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Riassunto Potere e teoria

politica, Stoppino
Scienza Politica
Università degli Studi di Pavia
26 pag.

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RIASSUNTO SCIENZA POLITICA
Potere e teoria politica (Mario Stoppino)
appunti Battegazzorre
La teoria pura della politica (Bertrand De Jouvenel)

POTERE SOCIALE(cap 1)

Il potere non è una cosa o il suo possesso, è un rapporto di causazione sociale tra un
uomo (o un gruppo) e un altro uomo (o gruppo). Si tratta di una relazione triadica, cioè
composta da 3 elementi: condotta di A (attore attivo), condotta di B (attore passivo) e
sfera d’azione in cui il potere si esprime.

DEFINIZIONE: relazione causale tra azioni o disposizioni ad agire di attori sociali


diversi, in cui l’azione o la disposizione ad agire del soggetto B (azione di conformità)
corrisponde all’intenzione o all’interesse che accompagna l’azione o la disposizione ad
agire del soggetto A (azione potestativa).

Azione: movimento dell’organismo sempre volontario, ma non necessariamente


deliberato, intenzionale o libero. Disposizione ad agire: azione potenziale.

Il potere può essere ATTUALE, detto anche esercizio del potere (rapporto tra
comportamenti: la capacità di determinare la condotta di B viene messe in atto, deve
essere intenzionato ma non necessariamente libero), o POTENZIALE (rapporto tra
disposizioni ad agire: A ha la possibilità di tenere un comportamento mirante a
modificare la condotta di B).

Non vi è potere se alle risorse di A e alle sue abilità ad impiegarle non corrisponde
l’attitudine di B a lasciarsi influenzare. La probabilità che il potere si realizzi dipende in
ultima analisi dalla scala di valori di B. Inoltre il potere non deriva semplicemente dal
possesso e dall’uso di certe risorse ma anche dall’esistenza di certi atteggiamenti di A
e B, come le percezioni e le aspettative che riguardano il potere.

Percezioni: è un’immagine di come un attore sociale crede che sia distribuito il potere
nella società

Aspettative: si entra nel campo delle reazioni previste: B modifica la propria condotta
nell’interesse di A, senza che quest’ultimo abbia dato un ordine diretto, in quando B
prevede le reazioni spiacevoli se non lo facesse.

Il potere è STABILIZZATO quando, ad un’alta probabilità che B compia con continuità i


comportamenti corrispondenti alla volontà o all’interesse di A, fa riscontro un’alta
probabilità che A compia con continuità azioni dirette a modificare la condotta di B o
idonee a modificare tale condotta nell’interesse di A. Quando la relazione di potere
stabilizzato si articola in una pluralità di ruoli definiti e coordinati tra loro,e dura nel
tempo, si parla di potere ISTITUZIONALIZZATO.

MISURAZIONE DEL POTERE

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Sei dimensioni:

1 sfera in cui esso s esplica


2 gerarchia di valori all’interno della sfera presa in esame
3 campo del potere: xsone sottoposte al potere che stiamo analizzando
4 peso del potere: grado d restrizione delle risorse di B
5 efficacia: corrispondenza tra la richiesta d A e l’effettiva condotta di B
6 costi:
• Per A: tempo e denaro speso con convincere B
• Per B: ripercussioni nel caso in cui non s conformasse

CONFLITTUALITA’ DEL POTERE

Sulla conflittualità delle relazioni di potere il miglior contributo è stato dato da Karl
Marx. Per Marx le relazioni di potere sono sempre conflittuali, il fatto che la
conflittualità non si manifesti è dato dalla presenza di sovrastrutture.

Esistono due diverse concezioni del conflitto:

Come antagonismo delle volontà: il potere, nel suo momento iniziale, porta sempre
con sé il conflitto tra le volontà, per definizione (è implicito nel concetto stesso). Nel
momento finale, invece, la conflittualità può esserci (come nella coercizione) o non
esserci (come nella persuasione), dipende dal tipo di esercizio del potere.

Come diseguaglianza delle risorse (concezione marxista): per Marx il conflitto è dato
dal fatto che c’è sempre uno che sta sopra e uno che sta sotto. Quello che conta è il
risentimento che scaturisce inevitabilmente di fronte a una struttura di rapporti in cui
c’è sovra e sub ordinazione (è la disuguaglianza tra il controllo delle risorse che fa sì
che si abbia potere). Se intendiamo quindi il conflitto come disuguaglianza delle
posizioni e non solo come antagonismo delle volontà c’è sempre conflitto, ma esso è
solo potenziale, non è detto che si esprima (concorderebbe anche Marx: c’è bisogno
della coscienza di classe!).

Nella fase iniziale dell’esercizio di potere c’è sempre un conflitto, nella fase finale
dell’esercizio dipende dal modo dell’esercizio del potere. Es con la manipolazione non
c’è.

Perché il conflitto potenziale si trasformi in conflitto attuale sono necessarie quattro


condizioni di B:

• La consapevolezza della propria posizione di subordinazione.

• La percezione della propria posizione come iniqua, ingiusta (è possibile che B


pur consapevole della sua posizione la consideri buona o giusta in virtù di
qualche idea).

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• La capacità di rivolgere il proprio risentimento verso il bersaglio giusto (B può
non imputare la sua condizione al soggetto attivo ma a qualcos’altro, come al
destino o a teorie cospiratorie).

• La percezione della possibilità di cambiare la situazione (B può ritenere che


manifestando il suo risentimento potrebbe soltanto peggiorare la sua
condizione).

Solo se tutte e quattro le condizioni sono soddisfatte si potrà passare dal conflitto
potenziale al conflitto attuale. Qst funziona in ttt gli esercizi di potere tranne che con la
manipolazione (intervento nascosto di A su B: A cambia la condotta di B ma B non sa
che è stato A). Per far sprigionare il conflitto basta normalmente una sola condizione:
che il manipolato si accorga di essere stato manipolato. In qst caso B attua il conflitto,
non per il contenuto delle azioni che ha dovuto svolgere, ma per il modo in cui gli si
sono imposte.

RICERCA EMPIRICA DELLA DISTRIBUZIONE DEL POTERE

Tre tecniche principali:

METODO POSIZIONALE: consiste nell’identificare le persone più potenti con coloro che
hanno una posizione di vertice nelle gerarchie pubbliche e private più importanti (è
una mappa della distribuzione formale del potere). Critica: semplice da realizzare ma
inaffidabile, non necessariamente il potere reale coincide col potere formale.

METODO REPUTAZIONALE: si fonda sul giudizio di alcuni membri della comunità


studiata, ritenuti buoni conoscitori della vita politica della comunità: i potenti della
città sono le persone reputate tali dai membri scelti dal ricercatore. Critica: non
necessariamente il potere reputato coincide col potere effettivo.

METODO DECISIONALE: si basa sull’osservazione dei comportamenti effettivi che si


manifestano nel processo decisionale pubblico. Si procede all’accertamento di tutti gli
individui che partecipano al processo decisionale. Critica: 1) può essere fatto solo a
pochi settori decisionali, essendo una tecnica complessa 2) non è in grado di rilevare i
poteri che non si vedono nei processi decisionali, ad es. il potere esercitato
nell’impedire che una proposta entri nel processo decisionale; questo tipo di potere
può essere invece rilevato dalla tecnica reputazionale, che può quindi essere usata
insieme al metodo decisionale.

NESSO CAUSALE DEL POTERE

La relazione di potere che intercorre tra A e B può essere espressa dicendo che il
comportamento di A è causa del comportamento di B, intesa come “causa
probabilistica”. Esitono 3 tipi di causazione:

1 nesso causale è condizione necessaria (B fa solo se lo fa A)


2 è condizione sufficiente (se s verifica A si verifica B)
3 è condizione necessaria e sufficiente ( B si verifica quando, e sl quando, si verifica
A)

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Inoltre il nesso causale che collega l’azione potestativa all’azione di conformità deve
essere inteso nel senso che il comportamento di A è condizione sufficiente (e non
necessaria) del comportamento di B.

