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Lezione 1.

1 - Economia e Organizzazione Aziendale


L’impresa e il suo funzionamento
Prof. Veronica Chiodo
Concetti fondamentali 2

q Cos’è l’economia

q Cos’è (e NON è) l’impresa

q Padroneggiare la terminologia dell’economia aziendale

q Come funziona l’impresa

q Cos’è il rischio di impresa

q Quali sono gli obiettivi di un’impresa

q Le diverse tipologie di imprese (classificazione in base all’obiettivo e altri

criteri)
Economia: definizione 4

§ Economia = Amministrazione della casa


Dal greco οἶκος (oikos), "casa" inteso anche come "beni di famiglia",
e νόµος (nomos), "norma" o "legge"

§ È la scienza che studia il modo in cui la società gestisce le risorse


(Terra, Capitale e Lavoro) per produrre beni e servizi utili a soddisfare i
bisogni delle persone.

§ L’economia nasce perché gli esseri umani hanno bisogni illimitati ma


hanno a disposizione risorse limitate.

SCARSITA’ DELLE RISORSE


Economia: definizione 5

Bisogno: stato di disagio, di insoddisfazione che una persona vuole


eliminare

BENE SERVIZIO
Oggetto idoneo a soddisfare Un’attività, un lavoro svolto da
un bisogno: una persona, da un’impresa,
• Liberi idoneo a soddisfare un
• Economici: utile, bisogno.
accessibile, scarso.
Economia: definizione 6

Scarsita’ delle risorse significa che non è possibile produrre

tutti i beni e i servizi per soddisfare i bisogni illimitati.

Quindi, occorre decidere:


1. Che cosa produrre?

2. In quale quantità?

3. Chi deve produrre?

4. Come allocare i risultati della produzione?

A queste tre domande si può rispondere in maniera differente a seconda


del sistema economico che la società decide di adottare.
L’economia come scienza 7

§ L’economia è una scienza sociale; diversa dalla biologia o dalla fisica


(scienze naturali).

§ L’economia è la scienza che studia come i sistemi sociali (l’individuo e


le sue forme organizzative) risolvono il problema della scarsità delle
risorse.

§ L’economia ha diverse branche che si differenziano per l’oggetto di


indagine à Cosa studiano gli economisti ?

• ECONOMIA POLITICA à MICROECONOMIA E MACROECONOMIA

• ECONOMIA AZIENDALE
L’economia come scienza 8

§ ECONOMIA POLITICA: studia il funzionamento del sistema economico.


MICROECONOMIA
A. Le decisioni individuali: quanto lavorare, consumare, risparmiare, come
investire i risparmi?
B. Le interazioni tra gli individui: come imprese e consumatori interagiscono sul
mercato determinando prezzi e quantità vendute. Gli economisti si occupano
delle decisioni e interazioni di natura economica.
MACROECONOMIA
A. Studia le interazioni fra gli aggregati economici e le forze che influenzano il
sistema economico nel suo complesso: crescita dei prezzi, tasso di
occupazione, reddito medio, la moneta, risparmi, spesa pubblica, moneta e
cambi fra paesi diversi etc.
§ ECONOMIA AZIENDALE: economia applicata, studia i processi e
l’organizzazione interna delle imprese. Es. sistemi di bilancio e rendicontazione,
struttura organizzativa aziendale, management dei processi.
Il mercato 9

§ SISTEMA ECONOMICO: insieme dei soggetti economici (famiglie, imprese,


banche, Stato, Resto del Mondo) e delle relazioni che avvengono tra di
loro.

§ Imprese e consumatori sono i principali attori del sistema economico e si


incontrano sul mercato.
L’economia di mercato 10

§ In questo corso studiamo le modalità secondo le quali in un’economia


di mercato (o quasi mercato) si perviene alle risposte alle domande su
cosa, quanto e chi deve produrre.
§ Sistemi economici moderni sono il risultato dell’interazione
(decentralizzata) tra consumatori e imprese.

