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Nino Frassica

Vipp
Tutta la Veritàne
Dedicato a Gianni Casabettola, Dino La Maestra,
Orazio Fiamma, Santina Amendolía,
che pur essendo Vipp non si sono mai comportati da tali
e mai si sono dati le arie.

Dedicato anche a quelle persone alle quali


non frega niente di essere Vipp.

E infine dedicato a quelle persone


che non mi chiederanno mai
perché dico «Veritàne» invece di dire «Verità».
Vipp
I fatti e i personaggi raccontati nella presente opera, i nomi e
dialoghi ivi contenuti sono unicamente frutta dell’immaginazione e
della libera espressione artistica dell’autore.
Ogni similitudine, riferimento o identificazione con fatti, persone,
nomi o luoghi reali è volutamente casuale.
PRE

Ho voluto scrivere questo libro per indagare su quegli esseri


umani che, a differenza delle persone normali, sono conosciute,
tenute in considerazione: i Vipp, e scoprirne tutta la Veritàne.
In questo libro
non c’è un ordine gerarchico,
né ordine alfabetico,
né ordine di apparizione,
né ordine d’altezza e peso.
In questo libro non sarò comico, ma un accorto giornalista, voglio
sentirmi come Marcello Mastroianni ne
La dolce vita.
Quasi un documentarista, uno che vuole sapere tutto.
L’Autenticità, l’Obiettività, la Veritàne su fatti e persone.
Ho sempre sognato di fare il giornalista.
«Il giornalista è il mestiere piú antico del mondo».
Ho scelto di parlare di Vipp perché li conosco tutti.
Alcuni personalmente.
Altri li conosco perché amici degli amici.
O magari perché ci siamo incrociati in qualche studio televisivo, in
qualche set cinematografico o magari in questura o in qualche
bagno pubblico.
Li conosco anche attraverso i giornali, la radio, la televisione, i
social, il buco della serratura.
Mi definisco un voyeur, un giustiziere, un Lawbringer.
IO SONO VIPP

Anch’io sono un Vipp, ma non mi sento Vipp, me lo dicono gli altri.


A me non piace.
L’altra sera purtroppo ho perso le staffe con un ragazzo di
cinquantanove anni, un mio ammiratore di Reggio Calabria, si
chiama o Rocco Misasi o Enzo Pappalardo.
Continuava a dirmi: «SIGNOR NINO, lei è un Vipp…
Come mai è Vipp?…
SIGNOR NINO, che fate la sera voi Vipp?
Come posso fare a diventare Vipp pure io?…
SIGNOR NINO, quanti Vipp conosce lei che è Vipp?…»
L’ho accoltellato.
Adesso però mi sono pentito.
Sono andato a trovarlo in ospedale.
Gli ho preso qualcosa, non sapevo cosa portargli.
Gli ho portato dei fiori, una bottiglia di spumante, un gratta e vinci,
e una spillatrice.
Appena mi ha visto, Rocco (o Enzo) mi ha chiesto: «SIGNOR NINO,
anche i Vipp vanno all’ospedale?»
Con la spillatrice gli ho dato un colpo sulla capoccia e dentro la
flebo ho messo lo spumante. Poi ho cercato di soffocarlo col cuscino
come fanno nei telefilm, ma non ci sono riuscito.
Uscendo dalla sua stanza, l’infermiera mi ha chiesto un selfie e mi
ha toccato il culo.
Il ragazzo si è ripreso, è vivo, non si è fatto piú vedere.
Sta assillando Elena Sofia Ricci, lei è molto piú paziente di me.
Ripeto: «Non mi sento Vipp».
Fino all’età di cinque anni non sapevo neanche che esistessero,
per me gli unici Vipp erano: la mia mamma materna e mio padre
paterno, loro erano Vipp.
«Ver Italian Present Person».

Uno che è come me anzi meglio di me che è Vipp ma non si sente


Vipp è un gran signore è la persona che frequento da piú di
vent’anni.
Terence Hill.
TERENCE HILL

Il 29 marzo 1939 nasce per la prima volta Terence Hill.


È ancora un bellissimo uomo e dimostra un terzo dei suoi anni.
Visto dal vivo dimostra cinquant’anni.
Visto in televisione ne dimostra quaranta.
Visto da dieci chilometri di distanza, dimostra otto anni:
praticamente un bambino.
Terence è venetotedescumbroamericano.
È umbro di padre, tedesco di madre e massachusettiano di
moglie.
È nato in un orario particolare: esattamente a cavallo tra il 29 e il
30 marzo.
Da qui la sua passione per il western.
Voleva nascere in America ma i suoi genitori non volevano.
Troppo lontana. Scelsero Venezia. Però il piccolo Terence già a
un mese aveva iniziato a parlare in inglese.
A casa parlavano tutti in italiano, ma lui insisteva a parlare in
inglese.
Il vero nome di Terence Hill è MARIO GIROTTI .
Nel 1966 conosce in una masseria del Massachussetts una
donna, una giovane massaia originaria di Massa Carrara.
I due si sposano, e restano sempre insieme.
Bambini, non fatelo a casa!

Da quando Terence è andato a vivere in America, ha


un’incredibile nostalgia dell’Italia.
Pensate che tutte le notti si affaccia dalla finestra della sua casa
americana, guarda l’Italia e piange.
Per poter vedere l’Italia dalla finestra, è andato ad abitare in un
grattacielo al milleottocentocinquantesimo piano!

Comincia presto con il cinema.


Agli inizi era molto timido.
Per non farlo sentire a disagio lo inquadravano solo di spalle.
Era molto bello, ma allo stesso tempo timido con le donne.
Le scene pericolose le girava lui, per le scene del bacio usava
uno stuntman.
È stato molto timido anche con sua moglie.
La prima notte di nozze, per timidezza, Terence l’ha passata da
solo nel garage.
Voleva mettere i letti separati. Sua moglie gli ha fatto cambiare
idea, allora lui ha fatto mettere un letto matrimoniale largo
venticinque metri, cosí può coricarsi lontano.

Terence Hill non è un figlio d’arte però aveva uno zio che faceva
l’attore, Terence Hill è nientepopòdimenoche il nipote di Benny Hill.

Dal 2000 interpreta Don Matteo.


Un successo straordinario.
L’Italia è impazzita per questa fiction.
Lo capii quando, durante la stagione di Don Matteo 12, per due
settimane, per colpa delle partite di calcio non andammo in onda. È
successa la rivoluzione!
Una sommossa generale! Quattordici giorni senza Don Matteo???
Scandaloso!!! Inaudito!!!
A Voghera una signora di centootto chili fece lo sciopero della
fame.
Una famiglia di Torino si è trasferita in Bulgaria dove
trasmettevano le repliche di Don Matteo 4.
Una ragazzina calabrese ha costretto il padre a vestirsi da prete e
andare in bicicletta.
Addirittura, l’associazione dei consumatori ha detto che gli
spettatori di Don Matteo potranno detrarre dodici euro dal canone
come risarcimento per la mancata messa in onda. Un signore di
Como, profondamente cattolico praticante, per protesta, è diventato
musulmano.
Gente che scalpitava. Striscioni. Nozze rinviate, pellegrinaggi.
Gente incatenata al Cavallo della Rai.
Ma come si fa?
Quattordici giorni (quasi cento) senza Don Matteo!
Come si fa?

Un signore, un ex pasticcere ha detto: «Io posso stare quattordici


giorni senza respirare ma non quattordici giorni senza Don Matteo!»
Quattordici giorni sono un’eternità.
In quattordici giorni a Roma hanno costruito il Colosseo.
In quattordici giorni a Parigi hanno costruito la Torre Eiffel.
La torre di Pisa l’hanno fatta in dodici giorni ed è venuta storta.
Io Don Matteo lo vedo da quando avevo sei anni ed era ancora in
bianco e nero coi sottotitoli.

Don Matteo quella volta non è andato in onda per colpa delle
partite.
Da che monte è monte le partite si giocano la domenica e non il
giovedí e non di sera. Perché un tale spreco di energia elettrica?
Le partite vanno giocate di mattina.
Alla luce del sole.

Comunque e perunque, dopo due settimane, le puntate ripresero


normalmente ad andare in onda, con altissimi indici d’ascolto.
Dodici serie di grande successo, la Lux e Raifiction sono pronte
per produrre la tredicesima.
DON MATTEO 13

Gli sceneggiatori della Lux sono molto giovani e hanno delle belle
idee.
Stanno scrivendo le nuove puntate che andremo a girare tra
qualche mese.
Succederanno avvenimenti interessantissimi, ma non posso per
contratto anticipare niente. Posso solo dirvi alcuni titoli dei prossimi
episodi:

Don Matteo ha fatto 13


Natalina si sposa
Don Matteo ha ragione
Don Matteo, il Maresciallo e la Malafemmena
Spoleto nun fa la stupida stasera
Gubbio trema, Don Matteo vuole Giustizia
Don Matteo e l’onorevole Peppone
Spoleto-Palermo-Roma il triangolo del perdono
Se te acchiappo te gonfio come una zampogna
L’Assassino furbo non uccide a Gubbio
Il caso del nipote di Don Matteo, muore a Gallipoli, che non è in Umbria, e
Don Matteo se ne frega.

E poi ci sarà una puntata davvero speciale, intitolata: Don Matteo


e le alghe.
DON MATTEO E LE ALGHE

Don Matteo sta confessando il Pm (Maurizio Lastrico), il quale


dice di avere tantissimi peccati sulla coscienza (chi l’avrebbe detto!)
Il prete, come penitenza, gli ordina di recitare settecentomila atti di
dolore, facendolo entrare nel Guinness dei Primati. Don Matteo si
ritira in canonica e per rilassarsi guarda il film Le due orfanelle alla
riscossa insieme a Natalina, Pippo e sei-sette bambini scappati di
casa ospiti in canonica. Il film viene interrotto dalla pubblicità delle
alghe di Wanna Marchi. Nella pubblicità si vede Wanna Marchi e la
figlia Stefania che urlano e tirano le alghe addosso a una signora
dicendole: «Grassona usa le alghe d’accooordo!» Uno dei bambini,
Fulvio, applaude. Natalina lo guarda male. Pippo ride senza motivo.
Don Matteo pensieroso e preoccupato spegne il televisore e manda
tutti a letto.
Fulvio disubbidisce e rimane a singhiozzare perché voleva vedere
ancora la pubblicità. La mattina dopo, Fulvio scompare dalla
canonica e non si hanno piú sue notizie. Passano vent’anni. Sono le
20 e Pippo guarda su Tv2000 il suo programma preferito
Giardinaggio: come curare le piante e sé stessi pregando. Su
Tv2000, la trasmissione viene interrotta da una televendita, il
prodotto era il Bruttonooo, «la crema che fa andare via il piede
equino e ti viene un piede bello come quello di Brigitte Bardot…»
Intanto Don Matteo, che sta giocando a scacchi col maresciallo
Cecchini, dà uno sguardo al televisore e caccia un urlo. Il
maresciallo sembra non capire e fa una delle sue facce buffe
dicendo una battuta comicissima: «Don Matteo, lei ha urlato, meno
male che non ha ululato». Don Matteo allora dice: «Ma quello…
quello è Fulvio!!!…» «Fulvio chi?», chiede Cecchini. «Il bambino che
era scappato dalla canonica vent’anni fa! Presto, andiamo a Tv2000
a prenderlo e a salvarlo! Dobbiamo recuperare la sua anima!»
Don Matteo vuole andare in bici, Cecchini lo convince ad andare
in treno.
Arrivati a Roma presso la sede di Tv2000, l’usciere dice: «Voi
siete della Rai qui non potete entrare però per questa volta chiudo
un occhio. Io e mia moglie vediamo sempre Don Matteo!» I due
amici, girando tra gli studi televisivi, trovano il ragazzo che stava
registrando lo spot Profumi e patatine salate.
Don Matteo dice a Fulvio: «Fulvio, io vent’anni fa ho sbagliato a
spegnere la televisione, perdonami, torna con noi in canonica che
c’è Natalina che piange da quando sei andato via. Getta via queste
alghe creme e profumi che stai pubblicizzando e vieni a Spoleto».
Fulvio scoppia in lacrime e abbraccia Don Matteo. Insieme
rientrano a Spoleto.
Arrivati in canonica Fulvio vende settanta confezioni maxi di
creme alle alghe a Natalina e al capitano Maria Chiara Giannetta a
soli trentamila euro: un vero affare, anzi una truffa.
Alla fine della puntata Don Matteo si gira verso la telecamera per
regalare uno dei suoi sorrisi e anche lui ha in faccia una bella
maschera alle alghe.
GRAZIE RENZO ARBORE…

Gli sono eternamente grato. È stato lui a lanciarmi con Quelli della
notte nel 1985 (chissà quanti anni sono passati?) Prima di quel
programma mi arrangiavo. Per mantenermi a Roma ho fatto altri
lavori nel campo artistico. Ho fatto lo shampista per Moira Orfei:
eravamo trentotto ragazzi, a fine lavaggio tutti ci applaudivano, ma
era un applauso per tutti, io ero ambizioso, volevo un applauso tutto
per me.
Provai a esibirmi sempre nel Circo Orfei come lanciatore di
coltelli, ma dopo i primi tre spettacoli non trovai nessuna ragazza
disposta a farmi da valletta, allora cambiai numero, lanciavo
forchettine di plastica. Il pubblico non gradiva e Moira mi cacciò.
Avevo bisogno di un talent scout e chi meglio di Renzo? Non
avevo il suo numero di telefono, allora provai a chiamare tutti i
numeri di Roma, mi ricordo che iniziai con 06-1 poi 06-2 poi 06-3 06-
4 06-5… fino a quando, dopo undici anni, finalmente lo beccai.
Non rispondeva, lui aveva la segretaria telefonica (non segreteria
come scrisse il «New York Times», ma segretaria). Si chiamava
Rossella, telefonavo dieci volte al giorno e chiedevo di Renzo ma lei
rispondeva ogni volta con scuse diverse:

«Mi dispiace, il signor Arbore è uscito, torna fra sei anni».


«Adesso non può rispondere, si sta soffiando il naso».
«Sta strigliando i cavalli».
«È sott’acqua, sta pescando squali».
«Il signor Arbore sta andando a Casablanca a operarsi, vuole diventare
donna».
Tutte scuse. Un giorno Rossella, essendosi impietosita per questo
giovane siciliano aspirante comico e showman, chiamò i Carabinieri.
Mi vennero a prendere nella cabina telefonica dalla quale telefonavo.
Il carabiniere era Michele Placido, lo riconobbi, gli spiegai la
situazione e fu lui a presentarmi a Renzo Arbore e Ugo Porcelli.
Stava preparando il cast di Quelli della notte, era ancora libero il
ruolo del frate, eravamo candidati per quel ruolo io e Sergio
Castellitto, ma Renzo disse: «Lui può fare Padre Pio, meglio il
ragazzo calabrese coi baffi, Pino Frascica», ancora non mi
conosceva bene e perciò storpiava il mio nome.
Feci il provino, interpretai il monologo Nuvola in Calzoni di
Majakovskij, nella versione portata a teatro da Carmelo Bene; poi
recitai la poesia La vispa Teresa e infine feci l’imitazione dei cani
randagi quando litigano.
Fui preso fisso per tutte e trentacinque le puntate. La trasmissione
andò in onda dal 29 aprile al 14 giugno 1985.
GIANNI MORANDI, UNA VITA ACCENTO ALLORA

Io e Gianni Morandi siamo nati lo stesso giorno, l’11 dicembre,


siamo palindromi.
Gianni è La piú amata dagli italiani. Io dico La piú amata perché
lui è la persona piú amata dagli italiani.
«La»: articolo indeterminativo, gerundio, possibilmente
femminile…
Gianni Morandi è nato l’11 dicembre 1944 (secondo la questura
invece è nato il 6 marzo 1952) a Monghidoro in provincia di Bologna
o Forlí (dipende da dove si parte per andare a Monghidoro).
Il suo fu un parto difficile. Per sbaglio l’ostetrica lo tirò dalle mani:
infatti Gianni Morandi ha le mani quadrupedi, quattro volte la
larghezza normale.
Ha mani grandissime, settanta centimetri e settanta, da ragazzo
al suo paese alcuni lo soprannominavano SUPER MAN , altri Maniaco,
altri l’Eterno Ragazzo.
Quando nacque, venne preso dall’ostetrica che gli diede una bella
sculacciata, il neonato Gianni si rivolse a lei e piangendo urlò: «Io
voglio per me le tue carezze!»
Ha quattro sorelle di cui tre maschi, un fratellino piccolo, uno piú
grande e uno piú medio.
Sua madre ebbe un travaglio di dodici giorni.
È nato l’11 dicembre ma la madre voleva farlo nascere a Natale e
non c’è riuscita.
Gianni Morandi nasce in segreto. I genitori fanno tutto
segretamente per evitare folle di curiosi, fotografi, paparazzi,
giornalisti, telecamere. Altrimenti ci sarebbe stata un’invasione, la
ressa: «È qui è qui è qui!» «Oggi è nato Gianni Morandi!»
«Facciamo le foto, facciamo un’intervista…»
Il suo sogno era fare il cantante, l’attore, voleva fare il teatro, la
televisione, voleva fare Shakespeare e le promozioni dei materassi
come Giorgio Mastrota.
Nel 1964 conosce una ragazza, Laura Efrikian, e nel 1966 si
sposano: bambini non fatelo a casa!
Gianni ha milioni di fans in tutta Italia, «Isola di Pietro» compresa.
Gianni da ragazzo era molto molto molto timido con le ragazze.
Forse piú timido di Terence Hill. Tuttora quando si incontrano,
litigano perché uno dice all’altro: «Io sono piú timido di te», «No, io
sono al primo posto!» «Ma va’ a da via el cú!» Spesso arrivano alle
mani. In realtà l’uomo piú timido del mondo (l’ho letto su «Famiglia
Cristiana») è il signor Benito Mazzola, che un giorno, mentre stava
annegando, si vergognò di gridare «Aiuto!» al bagnino e cosí morse.
Gianni fa ginnastica, pratica diversi sport, scia con qualche
difficoltà nel giardino di casa.
Nel 1958 ha provato a fare anche il pugile ma non è andata bene
perché aveva le mani troppo grandi e non gli entravano i guantoni.
Tutti gli hanno sempre detto: «Hai le mani grandi», ma lui si è
sempre difeso: «Le mani ce le ho grandi normali, è tutto il resto del
corpo che è piú piccolo, per questo le mani sembrano grandi».
Voci calunniose dicono che Gianni, prima di sposarsi, viaggiava
sempre sugli autobus pieni e faceva la mano morta a quattro-cinque
donne contemporaneamente.
Ma noi non ci crediamo. Apprezziamo l’artista e l’uomo Morandi.
Quando Gianni iniziò la sua carriera come cantante fu
soprannominato immediatamente, in meno di trenta secondi,
«l’aquila di Ligonchio».
Era un periodo in cui si usava dare soprannomi agli artisti:

Mina la tigre di Cremona


Sandokan la tigre della Magnesia
la triglia di Sulmona
la pantera di colomba, vola colomba
Furia cavallo del West
passerotto non andare via
il gigante e la gallina
etc etc…
Gianni è un artista completo, a trecentosessanta giri.

Da piccolo sente cantare Louis Armstrong e decide cosa vuole


fare da grande: vuole diventare nero.
Negli anni Settanta ha un periodo di fermo e Cristiano Malgioglio
scrive per lui una canzone dal titolo Pella sei duddo per me.
Gianni nel 1987 vinse il Festival di Sanremo col Trio Morandi,
Lopez e Solenghi, con la canzone Si può dare del tú.
Gianni Morandi ha anche condotto, nel 2011 e 2012, due edizioni
del Festival di Sanremo, e le ha vinte entrambe.

Io ho comprato tutti i suoi dischi, da quando c’erano i dischi in


bianco e nero.
Quante belle canzoni:

Un ginocchio per te
Canzoni stonate
Fatti mandare da tua mamma a prendermi subito subito un litro di latte
Sono indegno di te
La filarmonica
Banane e tamponi
L’uno per mille
C’era un ragazzo che come me amava Drupi e Sharon Stone.
FRANCESCO TOTTI, VIPP E DIVO DEL CALCIO

Francesco Totti nasce nell’italianissima Roma.


L’arbitro dà il fischio d’inizio alla sua nascita il 27 settembre 1976.
Il travaglio dura novanta minuti ma Francesco nasce al
diciottesimo minuto dei tempi supplementari. Appena il piccolo viene
alla luce, il guardalinee urla: «È un pupone!», da qui l’origine del suo
soprannome «Er Pupone».
La sua nascita fu trasmessa su Sky.
Ai primi vagiti di Francesco assistettero in diretta quindici milioni di
italiani.
In sala operatoria i quaranta membri dell’équipe si abbracciarono
e fecero la ola!
Presero il piccolo Totti e alla madre diedero la Coppa Italia.
Totti fino a quindici anni è stato un ragazzo di poche parole, in
dialetto, senza alcuna punteggiatura! Andava a scuola anche se i
suoi genitori non volevano che andasse, volevano che giocasse al
calcio, ma il giovane Totti voleva diventare raggionié.
Il padre vedeva che Francesco prendeva sempre dieci e lode, e
allora gli nascondeva i libri o glieli bucava!
Alla fine Totti si arrese, andò dall’allenatore e gli disse: «A me il
calcio non piace, io voglio fare il raggioniè, mio padre insiste per
farmi diventare calciatore, non voglio che soffra, lo voglio
accontentare. Accetto di diventare calciatore, però vi chiedo
gentilmente di poter diventare il piú forte calciatore d’Italia dal 1995
al 2017. Infine mi dovete trovare una bella ragazza bionda, che mi
sposi, con cui fare i figli con i nomi normali».
L’allenatore, tutta la società e i tifosi si riunirono e lo
accontentarono.
Totti, comunque e perunque, si appassionò al gioco del pallone, e
si trovò bene, si convinse che suo padre aveva ragione. Totti ha
avuto una lunghissima carriera, piú che ventennale, sempre nella
Roma, squadra dell’Italia centrale, lo volevano anche squadre
straniere come: il Real Madrid, il Calcutta, l’Hanoi, il Betlemme, il
San Francisco, quest’ultima per farlo giocare nella pallanuoto. Totti
rifiutò tutte le offerte e rimase sempre a Roma.
A inizio carriera guadagnava poco. Per arrotondare, la mattina
serviva messa, e la sera faceva il barman nel night club El
Spurcaciún di Fregene. Una domenica, per la stanchezza si confuse
e serví un Bloody Mary al prete. Fu una funzione memorabile che
fece aumentare di molto il numero dei fedeli praticanti.
Francesco Totti a fine carriera ci ha lasciato questi numeri:

45000 gol (di cui 2 di testa)


8 000 000 000 000 di euro guadagnati
1 moglie, Ilary Blasi
5000 amici su Facebook
3 figli: Cristian, Chanel, Isabel.

