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Univ.

di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento


Introduzione (1/48)

Prof. Claudio Borri


Ing. Carlotta Costa

INGEGNERIA DEL
VENTO

Anno Accademico 2004/2005


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (2/48)

Argomenti trattati nel corso

• Introduzione al corso

• Lo strato limite atmosferico

• Variabili aleatorie e processi stocastici

• Generazione di campi di vento

• Aerodinamica dei corpi tozzi

• Fenomeni aerodinamici ed aeroelastici nelle strutture

• Sperimentazione in galleria del vento

• Presentazione di casi di studio


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Introduzione (3/48)

Cos’è l’“Ingegneria del Vento”?

Si tratta di una disciplina intersettoriale che nasce dalla


sintesi di svariate materie come la meteorologia,
l’aeronautica, l’ingegneria industriale, la statistica e
la teoria delle probabilità, la fisica dell’atmosfera e
la meccanica dei fluidi, l’ingegneria civile e
ambientale.

La prima definizione di Ingegneria del Vento risale


agli anni ’70.

In particolare, Cermak (1975) definisce l’Ingegneria


del Vento come:

“la trattazione razionale delle


interazioni tra lo strato limite
atmosferico e l’uomo con le sue
opere sulla superficie della Terra”.
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Introduzione (4/48)

Breve storia dell’Ingegneria del Vento

Nell’evoluzione dell’Ingegneria del Vento si possono


individuare quattro periodo fondamentali e ben
distinti in cui sono stati compiuti decisivi passi in
avanti, fino ad arrivare ad una sintesi delle varie
discipline coinvolte e alla nascita della materia
quale la intendiamo oggi.

1. Dagli albori della storia al Rinascimento, si


verificano una serie di situazioni ed episodi
interpretabili come fondamentali precursori o
capostipiti della materia
2. Dall’inizio del 1600 alla fine del 1800
nascono, si configurano e si sviluppano molte
delle materie di base
3. Dalla fine del 1800 alla metà del 1900 avviene
la maturazione completa delle diverse
discipline e si manifestano i primi segni di
sintesi
4. Dalla metà del 1900 ai giorni nostri
l’Ingegneria del Vento si configura come
disciplina scientifica autonoma
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dagli albori


della storia al Rinascimento (1/4)
L’Ingegneria del Vento, come interazione tra vento ed
uomo e ambiente costruito si manifesta in forma
embrionale agli albori della storia, soprattutto con
l’applicazione di concetti bioclimatici.

2000 a.C. Distribuzione urbanistica della città di


Kahun, fondata in Egitto da Re Sosostris II, in cui
il quartiere dei notabili è orientato a Nord, esposto
alle brezze settentrionali, mentre il quartiere
operaio, esposto ad Ovest, protegge i quartieri dei
ricchi dai venti caldi del deserto
VI° secolo a.C. Le antiche dinastie cinesi applicano
principi improntati al Feng-Shui (Feng = vento,
flusso del cielo, Shui = acqua, flusso della terra).
Le regole di progettazione sono formalmente
ispirate dalla presenza di spiriti e presenza occulte,
traducendo in realtà una serie di principi volti a
razionalizzare l’ingresso dell’aria e della luce e
proteggere le abitazioni dal vento e dal freddo

384-322 a.C. Aristotele scrive il primo trattato di


meteorologia (“Metereologica”), in cui spiega
l’origine del vento, seppur in maniera piuttosto
fantasiosa, dando, d’altra parte, una serie di
concetti urbanistici importanti.
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dagli albori


della storia al Rinascimento (1/4)
I°-II° secolo a.C. La Torre
dei Venti denota il
primo tentativo di
collegare il vento al
tempo.
Al culmine della Torre si
trovava un tritone di
bronzo che girava al
soffiare del vento. E’
considerato il primo
strumento di misura dei
fenomeni meteorologici. TORRE DEI VENTI (GRECIA)

I° secolo a.C. Vitruvio scrive la prima grande opera di


architettura (“I dieci libri dell’architettura”)
118-128 d. C. Il Pantheon a Roma è il primo edificio
in cui si manifesta lo studio e la realizzazione di un
sistema efficiente di ventilazione naturale
1404-1480 Leon Battista Alberti discute problemi di
architettura e di urbanistica in considerazione delle
condizioni climatiche e specialmente del vento
(“De re aedificatoria”)
1425-1519 Leonardo da Vinci realizza il primo
strumento per la misura del vento e scrive il primo
trattato di meccanica dei fluidi (“Del moto e misura
dell’acqua”). Raccoglie prime considerazioni sulla
circolazione atmosferica.
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dall’inizio


del 1600 alla fine del 1800 (2/4)
Dopo il Rinascimento, ricevono forte impulso la
progettazione degli strumenti di misura (si parla di
“era strumentale”), nonché la ricerca teorica sulla
meccanica dei fluidi.