Come si declinano in questi sistemi le domande fondamentali:


1. Che cosa produrre? Ciò che i consumatori domandano in dipendenza di reddito, preferenze e
prezzo.
2. In quale quantità? La quantità massimo producibile non in perdita (in base ai propri costi e ai
prezzi di mercato).
3. Chi deve produrre? Chi è in grado di farlo nella maniera più efficiente, ossia ai costi più bassi
che si traducono in prezzi più bassi al consumo
4. Come allocare i risultati della produzione? In base a quanto il mercato
redistribuisce i fattori (i fattori relativamente più scarsi sono retribuiti meno scarsi/più
comuni).
Economia Pianificata 11

§ Decisioni centralizzate à Pianificatore centrale (Stato) che prende le


decisioni

§ Idea ispiratrice: orientare l’attività economica a beneficio della


collettività.

§ Esempio: modello delle economie socialiste.

§ Tuttavia, richiede di conoscere e elaborare una enorme massa di


informazioni in continuo mutamento, rispetto alle preferenze di
consumo, alle quantità di consumatori, alle tecnologie disponibili.
Economia di mercato vs Economia Pianificata 12

Anche se imperfetti, i meccanismi di mercato offrono uno strumento di


coordinamento estremamente potente per risolvere il problema di
coordinamento nello sfruttamento delle risorse scarse.

La «mano invisbile» di
Adam Smith
Definizione giuridica dell’impresa 13

Il nostro ordinamento giuridico non definisce il concetto di


“impresa” bensì quello di “imprenditore”

§ Imprenditore (Codice Civile, Libro V, Titolo II, Capo I, Sezione I, art.


2082): chi esercita professionalmente un'attività economica
organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di
servizi.

§ Lavoratore subordinato (Codice Civile, art. 2094): chi si obbliga


mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio
lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione
dell'imprenditore.
Definizione giuridica dell’impresa 14

Deriviamo dalla definizione di imprenditore quella di impresa come


l’attività esercitata dall’imprenditore. Impresa è quindi da intendersi come
l’attività esercitata dall’imprenditore.

Attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni o di servizi.

Quindi, l’impresa è un istituto economico destinato a perdurare che, per il


soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e svolge in continua coordinazione
la produzione o il procacciamento e il consumo della ricchezza.
Definizione giuridica dell’impresa: elementi distintivi 15

Le caratteristiche necessarie perché un’attività sia un’ impresa sono:


§ ECONOMICA:
– Uso di input (capitale, lavoro, materie prime) per ottenere output (beni,
servizi, prestazioni) à fine produttivo (non necessariamente a scopo di
lucro)
– L’output i beni e i servizi prodotti devono avere un valore economico cioè
devono poter essere oggetto di scambio su un mercato à fine di scambio
§ ORGANIZZATA: dotata di una sua organizzazione.
– Impiego combinato dei fattori produttivi
– L’impresa ha una sua organizzazione, una sua struttura atta a coordinare
la gestione delle risorse (umane, finanziarie, tecnologiche ecc…) con fini
produttivi e commerciali
– Differente complessità in dipendenza, ad esempio, della dimensione
– L’imprenditore organizza liberamente l’impresa
Definizione giuridica dell’impresa: elementi distintivi 16

Le caratteristiche necessarie perché un’attività sia un’ impresa sono:


§ PROFESSIONALE: svolta abitualmente e diligentemente.
– intenzioni professionali. Es. Non fa di me un imprenditore la vendita dei
miei mobili prima di un trasloco
– abitualmente, ma NON necessariamente con
• con continuità temporale
Es. bar di Rimini aperto solo in estate
Es. impresa fondata per gestire una singola manifestazione/fiera
• in via esclusiva: è possibile l’esercizio dell’impresa come
attività secondaria
Es.: Un bar può essere gestito da due insegnati di liceo
• dall’imprenditore: è possibile delegare ad altri
Es.: Un bar può essere gestito dai figli degli insegnanti.
Definizione giuridica dell’impresa: elementi distintivi 17

§ PRINCIPIO DELLA LIBERTA’ DI IMPRESA

Nelle economia di mercato chiunque può decidere di diventare


imprenditore, ossia fondate un’impresa, scegliendo liberamente:
– Cosa produrre e come produrlo, purchè l’oggetto sia lecito
– Come organizzare la propria impresa
– A chi e in quali mercati vendere il proprio output
– Come finanziarie la propria attività
– …

