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1927 fondazione Gino Zappa

BISOGNI, BENI ECONOMICI, ATTIVITA' PRODUTTIVE


Le persone perseguono fini suscitati da bisogni. Per soddisfarli necessitano di beni economici. Svolgono attività
economiche per produrli e consumarli.
I beni economici sono merci o servizi x il soddisfacimento dei bisogni, sono meno rispetto alle esigenze del
mercato. I beni non economici (beni liberi) non sono scarsi, sono liberamente reperibili da tutti in qta' e qlita'
desiderate.
L'attività economica è volta alla produzione di questi, con il fine del loro consumo.

Il mezzo necessario x tale scambio è la moneta.

La piramide di Masglow mostra quali sono i bisogni più importanti: auto-realizzazione, stima, bisogni sociali,
sicurezza, bisogni primari. I bisogni sono dinamici (variano da persona a persona)

I bisogni si suddividono in:


- bisogni naturali, sociali, etici, estetici, religiosi
- essenziali (primari), voluttuari (secondari)

I beni economici si dividono in:


- primari, voluttuari (ex. Bisogni)
- complementari, fungibili (beni sostitutivi ex. Burro e margarina)
- differenziabili, non differenziabili
- di consumo, strumentali
- a utilizzo singolo, durevoli
- individuali, collettivi
- privati, pubblici

Le operazioni di attività economica sono diverse, la principale è la trasformazione tecnica: spaziale (bene
prodotto in un posto e rivenduto in un altro), logica (b/s che apporta una trasformazione – ex. Insegnante e
alunno), istituti (gruppo di persone che ha relazioni sufficientemente stabili). Le altre sono: operazioni di
negoziazione (di beni privati/pubblici, lavoro, capitali, coperture di rischi) e operazioni di configurazione e di
governo degli istituti (configurazione dell'assetto istituzionale, organizzazione, rilevazione e informazione).

La produzione economica varia in base al tipo di impresa: produzione di merci (imp. Manifatturiere), prod di
servizi (imp di trasporti, consulenza, salute, dell'istruzione), negoziazione di beni (imp commerciali), di capitali
(intermediari finanziari), rischi (compagnie assicurative)
Il fine delle imprese è la produzione di remunerazione: le persone costituiscono e partecipano alle imprese x
ottenere remunerazioni. Il mezzo è la produzione economica (produzione di b/s).

I fattori di produzione sono (tramite lo strumento lavoro e capitale, a tempo semplice o ripetuto):
1. mat I, servizi forniti da terzi...
2. immobili, impianti, macchinari...
3. lavoro
4. terra
5. beni pubblici
6. beni liberi

Persona umana: membro di società umane, svolge attività economica come mezzo non come fine, opera secondo
razionalità, dà valore a solidarietà, lealtà e progresso = RAZIONALITA' LIMITATA
Homo oeconomicus: autonomo, egoista, motivato solo da redditi e ricchezza, valuta tutto secondo razionalità
assoluta = RAZIONALITA' ASSOLUTA
R. LIMITATA: il decisore parte da attese iniziali, ricerca e alternative; valuta una prima alternativa, modifica le
sue attese, sceglie in base alle scadenze e/o costi e arriva alla soluzione più soddisfacente
R. ASSOLUTA: problema ed obiettivi chiari, informazioni totalmente disponibili, modifiche future conosciute,
alternative note, comparabili e valutate, il decisore è unico ed isolato ergo prende l'alternativa migliore
Il comportamento delle singole persone è influenzato dall'appartenenza a determinati gruppi sociali, e sono
portate a rispettare le relative regole di comportamento. Ogni persona occupa una posizione nella comunità
(=ruolo).

L'AZIENDA
Insieme di persone, beni e mezzi utilizzati per raggiungere obiettivi comuni e soddisfare i bisogni umani
attraverso l' attività economica, svolta in: istituzioni, istituti e organizzazioni.
Istituzioni (ex. Chiesa): modelli e regole di comportamento adottati da vaste collettività umane
Istituti (ex. Famiglie, imprese, partiti, Stato): società umana unita da attività per il bene collettivo. Sono
duraturi, dinamici, unitari e autonomi.
Organizzazioni: società umana con a carico un obiettivo: progetto produttivo, economico o non (sono meglio
organizzate degli istituzioni)

Negli istituti le persone non operano da sole (vivono in una collettività sociale organizzata) per ottenere migliori
risultati economici (l'unione fa la forza=più profitto). Lavorare in gruppo porta ad una rendita organizzativa
superiore rispetto al farlo singolarmente, unito ad un risultato residuale con il fine di garantire una copertura in
caso di imprevisti per l'istituto.
Rendita organizzativa: vantaggio economico ottenuto da un'azione organizzata rispetto ad una isolata ed
opportunistica
Risultato residuale: frutto di cooperazione e incertezza, è pari alla parte residua (utile o perdita) dopo aver
remunerato tutti sulla base dei patti antefatti.

