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L’INFLAZIONE

È un fenomeno economico che consiste nell’aumento generalizzato dei prezzi di tutti i beni e servizi; il
termine inflazione deriva appunto dal latino inflare, che significa gonfiare. Ci sono vari livelli di
inflazione: quando è lieve ( intorno al 2, 3, massimo 5 %) si chiama inflazione strisciante; quando
diventa del 10/20 % (inflazione a due cifre si parla di inflazione galoppante; superata la soglia del 20
% l’inflazione cresce in maniera vertiginosa e si parla di iperinflazione (celebre è il fenomeno che si
verificò in Germania durante la Repubblica di Weimar, prima dell’affermarsi di Hitler; ma molto
attuale è il fenomeno dell’iperinflazione che si è di recente verificato in Venezuela , Paese in cui
l’inflazione è a tassi del 400% / 700%)
Per tenere sotto controllo l’inflazione è fondamentale misurare il livello generale dei prezzi e
confrontare il livello dei prezzi attuale con quelli precedenti.
Tale misurazione viene effettuata dall’ ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) il quale effettua diverse
indagini statistiche e calcola diversi indici dei prezzi tra cui il più noto è l’indice FOI, cioè l’indice dei
prezzi al consumo per una famiglia-tipo di operai e impiegati, che indica il costo della vita per una
famiglia media (medio tenore di vita). L’ ISTAT calcola il prezzo di tutti i beni consumati dalla
famiglia-tipo, il cosiddetto paniere, e moltiplica il prezzo per la quantità del bene o servizio che viene
effettivamente acquistata; ogni bene o servizio “pesa” all’interno del paniere secondo la quantità in cui
viene utilizzato dalla famiglia-tipo. Una volta calcolato il livello generale dei prezzi, è necessario
confrontarlo con periodi di riferimento (cosiddetto anno base), per riscontrare eventuali variazioni; ciò
si attua attraverso una semplice proporzione in cui l’anno base è rapportato a 100, mentre il periodo da
prendere in considerazione è rappresentato dalla X. Per esempio, se immaginiamo i prezzi del 2018 e li
rapportiamo con quelli del 2016:

1000 (prezzi del 2016- anno base) 1000 : 100 = 1050 : X X = 1050 x 100 = 105
1050 (prezzi del 2018 – anno da considerare) 1000

Come si può notare nel 2018 ci sarebbe stato un aumento dei prezzi rispetto al 2016 in misura pari al
5%.

EFFETTI DELL’INFLAZIONE

Il principale effetto negativo dell’inflazione consiste nella diminuzione del potere d’acquisto della
moneta: tra prezzi e potere d’acquisto esiste infatti una relazione inversa, per cui se i prezzi
aumentano, il potere d’acquisto diminuisce e viceversa.
Inoltre l’inflazione altera i rapporti tra gli operatori economici.

