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UMBERTO ECO, COME SCRIVERE UNA TESI

V. 3. Le citazioni.
V. 3. 1. Quando e come si cita: dieci regole
Di solito in una tesi si citano molti testi altrui: il test oggetto del vostro lavoro, la fonte
primaria, e la letteratura critica in argomento, la fonte secondaria.
Quindi le citazioni possono essere: (a) si cita un testo su cui poi ci si intrattiene
interpretativamente e (b) si cita un testo a sostegno della propria interpretazione.
Vi sono dieci regole per la citazione.
– Regola 1 – I brani oggetto di analisi interpretativa vanno citati con ragionevole
ampiezza.
– Regola 2 – I testi della letteratura critica vanno citati solo quando con la loro autorità
confermano una nostra affermazione.
Se il brano però da analizzare supera la mezza pagina significa che qualcosa non funziona: o
avete ritagliato un unità di analisi troppo vasta, oppure state parlando di un testo intero. In
questi casi se il testo è troppo lungo, meglio riportarlo per esteso in appendice e citare nel
corso dei vostri capitoli solo brevi periodi.
Inoltre , nel citare la letteratura critica dovete essere sicuri che la citazione dica qualcosa di
nuovo o che confermi quello che avete detto in modo autorevole
Quando si duce qualcosa di così evidente, non necessario rifarsi all'autorità di qualcuno.
– Regola 3 - La citazione presume che si condivida l'idea dell'autore citato a meno che
il brano non sia receduto e seguito da espressioni critiche.
– Regola 4 – Di ogni citazione devono essere chiaramente riconoscibili l'autore e la
fonte a stampa o manoscritta. Questo riconoscimento può avvenire in diversi modi:
a) con esponente e rinvio in nota, specie quando si tratta di un autore nominato per la
prima volta;
b) con nome dell'autore e data di pubblicazione dell'opera, tra parentesi, dopo la
citazione;
c) con semplice parentesi che riporta il numero della pagina quando tutto il capitolo
o tutta la tesi vertono sulla stessa opera dello stesso autore
– Regola 5 – Le citazioni di fonti primarie vano fatte possibilmente riferendosi
all'edizione critica o all'edizione più accreditata. Per autori antichi e classici in genere
basta citare paragrafi, versetti e capitoli a seconda degli usi correnti. Per autori
contemporanei citare possibilmente, se vi sono più edizioni, o dalla prima o
dall'ultima riveduta e corretta, secondo i casi. Si cia dalla prima se le altre sono mere
ristampe, dall'ultima se questa contiene revisioni, aggiunte, aggiornamenti. Bisogna
però specificare che esiste una prima e una n – esima edizione e chiarire da quale si
cita.
– Regola 6 - Quando si studia un autore straniero le citazioni devono essere nella
lingua originale. Questa regola è tassativa se si tratta di opere letterarie. In tali casi
può essere tale mettere tra parentesi o in nota la traduzione. Se si tratta di un autore di
cui non analizzare lo stile letterario, ma l'esatta espressione del pensiero è bene
lavorare nelle su test originale Ma anche qui è consigliabile la traduzione . Se si cita
un autore straniero sol per trarne un informazione, un giudizio generale, si può anche
usare una buona traduzione italiana o addirittura tradurre il brano. Basta citare bene il
titolo originale e chiarire quale traduzione si usa. Può accadere anche che si parli di
un autore straniero e vengono analizzate le sue opere per le sue idee, si può anche
decidere, se le citazioni sono molto e continue, di rifarsi ad una buona traduzione
– Regola 7 – Il rimando all'autore e all'opera deve essere chiaro. Ibidem significa
“nello stesso luogo” e si può usare solo quando si vuole ripetere paro paro la
citazione della nota precedente.
– Regola 8 – Quando una citazione non supera le due o tre righe si può inserire nel
corpo del capoverso tra virgolette doppie. Quando la citazione è più lunga p meglio
metterla a spazio semplice rientrato. In questo caso non sono necessarie le virgolette.
Questo metodo è molto comodo perché mette immediatamente sotto gli occhi i testi
citati.
– Regola 9 – Le citazioni devono essere fedeli. Si devono trascrivere le parole così
come sono, non si devono eliminare parti del testo senza segnalarlo. Tale
segnalazione viene attuata mediante l'inserzione di tre puntini di sospensione . Non si
devono fare interpolazioni e ogni nostro commento, deve apparir in parentesi quadre
o ad anglo. Anche le nostre sottolineature devono essere segnalate.
– Regola 10 – bisogna sempre essere in grado di reperire i testimoni e dimostrare che
sono attendibili. Per questo il riferimento deve essere esatto e puntuale (non si cita un
autore senza dire in che libro e in che pagina) e dee poter essere controllabile a tutti.
Quando citiamo dei versi: un solo verso può essere citato nel testo, due versi possono essere
citati nel testo ma separati da una sbarra. Se il brano è più lungo meglio ricorrere al sistema
a spazio uno rientrato. O se abbiamo a che fare con un solo verso che dovrà costituire
oggetto di una lunga analisi successiva.