1643 Torricelli inventa il barometro


1623-1662 Pascal cerca di misurare la pressione.
Iniziano in questo periodo i tentativi di correlare le
variazioni del tempo alle variazioni della pressione
1667 Hook costruisce il primo anemometro a pendolo
1846 Robinson inventa l’anemometro “a coppe”,
prototipo dello strumento anemometrico oggi più
utilizzato
1888 Dines inventa l’anemometro a pressione

1642-1727 Newton definisce la viscosità, le leggi del


moto dei fluidi. Formula la legge delle tre
proporzioni (“La forza sui un corpo immerso in un
fluido è proporzionale alla densità, al quadrato
della velocità, all’area investita”).
1738 Bernoulli definisce la conservazione dell’energia
nei fluidi
1755 Euler scrive le equazioni del moto per un fluido
non viscoso
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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)
1806 Beaufort Definisce la velocità del vento in
termini di effetti visibili

TERMINE VELOCITÀ EFFETTI DEL VENTO


DESCRITTIVO VENTO [m/s ] SUL MARE (al largo)

Il mare è liscio come l'olio e il fumo sale


0 Calma 0 – 0.2 verticalmente
Leggere increspature sulla superficie
1 Bava di
0.3 – 1.5 assomiglianti a squame di pesce. Ancora non si
vento formano creste bianche di schiuma
Brezza Ondine minute, ancora molto corte ma ben
2 1.6 – 3.3 evidenziate. Le creste non si rompono ancora ma
leggera hanno aspetto vitreo
Ondine grandi con creste che che cominciano a
Brezza rompersi con schiuma di aspetto vitreo. Si
3 3.4 – 5.4 notano alcune "pecorelle" con la cresta bianca di
tesa schiuma
Vento Onde piccole con tendenza ad allungarsi. Le
4 5.5 - 7.9 pecorelle sono più frequenti
moderato
Onde moderate dalla forma che si allunga. Le
Vento
5 8.0 – 10.7 pecorelle sono abbondanti e c'è possibilità di
teso spruzzi
Vento Onde grosse (cavalloni) dalle creste imbiancate
6 10.8 – 13.8 di schiuma. Gli spruzzi sono probabili
fresco
I cavalloni si ingrossano. La schiuma formata dal
Vento 13.9 – 17.1
7 rompersi delle onde viene "soffiata" in strisce
forte nella direzione del vento
Onde moderatamente alte. Le creste si rompono
8 Burrasca 17.2 – 20.7 e formano spruzzi vorticosi che vengono
risucchiati dal vento
Onde alte con le creste che iniziano a frangere.
9 Burrasca 20.8 – 24.4 Strisce di schiuma che si fanno più dense. Gli
forte spruzzi possono ridurre la visibilità
Onde molto alte sormontate da creste (marosi)
molto lunghe. Le strisce di schiuma tendono a
10 Tempesta 24.5 – 28.4 compattarsi e il mare pare tutto biancastro. I
frangenti sono molto più intensi e la visibilità è
ridotta
Onde enormi che potrebbero anche nascondere
Tempesta 28.5 – 32.6
alla vista le navi di piccole o medie dimensioni. Il
11 mare è tutto coperto da banchi di schiuma. Il
violenta vento nebulizza la sommità delle creste e la
visibilità è ridotta
L'aria è piena di spruzzi e la schiuma imbianca il
12 Uragano oltre 32.7 mare completamente. La visibilità è molto
ridotta
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dall’inizio


del 1600 alla fine del 1800 (2/4)

1845 Stokes formula le equazioni di Navier-Stokes


per il moto dei fluidi

Parallelamente ed in virtù dell’evoluzione strumentale e


della crescita della meccanica dei fluidi, ha grande
sviluppo la ricerca meteorologica.

1686 Halley pubblica un fondamentale trattato nel


quale giustifica l’origine dei venti “nell’azione dei
raggi del sole sull’aria e sull’acqua durante il suo
quotidiano passaggio sugli oceani”. Comprende
l’esistenza di vasti movimenti di aria fredda dai poli
all’equatore.
1735 Hadley riesce a spiegare l’effettiva
inclinazione delle correnti ipotizzate da Halley alla
luce del concetto di rotazione terrestre.
1743 Franklin dimostra che le perturbazioni sono
fenomeni in movimento
1831 Redfield ed Espy compiono studi approfonditi,
ancorché contrapposti, sulla circolazione.