Perché una causazione sociale sia potere deve essere intenzionale: la causazione di un
comportamento altrui contrario all’intenzione o all’interesse di chi lo causa non è
potere.

POTERE POLITICO

Capacità generalizzata di assicurare l’adempimento degli obblighi vincolanti,


all’interno di un sistema collettivo, in cui tali obblighi sono importanti per la comunità
e quindi possono essere imposti con sanzioni negative.

INTENZIONALITA’ E INTERESSE( cap 2)

Intenzione: stato delle mente nelle causazioni sociali intenzionali, inerenti all’azione
deliberata di A per ottenere la conformità di B. è definito potere solo quando
intenzionale.

Il problema è che esistono causazioni sociali che pur non essendo intenzionali si
avvicinano molto ad essere un esercizio di potere. Es della segretaria. While portando
l’esempio dell’attore sociale che involontariamente porta alla desegregazione sociale
dei neri introduce una prima definizione di potere non intenzionato: conviene parlare
di es. d potere ttt le volte che A ha un atteggiamento favorevole all’esercizio/condotta
di B.

Per Stoppino il concetto di atteggiamento favorevole è troppo ampio ed introduce cosi


il concetto di interesse.

Imitazione: è la riproduzione di un comportamento del membro di un gruppo senza


che questi lo abbia richiesto. È considerato potere solamente quando c’è interesse da
parte dell’imitato

Affinché le reazioni previste siano considerate potere:

1 il comportamento di B deve essere causato da un precedente comportamento di A,


non necessariamente nei suoi confronti
2 deve esistere un nesso causale tra i 2 comportamenti
3 il comportamento di A non deve essere mirato ad ottenere la conformità di B

Interesse: comporta un’aspettativa di una ricompensa, una domanda ed una


applicazione selettiva dell’attenzione.

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L’interesse in senso soggettivo si distingue dal semplice atteggiamento favorevole e
può essere suddiviso in 2 parti:

• DIMENSIONE COGNITIVA: l’interesse verso un certo oggetto comporta


l’aspettativa di una gratificazione che rientra nei giudizi di fatto. Si distingue sia
dal mero impulso, perché nasce dall’esperienza, sia dai bisogni generali della
personalità, perché si rivolge ad un oggetto particolare.

• DIMENSIONE DIRETTIVA: l’interesse non è solo aspettativa, ma è una


disposizione ad agire in vista dell’oggetto dell’interesse stesso. Si distingue sia
dalla preferenza, che è solo una disposizione a ricevere qualcosa, sia
dall’atteggiamento favorevole, che è solo una disposizione a reagire in presenza
di un certo oggetto.

Fanno quindi parte della nozione di potere anche quelle relazioni in cui, in mancanza
dell’intenzione, sia presente, in chi provoca il comportamento altrui, un interesse per
l’effetto del rapporto.

Per il ricercatore il concetto di potere allargato allo studio delle “non decisioni” può
correggere i limiti gravi della tecnica decisionale, che si limita a rispondere alla
domanda “chi governa?” senza chiedersi “per chi si governa?”.

PREGIUDIZI SULLA VIOLENZA (cap 3)

PREGIUDIZIO DEL CONSERVATORE

• Se si eccettua quella “legittima” dello stato, la violenza è vista come il massimo


del male perché distrugge l’ordine e la coesistenza. Da ciò scaturisce la
condanna preconcetta di ogni scoppio di violenza, quali che ne siano le cause e
gli scopi.

• Vi è la minimizzazione del ruolo della violenza: essa è vista come qualcosa di


estraneo alla politica che ha una funzione marginale.

PREGIUDIZIO DEL RIBELLE

• La condanna della violenza si rovescia nella sua esaltazione e tende a essere


vista come lo strumento principe che ha la virtù di creare un ordine nuovo.

• L’affermazione della marginalità della violenza si rovescia nell’affermazione


della sua onnipresenza, è vista come qualcosa che sta alla base della struttura
della società.

VIOLENZA

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La violenza è l’intervento fisico di un individuo o un gruppo contro un altro individuo o
gruppo o contro se stesso (suicidio). Perché si abbia violenza, occorre che l’intervento
fisico sia volontario (l’incidente stradale non è violenza) e che abbia lo scopo di
arrecare danno a B (l’intervento chirurgico non è violenza). Violenza e forza sono
sinonimi, sebbene nel linguaggio comune con forza si intende la violenza “legittima”.
Per lo scienziato politico è invece necessario distinguere tra violenza o forza “creduta
legittima” e violenza o forza non creduta tale.

La violenza può essere DIRETTA (quando colpisce in modo immediato il corpo di chi la
subisce) o INDIRETTA (quando opera attraverso una alterazione dell’ambiente fisico in
cui la vittima si trova, ad es. sottraendogli risorse materiali o rinchiudendola in un
delimitato spazio).

VIOLENZA E POTERE

La violenza in atto si distingue in modo netto dal potere: il potere opera sulla volontà
dell’individuo mentre la violenza agisce sul suo stato fisico. Ciò non toglie,
ovviamente, che la violenza possa essere impiegata come un mezzo per esercitare
potere.

Nell’analisi di un potere coercitivo, basato sulla minaccia di sanzioni fisiche, bisogna


tenere presenti sia la minaccia della violenza, sia la violenza in atto come punizione
(che mostra l’inefficacia della minaccia ma che può accrescere l’efficacia della
minaccia per il futuro), sia la violenza in atto come azione “dimostrativa”.

L’efficacia di una minaccia dipende dal suo grado di penosità dell’intervento fisico
minacciato e dalla sua credibilità.

VIOLENZA E POLITICA

Il potere politico ha il monopolio della violenza e la violenza è un suo mezzo specifico


e tendenzialmente esclusivo (ciò comunque non significa che la violenza è il
fondamento esclusivo del potere politico!). Anche nelle comunità politiche
contemporanee il monopolio della violenza non è mai assoluto: vi sono usi della
violenza che non fanno capo ai governati e sono dichiarati “illegittimi” (rapine, gruppi
armati ribelli..) e altri che invece pur non facendo capo al potere politico sono ritenuti
legittimi (punizione dei figli, legittima difesa..). Un’analisi della monopolizzazione della
violenza permette anche di spiegare la differenza che esiste tra politica interna e
politica internazionale.

Il potere politico è sempre fondato in parte sulla violenza ed in parte sul consenso. Si
distingue il relativo peso della violenza in base al tipo d governo. Un governo
democratico la violenza ha un ruolo limitato al solo potere coercitivo; nelle dittature la
violenza sfocia nel terrore.

DIMENSIONI DELLA VIOLENZA

Due dimensioni: Violenza punitiva: prevedibile e misurabile.


• Prevedibilità / imprevedibilità Violenza terrorista: imprevedibile e non
• Misurabilità / non misurabilità misurabile.
Violenza di tortura: prevedibile e non

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misurabile (ma il torturatore deve misurarla
se vuole essere un “buon torturatore”).
CAUSE DELLA VIOLENZA

Due sono le principali teorie sulle cause che determinano l’insorgere della violenza
politica:

• Teorizzata da Gurr, diceva che la violenza politica ha la sua matrice nella


percezione, da parte dei membri di un gruppo, che esiste un grave divario tra le
loro aspettative e la loro situazione reale. C’è privazione relativa quando esiste un
tale divario tra ciò che il soggetto crede di avere diritto di ottenere e ciò che il
soggetto crede di potere effettivamente ottenere. Quanto più la percezione (vera
o falsa) della privazione relativa è intensa e diffusa tra i membri di un gruppo,
tanto più si genererà scontento e risentimento sociale nel suo seno, e tanto più vi
sarà la disponibilità dei membri del gruppo a ricorrere alla violenza collettiva
contro altri gruppi sociali e/o contro il regime politico vigente. Il limite di questa
teoria, oltre al fatto che riguarda esclusivamente la violenza ribelle, è che individua
una matrice potenziale di violenza, non una condizione sufficiente dell’insorgenza
effettiva della violenza politica.

