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9/12/2020 Sui fondamenti della logica formale (Prima parte) – LA BARBA DI DIOGENE

LA BARBA DI DIOGENE

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Sui fondamenti della logica formale (Prima parte)

Posted on 6 December 2014

(h ps://rinabrundu.files.wordpress.com/2014/12/morte-socrate.jpg)di Michele Marsonet. Chiarisco,


innanzitu o, che con l’espressione “fondamenti della logica formale” intendo in questo contesto fondamenti filosofici.
In altri termini, intendo esplicitare le principali presupposizioni di tipo filosofico che hanno condo o allo sviluppo
della logica formale dei nostri giorni. Si tra a di un tema di grande interesse, giacché non sempre i logici (e i filosofi
interessati alla logica) rifle ono a sufficienza su tali presupposti. Con ciò intendo dire che, assai spesso, la logica viene
considerata alla stregua di disciplina del tu o “neutrale” e indipendente dal punto di vista di coloro che ne
costruiscono i sistemi. Appare invece più corre o storicizzare la logica standard, vedendola come uno fra molti
sistemi possibili.
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9/12/2020 Sui fondamenti della logica formale (Prima parte) – LA BARBA DI DIOGENE

Si può allora notare che oggi esiste una pluralità di sistemi logici che si differenziano per vari motivi dalla
logica classica. Essi vengono definiti “logiche non-classiche” (o non-standard) proprio per so olineare la
loro diversità rispe o a quest’ultima. Che cosa significa, tu avia, “diversità” in questo caso? In realtà, per
rispondere a tale domanda occorre comprendere le motivazioni che spingono gli studiosi a costruire
sistemi logici non-classici. Talvolta tali motivazioni possono essere di tipo puramente formale; assai più
spesso, tu avia, la costruzione di un sistema non-standard è dovuta alla convinzione che la logica classica
sia o troppo ristre a per esprimere certe cara eristiche del linguaggio ordinario, oppure addiri ura
“errata”.

Se infa i prendiamo in considerazione due note logiche non-classiche come quelle modali e polivalenti, si
può constatare che tanto il logico modale quanto quello polivalente propongono di modificare la logica
classica, e tu avia la modificazione richiesta sarà, nei due casi, di natura diversa. Il logico polivalente
sostiene che i suoi sistemi sono alternativi rispe o a quelli classici (nel senso che essi dovrebbero essere
ado ati al loro posto). Il logico modale, invece, ha pretese più modeste. Egli si limita ad affermare che il
suo sistema costituisce una estensione della logica classica (con il che amme e che entrambi possono
essere utilizzati). La conseguenza che discende da ciò è piu osto ovvia. Il logico polivalente tende a
considerare errata la logica classica so o certi aspe i (perché essa include asserzioni che non sono vere),
mentre il logico modale la giudica semplicemente inadeguata (perché essa non include delle asserzioni
vere). Ecco quindi che la logica polivalente diventa un’alternativa rispe o a quella classica (e cioè una
logica “deviante” o rivale rispe o ad essa), mentre quella modale, dal canto suo, ne costituisce
semplicemente una estensione (o completamento). Il risultato è che l’uso di una logica rivale è per certi
aspe i incompatibile con quello della logica classica, mentre l’uso di una sua estensione è del tu o
compatibile con essa.

E’ possibile poi suddividere le posizioni dei vari studiosi in riferimento alla presenza di sistemi non-
standard nel modo seguente: (i) i realisti, i quali ritengono che la logica possa essere verificata o falsificata
in termini assoluti, ragion per cui vi sono sistemi logici giusti e sbagliati. (ii) i pragmatisti, secondo i quali
la scelta di un sistema logico piu osto che un altro è una questione di convenienza, praticità ed economia,
per cui l’adeguatezza di un sistema di logica deve essere giudicata di volta in volta. (iii) e infine coloro che
non acce ano la presenza di sistemi non-standard, ritenendo che la stessa idea di costruire una logica non-
classica sia errata (è questo, ad esempio, il caso di Willard V. Quine).

