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La seconda guerra mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confr

ontarsi da un lato le potenze dell'Asse e dall'altro i paesi alleati. Viene defi


nito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la Grande Guerra, vi parteciparono
nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte
del pianeta.
Ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germ
ania; terminò, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, nel teat
ro asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese a segu
ito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
È considerato il più grande conflitto armato della storia, e costò all'umanità sei anni
di sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti. Le p
opolazioni civili si trovarono, infatti, direttamente coinvolte nel conflitto a
causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso deliberatamen
te indirizzate contro obiettivi non militari. Nel corso della guerra si consumò an
che la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti degli ebrei.
Al termine del conflitto si instaurò un nuovo ordine mondiale, fondato sulla contr
apposizione, nota come "guerra fredda", tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, men
tre l'Europa, ridotta ad un cumulo di macerie, perse definitivamente la propria
egemonia sul pianeta.
EVENTI PRECEDENTI LA GUERRA
GERMANIA
Il duro trattamento subìto in seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale i
n base a quanto stabilito dal Trattato di Versailles (Dolchstoßlegende), e le succ
essive difficoltà economiche, aggravate dalla crisi mondiale del martedì nero, causa
rono un profondo malcontento nel popolo tedesco e favorirono la diffusione delle
idee nazionalsocialiste di Adolf Hitler e del suo movimento politico. Dopo una
rapida ascesa politica, il movimento nazista prese le redini del potere in Germa
nia, assumendo il controllo totale dello Stato. La politica estera hitleriana di
venne via via sempre più aggressiva: ignorando i vincoli imposti dal trattato di V
ersailles, nel corso di pochi anni venne riarmato l'esercito, il 7 marzo 1936 fu
rimilitarizzata la zona di confine con la Francia (la Renania), il 12 marzo 193
8 fu sancita l'annessione dell'Austria (Anschluss), e con la Conferenza di Monac
o, il 1º ottobre 1938, l'annessione della regione dei Sudeti (Cecoslovacchia) e qu
indi (13 marzo 1939), della Boemia e Moravia.
Poco prima dell'inizio del conflitto, il 23 agosto 1939, la Germania stipulò un pa
tto di non aggressione (Patto Molotov-Ribbentrop) con l'Unione Sovietica, mentre
ripresentava le sue pretese territoriali su parte della Polonia (il corridoio d
i Danzica). La Polonia rigettò tali pretese e la Germania, il 1º settembre 1939, la
invase con un pretesto, il cosiddetto incidente di Gleiwitz.
ITALIA
In Italia il 31 ottobre 1922 era salito al governo Benito Mussolini. Con questi
ebbe inizio una politica espansionistica, e il 2 ottobre 1935 prese il via la ca
mpagna d'Etiopia, tesa a creare un impero coloniale. Il 5 maggio 1936 venne proc
lamato l'Impero. Il 7 aprile 1939 l'Italia invase l'Albania e due giorni dopo ne
sancì l'annessione. Nonostante la tensione tra Italia e Germania creatasi al mome
nto dell'annessione dell'Austria, nel maggio 1939 Mussolini strinse il "Patto d'
acciaio" con la Germania, per poi dichiararsi, allo scoppio del conflitto, non b
elligerante.
GIAPPONE
L'Impero giapponese invase la Cina nel settembre del 1931, usando la messa in sc
ena del sabotaggio ferroviario di Mukden come pretesto per l'invasione della Man
ciuria. Anche se il governo giapponese si oppose all'azione, l'esercito fu in gr
ado di agire in maniera indipendente e instaurò un governo fantoccio, creando uno
stato separato: il Manchukuo.
SPAGNA
La Spagna di Francisco Franco decise si adottare una linea di non belligeranza n
ei confronti della Germania. Dopo la sconfitta della Francia nel giugno 1940, la
Spagna adottò una non-belligeranza favorevole alla Germania (offrendo per esempio
l'utilizzo di basi navali alle navi tedesche) fino al ritorno alla completa neu
tralità nel 1943, quando le sorti della guerra apparvero decisamente sfavorevoli a
ll'Asse. Franco inviò truppe della División Azul (o Divisione Blu, dal nome del colo
re del partito della Falange spagnola, i cui membri erano chiamati "camicie blu"
) per combattere sul fronte orientale contro l'Unione Sovietica. Successivamente
truppe spagnole affiancarono quelle statunitensi nella liberazione delle Filipp
ine dall'occupazione giapponese.
TEATRO EUROPEO
La Seconda guerra mondiale in Europa durò dal 1º settembre 1939 all'8 maggio 1945. I
l teatro europeo fu quello tecnicamente più complesso, nonché quello dove si contò il
maggior numero di morti, sia militari che civili. Si può considerare incluso nel t
eatro europeo anche l'Oceano Atlantico, poiché tutte le battaglie navali combattut
e nell'Atlantico riguardarono essenzialmente nazioni europee.
Si calcola che furono 30 milioni, tra militari e civili, gli europei a perdere l
a vita nel conflitto mondiale, la grande maggioranza nell'Europa orientale (ad a
ttestare la violenza dell'occupazione nazista nelle nazioni slave). 20 milioni f
urono i morti tra i russi (di cui 7 in operazioni militari), quasi 6 milioni tra
i polacchi (il 20% dell'intera popolazione), più di un milione e mezzo di iugosla
vi, 620.000 francesi, 300.000 italiani, 280.000 inglesi. E poi ancora, tra i ted
eschi, un milione e mezzo di morti in operazioni militari, 2 milioni dispersi, u
n milione e mezzo di prigionieri, molti dei quali perderanno la vita nei campi d
i concentramento sovietici.
1939
Il 1º settembre 1939 alle 04:45 di mattina, i tedeschi scatenarono la campagna di
Polonia secondo il Fall Weiss ("Piano Bianco"): cinque armate della Wehrmacht, f
orti di 1.850.000 uomini e 2.650 carri armati, appoggiate da 2.085 aerei della L
uftwaffe[3], invasero la Polonia con un attacco a tenaglia, impiegando l'innovat
iva tattica militare della guerra lampo o Blitzkrieg. Il 3 settembre 1939 Gran B
retagna e Francia, dopo aver inviato il giorno precedente un ultimatum che non r
icevette risposta, alle 11:45 di mattina dichiararono guerra alla Germania.
L'INVASIONE DELLA POLONIA
L'esercito polacco contava un milione di uomini (circa il 30% in meno degli effe
ttivi previsti, ma non ebbe il tempo di mobilitarsi completamente), diverse cent
inaia di autoblinde e carri armati di modelli leggeri e/o antiquati, con l'appog
gio di seicento aerei di qualità medio-bassa. La resistenza dei polacchi fu tenace
ed ostinata, ma non sufficientemente consistente e coordinata: in particolare,
non erano affatto preparati a respingere la nuova Blitzkrieg. Gli anziani genera
li polacchi commisero l'errore strategico di disperdere l'esercito su una lunghi
ssima linea difensiva, ritenendo di dover combattere una guerra di trincea. Inve
ce, dopo i primi giorni di scontri violenti, specie nelle battaglie di Mlawa e d
i Pomerania, il 3 settembre i Panzer tedeschi riuscirono a penetrare nelle retro
vie nemiche ed iniziarono le manovre di accerchiamento.
Già l'8 settembre i primi carri armati tedeschi giunsero alle porte dalla capitale
polacca, dando il via alla battaglia di Varsavia, mentre la maggior parte dell'
esercito polacco veniva metodicamente accerchiata in sacche isolate ed annientat
a nel giro di due o tre settimane, a seconda delle zone. Tuttavia, per la Wehrma
cht, la conquista della capitale polacca iniziò a rivelarsi più complessa e lunga de
l previsto. I tedeschi iniziarono a temere un possibile attacco della Francia da
ovest; pertanto decisero di accelerare i tempi per la sconfitta definitiva dei
polacchi, iniziando a colpire Varsavia con la tattica del bombardamento a tappet
o. Come conseguenza, nell'arco di una ventina di giorni, la città soffrì quasi 26.00
0 morti ed oltre 50.000 feriti tra la popolazione civile. Da quel momento, l'imp
resa militare voluta da Hitler assunse il carattere di guerra totale: sia i mili
tari che i civili erano ugualmente coinvolti in guerra, e lottavano disperatamen
te per la vittoria e la sopravvivenza.
Il 17 settembre l'Unione Sovietica, improvvisamente, ma comunque rispettando il
patto Molotov-Ribbentrop, aggredì la Polonia da est con 466.000 soldati, 3.740 car
ri armati e 2.000 aerei, incontrando scarsa resistenza da parte delle truppe pol
acche. Alcuni storici ritengono che in realtà Stalin volesse evitare che la German
ia occupasse i territori polacchi orientali, altri riportano volontà espansionisti
che russe (avvalorate, tra l'altro, dalla guerra successivamente scatenata contr
o la Finlandia, e dal fatto che, a conflitto finito, Stalin non volle cedere que
sti territori polacchi). Con l'entrata in azione dell'URSS, il destino della Pol
onia fu inevitabilmente segnato. Tuttavia, il 18 settembre, le forze corazzate p
olacche tentarono una coraggiosa battaglia contro i Panzer tedeschi a Tomaszow L
ubelski, ma dovettero soccombere sia per inferiorità numerica che qualitativa. Con
la popolazione civile ridotta allo stremo, Varsavia si arrese alle truppe tedes
che il 27 settembre 1939. Pochi giorni dopo, il 30 settembre, a Parigi si costit
uì il Governo polacco in esilio. L'Esercito polacco fu completamente disarmato ent
ro il 6 ottobre, dopo la battaglia di Koch.
Complessivamente, le perdite polacche assommarono a circa: 66.300 militari morti
, 133.700 militari feriti, 420.000 militari divenuti prigionieri di guerra, 150.
000 civili morti ed un numero imprecisato di feriti. Circa 20.000 civili polacch
i riuscirono a fuggire in Lettonia e Lituania, altri 100.000 fuggirono in Ungher
ia o Romania. Le perdite tedesche assommarono a circa 13.000 militari.
Nella parte della Polonia occupata dall'URSS, le forze sovietiche catturarono ci
rca 242.000 polacchi; parte dei quali furono sospettati di essere anticomunisti.
Nel corso dell'anno successivo, la Polizia politica sovietica NKVD, a seguito d
i processi sommari, iniziò a giustiziare migliaia di prigionieri. Stime accreditat
e parlano di un totale di 21.857 morti, dei quali 4.243 cadaveri furono rinvenut
i nelle Fosse di Katyn dai tedeschi nel 1943.
LA FINTA GUERRA
La Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania per formale ottemperanza al patto d
i mutua difesa britannico-polacco che aveva stretto con la Polonia il 25 agosto,
ma senza avere ancora piani militari precisi. La Francia si affiancò alla dichiar
azione di guerra britannica con poca convinzione. In realtà sia i britannici che i
francesi si sentirono "travolti" dagli eventi e, sconcertati dall'imprevisto in
tervento militare sovietico di fatto a fianco della Germania, inizialmente non s
eppero muoversi con decisione contro gli aggressori. In particolare, il politico
socialista francese Marcel Déat, in un articolo di giornale del 4 maggio 1939, co
n la sua riflessione «Morire per Danzica?» aveva già espresso i dubbi, le perplessità e
la voglia di pace che albergavano in buona parte dell'opinione pubblica francese
e britannica. Hitler aveva approfittato di questo clima di debolezza diplomatic
a e indecisione politica, da parte di Gran Bretagna e Francia, per aggredire la
Polonia: con lo spirito del "giocatore d'azzardo", Hitler aveva persino sperato
che i britannici ed i francesi avessero tollerato l'invasione della Polonia; sim
ilmente a quanto era già accaduto con l'Anschluss dell'Austria il 12 marzo 1938 e
lo smembramento della Cecoslovacchia nel marzo 1939; quantomeno finché britannici
e polacchi non strinsero il patto di mutua difesa del 25 agosto 1939. In effetti
, anche dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, continuarono a discutere
sul da farsi: l'opinione pubblica era generalmente contraria allo svilupparsi di
un'altra Grande Guerra, essendo ancora vivo il ricordo della prima guerra mondi
ale.
Percependo l'indecisione degli avversari, ma anche spinto dal timore di precipit
are in un conflitto contro le due potenze europee, Hitler il 6 ottobre 1939 prop
ose una Conferenza di Pace a Gran Bretagna e Francia, nel tentativo di far accet
tare il fatto compiuto dell'invasione della Polonia e per discutere del nuovo or
dine geopolitico europeo. Britannici e francesi rifiutarono sdegnatamente, anche
alla luce dei massacri dei civili polacchi ad opera dei tedeschi; ma allo stess
o tempo non prepararono alcuna offensiva terrestre contro la Germania. In realtà,
la dimostrazione di forza della Wehrmacht in Polonia, con la tattica della Blitz
krieg, aveva impressionato gli osservatori militari di tutto il mondo; quindi Fr
ancia e Gran Bretagna si concentrarono prioritariamente sul rafforzamento delle
difese nazionali. Inoltre, la Linea Sigfrido era un ostacolo considerevole: per
effettuare un'offensiva terrestre su un ampio fronte sarebbe stato opportuno l'a
iuto di Olanda, Belgio e Lussemburgo; nazioni che però, al momento, intendevano ri
manere neutrali.
Così, il periodo che andò dal settembre del 1939 al maggio 1940 fu soprannominato la
finta guerra (o anche la strana guerra, secondo alcune traduzioni): Gran Bretag
na e Francia, nazioni che pur avendo formalmente dichiarato guerra alla Germania
, non riuscirono ad organizzarsi militarmente, né ebbero sufficiente convinzione p
olitica per intraprendere alcuna offensiva terrestre. Nel frattempo la Wehrmacht
rimaneva al riparo dietro la linea Sigfrido. I francesi si mobilitarono più che a
ltro con spirito difensivo, rinforzando le truppe a guardia della linea Maginot;
mentre i britannici inviarono un corpo di spedizione in Francia quale rinforzo
per gli alleati. Ad eccezione di un breve attacco francese attraverso il Reno il
7 settembre, peraltro subito ritirato, gli eserciti rimasero immobili ed ammass
arono le proprie forze.
Tuttavia, con il termine finta guerra, ci si riferiva esclusivamente al sostanzi
ale immobilismo delle forze terrestri. In realtà, quegli otto mesi furono caratter
izzati da scontri navali e battaglie aeree, soprattutto tra Gran Bretagna e Germ
ania.
PRIME BATTAGLIE NAVALI E AEREE
Dal settembre 1939 all'aprile 1940, le prime battaglie tra Germania e gli alleat
i Gran Bretagna e Francia avvennero quasi esclusivamente nei mari e nei cieli. E
ssendo la Gran Bretagna una grande isola, e dipendendo quindi dal mare per i col
legamenti commerciali con il resto del mondo e con le sue colonie, la Kriegsmari
ne (Marina da Guerra tedesca) si mobilitò immediatamente per intercettare il traff
ico marittimo da e per la Gran Bretagna, per mettere in difficoltà l'economia e le
industrie britanniche. I tedeschi impiegarono sommergibili U-Boot, navi da guer
ra e alcune navi corsare. La Royal Navy (marina britannica), pertanto, si trovò su
bito impegnata nel pattugliare e proteggere le vitali rotte commerciali, dal Mar
e del Nord all'oceano Atlantico.
La Kriegsmarine ottenne alcuni importanti successi iniziali: il 17 settembre 193
9, l'affondamento della portaerei Courageous ad opera dell'U 29 nel Mare del Nor
d; il 14 ottobre l'affondamento della corazzata Royal Oak a Scapa Flow per opera
dell'U 47 del comandante Günther Prien (che poi sarebbe divenuto uno dei più famosi
sommergibilisti tedeschi); il 23 novembre l'affondamento dell'incrociatore ausi
liario Rawalpindi al largo tra Islanda e isole Far Oer, ad opera degli incrociat
ori da battaglia Scharnhorst e Gneisenau. Per contro, il 17 dicembre la Royal Na
vy, dopo una lunghissima caccia riuscì a mettere in scacco, a Rio della Plata, la
corazzata tedesca Graf Spee, che per oltre tre mesi aveva effettuato raid contro
le navi mercantili britanniche, nell'oceano Atlantico, ed era divenuta famosa.
Va inoltre ricordato che la Kriegsmarine, già la sera del 3 settembre 1939, si res
e responsabile di una delle prime stragi di civili[7], nonché primo grave incident
e diplomatico della guerra: l'U 30 affondò il transatlantico SS Athenia (probabilm
ente scambiandolo per una nave da guerra britannica, poiché non vi era nessun inte
resse strategico-militare in una simile azione), con 1103 civili a bordo, tra i
quali 300 civili statunitensi; e gli Stati Uniti erano allora una Nazione neutra
le. I tedeschi tentarono poi di negare ogni responsabilità riguardo l'accaduto arr
ivando perfino ad accusare i britannici di aver affondato loro stessi la Athenia
per diffamare i tedeschi. La piena verità fu resa nota solo nel 1946[8].
Nel tentativo di ostacolare le operazioni della Kriegsmarine, numericamente infe
riore alla Royal Navy, ma molto aggressiva, nell'arco di vari mesi fra il 1939 e
il 1940, la Royal Air Force effettuò numerosi raid di bombardieri contro i porti
militari tedeschi, le fabbriche di U-Boot, i cantieri navali e i depositi di mun
izioni navali; in particolare a Wilhelmshaven e Kiel. Le conseguenti battaglie a
eree contro la Luftwaffe furono molto sanguinose: la RAF arrivò a perdere fino al
50% dei bombardieri Vickers Wellington ad ogni sortita; poiché i bombardieri brita
nnici erano costretti ad effettuare le loro missioni senza alcun caccia di scort
a (la RAF non disponeva ancora di caccia a lungo raggio); e i bombardieri, da so
li, non riuscivano a difendersi efficacemente dai Bf 109 e Bf 110 della Luftwaff
e. Ciò risultò molto evidente, ad esempio, il 18 dicembre 1939 durante la Battaglia
della Baia di Heligoland; e per i britannici la situazione peggiorò in altre batta
glie aeree successive.
Nel frattempo, sempre tra il 1939 ed il 1940, numerosi scontri aerei avvennero s
opra la linea Maginot e la linea Sigfrido, tra i caccia e i ricognitori della Ar
mée de l'air francese e della Luftwaffe tedesca, poiché gli eserciti di ciascun lato
tentavano di spiare dal cielo gli schieramenti delle truppe avversarie.
L'URSS ATTACCA LA FINLANDIA
Al culmine di una crisi diplomatica che durava ormai da molti anni, il 30 novemb
re 1939 l'Unione Sovietica sferrò un massiccio attacco contro la Finlandia, dando
il via alla Guerra d'inverno, dopo che la Finlandia aveva rifiutato la richiesta
di Stalin di installare basi militari sovietiche in territorio finlandese.
Le motivazioni di Stalin dietro l'attacco alla Finlandia erano complesse: la fre
tta di acquisire i territori della sfera di potere sovietica, come previsto dal
Patto con i tedeschi; il desiderio di far rientrare la Finlandia nell'orbita rus
sa, poiché in precedenza la Finlandia era stata parte dell'Impero russo ma si era
separata a seguito della rivoluzione russa; la volontà di vendetta contro i finlan
desi, poiché negli anni della rivoluzione avevano appoggiato i partigiani russi fi
lo-monarchici (cosiddetti bianchi) contro la Russia bolscevica; dimostrare alla
Germania la potenza dell'Armata Rossa a scopo di intimidazione, tentando di cons
eguire un rapido successo militare simile a quello di Hitler in Polonia.
