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Media e Migrazioni

Etica, Estetica e politica del discorso umanitario

Per quanto le migrazioni costituiscano da sempre un fattore di grande importanza nella dinamica mondiale e siano da
anni al centro dei processi di globalizzazione del nostro paese, il dibattito politico, sociale ed economico risente ancora
di produzioni discorsive e visive distorte che legittimano le distinzioni tra “noi” e “loro”, che non a creare politiche di
integrazione e cittadinanza. Ciò dimostra il fallimento delle narrazioni umanitarie – la struttura comunicativa che,
soprattutto attraverso i media, diffonde l’imperativo di aiutare gli altri.
ci si chiede in che modo e con quale fine i media diffondono informazioni e immagini sugli immigrati.

“la distanza inadeguata”: per una riflessione critica sulla solidarietà come ironia

 pratiche della comunicazione che, in quanto fondate sulla presa di coscienza dell’impossibilità di riprodurre la
“diversità” della sofferenza, fanno uso di rappresentazioni fantasiose che mettono in discussione l’atto della
rappresentazione stessa, privilegiando il punto di vista occidentale a quello di coloro che soffrono.

Le campagne stanno evolvendo verso una nuova struttura comunicativa della solidarietà, dove le motivazioni
dell’azione sono incentrate più su noi stessi che sulle persone distanti e vulnerabili. Si passa da un’etica della pietà a
una dell’ironia. Analisi di 3 generi emergenti:

1. ONG: usano strategie di comunicazione basate su contenuti seducenti che ci distanziano dallo stile di vita
occidentale e ci spingono a riflettere sulla povertà globale tramite lo straniamento affettivo.
due scelte testuali: 1) animazione grafica; 2) assenza di persone sofferenti;
2. Advocacy delle celebrità: si basa sull’intimità a distanza che si riferisce alla nostra intima, ma non reciproca,
conoscenza della vita privata delle celebrità. Implica la nostra identificazione con l’umanità della celebrità e non
con l’umanità di coloro che soffrono in quanto tali.
3. Nuovo giornalismo multimediale: (Live blogging) caratterizzato da una decontrazione del punto di vista, introduce
la testimonianza di persone ordinarie come principale fondamento morale delle notizie. La distanza tra le zone di
sicurezza e di sofferenza riemerge online, poiché alle diseguaglianze materiali nella distribuzioni delle tecnologie si
aggiungono le diseguaglianze simboliche della distribuzione dei punti di vista lungo il flusso normativo globale.

 criticati perché veicolano un’immagine dell’altro vulnerabile privato della sua umanità e non cercano di contrastare
le relazioni di potere insite nella rappresentazione a distanza tra occidente e resto del mondo. I discorsi post –
umanitari trasformano l’etica della pietà in una morale della contingenza (possibilità, circostanza) che inserisce il post –
umanitarismo in una specifica sensibilità culturale, la cultura dell’ironia.
la moralità banale della solidarietà ironica viene definita attraverso due caratteristiche:
1. La distanza interiore: fa della nostra azione nei confronti della sofferenza un atto pubblico, ma mantiene private le
motivazioni;
2. L’autodeterminazione: presenta le ragione (private) che ci spingono all’azione come una realizzazione della nostra
umanità, mantenendo l’umanità del sofferente fuori dalla nostra immaginazione empatica.

Epistemologia soggettivista del neo – pragmatismo afferma che per immaginare noi stessi come attori altruisti
all’interno delle nostre comunità non ci può essere nessun appello morale alla solidarietà che vada oltre le storie che
noi produciamo. Usa la distanza interiore per legittimare la moralità soggettivista del liberismo e le sue relazioni di
potere.

 McCarthy: “ anche solo il pensiero che le strutture di base della società potrebbero essere ingiuste”, la solidarietà
come distanza interiore favorisce una visione compiaciuta della cultura popolata da ironisti auto – espressivi e privi del
ricordo di ingiustizie e di visioni riguardanti il cambiamento sociale.