La metà del 1800 vede grandi realizzazioni strutturali,


soprattutto nel campo dei ponti (non sempre troppo
fortunate!)
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dall’inizio


del 1600 alla fine del 1800 (2/4)
XIX° secolo. Grande sviluppo della tipologia
strutturale di ponte sorretto da cavi
Che cosa accade in Europa?
1817 Crollo di una passerella sul Tweed River
(Smith, Inghilterra)
1818 Crollo del Dryburg Abbey Bridge (Inghilterra)
1824 Crollo del ponte sullo Stretto del Menai
(Inghilterra), dopo oscillazioni dell’ordine dei 5 m
1830 Collasso del Ponte di Nassau sul Lahn
(Germania)
1836 Collasso dell’Union Bridge sul Tweed a
Berwick (Inghilterra) (L=260 m)
1836 Collasso del Brighton Chain Pier (Brown,
Inghilterra) per moto oscillatorio

BRIGHTON CHAIN PIER


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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)
La tipologia del ponte sorretto da cavi viene quasi del
tutto abbandonata, e, sfruttando la straordinaria
evoluzione del ferro, ci si affida a nuove soluzioni
costruttive quali il ponte a travata ed il ponte a
struttura reticolare.

1879 Crollo del Tay Bridge (all’epoca il ponte più


lungo del mondo, costituito da 84 travi reticolari e
progettato da Bouch) durante il passaggio di un
treno, nel corso di una tempesta di vento (≅ 30
m/s). Muoiono 75 persone, e durante l’inchiesta si
scopre che il progettista non aveva affatto tenuto
conto delle azioni dovute al vento! Bouch viene
sospeso dall’attività professionale mentre il suo
incarico per la progettazione del Forth Bridge,
l’allora più lungo ponte del mondo (LTOT=1600 m
con LMAX=565 m), viene affidato a Baker e Fowler.

TAY BRIDGE
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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)

FORTH BRIDGE

1883-1889 Durante la realizzazione del Forth Bridge,


Baker realizza le prime sperimentazioni in
campagna. Misura le pressioni e le forze su tre
pannelli di dimensioni diverse ed ottiene un
risultato inspiegabile per quel tempo, per cui il
rapporto tra la forza e l’area investita diminuisce al
crescere della superficie (si tratta dei primi risultati
sperimentali che riguardano l’effetto benefico della
cross-correlazione)
D’altra parte Baker non ha il coraggio di applicare i
suoi risultati, realizzando una struttura di
dimensioni enormi e trascurando l’effetto riduttivo
della cross-correlazione.
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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)
Che cosa accade in America?
La tipologia del ponte sorretto da cavi riceve
grandissimo impulso grazie ad una serie di
prescrizioni dovute a Roebling, che nel 1841
pubblica una serie di criteri volti ad aumentare la
sicurezza strutturale contro l’azione del vento.

Sono proprio di Roebling una serie di realizzazioni


importanti della seconda metà del 1800.

1845 Monongahela Bridge (Pittsburg, U.S.A.), dotato


di travi longitudinali irrigidenti
1855 Ponte
ferroviario sul
Niagara (L=280 m),
dotato anch’esso di
travi longitudinali
irrigidenti ed in cui
coesistono il concetto
di ponte strallato e di
ponte sospeso

NIAGARA RAILWAY BRIDGE


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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)

1867 Ponte sull’Ohio


a Cincinnati, U.S.A.
(L=322 m), dotato di
cavi inclinati che si
irradiano dalla base
delle torri, alla quota di
impalcato, verso i cavi
di sospensione

PONTE SULL’OHIO (CINCINNATI, U.S.A)


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del 1600 alla fine del 1800 (2/4)

1869 Ponte di Brooklyn sull’East River (N.Y.,


U.S.A.) (L=284-486-284 m)

PONTE DI BROOKLYN, EAST


RIVER (NEW YORK, U.S.A)

L’America vede la
realizzazione di
strutture
“relativamente” sicure
nei riguardi dell’azione
del vento, anche se
spesso esageratamente
pesanti!
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
Compaiono le prime gallerie del vento e ricevono un
forte impulso le misurazioni full-scale.
1874 Wehnam realizza la prima galleria del vento per
studiare il comportamento di pannelli piatti inclinati
all’azione del vento, realizzando un condotto di 3 m
di lunghezza con sezione quadrata di 0.50 m di lato,
nel quale immette una corrente d’aria generata da
un ventilatore. Introduce i pannelli nel condotto e
misura le forze ad essi applicate mediante un
sistema di molle
1886 Unwin utilizza gli studi di Wehnam per definire
l’azione del vento sui tetti inclinati
1890 Kernot realizza presso l’Università di Melbourne
la prima campagna di prove sperimentali in galleria
del vento di edifici montati su bilance
dinamometriche
1893 Irminger costruisce una galleria del vento per
misurare la spinta aerodinamica su un modello di
ala di aereo
Nascono in tutto il mondo gallerie del vento:
• 1897 Ascot (Le Cour)
• 1898 Russia (Tsiolkowsly)
• 1903 Teddington (Stanton)
• 1909 Göttingen (Prandl)
• 1909 Parigi (Eiffel)
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
Si ha dunque un grande sviluppo delle prove su
modelli, mentre Il grande sviluppo degli studi sulle
strutture reali rimane legato principalmente ai due
soggetti del grattacielo e del ponte.