Tuttavia, le intenzioni di Stalin si scontrarono con l'imprevista e tenace resis
tenza finlandese. Nonostante l'impiego di 1.000.000 di uomini, 3.000 carri armat
i e quasi 4.000 aerei, l'Armata Rossa non riuscì a realizzare una rapida invasione
, a causa soprattutto di strategie di attacco sbagliate, ma anche per via delle
efficaci tattiche di guerriglia adottate dagli avversari finlandesi, pur numeric
amente molto inferiori. Furono decisive anche le difficoltà causate dal terribile
inverno nordico, con suolo ghiacciato e temperature fra i -30 °C e -50 °C. L'Armata
Rossa, che tra l'altro era stata qualitativamente indebolita dalle purghe stalin
iane degli anni trenta, evidenziò enormi carenze organizzative e subì scacchi umilia
nti sul campo di battaglia. La Finlandia, diversamente da ciò che era successo all
a Polonia contro i tedeschi, non cedette all'urto iniziale delle forze sovietich
e ma riuscì a creare un fronte. Come conseguenza, la Guerra d'inverno durò diversi m
esi, durante i quali i Finlandesi, combattendo una vera guerra di popolo contro
un aggressore ben più potente, riuscirono ad accattivarsi la simpatia di molti pae
si occidentali.
L'attacco sovietico fu percepito dall'opinione pubblica mondiale come una brutal
e aggressione, del tutto ingiustificata. Pertanto l'Unione Sovietica venne espul
sa dalla Società delle Nazioni e molte nazioni si prodigarono per aiutare la Finla
ndia: Francia, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Unghe
ria, Italia e Stati Uniti vendettero o cedettero gratuitamente alla Finlandia va
ri armamenti e rifornimenti e molti volontari (soprattutto danesi, norvegesi e f
inlandesi d'Ingria, ma anche oltre 200 volontari di altre Nazioni) si offrirono
per la causa finlandese.
Dopo mesi di battaglie in pieno inverno, estenuanti per entrambi gli schierament
i, l'Armata Rossa, con l'aiuto di grossi rinforzi, riuscì a sfondare una parte del
le difese finlandesi in Carelia. Ma la protesta internazionale contro l'URSS era
giunta al culmine. Non volendo rischiare il completo isolamento diplomatico, St
alin accettò infine di intavolare trattative e il 12 marzo 1940 Finlandia e Unione
Sovietica giunsero alla pace di Mosca, con la cessione di alcuni territori finl
andesi all'Unione Sovietica.
1940
IL PROBLEMA SCANDINAVO E LA CAMPAGNA NORVEGESE
All'inizio del 1940, sia gli Alleati che i tedeschi cercavano una soluzione per
acquisire una posizione di vantaggio contro gli avversari. Lo scoppio della Guer
ra d'inverno tra URSS e Finlandia attirò l'attenzione degli Alleati sulla Scandina
via. Poiché Norvegia e Svezia si erano trovate subito in sintonia con gli Alleati
nel voler aiutare la Finlandia, mentre la Germania era vincolata nella posizione
di neutralità dal Patto Molotov-Ribbentrop, gli Alleati intravidero la possibilità
di inviare truppe in Scandinavia, e magari coinvolgere i Paesi nordici nella gue
rra contro la Germania. Una tale mossa strategica avrebbe avuto il triplice effe
tto di creare un secondo fronte contro la Germania, lontano dalla Francia, negar
e ai tedeschi le forniture di minerali di ferro dalle miniere Svedesi, nonché altr
e materie prime dalla Scandinavia, che erano necessarie all'industria bellica ge
rmanica e costringere la Kriegsmarine ad assumere una posizione difensiva, rende
ndogli molto difficile l'accesso al Mare del Nord. Tuttavia, Norvegia e Svezia n
on intendevano perdere la loro neutralità, avendo tra l'altro osservato la sorte d
ella Polonia quale alleata della Gran Bretagna. Nonostante insistenti richieste,
la diplomazia degli Alleati non riuscì a convincere i Paesi scandinavi ad accetta
re l'invio di truppe.
Per gli stessi motivi, anche i tedeschi erano interessati alla Scandinavia, in p
articolare alla Norvegia: il controllo sul territorio norvegese avrebbe offerto
alla Kriegsmarine nuove importanti basi navali per attaccare le rotte marittime
britanniche, avrebbe assicurato la fornitura di minerali per l'industria bellica
tedesca, otre a garantire la difesa del fianco Nord della Germania da eventuali
attacchi nemici. I tedeschi erano in posizione di svantaggio diplomatico, perta
nto impossibilitati ad avanzare proposte di alleanza alla Norvegia, pur disponen
do di un contatto segreto con un politico filo-nazista norvegese, Vidkun Quislin
g, che intendeva effettuare un colpo di stato. I tedeschi in ogni caso non crede
vano molto alla neutralità norvegese: i loro sospetti sulla mancanza di fermezza d
ei Norvegesi nel far rispettare la loro neutralità vennero rafforzati il 14 febbra
io 1940 quando, in un fiordo norvegese, avvenne l'abbordaggio della nave tedesca
Altmark ad opera del cacciatorpediniere britannico Cossack. Su suggerimento dei
vertici della Kriegsmarine, alcuni giorni dopo, Hitler diede l'ordine di prepar
are i piani di invasione della Norvegia, che tra l'altro prevedevano anche l'inv
asione della Danimarca (per pura convenienza strategica).
Nel frattempo gli Alleati continuarono la via diplomatica con i Paesi scandinavi
, ma la situazione precipitò a seguito della Pace di Mosca tra Finlandia e URSS, f
irmata il 12 marzo 1940: la Scandinavia non offrì più occasioni diplomatiche e, avvi
cinandosi la primavera, si sospettò che i tedeschi avrebbero attaccato ad Ovest la
Francia. Gli Alleati progettarono quindi l'Operazione Wilfred: uno sbarco di tr
uppe alleate in Norvegia nei porti di Narvik, Trondheim, Bergen, Stavanger, prec
eduto dalla posa di mine navali. Gli Alleati intendevano eseguire questa operazi
one a qualsiasi costo, con o senza il consenso del Governo norvegese (sperando s
olo nell'appoggio popolare): l'apertura di un secondo fronte contro la Germania
era ormai considerata vitale per alleggerire la minaccia della Wehrmacht sul Fro
nte francese e per mettere "in scacco" la Kriegsmarine. L'Operazione alleata ent
rò in azione, forse un po' tardivamente, l'8 aprile 1940.
L'OCCUPAZIONE DELLA DANIMARCA E DELLA NORVEGIA
Aprile 1940, Panzer II tedeschi a Copenaghen
La Germania si aspettava da tempo questa mossa strategica alleata, ed era già pron
ta a reagire. Il 9 aprile 1940, la Wehrmacht mise in atto l'Operazione Weserübung,
già preventivamente progettata, invadendo la Danimarca in un solo giorno e puntan
do alla Norvegia, con oltre 100.000 soldati e 1.000 aerei. Quasi tutta la Kriegs
marine si era già mobilitata per l'azione nei due giorni precedenti, non appena ap
prese dell'inizio dell'operazione alleata. Ne conseguì la Campagna Norvegese, che
durò due mesi, fino al 10 giugno 1940, con la definitiva conquista della Norvegia
da parte dei tedeschi. Gli Alleati fallirono nell'intento fondamentale di creare
un secondo fronte stabile contro la Germania. Sebbene un trionfo per la Wehrmac
ht, la Campagna Norvegese costò alla Kriegsmarine rilevanti perdite di navi da gue
rra, tra le quali l'incrociatore pesante Blücher, a causa delle artiglierie pesant
i della difesa costiera norvegese, nonché dei ripetuti scontri con la Royal Navy,
che pure subì diverse perdite tra le quali la portaerei Glorious.
La Svezia mantenne invece la sua neutralità e continuò a fornire materie prime per l
'industria bellica tedesca per il resto della guerra. Come conseguenza dell'inva
sione tedesca della Danimarca, il 12 aprile 1940 la Gran Bretagna occupò facilment
e le isole Far Oer e, altrettanto facilmente, il 10 maggio 1940, l'Islanda. Ques
te isole erano colonie danesi di notevole interesse strategico per la Battaglia
dell'Atlantico e già dagli anni trenta i tedeschi avevano iniziato un lungo corteg
giamento diplomatico dell'Islanda, dove tra l'altro era nato un partito nazista
locale, ispirato al nazismo tedesco. Pertanto la Gran Bretagna procedette all'in
vasione di queste isole, non intendendo assolutamente lasciarle sotto l'influenz
a tedesca. La Groenlandia, terza colonia danese nell'Atlantico, era invece già sta
ta volontariamente ceduta il 9 aprile 1940, il giorno stesso dell'invasione dell
a Danimarca, come protettorato agli Stati Uniti che successivamente l'avrebbero
utilizzata come base per operazioni in Atlantico.
CAMPAGNA DI FRANCIA
Il 10 maggio 1940, sempre impiegando la tattica militare della guerra lampo o Bl
itzkrieg, le truppe tedesche attaccarono i Paesi Bassi e il Belgio e da qui, pas
sando per la Foresta delle Ardenne e aggirando completamente la linea Maginot, e
ntrarono in Francia dando il via alla Campagna di Francia (in codice Fall Gelb,
'Caso Giallo'). Fu una straordinaria dimostrazione di potenza militare: il formi
dabile cuneo corazzato raggruppato nella regione delle Ardenne (composto da oltr
e 2.500 carri armati divisi in 7 Panzerdivision), al comando del generale von Kl
eist, penetrò fulmineamente in Belgio spazzando via le deboli difese franco-belghe
nella foresta (considerata dagli alleati impenetrabile per le forze corazzate);
la notte del 12 maggio la 7ª Panzerdivision del generale Rommel sbucò sulla Mosa a
Dinant. Il giorno dopo il grosso del cuneo corazzato raggiunse in forze la Mosa,
dove erano schierate le principali forze francesi, e passò subito all'attacco per
attraversare il fiume.
In soli tre giorni i panzer tedeschi formarono profonde teste di ponte ad ovest
della Mosa (a Dinant, a Monthermè e soprattutto a Sedan, dove i carri armati del g
enerale Heinz Guderian svolsero un ruolo decisivo) e sbaragliarono le deboli res
istenze francesi. Dopo aver respinto alcuni sconnessi tentativi di contrattacco
delle scarse riserve corazzate francesi ancora disponibili, dal 16 maggio i panz
er ebbero via libera ad ovest del fiume (dopo il crollo definitivo della 9ª Armata
francese): vi fu una scorribanda di mezzi corazzati tedeschi attraverso la pian
ura franco-belga in direzione delle coste della Manica. La situazione degli Alle
ati si rivelò drammatica (come confermato dai tempestosi colloqui tra Churchill, R
eynaud, Daladier e i generali inglesi e francesi): il raggruppamento franco-ingl
ese, penetrato in Belgio, rischiò di essere tagliato fuori e completamente distrut
to.
Tutti i tentativi di contrattacco alleati a nord del corridoio tedesco (contratt
acco inglese di Arras il 21 maggio) o a sud (a partire dalle precarie posizioni
francesi sulla Somme) fallirono. I panzer ebbero via libera e fin dal 20 maggio
i primi reparti corazzati raggiunsero le coste della Manica ad Abbeville. La tra
ppola si era chiusa: quasi 600.000 soldati franco-inglesi furono accerchiati con
le spalle al mare con l'unica speranza di reimbarcarsi via mare con l'aiuto del
le flotte inglesi e francesi e sotto gli attacchi della Luftwaffe. La situazione
peggiorò ulteriormente per l'improvvisa resa dell'esercito belga il 28 maggio, ch
e lasciò scoperte le difese alleate nella sacca. L'Olanda, attaccata fin dal 10 ma
ggio da altre forze corazzate e da un lancio di paracadutisti tedeschi sull'Aja
e i ponti sulle numerose vie d'acqua dei Paesi Bassi (in parte fallito), aveva g
ià abbandonato la lotta fin dal 15 maggio, anche in seguito al bombardamento aereo
di Rotterdam; la regina Guglielmina si rifugiò nel Regno Unito, a differenza del
re Leopoldo del Belgio che decise di rimanere sul territorio occupato dai tedesc
hi.
Il 26 maggio Churchill autorizzò il corpo di spedizione inglese a ripiegare senza
indugio verso la costa e il porto di Dunkerque dove nel frattempo si radunò una nu
merosa flotta di navi militari, mercantili e di naviglio privato civile radunato
per l'evacuazione dei soldati. I francesi, dopo molta confusione e divergenze a
livello politico e di comando, ripiegarono a loro volta verso la costa, abbando
nando una parte delle loro forze, ormai circondate a Lilla (caduta il 29 maggio)
.
AVANZATA INESORABILE
La situazione apparve compromessa: le colonne corazzate tedesche giunte fino al
mare avevano progredito lungo la costa verso nord in direzione di Boulogne, Cala
is (occupate il 25 e il 26 maggio) e Dunkerque, ma un improvviso ordine di Hitle
r del 24 maggio impose di fermare l'avanzata dei panzer e di proseguire solo con
la fanteria. La decisione del Führer derivò apparentemente dal desiderio di risparm
iare le sue forze migliori in vista delle future campagne e di consentire a Goer
ing di mostrare la potenza della sua Luftwaffe (a cui sarebbe stato lasciato il
compito di impedire l'evacuazione), ma forse anche dalla segreta intenzione del
dittatore di risparmiare una umiliante disfatta agli inglesi anche per favorire
future trattative di pace anglo-tedesche.
Dal 26 maggio al 4 giugno le forze anglo-francesi riuscirono in gran parte a tra
rsi in salvo (Operazione Dinamo) grazie all'abnegazione delle flotte (bersagliat
e dalla Luftwaffe), alla resistenza dei reparti di retroguardia e all'efficace i
ntervento della RAF (a partenza dalle basi in Inghilterra). I tedeschi si lascia
rono sfuggire, anche per loro errori, una grossa parte delle truppe alleate acce
rchiate. Durante il cosiddetto miracolo di Dunkerque furono evacuati, dopo aver
abbandonato tutte le armi e l'equipaggiamento, circa 338.000 soldati alleati[13]
, di cui circa 110.000 francesi; altri 40.000 soldati (principalmente francesi)
rimasero nella sacca e quindi vennero catturati. I circa 220.000 inglesi scampat
i, al momento privi di armi, avrebbero costituito un nucleo di truppe addestrate
ed esperte su cui ricostruire l'esercito inglese per il proseguimento della gue
rra.
Il bilancio finale della prima fase della Campagna di Francia, nonostante questa
delusione, fu comunque trionfale per la Germania e per Hitler: circa 75 divisio
ni alleate distrutte (tra cui le migliori divisioni francesi e inglesi), 1.200.0
00 prigionieri totali e un enorme quantitativo di armi e equipaggiamenti cattura
ti, il Belgio e l'Olanda costretti alla resa, l'esercito inglese cacciato dal co
ntinente, la Francia ormai sola, ridotta in grave inferiorità numerica e di armame
nti; tutto questo al costo di soli 10.000 morti e 50.000 feriti e dispersi. Cred
endo che la guerra volgesse oramai al termine, il 10 giugno, anche Mussolini dic
hiarò, a sua volta, guerra agli Alleati.
L'ITALIA IN GUERRA E LA CAMPAGNA DELLE ALPI OCCIDENTALI
Il 14 giugno, dopo soli quattro giorni dalla dichiarazione di guerra, Genova fu
bombardata da britannici e francesi, senza che la marina italiana riuscisse ad i
ntervenire. Inoltre, a causa del mancato preavviso riguardo l'imminenza della di
chiarazione di guerra, la flotta mercantile perse tutto il naviglio che si trova
va nei porti di nazioni divenute ostili (circa il 35% dell'intera flotta mercant
ile): una perdita non facilmente recuperabile, soprattutto in vista di una guerr
a da combattere prevalentemente su scacchieri lontani con la conseguente necessi
tà di mantenere lunghe vie di comunicazione e di rifornimento marittime.
Il 18 giugno la Francia venne investita dall'attacco italiano: reparti di quattr
o armate italiane attaccarono il fronte alpino difeso da appena una divisione co
loniale e tre divisioni di fanteria francesi. Presunte contestazioni (peraltro v
elocemente rientrate alla fine di maggio di fronte agli spettacolari successi te
deschi) da parte dell'establishement militare italiano (Badoglio in primis) rigu
ardo l'impreparazione italiana e quindi il rischio di una entrata in guerra prem
atura, vennero sbrigativamente rigettate da Mussolini, conscio dell'impreparazio
ne bellica italiana, ma convinto di una imminente vittoria tedesca e quindi dell
a impellente necessità di entrare in guerra a fianco del Führer per motivi di presti
gio personale e anche di convenienza geostrategica A livello di propaganda e di
opinione pubblica mondiale l'attacco italiano (considerato una vera pugnalata al
la schiena, secondo la definizione di Roosevelt), e il suo evidente fallimento,
provocarono un ulteriore indebolimento del prestigio del Duce, della popolarità it
aliana, considerata ormai totalmente allineata alla Germania, e anche una prima
stima della debolezza imprevista dell'apparato militare italiano.
Infatti, nonostante la rotta generale dell'esercito francese di fronte ai tedesc
hi, le truppe italiane non riuscirono a sfondare le linee nemiche, favorite dall
'impervio terreno alpino. Gli italiani subirono perdite maggiori e dimostrarono
scarsa organizzazione, arretratezza tattica e mediocre morale. Al termine della
battaglia delle Alpi Occidentali a favore dell'Italia ci sarebbero stati solo al
cuni modesti aggiustamenti territoriali (Mentone) e la smilitarizzazione della f
ascia di confine; svanirono subito, dopo i colloqui Hitler-Mussolini di Monaco,
i grandiosi progetti del Duce di spartizione della Francia (linea del Rodano e C
orsica), e di acquisizione dell'Impero coloniale africano francese.
LA RESA DELLA FRANCIA
Il 5 giugno 1940 con un violento bombardamento aereo sulla linea della Somme e s
ull'Aisne, nonché sulle truppe francesi dislocate ad Abbeville e sulla Linea Magin
ot, i tedeschi iniziarono la battaglia per la conquista di Parigi.
Il 10 giugno i tedeschi attraversarono la Senna, l'esercito francese si ritirò dis
ordinatamente sulla Loira, il generale Weygand annunciò che il fronte era stato de
finitivamente sfondato. Il governo francese si trasferì allora da Parigi a Tours,
mentre lo raggiunse la notizia che l'Italia stava per dichiarare guerra alla Fra
ncia e alla Gran Bretagna.
L'11 giugno il governatore militare di Parigi gen. Hering, annunciò che la città era
stata dichiarata "città aperta", e Parigi venne occupata dai tedeschi il 14 giugn
o, risparmiando così la città da incursioni aeree o di artiglieria. Nel frattempo an
che Reims cadde in mani tedesche, e l'esercito francese era ormai decimato e pra
ticamente inoffensivo.
Nella notte del 16 giugno Reynard si dimise dall'incarico di Presidente del Cons
iglio francese a causa di divergenze con il Consiglio dei ministri in merito all
a discussione sulla proposta di De Gaulle (trasferitosi a Londra il giorno prima
) di un "Unione franco-britannica", in sostanza la fusione dei due stati in uno
solo. Il maresciallo Philippe Petain formò subito un nuovo gabinetto e alle 23 inc
aricò il suo Ministro degli Esteri Paul Baudouin di chiedere l'armistizio ai tedes
chi. Alle 24, tramite l'ambasciatore spagnolo a Parigi, il governo francese pres
entò ufficialmente la richiesta di armistizio. Intanto la Wehrmacht conquistava Di
gione, aggirava la Linea Maginot e nel giro di pochi giorni invadeva Brest, Nant
es e Samur dopo aver già conquistato tra le altre Caen, Rennes e Le Mans.
Il 19 giugno il governo tedesco si dichiarò pronto a far conoscere le clausole per
la cessazione delle ostilità e richiese l'invio di plenipotenziari suggerendo al
governo francese di mettersi in contatto con l'Italia per trattative analoghe. I
l suggerimento fu applicato già dal giorno seguente; ciò fece in modo di fermare l'a
ttacco armato delle truppe italiane iniziato tre giorni prima.