Con Totti siamo amici, ci siamo visti poche volte: una volta allo
stadio, però io ero in tribuna e lui in campo che giocava, una volta lo
vidi arrivare a Fiumicino mentre io andavo via col mio taxi e non ci
siamo potuti salutare.
SIMONA VENTURA, LA PIÚ AMATA DAGLI ITALIANI

Simona Ventura nasce a Bentivoglio, provincia di Torino e Cuneo,


il primo aprile.
Sulla sua data di nascita, le uniche certezze sono il giorno e il
mese, per quanto riguarda l’anno, «PlayBoy» dice che è il 1955, per
«Famiglia Cristiana» invece è il 1941.
Però è tanta la sua bellezza che vedendola dal vivo nessuno le dà
piú di trent’anni.

Simona dal 1987 al 1981 si è occupata di abbigliamento, aveva


una lavanderia fuori Torino, lavava, stirava e ammirava.
Era brava, precisa, ma un giorno la beccarono mentre si provava
l’intimo delle clienti e si faceva i selfie! E i Nas la fecero chiudere.
E guardando le lavatrici disse: «Io voglio fare la presentatrice, lo
showman».
Cosí ebbe inizio la sua carriera sfolgorante.
Prese la corriera della sera e andò a Roma e grazie a quella
corriera fece una grande carriera.

Al Festival di Sanremo del 1997 si presentò sexissima, con un


vestito che lasciava intravedere tutto. Non era vedo-non vedo, era
vedo-vedo!
Le sono stati dedicati libri, show, film, un liquore, una piazza a
Genova (piazza Simona Ventura), una macchina per cucire, una
cava di marmo, una linea di trattori stradali e una linea di negozi di
accessori per parrucchieri.
Simona Ventura è nota anche per essere passata direttamente
dai tredici ai ventidue anni, saltando quindi nove anni, è alta 1.78 cm
ma nelle notti di luna piena e quando la temperatura sale sopra i 35
gradi cresce di 15 cm.
Porta il numero 39 nel piede sinistro e il numero 46 in quello
destro.
Gode di ottima salute. Mangia tutto, ma è allergica alle colombe
pasquali.
Simona ha girato il mondo e parla correntemente piú di dieci
lingue, tra cui l’inglese, il francese, l’italiano, l’assiro babilonese,
Germania Est, Germania Ovest, etc. Essendo molto educata, prima
di ogni intervista chiede in che lingua le verranno fatte le domande,
per evitare di rispondere nella lingua sbagliata.

Simona è patrona del Comune di RoccaMontagnaPalladiCavallo,


in provincia di Torino, e il 30 giugno di ogni anno viene portata a
spalla in processione per le vie del paese. Simona quando non ha
una trasmissione sua fa l’ospite in quelle degli altri.
IL VIPP DI MESTIERE FA L’OSPITE

L’ospitata è una vera e propria industria. L’ospite è un impiegato e


si distingue in varie categorie di importanza, ci sono appunto gli
Sgarbisti, i Cecchipaonisti, i Feltristi, gli Albapariettisti, i
Katiaricciarellisti, che sono di primo livello e sono utilizzati anche per
piú trasmissioni contemporaneamente, anche in diretta.
Se notate Sgarbi è spesso in collegamento e quando prende la
parola, parla per quindici secondi normalmente, poi si altera e infine
straparla, schiuma, insulta e infine emette suoni gutturali
incomprensibili, minaccia di andarsene ma senza muoversi di un
centimetro.
Una volta, ospite di Barbara D’Urso, Sgarbi rispose a una
domanda sugli sbarchi dei migranti con una critica su un quadro di
Francesco Gonzaga, un pittore lombardo.
BDU: «Vittorio, esiste una ricetta per limitare gli sbarchi, sei
d’accordo con la linea del governo?»
VS: «Nella Milano del dopoguerra, non era raro imbattersi in
giovani pittori che ritraevano la realtà di quei momenti…»
BDU: «Vittorio, ma i clandestini, sono…»
VS: «Taci! Non interrompere, non sai nulla! Come al solito
emettete suoni da quella bocca inutile, capre, ignoranti tu e Cecchi
Paone!… – che non era presente. – Come al solito non hai capito un
c…o, la riforma pensionistica, non si fa con i se e con i ma, la scuola
del tardo Quattrocento ha rivelato un uso diverso del colore, ma
cosa c…o dici decerebrato, io ho il 72% di presenze in Senato, il
sindaco di Narni è un incompetente totale, Aldo Busi non esiste, dico
quello che c… o mi pare…»
BDU: «Vittorio, tu lo sai quanto ti stimo, ma di fronte a questo
linguaggio io dico no, non ci sto che nel mio programma si trascenda
a questi livelli».
VS: «Vedi Maurizio, se è vero che di fronte ai versi senza senso
emessi da nullità, io perdo le staffe, è anche vero che non posso
darti torto…»
Poi ci sono gli ospiti di secondo livello, detti «i Cipollari», che
invece timbrano il cartellino come i turnisti in uno studio di
registrazione.
Infine gli ospiti di terzo livello, gli ex dei reality; essi vivono in un
capannone e ogni mattina vengono prelevati da «caporali» che ne
scelgono una decina in base alle esigenze dei vari programmi, un
po’ come avveniva a Cinecittà negli anni Cinquanta e Sessanta:
«Aho, me serve no smirzo, du chiattone, uno che parla romanesco e
du bburini, stamattina, tu nun me rompe er c…o che hai fatto tre
minuti ar Granne Fratello 6 e t’hanno buttato fori perché
bestemmiavi…»
MAX GAZZÈ, ARTISTA CON LA M MAIUSCOLA

Max Gazzè, il cui vero nome è Maria Silvana Gazzeri, è nato a


Zurigo l’8, 9 e 10 marzo 1910.
Ha iniziato a parlare a sedici anni, a camminare a diciannove
anni, a scrivere canzoni a quattro anni.
Ha avuto:

8 matrimoni e 10 divorzi
3 delitti (di cui due perfetti)
4 anni di carcere con l’aria condizionata.

Durante la detenzione, conobbe Daniele Silvestri e Simone


Cristicchi.
Il suo primo matrimonio, con Roberto Baggio, è stato celebrato a
Roma nel 1991.
Adesso è single, vive all’aperto.
Ha fatto il militare a Cuneo, Roma, Atalanta, Spal.
Vanta quattro lauree: in Letteratura, Assenze, Condotta e Firma
dei genitori.
I suoi hobby sono: suonare il violino, pettinarsi al buio e lavare i
vetri ai semafori… e chi piú ne ha piú ne ammetta.
Bassista in tantissimi gruppi musicali, a causa del pessimo
carattere si è fatto cacciare da tutti. Infatti Max suonò per un solo
anno con Gli Ossobuchi, tre mesi con Le Puzzole (musicisti e
ballerini rock ’n roll), quattro settimane con il gruppo pop Gli
Assorbenti, sei giorni col gruppo rock sperimentale Gli Agghiaccianti,
venti minuti con gli Yes.
LELLO ARENA, VIPP E AMICO

Molti pensano che Lello sia di Verona: il famoso Arena di Verona,


invece è napoletano da tante degenerazioni.
Raffaele Arena, detto Lello, nasce a Napoli il primo novembre del
1953, figlio di una sola madre e di un solo padre. In sala parto
appena uscito invece di piangere grida: «Annunciazione,
Annunciazione!!!»
In realtà, sarebbe dovuto nascere il giorno dopo, però per evitare
che nascesse il 2 novembre, all’ospedale l’hanno tirato fuori in
anticipo, si sono messi in quattro con una fune, infatti è nato
piccolissimo, pesava appena venti grammi, volevano liberarsene. Ma
come si dice a Napoli: «Ogne scarrafone è bell’a mamma soja», e si
dice anche: «E figlie so’ piezz ’e cozze».
Non è bello Lello, ma come si suol dire: «Non è Lello ciò che Lello
ma che Lello che Lello che Lello!» Come tutti i napoletani che si
chiamano Lello, prima di sfondare nel mondo dello spettacolo si
arrangiava. Da ragazzo, vendeva dischi contraffatti al mercatino:
«Compratevi i dischi!» Erano molto richiesti i dischi di Massimo
Ranieri invece quelli di Claudio Villa restavano invenduti; allora per
farli comprare nascondeva i dischi di Ranieri e urlava ai passanti:
«AccattateVilla! AccattateVilla!…»
Fu denunciato per vendita di dischi taroccati. Lo difese l’avvocato
Taormina. La sua arringa difensiva cominciava cosí: «Non è l’Arena!
Non è l’Arena che dovete condannare, ma i discografici! Loro sono i
veri colpevoli, perché vendono i dischi a un prezzo altissimo!» Le
sfolgoranti carriere di Taormina e di Lello Arena partirono da lí. Lello
fu visto in tribunale sul banco degli imputati dal regista Quagliarulo,
che lo scritturò per una farsa di Eduardo Scarpetta.
Lello Arena è figlio d’arte, sia da parte di padre che da parte di
madre.
Infatti, è figlio del grande Maurizio Arena (quello di Poveri ma
belli), da cui prese il cognome, e della Sora Lella, da cui prese il
nome di battesimo.
Da bambino mosse i primi passi dei suoi primi piedi nel varietà.
Lello Arena è un attore talentuoso, iniziò la sua carriera come
controfigura di Fabio Testi nelle scene d’azione e come controfigura
di Nadia Cassini nelle scene sotto la doccia.
Verso la metà degli anni Settanta, insieme a Massimo Troisi e
Enzo Decaro, fondò il trio La Smorfia. Il nome deriva dalle loro
iniziali: L .A . come Lello Arena, SMOR era il soprannome di Enzo
Decaro, FIA era il nomignolo di Troisi.
I tre, scoperti da Bruno Voglino, in seguito alle loro prime
apparizioni televisive a Non Stop, divennero il trio piú importante
della comicità italiana.
Lello Arena è anche un caro amico. Negli ultimi anni ci diamo del
tu alla grande. Raramente do del tu a qualcuno come lo do a lui.
Tra l’altro, io e Lello abbiamo in comune anche il fatto di essere
entrambi superstiziosi.
LA SUPERSTIZIONE DEI VIPP

La gente non sa che tutti i Vipp sono superstiziosi e quando dico


tutti intendo proprio tutti. A parte quelli che non lo sono.
Flavio Insinna, mio amico pluri ventennale, lo è forse piú di tutti.
Stando a ciò che mi raccontò la sua cara mamma, Flavio non
volle compiere diciassette anni, dai sedici anni passò direttamente ai
diciotto.
Le sa tutte lui. Il viola porta male. Lo specchio rotto porta male. Il
sale caduto sul tavolo porta male. Il gatto nero che attraversa la
strada porta male. Passare sotto la scala aperta porta male. Una
tegola che ti cade sulla testa e ti manda al pronto soccorso porta
male. Essere investito da un camion porta male.
Potrebbe scrivere l’enciclopedia delle superstizioni. Una volta
dipinse con la vernice gialla un gatto nero che gli aveva attraversato
la strada.
Per scaramanzia, prima di andare in trasmissione stira dodici
camicie bianche. Mi ha raccontato la sorella Valentina che molti anni
fa Flavio (a quei tempi squattrinato), mentre passeggiava per Milano,
trovò per terra una busta piena di soldi, dentro c’erano diciassette
milioni di lire. Prese un milione e lo buttò nel bidone della spazzatura
e tenne sedici milioni.
Il regista Giovanni Veronesi gli propose un ruolo da protagonista
nel film Viola bacia tutti ma lui rispose: «O cambi il titolo in Fabiola o
Adriana bacia tutti o io il film non lo faccio», cosí Veronesi scelse
Papaleo.
Di un fatto paradossale sono testimone io. Eravamo a cena io,
Flavio, Francesco Scali, Pietro Pulcini e altri amici suoi. Il locale era
una pizzeria molto nota del quartiere Prati, a Roma. Purtroppo
appena seduti ci siamo accorti che eravamo tredici. Lui e il suo
compare Pulcini si alzano, dicono di andare in bagno a lavarsi le
mani e a farsi la barba. Invece i due escono dal locale da una porta
secondaria, vanno nel parcheggio privato del locale e bruciano la
macchina di uno dei tredici commensali, il dentista Marco Gelsante,
amico del cuore di Flavio. E scappano.
A quel punto il povero Marco, resosi conto dell’incendio, si alza da
tavola e va a vedere ciò che era rimasto della sua bellissima
Lamborghini nuova, nemmeno due anni di vita. Marco si scusa e va
a fare la denuncia ai Carabinieri. Tutti noi, a quel punto, potemmo
ordinare la nostra desiderata pizza.
Io non credo di essere cosí superstizioso, però tutti i venerdí 17
mi chiudo in casa con i miei cari amuleti che mi proteggono dai mali
e dai pericoli. Porto sempre con me un cornetto rosso che è stato
benedetto da san Gennaro in persona.
Un giorno uscii di casa senza il cornetto e stavo per morire.
Se sono qua a scrivere questo libro, debbo ringraziare Oddo
Oddi, che mi ha salvato la vita. Oddo non è un Vipp. Forse non è
una cosa corretta ma ne parlo lo stesso, di fronte alla sopravvivenza
ho deciso di fare un’eccezione.
ODDO ODDI NON VIPP, L’UOMO CHE MI HA SALVATO LA VITA

Oddo Oddi non è un Vipp, ma per me è come se lo fosse. Mi ha


salvato la vita.
Bisognerebbe stabilire per legge che salvare la vita a un Vipp ti fa
diventare Vipp honoris causa.
Sul set del film Quo vadis conobbi una giovanissima Sophia
Loren, che ancora si faceva chiamare Sofia Lazzaro. Io invece mi
facevo chiamare Tony Diamante.
Sul set incontrai anche un certo Oddo Oddi. Mio salvatore di
nome e di fatto.
Eravamo a Cinecittà e stavamo girando una scena con degli
schiavi. Io ero lo schiavo 661 (eravamo tutti numerati). A un certo
punto dovevo entrare nell’arena dove c’erano dei leoni (finti).
Dentro il leone finto c’erano comparse che poi divennero grandi
attori: gente del calibro di Giorgio Albertazzi, Glauco Mauri, Carmelo
Bene, persino i fratelli Giuffrè.
In mezzo ai leoni finti, per rendere piú realistica la scena, ce n’era
uno vero, lo chiamavano Lion. Un mammifero carnivoro di circa
centonovanta chili. Lo mettevano dietro quelli finti, nell’ultima fila. Noi
schiavi dovevamo fare finta di morire azzannati dai leoni finti. Il primo
giorno di lavorazione non sapevo nulla di Lion, per me era anch’esso
finto, magari manipolato da Albertazzi, e cosí andai verso le ultime
file dei leoni; fortunatamente Oddo si accorse del rischio che stavo
correndo e mi urlò: «Tuu Tuuu giovanotto!… Torna indietroooooo!…
Quello è un leone verooo!!!»
Gli diedi ascolto e mi salvai, Oddo mi sottrasse da morte sicura.
Gli debbo tutto.
La storia di Oddo è una di quelle che si potrebbe raccontare in un
film; lui non aveva una vera passione per il cinema, faceva la
comparsa unicamente per portare i soldini a casa.
Se avete visto il film e vi ricordate la scena in cui il protagonista di
Quo vadis entra in un’osteria e dice: «Barista, dammi il solito»…
Ecco, quel barista era proprio Oddo Oddi. Il «solito» sarebbe dovuto
essere un cognac ma Oddo, di sua iniziativa, senza che il regista gli
dicesse niente, tirò fuori un chinotto San Pellegrino e lo mostrò alla
macchina da presa per una trentina di secondi.
La scena rimase nel film e fece il giro del mondo. Il proprietario
del chinotto, il signor Pellegrino, chiamò Oddo e sottobanco gli firmò
un assegno con sette zeri.
Oddo per incassarlo aspettò l’entrata in vigore dell’euro, cosí
divenne ricco!
Continuò a piazzare prodotti pubblicitari all’insaputa della
produzione guadagnando milioni. In dieci anni riuscí a comprarsi
tutte le case di fronte a Cinecittà. E piú guadagnava, piú spendeva.
Purtroppo si rovinò col vizio del gioco: la tombola. La moglie gli
diceva sempre: «Prendi una sola cartella, prendi una sola cartella!»
Ma la ludopatia, si sa, è una brutta bestia.
Oddo vive a Catania assieme alla moglie e gestisce un bazar che
vende tutto a un euro.
Io, che non so ancora come sdebitarmi con Oddo, forse
compiendo qualcosa di illegale, faccio la pubblicità ai loro negozi.
Piú di una volta nelle scene finali dell’arresto del colpevole, nei
panni del maresciallo Cecchini fuori copione, dico: «Scusi signor
Capitano, debbo andare un attimo al Bazar Oddo, vende tutto a un
euro».
A fine riprese miei colleghi dicono: «Ma che hai detto???» e io gli
rispondo: «Una mia trovata comica, lo sapete, io improvviso…»
Finora mi è sempre andata bene.
Oddo è una delle persone al mondo a cui tengo di piú. Nella scala
dei miei affetti nel mio cuore prima vengono i miei genitori e mia
moglie poi viene Oddo, poi i parenti, i miei fratelli, gli amici, i
conoscenti, i colleghi e il pubblico della D’Urso.
Per lui, per Oddo, questo e altro. Gli debbo la vita.
Tutti sanno che la pubblicità è la mano del commercio.
BAZAR ODDO VENDE TUTTO A UN EURO

A Catania, via Calogero Fieramosca 8.


Bazar Oddo Oddi vende tutto.
Lo slogan dice:

Vai insieme ai tuoi, trovi quello che vuoi:


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se compri dieci vestiti
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te li procuriamo noi.
Paghi due prendi due.
Ai primi venti milioni di clienti che vengono
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A Catania, via Calogero Fieramosca 8.


Bazar Oddo Oddi vende tutto.
AL CINEMA CON PADDA

Oddo vive a Catania e ogni tanto mi scrive su Messenger.


Ci siamo promessi che qualche volta debbo andare a Catania a
trovarlo nel suo bazar e magari la sera a teatro. A Catania c’è un
fiorire di ottime compagnie teatrali.
Essendo un Vipp, ho il diritto-dovere e il volere-potere di andare a
teatro almeno una volta alla settimana e al cinema almeno quattro
volte a settimana.
A teatro vado da solo, mi concentro meglio e poi posso applaudire
e sbracciarmi come voglio senza nessuno accanto.
Al cinema vado quasi sempre con il mio amico Gianfranco Padda,
che è meno Vipp di me, è un cantautore, ha scritto quattrocento
canzoni tutte con titoli diversi. Padda dice di amare il cinema ma
invece di guardare il film, trascorre le due ore nelle toilettes e se ne
frega del film. Quando torna dal bagno è rosso paonazzo in faccia.
Una volta è tornato con l’occhio pesto. Mi ha fatto preoccupare. Gli
ho chiesto cosa fosse successo e lui ha detto: «Mi sono dato un
colpo con l’accendino mentre fumavo una sigaretta». Era una scusa
palese, lui non ha mai avuto un accendino in vita sua, e non fuma,
perché è un salutista, ma la sua è anche una scelta politica.
Padda non me la racconta giusta; una sera al Cinema Capitol
sono andato anch’io al bagno e l’ho trovato intento a scrivere con un
pennarello il suo numero di cellulare e proposte indecenti. Gli ho
chiesto il perché, e lui, vedendosi colto sul fatto, mi ha risposto
balbettando e mentendo spudoratamente: «Protesto contro questo
film dai contenuti segregazionisti fascisti e antifascisti intolleranti che
invitano all’odio».
Il film era Altrimenti ci arrabbiamo con Terence Hill e Bud
Spencer.
Mah, che volete che vi dica? Per me Padda ha una doppia vita,
Doppio Jack e Miss Heidi.
Padda è un tipo strano e secondo me molto volubile, perché è
cantautore, suona la chitarra, dipinge, scultisce, secondo me non ce
l’ha fatta a raggiungere la vippitudine, perché è dispersivo. Agli inizi
amava solo il cinema. Voleva fare l’attore, negli anni Ottanta ha fatto
la comparsa a Cinecittà in diversi film, tra i quali:

Il figlio della sarta


Franco e Ciccio nel deserto
Vacanze a Grottaferrata
Pinocchio 2.

Ne Il figlio della sarta si intravede fermo a un semaforo, mentre


sbuffa perché il rosso durava molto. In effetti questo film non era un
granché.
In Franco e Ciccio nel deserto faceva la parte di un venditore di
accendini ai semafori. Nella cinematografia di Padda il semaforo si
ripropone spesso.

I protagonisti di Franco e Ciccio nel deserto non erano Franchi e


Ingrassia, bensí Franco Gommacurta e Ciccio Laganà, due sòle,
contraffattori che si spacciavano per il duo comico siciliano. Furono
arrestati nel 1989 e non so che fine abbiano fatto. Debbo chiedere al
mio amico Marco Giusti, che sa tutto sul cinema.
In Vacanze a Grottaferrata, truccato da donna, interpretò il ruolo
di una signora americana che chiede informazioni al semaforo (lo
doppiarono, perché si sentiva la forte cadenza romanesca).
Il protagonista del film era Paolo Stoppa e faceva parte del cast
un giovanissimo Toni Servillo (nove anni) che interpretava un
bambino che piangeva al semaforo. La regia era di Paolo
Gommacurta (padre di Franco), anch’esso arrestato per minaccia a
mano armata, spaccio di stupefacenti, rissa con insulti, schiamazzi
notturni, contrabbando di peperoncini, patente scaduta, maglietta
sporca vicino al collo, conati di vomito, colluttazione, menisco, gioco
delle tre carte, scippo.
Pinocchio 2 credo abbia incassato in tutto novemila lire.
Lo proiettarono in un solo cinema, all’Alcantazar, un solo
pomeriggio dalle 14 alle 15 (durava solo un’ora) e lo smontarono
subito.
Oggi il mio amico Padda è molto cambiato; non ama tanto il
cinema, preferisce Rete4, sta tutto il giorno in casa, a vedere Porro,
Del Debbio, la Folliero, Giordano Bruno (quello con la voce acuta
come i Cugini di Campagna).
Padda comunque ha guadagnato tantissimo facendo la
comparsa. S’è fatto i soldi, macchine, donne, fango, motori…
Non so quante case si sia comprato: due appartamenti ai Parioli e
una casetta a Ostia con piscina portatile.
Comunque sia, w il Cinema.
Anch’io ho fatto le mie belle comparsate, per farle sembrare piú
importanti le chiamavo cameo. Come si usa dire, ho fatto la Gavetta.
LA GAVETTA

La Gavetta è un recipiente di latta o lamiera zincata o alluminio,


usato dai militari per mettervi il rancio, soprattutto in tempo di guerra.
Poi c’è il Gavettone, che è uno scherzo consistente nel lanciare
acqua verso qualcuno.
Ma nel mondo dello spettacolo «fare la Gavetta» significa entrare
in un’attività con mansioni umili, a un livello basso, salendo pian
piano a tutte le successive fasi della carriera.
Cari amici, non si diventa Vipp dall’oggi al domani e neanche al
dopodomani!
Leonardo Pieraccioni, prima di diventare quello che è diventato,
ha fatto tanta Gavetta.
Lavorava per potersi mantenere gli studi di cinema o per
comprarsi la chitarra… Prima di diventare attore ha fatto mille lavori
diversi.
Il suo primo lavoretto, che gli fruttava poco, fu l’indicatore di vie.
Fu il suo primo sistema per guadagnarsi da vivere con le mance
dei turisti.
Leonardo è di Firenze e conosceva abbastanza bene la sua città.
Se qualcuno gli chiedeva: «Scusi, dove si trova Ponte Vecchio?», lui
(che ancora non aveva studiato dizione) rispondeva: «Lellí, eve
usciri a estra empre dritto oi eve andare a inistra…» «Scusi, per via
Donizetti?» Quando non conosceva le vie diceva a tutti, come per i
bagni: «In fondo a destra».
Poi allungava la mano e la gente gli dava la mancia in denaro:
cinque centesimi di lira, dieci centesimi di lira. Cosí poco? Sí.
La mancia piú generosa gliela diede Larry Page, il fondatore di
Google, di passaggio a Firenze: ben venticinque milioni di dollari di
mancia.
Anche Carlo Conti, amico di Leonardo, prima di diventare Pippo
Baudo ne ha fatti di sacrifici!
Dai dodici ai diciassette anni fece il passa elemosina.
Si metteva di fronte ai mendicanti vestito bene e diceva ai
passanti: «Signore e signori, buonasera e benvenuti a questo
semaforo… un saluto al maestro Pirazzoli… Mi dia l’elemosina e
gliela passo io a questo povero mendicante», e si tratteneva il 50%
dell’elemosina. La gente non era generosissima negli anni Settanta,
gli davano una lira, massimo due lire. Molti facevano offerte in
natura: due sigarette, una gomma da masticare, una caramella, un
ferro da stiro, un appendiabiti, un fischietto, una spillatrice. Lui
accettava tutto e lo divideva a metà col vero povero.
Che ne sanno i giovani di oggi, che vogliono tutto e subito!
All’età di diciotto anni Carlo, insieme con Leonardo Pieraccioni,
Giorgio Panariello e altri amici, tra i quali Roberto detto «Vallanzasca
2 il ritorno», Nick Manostorta, Renzino detto «’O Malacarne» e a
Pino «lo Sfregiato», mise su una banda per fare le rapine con le
telecamere.
Entravano nelle banche, facevano la rapina e intanto Nick
riprendeva il tutto. Se la rapina riusciva bene si tenevano i soldi. Se
arrivava la polizia, scattavano gli allarmi e la rapina non riusciva,
dicevano: «Siete su Scherzi a parteee!»
LA SCORCIATOIA, GAME SHOW

Se vuoi diventare famoso devi farti conoscere.


