Sei sulla pagina 1di 9

16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

Nella prima parte dell’articolo abbiamo visto – attraverso l’analisi di diverse


tavole dell’opera – come in Sharaz-De Sergio Toppi allestisca per il lettore un
percorso grafico/visivo fatto di attese e sorprese continue, immergendo l’occhio di
chi guarda in architetture di pagina estremamente complesse e coinvolgenti.

E per restituire la densità del testo fumettistico, così come l’emozione che è
capace di innescare, abbiamo introdotto la metafora del labirinto. Come dire che
l’intrinseca intensità di lettura di questo fumetto richiama – in termini interpretativi
– l’esperienza di chi si trova a esplorare una struttura tutta da scoprire, difficile
quanto fascinosa.

TRA PAROLA E
IMMAGINE

Un esempio di questa complessità labirintica è testimoniato dal rapporto tra


“disegnato” e “scritto” all’interno della pagina. A uno sguardo distratto, la
netta separazione operata tra le aree disegnate e le aree occupate dai testi
(spesso confinate nel bianco senzaballoon) potrebbe ricordare la dimensione del
racconto illustrato, più che quella del fumetto tout court.

C’è però una differenza sostanziale tra i due che Toppi, maestro in entrambi gli
ambiti, conosce bene. Nel racconto illustrato, parola e immagine si ribadiscono
l’un l’altra, ma comunque la seconda è sempre subordinata alla prima. Possiamo
fruire il racconto letterario senza immagini, mentre se fruissimo solo delle
immagini avremmo una comprensione limitata della narrazione (o meglio una
versione del racconto bonsai, sconnessa e disarticolata).
Invece, nellinguaggio “polifonico” del fumetto, perfino in uno inconsueto
come Sharaz-De, il rapporto prevalente è quello di staffetta. Immagine e
parola si integrano e si completano l’uno l’altro in maniera simbiotica. Sono
numerosi gli esempi (alcuni qui di seguito) in cui possiamo rilevare una forte
complementarità tra testo verbale e figure rappresentate, per di più fondata su una
stretta solidarietà anche plastica tra bianco e nero, tra vuoto e pieno, tra alto e
basso, tra periferico e centrale.

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 1/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

Sharaz-De va letto quindi come un racconto a fumetti “mascherato” da


racconto illustrato. Un espediente testuale che vanta una duplice funzione. Da
un lato, per come è integrata alla componente grafica, la componente verbale offre
all’occhio del lettore un punto d’approdo nell’oceano di segni e architetture
complesse dei layout poster 1 descritti in precedenza (cfr la prima parte
dell’articolo).
Laddove l’assenza di vignette e di percorsi planari immediatamente
intelligibili complica la lettura, la parola semplifica: indica la via da seguire per
uscire dal labirinto. Come scrive Daniele Barbieri, la parola:

sia attraverso la
sua direzione di
lettura
obbligatoria, sia
attraverso la
sua
sequenzialità
discorsiva e
narrativa,
organizza
l’interpretazione
delle tavole,
lasciando poco
o nessun
margine
all’ambiguità.

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 2/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

(Barbieri 2010,
p.128)

Eccone un esempio mirabile a


pagina 37 2 . Il volto di Sharaz-
De in primo piano domina la
scena, assieme all’ambiente.
Anzi il volto di donna e la
montagna si sviluppano in
continuità: il velo che orna il volto
diventa al tempo stesso il profilo
del declino montuoso. Solo il
testo scritto permette di
ricostruire la cornice temporale
della messa in scena: una
didascalia più piccola per
descrivere l’azione della
protagonista:

Allora, nella
notte silenziosa,
Sharaz-De, p.37
Sharaz-De
prese a parlare

E subito dopo un (semi)balloon per portarci all’interno del racconto:

C’è un fiume,
signore e mio
re, di acque…

Oltre ad assicurare la leggibilità della tavola, questa stretta continuità tra


immagine e testo letterario assolve una funzione ritmica.
In Sharaz-De, il lettore arriva alla parola dopo aver esplorato le figure, dopo aver
decifrato le azioni, e quando ci arriva, la parola reclama il suo tempo. Un tempo
di lettura – ovvio – ma soprattutto un tempo evocativo del racconto: il “prima” o “il
dopo”, “il passato” o “il presente”.

