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ESERCITAZIONE n° 1 del 09/12/2020

PARTE 1: VERIFICHE DI RESISTENZA DI ELEMENTI INFLESSI


La prima parte dell’esercitazione riguarda le modalità per la verifica di resistenza di elementi inflessi in
carpenteria metallica.

La capacità resistente delle sezioni nei confronti delle sollecitazioni di trazione o compressione, flessione,
taglio e torsione si calcola con uno dei seguenti metodi:

- Metodo Elastico (E): comportamento elastico del materiale fino allo snervamento;
- Metodo plastico (P): completa plasticizzazione del materiale;
- Metodo elasto-plastico (EP): legami costitutivi del materiale di tipo bilineare o più complessi.

Focalizziamo l’attenzione sui primi due metodi con particolare riguardo al loro utilizzo nelle verifiche di
resistenza degli elementi inflessi.

1) CALCOLO DEL MOMENTO RESISTENTE: METODO ELASTICO

Dal punto di vista operativo, il metodo elastico per il calcolo del momento resistente è sempre consentito,
qualsiasi sia la classe del profilo. Nel caso di elementi in classe 4 (non considerati in questa sede), si deve
però fare riferimento alla sezione efficace. Richiamiamo la teoria della flessione delle travi in campo elastico.
La teoria della flessione elasto-plastica simmetrica si basa, come la teoria elastica, sulla classica ipotesi di
Bernoulli, della conservazione delle sezioni piane. La validità della ipotesi si può riscontrare con considerazioni
di simmetria. Si prenderà in considerazione, per esigenze di tempo, il solo caso della sezione con doppio asse
di simmetria.
Sia y l'asse di flessione, x il secondo asse di simmetria. É noto che in campo elastico x è l’asse neutro mentre
i diagrammi degli allungamenti unitari longitudinali, εz=ε, e delle corrispondenti tensioni, σz=σ, si possono
rappresentare sovrapposti ed hanno l'aspetto mostrato nella figura seguente. Valgono Ie ben note espressioni:
   M 1  M y
E W E EI
M y
I
 max  M h  M
I 2 Wel

con M=Mx momento flettente agente, costante lungo l'asse z, E modulo elastico del materiale, I=Ix momento
d'inerzia della sezione rispetto ad x e Wel modulo di resistenza elastico del materiale. Se ne deduce che il
momento resistente della sezione, calcolato con il metodo elastico, vale (  max  f yk ):
M el  f ykWel

E il corrispondente valore di calcolo è pari a:


f ykWel
M Rd ,el 

2) CALCOLO DEL MOMENTO RESISTENTE: METODO PLASTICO

L’utilizzo del metodo plastico per il calcolo del momento resistente è consentito soltanto per sezioni in Classe
1 o 2, per le quali non si abbia il rischio del verificarsi di fenomeni di instabilità locale prima del raggiungimento
dello snervamento dell’acciaio in tutta la sezione. Per introdurre tale metodo è necessario estendere la teoria
vista al punto precedente al caso elasto-plastico.
Si supponga ora che il materiale sia del tipo elastico-perfettamente plastico con limiti di snervamento uguali a
trazione e a compressione (± σs). Finchè σmax si mantiene inferiore al limite di snervamento σ s la teoria
elastica rimane valida. Ciò avviene fin tanto che:
M  M el

Per M>Mel si ha la flessione elasto-plastica; il diagramma delle ε rimane lineare ((b) 0 (c) nella figura di
seguito) mentre Ie tensioni σ non possono superare, in valore assoluto, il valore σs nelle fibre per le quali si ha:

2
s
  s 
E

Si ottiene così il caratteristico diagramma delle tensioni indicato in figura (b 0 c). Detta y la distanza delle
fibre nelle quali    s , in virtù dell’ipotesi di conservazione delle sezioni piane (e conseguente linearità del
diagramma delle ε), imponendo la seguente relazione di proporzionalità:
y
y : y   :  s   :  s  y  s  y      s
y

si ricava che la condizione di equilibrio fra tensioni e momento agente si traduce nella relazione:
y h2
y
M    ydA  2  s yb  y  dy  2   s yb  y  dy
A 0
y y

introdotta la curvatura:
2 
  max  s
h y

La relazione precedente si scrive:


 s  h 2

M  2 s   y b  y  dy 
2
 yb  y  dy   2 s f   
  s 0 s  

Al crescere della curvatura il primo termine tra [ ] perde importanza di fronte al secondo; al limite, per 
tendente all'infinito (il che costituisce una astrazione, irraggiungibile nella realtà), si conserva soltanto il
secondo integrale e si ha:
h2

lim M  2 s
   yb  y  dy  2 S
0
s

II valore limite, Mpl, si indica quale momento plastico; esso risulta eguale, in base alla relazione precedente, al
prodotto della tensione di snervamento per la quantità 2S (che si può denominare, per analogia con il caso
elastico, modulo di resistenza plastico), ossia per il doppio del momento statico di mezza sezione rispetto
all'asse neutro x.
Se ne deduce che il momento resistente della sezione, calcolato con il metodo plastico, vale (  s  f yk ):
M pl  f ykWpl
Wpl  2S