Dalle masse, dalle massaie, a Massa Carrara, nel Massachusetts,
ovunque; devi apparire, devi esserci, devi farti vedere.
E qual è il miglior mezzo se non la televisione?
Gli americani furono i primi a scoprire che bisognava andare in
televisione.
Marlon Brando, Al Pacino, Robert Redford, questi i primi che mi
vengono in mente, iniziarono con i game show. Partecipavano ai
quiz come concorrenti, qualcuno li notava e venivano scritturati in
film o spettacoli teatrali.
In Italia l’hanno capito pure i politici, vedi per esempio Matteo
Salvini: partecipò a Doppio slalom, presentato da Corrado Tedeschi
e successivamente a Il pranzo è servito.
Qualche anno fa Corrado Tedeschi, che ha lasciato la televisione
per dedicarsi al teatro, andò da Salvini a chiedergli un contributo
ministeriale per la sua compagnia teatrale.
Salvini per vendicarsi, gli disse: «Vuole un contributo per la sua
compagnia? Prima mi dica: qual è la capitale del Portogallo?»
Corrado Tedeschi: «Lisbona».
Salvini: «Risposta esatta. Domanda numero due: qual è il Paese
piú a nord dell’America del Sud?»
Tedeschi: «Colombia».
Salvini: «Bravo, risposta esatta. Se risponde esattamente a
questa terza e ultima domanda le faccio avere un contributo dal
ministero dello Spettacolo. Domanda di scienze naturali: come si
chiamano le ossa delle dita?»
Tedeschi: «Falange e falangina».
Salvini: «Ahi ahi ahi, signora Longari! (Si dice cosí quando la
risposta non è esatta, indipendentemente dal cognome del
concorrente). Risposta sbagliata! La risposta completa era: falange,
falangina e falangetta! Mi dispiace, se lei vuole continuare col teatro
lo faccia, ma non avrà diritto a nessun contributo». Vendetta
compiuta.
Anche Matteo Renzi iniziò la sua carriera politica partecipando
come concorrente a La ruota della fortuna, condotta da Mike
Bongiorno. Coi primi soldi che guadagnò si fece stampare un
migliaio di volantini elettorali.
Ma se volete sapere la vera Veritàne, anche io il mio primo
milione l’ho guadagnato con la televisione. Il mio vero debutto lo
debbo a un quiz e a Mike Bongiorno.
Nell’aprile 1966 partecipai a Rischiatutto.
Appena entrai per la prima volta in quello studio televisivo, mi
emozionai cosí tanto che non riuscivo a tenere gli occhi aperti.
Mike mi presentò e mi disse: «Allegria!… Apra gli occhi, signor
Antonino. Vogliamo conoscere questo nostro concorrente che viene
dalla bellissima Messina, del resto è tutta bella la Calabria…» Io non
lo corressi per paura di essere cacciato fuori.
«Posso farle qualche domanda, a me non interessa per niente,
ma il pubblico a casa vuole sapere chi è il nostro concorrente». Mi
fece una sfilza di domande senza darmi neanche il tempo di
rispondere: «Signor Antonino, è sposato? Ha figli? Di che religione
è? Di che sesso è? La salute come va? Ha malattie infettive? Peste
suina? Gravidanze sospese?…» A tutte le domande risposi:
«Assolutamente sí».
«Va bene, entriamo nel vivo del gioco. Scelga una di queste
materie: Italiano, Storia, Scollature, Piedi, Matematica, Fogne
italiane e Fogne straniere, Latino, Sport, Storia delle spillatrici,
Cultura generale».
Ero indeciso se scegliere Storia delle spillatrici o Fogne straniere,
alla fine decisi Storia delle spillatrici anche perché sono un
collezionista, ne possiedo piú di trecentomila, però il domandone
finale che mi fece Mike – rispondendo al quale ho vinto un milione di
vecchie lire – era una domanda di storia: «Per un milione di lire,
signor Frassica mi dica: in che modo Bruto assassinò Giulio Cesare?
Risposta 1: Con 23 colpi di pugnale.
Risposta 2: A colpi di karate.
Risposta 3: Lo avvelenò mettendogli un fungo velenoso dentro il
caffè.
Ha un minuto di tempo a partire da oggi, mi dica qual è la risposta
giusta: la uno, la due o la treee???»
Confesso che non mi ricordavo, non sapevo la risposta esatta,
fortunatamente tra il pubblico in studio c’era un mio vecchio
professore di Messina che mi faceva gesti con le mani, mimando le
coltellate. Allora io furbo risposi: «La uno!»
«La risposta è esatta! Il signor Antonino Frassica da Messina è il
nuovo campione di Rischiatutto! Fiato alle trombe, Turchetti!»
Ricevetti un applauso che si sentí in tutta Milano. Che ricordi!
Con quel milione mi comprai una sciarpa bianca da regista (non-
si-sa-mai), un microfono, una spillatrice nuova e una macchina da
scrivere che tengo conservata in cassaforte insieme alle mie cose
piú care.
LE TRE MARIE
Maria De Filippi.
Maria Giovanna Maglie.
Maria Grazia Cucinotta.

Cosa hanno in comune tutte e tre?


Sono tutte e tre brave e sono tutte e tre sposate due volte.
Noi conosciamo i mariti di oggi: Maurizio Costanzo, Carlo Spallino
Centonze, Giulio Violati.
Ma tutte e tre – curiosa coincidenza – hanno avuto uno sventurato
primo matrimonio.
Roba da riempire i pomeriggi di Canale5 per un intero anno!
Le tre Marie da giovanissime si iscrissero all’agenzia U.D. –
Uomini e Donne (molti anni dopo, Maria De Filippi usò questo nome
come titolo per una trasmissione cultural-educativa di Canale5, che
come tutti voi sapete ha riscosso grande successo).
L’agenzia U.D. riceveva lettere di persone sole in cerca dell’anima
gemella.
La redazione di «Novella Bella» è riuscita a entrare in possesso
delle tre lettere spedite a U.D. dai primi mariti delle Tre Marie.

LETTERA A MARIA DE FILIPPI

Mi chiamo Marco Scriboni e, nonostante il nome, vivo a Pescara.


Ho quarantacinque anni, uno piú bello dell’altro.
Vivo ancora coi miei genitori e non sono mai uscito di casa in vita mia perché
mio padre è sempre stato geloso. Ogni volta che gli chiedevo di uscire mi
spaccava il ferro da stiro in faccia!
E non è una bella cosa dal mio punto di vista di figlio, oltretutto la mamma
soffriva moltissimo perché non poteva piú stirare i panni!
Stamattina purtroppo mio padre è morto, all’età di centosedici anni, e quindi
in serata vorrei incontrare l’anima gemella!
Se facciamo in tempo domani viene con me al funerale in qualità di nuora del
morto.
Cerco una ragazza sale e pepe, alta almeno 1.90, ma anche se è piú bassa
chiudo un occhio, che sappia cucinare, stirare, imbiancare e servire messa!
Il mio numero di telefono è sempre lo stesso dagli anni Cinquanta. Lo lascio
alla redazione.
Complimenti per la trasmissione.
Se c’è da pagare sottobanco in nero qualcuno della Rai io sono disposto, non
bado a spese.
Ho quarantacinque anni e ho già perso troppo tempo. Non mi vergogno a
dirlo, sono vergine come mammeta m’ha fatto.
Distinti cordiali,

Marco Scriboni

P.S.: Ho cambiato idea riguardo la ragazza che desidero conoscere: mi


piacerebbe che si chiamasse Maria, e che nel cognome ci sia Filippo o Filippi,
che sia bionda e bella e che se poi mi lascia che almeno si sposi con un uomo
importante tipo Maurizio Costanzo.
Cordiali distinti,

Marco Scriboni

Questa lettera colpí molto Maria De Filippi. Lo sposò, ma dopo


dieci minuti che erano sposati capí che non era l’uomo per lei.

LETTERA A MARIA GIOVANNA MAGLIE

Mi chiamo Sandro Forti, ma tutti mi chiamano Gianni Frattini.


Ho cinquantaquattro anni portati precisamente.
Alla visita militare ero alto 1.65 e ora sono 1.82!
Taglia 54, uguale agli anni, non posso sbagliare.
Adoro tutti gli animali, persino i cani e i gatti. Ma il mio animale preferito è il
maiale.
Cerco una donna che assomigli a Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, che
formano una bellissima coppia.
Però il mio attore preferito rimane Massimo Dapporto, ho visto tutte le sue
fiction e ricordo a memoria tutte le barzellette del suo grande papà.
Ho la passione per la recitazione, vado a teatro tutte le sere e durante
l’intervallo tra il primo e secondo tempo sbircio qualche film sull’iPhone.
Cerco una ragazza anch’ella amante del mondo dello spettacolo, ma dal di
fuori, non dev’essere velina, passaparolina, ragazza pom pom.
E neanche una di quelle che leggono il telegiornale ammiccando, che dànno
l’impressione di essere ragazze leggere.
Io sono all’antica; non si deve occupare di politica, deve ridere il giusto, e mai
sbracciarsi a salutare la gente.
Vi lascio il mio numero in privato.
Affettuosi saluti,

Sandro Forti

P.S.: Sono sempre io, volevo aggiungere che la donna dei miei sogni non
deve per forza possedere i requisiti fino adesso detti, mi piacerebbe molto si
chiamasse Maria Giovanna Maglie e fosse di Venezia.

Gianni Frattini

Maria Giovanna Maglie appena letta la lettera si commosse, volle


conoscerlo e sposarlo e basta. Dopo la festa di nozze, ognuno per la
sua strada.

LETTERA A MARIA GRAZIA CUCINOTTA

Mi chiamo Giovanni Stubba, anche se ho smesso di fumare!


Vivo in un appartamentino di 495 mq.
Ho ottantacinque anni buttati e sono vedovo da quando ne avevo diciannove.
I primi tempi ho reagito bene, ma poi negli ultimi sessantasei anni ho sofferto
un po’ di solitudine e quindi ho deciso di reagire.
Ho moltissimi hobby, per esempio mi diletto a girare per i parcheggi e contare
le macchine rigate. Non voglio vantarmi, ho un occhio per queste cose e sarà
per questo che mi hanno soprannominato Polifemo.
Altri miei due hobby a pari merito sono:
1) guardare le insegne dei ferramenta,
2) entrare in un bar ordinare quattro caffè e lasciarli sul bancone.
Ho pensato di scrivervi solo adesso perché il periodo del lutto è finito e voglio
ributtarmi sulla piazza! Cerco donne di qualunque sesso!
Chiedo cento euro nei giorni feriali e centocinquanta nei festivi! Scrivete in
privato!
Se volete contattarmi il mio agente è Rino Rini, manager, talent scout,
discografico ed editore. È stato lui a lanciare nel cinema Enzo Ricotta e
Marilena Procopio.
Distinti cordiali,

Giovanni Stubba

P.S.: La ragazza che sto cercando preferirei che fosse siciliana, di Messina,
che si chiamasse Maria Grazia con un cognome che inizia con la C.
Mi piacerebbe fosse la protagonista femminile del film Il postino.
Grazie,

Polifemo

Maria Grazia in un primo momento non voleva sposarlo, poi per


far contenti quelli dell’agenzia U.D. ha accettato la sua proposta di
matrimonio. A patto che il suo nome nella locandina del matrimonio
fosse scritto piú grande e a carattere cubitale.
Il matrimonio è durato pochissimo, appena ventuno giorni. Per il
viaggio di nozze lui è andato in Australia, lei è tornata a Messina dai
suoi parenti.
IL MAURIZIO COSTANZO SHOW

Quando si parla di Vipp, è impossibile non menzionare il Maurizio


Costanzo Show.
È stato il talk show che ha vippizzato tanti sconosciuti.
Da quel salotto vennero fuori Platinette, Valerio Mastandrea,
Ricky Memphis, Giobbe Covatta, Papa Luciani, Vittorio Sgarbi. La
lista è infinita. Le prime urla di Sgarbi, i primi insulti, le prime
«Capre!» presero il via proprio dal palcoscenico del Teatro Parioli.
Bastava salire su quel magico palcoscenico e ti invippivi
immediatamente.
L’importante era non contraddire Maurizio Costanzo.
Costanzo era «infatigable» come dicono i francesi.
Riusciva a fare settanta puntate di tre ore in soli due giorni.
S’incazzava come un brufolo, pretendeva di aver ragione a ogni
sua dichiarazione. Mi ricordo Andrea Roncato, bell’attore di bella
presenza, ai suoi esordi era molto ruffiano coi potenti e gli diceva:
«Lei, signor Costanzo, non è che ha ragione ha ragionissima, ha
detto una cosa giustissimissima».
MC: «Ma io non ho detto niente».
AR: «Ma quel niente lo ha detto in maniera eccellente».
MC: «Andrea, mi sembri un po’ scemo».
AR: «Sono un mezzo deficiente».
MC: «Consigli per gli acquisti».
Andrea guardava attentamente ogni spot, prendeva nota dei
prodotti che pubblicizzavano e la mattina seguente, appena aprivano
i negozi, comprava quei prodotti.
Si faceva fotografare con i prodotti acquistati e inviava le foto per
posta a casa Costanzo.
Costanzo gli disse una volta: «Tu hai stoffa», e lui rispose: «Mi
dica la marca, mi dica la marca…»
Oltre Andrea Roncato eravamo un gruppetto di comici ruffiani: (in
ordine alfabetico) Io, Iacchetti, Paolantoni e Vergassola.
Comunque e perunque, quasi tutti ce l’abbiamo fatta.
Tranne l’attore Carlo Quarello che una sera era seduto in sala al
Teatro Parioli, per applaudire la moglie Anna Quarello, regista
teatrale, ospite nel salotto di Costanzo. Era seduto in trentesima fila,
mentre si registrava una puntata mise la mano davanti alla bocca e
accennò uno sbadiglio.
Non immaginate cosa sia potuto accadere!!! Maurizio Costanzo lo
rovinò. Non lo invitarono piú in nessuna trasmissione Mediaset Rai
Sky etc.
Costanzo fece divorziare la coppia, gli tolsero la patria potestà del
figlio di sei anni. Anna Quarello dovette cambiare lavoro (oggi lavora
in una lavanderia-pub di Treviso).
Non è mai stato accertato ufficialmente, ma sembra che Costanzo
abbia incendiato la macchina di Carlo Quarello. Per meglio dire,
Costanzo era il mandante, l’esecutore fu il suo microfonista biondo
Schultz.
Costanzo è vendicativo, però ha tanti meriti.
Se non ci fosse stato il Maurizio Costanzo Show, oggi nessuno
conoscerebbe Martino Meuli, Walter Melchionda, Rita Carbonella, il
duo comico Allegretto e Nasone, nessuno sarebbe mai andato a
vedere i film di Gaetano Scuzzi o di Germano Forcella.
Nessuno avrebbe comprato i libri di Giacomo Rotondo o Gaetano
Lianza.
Io sono stato ospite in una sola puntata, e mi ricordo che quella
sera partecipò il Gabibbo (ancora sconosciuto) che fece coming
soon, fece in diretta una dichiarazione che nessuno s’aspettava: «Sí
sono gay, non provo niente per le pupazze femmine, mi sento
attratto dai pupazzi maschi del mio stesso sesso».
In quella puntata Maurizio fece una bella intervista a Pino Pizza,
un famoso lanciatore di coltelli che all’età di ottantotto anni era
ancora in attività. Per non uccidere le figlie che facevano da
bersaglio, anziché tirare coltelli lanciava scatolette di tonno, che
facevano comunque male, ma non erano letali.
Erano stati invitati due pentiti di mafia, i gemelli Marco e Alfio
Sorbello. Marco, che era il piú coraggioso, si fece inquadrare di
fronte senza alcun timore; invece il gemello Alfio disse: «Tengo
ppaura, nun me inquadrate, miettiteme ’e spalle…»
Gli altri ospiti erano Lillo e Greg e Vincenzo Salemme,
diventammo subito amici. Poi c’era Marcella Bella che cantò
Montagne verdi, piacque tanto al pubblico che gliela fecero cantare
altre sei volte. C’era il professor Tano Tani, studioso di animali, mi
ricordo, tra le tante cose che ha detto e che mi sono rimaste
impresse, che i dromedari quando fanno l’amore per comodità si
tolgono la gobba.
C’era anche Giampiero Mughini, che non era stato invitato, ma
cercava comunque di portare a casa un po’ di applausi.
A fine serata Lillo e Greg non vennero a cena perché s’erano
portati i panini da casa e li mangiarono durante la pubblicità. Io andai
a cena con Vincenzo Salemme e da quella sera ebbi un nuovo
amico Vipp, ma che come me non lo dà a vedere.
VINCENZO SALEMME, VIPP E COLLEGA

Vincenzo Salemme è nato a Bacoli il 24 luglio 1957.


Ha due fratelli; Stefano, che conosco personalmente, lavora nel
cinema.
Poi ha un altro fratello che si chiama Gerú, il famoso
GerúSalemme. Invece il nonno si chiamava Matú, ovvero
MatúSalemme.
Al momento della nascita, suo papà voleva essere presente in
sala parto, mentre la mamma preferí restare fuori, poiché aveva
paura di svenire.
Vincenzo Salemme è una bella persona, con una sola testa sopra
una sola spalla; educato, non sporca, se ne sta lí tranquillo, a cuccia.
È una persona umile sia fisicamente che di carattere.
Soprattutto molto rispettoso dell’altro sesso.
Per Vincenzo la donna è sacra, talmente sacra che per rispetto
non ne ha mai toccata una, non ne ha mai avuta una in vita sua.
Vincenzo è stato sempre un grande timidone.
Se una ragazza lo invitava a uscire, si inventava mille scuse per
non uscire:

«Ho lezione di arpa».


«Stasera mi devo fare lo shampoo».
«Debbo fare il militare».
«Non sono mai stato in Francia».
«Purtroppo sono agli arresti domiciliari».
«Mi dispiace ma ho le mie cose».
«È morto Michelangelo Buonarroti».
«Mi è scaduto il bollo auto».
Non è amato dalle donne, ma forse neanche lui ama le donne. Lui
ama il Teatro.
All’età di sei anni, va per la prima volta con i suoi genitori a teatro,
a vedere Napoli-Juventus. Da bambino, Vincenzino mostra talento
per la recitazione, esibendosi tra i banchi di scuola e organizzando
rappresentazioni comiche. Ottiene il ruolo di vice aspirante
comparsa in una commedia tragicomica greca dal titolo Fa un caldo
che si Sofocle, nella quale interpreta dodici ruoli, tutti
contemporaneamente in scena.
Nel 1977 entra a far parte della compagnia di Eduardo De Filippo.
Dopo vent’anni di gavetta, durante i quali gli viene imposto di
recitare indossando una maschera di gomma, riesce a dire la prima
battuta della sua vita durante lo spettacolo Sogni bisogni incubi
risvegli, in cui esclama la parola «Finalmente!» per ottanta volte di
seguito. Per esigenze di copione è capace di ingrassare o dimagrire
di trenta chili in due ore. Tra il 1981 e il 1985 recita in diversi film di
Nanni Moretti. In una recente intervista, Nanni Moretti ha dichiarato
che se n’è accorto solo l’anno scorso.
Nel 1976 supera un provino per la parte di Rocky, battendo attori
del calibro di Sylvester Stallone, Alvaro Vitali e Antonio Zequila.
All’ultimo momento rinuncia per tornare a Napoli in quanto presso il
centro commerciale Pulecenella c’è una svendita a prezzi stracciati
di nani da giardino di cui è collezionista, possedendone oltre seimila.
La parte va quindi a Stallone che spesso lo ringrazia pubblicamente
nelle interviste: «Deve mia success a Vincenz Salamme se isso non
turnava a Napule ie diventava mariuolo…» Vincenzo Salemme nel
1983 scopre di avere un figlio segreto suo coetaneo. Ma di questo
Vincenzo preferisce non parlarne e ha anche dubbi sulla Veritàne di
questa storia.
FIGLI SEGRETI DEI VIPP

Un vero Vipp, oltre che frequentare salotti, feste, incidenti,


inaugurazioni, oltre a esprimere la sua opinione su qualsiasi
argomento, deve obbligatoriamente avere un figlio segreto.
Non c’è un Vipp che non abbia un figlio segreto, quando sembra
che un Vipp abbia una famiglia normale, che sia un marito
esemplare o un padre esemplare, è soltanto perché è stato bravo a
non far scoprire ai media di avere un figlio segreto.
Ci sono, comunque e perunque, dei casi particolari, piuttosto rari.
Per esempio, Luca Giurato voleva un figlio segreto. Ha pubblicato
un annuncio ma nessuno ha risposto al suo appello.
La media dei figli segreti per ciascun Vipp è due.
Poi c’è chi come Sgarbi ne ha centonovantanove.
Anche a me hanno chiesto spesso se avessi dei figli segreti, ma
mi sono sempre rifiutato di averne.
Per parlare dei figli segreti sarebbe necessario scrivere un altro
libro o decine di numeri di «Novella Bella».
Racconterò solo i casi che sono venuti a galla, poi per essere
solidale con la categoria non dirò nulla.
IL FIGLIO SEGRETO DI FEDEZ

Chiara Ferragni ha scoperto che Fedez aveva un figlio segreto.