Alle 15:30 del 21 giugno Hitler ricevette i plenipotenziari francesi; le condizi
oni della resa furono molto pesanti: 3/5 del territorio nazionale furono occupat
i dall'invasore, non furono resi i prigionieri, le spese di occupazione furono f
issate a discrezione del vincitore, l'esercito dovette essere ridotto a 100.000
uomini.
Il 22 giugno alle ore 18:30 il rappresentante della delegazione francese general
e Huntziger e il generale Wilhelm Keitel, capo di Stato Maggiore della Wehrmacht
, firmarono l'armistizio. Per volere di Hitler, l'Armistizio venne simbolicament
e firmato allo stesso modo di quello che venne stipulato alla fine della Prima g
uerra mondiale: delegati e generali tedeschi e francesi si riunirono su un treno
parcheggiato in aperta campagna, nella stessa posizione geografica, nella stess
a carrozza di lusso e con le stesse poltrone di quel giorno del 1918, quando la
Germania firmò l'Armistizio della Prima guerra mondiale, arrendendosi alla Francia
.
Vennero lasciate alla Germania il possesso di Parigi, del nord e di tutta la cos
ta atlantica, mentre la Francia centro-meridionale rimaneva indipendente con le
sue colonie, e il governo si insediava nella cittadina di Vichy. Nonostante le a
ssicurazioni francesi che in nessun caso la flotta sarebbe stata consegnata ai t
edeschi o agli italiani, l'Ammiragliato britannico diede avvio ad un'azione (not
a come Operazione Catapult) volta a devitalizzare le navi da guerra francesi che
, lasciata la Francia, erano ancorate nelle basi algerine di Mers el Kebir e Ora
no. Il risultato di questa azione, oltre a mille morti fra i marinai francesi, f
u controproducente in termini materiali per gli inglesi. Le navi francesi che fu
rono in grado di farlo, rientrarono a Tolone, mentre quelle alle quali fu imposs
ibile (come la corazzata Richelieu) reagirono energicamente a qualunque tentativ
o alleato di penetrare in Nordafrica. Tuttavia, la dimostrazione di impavida ris
olutezza della Gran Bretagna e del suo governo, nella tragica situazione di isol
amento, non mancò di avere benefici effetti sul morale dell'opinione pubblica ingl
ese e anche americana (e questo sembra fosse effettivamente uno degli scopi prin
cipali dell'operazione) Una minima percentuale dei marinai francesi internati in
Gran Bretagna aderì in seguito alla Francia libera.
Il 24 giugno alle 19:15 a Villa Olgiata presso Roma, il gen. Huntziger e il gen.
Badoglio firmarono l'armistizio tra Italia e Francia, mentre poche ore più tardi
alle 1:35 del 25 giugno entrò ufficialmente in vigore l'armistizio franco-tedesco.
Nel frattempo, nel giugno del 1940 l'Unione Sovietica occupò la Lituania, l'Estoni
a e la Lettonia.
LA BATTAGLIA D'INGHILTERRA
Non trovando terreno fertile per una pace con la Gran Bretagna, Hitler iniziò a co
nsiderare l'idea di invaderla, per piegarla definitivamente. Tuttavia, per prepa
rare la gigantesca operazione di sbarco navale, denominata in codice operazione
Seelöwe (leone marino), i tedeschi dovevano prima ottenere il controllo dei cieli
britannici e indebolire le difese costiere della Gran Bretagna. Pertanto la Luft
waffe tedesca, dal 10 luglio 1940, iniziò una serie di numerosissime incursioni di
urne e notturne contro gli aeroporti della RAF, nonché contro le difese costiere,
i porti e le industrie di aerei ed armamenti della Gran Bretagna. La campagna ae
rea tedesca di bombardamenti strategici, passata alla storia con il nome di batt
aglia d'Inghilterra, sembrò avere un moderato successo sino alla fine di agosto, s
eppur con gravi perdite di aerei da parte della Luftwaffe. Nel settembre, tuttav
ia, un cambiamento degli ordini di guerra da parte di Hitler, mutò il carattere de
lla campagna aerea da strategica a terroristica: i tedeschi, iniziando a bombard
are le città britanniche, in particolare Londra, volevano ora tentare di costringe
re i britannici a chiedere la pace colpendo direttamente la popolazione civile,
nel tentativo di demoralizzarla. Questo cambio di tattica, da parte dei tedeschi
, offrì alla Royal Air Force l'insperata occasione di non essere più direttamente ne
l mirino del nemico e di poter quindi riorganizzare e rinforzare la difesa aerea
. Come conseguenza, i tedeschi soffrirono perdite di aerei sempre crescenti, fin
ché il 31 ottobre 1940 lo stesso Hitler si rese conto che ormai l'invasione della
Gran Bretagna non era più possibile da realizzarsi per quell'anno e rinviò l'operazi
one Leone Marino a tempo indeterminato. Come rabbiosa vendetta per l'insuccesso
della Luftwaffe nel piegare la RAF e il morale dei britannici, nonché come rispost
a ai primi bombardamenti notturni della RAF ai danni di Berlino, per i quali Hit
ler pretendeva terribili rappresaglie, nella notte tra il 14 ed il 15 novembre 1
940 la Luftwaffe effettuò il bombardamento di Coventry, lasciando la città britannic
a quasi completamente distrutta o in fiamme. Successivamente però, la Luftwaffe fu
costretta a ridurre notevolmente il numero di incursioni contro la Gran Bretagn
a, che divennero esclusivamente notturne e sempre più rare nel corso degli anni su
ccessivi, per limitare la perdita di aerei.
Allo scopo di portare la Gran Bretagna alla sottomissione, la Germania attuò anche
un blocco navale, la battaglia dell'Atlantico, svolta soprattutto dai temibili
U-Boot. Secondo una teoria accreditata, in realtà Hitler perseguì malvolentieri tutt
a la campagna contro la Gran Bretagna, ritenendo che l'avversario inglese fosse
ormai fuori combattimento e che prima o poi avrebbe chiesto un armistizio. Prima
della battaglia d'Inghilterra, Hitler sottovalutava le capacità di resistenza del
la Gran Bretagna; sperava persino di coinvolgerla, dopo l'armistizio, in una fut
ura alleanza contro l'Unione Sovietica. Difatti, tutti i piani di Hitler erano r
ivolti all'Est ed alla futura campagna contro l'Unione Sovietica; pertanto non i
mpegnò nella battaglia d'Inghilterra tutte le risorse che avrebbe dovuto e potuto
impiegare; né dedicò alla battaglia aerea tutta l'attenzione che essa meritava. Nel
dopoguerra, molti generali tedeschi ed alleati intervistati da scrittori e giorn
alisti, nonché la maggior parte degli storici, concordarono sul fatto che «la mancat
a effettuazione dell'operazione Seelöwe negò alla Germania l'unica concreta possibil
ità di vincere la seconda guerra mondiale».
CAMPAGNA ITALIANA IN GRECIA
Il 28 ottobre 1940, su personale iniziativa di Benito Mussolini e senza avvisare
l'alleato tedesco, l'Italia attaccò la Grecia partendo dalle basi in Albania; l'i
niziativa nasceva principalmente dalle esigenze di prestigio del Duce (ottenere
un successo militare da contrapporre ai trionfi di Hitler) e dall'insipienza di
Ciano e dei generali sul posto. Organizzato frettolosamente, con mezzi e uomini
(appena 100.000 uomini nella fase iniziale) totalmente insufficienti e basato su
l presupposto che la Grecia sarebbe crollata senza combattere, l'attacco alla na
zione ellenica, sferrato inoltre in condizioni climatiche pessime, si rivelò molto
più difficile del previsto. I greci non solo si batterono accanitamente e sfrutta
ndo le caratteristiche del terreno, respinsero rapidamente l'attacco italiano. I
noltre disponendo temporaneamente della superiorità numerica, passarono al contrat
tacco rigettando le forze italiane in Albania. Si sviluppò quindi una aspra guerra
di montagna tra eserciti appiedati e poco mobili (una specie di riedizione dell
a Prima guerra mondiale), snervante e demoralizzante per le truppe.
Di fronte alla sconfitta (caduta di Coriza il 22 novembre), Mussolini costrinse
Badoglio alle dimissioni e procedette a sostituire i comandanti oltre ad inviare
i rinforzi disponibili. Si riuscì a fermare l'avanzata greca ma il fronte rimase
bloccato in terra albanese per tutto l'inverno, senza possibilità di passare al co
ntrattacco. Peraltro i britannici aspettandosi questa mossa da parte italiana, d
ecisero di accorrere in aiuto delle forze greche, loro alleate sin dai tempi del
la Prima guerra mondiale. A questo proposito venne organizzato un contingente di
56.000 uomini, a rinforzo delle truppe greche prevedendo un intervento tedesco
in aiuto degli italiani; la Royal Air Force disponeva già di basi in Grecia. Gli A
lleati conseguirono così loro prima vittoria politico-propagandistica; mentre Muss
olini, costretto a chiedere l'intervento di Hitler (dopo i ripetuti fallimenti d
i riprendere l'offensiva), subì una significativa perdita di prestigio e di consen
so interno e internazionale.
L'intervento della Germania si fece attendere per diversi mesi. Hitler, già impegn
ato, fin dall'autunno 1940, in un complesso gioco diplomatico per organizzare un
sistema di alleanze in vista della progetta invasione dell'Unione Sovietica (co
lloqui con i dirigenti rumeni, ungheresi, bulgari e finlandesi), era molto contr
ariato dall'intervento italiano in Grecia. La nuova campagna lo costringeva ad u
na diversione, resa peraltro necessaria per stabilizzare la regione, cacciare gl
i inglesi dal continente per la seconda volta e rafforzare il fianco meridionale
dello schieramento dell'Asse contro l'URSS.
1941
L'INVASIONE DEI BALCANI E I PRELIMINARI DELL'ATTACCO A EST
A primavera Hitler aveva ormai messo a punto il sistema di alleanze necessario p
er risolvere la situazione greca e per rafforzare lo schieramento contro l'Union
e Sovietica; l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria si affiancavano ufficialmente
all'Asse e aprivano le porte all'esercito tedesco; la stessa Jugoslavia, anch'es
sa obiettivo delle ambizioni mussoliniane, firmava in un primo tempo un trattato
con la Germania. Ma il 27 marzo si verificava un golpe interno a Belgrado e un
rovesciamento di Alleanze a favore degli inglesi; la risposta di Hitler fu fulmi
nea: il 30 marzo scatenava l'Operazione Marita con l'obiettivo di spazzare via J
ugoslavia e Grecia e di sbaragliare il corpo di spedizione inglese. Il selvaggio
bombardamento aereo di Belgrado segnò l'inizio di una nuova guerra lampo tedesca:
le Panzerdivision dilagarono in tutte le direzioni partendo dalle loro basi in
Bulgaria, in Romania e in Austria, l'esercito jugoslavo (minato da contrasti etn
ici interni) si disgregò in pochi giorni, Belgrado venne occupata (13 aprile), la
resa venne firmata il 17 aprile. Contemporaneamente altre forze corazzate tedesc
he, passando per la Macedonia, aggiravano lo schieramento difensivo anglo-greco,
occupavano Salonicco (8 aprile) e tagliavano fuori le forze greche che affronta
vano gli italiani in Albania (presa di Giannina il 21 aprile). La Grecia si arre
ndeva il 24 aprile. L'esercito italiano ebbe parte minore in queste vicende bell
iche, dimostrando ancora una volta la sua assoluta inferiorità rispetto all'alleat
o tedesco. Le spoglie delle nazioni balcaniche vennero divise tra Germania (Serb
ia, Grecia continentale e isole), Italia (Slovenia e Croazia, dove venne costitu
ito il regime fantoccio di Ante Pavelic, e isole greche), Ungheria e Bulgaria. O
rmai in rotta, il corpo di spedizione inglese riuscì a effettuare una nuova miraco
losa evacuazione via mare dai porti greci (25 aprile). Il nuovo trionfo hitleria
no veniva suggellato (dal 20 al 29 maggio) dalla spettacolare conquista per via
aerea, pur con gravi perdite, dell'isola di Creta (occupata da truppe australian
e e neozelandesi) da parte dei paracadutisti tedeschi.
Nonostante la perdita di tempo causata da queste campagne balcaniche, l'esercito
tedesco era ora al massimo della sua efficienza e pronto al grande attacco gene
rale contro l'Unione Sovietica.
La fatale decisione di Hitler di rompere il Patto di non-aggressione Molotov-Rib
bentrop e di scatenare un attacco generale all'est (manifestata per la prima vol
ta già nel luglio 1940), nasceva naturalmente in primo luogo dalle concezioni ideo
logico-razziali del dittatore delineate già nel Mein Kampf; a questi fondamenti id
eologici si accompagnavano complesse motivazioni strategiche, politiche ed econo
miche (alcune utilizzate da Hitler tatticamente solo per convincere i suoi colla
boratori): 1) sconfiggere anche l'ultima potenza terrestre europea per poi poter
riversare senza timori l'intera potenza della Wehrmacht contro l'Inghilterra; 2
) Sconfiggere l'URSS nel 1941, prima dell'intervento americano (previsto per il
1942); 3) organizzare un'area di sfruttamento economico autosufficiente essenzia
le per condurre una lunga guerra transcontinentale; 4) raggiungere un collegamen
to diretto con l'alleato giapponese; 5) proteggere la Germania (con una guerra p
reventiva) dal prevedibile attacco della potenza bolscevica.
La pianificazione operativa iniziò quasi contemporaneamente all'OKH (il cosiddetto
'piano Marcks', che poneva particolare enfasi all'obiettivo Mosca) e all'OKW (i
contributi del generale von Lossberg, con il progetto di un attacco principale
sulle due ali); le decisioni definitive, pesantemente condizionate dal pensiero
strategico di Hitler (ostile ad una marcia diretta sulla capitale), vennero cris
tallizzate nella famosa Direttiva N. 21 del 18 dicembre 1940 (Fall Barbarossa, i
nizialmente denominato piano Otto): l'attacco sarebbe stato sferrato contemporan
eamente su tutto il fronte, il primo obiettivo sarebbe stata la linea Dvina-Dnie
pr; Mosca sarebbe stata attaccata solo dopo la conquista di Leningrado e dell'Uc
raina, la vittoria era attesa entro quindici settimane.
Contemporaneamente alla organizzazione e alla pianificazione di questa gigantesc
a campagna di guerra, Hitler si impegnò per molti mesi in una estenuante campagna
diplomatica le cui tappe principali furono indubbiamente la firma a Berlino il 2
7 settembre 1940 del Patto Tripartito tra Germania, Italia e Giappone (diretto i
n primo luogo a paralizzare l'aggressività americana in Europa con la minaccia gia
pponese, ma in parte pericoloso implicitamente anche per l'URSS); e la visita di
Molotov nella capitale tedesca (12 novembre 1940) in cui fallirono (di fronte a
lla brutale concretezza eurocentrica del ministro sovietico) i tentativi del dit
tatore di dirottare le mire russe verso mirabolanti prospettive indiane o persia
ne. Convinto dell'impossibilità di un nuovo accordo meramente tattico con Stalin e
della ristrettezza del tempo rimasto a sua disposizione, Hitler prese la sua de
cisione.
La situazione di Stalin stava diventando evidentemente sempre più difficile: il ra
fforzamento militare tedesco all'est proseguiva, le piccole nazioni ai confini d
ell'URSS si alleavano alla Germania, il Giappone era minaccioso in Estremo Orien
te; i rapporti con Inghilterra e USA erano difficili (nonostante i tentativi di
riavvicinamento dell'ambasciatore inglese Stafford Cripps, che viceversa solleci
tarono la sospettosità staliniana). L'URSS era impegnata in una frenetica corsa co
ntro il tempo per ricostruire e riorganizzare le sue forze militari, modernizzar
e i suoi armamenti e le sue tattiche. Stalin, prevedendo la guerra solo per il 1
942, contava di riuscire a completare i suoi preparativi e di poter trattenere H
itler con concessioni economiche e/o diplomatiche; considerando insensato un att
acco tedesco a est con l'Inghilterra ancora in armi all'ovest, sopravvalutava la
prudenza e l'accortezza strategica di Hitler. Il 13 aprile 1941 Stalin mise a s
egno il suo solo successo strategico-diplomatico: firmò con il Giappone il Patto n
ippo-sovietico di non aggressione, di durata quinquennale, con il quale si coprì l
e spalle da un attacco giapponese che, in caso di guerra con la Germania di Hitl
er, avrebbe esposto l'Unione Sovietica alla minaccia di un attacco alle spalle.
Il Giappone, male informato dai tedeschi sui propositi offensivi contro l'URSS (
secondo la volontà di Hitler, desideroso al momento di condurre da solo la guerra
all'est), aveva a sua volta firmato il Patto per proteggersi le spalle in caso d
i una sua avanzata offensiva nel Sud-Est asiatico contro le potenze anglosassoni
.
OPERAZIONE BARBAROSSA
Il 22 giugno la Germania, rompendo il patto di non aggressione del 1939, scatena
va la gigantesca Operazione Barbarossa: Hitler mirava a distruggere l'Unione Sov
ietica in un colpo solo; in pochi mesi la schiacciante potenza della Wehrmacht a
vrebbe dilagato senza freni a est (obiettivo provvisorio la linea Arcangelo-Astr
achan'); nei suoi progetti si sarebbe instaurato il dominio totale germanico, le
popolazioni locali sottomesse, sterminate o deportate, Mosca e Leningrado rase
al suolo, le terre orientali ridotte a terre di colonizzazione e sfruttamento pe
r la razza superiore tedesca. Stalin, nonostante i numerosi avvertimenti diploma
tici e di intelligence ricevuti, venne colto di sorpresa: fino all'ultimo aveva
interpretato i segni di un attacco tedesco come semplici pressioni intimidatorie
di Hitler per costringerlo a trattare da posizioni di debolezza. Quindi le forz
e sovietiche in prima linea non furono tempestivamente allertate (per non rischi
are incidenti con le truppe tedesche) e, lasciate senza ordini precisi, vennero
attaccate di sorpresa dalle schiaccianti forze nemiche. Oltre 3 milioni di solda
ti tedeschi parteciparono all'attacco appoggiati dai contingenti degli stati sat
elliti della Germania (prontamente accorsi alla 'Crociata contro il bolscevismo'
) Romania, Ungheria, Slovacchia, Italia, Finlandia e dalle formazioni volontarie
reclutate nei Paesi Bassi, in Francia, in Scandinavia e in Spagna.
Fin dall'inizio la situazione dei sovietici si rivelò drammatica. I potenti cunei
corazzati tedeschi (quattro gruppi con circa 3500 carri armati) avanzarono subit
o in profondità, progredirono per decine di chilometri nelle retrovie delle truppe
sovietiche rimaste ferme sulle linee di confine e conquistarono d'assalto ponti
sui fiumi più importanti (Dvina, Niemen e Buh Occidentale) e altri punti strategi
ci. Il caos regnava nelle retrovie e nella catena di comando sovietica; le comun
icazioni erano interrotte, le incursioni aeree devastavano i depositi e i centri
di comando, a Mosca né Stalin né lo Stavka percepirono subito la catastrofe che si
profilava. Mentre le prime linee si battevano accanitamente e disordinatamente,
le colonne corazzate tedesche manovravano per richiudere in grandi sacche le for
ze sovietiche. Le ingenti riserve corazzate sovietiche presenti nelle retrovie v
ennero gettate subito allo sbaraglio contro le molto più esperte Panzer-Divisionen
: si scatenarono numerose battaglie d'incontro sia a nord (Raseniai) sia al cent
ro (Alytus), ma i carri armati russi subirono perdite spaventose, impiegati allo
scoperto, confusamente e sotto gli attacchi della Luftwaffe (con un riuscito at
tacco di sorpresa sugli aeroporti russi, l'aviazione tedesca guadagnò subito il do
minio del cielo). A sud le forze corazzate sovietiche si batterono meglio (batta
glia di Brody-Dubno) e misero in difficoltà i panzer del cuneo corazzato tedesco;
ma la superiorità tedesca si impose e anche in questo settore i mezzi corazzati te
deschi, dopo aver inflitto grandi perdite, continuarono ad avanzare. Ai primi di
luglio le grosse riserve corazzate sovietiche erano state malamente impiegate d
al comando sovietico e quindi distrutte quasi completamente. I carri armati tede
schi poterono così proseguire l'avanzata negli stati Baltici, avvicinandosi addiri
ttura a Leningrado, progredire verso itomir e Kiev, chiudere la sacca di Uman e s
oprattutto accerchiare tre armate sovietiche nella gigantesca trappola di Minsk-
Bialystok il 28 giugno (quasi 400.000 perdite).
