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Articolo 31 Codice Penale

Condanna per delitti commessi con abuso di un pubblico ufficio o di


una professione o di un'arte. Interdizione

Dispositivo

Dispositivo dell'art. 31 Codice Penale


Fonti » Codice Penale » LIBRO PRIMO - Dei reati in generale » Titolo II - Delle pene (artt. 17-38) » Capo III - Delle pene accessorie, in
particolare

Ogni condanna per delitti commessi con l'abuso dei poteri, o con la violazione dei
doveri inerenti a una pubblica funzione, o ad un pubblico servizio, o a taluno degli uffici
indicati nel numero 3 dell'articolo 28, ovvero con l'abuso di una professione(1), arte,
industria o di un commercio o mestiere, o con la violazione dei doveri a essi inerenti,
importa l'interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione, arte, industria o
dal commercio o mestiere [33](2)(3).

Note
(1) Per "abuso della professione" deve intendersi un uso abnorme del diritto all'esercizio di una
professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione, effettuato con l'intenzione di
conseguire uno scopo diverso da quello per il quale il diritto è stato concesso, seguito da un
comportamento contra legem particolarmente grave sia dal lato oggettivo, per la gravità del
fatto, sia da quello soggettivo, per la maggiore intensità del dolo. La norma in esame tratta
dell'ipotesi specifica di delitti commessi con abuso di un pubblico ufficio o di una professione o
di un'arte.In tali situazioni viene ad applicarsi la pena accessoria dell'interdizione temporanea.
Si ricordi poi che la giurisprudenza ritiene che siano applicabili sia la interdizione dai pubblici
uffici che quella professionale quando il soggetto sia al contempo pubblico ufficiale ed
esercente una professione e le due situazioni siano inscindibili. Per esemplificare si pensi ad
un notaio condannato per peculato (art. 314 del c.p.).

(2) Tra l'abuso del potere (o la violazione del dovere) ed il reato commesso deve esistere un
nesso di strumentalità: non è sufficiente la semplice occasionalità ma, almeno, che la
commissione del reato sia stata facilitata proprio dall'esercizio della funzione o del servizio.
L'abuso del potere non è da confondere con l'abuso della qualità (per es.: (v. 317)). Analoghe
considerazioni valgono per l'abuso di una professione, arte etc.

(3) La disposizione non si applica nel caso di condanna per delitto colposo, se la pena inflitta è
inferiore a tre anni di reclusione,o se è inflitta soltanto una pena pecuniaria, come prevede art.
33 del c.p.

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Spiegazione

Spiegazione dell'articolo 31 Codice Penale


L'articolo in esame stabilisce che, oltre ai casi in cui l'interdizione temporanea dai
pubblici uffici di cinque anni consegue automaticamente alla condanna alla reclusione
per un tempo non inferiore ai tre anni (art. 29), quando il delitto sia commesso con
l'abuso dei poteri o con la violazione dei doveri inerenti la funzione o l'ufficio di
tutore o curatore, il Giudice applica l'interdizione temporanea dai pubblici uffici
(per la durata pari a quella della pena principale inflitta e comunque mai superiore ai
cinque anni).

La medesima disciplina è prevista per l'abuso della professione, di un'arte, industria,


commercio e mestiere, cui consegue l'interdizione dall'esercizio (comunque per un
periodo non inferiore ad un mese e non superiore a cinque anni).

Pare opportuno precisare che, ai fini dell'applicazione di tali pene accessorie, l'abuso o
la violazione dei poteri e dei doveri di cui sopra è normalmente elemento costitutivo
della fattispecie di reato e quindi non è necessario un apprezzamento del Giudice in tal
senso. Per contro, ove così non fosse, è necessaria una apposita contestazione da
parte del Pubblico Ministero, come nel caso di diffamazione a mezzo stampa (art. 596
bis).

Se il condannato riunisce in sé sia la qualità di pubblico ufficiale che di esercente una


professione o un'arte, possono legittimamente applicarsi le rispettive pene accessorie
insieme. Inoltre, per abuso della professione deve intendersi un uso abnorme dei diritti
conseguenti all'abilitazione, all'autorizzazione ed alla licenza, con l'intento di
conseguire uno scopo diverso da quello al quale l'abilitazione è strumentale.