§ RISCHIOSA
Il rischio di impresa 18

§ Concetto di rischio
• Rischio: eventualità che si verifichi un andamento sfavorevole nello
svolgimento di una azione futura
• Rischio di impresa: legato ai risultati economici dell’impresa

§ Nella genesi del rischio d’impresa rilevano tre fattori


• Tempo: l’imprenditore prende oggi decisioni i cui risultati si vedranno
domani → mancano alcune le informazioni necessarie a decidere
• Struttura dell’impresa: l’impresa ha un’organizzazione non
immediatamente modificabile in risposta all’ambiente
Esempio: in caso di riduzione della domanda non sempre è possibile
licenziare il personale
• Contesto: l’impresa deve adattarsi ad un ambiente mutevole
§ L’impresa dove prevedere l’andamento della domanda, le preferenze
dei consumatori, l’entrata sul mercato di nuovi concorrenti, lo sviluppo
di nuove tecnologie, l’andamento del credito,…
Il rischio di impresa 19

L’imprenditore si assume il rischio di impresa


Cosa significa?
Ha diritto a tutto il profitto che residua una volta pagati i fattori della produzione, ma
risponde delle perdite (profitti negativi) se anziché esserci un residuo, i ricavi non sono
sufficienti a coprire tutti i costi.
In altre parole, accetta che il suo lavoro possa avere una remunerazione non definita a
priori e non certa inizialmente e che la remunerazione possa rivelarsi positiva, nulla o
addirittura negativa.

Come risponde?
Non tutti gli imprenditori sono disposti a sottoporsi ad alto rischio e perciò esistono
delle limitazioni. L’ordinamento giuridico si basa sul presupposto che ci sono due
interessi ugualmente importanti da tutelare, ovvero quelli dell’imprenditore e dei
creditori (dipendenti, fornitori, altre imprese, banche ecc…).

Per incentivare l’assunzione di rischio (senza la quale le attività sarebbero più


inefficienti), lo stato consente due regimi di assunzioni di responsabilità, con rischi e
responsabilità differenti. Quale regime di responsabilità sia applicabile dipende dalla
forma giuridica adottata in fase di costituzione dell’impresa.
Limitazioni del rischio: i regimi di responsabilità 20

Responsabilità illimitata (personale): l’imprenditore accetta interamente


il rischio e mette a garanzia dei creditori il suo patrimonio personale. Non
vi è separazione tra i beni dell’imprenditore e dell’impresa.

§ In caso di perdita, l’imprenditore sarà chiamato a ripianare i debiti prima


con il patrimonio dell’impresa, poi, se questo non è sufficiente, con il
proprio patrimonio personale. Se anche questo non fosse sufficiente,
l’imprenditore potrebbe essere dichiarato fallito (non in grado di assolvere
ai debiti).

§ I creditori (lavoratori, fornitori, banche) sanno di poter fare affidamento sia


sul patrimonio dell’impresa che su quello della persona.

§ L’impresa non ha personalità giuridica né autonomia patrimoniale. Per


questo motivo, con responsabilità limitata normalmente si spende il nome
dell’imprenditore.
Limitazioni del rischio: i regimi di responsabilità 21

Responsabilità limitata: l’imprenditore (e/o i soci) vuole circoscrivere il


rischio e conferisce all’impresa un patrimonio minimo detto capitale
sociale, che mette a disposizione dei creditori. L’imprenditore (i soci)
risponde (rispondono) limitatamente al patrimonio dell’impresa, NON
con il proprio patrimonio personale.

§ In questo caso gli eventuali creditori sanno di poter fare affidamento


solo sul patrimonio dell’impresa.

§ L’impresa ha personalità giuridica ed autonomia patrimoniale.

§ C’è separazione tra i beni di impresa e imprenditore/soci.

§ Va garantito un sistema atto a mettere a disposizione degli eventuali


creditori l’ammontare del capitale sociale o almeno la trasparenza sul
patrimonio dell’impresa su cui si può fare affidamento.

