Sei sulla pagina 1di 6

Per la biblioteca perduta di Vincenzo Tanara.

Primi sondaggi d’archivio

1. Sull’apprendistato letterario di Vincenzo Tanara (Bologna 1591 – Modena 1653),


autore del fortunatissimo trattato di agronomia L’economia del cittadino in villa (editio
princeps Bologna, 1644), e conseguentemente sulle fonti della sua opera maggiore, manca ad
oggi uno studio approfondito. La critica si è finora limitata a segnalare citazioni ed allusioni
presenti nel testo e a dedurne possibili ascendenze. Passando velocemente in rassegna le
ipotesi più convincenti, dobbiamo anzitutto segnalare i fondamentali contributi di Agostino
Bignardi (1921-1983), storico dell’agricoltura, poeta, ed esponente del Partito Liberale
Italiano - di cui fu anche segretario dal ‘72 al ‘76 - cui si devono nel secondo dopoguerra i
maggiori sforzi per riscattare quest’opera da certi pregiudizi critici e ribadirne con forza
l’importanza già sottolineata da Filippo Re agli inizi del XIX secolo, ovvero a riconoscere
nell’Economia «l’opera che porta la palma tra i testi agronomici italiani di quel secolo [il
XVII]»1. Secondo Bignardi una ricerca sulle fonti dell‘Economia, così come di una qualsiasi
opera di letteratura agronomica composta tra ‘500 e ‘600, non porterebbe che alla «conferma
che il tessuto colturale [sic; lapsus quanto mai pertinente] da cui tutti questi autori partono è
unico: i georgici classici e Pier de’Crescenzi»2. Questo se non altro per quanto riguarda le
fonti “tecniche” dell’opera tanariana. Ma volendo allargare l’indagine alle fonti più
propriamente letterarie – e la prosa sofisticata del Tanara non lascia dubitare che ve ne siano
– dell'Economia, possiamo leggere con profitto le acute intuizioni di un grande italianista,
Ezio Raimondi, che così ebbe a scrivere nelle Conclusioni di un importante convegno su
Testi agronomici d’area emiliana e Rinascimento europeo: « […] gli scrittori che possono
essere estratti [dalla lettura dell’Economia] sono l’Ariosto e il Tasso; l’Alamanni,
naturalmente, come scrittore didascalico che si avvicina di più alla scrittura dell’economia del
cittadino in villa; e poi i Campeggi bolognesi, i Capponi, fino anche al Marino della
Sampogna»3.
Sarebbe utile sviluppare queste dense suggestioni in una ricerca positiva sull’entità concreta
della biblioteca tanariana. È quello che si è tentato di fare con questi primi sondaggi presso
l’Archivio di Stato di Bologna4. Quanto segue è la cronaca del nostro iter di ricerca e la
presentazione dei primi, parziali, risultati emersi.