Lo ha scoperto una mattina a colazione, mentre Fedez alzava il
braccio per prendere i cereali dal pensile della cucina, s’è accorta
del tatuaggio sotto l’ascella con il nome e la data di nascita del figlio
segreto. Lui le ha detto: «Hai ragione, avrei dovuto dirtelo, me lo ero
tatuato, ma in mezzo a tutti gli altri tatuaggi non lo trovavo piú!»
Ora la Ferragni ha fatto fare una mappatura dei tatuaggi di Fedez
e ha scoperto che c’erano un’automobile segreta, due amanti
segrete, una lastra al menisco segreta, una casa segreta in
montagna e la ricetta segreta del tiramisú della nonna.
Fedez sembra calmo, pacato, una persona a mondo, ma è fissato
con gli sport estremi. Contro il volere di sua moglie, ha voluto una
pista di motocross dentro la sua camera da letto. Tra l’altro lui si
lancia col paracadute, con tutto il cavallo!
IL FIGLIO SEGRETO DI FABIO FAZIO

Un giornale di gossip, «Il Sole 24 Ore», ha scritto in prima pagina:


«Fabio Fazio ha un figlio segreto: si chiama Alvaro, oggi ha
sessantun’anni». Alvaro dichiara: «Non vuole darmi i soldi, lui che ne
guadagna tanti, non vuole pagarmi le lezioni di judo, non mi vuole
comperare le macchine di lusso, i gioielli, e le pellicce, non si
trattano cosí i figli!!!»
Il noto conduttore Fabio Fazio che è educato sia dentro che fuori,
per difendersi ha replicato: «Ma è impossibile! Questo signore è piú
grande di me, non lo conosco».
Alvaro all’attacco: «E co’ qquesto??? ’A verità è che tu non voi
caccia’ li sordi!»
Fazio: «Signore e signori, ma avete visto? Parla in romanesco! Io
sono ligure!»
Alvaro: «Embè? E che vor di’? Pure Jimmy Fontana cantava Il
mondo ed era de Macerata!»
Alla fine si sono messi d’accordo: Fabio gli ha regalato
milleduecento euro e la sciarpa della Sampdoria.
Alvaro in lacrime si è buttato tra le braccia di Fazio: «Papà, te
vedo sempre in televisione! Salutame la Lizzetto e Filippa
Bachenbauer».
IL FIGLIO SEGRETO DI VASCO ROSSI

La signora Rita, di Zocca (Mo), quarantaquattro anni, è stata


soprannominata da amici e parenti «Vasca», a causa del fatto che
canta sempre le canzoni di Vasco Rossi e La vasca di Alex Britti.
Attraverso varie indagini e ricerche, documentandosi sui vari
giornali di gossip, ha scoperto di essere la figlia segreta di Vasco
Rossi. Il test del Dna lo ha confermato.
Vasco è stato onesto e un gran signore, ha voluto riconoscerla e
l’ha raccolta a braccia aperte.
Si è giustificato dicendole: «Sai, con tua mamma non andavo
d’accordo. Lei era una fan sfegatata di Ligabue. Comunque io a te
non ho mai fatto mancare niente. Ti mandavo una copia di ogni cd
che incidevo. E inoltre, pochissimi sanno che io a te ho dedicato la
mia piú bella canzone, Rita spericolata…»
La ragazza però lo ha subito smentito: «Papà, non mi freghi! La
canzone si intitola Vita spericolata, non Rita!»
Vasco, vistosi scoperto ha risposto: «Mia figlia è intelligente», e le
ha chiesto scusa per la bugia detta a fin di bene.
I FIGLI SEGRETI DI VITTORIO SGARBI

Vittorio ha centonovantanove figli segreti, tra l’altro tutti maschi,


come si tramanda nella famiglia Sgarbi, solo figli maschi, se era
femmina la operavano. Il figlio segreto numero centosettantuno di
Sgarbi è sia figlio suo che di Bruscolotti a settimane alterne, ma né
Sgarbi né Bruscolotti lo sanno, cosí lui si fa mantenere da entrambi
ed è diventato ricco.
Ormai il ragazzo è diventato adulto e nel frattempo ha adottato un
trovatello, ma dopo il test del Dna e una chiacchierata con Gianni
Minà, ha scoperto che anch’egli è figlio di Sgarbi, quindi a sua
insaputa ha adottato suo fratello!
P.S. (presto subito): Proprio mentre sto qui a scrivere il libro, mi
giunge notizia che un giornalista tedesco ha appena scoperto
l’esistenza di un altro figlio del critico. Si tratta di un anziano
professore universitario di Heidelberg.
Erano centonovantanove, adesso sono duecento: è record!!!
IL FIGLIO SEGRETO DI CRISTIANO MALGIOGLIO

In prima pagina su «Famiglia Cristiana»:


«Si chiama Tiziano, ha quarantacinque anni e sarebbe il figlio
segreto di Cristiano Malgioglio».
Malgioglio è corso subito in tv da Barbara D’Urso e ha negato
tutto, dichiarando: «Gueste sono pugie! Il pampino non è mio! Il mio
cinecoloco ha tetto ghe non buò essere figlio mio!»
Tiziano, presunto figlio segreto di Malgioglio, ha subito replicato:
«Sono siguro ghe sono figlio di Malcioglio! Me lo sendo! Gristiano mi
teve rigonoscere! Tu sei il mio Babà! Babà!» I DUE FINISCONO IN
TRIBUNALE .
L’AVVOCATO Taormina difensore di Cristiano ha portato in aula
giudiziaria i test del Dna. Hanno prelevato un campione di cellule del
suo ciuffo bianco, lo hanno analizzato e si è stabilito che Cristianio è
del segno del Capricorno e ha scritto canzoni per Mina. Invece
Tiziano è Ariete ed è un ottimo giocatore di pallavolo, una promessa
etc. Tiziano è suo figlio biologico. Cristiano è la mamma di Tiziano.
Invece il padre è lo stilista Filippo Perseo che vive a Cuba ma
originario di Ramacca come la mamma Cristiano. L’intera vicenda
giudiziaria è stata ripresa dalla televisione e si trova su Netflix.
IL FIGLIO SEGRETO DI ANGELA BRAMBATI

La brunetta dei Ricchi e Poveri ha un figlio segreto, lo abbiamo


scoperto noi di «Novella Bella», per puro caso. Un nostro reporter ha
trovato sulla spiaggia di Catania, proveniente da chissà dove, una
bottiglia contenente il messaggio che segue:

Mi chiamo Angelo Brambati Jr, sono il figlio segreto di Angela dei Ricchi e
Poveri, non l’ho mai detto a nessuno perché non sopporto il loro genere
musicale, odio Sarà perché ti amo!!!
LA FIGLIA SEGRETA DI MORANDI

Si chiama Fatima, ha quarantott’anni e Gianni le ha dedicato la


canzone:
Fatima ’ndare dalla mamma a prendere il latte.
IL FIGLIO SEGRETO DI DE GREGORI, LA FIGLIA SEGRETA DI
VENDITTI

Francesco De Gregori ha un figlio segreto di quarantuno anni,


Flavio De Gregori, fidanzato in segreto con la figlia segreta di
Antonello Venditti, Mariagiulia Venditti.
Mariagiulia è attualmente in stato interessante, i due aspettano un
figlio segreto.
E i due noti artisti sono nonni segreti.
Non sanno ancora se è un maschietto o una femminuccia.
I due consuoceri Antonello e Francesco , tutto sommato sono
felici.
Antonello ha detto a Francesco: «Caro Francesco, non sappiamo
se nascerà un maschietto o una femminuccia, non sappiamo se
diventeremo nonni o nonne».
LE TRE GIOVANNE
Giovanna Botteri.
Giovanna Mezzogiorno.
Giovanna Ralli.

Quando un genitore vuole che la propria figlia diventi Vipp, sceglie


che la nascitura si chiami Giovanna.
Perché sa che non disturba nessuno, non crea ostilità e tutto fila
liscio come l’uovo. Nel mondo delle Vippesse, sono molte le
Giovanne.
Superano i due miliardi, senza contare le Marcella e Alessandra.
Giovanna Botteri, Giovanna Mezzogiorno e Giovanna Ralli pur
essendo di generazioni diverse, con esperienze artistiche diverse,
hanno in comune una cosa.
Tutte e tre hanno trovato il loro primo marito grazie all’agenzia
U.D., esattamente come è successo alle Tre Marie. Semplice
coincidenza o gatta cicogna?

LETTERA A GIOVANNA BOTTERI

Mi chiamo Gianni Lignini, faccio il panettiere e sono disperato.


Ma non perché sono panettiere, sono disperato perché mia moglie mi ha
lasciato!
Mi ha abbandonato due anni fa sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria,
durante il viaggio di nozze.
Sono stato caricato da un camionista, tanto gentile, che mi ha posseduto in
un parcheggio e poi mi ha riempito di botte!
Da quel giorno non l’ho piú visto ma mi manca tanto!
Cara U.D., aiutami a ritrovarlo!
Si chiama Franco, è alto 1.65, centotrenta chili circa, grande fumatore,
bevitore di birra h24, non ha i denti, barba lunga, pochi capelli ma curati!
Purtroppo non ho una foto da darvi, però posso fare l’identikit a voce.
Ho scritto il mio numero di telefono in tutti i bagni dell’autogrill, ma ancora
niente!
Soffro tanto… aiutatemi voi!
Se qualcuno ha notizie non si rivolga a Chi l’ha visto, quello è un varietà fatto
per fare ascolti e so che il prossimo anno aggiungeranno un’orchestra e sei
ballerine.

Gianni Lignini

P.S.: Giusto il tempo di scrivere questa lettera, mi sono dimenticato del


camionista. Adesso ho le idee chiare: vorrei come fidanzata e poi moglie una
che si chiami Giovanna e lavori al tg.
Distinti cordiali,

Gianni Lignini molto disperato

Giovanna lesse la lettera in diretta al tg delle 13 e sette ore dopo


mandarono in onda al tg delle 20 le immagini del loro matrimonio
dalla Chiesa dei Giornalisti e dei Panettieri a Roma in piazza
Garibaldi.
Però, quando il caso dice la combinazione, il camionista vide il tg,
vide che Gianni era diventato famoso, lo andò a cercare e
scapparono in Germania.
Profondamente delusa, Giovanna ha dichiarato: «Non parlerò piú
dei fatti miei personali durante il telegiornale».

LETTERA A GIOVANNA MEZZOGGIORNO

Cara U.D., mi chiamo Stefano Famiglia, sono pieno di buona volontà.


Sono un uomo triste di sessantanove anni, sorrido poco anche perché mi
mancano sei denti.
Li ho persi partecipando al gioco a premi Mangia la tegola (non sto qui a
spiegare in cosa consisteva la gara).
Peso centootto chili ma ne dimostro settanta.
Sono disoccupato, vivo con i miei nonni.
Mio nonno è vivo ma mia nonna è morta. La teniamo ancora in casa perché il
nonno ogni fine mese si veste da donna e va alle poste con un documento falso
per ritirare la pensione della nonna.
Ispirandosi a questa storia, hanno scritto una commedia musicale che è
andata in scena due anni fa al Sistina.
Due pensioni non ci bastano per andare avanti, perché mio nonno ha il vizio
delle prostitute di colore.
Ho scritto a voi e a Cupido lettere perché cerco una ragazza che stia con me
e ogni tanto accontenti il nonno, per risparmiare sulle spese.
La vorrei bianca tendente al nero, max quarant’anni suonati, alta, pulita,
occhi come vuole lei, conoscenza lingue e patentata.

Stefano Famiglia

Telefono… non lo posso dire in pubblico in questo libro, ve lo scrivo in


privato.

P.S.: Chiedo perdono e scusa alle donne in generale. Mentre stavo per
imbucare questa lettera mi sono ravveduto, mi sono pentito, mi rimangio tutto
quello che ho detto, se volete potete buttare la prima parte della lettera nella
spazzatura.
Ho deciso che voglio accoppiarmi sentimentalmente con una ragazza bella,
simpatica, buona, brava a recitare, sul genere Giovanna Mezzogiorno.

Stefano Famiglia

Giovanna lesse la lettera e perse la testa per Stefano.


Si sposò in quattro e quattr’otto e divenne la signora Giovanna
Mezzogiorno in Famiglia.
Poi quelli della Rai rubarono l’idea, tanto che la nostra Giovanna
lasciò immediatamente il marito, si rivolse all’avvocato Taormina e
denunciò la Rai, chiedendo duecentomilioni di euro come
risarcimento economico e del danno morale.
La Rai rispose: «È troppo, al massimo le possiamo dare
settecento euro e volentieri la invitiamo a Domenica In, a farsi
intervistare dalla Venier».

LETTERA A GIOVANNA RALLI

Mi chiamo Luigi Straccio di nome e di fatto, non ho uno straccio di donna,


non ho amici tranne Baldone, un mio conoscente abbandonato dai genitori e
dagli zii. Vive chiedendo l’elemosina, nascondendo abilmente le gambe sotto un
cappottone.
Io vivo solo in un sottogarage col mio cane Filippo Straccio, pieno di zecche
tedesche che gli ha attaccato un pastore tedesco di nome Mimmuzzu.
Sono alto un metro e venti, ma con speciali trampoli attaccati ai tacchi
sembro 1.70.
Non per vantarmi ma io in faccia assomiglio al batterista dei Cugini di
Campagna.
Prendo la pensione di invalidità.
Cerco a una ragazza alta dai capelli rossi, come dice la canzone Alta dai
capelli rossi, formosa di petto e di coscia, occhi può scegliere lei, max 30-40-50
anni, benestante, preferibilmente con una bella voce, che ogni tanto canti e porti
un po’ d’allegria nel mio sottogarage.
Allego il mio recapito telefonico. (Del quale ne vado fiero).
Grazie.

Luigi Straccio

P.S.: Faccio marcia indietro: la donna che cerco, sperando che legga la
presente lettera, deve essere Giovanna Ralli.

Luigi Straccio

La bravissima attrice in quel periodo girava un film dopo l’altro.


Non era innamorata, ma leggendo la lettera di Luigi Straccio
pensò: «Questo è l’uomo per me».
Ma si sbagliò, perché le loro nozze andarono a monte la sera
stessa, durante il ricevimento, quando Giovanna sorprese nelle
toilettes Luigi insieme al sacerdote che li aveva uniti in matrimonio,
in atteggiamenti inequivocabili.
NATI POVERI

Il 99,99,99% degli artisti sono nati poveri. Il rimanente 10% è figlio


d’arte, e quindi ricco.
A me non è mai piaciuta la povertà, forse per carattere (sono del
Sagittario), ho sempre preferito – e preferisco tuttora – la ricchezza.
Però noi artisti Vipp nasciamo poveri per tradizione.
Io questo l’ho scoperto perché per poter scrivere questo libro ho
dovuto fare una accurata ricerca, un minuzioso carteggio, per
scoprire, intercettare realtà e Veritàne che non tutti sanno. E l’ho
fatto documentandomi, girovagando su Internet o leggendo centinaia
di settimanali di gossip, non solo «Novella Bella».
Per sei mesi ho dormito in un’edicola.
L’edicolante mi passava tutte le riviste di gossip, piú vitto e
alloggio.
In cambio io, tutte le mattine alle 5, lo aiutavo a sollevare la
saracinesca.
QUI di seguito alcune interessanti dichiarazioni di personaggi del
mondo dello spettacolo, della politica, dello sport alloggio e turismo,
nati poveri.

IL SOTTOSCRITTO, GIANCARLO MAGALLI, SABRINA FERILLI , RAOUL


BOVA, LUCA SARDELLA, ANGELO SOTGIU.
IL SOTTOSCRITTO

Sono nato povero, mezzo nudo, in un ambiente piccolo, poco


illuminato.
Io invece amavo la luce, lo spettacolo.
Ancora non c’era la televisione né il cinema.
Amavo la radio. Anche oggi amo la radio, ma a quei tempi non
potevo permettermi di comprarne una. Mio nonno tentò di
costruirmene una usando delle canne, lacci, mollette, fili di lenza, ma
non ci riuscí.
Deluso, tentò di suicidarsi, bevendo tre litri di vino (un bicchiere a
pasto per qualche settimana). Io ho una vita cosí movimentata, cosí
piena d’imprevisti, che se ne potrebbe scrivere una farsa.
Sapete quanti sacrifici ho fatto io nella mia vita, lo sapete?
Ve do dico io: milleottocentosettantasei (me li sono segnati uno a
uno, sacrificio per sacrificio).
Ero bisognoso, sventurato, povero, non avevo il becco di un
quattrino.
Da bambino ero molto povero, mio padre non aveva i soldi per
pagarmi le giostre e mi faceva salire sulle statue dei leoni di pietra.
La febbre la misuravamo con l’uovo della gallina, prendevamo l’uovo
e lo mettevamo sotto le ascelle. In base alla cottura dell’uovo
capivamo quanta febbre avessimo. Nessuno della mia famiglia
diventava miope o presbite, perché non potevamo permetterci di
comprare gli occhiali da vista.
Io a dire la Veritàne una volta fui obbligato a misurarmi la vista,
avevo diciassette anni dovevo prendere il «porto d’arco», mi serviva
per tirare le frecce, ce l’avevano tutti i miei amici. L’oculista era un
venduto, cosí mio padre gli lasciò una bustarella con diecimila lire e
sei uova fresche. Lui mi suggerí tutte le lettere del tabellone, cosí
ottenni la patente. Non dissi mai a mio padre e all’oculista che avevo
venti decimi, per non vantarmi.
Io sono umile, umido. Vengo dall’abbasso.
Sono stato poverissimo. Invece delle lamette per radere la barba
(la barba, almeno quella, ce l’avevo perché era gratis), usavo pezzi
di vetro: i fondi di bottiglia.
Ogni giorno mi usciva un litro di sangue. Sette litri di sangue alla
settimana.
Come se non fosse già abbastanza pesante la nostra disgrazia, di
fronte a noi abitava una famiglia ricca.
La famiglia Gervasi era tra le ventuno famiglie piú ricche del
paese, facevano la spesa presso il negozio di alimentari La Boutique
Del Ricco. Era una boutique talmente chic che all’ingresso c’era un
buttafuori che faceva entrare solo ricchi in quell’esercizio. Vicino alla
cassa, c’era una pattumiera dentro la quale i clienti facoltosi
buttavano i soldi del resto.
E io invece quante volte, affamato, sono passato davanti alle
macellerie e non osavo guardare dentro? Sapete quante volte? Ve lo
dico io: tremiladuecentoventuno volte (me lo segnavo su un foglietto
rubato, che ancora conservo).
Ero costretto a rubare i foglietti di carta di chi aveva i soldi per
poterseli comprare.
La notte piangevo, e pregavo:

Mio buon Gesú mandami i Foglietti da lassú


Dio del cielo me lo prometti
di farmi avere tanti Foglietti.
Mio buon Gesú mandami i Foglietti da lassú.

Oltre a guardare le vetrine delle macellerie, per anni mi sono


messo a guardare le vetrine dei negozi di televisori e guardavo la
televisione senza audio, quante volte!… e il proprietario mi cacciava
con la scopa.
La mia vita è stata una battaglia navale.
Io non ho mai avuto un cappello. Da bambino piangevo dalle 9
alle 12.30 e dalle 14 alle 20 tranne il sabato e la domenica perché
volevo il cappello, minacciavo di spararmi col dito della mano messo
a forma di pistola.
Allora mio nonno, che aveva un cuore grande quanto un
panettone, mi fece un cappello con le budella delle galline, ne
dovette ammazzare dieci ma mi fece felice. Ero il suo nipote
preferito. I miei nonni si toglievano il pane di bocca per darlo a me
ma io non ero felicissimo.
I miei primi guadagni li ho ottenuti facendo il «presentatore» nelle
feste di piazza nelle sagre a Messina e zone limitrofe.
Gli eventi che mi ricordo bene sono tre forse quattro.

10 luglio 1970, a COFANA prov. di Messina.


GRANDE RADUNO DEI VENDITORI DI ACCENDINI.

1 agosto 1970.
FESTA PADRONALE DELLA SANTISSIMA MADONNA ADDOLORATA col
patrocinio del comune nella persona del sindaco Giovanni De Carlo
soprannominato «Elvis» perché si vestiva come Elvis Presley tutto il
giorno. Quando andava in Comune si cambiava, indossava la fascia
da sindaco e sindacava.

1 agosto 1971 (dopo un anno esatto che non lavoravo) a


Roccarruffata (Ca).
FIERA DEL BIDET , con espositori provenienti da tutto il mondo,
Germania, Belgio, Algeria, Nuova Zelanda etc.; a seguire, FESTA
PATRONALE DELLA SANTISSIMA GIOVINE PARALLELA INGINOCCHIATA , con
il patrocinio del sindaco Gill Maiorana Dance Star, di giorno sindaco
e di notte drag queen.

1 agosto 1972 (praticamente lavoravo una volta l’anno) a


Roccafognazza, vicino Milazzo (Me).
FIERA DEL PARRUCCHINO , a cui partecipavano venditori provenienti
da ogni parte d’Italia; a seguire, FESTA PATRONALE DELLA SANTA
APPARECCHIATA ASSUNTA PIEGATA MIGLIORATA COL BAMBINELLO SANTO ,
con il patrocinio dell’assessorato allo Spettacolo Svago Risate Picnic
Turismo Vitto Orologio e Turismo del comune di Roccafognazza. Alle
ore 21 spettacolo col gruppo musicale Gli Espansivi, il fisarmonicista
Peppe Orecchione, la cantante Lallarella e io che mi esibivo sia
come comico che come presentatore. A fine serata elezione di Miss
Roccafognazza, Miss Bellezza Roccafognazza, Miss Eleganza
Roccafognazza Ok 1972.

Quante sofferenze!…
Quante? Questo numero me lo ricordo facilmente perché è un
numero pari: diecimila.
GIANCARLO MAGALLI

(Testo raccolto davanti al cancello della Rai a viale Mazzini).