§ Vige un obbligo di rendicontazione pubblica dei conti, volto a consentire ai


creditori di riporre l’affidamento in modo informato.
Limitazioni del rischio: i regimi di responsabilità 22

Responsabilità solidale (o «in solido»): significa che un socio risponde anche dei
debiti contratti, in nome della società, dagli altri soci; se quindi i beni personali di
un socio non sono sufficienti, la sua quota di debito deve essere pagata da tutti
gli altri.
Cosa NON è impresa 23

Nel linguaggio di tutti i giorni i termini impresa, società, azienda, ditta sono utilizzati come
sinonimi, ma:
§ non tutte le imprese sono società
§ azienda e ditta hanno tecnicamente altri significati

SOCIETÀ (Codice Civile, art. 2247): contratto con cui due o più persone conferiscono beni o
servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

AZIENDA (Codice Civile Art. 205): è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per
l’esercizio dell’impresa; cioè, l’ insieme di risorse che l’imprenditore mette in campo per
raggiungere i propri scopi.
§ Materiali
§ Immateriali (es. conoscenze)
§ Umane

DITTA (Codice Civile, art. 2563-2566): nome commerciale


scelto dall’imprenditore per esercitare l’impresa
§ È un segno distintivo che consente, ad esempio, ai consumatori, di identificare l’impresa;
§ Ha un valore commerciale (es: Google, Apple o Ferrari…), per questo, la legge ne
garantisce l’uso esclusivo.
Cosa NON è impresa 24

Spesso, ma non sempre, la ditta coincide con il


MARCHIO: è un diritto di proprietà intellettuale, ossia un diritto su un bene
intangibile.

§ Le imprese hanno l’escluso esclusivo del proprio marchio

§ E’ uno dei principali elementi dell’immagine dell’impresa

§ Avere un marchio riconosciuto è segno di affidabilità e di qualità per i


clienti

§ Ha spesso un rilevante valore. Es. Apple = 234, 241 miliardi di dollari; Google
= 167,713 miliardi di dollari; Amazon = 125,263 miliardi di dollari.
Cosa NON è impresa 25

INDUSTRIA è:

§ insieme di tutte le imprese che producono un dato prodotto o


erogano un dato servizio

§ insieme di tutte le imprese che producono prodotti o erogano servizi


che i consumatori considerano sostituti

§ Ogni industria può, inoltre, essere ulteriormente suddivisa in settori

§ Es: industria dell’auto → settore delle auto di lusso


Cos’è un’impresa: definizione «pratica» 26

Cosa hanno in comune?


Cos’è un’impresa: definizione «pratica» 27
Cos’è un’impresa: definizione «pratica» 28

Le imprese sono tra loro molto diverse ma hanno tutte un aspetto


fondamentale in comune:
– utilizza come input beni (es: materie prime, informazioni,
servizi)
– trasforma gli input in output utilizzando delle risorse
• capitale
• lavoro
– vende gli output a dei consumatori

PROCESSI,
INPUT ATTIVITÀ DI
TRASFORMAZIONE
OUTPUT
Il funzionamento dell’impresa 29

Il modello della catena del valore di Porter (1985) descrive il funzionamento


dell’impresa e identifica le attività generatrici di valore.
§ Attività primarie
§ Attività di supporto
L’impresa come sistema socio-tecnico aperto 30

§ Ogni impresa è un elemento di un contesto articolato e complesso, essendo


inserita nel sistema economico-finanziario e in generale nella struttura
sociale di un paese o di più paesi
§ Opera in un sistema di interdipendenze con le altre componenti di tale
contesto.
L’impresa come sistema socio-tecnico aperto 31

Shareholders: sono coloro che hanno investito «capitale di rischio»


nell’impresa e coloro che detengono la proprietà dell’impresa cui:
§ andranno le risorse «addizionali» generate dall’impresa
§ …ma che perderanno quanto investito in caso di perdite…

Stakeholder (o portatore di interesse - stake): un soggetto (o un gruppo di


soggetti) influente nei confronti di un‘impresa e che partecipano alla vita
dell’impresa a diverso titolo e con diversi ruoli e/o sono sensibili al suo
andamento e alle sue azioni.
Fanno, ad esempio, parte di questo insieme:
§ Clienti
§ Competitori
§ Risorse umane che operano nell’ambito dell’impresa
§ Fornitori ed intermediari
§ Istituzioni bancarie e finanziarie
§ Partner
§ Governi centrali e locali
§ Università
L’impresa come sistema socio-tecnico aperto 32

§ Per remunerare adeguatamente shareholders and stakeholders l’impresa


deve generare un output additivo rispetto alle risorse di input.
Scopo dell’impresa 33

Nel Codice Civile non si fa cenno allo scopo dell’attività dell’imprenditore.