1
Agostino BIGNARDI, Le campagne emiliane nel Rinascimento e nell’età barocca, Sala Bolognese, Arnaldo
Forni, 1978, p. 253. Per quanto riguarda il giudizio di Re, valga in sintesi quanto segue: «Non v’è opera tanto
diffusa per le nostre contrade quanto questa. L’ho veduta ne’ rustici casolari, nelle plebane, e presso alla
maggior parte di quelli che presiedono alle faccende agrarie» (Filippo RE, Dizionario ragionato di libri
d’Agricoltura, Veterinaria e di altri rami d’Economia campestre, ad uso degli amatori delle cose agrarie, e
della gioventù, t.IV, Venezia, nella stamperia Vitarelli, 1808-09, p.89). Altrove il Re si dimostra comunque
assai critico verso il Tanara, pur riconoscendo alla sua opera il merito di fornire consigli tecnici concretamente
utili per l’agricoltore. In generale, per una rapida sintesi dei giudizi critici intorno all’ Economia del cittadino in
villa e soprattutto per uno studio della sua fortuna editoriale si veda Marina ZUCCOLI, La fortuna editoriale di
Vincenzo Tanara. Prime indagini, «Schede umanistiche», XXI (2007), n.2, pp.67-88; ora in Testi agronomici
d'area emiliana e Rinascimento europeo: la cultura agraria fra letteratura e scienza da Pier de' Crescenzi a
Filippo Re: atti del convegno internazionale, Bologna 31 maggio-1 giugno 2007, a cura di Luisa Avellini,
Roberto Finzi, Leonardo Quaquarelli, Bologna, CLUEB, 2008. Una rassegna degli studi del Bignardi sul Tanara
accompagnata da una più ampia riflessione sulla peculiarità di questo “incontro” si trova in Mario CERÈ, Un
sodalizio nella terra, «IBC», XXVI (2018), n.1.
2
BIGNARDI, Le campagne emiliane, cit., pp. 263-264.
3
Ezio RAIMONDI, Conclusioni, in Testi agronomici d'area emiliana, cit., p. 203.
4
D’ora in avanti Archivio di Stato di Bologna = ASBo.
2. Nel 1964 Agostino Bignardi, nel compilare per l’Accademia nazionale di
agricoltura il primo di una serie di saggi dedicati alla figura e all’opera di Vincenzo Tanara 5,
segnala in nota un recente contributo alla ricostruzione della biografia tanariana da parte della
dott.ssa Wanda Montanari, la quale nella propria tesi di laurea ha avuto il merito, tra l’altro,
di trascrivere «l’inventario dell’eredità Tanara, steso alla morte del nostro Autore»6. Di
questo lavoro il Bignardi si augura una futura pubblicazione. Ma leggiamo la nota per intero:

La dott.sa Wanda Montanari ha trascritto nella sua tesi di laurea l’inventario


dell’eredità Tanara, steso alla morte del nostro Autore. Tale inventario elenca mobili d’ogni
tipo, stoviglie, quadri, tamarazzi e coperte zibate, vesti, biancheria, arredi di cucina e
quant’altro trovavasi al Castellazzo di Calcara (anche una rasteliera con cinque archibuggi e
una rete da quaglie, testimonianze della passione venatoria, e una trivella da piantar viti e
diversi ferri per inserire, testimonianze della passione agronomica): dal fatto che la villa fosse
così ben fornita si deriva che il Tanara doveva passarvi buona parte dell’anno, preferendola alla
casa di Bologna che risulta assai meno arredata. L’inventario trascritto dalla Montanari
andrebbe utilmente pubblicato per documentare il corredo domestico di una famiglia signorile
del ‘600.7

A questo breve cenno fa eco nella chiusa del medesimo saggio un fondamentale addendum:
«par di vedere il nostro signor Vincenzo levarsi su dal tavolino di fioppa con scancìa piena di
libri (questo tavolo è segnato nell’inventario dell’eredità tanariana, e mi piace di pensarlo
suo, un congeniale tavolo di legno ordinario, e una filza di tomi de re rustica legati in
cartapecora)»8. Ma quali sarebbero, concretamente, questi «libri»? Stando all’ipotesi - già
descritta – del Bignardi, si tratterà presumibilmente di edizioni de re rustica, ovvero
antologie di testi di Catone, Varrone, Columella e Palladio che proliferarono per tutto il
Cinquecento e oltre9. È lecito tuttavia supporre che all’interno dell’inventario dei beni del fu
Vincenzo Tanara si possano reperire informazioni utili circa l’entità materiale della sua
biblioteca. Avendo la dott.sa Montanari trascritto l’inventario da non si sa quale documento
antico, ci è parso innanzitutto necessario scovare la tesi di laurea citata dal Bignardi e mai in
seguito pubblicata10.
Per ritrovare la tesi di Wanda Montanari – di cui solo sapevamo essersi laureata con il «prof.
Duprè Theseider […] presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi di
Bologna», in una data ante 195611 - abbiamo contattato l’Archivio Storico dell’Università di
Bologna dove sono conservati, tra le altre cose, tutti i fascicoli personali degli studenti a
partire dal 1860. Con l’aiuto delle archiviste 12 abbiamo potuto consultare il fascicolo