Gli istituti hanno le relative aziende: famiglia->azienda familiare, imprese->azienda di produzione, stato e
istituti pubblici->azienda composta pubblica, istituti nonprofit->azienda nonprofit
I loro caratteri essenziali sono: finalità dominanti economiche o non, portatori di interessi economici istituzionali
(primari) o non istituzionali, processi economici caratteristici.

La varietà di istituti: perché l'attività economica non è totalmente svolta all'interno delle famiglie? Come mai le
singole persone tengono ad aggregarsi in istituti anziché operare scambiandosi lavoro, beni e capitali? Perché
l'intera attività economica non si svolge nell'ambito di una sola grande “organizzazione” che suddivida e
coordini l'attività di ciascuno? Perché gli istituti si differenziano in grandi classi quali famiglie, imprese, stato,
istituti nonprofit? Perché le imprese sono così diverse tra loro (dimensione, proprietà etc)
Per rispondere sono stai creati 4 modelli di sistemi economici:
MODELLO DELL'AUTOCONSUMO: ognuno contribuisce producendo da sé i beni necessari, immettendoli su
un mercato vasto da cui scegliere
MODELLO ATOMISTICO DI MERCATO: ognuno produce da sé senza contribuire, non esiste il concetto di
società: è un modello utopistico, poiché nella vita reale non funziona così
MODELLO DELLA GERARCHIA TOTALE: tutte le famiglie/istituzioni vengono regolate da un'entità
superiore (governo). Ogni cittadino ha i suoi diritti, senza variazioni. I bisogni vengono decisi dall'ente
superiore, che specifica anche il come questi debbano essere soddisfatti
MODELLO DELLA PLURALITA' DI ISTITUTI SPECIALIZZATI: diversi istituti, ognuno specializzato in
qualcosa (come avviene nella realtà)

Molti di questi modelli si basano sulla specializzazione, infatti soggetti quali famiglie, aziende... non producono
sempre stessi beni/servizi ma si specializzano su qualcosa in particolare (ex. Non tutte le imprese producono
bottiglie di plastica): non tutti svolgono le stesse attività ma tutti fanno qualcosa di specifico rispetto agli altri.
I pro delle specializzazioni sono: l'apprendimento da ripetizione (più uno compie lo stesso gesto, più diventa
bravo/veloce), l'impiego ottimale delle competenze individuali (spesso limitate e disomogenee: so fare meno
cose, ma le faccio meglio), la differenziazione degli impieghi assegnati ai vari lavoratori, la riduzione dei costi
di apprestamento (se produco più beni da uno stesso macchinario avrò meno sprechi), migliori performance
degli impianti utilizzati, maggiore motivazione da parte dei dipendenti specializzati (si presuppone che abbia un
ruolo stabile nell'azienda, meno rischi di rimanere senza lavoro).
Le specializzazioni possono portare a dei svantaggi (diseconomie di specializzazione): le mentalità ed i bisogni
cambiano con il tempo, quindi rimanere su una stessa catena produttiva può essere poco ottimale; rigidità degli
investimenti specifici e demotivazione (nel tempo).
Il modello dell'autoproduzione, quindi, non si basa su questo concetto.
LE COMBINAZIONI ECONOMICHE
Sono l'insieme complessivo delle operazioni economiche svolte dalle persone all'interno di un istituto. Si
dividono in: coordinazioni economiche parziali (dette anche “funzioni”), combinazioni economiche parziali ed
elementari (dette anche, nelle imprese, “aree d'affari”), negoziazioni.

LE COMBINAZIONI PARZIALI DELLE IMPRESE sono insiemi di processi caratterizzati da una funzione e
da un insieme di competenze specialistiche applicate allo svolgimento della stessa, quindi le finalità sono
collegate alle competenze delle persone che le eseguono (ex. La coordinazione parziale “ricerca e sviluppo” è un
insieme di attività che ha la funzione di ideare e sviluppare nuovi processi produttivi, tramite l'utilizzo di
progettazione, calcolo, prove etc). Le coordinazioni parziali si suddividono in:
1) configurazione dell'assetto istituzionale, 2) gestione, 3) organizzazione, 4) rilevazione.