Gli obiettivi possono essere di diverso tipo e non vi è necessità di certi


obbiettivi per poter parlare di impresa.

§ Profitto/scopo di lucro: in generale l’obiettivo dell’impresa è generare


valore (ricchezza) per i soggetti a vario titolo coinvolti in essa. Il profitto
si genera dalla differenza positiva tra i ricavi dalla vendita degli output e
i costi degli input. Se negativa si chiama perdita (non necessario, es.:
imprese no profit). Esso viene diviso tra gli imprenditori o i soci
(shareholders) in base alla forma giuridica.

§ Soddisfazione dei bisogni degli stakeholders: soddisfare i bisogni di tutti


coloro che hanno interesse nell’impresa, quali:
• Occupazione
• Generazione di ricchezza collettiva
• Produzione di servizi utili o finalità desiderabili
Obiettivi legati alla generazione di profitto 34

Tuttavia l’impresa può porsi anche molti altri scopi,


spesso (ma non sempre!) legati alla creazione di valore

CRESCITA: aumento di fatturato (e dimensione dell’impresa) ed


espansione su nuovi mercati (merceologico o geografico).
§ ORGANICA
§ INORGANICA

Perché le imprese vogliono crescere?


per superare la liability of smallness e ottenere una serie di vantaggi:
§ miglior accesso alle risorse
§ ottenere economie di scala
§ ottenere economie di scopo
Obiettivi legati alla generazione di profitto 35

Tuttavia l’impresa può porsi anche molti altri scopi,


spesso (ma non sempre!) legati alla creazione di valore

INNOVAZIONE: introduzione di nuovi


§ Prodotti/servizi à Innovazione di prodotto

§ Processi produttivi à Innovazione di processo

§ Modi di organizzarsi à Innovazione organizzativa

CONQUISTA DELLA LEADERSHIP NEL PROPRIO MERCATO


Tipologie di imprese 36

1.L’obiettivo

§ Profit oriented: l’obiettivo principale è la massimizzazione del profitto.


§ Scopo mutualistico (società cooperative): l’obiettivo è fornire beni e
servizi ai soci in modo più vantaggioso rispetto alle condizioni di
mercato.
§ Enti del Terzo Settore (Codice del Terzo settore – D.lgs.. 2017, n. 117):
l’obiettivo è il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche,
solidaristiche e di utilità sociale promuovono e realizzano una o più
attività di interesse generale.

Terzo Settore Imprenditoriale: Terzo Settore NON Imprenditoriale:


§ Cooperative Sociali Organizzazione di volontariato (OdV), Associazione di
promozione sociale (APS), Enti filantropici, Reti
§ Imprese sociali
Associative, Società di mutuo soccorso.
Tipologie di imprese – Imprese for profit e mutualistiche in Italia 37

§ Imprese attive nel 2018:


§ For profit: 3.679.029
§ Società cooperative (escluse cooperative sociali): 725.472
§ Addetti: 17.287.890
§ I due terzi delle sono microimprese (con 3-9 addetti in organico).
§ Tipologia di output:
• Industria in senso stretto: 19 %
• Costruzioni: 10,7 %
• Servizi: 70,3%

Tra il 2011 e il 2018, a parità di campo di osservazione, si rileva una diminuzione


dell’1,3% del numero di imprese (-13mila) e un incremento dell’1,3% degli addetti
(+160mila); tra il 2001 e il 2011 le imprese di 3 e più addetti crescevano invece
dell’8,3% (+80mila) e gli addetti del 5,9% (+700mila).