Ironista liberale: considera privato il lessico della giustizia, ciò gli permette di essere scettico verso qualsiasi richiesta e
di impegnarsi in un’azione solidale come parte di un progetto di crescita e autodeterminazione morale.
la cultura dell’ironia riflette la strumentalizzazione delle solidarietà alle condizioni del neoliberalismo. Come le pratiche
di mercato che fondono le sfere di attività non economiche con la razionalità dell’azienda, così la solidarietà diventa
una pratica di auto – espressione , la quale considera l’imperativo di agire nei confronti dei vulnerabili come una libera
scelta, al servizio del nostro auto soddisfacimento. Tuttavia, riduce noi a pubblici sentimentali con poca capacità di
giudizio ed empatia, e le persone vulnerabili come figure senza voce ed umanità.
Silverstone parla di uno spazio differente, quello della distanza adeguata: fornisce una co – articolazione tra giudizio ed
immaginazione, come l’unico modo in cui la solidarietà può diventare una pratica della sfera pubblica. Richiede un
duplice impegno che ci permetta di pensare ad essa come ad una richiesta politica di giustizia, e di relazionarci alla
persone vulnerabile in quanto altra persona con la propria umanità.
 solidarietà agonistica:
1. Giudizio: messa in discussione della separazione tra ragioni provate e a auto – espressione pubblica. Suggerisce che
la solidarietà agonistica rende espliciti i valori che permeano le richieste di azione e pone la vulnerabilità umana come
un problema che riguarda l’ingiustizia globale, la responsabilità collettiva e il cambiamento sociale.
2. Immaginazione: costituisce una forma di educazione morale che lavora usando la mobilità immaginativa e la
capacità di rappresentare la prospettiva degli altri.
sebbene la politica agonistica aspiri ad una trasformazione radicale delle relazioni economiche del capitalismo globale,
la sua visione della solidarietà può emergere attraverso ristrutturazioni delle pratiche della rappresentazione della
sofferenza a distanza, che rompe con i generi aziendali della persuasione e introduce il pubblico giudizio e
immaginazione empatica come le due risorse principali del nostro impegno.

Diversamente umani: retoriche e realtà dell’umanitarismo

Ottobre 2013 una barca naufraga a Lampedusa, il caso va all'ordine del giorno a Bruxelles e il consiglio UE rafforza la
missione militare e umanitaria Mare Nostrum per irrobustire il sistema di controllo, aumentare il livello di sicurezza e
di controllo dei flussi migratori.
nelle dichiarazioni ed eventi dei giorni successivi sono racchiuse ambiguità e paradossi, le procedure legislative erano
in chiave securitario piuttosto che umanitaria.
Per esplorare i processi cognitivi ed emotivi che sottostanno alla tensione e alla compassione verso le vittime e il
respingimento dei sopravvissuti, facciamo riferimento all'esperimento di Singer:
“Bob è prossimo alla pensione. Ha usato tutti i suoi risparmi per comprare una Bugatti, che non ha potuto assicurare.
Un giorno, Bob parcheggia la Bugatti vicino ad un binario morto ed inizia a costeggiare a piedi le rotaie. Si accorge che
un treno senza controllo sta avanzando sulla linea e poco più distante intravede un bambino che gioca in una galleria e
che sarà investito dal treno. Non è possibile fermare il treno e il bambino è troppo lontano per avvertirlo del pericolo,
ma Bob può azionare uno scambio che devierà il treno lungo il binario dove è parcheggiata la Bugatti, salvando il
bambino. Bob decide di non azionare lo scambio”
ognuno di noi avrebbe salvato il bambino, eppure, se è vero che la condotta di Bob è sbagliata, è altrettanto vero che
ognuno di noi ha la possibilità di salvare la vita dei bambini. Quindi qual è la differenza tra noi e Bob?
Reazioni di quando percepiamo che ognuno di noi è Bob:
a) è moralmente corretto dare priorità agli interessi del proprio gruppo;
b) si mette in discussione la reale efficacia di una donazione e l'affidabilità delle organizzazioni;
c) ci si interroga sul perché gli altri siano vulnerabili e di chi sia la responsabilità;
d) raramente si mette in discussione il proprio stile di vita.
L'esperimento svela come la ragione individuale tenda a considerare corretta quella risposta in accordo con il pensiero
istituzionale già presente nelle menti degli individui. La narrazione umanitaria è discorsivamente dislocata dal contesto
dell'aiuto al contesto della sicurezza, legittimando così le politiche repressive.