Io sono un vero uomo Rai, raramente ho lavorato con altre


emittenti. Sono un vero figlio di Mamma Rai, forse troppo mammone.
Ma perché nasco povero. Il segreto è tutto là.
Io ho avuto un’infanzia povera fino all’età di nove anni.
Fortunatamente a dieci anni, il 6 gennaio 1960, ho vinto la lotteria
di Capodanno.
Ben un miliardo di lire, ma nel giro di soli due mesi l’ho sperperato
in sigarette, vino e creme di bellezza.
Fortunatamente l’anno successivo il 6 gennaio 1961 ho vinto di
nuovo la lotteria di Capodanno. Un altro miliardo e diecimila lire: il
montepremi aumentava di diecimila lire ogni anno. Fatto sta che
quella volta non li ho sperperati, considerando che in quel periodo
ero del Toro, segno deciso e risoluto.
Ho risparmiato come la lumachina di Aladino che conserva il
panuccio per l’inverno.
Ma fino a nove anni, modestamente, ero povero.
Non avevo i soldi per comprarmi anelli, bracciali, braccioli (e per
questo ho anche rischiato di annegare!) Mica andavo al mare a
Rimini o a Riccione; andavo nelle borgate, nel mare dei poveri, nelle
marane, in mezzo alle fogne a cielo aperto, paludi, pozzanghere e
fiumi coi coccodrilli… Un’infanzia da tragedia grecoromana.
Queste sono le Veritàne! Ero talmente povero che nella spiaggia
con paletta e secchiello non facevo mai i castelli di sabbia, facevo
solo le case popolari.
Ero talmente povero, che ero costretto a vendere i capelli per fare
pellicce. Per questo motivo a otto anni e mezzo ero già calvo.
Mi ricordo che non avevo i soldi per potermi comprare i pantaloni
alla moda.
Mio nonno, che era falegname, tentò di farne un paio di legno, ma
erano scomodissimi e non riuscivo a fare le scale.
Politicamente ero impegnato; frequentavo sia i fascisti che i
comunisti e sempre da mio nonno mi feci fare dei cartelloni e degli
striscioni di protesta.
Andavo in piazza Montecitorio a contestare: «Ladroniii! Politici
corrotti e confusi!… Basta coi privilegi della casta! Tagliatevi gli
stipendi e i capelli! Basta immigrati stranieri, adesso vogliamo solo
immigrati italiani!»
Mio nonno per risparmiare legno, aveva fatto i cartelli talmente
piccoli che non riuscivo a leggerli manco io.
Mentre partecipavo a un corteo, un giorno è passato uno stilista e
mi ha detto: «Che belle gambe bianche che hai!» e mi ha regalato
un pantalone firmato, nuovo nuovo. Cosí ho potuto indossare il mio
primo pantalone.
Ma non lo mettevo tutti i giorni, per non sciuparlo.
Lo indossavo i primi lunedí del mese.
SABRINA FERILLI

(Dichiarazione raccolta alla fermata dell’autobus di viale Mazzini).

Tutti mi conoscono come Sabrina Ferilli, la Veritàne è che io sono


un uomo, dopo gli esami di maturità mi sono operata e sono
diventata donna: il mio vero nome è Carlo Sopraffosso.
L’intervento l’ho fatto a Casablanca, in un primo momento non
volevo operarmi, avevo una grande paura, non per l’intervento
chirurgico, ma per il volo aereo Roma-Casablanca. Ho paura di
volare. Però incoraggiata dal mio ragazzo alla fine ho preso
quell’aereo.
Sabrina Ferilli è il nome che ho adottato dopo il taglio.
Sono nato povero-povera, ma con una vena artistica. Da grande
volevo fare l’attore-l’attrice cinematografico anche perché sono
dell’Ariete.
Erano gli anni Sessanta. E figuratevi se non ero povero.
Io e mio fratello Raffaella Ferilli per sentire la radio mettevamo le
orecchie, una io e una lui, nel buco della serratura dei nostri
ricchissimi vicini di casa, la famiglia Smith.
Erano cosí ricchi che nonostante all’anagrafe si chiamassero
Giovanni Badalucco (il marito) e Maria Scandurra (la moglie), si
facevano chiamare Smith: Johnny e Mary.
Un giorno, il figlio piccolo dei miei vicini, Calogero Smith, s’è
accorto che io e mio fratello stavamo ascoltando la loro radio.
Ha preso il fucile e ha sparato a me e a mio fratello. Ma noi
eravamo bravissimi a schivare i colpi, avevamo fatto un corso serale
di sei mesi.
E restammo illesi.
Eravamo agili, non mangiavamo mai.
La carne la mangiavamo ogni quindici anni.
Quando la fame era tanta, io e mio fratello disegnavamo dei polli
arrosto su un foglio e ce li mangiavamo. Ho avuto una vita cosí
movimentata che se ne potrebbe trarre la sceneggiatura del film Il
padrino.
Non avevo conti correnti né carte di credito. Avevo le carte da
gioco napoletane, che di solito erano quaranta ma noi non potevamo
permettercelo: erano trentuno, ne mancavano nove. Quando
giocavamo a scopa io e mio fratello litigavamo sempre. Fino a
quando non trovai la soluzione al problema, aggiungendo nove foglie
di quercia.
Adesso è cambiato tutto.
Sono donna.
Ho un marito perfetto.
Ho un mazzo intero di carte napoletane.
Possiedo una radio a transistor tutta mia, dove ascolto quello che
mi pare.
E mi sento libera.
RAOUL BOVA

(Testo raccolto a Cologno Monzese durante la presentazione del


suo ultimo film tv).

Ho avuto un’infanzia bella da un lato ma orribile dagli altri quattro


lati…
Ma io non amo parlare di me. A me piacerebbe parlare del mio
lavoro, delle mie fiction, delle mie interpretazioni, sono stanco di
sentirmi dire soltanto che sono bello.
Lo stesso problema mio ce l’hanno anche altri miei colleghi:
Riccardo Scamarcio, Gabriel Garko, Luca Argentero, Nino Frassica,
Alessandro Preziosi.
Io per fare l’attore ho studiato, ho sputato saliva, mi sono
sacrificato. Sono nato a Narni in Umbria, dalla famiglia piú povera
del paese, ci chiamavano Poveri ma belli, io e mio fratello Pio, Pio
Bova, avevamo molti sogni nel cassetto. Sogni che poi si sono
realizzati. Lui era bellissimo piú bello di me, tutte le donne lo
corteggiavano e gli dicevano: «T’amo Pio Bova». Lui amava lo sport.
Ha fatto salto con l’asta su ghiaccio. Palla a Nuoro e ciclismo.
Io amavo il mondo dello spettacolo e pian pianino, mollichina su
mollichina ce l’ho fatta. Ma è stata dura.
Io da ragazzo ero povero. Da zero a dieci anni poverissimo, poi
dagli undici ai dodici ricchissimo: avevamo vinto a una riffa diecimila
capre. Le vendemmo, mettemmo da parte i soldi, ma purtroppo
durarono solo due anni. Tornai a essere povero.
La nostra famiglia non aveva mai una poltrona comoda, io mio
fratello e le mie sorelle ci sedevamo sui muri, non abbiamo mai
avuto una Ferrari, mai una Lamborghini. Una volta tentai di rubare
una Ferrari: riuscii ad aprire la portiera utilizzando ferretti, cicche di
sigarette, ami per pescare; una volta entrato mi sedetti al posto di
guida, ma non fui capace di rubarla perché non la sapevo guidare.
Per consolarmi, mi scattai una foto al volante della Ferrari, quando
ero triste o depresso me la guardavo.
La mia famiglia non ha mai avuto una minigonna, le mie sorelle si
vestivano con le buste della spesa cucite da loro stesse. Io a
vent’anni per fidanzarmi volevo il foulard, perché le ragazze se non
avevi il foulard non ti volevano, ti guardavano dall’alto, ti ridevano in
faccia, si allontanavano di cento metri e ti tiravano i sassi sulla
schiena.
Cosí chiamai mio nonno, gli dissi: «Nonno!… Nonno Nonno!…
Nonno nonno nonno!…» – piú gli dicevi «Nonno» e piú ti voleva
bene – «Nonno, voglio un foulard!…» Lui mi rispose: «Raullo, u
putrittu cafennu scinni cu li pinnuzzi!»
Io non lo capivo, parlava un dialetto stretto del 400 avanti Cristo.
Rimasi senza foulard ma mi fidanzai lo stesso con Lilla Lalla, una
contestatrice sessantottina, che odiava i ragazzi coi foulard. Lilla
Lalla era sessantottina ma ne dimostrava almeno venti di meno. Poi
io partii per Roma, mi iscrissi alla scuola di recitazione Jimmi il
Fenomeno, feci tre anni in uno e mi diplomai. E passo dopo passo
arrivò il successo.
ANGELO SOTGIU, IL BIONDO DEI RICCHI E POVERI

(Dichiarazione raccolta davanti a una chiesa a Genova nel 1980).

Quando nacque il gruppo, al momento di scegliere il nome


proposi I Ricchi e il Poverissimo, dove il poverissimo ero io. Franco
Gatti, egocentrico com’è, propose I Gatti e Poveri, idea
immediatamente scartata, bocciata. Anche Dodi Battaglia voleva
proporci un nome, ma lo mandammo via perché non faceva parte
del nostro gruppo.
Angela Brambati, che è la piú saggia e ingegnosa del gruppo,
suggerí piú nomi: I Simpatici e Gli Scorbutici, o Gli Onesti e i
Farabutti, oppure Laureati e Analfabeti, e ancora I Ricchi di
Campagna e i Cugini di Città.
Siamo stati sei anni e mezzo fermi, perché non trovavamo un
accordo sul nome. Poi avemmo l’occasione di incontrare in una festa
di piazza Pippo Baudo, che ci consigliò I Ricchi e Poveri.
Ci piacque tantissimo. Me lo ricordo come se oggi fosse ieri. Era
una domenica in quel di Roccazza, provincia di Cosenza e
Catanzaro, c’era la Festa della Santissima Madonna Inginocchiata
Povera con le Braccia Alzate di Maria.
Organizzata con il patrocinio dell’assessorato ai Pubblici
Divertimenti Tanghi Cha Cha Cha del comune di Roccazza.
Avevo diciannove anni e lí iniziò la mia fortuna.
Fino a diciotto anni avevo una sola scarpa, mi ricordo che per non
farmi vedere dai miei compagni di scuola camminavo strisciando
contro il muro e facevo vedere la sola scarpa che avevo.
Tutto questo perché sono stato povero, forse se fossi stato ricco
avrei preferito essere povero.
Non ho mai avuto uno yacht, un aereo privato, un castello.
Eravamo poverissimi, eravamo sette fratelli e avevamo una sola
cravatta; la tagliavamo in sette pezzi uguali, ma alla fine non poteva
utilizzarla nessuno.
Mancava pane amore e fantasia.
A mia madre piaceva Il barbiere di Siviglia, l’operetta «Icaro qua,
Icaro là», e siccome non potevamo andare a vedere la
rappresentazione io mi piazzavo davanti al Teatro dell’Opera e
all’uscita mi facevo raccontare dagli spettatori quello che avevano
visto, tornavo a casa e lo raccontavo alla mia mamma.
Adesso mi sento un uomo realizzato, e la mia piú grossa paura
non è perdere l’amore come diceva il mio amico fraterno Massimo
Ranieri ma è perdere la vippitudine.
PERDERE LA VIPPITUDINE

Non è bello, dopo essere stato un Vipp, perdere la vippitudine.


L’incubo piú grande di un Vipp è perdere la vippitudine. Meglio patire
la fame dormendo sotto i ponti da Vipp che vivere da anonimo in una
villa da sogno.

Il cantante Den Harrow, famoso per le sue bellissime e


indimenticabili canzoni in lingua inglese Don’t Break My Heart, Catch
the Paolo Fox, Tell Me Why, Future Brain e tanti altri grandi
successi, è stato accusato dalle malelingue di cantare in playback.
Si è difeso dichiarando: «Non è vero! Che vuol dire pleibbèc? Io non
conosco l’inglese!»
Non è mai entrato nella classifica dei dischi piú venduti perché i
suoi album uscivano solo su cassetta.
Den Harrow è anche famoso per la sua partecipazione nel 2006 a
L’Isola dei famosi e per il suo celebre pianto in diretta: «Scusa se ho
rubato il panino, avevo fame!»
A causa di questa dichiarazione, fu accusato di furto aggravato di
panini e processato per direttissima in Honduras. Il giudice era Paolo
Brosio e Den scelse come suo avvocato difensore Simona Ventura.
Den Harrow purtroppo fu condannato al pagamento di dodici euro e
due noci di cocco. Ancora oggi, quando incontra Paolo Brosio al
supermercato non lo saluta e gli sputa nel carrello di nascosto.
Adesso è in cerca di notorietà, fa di tutto.
Durante i collegamenti dei tg si mette dietro Paolini, a farsi vedere
alle spalle del giornalista, facendo le corna, cantando e ballando
seminudo. Il giornalista del tg per allontanarlo prende a calci Paolini
che a sua volta prende a calci Den Harrow.
Dice di essere il figlio segreto di Pacciani, dice che ha le prove,
sua mamma era compagna di asilo di Pacciani, erano fidanzatini.
Avrebbe dovuto esibirsi come ballerina di flamenco a Tú sí que
vales ma quella sera Teo Mammucari e Rudy Zerbi hanno litigato,
hanno fatto a botte, e la sua esibizione è saltata.
È stato per due anni nel pubblico della trasmissione Forum, ma
siccome piangeva, si commuoveva per ogni processo, l’hanno
buttato fuori.
Se ne inventa mille.
Si è presentato nel programma di Maria De Filippi Uomini e
vecchie, dove ha finto di essere innamorato di una novantatreenne
che, poverina, sta male, cammina con le stampelle. Si chiama Dina
Spampinato. Le ha detto: «Dài Dina! Facciamo qualche scoop,
diciamo che ci sposiamo, facciamo un duo Den e Dina e andiamo
nelle discoteche… sono sicuro che il successo arriverà». La signora
Dina ha dovuto rifiutare, il suo medico glielo ha vivamente
sconsigliato.
Le ha provate tutte.
È anche andato da Barbara D’Urso spacciandosi per il figlio
segreto di Platinette. Den, un po’ ingenuamuente, diceva: «Platinette
è mia mamma! Guardate le foto, siamo due gocce d’acqua!» Poi è
arrivata Platinette in versione uomo e gli ha urlato contro, lo ha
accusato di aver rubato i panini nel suo camerino! Den si è messo a
piangere ed è scappato dallo studio. Barbara D’Urso ha fatto la
faccetta triste e ha detto: «Mi hai molto deluso, Den…» ma nel
frattempo non riusciva a trattenere le risate guardando la
pozzanghera di lacrime per terra.
Fallito il tentativo di passare per il figlio segreto di Platinette, Den
tentò di spacciarsi per l’amante segreto di Totò Schillaci, mettendosi
a urlare contro la moglie mentre la sfrattavano dalla villa.
Den Harrow, magari con qualche rimpianto, continua la sua vita,
va nelle pizzerie, nei bar, canta le sue canzoni, lo pagano in pizze o
sigarette, ma il suo sogno rimane quello di tornare a essere una
stella del firmamento della tv e quindi un vero Vipp.
LE QUATTRO ANNE
Anna Falchi.
Anna Mazzamauro.
Anna Oxa.
Anna Tatangelo.

Anna è il nome di donna prediletto della mia vita, anche perché


mia madre si chiamava Rosa e le mie sorelle Rosalia ed Emilia.
Anna è un nome che mi rimane impresso perché ha molto del
nostro dialetto siciliano:
«Anna a passari sti brutti iorni!»
«Anna a sapiri quantu iu valu!…» etc.
Coincidenza vuole che la maggior parte delle Anne siano belle
donne.
Anna (in ordine alfabetico: Falchi Mazzamauro Oxa Tatangelo).
Hanno in comune non soltanto il nome e la professione: anche
loro, come le tre Marie e le tre Giovanne, si sono sposate grazie a
U.D.

LETTERA AD ANNA FALCHI

Chiedo scusa se sto scrivendo in un orario scomodo, sono le 4 di mattina,


però spero che quando arriverà questa lettera non sia cosí presto da voi. Scrivo
adesso perché ho appena sognato mio padre che mi diceva: «Sebastiano
Sebastiano perché non ti sposi». Lui mi chiama Sebastiano, ma io in realtà mi
chiamo Stefan, tutte le volte che lo sogno mi sbaglia il nome.
Mi chiamo Custodito Stefan, ho ventisette anni e confesso di sentirmi
giovane a differenza di quello che potrebbero pensare le malelingue e le
madrelingue. Sono un tipo sportivo, pratico: karate, tiro alla fune, nascondino e
123 stella.
Non sono bello, ho un tocco di racchiezza; ho il naso molto grosso come il
signore di due lettere dopo, ma il mio non è come quello dei pagliacci del circo,
che sono dei buffoni, ci prendono in giro con quel naso di plastica. Io lo vieterei,
sia per l’igiene sia per la presa in giro che mi dà sui nervi!
Ho il naso molto grosso, me ne accorgo perché quando passeggio per il
centro della mia città vengono i giapponesi a fotografarmelo.
Ho intenzione di farlo diventare un mestiere: cinque euro a foto. Però ancora
non posso farlo. Vado a scuola di giapponese perché non conoscendo la lingua
non so come chiedere i cinque euro.
Mi aiuto con la mimica, ma quando con la mano gli indico il cinque,
intendendo il denaro, loro mi fanno il five.
La settimana scorsa ho preso il portafogli dalla borsa di un giapponese per
tenermi solamente cinque euro. Si è scatenato un putiferio, mi volevano
arrestare.
Fortunatamente, quando sono arrivati i Carabinieri, tutti e tre avevano il naso
grosso come il mio e ci siamo capiti al volo, e la cosa è finita a tarallucci e vino.
Vi scrivo perché cerco una ragazza anche lei col naso grosso, non mi
importa, come dice il proverbio: «Paese che vai, naso che trovi».
Il mio numero di telefono è…
Anzi, mi contraddico immediatamente: mi piacerebbe conoscere una bella
bionda romagnola di madre finlandese.
Disponibili saluti,

Stefan Custodito

Anna Falchi si è sentita chiamata in causa, ha fatto uno piú uno e


ha accettato di incontrarlo; nel giro di quarantacinque minuti si sono
sposati.
Poi purtroppo le cose non sono andate come si sperava.
Lui era geloso e quando Anna fece il calendario sexy la lasciò.
Specialmente per i mesi di maggio, giugno e luglio, dove era troppo
provocante.
Adesso Stefan è impazzito: appena vede un calendario qualsiasi
o qualcuno nomina un mese, lui si spoglia nudo e lo arrestano.
LETTERA AD ANNA MAZZAMAURO

Cara Agenzia matrimoniale U.D. – Uomini e Donne (e so che la De Filippi


non c’entra),
mi chiamo Giovanni Seta, per questo non ho figli!
Sono di Palermo.
A causa di una scommessa persa da ragazzo mi sono dovuto fare prete.
Ma oggi, alla modica cifra di cinquantanove anni, ho deciso di appendere la
tunica al chiodo e di darmi ai balordi. Mi spreto. Butto la tonaca alle ostriche. Il
proverbio dice: «Meglio un prete spretato che…» Mi ricordo solo la prima parte.
Fisicamente sono un bell’uomo, con un bell’alito e delle meravigliose ascelle!
Ho una bellissima patente che tutti mi invidiano.
Cerco una donna che sappia leggere e scrivere, che vada a dormire al
massimo alle 18.30, cosí se la sera voglio uscire e andare a donnine con gli
amici, o a giocare d’azzardo a carte, o alle corse dei cani, sono tranquillo
perché lei è a casa che dorme.
Cerco una donna che sia anche brava in cucina.
Età massima quarant’anni. Dolce, mansueta e che mi dia sempre ragione.
Se tra chi leggerà questa lettera vi fosse qualcuna interessata, provveda
immantunissimamente!
Il mio numero di telefono è 8x1000!
Se va in porto, voglio come testimone di nozze Maria De Filippi.
Se il signor Frassica è libero mi piacerebbe averlo al tavolo dei Vipp, insieme
a Remo Girone della Piovra, che veniva a scuola con me e già si capiva che
avrebbe fatto la Piovra.
Ho già scelto la sala, il ricevimento lo faccio al Ristorante Fratelli Badessa,
detti «i cornuti» per motivi che non conosco. Venti euro a testa escluse
bevande. Il ristorante si trova dietro la chiesa e quindi il trasferimento è breve. A
piedi in un minuto e trenta secondi ce la fai.
Buona continuazione a tutti.

Giovanni Seta

P.S.: Il mio tipo ideale è la signorina Silvani del film Fantozzi.

Giovanni Seta
La Mazzamauro lesse la lettera e capí che Cupido aveva colpito
ancora.
Prima di decidere un passo cosí importante chiamò tutti i suoi
parenti: il giornalista Mauro Mazza, il maestro Gianni Mazza, Don
Mazzi, Sandro Mazzola, Mazinga, il barone Carlo Mazza, Benedetta
Mazza e Valeria Mazza.
Il matrimonio non fu fortunato. I due si lasciarono.
Lei ha continuato una brillante carriera al cinema e a teatro. Lui
invece di mestiere adesso fa il tagliatore di aglioli a Copenaghen.

LETTERA AD ANNA OXA

Mi chiamo Bonomello Bonomelli, ho settantasei anni e non per questo sono


bello, anzi sono bruttarello. Ma un brutto che non piace.
Ho il naso molto grosso ma non schiacciato, come quello dei pugili, che li
rende affascinanti e sofisticati.
Il mio naso è a forma di vaso da fiori messo all’incontrario.
A scuola mi bullizzavano e mi chiamavano «Bonomello»: quegli imbecilli non
sapevano che Bonomello era il mio vero nome all’anagrafe.
Anche a casa mia mi prendevano in giro, aspettavano che io mi
addormentassi per mettersi a ridere e sfottermi per il mio naso e per il mio nome
e cognome.
Specialmente mia madre, che aveva una risata sghignazzante.
Io chiudevo gli occhi e piangevo a occhi chiusi.
Decisi di farmi operare dal chirurgo francese Plastic Maren, che aveva
novantasei anni e operava in stato di ubriachezza due pazienti alla volta, uno
con la mano destra e uno con la mano sinistra.
Andai da lui, scelsi il giorno in cui era meno ubriaco e mi feci operare
utilizzando i soldi che avevo messo da parte dentro un maiale di ceramica con
la fessura sulla testa.
L’operazione non si sa se è riuscita perché dal 2006 non mi hanno ancora
sbendato.
Appena mi sbenderanno voglio incontrare Anna Oxa, per fidanzarmi con lei e
poi sposarla.
Bonomello Bonomelli

Anna Oxa si commosse, lo sposò, ma dopo che lo sbendarono lo


lasciò.
Adesso i due vivono separati; lei continua la sua brillante carriera
di cantante in Puglia, lui invece è diventato un serial killer ricercato
dalla polizia, ha ucciso e continua a uccidere per vendetta tutti quelli
che lo chiamavano Bonomello.

LETTERA AD ANNA TATANGELO

Cara U.D.,
mi chiamo Tony Sgabello, sono un chitarrista e molto probabilmente sono
figlio segreto di Elvis Presley, anche se fino a dieci anni pensavo di essere figlio
segreto dei fratelli Taviani.
Mia mamma mi racconta che da ragazza andava ai concerti dei grandi
cantanti, e fingendosi donna delle pulizie si ficcava dentro i letti di tutti.
Lei dice di essere andata a letto con Elvis anche se amava i Beatles e i
Rolling Stones, girava il mondo veniva da gli Stati Uniti d’America.
Qui in Italia dice di essere andata a letto con Pupo, i Pooh, Pupi Avati e
Drupi. Non so se crederle. Ma si tratta di mia mamma e sappiamo tutti che la
mamma è la migliore amica dell’uomo.
Ho fatto il servizio di leva e ho ricevuto tantissimi applausi.
Suono la chitarra, somiglio molto a Red Canzian, di carattere sono dolce,
docile, ubbidiente, spazioso.
Cerco una ragazza sensibile, senza grippi sulla testa, che non sia figlia
segreta di nessuno, che ami la chitarra prima di me e poi me.
Non mi interessa com’è fisicamente, mi so adattare a ogni inconvenienza.
Spero di trovarla entro fine mese perché ho intenzione di partire per
l’America.
Attendo fiducioso,

Tony Sgabello

Anna Tatangelo rispose all’invito: si sposarono in America.


