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Articolo 605 Codice Penale

Sequestro di persona

Dispositivo

Dispositivo dell'art. 605 Codice Penale


Fonti » Codice Penale » LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare » Titolo XII - Dei delitti contro la persona (artt. 575-623 ter) » Capo III -
Dei delitti contro la libertà individuale » Sezione II - Dei delitti contro la libertà personale

Chiunque priva taluno della libertà personale(1) è punito con la reclusione da sei mesi
a otto anni.
La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso:
1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge(2);
2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.
Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si applica la
pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna
delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni quattordici
o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della
reclusione da tre a quindici anni.
Se il colpevole cagiona la morte del minore sequestrato si applica la pena
dell’ergastolo(3).
Le pene previste dal terzo comma sono altresì diminuite fino alla metà nei confronti
dell’imputato che si adopera concretamente:
1) affinchè il minore riacquisti la propria libertà(4);
2) per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, aiutando
concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi di
prova decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura di uno o
più autori di reati;
3) per evitare la commissione di ulteriori fatti di sequestro di minore.

Note
(1) Tale privazione non deve necessariamente essere assoluta al punto che non è possibile
l'auto liberazione del soggetto, essendo infatti sufficiente che la libertà personale venga limitata
o comunque sia relativa quindi tale da non consentire un facile superamento degli ostacoli
interposti.

(2) Si tratta di una circostanza aggravante incompatibile con quella ex art. 61, n. 11, che viene
dunque assorbita dall'aggravante in esame alla luce del maggior disvalore del fatto.

(3) La morte rappresenta un'aggravante oggettiva del delitto, che si esclude solo quando si

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tratti di evento eccezionale ed imprevedibile.

(4) E' una particolare forma di recesso attivo (v. 56), che crea una separazione tra la condotta
del partecipe e quella dei correi, dal momento che questo mostra un atteggiamento psichico
contrastante con l'azione, di qui la necessità che vi sia un coefficiente di volontarietà nell'atto,
che non deve essere conseguenza di fatti esterni, come ad esempio la fuga del sequestrato.

Ratio Legis
Il delitto di sequestro di persona trova il proprio fondamento nell'esigenza di garantire
la libertà personale di movimento dei soggetti, diritto fondamentale dell'individuo.

Brocardi

“ Plagium


Plagio, rapimento

Spiegazione

Spiegazione dell'articolo 605 Codice Penale


I delitti contro la libertà personale sono posti a tutela della libertà di movimento e di
spostamento, che solo lo Stato, per mezzo dei suoi organi giurisdizionali, può limitare.
La libertà personale rappresenta un diritto inviolabile ai sensi dell'articolo 13 della
Costituzione, prevedendosi all'uopo la riserva assoluta di legge.

La norma in esame punisce la privazione della libertà personale per una durata di
tempo apprezzabile,e costituisce una ipotesi di reato permanente.

Per la configurabilità del delitto è richiesto che il soggetto passivo non possa riuscire da
solo a recuperare la libertà, anche qualora il soggetto passivo non si attivi in tal senso,
quando la libertà non sia recuperabile con immediatezza, agevolmente e senza rischi.

Il reato si consuma nel momento in cui la libertà personale viene privata per un tempo
apprezzabile, in maniera tale da superare la soglia di offensività.

La norma richiede il dolo generico, ovvero la coscienza e volontà di privare il soggetto


passivo della libertà personale.

È prevista l'applicazione di circostanze aggravanti specifiche qualora il soggetto

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privato della libertà sia un ascendente, un discendente o il coniuge, o qualora il


soggetto agente sia un pubblico ufficiale, se il fatto è commesso con abuso dei poteri.

Qualora il colpevole cagioni la morte del soggetto passivo minorenne si applica la pena
dell'ergastolo.

La disposizione in esame disciplina inoltre l'applicazione di una circostanza attenuante


specifica, da riconoscersi nei casi in cui vi sia ravvedimento operoso da parte
dell'autore del delitto.

Affinchè la diminuente possa operare è però necessario un concreto aiuto nei confronti
dell'autorità al fine di contrastare il delitto di sequestro (dalla formulazione della norma
pare potersi intendere che l'aiuto possa essere prestato anche per contrastare attività
criminose di persone sconosciute al reo), nonché per la raccolta di elementi decisivi per
l'individuazione e la cattura dei concorrenti, ovvero per evitare la commissione di
ulteriori fatti di sequestro di minore.

///SPIEGAZIONE ESTESA

Il delitto di sequestro di persona consiste nella privazione o restrizione volontaria della


libertà personale fisica di una persona, quale illegittimo impedimento posto
volontariamente ad una persona al fine di privarla delle sue possibilità di locomozione e
movimento.

La condotta tipica è rappresentata dal compimento di atti idonei a privare qualcuno


della propria libertà personale, i quali possono consistere in atti di costringimento
fisico, in atti, anche moralmente, violenti, o fraudolenti. Tali atti possono avere natura
commissiva, come ad es. il legare una persona, od omissiva, quali ad es. non liberare
il soggetto passivo prolungandone la privazione della libertà personale, ecc.
In ogni caso la condotta tenuta dal soggetto agente deve essere illegittima, cioè non
ordinata o autorizzata dalla legge, nè resa lecita dell'esistenza di una causa di
giustificazione. Non integrano, dunque, la fattispecie in esame le ipotesi, ad es., di
arresto legale o di esercizio del proprio dovere professionale da parte del medico.
L'illegittimità della condotta, peraltro, deve essere considerata avendo riguardo
all'elemento oggettivo del reato, non rilevando l'apprezzamento dell'agente, il quale
potrebbe cadere in errore. Qualora, inoltre, ne sussistano i requisiti, l'illiceità della
condotta può essere esclusa dal consenso dell'avente diritto (art. 50 del c.p.).
Per quanto riguarda, poi, l'errore sulla legittimità del fatto, ricadendo su un requisito di
quest'ultimo, può scusare ai sensi dell'art. 47 del c.p., se, però, il fatto non costituisce
altro reato.
La condotta tipica del sequestro di persona si deve, inoltre, protrarre per un arco di
tempo apprezzabile, costituendo un'ipotesi di reato permanente, ed è al trascorrere di
tale arco temporale che essa si considera consumata.

E' ammesso il tentativo.