La rappresentazione dello straniera fornita dai media mainstream e dalle agenzie umanitarie ha contribuito a ridurre le
sue molteplici figure a due tipi: la vittima da aiutare e il clandestino da respingere.
Il senso di appartenere ad una comunità morale più ampia è stato modellato da una politica della pietà basta su due
tratti: la distinzione tra chi soffre e chi non; l'insistenza posta sullo spettacolo della sofferenza. Finendo così per
riprodurre, invece che cambiare, le relazione di dominanza tra occidente ricco e sud povero.
Ispirandosi ai principi di neutralità, imparzialità, indipendenza e proclamandosi apolitica, l'etica umanitaria, nata come
risposta morale alle atrocità della guerra e con l'obiettivo di salvare vite umane ha scalzato la solidarietà politica dei
movimenti anticoloniali.
→ la iper – generalizzazione della vittima e la naturalizzazione delle differenze operate dalle ONG e amplificata dai
media ha modellato il nesso tra identità collettiva, immaginario sociale e ideologia politica. I processi di framing che
hanno luogo nel discorso pubblico e mediatico contribuiscono a formare e consolidare dinamiche discriminatorie, per
approdare in misure sempre più restrittive in termini di ingresso e libertà di permanenza sul territorio, che si
configurano in episodi di “razzismo democratico”.
I cittadini fanno riferimento alle istituzioni, queste, forgiandosi dell'attributo della giustizia e rinforzandosi
reciprocamente, nella loro strategia di mantenimento dell'ordine orientano in modo sistematico la memoria degli
individui e incanalano le nostre percezioni entro forme compatibili con le relazioni da esse autorizzate.
La migrazione può essere considerata un fatto sociale totale, che non riguarda solo chi migra, ma anche la società nel
suo complesso. La migrazione complica la politica perché mette a dura prova coerenza e ambizione dei regimi.
L'asimmetria visuale e discorsiva del rapporto tra media e organizzazioni umanitarie riflette l'asimmetria di potere tra
in comfort degli spettatori e la vulnerabilità di chi soffre.
Se consideriamo alla luce di principi di giustizia e libertà, il fenomeno migratorio ci richiama ad un senso di
responsabilità davanti all'altro, questa implica il superamento del concetto di tolleranza, in direzione del ripensamento
della categoria dell'altro attraverso un diritto disposto sul piano dell'ospitalità.

Comunicare l'immigrazione in Italia

4 febbraio 2014 viene presentata in Parlamento una proposta di legge per la “Giornata nazionale della memoria e
dell'accoglienza” per obbligare a riflettere, prendere coscienza ed affrontare i cambiamenti culturali e normativi,
necessari per evitare tragedie dei migranti e definirsi paese civile.
La rappresentazione dell'immigrato in Italia è stereotipata e semplificata, così che i migranti vengono considerati
appartenenti ad un unica categoria, indipendentemente dal loro paese di origine.
Sebbene gli italiani si dichiarino aperti al dibattito in materia di allargamento di diritti, la loro percezione del fenomeno
risulta problematica. Molti associano la presenza degli immigrati al peggioramento della qualità della vita e
all'aumento di attività criminali e di problemi di ordine pubblico.
→ responsabilità sociale e morale dei media, l'importanza di informazioni responsabili di qualità → Carta di Roma
(questione di lessico, necessità di approfondire argomenti e diversificare le fonti) + associazioni che mettono in guardia
l'opinione pubblica dagli abusi dell'informazione in tema di immigrazione e minoranze + iniziative transizionali, mosse
dal presupposto che per cambiare il sentire dell'opinione pubblica sia necessaria una corretta lettura ed
interpretazione del fenomeno da parte dei media.
→ rimane la tendenza ad etnicizzare le notizie, raccontare i flussi migratori esclusivamente attraverso il fenomeno
degli sbarchi.
Fattori che rendono complicato l'abbandono di certe parole: fretta e sovraccarico di lavoro dei giornalisti; mancanza di
conoscenza e formazione interna, difficoltà di liberarsi dagli stereotipi.
→ media interculturali: con nuovi linguaggi e formati vogliono dare voce a chi non ce l'ha, abbattere stereotipi e
favorire un dialogo tra italiani e stranieri. Sono prodotti sia da immigrati sia da cittadini autoctoni.
Dare la possibilità all'altro di presentarsi e auto – rappresentarsi, significa riconoscerlo come persona e come soggetto
portatore di diritti e doveri.
Limite → pubblico ristretto e specialistico, mancanza di finanziamenti, problema della valorizzazione e riconoscimento
della professionalità, che si traduce in una condizione di precarietà.
Mentre le iniziative digitali, radiofoniche e il giornalismo interculturale ha un pubblico più vasto.
Tuttavia il Web sta diventando un luogo idoneo per l'incremento dell'odio.
→ il rischio che si corre ad assumere l'esistenza di una dimensione valoriale universalmente condivisa, è la negazione
di punti di vista alternativi.