Si pone a questo punto il problema della interpretazione dei sistemi non-classici. E qui le posizioni si
differenziano in modo ne o. Basti dire che, secondo Quine, l’incompatibilità tra logica classica e i sistemi
non-standard che vengono giudicati a essa alternativi è soltanto apparente; secondo il filosofo americano,
infa i, tale incompatibilità può essere spiegata come risultato di un mutamento del significato a ribuito
alle costanti logiche (e cioè i conne ivi). Basta tu avia rammentare due fa i che rivestono una grande
importanza. In primo luogo lo stesso Quine, nel suo celebre saggio “Due dogmi dell’empirismo”, ha
esplicitamente difeso la tesi che anche la logica, al pari di qualsiasi altra disciplina scientifica, è in linea di
principio rivedibile e modificabile (dal che segue che, sempre in linea di principio, la costruzione di sistemi
in qualche modo diversi dalla logica classica è del tu o legi ima). In secondo luogo, le obiezioni quineane
servono a rammentarci che il diba ito sul vero significato e sulla reale utilità delle logiche non-standard è
tu ora aperto e tu ’altro che concluso.

Il quesito fondamentale che occorre affrontare quando si vogliono studiare i rapporti tra logica classica e
non-classiche è, comunque, il seguente: esistono delle buone ragioni per modificare – in qualsiasi senso –
la logica classica? La stessa presenza di sistemi alternativi, infa i, non è sufficiente a fornire una risposta
filosofica a tale domanda, in quanto alcuni studiosi riducono i sistemi non-standard al rango di puri giochi
formali (senza interpretazioni plausibili). Fornisco allora un’ulteriore suddivisione che può aiutare a
comprendere la posta in gioco. In primo luogo, occorre rilevare che la stessa esistenza di una pluralità di
sistemi pone dei problemi circa lo statuto della logica. E tali problemi si manifestano ponendo quesiti di
questo tipo: (a) Esiste un solo sistema logico corre o, oppure ve ne sono parecchi? (b) Che cosa significa
“corre o” in questo contesto?

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Le risposte possibili sono molte ma, a loro volta, possono essere rido e a tre tipi fondamentali. (1)
Monismo: esiste un solo sistema logico corre o. (2) Pluralismo: esiste più di un sistema logico corre o. (3)
Strumentalismo: non esiste alcun sistema logico corre o, in quanto la nozione di “corre ezza” dipende
dallo schema conce uale ado ato. Riprendendo la distinzione tra estensioni e deviazioni della logica
classica già introdo a in precedenza, notiamo che la logica modale (logica “estesa”) sostiene l’esistenza di
verità logiche non rappresentabili nella logica classica; quest’ultima, tu avia, non è errata, ma
semplicemente non abbastanza comprensiva. La logica polivalente (logica “deviante”), invece, sostiene
l’esistenza di verità logiche valide nella logica classica, ma non al suo interno; ragion per cui la logica
classica risulterebbe in effe i scorre a. Il monismo viene ado ato sia da alcuni cultori delle logiche
devianti, sia da coloro che sostengono l’esistenza di una sola logica corre a: quella classica. Il pluralismo è
l’a eggiamento generalmente ado ato dai sostenitori delle logiche estese (ma anche uno studioso convinto
della bontà di alcuni sistemi devianti può approvare tale posizione).

Lo strumentalismo, infine, è l’a eggiamento ado ato da pragmatisti come John Dewey e da Quine in
alcune sue opere. Quella strumentalista è una posizione piu osto interessante, anche se è stata a lungo
minoritaria. Lo strumentalista, in sostanza, afferma che non ha senso parlare di un sistema logico come
“corre o” o “scorre o”, in quanto lo si può soltanto definire “più utile”, “più conveniente”, etc. rispe o a
un altro sistema. Ne consegue, tra l’altro, che non si può parlare di verità logica e di validità in termini
assoluti, bensì di verità logica o di validità relative a un certo sistema. Afferma ad esempio Quine nel già
citato “Due dogmi dell’empirismo”: Nessuna proposizione è immune da correzioni. Si è perfino proposto
di modificare la legge logica del terzo escluso come un mezzo per semplificare la meccanica quantistica; e
che differenza c’è in linea di principio fra una modifica del genere e quella per cui Keplero ha preso il
posto di Tolomeo o Einstein quello di Newton o Darwin quello di Aristotele?