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• L’inflazione danneggia i titolari di redditi fissi (lavoratori dipendenti e pensionati) che vedono
diminuire il loro potere d’acquisto; risultano invece avvantaggiati i titolari di redditi
variabili (liberi professionisti e lavoratori autonomi) i quali possono adeguare i loro redditi
all’aumento dei prezzi.
• L’inflazione avvantaggia i debitori, tra cui lo Stato, i quali restituiscono delle somme di denaro,
nominalmente identiche a quelle ricevute, ma con un potere d’acquisto inferiore. Risultano
danneggiati i creditori ai quali vengono restituite delle somme e degli interessi con un potere
d’acquisto notevolmente inferiore. Tutto ciò scoraggia il risparmio e incide negativamente
sugli investimenti: i consumatori, anziché risparmiare, preferiscono acquistare i cosiddetti
beni rifugio, come quadri, gioielli, beni immobili, i quali appunto mantengono il loro valore
nel tempo. Per ovviare alla diminuzione del risparmio vengono stipulati prestiti indicizzati in
cui il capitale da rimborsare, come pure il tasso di interesse, vengono agganciati e rivalutati in
base ad un determinato indice, per esempio l’oro, il dollaro,il petrolio, l’euro.
• L’inflazione danneggia i contribuenti e avvantaggia lo Stato (cosiddetto fenomeno del fiscal drag
o drenaggio fiscale): l’inflazione fa diminuire il potere d’acquisto dei titolari di redditi fissi i
quali cercheranno di ottenere aumenti contrattuali di stipendi e pensioni, in modo tale da
recuperare quanto meno la perdita di potere d’ acquisto; tali aumenti non comportano dunque
una maggiore capacità contributiva, ma incidono sul reddito complessivo di tali soggetti che
nominalmente aumenta e potrebbe comportare l’applicazione di aliquote di imposta più ele-
vate, dato che il reddito ricade in scaglioni di livello superiore. In sostanza lo Stato percepisce
delle imposte aggiuntive che non corrispondono ad una maggiore capacità contributiva: per
evitare tale drenaggio fiscale lo Stato periodicamente deve rivedere gli scaglioni e le aliquote
per adeguarli al tasso di inflazione.
• L’inflazione altera i rapporti con l’estero: se i prezzi in un Paese sono più alti rispetto a quelli dei
Paesi esteri, diminuiscono le esportazioni del Paese con l’inflazione più alta, mentre
aumentano le importazioni; il saldo negativo della bilancia commerciale comporta anche un
deficit nella bilancia dei pagamenti ( più moneta che esce rispetto a quella che entra) con
conseguente indebitamento nei confronti dell’estero. Per quanto riguarda i Paesi dell’Unione
Monetaria Europea è assolutamente necessario evitare tali squilibri per poter operare senza
inconvenienti all’interno del mercato unico; il tasso di inflazione tra i vari paesi aderenti
all’Unione Monetaria Europea deve essere “armonizzato” e non può discostarsi di oltre due
punti rispetto alla media del tasso di inflazione dei tre Paesi più virtuosi (è questo uno dei
parametri fissati nel Trattato di Maastricht e la sua violazione comporta richiami e successive
sanzioni (procedure di infrazione) da parte degli Organismi europei.

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CAUSE DELL’INFLAZIONE
Le cause dell’inflazione sono molteplici e sono importanti da accertare perché, a seconda della causa, è
possibile mettere in campo vari rimedi.

Una prima causa di inflazione è quella che deriva da costi.


- Uno dei casi è quello di un aumento del costo delle materie prime importate (cosiddetta inflazione
importata): è quanto avvenne con la crisi petrolifera degli anni settanta, ma ancora oggi una delle cause
di inflazione più frequenti e può essere combattuta solo con il risparmio energetico e mediante l’uso di
fonti di energia alternative.
- Un altro caso di inflazione da costi è quello che deriva dall’aumento del costo del lavoro: si tratta di
un fenomeno pericoloso perché tende ad autoalimentarsi, con il rischio di una spirale inflazionistica e
di una rincorsa salari-prezzi e prezzi-salari. Infatti, se i lavoratori ottengono aumenti retributivi, i datori
di lavoro, vedendo diminuire il loro margine di profitto, tenderanno ad aumentare i prezzi dei beni e dei
servizi; di nuovo, allora, i lavoratori chiederanno nuovi aumenti di stipendi e salari, per compensare il
minor potere d’acquisto e, di nuovo, i datori di lavoro aumenteranno i prezzi. Si tratta di un fenomeno
molto pericoloso, che tende ad autoalimentarsi e genera una escalation inflazionistica: è necessario che
venga bloccato e ciò è possibile attraverso la cosiddetta “politica dei redditi”, cioè attraverso un
accordo tra le parti sociali. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro, con
la mediazione del Governo, devono cercare di mettere d’accordo gli interessi dei lavoratori e quelli dei
datori di lavoro, per cui potranno essere concessi aumenti di stipendi e salari solo nei limiti in cui i
lavoratori si impegneranno a garantire un aumento di produttività per l’impresa. Un’altra causa che fa
aumentare il costo del lavoro e può determinare inflazione è il costo degli oneri previdenziali e
assistenziali, cosiddetti oneri sociali, a carico del datore di lavoro: per evitare che tali oneri sociali
facciano diminuire il profitto degli imprenditori, inducendoli così ad aumentare i prezzi, lo Stato può
assumere a proprio carico in tutto o in parte tali oneri, ponendoli a carico della collettività tramite le
imposte (cosiddetta fiscalizzazione degli oneri sociali).
- Un’altra causa di inflazione da costi è quella che deriva da un peso eccessivo delle imposte: anche le
imposte troppo elevate possono indurre le imprese a scaricarne il peso sui consumatori attraverso
aumenti dei prezzi. Il rimedio in tal caso consiste nella riduzione delle imposte a carico delle imprese.