Oggetto materiale del reato è la persona, titolare del diritto fondamentale della libertà
personale riconosciuto dall'art. 13 Cost..

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Evento tipico è costituito dalla privazione o restrizione della libertà personale, quale
conseguenza della condotta criminosa posta in essere dall'agente. Esso può consistere
nella privazione della libertà di movimento e di spostamento, che si realizza, ad es.,
legando gli arti di una persona o chiudendola in una stanza.

La norma richiede che l'agente abbia agito con dolo generico, cioè al fine di privare
qualcuno della propria libertà personale o, quantomeno, di restringerla.
Talvolta, però, il fine concretamente perseguito dall'agente può modificare il titolo di
reato. Si avrà, per es., la fattispecie autonoma di sequestro di persona a scopo di
estorsione (art. 630 del c.p.), qualora il fatto sia commesso per conseguire denaro come
prezzo della liberazione.

Il delitto di sequestro di persona è sanzionato con la reclusione da sei mesi a otto


anni. La norma prevede, inoltre, l'applicazione di circostanze aggravanti specifiche nei
casi in cui la condotta sia realizzata ai danni di un ascendente, di un discendente, del
coniuge o di un minore, nonché quando il soggetto agente sia un pubblico ufficiale che
l'abbia posta in essere con abuso dei poteri inerenti alle proprie funzioni.
La norma prevede, poi, la pena dell'ergastolo qualora soggetto passivo sia un minore di
cui il colpevole abbia cagionato la morte.

La disposizione in esame prevede infine l'applicazione di una circostanza attenuante


specifica nei casi di ravvedimento operoso da parte dell'autore del reato.
Ai fini della sua operatività serve, tuttavia, che l'agente abbia fornito un aiuto concreto
all'autorità al fine di contrastare il delitto di sequestro, nonchè per contrastare attività
criminose realizzate da persone da lui conosciute, per la raccolta di elementi decisivi
per l'individuazione e la cattura dei concorrenti, o, ancora, per evitare la commissione di
ulteriori fatti di sequestro di minore.

///FINE SPIEGAZIONE ESTESA

Massime

Massime relative all'605 Codice Penale

Cass. pen. n. 11634/2019


Il delitto di sequestro di persona non implica necessariamente che la condizione
limitativa imposta alla libertà di movimento sia obiettivamente insuperabile, essendo
sufficiente che l'attività anche meramente intimidatoria o l'apprestamento di misure
dirette ad impedire o scoraggiare l'allontanamento dai luoghi ove si intende trattenere la
vittima, se non attraverso iniziative imprudenti e pericolose per la propria persona, siano
idonei a determinare la privazione della libertà fisica di quest'ultima, con riguardo,

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eventualmente, alle sue specifiche capacità di reazione. (Fattispecie in cui la vittima,


dopo aver forzato con una sbarra di ferro, casualmente rinvenuta, la serratura della
porta del locale nel quale era stata rinchiusa nel corso di una rapina, si dava alla fuga
solo dopo essersi accertata dell'allontanamento dei rapinatori).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11634 del 15 marzo 2019)

Cass. pen. n. 50497/2018


In tema di responsabilità medica, la contenzione del paziente psichiatrico non
costituisce una pratica terapeutica o diagnostica legittimata ai sensi dell'art. 32 Cost.,
ma è un mero presidio cautelare utilizzabile in via eccezionale qualora ricorra lo stato di
necessità di cui all'art. 54 cod. pen., ossia il pericolo di un danno grave alla persona,
che si presenti come attuale ed imminente, non altrimenti evitabile, sulla base di fatti
oggettivamente riscontrati che il sanitario è tenuto ad indicare nella cartella clinica. (In
motivazione la Corte ha precisato che l'uso della contenzione in assenza dei
presupposti di cui all'art. 54 cod. pen. costituisce un'illegittima privazione della libertà
personale ed integra gli estremi del delitto di cui all'art. 605 cod. pen.).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 50497 del 7 novembre 2018)

Cass. pen. n. 34469/2018


Configura il reato di sequestro di persona la condotta di chi chiude a chiave (o dispone
di chiudere a chiave) i propri dipendenti all'interno del locale aziendale ove si svolge
l'attività lavorativa, segregandoli per l'intera giornata di lavoro.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 34469 del 20 luglio 2018)

Cass. pen. n. 46566/2017


Ai fini della configurabilità dell'elemento materiale del delitto di sequestro di persona,
non è necessario che la costrizione si estrinsechi con mezzi fisici, dovendosi ritenere
sufficiente anche una condotta che comporti una coazione di tipo psicologico, tale, in
relazione alle particolari circostanze del caso, da privare la vittima della capacità di
determinarsi ed agire secondo la propria autonoma ed indipendente volontà.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46566 del 11 ottobre 2017)

Cass. pen. n. 39197/2015


In tema di sequestro di persona, è ammissibile la rinuncia ad una certa sfera della
propria libertà personale per motivi religiosi, nonostante la natura di bene
costituzionalmente protetto, solo quando, tra l'altro, il consenso della persona non sia
viziato da errore, violenza o minaccia. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la persona
offesa - figlia dell'imputato - avesse prestato liberamente il proprio consenso, in quanto
la privazione della libertà personale si inseriva in un contesto vessatorio volto ad
esercitare sulla vittima una indebita pressione psicologica).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 39197 del 28 settembre 2015)

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Cass. pen. n. 45931/2013


Il delitto di sequestro di persona presuppone, per la sua configurabilità, un
accertamento rigoroso dell'elemento della costrizione che, pur potendosi estrinsecare
con mezzi diversi da quelli fisici, deve però essere tale da incidere sulle determinazioni
della vittima relative alla sua libertà di locomozione. (Fattispecie in cui la Corte ha
censurato la motivazione del giudice di merito che aveva incentrato la dimostrazione
della responsabilità per il delitto di sequestro di una donna - vittima altresì di atti
persecutori e violenza sessuale - sulla debolezza psicologica della stessa e su
atteggiamenti violenti dell'imputato orientati alla privazione della libertà sessuale, senza
dar conto della coartazione della libertà di locomozione della donna che aveva
raggiunto volontariamente l'imputato in una stanza d'albergo, mai chiusa a chiave, e
non era stata privata del telefono).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 45931 del 15 novembre 2013)

