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Narrativa – Percorso A

I METODI DELLA NARRAZIONE Nome ………………………………………….. Classe ……………. Data …………………

ESERCITAZIONI SU TESTO NARRATIVO

Percorso A I metodi della narrazione

1. Analizzare un racconto. Leggi attentamente il testo dal titolo Storie di fantasmi per il dopocena, di
J.K. Jerome (1859-1927); quindi completa le affermazioni che seguono, scegliendo un’opzione per ogni gruppo.

Jerome K. Jerome Era la vigilia di Natale. In una storia di fantasmi, è sempre la vigilia di Natale. Avrete forse notato che
Storie di fantasmi gli spiriti non appaiono mai la notte di Natale. Il fantasma medio fa il suo giro annuale la vigilia di
Natale, e ne è soddisfatto. Perché proprio la vigilia di Natale, con tutte le notti che ci sono in un anno,
per il dopocena
non sono mai riuscito a capirlo. È immancabilmente una delle notti più tetre per uscire: fredda, umida e
(adattamento da J.K. livida. Inoltre, ne sono certo, a Natale la pazienza della gente è troppo provata da tutti i parenti vivi che
Jerome, Storie di fantasmi affollano la casa perché possa apprezzare anche l’apparizione di qualche parente morto e sepolto. Ci
per il dopocena, La Spiga,
Milano 1995) deve essere qualcosa di spettrale nell’atmosfera natalizia… forse è il clima soffocante e fangoso a
risvegliare i fantasmi, come l’umidità delle piogge estive fa uscire le rane e le lumache. E non solo gli
spiriti fanno sempre la loro comparsa la vigilia di Natale, ma quella stessa notte la gente ama riunirsi e
parlare di loro. Ogniqualvolta cinque o sei inglesi si raccolgono attorno al camino a discorrere alla
vigilia di Natale, cominciano a raccontarsi storie di fantasmi.
Era la vigilia di Natale (ci sono troppe “vigilie di Natale” in questo libro, me ne rendo conto: sta
cominciando a diventare monotono anche per me, ma non vedo proprio come riuscire a evitarlo) e mi
trovavo a Londra, a casa di mio zio John, al 47 di Laburnham Grove.
Evviva! Una vigilia di Natale trascorsa nella penombra del salotto (gli operai della centrale del gas 1
erano in sciopero) dove i bagliori del fuoco proiettavano strane ombre sulla variopinta carta da parati,
mentre fuori, per la strada, la tempesta infuriava senza tregua e il vento, gemendo come un’anima in
pena, soffiava nella piazza e spazzava la bottega del lattaio levando un urlo infelice. Avevamo cenato
molto bene, e sedevamo in circolo a fumare e discorrere. La cena era stata ottima, davvero eccellente.
(…) Dopo cena, lo zio preparò del punch2 al whisky. Feci onore anche a quello: lo poté constatare lo
stesso zio John. Disse che era felice che mi piacesse tanto. La zia andò a letto dopo cena, lasciando me,
il curato, il vecchio dottor Scrubbles, il signor Coombes e Teddy Biffles a tenere compagnia allo zio.
Convenimmo tutti che era ancora troppo presto per andare a dormire, così lo zio preparò un’altra caraffa
di punch. Rimanemmo seduti a lungo, e il dottore più tardi preparò del punch al gin, tanto per cambiare,
ma debbo dire che a quel punto non notai una grande differenza. Era comunque buono, e la serata
procedeva nel migliore dei modi.
Tutti parevano proprio simpatici.
Durante la serata, zio John ci narrò una storia molto buffa, proprio spassosa. Ora non ricordo di cosa
parlasse, ma so che al momento mi divertii moltissimo; credo di non avere mai riso tanto in vita mia. È
curioso che non riesca a richiamare alla mente il racconto, dato che lo ripeté quattro volte. E fu solo per
colpa nostra se non lo raccontò una quinta. Poi toccò al dottore, che cantò una canzone molto intelligente
che parlava degli animali di una certa fattoria. Per la verità il dottore fece un po’ di confusione. Il gallo
si ritrovò a ragliare e il maiale emise un sonoro chicchirichì, ma tutti capirono ugualmente. Io iniziai
raccontando una storia decisamente interessante ma, mentre procedevo, notai che stranamente nessuno
mi prestava la minima attenzione. Dapprima ritenni che fosse molto scortese da parte loro, finché mi resi
conto che non avevo fatto altro che borbottare fra me e me, invece di parlare a voce alta. Così,
ovviamente, nessuno aveva capito che stavo raccontando loro una storia, e probabilmente cercavano di
spiegarsi il significato della mia voce concitata e dei miei gesti eloquenti.
Più tardi, il nostro curato ci mostrò alcuni trucchi con le carte. Ci domandò se avevamo mai visto un
gioco chiamato “gioco delle tre carte”. (…)
Dopo questo gioco, fu servito dell’altro punch; lo zio combinò un pasticcio nel prepararlo: si
dimenticò il whisky. Lo prendemmo in giro e poi lo obbligammo a mettercene un doppio quantitativo
per penitenza.
1. centrale del gas:
all’epoca della vicenda Oh, quanto ci siamo divertiti quella sera!
narrata l’illuminazione Più tardi, in un modo o nell’altro, riprendemmo a parlare di spiriti.
era ancora a gas.
2. punch: bevanda Teddy Biffles narrò la prima storia. Lascerò che sia egli stesso a ripeterla in questa sede, con le sue
alcolica servita molto
calda.
parole (non chiedetemi com’è possibile che ricordi con esattezza le sue parole: forse le trascrissi al