→ lo strumento più visibile di comunicazione sociale è la pubblicità. Le campagne di pubblicità sociale si situano tra
due estremi linguistici: l'eufemismo ( i toni troppo positivi rischiano di minimizzare il problema) e il terrorismo
( messaggi troppo inquietanti rischiano di venire rimossi o di consolidare l'immagine stereotipata dell'altro). Il rischio
delle campagne è di rappresentare la persona vulnerabile come ci si aspetta che sia.
Messaggio → i rifugiati sono persone come noi, solo che loro sono dovuti fuggire dalle loro case a causa di guerre e
persecuzioni. Sono persone che, se integrate, possono dare contributi culturali ed economici.
Tuttavia in queste pubblicità manca l'auto rappresentazione delle persone direttamente interessate. (es. “l'Italia sono
anch'io”).

Immigrazione, media, opinione pubblica: crisi dell'Umanitario?

Frame:cornice di significati attraverso i quali un evento o un tema risultano compresi e spiegati; definisce un problema,
ne indica le cause e propone soluzioni.
Analizzare i contenuti dei media in termini di framing è visto come un superamento delle tesi della manipolazione, dal
momento che l'applicazione del frame è spesso ritenuta la conseguenza di un processo decisionale in parte
consapevole. Due dimensioni:
1. salienza o enfasi: processo attraverso il quale si rendono centrali alcuni aspetti di un evento, escludendone altri;
2. connettività:l'applicabilità di una serie di significati e dispositivi di framing all'interno di una stessa cornice
discorsiva. Si adatta meglio agli eventi che presentano una maggiore complessità e continuità nel tempo.

1. Frame securitario: soggetti descritti come clandestini o criminali; il loro ruolo attivo seguendo una retorica del
sospetto; la definizione del problema come ordine pubblico o morale; la fonte del problema come eccesso di arrivi;
le ipotesi di soluzione basate sull'aumento di controlli, potenziamento politica dei rimpatri ecc.
immagini: estetica della distanza, presenza di forze dell'ordine;
2. Frame umanitario: i soggetti descritti come vittime; ruolo passivo; definizione del problema in termini di aiuto ed
assistenza; la fonte del problema tradotta in termini di discriminazione, le ipotesi di soluzione sono spesso vaghe e
generiche.
Immagini: prossimità tipica dell'estetica del dolore;
3. Frame del riscatto: soggetti come individui intraprendenti; ruolo attivo; assenza di problemi come risultato di
talento e impegno individuale; fonte del problema è elusa, la migrazione è vista come capacità di osare.
Immagini: estetica della prossimità, soggetti sorridenti.

La maggior parte dei lavori per analizzare gli effetti dei frame si richiamano ad un metodo sperimentale, condotto
attraverso la manipolazione di prodotti mediali al fine di forzare i frame e produrre testi aventi un tema comune e
frame antagonisti. Attraverso interviste individuali semistrutturate, si è testati gli effetti dei frame, sottoponendo ad
ognuno gli impaginati manipolati e raccogliendo le opinioni su aspetti del rapporto migranti e società di arrivo.

Sbarchi
Frame securitario: richiamo alla frame umanitario: questione frame del riscatto: desiderio
guerra; invasione; clandestini; rifugiati; italianità, racconto dell’integrazione.
fotografie: uomini in divisa impegnati fotografie: donna incinta; barcone fotografie: sorrisi; assente
in azioni di pubblica sicurezza. della speranza; uomo in lacrime; dimensione allarmistica e del dolore.
lapide “ignoto”.
Risultati: il frame economicista ha ottenuto maggiore rappresentanza, come visione alternativa del frame securitario.
si evidenzia un effetto framing, le risposte che richiedono un opinione generale, mostrano una propensione a
rispondere riproducendo il frame presentato loro.
Il lavoro
Frame securitario: “tanti?troppi?” frame umanitario: “gli schiavi” frame del riscatto: “gli immigrati
“lavorano in regola ma non hanno “guadagnano pochi € all’ora. Ne fanno bene all’Italia”
nessuna intenzione di integrarsi. E pagano 80 al mese per un “ dai cantieri alle stalle ..più che utili,
spesso la notte si trasformano in materasso..” indispensabili”
spacciatori”
Risultati: effetto framing, è più vicino alla sensibilità degli intervistati il frame securitario.
La distinzione tra migranti e richiedenti di asilo non viene posta agli intervistati. Questa distinzione, già fragile, è stata
ulteriormente indebolita da anni di retorica politica e mediatica che ha imposto un discorso del sospetto.
chi riconosce la positività del frame del riscatto sono coloro che accettano una visione dinamica dell’economia, mentre
coloro che rifiutano questo frame aderiscono ad una visione statica dell’economia.

