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La Riforma Teatrale di Goldoni

Fin da quando era costretto ad esercitare la sua arte oratoria nei tribunali anziché in un teatro, Carlo Goldoni, fu
sempre convinto della necessità di attribuire un ruolo centrale agli scrittori impegnati nel teatro, allo scopo di
restituire la necessaria dignità letteraria alle opere teatrali, scritte non solo per essere rappresentate ma anche per
essere lette.
Quando Goldoni inizia a dedicarsi il teatro, la Commedia dell’Arte è in crisi (per ripetitività e volgarità delle situazioni
proposte, per le maschere e le figure fisse ormai lontane dal contesto sociale dell’epoca, caratterizzato dall’ascesa
della borghesia).
Egli decise di ridare dignità culturale al teatro comico, attraverso una riforma teatrale, in linea con i principi
dell’illuminismo.
Goldoni non era né un teorico, né un filosofo ma un commediografo, quindi conosceva bene il teatro e il pubblico,
del quale voleva soddisfare le attese, mettendo in scena la realtà quotidiana, attraverso contenuti reali o verosimili,
basati sui valori della borghesia in ascesa.

Attuò la riforma teatrale detta goldoniana, in linea con i principi dell’Illuminismo e con la realtà sociale e culturale
dell’epoca, basata sui seguenti punti:
- Trasformazione della commedia d’improvvisazione (detta “a soggetto”) in commedia di carattere.
- Sostituzione dei tipi fissi della Commedia dell’Arte con dei personaggi, o “caratteri”, definiti con precisione,
rappresentati nella loro univocità, con i loro sentimenti e comportamenti (talvolta, nelle sue prime rappresentazioni,
li fece recitare ancora con la maschera, poi arrivò alla completa eliminazione di esse). La riforma, non avvenne in
poco tempo, bensì per gradi. Il primo ostacolo che Goldoni incontrò fu quello degli attori, che essendo abituati a
recitare improvvisando, non si sentivano adatti ad imparare un copione a memoria, ma Goldoni riuscì a modellare
tale scritto sulle possibilità espressive dei vari attori con cui lavorava.
Gli attori impersonificavano maschere convenzionali (Pantalone, Arlecchino, Brighella, il Dottore)
• Scrive i testi integralmente e gli attori dovranno quindi seguire un copione. Non sono però
testi aulici e pomposi come quelli del teatro aristocratico o del melodramma: il linguaggio è
schietto, rapido, utilizza spessissimo il dialetto e non in funzione caricaturale (cioè non per
prendere in giro i personaggi “popolani”).
- I personaggi sono calati nella realtà sociale cittadina, in ambienti quotidiani e concreti (case borghese, locande,
piazza , strada), in cui vivono le situazioni realistiche e sono riconoscibili nel loro contesto sociale (quindi non si ha
più un generico furbo o sbruffone , stereotipato→ modello fisso; in un tipo fisso, ma un particolare furbo o
sbruffone, che agisce in un determinato contesto sociale reale; non più servo o un padrone come tipi universali, ma
un servo e un padrone ben definiti e legati ad una precisa realtà contemporanea.

In poche parole Goldoni capisce che è possibile divertire anche senza maschere, ma con personaggi vari e trame
diverse e avvincenti.

- Introduzione del testo integralmente scritto in tutte le sue battute (come nella Commedia antica classica), cioè di
un copione (al posto del canovaccio della Commedia dell’Arte)
- La commedia di Goldoni rispettava il canone classicista, basato sulle unità di tempo, luogo e azione: le vicende
dovevano limitarsi ad un’unica situazione, incentrandosi su un unico tema principale, senza presentare episodi
secondari di rilievo (Unità di azione), l’azione dei personaggi si doveva svolgere sempre nello stesso luogo (Unità di
luogo) e in un breve arco di tempo, fissato in 24 ore (Unità di tempo). Tale regola delle tre unità è stata codificata nel
1570, rimanendo per secoli il cardine della produzione teatrale.