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momento in caratteri stenografici o forse egli leggeva una storia scritta e mi consegnò il manoscritto in
seguito perché lo pubblicassi in questo libro… comunque, non ve lo dirò. È un segreto professionale).
Biffles intitolò la sua storia:

Johnson ed Emily
ovvero
Il fantasma fedele
(racconto di Teddy Biffles)

Ero poco più di un ragazzo, quando incontrai Johnson per la prima volta. Mi trovavo a casa per le
vacanze natalizie e, visto che era la vigilia di Natale, avevo avuto il permesso di stare alzato fino a tardi.
Nell’aprire la porta della mia cameretta per entrare, mi ritrovai faccia a faccia con Johnson che stava per
uscire. Mi passò attraverso e, dopo aver emesso un lungo, cupo ululato di dolore, sparì dalla finestra
delle scale.
Sul momento rimasi alquanto scosso (all’epoca ero solo uno scolaretto e non avevo mai visto un
fantasma prima d’allora) e non me la sentivo molto di andare a letto. Ma, dopo aver ben riflettuto, mi
ricordai che gli spiriti potevano far del male solo ai peccatori, così mi infilai sotto le coperte e mi
addormentai.
La mattina raccontai a mio padre quello che avevo visto.
“Ah, sì, era il vecchio Johnson” rispose. “Non devi averne paura: anche lui abita qui.” E mi rivelò la
storia del poveretto.
Pare che quando era in vita questo Johnson avesse amato, in gioventù, la figlia del vecchio affittuario
della casa, una ragazza molto bella che si chiamava Emily. Mio padre non ne conosceva il cognome.
Johnson era troppo povero per sposare la ragazza, così le diede un bacio d’addio, le promise che
appena possibile sarebbe stato di ritorno e partì per l’Australia in cerca di fortuna.
Ma l’Australia non era ancora quella che sarebbe diventata in seguito. I viaggiatori che
attraversavano le foreste erano molto rari a quel tempo e, anche quando riusciva ad assalirne uno, i suoi
averi riuscivano a malapena a coprire le spese per il suo funerale. E così a Johnson occorsero quasi
vent’anni per fare fortuna.
A ogni modo, l’obiettivo che si era posto era stato raggiunto, e quindi, dopo essere riuscito a sfuggire
alla polizia e a lasciare la colonia, ritornò in Inghilterra pieno di gioia e di speranza per impalmare 3 la
sua bella.
Finalmente giunse alla casa, ma la trovò silenziosa e deserta. Tutto ciò che riuscì a sapere dai vicini
fu che, in una notte di nebbia, poco dopo la sua partenza, l’intera famiglia si era dileguata senza
preavviso e che nessuno da allora li aveva più visti o ne aveva sentito parlare, sebbene il padrone di casa
e molti dei negozianti avessero svolto alcune indagini. Il povero Johnson, impazzito dal dolore, cercò il
suo amore perduto in tutto il mondo. Ma non riuscì a trovarlo e, dopo anni di sforzi vani, fece ritorno per
concludere la sua vita solitaria nella stessa casa dove, nei bei giorni passati, egli e la sua adorata Emily
avevano trascorso tante ore felici. In quella casa visse completamente solo, aggirandosi per le stanze
deserte, piangendo e chiamando la sua Emily. Quando il poveretto, ormai vecchio, morì, il suo fantasma
continuò l’opera.
“Era qui” continuò mio padre, “quando presi in affitto la casa, così l’agente immobiliare abbassò la
pigione4 a dieci sterline l’anno.”
Dopo quel primo incontro mi imbattei in Johnson parecchie altre volte, a qualsiasi ora della notte. Le
prime volte, gli giravo intorno o mi facevo da parte per lasciarlo passare; ma quando presi maggior
confidenza e non furono più necessarie tante cerimonie, gli passavo direttamente attraverso. In effetti,
non si poteva dire che fosse d’intralcio.
Era un vecchio spirito, gentile e indifeso, e noi eravamo tutti dispiaciuti e pieni di compassione per
lui. Infatti, per un certo periodo le donne ne fecero la loro mascotte5 trattandolo con molto affetto, quasi
3. impalmare: sposare come un cagnolino. Ecco fino a che punto le aveva commosse con la sua fedeltà.
(anticamente il futuro Ma con il passare del tempo cominciò a diventare un po’ noioso. La sua era una storia troppo triste.
sposo dava la propria
promessa di matrimonio Non c’era niente di allegro o divertente. Eravamo dispiaciuti per lui, ma anche irritati. Se ne stava seduto
toccando con la palma sulle scale a piangere ininterrottamente per ore e ore; chi si svegliava nel mezzo della notte poteva essere
della mano quella della certo che avrebbe udito il suo andirivieni in tutte le stanze, fra gemiti e singhiozzi, e non era sicuramente
futura sposa). facile riprendere sonno in quelle condizioni. Ogni volta che davamo una festa si piazzava fuori dalla
4. pigione: affitto.
porta del salotto piangendo tutto il tempo. In realtà non faceva male a nessuno, ma rattristava
5. mascotte: portafortuna.
l’atmosfera generale.