Cass. pen. n. 23937/2013


Integra il delitto di cui all'art. 605 c.p. e non quello di cui all'art. 630 c.p. la condotta di
chi prende in ostaggio una persona, cui toglie la libertà per mantenere il profitto già
conseguito con la commissione di altro reato. (Fattispecie relativa a sequestro di
persona commesso a seguito di una rapina in banca, per agevolare la fuga).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23937 del 3 giugno 2013)

Cass. pen. n. 4986/2012


Integra il reato di sequestro di persona (art. 605 c.p.) la condotta di colui che,
conseguito lo scopo della rapina, protrae lo stato di soggezione della persona offesa,
impedendole la libertà di movimento, sia pure allo scopo di garantirsi la fuga.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4986 del 9 febbraio 2012)

Cass. pen. n. 36823/2011


Il delitto di sequestro di persona non presuppone necessariamente l'interclusione della
vittima, ma può consistere in limitazioni della libertà personale che derivino da
costrizione psichica o dalla creazione di condizioni di sostanziale impossibilità alla
locomozione, quali, ad esempio, l'esposizione ad un pericolo per l'incolumità personale.
(In applicazione del principio la Corte ha ritenuto integrato il reato nel caso di avvenuto
abbandono, in luogo di pubblico transito, di una donna privata degli abiti e del telefono
cellulare, in tal modo limitata nella libertà di movimento ed esposta ad un apprezzabile
pericolo per la propria incolumità).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 36823 del 12 ottobre 2011)

Cass. pen. n. 23215/2011


Non è configurabile, in virtù del principio di specialità (art. 15 c.p.) il delitto di violenza
privata, qualora la violenza fisica o morale sia usata direttamente ed esclusivamente
per il fine previsto dal reato di sequestro di persona, e cioè per privare la vittima della
libertà. (Nella specie la parte offesa fu picchiata, spogliata dei cellulari e "caricata" su un

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auto in cui ebbe inizio la privazione della sua libertà).


(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 23215 del 9 giugno 2011)

Cass. pen. n. 409/2005


Integra gli estremi del delitto di sequestro di persona la condotta del titolare e gestore di
un presidio per anziani autosufficienti, il quale, al di fuori di qualsiasi potere-dovere di
custodia e di sorveglianza e di un'azione repressiva della libertà di movimento imposta
ed attuata nei limiti strettamente indispensabili allo scopo nell'esercizio di «potestà
disciplinari» (quali, ad esempio, attività di custodia di alienati, assistenza di interdetti per
incapacità di intendere o di volere affidata ai tutori, vigilanza di infermi soggetti ad
imprevedibili reazioni o movimenti), leghi per diverse ore della giornata alle poltrone e
alle sedie e alle sbarre del letto alcuni pazienti non autosufficienti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 409 del 13 gennaio 2005)

Cass. pen. n. 37880/2004


Il delitto di sequestro di persona concorre con quelli di violenza sessuale o di rapina nel
caso in cui la privazione della libertà personale non si esaurisce nel tempo occorrente a
commettere i delitti stessi: per la precisione, relativamente al delitto contro la libertà
sessuale, quando detta privazione si è protratta prima o dopo la costrizione necessaria
a compiere gli atti sessuali e relativamente al delitto di rapina, quando la privazione
stessa si sia protratta anche dopo l'avvenuto impossessamento della res ma per un
tempo apprezzabile e senza necessità ai fini della consumazione della rapina.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37880 del 24 settembre 2004)

Cass. pen. n. 962/2004


La condotta criminosa consistente nella privazione della libertà di una persona
finalizzata a conseguire come prezzo della liberazione una prestazione patrimoniale,
pretesa in esecuzione di un precedente rapporto illecito, integra il reato di sequestro di
persona a scopo di estorsione di cui all'art. 630 c.p. e non il concorso del delitto di
sequestro di persona (art. 605) con quello di estorsione, consumata o tentata (artt. 629
e 56 stesso codice).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 962 del 20 gennaio 2004)

Cass. pen. n. 3421/2003


L'esercizio di poteri da parte delle forze di polizia, sia di natura preventiva che
preprocessuale, invasivi della libertà personale al di fuori dell'ambito di “eccezionali”
fattispecie procedimentali — i cui parametri di eccezionalità ed urgenza, che ne
giustificano la compatibilità con l'art. 13 della Costituzione, ne impongono una ristretta e
rigorosa applicazione — è astrattamente inquadrabile nel reato di sequestro di persona
e non in diverse norme incriminatrici quali quelle racchiuse negli artt. 606 o 609 c.p. che
postulano l'esistenza di un legittimo intervento degli organi di polizia attuato, però, con
modalità abusive e non conformi alle disposizioni che li prevedono.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3421 del 23 gennaio 2003)

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Cass. pen. n. 1808/2003


Il reato di sequestro di persona richiede, sotto il profilo soggettivo, la consapevolezza di
infliggere alla vittima una illegittima privazione della libertà personale. Ne consegue che
deve escludersi la configurabilità del suddetto reato allorché la privazione della libertà
costituisca il risultato di una condotta che, sebbene oggettivamente illegittima, sia
contrassegnata soggettivamente dalla finalità di realizzare l'esercizio di un potere del
quale l'agente sia legittimamente investito e non si caratterizzi come comportamento
privo di ogni legame con l'attività istituzionale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1808 del 16 gennaio 2003)

Cass. pen. n. 43713/2002


Per la sussistenza dell'elemento materiale del delitto di sequestro di persona previsto
dall'art. 605 c.p. è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà
fisica della persona, tale da privarlo della capacità di spostarsi da un luogo all'altro, a
nulla rilevando la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitato
ad un tempo anche breve. (La Corte ha escluso che nel caso di specie, in cui la vittima,
che era stata legata, era riuscita a liberarsi da sola in pochi minuti, fosse configurabile il
delitto di violenza privata, ritenendo che nel breve periodo di privazione della libertà si
fosse consumata la tipica condotta del delitto di sequestro di persona).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43713 del 30 dicembre 2002)