1) vi sono delle operazioni che ne determinano la nascita, il disegno di base, le trasformazioni e la cessazione
d'istituto: si inizia dalla costituzione dell'istituto, la scelta dei soci e della forma giuridica, la configurazione
degli organi, le acquisizioni/fusioni/scissioni, la stipulazione di alleanze e la liquidazione dell'istituto

2) vasto insieme di operazioni attraverso le quali l'impresa attua la produzione economica (progetta, acquista,
trasforma, vende). Essa è scomponibile in 5 insiemi di attività: gestione caratteristica, finanziaria, patrimoniale,
tributaria, assicurativa. Vediamo nel dettaglio:
Gestione caratteristica: insieme delle operazioni di gestione che identifica la funzione economico-tecnica tipica
di ciascuna impresa, suscitando costi e ricavi dell'impresa (ex. Per le imprese commerciali vi sono negoziazioni
di acquisto e vendita di beni privati, operazioni di trasporto e magazzino; per le banche: negoziazioni di credito
di prestito; per le imprese agricole/manifatturiere: acquisto di impianti, mat I, trasformazione tecnica, vendita).
E' attiva, ovvero se ben condotta produce un risultato reddituale positivo: il reddito operativo della gestione
caratteristica.
Gestione finanziaria: insieme delle operazioni volte a coprire il fabbisogno finanziario (mezzi monetari necessari
per l'avviamento dell'impresa e per il suo sviluppo). Il fabbisogno finanziario nasce perché nelle imprese gli
incassi derivanti da vendite si manifestano successivamente al pagamento degli acquisti. Esso si copre
ricorrendo a capitale proprio (o capitale di rischio) e capitale di prestito (ex. Mutui, obbligazioni...). E' passiva,
ovvero comporta interessi passivi sul capitale di terzi e remunerazioni del capitale proprio.
Gestione patrimoniale: investimento di mezzi monetari, maggiori rispetto a quelli richiesti dalla gestione
caratteristica, al fine di trarne un reddito (ex. Investimento nell'acquisto di titoli di stato o azioni di altre
imprese). E' attiva, ma talvolta può provocare perdite (ex. Per quotazioni decrescenti delle azioni acquistate).
Gestione assicurativa: copertura dei rischi particolari d'impresa (ex. Furti, incendi, danni a terzi...) mediante la
sottoscrizione di contratti di assicurazione. Questi rischi possono derivare anche dalla gestione caratteristica,
patrimoniale e finanziaria. E' passiva, ovvero comporta il costo dei premi assicurativi e di indennizzi solo a
fronte di danni.
Gestione tributaria: liquidazione e pagamento dei tributi che le imprese devono corrispondere allo stato ed altri
enti pubblici. Gli oneri tributari sono suscitati dalla gestione caratteristica, patrimoniale e finanziaria. In base
alle scelte d'impresa (secondo forma giuridica, modalità di finanziamento, localizzazione etc) ci sono differenti
combinazioni e livelli di tributi da corrispondere. E' passiva, comporta quindi solo oneri tributari.

3) si compone di due classi di attività: progettazione dell'assetto organizzativo: struttura organizzativa (chi deve
fare cosa, chi dipende da chi...) e sistemi operativi (come si formulano i piani aziendali, come si gestiscono le
persone, come fluiscono le informazioni...); gestione di prestatori di lavoro o gestione del personale (messa in
atto dei sistemi di ricerca e selezione, valutazione, retribuzione etc).
E' la base della motivazione delle persone e dell'efficienza aziendale.

4) attività di raccolta, elaborazione, conservazione e diffusione dei dati e informazioni che servono per
supportare le scelte dei decisori interni ed esterni all'azienda. Si compone di: contabilità generale, contabilità
analitica, sistemi informativi direzionali.

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI ED ELEMENTARI sono gamme di prodotti destinate ad un


certo mercato (combinazione prodotto-mercato). La stessa impresa, infatti, può operare contemporaneamente in
diverse aree d'affari: quotidiani di informazione, quotidiani sportivi, riviste di moda, libri di narrativa, libri
scolastici...

LE NEGOZIAZIONI sono attività esterne che servono ad acquisire e cedere condizioni di produzione e per
cedere prodotti. Le tipologie di negoziazioni svolte dalle imprese sono: negoziazioni di beni privati, beni
pubblici, lavoro, capitale di rischio, capitale di prestito, rischi particolari.
Le negoziazioni non si svolgono mai in condizioni di perfetta trasparenza, conoscenza, lealtà ed equilibrio di
potere delle parti (quindi, non in condizioni di razionalità assoluta e di mercati perfetti). I concetti essenziali
delle negoziazioni sono: costi di transazione, asimmetria informativa, investimenti specifici, forza contrattuale.