L’inflazione può dipendere anche da un’ulteriore causa: la domanda globale esuberante.


Si verifica tale ipotesi quando la domanda globale è elevata, ma l’offerta globale non è in grado di
crescere in modo adeguato, per mancanza di uno o più fattori produttivi (cosiddetta strozzatura del
sistema economico); si determina quindi un divario (scalino o gap) tra domanda e offerta e, essendo la
domanda superiore all’offerta, i prezzi aumentano (gap inflazionistico). Il rimedio consiste nell’attuare

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manovre di politica economica restrittive, tendenti a “raffreddare”, cioè a far diminuire la domanda
globale.
SCHEMA RIEPILOGATIVO DELL’INFLAZIONE: CAUSE E RIMEDI

CAUSE RIMEDI

inflazione da costi
costo delle materie prime ricerca di fonti di energia alternative
costo del lavoro politica dei redditi
costo degli oneri sociali fiscalizzazione degli oneri sociali
costo delle imposte per le imprese riduzione delle imposte
inflazione da domanda globale esuberante manovre di politica economica restrittive
(possono essere di politica fiscale o di politica monetaria)

MANOVRE DI POLITICA ECONOMICA

La politica economica comprende le scelte e le forme di intervento dello Stato nel sistema economico:
le più importanti sono la politica dei redditi, la politica fiscale e la politica monetaria.

- La politica dei redditi: consiste in un accordo tra le parti sociali per contenere l’aumento dei
redditi dei lavoratori nei limiti di un aumento di produttività per le imprese, onde evitare che queste
siano indotte ad aumentare i prezzi.
- La politica fiscale: consiste nel manovrare le entrate (E) e la spesa pubblica (G) del bilancio statale
per stabilizzare il ciclo economico.
Nel caso in cui la domanda globale è insufficiente (fase di recessione) la politica fiscale deve essere
espansiva, consiste cioè nel diminuire le entrate (- E) per far aumentare i consumi privati (+ C) e gli
investimenti privati ( + I), e nell’aumentare la spesa pubblica (+ G) per far aumentare i consumi e gli
investimenti pubblici. Si tratta di una manovra che comporta un deficit nel bilancio statale (cosiddetto
deficit spending).
Nel caso in cui la domanda globale è esuberante rispetto all’offerta globale (fase di inflazione da
domanda) la politica fiscale deve essere restrittiva e consiste nell’aumentare le entrate (+ E) per far
diminuire i consumi dei privati (- C) e gli investimenti dei privati (- I), e nel diminuire la spesa
pubblica (- G) per far diminuire i consumi e gli investimenti pubblici.
In sostanza la politica fiscale deve agire in funzione anti-congiunturale (congiuntura = fase
economica di recessione o inflazione): nella fase di recessione si deve attuare una manovra espansiva,
nelle fasi di inflazione serve invece una manovra restrittiva.

