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PREMESSA

Il grande libro della storia della musica occidentale, nata dall'esperienza musicale
dei popoli delle antiche civiltà, si apre sempre con il capitolo del CANTO DELLA
LITURGIA CRISTIANA,che abbraccia un periodo di circa 12 secoli, nel corso dei
quali, come tutte le grandi esperienze creative dell'uomo, attraverso una
progressiva caratterizzazione, passa dalla fase breve e instabile, a quella
intermedia per finire alla piena maturità (come le fasi della nostra vita: infanzia,
adolescenza e maturità). Il fiorire del canto cristiano nei vari centri dell'Europa, fa sì
che nascano ben presto centri culturali locali, che vanno poi via via
caratterizzandosi con liturgie e canti propri. Il canto cristiano prende allora nomi
diversi: Canto romano, gallicano, mozarabico, beneventano, ambrosiano,
aquileiese, ecc. a seconda della regione di appartenenza.Nel secolo VIII
l'imperatore Carlomagno dà disposizione che il canto romano venga adottato da
tutte le Chiese della Gallia (riforma romano-carolingia) e dall'innesto della tradizione
romana con quella gallicana nasce appunto quello che verrà chiamato CANTO
GREGORIANO. Esso, in sintesi, è un canto monodico (ad una sola voce), nato su
un testo latino in prosa, senza sostegno e accompagnamento di strumenti, dove il
ritmo - che costituisce l'anima di ogni musica - è determinato dalla stessa parola
cantata e non ha uno schema preordinato, cosa che invece inizierà con l'evolversi
delle forme musicali.Consolidato e ulteriormente ampliato nel suo repertorio con
melodie e forme musicali nuove (sec. IX - XI), il gregoriano diventa supporto
naturale di una nuova esperienza musicale: la POLIFONIA.
Ma prima di iniziare a esaminare la polifonia e la sua evoluzione, bisogna parlare di
quelle che ancora non si potevano denominare tonalità, ma modalità e più
precisamente l'utilizzo del sistema esatonale tratto appunto dalla teoria del canto
gregoriano.
Nella scrittura gregoriana troviamo l'esistenza di tre semitoni: mi-fa, la-sib, si-do
attorno ai quali si formano le tre scale pratiche di composizione: i tre esacordi,
ciascuno dei quali definito da un solo semitono:
esacordo naturale: do, re, mi, fa, sol, la caratterizzato dal semitono mi-fa
esacordo duro: sol, la, si, do, re, mi caratterizzato dal semitono si-do
esacordo molle: fa, sol , la, sib, do, re caratterizzato dal semitono la-sib.
Questo a noi interessa perché , come detto recentemente, i primi secoli
della polifonia usano questi esacordi così come noi usiamo le tonalità per modulare
da una all'altra. Ma anche nei brani gregoriani troviamo al loro interno "mutazioni"
tra esacordie come primo compito nel brano che vi ho allegato, dovrete trovare,
appunto, queste mutazioni. La trascrizione è in notazione moderna, in quanto non
rientra in questo corso la trascrizione dei neumi con cui è scritto originalmente il
canto gregoriano:
Buon lavoro.