Cass. pen. n. 11638/2001


In tema di sequestro di persona, la norma incriminatrice sanziona qualsiasi condotta
che produca l'effetto di escludere o limitare la libertà di movimento della persona offesa,
anche se tale evento costrittivo sia solo indirettamente voluto. Ne deriva che si ravvisa
anche il delitto di cui all'art. 605 c.p. nel caso in cui l'agente contestualmente commetta
con violenza e minaccia anche un altro reato che rappresenta lo scopo della privazione
della libertà altrui, purché questa duri più del tempo occorrente alla sua commissione.
(Nel caso esaminato la Corte ha ritenuto che fosse configurabile il concorso fra il reato
di sequestro di persona e le lesioni personali nella condotta del soggetto che aveva
fatto salire sulla vettura l'offeso con l'inganno impedendogli poi di allontanarsi al fine di
percuoterlo in luogo appartato, sottolineando che la privazione della libertà era iniziata
prima del tempo strettamente necessario a cagionargli le lesioni).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11638 del 23 marzo 2001)

Cass. pen. n. 12394/2000


La condotta consistente nella privazione della libertà di una persona finalizzata a
conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione integra il delitto previsto
dall'art. 630 c.p. solo allorché manchi un preesistente rapporto, quantunque illecito, con
la vittima del reato, che abbia dato causa a quella privazione, mentre, quando quel
rapporto sussista e ad esso siano collegabili il sequestro e il conseguimento del profitto,
ricorre un'ipotesi di concorso tra il reato previsto dall'art. 605 c.p. e quello di estorsione.
(Nella specie, in riferimento a un'associazione criminale dedita a favorire l'immigrazione
clandestina nel nostro Paese, la S.C. ha ritenuto corretto l'operato del giudice di merito,

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che aveva qualificato come sequestro di persona ex art. 630 c.p. la privazione della
libertà di un immigrato finalizzata al recupero della perdita economica sofferta
dall'associazione a causa della fuga di altri suoi compagni, mentre aveva ritenuto la
sussistenza del concorso tra sequestro di persona ex art. 605 c.p. ed estorsione la
privazione della libertà di immigrati mirante ad ottenere da questi il prezzo dell'illecito
loro ingresso nel territorio dello Stato.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12394 del 30 novembre 2000)

Cass. pen. n. 9387/2000


La privazione della libertà personale costituisce ipotesi aggravata del delitto di rapina (e
rimane in esso assorbita) solo quando la stessa si trovi in rapporto funzionale con la
esecuzione della rapina medesima, mentre, nell'ipotesi in cui la privazione della libertà
non abbia una durata limitata al tempo strettamente necessario alla consumazione della
rapina, ma ne preceda o ne segua l'attuazione, in ogni caso protraendosi oltre il
suddetto limite temporale, il reato di sequestro di persona concorre con quello di rapina.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9387 del 2 settembre 2000)

Cass. pen. n. 5443/2000


Ai fini della configurabilità del reato di sequestro di persona, non ha alcuna rilevanza lo
scopo perseguito dall'agente, con la conseguenza che il fine di esercitare un preteso
diritto non esclude l'elemento soggettivo del sequestro di persona che, peraltro,
ricorrendone i presupposti, può concorrere con quello di esercizio arbitrario delle proprie
ragioni.

L'elemento materiale del reato di sequestro di persona consiste nella limitazione della
libertà fisica e di locomozione. Non si richiede una privazione assoluta, essendo
sufficiente anche una relativa impossibilità di recuperare la propria libertà di scelta e di
movimento, né alcun rilievo assume, da una parte, la maggior o minore durata della
limitazione, purché questa si protragga per un tempo giuridicamente apprezzabile, e,
dall'altra parte, la circostanza che il sequestrato non faccia alcun tentativo per
riacquistare la propria libertà di movimento, non recuperabile con immediatezza,
agevolmente e senza rischi. Il reato, infatti, è configurabile anche quando il soggetto
passivo riesca a riappropriarsi della propria libertà, dopo una privazione giuridicamente
apprezzabile che segna il momento consumativo del sequestro.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5443 del 4 febbraio 2000)

Cass. pen. n. 8048/1997


Nel sequestro di persona a scopo di estorsione, la cui tipicità è data dal dolo specifico,
la persona è mercificata, come risulta dalla stretta correlazione posta tra il fine del
sequestro, che è il profitto ingiusto, e il suo titolo, cioè il prezzo della liberazione. La
persona è strumentalizzata in tutte le sue dimensioni, anche affettive e patrimoniali,
rispetto al fine dell'agente, e la sua liberazione potrà dirsi attuata quando sia
fisicamente libera da interventi coattivi “sul corpo” che impediscano o limitino tutte
quelle espressioni che costituiscono il contenuto della libertà personale, che non è solo
quella di locomozione, ma comprende tutte le sue possibili estrinsecazioni, quali, ad
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esempio, le relazioni interpersonali. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che correttamente


la Corte di merito aveva escluso che gli imputati volessero considerare gli introiti della
prostituzione come prezzo della liberazione, perché non avevano l'intenzione di liberare
la donna nel senso precisato, ma di asservirla alla propria organizzazione, sicché,
mancando il dolo specifico dell'ingiusto profitto come prezzo della liberazione,
correttamente il fatto era stato qualificato sequestro di persona comune).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8048 del 2 settembre 1997)

Cass. pen. n. 4265/1997


Se il sequestro di persona viene eseguito per ottenere l'adempimento di una pretesa
legittima, deve essere esclusa la sussistenza del reato previsto dall'art. 630 c.p., ossia
del sequestro a scopo di estorsione, mentre si pone l'alternativa tra la configurabilità del
solo esercizio arbitrario delle proprie ragioni di cui all'art. 393 c.p. ovvero del concorso
di detto reato con il sequestro di persona previsto dall'art. 605 c.p. Se, per contro, il
profitto perseguito è ingiusto, deve escludersi la sussistenza del reato di cui all'art. 393
c.p., che si applica ai casi in cui l'agente potrebbe ricorrere al giudice, e sussiste solo il
reato di cui all'art. 630 c.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4265 del 9 maggio 1997)

Cass. pen. n. 7445/1996


Tra i reati abrogati dall'art. 1 della legge 15 febbraio 1996, n. 66 (Norme contro la
violenza sessuale) vi è quello di cui all'art. 523 c.p. — ratto a fine di libidine: tale
abrogazione, però, è solo apparente dato che le ipotesi abrogate si riferivano ad una
condotta tipica del delitto di sequestro di persona, di cui all'art. 605 c.p., qualificata dal
fine di libidine, sicché, continuando a restare penalmente illecita la condotta, alla stessa
dovrà darsi la diversa qualificazione giuridica di sequestro di persona commesso per il
fine di libidine. (Nella specie la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio,
ritenendo che «rimane soltanto la necessità di rideterminare la pena, che i giudici di
merito hanno irrogato nella misura minima edittale prevista dall'art. 523 c.p., superiore a
quella minima prevista dall'art. 605 c.p.»).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7445 del 24 luglio 1996)