• Elaborata da Charles Tilly, le cause della violenza vanno ricondotte alla prassi
generale della lotta per il potere. In ogni sistema politico una pluralità di gruppi è
impegnata nella lotta per il potere e per le risorse sociali. Alcuni gruppi sono
membri del sistema politico vigente, nel senso che hanno una capacità stabilizzata
e riconosciuta di accedere al (o di influire sul) governo e la loro posizione
privilegiata è difesa dagli apparati pubblici specializzati nell’uso della violenza.
Altri gruppi, invece, non fanno parte del regime politico e lottano per cercare di
entrare a farne parte a pieno titolo. È in questa situazione che sorgono i conflitti
violenti, visti come una modalità specifica nella lotta per il potere.

CONSEGUENZE (o FUNZIONI POLITICHE) DELLA VIOLENZA pag 87-97

Le conseguenze della violenza, che diventano scopi politici quando sono cercati in
modo intenzionale, si possono distinguere a seconda che riguardino:

• I gruppi che la subiscono

La violenza può essere usata per distruggere gli avversari o, molto più
comunemente, per piegarne la resistenza e la volontà (cioè per esercitare potere).

• I gruppi che ne sono spettatori

• Attivazione della attenzione: un primo notevole effetto nei riguardi


dell’ambiente sociale consiste nell’attivazione dell’attenzione (niente richiama
l’attenzione come la violenza, che permette perciò di rendere visibile la
rivendicazione o il risentimento).

• Dimostrazione della legittimità delle rivendicazioni.

• Ricerca del sostegno.

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• I gruppi che la esercitano

• Coesione tra i membri: grado elevato di unità sentimentalizzata.

• Centralizzazione delle decisioni e del potere.

• Ridefinizione e irrigidimento dei confini del gruppo (né con lo Stato né con le BR
era uno slogan illusorio).

Un’altra importante funzione politica della violenza, che deriva dal fatto che i conflitti
violenti tendono a intensificare la compattezza del gruppo, è quella del dirottamento
delle ostilità verso un capro espiatorio (ad es. una campagna propagandistica
xenofoba).

AUTORITA’ (cap 4)

Due diversi modi di intendere l’autorità:

• COME POTERE STABILIZZATO: L’autorità è intensa come potere stabilizzato,


continuativo nel tempo, al quale i sottoposti prestano, almeno entro certi limiti,
un’obbedienza incondizionata (disposizione a obbedire). È una qualsiasi relazione di
potere stabilizzato in cui le azioni potestative sono richieste apodittiche e le azioni
di conformità sono incondizionate.

• COME POTERE LEGITTIMO: L’autorità come potere legittimo accetta tutti i caratteri
definitori dell’autorità come poter stabilizzato, però non li considera sufficienti.
L’autorità deve portare con se un alone di positività, deve cioè esser creduto
legittimo dagli individui che partecipano alla relazione di potere. L’accettazione
dell’autorità produce quindi l’attitudine all’obbedienza incondizionata entro una
determinata sfera per un tempo più o meno lungo. Ma, perché il rapporto di autorità
possa proseguire, occorre che di tanto in tanto venga riaffermato il valore che fonda
la legittimità del potere (ad es. le elezioni).

L’autorità “pura” è quindi un rapporto di comando e obbedienza fondato


esclusivamente sulla credenza nella legittimità. Si tratta di un tipo ideale raramente
riscontrabile nella realtà, difficilmente la credenza nella legittimità è il fondamento
esclusivo del potere: il detentore del potere pretende obbedienza non solo in forza
della legittimità ma anche, per esempio, in base alla possibilità di costringere, punire
o premiare.

La credenza nella legittimità di per sé non è ancora una effettiva disposizione a


obbedire, ma tende a crearla: quando c’è credenza nella legittimità il potere tende a
trasformarsi in autorità.

AMBIGUITA’ DELL’AUTORITA’

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Tra la credenza nella legittimità e altre basi del potere possono intercorrere rapporti
significativi, che alterano in modo sostanziale la portata autonoma di tale credenza,
conferendo ambiguità all’autorità. Il concetto di autorità pura intesa come potere
legittimo può quindi dar luogo a delle anomalie che riguardano la natura delle
credenze. Identifichiamo quattro ambiguità:

• Autorità che genera violenza:

La credenza di B nella legittimità del potere di A consente ad A di utilizzare violenza


nei confronti di C o dello stesso B.

• Falsa autorità

La credenza nella legittimità non è genuina sia quando c’è una falsa manifestazione
della credenza sia quando c’è auto-inganno, cioè una falsa credenza (falsa coscienza:
nucleo centrale del concetto marxista di ideologia). Spesso nei rapporti in cui la
credenza nella legittimità del potere ha carattere ideologico, un ruolo importante è
svolto dalla minaccia della violenza (violenza che genera autorità).

• Autorità apparente

La credenza di legittimità manca o è difettosa nel lato del comando: il potere è


ritenuto legittimo solo da coloro che obbediscono. Se chi comanda non crede nella
legittimità del proprio potere è molto probabile che nel tempo questa realtà venga
percepita da chi obbedisce. Possiamo parlare di autorità apparente anche quando il
giudizio di legittimità è presente ma il titolare dell’autorità non è il titolare del potere
effettivo (ad es. A è l’uomo di paglia dietro di cui si nasconde C).

• Autoritarismo

La credenza nella legittimità è presente soltanto dal lato del comando e manca in
coloro che obbediscono. Non si tratta di un rapporto di autorità perché al comando
non segue l’obbedienza, o segue un’obbedienza non fondata sulla legittimità ma su
ragioni diverse (paura, interesse..). L’autorità può quindi trasformarsi in autoritarismo
senza che muti il comportamento del detentore del potere, ma solo con il venir meno
della credenza dei sottoposti nella legittimità del potere (es. figlio adolescente che
rigetta l’autorità paterna).

CLASSIFICAZIONE FORMALE DEL POTERE (cap 5)

Si tratta di una classificazione formale perché analizza i modi in cui il potere si


esercita, cioè le forme delle relazioni potestative e non la loro sostanza. Si basa su tre
parametri:

• Modalità del rapporto in cui il potere si manifesta. Consente di distinguere tra


potere “aperto” e potere “nascosto. Per potere nascosto si intende qualunque
relazione di potere nella quale, da un lato, A cerca deliberatamente di
nascondere a B il proprio esercizio di potere (o la sua natura) e, dall’altro lato, B

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resta effettivamente inconsapevole di subire il potere di A (o della sua natura). Il
potere aperto è invece qualsiasi relazione in cui non vi sia il proposito deliberato
di A di celare il proprio esercizio di potere.

• Oggetto, presso B, dell’intervento mediante il quale A esercita potere e


permette una quadri partizione tra le forme di potere scelte da A:

• Alternative di comportamento d B, ovvero l’intervento d A può essere mirato


a modificare le alternative d B

• A può intervenire sulle premesse di B, ovvero sulle cause che possono


scatenare il comportamento d B, quindi sulle conoscenze e credenze -
>orizzonte fattoriale e valutariale di B

• A può intervenire sull’inconscio di B, in quei automatismi inconsci che


possono far scattare il comportamento di B senza che esso se ne accorga

• A può intervenire sull’ambiente di B o sulle risorse di B, modificando cosi le


azioni d B

Per situazione ambientale si intende una configurazione di attori con una data
distribuzione di risorse sociali e una data distribuzione di credenze e disposizioni
ad agire, cioè il contesto sociale in cui B è collocato ed entro cui sceglie
strategie e azioni.