1887-1889 Realizzazione della Tour Eiffel, che


raggiunge il traguardo dei 300 m di altezza e diventa
la struttura più alta del mondo.
Al tempo stesso rappresenta l’occasione ed il mezzo per
straordinarie esperienze scientifiche.

1889-1894 Eiffel
stesso realizza una
serie di prove,
misurando la velocità
del vento a 300 m di
quota, registrando le
traiettorie degli
spostamenti della
torre, e studiando la
forza di Coriolis
attraverso le misure
di un pendolo di
Foucault.

TORRE EIFFEL (PARIGI,


FRANCIA)
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
1931 L’Empire State Buiding toglie alla Tour Eiffel il
primato di edificio più alto del mondo,
raggiungendo un’altezza di 381 m.
1933 Dryden & Hill
realizzano le prime prove
in galleria del vento (in
flusso laminare)
1940 Rathbun pubblica i
risultati di un’estesa
campagna full-scale
sull’Empire State
Building, evidenziando la
notevole rigidità, comune
agli edifici dell’epoca, ma
una notevole diversità
rispetto ai risultati
ottenuti da Dryden & Hill
1944 Bayley & Vincent
ripetono le stesse prove
utilizzando stavolta una
galleria del vento strato
limite atmosferico ed
ottenendo distribuzioni di
pressione in accordo a
quelle registrate da EMPIRE STATE BUILDING
Rathbun. (NEW YORK, U.S.A)
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
Nello stesso periodo in cui nasce e si evolve la cultura
dell’edificio alto, si rafforza la consapevolezza che
soltanto la tipologia di ponte sospeso può superare
grandissime luci. E’ in questo contesto che nascono
le teorie di calcolo più raffinate, che tengono conto
dell’interazione tra cavo e impalcato (Rankine,
1858) degli effetti del secondo ordine (Melan,
1888-1906).
1931 Amman progetta il
George Washington
Bridge applicando la
teoria di Melan. Si
tratta del primo ponte
con una campata di
luce superiore al
chilometro (L=1066
m, B/L=1:33).
Il ponte si rivela
molto stabile,
soprattutto in virtù
dell’elevato peso
dell’impalcato,
realizzato in
cemento. GEORGE WASHINGTON
BRIDGE (HUDSON RIVER,
U.S.A)
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)

SAN FRANCISCO-OAKLAND BAY BRIDGE(U.S.A)

1933-1936 Moiseiff progetta


il San Francisco-
Oakland Bay Bridge
(L=704 m).

1933-1937 Strauss progetta


il Golden Gate Bridge
(L=1280 m, B/L=1:47,
D/L=1:168).

GOLDEN GATE BRIDGE


(U.S.A)
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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
1933-1936 Moiseiff porta ai limiti estremi la sua teoria
nel progetto del Tacoma Narrows Bridge (L=853
m, B/L=1:72, D/L=1:350).
I calcoli si rivelano eccellenti per quanto riguarda il
comportamento del ponte ai carichi statici e ai
carichi stradali, mentre altrettanto non può dirsi per
il comportamento del ponte relativamente agli
effetti dinamici. Già dai primi mesi dopo la sua
costruzione il ponte manifesta sinistre oscillazioni
verticali dell’ampiezza di 1.5 m. Durante queste
oscillazioni si rompono alcuni cavi stabilizzanti,
mettendo a nudo la scarsissima rigidità torsionale
dell’impalcato.

TACOMA NARROWS BRIDGE (WASHINGTON, U.S.A)


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del 1800 alla metà del 1900 (3/4)
1940 Collasso del ponte Tacoma Narrows Bridge
per moto oscillatorio
Esplodono da questa data in poi gli studi
sull’aeroelasticità, cioè sui fenomeni di interazione
tra il vento e le strutture in movimento.

Mentre gli studi sulle azioni del vento ricevono grandi


impulsi dalla realizzazione dei grattacieli e dei
ponti sospesi, la meccanica dei fluidi arriva alla
piena maturazione.