E il corrispondente valore di calcolo è pari a:


f ykWpl
M Rd , pl 

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Il rapporto Mpl/Mel vale dunque:
M pl Wpl 2S 2S h
  
M el Wel Wel I 2

II guadagno di resistenza dovuto alla duttilità del materiale (qui supposta infinita), ossia alla plasticità, è quindi
pari ad una quantità (detta fattore di forma) che dipende esclusivamente dalla forma della sezione.
Nel caso della sezione più razionale dal punto di vista della flessione, la sezione a doppio T limite, il guadagno
è nullo perchè si ha Wpl/Wel=1. La sezione è già sfruttata completamente quando si raggiunge il momento
massimo elastico.
Viceversa, nel caso di sezione quadrata con asse di flessione secondo una diagonale, si ha Wpl/Wel =2. Il
guadagno dovuto alIa plasticità è, in questa sezione poco sfruttata in campo elastico, rilevante.
Valori intermedi si hanno per la sezione circolare piana (1,70), la sezione circolare cava di spessore sottile
(1,27), la sezione rettangolare con asse di flessione secondo un asse di simmetria (1,5).
Nel caso di sezioni a doppio T commerciali il rapporto Wpl/Wel si avvicina al valore limite 1: si ha ad esempio
un valore circa pari a 1,14 per i profilati IPE.
La teoria esposta può essere estesa anche a sezioni con un solo asse di simmetria. In questo caso occorre
sottolineare che l’asse neutro plastico è tale da dividere la sezione in due parti di area uguale. Rimane la
nozione di modulo di resistenza plastico come somma dei momenti statici della metà superiore e della metà
inferiore rispetto all’asse neutro plastico.

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PARTE 2: CLASSIFICAZIONE DELLE SEZIONI

La seconda parte dell’esercitazione riguarda la classificazione delle sezioni in acciaio, attività di controllo da
effettuare prima delle verifiche.
Le sezioni trasversali degli elementi strutturali si classificano in funzione della loro capacità rotazionale Cθ
definita come:
r
C  1
y
essendo r e  y le curvature corrispondenti rispettivamente al raggiungimento della deformazione ultima ed
allo snervamento. Si distinguono le seguenti classi di sezioni:
- classe 1 quando la sezione è in grado di sviluppare l’intero momento resistente plastico con una
significativa capacità rotazionale. Possono generalmente classificarsi come tali le sezioni con capacità
rotazionale C  3 ;
- classe 2 quando la sezione è in grado di sviluppare il proprio momento resistente plastico, ma con
capacità rotazionale limitata. Possono generalmente classificarsi come tali le sezioni con capacità
rotazionale C  1.5 ;
- classe 3 quando nella sezione le tensioni calcolate nelle fibre estreme compresse possono
raggiungere la tensione di snervamento, ma l’instabilità locale impedisce lo sviluppo del momento
resistente plastico;
- classe 4 quando, per determinarne la resistenza flettente, tagliante o normale, è necessario tener
conto degli effetti dell’instabilità locale in fase elastica nelle parti compresse che compongono la
sezione. In tal caso nel calcolo della resistenza la sezione geometrica effettiva può sostituirsi con una
sezione efficace.
Le sezioni in classe 1 e 2 sono dette compatte, quelle in classe 3 moderatamente snelle e quelle in classe 4
snelle.
Per i casi più comuni delle forme delle sezioni e delle modalità di sollecitazione, le seguenti Tab. 4.2.III, 4.2.IV
e 4.2.V forniscono indicazioni per la classificazione delle sezioni. La classe di una sezione composta
corrisponde al valore di classe più alto tra quelli dei suoi elementi componenti.

1. ESEMPIO DI CLASSIFICAZIONE N.1

Consideriamo il seguente caso:

Profilo: IPE 270


Sollecitazione: Flessione semplice
Acciaio: S 275

Ai fini della classificazione delle sezioni si devono utilizzare le Tabelle 4.2.III (anima) e 4.2.IV (Ali) fornite dalla
normativa e qui di seguito riportate.

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Tab. 4.2.III - Massimi rapporti larghezza spessore per parti compresse

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Tab. 4.2.IV - Massimi rapporti larghezza spessore per parti compresse

Innanzitutto dalle suddette tabelle si determina il valore del parametro ε, dipendente dal tipo di acciaio
utilizzato. Avendo scelto un acciaio S 275 si ricava un valore di ε pari a 0.92. Si può quindi procedere alla
classificazione della sezione. Si è ricavato che il profilo IPE 270 in S 275 è in classe 1 per sollecitazione di
flessione. Si anticipa che i profili laminati a caldo sono quasi sempre compatti per sollecitazione di flessione.