Cass. pen. n. 1841/1994


Il reato di sequestro di persona previsto dall'art. 605 c.p. tutela il bene giuridico della
libertà personale, costituzionalmente garantito, che viene leso da qualsiasi apprezzabile
limitazione della libertà, intesa quale possibilità di movimento privo di costrizioni. La
qualità di incapace non può escludere tale tutela, diretta anzitutto a preservare il bene
della libertà di ogni soggetto; è configurabile pertanto la violazione dell'art. 605, e non
quella dell'art. 574 c.p. (sottrazione d'incapace), anche ai danni di un minore, quale che
sia la sua età (nella specie trattavasi di bambino di trenta mesi).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1841 del 14 febbraio 1994)

Cass. pen. n. 7762/1993

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Articolo 605 Codice Penale

Il bene giuridico della libertà personale è leso da qualunque apprezzabile limitazione


della libertà fisica intesa quale possibilità di movimento nello spazio secondo la libera
scelta di ciascuno, a nulla rilevando la circostanza che la vittima non faccia alcun
tentativo per recuperare la propria libertà di movimento quando a tal fine deve porre in
essere mezzi straordinari che comportino anche un rischio presunto. (Fattispecie in
tema di sequestro di persona).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7762 del 18 agosto 1993)

Cass. pen. n. 2429/1993


Per aversi esercizio arbitrario delle proprie ragioni è necessario che il soggetto agisca
per esercitare un preteso diritto soggettivo e non per esercitare una potestà pubblica.
Ne deriva che risponde di sequestro di persona, e non già del delitto ipotizzato dall'art.
393 c.p., colui il quale, anziché denunciare all'autorità chi sospetta autore di un furto, lo
abbia privato della libertà personale per indurlo alla confessione o alla rivelazione del
luogo dove ha nascosto la refurtiva.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2429 del 15 marzo 1993)

Cass. pen. n. 6143/1992


La circostanza aggravante di cui al secondo comma, n. 2 dell'art. 605 c.p., ossia l'esser
stato il sequestro di persona commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri
inerenti alle sue funzioni, è di natura soggettiva, ma rientrando tra quelle concernenti
«le qualità personali del colpevole» e non tra quelle «inerenti alla persona del
colpevole» (tassativamente indicate nel secondo comma dell'art. 70 c.p.), non è
soggetta al regime dell'art. 118 c.p., bensì a quello di cui all'art. 59, secondo comma,
stesso codice, onde si comunica al correo se dallo stesso conosciuta o ignorata per
colpa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6143 del 22 maggio 1992)

Cass. pen. n. 1479/1992


Trattenere a bordo di un veicolo una persona che voglia scendere, proseguendo la
marcia in modo che essa non possa abbandonare il veicolo senza rischiare una lesione
della propria integrità fisica, integra il reato di sequestro di persona.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1479 del 12 febbraio 1992)

Cass. pen. n. 7390/1991


Il sequestro di persona, inteso nel senso di una limitazione della libertà di movimento,
può essere assunto quale circostanza aggravante della rapina quando la privazione
della libertà è limitata allo stretto necessario per la consumazione del delitto di rapina,
ma se si protrae dopo tale consumazione al fine di consentire ai rapinatori un
allontanamento più agevole, si ha concorso dei due reati.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7390 del 12 luglio 1991)

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Articolo 605 Codice Penale

Cass. pen. n. 16094/1990


Per la sussistenza dell'elemento materiale del delitto di sequestro di persona previsto
dall'art. 605 c.p. è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà
fisica della persona e cioè della libertà di scelta del luogo ove restare o muoversi nello
spazio, a nulla rilevando la durata della privazione della libertà che può essere limitata
ad un tempo anche breve. (Nella fattispecie è stato altresì ritenuto che: a) quando
l'agente non solo priva il soggetto passivo della sua libertà personale ma gli impone di
fare, tollerare o omettere qualcosa, il reato di sequestro di persona può concorrere con
quello di violenza privata, essendo diversi i beni giuridici offesi e realizzandosi
conseguentemente due diversi eventi; b) ove con la limitazione della libertà di
locomozione si tenda a far valere arbitrariamente le proprie ragioni, si ha concorso dei
due reati di sequestro di persona e di ragion fattasi).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16094 del 5 dicembre 1990)

Cass. pen. n. 10788/1990


Il delitto di sequestro di persona concorre con quello di rapina quando la privazione
della libertà personale della vittima di quest'ultimo reato si sia protratta anche dopo
l'avvenuto impossessamento, ma per un tempo apprezzabile e senza necessità ai fini
della consumazione del delitto di rapina.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10788 del 27 luglio 1990)

Cass. pen. n. 1454/1990


Il reato di sequestro di persona non richiede un dolo specifico, ma è sufficiente il dolo
generico consistente nella consapevolezza di infliggere alla vittima la illegittima
restrizione della sua libertà fisica intesa come libertà di locomozione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1454 del 2 febbraio 1990)

Cass. pen. n. 3979/1989


Per la realizzazione del reato di sequestro di persona, non occorre che la privazione
della libertà sia attuata in modo da rendere assolutamente impossibile il recupero della
libertà della vittima mediante autoliberazione: è sufficiente invero, che il soggetto
passivo, non possa, anche in considerazione delle sue limitate capacità di reazione,
superare con immediatezza, da sé medesimo, l'ostacolo posto alla sua libertà di
movimento.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3979 del 20 marzo 1989)

Cass. pen. n. 6677/1988


Tra il reato di ragion fattasi con violenza alle persone e quello di sequestro di persona
non corre alcun rapporto di specialità, in quanto la privazione della libertà personale,
contemplata sotto l'aspetto costitutivo del delitto previsto dall'art. 605 c.p., è requisito
estraneo e comunque non indispensabile alla realizzazione del reato di esercizio
arbitrario delle proprie ragioni nella previsione di cui all'art. 393 c.p., tant'è che le
anzidette ipotesi delittuose possono tra loro concorrere.