Inoltre, la strada che consente di rifiutare la tesi che vi siano enunciati immuni da revisione consiste nel
negare che esistano enunciati veri soltanto in virtù del significato delle parole che li compongono. Ciò si
o iene contestando la diffusa opinione secondo la quale vi è una distinzione di base (e irrinunciabile) tra
enunciati logico-analitici da un lato, ed enunciati fa uali-sintetici dall’altro. Una simile strategia funziona
solo a pa o di rinunciare alla classica distinzione analitico/sintetico (e, quindi, alla distinzione a priori/a
posteriori). Se tale visione è fondata, significa che le cosidde e “verità necessarie” della logica possono
venir falsificate per ragioni di tipo empirico. La stessa logica, insomma, non si pone affa o al di là del
raggio d’azione dell’esperienza, ma è una teoria empirica fra tante altre, distinguibile soltanto per la sua
grande generalità. Ne consegue che la scelta di un sistema logico piu osto che un altro dipenderebbe da
ragioni di praticità e di potere esplicativo. E’ del tu o evidente che una visione pragmatica della logica
come quella che ho appena abbozzato entra immediatamente in contrasto con la concezione assolutista.
Secondo quest’ultima, che vanta tu ora molti sostenitori, le leggi logiche sono eterne e immutabili, e
possiedono uno speciale statuto ontologico che garantisce la loro certezza.

Tra i sostenitori dell’assolutismo logico troviamo, per esempio, Kant, il quale afferma che tra le scienze
giunte allo stadio della completezza deve essere posta proprio la logica. Essa, a suo parere, non amme e
più modificazioni in quanto Aristotele ha già de o tu o quanto v’era da dire. Ma è pure importante notare
che per Kant la tradizionale logica aristotelica non richiedeva nuove scoperte in quanto essa esprime la
forma del pensiero. Tali affermazioni kantiane sono ovviamente datate, in quanto risalgono all’anno 1800.
Il filosofo tedesco, infa i, a ribuì lo status di verità a priori tanto alle asserzioni della logica aristotelica,
quanto a quelle della fisica newtoniana e della geometria euclidea (che ai suoi tempi non avevano rivali).
Oggi, in presenza della fisica quantistica e relativistica, delle geometrie non-euclidee e delle stesse logiche
non-classiche, diventa assai difficile ragionare in quel modo.

Tu avia, sarebbe pure scorre o criticare la posizione kantiana soltanto in base a motivazioni storiche.
Kant, come già abbiamo notato, considera immune da revisione la logica del suo tempo perché a suo
parere essa incarna la “forma del pensiero”. E’ chiaro, dunque, che per Kant lo schema conce uale
mediante il quale noi ragioniamo non può che essere unico, mentre oggi si tende ad amme ere una
pluralità di schemi conce uali. Per Kant, infa i, le leggi logiche possiedono cara ere di assolutezza in
quanto costituiscono le “pre-condizioni che ci consentono di ragionare”: proprio per questo esse non si
scoprono empiricamente, ma sono discernibili a priori. A questa visione kantiana si contrappone in modo
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ne o William James, secondo il quale possiamo immaginare altri esseri intelligenti sensibili a parametri
fisici diversi da quelli importanti per noi. La loro cornice conce uale e categoriale ne risulterebbe
grandemente modificata, e li condurrebbe ad ado are una visione del mondo che avrebbe poco a che fare
con la nostra. Gli ogge i e gli eventi presenti nel loro modo di esperire il mondo circostante potrebbero
differire da quelli per noi usuali in misura tale che i loro predicati avrebbero domini non paragonabili ai
nostri. A James dobbiamo le seguenti considerazioni: “se fossimo stati aragoste o api, potrebbe darsi che la
nostra organizzazione ci avrebbe condo o a impiegare metodi alquanto differenti per capire le nostre
esperienze. Potrebbe anche darsi (non si può negarlo in modo dogmatico) che tali categorie,
inimmaginabili per noi oggi, si sarebbero dimostrate utili, tanto quanto quelle che usiamo a ualmente”.