1883 Reynolds definisce parametri adimensionali che


descrivono la turbolenza, nella pubblicazione
fondamentale “An experimental investigation of the
circumstances which determine wheter the motion
of the water shall be direct or sinous and of the law
of resistance in parallel channels”.
1904 Prandtl sviluppa il concetto di strato limite,
spalancando le porte alla disciplina della
“micrometeorologia”.
1912 von Kármán formalizza la distribuzione della
velocità nello strato limite ed identifica i fenomeni
associati alla scia vorticosa.
1915-1945 Taylor sviluppa la teoria statistica della
turbolenza, mettendo a fuoco i concetti di scala
integrale e di densità spettrale.
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del 1900 ai giorni nostri (4/4)

1941 Kolmogoroff formula la teoria della turbolenza


isotropica e della cascata energetica.
1957 Van der Hoven compila lo spettro in frequenza
del vento

Alle soglie degli anni ’60, la meteorologia, la


micrometeorologia, l’aerodinamica, la meccanica
dei fluidi e la meccanica delle strutture sono
discipline scientificamente mature, ancorché
indipendenti.

Nel processo di sintesi, si definisce uno schema nitido


e organico per l’Ingegneria del Vento.
La meteorologia studia i fenomeni circolativi che si
verificano nell’atmosfera terrestre, mentre la
micrometeorologia mette a fuoco la
configurazione del vento nello strato limite
atmosferico. Note le caratteristiche del fluido
indisturbato, l’aerodinamica interpreta i
movimenti dell’aria nell’intorno e all’interno dei
corpi immersi, e le forze esercitate sulle superfici
investite . A valle di queste materie si collocano
numerose discipline, che ne applicano i risultati in
differenti contesti (nel nostro caso, sarà di
particolare interesse la meccanica strutturale).
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del 1900 ai giorni nostri (4/4)
La meteorologia si concentra su tre problematiche di
particolare interesse:
1. La strumentazione remota
2. L’interpretazione fisica e matematica dei
fenomeni circolativi a media e piccola scala
3. Le previsioni del tempo
1922 Richardson pubblica “Wheather prediction by
numerical process” in cui dimostra che le
equazioni differenziali che regolano i moti
atmosferici possono essere ricondotte, mediante la
tecnica delle differenze finite, ad un sistema di
equazioni algebriche risolubile numericamente.
La micrometeorologia si concentra sullo studio dei
fenomeni turbolenti, che rappresentano
ancora oggi un aspetto molto “vivo”
scientificamente.
Infatti le metodologie applicate in questo
campo sono legate principalmente alla
sperimentazione in campagna, alle prove in
galleria del vento e ai modelli semi-empirici
ricavati da questi.
Rimangono problemi aperti per quanto
riguarda la rappresentazione dei fenomeni
turbolenti nei range delle frequenze molto alte
e/o molto basse.
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del 1900 ai giorni nostri (4/4)
Lo sviluppo dell’aerodinamica è dovuto alla
proliferazione di corpi il cui progetto è
fortemente condizionato dal moto relativo
rispetto al fluido in cui sono immersi.
Lo ricerche nelle scienze aerodinamiche avvengono
secondo quattro linee metodologiche:
1. Prove in galleria del vento
2. Prove full-scale
3. Studi teorici
4. Analisi numeriche

1. Prove in galleria del vento


1958 Jensen formula le leggi di scala dei modelli per la
galleria del vento
“Model law” => “The correct model test for
phenomena in the wind must be carried out in a
turbulent boundary layer and the model law requires
that this boundary layer be to scale as regards to
velocity profile”
1958 Cermak stabilisce l’indipendenza dal numero di
Reynolds per la modellazione in galleria del vento
1961 Davenport sviluppa concetti statistici per definire
i carichi da vento
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del 1900 ai giorni nostri (4/4)
2. Prove full-scale
1974 Aylesbury House è la prima struttura
completamente monitorata nei confronti dell’azione
del vento
1987 Mehta Realizza un edificio completamente
strumentato (Texas Tech, USA)
1988 Robertson & Glass Costruiscono l’edificio di
Silsoe

3. Studi teorici
Spiccano per profondità e contenuto innovativo gli
studi svolti da Roshko (1961), da Cincotta (1966), da
Bearman (1969), da Deaves & Harris (1976) nello
sviluppo di modelli matematici.

4. Analisi numeriche
Le equazioni di Navier-Stokes sono trasformate,
mediante la tecnica delle differenze finite, in
un sistema di equazioni algebriche, la cui
soluzione offre il campo di moto e le forze
sulle superfici investite

1992 Murakami Primo Simposio di Ingegneria del


Vento computazionale, Tokyo
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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)

Altre problematiche connesse con lo sviluppo dei


grattacieli negli anni ’60 riguardano:
1. L’impatto dei picchi di pressione sui
serramenti di facciata;
2. La tollerabilità fisiologica degli occupanti
all’atto di moto

1968 Una bufera di vento manda in frantumi 5000


vetrate della John Hancock Tower a Boston.