Ma dopo la prima notte lo lasciò: si era accorta che Tony Sgabello
aveva una maschera di gomma e in realtà era una donna.
Tony adesso fa la showgirl a Miami e in tutto il sud della Florida e
si fa chiamare Antonya Sgabell.
Anna soffrí tantissimo, si sfogava col cibo. Non mangiando, ma
rompendo in mille pezzi pane, carne, pasta, formaggi.
Fortunatamente poi conobbe Gigi D’Alessio e si misero insieme.
Però la povera Anna, ancora traumatizzata, prima del fatidico «sí»
provò a vedere se Gigi aveva una maschera, se quella era la sua
vera faccia.
Anna Tatangelo è stata anche protagonista al cinema del film
Natale al Sud.
Un bel film, però mi è piaciuto di piú il libro.
Mi successe la stessa cosa quando vidi la versione
cinematografica de I miserabili, molto meglio il romanzo di Victor
Hugo.
C’erano diverse inesattezze.
Al cinema è molto facile sbagliare.
ANCHE I VIPP SBAGLIANO (SPECIALMENTE I REGISTI)

Certi film che noi definiamo bellissimi e forse dire «bellissimi» è


troppo poco e forse dire «troppo poco» è poco, ci possono deludere.
Guardandoli attentamente ci accorgiamo che hanno dei difetti,
analizzandoli fotogramma per fotogramma prima o poi ci trovi
l’errore.
Io sono tra quelli a cui queste cose non sfuggono, forse perché
appartengo al mondo del cinema, al mondo della cellulite. Mi
accorgo che sto sputando nel piatto dove mangio, ma sono fatto
cosí, io dico pane al pane e Marcellino al pane e al vino.
Eccovi dunque la top ten degli errori nel cinema:

I 10 COMANDAMENTI , regia di Cecil B. DeMille (1956).


Il settimo comandamento «Non rubare» viene saltato e si passa
direttamente all’ottavo «Non dire falsa testimonianza».
Solo pochi appassionati di catechismo se ne sono accorti. Nella
scena in cui Charlton Heston parla al popolo, si vede che gli si
stacca la barba finta e lui se la tiene con la mano tutto il tempo.
Inoltre quando Mosè apre le acque del Mar Rosso si sente
chiaramente il rumore di uno sciacquone. Quando gli ebrei si
riuniscono davanti a Mosè, si vede sullo sfondo il Colosseo, coi
turisti che fanno le foto.
Quando Mosè torna con le tavole dei dieci comandamenti, si
intravede invece che in una c’è scritto «Attenti al cane» e nell’altra
«Non calpestare le aiuole».

ZORRO , regia di Duccio Tessari (1975).


Alla fine del primo tempo al protagonista Zorro, interpretato da
Alain Delon, nel momento in cui usa la spada per disegnare il suo
celebre segno, è scappata una N che però vista da lontano è
sembrata una zeta.

BLUES BROTHERS , regia di John Landis (1980).


All’inizio del secondo tempo c’è Gigi D’Alessio che canta Non
dirgli mai non previsto dalla sceneggiatura dello stesso John Landis
e Dan Aykroyd.

ROMA A MANO ARMATA , regia di Umberto Lenzi (1976).


Uno dei delinquenti spara ai poliziotti, ma la pistola è ad acqua,
infatti il poliziotto non muore, ma si bagna soltanto, e la prende a
ridere…

MILANO CALIBRO 9 , regia di Fernando Di Leo (1972).


Il critico cinematografico Annomario Cugghiu ha scoperto che
tutto il secondo tempo è stato girato ad Abbiategrasso, non a Milano.

LADRI DI BICICLETTE ,
regia di Vittorio De Sica (1948).
Nella scena dove il padre del bambino ruba la bicicletta in un
muro si intravede un manifesto pubblicitario con la scritta «Vota
Berlusconi».

FORREST GUMP , regia di Robert Zemeckis (1994).


La scatola di cioccolatini che Tom Hanks tiene sulle gambe è in
realtà un computer portatile su cui sono scritte tutte le battute del
film, poiché Tom non ha grande memoria.
Infatti, ascoltando attentamente, è possibile distinguere piú volte il
suono dell’avvio di Windows e si nota il mouse poggiato sulla
panchina.

IL DIVO ,
regia di Paolo Sorrentino (2008).
Come è noto, Toni Servillo indossava orecchie finte per somigliare
ad Andreotti. In una scena all’inizio del secondo tempo gli cade per
terra l’orecchio destro, in pochi se ne sono accorti; lui velocemente si
china, prende l’orecchio e se lo mette in tasca, quindi prende un
giornale e finge di leggere, coprendo la parte destra del viso.
Prima delle riprese per entrare nella parte Servillo ha usato il
metodo Gavrosky. È andato in giro con una gobba finta per otto
mesi, se la toglieva solo per fare l’amore con sua moglie e poi se la
rimetteva subito, ha visto tre volte La banda del gobbo con Tomas
Milian, ed è stato ospite da Paola Perego rimanendo fermo
immobile, gli occhi fissi al soffitto, per quaranta minuti senza dire
nulla. Nella scena del bacio tra Totò Riina e Giulio Andreotti, solo
pochissimi attenti cinefili hanno notato la traccia di rossetto che il
senatore Andreotti lascia sulla guancia di Riina.

8 1/2, regia di Federico Fellini (1963).


In una scena chiedono l’ora a Marcello Mastroianni e lui risponde:
«Le otto e mezzo» ma con le mani mima il sette.

IL TASSINARO , regia di Alberto Sordi (1983).


C’è una scena di un cliente che a piazza Navona scende dal taxi,
paga e poi, dopo aver riconosciuto Sordi, gli chiede un autografo. Ma
il nostro Albertone sotto voce gli sussurra: «Vai via, vai via che
stamo a girà un film…»
Sordi per entrare nel personaggio ha studiato per mesi il
comportamento del tassista. Il grande attore romano, per
interpretare Pietro Marchetti (cosí si chiamava il protagonista) si è
ispirato a un vero autista di taxi romano, piú esattamente di
Trastevere, che si chiamava Pietro Fiamma, detto anche «Il Tassista
dei Vipp».
IL TASSISTA DEI VIPP

Il vero Vipp di solito non guida (i piú ricchi hanno l’autista), molto
di frequente si sposta in taxi.
A Roma ci sono novemila tassisti, seconda solo a Cefalú che ne
ha trentunomila.
I tassisti romani si conoscono tutti tra di loro e piú comunemente
si chiamano tassinari.
Pietro Fiamma, portato sul grande schermo da Sordi, è ancora
vivente, ha novantanove anni, gode di ottima salute. Come tassista
regolare è ormai da tempo in pensione, ma continua a lavorare
facendo il tassista abusivo. Pietro col suo taxi ha trasportato tutti i
presidenti di tutte le Repubbliche, Mina, Celentano, lo stesso Sordi,
Andreotti, Totò, Peppino, la Malafemmena, un’infinità di ministri,
virologi, etc.
Pietro ha iniziato con i taxi in bianco e nero, all’età di dieci anni,
senza patente libretto e triangolo.
Faceva il tassista sotto il falso nome di «Jennifer Luna
Superstar». Il taxi l’aveva rubato alla sua maestra. Era felice di fare il
tassista. Dai dieci ai diciotto anni non stava mai tranquillo, aveva
paura di essere fermato dalla polizia. Per fortuna dimostrava
vent’anni in piú di quelli che aveva realmente. A dieci anni ne
dimostrava trenta, a cinque anni venticinque, a un anno ventuno.
Lo teneva bene il suo taxi, non aveva nemmeno un graffio,
neanche a pagarlo oro. All’interno ogni giorno passava
l’aspirapolvere e la cera. Faceva anche il cambio di stagione quattro
volte l’anno. In inverno. In primavera. In estate. In autunno.
Sul taxi di Pietro si organizzavano spesso eventi sportivi. Dicono,
anche se a me sembra strano, che la prima partita ufficiale della
Nazionale italiana di calcio, Italia-San Giacomo di Roburent, si giocò
sul suo taxi.
Circola una voce secondo la quale, nel taxi di Pietro avvennero
anche molti episodi storici, come ad esempio la prima seduta
dell’Onu, un’edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, il battesimo di
Enrico Mentana, la Disfida di Barletta.
Pietro ha avuto sei taxi e quando gli chiedono a quale dei sei si
sente piú affezionato, risponde: «I taxi sono come i figli».
Come dargli torto?
Pietro proprio perché guida il taxi è un gran pettegolo.
I tassisti hanno il vizio di ascoltare le telefonate dei passeggeri e a
volte intervengono. L’anno scorso ero al telefono con mio nipote
Giorgio, parlavamo del piú e del meno, di Leonardo Da Vinci,
dell’Etna, di Vittorio Brumotti di Striscia la notizia, di razzismo, di
Mozart, di che fine ha fatto Elisabetta Gardini e del prezzo degli
stivali da donna; poi alla fine salutandolo gli chiesi un favore.
Io: «Giorgio, mi giochi questi sei numeri al superenalotto? Scrivi, ti
faccio anche la smorfia».
Giorgio: «Zio, per telefono non si vede la smorfia…»
Allora gli feci una videochiamata:
«Scrivi:

8 - 10 - 66 - 60 - 11 - 21
8 il cappotto (fa rima)
10 pasta e ceci (fa rima)
66 l’impermeabile (fa rima)
60 i favolosi anni Sessanta
11 la spillatrice
21 la febbre a 40».

Il tassista, un anziano coi baffi, con molti occhiali, coi capelli


bianchi, si intromette e mi fa: «Glieli do io i sei numeri, questa
settimana il jackpot è di venticinque milioni di euro, giochi questi sei
numeri:

25 la vincita
47 morto che parla
46 morto che parla il giorno prima
11 perché mi è piaciuto molto Don Matteo 11 piú delle altre serie
4 le quattro chiacchiere che stiamo facendo
64 il taxi.

Richiamai immediatamente mio nipote Giorgio e gli dissi: «Non


giocare piú quei numeri che ti ho dato gioca questi: 25-47-46-11-4-
64».
La sera vennero estratti i sei numeri vincenti e – maledetto
tassista! – uscirono i miei:

8 il cappotto (fa rima)


10 pasta e ceci (fa rima)
66 l’impermeabile (fa rima)
60 i favolosi anni Sessanta
11 la spillatrice
21 la febbre a 40.

Avrei voluto uccidere quel mascalzone del tassista!


Amici, se vi capita di prendere un taxi con un tassista anziano coi
baffi, con molti occhiali, coi capelli bianchi, non lo state ad ascoltare,
anzi mandatelo via, dategli un calcione e rigategli l’auto!!!
Comunque e perunque, non tutti i tassisti sono come il
«maledetto» di cui sopra.
Per esempio, in occasione di un Festival del Cinema, ho viaggiato
da Messina a Taormina con un tassista simpaticissimo, un tassista
dei Vipp, che mi fece conoscere la piú bella attrice del mondo.
Non mi voglio vantare, ma ho avuto una mezza, forse un quarto di
love story con Charlize Theron. La atomica bionda del cinema
americano protagonista de L’avvocato del diavolo e di altri film di
grande successo. L’ho conosciuta al Festival di Taormina, me l’ha
presentata il simpatico tassista alla fermata dei taxi. Ho attaccato
bottone. Ho cominciato a dirle: «I taxi americani sono migliori dei
nostri, se ti trovi a Roma ti presento un tassista, uno dei migliori
d’Italia, il taxi è una gran bella comodità…» Poi ho smesso di parlare
di taxi e le ho detto una frase che ha fatto molto effetto su di lei: «Tu
sei Theròn, sai anch’io sono teron…»
Lei qui si è commossa, mi ha detto che i nonni dei suoi nonni
erano originari di Trapani. Io per ricambiare le ho detto che i nonni
dei miei nonni erano americani. Mentre dicevo cosí, si è messa a
piangere, ha appoggiato la sua testa sulla mia spalla e io da gran
signore non ne ho approfittato.
Lei mi ha detto: «Facciamoci un selfie». Io ho risposto: «Sí,
Charlize, ma finisce qui». E lei: «Tu sei una bravo persono» (non
parlava bene l’italiano). E mi ha regalato quarantamila lire. Io le ho
fatto lo scontrino. Lei lo ha preso e lo ha buttato nel cestino della
spazzatura.
I vigili avevano visto tutta la scena. Si avvicinarono e dissero:
«Signorina, noi l’abbiamo vista che ha buttato lo scontrino! Ora le
dobbiamo fare la multa!» Charlize Theron non capiva l’italiano e
diede loro centomila lire per il disturbo. I vigili presero i soldi,
ringraziarono e le regalarono come souvenir un pupo siciliano.
Io volevo andarmene, avevo da fare, ma lei mi seguiva, allora per
seminarla mi buttai a mare e andai a nuoto fino a Messina. Nel 1990
io ero piú giovane e non mi pesava. Arrivai a Messina tutto bagnato
e sudato, non si distingueva l’acqua di mare dal sudore.
Quando raccontai questa storia ai miei amici al bar, non mi
credettero, dicevano: «È impossibile che qualcuno ti abbia regalato
quarantamila lire!»
Io ancora conservo quelle quarantamila lire, le ho incorniciate con
una cornice da duecentocinquantamila lire.
LE FESTE

I Vipp vanno tutte le sere a qualche festa.


Il Vipp va dove c’è gente, vuole farsi notare, va alle inaugurazioni,
ai compleanni, ai matrimoni, alle cresime, alle eucarestie.
Il Vipp se vede un incidente ci si ficca in mezzo, va a tutti i
funerali.
Domenica scorsa un matto minacciava di buttarsi dal Colosseo
urlando a squarciagola: «Basta con questa società di magnaccia!!!
Mi butto, mi butto!!!»
Sotto c’erano le telecamere di Rai, Mediaset, Sky e La7, migliaia
di persone che col cellulare facevano dirette Facebook e Instagram.
Poi a sirene spietate arrivano i Carabinieri, la Squadra Mobile, la
Digos, la Buoncostume, gli psicologi e gli assistenti sociali a
gridargli: «Dài, scendiiii, non essere paranoico, non fare follie!»
E l’aspirante suicida: «Che significa paranoico?»
E da sotto: «Dài, scendi, che abbiamo il vocabolariooo!»
Il matto si fece convincere e scese.
Sotto c’era una folla bestiale. Pane per i Vipp.
Patrizia Pellegrino intervistata da La vita in diretta: «Ha fatto bene
a scendere, la vita è bella, è bello vivere e andare a teatro, io da
martedí prossimo sarò al Teatro Le Scalette di Roma con la
commedia L’avaro di Molière dove interpreto il ruolo di Mariana».
Anna Tatangelo intervistata a Pomeriggio5: «Sono contenta che
alla fine quel signore non si sia buttato, spero si rifaccia una vita. Un
uomo non dovrebbe mai buttarsi dal Colosseo e, come dice la mia
canzone Essere una donna, con quegli occhi…»
Poi c’era Fabrizio Bracconeri, Enza de La pupa e il secchione,
Alberto Urso vincitore di Amici 2019, Gianni Sperti, Platinette,
Maurizio Battista, Serena Garitta, Angela ex Non è la Rai e tanti altri
Vipp e celebrità.
Anch’io essendo Vipp ancora oggi vado alle feste.
Proprio mentre sto scrivendo, sono reduce dalla presentazione
del libro I vantaggi dell’invenzione della porta, di Benzino Benzini.
L’argomento che tratta è interessantissimo.
La porta è stata un’invenzione geniale, orrendamente geniale.
Prima, quando non c’era la porta, i ladri entravano liberamente
nelle case e rubavano. Alcuni ladri piú abili, per aumentare la
difficoltà entravano dalle finestre, anche per deontologia
professionale.
Senza le porte nessuno bussava, fallivano i venditori di
campanelli, i citofoni erano tutti buttati nelle discariche, non si
sapeva cosa farne.
Se eri nudo, la gente entrava, tu ti arrabbiavi e dicevi: «Non si
bussa prima di entrare?» E loro ti rispondevano: «E dove devo
bussare?» Avevano ragione loro!
È proprio a causa della mancanza delle porte che furono inventati
il Colosseo e le gallerie.
Anche la parola «porta» non faceva ancora parte dei vocabolari.
Se qualcuno diceva: «Porta qualcosa da bere», la gente non capiva
e si faceva la doccia, oppure si buttava nel fiume.
Che bella invenzione la porta!
Bruno Vespa è un ingrato.
In tanti anni di Porta a porta non ha mai voluto dedicare una
puntata alla Porta!
Nei capitoli seguenti, vi parlerò di alcune feste e ricorrenze alle
quali ho partecipato personalmente.
LE ORECCHIE DI ROSANNA
(TUTTI A CASA DELLA CONTESSA)

Eravamo nel tardo pomeriggio, le 21.30.


Ero in compagnia di Peppe Sciacquapaglia, all’epoca direttore del
«Corriere della Sera». Peppe ha iniziato a fare il giornalista a un
anno e mezzo.
Insieme siamo andati alla presentazione dell’ultima fatica
letteraria di Rosanna Cancellieri, Le mie nuove orecchie e
quant’altro, sottotitolo Confessioni di chi si rifà qualcosa. Prefazione
di Roberto Saviano.
Un bel libro, nel quale racconta che era stanca delle sue orecchie,
a semisventola che pendevano a destra. «Ero stanca, adesso mi
sento un’altra donna, sono rinata. Ho spostato le orecchie in avanti
di quattro centimetri, ma solo ed esclusivamente le orecchie… non
come certe persone».
Eravamo in tanti. Oltre me e Peppe erano presenti «Er Monco»,
«Er Bacarino», la contessa De Blanck che guardava tutti dall’alto in
basso e da giú alle gambe.
Alle 21.45 tutti a casa della contessa Maria Pia Rizzolo, a
mangiare il cestino (quello del cinema). Eleganza, frivolezze,
mondanità e tante risate (c’era Stefano Masciarelli che faceva
l’imitazione di Agnelli con l’orologio sopra il polsino e l’imitazione di
Andreotti con la gobba).
Risate con le lacrime.
Era quasi mezzanotte e udimmo: «Ulululú! Ululú!», un grido.
Era Patrizia Pellegrino che si scusava per il ritardo e s’era messa
a piangere a dirotto. Aveva perso l’autobus.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con Paola Perego
del piú e del meno, di nozze, di radio, di pagelle scolastiche, di bontà
d’animo, di Belén, di orologi rubati, di seppie e di cure dimagranti. A
mezzanotte in punto arrivarono:

Gloria Guida senza Johnny Dorelli


Paola e Chiara senza Paola
Ricky Tognazzi senza Simona Izzo.

Tutti i presenti imbarazzati nel vederlo da solo. Scatta il panico:


«Dove l’hai lasciataaa? Che fine ha fatto Simonaaa? L’hai uccisaaa?
Criminaleee! A furia di girare fiction per Canale5, sei diventato un
assassinooo!!!»
Davanti a questo pubblico linciaggio, Ricky si sentí paralizzato.
Allora fece una videochiamata e mostrò a tutti che Simona era viva e
vegeta, stava scrivendo la sceneggiatura di una nuova fiction sulla
vita di Umberto Smaila.
Poi arrivò Biagio Antonacci (il cantante) eccitatissimo, che ci
raccontò la brutta vicenda che gli era capitata il giorno prima.
Entrando a casa aveva trovato un ladro tutto incappucciato, vestito
alla Diabolik, che aveva aperto la cassaforte e stava portando via
l’argenteria e i vari dischi d’oro della sua carriera. Biagio dalla paura
quasi era svenuto ma il ladro, che era un suo fan, gli aveva detto:
«Signor Biagio, come debbo chiamarla? Biagio o Antonio?»
Antonacci: «Chiamami Biagio».
Ladro: «Piacere, Ladro. Mi scusi ma non dico il mio nome per
motivi che lei può ben capire, non vorrei finire in carcere, non è una
bella cosa, non so cosa ne pensa lei…»
Antonacci: «No, anch’io penso che non sia una bella cosa».
Ladro: «Mi sono piaciuti gli ultimi suoi videoclip, signor Biagio mi
piacerebbe avere una particina nei suoi videoclip».
Antonacci: «Se ti avessi conosciuto prima avrei potuto inserirti in
Non vivo piú senza te, non vedo la tua faccia ma mi sembra che tu
abbia un bel corpo atletico».
Ladro: «Grazie Biagio. Mi fai per favore due autografi? In uno
scrivi: “A Gianni Andriolo con tanta simpatia stima predisposizione e
affetto Biagio”, tra parentesi “Antonacci cantante”. Poi ne vorrei uno
dove devi scrivere: “Anna ama Maurizio”, sono due miei cugini che si
sposano domenica prossima… Grazie sei veramente gentile.
Se ti serve uno come me per un tuo prossimo videoclip ti lascio la
mia foto, l’indirizzo e il mio numero di cellulare… scusami tanto se mi
porto la refurtiva ma ho una famiglia e con l’arte non si campa!!!»
Terminato il suo racconto, Biagio disse: «Visto che ho parlato di
Non vivo piú senza te, ve la canto a cappella».
Applausi ed elogi. Rosanna lo baciò in bocca con la lingua e gli
disse: «Non sai che piacere mi ha fatto la tua presenza a questa
festa! Sarò felicissima di ascoltare le tue “nuove canzoni con le mie
‘nuove’ orecchie”».
A fine serata arrivò la torta che la contessa fece preparare per la
festeggiata: era una torta a forma di orecchio.
Verso la mezzanotte ricevette un messaggio da Renato Zero:
«Cara Rosanna io di solito non leggo libri però in questi giorni ho
letto il tuo libro e gli do un bel voto: ZERO (che è la firma)». Rosanna
dall’emozione non si trattenne e si mise a piangere, un po’ per la
torta a forma d’orecchio un po’ per il messaggio di Renato Zero.
Il libro ebbe un gran successo di vendita. Tant’è che Rosanna sta
scrivendo il prosieguo, si intitolerà: Le mie nuove orecchie 2 e
quant’altro. Parte seconda.
DONATELLA VERSACE

