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16/3/2021 Linus: cinquant’anni dopo – Lo Spazio Bianco

LINUS IN
FABULA

“Rivoluzione” e “gioco” sembrano due termini distanti anni luce, eppure Paolo
Interdonatoriesce a tenerli fascinosamente insieme nel titolo del suo
saggio,dedicato alla nascita e all’evoluzione di “Linus”, prima vera rivista sui
fumetti, oltre che di fumetti, del nostro Paese.

Linus. Storia di una rivoluzione nata per gioco si fa apprezzare, fin dalle prime
pagine, proprio perché, in quel paradosso lessicale esibito in copertina, accanto
alla ormai conosciuta figura del bambino filosofo disegnato da Charles Schulz,
restituisce l’importanza della rivista ideata da Giovanni Gandininella storia
dell’industria culturale italiana.

LUDICI E INTEGRATI

Arrivato nelle edicole il 1° aprile 1965, Linus è il pesce d’aprile ironico e colto al
tempo stesso, giocato da un manipolo di giovani intellettuali all’Italia del boom, un
paese in fermento pronto a esplodere nei consumi economici, come in quelli
culturali. Gandini & Co sono convinti che in uno di quei consumi popolari
considerati minori – i fumetti – si celi un patrimonio culturale ormai così esteso, da

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poter essere trattato con la stessa dignità critica, rivolta tradizionalmente alla
letteratura, alla pittura o alla musica. Scrive Interdonato:

è alla luce di
questa
crescente
dichiarazione
d’amore per la
“cultura bassa”
che si deve
interpretare la
comparsa di
una rivista
inclassificabile.

L’autore cita anche il sociologo Edgar Morin de l’Esprit du temps per chiarire
l’approccio adottato dai pionieri Linusiani: analizzare la cultura di massa vuol dire
anche divertirsi con la cultura di massa. E verrebbe da citare anche il filosofo
Johan Huizinga di Homo ludens quando afferma che:

la cultura sorge
in forma ludica,
la cultura è
dapprima
giocata… ciò
non significa
che il gioco
muta o si
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converte in
cultura, ma
piuttosto che la
cultura nelle sue
fasi originarie,
porta il carattere
di un gioco.

Un approccio che ritroviamo anche in un saggio apparso un anno prima della


pubblicazione di Linus, a firma di un giovane studioso, destinato a far parlare di
sé, Umberto Eco che, in Apocalittici e integrati, nel 1964 mette per la prima volta
in Italia al centro il fumetto del dibattito culturale sulle comunicazioni di massa.
Eco, come rievoca lui stesso nella nostalgica introduzione al saggio di Interdonato,
diventa assieme a Elio Vittorini un convinto complice e sostenitore di Linus,
rivista nata quasi per gioco, forse senza prendersi troppo sul serio, ma prendendo
sul serio le potenzialità espressive del fumetto nel raccontare il mondo.

“I MIGLIORI FUMETTI IN CIRCOLAZIONE”

In effetti, la cosa che sorprende nel leggere la serrata ricostruzione di Interdonato


è vedere come questo manipolo di fini letterati (il già citato Gandini e sua moglie
Anna Maria, Franco Cavallone, Ranieri Carano, Vittorio Spinazzola, Oreste Del
Buono) riuniti nella libreria-redazione della Milano Libri di Via Verdi a Milano, dia
vita a una prodotto intellettuale ma non intellettualoide, colto ma non snob.
I Linusianirivendicano già nel loro primo editoriale che il solo criterio di selezione
dei fumetti e degli autori proposti sarà:

quello del valore


delle singole
opere, del
divertimento
che ne può
trarre il lettore
oggi; non quello
di un interesse
puramente
documentario o
archeologico.

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Negli anni successivi, Oreste del Buono,


subentrato nella direzione a Gandini, ribadisce più
volte quanto la sola ambizione della rivista sia di
pubblicare i “migliori fumetti in circolazione”. Ben
lontana dalle stucchevoli diatribe tra nobile fumetto
d’autore e plebeo giornaletto da edicola, su cui si
è spesso avvitato il dibattito italiano sui
comics, Linus ha saputo essere per molto tempo
un pantagruelico “reader digest” del fumetto
mondiale, nelle sue più varie manifestazioni.

Dai sofisticati cartoonist del New Yorker al


popolare Braccio di ferro di E.C. Segar, dagli eroi
compassati del Corriere dei Piccoli alle
sperimentazioni visive di Guido Crepax, dai
supereroi problematici della Marvel agli
immarcescibili Tintin e Asterix d’oltralpe,
dall’avventura pura del Corto Maltese di Hugo
Pratt alla feroce genialità del Pentothal di Andrea
Pazienza, non c’è preclusione di sorta all’offerta
espressiva di Linus e dei suoi supplementi spin-
off.

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IL MONDO A VIGNETTE

Alcune proposte fumettistiche, su tutte il nume tutelare Charles Schulz con i suoi
filosofici bambini “nocciolina” (celebrati nel primo numero dall’epocale dialogo tra
Vittorini, Del Buono ed Eco) riscuotono da subito grande successo di pubblico. Ma
Gandini e soci sono anche pronti a difendere scelte impopolari quali il
poetico Krazy Kat di Herriman o autori contemporanei cerebrali come Copi e
Feiffer.