Il 3 luglio, dopo una eclissi di oltre dieci giorni, Stalin rientrava in campo c
on un celebre discorso radiofonico in cui delineava realisticamente le difficoltà
della situazione e l'entità della minaccia che incombeva sull'URSS e i suoi popoli
. L'intervento del dittatore servì, accompagnato da misure draconiane (secondo i b
en noti metodi staliniani), a rafforzare la disciplina, mobilitare tutte le riso
rse e organizzare nuove armate per ricostituire un fronte difensivo. Infatti, al
la metà di luglio, lo schieramento iniziale sovietico era stato praticamente distr
utto dall'attacco tedesco (oltre un milione di prigionieri solo nel primo mese d
i guerra[31]). I tedeschi, dopo aver rastrellato la sacca di Minsk, procedevano
rapidamente lungo la strada di Mosca. A Smolensk anche il secondo scaglione sovi
etico, frettolosamente organizzato, venne accerchiato (18 luglio); si scatenò una
sanguinosa battaglia, la resistenza sovietica fu aspra e, anche se al costo di g
ravi perdite (350.000 uomini) servì a rallentare e contenere la progressione diret
ta tedesca lungo la strada di Mosca (fine luglio).
Nel frattempo i tedeschi avevano conquistato completamente gli Stati Baltici (ac
colti favorevolmente dalla popolazione) e marciavano su Leningrado; l'intervento
finlandese da nord (1º luglio) aggravò ancora la situazione della ex-capitale. Agli
inizi di agosto la precaria linea difensiva di Luga venne superata; con manovra
aggirante le colonne tedesche (pur duramente contrastate dalle raccogliticce fo
rze sovietiche) raggiunsero il Lago Ladoga a Schlissenburg l'8 settembre, i finl
andesi avevano riconquistato parte della Carelia, Leningrado era totalmente isol
ata. Cominciava la tragedia della grande città, decimata dalla fame e dai bombarda
menti, ma determinata a non arrendersi[33]; durante l'inverno solo la via della
vita sul ghiaccio del Ladoga avrebbe permesso la precaria sopravvivenza dei rest
i della popolazione. A sud, dove i tedeschi erano rafforzati dai contingenti sat
elliti rumeno (che marciò lungo la costa del Mar Nero verso Odessa) e italiano (CS
IR), la resistenza sovietica era più solida, in difesa di Kiev e della linea del D
niepr; quindi, essendo le forze tedesche più deboli, l'avanzata venne rallentata.
Alla fine di luglio Stalin fece mostra di un certo ottimismo, durante i colloqui
con l'inviato di Roosevelt Harry Hopkins[34], esprimendo la sua sicurezza di fe
rmare la guerra lampo tedesca; pur non sconsiderato, l'ottimismo staliniano (bas
ato anche sulla riuscita mobilitazione delle risorse umane e militari sovietiche
e sulla pianificata evacuazione degli impianti industriali negli Urali e in Sib
eria) era certamente prematuro: i tedeschi erano ancora molto potenti, nonostant
e le dure perdite (390.000 uomini al 13 agosto) ed erano in grado di proseguire
l'avanzata verso il cuore della Russia.
In questa fase sorsero contrasti anche nell'Alto Comando tedesco tra Hitler, ost
ile a seguire il miraggio di Mosca e quindi a proseguire direttamente verso la c
apitale, e alcuni generali (Halder e Guderian principalmente) determinati invece
a marciare subito su Mosca sperando anche negli effetti psicologici derivanti d
alla caduta della città. Hitler impose la sua decisione; preoccupato dalle diffico
ltà verificatesi nel settore meridionale architettò una nuova gigantesca manovra acc
erchiante con l'afflusso verso sud di una parte delle forze corazzate del raggru
ppamento centrale. La manovra avrebbe dato origine alla 'micidiale sacca di Kiev
', in cui l'intero concentramento di forze sovietico del settore meridionale ven
ne accerchiato e distrutto con la perdita di oltre 600.000 soldati[31] (24 sette
mbre 1941). La catastrofe, in parte scaturita da alcune decisioni errate di Stal
in (deciso a non cedere Kiev anche per motivi di prestigio) sembrò confermare la c
orrettezza delle decisioni del Führer.
Alla fine di settembre la situazione sembrava decisa a favore dei tedeschi: Leni
ngrado era stretta nel mortale assedio tedesco-finlandese; le difese di Mosca, i
mperniate sulle precarie linee fortificate a est di Smolensk, apparivano vulnera
bili; a sud si apriva il vuoto di fronte alle colonne corazzate tedesche. L'Ucra
ina era completamente conquistata (presa di Char'kov il 24 ottobre), la Crimea e
ra invasa (dal 18 ottobre), i tedeschi si spingevano in direzione di Rostov, por
ta del Caucaso (che sarebbe caduta provvisoriamente il 20 novembre).
LA BATTAGLIA DI MOSCA
Il 2 ottobre, dopo il rafforzamento del raggruppamento centrale tedesco portato
a 1 milione di uomini e 1.700 carri armati, Hitler scatenava l'Operazione Tifone
: una potente offensiva diretta a conquistare Mosca, distruggere le forze soviet
iche a difesa della capitale e concludere vittoriosamente la guerra all'Est prim
a dell'arrivo dell'inverno. Nonostante le gravi perdite già subite dai tedeschi (5
51.000 perdite totali alla data del 30 settembre) il Führer e l'alto comando tedes
co mantenevano la piena fiducia di vincere questa ultima grande battaglia contro
le superstiti forze sovietiche, che avevano subito perdite enormi di uomini (ol
tre 2,7 milioni di perdite, secondo le stesse fonti sovietiche) ed equipaggiamen
ti. L'inizio dell'Operazione Tifone sembrò confermare l'ottimismo tedesco: i cunei
corazzati penetrarono subito le cinture difensive sovietiche (malamente schiera
te e organizzate) e progredirono con grande velocità chiudendo due nuove gigantesc
he sacche di accerchiamento a Brjansk e Vjazma (7 ottobre); un'altra colonna di
panzer entrò di sorpresa a Orël (2 ottobre). La situazione dei russi si aggravò rapida
mente: le forze poste a difesa di Mosca erano accerchiate (queste truppe si batt
erono coraggiosamente fino alla fine del mese, ma subirono perdite molto pesanti
, almeno 500.000 uomini), i carri armati tedeschi avanzavano sulla capitale dire
ttamente dalla strada maestra di Smolensk, da nord passando per Kaluga (occupata
il 12 ottobre) e anche da sud. Stalin per la prima volta mostrò segni di disperaz
ione; il 14 ottobre esplose il panico a Mosca, mentre il corpo diplomatico e il
governo si trasferivano a Kujby ev. Il momento di scoramento del dittatore sovieti
co fu breve; decise quindi di rimanere personalmente nella capitale e organizzar
e la difesa di Mosca richiamando dal fronte di Leningrado l'abile generale Georg
ij ukov e, soprattutto, schierando numerose divisioni siberiane ben equipaggiate
provenienti dall'Estremo Oriente (a questo punto Stalin, anche grazie alle notiz
ie fornite dalla spia Richard Sorge, si convinse che il Giappone non avrebbe att
accato l'URSS alle spalle[40]). L'intervento di queste truppe scelte, l'energia
dispiegata da Stalin e ukov e anche l'arrivo sul campo di battaglia del periodo d
el fango che intralciò enormemente la progressione delle colonne tedesche, concors
ero a fermare la marcia sulla capitale (fine ottobre).
Ma i tedeschi non rinunciarono e, dopo aver atteso che i primi geli solidificass
ero il terreno, ripresero ancora l'attacco, nonostante l'approssimarsi dell'inve
rno russo a cui erano totalmente impreparati (per decisione di Hitler l'equipagg
iamento invernale era stato escluso ottimisticamente dalle dotazioni delle trupp
e combattenti). Anche quest'ultimo tentativo tedesco (iniziato il 16 novembre),
nonostante qualche successo (alcuni reparti tedeschi giunsero in vista della per
iferia della capitale sovietica il 4 dicembre), sarebbe fallito di fronte alla s
olida resistenza sovietica e al progressivo peggioramento del clima.
Stalin e ukov disponevano ancora di forze di riserva efficienti e ben equipaggiat
e per l'inverno, con cui sferrarono a partire dal 5 dicembre un improvviso contr
attacco sia a nord di Mosca che a sud della capitale contro le punte avanzate te
desche ormai bloccate anche dall'arrivo del gelo. Il colpo cadde totalmente inas
pettato sulle truppe tedesche ormai esauste; in mezzo alle intemperie invernali
i russi passarono all'offensiva, liberarono molte importanti città intorno a Mosca
, e rigettarono i tedeschi a oltre 100 km dalla capitale; la Wehrmacht subì la sua
prima pesante sconfitta della guerra; ci furono crolli del morale tra le truppe
e i generali tedeschi; enormi quantità di equipaggiamento furono persi. L'Operazi
one Barbarossa si concludeva alla fine dell'anno con un fallimento; l'URSS, nono
stante le enormi perdite (4,3 milioni di perdite totali nel 1941, non era crolla
ta e era passata al contrattacco, i tedeschi erano costretti a combattere una du
ra battaglia difensiva invernale, la situazione geostrategica complessiva cambia
va a sfavore della Wehrmacht (molto indebolita: 831.000 perdite al 31 dicembre;
quasi un quarto dei suoi effettivi). Per Hitler, forse già presago della futura sc
onfitta ma tenacemente deciso a continuare la guerra su tutti i fronti (organizzò
personalmente la difesa ad oltranza sul fronte orientale per evitare una ritirat
a incontrollabile dell'Esercito tedesco), il futuro diventava oscuro.
MEDITERRANEO E AFRICA
Per la Royal Navy la situazione nel Mediterraneo si fece difficile. Nonostante l
a brillante vittoria contro gli italiani presso Matapan (27 marzo), la Mediterra
nean Fleet subì pesanti perdite durante le operazioni per l'evacuazione della Grec
ia. In autunno il sottomarino tedesco U311 colò a picco la corazzata Barham, e in
dicembre andarono perdute anche la Valiant e la Queen Elizabeth, ad opera dei me
zzi d'assalto della marina italiana. Nel corso dello stesso anno la Mediterranea
n Fleet aveva perduto la portaerei Ark Royal, l'incrociatore pesante York, gli i
ncrociatori Gloucester, Calcutta, Neptune, Fiji e numerosi cacciatorpediniere e
unità minori. Gravi danni aveva subito anche la corazzata Nelson, silurata da aere
i italiani, e le portaerei Illustrious e Formidable, gravemente danneggiate da b
ombardieri tedeschi. Le difficoltà create dalle pesanti perdite non impedirono all
a flotta britannica di infliggere a sua volta gravi danni al traffico di riforni
menti tra Italia e Libia. Per quanto duramente provata dai bombardamenti aerei,
la piazzaforte di Malta rimase una pericolosa spina nel fianco dei rifornimenti
italo-tedeschi.
Le truppe presenti in Africa orientale, dopo i primi, effimeri successi (conquis
ta di Cassala e occupazione della Somalia britannica), furono presto isolate. Ne
lla primavera la maggior parte dell'Africa Orientale Italiana fu occupata dalle
truppe britanniche. L'ultima piazzaforte italiana a cadere in mano inglese fu Go
ndar, dopo strenua difesa da parte del colonnello Guglielmo Nasi (27 novembre 19
41 Battaglia di Gondar).
1942
CONTROFFENSIVA INVERNALE SOVIETICA
L'anno iniziò sul gigantesco fronte orientale con le nuove offensive sovietiche in
vernali ordinate da Stalin (convinto della possibilità di un crollo 'napoleonico'
dell'esercito tedesco e quindi desideroso di non dare respiro all'invasore) in t
utte le direzioni: dopo la vittoriosa battaglia di Mosca, l'Armata Rossa proseguì
la sua avanzata, in mezzo alle intemperie dell'inverno russo e a costo di terrib
ili perdite, soprattutto nella regione a ovest della capitale. I tedeschi si tro
varono spesso in drammatiche difficoltà, persero ancora parecchio terreno, ma non
crollarono (in parte per l'ordine di Hitler di resistenza sul posto ed anche per
aver mantenuto la loro coesione e combattività). Leningrado rimase bloccata, R ev e
Vjaz'ma divennero capisaldi sulla via di Mosca, la linea del Donec venne manten
uta; le due sacche di Demjansk e Cholm vennero tenacemente difese dalle truppe t
edesche accerchiate che, rifornite per via aerea, resistettero fino a primavera
(quando vennero liberate dalle colonne di soccorso).
OPERAZIONE BLU
A costo di gravi perdite, con oltre 1 milione di soldati morti o feriti dal 22 g
iugno 1941 al 30 marzo 1942[47], la Wehrmacht riuscì a fermare la prima controffen
siva dell'Armata Rossa, altrettanto provata: 1,5 milioni di perdite. Hitler, con
sapevole del fatto che il tempo lavorasse contro di lui (dopo l'entrata in guerr
a della potenza nordamericana) e erroneamente convinto che i russi dopo la loro
sanguinosa offensiva invernale avessero definitivamente esaurito le loro forze,
impose una nuova offensiva concentrata nel solo settore meridionale dell'immenso
fronte orientale allo scopo di schiacciare le forze residue sovietiche e di con
seguire quegli obiettivi strategico-economici (il bacino del Donbass, la regione
del Volga, il petrolio del Caucaso, il grano del Kuban) ritenuti essenziali per
proseguire una lunga guerra aeronavale contro le potenze anglosassoni. Dopo alc
uni contrasti a livello dell'Alto comando tedesco tra alcuni generali, favorevol
i ad un nuovo attacco diretto su Mosca o addirittura ad un mantenimento della di
fensiva, e Hitler, deciso a concludere a tutti i costi la guerra all'est entro i
l 1942, l'Operazione Blu veniva definitivamente stabilita (Direttiva 41 del 5 ap
rile).
Il 28 giugno 1942 la Wehrmacht ripartiva all'offensiva, puntando verso Sud-Est.
Dopo alcune rilevanti vittorie tedesche preliminari, quali la conquista della Cr
imea e del grande porto di Sebastopoli (già assediati da diverse settimane), e la
Seconda battaglia di Kharkov, che frustrò i tentativi di attacco sovietici, inizia
va la spinta decisiva in direzione del fiume Don, del fiume Volga e contemporane
amente anche del Caucaso. La Wehrmacht, favorita anche da contrasti nelle alte s
fere sovietiche sulle strategie da seguire, a seguito degli errori commessi da S
talin e dai suoi Generali in primavera, per alcuni mesi sembrò nuovamente trionfan
te e vicina alla vittoria definitiva: l'Armata Rossa batteva in ritirata in diso
rdine; sempre nuovi territori venivano conquistati; e con la presa di Rostov (23
luglio), si erano aperte le porte del Caucaso. Hitler, convinto che ormai il cr
ollo sovietico fosse imminente, impose di accelerare i tempi, con una avanzata c
ontemporanea sia verso il Volga e il grande centro industriale di Stalingrado, s
ia verso il Caucaso e i pozzi di petrolio di Groznyj e Baku.
LA BATTAGLIA DI STALINGRADO
Per Stalin era un momento drammatico: la città che portava il suo nome era minacci
ata, l'esercito sembrava scoraggiato, i tedeschi invincibili, gli alleati anglos
assoni sembravano osservare la situazione: nessun Secondo Fronte in Europa nel 1
942 (nonostante i progetti di Marshall e Eisenhower per intervenire subito in Fr
ancia per alleggerire la pressione sui Russi, Churchill, sempre timoroso dei ted
eschi e forse desideroso di un dissanguamento reciproco russo-tedesco, ebbe part
ita vinta con Roosevelt e impose l'abbandono dei piani americani e l'adozione de
l piano di sbarco in Nord Africa).
Il 28 luglio Stalin emanava il suo famoso ordine del giorno Non un passo indietr
o: era l'inizio della ripresa militare, organizzativa e morale dell'Armata Rossa
; fin dal 17 luglio era cominciata la terribile battaglia di Stalingrado. Il 23
agosto i tedeschi raggiungevano il Volga ma la resistenza sovietica fu subito du
rissima, Stalin mobilitò tutte le risorse, nella città (disperatamente difesa dalla
62ª Armata del generale Vasilij Cujkov) infuriò per due mesi una tremenda battaglia
stradale che dissanguò la potente VI Armata tedesca del generale Friedrich Paulus.
Contemporaneamente anche nel Caucaso l'avanzata tedesca rallentava (nonostante
alcuni spettacolari successi propagandistici tedeschi come la scalata del monte
Elbrus in agosto) e finiva per fermarsi alle porte di Groznij e di Tblisi e Tuap
se, sfiancata dalle prime intemperie, dalle difficoltà del terreno e dalla tenace
difesa sovietica.
A metà novembre i tedeschi erano avvinghiati in un sanguinoso massacro a Stalingra
do, bloccati definitivamente nel Caucaso, ridotti alla difensiva su tutto il res
to del fronte Orientale. Il fronte dell'asse si estendeva pericolosamente su qua
si 3.000 km, con i due raggruppamenti più potenti bloccati a Stalingrado e nel Cau
caso. Il pericolo principale risiedeva nel lungo fianco settentrionale sul Don;
ma Hitler impose di mantenere le posizioni raggiunte (del resto anche molti gene
rali tedeschi ritenevano l'Armata Rossa ormai sfiancata e incapace di offensive
strategiche). Viceversa Stalin e i suoi Generali Aleksandr Vasilevskij e ukov già d
al settembre avevano iniziato ad organizzare gigantesche controffensive, previst
e per il tardo autunno e l'inverno per ottenere una vittoria decisiva e rovescia
re completamente l'equilibrio strategico sul fronte orientale]. Erano le famose
offensive "planetarie" dell'Armata Rossa (denominate con nomi di pianeti, per so
ttolineare il massiccio numero di forze impiegate).
Il 19 novembre 1942 si scatenava l'Operazione Urano: in cinque giorni i corpi me
ccanizzati sovietici travolgevano le difese tedesco-rumene sul Don, sbaragliavan
o le modeste riserve corazzate tedesche e si congiungevano a Kalac (23 novembre)
, accerchiando completamente la VI Armata bloccata a Stalingrado (quasi 300.000
uomini). Mentre falliva l'Operazione Marte sulla direttrice di Mosca, a metà dicem
bre Stalin sferrava il nuovo attacco sul Don (Operazione Piccolo Saturno), mentr
e i tedeschi tentavano disperatamente di venire in soccorso delle truppe rimaste
accerchiate a Stalingrado anche per ordine di Hitler (testardamente risoluto a
tenere le posizioni sul posto fino all'ultimo). La catastrofe colpì in pieno anche
le truppe italiane del corpo di spedizione in Russia (impiegato fin dal 1941 co
me CSIR e rinforzato nel 1942 come VIII Armata o ARMIR), schierate a difesa del
Medio Don con mezzi e equipaggiamenti totalmente inadeguati. Dal 19 dicembre la
rotta degli italiani, inseguiti nella neve dalle colonne corazzate sovietiche, s
i trasformò in tragedia (quasi 100.000 perdite). Alla fine dell'anno la situazione
dell'Asse sul fronte orientale era quasi disperata: l'armata tedesca bloccata a
Stalingrado accerchiata, isolata, affamata e ormai senza più speranze, le truppe
satelliti rumene e italiane in rotta, l'esercito tedesco nel Caucaso in piena ri
tirata (dal 30 dicembre) per evitare un nuovo accerchiamento, i russi inarrestab
ili (l'Asse perse circa 1 milione di uomini[ tra il novembre 1942 e il 2 febbrai
o 1943, data della resa definitiva a Stalingrado).