Fonte: ISTAT http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DICA_ASIAUE1P#


Tipologie di imprese – Enti del Terzo Settore in Italia 38

2,2
4,4 Nel oggi, ci sono circa 18.200 organizzazioni
8,4
che possono essere classificate come
Imprese Sociali:
§ SIAVS: 267 (Settembre 2020)
§ Imprese Sociali: 1.732 (AIDA; Febbraio 2021)
§ Società Benefit: 420 (Infocamere; Dicembre
85,0
2019)

Associazione Cooperativa sociale § Cooperative sociali: 15.751 (ISTAT; 2018)


Fondazione Altra forma giuridica
Tipologie di imprese – Enti del Terzo Settore in Italia 39

64,4 Cultura, sport e ricreazione

3,9 Istruzione e ricerca

3,5 Sanità

9,3 Assistenza sociale e protezione civile

1,5 Ambiente

1,8 Sviluppo economico e coesione sociale

1,7 Tutela dei diritti e attività politica

1,0 Filantropia e promozione del volontariato

1,2 Cooperazione e solidarietà internazionale

4,7 Religione

6,5 Relazioni sindacali e rappresentanza interessi

0,5 Altre attività


Scopi dell’impresa 40

§ Gli scopi dell’impresa sono una materia dibattuta dagli economisti.

§ I confini che tradizionalmente distinguevano il settore for profit dal settore not for
profit stanno diventando sempre più sfumati.

§ Tema della responsabilità sociale o corporate social responsibility (CSR) (Bowen, 1953):
la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società e l'integrazione di
preoccupazioni di questa natura all'interno della visione strategica d'impresa.

Es. di CSR:
§ Responsiva: GlaxoSmithKline, British Petroleum che adotta una balena
§ Reputazionale: Google Green, Xerox Programma di Coinvolgimento nella Comunità
§ Strategica: Coca-Cola Recycling, LLC; Travel and Tourism Academy of American Express.
Approfondimento sull’imprenditorialità sociale 41

§ Concetto di shared valued =


creazione di valore condiviso
(Porter and Kramer, 2011). Si
riferisce alla possibilità di
realizzare politiche e pratiche che
rafforzano la competitività
dell’impresa, rispondendo nel
contempo ai bisogni delle comunità
in cui questa opera e alle sfide
della società.
Approfondimento sull’imprenditorialità sociale 42

Nel 2017, Michael Porter afferma: «Sociale e ambiente devono entrare nel core
business. L’opinione pubblica oggi vede le imprese come la causa di molti
problemi sociali ed economici: bisogna cambiare questa percezione con modelli
di business diversi, in cui alla generazione di profitto si affianchino benefici
per la comunità e il pianeta».

Imprenditorialità Sociale
ATTIVITA’ STABILE E PRINCIPALE DI IMPRESA
+
FINALITA’ DI CIVICHE, SOLIDARISTICHE E DI UTILITÀ SOCIALE
Approfondimento sull’imprenditorialità sociale

L’impresa sociale è una forma imprenditoriale che ha come obiettivo la


generazione di un beneficio positivo per la società. L'attività di produzione, e
quindi la generazione del reddito, è solo un un mezzo per raggiungere
obiettivi sociali.

§ “Impresa Sociale” (Italy)


Goals
Mezzo § “Enterprise Solidaire d’Utilitè Sociale” (France)
Benefici sociali
Attività § “Sociétè d’Impact Sociétal” (Luxemburg)
Start imprenditoriale
§ Community Interest Company (UK)
Bisogni
sociali § Low Profit Limited Liability Corporation (USA)
insoddisfatto
Approfondimento sull’imprenditorialità sociale

TERZO SETTORE
Motivazioni, IMPRESE FOR PROFIT
metodi, obiettivi
NON IMPRESE SOCIALI
IMPRENDITORIALE
RAGGIUNGIMENTO DI UNA
OBIETTIVO DI BENESSERE MASSIMIZZARE IL
RISOLVERE UN SOCIALE ATTRAVERSO ATTIVITA’
Mission PROBLEMA SOCIALE DI TIPO IMPRENDITORIALE CHE
PROFITTO E DISTRIBUIRLO
FORNISCE LE RISORSE
AGLI AZIONISTI/SOCI
FINANZIARIE
Diversi modelli di
Beneficiari Non pagano generazione di ricavo spesso Pagano un prezzo di
basati sul concetto di mercato
(≠ client)
sussidiarietà