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“Oh, non ne posso più di questo idiota!” esclamò mio padre una sera (il papà può essere molto
sgarbato quando viene esasperato, si sa) dopo che Johnson era stato più fastidioso del solito e aveva
rovinato una bella partita a whist 6 stando seduto sulla cappa del camino a piagnucolare, al punto che
nessuno sapeva più quale fosse l’atout 7 e che seme fosse stato giocato. “Dobbiamo liberarcene in un
modo o nell’altro. Mi piacerebbe sapere come.”
“Beh” rispose mia madre, “una cosa è certa: rimarrà qui fino a quando non troverà la tomba di Emily.
Ecco quello che cerca. Trova la tomba di Emily, portalo lì e vedrai che la smetterà. È la sola cosa da
fare. Fidati di me.”
L’idea sembrava ottima, ma il problema era che nessuno di noi sapeva dove fosse la tomba di Emily
più di quanto non lo sapesse il fantasma del povero Johnson. Il governatore suggerì di ingannare il
poveretto con la tomba di qualche altra Emily, ma sfortuna volle che non ci fosse alcuna Emily sepolta
nel raggio di chilometri. Non mi sono mai imbattuto in un’area tanto sprovvista di Emily defunte.
Ci pensai sopra per un po’, poi azzardai una proposta. “Non possiamo costruirne una completamente
fasulla per il vecchio?” chiesi. “Deve essere un sempliciotto, e potrebbe cascarci. E poi non ci costa
niente fare un tentativo.”
“Per Giove! Certo!” esclamò mio padre; e già la mattina successiva chiamammo gli operai e
innalzammo un piccolo tumulo in fondo al frutteto, con sopra una pietra tombale che recava la seguente
iscrizione:

DEDICATA ALLA MEMORIA DI


EMILY
LE SUE ULTIME PAROLE FURONO:
“DITE A JOHNSON CHE L’AMO”

“Questa dovrebbe richiamarlo più della casa” borbottò mio padre dando un’occhiata soddisfatta al
lavoro terminato. “Spero proprio che funzioni!”
E funzionò!
Quella stessa notte lo attirammo là e io assistetti a una delle scene più commoventi della mia vita: lo
slancio con cui Johnson si gettò sulla pietra tombale e pianse. Quando lo videro, papà e il vecchio
Squibbins, il giardiniere, piansero anche loro come bambini.
Da allora Johnson non ci ha più dato fastidio in casa. Ora trascorre ogni notte a singhiozzare sulla
tomba fasulla, e sembra decisamente felice.
“Ancora adesso? “
“Oh, certo. Vi porterò a vederlo la prossima volta che verrete a casa nostra: solitamente dalle 22 alle
6. whist: gioco di carte, 4, ma il sabato dalle 22 alle 2.”
antenato del bridge.
7. atout: termine francese La storia che il giovane Biffles ci aveva raccontato con tanta partecipazione mi fece parecchio piangere.
con cui si indica il seme
delle carte che vince tutti
Non appena terminò, rimanemmo tutti un po’ pensierosi: notai che persino il vecchio dottore si
gli altri (come nel gioco asciugava una lacrima di nascosto. Tuttavia, zio John preparò un’altra caraffa di punch e a poco a poco
della “briscola”). riuscimmo a tirarci su il morale.