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Articolo 605 Codice Penale

(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6677 del 6 giugno 1988)

Cass. pen. n. 5550/1988


In tema di rapina aggravata ai sensi dell'art. 628, secondo capoverso, n. 2, c.p., il
sequestro di persona costituisce una semplice modalità di esecuzione di essa quando
la privazione della libertà personale dell'offeso è limitata al tempo strettamente
necessario per la sua esecuzione. Qualora invece si protragga per un tempo
apprezzabile dopo la consumazione, così da non risultare più necessaria al dinamismo
causativo del reato, costituisce reato autonomo di sequestro di persona in concorso
materiale con la rapina (nella specie i rapinatori avevano protratto la privazione della
libertà della persona trascinandola fino all'uscita del locale onde potersi più
agevolmente allontanare).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5550 del 7 maggio 1988)

Cass. pen. n. 1371/1987


Ai fini della sussistenza del delitto di sequestro di persona, di cui all'art. 605 c.p., il
mezzo adoperato per privare la vittima della libertà personale può consistere anche in
minacce atte a creare una persistente situazione di annullamento della volontà di
autodeterminarsi nella scelta del luogo ove restare o andare. Ciò può accadere
nell'ipotesi in cui, pur venendo materialmente allentata la diretta vigilanza impiegata per
privare taluno della libertà personale, tuttavia la vittima senta la presenza costrittiva
dell'agente e l'impossibilità di sottrarvisi senza pericolo alcuno, a causa della
manifestata volontà di costui di impedirle, con minaccia o con altri mezzi coercitivi, la
libertà di locomozione. (Nella specie, relativa a ritenuta sussistenza del reato, l'imputato
aveva chiuso in casa la propria moglie, che aveva costretta a lasciare il posto di lavoro,
a non attendere alle proprie relazioni sociali, privandola del telefono, picchiandola e
minacciandola continuamente di morte, pure allontanandosi l'imputato medesimo
sporadicamente durante il periodo di oltre due mesi in cui la vittima era rimasta in tale
stato).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1371 del 6 febbraio 1987)

Cass. pen. n. 1342/1987


Ai fini della configurabilità del reato di sequestro di persona, deve prescindersi
dall'esistenza nell'offeso di una capacità volitiva di movimento e istintiva di percezione
della privazione della libertà per cui tale delitto è ipotizzabile anche nei confronti di
infermi di mente o di paralitici. Se, però, l'azione repressiva della libertà di movimento
viene imposta e attuata, nei limiti strettamente indispensabili allo scopo, nell'esercizio di
«potestà disciplinari», esplicate principalmente nell'ambito della convivenza familiare,
quali, ad esempio, l'attività di custodia di alienati, oggi delegata ai familiari, l'assistenza
di interdetti per incapacità di intendere e di volere affidati alla assistenza e sorveglianza
dei tutori, vigilanza di anormali, di infermi soggetti ad imprevedibili reazioni o movimenti,
ecc... rimane esclusa la punibilità dell'ipotesi delittuosa in esame, o comunque viene a
mancare l'intenzionalità del compimento di un attentato all'altrui libertà. Tale punibilità è
esclusa anche in presenza di modalità di attuazione del potere-dovere di custodia e
sorveglianza, che introducano ingiustificati trattamenti trasmodanti il legittimo esercizio

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di esso, le quali non possono trasferire, di per sé, il riprovevole comportamento sotto lo
schema delittuoso del sequestro di persona, ma, qualora tale comportamento sia
integrativo di una ipotesi di reato — nella specie maltrattamenti in famiglia — sarà
eventualmente punibile sotto tale diverso titolo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1342 del 6 febbraio 1987)

Cass. pen. n. 6193/1986


Il delitto di sequestro di persona è necessariamente assorbito in quello di dirottamento
aereo, nonostante l'innegabile diversa obiettività giuridica dei due reati; ne deriva che
non è applicabile, in caso di dirottamento di automobile, la disciplina di cui al primo
comma dell'art. 81 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6193 del 26 giugno 1986)

Cass. pen. n. 5642/1986


L'elemento oggettivo del reato di sequestro di persona, che consiste nella privazione
della libertà personale intesa come libertà di muoversi nello spazio, non è escluso dal
fatto che il sequestro sia stato posto in opera di giorno, ed in luogo ove vi era
movimento di persone. Infatti, perché l'elemento oggettivo si realizzi, è sufficiente
l'esistenza di un qualsiasi ostacolo o impedimento che il soggetto passivo non sia in
grado di vincere per riacquistare la sua piena libertà, a prescindere dalla maggiore o
minore durata della privazione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5642 del 16 giugno 1986)

Cass. pen. n. 4717/1986


Si configura il delitto di sequestro di persona nel comportamento minaccioso
dell'imputato, il quale, detenuto, consegua, in virtù di tale comportamento, l'effetto di
privare un altro detenuto della libertà personale, intesa come libera scelta del luogo ove
restare, al punto che la vittima lo segua rassegnata nella sua cella per essere
sottoposto a vessazioni fisiche e morali. Infatti, l'elemento psicologico del delitto in
esame consiste nella coscienza e volontà di infliggere alla vittima un'illegittima
restrizione della sua libertà di muoversi nello spazio, anche se delimitato, e non viene
richiesto alcun dolo specifico, essendo irrilevante il motivo o il fine ultimo dell'agente.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4717 del 4 giugno 1986)

Cass. pen. n. 2350/1986


Il reato di sequestro di persona è configurabile ogniqualvolta dalle modalità con le quali
il soggetto passivo è trattenuto nella disponibilità fisica dell'agente possa dedursi un
dissenso presunto dello stesso alla limitazione della sfera della sua libertà personale
indipendentemente dalla possibilità fisica che egli abbia di esprimere tale dissenso. Ne
deriva che il delitto è realizzabile in danno sia dell'individuo sano, cosciente e capace di
esprimere il proprio aperto dissenso, come dell'infante e del demente, del comatoso, del
delirante, del dormiente e del paralitico, i quali, in quanto persone umane, devono
vedere sempre e comunque garantita la libertà da misure coercitive sul corpo,

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indipendentemente dalla consapevolezza che possono avere di tali misure.