Da un punto di vista stre amente formale, dunque, la costruzione delle logiche non-classiche si presenta
nitida e precisa. E’ tu avia evidente che esse suscitano discussioni quando vengono prese in
considerazione dal punto di vista filosofico (e, in particolare, da quello gnoseologico). In altri termini,
l’esistenza di logiche in qualche misura diverse da quella classica non può essere contestata, in quanto esse
sono state effe ivamente costruite. E tu avia, la loro esistenza sembra contraddire l’opinione – ben
radicata nel senso comune – secondo la quale la logica è una, ed è valida per tu e le occasioni.

La stessa esistenza dei sistemi di logica non-classica pone quindi problemi filosofici e, al contempo, ha un
significato teoretico che trascende gli aspe i puramente tecnici impliciti nella costruzione dei calcoli non-
classici. Ad esempio, quando Lukasiewicz contestò il principio aristotelico di bivalenza, e costruì dei
sistemi che da esso prescindevano, molti studiosi capirono subito che da tu o ciò si poteva trarre una
conclusione sconcertante, e questa conclusione è la seguente: “La verità logica ha – o può avere – un
cara ere multiforme, e vi possono essere molti modi – e non più uno soltanto, per prenderla in
considerazione”.

So o molti aspe i, la costruzione di sistemi di logica polivalente rammenta da vicino la costruzione delle
geometrie “non-euclidee”. In quel caso, si scoprì l’infondatezza della concezione tradizionale secondo cui
esiste soltanto uno – e uno solo – modo di costruire la cornice di riferimento spaziale delle nostre
esperienze. In maniera del tu o analoga, fino al secolo scorso si riteneva che un sistema logico coerente
dovesse seguire il modello aristotelico, il quale sembrava rifle ere le più generali leggi del pensiero. In
particolare, si pensava che ogni proposizione potesse – e dovesse – essere soltanto Vera o Falsa. E tu avia
furono creati dei sistemi logici coerenti nel quale il principio di bivalenza non valeva più in certi contesti
argomentativi.

Si può affermare, dunque, che nella logica dei nostri giorni esiste realmente il pluralismo. Ci troviamo
insomma di fronte a una varietà di sistemi; il che, probabilmente, deriva dal venir meno delle condizioni di
assolutezza e dal diffondersi del convenzionalismo in tu i i se ori del sapere filosofico. Tu avia, quando
usciamo dall’area specializzata della logica stessa, e tralasciamo l’interesse che per il logico di professione
ha la presenza di tanti sistemi più o meno alternativi l’uno all’altro, subito ci si presenta un grande
problema, che è poi quello che più interessa al profano: “Come possiamo, al di là dell’interesse
specialistico, scegliere tra i vari sistemi senza con ciò presupporre “ab initio” che uno sia superiore agli
altri”?

E’ infa i evidente che, dando per scontato il pluralismo, si può arrivare ben presto a posizioni
convenzionaliste o relativiste. Il relativista, ad esempio, afferma che la scelta tra i vari sistemi, essendo
libera, è del tu o priva di conseguenze. Di qui, però, si può facilmente arrivare all’indifferentismo e –
sopra u o – all’irrazionalismo. E’, questa, la strada percorsa nella filosofia della scienza da Feyerabend: se
non c’è “il” metodo unitario ipotizzato dai neopositivisti, “tu o va bene” e, allora, non ha davvero senso
sforzarsi di pensare in termini razionali. In altre parole: se non c’è qualcosa come la logica “corre a”, e la
scelta tra i vari sistemi è arbitraria e riconducibile in ultima analisi alle preferenze personali dei singoli
individui, perché mai dovremmo a ribuire alla logica un qualsiasi status privilegiato? E perché, inoltre,
dovremmo ritenere che un ragionamento logico è superiore a uno illogico? E chi fissa i confini tra logico e
illogico?