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- La politica monetaria: consiste nel regolare la quantità di moneta in circolazione.
Nelle fasi di recessione, nelle quali la domanda globale è debole, è necessario aumentare la moneta
in circolazione; in fase di inflazione, poiché la domanda globale è esuberante, è necessario ridurre la
moneta in circolazione.
La politica monetaria, che prima dell’Unione Monetaria Europea ( UEM ) era affidata alla Banca
d’Italia, attualmente viene decisa dalla Banca Centrale Europea (BCE), la quale attua le proprie
decisioni attraverso le Banche Centrali dei Paesi aderenti all’Unione Monetaria Europea. Si chiama
S.E.B.C. il Sistema Europeo delle Banche Centrali, il quale comprende, appunto, tutte le Banche
Centrali (B.C.) dei Paesi aderenti all’U.E.M. e che è guidato dalla Banca Centrale Europea.

Sistema Europeo B.C.E. B.C.


B.C. C.
delle Banche Centrali (S.E.B.C.) C.
FRA
LUS

B.C.
B.C. C.
OLA
C.
SPA B.C. B.C. B.C.
C.
ITA C.
GER C.
BEL

La B.C.E. ha un Presidente ed un Vicepresidente e due organi:


- Comitato Esecutivo: è composto dal presidente, dal vicepresidente e da tre membri che vengono
scelti tra persone con altissima esperienza in materia economica e monetaria;
- Consiglio Direttivo: è composto di membri del Comitato Esecutivo e dai Governatori (presidenti) di
tutte le Banche Centrali dei Paesi appartenenti all’U.E.M. . Ogni membro ha a disposizione un solo
voto, in modo uguale a tutti gli altri, a prescindere dal peso politico ed economico del proprio Paese.
La B.C.E. ha tra i suoi compiti più importanti quello di garantire la stabilità dei prezzi e di regolare
la circolazione monetaria tra i Paesi aderenti alla moneta unica.
Le manovre di politica monetaria di cui la B.C.E. può disporre sono le seguenti:
 Manovra del coefficiente di riserva: tale coefficiente è la percentuale, decisa dalla B.C.E.,
che le banche devono trattenere obbligatoriamente come riserva legale ( possono anche creare
proprie riserve volontarie) prima di poter effettuare i prestiti. Se il coefficiente di riserva
viene aumentato ci saranno meno prestiti e meno moneta in circolazione (manovra
monetaria restrittiva da attuarsi in fase di inflazione quando la domanda globale è maggiore
dell’ offerta globale). Se il coefficiente di riserva viene diminuito ci saranno più prestiti e
più moneta in circolazione (manovra monetaria espansiva da attuarsi in fase di recessione,
cioè quando l’ offerta globale è maggiore della domanda globale).

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 Manovra del tasso unico di riferimento (T.U.R.): è il costo del denaro per le banche, cioè
il tasso che le banche ordinarie devono pagare alla Banca Centrale quando hanno bisogno di
liquidità; viene anche esso deciso dalla Banca Centrale Europea. Se la B.C.E. decide di
aumentare il tasso unico di riferimento, aumenta il costo del denaro per le banche e
aumenta di conseguenza il tasso libero cioè il costo del denaro che le banche applicano alla
clientela; di conseguenza ci saranno meno prestiti, meno depositi indotti e meno moneta in
circolazione (manovra restrittiva, da attuarsi in fase di inflazione, secondo quanto afferma la
teoria quantitativa della moneta ( M=P). Se invece la B.C.E. decide di diminuire il tasso
unico di riferimento, diminuisce il costo del denaro per le banche ,e di conseguenza, anche
per la clientela; ci saranno, quindi più richieste di prestiti, più depositi indotti e quindi più
moneta in circolazione. Tale manovra, diretta ad aumentare la liquidità nel sistema
economico, è una manovra espansiva, da attuarsi in fase di recessione economica.
 Manovra delle operazioni di mercato aperto: consiste nella compravendita di titoli sul
mercato finanziario; se la Banca Centrale vende titoli, “rastrella” moneta dal mercato
(manovra restrittiva), viceversa se compra titoli, immette moneta in circolazione (manovra
espansiva). Di recente è questa la manovra adottata dalla BCE ed è conosciuta con il nome di
“quantitative easing”, cioè alleggerimento quantitativo: la BCE compra titoli dalle Banche
per dare loro maggiore liquidità, in modo che possano concedere prestiti e contribuire al
rilancio dell’economia.