(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2350 del 22 marzo 1986)

Cass. pen. n. 10985/1985


L'elemento soggettivo del reato di sequestro di persona, di cui all'art. 605 c.p., è
costituito dalla coscienza e volontà di privare illegittimamente una persona della propria
libertà di locomozione. Pertanto, il motivo che determina tale privazione è irrilevante ai
fini della sussistenza dell'elemento psicologico, a meno che non consista in una causa
di giustificazione del reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10985 del 22 novembre 1985)

Cass. pen. n. 7455/1985


I delitti di sequestro di persona e di violenza privata o a pubblico ufficiale, pur avendo in
comune l'elemento materiale della costrizione, si differenziano tra loro per la diversa
incidenza della violenza o minaccia sulla libertà del soggetto passivo: nella violenza la
coazione dell'agente lede soltanto la libertà psichica limitatamente a un singolo atto del
processo di autodeterminazione della parte lesa, nel sequestro di persona la coazione
si risolve nella restrizione della sua libertà fisica, intesa come libertà di movimento o di
scelta del luogo in cui stare. Quanto all'elemento psichico, nel sequestro di persona
l'agente ha il fine immediato di menomare la libertà cinetica, impedendo alla parte lesa
di muoversi, mentre nei reati di violenza privata od a pubblico ufficiale l'elemento
soggettivo si concreta nella coscienza e volontà di usare violenza o minaccia per
indurre taluno a fare od omettere qualcosa. Se la violenza o minaccia usata per porre in
essere la coercizione determina la privazione della libertà di locomozione ricorre
sempre il delitto di sequestro di persona, indipendentemente dal fine ultimo proposto
dall'agente che non ha alcuna rilevanza negativa sulla sussistenza del dolo generico.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7455 del 26 luglio 1985)

Cass. pen. n. 3718/1985


La distinzione tra il reato di sequestro di persona e quello di violenza privata consiste
nel fatto che, mentre nella violenza privata la lesione della libertà concerne il costringere
taluno a fare, tollerare od omettere qualcosa limitatamente ad un singolo e generico atto
di autodeterminazione, nel sequestro di persona la limitazione alla libertà di agire si
concreta nella privazione della libertà di locomozione o di movimento nello spazio o di
libera scelta del luogo dove trattenersi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3718 del 20 aprile 1985)

Cass. pen. n. 8440/1984


Il bene giuridico tutelato dall'art. 605 c.p. è la libertà personale ed in particolare la libertà
di agire. Tale bene viene leso da qualsiasi limitazione della libertà fisica, intesa come
possibilità di movimento, senza che la durata eventualmente minima, ma pur sempre
apprezzabile, della privazione della libertà di locomozione possa escludere la
configurabilità del reato. Parimenti irrilevante è lo scopo per il quale detta limitazione sia

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stata operata, qualora essa non sia fine a sé stessa, ma sia rivolta al conseguimento di
altro risultato. (Nella specie taluni detenuti avevano sequestrato un agente di custodia
per impedirgli di aprire un cancello ed evitare così che potessero sopraggiungere
rinforzi in soccorso del medesimo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8440 del 11 ottobre 1984)

Cass. pen. n. 4228/1984


Il sequestro di persona è reato permanente a consumazione anticipata, e quindi si deve
ritenere commesso non già quando è cessata la permanenza, ma quando siano stati
realizzati gli elementi costitutivi del reato stesso, cioè nel momento in cui la vittima
viene privata della sua libertà di locomozione, attenendo la fase successiva
all'esecuzione del reato. Pertanto, è ipotizzabile il favoreggiamento personale anche se
l'attività favoreggiatrice viene posta in essere durante la fase esecutiva del delitto di
sequestro di persona.

Per distinguere tra favoreggiamento e concorso nel reato principale, quando questo sia
permanente (nella specie, sequestro di persona), occorre far riferimento all'elemento
psicologico, cioè alla direzione e al contenuto della volontà dell'agente, al di là di un
potenziale rapporto di causalità materiale tra la sua azione e la prosecuzione del reato
principale. Invero, la consapevolezza dell'attuale coinvolgimento del favorito
nell'esecuzione di un reato permanente, attiene al dolo proprio del reato di
favoreggiamento, e, trattandosi di reato permanente a consumazione anticipata, quale è
il sequestro di persona, detta consapevolezza non implica, di per sé sola, la
partecipazione al reato stesso, se non è accompagnata dall'animus socii, che deve
risultare da un comportamento positivo dell'agente.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4228 del 9 maggio 1984)

Cass. pen. n. 9437/1983


Mentre nel delitto di violenza privata la costrizione viene esercitata sulla libertà di
autodeterminazione del soggetto passivo in relazione ad un singolo atto, nel delitto di
sequestro di persona viene lesa la libertà di locomozione dell'individuo, che è
considerata come species rispetto al genus della libertà individuale interiore o psichica.
Con la conseguenza che, avendo il primo reato carattere sussidiario o generico rispetto
al secondo, quando la violenza viene usata per privare taluno della libertà di
locomozione, il fatto rientra nella previsione specifica di cui all'art. 605 c.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9437 del 11 novembre 1983)

Cass. pen. n. 9075/1983


In tema di sequestro di persona, qualora la violenza fisica esercitata dall'agente sulla
persona offesa rappresenti un elemento strumentalmente diretto ad attuare il fine che
egli si sia prefisso (la privazione della libertà personale della vittima), il reato di violenza
privata costituisce un elemento del delitto punito dall'art. 605 c.p., che rimane l'unico
giuridicamente operante.

Nell'ipotesi di uso di violenza fisica e di privazione della libertà personale esercitati
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dall'agente nei confronti di un coabitante nello stesso stabile condominiale, autore di


rumori molesti, al fine di determinarne la cessazione, sono ravvisabili le ipotesi
delittuose di cui agli artt. 605 e 610 c.p. e non il reato di esercizio arbitrario delle proprie
ragioni. (Nella specie è stato ritenuto che la violenza privata fosse elemento costitutivo
del delitto di sequestro di persona).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9075 del 31 ottobre 1983)

Cass. pen. n. 6573/1983


La privazione della libertà personale della vittima, attuata da rapinatori dopo
l'impossessamento violento non al fine dello stesso, ma per potersi allontanare più
agevolmente dal luogo del delitto, integra gli estremi di un autonomo reato di sequestro
di persona aggravato dal nesso teleologico.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6573 del 14 luglio 1983)

Cass. pen. n. 4133/1983


Il delitto di sequestro di persona è punibile a titolo di dolo, il quale, pur essendo
generico, richiede pur sempre la coscienza e volontà di privare illegittimamente taluno
della libertà personale; se la privazione dell'altrui libertà personale è colposa il fatto non
è punibile.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4133 del 2 maggio 1983)