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1. Il racconto ha come argomento d. Tuttavia, zio John preparò un’altra caraffa di punch e
a. l’alcolismo a poco a poco riuscimmo a tirarci su il morale
b. le usanze inglesi
c. l’amore non corrisposto 10. Il tema centrale della seconda storia è
d. le apparizioni di fantasmi a. l’amore oltre la morte
b. l’ingenuità dei fantasmi
2. Il racconto è costituito da due storie c. l’amicizia fra vivi e morti
a. con gli stessi personaggi d. le presenze misteriose nella quotidianità
b. con due personaggi in comune
c. con un personaggio in comune 11. Nella seconda storia, la fabula
d. con personaggi completamente diversi a. non è ricostruibile
b. coincide con l’esordio
3. La narrazione è condotta c. coincide con l’intreccio
a. da un narratore di primo grado d. è alterata da un flashback
b. da un narratore di secondo grado
c. da un narratore di primo grado e uno di secondo 12. Il seguente passo: Nell’aprire la porta della mia
grado cameretta per entrare, mi ritrovai faccia a faccia con
d. da tre diversi narratori che corrispondono ad altrettanti Johnson che stava per uscire fa parte
personaggi a. dell’esordio
b. delle peripezie
4. Nella storia cornice si racconta c. della Spannung
a. una serata fra amici d. dello scioglimento
b. una seduta spiritica
13. Il narratore della seconda storia è
c. un incontro fra innamorati
a. zio John
d. una vicenda di emigrazione
b. Teddy Biffles
5. La storia cornice è ambientata c. il dottor Scrubbles
a. a Londra d. il padre di Teddy Biffles
b. in Australia
14. Il/la protagonista della storia del fantasma è
c. a Londra e in Australia
a. Emily
d. in un luogo imprecisato
b. Johnson
c. il padre di Teddy Biffles
6. La storia cornice è collocata
d. la madre di Teddy Biffles
a. nel futuro
b. nel presente 15. La caratterizzazione del personaggio di Johnson
c. in un tempo mitico è
d. approssimativamente un secolo fa a. psicologica e sociale
b. fisica, culturale, ideologica
7. La storia cornice e la storia contenuta nella prima
c. psicologica, culturale, ideologica
sono narrate
d. fisica, psicologica, sociale, ideologica
a. entrambe in terza persona
b. entrambe in prima persona 16. Il racconto di Teddy Biffles è
c. rispettivamente in terza persona e in prima persona a. a focalizzazione zero
d. rispettivamente in prima persona e in terza persona b. a focalizzazione interna
c. a focalizzazione esterna
8. L’enunciato con cui ha inizio la seconda storia è: d. a focalizzazione variabile
a. Tutti parevano proprio simpatici
b. Teddy Biffles narrò la prima storia 17. Nel seguente passo: E così a Johnson occorsero
c. Biffles intitolò la sua storia quasi vent’anni per fare fortuna vi è
d. Ero poco più di un ragazzo, quando incontrai Johnson a. un’ellissi
per la prima volta b. una pausa
c. un sommario
9. L’enunciato che conclude la seconda storia è. d. una digressione
a. credo di non avere mai riso tanto in vita mia
b. È un segreto professionale 18. Vi è un’accelerazione del ritmo nell’enunciato:
c. Ora trascorre ogni notte a singhiozzare sulla tomba a. Ma non riuscì a trovarlo e, dopo anni di sforzi vani,
fasulla, e sembra decisamente felice fece ritorno

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b. Era un vecchio spirito, gentile e indifeso, e noi 20. Per quanto riguarda lo stile si può affermare che il testo
eravamo tutti dispiaciuti e pieni di compassione per lui a. è ricco di termini tecnici
c. il papà può essere molto sgarbato quando viene b. è semplice e facilmente comprensibile
esasperato, si sa c. è caratterizzato da termini colti e periodi complessi
d. ma il problema era che nessuno di noi sapeva dove d. è contraddistinto da un uso inconsueto della
fosse la tomba di Emily. punteggiatura

19. Nel seguente passo: Il governatore suggerì di


ingannare il poveretto con la tomba di qualche altra
Emily, le parole del governatore sono riferite con la
tecnica del
a. discorso libero
b. discorso diretto
c. discorso indiretto
d. discorso raccontato

Riassumere un racconto. Scrivi il riassunto del racconto di


Biffles in un numero libero di parole. Al termine del lavoro
controlla di aver inserito tutte le informazioni chiave.

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