In tutto ciò, quali sono gli interventi dello Stato? Protezione dei confini (ex polizia, militari...), ristrutturazione
delle opere pubbliche, giustizia. Ci sono Stati che partecipano attivamente alle scelte economiche, e altri che si
tengono in disparte. Lo Stato mette a disposizione: beni economici puri (non rivalità nel consumo, ossia il bene
può soddisfare contemporaneamente un nr illimitato di utenti; non escludibilità nell'uso, ossia è possibile
escludere una persona dal godimento del bene se non a costi molto elevati), formazione di mercati non
concorrenziali, economie/diseconomie esterne (o esternalità positive/negative), mercati incompleti (quando i
mercati privati non offrono un bene/servizio), asimmetrie informative, ridistribuzione del reddito,
imposizione del consumo di beni di merito (merit goods), garanzia di uno “Sato di diritto” in grado di far
funzionare il mercato stesso.
La gestione dello Stato si suddivide in: gestione caratteristica (emanazione di leggi e regolamenti, trasferimento
di mezzi monetari, produzione di beni pubblici), gestione tributaria (definizione delle caratteristiche e dei livelli
dei tributi, di accertamento, prevenzione e repressione dell'evasione fiscale, riscossione. Il tutto ricollegato alla
gestione caratteristica), gestione finanziaria, gestione patrimoniale, gestione assicurativa.

ECONOMICITA'
L'equilibrio istituzionale si ha quando tutti i membri di un istituto condividono valori e obiettivi che ispirano la
vita dell'istituto stesso, le sue modalità di governo, le logiche organizzative e ricevono compensi e benefici equi
rispetto al contributo fornito. Le principali caratteristiche sono: durabilità e autonomia.
L'equilibrio economico (economicità) si ha quando l'istituto, nel suo insieme, è in grado di attrarre sufficienti
risorse per remunerare tutte le condizioni, di produzione e consumo, utilizzate per svolgere le combinazioni
economiche.
Nelle imprese vi sono le remunerazioni monetarie, nelle famiglie l'appagamento dei bisogni delle persone che le
compongono, nello stato l'appagamento dei bisogni di beni pubblici per i cittadini e la remunerazione dei
prestatori di lavoro, negli istituti no profit l'appagamento dei bisogni delle varie categorie di associati e la
remunerazione dei prestatori di lavoro.

L'equazione fondamentale dell'economicità delle famiglie è data da:


REDDITI = TRIBUTI + CONSUMI + RISPARMIO
In questa condizione il reddito è sufficiente a coprire i tributi da versare. Ciò che rimane del reddito, al netto dei
tributi e consumo, è il risparmio. Il reddito è dato da lavoro, subordinato o autonomo, o da un patrimonio (ex
affitto che una famiglia percepisce da immobili)

NUOVI DEBITI + REDDITI = TRIBUTI + CONSUMI + RISPARMIO + RIMBORSO DEBITI


Se il reddito non è sufficiente (ho più bisogni di quanti ne posso sopportare), i bisogni vengono messi in ordine
di qtà (priorità). Si può vendere qualcosa x aumentare il proprio reddito, o trovare un secondo lavoro. Altrimenti
si può chiedere denaro indebitandosi: in questo caso, nell'equazione bisogna ricordare di mettere in conto il
rimborso di questo debito. Questa equazione può comunque essere fruttevole e non necessariamente negativa:
dipende tutto dalla capacità della famiglia di fare scelte ponderate e ragionate.

L'economicità nello Stato ed istituti della PA si ha quando si realizzano le seguenti condizioni: produzione e
consumo di beni pubblici “soddisfacenti” per il funzionamento e sviluppo sociale/economico della società;
corresponsione di remunerazioni “adeguate” ai collaboratori e finanziatori; elevata efficienza delle combinazioni
economiche realizzate mediante tecniche di gestione, organizzazione e rivelazione; imposizione di tributi
ripartiti secondo criterio di equità condivisi dalla collettività; attuazione di una gestione patrimoniale che
produca redditi convenienti; realizzazione di un risultato di risparmio e un disavanzo contenuto.