• Dimensione soggettiva dell’intervento di A. Consente di distinguere, entro


l’ambito del potere aperto, le forme di potere intenzionali da quelle solo
interessate.

Potere Alternative di Conoscenze di Dinamismi Ambiente


comportamento fatto / credenze psicologici
di valore inconsci
nascosto Manipolazione Manipolazione Manipolazione
non è possibile dell’informazione psicologica situazionale
aperto Remunerazione / Persuasione Condizionamento
intenzionale costrizione
non è possibile
aperto Reazioni previste Imitazione (forse in terapie
Condizionamento
soltanto psicoanalitiche) interessato
interessato

MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE

La manipolazione in generale, cioè il potere nascosto, consiste in rapporti di potere in


cui B ignora di essere oggetto di tale potere e crede di tenere la condotta risultante in
modo consapevole.

È possibile manipolare la condotta di un attore se è possibile intervenire di nascosto


nella formazione del suo orizzonte fattuale e del suo orizzonte di valore, distorcendo o

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sopprimendo di nascosto le comunicazioni che l’attore riceve. Esistono quattro
tecniche generali di manipolazione informativa:

• Menzogna: A da a B informazioni consapevolmente false, agisce per modificare


le conoscenze e credenze d B.

• Soppressione dell’informazione: A fa in modo che a B non arrivino determinate


informazioni, si opera mediante un restringimento delle conoscenze limitando
così le alternative d scelta.

• Eccesso di informazione: A inonda B di informazioni, delle più disparate, creando


in B una situazione confusionale che lo rende suscettibile di un intervento guida
che gli indichi la via da seguire.

• Indottrinamento: A insegna a B credenze invece di conoscenze, ha luogo


soprattutto nei contesti educativi primari. Si osserva un uso marcato delle
tecniche di soppressione e distorsione delle informazioni, che sono tipiche della
manipolazione informativa. La condizione che influenza nel modo più decisivo il
grado e l’efficacia della manipolazione è il regime nel quale opera l’emittente.

MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA

È un intervento nascosto mirante a stimolare gli impulsi profondi che animano la


personalità (inquietudini, timori..). è un intervento nascosto mirante ad ottenere
comportamenti che B crede spontanei, ma che in realtà sono dettati da A. L’appello
diretto agli impulsi emotivi inconsci è particolarmente efficace quando viene
indirizzato a una folla di persone, dove l’autocontrollo razionale di un individuo tende
a indebolirsi. Esempi: la pubblicità (sia subliminale che non), l’informazione sui
migranti, l’incitazione di una folla.

MANIPOLAZIONE SITUAZIONALE

A modifica la condotta di B operando celatamente sulla sua situazione ambientale.


Esempio: quando dei genitori, per correggere la condotta del figlio, ottengono di
nascosto che parenti e amici manifestino verso il figlio un determinato atteggiamento
comune.

REMUNERAZIONE

Intervenire sulle alternative di comportamento vuol dire alterare le valutazioni dei costi
e dei benefici cui B subordina la selezione della condotta da seguire. L’intervento
remunerativo è l’aggiunta (o la promessa) dall’esterno, da parte di A, di un ulteriore
beneficio (ricompensa) a una determinata alternativa di comportamento di B.

COSTRIZIONE

È l’opposto della remunerazione: l’alterazione del calcolo comparativo di B opera non


con la promessa di una ricompensa per una data conformità, ma con la minaccia di
una punizione per qualsiasi non-conformità. L’intervento esterno di A, anziché
accrescere il valore dell’alternativa di comportamento desiderata, diminuisce il valore
di tutte le altre.

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REAZIONI PREVISTE

B tiene un comportamento y, nel senso desiderato da A, senza che A esprima


l’intenzione di ottenerlo, ma perché B prevede che A adotterebbe reazioni a lui
spiacevoli se non tenesse il comportamento y, o perché B prevede che il
comportamento y gli varrà delle reazioni per lui piacevoli da parte di A. La previsione
di B deve basarsi sull’esperienza e A deve avere un interesse verso il comportamento
di B. Esempio: non mettersi le dita nel naso in pubblico per evitare la reazione dei
presenti.

Il rapporto delle reazioni previste è la versione soltanto “interessata” della


remunerazione e della costrizione (in situazioni strutturate e durevoli nel tempo le due
forme di potere sfumano l’una nell’altra).

PERSUASIONE

Rapporto nel quale A determina la condotta di B modificando le conoscenze di fatto e/


o le credenze di valore che plasmano tale condotta, per mezzo di argomentazioni
aperte (cioè prive di elementi manipolatori) che non contengono né promesse di
ricompense né minacce di punizioni.

IMITAZIONE

L’adozione da parte di B delle credenze, degli interessi o degli stili di vita di A. Perché
vi sia imitazione è necessario che l’imitato abbia interesse a essere oggetto di
imitazione (se invece fosse un proposito intenzionale l’imitazione diventa una forma di
persuasione).

CONDIZIONAMENTO

A interviene in modo immediato sulle “condizioni” ambientali di B. intervenire sulla


situazione ambientale significa intervenire su uno o più degli elementi costitutivi della
situazione, ed in particolare sulla distribuzione delle risorse, ovvero sulle credenze e
disposizioni ad agire degli attori che definiscono l’ambiente sociale. Ha un carattere
indiretto perché non interviene direttamente né sulle alternative di comportamento né
sull’orizzonte fattuale/valoriale di B. Può essere che l’esercizio del potere di
condizionamento utilizzi come mezzi altre forme di potere (ad es. A può alterare la
distribuzione delle risorse ricorrendo a interventi remunerativi o costrittivi).

CONDIZIONAMENTO INTERESSATO

La condotta risultante di B è causata dal cambiamento delle condizioni ambientali


provocato da A; tuttavia A, operando quel cambiamento dell’ambiente, non aveva lo
scopo deliberato (intenzione) di ottenere la condotta conseguente di B ma nel suo
orientamento soggettivo c’era un interesse verso quel risultato.

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È spesso difficile distinguere il condizionamento dal condizionamento interessato
anche perché, a differenza delle altre forme di potere, una domanda esplicita e diretta
di A a B è assente sia nella forma interessata sia in quella intenzionale.

POTERE, SCAMBIO E DOMINIO (CAP 6)

CLASSIFICAZIONE SOSTANTIVA DEL POTERE

Il potere può essere classificato anche da u punto di vista sostantivo, assumendo


come criterio tipologico la classe delle risorse sociali sopra le quali il potere si fonda, e
per conseguenza i valori (cioè le cose desiderate) che vi sono implicati e che ne
definiscono il campo sociale.
La classificazione più opportuna consiste in una tripartizione delle risorse: risorse di
violenza o distruttive, risorse economiche e risorse simboliche;
e in una tripartizione del potere: potere coercitivo, potere economico e potere
simbolico.

POTERE COERCITIVO POTERE ECONOMICO POTERE SIMBOLICO


Poggia su risorse Poggia su risorse Poggia su risorse SIMBOLICHE
DISTRUTTIVE ECONOMICHE
Coinvolgono strumenti,
Risorse di violenza come Strumenti materiali di uomini e tecniche di
strumenti materiali di produzione di beni o impiego degli uni e degli
offesa e di difesa (le servizi, gli uomini che li altri, ma prima ancora che
armi), gli uomini che li impiegano (i lavoratori) e in tali componenti, esse
impiegano, e le tecniche le tecniche di impiego risiedono nelle credenze
di impiego. in determinate dottrine,
che fondano l’identità
etico-sociale.