Da extracomunitario a clandestino: l’immigrato nei discorsi dei media

Si può evidenziare nei discorsi dei media un rapporto stabile tra immigrazione e criminalità, questo diventa un criterio
di selezione delle notizie e di interpretazione e inquadramento della stessa. Di solito il riferimento al fatto di essere
straniero viene citato quando l’immigrato è imputato di qualche delitto, meno volte questo avviene quando è la
vittima. Il termine extracomunitario è legato alla dimensione regolarità/irregolarità e al tema della sicurezza. Il
vocabolo è segnante, lo status di extracomunitario non è inteso come una categoria giuridica, visto che un americano
o un canadese non vi saranno mai compresi. Invece, nazionalità che fanno parte dell’UE vengono considerate
appartenenti a tale categoria. Attualmente, i massa media usano il termine clandestino, per indicare la parte più
problematica degli immigrati.
L’Ansa è la principale agenzia di stampa italiana e uno dei maggiori riferimenti per gli altri media.  Si è voluta
indagare la terminologia usata dalla stampa per descrivere il fenomeno e per etichettare gli immigrati. La selezione
delle notizie è stata svolta attraverso il motore di ricerca interno al sito usando 4 parole chiave
(immigrazione;immigrati;extracomunitari; clandestini), selezionando come periodo di tempo un anno.
parlando di immigrazione molte notizie sono di cronaca nera, gli argomenti sono “arrivi e sbarchi”, “crimini immigrati”
 frame dell’invasione e dell’emergenza. I vocaboli più segnanti, come extracomunitario e clandestino, sono usati
meno spesso e tendono a scomparire in riferimento ad argomenti positivi.
la presenza di un termine alternativo si ha solo in 6 casi: o si etichetta il protagonista come immigrato o a questi non
viene attribuita alcuna caratteristica.
non sembra esserci molta attenzione al fenomeno nella sua complessità: i vocaboli più ricorrenti forniscono
un’immagine semplicistica dell’immigrazione.

Il ruolo dei mass media nel riprodurre una visione problematica del fenomeno li pone in una posizione centrale per
quanto riguarda l’ambito della cooperazione internazione e dell’aiuto umanitario. Tale visione influenza le scelte dei
decisori politici per due motivi: facenti parte loro stesi dell’audience dei media; spesso nelle loro azioni tendono a
seguire la sensibilità e gli umori dell’opinione pubblica.

Frame dell’emergenza e migrazioni forzate. I caso dell’ “emergenza Nord Africa”

nel gennaio 2011 le proteste in Egitto e Tunisia, la guerra in Libia, hanno portato sulle coste italiane 60.000 persone in
fuga. Il concetto di frame cui si fa riferimento è quello di Goffman: “ le definizioni di una situazione sono costruite in
accordo con i principi di organizzazione che governano gli eventi e il nostro coinvolgimento soggettivo in essi”.
solo a febbraio si parla per la prima volta di emergenza. Ad aprile, viene stabilito che ai cittadini del Nord Africa giunti
in Italia tra il primo gennaio e le 00.00 del 5 aprile 2011, venga rilasciato il permesso di soggiorno temporaneo della
durata di 6 mesi. Nello stesso momento gli arrivi di persone in fuga dalla Libia si stano facendo sempre più intensi 
l’incapacità o la mancanza di volontà di interrogarsi sull’origine e la storia delle persone in arrivo dalla Libia, ha
rappresentato una delle cause principali dell’inceppamento del sistema per la loro accoglienza.
il Dipartimento della Protezione Civile definisce un piano per l’accoglienza dei migranti basato sul principio di equa
distribuzione di questi sul territorio nazionale, in proporzione agli abitanti per regione. Ad essere accolti dal Piano
saranno coloro a cui è stato riconosciuto lo status di profughi (migranti forzati).  lunga attesa, ambivalenza tra
sicurezza e accoglienza.  proroga stato di emergenza e del visto di altri 6 mesi.