Tra recuperi del passato ed esplorazioni del presente, tra mirabili repertori plastici
e sorprendenti variazioni figurative, Interdonato fa emergere capitolo dopo
capitolo quanto le scelte di pubblicazione della rivista siano state
caratterizzate negli anni, oltre che dal gusto critico, dalla costante capacità
dei Linusiani di aprirsi alle suggestioni del proprio tempo.

Ad esempio, i problematici monologhi in vignetta, messi in scena da Copi,


rimandano al nuovo teatro degli anni Sessanta, così come Valentina, Barbarella e
le altre eroine portate alla ribalta sono testimonianza dei mutamenti del ruolo della
donna nella società di quegli anni. Senza dimenticare gli scambi costanti con le
correnti letterarie più innovative e che porteranno alla pubblicazione su Linus di
scrittori quali Italo Calvino, Roland Topor e William Borroughs.

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INVENTARSI I LETTORI

Anche quando il Sessantotto bussa alle porte di Via Verdi, con il suo carico
dirompente di novità, i Linusiani non rinunciano alla loro autonomia critica, in
grado dare spazio a cartoonist (considerati) progressisti quali il Walt
Kelly di Pogo,quanto a quelli (considerati) conservatori come Al Capp di Li’l
Abner. Ci ricorda ancora Interdonato:

il mondo
esterno preme
per entrare: i
lettori
guadagnano la
possibilità di un
confronto
diretto, tramite
la posta, i
referendum e
altre rubriche e
la redazione è
innervata da
una
straordinaria
vitalità.

L’intelligenza critica dei redattori della rivista sta nel rivendicare un proprio punto di
vista senza rinunciare al dialogo con il pubblico. Un pubblico – è questo un altro
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interessante discorso sviluppato nel saggio – che Linus non si limita a coagulare,
ma in qualche modo a costruire attorno alla sua proposta culturale, anche con
prese di posizioni precise sulla realtà, come nel caso del referendum sul divorzio
del 1974.

UNA MILANO DA LEGGERE

Interdonato contestualizza sempre le vicende di Linus all’interno dei mutamenti


sociali, economici e politici di Milano e del Paese. Che il progetto editoriale, sia
anche figlio delle migliori energie intellettuali del capoluogo lombardo, della sua
“borghesia più illuminata”, appare evidente nelle parole dell’autore. Solo negli anni
Ottanta, quando a questa colta “Milano da leggere” si sostituisce l’effimera “Milano
da bere”, la rivista inizia a perdere la sua efficacia culturale. E non a caso,
Interdonato rintraccia i prodromi di questa crisi editoriale, proprio nella scomparsa
del dialogo con i lettori:

L’ultimo periodo
di Linus sempre
identico a se
stesso e poco
interessante,
rischia di essere
assai duro. Un
giornale
incapace di
cambiare, di
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raccontare il
presente, di
attrarre un
pubblico di
giovani. Un
giornale che
decide di
rinunciare al
dialogo con i
lettori
rimuovendo la
rubrica della
posta. Un
giornale che si
perde tra i flutti,
alla deriva, in un
mare immoto.

HASTA LA MANTA SIEMPRE, COMANDANTE LINUS

In conclusione, potrebbe offendersi l’autore se dico che il suo è un volume di


parte? “Di parte” nel senso che Interdonato riesce a entrare così in profondità nei
significati delle vicende raccontate quasi vi avesse preso parte in prima persona.
Come se lui stesso fosse stato lì in quegli anni, in via Verdi, tra gli scaffali di
Milano Libri, seduto sul divano tra Copi e Gandini, o magari in piedi alle spalle di
Franco Cavallone e Umberto Eco, intenti a spulciare le ultime strisce
dei Peanuts spedite dall’America.

E se non è merito dell’anagrafe o della macchina del tempo di Wells, cosa rende
allora tanto intenso il racconto di 380 vivissime pagine? Probabilmente (azzardo),
il fatto che quel prendere parte alle vicende di Linus, voglia dire per Interdonato
riconoscersi parte, prima ancora che di un prodotto editoriale, di un orizzonte
culturale: di un certo modo di intendere il fumetto, la conoscenza, la vita.

Perché sì il mondo è cambiato dal 1965 a oggi , eccome se è cambiato. Ma,


nonostante tutto, la sfida culturale lanciata da Giovanni Gandini & co resta
d’attualità per chi ami questo medium, al di là degli steccati di genere, di formato,
d’occasione. Quell’amore viscerale per vignette e racconti disegnati che Gandini e
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OdB stessi, varando cinquant’anni fa la


rubrica L’enciclopedia del fumetto,descrivevano
così:

Può darsi che


qualcuno tra i
nostri ormai
abituali censori
si scandalizzi
anche per
questa
iniziativa, e trovi
una volta di più
che prendiamo
troppo sul serio
i fumetti.
Auguriamo a
costoro di non
prendersela
troppo.
Altrimenti
finiremo per
provare dei
rimorsi di
coscienza:
come loro
soffrono tanto,
mentre noi
redattori e lettori
di “Linus” ci
stiamo invece
divertendo.

Ecco, credo che Paolo Interdonato, come critico, senta suo questo approccio e
questo divertimento e, a leggere il suo bel saggio, viene inequivocabilmente
voglia, da lettori e da aficionados, di farne parte anche noi.

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