Il valore in gioco è la: Il valore in gioco è il: Il valore in gioco è:


SICUREZZA (in senso BENESSERE L’IDENTITà ETICO-SOCIALE
fisico)
Dai mezzi di sussistenza L’identità etico-religiosa,
L’integrità fisica, la (cibo) ai beni di più l’identità etico-politica e
possibilità di usare immediata necessità l’onore sociale degli attori.
liberamente il proprio (vestiti e abitazioni),

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organismo, possedere e accesso ai mezzi di
usare liberamente trasporto e di
strumenti materiali. comunicazione, fino ai
beni e ai servizi di confort
e divertimento.

Questi tre tipi di risorse e di potere sono i principali operanti nella società umana.
Queste tre forme sostantive di potere hanno un importante elemento in comune,
operano generalmente tramite remunerazione e/o costrizione (ad esempio nel potere
coercitivo c’è remunerazione tramite la sospensione o il ritiro dell’uso della violenza e
costrizione tramite la minaccia di violenza o la punizione). Remunerazione e
costrizione, infatti, costituiscono la parte cruciale dei rapporti di potere in una società.
Le altre forme di potere spesso fungono da elementi di rinforzo. Ad esempio
persuasione e manipolazione dell’informazione rinforzano la trasmissione di messaggi
contenenti minacce (costrizione) o promesse (remunerazione).

Identità etico-sociale:
Etica perché richiede il sacrificio di valori ritenuti meno elevati e la genuinità del
perseguimento – tramite sacrificio – dell’identità.
Sociale perché presuppone la comunione delle credenze e dei valori e il
riconoscimento pubblico di tale identità. La comunione delle credenze porta con se il
carattere intrinseco dei benefici dei seguaci (cioè conseguenza diretta del
perseguimento di scopi simbolici da parte dei capi), il carattere intrinseco del
fondamento del potere dei capi (il potere simbolico si basa sulle credenze dei seguaci
e non, ad esempio, su risorse distruttive) e la qualità di beni comuni dei beni simbolici
prodotti (perché si godono in comune e presuppongono la partecipazione dei credenti).

DOMINIO DELLE RISORSE

Le relazioni contrassegnate da una grave disuguaglianza delle risorse remunearitve in


gioco, possono essere chiamate relazioni di dominio e dipendenza.
La posizione di dominio consente ad un attore sociale, in base alle risorse di cui
dispone, di chiedere molto di più di quanto non sia disposto a dare.
La posizione di dipendenza fa sì che l’attore sottoposto a potere, si trovi, in grado
maggiore o minore, in balia della controparte.
Le risorse economiche e simboliche producono benefici positivi e comportano
remunerazioni.
Le risorse di violenza producono danni e convogliano direttamente costrizioni.

Risorse economiche Risorse distruttive Risorse simboliche


(interessi) (passioni)
Disuguaglian DOMINIO ECONOMICO DOMINIO COERCITIVO DOMINIO SIMBOLICO
za delle (soggezione) (dipendenza)
risorse

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Uguaglianza SCAMBIO DI VANTAGGI SCAMBIO DI SCAMBIO DI
delle risorse SICUREZZA RICONOSCIMENTO
(intersoggezione) (interdipendenza)

DOMINIO ECONOMICO

Condizioni Tecniche di emancipazione


1 Le risorse economiche di A sono B può contrapporre una ridefinizione della
salienti per B propria scala di valori, in modo da rendere
meno rilevanti le risorse possedute da A
2 A detiene il monopolio delle risorse B può ricercare surrogati in grado di
economiche salienti per B sostituire i vantaggi generati dalle risorse di
A
3 B è privo di risorse economiche salienti B può essere creativo e inventare nuove
per A risorse o adoperare in modo nuovo risorse
vecchie, al fine di poter acquisire il controllo
di vantaggi salienti per A
4 B è nell’impossibilità di ricorrere alla B può creare un mezzo con il quale
violenza o alla coercizione contro A estorcere le risorse di A

DOMINIO COERCITIVO

Condizioni Tecniche di emancipazione


1 Le risorse di violenza detenute da A Difficilmente B può ridurre il valore
sono salienti per B (è sempre così, non dell’integrità fisica nella sua scala di valori
solo nel dominio)
2 A detiene il monopolio delle risorse di La tecnica dei surrogati è inapplicabile
violenza salienti per B perché si tratta di risorse distruttive e non
remunerative. Inoltre la perdita del
monopolio di A non rende necessariamente
migliore la condizione di B
3 B non possiede risorse di violenza che B può inventare nuove armi o nuove
siano salienti per A tecniche per il loro uso o organizzare unità
disperse e limitate di capacità di
combattimento (es. moltitudine di contadini
con la forca)
4 B è nell’impossibilità di fare ricorso a Se B possedesse semplici risorse
beni economici particolarmente economiche non avrebbe neanche interesse
salienti per A a mostrarle perché A gliele sottrarrebbe. Se
però B possiede risorse economiche che
generano una erogazione continua di
vantaggi può instaurarsi uno scambio in cui
B eroga con continuità vantaggi a A, ed A
garantisce sicurezza a B

DOMINIO SIMBOLICO

Condizioni Tecniche di emancipazione

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1 A detiene risorse (o svolge funzioni) È difficile ridefinire la propria scala di valori
salienti per B perché contrasta con gli apparati di
indottrinamento e di socializzazione
simbolica che riproducono e rinforzano le
credenze vigenti
2 A detiene il monopolio delle risorse (o Si può cercare dei surrogati, ma è difficile
delle funzioni) simboliche salienti per che i beni ideologici sostitutivi mantengano
B una condizione di surrogati. È probabile che
essi ri convertano in beni ideologici che
hanno valore in se stessi
3 B non detiene risorse (né svolge Difficilmente applicabile
funzioni) simboliche salienti per A
4 B non ha accesso alla violenza nei Difficilmente B può rapinare le risorse
confronti di A simboliche di A perché generalmente non
sono “cose”, può però nascere uno scambio
di legittimazione e protezione (o nel caso di
risorse economiche: scambio di
legittimazione e sostentamento)

RIEPILOGO SULLE CONDIZIONI DELLE RELAZIONI DI DOMINIO

La prima condizione riassume le condizioni 1 e 3 del libro, mentre la condizione


“esterna” n° 4 diventa qui la n° 3.

DOMINIO ECONOMICO DOMINIO COERCITIVO DOMINIO SIMBOLICO


1) Grave a) A possiede risorse a) B è vulnerabile alle a) A possiede risorse
disuguaglianza, economiche salienti risorse distruttive di A (e/o svolge funzioni)
in favore di A, per B b) A non è vulnerabile simboliche salienti per
nella b) B non possiede alle risorse distruttive B
distribuzione tra risorse economiche di B b) B non possiede
A e B delle salienti per A risorse (né svolge
risorse funzioni) simboliche
reciprocamente salienti per A
importanti in
una data classe
2) Monopolio di A detiene il monopolio A detiene il monopolio A detiene il monopolio
A delle risorse delle risorse delle risorse delle risorse e/o delle
della stessa economiche salienti distruttive a cui B è funzioni simboliche
classe per B vulnerabile salienti per B
importanti per B
3) Assenza di assenza di una assenza di una assenza di una
una disuguaglianza disuguaglianza disuguaglianza
disuguaglianza riequilibratrice in riequilibratrice in riequilibratrice in
riequilibratrice, termini di risorse termini di risorse termini di risorse
in favore di B, distruttive o economiche o economiche o
nella simboliche simboliche distruttive
distribuzione di
risorse
reciprocamente
importanti di
un’altra classe

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Esempi: clientele economiche schiavitù, lavoro chiese
del mondo medievale, forzato “imperialistiche”,
sfruttamento movimenti politici
capitalistico fortemente ideologici

CONTRATTAZIONE

Relazione sociale nel quale ciascun attore presenta minacce, promesse ed elaborazioni
simboliche riguardanti conoscenze di fatto e credenze di valore, con lo scopo di
ottenere la ragione di scambio più favorevole. La minaccia del ritiro dei beni è una
delle mosse più basilari e più ricorrenti degli attori in una situazione di contrattazione.
Ed è per tale motivo che la contrattazione può trasformarsi in CONFLITTO, che è la
continuazione con altri mezzi della contrattazione. Nel conflitto gli attori si infliggono
reciprocamente e intenzionalmente dei mali (danni emergenti: combattimento, o
vantaggi cessanti: confronto).