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 3/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

Eccone un altro saggio, a pagina


67: la parte superiore della
pagina mette in scena, il re
appestato che ha appena
frantumato la roccia, ma solo la
componente verbale restituisce
la cornice temporale del gesto e
il successivo sviluppo del
racconto:

alla fine il sasso


fu ridotto in
frantumi e il re
si abbandonò
senza più forze.
Allora si levò la
voce del mago.

Il testo scritto galleggia a metà


strada tra lo sfondo (le pietre Sharaz-De, p.67

frantumate) e il primo piano


disegnato (il re esausto), obbligando il nostro occhio a oscillare tra l’una e l’altra
figura, per poi ancorarsi lì sulle parole, che scandiscono il tempo. Un tempo
difficilmente misurabile, tanto più che s’incarna in allocuzioni volutamente sfumate
(“alla fine” “allora”, etc.). Un tempo “senza tempo” che proietta il lettore in un
altrove mitico e colossale.

La nozione di tempo mitico ci aiuta a capire come poi questa vasta serie di
dispositivi che possiamo analizzare in ogni singola tavola, cooperino poi a
caratterizzare in maniera del tutto speciale i ritmi del singolo racconto e, in
seconda battuta, dell’intera serie di racconti che compongono l’epopea
fumettistica di Sharaz-De.

UN PERCORSO SENZA MAPPA

Dal vastissimo materiale letterario de Le mille e una notte Toppi estrapola un certo
numero di racconti, li ritaglia e taglia tutti per uno stesso formato. Perché, mentre

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 4/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

come abbiamo visto la gestione grafica interna di ogni singola tavola è totalmente
disinvolta, la metrica fumettistica degli episodi ha invece un ordine abbastanza
regolare, dalla dozzina alla ventina di pagine, anche se le media si attesta sulle
sedici.

Poco importa che questa metrica risponda a vincoli editoriali (la serie fu pensata in
origine per una pubblicazione periodica sulla rivista linus) o sia frutto di una scelta
autonoma del fumettista. La sostanza è che il formato prevale sul contenuto dei
racconti: una caratteristica che la preziosa e organica riedizione NPE permette di
apprezzare appieno.

Le trame si equivalgono tutte per Toppi e, all’interno di ogni trama, le scene hanno
tutte lo stesso “peso” narrativo. La fluidità del macroracconto viene spezzettata
in tanti micro-racconti, meravigliosi ma parziali, che si aprono e si chiudono
nell’arco di una pagina. Questo andamento espressivo conferisce un
peculiare ritmo sincopato alle storie.

Proprio come nel labirinto, a seconda del punto in cui ci troviamo, la visibilità
dell’intero percorso (la mitica mappa disegnata dal progettista Dedalo) ci resta
preclusa, così Le Mille e una nottescompaiono in Toppi, per lasciare posto alle
vicende dei vari Suduqwa-Al-Zaman, Mudgiajd, Yazid. Più che personaggi fedeli

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 5/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

all’originario corpus letterario, sono figure ispirate alla fonte, come rileva il
critico Matteo Stefanellinell’introduzione al volume:

…Ciò che
rimane in
Sharaz-De dei
tanti racconti de
Le Mille e una
Notte, dunque,
è
essenzialmente
una vasta
gamma di
simboli:
mercanti cinici o
disinteressati,
sovrani assetati
di potere o
lungimiranti,
guerrieri spietati
o pietosi, nani o
briganti, spiriti
retti o entità
demoniache,
città sfavillanti o
deserti desolati,
grandi fortune o
terribili sconfitte,
relazioni
autentiche o
smisurati
inganni…

Archetipi insomma. Gli elementi cardine di quella grande narrazione senza tempo
che è l’Epica.