5
Agostino BIGNARDI, Vincenzo Tanara e l’agricoltura bolognese del Seicento, «Annali dell’Accademia
nazionale d’agricoltura», LXXV (1964), pp. 197-232, seguito a stretto giro da ID., Nuovi appunti tanariani,
«Rivista di storia dell’agricoltura», IV (1964), pp. 113-116. Per una panoramica degli scritti del Bignardi sul
Tanara cfr. CERÈ, Un sodalizio, cit.
6
ID., Le campagne emiliane, cit, p. 312n; il saggio ivi pubblicato riproduce fedelmente quello del 1964 per
l’Accademia nazionale di agricoltura, per cui vedi supra.
7
Ibidem.
8
Ivi, p. 309.
9
Per avere un’idea della fortuna delle edizioni degli scriptores rei rusticae dalla fine del XV fino al primo
Illuminismo di veda il saggio bibliografico Fonti per la storia dell’agricoltura italiana dalla fine del XV alla
metà del XVIII secolo. Saggio bibliografico di Rita Giudici, Milano, Vita e Pensiero, 1995.
10
Wanda Montanari ha pubblicato parte del suo lavoro di tesi in un articolo (Wanda MONTANARI, Vincenzo
Tanari: ”L’Economia del cittadino in villa”, «La Mercanzia», XI (1956), pp. 583-585), dove però non compare
alcuna informazione circa l’inventario.
11
Ivi, p. 583; essendo l’articolo uscito nel 1956, la tesi sarà necessariamente stata redatta in precedenza.
12
La dott.ssa Daniela Negrini e la dott.ssa Cristina Chersoni, che ringraziamo per la squisita disponibilità.
personale di Wanda Montanari, contenente anche la sua tesi di laurea 13. In essa, come
segnalato dal Bignardi, si trova trascritto nell’appendice quarta l’inventario legale dei beni
dell’eredità di Vincenzo Tanara. Sfortunatamente non compare qui alcuna ulteriore
informazione circa la mole della biblioteca, né dettagli di titoli o descrizione dei volumi. Solo
si legge nel lungo elenco il già ricordato dal Bignardi «tavolino di fioppa con scancia piena di
libri», di cui ora però apprendiamo il valore stimato: «4 lire»14. Se dallo spoglio
dell’inventario trascritto dalla Montanari non si acquisiscono nuovi dati circa l’entità della
biblioteca perduta del Tanara, la sua tesi tuttavia ci illumina sulla presenza di alcuni
documenti d’archivio appartenuti alla famiglia Tanara ed ora depositati presso l’Archivio di
Stato di Bologna, da cui la stessa Montanari ha tratto le informazioni citate, compreso
l’inventario dei beni del Nostro15. Abbiamo dunque ritenuto opportuno verificare se tra i
documenti conservati nel Fondo Tanara si potesse rinvenire qualche nuova informazione utile
alla ricostruzione della biblioteca, ponendoci come obiettivo primario il ritrovamento del
documento originale contenente l’inventario dei beni, magari corredato da appendici o
aggiunte con la specifica dei volumi posseduti da Vincenzo Tanara.