JOHN HANCOCK TOWER (BOSTON, U.S.A)


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Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)

1968 Il John Hancock


Center a Chicago
(H=273 m) è un
edificio metallico a
controventatura
tubiforme.
Il suo costo di
realizzazione è pari
a 150 milioni di
dollari. Il progetto
appare adeguato,
ma l’edificio
manifesta delle
oscillazioni
fisiologicamente JOHN HANCOCK CENTER
intollerabili. (CHICAGO, U.S.A)
Presso la sommità del grattacielo verrà installato un
dissipatore passivo costituito da due enormi blocchi
di calcestruzzo pesanti 300 t cadauno. L’intervento
porta al sacrificio degli ultimi piani, nonché ad una
spesa ulteriore di 15 milioni, apri ad 1/10 del costo
globale dell’opera!
Da questo momento in poi si studiano congegni
aerodinamici volti a mitigare l’azione del vento
(controllo strutturale).
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (29/48)

Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)

1964 Cermak & Davenport realizzano il primo


edificio integralmente ispirato ai concetti descritti
finora, effettuando prove in diverse gallerie del vento
e rimediando le accelerazioni eccessive previste con
l’introduzione di 10000 dissipatori viscosi (World
Trade Center, New York City, U.S.A., 1973)

1965 Collasso di tre torri di raffreddamento a


Ferrybridge per interferenza

TORRI DI RAFFREDDAMENTO DI FERRYBRIDGE


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (30/48)

Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)

Superato il trauma del Tacoma, riprende l’evoluzione


dei ponti verso strutture sempre più ardite.
Conosce una certa diffusione il ponte
strallato, mentre i ponti sospesi riprendono la
corsa alla campata più lunga.

1965 Il Verrazzano Narrows Bridge a New York


(L=1298 m, D/L=1:178) supera, dopo oltre trenta
anni, il Golden Gate Bridge.

VERRAZZANO NARROWS BRIDGE (NEW YORK, U.S.A)


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (31/48)

Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)
1981 L’Humber Bridge realizza una luce di 1410 m
2001 Il ponte Akashi-Kaikyo è al momento il ponte
più lungo del mondo, ed ha una luce pari a circa
2000 m.

HUMBER BRIDGE (INGHILTERRA)

AKASHI-KAIKYO (GIAPPONE)
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (32/48)

Breve storia dell’Ingegneria del Vento: dalla metà


del 1900 ai giorni nostri (4/4)
Naturalmente a queste realizzazioni sono affiancate
modelli e tecniche di calcolo via via più potenti e
raffinate.

D’altra parte, se da un lato gli eventi più clamorosi e


concettualmente stimolanti coinvolgono quasi
esclusivamente le strutture snelle, leggere, flessibili
e poco smorzate, è altrettanto vero che queste
strutture rappresentano soltanto una piccola
frazione del costruito.
Le costruzioni basse, che sono invece la grande
maggioranza, subiscono danni economicamente
molto rilevanti.
Hanno subito dunque un notevole sviluppo negli ultimi
anni le tematiche relative alle azioni del vento sugli
edifici bassi e la mitigazione del rischio nei paesi
soggetti ad uragani e tornado.

G. Solari. L’evoluzione storica e scientifica dell’Ingegneria del Vento.


Atti del 1° Convegno Nazionale di Ingegneria del Vento IN-VENTO-
90, Firenze, 28-30 Ottobre 1990
L.S. Cochran. Wind-tunnel modelling of low-rise structures. Ph.D.
Dissertation, Colorado State University, 1992
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (33/48)

Calcolo dell’azione del vento

Approccio classico Approccio moderno


Vento laminare Turbolenza atmosferica –
struttura del vento
Massima velocità del Approccio statistico per la
vento misurata valutazione della velocità
all’aeroporto più vicino di progetto
aeroporto
Velocità del vento • Variabilità della velocità
costante con la quota media con la quota -
rugosità
• Uso dei dati
anemometrici di alta quota
• Effetto della direzionalità
del vento

Dati aerodinamici • Gallerie del vento a strato


risultanti da prove in limite
flusso laminare uniforme • Aerodinamica in flusso
turbolento

Risposta statica • Calcolo della risposta


strutturale in dinamica
aleatoria
• Interazione vento-
struttura
Comportamento lineare Comportamento non-lineare
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (34/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (1/9):


il collasso del Ponte Tacoma Narrows (1940)

L’originale “Tacoma Narrows


Bridge”, noto come
“Galloping Gertie”, aprì al
traffico il 1 Luglio 1940,
dopo 2 anni di lavori, per
collegare Tacoma e Gig
Harbor

Il ponte originale era un


ponte sospeso a travata ad
H, che opponeva una certa
resistenza all’azione del
vento.