AZIONE CONFLITTUALE

Inflizione intenzionale di mali da parte di un attore contro un altro (se reciproco:


conflitto). Quattro tipologie:

• Ritiro della conformità: in quanto essa produce vantaggi economici o


benefici ideologici (es. sciopero)

• Ostruzione: impedimento della cooperazione tra altri attori sociali (es.


picchettaggio sindacale, occupazione di vie di comunicazione, di edifici o
di luoghi pubblici per impedirne l’accesso.)

• Violenza sulle cose: distruzione e appropriazione di risorse fisiche altrui


(es. sabotaggio)

• Violenza sulle persone: interventi contro una o più persone per mezzo
della forza fisica (es. sequestro, reclusione o uccisione)

COOPERAZIONE (è l’opposto del conflitto)

Per cooperazione sociale si intende qualsiasi relazione tra due o più attori, nella quale
le azioni (o le omissioni) delle parti sono reciprocamente e intenzionalmente
vantaggiose. La cooperazione è fatta da compatibilità (scambio di sicurezza),
complementarietà (scambio di vantaggi economici e/o riconoscimenti simbolici) e
convergenza (due attori proseguono insieme un valore comune).

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POTERE POLITICO (inteso come potere di governo)

Tre diversi tentativi di definire il potere politico:

• BRUNO LEONI: Il potere politico è la possibilità di ottenere rispetto, tutela o


garanzia dell’integrità e dell’uso di beni che ogni individuo considera
fondamentali alla propria esistenza.

• NORBERTO BOBBIO: Il potere politico è sempre collegato in ultima istanza all’uso


della forza ed è inoltre 1) un potere che si esercita su un gruppo numeroso di
persone; 2) ha per scopo di mantenere nel gruppo un minimo di ordine; 3) tende
a essere esclusivo, cioè a eliminare o a subordinare tutte le altre situazioni di
potere.

• MARIO ALBERTINI: Il potere politico è il potere cercato per se stesso.

Il potere politico si presenta come un potere stabilizzato e generalmente


istituzionalizzato in cui opera un rapporto di comando/obbedienza. Inoltre è un potere
che ha normalmente come uno dei suoi scopi il mantenimento di un minimo di
coesistenza pacifica almeno nei riguardi dei membri politicamente rilevanti del gruppo.
Queste indicazioni non sono però sufficienti per distinguere il potere politico da ogni
altro tipo di potere, dal momento che il potere di una Chiesa, ad esempio, può
presentare tutte queste qualità.

IL POTERE POLITICO COME MONOPOLIO TENDENZIALE DELLA VIOLENZA

Un’altra definizione del potere politico notevolmente diffusa (trae origine da Hobbes
ed è stata precisata in senso sociologico da Weber) guarda al mezzo che i detentori di
tale potere impiegano, o possono impiegare, per portare a esecuzione i loro comandi.
Secondo questa definizione il potere politico è sempre collegato in ultima istanza
all’uso della forza e tende a essere esclusivo, a eliminare cioè tutti gli altri impieghi di
violenza. Contro questa interpretazione sono state avanzate due critiche principali:

Non tutti i poteri caratterizzati da un monopolio della violenza sono poteri politici:
questa critica non è vera, ad esempio una banda di gangster non ha realmente un
monopolio della violenza.

Non tutti i poteri politici sono associati a un monopolio della violenza : questa critica è
molto più solida: di effettivo monopolio della violenza (o della violenza “legittima”) si
può parlare soltanto per gli stati moderni e contemporanei di matrice europea
(“comunità politiche pienamente sviluppate” come disse Weber), ma non per le
società politiche precedenti, come quelle dell’antichità e del Medio Evo (neanche nelle
tribù primitive c’era il monopolio della violenza ma esse erano prive di un potere
centrale di governo e quindi esulano dal nostro studio che si limita alle arene politiche
dotate di governo). Solo dal Settecento gli stati europei hanno iniziato a costruire
apparati di polizia che hanno dato luogo a un monopolio tendenziale della violenza. Va
chiarito il carattere “tendenziale” del monopolio: continuano a esistere usi di violenza

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non consentiti (rapine, assassinii..) ed altri consentiti (legittima difesa, sberla dei
genitori ai figli..). Questa caratteristica del potere politico, seppur valida per gli stati
moderni e contemporanei di matrice europea, non può essere utilizzata per definire il
potere politico in quanto il monopolio tendenziale della violenza non è mai il solo
fondamento e neppure, nella maggioranza dei casi, il fondamento principale del potere
politico.

IL POTERE CHE PRODUCE POTERE

Una definizione soddisfacente del potere politico deve tener conto della sua funzione,
cioè ciò che esso produce:

Il potere politico è il potere garantito (sotto forma di autorità politica) che produce e
distribuisce poteri garantiti (sotto forma di diritti) per un determinato campo sociale,
assicurando in esso la cooperazione sociale. È inoltre un potere stabilizzato (e spesso
istituzionalizzato) e generalizzato, nel senso che, in condizioni di stabilità, riceve la
disposizione alla conformità della grande maggioranza dei membri della società di
riferimento. Esprimendo tutto ciò in una formula abbreviata, il potere politico è il
potere che produce potere per una società (questa è la differenza tra il potere politico,
che produce beni strumentali, e i poteri economico simbolico e coercitivo che
producono beni finali).

DIRITTI (POTERI GARANTITI) NEI SISTEMI LIBERALDEMOCRATICI (O


POLIARCHICI)

I principali diritti, che richiedono conformità nel senso di non impedimento alla loro
realizzazione, sono:

• Libertà (es. libertà di riunione o di culto)

• Facoltà (es. ottenere una data quantità di cose offerte al pubblico pagando il
prezzo corrispettivo)

• Potestà (es. potestà di un direttore di azienda sopra gli individui che prestano in
essa il proprio lavoro)

• Spettanze (es. diritto ad ottenere determinate cifre di denaro o servizi sociali)

Ad essi poi si aggiungono i “diritti di cittadinanza” che possono suddividersi in:

• Diritti civili (es. libertà individuale, di pensiero, di ottenere giustizia)

• Diritti politici (es. diritto di esercitare potere politico)

• Diritti sociali (es. diritto alla pensione, welfare state)

RELAZIONI TRA IL POTERE DI GOVERNO E I POTERI SOCIALI

Tra il potere politico e le risorse economiche, simboliche e di violenza si instaurano


relazioni molto significative:

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• Il potere di governo estrae o mobilita parte di tali risorse per sostenersi e per
procedere alla produzione politica. Delle risorse di violenza ha bisogno per
produrre la protezione esterna e interna, delle risorse economiche ha bisogno per
sostenere le istituzioni e gli apparati pubblici, delle risorse simboliche ha infine
bisogno per legittimarsi. Quando hanno il sopravvento le risorse distruttive si parla
di “governi militari”, quando prevalgono le risorse economiche di “governi
patrimoniali” e quando invece hanno il sopravvento le risorse simboliche di
“teocrazie” e “ideocrazie”.

• I detentori delle principali risorse sociali hanno bisogno del governo per
trasformare il loro possesso in diritti riconosciuti e per vedere garantito l’uso
redditizio di esse, entro la generale cooperazione sociale.

PRODUZIONE POLITICA (OSSIA PRODUZIONE DI POTERI GARANTITI)

Esistono diverse forme di produzione politica, le principali sono:

• REGOLAZIONE (emanazione di regole vincolanti più o meno generali riguardanti


gli intercorsi sociali e la cooperazione complessiva).