3. Ci siamo dunque recati all’Archivio di Stato di Bologna dove abbiamo consultato


del Fondo Tanara le carte relative all’anno 1653, quando la Montanari afferma essere
avvenuta la morte di Vincenzo16. Dal momento che la laureanda non aveva riportato nella tesi
la segnatura del documento d’archivio, abbiamo passato in rassegna tutti gli atti relativi a
quell’arco di tempo. Finalmente abbiamo rinvenuto l’«Addizione dell’eredità, ed inventario
legale de’ beni della eredità del fu Sig. Vincenzo Tanari fatto dalli nostri Lodovico, Antonio
M., e Cristoforo Tanari figlii del detto fu Sig. Vincenzo» (ASBo, Tanara, Instrumenti, b. 22,
17 settembre 1653; vedi fig. 1). Il documento non è corredato di alcuna appendice o postilla
che possa aiutare a identificare i volumi presenti tra i beni.
Non avendo in tal modo reperito informazioni rilevanti - se non l’accertamento della validità
della trascrizione effettuata dalla Montanari -, abbiamo creduto utile interrogare l’originale
atto notarile, essendo quella depositata nel Fondo Tanara una copia di servizio. L’atto, rogato
da Scipione Caracci, notaio del distretto di Bologna, può essere consultato nel fascicolo di
sua pertinenza dentro il fondo Atti dei notai del distretto di Bologna (1226-1892) conservato
presso lo stesso ASBo. Anche questa volta siamo riusciti a reperire e consultare il documento
che cercavamo, ovvero l’atto originale contenente l’inventario dei beni (ASBo, Notarile,
notaio Scipione Caracci, 17 settembre 1653). Sfortunatamente però nemmeno in questo caso
il documento presentava postille, né la rubrica del notaio registrava ulteriori documenti
relativi all’eredità Tanara.
Siccome alla lettura di entrambi gli atti (l’originale notarile e la copia per i clienti) non
sono stati rilevati nuovi dati utili ai fini della nostra ricerca, abbiamo tentato un’ultima strada,
ovvero verificare se all’interno dell’eredità del padre di Vincenzo Tanara, Cristoforo, fossero
presenti volumi eventualmente a lui passati in quanto figlio unico ed erede universale. Non
possedendo in questo caso alcun riferimento cronologico, se non vago, ci siamo serviti per la
ricerca dell’Indice Masini, strumento fondamentale per orientarsi all’interno dell’archivio
notarile, che ci ha consentito di passare in rassegna tutti gli atti, rogati da diversi notai,
relativi alla famiglia Tanara entro un certo arco temporale (tra la seconda metà del XVI e la
prima metà del XVII secolo). Il sondaggio ha avuto esito positivo e abbiamo così identificato
l'atto relativo all’eredità di Cristoforo Tanara, rogato il 26 aprile 1604 dal notaio Giulio

13
Wanda MONTANARI, L’Economia del cittadino in villa di Vincenzo Tanari, Tesi di laurea in Storia
moderna, Università di Bologna, relatore Prof. Eugenio Duprè Theseider, a.a. 1954-55.
14
Ivi, p.159.
15
Cfr. ivi, p.18 e ss.
16
Cfr. MONTANARI, Vincenzo Tanari, cit., p. 584.
Belvisi (ASBo, Notarile, notaio Giulio Belvisi, 26 aprile 1604). Nella sezione del documento
che elenca i beni dell’eredità («Vinc. Tanara Inventario di Christoforo Suo Padre») non sono
presenti libri né altre tracce di una eventuale biblioteca paterna. Immaginando che lo stringato
inventario avesse potuto non includere i libri di Cristoforo, abbiamo approfondito la ricerca
utilizzando il catalogo del Censimento regionale delle edizioni del XVI secolo indicando nella
casella “Possessore” il nome “Cristoforo Tanara” (o differenti diciture: Christoforo Tanara,
Tanari, etc.). La ricerca non ha però prodotto risultati17.