CONFRONTO TRA POLITICA FISCALE E POLITICA MONETARIA

Attualmente sia la politica fiscale sia la politica monetaria non possono essere più decise dal singolo
Stato, ma incontrano limiti e condizionamenti nelle decisioni dell’Unione Europea: la politica
monetaria è ormai decisa dalla B.C.E., ma anche la politica fiscale, che pure è decisa dal Governo in
occasione della legge finanziaria (oggi ribattezzata “legge di stabilità), incontra dei limiti nei parametri
di Maastricht, ribaditi nel patto di stabilità (il deficit del bilancio non deve infatti superare il 3% del
P.I.L. e il debito pubblico deve progressivamente scendere al 60% del P.I.L.). Queste limitazioni alla
sovranità dello Stato sono oggi motivo di critica nei confronti dell’U.E da parte dei cosiddetti
“sovranisti”, cioè coloro che rivendicano un maggior potere decisionale in mano allo Stato.
Facendo un confronto tra la politica fiscale e la politica monetaria, sembra preferibile quest’ultima
per le seguenti motivazioni:
- la politica monetaria è più tempestiva: viene decisa autonomamente dalla Banca Centrale Europea
ed è immediatamente attuata nei vari Paesi tramite le Banche Centrali; invece quella fiscale è decisa
annualmente dal Parlamento in occasione dell’approvazione della legge di stabilità.

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- la politica monetaria non è soggetta a condizionamenti politici: mentre la politica fiscale deve
essere approvata dal Parlamento, poco propenso ad attuare manovre di tipo restrittivo, la politica
monetaria è decisa dalla B.C.E. senza alcun condizionamento politico.
- la politica monetaria è più dosabile e si adatta meglio alla situazione economica: la manovra
politica fiscale è decisa per l’esercizio finanziario che deve iniziare e rispetto alla situazione economica
futura rischia di essere troppo debole oppure troppo massiccia, con la necessità di dover apportare
variazioni successive (cosiddette “manovrine o manovre correttive”). Invece la politica monetaria può
essere decisa e dosata in base alle necessità del momento.
Tuttavia anche la politica monetaria presenta degli inconvenienti:
la politica monetaria espansiva: tende a favorire la ripresa economica mediante la diminuzione dei
tassi di interesse (costo del denaro); tuttavia se gli imprenditori non hanno buone prospettive di ricavo
(l’efficienza marginale del capitale è bassa), essi non saranno disposti ad effettuare investimenti,
nonostante la diminuzione del costo del denaro; si dice in gergo economico “il cavallo non beve”.
la politica monetaria restrittiva: consiste nella riduzione della moneta in circolazione mediante
l’aumento dei tassi di interesse allo scopo di combattere l’inflazione; il rischio però è che l’aumento dei
tassi scoraggi le imprese a fare investimenti, con il conseguente pericolo di innescare una fase di
recessione.
L’inflazione e la recessione sono infatti i due grossi mali dell’economia e il rischio è che, per
combattere l’uno, si finisca per precipitare nell’altro; la politica economica deve quindi tener conto di
tutte le possibili manovre le quali devono essere applicate in modo calibrato, tenendo conto degli effetti
provocati sul sistema economico. Si parla, a tal proposito, di una politica dello stop and go.

CICLO ECONOMICO (fluttuazioni cicliche) E MANOVRE ANTICONGIUNTURALI ( riepilogo)

politica fiscale espansiva


- E +G

FASE DI RECESSIONE o DISOCCUPAZIONE-domanda globale debole

politica monetaria espansiva


Diminuzione Coefficiente di riserva
Diminuzione Tasso Unico di Riferimento
Acquisto titoli sul mercato aperto

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politica fiscale restrittiva
+E –G

INFLAZIONE DA DOMANDA domanda globale esuberante (strozzatura del sistema economico


con conseguente gap inflazionistico)

politica monetaria restrittiva


Aumento del Coefficiente di Riserva
Aumento del Tasso Unico di Riferimento
Vendita di titoli sul mercato aperto