IL PROBLEMA DEL SECONDO FRONTE E L'INCURSIONE DI DIEPPE
Il problema di un Secondo Fronte in Europa occidentale che attirasse e logorasse
una parte della Wehrmacht (impegnata quasi completamente a est) e alleviasse la
pressione tedesca sui russi era sorto praticamente fin dalla prima lettera di S
talin a Churchill del 18 luglio 1941 (in risposta alla missiva del Primo Ministr
o inglese del 7 luglio). Le richieste di Stalin, riguardo un impegno immediato i
nglese in forze sul continente, erano irrealistiche: in primo luogo a causa dell
a debolezza dell'esercito inglese (reduce dalle disfatte in Francia, Norvegia, G
recia e Creta) ed inoltre perché il piano di guerra di Churchill del 1941 (prima d
ell'entrata in guerra degli Stati Uniti) era completamente differente. Esso part
iva dalla convinzione (presente soprattutto nell'establishment militare) di un r
apido crollo dell'URSS e si fondava su: potenziamento massimo dei rifornimenti d
i armi dagli USA (secondo la Legge Lend-Lease Affitti e Prestiti del 11 marzo 19
41), continuo incremento dei bombardamenti strategici terroristici del Bomber Co
mmand per scuotere il morale dei civili tedeschi e distruggere l'industria belli
ca del Reich, organizzazione di piccole operazioni periferiche dirette a logorar
e il nemico e a provocare il crollo dei suoi alleati (secondo il vecchio schema
adottato dagli inglesi contro Napoleone nella guerra d'indipendenza spagnola). E
rano quindi state pianificate le operazioni: Crusader (in Cirenaica), Acrobat (T
ripolitania), Gymnast (Nord Africa francese), Jupiter (Norvegia) e Whipcord (Sic
ilia).
Due eventi capitali verificatesi alla fine del 1941 cambiarono radicalmente la s
ituazione: Stalin e l'Armata Rossa riuscirono a fermare l'avanzata tedesca e pas
sarono al contrattacco dal 5 dicembre (con conseguente necessità per l'Esercito te
desco di rimanere in gran parte sul fronte est) e dal 7 dicembre gli Stati Uniti
entrarono in guerra.
Nel gennaio del 1942 Churchill e Roosevelt si incontrarono in America: l'accordo
fu immediato sul concetto del Germany first (sconfiggere prima la Germania e po
i occuparsi del Giappone), ma nel campo della pianificazione operativa sorsero a
mpi contrasti tra inglesi (desiderosi di non correre rischi e di coinvolgere gli
USA in Africa - piano 'Super-Gymnast') e gli americani. Nell'aprile 1942 Marsha
ll inviò in Europa Eisenhower e Clark che subito pianificarono operazioni per un r
ientro in forze sul continente fin dal 1942, per alleviare i russi di nuovo sott
o pressione (piano 'Sledgehammer'), e poi nel 1943 con offensive in grande stile
(piano 'Round-up').
Durante il viaggio di Molotov a Washington (maggio) Roosevelt diede precise assi
curazioni positive in questo senso (forse anche per evitare impegni politico-ter
ritoriali precisi), ma Churchill e gli strateghi inglesi riuscirono, negli incon
tri del 18-20 luglio 1942, a imporre l'abbandono di questi progetti americani (a
nche a causa della disfatta di Tobruk in Africa e delle nuove ritirate sovietich
e) e a stabilire come unico impegno positivo angloamericano per 1942 il piano 'T
orch'-ex Super-Gymnast (sbarco nel Nord Africa francese).
Tuttavia l'ipotesi di aprire un "Secondo Fronte" che minacciasse direttamente la
Germania, magari partendo da un'invasione della Francia occupata dai tedeschi,
non poteva essere del tutto trascurata. A tal proposito, i dubbi strategici e lo
gistici dei generali Alleati risiedevano, soprattutto, nel cercare di capire se
fosse possibile occupare un porto marittimo francese sul Canale della Manica, da
utilizzare sia come punto di lancio per un'invasione su vasta scala, sia come p
unto di approdo sicuro per i rifornimenti alle truppe impegnate nell'invasione.
Gli Alleati concordarono nell'effettuare un esperimento, per sondare la capacità d
i reazione della Wehrmacht: avrebbero tentato l'invasione del porto di Dieppe, s
ulla costa francese. Le truppe alleate avrebbero dovuto conquistarlo il più rapida
mente possibile; quindi avrebbero tentato di mantenerlo occupato e controllato p
er almeno 48 ore; dopo di che sarebbero state evacuate. Se la Wehrmacht avesse d
imostrato incapacità a reagire efficacemente, la futura ipotetica invasione della
Francia avrebbe potuto iniziare da un porto.
Il 18 agosto fu messo in azione il Piano Jubilee a Dieppe, che però si risolse in
un completo disastro. Non solo le truppe sbarcate (principalmente canadesi) non
riuscirono ad occupare il porto, ma furono in gran parte distrutte dalle truppe
tedesche in difesa (soltanto una minoranza di soldati alleati riuscì ad essere eva
cuata dal campo di battaglia) e la battaglia aerea sopra le spiagge terminò con un
a netta vittoria della Luftwaffe. Pertanto i Generali alleati ebbero la conferma
che non sarebbe stato possibile invadere la Francia attaccando direttamente un
porto marittimo; ma sarebbe stato necessario inventare nuove soluzioni tattiche,
che sarebbero state poi impiegate nello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944.
Per contro, il fallimento alleato a Dieppe mise comunque in allarme Hitler, che
diede ordine di iniziare la costruzione di un imponente Vallo Occidentale o Vall
o Atlantico, una lunghissima catena di fortificazioni difensive che, teoricament
e, si sarebbe dovuta estendere sulle coste di tutto il Nord Europa occupato dai
tedeschi: dalle coste della Norvegia alle coste meridionali francesi sino ai con
fini con la Spagna, creando così una Fortezza Europa. Da questo punto di vista, la
sanguinosa incursione alleata su Dieppe risultò un discreto successo "indiretto",
in quanto la conseguente decisione di Hitler, di costruire una quantità impressio
nante di fortificazioni ad Ovest, comportò il dispendio di enormi quantità di risors
e industriali, quali ad esempio l'acciaio, che altrimenti l'industria bellica te
desca avrebbe potuto impiegare per produrre più carri armati e cannoni, da destina
re al Fronte Orientale.
Poco prima, durante il suo soggiorno a Mosca (12-17 agosto 1942), Churchill avev
a illustrato ad un furibondo Stalin le motivazioni delle nuove decisioni alleate
: l'URSS sarebbe rimasta da sola a combattere il Terzo Reich sul continente alme
no per un altro anno, mentre gli Alleati avrebbero preso la strada per l'Africa,
in attesa di un ulteriore logoramento tedesco all'Est, nonché in attesa della cos
tituzione di adeguate forze americane in Inghilterra, per un ipotetico attacco i
n forze in Francia nel 1943 o più probabilmente nel 1944.
1943
LA CONTROFFENSIVA TEDESCA A EST
Il 2 febbraio 1943, i miseri resti della VI Armata tedesca si arresero a Staling
rado. Mentre si consumava il drammatico finale della interminabile battaglia, St
alin e il Comando supremo ampliarono ancora le dimensioni e gli scopi dell'offen
siva invernale sovietica. Coscienti delle enormi perdite inflitte alle truppe de
ll'Asse (quasi 70 divisioni distrutte - almeno 30 tedesche, 18 rumene, 10 italia
ne e 10 ungheresi) e di fronte ai segni di ritirata generale dei tedeschi (il 30
dicembre era iniziato il ripiegamento dal Caucaso e il 12 gennaio era cominciat
a con un travolgente successo l'offensiva sul medio Don contro le truppe unghere
si e il Corpo Alpino italiano) i comandi sovietici sperarono di respingere il ne
mico, prima del disgelo di primavera, almeno fino al Dniepr e alla Desna e anche
di farlo crollare definitivamente. Le vittorie sovietiche, in effetti, si succe
dettero: sul Medio Don le colonne corazzate sovietiche procedevano verso Kursk e
Kharkov, il Caucaso venne progressivamente liberato, Rostov tornò in mano russe i
l 14 febbraio, il 30 gennaio cominciarono due nuove operazioni (Operazione Galop
po e Operazione Stella) dirette verso il Dniepr e il mar d'Azov e il 16 febbraio
cadde anche Kharkov dopo una dura battaglia contro alcuni reparti scelti tedesc
hi.
Stalin e lo Stavka organizzarono contemporaneamente altre offensive sul fronte d
i Leningrado, che venne parzialmente sbloccata il 18 gennaio, sul fronte di Rzev
-Vjazma, dove i tedeschi ripiegarono ordinatamente ai primi di marzo e anche sul
fronte di Orël e Smolensk. Ma ormai anche i sovietici erano esauriti dopo tre mes
i di offensive ed estenuanti inseguimenti: i reparti erano stanchi e le carenze
logistiche si aggravavano. I comandi e lo stesso Stalin sottovalutarono le diffi
coltà e i pericoli. I tedeschi, dopo un momento di sbandamento, mantennero la loro
efficienza combattiva e con l'afflusso di forti reparti corazzati provenienti d
alla Francia, organizzarono una grossa controffensiva per tagliare fuori le punt
e avanzate sovietiche e ristabilire finalmente la situazione su tutto il Fronte
Orientale.
Dopo alcuni duri contrasti sulla condotta operativa tra l'impaziente Hitler e l'
abile feldmaresciallo von Manstein, comandante sul campo, a partire dal 19 febbr
aio le Panzerdivisionen tedesche sferrarono il loro contrattacco: i sovietici fu
rono colti di sorpresa (era convinzione generale che i tedeschi avrebbero contin
uato la loro ritirata almeno fino al Dniepr) e in parte sbaragliati. Tutte le co
lonne di testa vennero messe in grave difficoltà e cominciarono precipitosamente a
ripiegare. I tedeschi riguadagnarono la linea del Donec e del Mius, a marzo ric
onquistarono anche Kharkov, prendendosi una sanguinosa rivincita (Terza battagli
a di Kharkov). Anche i tentativi sovietici verso Orël e Smolensk vennero respinti.
A metà marzo con l'arrivo della rasputizsa (disgelo primaverile) le operazioni si
fermarono e il fronte si stabilizzò momentaneamente.
LA BATTAGLIA DI KURK E L'AVANZATA GENERALE SOVIETICA
.
Nella primavera del 1943, la nuova linea del Fronte presentava nel settore centr
ale un grosso saliente sovietico profondamente spinto verso ovest, presso Kursk:
situazione potenzialmente pericolosa e favorevole ad un nuovo attacco tedesco a
tenaglia. Tuttavia Hitler, scosso dalla catastrofe di Stalingrado e dalle sconf
itte subite in Africa Settentrionale dall'Afrika Korps, con conseguente ulterior
e indebolimento dell'alleato italiano, mostrò per una volta indecisione nella pian
ificazione strategica. Timoroso di un nuovo fallimento, e di fronte ai pareri am
piamente divergenti dei suoi generali, Hitler decise successivi rinvii della pre
vista offensiva a tenaglia, per dare tempo all'industria bellica tedesca di forn
ire alla Wehrmacht un grande numero di carri armati, tra i quali i nuovi Panther
e Tiger dai quali si aspettava risultati decisivi.
Il ritardo tedesco nello scatenare l'offensiva fornì ai sovietici l'opportunità di r
afforzare e fortificare il Saliente di Kursk. Anche Stalin stava pianificando nu
ove offensive, per liberare il territorio sovietico ancora occupato, ma di front
e ai giganteschi preparativi tedeschi decise, su consiglio anche dei suoi Genera
li, di mantenersi in un primo tempo sulla difensiva, per poi passare in un secon
do momento ad una controffensiva generale. L'Armata Rossa ebbe tutto il tempo di
prepararsi allo scontro. Il Saliente di Kursk fu riempito di mine anticarro e c
annoni anticarro sovietici; trasformandosi da potenziale punto debole del Fronte
sovietico in autentica trappola per la Wehrmacht.
Il 5 luglio i tedeschi iniziavano l'Operazione Cittadella per schiacciare il sal
iente di Kursk: furono otto giorni di battaglia durissimi tra i panzer tedeschi
e le difese anticarro e i carri armati sovietici. Il 12 luglio i tedeschi, dopo
aver subito grosse perdite, non erano ormai più in grado di insistere nell'attacco
. La gigantesca mischia corazzata di Prokhorovka suggelò la sconfitta tedesca, pro
prio mentre nello stesso momento, secondo i progetti di Stalin, i sovietici pass
avano a loro volta all'attacco nella regione di Orël e sul Mius. I tedeschi, avend
o perso circa il 60% delle forze corazzate disponibili sul fronte orientale, dov
ettero rinunciare definitivamente all'iniziativa ad Est: cominciava ora per loro
una lunga e sanguinosa ritirata.
L'offensiva di Stalin si sviluppò progressivamente su tutti i settori principali d
ell'immenso fronte orientale: fin dal 12 luglio era cominciata la battaglia di O
rël, il 3 agosto i sovietici passarono all'attacco, dopo aver ricostituito con gra
nde rapidità grosse forze corazzate offensive (nonostante le pesanti perdite di Ku
rsk) anche nel settore di Belgorod. La battaglia fu sempre durissima: i tedeschi
non ripiegarono senza combattere e, al contrario, organizzarono continui rispie
gamenti delle loro esperte Panzerdivision per rafforzare le difese e effettuare
aspri contrattacchi. Ma l'avanzata sovietica fu inesorabile anche se duramente c
ontrastata: il 5 agosto veniva liberata Orël, il 23 finiva con la vittoria russa l
a Quarta battaglia di Kharkov, dopo nuovi furiosi scontri di carri armati; ai pr
imi di settembre crollava anche il fronte sul Mius (presa di Taganrog e Stalino)
. A questo punto Hitler accolse, pur con riluttanza, la proposta del feldmaresci
allo Erich von Manstein di un ripiegamento strategico fino alla linea del Dniepr
(l'ipotizzato Ostwall), poiché le perdite tedesche erano state ingenti, le riserv
e corazzate erano esaurite e i russi apparivano nettamente superiori.
Cominciò così la grande battaglia per il Dniepr: le truppe sovietiche, energicamente
spronate da Stalin, inseguirono subito l'esercito tedesco in ritirata che tenta
va di attestarsi saldamente sul grande fiume. Il progetto tedesco fallì: i sovieti
ci costituirono rapidamente numerose teste di ponte da cui partire per liberare
anche l'Ucraina occidentale; l'obiettivo più importante era Kiev, che venne libera
ta il 6 novembre dopo un'audace manovra aggirante delle truppe corazzate sovieti
che. Anche più a sud i sovietici si attestarono sulla riva occidentale del Dniepr
e liberarono progressivamente (dopo duri scontri) i grandi centri di Dnepropetro
vsk, Zaporoze, Kremencug. Infine anche a nord, nella regione centrale, l'Armata
Rossa passò all'offensiva e, nonostante la resistenza tedesca e le difficoltà del te
rreno, liberò anche Brjansk (17 settembre) e Smolensk (25 settembre).
Tuttavia i tedeschi, pur fortemente indeboliti, mantennero ancora il possesso de
lla Crimea, degli importanti centri minerari di Krivoj Rog e Nikopol e sferraron
o anche una nuova controffensiva (con l'afflusso di rinforzi dall'ovest e dall'I
talia) che mise in grosse difficoltà le truppe sovietiche che avanzavano dopo la l
iberazione di Kiev, (controffensiva di Zhitomir: novembre-dicembre 1943). Nonost
ante questi rovesci locali e le gravi perdite (oltre 1 milione di morti solo nel
secondo semestre del 1943), Stalin e l'Armata Rossa conclusero il 1943 con pien
o successo: l'esercito tedesco era stato gravemente danneggiato (1.400.000 morti
, feriti o dispersi tra luglio e dicembre) ed era ora inferiore numericamente e
tecnicamente, gran parte delle regioni occupate erano state liberate, l'offensiv
a invernale, già in preparazione, prometteva nuovi successi, l'intervento in forze
sul continente degli anglosassoni era imminente.
IL FRONTE MEDITERRANEO E LA CAMPAGNA D'ITALIA
Al disastro tedesco di Stalingrado ne seguì un altro in Tunisia, con la perdita de
ll'ultimo caposaldo dell'Asse in Nordafrica e la cattura di circa 200.000 soldat
i tedeschi e italiani (maggio 1943). Subito dopo gli Alleati usarono il Nordafri
ca come trampolino di lancio per l'invasione della Sicilia, l'Operazione Husky (
luglio 1943). In realtà le decisioni definitive alleate riguardo alla pianificazio
ne operativa avevano scatenato nuovi duri contrasti tra gli americani, desideros
i di un pronto ritorno in forze in Europa (Operazione Round-Up per un attacco in
Francia nel 1943, che poi sarebbe diventata l'operazione Overlord del 1944) e g
li inglesi, più timorosi della potenza tedesca e quindi favorevoli ad un rinvio (i
n attesa di un ulteriore dissanguamento tedesco all'est) e alla esecuzione di op
erazioni marginali nel Mediterraneo, nei Balcani, nell'Egeo (il ventre molle del
l'Europa secondo Churchill). Le decisioni della Conferenza di Casablanca portaro
no allo sbarco in Sicilia (10 luglio 1943), anche nella speranza di provocare un
crollo del regime fascista già fortemente indebolito. Le rapida dissoluzione dell
e difese italiane in Sicilia provocò una svolta decisiva in Italia: il 25 luglio M
ussolini venne destituito dal re Vittorio Emanuele III e sostituito con il mares
ciallo Pietro Badoglio; il ventennale regime fascista si dissolse in pochissime
ore senza opporre resistenza. Hitler, furibondo, previde la possibile resa dell'
Italia e organizzò rapidamente le truppe e i piani per fare fronte alla defezione,
liberare Mussolini e organizzare un fronte difensivo tedesco in Italia per rall
entare la progressione alleata da sud e proteggere le frontiere meridionali del
Reich.
Dopo confuse manovre diplomatiche Badoglio e il re decisero di accettare l'Armis
tizio imposto dagli Alleati: l'Italia si arrese, firmando l'armistizio il 3 sett
embre, reso poi pubblico l'8 settembre, ma le truppe tedesche si mossero con gra
nde velocità e risolutezza e riuscirono, anche a causa del completo crollo militar
e e politico della struttura statale italiana, a disarmare l'esercito italiano (
oltre 600.000 soldati italiani furono catturati e deportati in Germania), occupa
rono Roma e affrontarono anche con abilità l'invasione alleata della penisola. Lo
sbarco di Salerno (8 settembre 1943) venne quindi fortemente contrastato delle t
ruppe tedesche del feldmaresciallo Albert Kesselring; dopo aver rallentato l'ava
nzata angloamericana, i tedeschi ripiegarono metodicamente, infliggendo dure per
dite, sulle varie linee difensive stabilite sugli Appennini Meridionali. Alla fi
ne dell'anno le intemperie invernali e l'abile condotta dell'esercito tedesco co
ndussero alla definitiva stabilizzazione del fronte sulla cosiddetta Linea Gusta
v, imperniata sulle difese di Cassino. L'avanzata era, almeno per il momento, fi
nita. Nel frattempo, nell'Italia occupata dai tedeschi, Hitler (dopo la liberazi
one di Mussolini il 12 settembre) organizzò un governo fascista fantoccio (Repubbl
ica di Salò) con il redivivo Duce alla sua testa: il duro comportamento delle trup
pe e delle autorità tedesche (e di quelle fasciste) nell'Italia occupata favorì l'in
izio dei primi fenomeni di resistenza contro l'occupante. La situazione dell'Ita
lia divenne tragica: trasformata in campo di battaglia, era occupata dai tedesch
i a nord e dagli alleati a sud, preda dei bombardamenti e ridotta in miseria.