Risorse Donazioni a fondo Mix di donazioni e fonti Raccolgono capitali ai tassi


perduto commerciali di mercato
finanziarie

Risorse umane Volontari Mix di volontari e dipendenti Ricevono un compenso


monetario allineato agli
standard del mercato di
riferimento
Approfondimento sull’imprenditorialità sociale

https://miro.com/app/board/o9J_lTD8YzE=/
Tipologie di imprese: altri distinzioni qualitative… (1/3) 46

Le imprese rappresentano una realtà multiforme e possono essere


classificate in base a…

1.La proprietà
– Proprietà pubblica: il proprietario è un ente pubblico (es: lo
Stato)
– Proprietà privata

2.La dimensione – addetti e fatturato


– Grandi imprese: addetti ≥ 250 e fatturato > 50 mil. €
– Medie imprese: addetti < 249 e fatturato ≤ 50 mil. €
– Piccole imprese: addetti < 50 e fatturato <10 mil. €
– Microimprese: addetti < 10 e fatturato ≤ 2 mil. €)
Tipologie di imprese: altri distinzioni qualitative… (2/3) 47

4. La tipologia di output
– Beni materiali
• Imprese agricole: producono beni con processi naturali legati alla terra
• Imprese industriali: compiono trasformazioni tecniche dei beni
– Servizi
Esempi: imprese di trasporto e telecomunicazioni; distribuzione di energia
elettrica, gas, acqua; negozi; banche; assicurazioni;

5. Il numero di output
– Monoprodotto: imprese che producono/vendono un solo prodotto
– Diversificate: imprese che producono/vendono vari prodotti/servizi da
qualche punto di vista imparentati tra loro
– Conglomerali: imprese che producono/vendono vari prodotti/servizi poco
imparentati tra loro
• Spesso esiste un core business (prodotto/servizio ritenuto più
importante)
Tipologie di imprese: altri distinzioni qualitative… (3/3) 48

6. Il consumatore
– Wholesale (all’ingrosso): imprese che producono e vendono prodotti
intermedi ad altre imprese che, a loro volta, li utilizzano nel loro processo
produttivo
– Retail (al dettaglio): imprese che vendono il prodotto al consumatore in un
mercato finale

7. La localizzazione delle attività produttive


– Multinazionali: hanno interessi economici e attività produttive in più di
una nazione
– Nazionali
Gruppi di imprese 49

Un gruppo di imprese (o gruppo aziendale) è l’insieme di due o più


imprese giuridicamente distinte (che hanno quindi diversi soggetti
giuridici) ma denominata da un unico soggetto economico.
La struttura del gruppo di imprese:

CAPROGRUPPO (HOLDING)

CONTROLLATA
Gruppi di imprese 50
La morte dell’impresa (1/2) 51

§ Un’impresa può cessare dopo un certo numero di anni (per decisione dei
soci), oppure avere durata indefinita.

§ Non muore con l’imprenditore

§ Rischia però di “morire” se non realizza PROFITTO (o “UTILE”, sinonimo di


profitto = differenza tra i ricavi e i costi.
Se i profitti sono negativi significa che non viene remunerata almeno una
parte dei fattori produttivi (es. lavoratori, fornitori, banche).
§ In genere la vita media di un’impresa è inferiore a quella di una persona - in
Italia le imprese vivono in media 12 anni (Fonte: Unioncamere).
La morte dell’impresa (2/2) 52

Esistono vari modi in cui un’impresa può “morire”


§ Fallimento: scioglimento coatto - l’impresa è sciolta per ordine del
tribunale, i suoi beni vengono venduti (Asta giudiziaria).
§ Liquidazione: scioglimento volontario - vendita volontaria dei beni
decisa dai soci.
§ NB: la “morte” per liquidazione non sempre ha un’accezione negativa
§ Fusione: l’impresa viene assorbita da un’altra impresa e le 2 entità
non sono più riconoscibili.
§ Acquisizione: l’impresa viene assorbita da un’altra impresa e le 2
entità rimangono riconoscibili, mantengono propri nomi.
§ NB: la “morte” per fusione/acquisizione ha spesso un’accezione positiva
(crescita, assorbimento competitors)
§ Break-up: l’impresa viene scomposta in imprese più piccole.
§ Esempio: nel 1984 break-up dell’AT&T, la più grande impresa telefonica al mondo,
in Baby Bells ad opera dell’antitrust