In mancanza di una strategia comune d’intervento, di uno status giuridico chiaro e definito, l’emergenza non viene
risolta, ma resa visibile all’opinione pubblica. Nel quadro caotico e poco definito di un sistema di accoglienza
emergenziale, a fare la differenza tra le singole realtà sembrano essere state le decisione e le iniziative prese nella
dimensione più micro.
storia di una gru. Una questione di punti di vista

a novembre 2010 viene occupata una gru nel centro di Brescia, per ribellarsi contro le storture di una legislazione
sull’immigrazione che non lascia scampo a chi cerca di regolarizzare la propria presenza nel paese. I migranti si sono
fatti attori, in prima persona e l’episodio ha costituito un’occasione per i media di presentare i migranti sotto una
nuova luce, i media possono farsi protagonisti di una nuova responsabilità sociale nei confronti del fenomeno. La sfida
è di fondare una nuova cultura dell’informazione, consapevole e responsabile: ci sono riusciti?

I migranti prendono parola rompendo i diversi stereotipi; esprimendo la loro singolarità e allo stesso tempo la loro
voce è universale, racchiudendo in sé una prospettiva e un ampio insieme di valori. Questa protesta fa appello ai diritti
di cittadinanza, a un universo semantico giuridico, con slogan e appelli che chiamano in causa un frame legale, ma in
modo peculiare: da un lato rivendicano diritti di cittadinanza, dall’altro lo fanno agendo già in quanto cittadini,
rivendicando il proprio ruolo di soggetti politici e rifiutando l’etichetta di clandestini.
Isin descrive la cittadinanza come un atto e una istituzione in flusso, cioè quell’insieme di pratiche attraverso cui
soggetti o gruppi si costituiscono come portatori del diritto ad avere diritti. Il diritto che rivendicano è quello
dell’esistenza, nel momento in cui lo rivendicano, se ne appropriano: l’atto di occupare la gru e di farsi visibili nello
spazio pubblico, ha già cambiato il loro status da “invisibili” a persone.
i media sono riusciti a riflettere questo mutamento di prospettiva?
ad un primo livello di indagine, enunciativo – discorsivo, i quotidiani tendono ad identificarsi con le istituzioni locali.
Giornale di Brescia: “Brescia non può tollerare questi atti di prepotenza” (cit. sindaco)
i migranti sono privi di ogni soggettività e capacità d’azione.
Bresciaoggi: “Cari ragazzi, ecco perché dovete scendere ora”, i migranti sulla gru vengono rappresentati come oggetto
dell’azione ingannevole altrui, come vittime, prima fregati da datori di lavoro, poi manipolati a fini politici da
estremisti. Immutabilità del sistema viene amplificata facendo riferimento alle regole dell’UE, i toni sono paternalistici
e l’intento pedagogico, il linguaggio è elementare e semplificato.

Ombre migranti. Pratiche discorsive sullo straniero

La problematicità dell’interazione tra medi a emigrazione emerge in Italia nel 1997 con l’emergenza albanesi. I media
nazionali cominciano a descrivere un invasione che mette a rischio l’ordine pubblico, si alimenta l’emotività dei
confronti dei reati e dei problemi connessi alla presenza di albanesi. Il ruolo di tv, radio e stampa diviene decisivo
nell’organizzare una percezione negativa del fenomeno.
uno dei primi passi per il riconoscimento della diversità consiste nelle ridefinizione degli spazi dell’opinione pubblica
che in una società multiculturale dovrebbero essere più aperti all’Altro.
Babel Tv, è una sorta di guida per vivere bene in Italia, per conoscerne la lingua, le leggi, il mondo del lavoro e si rivolge
alle 7 principali comunità etniche: maghrebina, albanese, latina, rumena, filippina, cinese e ucraina.
garantisce agli immigrati luoghi pubblici di discussione e confronto e la possibilità di ottenere informazioni e
rappresentazioni delle proprie prospettive culturali, dei propri punti di vista.
La Tv community unisce educazione e intrattenimento per promuovere ed incoraggiare l’integrazione attraverso il
racconto di storie di stranieri che hanno trovato con successo un loro spazio in Italia.
Babzine è il Magazine quotidiano che consente di fruire delle news nelle lingue delle principali etnie. Approfondisce gli
articoli di maggiore interesse apparsi nei quotidiani nazionali e internazionali rispetto ai temi dell’immigrazione, si
pubblicizzano appuntamenti culturali.
è, però, necessario che non si trasformi un uno spazio – ghetto, quindi serve un nuovo progetto che trasversalmente
riguardi ogni medium per rendere familiare la presenza immigrata in Italia. Occorre lavorare anche alla realizzazione di
un identico accesso all’industria dei media e alla fruizione dei suoi prodotti da parte degli immigrati.
la sfida consiste nel tradurre la doppia assenza migrante (nel luogo d’origine e d’arrivo) in doppia presenza, intesa
come creatività culturale.
ambivalenza dell’integrazione. Pratiche discorsive dei rappresentanti dei migranti