1944
L'OFFENSIVA INVERNALE SOVIETICA
Fin dal 24 dicembre, dopo la breve pausa imposta dalla controffensiva tedesca di
Zhitomir, l'Armata Rossa riprese la sua offensiva nel settore meridionale del f
ronte orientale. Nonostante il peggioramento delle condizioni climatiche, i sovi
etici (partendo dalla loro grande testa di ponte di Kiev) progredirono nell'Ucra
ina occidentale nel tentativo di schiacciare le forze tedesche contro la costa d
el Mar Nero. La resistenza tedesca, ancora una volta basata sulle forze corazzat
e, riuscì a frenare l'avanzata, ma le truppe che Hitler aveva ostinatamente lascia
to nella testa di ponte sul Dniepr di Kanev, vennero accerchiate e distrutte dop
o una nuova terribile battaglia invernale (battaglia della sacca di Korsun-Sevce
nkovskij, terminata il 18 febbraio con quasi 50.000 perdite tedesche).
Questo nuovo disastro tedesco facilitò la successiva avanzata generale di tutto lo
schieramento meridionale sovietico: a sud vennero liberate Krivoj Rog (22 febbr
aio) e Nikopol (8 febbraio) e rimase isolato il raggruppamento tedesco in Crimea
; il maresciallo Konev iniziò la sua celebre marcia nel fango e a dispetto delle i
ntemperie liberò di sorpresa Uman e proseguì a valanga superando in successione il B
uh Meridionale, il Dniestr e il Prut. Il maresciallo Zhukov manovrò in profondità ve
rso Cernovitsy e i Balcani. A Kamenetzk-Podolsk i carri armati dei due marescial
li riuscirono a chiudere in una sacca una intera armata tedesca (28 marzo); semb
rò giunta la catastrofe finale dei tedeschi a sud; ma l'armata accerchiata riuscì co
n una ritirata di centinaia di chilometri, aiutata da un nuovo efficace contratt
acco di truppe corazzate tedesche affluite dall'ovest al comando del generale Mo
del (che aveva sostituito von Manstein), a uscire dalla sacca e a porsi in salvo
(4 aprile). In questo modo i tedeschi riuscirono ad evitare il crollo ma tutta
l'Ucraina era ormai stata persa e i sovietici erano penetrati in Romania (dopo a
ver liberato Odessa) e in Polonia orientale. Anche a Nord i sovietici riuscirono
finalmente a rompere in modo definitivo la presa tedesca su Leningrado il 26 ge
nnaio (dopo un terribile assedio di 900 giorni) e a progredire, con grosse diffi
coltà e gravi perdite, verso i Paesi Baltici fino a raggiungere la linea Pskov-Nar
va (per il momento saldamente tenuta dai tedeschi). Alla vigilia di Overlord, ai
Russi rimanevano da liberare solo la Bielorussia e gli Stati Baltici; a costo d
i incredibili sacrifici e spaventose perdite (oltre 700.000 morti da gennaio a g
iugno), l'esercito tedesco era stato dissanguato (quasi 1 milione di perdite del
l'Asse durante l'inverno 1943-44), Stalin poteva ora guardare con fiducia ai suo
i vasti progetti geostrategici di riorganizzazione della carta europea.
LO SBARCO IN NORMANDIA E LA LIBERAZIONE DELLA FRANCIA
Dopo quasi due anni di pianificazioni, accese discussioni tra alleati e compless
i preparativi militari, il 6 giugno 1944 iniziava la gigantesca Operazione Overl
ord diretta a costituire il tanto atteso Secondo Fronte e a liberare i paesi occ
identali occupati da quasi quattro anni. Le discussioni erano infuriate a lungo
sia tra inglesi (favorevoli a rinvii o a operazioni periferiche) e americani (de
cisi a mettere piede in forze in Francia) che tra gli alleati occidentali e Stal
in (in perenne attesa del Secondo Fronte fin dal 1941 per alleviare il tremendo
peso dell'esercito tedesco sul fronte Est). Le decisioni conclusive erano state
prese durante la Conferenza di Teheran dove Roosevelt, superando le rimostranze
di Churchill, aveva garantito al dittatore sovietico l'apertura della grande off
ensiva nel 1944. I preparativi militari erano giganteschi: navali, aerei e terre
stri. Enormi quantitativi di uomini (oltre 2 milioni di soldati) e di equipaggia
menti furono ammassati in Inghilterra. Il generale Eisenhower venne nominato Com
andante supremo delle forze di spedizione alleate il 6 dicembre 1943; fin dal fe
bbraio 1944 cominciava una sistematica campagna aerea sull'Europa occupata per l
ogorare la Luftwaffe, interrompere le vie di comunicazione, indebolire le difese
costiere (Operazione Pointblank). In realtà il famoso Atlantikwall (Vallo Atlanti
co), il sistema difensivo tedesco sulle coste francesi tanto esaltato dalla prop
aganda nazista, presentava grandi elementi di debolezza: le truppe disponibili,
tranne alcuni eccellenti reparti corazzati, erano di seconda qualità (feriti, redu
ci del fronte russo, ed anche ex-prigionieri di guerra), l'equipaggiamento era d
isparato, la copertura aerea praticamente inesistente (i 2/3 della Wehrmacht era
no impegnati sul fronte orientale). Le stesse postazioni di artiglieria fissa er
ano vulnerabili.
Fin dal primo giorno, disponendo di una schiacciante superiorità (specialmente nav
ale e aerea) le truppe da sbarco alleate riuscirono a attestarsi saldamente sull
e coste della Normandia; nei giorni seguenti i contrattacchi delle riserve coraz
zate tedesche vennero respinti e quindi gli alleati poterono potenziare metodica
mente la testa di ponte (disponendo del completo controllo delle comunicazioni m
arittime) e intralciare l'afflusso dei rinforzi tedeschi (grazie alla superiorità
aerea). Le successive settimane della Battaglia di Normandia furono caratterizza
te dai prematuri tentativi di sfondamento delle forze inglesi nel settore di Cae
n (respinti con perdite dalle forze corazzate tedesche) e dal lento progredire d
egli americani nel settore occidentale della testa di ponte (battaglie nel bocag
e normanno). Un primo grosso successo americano fu la conquista del porto di Che
rbourg (27 giugno). Sull'Invasionfront (nome dato dai tedeschi alla battaglia di
Normandia) le forze tedesche, nonostante la loro inferiorità, si batterono bene c
ome sempre, infliggendo perdite e disputando il terreno; in particolare le Panze
rdivision si dimostrarono degne della loro fama, ma alla lunga la loro battaglia
divenne senza speranza. Dopo un nuovo fiasco inglese a metà luglio (Operazione Go
odwood), il 25 luglio l'Operazione Cobra sferrata dagli americani nel settore di
Saint-Lô provocava infine il crollo del fronte tedesco; Hitler, reduce dall'atten
tato del 20 luglio, testardamente proibì la ritirata e invece impose un contrattac
co per chiudere lo sfondamento (Operazione Lüttich). Il suo inevitabile fallimento
avrebbe provocato la sconfitta definitiva dei tedeschi. La sacca di Falaise (in
cui le forze tedesche rischiarono di rimanere completamente circondate) si chiu
se solo in parte (17 agosto), a causa di errori alleati, e quindi una grossa par
te dell'esercito tedesco dell'Ovest riuscì a sfuggire ripiegando rovinosamente ver
so la Senna. A questo punto le colonne corazzate alleate poterono dilagare sia a
ovest (Bretagna), sia a sud, sia a est (verso Parigi). Il 25 agosto Parigi veni
va trionfalmente liberata dagli americani e dai francesi delle forze di Charles
de Gaulle.
Fin dal 15 agosto un nuovo sbarco alleato in Provenza (Operazione Dragoon) sugge
llava la disfatta tedesca all'ovest: ai primi di settembre l'avanzata sembrava o
rmai inarrestabile (nonostante la perdita di circa 210.000 uomini[74]) e la scon
fitta tedesca definitiva (oltre 500.000 perdite subite[75]). Il 3 settembre gli
inglesi entravano a Bruxelles, l'11 settembre le prime truppe alleate raggiungev
ano il confine tedesco, i reparti corazzati americani del generale Patton, estre
mamente mobili, superavano la Mosa e la Mosella e raggiungevano la Lorena (19 se
ttembre)[76].
L'OFFENSIVA SOVIETICA D'ESTATE
Ancor prima dell'inizio dell'Operazione Overlord (6 giugno), i russi avevano ott
enuto una nuova risonante vittoria liberando la Crimea (compreso il grande porto
di Sebastopoli) e schiacciando completamente le ingenti forze tedesco-rumene ri
maste imbottigliate nella penisola sul Mar Nero (9 maggio). Il 10 giugno Stalin
sferrava una nuova offensiva all'estremo nord del fronte orientale (nell'istmo d
i Carelia) per regolare finalmente i conti con la Finlandia: dopo una dura resis
tenza, le forze sovietiche, nettamente superiori, ebbero ragione delle difese fi
nniche (presa di Vyborg il 20 giugno). La Finlandia abbandonava l'alleanza con l
a Germania e accettava di firmare la pace con L'URSS (19 settembre): a prezzo di
nuove perdite territoriali la nazione scandinava conservava almeno la propria i
ndipendenza.
Il 22 giugno (a tre anni esatti dall'inizio dell'Operazione Barbarossa) Stalin d
ava il via all'Operazione Bagration: sarebbe stata una spettacolare dimostrazion
e della potenza dell'Armata Rossa. L'attacco venne sferrato contro le forze tede
sche posizionate in Bielorussia e fin dall'inizio ottenne pieno successo. Con ma
novra a tenaglia, le potenti unità corazzate sovietiche (4.000 mezzi corazzati
) prima travolsero i capisaldi tedeschi di Vitebsk sulla Dvina (26 giugno) e di
Bobrujsk sulla Beresina (27 giugno) e quindi serrarono velocemente su Minsk. I t
edeschi, molto indeboliti, tentarono disperatamente di rallentare l'avanzata per
permettere il deflusso delle forze che rischiavano di rimanere tagliate fuori a
est della Beresina, ma l'avanzata sovietica era inarrestabile: Minsk cadde il 3
luglio, nei giorni seguenti le armate tedesche rimaste isolate vennero progress
ivamente distrutte (oltre 100.000 prigionieri). L'intero raggruppamento centrale
tedesco era crollato; a questo punto le colonne corazzate sovietiche proseguiro
no l'avanzata in due direzioni contemporaneamente: verso nord-ovest (presa di Vi
lnius il 13 luglio, di Kaunas il 1º agosto) per raggiungere la costa baltica; e di
rettamente verso ovest in direzione del Niemen e della Vistola (presa di Lublino
il 23 luglio e di Brest-Litovsk il 28 luglio, raggiungimento del confine tedesc
o in Prussia Orientale il 31 luglio). Inoltre, fin dal 13 luglio, l'Armata Rossa
era passata all'attacco anche più a sud (in Volinia); dopo duri scontri, i carri
armati russi occupavano Lvov (27 luglio) e proseguivano a valanga verso la Visto
la che attraversavano d'assalto a Sandomierz e a Magnuszew. Ma ora i tedeschi, c
on l'arrivo di forti riserve corazzate e nonostante lo sbandamento dell'attentat
o a Hitler del 20 luglio, riuscirono miracolosamente a riprendersi, a fermare l'
avanzata sovietica verso il golfo di Riga, a contenere le teste di ponte sulla V
istola e ad arrestare l'avanzata su Varsavia.
Il 30 luglio l'Armia Krajowa polacca (filoccidentale e legata al governo polacco
di Londra) iniziava la drammatica rivolta di Varsavia; ma i tedeschi riuscirono
a controllare la situazione, a schiacciare progressivamente l'insurrezione e a
respingere, con l'intervento di alcune Panzerdivisionen, le esauste colonne cora
zzate sovietiche in avvicinamento alla capitale polacca (battaglia di Radzymin).
Stalin certamente non si dispiacque del fallimento della rivolta e contava di t
rarre profitto dalla sconfitta degli insorti nazionalisti, tuttavia il mancato i
ntervento sovietico in aiuto fu dovuto in parte anche all'esaurimento delle trup
pe e alla violenza del contrattacco tedesco. Dopo una avanzata di oltre 500 km e
dopo aver inflitto ai tedeschi perdite enormi (900.000 uomini da giugno a agost
o), l'Armata Rossa si fermò sulla Vistola e sul San: anche le sue perdite erano st
ate ingenti (quasi 500.000 morti[31]) e inoltre Stalin ora era ancor più interessa
to alla conquista del Baltico e a "liberare" le nazioni balcaniche già alleate di
Hitler.
Il 20 agosto le forze sovietiche a sud dei Carpazi sferravano la terza grande of
fensiva dell'estate 1944; una nuova manovra a tenaglia si chiuse rapidamente su
tutto lo schieramento tedesco-rumeno (24 agosto). La battaglia di Ia?i-Chi?inau
si concludeva con un nuovo trionfo per Stalin: dopo la perdita di altri 200.000
soldati tedeschi, il vuoto si apriva per i carri armati sovietici; le alleanze d
ella Germania franarono: il 23 agosto la Romania abbandonava l'alleato germanico
e le colonne sovietiche dilagavano senza incontrare resistenza (il 31 agosto i
russi entravano a Bucarest), il 9 settembre la Bulgaria (a cui l'URSS aveva dich
iarato guerra il 5) passava al fianco degli Alleati e apriva le porte all'Armata
Rossa, solo l'Ungheria rimase alleata dei tedeschi (dopo il colpo di stato filo
nazista di Szalasi del 15 ottobre). Le residue forze tedesche ripiegarono attrav
erso i Carpazi e iniziarono l'abbandono della Grecia e della Jugoslavia (Belgrad
o venne liberata dai carri armati sovietici provenienti dalla Bulgaria, insieme
alle truppe di Tito, il 14 ottobre).
LA GUERRA IN ITALIA
C
ontemporaneamente all'invasione della Francia, gli Alleati conquistarono Roma (i
l 4 giugno) e, in poche settimane, il resto dell'Italia Centrale. In novembre, r
aggiunto l'importante obiettivo simbolico-propagandistico, obiettivo a cui gli i
nglesi molto tenevano, della conquista-liberazione di Forlì, la cosiddetta "Città de
l Duce", le operazioni conobbero un rallentamento, dovuto all'arrivo dell'invern
o.
LA RIPRESA TEDESCA E L'OFFENSIVA DELLE ARDENNE
Alla metà di settembre la situazione del Terzo Reich sembrava disperata: ad ovest,
dopo il crollo del fronte di Normandia, le mobilissime colonne alleate progredi
vano rapidamente nelle pianure franco-belghe disperdendo i demoralizzati resti d
ell'esercito tedesco dell'ovest; in Italia le forze del feldmaresciallo Kesselri
ng ripiegavano verso nord, dopo aver perso tutta l'Italia centrale, cercando di
attestarsi sulla cosiddetta Linea Gotica apprestata per sbarrare agli Alleati l'
accesso alla valle Padana; nell'aria i bombardamenti strategici, sempre più devast
anti, provocavano enormi distruzioni e intralciavano la produzione bellica tedes
ca di armi e carburanti sintetici; ad est (dove combatteva ancora il grosso dell
a Wehrmacht) il fronte sembrava provvisoriamente stabilizzato sulla linea della
Vistola e in Prussia Orientale, ma il raggruppamento tedesco nel Baltico rischia
va di essere completamente isolato, mentre nei Balcani, l'inarrestabile avanzata
dell'Armata Rossa, con il conseguente cambio di alleanza di Romania e Bulgaria,
progrediva verso le pianure ungheresi e metteva a rischio tutte le forze tedesc
he presenti in Jugoslavia e in Grecia.
Contro tutte le previsioni, tuttavia, a questo punto si assistette ad una sorpre
ndente ripresa tedesca autunnale su tutti i fronti, che avrebbe portato a nuove
sanguinose battaglie ed anche ad un ultimo tentativo tedesco di controffensiva s
trategica. I fattori politico-strategici che resero possibile questa imprevista
ripresa tedesca furono principalmente: la spietata volontà di Hitler di continuare
a battersi, di rastrellare tutte le risorse umane e materiali, di non rassegnar
si alla sconfitta; la capacità dell'esercito tedesco di ripiegare senza perdere la
coesione e la combattività dei reparti; l'abilità dei comandanti tedeschi nelle imp
rovvisazioni tattiche; alcuni errori alleati nella pianificazione operativa e lo
gistica; l'esaurimento momentaneo delle risorse alleate all'ovest (in attesa del
la liberazione del porto di Anversa) e la decisione di Stalin (probabilmente cor
retta) di dare priorità alle avanzate Balcaniche e nel Baltico, per motivi politic
i ma anche strategici.
All'ovest, gli alleati, dopo uno spericolato attacco combinato terrestre e aviot
rasportato (organizzato dal generale Montgomery) per occupare in un sol colpo tu
tti i ponti strategici su i vari rami del Reno (Operazione Market-Garden), falli
to dopo l'aspra battaglia di Arnhem (17-25 settembre), si ridussero durante l'in
verno ad operazioni limitate dirette alla completa liberazione del porto di Anve
rsa (a opera dei Canadesi), all'attacco alle fortificazioni della cosiddetta Lin
ea Sigfrido (precariamente riorganizzata dai tedeschi) che portò alle logoranti ba
ttaglie di Aquisgrana (21 ottobre) e della foresta di Hürtgen; alla liberazione, a
opera di americani e francesi, di Alsazia e Lorena. I tedeschi persero altro te
rreno, ma nel complesso riuscirono a stabilizzare solidamente il fronte occident
ale, infliggendo dure perdite agli alleati (cosiddetto miracolo dell'ovest).
In Italia, il feldmaresciallo Kesselring, con la sua consumata abilità tattica, co
ntenne sulla Linea Gotica, l'avanzata alleata, indebolita da notevoli prelevamen
ti di truppe a favore del fronte occidentale; alcuni ulteriori tentativi offensi
vi alleati ottennero solo mediocri successi locali (presa di Rimini il 21 settem
bre).
All'est, dove rimaneva oltre il 60% delle forze della Wehrmacht, l'offensiva sov
ietica nei paesi Baltici venne duramente contrastata; Riga cadde il 13 ottobre,
solo il 15 ottobre (al secondo tentativo) le forze corazzate sovietiche raggiuns
ero la costa a Memel, isolando tutto il raggruppamento tedesco settentrionale; m
a queste forze continuarono a battersi, rifornite via mare, e ripiegarono progre
ssivamente in Curlandia dove sarebbero rimaste asserragliate fino alla fine dell
a guerra; in Prussia Orientale un primo attacco sovietico venne respinto. Nei Ba
lcani, con l'intervento di nuovi reparti corazzati e con l'aiuto del governo fan
toccio ungherese, Hitler organizzò un'aspra difesa nelle pianure ungheresi. Le for
ze sovietiche, esauste, subirono in questa regione numerosi scacchi a opera dei
panzer (battaglie di Debrecen 22-25 ottobre). Dopo un nuovo raggruppamento di fo
rze, e con l'afflusso delle armate provenienti da Belgrado, i russi ripresero l'
offensiva e riuscirono, dopo nuovi scontri di carri armati, ad avvicinarsi a Bud
apest, dove sarebbe stata combattuta fino al febbraio 1945 una lunga e durissima
battaglia.