Negli istituti no profit solo una parte limitata dei costi è coperta da ricavi provenienti da cessione di beni a
terzi; l'equilibrio reddituale si realizza tramite elargizioni volontarie, donazioni etc, prevalentemente da soggetti
privati o enti pubblici. Il punto debole di questi istituti è la loro stabilità nel tempo: il difficile equilibrio
monetario mette spesso a repentaglio la vita e l'autonomia di questi. In particolare, accade il formarsi di soggetti
economici impropri o il trasformarsi della natura privatistica.
Infine, l'economicità delle imprese è determinata da:
equilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito): esprime l'attitudine della gestione
di coprire, con i componenti positivi di reddito ed in base alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi
(compresi capitale di prestito e capitale di rischio). Esso viene valutato in funzione del tempo di riferimento (b/l
periodo) e dell'oggetto di riferimento (azienda: equilibrio aziendale; gruppo aziendale: equilibrio
superaziendale)
equilibrio monetario (capacità di far fronte agli impegni di pagamento): essendoci una diversa manifestazione
temporale tra costi e ricavi e relativi flussi monetari, vi è un fabbisogno finanziario: esso è diretto dalla gestione
finanziaria. Quest'ultima fa da “cuscinetto” tra la situazione reddituale e la situazione monetaria, compensando i
periodi in cui vi sono scompensi monetari con quelli in cui si manifestano eccessi di cassa.
equilibrio patrimoniale (rapporto tra capitale di debito e capitale di rischio): viene determinato in base al
fabbisogno aziendale, flessibilità finanziaria, rischio aziendale, risultati conseguiti, controllo dell'istituto,
condizioni dei mercati finanziari etc
efficienza e flessibilità (efficienza: relazione che intercorre tra risultati conseguiti e mezzi impiegati; flessibilità:
predisposizione di strutture e combinazioni produttive efficienti, in grado di adeguarsi prontamente al mercato)
congruità delle remunerazioni (prezzi e costi sostenuti=prezzi e ricavi conseguiti; remunerazioni del capitale-
risparmio=lavoro. Quindi dev'esserci una congruità)

Il principio di economicità non si identifica con il criterio della massimizzazione del profitto, bensì si traduce nel
rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e allo sviluppo dell'azienda, intesa come mezzo
per conseguire i fini dell'istituto.

MODELLO ECONOMICO FINANZIARIO


Reddito: costo di acquisto (<0) ricavi di vendita (>0)

L'impresa vive di scambi con altri soggetti e di operazioni di trasformazione interna:


FORNITORI offrono fattori produttivi (costi di acquisto) alle IMPRESE che trasformano in prodotti e servizi
(ricavi di vendita) per i CLIENTI (=equilibrio reddituale, reddito)

CLIENTI danno denaro (entrate) alle IMPRESE che a loro volta daranno denaro (uscite) ai FORNITORI
(=equilibrio monetario)

Il principio di competenza economica è la base per correlare costi e ricavi ai fini della determinazione del
reddito e del capitale di funzionamento a prescindere dalla loro manifestazione finanziaria. Tra questi troviamo:
rimanenze, ammortamenti, ratei e risconti, fondi rischi e fondi spese future.
Come si redige un bilancio? All'inizio dell'esercizio si riaprono i conti chiusi nell'esercizio precedente. Durante
l'esercizio si registrano le operazioni dell'impresa quando si ha movimento di denaro, crediti o debiti. A fine
esercizio si svolgono le operazioni di chiusura (competenza economica, che consente di correlare costi e ricavi x
determinare il reddito dell'esercizio): scritture di integrazione, di storno e di rettifica.
Nella partita doppia le entrare di denaro si iscrivono in DARE, e le uscite in AVERE. La causa dell'entrata di
denaro si iscrivi nell'AVERE di un conto ad essa intestato; la causa di uscita di denaro si iscrive nel DARE di un
conto ad essa intestato. L'aumento dei crediti commerciali si iscrive nel DARE del conto ad esso intestato;
l'aumento dei debiti commerciali si iscrive nell'AVERE del conto ad esso intestato. (agg. Slides p. 117-134)

