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Giorgio Vasari (1511-1574)

Vasari nasce ad Arezzo nel 1511. Egli si occupava inizialmente di pittura a


Firenze e a Roma. Successivamente i suoi interessi si allargarono alla scultura,
all’architettura e alla trattatista dell’arte, tanto che scrisse nel 1550 un’opera che
gli portò fama e ammirazione: le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et
scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri.
In questo testo Vasari raccoglie con cura le biografie artistiche e personali degli
artisti del suo tempo .
La stampa de le Vite coincise con il periodo in cui Vasari lavorò al servizio del
duca Cosimo I de’ Medici come consigliere, collaboratore e come amico. Nel
1555 fu incaricato di ristrutturare Palazzo Vecchio, sede del potere della
famiglia de’ Medici, e nel 1560 fu incaricato del progetto della Galleria degli
Uffizi.

Vasari viaggiò in molte città italiane per studiare e migliorarsi e per cercare
informazioni per la nuova edizione delle Vite (1568). Si recò a Firenze (Andrea
del Sarto), ritorna ad Arezzo, a Brescia (Raffaello, Ghiberti) e infine Roma.

Il disegno: Secondo Vasari alla base della pittura, della scultura e


dell’architettura vi è il disegno. Nel 1562 grazie a lui nacque l’Accademia delle
Arti e del Disegno, una scuola dove si potevano apprendere tecniche e metodi e
fare esercizio grafico.

UFFIZI: La costruzione iniziò nel 1560 e lo scopo era quello di ospitare tutti
gli uffici amministrativi e giudiziari del ducato e un intero piano doveva essere
dedicato alle collezioni artistiche medicee, a scopo celebrativo della potenza
della famiglia.
Il palazzo è composto da due corpi di fabbrica posti in modo parallelo e di un
altro più piccolo perpendicolare agli altri due. L’edificio è in pietra di fossato ed
è composto da un piano terra porticato, da un mezzanino e da due piani
superiori. In passato aveva anche un loggiato che poi fu chiuso. L’edificio è
costituito da una successione di campate seriali, divise da paraste che
delimitano lo spazio occupato da tre aperture trabeate.
Nel 1565 gli uffizi, palazzo Vecchio e palazzo Pitti furono collegati tra loro
tramite due diversi passaggi coperti. Il secondo è chiamato corridoio vasariano
e in passato aveva la funzione di via di fuga segreta per il duca, in caso di
attacchi da parte del popolo.
GIUDIZIO UNIVERSALE: Nel 1568 Giorgio Vasari venne chiamato per
affrescare l’interno della cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore, a
Firenze. Egli ci lavorò dal 1572, fino alla sua morte nel ’74.
La storia dipinta è un insieme di narrazioni che troviamo nell’Antico e nel
Nuovo Testamento, con l’aggiunta di presenze visionarie dell’Apocalisse e
suggestive citazioni dantesche.
La creazione è formata da fasce concentriche distribuite sulle otto vele,
l’architettura in prospettiva finge otto aperture trabeate che si poggiano su una
cornice sostenuta da angeli in volo.
La pittura di Vasari condotta a buon fresco si è ben conservata nel tempo, ma
l’artista non aveva tenuto conto della distanza dalla quale sarebbe dovuto essere
visto, perciò da lontano non si possono ben notare i numerosi particolari. La
vasta gamma di colori cangianti fanno risaltare i particolari.

RITRATTO DEL DUCA ALESSANDRO DE’ MEDICI: Questo suo ritratto


fu commissionato al Vasari da Ottaviano de’ Medici probabilmente su richiesta
del duca stesso, così come era avvenuto pochi mesi prima per il Ritratto di
Lorenzo il Magnifico.
Entrambi i dipinti erano corredati da una lunga lettera di accompagnamento che
ne svelava il significato allegorico con intento celebrativo della dinastia
medicea, presso la quale l’artista aretino rimarrà al servizio come pittore e
architetto di corte per tutta la durata della sua carriera artistica.
Il giovane duca è rappresentato a figura intera secondo una tipologia inconsueta
all’epoca, che tuttavia richiama.
L’armatura splendente di cui è rivestito è lo specchio delle sue qualità, mentre il
mantello rosso adagiato sulla seduta simboleggia il sangue dei nemici sconfitti.
Lo sgabello rotondo indica che il suo regno non avrà mai fine. Sullo sfondo la
città di Firenze in fiamme ricorda l’assedio del 1530.

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