Il 16 dicembre l'Esercito tedesco sferrava l'Operazione Herbstnebel: era l'inizi
o della Offensiva delle Ardenne (nella storiografia anglosassone the battle of t
he bulge: la battaglia della sacca), il disperato tentativo di Hitler di ottener
e una clamorosa vittoria all'ovest, scuotere il morale anglosassone e ribaltare
la situazione strategica. L'attacco, sferrato da tre armate e oltre 1.000 carri
armati, colse di sorpresa i comandi alleati (convinti dell'impossibilità di una nu
ova offensiva tedesca) e provocò confusione ed anche cedimenti tra le truppe ameri
cane attaccate. Alcune colonne corazzate tedesche penetrarono in profondità, super
ando i deboli sbarramenti americani; i panzer di testa, rallentati dalle intempe
rie climatiche (che tuttavia avevano anche impedito interventi massicci dell'avi
azione alleata) e dal terreno boscoso, il 24 dicembre giunsero in vista della Mo
sa. Ma i comandi alleati nel frattempo erano riusciti a mobilitare tutte le rise
rve e, grazie alla coraggiosa resistenza di alcuni reparti americani e alla effi
cace difesa dei nodi di comunicazione più importanti (Bastogne), poterono gradualm
ente chiudere la breccia e poi contrattaccare. Alla fine dell'anno l'avanzata te
desca era ormai bloccata. Di fronte alla crescente superiorità numerica e material
e alleata, i tedeschi ripiegarono lentamente sulle posizioni di partenza; a metà g
ennaio la battaglia, sanguinosa per tutte e due le parti (oltre 80.000 perdite p
er parte) era finita; essa segnava la fine delle ultime speranze di Hitler (era
già fallito anche un nuovo tentativo offensivo in Alsazia, l'operazione Nordwind).
1945
L'OFFENSIVA SOVIETICA SULLA GERMANIA
Mentre si combatteva la battaglia delle Ardenne, in Ungheria continuavano i duri
scontri tra tedeschi (con l'aiuto dei reparti dell'esercito ungherese) e soviet
ici (appoggiati dai contingenti rumeni); dopo nuove complesse manovre delle colo
nne meccanizzate sovietiche a cavallo del Danubio e grosse battaglie di mezzi co
razzati, finalmente il 27 dicembre le tenaglie sovietiche si chiudevano accerchi
ando completamente Budapest e le cospicue forze tedesche e ungheresi poste a dif
esa della capitale magiara]. Ben lontano da rinunciare, Hitler (mentre conduceva
la battaglia all'ovest) organizzò ripetuti tentativi di sbloccare la città con l'af
flusso di nuove forze tedesche. Dopo nuovi aspri scontri (e notevoli difficoltà e
perdite per i sovietici) alla fine di gennaio i tedeschi dovettero rinunciare al
tentativo di soccorrere Budapest. Nel frattempo dentro la città stava infuriando
una micidiale battaglia stradale (quasi altrettanto feroce di quella di Stalingr
ado) tra le truppe scelte tedesche accerchiate (tra cui notevoli reparti di Waff
en-SS) e le potenti truppe d'assalto sovietiche. Fu una battaglia durissima comb
attuta fanaticamente, le perdite furono ingentissime per tutte e due le parti, l
e devastazioni della splendida città sul Danubio enormi; Pest cadde il 18 gennaio
ma la città vecchia di Buda venne difesa ancor più accanitamente. Dopo scontri furib
ondi e un tentativo fallito di sortita, le residue truppe tedesche e ungheresi s
i arresero il 13 febbraio 1945. La vittoria era stata raggiunta e il bottino del
l'Armata Rossa notevole (50.000 morti e 138.000 prigionieri tedesco-ungheresi co
mplessivi da novembre a febbraio) ma le perdite erano state pesanti anche per i
russi (320.000 uomini in tutta la campagna ungherese).
Mentre infuriavano i combattimenti nelle strade di Budapest, le enormi forze sov
ietiche ammassate sulla Vistola e in Prussia Orientale avevano già ottenuto una sc
hiacciante vittoria e stavano marciando, apparentemente inarrestabili, direttame
nte su Berlino. L'ultima grande offensiva invernale dell'Armata Rossa era cominc
iata il 12 gennaio (in apparenza in anticipo sui piani per ordine di Stalin, sol
lecitato da Churchill il 6 gennaio a iniziare senza indugio la nuova offensiva p
er alleggerire gli Alleati sul fronte ovest) a partenza dalle teste di ponte sul
la Vistola di Baranow e Sandomir. Una vera valanga di uomini, cannoni (32.000),
carri armati (6.400) e aerei (4.800) si abbatté sulle precarie difese tedesche (re
centemente indebolite da Hitler, ingannato sulle intenzioni sovietiche, con tras
ferimenti di truppe in Ungheria). Le prime linee sulla Vistola vennero rapidamen
te travolte, Varsavia (città fantasma) cadde senza combattere, le riserve corazzat
e tedesche, schierate troppo vicine alla prima linea, vennero distrutte dai corp
i meccanizzati del maresciallo Konev[97]. Un enorme vuoto si apriva davanti alle
colonne dei marescialli ukov e Konev che si lanciarono rapidamente in profondità a
ggirando i capisaldi di resistenza tedeschi di Breslavia e Posen (difesi dai ted
eschi secondo la tecnica dei "frangiflutti" (wellenbrecher), ideata da Hitler).
L'avanzata in Polonia fu rapidissima: il 17 gennaio venne raggiunta Czestochowa,
il 19 Lodz e Cracovia, il 28 gennaio Katowice (il bacino industriale della Sles
ia cadde intatto in mano dei sovietici, secondo gli intendimenti di Stalin); all
a fine di gennaio l'Armata Rossa raggiungeva, dopo una avanzata forsennata, il f
iume Oder (ultima protezione naturale per Berlino) e costituiva subito teste di
ponte sulla riva occidentale a Küstrin e a Oppeln: la capitale tedesca era distant
e appena 80 km; la catastrofe tedesca era stata enorme (quasi 400.000 perdite in
un mese), le devastazioni immense, i civili tedeschi avevano abbandonato in mas
sa i territori invasi della Pomerania, della Prussia e della Slesia, i soldati s
ovietici si erano spesso abbandonati al saccheggio e alla vendetta sulle popolaz
ioni.
Molto più combattuta fu la battaglia in Prussia Orientale (attaccata dal 13 gennai
o da un altro massiccio raggruppamento sovietico): i tedeschi, in difesa del suo
lo patrio, si batterono con abilità e efficacia, sfruttando il terreno boscoso e l
e solide fortificazioni. I russi dovettero impegnarsi in estenuanti e sanguinosi
attacchi frontali, impiegando grandi quantità di artiglieria pesante; alcune colo
nne corazzate raggiunsero la costa Baltica presso Marienburg il 27 gennaio, ma i
tedeschi contrattaccarono e una parte delle truppe riuscì a ripiegare in Pomerani
a. Le superstiti navi da guerra della Kriegsmarine intervennero con le loro arti
glierie in aiuto delle truppe a terra e inoltre eseguirono numerose evacuazioni
di reparti militari e soprattutto di civili in fuga davanti alla valanga devasta
trice dei russi. La lotta si prolungò fino ad aprile; progressivamente le forze te
desche vennero frammentate e distrutte dopo lotta accanita e ingenti perdite (58
5.000 perdite russe). La poderosa fortezza di Königsberg venne attaccata a partire
dal 1º aprile dalle forze sovietiche, guidate personalmente dal maresciallo Vasil
evsky e conquistata il 9 aprile, grazie all'impiego in massa dell'artiglieria pe
sante e di grandi rinforzi di aviazione (150.000 perdite tedesche). Piccoli nucl
ei di resistenza tedeschi rimasero attivi nella regione del Frisches Haff fino a
lla capitolazione del Terzo Reich.
Mentre si prolungava l'aspra battaglia in Prussia Orientale, le potenti forze ru
sse giunte all'Oder avevano interrotto in febbraio la loro avanzata verso Berlin
o. Questa inattesa tregua era dovuta alla capacità di Hitler e dei tedeschi di ric
ostituire un nuovo fronte difensivo con i resti delle forze sconfitte e con l'af
flusso di circa 20-25 divisioni dall'ovest e dall'Italia; all'esaurimento e alle
difficoltà logistiche delle forze sovietiche (dopo una avanzata di 600 km); alla
decisione di Stalin, impegnato in quel momento nel 'grande gioco' della conferen
za di Yalta, di non rischiare un balzo immediato su Berlino, per timore di uno s
cacco a causa dei fianchi esposti delle avanguardie sull'Oder. Durante febbraio
e marzo, quindi, l'Armata Rossa si impegnò nel rastrellamento delle sacche di resi
stenza tedesche rimaste indietro (che si batterono con accanimento) e nella scon
fitta delle forze nemiche in Pomerania e in Slesia, in preparazione dell'ultima
grande battaglia di Berlino.
Il crollo del fronte occidentale
Dopo la battaglia delle Ardenne e il crollo della linea della Vistola (con conse
guente trasferimento di numerose divisioni tedesche verso il fronte orientale),
l'esercito tedesco dell'ovest era ormai in schiacciante inferiorità numerica e mat
eriale nei confronti delle forze alleate, continuamente potenziate dall'afflusso
di nuovi reparti americani da oltre oceano[106]. Dopo una fase di riorganizzazi
one e pianificazione (ed anche di scontri tra generali inglesi e americani sulle
priorità strategico-operative), gli alleati poterono quindi ripartire all'offensi
va, a partire dall'8 febbraio, per superare la Linea Sigfrido e conquistare tutt
o il territorio renano a ovest del grande fiume. I tedeschi combatterono ancora
con tenacia, ma la superiorità aereo-terrestre alleata era troppo grande; dopo asp
ri scontri le truppe tedesche cercarono di ripiegare dietro il Reno. Il 6 marzo
gli americani entravano in Colonia; sfruttando la crescente confusione tra le fi
le del nemico, già il 7 marzo, con un colpo di mano si impadronivano del grande po
nte sul Reno di Remagen e costituivano una prima testa di ponte a est del fiume.
Nel frattempo altri reparti americani penetravano in Germania più a sud; il 21 ma
rzo occupavano Magonza e il 23 superavano anch'essi di sorpresa il Reno a Oppenh
eim, organizzando una seconda testa di ponte. La resistenza tedesca dava segni d
i collasso (280.000 prigionieri dall'8 febbraio al 23 marzo); la linea del Reno
era già intaccata e il morale dei soldati stava cedendo.
Il 23 marzo anche gli inglesi superavano il Reno (alla presenza di Churchill) a
Wesel, con una mastodontica operazione aeroterrestre (forse inutile visti i segn
i di dissoluzione nel campo tedesco). A questo punto il fronte tedesco a ovest c
edette definitivamente; il raggruppamento centrale venne accerchiato il 2 aprile
nella 'sacca della Ruhr' dalle veloci colonne americane sbucate dalle teste di
ponte; la resistenza nella sacca fu debole e cessò già il 17 aprile (325.000 prigion
ieri). Con deboli perdite, i mezzi corazzati alleati poterono dilagare quasi a v
olontà nella Germania occidentale (sfruttando anche l'eccellente rete autostradale
tedesca), contrastati solo da una sporadica resistenza di alcuni reparti fanati
ci di Waffen-SS e della Hitlerjugend. Il grosso dei tedeschi si arrese o ripiegò i
n rotta.
Mentre gli anglo-canadesi puntavano su Brema e Amburgo (raggiunta il 2 maggio) p
er anticipare i russi in Danimarca, le mobilissime unità americane al centro (quas
i 4.000 carri armati) puntavano verso il fiume Elba; il 10 aprile raggiunsero Ha
nnover, il 14 cadde Lipsia; il 13 aprile costituivano una prima testa di ponte s
ul fiume vicino Magdeburgo (a 120 km da Berlino). In questa zona alcune division
i tedesche "fantasma" opposero resistenza e bloccarono l'avanzata americana; del
resto, secondo le disposizioni di Eisenhower, la linea dell'Elba doveva costitu
ire il limite massimo dell'avanzata americana su cui incontrare i russi. Più a sud
le colonne del generale Patton avanzarono in Sassonia e Baviera, in direzione d
ell'Austria, mentre altre forze americane e francesi penetrarono in Baviera (il
19 aprile cadde Norimberga e il 2 maggio Monaco) alla ricerca di un fantomatico
e inesistente Ridotto nazista alpino in cui, secondo l'intelligence alleata, Hit
ler e i suoi fedelissimi avrebbero dovuto opporre l'ultima resistenza. In realtà l
'esercito tedesco a ovest aveva ormai cessato di combattere; milioni di soldati
si consegnarono spontaneamente agli alleati per non cadere in mano ai russi. La
guerra in Europa era finita. Durante la loro avanzata gli alleati liberarono i v
ari campi di concentramento e sterminio nazisti, che svelarono pienamente la fol
lia omicida del Terzo Reich; del resto, fin dal 17 gennaio le truppe sovietiche
erano entrate nel campo di Auschwitz in Polonia. Il primo collegamento, molto am
ichevole, tra russi e americani avvenne a Torgau sul fiume Elba il 25 aprile.
La capitolazione tedesca all'ovest venne firmata ufficialmente da Alfred Jodl il
7 maggio a Reims alla presenza del generale Eisenhower, comandate in capo delle
forze alleate.
BATTAGLIA DI BERLINO E LA FINE DEL TERZO REICH
Fino all'ultimo Hitler, ormai disperato e quasi farneticante, pianificò fantomatic
he offensive e proclamò propositi di resistenza ad oltranza, utilizzando i miseri
resti delle armate sconfitte, vecchi e giovanissimi del Volksturm e divisioni "f
antasma" (create frettolosamente con nomi altisonanti e pochi mezzi). Ancora il
6 marzo le divisioni corazzate Waffen-SS ritirate dalle Ardenne sferravano un'ul
tima offensiva in Ungheria nella zona del lago Balaton; dopo duri scontri le for
ze sovietiche contennero l'attacco e passarono all'offensiva (16 marzo). Ormai i
n disfacimento, le armate tedesche ripiegavano per coprire Vienna; le colonne co
razzate russe proseguirono superando tutti gli sbarramenti. Vienna cadde il 13 a
prile dopo alcuni aspri scontri dentro la città; i russi si congiunsero il 4 maggi
o con gli americani provenienti da ovest nella regione di Linz.
Il 16 aprile 1945 l'Armata Rossa sferrava la sua ultima offensiva generale con o
biettivo Berlino; l'attacco venne sferrato in gran fretta sotto la pressione di
Stalin: di fronte al crollo del fronte occidentale tedesco, ai segni evidenti di
dissoluzione della resistenza all'ovest e alla rapidità della avanzata, scarsamen
te contrastata, alleata, c'era il rischio che gli alleati occidentali precedesse
ro i russi a Berlino (del resto nelle alte sfere tedesche c'erano piani assurdi
per aprire la Germania agli anglosassoni e tentare un rocambolesco rovesciamento
di alleanze). Al contrario, la resistenza tedesca sul fronte est si stava raffo
rzando (con l'afflusso di rinforzi terrestri e aerei dagli altri fronti) e le tr
uppe nemiche erano intenzionate a battersi fino all'ultimo per difendere la capi
tale e il Führer, ma anche per salvaguardare la popolazione civile e guadagnare te
mpo in attesa dell'arrivo angloamericano da ovest. La massa offensiva sovietica
(agli ordini dei marescialli ukov e Konev) era imponente e nettamente superiore a
quella nemica, ma inizialmente venne impiegata male e confusamente; le perdite,
di fronte alle difese fortificate tedesche furono altissime; lo sfondamento dec
isivo (ottenuto con la forza bruta di migliaia di carri armati impiegati in mass
a) fu ottenuto solo il 20 aprile. Dopo queste difficoltà iniziali, la velocità dell'
avanzata aumentò; in campo aperto le armate corazzate sovietiche superarono tutti
gli ostacoli e manovrarono per accerchiare Berlino; il 25 aprile iniziò la battagl
ia dentro l'enorme abitato della capitale. Hitler, ormai rassegnato e deciso a t
erminare la sua vita e quella del Terzo Reich con un vero Crepuscolo degli Dei n
ibelungico, decise di rimanere dentro la città e di organizzare la difesa contando
su reparti raccogliticci di Waffen-SS straniere, resti di Panzerdivision discio
lte e truppe del Volksturm e della Hitlerjugend. La battaglia casa per casa fu d
urissima e sanguinosa, i sovietici avanzarono passo passo da tutte le direzioni
lentamente e a costo di pesanti perdite; dall'esterno alcuni tentativi di soccor
rere Berlino da parte delle modeste forze dei generali Wenck e Steiner fallirono
; il cerchio di ferro sovietico era impenetrabile. Sempre il 25 aprile l'Armata
Rossa si congiungeva a Torgau sull'Elba con l'Esercito Americano arrivato sul fi
ume fin dal 13 aprile.
La battaglia finale nel centro di Berlino terminò il 2 maggio con la resa della gu
arnigione; Hitler si era suicidato già il 30 aprile dopo aver sposato il 29 aprile
Eva Braun. I sovietici avevano così concluso vittoriosamente, dopo grandi sacrifi
ci, nel cuore della capitale nemica la Grande Guerra Patriottica; in quest'ultim
a battaglia ebbero ancora 361.000 perdite; le perdite tedesche furono di 400.000
morti e feriti e 450.000 prigionieri.
L'ultima manovra sovietica in Europa fu la marcia su Praga, insorta contro i ted
eschi il 5 maggio, organizzata da Stalin anche per anticipare l'arrivo degli ame
ricani; le colonne corazzate russe diressero su Dresda e arrivarono nella capita
le cecoslovacca il 9 maggio[62]. Sul Baltico le forze sovietiche si erano già cong
iunte con le truppe inglesi provenienti dallo Schleswig-Holstein, dove si era ri
fugiato l'ultimo governo del Reich guidato (secondo le disposizioni testamentali
di Hitler) dall'ammiraglio Karl Dönitz.
La notte del 8 maggio, al quartier generale del maresciallo Zhukov a Berlino (al
la presenza dei rappresentanti alleati Spaatz, Tedder e deLattre) il feldmaresci
allo Keitel firmava il documento di resa incondizionata della Germania. Per volo
ntà di Stalin (volendo egli sottolineare naturalmente il ruolo preponderante dell'
Unione Sovietica nella vittoria), i rappresentanti del Reich avevano dovuto ripe
tere davanti ai russi la resa già firmata il 7 maggio al quartier generale di Eise
nhower a Reims.
TEATRO DEL PACIFICO E DELL'ASIA
I giapponesi avevano già invaso la Cina nel 1937-'38, prima che la seconda guerra
mondiale iniziasse in Europa. Con gli Stati Uniti e altre nazioni che bloccavano
le esportazioni verso il Giappone, quest'ultimo decise di bombardare Pearl Harb
or il 7 dicembre 1941 senza una preventiva dichiarazione di guerra. Il danno per
la Flotta Americana del Pacifico fu grave, anche se le portaerei scamparono per
ché si trovavano al largo. Le forze giapponesi invasero simultaneamente i possedim
enti britannici in Malesia e Borneo e le Filippine occupate dagli americani, con
l'intenzione di conquistare i pozzi petroliferi delle Indie Orientali Olandesi.