CLASSIFICAZIONE DEI COSTI


Costi variabili: si modificano al variare del volume di attività all'interno di una capacità produttiva data
Costi fissi: non si modificano al variare del volume di attività all'interno di una capacità produttiva data, ma si
modificano se cambia la capacità produttiva e possono variare per fattori diversi dal volume di attività.
Costi cessanti: costi che l'azienda può eliminare, ex in seguito alla scelta di scartare un prodotto o di
esternalizzare un'attività
Costi sorgenti: sorgono ad ex in seguito alla scelta di introdurre o sviluppare un nuovo prodotto o internalizzare
un'attività
Convenienza economica: ricavi > costi
I costi possono essere: d'acquisto (denaro che l'azienda offre in cambio di beni prodotti da altre aziende, facendo
x es sorgere deb v/forn), di competenza (qtà di fattori produttivi consumati per ottenere il ricavo di vendita), di
produzione (consumo di fattori produttivi usati x produrre un certo nr di prodotti/servizi finiti; somma dei valori
produttivi utilizzati per produrre un certo prodotto/servizio)
L'elenco dei fattori produttivi usati viene raccolto nella ricetta (x le industrie chimiche) o nella distinta base
(nelle industrie manifatturiere)
Sappiamo che i costi sono variabili, ma per quali ragioni? 1) con il variare delle quantità prodotte o del volume
di produzione; 2) capacità produttiva disponibile (max ammontare di produzione a cui posso arrivare con la mia
disponibilità)

PUNTO DI PAREGGIO (break even point): quanto devo vendere prima di generare utili? BEP=CF/(pv-cv)
(pv-cv)= margine di contribuzione unitario (MCU)
Il MCU è la differenza tra prezzo di vendita (o ricavo medio di vendita) e costo variabile unitario. E' impiegato
nel calcolo del BEP e per valutare la convenienza a produrre e vendere un prodotto.
Il MCUTotale è la differenza tra ricavi di vendita e costi variabili totali. E' impiegato per la valutazione della
convenienza di una combinazione prodotto/mercato del business o del ramo aziendale. (slides 145-147)

ECONOMIE DI SCALA (o di dimensione): “più sei grande, più sei efficiente/conveniente”


Il vantaggio economico deriva dall'aumento della capacità produttiva (scala) dell'azienda, dato un certo grado di
utilizzo della stessa.
Capacità produttiva: valore max atteso dell'output (prodotto o servizio destinato ad un cliente esterno o
all'interno dell'azienda) nell'unità di tempo considerata, ove modi e tempi di produzione dell'unità organizzativa
devono essere definiti;
Grado di utilizzo della capacità produttiva: rapporto tra produzione effettiva e capacità produttiva
Le fonti delle economie di scala sono: indivisibilità di alcune componenti; maggiore produttività degli input per
effetto della specializzazione; proprietà geometriche dei contenitori; maggiore efficienza degli impianti di
maggiori dimensioni; minori costi unitari di acquisto (comprare di più comporta meno costi, quindi
all'acquirente conviene acquistare pacchi interi ché singoli).

ECONOMIE DI VOLUME (dipende dalla richiesta di mercato): si verifica una riduzione dei costi fissi unitari
dovuta all'aumento dei volumi di produzione.

EC. DI SCALA (aumento della dimensione della capacità produttiva, scala, dell'azienda dato un certo grado di
utilizzo della stessa) =/= EC. DI VOLUME (aumento del grado di utilizzo della capacità produttiva e non da un
suo incremento)

ECONOMIE DI RAGGIO D'AZIONE (o di scope=ampiezza): utilizzo le stesse risorse per produrre più
prodotti. Questo può avvenire all'interno dell'azienda stessa (ampliando la gamma di prodotti offerti sul mercato)
o coinvolgendo più aziende (il vantaggio economico si ottiene per entrambe le aziende, attraverso la
condivisione delle risorse)

Le fonti delle economie di raggio d'azione sono: fonti materiali di economia di raggio d'azione (condivisione di
elementi materiali della struttura produttiva, quali impianti e macchinari; condivisione di elementi materiali
della struttura di vendita, quali canali e reti distributive); fonti immateriali di economia di raggio d'azione
(condivisione di risorse immateriali, quali immagini, brevetti. Tali risorse provengono da esperienze già
maturate nella produzione di altri prodotti; un altro uso disgiunto di risorse immateriali è l'effetto ombrello,
ovvero l'utilizzo del marchio aziendale su un nr ampio di prodotti=maggiore suddivisione dei costi e la
possibilità dell'output di godere subito dell'immagine dell'azienda e dei suoi prodotti già presenti sul mercato)

ECONOMIE DI APPRENDIMENTO (o di esperienza): si ottengono dall'esperienza acquisita nello svolgimento


ripetuto dell'attività. Il vantaggio economico deriva dalla riduzione dei costi variabili, che si realizzano al
crescere del volume di produzione accumulato.
Curva di esperienza: rappresenta relazione inversa che esiste tra costi ed esperienza accumulata (slides 156, 157)
Le fonti delle economie di apprendimento sono: crescente abilità nello svolgimento dell'attività, migliore
selezione delle risorse produttive, coordinamento più efficiente fra le risorse produttive, maggiore
programmabilità dell'attività, alcune semplificazioni dei prodotti e dei processi. (slides 159-162, 164-168, 170-
176, 178)