• PROTEZIONE ESTERNA e INTERNA (difesa delle persone e dei loro beni dalle
aggressioni).

• GIURISDIZIONE (risoluzione e moderazione dei conflitti interni alla società).

• FACILITAZIONE (produzione di diritti-facoltà per agevolare la cooperazione


sociale, es. ferrovie, moneta..).

• ALLOCAZIONE (produzione di diritti-spettanze, sono alla base del welfare state).

Infine, perché la produzione politica possa operare con successo, debbono intervenire
altre attività del potere politico, dette “attività strumentali” alla produzione politica. Le
tre principali sono:

• Organizzazione delle istituzioni e degli apparati

• Estrazione di risorse dalla società

• Alimentazione della fiducia

STRUTTURA POLITICA(cap 10)

Il potere di governo, definito come potere garantito (sotto forma di autorità) che
produce potere garantito (sotto forma di diritti) è un elemento costitutivo della

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struttura di un sistema politico ma esso da solo non è sufficiente. Devono essere
considerati anche i poteri che operano sul governo (un altro limite, che però non
trattiamo, è dato dal fatto che ogni sistema politico nazionale è inserito in una arena
politica interstatale). È l’insieme dei limiti e delle regole relativamente permanenti
entro cui si svolge il processo politico normale.

POTERI CHE OPERANO SUL GOVERNO

• POTERI POLITICAMENTE INFLUENTI

Sono i poteri che, basati sulla disponibilità di risorse materiali o anche ideali di grande
importanza per il funzionamento della società, condizionano con tendenziale
continuità e in modo assai rilevante, sia positivamente sia negativamente, il potere
politico. Si tratta, impiegando la terminologia di Guido Dorso, della “classe dirigente”.
L’importanza delle risorse disponibili, e le corrispondenti organizzazioni, collocano i
gruppi dirigenti che sono al vertice di queste organizzazioni in una posizione di potere
importantissimo nella società.

Si forma, di conseguenza, uno scambio o una collaborazione tra la classe politica e la


classe dirigente: da una parte, i detentori del potere politico hanno bisogno del
sostegno dei gruppi dirigenti per portare a termine il loro progetti politici; dall’altra
parte, i gruppi dirigenti hanno bisogno del potere politico per poter impiegare
pacificamente e continuativamente le risorse che hanno a disposizione.

La costellazione dei poteri politicamente influenti limita in modo relativamente stabile


l’azione dei detentori del potere politico: i poteri politicamente influenti si presentato
infatti come poteri stabilizzati prevalentemente negativi, cioè aventi per oggetto un
non fare, che operano tramite il meccanismo delle reazioni previste. Tuttavia possono
influenzare il potere politico anche in modo positivo, premendo per la produzione di
nuovi diritti.

• POTERI MINIMI POLITICAMENTE RILEVANTI

Sono i poteri minimi che appartengono solitamente a tutti i membri della società e
condizionano con tendenziale continuità e in modo limitato il potere politico. Si tratta,
per usare ancora la terminologia di Dorso, della “classe diretta” (tuttavia i poteri
minimi politicamente rilevanti possono non essere omogenei per tutta la classe
diretta).

I poteri della classe diretta sono prevalentemente negativi, cioè aventi per oggetto un
non fare, e inoltre minimi, cioè relativi a una sfera di attività molto circoscritta. Ma
sono pur sempre poteri che costituiscono un limite relativamente stabile all’azione di
governo: se i governanti infrangono frequentemente questo limite, si manifesterà una
reazione tendente a ristabilire quel limite (condizionamento positivo). Il fondamento di
tali poteri è dovuto in ultima analisi dalla indispensabilità della collaborazione dei
membri della classe diretta al funzionamento della società.

REGIME

Il regime politico è un insieme di istituzioni politiche che funzionano in un dato


momento in un dato paese.

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Le componenti essenziali di un regime politico sono tre:

• I valori o principi politici dominanti che orientano l’azione di governo e


delineano l’area entro la quale essa può esplicarsi e ci si aspetta che si esplichi.

• Le regole del gioco politico che stabiliscono le modalità per la conquista del
potere politico.

• La struttura organizzativa del potere politico che determina le istituzioni con cui
vengono prodotti i diritti.

Un’altra importante caratteristica del regime politico sono i valori che fondano la
legittimità del potere, essi sono un elemento distinto dalle tre componenti del regime
stesso e, quando un regime è riconosciuto legittimo, dovrebbero essere considerati
come una quarta componente del regime stesso. Ma non tutti i regimi politici sono
necessariamente riconosciuti legittimi (ad es. quello instaurato in una comunità
politica soggetta a dominazione straniera): la legittimità non è una componente
necessaria del regime.

Maggiori sono il consolidamento e l’autonomia strutturali delle istituzioni politiche, più


efficace è la capacità del regime di modellare e di incanalare la lotta per il potere, e di
frapporre un filtro tra essa e l’accesso ai ruoli di governo.

SOSTEGNO STRUTTURALE DEL REGIME

Il riferimento che viene spesso fatto, per definire la legittimità del regime, alla
credenza nella legittimità da parte del popolo o della grande maggioranza di esso è
senza dubbio semplicistico e insufficiente. I “governati” non sono una massa amorfa
nella quale ciascuno può essere considerato uguale all’altro. La base e il sostegno di
un regime è quello dei gruppi dirigenti (poteri politicamente influenti) e dei gruppi
politici. Soltanto in un caso la considerazione dei gruppi dirigenti e dei gruppi politici
non basta ad accertare la legittimità del regime: quando sono messi in grave pericolo
gli interessi fondamentali dei membri della classe diretta.

• SOSTEGNO DEI POTERI POLITICAMENTE INFLUENTI

Il ruolo fondamentale dei poteri politicamente influenti non è dato solo dal loro
condizionamento verso il potere politico, ma anche dal loro sostegno strutturale al
regime politico. È sostegno strutturale ogni forma di conferimento di risorse sociali, sia
materiali che ideali, in favore del regime politico e la loro disponibilità a obbedire con
continuità alle direttive provenienti dai governanti. I principali motivi che stanno alla
base della disposizione a obbedire dei gruppi dirigenti sono: 1) l’interesse, basato sul
fatto che certe esigenze comuni dei gruppi dirigenti sono incorporate nel regime
politico; 2) il timore della violenza che i detentori del potere potrebbero usare; 3) la
credenza nella legittimità basata sul regime.

• SOSTEGNO DEI GRUPPI POLITICI

La base del regime non è costituita soltanto dall’assetto stabile dei poteri
politicamente influenti, ma anche dalla configurazione stabile dei gruppi politici (i
partiti, le correnti in seno a un partito unico, le fazioni che in una monarchia mirano a

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ricoprire i posti di governo attraverso il favore del re). Il loro sostegno consiste nella
disposizione a rispettare le regole del gioco relative alle condotte volte ad acquisire il
potere politico. I motivi che stanno a fondamento del sostegno al regime sono gli
stessi dei gruppi dirigenti ma l’interesse per i gruppi politici è l’opportunità di
conquistare il potere politico.

• SOSTEGNO DELLA CLASSE DIRETTA

Il sostegno strutturale della classe diretta al sistema politico si concreta, da un lato,


nella disposizione alla partecipazione prevista nell’ambito del sistema; dall’altro lato,
e soprattutto, nella disposizione a obbedire con continuità ai comandi e alle direttive
impartite dai governanti, entro i limiti stabiliti dai poteri minimi politicamente rilevanti.
I motivi che stanno a fondamento del sostegno al regime sono gli stessi dei gruppi
dirigenti ma per la classe diretta l’interesse è che i governanti rispettino e facciano
rispettare i beni ritenuti fondamentali, mentre la credenza nella legittimità non è
generalmente del regime ma è della comunità politica, in cui il singolo si identifica. Vi
sono altri due importanti fattori che possono essere alla base dell’obbedienza della
classe diretta: l’abitudine e il conformismo.