Dopo il rapido crollo delle difese britanniche in Malesia anche l'isola fortezz
a di Singapore (difesa da truppe britanniche, indiane e australiane) si arrese i
l 15 febbraio 1942, dopo una breve resistenza, alle forze giapponesi provenienti
via terra dalla penisola malese. Oltre 130.000 prigionieri dell'Impero Britanni
co caddero in mano all'Esercito giapponese: fu quella che lo stesso Churchill de
finì la più umiliante sconfitta britannica e la più grande capitolazione inglese di tu
tti i tempi.
Nel maggio 1942 l'invasione giapponese di Port Moresby, che se avesse avuto succ
esso li avrebbe messi a portata di tiro dell'Australia, venne sventata dalle for
ze navali statunitensi nella battaglia del mar dei Coralli, divenendo sia la pri
ma efficace opposizione ai piani giapponesi, che la prima battaglia navale comba
ttuta principalmente tra portaerei. Un mese dopo la Marina statunitense prevenne
l'invasione delle isole Midway, questa volta distruggendo quattro portaerei, ch
e l'industria giapponese non fu in grado di rimpiazzare, e mettendo il Giappone
sulla difensiva.
I capi alleati si erano accordati, ancora prima dell'ingresso degli USA nella gu
erra, che la priorità andava alla sconfitta della Germania. Cionondimeno, gli Stat
i Uniti e altre forze, inclusa l'Australia, iniziarono a metà del 1942 a riguadagn
are i territori catturati, contro l'amara e determinata difesa delle truppe giap
ponesi. Guadalcanal venne assalita dal mare dai Marines statunitensi, mentre l'e
sercito guidato dal generale MacArthur si sforzò di riprendere le zone occupate de
lla Nuova Guinea. Le isole Salomone furono riprese nel 1943, Nuova Britannia e N
uova Irlanda nel 1944. Le Filippine furono attaccate nel tardo 1944 a seguito de
lla battaglia del Golfo di Leyte.
L'Armata nazionalista Kuomintang di Chiang Kai-shek e l'Armata comunista cinese
di Mao Zedong si accordarono per mettere da parte le differenze e opporsi al Gia
ppone nelle aree occupate della Cina, ma senza cooperare.
All'inizio del 1945, l'Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone, attaccando ad
agosto la famosa armata giapponese del Kwantung, schierata in Manciuria e Corea
(circa 1 milione di soldati); incapace di contenere le grandi masse corazzate d
ell'Armata Rossa (1,5 milioni di soldati con 5.500 carri armati e 3.900 aerei),
trasportate in Estremo Oriente dopo la sconfitta della Germania, l'armata giappo
nese crollò e venne sbaragliata (oltre 600.000 prigionieri); i sovietici occuparon
o rapidamente tutta la Manciuria, la Corea e l'isola di Sakhalin[118].
L'entrata in guerra di questo nuovo potente nemico, la rovinosa disfatta della p
restigiosa armata del Kwantung (culla del nazionalismo espansionistico nipponico
), il catastrofico bombardamento di Tokyo con bombe incendiarie e l'attacco atom
ico contro Hiroshima e Nagasaki da parte dell'aeronautica statunitense, spinsero
infine i dirigenti giapponesi (dopo l'intervento dell'imperatore) alla resa.
1941
Il 7 dicembre 1941 con un'operazione a sorpresa, il Giappone bombardò il porto di
Pearl Harbor distruggendo ed affondando la maggior parte delle navi alla fonda.
La risposta statunitense fu immediata, il giorno dopo gli Stati Uniti d'America
entrarono in guerra contro il Giappone ed i suoi alleati. L'escalation giappones
e fu rapida e violenta. Malesia, Singapore, Birmania e Nuova Guinea vennero rapi
damente invase. La resistenza statunitense nelle Filippine venne anch'essa rapid
amente liquidata. La "forza Z", una squadra navale britannica composta dalla cor
azzata Prince of Wales e dall'incrociatore da battaglia Repulse venne annientata
dall'aviazione della Marina Imperiale Giapponese, che in quel momento aveva gli
equipaggi meglio addestrati alla guerra aeronavale.
1942
In quest'anno i giapponesi conquistano le Filippine dopo una resistenza accanita
ma senza prospettive da parte delle forze filippino-statunitensi che si conclud
erà con la marcia della morte di Bataan; anche Singapore, la Malesia e il Borneo c
adono nelle mani dei giapponesi che arrivano a minacciare la frontiera indiana e
la strada che collega l'India e la Cina, assicurando i rifornimenti alleati a C
hiang Kai-shek. Subito dopo, anche l'Australia viene minacciata e soggetta ad un
a serie di attacchi aerei e di unità subacquee, ma gli alleati raccolgono le forze
per fronteggiare una eventuale invasione e respingere la minaccia.
LA BATTAGLIA DEL MAR DEI CORALLI E MIDWAY
.
Durante il periodo di espansione, le forze giapponesi iniziarono anche la spinta
verso gli Stati Uniti. L'obiettivo finale era mettere a terra una forza di inva
sione, dapprima nelle isole Hawaii, e comunque di allargare il perimetro difensi
vo della cosiddetta sfera di coprosperità della più grande Asia Orientale. In questa
ottica, le forze navali nipponiche si scontrarono con la flotta alleata nella b
attaglia del Mar dei Coralli, che fu interlocutoria rispetto alla più importante b
attaglia di Midway, ma che comunque vide per la prima volta le forze navali giap
ponesi non riuscire a prevalere su quelle alleate. Nella battaglia di Midway inv
ece le forze giapponesi vennero duramente colpite dall'aviazione imbarcata statu
nitense perdendo quattro portaerei di squadra contro una statunitense e soprattu
tto non riuscendo a conseguire l'obiettivo primario, l'atollo di Midway, che avr
ebbe avvicinato di molto le forze nipponiche alle isole Hawaii.
SALOMONE ORIENTALE, GUADALCANAL E SANTA CRUZ
Se la battaglia delle Midway segnò la fine dell'avanzata giapponese, la campagna d
i Guadalcanal fu l'inizio dell'arretramento. Nel teatro delle Isole Salomone le
forze alleate e quelle giapponesi si combatterono per terra e in mare, con alter
ne vicende ma che alla fine spostarono gli equilibri di forze verso gli alleati,
per il semplice motivo che questi avevano dalla loro parte delle risorse econom
iche e umane molto superiori a quelle nipponiche, e pertanto, col tempo, i giapp
onesi non riuscirono più a rimpiazzare le perdite subite in mezzi e, per quanto ri
guarda gli uomini, soprattutto in termini di aviatori addestrati. Inoltre, la st
rategia del "salti di rana" di Mac Arthur tagliò fuori, gradualmente, dall'industr
ia bellica nipponica le aree ricche di materie prime come il Borneo.
TEATRO DEL MEDITERRANEO
La guerra in Nordafrica iniziò nel 1940, quando, dopo molte esitazioni, le truppe
italiane avanzarono in Egitto, fino a Sidi el Barrani, a circa 90 km dal confine
libico. Le truppe italiane, sebbene molto superiori di numero, erano mal comand
ate e scarsamente equipaggiate. In autunno una controffensiva condotta dal gener
ale sir Archibald Wavell con un Corpo d'armata di circa 30.000 uomini sbaragliò un
a forza di oltre 200.000 italiani, facendo decine di migliaia di prigionieri e a
vanzando fino al golfo della Sirte. Nei primi mesi del 1941 le prime forze tedes
che comandate da Erwin Rommel sbarcarono in Libia. Il generale tedesco assunse i
l comando delle operazioni sul campo, mentre il comando supremo, piuttosto pavid
o e indeciso, rimase ai generali italiani. La controffensiva italo-tedesca portò a
controllare nuovamente la Cirenaica, eccettuata la città di Tobruk, che rimase in
mano britannica e sotto assedio. In compenso, nel giugno 1941 le forze alleate
invasero la Siria e il Libano, occupando Damasco il 17 giugno e prevenendo una p
enetrazione italo-tedesca in Siria. Allo stesso modo le forze britanniche preser
o il controllo dell'Iraq, e congiuntamente con l'Armata Rossa (l'Unione Sovietic
a era stata attaccata il 22 giugno), invasero l'Iran. Entrambi i paesi erano fon
ti petrolifere irrinunciabili.
L'Afrika Korps di Rommel avanzò rapidamente ad est, portando l'assedio al vitale p
orto di Tobruk. Le truppe, principalmente australiane, che difendevano la città, r
esistettero finché vennero rilevate, ma una rinnovata offensiva dell'Asse portò alla
cattura della città e spinse indietro l'Ottava Armata Britannica fino alla linea
di El Alamein.
La prima battaglia di El Alamein ebbe luogo tra il 1º luglio e il 27 luglio 1942.
La truppe dell'Asse erano avanzate fino all'ultimo punto difendibile prima di Al
essandria d'Egitto e del Canale di Suez. Comunque rimasero a corto di rifornimen
ti e i britannici ebbero modo di allestire una solida linea difensiva. La second
a battaglia di El Alamein avvenne tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942 dopo ch
e il generale Bernard Montgomery aveva sostituito Claude Auchinleck come comanda
nte dell'Ottava Armata. Le forze del Commonwealth lanciarono l'offensiva e nonos
tante la disperata resistenza delle divisioni italiane (tra le quali ricordiamo
la Folgore e la Ariete) e tedesche sfondarono il fronte facendo migliaia e migli
aia di prigionieri. Rommel venne respinto indietro, e questa volta non si fermò fi
no a che non giunse in Tunisia.
A complemento di questa vittoria, l'8 novembre 1942, truppe americane e britanni
che sbarcarono in Marocco e Algeria durante l'operazione Torch. Le forze locali
della Francia di Vichy opposero poca resistenza prima di unirsi alle forze allea
te. Infine, le truppe tedesche e italiane vennero prese nella morsa di una doppi
a avanzata dall'Algeria e dalla Libia. Avanzando da est e da ovest, gli Alleati
spinsero le forze dell'Asse completamente fuori dall'Africa e il 13 maggio 1943,
i resti delle truppe italiane e tedesche in Nordafrica si arresero. Furono pres
i circa 200.000 prigionieri; l'intero raggruppamento italo-tedesco in Africa era
stato distrutto (8 divisioni tedesche e 7 italiane).
Il Nordafrica venne usato come punto di partenza per l'invasione della Sicilia e
dell'Italia nel 1943.
FINE DEL CONFLITTO
-Con il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 venne reso pubblico l'armistizio
di Cassibile: il Regno d'Italia fu la prima, fra le potenze maggiori, ad abband
onare il campo (più precisamente, l'Italia dichiarerà guerra, il 13 ottobre del 1943
, all'ex alleato tedesco).
I-l 23 agosto del 1944 venne arrestato Ion Antonescu, conducator della Romania.
Sette giorni dopo, la Romania dichiarò guerra alla Germania. L'armistizio, per lo
più dettato dai sovietici, fu firmato dai rumeni il 12 settembre. Il colpo di stat
o ai danni di Antonescu, secondo alcuni, potrebbe aver accorciato la seconda gue
rra mondiale di circa sei mesi, rendendo più rapida l'avanzata sovietica.
-Il 17 agosto 1944 Pierre Laval diede le dimissioni da capo del governo della Fr
ancia di Vichy, mentre tre giorni dopo Philippe Pétain venne condotto in Germania,
pressoché prigioniero dei tedeschi. La liberazione di Parigi (25 agosto) segnò la f
ine dell'operazione Overlord.
-Il 4 settembre 1944, la Finlandia pattuì con i sovietici un cessate il fuoco. Il
19 settembre le due parti firmarono l'armistizio di Mosca, che pose fine alla "g
uerra di continuazione". Tra gli accordi, l'impegno dei finlandesi a scacciare t
utti i nazisti presenti in patria: la Finlandia dichiarò guerra alla Germania il 2
8 settembre, impegnandosi contro di essa nella guerra di Lapponia.
-Il 15 ottobre 1944 Miklós Horthy, capo provvisorio dello stato ungherese, avviò col
loqui di resa coi sovietici; venne arrestato e sostituito da Ferenc Szálasi. Il 4
aprile 1945 si conclusero ufficialmente le operazioni sovietiche per scacciare i
nazisti dall'Ungheria.
-Il 25 aprile 1945 i partigiani italiani liberarono Milano e Torino. La fine del
la Repubblica di Salò venne sancita da Benito Mussolini: militari e civili vennero
sollevati dal vincolo di giuramento. Mussolini venne fucilato il 28 aprile. La
sconfitta ufficiale dell'RSI avvenne il 29 aprile, mentre il dispositivo della r
esa di Caserta entrò in vigore il 2 maggio.
-Il 7 maggio 1945 Alfred Jodl firmò la resa incondizionata delle forze armate tede
sche a Reims, di fronte ai rappresentanti militari degli Alleati occidentali. Il
giorno dopo finì formalmente la guerra in Europa. Le forze dell'Impero giapponese
si ritirarono ovunque ma non si arresero.
-L'8 maggio 1945 Wilhelm Keitel firmò la resa definitiva della Wehrmacht a Berlino
di fronte ai capi militari dell'Armata Rossa.
-Il 6 agosto 1945 il quadrimotore B-29 Enola Gay sganciò una bomba atomica sulla c
ittà di Hiroshima (Giappone). Il 9 agosto un secondo ordigno nucleare fu sganciato
su Nagasaki. Il 15 agosto l'imperatore Hiro Hito annunciò la resa incondizionata
del Giappone, ponendo fine alla guerra.
CONSEGUENZE DELLA GUERRA
Contrariamente a quanto era accaduto in Europa con la prima guerra mondiale, i v
incitori occidentali non chiesero importanti cessioni di territorio alle nazioni
sconfitte. L'Italia dovette cedere territori nell'area alpina alla Francia. L'U
nione Sovietica, che aveva avuto parte preponderante nella distruzione del Nazis
mo, invece, ottenne cospicui guadagni territoriali ritenuti indispensabili da St
alin per costituire un nuovo bastione difensivo contro possibili nuove aggressio
ni (con l'accordo di Churchill e Roosevelt).
Nel dettaglio Stalin ottenne dalla Germania gran parte della Prussia orientale,
dalla Finlandia circa un decimo del suo territorio sia a sud (Carelia) che a nor
d (Petsamo e lo sbocco sull'Artico), il raggiungimento della Linea Curzon sul co
nfine orientale polacco (con l'aggiunta di Leopoli-Lvov), che la Polonia compensò
all'ovest (sul confine dell'Oder-Neisse) le perdite dei territori all'est (gran
parte dei quali occupati con la forza al momento della caduta dello zarismo ed a
bitati in larga maggioranza da popolazioni di etnia lituana, bielorussa ed ucrai
na); le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania), persero l'indipende
nza; la Romania che aveva partecipato in forze all'operazione Barbarossa nel 194
1, perse la regione moldava ad est del Prut e la Bucovina settentrionale; la Cec
oslovacchia perse la sua regione orientale.
La Jugoslavia, aggredita dalla Germania, dall'Italia e dall'Ungheria, prese poss
esso di gran parte della Venezia Giulia sul confine orientale e la Bulgaria, all
eata della Germania nelle operazioni militari nei Balcani, ma che si era astenut
a dalla partecipazione all'aggressione all'Unione Sovietica (con la quale non er
a confinante), ottenne dalla Romania la Dobrugia meridionale. A differenza di qu
anto era avvenuto dopo il primo conflitto mondiale, si ebbero nel secondo dopogu
erra spostamenti di milioni di persone che abbandonavano (o che andavano a ripop
olare), i territori ceduti (o acquisiti). Un piano creato dal segretario di stat
o statunitense George Marshall, il Piano di Recupero Economico, meglio noto come
piano Marshall, chiese al Congresso degli Stati Uniti di assegnare miliardi di
dollari per la ricostruzione dell'Europa.
Siccome la Società delle Nazioni aveva chiaramente fallito nel prevenire la guerra
, venne costruito un nuovo ordine internazionale. Nel 1945 vennero fondate le Na
zioni Unite. Alla porzione di Europa occupata o dominata dall'Unione Sovietica (
Finlandia inclusa) non fu consentito di beneficiare del Piano Marshall. Nel Trat
tato di Pace di Parigi, ai nemici dell'Unione Sovietica (Ungheria, Finlandia e R
omania) venne richiesto di pagare le riparazioni di guerra per 300.000.000 di do
llari ciascuna (in dollari del 1938) all'URSS e ai suoi satelliti. All'Italia ne
furono chiesti 360.000.000, divisi principalmente tra Grecia, Jugoslavia e Unio
ne Sovietica.
Nelle aree occupate dall'Unione Sovietica alla fine della guerra, vennero instal
lati progressivamente (con la fine dell'accordo tra i Tre grandi e l'inizio dell
a costituzione di sfere di influenza politico-militare) regimi comunisti filosov
ietici (Ungheria e Cecoslovacchia furono per il momento escluse dal processo), n
onostante le obiezioni degli altri alleati e dei governi in esilio. La Germania
venne divisa in due stati, con la parte orientale che divenne uno stato comunist
a separato. Per usare le parole di Churchill, "una cortina di ferro è calata attra
verso l'Europa". Come conseguenza, ciò portò all'impegno americano volto ad impedire
il propagarsi dell'ideologia comunista nell'Europa occidentale con la formazion
e della NATO e il ricorso alla Guerra Fredda.
Il rimpatrio, conformemente ai termini della Conferenza di Yalta, di due milioni
di soldati russi prigionieri dei tedeschi, che erano stati liberati dalle forze
armate britanniche e americane in avanzata da ovest, risultò per molti di loro in
una condanna alla deportazione o alla morte nei vari campi di rieducazione e la
voro. Stalin, e anche molti cittadini sovietici, vedevano questi sventurati, pre
valentemente caduti in mano tedesca durante il primo anno di guerra a causa degl
i errori dei vertici militari, quasi come dei disertori o elementi infidi passat
i al nemico; comunque meritevoli di punizione per non aver combattuto fino alla
morte contro l'invasore.
L'imponente ricerca e sviluppo coinvolti nel Progetto Manhattan, allo scopo di o
ttenere rapidamente un'arma nucleare funzionante, ebbe un profondo effetto sulla
comunità scientifica, sia dal punto di vista puramente tecnico, che dal punto di
vista filosofico e morale. Nella sfera militare, sembrò che la seconda guerra mond
iale avesse marcato l'avvento dell'era della potenza aerea, principalmente a spe
se delle navi da guerra. Mentre il pendolo continua ad oscillare in questa inter
minabile competizione, l'aviazione è ora una delle componenti fondamentali di ogni
azione militare.
La guerra fu, anche, una linea di demarcazione per gli eserciti di massa. Anche
se enormi eserciti composti da truppe scadenti si sarebbero visti ancora (durant
e la guerra di Corea e in diversi conflitti africani), dopo questa vittoria, le
principali potenze occidentali si affidarono maggiormente a piccoli eserciti alt
amente addestrati.
Dopo la guerra, molti alti esponenti della Germania nazista vennero processati p
er crimini di guerra, così come per gli omicidi di massa dell'olocausto (commessi
principalmente nella zona del Governatorato Generale), al processo di Norimberga
. Similarmente, i capi giapponesi vennero giudicati nel processo per crimini di
guerra di Tokyo. In altre nazioni, ad esempio in Finlandia, gli Alleati chiesero
che la leadership politica venisse giudicata in un "processo per le responsabil
ità di guerra", ovvero non per crimini di guerra. Una delle poche eccezioni è rappre
sentata dall'Italia, dove non si arriverà mai ad un processo contro i criminali di
guerra.
La sconfitta del Giappone, e la sua occupazione da parte delle forze americane,
portò a un'occidentalizzazione del paese che fu molto più estesa di quanto non sareb
be stato altrimenti. Il Giappone si avvicinò di più alla democrazia di stampo occide
ntale. Questo grande sforzo portò il Giappone del dopoguerra al miracolo economico
ed a diventare la seconda economia mondiale. Anche la Germania, pur uscendo sco
nfitta dalla seconda guerra mondiale, riuscì a risollevarsi nel dopoguerra, divent
ando una delle principali forze economiche europee.