ASSETTO ORGANIZZATIVO, COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO, VARIABILI ORGANIZZATIVE


L'assetto organizzativo di un'impresa è l'insieme delle variabili che definiscono, indirizzano e coordinano i
comportamenti dei soggetti che compongono l'organismo personale. Ognuno, quindi, svolge un'attività coerente
con la finalità dell'azienda stessa; queste attività vengono distribuite trasmettendo valori (espliciti o impliciti),
controllando le azioni (“dare ordini”), tramite procedure (azioni che si devono compiere per arrivare ai fini
stabiliti) e omogenizzando le competenze (tramite protocolli).
Struttura organizzativa di base (cosa deve fare ognuno), distribuzione del potere (il peso di ogni incarico
assegnato), sistemi operativi (fissare degli obiettivi, che hanno poi impatto sulle persone).
Le variabili organizzative sono: la struttura organizzativa di base e la struttura organizzativa delle singole unità
aziendali; la distribuzione del potere; i sistemi operativi (sistemi di pianificazione, di organizzazione e di
informazione ed i sistemi di gestione del personale)
I risultati delle scelte organizzative sono dati da quante persone, e con quali caratteristiche, far lavorare
nell'impresa, quali insiemi di compiti far svolgere a ciascuno, con quali obiettivi, modalità e risorse e quali
percorsi professionali le persone possono/devono compiere.
La configurazione di base della struttura organizzativa si divide in: struttura elementare, struttura funzionale
pura/mista, struttura divisionale pura/mista, struttura a matrice. Scegliere la struttura organizzativa significa
scegliere come dividere il lavoro (specializzare) tra le varie unità e persone (per funzioni, prodotti, aree
geografiche...) e come organizzare queste attività. Ogni struttura organizzativa ha i suoi vantaggi e svantaggi in
termini di specializzazione e di coordinamento. (slides 183-189, 191-192)

ATTIVITA' DIREZIONALI DEL PROCESSO DI APPROVVIGIONAMENTO si divide in: 1) analisi del


mercato di approvvigionamento, 2) politica dei materiali e dei servizi, 3) politica delle relazioni azienda-
fornitori
1) il grado di concentrazione del mercato, il grado di concorrenzialità del settore e la presenza di fornitori di
prodotti sostitutivi, entità delle barriere all'entrata e all'uscita, il ritmo di innovazione tecnologica, la
localizzazione
2) slide 195
3) fattori dimensionali (utili per comprendere la capacità del fornitore di soddisfare i quantitativi richiesti di
acquisto, eventuali rigidità strutturali a fronte di variazioni nell'entità o nella qualità degli acquisti), fattori
tecnologici (impianti, attrezzature, ricerca e sviluppo... necessari x interpretare la sua capacità di soddisfare le
esigenze di fornitura con soluzioni innovative), fattori organizzativi (meccanismi operativi, sistemi di controllo...
per individuare la sua capacità di fornire livelli elevati di servizio e la sensibilità verso particolari problematiche
gestionali), fattori economico-finanziari (per comprendere la solidità patrimoniale ed il potenziale di sviluppo
dell'azienda fornitrice)
(slide 197 e 199)

I FATTORI PLURIENNALI le caratteristiche sono: ruolo strumentale esercitato rispetto ai processi produttivi,
utilizzazione ripetuta per tempi lunghi, natura strutturale, scarsa flessibilità quantitativa e qualitativa, comunanza
a più cicli di produzione, costanza dei relativi costi rispetto alla dinamica della produzione, esborso anticipato ed
il lento ritorno in forma liquida. La classificazione avviene in: fattori pluriennali materiali: beni immobili
(terreni e fabbricati), beni mobili ad uso durevole (impianti e macchinari, attrezzature, imballaggi a uso
durevole, mobili e macchine d'ufficio, automezzi); fattori pluriennali immateriali: beni immateriali (diritti di
brevetto industriale, diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno, concessioni, licenze, marchi), costi ed
utilizzazione pluriennale (=oneri pluriennali, come spese d'impianto, costi di ricerca, costi di sviluppo e
progettazione).
Il fabbisogno di fattori pluriennali:
- fattori materiali: dimensione o capacità produttiva, specializzazione produttiva, elasticità e flessibilità
produttiva, caratteri strutturali ed organizzativi del sistema produttivo, efficienza produttiva;
- fattori immateriali: capacità e competenze distintive dell'azienda