V.3.2. Citazione, parafrasi e plagio


Nel fare la scheda di lettura voi avete riassunto in vari punti l'autore che vi interessa; avete
fatto cioè delle parafrasi. Dovete poi essere sicuri che alla stesura della tesi i brani che
copiate fossero davvero delle parafrasi e non delle citazioni senza virgolette. In caso
contrario avete commesso un plagio.
Questo trae una cattiva impressione.
Non ci si deve nevroticamente preoccupare che non ci siano mai le stesse parole, perchè a
volte è inevitabile o addirittura utile che certi termini rimangano immutati.

V.4. Le note a piè di pagina


V.4.1. A cosa servono le note
Un'opinione abbastanza diffusa vuole che non solo la tesi ma anche i libri con molte note
siano un esempio di snobismo erudito e spesso un tentativo di dare fumo negli occhi. Ciò
però non toglie che le note servano.
a) Le note servono a indicare la fonte delle citazioni. Quando è nota di riferimento
bibliografico è bene che sia a piè di pagina anziché in fondo al libro o al capitolo.
b) Le note servono ad aggiungere su un argomento discusso nel testo altre indicazioni
bibliografiche di rinforzo. Anche in questo caso sono più comode a piè di pagina.
c) Le note servono per rinvii esterni e interni. Trattato un argomento, si può mettere in
nota un “cfr.” (confronta) e rimanda sia a un altro libro che a un altro capitolo o
capoverso della nostra stessa trattazione. I rinvii interni possono essere fatti nel testo,
se essenziali.
d) Le note vengono a introdurre una citazione di rinforzo che nel testo avrebbe disturbato.
e) Le note servono ad ampliare le affermazioni che avete fatto nel testo. Sono utili perché vi
permettono di non appesantire il testo con osservazioni periferiche.
f) Le note servono per correggere le affermazioni del testo Voi siete sicuri di quanto
affermate ma siete anche coscienti che qualcuno non è d'accordo o potrebbe muovere una
obbiezione
g) Le note possono servire a fornire la traduzione italiana di una citazione che era essenziale
dare in lingua straniera, o la versione originale di controllo di una citazione che per esigenze
di fluidità del discorso era più comodo dare in traduzione italiana
h) Le note servono per pagare i debiti. Citare un libro da cui si è tratta una frase è pagare un
debito.
Mentre le note a, b e c sono più utili a piè di pagina, le note d, h possono anche andare a fine
capitolo o a fine tesi.

V.A.2. Il sistema citazione-nota.


Consideriamo ora l'uso della nota come mezzo per il riferimento bibliografico: se nel testo si
parla di qualche autore o se ne citano dei passaggi, la nota corrispondente fornisce il
riferimento bibliografico adeguato. Questo sistema è molto comodo perché se la nota è a piè
di pagina, il lettore sa subito a quale opera si riferisce. Il procedimento però ci impone una
duplicazione: le stesse opere citate in nota dovranno ritrovarsi anche nella bibliografia finale
(tranne in rari casi in cui la nota cita un autore che non ha nulla a che fare con la bibliografia
specifica della tesi).
La bibliografia finale infatti serve per avere un corpo d'occhio sul materiale consultato e
serve per trarre informazioni globali sulla letteratura in argomento. E anche informazioni
più complete. Per esempio, nel citare un autore straniero, si può dare in nota solo il titolo in
lingua originale mentre la bibliografia citerà anche l'esistenza di una traduzione. Nella nota
si può citare l'autore per nome e cognome, mentre nella bibliografia lo si ritroverà in ordine
alfabetico per cognome e nome. Inoltre, se di un articolo esiste una prima edizione su rivista
e poi una ristampa,molto meglio reperibile, su di un volume collettivo, la nota potrà citare
solo la seconda edizione, con la pagina del volume collettivo, mentre la bibliografia dovrà
registrare la prima edizione anzitutto. Una nota può abbreviare certi dati, eliminare il
sottotitolo, non dire quante pagine ha il volume, mentre la bibliografia dovrebbe dare tutte
queste informazioni
Le note sono più disinvolte della bibliografia, mirano solo a rendere individuabile il testo di
cui si parla riservando alla bibliografia le informazioni complete; danno le pagine
indispensabili, non dicono di quante pagine è il volume, né se è stato tradotto.

V.4.3. Il sistema autore-data


In molte discipline si una un sistema che permette di eliminare tutte le note di riferimento
bibliografico conservando solo quelle di discussione e rinvio. Questo sistema presuppone
che la bibliografia finale sia costruita ponendo in evidenza il nome dell'autore e la data di
pubblicazione della prima edizione del libro o dell'articolo
Ciò permette di evitare la nota e la citazione a piè di pagina. Inoltre vi obbliga, in fase di
stesura, a copiare i dati di un libro una volta sola.
E' quindi un sistema particolarmente raccomandabile quando si devono citare di continuo
molti libri o sempre lo stesso libro.
Questo sistema però funziona solo a certe condizioni:
a) che si tratti di una bibliografia molto omogenea e specializzata, di cui i probabili lettori
del vostro lavoro siano già al correte.
b) che si tratti di una bibliografia moderna, o almeno degli ultimi due secoli.
c) che si tratti di una bibliografia scientifico_erudita.
E' quindi utile nelle trattazioni omogenee su di una disciplina specifica.