RIEPILOGO DELLE CREDENZE NELLA LEGITTIMITA’ DEL POTERE POLITICO

• Credenza nella legittimità personale del governante

Riguarda caratteristiche personali del leader e può essere diffusa sia nei gruppi
dirigenti e politici, sia nella classe diretta.

• Credenza nella legittimità basata sul regime

Riguarda la fonte del potere e tende a essere diffusa maggiormente nei gruppi
politici e dirigenti.

• Credenza nella legittimità fondata sulla comunità

Riguarda la comunità politica e, in una società politica stabile, assume particolare


importanza soprattutto a livello della classe diretta.

PROCESSO POLITICO(cap 11)

Il processo politico è l’insieme dei comportamenti dinamici e mutevoli che modificano


la struttura politica o si svolgono al suo interno. Si definisce costituente se presiede
alle trasformazioni strutturali, e normale se si incanala nella struttura senza
modificarla.

Il processo politico normale si può definire in base ai suoi esiti:

• Formazione e sostituzione dei governi (riguarda il “chi” governa)

• Decisioni politiche, leggi, provvedimenti ecc. (riguarda il “che cosa” decide chi
governa)

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CLASSI PRESENTI NEL PROCESSO POLITICO

• CLASSE POLITICA (lotta per il potere)

È più ampia che nella struttura perché include qualsiasi gruppo che lotta per il
potere, compresi gruppi rivoluzionari o ribelli (che però non analizziamo). Inoltre le
sue condotte sono molto più ampie che nella struttura.

• CLASSE DIRIGENTE (pressione sul potere)

È molto più ampia che nella struttura perché entrano a far parte di essa molti
gruppi che, pur non disponendo delle risorse sufficienti a mettere in atto un
condizionamento strutturale, riescono a influenzare singole decisioni politiche.

• CLASSE DIRETTA (partecipazione politica)

Rimane uguale alla classe diretta della struttura (semmai esiste un restringimento
di campo, dato che se solo una parte dei detentori dei poteri strutturali li utilizza
effettivamente nel processo politico).

LOTTA PER IL POTERE

• LA POSTA IN GIOCO (il potere)

Il criterio che guida l’azione dei diversi gruppi politici, cioè il senso tipico-ideale del
loro agire, è costituito dalla ricerca del potere (non c‘è però una motivazione
psicologica: non necessariamente gli uomini politici hanno una personalità
psicologicamente orientata verso il potere). In questo caso il potere, essendo
stabilizzato o istituzionalizzato, appare una specie di “cosa” (un ruolo o una posizione
stabile) che si può conquistare, conservare o perdere. Si tratta di potere di comando e
obbedienza nei confronti del quale è generalmente schierata la disposizione a
obbedire della maggioranza della popolazione.

Un certo grado di lotta per il potere è presente anche in campi diversi da quello
politico (ad es. l’elezione del capo ufficio in una azienda) ma solo in politica la lotta per
il potere diviene durevole e forma una classe di persone che si impegna in modo
continuativo in essa.

Il potere politico assume un ruolo centrale nella distribuzione delle diverse risorse
sociali e per questa ragione la lotta per il potere, oltre a dar luogo a uno specifico
sottosistema sociale, diventa la struttura fondamentale del sistema di comportamenti
che nel linguaggio ordinario chiamiamo “politica”.

La posta del gioco politico si definisce in termini di “chi” e non di “che cosa” perché le
strategie e le tattiche nell’uso delle risorse politiche sono relativamente indipendenti
dal programma politico. Inoltre la conquista del potere politico è una condizione
indispensabile per l’attuazione effettiva del proprio programma politico.

• IL GIOCO (la competizione)

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La lotta per il potere si instaura tra diverse fazioni della classe politica sempre sotto
forma di competizione (anche se generalmente il termine competizione viene utilizzato
per indicare la lotta per il potere nelle liberaldemocrazie).

• Nelle liberaldemocrazie (poliarchie)

La competizione è aperta e la regola del gioco, che decide chi vince e chi perde, è
il voto popolare. Queste due caratteristiche rendono la competizione poliarchica
espansiva (cioè capace di attrarre dentro il processo politico sempre più interessi
e forze sociali) e strutturata in un quadro di aspettative relativamente stabili.

• Nella politica di corte

La competizione è chiusa (poiché i gruppi politici non possono appellarsi né


all’elettorato né a ampie istanze sociali) e la regola del gioco è il favore del
sovrano. Ne consegue che la competizione di corte ha una bassa permeabilità
verso l’esterno ed è incerta, visto che il sostegno del sovrano può cambiare da un
giorno all’altro.

• Nei sistemi a partito unico

La competizione è chiusa e la regola del gioco è la ricerca del gradimento dei


burocrati dirigenti. La competizione burocratica è moderatamente permeabile nei
confronti dell’ambiente circostante e strutturata in un quadro di aspettative
relativamente stabili e prevedibili. Se la competizione concerne il vertice della
burocrazia vi è invece una situazione di incertezza.

Un carattere comune dei tre tipi di competizione politica è l’importanza primaria che
riveste il sostegno delle forze sociali che hanno una elevata capacità di condizionare e
di influenzare il potere di governo (classe dirigente). La ricerca del potere politico
diventa essenzialmente la ricerca del sostegno politico decisivo: le contestazioni, le
prese di posizione, i programmi delle diverse frazioni della classe politica vanno
intrepretate come mosse per acquisire, mantenere o accrescere il sostegno politico
rilevante e, in definitiva, per conquistare o conservare il potere politico.

Dalla competizione si differenzia il combattimento, che è una lotta per il potere senza
regole e spesso si verifica quando l’oggetto della lotta è la conformazione del regime
(processo politico costituente).

PRESSIONE SUL POTERE

Anche nel processo politico si può individuare, oltre al ruolo principale svolto dalle
classi politiche nella lotta per il potere, un comportamento politicamente rilevante che
corrisponde al condizionamento operato dai gruppi dirigenti.

L’attività prevalente che i gruppi dirigenti svolgono non è la politica ma un’attività


produttiva, religiosa, di rappresentanza di interessi economici ecc.. Il loro interesse per
la politica non è diretto, come per le classi politiche, ma indiretto perché nasce dal
fatto che le decisioni prese dal governo hanno o posso avere conseguenze rilevanti
sulla loro attività.

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Le classi dirigenti, di cui fanno parte anche una cerchia molto vasta di organizzazioni
e associazioni (a differenza quindi delle classi dirigenti strutturali), sono dei “gruppi di
pressione”. Nelle prospettive dei gruppi di pressione la politica è saliente soprattutto
per il “che cosa” (i contenuti delle decisioni politiche). La loro condotta consiste nella
pressione che essi esercitano sopra una o più frazioni della classe politica per ottenere
o evitare determinati indirizzi politici generali o decisioni particolari di governo (cioè
per promuovere o difendere diritti).

La pressione politica consiste nel porre alla classe politica determinate domande
politiche accompagnate dal conferimento o il ritiro selettivo del proprio sostegno
politico. Quando un gruppo di pressione presta sostegno selettivo a un gruppo politico
prende forma un processo di conversione politica delle risorse sociali. Il sostegno
politico selettivo è guidato dall’“aspettativa-speranza” dei contenuti desiderati delle
decisioni politiche.

SCAMBIO POLITICO

La relazione tra sostegno politico e decisioni politiche assume la forma dello scambio.
I gruppi politici offrono un “che cosa” (decisioni e programmi politici) per ottenere un
“chi” (sostegno nella lotta per il potere) dai gruppi di pressione.

Lo scambio clientelare (scambio immediato tra favore politico e sostegno politico


determinato) è solo un tipo di scambio politico, non tutti gli scambi politici sono
clientelari. La corruzione invece non è uno scambio politico poiché uno dei due beni
scambiati non è politico.

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