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COOPERATIVA CERAMICA D’IMOLA

La Cooperativa Ceramica di Imola opera nel settore della produzione e vendita di


piastrelle in ceramica e produzione e vendita di maioliche artistiche.

Il 2016 è stato l’ultimo anno di attuazione del Piano Industriale 2014-2016, volto ad
un percorso di risanamento, con lo scopo di recuperare efficienza e ottenere una
riduzione dei costi.

Dall’esame dei documenti che formano i bilanci di esercizio degli anni 2014, 2015,
2016 si nota immediatamente una netta inversione del risultato economico: nel corso
del triennio si sono costantemente ridotte le perdite, le quali sono state coperte
integralmente mediante l’utilizzo delle Riserve, fino a raggiungere nel 2016 un utile
netto di € 3.832.225.

È stato possibile raggiungere tale risultato grazie all’adeguamento della capacità


produttiva al nuovo profilo della domanda e grazie a investimenti tecnologici mirati a
prodotti a più alto valore aggiunto.

Nonostante la grave crisi del settore edilizio, in cui opera la Coop. Ceramica, il C.E.
riclassificato mette in evidenza che i vari indicatori hanno avuto un andamento
positivo mettendo in risalto la redditività dell’impresa e la sua capacità di generare
ricchezza.

Analogamente la generazione di flussi finanziari, come si rileva dalla riclassificazione


finanziaria, ha permesso una graduale riduzione dell’esposizione bancaria e, di
conseguenza una riduzione dei costi.

Analizzando gli S.P. nella sezione Passivo, possiamo notare che la Coop. Ceramica ha
contratto molti debiti, specialmente nei confronti delle banche, dalle quali reperisce
liquidità per avviare investimenti, e nei confronti dei fornitori per l’acquisto di materie
prime.

Per quanto riguarda, in particolare, i debiti nei confronti delle banche, nei tre anni da
noi esaminati, essi sono gradualmente diminuiti con la conseguenza che sono diminuiti
anche gli oneri finanziari: a indicare un aumento della capacità di rimborso e una
maggiore autonomia riferita alle liquidità.

Ciò è imputabile anche agli autofinanziamenti, a loro volta ascrivibili soprattutto ad un


aumento, verificatosi nel 2016, degli utili prodotti dopo due anni consecutivi nei quali
l’azienda aveva concluso in perdita.

Inoltre si osserva che l’azienda possiede più finanziamenti a titolo di capitale proprio
rispetto a quelli a titolo di capitale di credito, sintomo di una maggiore tranquillità e
indipendenza dal punto di vista finanziario.

Per quanto attiene, invece, alla parte attiva del S.P., la ricchezza “parcheggiata” in
magazzino ha subito una variazione decrementativa, a sottolineare una ripresa delle
vendite e una maggiore capacità da parte dell’azienda di vendere i propri prodotti
generando in tal modo liquidità.

Con riferimento alla lettura tra sezioni all’interno dello S.P., abbiamo una situazione in
cui i finanziamenti da terzi a breve sono coperti dalle liquidità immediate, dalle
liquidità differite e, in parte, dal magazzino. I finanziamenti da terzi a medio-lungo
sono interamente coperti dalla restante parte del magazzino.
Il patrimonio netto è capace di coprire tutti gli investimenti fatti nelle
immobilizzazioni: pertanto si ha una situazione ottimale.

Nel 2015 le passività correnti sono coperte dalle liquidità immediate, dalle liquidità
differite e da buona parte del magazzino. Le passività consolidate sono coperte dalla
rimanente parte del magazzino dalle immobilizzazioni immateriali e da una parte delle
immobilizzazioni materiali. Il Patrimonio Netto riesce a coprire tutta la parte che resta.
Nel 2015 il Patrimonio Netto a differenza dell’anno successivo non riesce più a coprire
tutti gli investimenti sulle immobilizzazioni.

Relativamente, invece, all’anno 2014, le passività correnti sono coperte dalle liquidità
immediate, dalle liquidità differite e da gran parte del magazzino. Per quanto inerisce
alle passività consolidate, queste sono coperte dalla rimanente parte del magazzino,
dalle immobilizzazioni immateriali e da una parte delle immobilizzazioni materiali. Il
Patrimonio Netto copre la residua parte delle immobilizzazioni materiali e tutte le
immobilizzazioni finanziarie.

Avendo a riferimento il C.E, si può osservare un aumento dei ricavi e una conseguente
diminuzione dei costi, sia di materie sia di servizi, tali da produrre una maggiore
ricchezza economica.

Il Valore Aggiunto Lordo (ottenuto sottraendo al PIL i consumi di materie e i consumi


di servizi) è via via aumentato a corroborare quanto si è detto pocanzi.

Il costo del lavoro è rimasto pressoché invariato nei tre anni.

Al Margine Operativo Lordo si sottraggono elementi non economici, quali


ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni crediti, per ottenere il Risultato
Operativo Caratteristico.

Il ROC ha registrato un incremento nei tre anni: ciò è riconducibile a una maggiore
produzione di ricchezza scaturita dalla gestione caratteristica.

La gestione accessoria invece impatta poco, in taluni casi negativamente, sulla


ricchezza prodotta.

Da ciò si evince che la gestione accessoria ha un peso decisamente marginale.

Dal 2014 al 2016 gli oneri finanziari sono diminuiti.

Nel 2015 e nel 2016 gli eventi di natura straordinaria hanno contribuito in misura
modesta alla formazione del reddito; al contrario nell’ anno 2014 la Coop. Ceramica
aveva visto gravare su di sé un onere di natura straordinaria molto consistente, di un
ammontare pari a € 14.944.588 dovuti: ad una razionalizzazione della gamma di
prodotti e a una graduale riduzione delle scorte a livelli fisiologici (attività di
destocking e dismissione di articoli fuori produzione), ad una incentivazione dell’esodo
e delle mobilità, a minusvalenze e a sopravvenienze. Il sopracitato onere ha concorso
in modo decisivo a causare un drastico calo del reddito.

Nel 2014 si è registrata una pesante perdita di esercizio pari a -13.327.779 €,


interamente ripianata dalle riserve. Nel 2016, infine, si è verificata una ripresa da
parte dell’azienda, che ha concluso il periodo con un utile netto pari a € 3.832.492.
Per quanto concerne l’aspetto finanziario, si può notare come la maggior parte delle
liquidità derivi dalla gestione operativa. Nel 2016 vi è un aumento rispetto al 2015,
indice di una notevole ripresa dell’azienda rispetto agli ultimi anni.

Per quanto attiene agli investimenti, vi è stata un minor esborso di danaro nel 2016.

L’azienda ha realizzato consistenti investimenti in immobilizzazioni materiali anche se,


contemporaneamente ha attuato disinvestimenti sempre in immobilizzazioni materiali.

I maggiori disinvestimenti li ha operati in immobilizzazioni finanziarie; nelle stesse


immobilizzazioni sono stati effettuati pochi investimenti e meno consistenti rispetto al
2015.

Per quanto riguarda i finanziamenti l’azienda ha ridotto notevolmente i debiti finanziari


a breve termine, ma ha aumentato, se pur di poco, i debiti finanziari a medio-lungo
termine.

Questo è sintomo di una maggiore autonomia e una minore onerosità in capo


all’azienda nel breve periodo.