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9/12/2020 Sui fondamenti della logica formale (Prima parte) – LA BARBA DI DIOGENE

Di fronte a questo quadro, parecchi pensatori – a differenza di Feyerabend – hanno assunto un


a eggiamento difensivo, affermando che in logica il pluralismo è più apparente che reale. Si può allora
affermare, ad esempio, che i sistemi polivalenti sono dei meri giochi formali; in questo senso, la vera logica
resta comunque quella classica, mentre i cosidde i sistemi alternativi sono dei “divertimenti” escogitati
dai logici stessi. E’ tu avia ovvio che non era certo questo lo spirito che indusse Lukasiewicz a costruire i
suoi sistemi polivalenti, giacché dietro la sua idea si celano delle profonde motivazioni filosofiche. E, a
questo punto, occorre anche chiedersi in quale senso esistano dei sistemi logici in competizione tra loro (se
effe ivamente ve ne sono). In altri termini: “Ci sono delle basi (filosofiche) che giustificano l’esistenza di
più logiche?”. E che cosa, eventualmente, le rende tu e sistemi di “logica”? La scelta è interamente
arbitraria e, quindi, indifferente, oppure deve basarsi su criteri di stre a preferenza personale? E, a sua
volta, tale preferenza si basa su fa i empirici, oppure è di tipo pragmatico?

Noto allora che, affinché due sistemi siano davvero alternativi, occorre che vi sia tra essi un confli o reale.
In altre parole, deve esistere tra essi vera incompatibilità. Se in un sistema si asserisce “p”, e in un altro ci si
limita a non affermare “p”, il contrasto è tu o sommato debole. Se invece in un sistema si asserisce “p”, e
in un altro si asserisce “non-p”, allora il contrasto è forte. Ciò implica, infa i, che una certa tesi in un
sistema è vera, mentre nell’altro è falsa. E ciò rammenta da vicino, ancora una volta, il caso delle geometrie
non-euclidee: nella geometria di Euclide vale il famoso quinto postulato euclideo sulle parallele, che non
vale invece nella geometria di Riemann. Analogamente, nella logica classica il principio del terzo escluso è
una verità logica (sempre vera), mentre in quella polivalente di Lukasiewicz esso vale in certi casi ma non
in altri, diventando quindi una semplice proposizione contingente.

Ma, per valutare la reale alternatività dei sistemi logici, possiamo anche ricorrere ad argomentazioni di
tipo strumentale. Sistemi diversi possono ado are metodi e procedure differenti per raggiungere lo stesso
obie ivo. Non c’è confli o circa le cose asserite, bensì circa le cose da fare. Per esempio, onde evitare il
sorgere di paradossi nel calcolo, un certo sistema può ado are una strategia diversa rispe o a un altro. E’
evidente che, nel caso di un confli o circa le cose asserite, possiamo chiederci quale tra i due sistemi è
corre o, mentre nel caso di un confli o strumentale una simile domanda non ha molto senso; dobbiamo
piu osto porci un quesito di cara ere pragmatico: “qual è il sistema migliore e più efficace per
raggiungere l’obie ivo in questione?”. Il problema principale nasce quando ci interroghiamo sulla
corre ezza dei vari sistemi e, in particolare, quando presupponiamo che esistano degli standard assoluti
cui ogni sistema logico deve uniformarsi per essere considerato “corre o”. Continua…
(h ps://rinabrundu.com/2014/12/07/sui-fondamenti-della-logica-formale-seconda-parte/)

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9/12/2020 Sui fondamenti della logica formale (Prima parte) – LA BARBA DI DIOGENE

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1. Andrea // 7 December 2014 at 19:49 //

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E’ indubbiamente un articolo interessante, ma mi piacerebbe sapere se queste logiche non classiche


hanno praticamente portato a risolvere qualche problema. Nel caso delle geometrie non euclidee
questo è avvenuto, come le rappresentazioni multispaziali. Si tra a di matematica, ma in fondo la
logica è una specie di prematemarica, e come la matematica appartiene a sistemi chiusi di pensiero che
non possono provare la loro verità all’interno del sistema. Si deve anche ricordare che le geometrie
quando nacquero furono solo un elegante esercizio mentale, senza apparenti applicazioni. Mi chiedo se
queste logiche non siano nelle simili condizioni.

2. Michele Marsonet // 7 December 2014 at 23:04 //

i
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Hanno trovato applicazioni in numerosi campi, per esempio nella meccanica quantistica. Non bisogna
però scordare che la logica spesso aiuta a chiarire problemi filosofici, e questo è avvenuto con parecchie
logiche non standard.

3. Andrea // 9 December 2014 at 20:15 //

i
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Grazie. La filosofia è la regina del mondo razionale, e proprio per questo offre prospe ive nuove e
diverse.

4. domenicomortellaro // 12 December 2014 at 12:42 //

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