Il suo crollo avvenne dopo


soli quattro mesi, il 7
novembre 1940, durante una
tempesta con venti di
velocità attorno a 75 km/h
(~ 20 m/s).
=> FLUTTER TORSIONALE

[Matsumoto, M., Shirato, H., Yagi, T., Shijo, R., Eguchia, A., Tamakia,
H. 2003. Effects of aerodynamic interferences between heaving and
torsional vibration of bridge decks: the case of Tacoma Narrows
Bridge. J. Wind. Eng. Ind. Aerodyn., Vol. 91 , pp. 1547–1557]
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (35/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (2/9):


le oscillazioni del ponte sullo Storebælt

Il ponte sullo Storebælt, noto anche come Great Belt East


Bridge (Danimarca, 1998, 1624 m), è un ponte sospeso che
ha evidenziato una notevole vulnerabilità all’azione del
vento.

In particolare, oscillazioni, sia in fase di costruzione che in


condizioni di esercizio, compromettevano il confort del
ponte, prima della modifica della sezione dell’impalcato.

=> DISTACCO DEI VORTICI (VORTEX SHEDDING)


[Larsen, A., Søren, E., Andersen J. A. & Vejrum T. 2000. Storebælt
suspension bridge – vortex shedding excitation and mitigation by
guide vanes. J. Wind. Eng. Ind. Aerodyn., Vol. 88, pp. 283-296]
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (36/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (3/9):


il progetto del ponte sullo Stretto di Messina

Il progetto per il ponte sullo Stretto di Messina è un


progetto molto ambizioso. Si tratta di un ponte a campata
unica di luce pari a 3300 m. Inutile dire che i problemi
legati all’interazione con il vento sono di importanza
fondamentale nell’economia del progetto.

PROGETTO PER IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (37/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (4/9):


le oscillazioni dei cilindri investiti dal vento

Fenomeni molto interessanti sono quelli legati al distacco


dei vortici da corpi cilindrici. La scia di vortici determina
un’eccitazione periodica che amplifica notevolmente le
ampiezze di oscillazione.

=> DISTACCO DEI VORTICI (VORTEX SHEDDING)


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (38/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (5/9):


l’azione del vento sulle coperture
NUOVA STRUTTURA DI COPERTURA DELLO STADIO
DELLE ALPI (TORINO)

Prove per la determinazione delle pressioni sulla copertura


e del comfort in tribuna
STADIO OLIMPICO DEL PIREO (GRECIA)

Prove in galleria del vento per la determinazione di


pressioni e forze in campo dinamico
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Introduzione (39/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (6/9):


i generatori eolici

La pala dell'elica, come


un'ala sottile offre una
resistenza minima
all'avanzamento, non
crea turbolenze
pericolose, ha una
portanza elevata: tutto
ciò si traduce in un alto
coefficiente di potenza
e in velocità di
rotazione molto alte.

L'elica, per
poter avere un
rendimento
costante ed
elevato, deve In conseguenza dell'alta
sempre potersi velocità di rotazione
orientare nel tipica di queste macchine
vento (elica up- è possibile accoppiare
wind, con un dei generatori di
timone di elettricità, direttamente
dimensioni o con ingranaggi molto
opportune che modesti, evitando di
comanda tutto il dissipare gran parte
complesso o elica della potenza estratta.
down-wind).
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Introduzione (40/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (7/9):


l’azione del vento sugli edifici (edifici alti)

WORLD TRADE CENTER TOWERS (NEW YORK – U.S.A)


Per la prima volta sono state effettuate delle misure in
situ della struttura turbolenta del vento e comparate con
la struttura turbolenta ottenuta in galleria del vento.
La galleria del vento è stata usata per predire le azioni
statiche e dinamiche sulla struttura e sulle vetrate.
Alcuni dati:
• 441 m (Empire State Building 381 m)
• Densità 200 kg/m3 (Empire State Building 500 kg/m3)
• Bassissimo smorzamento

Simulazioni sono state effettuate per determinare livelli


accettabili di vibrazioni indotte dal vento. E’ stata valutata
la risposta di soggetti umani ai moti laterali delle torri
simili a quelli calcolati. I dati accumulati sono stati
utilizzati per definire un livello accettabile di moti per le
due torri.
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Introduzione (41/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (8/9):


l’azione del vento sugli edifici (edifici bassi)

Anche nel caso di edifici bassi, soprattutto con i nuovi


trend del design e della progettazione architettonica, la
definizione di opportune distribuzioni di pressioni e di
carichi del vento sia esterni che interni, richiede l’uso
della galleria del vento o di appropriati codici di calcolo.
Da qui, la necessità di migliorare la modellazione
dell’azione del vento anche per edifici bassi.

DENVER ART MUSEUM (DENVER – U.S.A)

In particolare lo studio
degli effetti locali del
vento richiede una
opportuna modellazione a
causa delle profonde
modifiche al flusso dovute
alla presenza dell’edificio
stesso.

