisce
come doppio di se, ma più saggio e concreto, E quindi in grado di accompagnarlo
in questa traiettoria di maturazione artistica umana

PRODUZIONE COMICO-SATIRICA
● La produzione comico satirica degli ultimi 10 anni fa da contraltare al lascito lirico consegnato
alle rime mentre completa quello narrativo della vita
● 17 satire → un'aspra ma divertente condanna morale, scritta in terzine, del Proprio secolo
- sono presi di Mira: i cicisbei, la monarchia, la classe nobiliare, la borghesia,
L'anticlericalismo di stampo umanista, le pratiche di moda, il colonialismo, il genere
maschile
- è la liquidazione poetica di un'intera sistema retto sull'ipocrisia, liquidazione che però
non assume mai le forme del l'invettiva ad personam assume così validità universale
● Misogallo → Prosimetro di liriche e prose antifrancesi, che non viene pubblicato per ragioni di
prudenza politica, Sarà Infatti pubblicato postumo nel 1814
- Qui manifesta la sua Fede Anzi rivoluzionaria, abbassando spesso i francesi al Rango
animale in forza dell'ambivalenza dell'appellativo Galli
● Tetralogia comica, dedicata alle diverse forme di governo:
- l’uno → tirannide
- pochi → oligarchia
- troppi → democrazia
Queste opere sono il risultato di un orientamento costituzionalista maturato negli anni e
riconfermato nel corso di questi rivolgimenti politici apro (ritirata francese in seguito
all'entrata degli austro russi) che lo hanno coinvolto in prima persona

OPERE:
IL RITORNO DI DAVID (ATTO I, SCENA 1)
L’antefatto della tragedia, che si concentra sulle ore prima del suicidio di Saul, è raccontato dei Libri di Samuele. Saul,
acclamato primo re del Regno di Israele e consacrato dal sacerdote e profeta Samuele, disobbedisce a Dio che decide
di incoronare pastor David, il quale sposa la figlia di Saul. Quest’ultimo mosso da invidia ha scacciato David da Israele,
ma il giovane è fedele al proprio popolo e consapevole del rischio, torna per aiutare l’esercito nella guerra intrapresa
contro i Filistei. È su questo improvviso ritorno che si apre il primo atto, ambientato dell’accampamento di Gelboè:
nella prima scena, David riassume le vicende pregresse e introduce il tema portante della follia di Saul.
David compare nel campo degli Israeliti a Gelboè; egli non vuole più vivere fuggendo da Saul e desidera combattere i
Filistei. Giunge Gionata, felice di rivedere l'amico. Gionata racconta a David che Saul, preda di uno spirito malvagio
(«un rio demon, che fero gl'invasa il cor»), è pericolosamente avvinto dalle lusinghe del perfido Abner e che Micol
vive tristemente per la sua assenza. David chiede a Gionata quando potrà rivederla. Micol appare annunciando al
fratello che si vuole mettere in cerca dell'amato ma David, che si era fatto da parte, si unisce a lei e i due si ritrovano
uniti. Decidono che si dovrà cercare il momento propizio per presentarsi a Saul e cercare una buona riconciliazione.

LA VISIONE DI SAUL (atto V, scena 3)


La tragedia volge ormai al termine e Saul, pur convinto dai figli di affidare il comando dell’esercito a David, è in balia
del proprio demone: dopo aver tentato di uccidere David (atto III) e aver messo a morte il sacerdote Achimelch con
l’accusa di aver aiutato il genero nella lotta contro il gigante Golia, stabilisce che David sia ucciso qualora si presenti in
battaglia (atto IV), ma quest’ultimo, d’accordo con la moglie, fugge (atto V). a questo punto deflagrano i sentimenti
contrastanti che animano il sovrano, che si pente dell’assassinio del sacerdote e vorrebbe poter passare lo scettro al
genero. Il conflitto interiore che precede il suicidio finale è reso drammaturgicamente dalla messa in scena della
visione dell’ombra del profeta di Samuele, sotto gli occhi di una sgomenta Micol (figlia di Soul), con la quale ogni
comunicazione è interrotta dall’allucinazione.

- Vita scritta da esso

INTRODUZIONE
La Vita si apre con il consueto patto con il lettore, patto che, con il suo carattere di contrattualità , connota il genere
autobiografico in quanto tale. Partendo dalle ragioni per le quali è spinto a scrivere di sé stesso, l’autore fa
professione di desoggettivazione, impegnandosi a disappassionarsi per quanto all’uomo sia dato, e nel contempo non
promette di dire tutta la verità , ma di non dire cosa che vera non sia, implicitamente ammettendo che il proprio
racconto autobiografico prevede delle omissioni. Passa poi all’illustrazione della struttura del testo, del suo fine
ultimo, e dello stile, improntato a una triviale e spontanea naturalezza. In realtà , al di là delle dichiarazioni di intenti
che pagano pegno alla fiducia nel progress della conoscenza di stampo illuminista, la minuta e appassionata
autoanalisi consegnata alla Vita sembra più applicabile soltanto a quell’uomo parecchio in ispecie che è lui, e proprio
in virtù della sua attenzione all’aspetto passionale del personaggio Alfieri si distanza più decisamente dalla tradizione
dell’autobiografia settecentesca, in cui a importare era esclusivamente la dimensione razionale dell’individuo.
IL PATTO ETICO CON IL «DEGNO AMORE»
In questo passaggio tratto dal capitolo 5 dell’epoca IV Alfieri narra l dinamica dell’incontro con il “degno amore”,
dopo gli “intoppi amorosi” che agivano da ostacolo alla gloria letteraria, da disturbo alle utili occupazioni, tanto da
causare un rimpicciolimento direi di pensieri. Al contrario, il legame con la contessa d’Albany è un patto etico che
giova a entrambi i contraenti.

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