Massime

Massime relative all'31 Codice Penale

Cass. pen. n. 1450/2011


La pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici è applicabile in caso
di condanna per un reato di falso commesso da un pubblico ufficiale, anche se non sia
stata contestata la circostanza aggravante dell'abuso di pubblica funzione di cui all'art.
61, n. 9, c.p., trattandosi di pena accessoria relativa "ope legis" a tutti i reati commessi
in violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1450 del 19 gennaio 2011)

Cass. pen. n. 14238/2006


Il delitto di violazione dei sigilli commesso dal custode rientra nella categoria dei delitti
perpetrati con abuso di poteri o con la violazione dei doveri inerenti ad una pubblica

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funzione o ad un pubblico servizio, sicché alla condanna segue l'applicazione della


pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 14238 del 21 aprile 2006)

Cass. pen. n. 44758/2003


La pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ex art. 31 c.p. consegue alla
condanna per il delitto di falsa testimonianza, rientrando questo tra i delitti commessi
con la violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44758 del 20 novembre 2003)

Cass. pen. n. 14368/1999


In tema di pena accessoria della interdizione da una professione, la locuzione «abuso
della professione», utilizzata dall'art. 31 c.p., va intesa nel senso di uso abnorme del
diritto all'esercizio di una determinata professione, con l'intento di conseguire uno scopo
diverso da quello al quale l'abilitazione è strumentale. (Fattispecie nella quale è stato
ritenuto sussistere tale presupposto nella condotta di un medico che aveva
reiteratamente consentito a soggetto non abilitato di utilizzare il suo nome e la sua
posizione fiscale per l'esercizio abusivo della professione di dentista).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14368 del 20 dicembre 1999)

Cass. pen. n. 1508/1998


La pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ex art. 31 c.p. consegue ad ogni
condanna per il delitto di violazione dei sigilli commesso dal custode, rientrando questo
tra i delitti commessi con l'abuso dei poteri o con la violazione dei doveri inerenti ad una
pubblica funzione o ad un pubblico servizio per i quali l'art. 31 c.p. prevede la detta
interdizione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1508 del 9 febbraio 1998)

Cass. pen. n. 2196/1996


La condanna per il delitto di frode in commercio importa la pena accessoria della
pubblicazione della sentenza e dell'interdizione da una professione o arte, in
applicazione degli artt. 30, 31 e 518 c.p. Tali pene vanno inflitte anche con riferimento
all'ipotesi del tentativo, poiché le predette norme non differenziano quest'ultimo dal
reato consumato.
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 2196 del 17 settembre 1996)

Cass. pen. n. 9297/1995


L'interdizione temporanea dall'esercizio della professione, conseguente ad ogni
condanna per delitti commessi con l'abuso di una professione riguarda nel suo
complesso l'attività il cui legittimo esercizio esige una speciale abilitazione e non
soltanto il settore specializzato in cui essa viene in concreto espletata. (Nella specie è
stato rigettato il ricorso di un medico odontoiatra — condannato per il reato di cui agli
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artt. 110-348 c.p., per avere consentito ad un odontotecnico l'attività di medico


odontoiatra presso il proprio studio dentistico — il quale deduceva in violazione dell'art.
31 c.p. per essere stata inflitta l'interdizione temporanea dalla professione di medico-
chirurgo anziché dall'attività di odontoiatra).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9297 del 1 settembre 1995)

Cass. pen. n. 1719/1984


La sospensione dall'esercizio del commercio ex art. 15 d.l.c.p.s. 15 settembre 1947, n.
896, non ha alcuna comunanza con la pena accessoria ex art. 31 c.p. Invero, mentre la
prima ha natura amministrativa sul piano soggettivo ed oggettivo, essendo la sua
operatività indipendente dall'accertamento giudiziale della responsabilità per il reato
previsto dall'art. 14 del citato decreto n. 896/1947, la seconda costituisce una sanzione
penale, poiché consegue di diritto alla condanna come effetto penale della stessa giusto
il disposto dell'art. 20 c.p. (Nella specie, nell'affermarsi — sulla base dell'enunciato
principio — la legittimità del cumulo delle sanzioni indicate, si è esclusa la possibilità di
far luogo al principio di specialità, invocato dal ricorrente, precisandosi che elemento
indefettibile del ricordato principio è che più leggi o più disposizioni della medesima
legge regolino la stessa materia: di qui l'esigenza che le fattispecie legali, gli elementi
accessori, le sanzioni previste dalle norme apparentemente concorrenti abbiano
carattere penale e costituiscano delle entità omogenee).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 1719 del 28 febbraio 1984)

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