SILSOE CUBE (H=6m)


Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (42/48)

Esempi di problemi nell’Ingegneria del Vento (9/9):


la diffusione di inquinanti

L’inquinamento ambientale è in costante aumento, e lo


studio della dispersione di inquinanti gassosi emessi in
atmosfera da sorgenti di vario tipo (ciminiere, impianti di
produzione di energia e complessi industriali) è un
problema di grande importanza.

Tramite opportune regole di scalatura, la galleria del vento


permettono la simulazione della dispersione attorno agli
edifici posti nelle vicinanze delle sorgenti di inquinanti. La
strumentazione utilizzata prevede un sistema di
immissione di gas e degli analizzatori. Il gas funziona come
un tracciante e i campioni di gas vengono prelevati da vari
punti della sezione di prova ed inviati sequenzialmente
all'analizzatore che permette di valutare la
concentrazione media di tracciante dei campioni.
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (43/48)

Metodologie dell’Ingegneria del Vento

Tipi di struttura:

• Coperture
• Ponti
• Edifici alti (high-rise buildings)
• Edifici bassi (low-rise buildings)

Tipo di analisi:

• analitiche
• sperimentali
• numeriche

• Analisi statiche: il corpo è in equilibrio e l’azione


del vento è applicata in maniera statica
• Analisi quasi-statiche: il corpo è in movimento,
ma l’azione del vento è applicata in ogni istante
come fosse un’azione statica
• Analisi dinamiche: il corpo è in movimento e
l’azione del vento dipende dal tempo (effetti di
amplificazione dinamica)
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (44/48)

Analisi dinamiche nell’Ingegneria del Vento

Equazione del moto e sistema dinamico ad 1 grado di


libertà

m&q&(t ) + cq& (t ) + kq (t ) = F(t )

k
m F(t)

q(t)

q = coordinata lagrangiana
m = massa del sistema
c = coefficiente di smorzamento viscoso
k = costante di elsaticità della molla
F = forzante esterna

&q&(t ) + 2νω1q& (t ) + ω12 q(t ) = f (t )

v = fattore di smorzamento
ω1 = pulsazione naturale del sistema
f = forzante esterna per unità di massa
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (45/48)

Analisi dinamiche nell’Ingegneria del Vento

&q&(t ) + 2νω1q& (t ) + ω12 q(t ) = f (t )

• Approccio deterministico
La forzante è nota in forma analitica o è assegnata
numericamente

• Soluzione nel dominio del tempo


q(t ) = ...

• Soluzione nel dominio delle frequenze


(Trasformata di Fourier)
ℑ[M&q&(t ) + Cq& (t ) + Kq(t )] = ℑ[F(t )]

− ω2 MQ(ω) + iωCQ(ω) + KQ(ω) = F(ω)


Q(ω) = F(ω)H(ω)

q(t ) = ℑ−1 [Q(ω)]

• Approccio stocastico
La forzante NON è nota in forma analitica e viene definita
attraverso le sue statistiche. Dalla soluzione dell’equazione
del moto si ricavano le statistiche della risposta.
Univ. di Firenze/CRIACIV/DIC: Ingegneria del Vento
Introduzione (46/48)

Approcci classici (e loro limiti)

Approccio analitico:
- i metodi analitici che permettono di ricavare
la soluzione dei problemi in forma chiusa sono limitati
a pochi casi molto semplici o semplificati

Approccio sperimentale:
- i metodi sperimentali permettono di studiare
problemi anche molto complessi.

Problemi di scala, legati alla riproducibilità dei


fenomeni a scala reale. Errori sperimentali, di misura

Approccio numerico:
- i metodi numerici permettono di studiare
problemi anche molto complessi (elementi finiti)

Problemi legati alla correttezza e all’affidabilità dei


modelli e dei dati impiegati.
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Introduzione (47/48)

Approccio sperimentale

LA GALLERIA DEL VENTO – CRIACIV (PRATO)


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Introduzione (48/48)

Bibliografia di base

• Borri C. & Costa C. (2005). Dispense del corso.


• Augusti, G., Borri, C. & Spinelli, P. (1984).
Interazione vento-strutture: impostazione del
problema ed alcuni risultati. Ed. F. Giannini, Napoli
(Relazione Generale, XII Conf. Nazionale AIAS).
• Dyrbye C. & Hansen S. O. (1994). Wind Loads on
Structures. John Wiley & Sons, N.Y.
• Simiu E. & Scanlan R. H. (1996). Wind Effects on
Structures. John Wiley & Sons, N.Y.
• Augusti G., Materazzi A. L. & Sepe V. (2002).
Ingegneria del Vento: introduzione alla
progettazione strutturale alla luce della nuova
normativa, CISM
• Holmes J. D. (2001). Wind loading of structures.
Spon Press
• Liu, L. (1991). Wind Engineering. Prentice Hall.
• Journal of Wind Engineering and Industrial
Aerodynamics. Elsevier
• Wind & Structures.Techno-Press

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