Nel mese di aprile dell’anno scorso sono stato alla festa di


Donatella Versace, che era a Roma per preparare una sfilata,
dedicata alla collezione Estate-Inverno-Paradiso.
Una festa da ricconi, nella sua villa di ventiduemila metri quadri
con vista panoramica su piazza di Spagna, stazione Termini,
Autostrada Roma-Napoli, Frosinone.
Tanti regali per Donatella: Roberto D’Agostino le ha regalato una
collana di perle, Alberto Matano una collana di poesie, Rosanna
Cancellieri una copia de Le mie nuove orecchie 2 e quant’altro.
Massimo Giletti le ha portato una macchina fotografica per due
persone, Aldo Vitali – direttore di «Sorrisi e Canzoni» – un tostapane
in 3D.
Al pianobar c’era Giovanna Bizzarri, quella che canta di notte da
Marzullo. Non ci ha fatto divertire perché la poverina era insonnolita,
visti gli orari in cui va in onda su Rai1. A farci ridere ci pensò Jerry
Calà che ogni tanto sbucava all’improvviso e urlava: «Non sono
bello, piacciooo. Capitooo? Libidineee!» Risate a crepapelle.
Il professor Cintioli di RaiNettuno rise cosí tanto che gli cadde la
dentiera e dopo l’imbarazzo totale di quella sera decise di ritirarsi
dalle scene.
Bruno Vespa arrivò all’una di notte ancora truccato, era stato in
televisione per pubblicizzare il suo ultimo libro.
Quel giorno era stato a: Domenica In, Quelli che il calcio, Radio
Maria, Un giorno in pretura, al Servizio meteorologico, alla Santa
Messa della domenica su Rete4, mentre il sacerdote leggeva il
Vangelo lui gliel’ha spostato e ha letto tre pagine del suo libro.
Poi è stato ospite a presentare il libro su Tele Padre Pio e al
segnale orario delle ore 15 su Rai2. In un solo giorno si era fatto il
giro di Mediaset, Rai e di tutte le reti locali, reti private e reti
ortopediche.
Due anni fa, per pubblicizzare un suo libro, Bruno Vespa è entrato
in campo durante la partita Juventus-Atletico Madrid, correndo nudo
con il libro in mano.
Accanto al tavolo di Bruno Vespa c’era Del Debbio che parlava
con il bassista dei Thegiornalisti del piú e del meno, di vacanze, di
libri, di topi, di brufoli, di economia e di farina tipo 00. Tra gli invitati
Sergio Rubini che stava per rovinare la festa, era arrivato dritto per
dritto dalla Puglia portando in dono tre chili di olive, ignorando che
Donatella odia le olive, anzi ne ha letteralmente paura! Quando vede
un’oliva scappa a nascondersi in casa della nonna a Reggio
Calabria.
All’età di undici anni, Donatella ancora non parlava, si esprimeva
gesticolando con le mani, fu allora che ebbe la sua prima brutta
esperienza con un’oliva.
Il giorno della sua cresima, le hanno fatto mangiare delle olive
benedette (vecchia tradizione laica ravennate), ma la povera
Donatella non sapeva che dentro c’era il nocciolo! È stata ricoverata
per due anni.
In medicina questa malattia si chiama olivofobia.
Adesso Donatella ha in parte vinto questa paura, sebbene sia
stata costretta ad assumere un «controllore di olive». Il compito di
questo suo dipendente è proprio quello di controllare se nella pasta,
nel panino, nel gelato che Donatella sta per mangiare ci sono le
olive.
Comunque e perunque, gli invitati erano tutti ricchi, tutti Vipp:
artisti, imprenditori, politici, sacrestani, chirurghi plastici.
C’erano quattrocentocinquanta chirurghi plastici, che spesso si
appartavano con qualche attrice e le rifacevano una bocca, un seno,
una palpebra.
Purtroppo, durante uno di questi interventi, la baronessa
novantanovenne Salvatrice Tricamo Appendiabiti Argani dei Castelli
morí sotto i ferri. Il giorno dopo, tutti i ricconi a fare a gara per chi le
comprava la bara piú costosa. Vinse la festeggiata Donatella
Versace che le fece costruire una bellissima bara tutta rivestita in
coccodrillo.
AMADEUS (SANREMO BIS)

Amedeo Umberto Rita Sebastiani (questo il vero nome e


cognome di Amadeus), segno zodiacale Vergine, quando ha saputo
che avrebbe dovuto presentare per il secondo anno il Festival di
Sanremo ha organizzato una festa meravigliosa.
Ha invitato tutti gli amici. Primo su tutti Rosario Fiorello, poi Beppe
Fiorello che nonostante fosse impegnato sul set della fiction di Rai1
Vita, opere e materassi di Giorgio Mastrota, era riuscito lo stesso a
essere presente. Non poteva mancare Catena Fiorello, che ha
portato in dono al festeggiato una copia della sua ultima fatica
letteraria, il libro dedicato ai suoi fratelli intitolato Siete meglio delle
sorelle Lecciso.
Erano tantissimi i Vipp presenti alla festa; c’era Daniele Interrante
in coppia con Daniela Santanchè, che voleva andare a dormire
presto, mentre lui invece faceva public relation, Fabrizio Bracconeri
aveva portato con sé le foto del telefilm I ragazzi della terza C e i
ritagli di giornale di quando lavorava a Forum con Rita Dalla Chiesa,
e le mostrava a tutti i presenti, compresi i camerieri, che lo odiavano.
Dietro una pianta c’era Claudia Koll col rosario in mano che
pregava con Giuseppe Cruciani de La zanzara, il quale si alternava
con Paolo Brosio. Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava
con Francesco Baccini del piú e del meno, di fazzoletti, di bricolage,
di giustizia, delle pensioni e delle trattorie dove si mangia male.
C’era la Lambertucci, che ci spiegava la dieta del «Petto di Cavallo»;
basta mangiarne 100 grammi al giorno per raggiungere le misure
perfette: 121-15-1000. Flavia Vento e Daniela Martani, animaliste
sfrenate, contestavano la Lambertucci che si difendeva dicendo:
«Non è necessario uccidere i cavalli, si possono utilizzare pure quelli
di peluche». C’era anche Giancarlo Magalli che s’era portato da
casa dei panini e una scatoletta di tonno. Era accompagnato da una
ragazza molto bella, la principessina Anna Grazia Maya che per
diletto lavora nel circo Elegant Circus 2000 e si esibisce come
cavallerizza: sta in equilibrio sul cavallo su un piede solo, poi il
cavallo con sopra la ragazza sta in equilibrio con una sola zampa su
un elefante. Comunque ha tenuto a precisare che nel circo gli
animali non vengono maltrattati. Tutti gli animali (cavallo, elefante e
tutti gli altri) sono assunti con regolare contratto. Giancarlo ha
promesso ad Anna Grazia Maya che pubblicizzerà questo bellissimo
numero in televisione su Rai2 nella trasmissione I fatti vostri. La
principessina rivolta a Magalli gli dice: «Giancà se me stai a pijà per
culo te tiro na castagna che esco prima io der gabbio che te dar
coma e te do na craniata tarmente forte che dopo nun devono
chiamà er becchino ma a raccolta differenziata». Poi c’era Demo
Morselli, che passando da un tavolo all’altro pubblicizzava il suo libro
autobiografico dal titolo chilometrico: Demo Morselli dai lunghi
capelli, sempre innamoratissimo della moglie, che suona e canta alla
tv nelle piazze e i fan vanno pazze e pazzi di tutte le sue canzoni
dalla prima all’ultima.
La prefazione è di Paolo Mieli, la copertina bella pattinata, ha la
sua faccia coi capelli lunghi, da cui escono le sette note del
pentagramma. Seicento pagine, costo: un euro.
C’eravamo tutti.
C’era Francesco De Gregori e tutti a urlargli nelle orecchie:
«Cantaci Bonanottte fratellino… cantaci Bonanottte fratellino… Dài
dài».
E lui: «No, c’ho da fare, debbo andare in bagno…»
Poi arrivarono in gruppo Nek, Mal, Pif, Ron e Luca Carboni e tutti
a dire a Luca Carboni: «Levati di mezzo!» «Cosí rimangono Nek,
Mal, Pif e Ron!» «Luca, togliti che rovini tutto il giochino!»
Alle 23.30 arrivò Mughini ma aveva dimenticato a casa l’invito e
quindi lo lasciarono tutta la sera fuori dalla porta, a sbraitare come
un forsennato.
Carla Fracci, che ha un cuore grande, ogni tanto gli lanciava
qualche tartina e qualche bicchiere di vino rosso. All’una di notte
Amadeus prese il microfono e iniziò a ringraziare tutti. Cercò di
essere conciso ma parlò per otto ore di fila. Alle nove di mattina
arrivò una torta gigantesca bianca e rossa da cui uscí fuori Serena
Grandi, che fece gli auguri a tutti e mostrò il suo tatuaggio «Il Premio
Oscar per La grande bellezza». Grandi applausi e migliaia di flash. E
tutti a complimentarsi con lei per questo premio che poche donne
italiane hanno vinto: Sophia Loren, Anna Magnani, Lina Wertmüller.
Amadeus si era innervosito perché sembrava che i presenti fossero
troppo distratti, quindi prese il microfono in mano e rilasciò per i
giornalisti presenti una dichiarazione a sorpresa: «A Sanremo le mie
prime donne saranno una per ogni serata. Le serate sono cinque e
le mie co-presentatrici saranno: Serena Grandi, Vladimir Luxuria,
Rosanna Cancellieri e Marta Flavi».
L’ALAMBERTUCCI (UNA LUNGHISSIMA FESTA)

Che serata! Una festa lunghissima per festeggiare il suo


passaggio dalla Rai a Mediaset. Parteciperà a Pachino Expresss, un
nuovo reality in cui dieci personaggi televisivi raggiungono Pachino
in Sicilia e lavorano veramente zappando e raccogliendo i famosi
pomodorini di quella città, abbandonando definitivamente la
televisione.
Rosanna volle organizzare questa sua festa in una delle sue
dodici ville.
Si iniziava alle 14 del pomeriggio per finire alle 4 di notte.
Io quel giorno arrivai alle 10, quattro ore prima. Allora ne ho
approfittato per dormire un po’ davanti al cancello della villa. Dentro
un sacco a pelo, poi mi sono lavato la faccia, tagliato le unghie, mi
sono dato una pettinata un po’ di rimmel e pronto per la festa. Come
regalo le portai dei fiori che avevo raccolto nel suo giardino prima di
entrare, poi aggiunsi una busta con cinquanta euro e un pizzino su
cui scrissi: «Auguri Rosy, anni e anni di questi giorni, con questi soldi
comprati quello che vuoi». C’erano tutti: Remo Girone, Paola
Quattrini, gli 883, la contessa De Blanck con la figlia e il nuoro (il
genero, quando sono nobili si può dire sia genero che nuoro), il
mezzo duca conte Annobello Briachella Tant’Acqua Cortese degli
Spostamobili Umbri RealMadrid, un bel ragazzo alto ma
completamente deficiente.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con Mietta del piú
e del meno, di murales, di gravidanza, di parmigiana, di interruttori
della luce, di Mina e di Silvio Pellico. A mezzanotte, ora piú ora
meno, arrivarono altri invitati, i piú nottambuli.
Rossano Rubicondi a petto nudo, stranamente da solo.
Rossella Midollo, la scrittrice, amica d’infanzia di Rosanna. La
Midollo ha scritto nel corso degli anni tre libri. Il primo scritto a
quattro mani col marito Rosario Sapone è Costruite da soli il vostro
tunnel, manuale completo per realizzare da soli tunnel e gallerie fino
a dieci chilometri di lunghezza. Di questo volume sono state vendute
in totale solo sei copie…
Una perdita per la casa editrice di centomila euro.
In seguito, da sola scrisse altri due libri: Cosí parlò Balaustra e
Come scippare in allegria a musica alta. La vendita complessiva di
questi due volumi raggiunse dodici copie (dieci le comprò la Clerici
per solidarietà).
Le consigliarono di cambiare mestiere. Alla lavanderia Sorelle
Spuma cercavano una lavorante, magari ex scrittrice, ma Rossella
non ne voleva sapere, fu un fallimento totale. Disperata, minacciava
continuamente di togliersi la vita.
Una volta chiese al suo amico fraterno Gianni Togni (autore e
interprete della canzone Luna, nonché direttore del circo Togni) la
chiave del suo circo. Entrò alle due di pomeriggio dentro la gabbia
dei leoni e iniziò a provocarli, offendendoli: «Siete delle bestie
stupide, animali poco intelligenti, i cavalli sono meglio di voi!!!» Li
provocava perché voleva farsi mangiare. Ma i leoni non la
degnarono neanche di uno sguardo.
A un certo punto arrivò Maurizio Mattioli, che ci ha raccontato la
barzelletta Pierino e la fonderia d’acciaio, e poi ha detto col sorriso
beffardo: «Che differenza passa tra l’ospedale e il cellulare?»
Nessuno lo sapeva. Tutti a tentare, ma lui diceva sempre che non
era la risposta giusta. Tutti a sforzarsi. Aurelio De Laurentiis:
«Maurizio dillo, dillo solo a me e ti do cinquantamila euro». Niente da
fare, questo segreto lo porterà con sé nella tomba. Che campi mille
anni.
Alle 20.25, dopo Blob, Rosanna Lambertucci chiama con un
megafono gli invitati: «Tuttiiiii alla mangiatoiaaa! Tuttiiii alla
mangiatoiaaa!»
«Però, prima di mangiare vi voglio far vedere queste creme di
bellezza antirughe anti cicatrici anti piega anti doppio mento, il
doppio mento lo dimezza in uno!… e altre creme e profumi».
Approfittava della festa per vendere questi prodotti.
Io ho speso novecento euro, mi pareva brutto non acquistare
nulla.
Daniele Interrante ha speso centoquarantamila euro per la sua
Bianca Berlinguer.
Mughini, taccagno com’è, ha detto: «Io ho già la casa piena,
faccio collezione di queste creme».
David Parenzo lo ha sbugiardato, dicendo che non era vero e cosí
Mughini ha lasciato la villa fischiato da tutti i presenti. Rosanna ha
detto: «Mughini non metterà mai piú uno dei suoi due piedi in casa
mia!!!»
Alle 23, cenone: sette assaggini di primi piatti e dolce finale, che
aveva portato Fabrizio Bracconeri.

Che festa, che seratona! W Rosanna!!!


M’è costata novecento euro: soldi benedetti!!!
LA FESTA DEL COBRA

Per i quaranta anni della canzone «Il cobra non è un serpente |


ma un pensiero frequente | che diventa indecente | quando vedo te |
quando vedo te | quando vedo te | quando vedo tee», Donatella
Rettore ha voluto organizzare una bella festa nella sua villa a
Castelfranco Veneto. Una villa lussuosissima con una piscina grande
quanto il lago di Garda.
Donatella, che è spiritosissima, ripeteva a tutti una sua battuta
storica: «Guarda che bella questa mia piscina! Ogni tanto faccio un
tuffo… nel passato».
Con ciascuno degli invitati che arrivavano alla festa, Donatella
faceva un selfie e lo pubblicava sui social.
Io la conosco bene Donatella e per lei ormai sono uno di famiglia,
mi ha dato le chiavi di casa sua.
Posso entrare quando mi pare, però devo stare attento al cane, si
chiama Stefano Bettarini, è un caso di omonimia, non c’entra niente
con l’altro Bettarini.
Ogni volta che vado porto dei fiori per lei e il marito e un osso per
Bettarini (spesso lo chiamano col nomignolo Betta, anche perché è
una cana). Betta oltre allo stipendio guadagna bene con le mance.
Alla festa c’erano tutti. Martina Colombari, che per l’occasione ha
indossato la fascia di Miss Italia 1991. Al tavolo centrale c’era Del
Debbio che parlava con Massimo Boldi del piú e del meno dell’Inter,
di cerniere, del ballo liscio, di politica, di scollature, di Pigmei, del
prezzo del tabacco e di ricotta infornata.
Poi c’era Michele Placido che ci recitava il finale della Piovra,
l’uccisione del commissario Cattani… si buttava a terra e fingeva di
morire.
Tutti emozionati e impressionati della superba interpretazione.
Gli abbiamo chiesto il bis e lui ci ha accontentati da grande attore
e bella persona che è. Noi italiani siamo fieri della Piovra che ha
fatto conoscere la nostra bella penisola in tutto il mondo.
C’erano Ron e Tosca che vollero ricantare insieme la canzone
Vorrei incontrarti fra cent’anni con la quale vinsero il Sanremo del
1996. Essendo quel giorno febbraio 2020 intitolarono la canzone
Vorrei incontrarti fra 76 anni. Applausi lunghissimi.
Seduti allo stesso tavolo c’erano David Parenzo e Marco Liorni
che litigavano: il primo diceva di aver letto su un quotidiano che «il
Montecatini calcio, dalla serie D, è retrocesso nella pallavolo». Liorni
diceva che «non era possibile». I due vennero alle mani, ebbe la
peggio Marco Liorni perché David Parenzo aveva un coltello
giapponese modello Kasumi e lo aveva colpito piú volte sotto
l’ascella.
Adesso i due non si parlano piú, fanno finta di non vedersi. Al
tavolo accanto invece dopo anni si riappacificavano Pippo Baudo e
Masha Sirago, una soubrette che nel 1990 durante la trasmissione
Gran premio gli aveva tirato la «Torta in faccia». Baudo le disse: «Ti
perdono se adesso vai a tirare una torta in faccia a Giampiero
Mughini». Lei lo fece immediatamente ma nessuno se ne accorse.
A mezzanotte in punto è arrivato Luca Giurato, che purtroppo
scendendo dalla macchina s’è chiuso le dita delle mani nella
portiera, ma per non rovinare la festa non ha detto niente ed è
andato in giro sanguinando tutta la sera.
Alle 2 è svenuto e prima di svenire, parlando alla sua solita
maniera, ha detto: «Ospedalatemi alla portata…», in realtà voleva
dire: «Portatemi all’ospedale…».
Che ridere, quanto ci siamo divertiti!
C’era Magalli, che diceva: «Ma no, teniamolo qua, magari dirà
altri strafalcioni e ci facciamo ancora due risate!»
Alle 3, a conclusione della festa, arriva una torta di panna a forma
di cobra con quaranta candeline.
Poi i fuochi d’artificio, ma poiché stava per piovere li ha fatti in
casa, distruggendo il salone. Sono arrivati i Vigili del Fuoco e anche
con loro Donatella ha fatto un bel selfie finale con l’incendio alle
spalle.
Il giorno dopo la Rettore l’ha pubblicato su Instagram.
IL DOPOSPETTACOLO

Nel mese di marzo di trent’anni fa partecipai a uno spettacolo al


teatro Portone di Bellinvia. Lo spettacolo era condotto da Pippo
Baudo, che oltre a presentare la serata si mise con una macchina
fotografica a scattare foto a tutti gli ospiti, per poi vendercele a
cinquemila lire l’una. Il prezzo era alto, però erano un ricordo caro. Io
ne comprai quattro, spesi ventimila lire però ci tengo molto a queste
foto, le ho messe in cassaforte insieme ai cimeli a me piú cari, che
sono quattro:

1) le quattro foto di quella sera


2) il primo termometro della mia prima febbre
3) la maglietta di Sandokan che mia madre mi regalò a ventisette anni
4) la lavagna della mia scuola elementare: tre metri per due. D’estate le
scuole erano chiuse e noi andavamo a rubare quello che trovavamo.

Mi ricordo che un collezionista di foto a caso, mi ha offerto


settantamila euro per queste quattro foto, ma io non gliele ho
vendute.
Lo spettacolo era stato interessantissimo. Nadia Rinaldi era la
madrina. Ugo Pagliai e la moglie Paola Gassman facevano
l’imitazione di Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Poi c’era
Eolo il trasformista che si cambiava solo la sciarpa, poi Dalia e Delia,
due cugine equilibriste che si odiavano; durante il numero al trapezio
si lanciavano e si riprendevano per i capelli.
Poi c’erano tre giovani cantanti neomelodici che hanno cantato
due canzoni a testa:

Toni Fortuna (Cella Cella – ’O latitante sfortunato)


Mimmo Pariggi (Ora d’aria – Carceriere famme vedè o mare)
Pino Torre (Cultiellochachacha – ’O ’nfamone alla grande).

Io facevo il cabaret, già facevo le mie prime storpiature comiche.


Invece di dire: «Uguale», dicevo: «Uguaglio» e fino a qui ridevano,
mi applaudivano; poi invece di «Attore» dicevo: «Trattore», al posto
di «Palcoscenico» dicevo: «Porco e scemo», a questo punto
nessuno piú rideva, anzi mi ricordo che Pippo Baudo mi tolse il
microfono con la forza. Ai successivi spettacoli fui sostituito da
Giulius, un contorsionista che in contemporanea metteva la testa
sotto l’ascella il piede dietro la schiena e le dita nel naso. Lo
spettacolo si concludeva con l’esibizione di Baudo al pianoforte, che
cantava Il suo nome è Donna Rosa.
A fine cena tutti a mangiare da Rocco ’U Strambu.
Una cena davvero memorabile.
Lo spettacolo continuava; tra una pietanza e l’altra, Nancy Brilli
recitò in un napoletano traballante il testo della canzone ’O
zappatore di Mario Merola.

Felicissima sera
a tutte ’sti signure ’ncruvattate
e a chesta cummitiva accussi allera
d’uommene scicche e femmene pittate etc etc.