Cass. pen. n. 10625/1982


Il delitto di sequestro di persona concorre con quello di violenza privata quando l'agente
non solo privi il soggetto passivo della sua libertà personale, ma gli imponga di fare,
tollerare od omettere qualcosa. Diversi infatti sono i beni giuridici offesi e si realizzano,
conseguentemente, due diversi eventi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10625 del 11 novembre 1982)

Cass. pen. n. 8341/1982


Si configura l'ipotesi di cui agli artt. 56 e 605 c.p. e non già una di quella prevista dagli
artt. 610 e 393 c.p. nell'attività posta in essere da colui, che, con la forza, cerca di far
entrare in un'auto la vittima, la quale non oppone una forte resistenza e grida aiuto.
(Nella specie, i ricorrenti avevano dedotto il vizio dell'erronea qualificazione giuridica dei
fatti che, secondo il loro assunto avrebbero dovuto integrare o il reato di esercizio
arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone o il reato di violenza privata).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8341 del 28 settembre 1982)

Cass. pen. n. 6151/1982


I reati di violenza privata e sequestro di persona, pur avendo in comune l'evento
materiale della costrizione, si differenziano tra loro per la diversa incidenza della
violenza o minaccia sulla libertà del soggetto passivo. Nella violenza privata l'agente,
sia pure mediante l'esplicazione di un'energia fisica o di una violenza morale, esercita
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una coazione tale da limitare esclusivamente la libertà psichica dell'offeso. Per contro,
nel sequestro di persona la coazione si rivolve nella retribuzione della libertà fisica di
azione o di locomozione della vittima, in una misura e per un tempo apprezzabili. (La
Corte ha ritenuto la sussistenza del sequestro di persona nel fatto del soggetto passivo
costretto, sotto la minaccia di una pistola, a salire su un'autovettura e a restarvi per un
lungo percorso autostradale sino all'intervento liberatorio dei carabinieri).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6151 del 24 giugno 1982)

Cass. pen. n. 2019/1981


L'azione di violenza o minaccia, tendente a realizzare il sequestro di persona che non
raggiunga il risultato per difetto di apprezzabilità di durata temporale della privazione
della libertà fisica del soggetto passivo, può far ravvisare il delitto di violenza privata di
natura istantanea e con effetti solo eventualmente permanenti. Ovvero, la libertà
personale, bene che l'art. 605 c.p., intende proteggere, è comprensiva della libertà
morale, oggetto di tutela dell'art. 610 c.p., onde il tentativo di ledere la prima, se non
coronato da pieno successo, può conseguire il risultato di ledere la seconda. (Nella
specie l'imputato, nell'intento di conseguire una riconciliazione amorosa, aveva posto in
essere atti di violenza diretti a spingere la donna nell'autovettura).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2019 del 1 marzo 1981)

Cass. pen. n. 10506/1980


Non esiste rapporto di specialità fra la norma di cui all'art. 393 c.p. e quella di cui all'art.
605, stesso codice, poiché la privazione della libertà personale, sotto il particolare
profilo della libertà di locomozione, elemento costitutivo del delitto di sequestro di
persona, è estranea alla configurazione giuridica del delitto di ragion fattasi. Pertanto i
due reati possono eventualmente concorrere. (Nella specie, la parte offesa era stata
fatta salire su un'autovettura con la forza, perché confessasse quanto sapeva del furto
di un camion, patito dal sequestratore).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10506 del 17 ottobre 1980)

Cass. pen. n. 2465/1980


Il bene giuridico della libertà personale, tutelato in via esclusiva dalla norma
concernente il sequestro di persona, è leso da qualsiasi apprezzabile limitazione della
libertà fisica intesa quale possibilità di movimento nello spazio secondo la libera scelta
di ciascuno. E non ha nessun rilievo la circostanza che la vittima riesca
successivamente a liberarsi o non faccia alcun tentativo per recuperare la propria libertà
di movimento, quando a tal fine deve porre in essere mezzi straordinari e non
prontamente attuabili. La nozione del reato non esige, infatti, che il soggetto passivo sia
stato posto nell'impossibilità assoluta di recuperare la libertà di movimento, essendo
sufficiente che tale impossibilità sia anche soltanto relativa. (Nella specie i soggetti
passivi, tra cui tre vecchi ed una bambina di tre anni, erano stati, per circa dieci minuti,
rinchiusi in un vano munito di finestra distante dal suolo circa tre metri ed è stata
ritenuta la sussistenza del reato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2465 del 20 febbraio 1980)

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Articolo 605 Codice Penale

Cass. pen. n. 12231/1978


Il delitto di sequestro di persona e quello di rapina aggravata concorrono quando una
persona sia stata sequestrata esclusivamente per conseguire una somma di denaro
come prezzo di liberazione e, in occasione del sequestro, siano state sottratte alla
vittima, con violenza o minaccia, cose mobili da essa possedute. (Nella specie era stata
sottratta con violenza l'autovettura ed il sequestrato era stato trasportato con la stessa
propria auto fino al luogo della prima prigionia. È stato ritenuto il concorso di rapina
aggravata e sequestro di persona).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12231 del 12 ottobre 1978)

Cass. pen. n. 6408/1978


Il delitto di violenza privata è rispetto a quello di sequestro di persona generico e
sussidiario, cosicché pur avendo, o potendo avere, i due reati in comune l'uso della
violenza, quando però la violenza è usata come mezzo per ottenere la privazione della
libertà di locomozione di un soggetto, deve ritenersi la sussistenza del secondo e non
del primo delitto.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6408 del 26 giugno 1978)

Cass. pen. n. 157/1974


Per il delitto di sequestro di persona non si richiede uno specifico dolo, ma è sufficiente
il dolo generico consistente nella consapevolezza di infliggere alla vittima illegittime
restrizioni della sua libertà fisica, intesa come possibilità di attuare liberamente ogni
determinazione circa il modo di vivere nel cosiddetto «spazio vitale» di ognuno: libertà
di movimento soprattutto, per la soddisfazione delle normali esigenze della vita
quotidiana, per prendere aria, luce, contatto col mondo esterno e con le persone che
possono interessare anche per semplice bisogno di comunicazione sociale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 157 del 5 febbraio 1974)

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