Elemento componente Condizione di controllo Classe


Anima C  h  2e  2r  270  20.4  30  33.3  72  66.2 1
t a 6.6
b a r
Ali C 2 2  67.5  3.3  15  4.8  9  8.3 1
t e 10.2
Classe profilo 1

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2. ESEMPIO DI CLASSIFICAZIONE N.2
Anche se è raro che un profilo della categoria IPE sia soggetto a compressione semplice (in questo caso
infatti si utilizzano generalmente profili ad ali larghe del tipo HE), consideriamo comunque a scopo didattico il
seguente caso:

Profilo: IPE 270


Sollecitazione: Compressione
Acciaio: S 275

La classificazione fornisce i risultati riportati in tabella. Come si vede il caso della compressione semplice è
più gravoso di quello della flessione pura, poiché aumenta il rischio dell’instaurarsi di fenomeni di instabilità
locale.

Elemento componente Condizione di controllo Classe


C  h  2e  2r  270  20.4  30  33.3  33  30.4
t a 6.6
Anima 2
C  33.3  38  35
t
b a r
Ali C 2 2  67.5  3.3  15  4.8  9  8.3 1
t e 10.2
Classe profilo 2

3. ESEMPIO DI CLASSIFICAZIONE DELLA SEZIONE N.3


Si consideri il caso seguente:

Profilo: IPE 220


Sollecitazione: Pressoflessione
Acciaio: S 275

La classe di un profilo pressoinflesso è intermedia tra quella del profilo soggetto a compressione semplice e
quella del profilo soggetto a flessione semplice.
Classificando il profilo per compressione semplice si ottiene il risultato riportato nella tabella seguente.
Elemento componente Condizione di controllo Classe
Anima C  h  2e  2r  220  18.4  24  30.1  33  30.4 1
t a 5.9
b a r
Ali C 2 2  55  3  12  4.4  9  8.3 1
t e 9.2
Classe profilo 1

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Poiché il profilo è in classe 1 per compressione semplice, lo sarà anche per flessione e per pressoflessione
che sono casi meno gravosi.
Volendo comunque svolgere il calcolo della classe direttamente per il caso della pressoflessione è necessario
conoscere la posizione dell’asse neutro in condizione di completa plasticizzazione (classi 1 e 2) o al limite
elastico (classe 3).
A rigore si devono fare 2 classificazioni e scegliere la più gravosa:
1) Calcolare la posizione dell’asse neutro tenendo costante la forza normale NEd e aumentando il
momento flettente fino a completa plasticizzazione (o al limite elastico);
2) Calcolare la posizione dell’asse neutro aumentando proporzionalmente sia la forza normale che il
momento (eccentricità costante) fino a completa plasticizzazione o al limite elastico

Per semplicità si riporta il solo caso 1, peraltro più ragionevole per la sezione considerata in cui ci si aspetta
un valore piccolo dello sforzo normale (grande eccentricità).
La posizione dell’asse neutro assumendo quindi completa plasticizzazione per pressoflessione con grande
eccentricità (NEd=costante) si calcola come descritto nella figura di seguito:
Completa plasticizzazione Completa plasticizzazione
per flessione per presso-flessione

Come si vede l’asse neutro si sposta di una quantità d nel passaggio dal caso di flessione al caso di
pressoflessione. Imponendo l’equlibrio alla traslazione:
fyd· (C/2+d)·a - fyd · (C/2-d)·a=NEd

è immediato dedurre la seguente relazione:


N
d  Ed
2af yd

dove a è lo spessore dell’anima del profilo. Dovendo quindi ricavare il parametro α che compare in Tabella
4.2. è sufficiente imporre la relazione:
αC = C/2 + d da cui   1  d
2 C

Noto α è possibile condurre la classificazione seguendo le regole della Tabella 4.2.III.

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4. ESEMPIO DI CLASSIFICAZIONE DELLA SEZIONE N.4
Si consideri il caso seguente:

Profilo: Tubo 200x100


Sollecitazione: Flessione
Acciaio: S 275

La classificazione conduce ai risultati riportati nella tabella seguente:

Asse neutro Condizione di controllo Classe


Lato a (compressione)
C  a  2s  100  6  31.3  38  35 (classe 2)
t s 3
Asse x 2
Lato b (flessione)
C  b  2s  200  6  64.7  72  66.2 (classe1)
t s 3
Lato a (flessione)
C  a  2s  100  6  31.3  72  66.2 (classe 1)
t s 3
Asse y 4
Lato b (compressione)
C  b  2s  200  6  64.7  42  38.6 (classe 4)
t s 3

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