Sei sulla pagina 1di 2

Documento finale dell'assemblea del 17 ottobre alla Sapienza "Uniti contro la cr

isi" acclamato all'unanimità a fine assemblea - Oggi 17 ottobre, nella facoltà di Sc


ienze politiche della sapienza si è svolta una grande assemblea, alla quale hanno
preso parte da tutta Italia, moltissimi studenti medi e universitari e delle acc
ademie in mobilitazione, ricercatori precari e strutturati, precari della scuola
e degli enti di ricerca, centri sociali, movimenti in difesa dei beni comuni e
per il diritto all'abitare. Sono intervenuti anche molti esponenti del sindacato
tra cui, il segretario della Fiom - Cgil Maurizio Landini e il segrtario della
Flc - Cgil Domenico Pantaleo.
Il punto di vista comune emerso dai soggetti che vi hanno partecipato è stato la r
egistrazione del grande successo della manifestazione della Fiom e il fatto che
dal 16 ottobre si è concretizzata in Italia la possibilità di riaprire una fase nuov
a di opposizione alla crisi. La determinazione dei metalmeccanici si è intrecciata
con i movimenti e le istanze che hanno animato negli ultimi tempi i conflitti s
ociali nel nostro paese. Studenti, precari, movimenti sui beni comuni e in difes
a del welfare, hanno composto un quadro eterogeneo ma comune che va rilanciato c
on strumenti nuovi e con l'avvio di un nuovo processo. In questo senso, l'appell
o Uniti contro la crisi, recepito da questa assemblea, è stato assunto come un pun
to di partenza e un'indicazione da portare avanti, nella convinzione che sono pr
oprio gli effetti sociali della crisi e l'utilizzo politico che il governo e la
confindustria ne stanno facendo, che pongono il problema della ricomposizione co
me condizione necessaria e non rimandabile.

La crisi globale causata dalle speculazioni finanziarie, infatti, che sempre più s
i sta qualificando come strutturale e non transitoria, sta colpendo diritti, sal
ari, politiche sociali, e saccheggiando sistematicamente i beni comuni, dal lavo
ro al sapere, alle risorse ambientali. Questa crisi invece di determinare un rad
icale ripensamento del modello di sviluppo, ha piuttosto inasprito le condizioni
che l'hanno causata. La risposta dei governi e delle élite economiche è stata una b
rusca accelerazione dei processi, già in atto da almeno trent'anni, legati alla gl
obalizzazione neoliberista: privatizzazione dei servizi pubblici, attacco ai dir
itti dei lavoratori, aumento delle diseguaglianze. In Italia in particolare si è a
vuto un taglio indiscriminato delle risorse per scuola, università e sanità, perpetr
ati attraverso criteri autoritari e aziendali in tutti i settori, dai luoghi di
lavoro a quelli della formazione. Questo attacco è giustificato con la retorica de
ll'austerità: in realtà le ingenti spese militari svelano come queste retoriche sian
o del tutto false e infondate.
La crisi non è solo economica, ma anche politica. L'attacco ai diritti dei lavorat
ori, in particolare al diritto di sciopero e alla contrattazione collettiva, così
come la ridefinizione in senso autoritario della governance dentro gli atenei de
finiscono un quadro in cui Governo e Confindustria vorrebbero chiudere del tutto
gli spazi di democrazia, bloccando qualsiasi forma di espressione del conflitto
sociale. Il caso di Pomigliano, è indicativo di una nuova forma di comando che su
bordina l'intera vita quotidiana alle esigenze della produzione, alle quali è cost
retta a piegarsi sotto il ricatto. Non è un caso che quello del ricatto sia divenu
to il pradigma su cui si è fondata negli ultimi anni la precarizzazione del lavoro
che ha coinvolto in prima istanza le nuove forme di impiego ed oggi si estende
a tutto il mercato del lavoro. Ripensare la democrazia, in questo contesto quind
i, significa ripensare anzitutto la possibilità del dissenso, dell'estensione dell
e forme di lotta, immaginando al contempo delle forme di partecipazione e di cos
truzione comune di percorsi di alternativa, anche con pratiche di democrazia dir
etta nei luoghi del lavoro e della formazione.
La crisi, infine, produce come prima conseguenza fondamentale la divisione e la
frammentazione dei soggetti sociali e produttivi. Individualismo, competizione,
paura sono gli effetti piu' immediati che le strategie economiche e di governo p
roducono. Ma già l'esperienza di questi due giorni ci segnala una grande opportuni
tà per i movimenti, i sindacati e le associazioni: occorre ricomporre, laddove ven
iamo divisi, immaginare un percorso comune, laddove invece ci viene proposta la
solitudine. Uniti contro la crisi significa immaginare tutto questo insieme di p
ossibilità, inventando un meccanismo di connessione di lotte anche differenti tra
loro. Questo processo di costruzione di relazioni tra soggettività sociali, ancor
di più dopo la grande giornata di ieri, è oggi già in atto. Si tratta di implementarlo
nella costruzione quotidiana e di ricercarne le potenzialità. Uniti contro la cri
si è un esperimento di opposizione alla crisi e di determinazione di un nuovo futu
ro.
Tanti sono gli studenti medi e universitari che hanno animato l'assemblea. La le
gge 133/2008, il DDL Gelmini, ma anche la legge Aprea sulle scuole, definiscono
il quadro complessivo di smantellamento dell'istruzione pubblica. Disinvestiment
o, privatizzazione e distruzione della qualità del sapere sono stati assunti strat
egicamente dal governo, che ha sugellato decenni di riforme su scuola e universi
tà. Povertà, disoccupazione e precarietà sono le condizioni cui un'intera generazione
di soggetti produttivi viene sottoposta. Già a partire dall'Onda gli studenti hann
o dato vita ad un processo di trasformazione dell'università, restituendo il saper
e al suo uso comune ed immaginando l'apertura di una discussione pubblica che co
involga tutti i soggetti in campo per la costruzione di un'alternativa. Ma le mo
bilitazioni di queste settimane, che hanno preso vita dalla dichiarazione dell'i
ndisponibilità dei ricercatori a sottostare al ricatto del lavoro gratuito, hanno
di nuovo visto coinvolti moltissimi studenti delle scuole e dell'università. E' un
fatto che la votazione sul DDL Gelmini a partire da questa opposizione diffusa
sia stato rimandata a una data futura. Ma fino a quel momento gli atenei e le sc
uole proseguiranno la mobilitazione per rispedire al mittente una riforma sgradi
ta e per chiedere che l'istruzione venga finanziata seriamente.