- Le finalità della commedia sono quelle di divertire (come la Commedia dell’Arte), ma anche di educare e far
riflettere (mostrando le varie sfaccettature, positive e negative, della società reale del suo tempo), in linea con i
principi illuministici.
- Utilizzo di un linguaggio misto: scrive le sue opere sia in italiano (usato soprattutto dalla borghesia veneto-
lombarda) sia in dialetto veneziano, vicino quindi al parlato (adatto al dialogo ed in particolare ad alcuni personaggi).
Vi sono quindi commedie in italiano, commedie in dialetto, commedie con entrambi i linguaggi. Goldoni infatti fa
parlare i personaggi con naturalezza, secondo il loro registro (legato ai tipi di carattere e agli ambienti sociali di
provenienza). Talvolta, seppur raramente, utilizza anche il francese. Si tratta quindi dell’utilizzo del plurilinguismo e
della varietà di registri linguistici, elaborando un linguaggio vicino alla realtà, anche grazie all’utilizzo di espressioni
del parlato.
- I ritmi dei dialoghi sono rapidi, con battute brevi (comprensibili anche dal pubblico di estrazione popolare e
facilmente memorizzabili dagli autori); lo stile è semplice, naturale, non accademico, né elevato.
- Rapporto diretto con il pubblico: Goldoni si preoccupa del suo pubblico, ossia del lettore e degli spettatori, tanto
che spesso si rivolge a loro direttamente (attraverso battute recitate dagli attori in scena, come le ultime della
Locandiera, pronunciate da Mirandolina, che invita “lor signori” a fare tesoro di quanto hanno imparato e veduto).
Oltre a ciò, Goldoni apre ogni sua opera con una “lettera ai lettori”, considerandoli così i veri destinatari del suo
lavoro (“L’autore a chi legge” ), per spiegare il carattere, le motivazioni, la produzione dell’opera.

- Carlo Goldoni scriveva, nella prefazione alla prima sua raccolta di commedie del 1750, che la sua maggiore fonte di
ispirazione l'aveva trovata in due “libri”: il libro del Mondo e il libro del Teatro.
Goldoni afferma che le sue fonti di ispirazione non erano non erano letterarie, né teoriche, ma il “mondo” e il
“teatro”: il mondo, con la sua molteplicità di situazioni e vicende, gli offre varietà di argomenti; il teatro gli offre il
modo per rappresentarli. In questo modo, dalla fusione dei due, Goldoni può rappresentare la società e permettere
al pubblico di “specchiarsi” nei personaggi e ritrovarsi in essi.
- Trasmissione di un messaggio ottimistico (in linea con i principi illuministici di valorizzazione della ragione, di
progresso e di fratellanza) attraverso la rappresentazione delle diverse classi sociali (dall’aristocrazia, alla borghesia,
al popolo minuto)

In particolare, Goldoni si rende conto che una commedia non può parlare solo di aristocratici, ma anche della vita
delle persone umili, del popolo. Inoltre, le sue fonti di ispirazione sono il mondo e il teatro, vale a dire tutta la realtà
che si presenta ai suoi occhi e le opere dei commediografi precedenti.

Le commedie goldoniane si dividono in 5 sezioni:


• Commedie ROMANZESCHE: hanno come temi principali l’amore e l’avventura;
• Commedie ESOTICHE: riguardano vicende svolte in luoghi lontani, esotici;
• Commedie STORICHE: riguardano personaggi storici, realmente esistiti;
• Commedie D’INTRECCIO: si ispirano alle commedie latine di Plauto e Terenzio; tendono a narrare in maniera
complicata; non è tanto importante la storia in sé ma il modo in cui è narrata;
• Commedie D’AMORE E DI CARATTERE: sono i capolavori di Goldoni perché vi viene espressa in pieno la
riflessione sul teatro. Queste commedie tendono a rappresentare in maniera precisa un ambiente sia geografico che
sociale. I personaggi rappresentano l’uomo nella sua capacità di cambiare. Le commedie più importanti di questo
genere sono: “La Bottega del Caffè”, “La Famiglia dell’Antiquario”, “I Rusteghi” e “La Locandiera” (la più famosa
perché propone problematiche attuali).

La prima raccolta di commedie risale al 1750, all’inizio è presente la prefazione dell’autore; prima della sua riforma
“Non correvano sulle pubbliche scene se non sconce arlecchinate, laidi e scandalosi amoreggiamenti, e motteggi;
favole mal inventate, e peggio condotte, senza costume, senza ordine, le quali, anzichè correggere il vizio, come pur è
il primario, antico e più nobile oggetto della commedia, lo fomentavano, e riscuotendo le risa dalla ignorante plebe,
dalla gioventù scapestrata, e dalle genti più scostumate”.

Gli spettatori del tempo erano acculturati ma tanti non avevano un gusto raffinato, quindi bisognava molte volte
rappresentare delle opere semplici e “ignoranti”, ciò portava spesso gli attori a ricorrere alle battute volgari per
cercare di attirare l’attenzione del pubblico