l’Umbria è la seconda regione per incidenza di immigrati sul totale della popolazione, aprendo la possibilità di
un’interazione quotidiana con immigrati. In un’indagine realizzata da Bonerba e Mazzoni è emerso che gli stranieri
vengono presentati come individui pericolosi e disagiati. A Perugia diversi articoli ed episodi di cronaca nera
culminarono a maggio 2012 con un accoltellamento e l’esplosioni di alcuni colpi di pistola nel centro storico. La
narrazione giornalistica riferì un regolamento di conti tra albanesi e magrebini per il commercio di droga. Nonostante
l’incremento della polizia, a maggio la vetrina di un negozio nei pressi della prefettura venne sfondata e la merce
rubata. Nei giornali gli immigranti vennero rappresentati negativamente, designati come fonte di insicurezza e
degrado, fornendo ai lettori etichette immediatamente comprensibili, da collocare entro il processo di semplificazione
securitaria. (“mille rimpatri per salvare la città dalla droga”).
le dichiarazioni dei rappresentanti dei migranti, invece, sono state riscontrate solo in 5 articoli, mostrando una scarsa
considerazione dei giornali nei confronti dell’opinione della Consulta per l’immigrazione, la quale non ha curato con la
dovuta attenzione in proprio rapporto con i media locali.
messaggio della Consulta: gli immigrati non sono tutti uguali e la maggior parte degli stranieri è contraria alla
criminalità e preoccupata per la tenuta della convivenza civile e della legalità.
le riflessioni avanzate da parte dei rappresentanti dei migranti non riuscirono a prendere una vera posizione e non
vennero selezionati dai problemi della vita quotidiana, dall’urgenza di trovare un lavoro per potersi garantire una vita
dignitosa, evitando di essere attirati dal guadagno della droga.
a maggio, presso la Sala dei Notari venne letto un documento redatto dalla Consulta.” Si devono rispettare le leggi. C’è
una parte di stranieri che contribuisce alla vita economica e sociale.. però, chiediamo alle autorità i mezzi per lavorare
all’interno delle nostre comunità, per evitare questi comportamenti”.
all’inizio tra i rappresentanti emerse la volontà di essere considerati alla pari degli imprenditori morali, attenti alla
qualità della vita, però la volontà di prendere parte all’evento discorsivo produsse una sorta di slittamento semantico
delle loro dichiarazioni.  riformulate: Passando dalla necessità di non confondere la presenza dei migrati con il
problema della sicurezza alla comunicazione di un proprio impegno a garanzia dell’integrazione e della sicurezza, senza
escludere l’eventuale segnalazione di soggetti devianti.
 il tentativo di rompere il processo di generalizzazione che equiparava i migranti ai criminali ha, paradossalmente,
favorito il rinnovo di quella rappresentazione negativa dei migranti che si intendeva contrastare.
diventa lecito domandarsi se, a parità di condizioni, fosse stato possibile registrare una presa di posizione differente da
parte dei rappresentanti della consulta. L’asimmetria di mezzi strumentali ed economici e la loro disposizione rispetto
a quelli utilizzati dai principali canali d’informazione non consente ad esperienze multiculturali di emergere ed
affermarsi come attori in grado di partecipare adeguatamente alla discussione pubblica, rinnovando le difficoltà da
parte dei migranti di prendere parola.