I processi di acquisizione e utilizzo dei fattori pluriennali materiali si suddivide in: acquisizione (acquisto presso
terzi, realizzazione interna, acquisizione in leasing/affitto/comodato d'uso), manutenzione (programmata e non
programmata, ordinaria e straordinaria), dismissione (per eliminazione, per vendita o permuta), rinnovo
I processi di acquisizione dei fattori pluriennali immateriali si suddivide in: acquisizione dall'esterno per
cessione, acquisizione dall'esterno per licenza, realizzazione interna. I processi di utilizzo dei fattori pluriennali:
deperimento fisico (trascorrere del tempo ex agenti atmosferici, grado di utilizzo ex volume di produzione,
condizioni di impiego ex materie poste in lavorazione), obsolescenza (progresso tecnico-scientifico,
cambiamento dei gusti e interessi dei consumatori, altri fattori di carattere generale ex vincoli produttivi o
emanazione di divieti)

Il processo di ammortamento: valore da ammortizzare: valore del bene (costo di acquisto, valore capitalizzato
per le realizzazioni interne, valore stimato), costi accessori, valore di recupero; durata economica o vita utile:
deperimento fisico, obsolescenza; criteri e metodi di ripartizione: costante, crescente, decrescente e/o legato alle
unità di produzione

slide 208
IL SISTEMA DI PRODOTTO: ciascuna impresa si propone ai propri clienti, sfidando i concorrenti, con uno o
più sistemi di prodotto (SP). Il SP è un insieme unitario di beni e di condizioni di scambio interdipendenti (slides
210, 211)
Il SP si compone di 4 elementi: 1) le caratteristiche materiali (si distinguono in attributi fisici, tecnico-funzionali
ed estetici) e la gamma dei beni offerti. In rari casi il SP riguarda un unico bene: spesso le aziende apportano una
gamma; quando la gamma è articolata si possono definire sotto-insiemi o SP multipli; 2) i servizi collegati ai
beni offerti (essenzialmente pre e post vendita), differenziati considerando i vari tipi di clienti (intermedi e
finali); 3) le caratteristiche immateriali (immagine, reputazione, marca); 4) il prezzo e le condizioni contrattuali.

Il vantaggio competitivo è l'insieme degli elementi che distinguono il SP, di una determinata azienda, da quello
dei concorrenti. Esistono 2 tipi fondamentali di vantaggio competitivo: 1) vantaggio di differenziazione=
l'offerta di un SP diverso o migliore, rispetto a quello della concorrenza, in uno o più aspetti; 2) vantaggio
costo= SP si caratterizza per un prezzo inferiore rispetto a quello dei prodotti concorrenti (questo grazie ai costi
di produzione e distribuzione particolarmente bassi) slide 214

Le competenze distintive sono risorse peculiari di un'azienda, non facilmente imitabili e utili a configurare SP
particolarmente apprezzati dai clienti, ex speciali capacità di progettazione dei prodotti, strutture produttive
efficienti, rapporti di fiducia e cooperazione con i clienti, immagine e reputazione, diffuse strutture logistiche per
la distribuzione e presentazione dei prodotti, qualificate competenze, affidabili strutture di assistenza pre e post
vendita

I cicli fondamentali dell'area commerciale-vendite sono: il ciclo delle attività di area strategica e amministrativo-
direzionale, il ciclo delle attività di area direzionale-commerciale orientate al marketing, il ciclo delle attività di
area amministrativo-commerciale, il ciclo delle attività di area tecnico-commerciale di predisposizione dei
prodotti/servizi, conservazione, spedizione e consegna dei prodotti, fornitura dei servizi correlati, gestione
magazzino-spedizioni e servizi ai clienti, il ciclo delle attività di area amministrativo-finanziaria (slide 217)

Il marketing mix è composto da: prodotti, prezzo, place e promozione

La fase di contatto con i clienti e l'acquisizione degli ordini di vendita: acquisizione degli ordini, verifica dei
limiti di fido accordato al cliente (solvibilità, puntualità di pagamento, potenzialità commerciale, esposizione
complessiva), controllo delle disponibilità di prodotti/servizi (qtà esistenti in magazzino, carichi e scarichi
previsti)
La logistica in uscita: il ciclo magazzino prodotti-spedizioni avviene in 5 fasi: prelievo dei prodotti dal
magazzino, predisposizione dei prodotti per la spedizione, preparazione dei documenti di spedizione,
spedizione, predisposizione dei servizi al cliente e la gestione post-vendita.
La gestione dei crediti e degli incassi avviene tramite: gestione delle vendite e dei crediti v/clienti, gestione degli
incassi, gestione dei crediti scaduti.