4. A conclusione dei primi sondaggi d’archivio qui presentati, non siamo in grado di
avanzare significative proposte circa l’entità della biblioteca perduta di Vincenzo Tanara. I
dati in nostro possesso rimangono pressoché invariati, sebbene questa ricerca ci abbia
permesso di identificare alcuni fondamentali documenti di archivio che accertano, quanto
meno, l’esistenza concreta di tale biblioteca. Confidiamo pertanto che ulteriori e più
approfondite ricerche d’archivio possano fare emergere nuovi dati sensibili e permettere di
conseguenza un rinnovato studio critico sulle fonti di un’opera di indiscutibile rilevanza
storica qual’è l’Economia: un libro che «va considerato con molta attenzione, con molta
ponderazione quando si voglia fare storia dell’agricoltura o storia del costume del secolo
diciassettesimo»18, o – aggiungiamo noi – storia della letteratura.

Alessandro Vuozzo

17
Censimento regionale delle edizioni del XVI secolo, <http://polocer.sebina.it/SebinaOpac/Opac>, ultima
cons.: 24/09/2018.
18
Gina FASOLI, “L’economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara, «Muratoriana. Bollettino del Centro
di Studi Muratoriani », V (1956), p. 60.
Fig. 1: ASBo, Tanara, Instrumenti, b. 22, 17 settembre 1653.

Indice dei documenti consultati

[I documenti d’archivio sono elencati in ordine alfabetico per sezione d’appartenenza e,


all’interno della medesima sezione, in ordine cronologico per data di redazione].

Archivio di Stato di Bologna

Notarile, notaio Giulio Belvisi, 26 aprile 1604.

Notarile, notaio Scipione Caracci, 17 settembre 1653.

Tanara, Instrumenti, b. 22, 17 settembre 1653.

Bibliografia

BIGNARDI Agostino, Nuovi appunti tanariani, «Rivista di storia dell’agricoltura», IV (1964), pp. 113-116.

BIGNARDI Agostino, Vincenzo Tanara e l’agricoltura bolognese del Seicento, «Annali dell’Accademia
nazionale d’agricoltura», LXXV (1964), pp. 197-232.

BIGNARDI Agostino, Le campagne emiliane nel Rinascimento e nell’età barocca, Sala Bolognese, Arnaldo
Forni, 1978.

CERÈ Mario, Un sodalizio nella terra, «IBC», XXVI (2018), n.1.

FASOLI Gina, “L’economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara, «Muratoriana. Bollettino del Centro di
Studi Muratoriani», V (1956), pp. 57-60.

Fonti per la storia dell’agricoltura italiana dalla fine del XV alla metà del XVIII secolo. Saggio bibliografico di
Rita Giudici, Milano, Vita e Pensiero, 1995.

MONTANARI Wanda, L’Economia del cittadino in villa di Vincenzo Tanari, Tesi di laurea in Storia moderna,
Università di Bologna, relatore Prof. Eugenio Duprè Theseider, a.a. 1954-55.

MONTANARI Wanda, Vincenzo Tanari: ”L’Economia del cittadino in villa”, «La Mercanzia», XI (1956), pp.
583-585.

RAIMONDI Ezio, Conclusioni, in Testi agronomici d'area emiliana e Rinascimento europeo: la cultura
agraria fra letteratura e scienza da Pier de' Crescenzi a Filippo Re: atti del convegno internazionale, Bologna
31 maggio-1 giugno 2007, pp. 197-206.

RE Filippo, Dizionario ragionato di libri d’Agricoltura, Veterinaria e di altri rami d’Economia campestre, ad
uso degli amatori delle cose agrarie, e della gioventù, t.IV, Venezia, nella stamperia Vitarelli, 1808-09.

Testi agronomici d'area emiliana e Rinascimento europeo: la cultura agraria fra letteratura e scienza da Pier
de' Crescenzi a Filippo Re: atti del convegno internazionale, Bologna 31 maggio-1 giugno 2007, a cura di Luisa
Avellini, Roberto Finzi, Leonardo Quaquarelli, Bologna, CLUEB, 2008.
ZUCCOLI Marina, La fortuna editoriale di Vincenzo Tanara. Prime indagini, «Schede umanistiche», XXI
(2007), n.2, pp.67-88.