LEGGERE PER MILLE ANNI

Una tavola di Toppi può mettere in scena un’attesa lunga mille anni, così come
consumarsi nell’arco di pochi frangenti rappresentati quasi “in diretta”. Il lettore
non può misurare in maniera precisa il tempo del racconto: ha solo la
https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 6/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

percezione di un “tempo colossale”... Un tempo indicibile scandito dal lavoro


complesso, ma appassionante, che il nostro occhio deve compiere, all’interno
della tavola, per decifrare l’ordito complesso dei segni sinora descritto.

È il tempo smisurato di chi sa di


essere entrato in un labirinto: la
ricerca della via giusta può
durare pochi minuti, o
condannarci (potenzialmente) a
vagare per secoli al suo interno
come l’Asterione di Borges.
Ovviamente, a differenza del
labirinto di Minosse, la via
d’uscita dai racconti fumettistici
di Toppi è lì, a portata d’occhio,
quando torniamo a incontrare
nell’ultima pagina di ogni
racconto la bella Sharaz-De. Il
racconto nasce e al tempo
stesso si chiude lì dove, per dirla
con le parole del
filosofo MagnusEnzensberger:
“non esiste labirinto per chi lo ha
attraversato“.

E uscire dal labirinto fumettistico di Sharaz-Decostituisce un piacere fumettistico


altrettanto forte dell’esserci entrati, intimamente legato alla complessità del
percorso di lettura.

Complesso non vuol per forza pesante o difficile, anzi la maestria di Toppi come
narratore sta proprio nel rendere piano ed efficace ciò che in altre opere e in
altri autori risulta arduo, o comunque estremamente faticoso per il lettore.

L’efficacia straordinaria di Toppi sta proprio in quello speciale ritmo


“sincopato”, in quel “non ritmo” che riesce a dare alle sue tavole e che ci
riporta al fascino primigenio della narrazione letteraria, così come la descriveva un
altro maestro come Italo Calvinone Le lezioni americane:
https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 7/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

L’arte che
permette a
Sherazade di
salvarsi la vita
ogni notte sta
nel saper
incatenare una
storia all’altra e
nel sapersi
interrompere al
momento
giusto. È un
segreto di ritmo,
una cattura del
tempo che
possiamo
riconoscere
dalle origini:
nell’epica per
effetto della
metrica del
verso, nella
narrazione in
prosa per gli
effetti che
tengono vivo il
desiderio
d’ascoltare il
seguito.
(Calvino, p.35)

Lo stesso desiderio che proviamo, in fondo, leggendo le storie a fumetti di Sharaz-


De.

Abbiamo parlato di:


Sharaz-De – Le mille e una notte
Sergio Toppi
Edizioni NPE, 2017
272 pagine, cartonato, colori – 29,90€
ISBN: 9788888893860

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 8/9
16/3/2021 Un labirinto di nome Sharaz-De: l’arte di Sergio Toppi (2° parte) – Lo Spazio Bianco

Bibliografia
Assoc. Hamelin (a cura di). Sergio Toppi – il segno della storia. Black Velvet 2009.
Barbieri, Daniele. I linguaggi del Fumetto. Bompiani 1991.
Barbieri, Daniele. Il pensiero disegnato.Coniglio Editore2010.
Calvino, Italo. Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo
millennio.Mondadori 1988.
Dallavalle, Sara. “Esperienze grafiche di Dino Battaglia e Sergio Toppi”
Groensteen, Thierry. Système de la bande dessinée.PUF, 1999.
Lo Bianco, Fabrizio. Sergio Toppi – nero su bianco con eccezioni. Black Velvet
2009.
Trucco, Daniele. “Verticalità diagonale: Sergio Toppi e il suo mondo senza tempo”

https://www.lospaziobianco.it/labirinto-nome-sharaz-de-larte-sergio-toppi-2-parte/ 9/9