Non avendo strumenti musicali a portata di mano, le facevamo un


sottofondo battendo i cucchiai sui bicchieri e strusciando le forchette
sul tavolo.
Poi un giovane cameriere per farsi notare ha fatto il mimo, lo
sketch della gabbia.
Dopo venti anni scoprimmo che quel cameriere era Fiorello, che
faceva l’animatore nei ristoranti.
Paola Gassman si sentí male: febbre a quarantotto.
A Nancy Brilli venne un mal di stomaco che le durò per un anno e
mezzo. Tanto che il marito le chiese il divorzio.
Pino Torre venne ucciso dal marito della sua amante.
Pippo Baudo cominciò a perdere i capelli.
Tuttora quando ci incontriamo con Ugo Pagliai parliamo di Baudo
e delle cinquemila lire che ci chiese per le foto e gli chiedo se a
Paola è passata la febbre.
PATTY PRAVO

Patty Pravo, Patty è il diminuitivo di Nicoletta. Pravo è il


diminuitivo di Strambelli. Noi esseri umani e anche disumani
cominciamo ad amare fin dal momento della nascita. Io per esempio,
appena nato mi innamorai dell’ostetrica, era identica a Patty Pravo.
Le chiesi con un filo di voce: «Maaa è lei Patty Pravooo???»
L’ostetrica rispose: «No, mi chiamo Franca, mi dicono tutti che
assomiglio a Maria Giovanna Elmi, a Gina Lollobrigida e a Sylvester
Stallone, ma mai nessuno mi ha detto che somiglio a Patty Pravo».
«Signora, comincio io e spero che siano in tanti in futuro a
dirglielo!»
I miei genitori mi rimproverarono, dissero: «Nino, lascia stare la
dottoressa!» Mio padre si rivolse all’ostetrica: «Lo scusi, è nato oggi,
sa come sono i bambini…» Franca sorrise: «Non si preoccupi, sono
abituata, comunque se vi interessano ostriche io e mio marito
abbiamo un negozietto a Faro e ve le diamo già belle aperte».
Confesso che mi venne l’acquerello in bocca. Qualche anno fa
conobbi Patty.
Forse stava masticando qualcosa e mi disse: «Vuvi i iní a na una
festa stesera via Vavui Indiriccio al sessant-sessant».
Provai a decifrare il messaggio. Dissi di sí, perché avevo capito
che si trattava di un invito a una festa, cercai su Google: «Vuvi i iní a
na una festa stesera via Vavui Indiriccio al sessant-sessant».
Trovai tutto: indirizzo, ora dell’evento, come dovevo vestirmi, che
regalo fare, dove dovevo parcheggiare (ma sono andato in taxi).
Appena sceso dalla vettura, il tassista mi disse: «Io non vengo».
«Immagino, – risposi io, – mica è un locale pubblico».
Il tassista mi avvertí: «Attenzione che c’è Mughini».
A quel punto ero indeciso se entrare, festeggiare con Nicoletta e
vedere Mughini, oppure andarmene e non potervi raccontare questa
festa.
Feci testa o croce. Non avendo in tasca una moneta, staccai un
primo bottone della mia giacca, poi altri tre, fino a quando l’entrata
mi fu permessa.
Appena entrai mi accorsi che c’era la crema della mondanità.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con Natasha
Stefanenko del piú e del meno, di amore, di sottaceti, delle malattie
dei cani randagi, di oro e di Mara Venier.
C’era la criminologa Roberta Bruzzone col vestito con lo spacco
di lato: lo spacco partiva dalla caviglia e le arrivava dietro l’orecchio.
A chi le guardava lo spacco, lei diceva: «Criminale!»
C’era anche il mago Toni Binarelli, che ha fatto a tutti il gioco: «Mi
presti l’orologio che lo faccio sparire?». Durante la serata ha fatto
sparire circa duecentocinquanta orologi d’oro che non sono piú
riapparsi. All’una di notte è sparito pure lui.
C’era Luca Giurato con le sue guardie del corpo: erano le Guardie
Giurato. Lui se le porta sempre un po’ per fare la gag e un po’
perché ha paura di essere picchiato quando sbaglia a parlare.
Alla festa c’erano anche Massimo Boldi e Christian De Sica, che
adesso hanno fatto pace e sono stati tutta la serata abbracciati, in
disparte, a fare la pace.
C’era Valeria Marini, la quale non aveva capito che era una festa
per Patty, le sembrava Capodanno, e faceva gli auguri a tutti:
«Auguri stellari!»
Alle 22 entrano mano nella mano Alba Parietti e Christopher
Lambert che stanno di nuovo insieme. Lui dice a lei in un italiano
incerto: «È cossissi come sdissi Aba». All’improvviso sbucano una
decina di paparazzi, Alba Parietti li prende a calci urlando loro:
«Lasciateci in pace! Lasciateci in pace! Le foto le facciamo quando
lo dico io e dove dico io!» E distribuisce ai paparazzi dei volantini
che riportano tutto il percorso, i luoghi, le date e gli orari dei loro
spostamenti.
Non poteva mancare alla festa Barbara D’Urso, che nella vita
privata è una grande amica. «Anche tu da Patty! Patty è una mia
amica fraterna! Ma anche tu Nino, siamo amici eccezionali! Ho visto
che sei sceso dal taxi, tutti i tassisti sono amici miei affettuosi! Li
amo!… Dentro c’è Mughini, io lo amo, c’è anche Pamela del Grande
Fratello 6, la amo!… Io amo prima i miei figli, poi Patty Pravo, te,
Mughini, i tassisti, Pamela… Il mio cuore è tutto per voi!…»
A fine lista, distrutta, svenne. Un’ambulanza la portò via e lei, con
l’ultimo filo di voce che le era rimasto, disse agli infermieri: «Amo le
ambulanze e gli infermieri, ma prima i miei figli!…»
A quel punto non me la sentii di entrare alla festa.
Presi un taxi, litigai col tassista e mi addormentai di botto dentro
l’ascensore.
Io amo l’ascensore.
JOHNNY DORELLI, UN’AMICIZIA LUNGA UNA VITA

Io e Johnny Dorelli siamo amici da una vita, sin dalla Prima


repubblica.
Artista eclettico poligamo passa dal jazz al rock senza farsi
accorgere da nessuno.
Lo conobbi durante Miss Sabbiabagnata Galati Marina, edizione
1980-81.
Lui era il super ospite cantante e la sorella Oriella Dorella ballava
accanto a lui a venti centimetri di distanza. Dorelli era accompagnato
da un’orchestra di venti elementi.
Mentre lui cantava, l’orchestra smetteva di suonare per non
disturbare: il pubblico non era attento, chi fumava, chi si faceva la
barba, chi dormiva, chi giocava a briscola, chi faceva a botte…
Quella sera mi esibivo anch’io, imitavo Franco e Ciccio, non ero
ancora famoso, ero timido, dicevo le mie battute sul palco ma voltato
di spalle al pubblico. Ci incontrammo con Johnny dietro le quinte, io
avevo portato sessanta suoi dischi da farmi autografare. Lui fu
gentile, me li fece autografare dagli orchestrali, loro imitavano
perfettamente la firma di Johnny, proprio uguale uguale! Io gli feci i
complimenti e lui, con una lunga pausa, mi disse: «Ehi Nino, sei
stato…» e basta. Non è stato Celentano a inventare le pause, prima
di lui già Dorelli le faceva! Infatti, l’anno scorso eravamo a cena
insieme e lui ha completato: «… forte!»
Mi ha invitato alla festa di compleanno del suo giardiniere
Giambattista Dorelli (è un caso di cognonimia, non sono parenti).
Johnny ha un cuore grande: nella sua villa lavorano duecento
persone e lui festeggia il compleanno di tutti.
Erano invitati tutti i sosia e gli imitatori di Dorelli, che sono circa
dodicimila solo in Calabria. Ho trascorso tutta la serata con Johnny,
ma non ho mai capito se fosse lui o un imitatore. Comunque era
identico.
Gloria Guida, anche se era buio, andava in giro con gli occhiali da
sole, sbatteva contro gli spigoli e urlava. La gente pensava che
stesse cantando e ogni volta che lei strillava le facevano un
applauso.
Era pieno di ospiti Vipp.
C’era Magalli con la nuova fidanzatina Asia Argento, che
litigavano perché in mezzo ai suoi tatuaggi Giancarlo aveva
intravisto un numero di cellulare che non lo convinceva tanto.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio e parlava con Valerio
Mastandrea del piú e del meno, di pettinature, di soldi falsi, di Woody
Allen, di galline e dell’acne.
C’era Briatore che dava a tutti i volantini del Billionaire, con il
buono sconto di cinque euro. C’era Umberto Smaila con tutte le
ragazze di Colpo grosso, ormai tutte ottantenni.
C’era Oreste del Grande Fratello 8 insieme a Ornella del Grande
Fratello 2, totale dieci.
C’era Giampiero Mughini che si metteva di nascosto in tasca le
olive dei cocktail, poi i camerieri se ne sono accorti e lo hanno
mandato via.
La contessa De Blanck è arrivata in ritardo ed è rimasta fuori dal
cancello, non la facevano entrare. Lei urlava: «Fatemi entrare! Io
sono una contessa, una nobile! Mannaggia de li mejo mortacci
vostra! Annate tutti quanti affanculo!» La contessa ha ballato tutta la
sera fuori dal cancello, insieme a Giampiero Mughini che le offriva le
olive dalla tasca della giacca.
Verso la fine, il giardiniere Giambattista Dorelli ha aperto i regali:
tutti gli avevano regalato la busta con i soldi. Ha racimolato in totale
tre milioni di euro.
Si è subito licenziato ed è scappato via senza salutare.
Adesso la famiglia Dorelli-Guida cerca un giardiniere, se qualche
lettore è interessato può contattarli.
Premetto che Johnny ha un bel carattere, si arrabbia soltanto
quando gli storpiano il nome. Se lo chiamano Jhonnj o Yohnny o
Jonnhi, si offende a morte.
Gloria, oltre a essere una bella donna è una gran bella persona, il
nonno si chiamava Carlo è noto per aver fondato migliaia di scuole
dove insegnano a guidare. La Scuola Guida famosa in tutto il
mondo.

P.S.: Dorelli ha rischiato di chiamarsi Guida anche lui: il suo vero


nome è Giorgio Domenico Guidi.
MICHELE PLACIDO, INCONVENIENTI VIPP

Michele è un bravissimo attore e ancor di piú un bravo regista.


Come me, Michele ha un sacco di paure.
Ha paura anche dell’acqua.
Quando gli schizza addosso un po’ d’acqua, va in bagno e si lava.
Ha paura dei ladri che entrano di notte. Per questo lascia la luce
accesa tutta la notte. Un giorno un ladro lo vide e lo ringraziò: «Verrò
sempre a rubare a casa tua perché con la luce accesa ci vedo e
rubo meglio».
Lui ha paura dell’aereo e non lo prende mai.
Io invece non prendo mai il treno, perché ho paura che non si
fermi alle stazioni.
Michele Placido è un grande professionista, amante della
puntualità e della precisione. Sul lavoro non è mai in ritardo, e se
qualche volta per motivi non dipendenti dalla sua volontà arriva in
ritardo, sposta l’orologio indietro.
Nella sua città natia Ascoli Satriano, in provincia di Foggia,
possiede una villa di ventimila chilometri quadrati, grande quanto
tutta la Sardegna.
Una casa con settecento stanze: saloni, cucine, camere da letto,
sala da tè, sala formaggi, sala Bingo, sala proiezione cinema…
… ma UN SOLO BAGNO ! L’architetto Gennaro Pennarella, anche lui
di Ascoli Satriano, ha toppato su questo.
Michele comunque non va mai in bagno, per educazione.
Quando deve andare in bagno usa quello del Bar Juve da
Peppantonio vicino casa sua. Comunque e perunque, per la festa
dei suoi settant’anni c’erano tutti.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con il sosia di
Zucchero del piú e del meno, di meteorologia, maiali, di goal,
dell’importanza delle salviettine per occhiali, e di quanto pesa
Costanzo. Anche Ambra Angiolini e Raoul Bova, che in quei giorni
stavano girando La scelta, diretto proprio da Michele.
Tantissimi erano gli invitati.
Artisti di cinema, teatro, circo, fotoromanzi e chi piú ne ha piú ne
metta.
Brenno Placido, il figlio piccolo, in onore di suo padre recitò:

Mio caro papà,


con tanta bontà,
mia guida sei tu:
non chiedo di piú.
Riposati un po’:
il pane ce l’ho;
sta’ un poco con me:
ho bisogno di te.
Insieme giochiamo,
scherziamo, parliamo…
Tralascia gli affari
e pensa ai tuoi cari.
Mio caro papà,
tanta felicità
ti doni Gesú,
sempre di piú.

Era una bellissima filastrocca di Carla Piccinini.


Si complimentò per la bella interpretazione Dario Argento,
presente alla festa con la figlia Asia e con il genero Giancarlo
Magalli. Il noto regista di film horror voleva Brenno nel ruolo del
serial killer nel suo nuovo film Nove gatti di velluto per quattro
mosche di cristallo. Brenno ricevette anche le congratulazioni del
senatore Razzi che era venuto portando in braccio un grosso
pastore abruzzese di cinquanta chili che lo sbaciucchiava con la
lingua.
Brenno disse: «Mi piacerebbe tanto recitare con papà, noi siamo
tutti attori: mia mamma, mia sorella, i miei zii, la nostra cuoca è
attrice, i miei vicini di casa sono attori, il lattaio che viene la mattina a
portarci il latte è attore…»
Il senatore Razzi, con fare paterno, ha consigliato al giovane
Brenno: «Per fare cinema ci vuole talento, inquinazione, passione, la
quale bisogna anche studiari, non essere alfabetici, chi a studiato i
studi si trova avanzi ha gli altre e poi nella televisione se dovrebbe
essere intervistato che gli vogliono domandare domandi, lui sa
parlare ansicché fare i brutti figuri».
Alla festa c’erano belle donne: Justine Mattera, Eleonora Daniele,
Silvia Annichiarico, Alessandra Drusian (la moglie del Jalisse), Rita
Forte, Miss Campanaccio 1978 ed Elenoire Casalegno, che ha
lasciato fuori dalla villa il suo fidanzato per otto ore sotto la bufera,
perché si vergognava del fatto che ha solo la terza media.
Anna Falchi per farsi bella ha detto: «Se vuoi gli presto il mio
diploma di quinta superiore e la fascia di Miss Cinema 1988».
«No, grazie Anna».
Un fatto inatteso però rovinò la festa. A fine serata, Katia
Ricciarelli si presentò con in braccio un barbone gigante nero di
sessanta chili, e accompagnata al piano da Rita Forte cantò le sue
cinque piú belle canzoni del suo album di maggiore successo, dal
titolo: Carrozza carrozza, Strofinio d’amore, Nuvole di carta, Vicino
alla fontana, Cavalluccio marino.
Alla fine dell’esibizione, i presenti erano tutti annoiati, borbottii,
sbadiglii. Vi fu anche un tentativo di lancio ortaggi, ma trattandosi di
una signora di una certa età, gli invitati preferirono trattenersi. Nel
frattempo, Michele, Brenno e Justine Mattera si erano addormentati.
Katia si è offesa a morte con il festeggiato: «Non invitarmi mai piú
a questo schifo di festa, adesso che vado via io siete rimasti quattro
poveracci!!!»
Purtroppo dove ci sono Vipp, spesso ci sono liti!
LITIVIPP

Il «Litivipp» è di moda nelle feste mondane.


Se sei un Vipp doc devi litigare con qualcuno, possibilmente un
altro Vipp, ma anche con persone normali. Per esempio, mentre
Giampiero Mughini parcheggiava male la sua triste Panda nei pressi
di casa sua all’Esquilino, un automobilista tutto tatuato, anche in
faccia, gli stava mollando un ceffone.
Giampiero lo ferma e gli dice: «Ma lei lo sa chi sono iooo? Io sono
Giampiero Mughini!» L’automobilista a quel punto gliene ha dati due,
di ceffoni.

Luca Laurenti e Paolo Bonolis litigano dopo trent’anni di sodalizio.


Il bravo e buono Luca Laurenti cosí si è sfogato sulle pagine di
«Chi»:

L’ho sempre odiato. Tutti i giorni mi faceva scherzi. Nelle camere d’albergo,
mi metteva topi da otto chili ciascuno sotto le lenzuola. Una volta gli ho chiesto:
«Paolo, per favore, mi spalmi la crema abbronzante sulla schiena?» e lui mi ha
riempito di sterco di cavallo! Un’altra volta, addirittura, mi ha fatto trovare dentro
un panino con la mortadella dieci puntine da disegno!…

Ivana Spagna litiga furiosamente con la sua sosia la quale, ai


microfoni di Report su Rai3, si lamenta: «Ivana mi critica per come
mi vesto, come cammino, come mi trucco, per come mi affaccio dal
terrazzo, per come parlo… Non ne posso piú! Ho deciso che
lavorerò come sua sosia fino a fine anno, da gennaio prossimo farò
la sosia di Patty Pravo che ha un bellissimo carattere».
Corinne Clery litiga col suo nuovo fidanzato Giacomino,
cinquantaquattro anni piú giovane di lei.
Corinne, arrabbiata lo sgrida: «Ti ho dett mill volt di venir a lett coi
pied pulit!!!» (Quando è infuriata toglie le finali delle parole). Lui
spavaldo, tutto pieno di tatuaggi, addirittura sulla guancia ha tatuato
un carrello del supermercato, vestito di pelle e rasato a zero, gomma
da masticare in bocca, ribatte: «Io i piedi me li lavo quando mi pare e
piace, ho deciso di lavarmeli i primi lunedí del meseee!»
Corinne viene colta da una crisi di pianto. Giacomino che sotto
quella scorza da delinquente ha un cuore, anzi un cuorissimo, si
avvicina e le sussurra: «Amore mio, non piangere!» La prende per
mano e guardandola intensamente negli occhi… inizia a lavarsi i
piedi. Lei lo abbraccia fortissimo.

Vittorio Sgarbi litiga e denuncia la trasmissione di Italia1 Le iene.


L’inviato Marcello Fresi ha mandato in onda delle registrazioni video
private rubate dal camerino del noto critico d’arte. In questo video si
vede Sgarbi che dice: «Mi scusi, buona giornata, per favore, grazie
mille, gentilissimo… ma si figuri».

Giovanna Mezzogiorno e Silvia Mezzanotte una diciottina di anni


fa dovevano fare uno spettacolo insieme recitato e cantato, ma
litigarono quando arrivò il momento di far stampare il manifesto.
Giovanna Mezzogiorno voleva il proprio nome prima di quello della
Mezzanotte, la quale protestava perché in ordine alfabetico veniva
prima lei. La Mezzogiorno invece disapprovava perché sosteneva:
«Prima viene mezzogiorno poi viene mezzanotte! In ordine
temporale». Litigarono dalle sei di pomeriggio per sei ore di seguito;
alla fine il produttore disse: «Basta, io me ne vado, non lo produco
piú! Ho da pensare al nuovo recital che Carmelo Bene farà insieme
al cantante Mal…»

Walter Nudo litiga con i vertici di Mediaset e con Fabrizio


Bracconeri.
Ha urlato negli studi di Cologno Monzese proprio davanti all’ufficio
di Piersilvio Berlusconi, per farsi sentire anche da lui: «Basta!
Strappo il contratto e me ne vado via dall’Italia!» A Mediaset gli
avevano promesso di farlo recitare nella nuova edizione della soap
Centovetrine. Walter: «A marzo mi hanno detto: “Sai, dobbiamo
risparmiare, le vetrine saranno ottanta…” Dopo un mese mi
richiamano e mi dicono: “Sai, le vetrine della soap sono diventate
trenta per problemi produttivi…” Poi sei mesi di silenzio. Alla fine mi
chiamano per dirmi: “Sai Walter, faremo una sola vetrina e ci sarai tu
insieme a Manuela Arcuri, Fabrizio Bracconeri e Adriana Volpe che a
turno lavate questa vetrina…” Io ho vinto la prima edizione dell’Isola
dei famosi del 2003 e dovrei dividere l’unica vetrina che è rimasta
con altri tre??? Ma stiamo scherzando? Io me ne vado!!!»
Bracconeri che ha sempre la battuta pronta gli ha detto «Nudo,
vatti a vestire!!!» Walter a questo punto ha preso una noce di cocco
(un ricordo del 2003) e l’ha rotta in testa al povero Bracconeri il
quale, risvegliatosi dopo una settimana di coma, lo ha denunciato a
Forum da Barbara Palombelli.

Francesco Totti e Ilary Blasi ogni volta che sono in attesa di un


nuovo figlio litigano sulla scelta del nome da dare al nascituro.
A lei piacciono i nomi esotici: Cristian, Chanel, Isabel.
A lui che è amante dei pesci piacciono nomi come: Totano
Anguilla Pescespada Cefalo. La prima figlia femmina voleva
chiamarla Triglia e l’ultima Cernia. Non c’è riuscito. Per mesi non ha
rivolto la parola a Ilary.
Ma come succede a quasi tutti i grandi giocatori di calcio, in
campo comandano loro ma a casa comanda la moglie.
LA COPPIA DELL’ANNO

Trav e Cip.
Marco Travaglio è fidanzato con Tina Cipollari.
Si sono conosciuti dietro le quinte di Uomini e donne, perché a
Travaglio interessava una vecchietta tronista, poi ha conosciuto il bel
carattere, la finezza di Tina Cipollari, è scoccata la scintilla e si sono
messi insieme.
Li hanno beccati subito e sono uscite le foto su tutti i giornali di
gossip: la foto di lei in un supermercato di Roma che guarda i prezzi
delle fave e lui che sta su un treno per Milano e fa le parole crociate.
I due escono insieme come due palombelle, come due quaglie
innamorate.
Secondo i giornali di gossip «Panorama» e «L’Espresso» stanno
insieme.
Travaglio ha scritto in prima pagina su il «Fatto Quotidiano»:

A differenza di quello che possono pensare le malelingue, tra noi c’è solo
amicizia, qualche bacetto, qualche palpatina alle gambe, una sbirciata nella
scollatura ma niente sesso. Io e Tina ci stimiamo reciprocamente e forse
scriveremo un libro insieme.

Marco Travaglio e Tina Cipollari hanno molto in comune ma


litigano sempre, forse perché Vipp o forse a causa dei loro segni
zodiacali diversi l’uno dall’altro.
Quando litigano due non Vipp, non se ne parla, tranne che non ci
scappi il morto, in quel caso arrivano le telecamere pomeridiane e ne
fanno una telenovela.
Se invece litigano un Vipp e una Vipp, quel semplice battibecco
diventa cronaca rosa, copertina gossip.
Le liti piú importanti tra Marco Travaglio e Tina Cipollari sono sei.
LITE DI CAPODANNO

Il primo litigio pauroso, orribile, accurato tra Marco Travaglio e


Tina Cipollari è stato in occasione del cenone di Capodanno.
Avevano invitato tre coppiette d’amici: Vittorio Sgarbi con Gegia,
che è incinta di Sgarbi già al diciottesimo mese, Valerio Merola con
Franca Leosini, che sono stati tutta la serata ciù ciù, loro stanno
insieme da un mesetto. E la coppia Anna Maria Barbera detta «la
Sconsolata» con Vittorio Feltri.
Aspettando la mezzanotte, stavano tutti guardando un film
d’autore, impegnato, dal titolo La liceale seduce il professore. Marco
faceva apprezzamenti grevi su Edwige Fenech: «Io per lei mi
butterei da una torre in fiamme! Io per lei mi getterei nel fuoco
grosso! Mi butterei a terra, mi butterei nel mare, dentro la bocca di
un squalo!»
Tina Cipollari prende il bottiglione da cinque litri di aranciata fatta
in casa, beve tutto d’un fiato e gliene sputa tre litri addosso,
sporcandolo tutto!
Lui, per farsi perdonare, ha strappato tutti i calendari di Edwige
Fenech nuda che teneva in cassaforte.
Tutti gli invitati avevano spizzicato qualcosina, tra un bacetto e
l’altro, ma Tina si era strafogata:

3 litri di aranciata
3 piatti di frattaglie fritte nella sugna
3 amatriciane
3 carbonare
3 panini con la porchetta e il lardo di colonnata
3 piatti di trippa
3 peperoni ripieni di ’nduja.
Aveva detto a Marco: «Sai Travaglino mio, stasera mi va di
mangiare tutto col tre».
A mezzanotte Tina, già un po’ brilla, stappò lo spumante col tacco
della scarpa, colpendo Sgarbi in un occhio. Mentre Sgarbi urlava, gli
ospiti se n’erano andati via in tutta fretta.
Dopo il Capodanno sono entrati in casa Travaglio-Cipollari i ladri!
Ladri extracomunitari: non erano italiani, erano ladri di nazionalità
svizzera.
Infatti hanno messo tutto in ordine, ordinato i mobili,
apparecchiato la tavola.
Ladri svizzeri precisi: sono arrivati alle tre di notte in punto
spaccate, non un secondo in piú non un secondo in meno. La polizia
Scientifica ha rinvenuto impronte di cioccolato sul pavimento.
Avrebbero rubato tutto ma fortunatamente i due piccioncini Cip e
Trav erano andati a letto dopo il cenone di Capodanno luculliano.
Mentre alle tre di notte i ladri svizzeri stavano rubando, Tina
russava che sembrava un orso raffreddato! I tre svizzeri, spaventati
da quel suono animalesco, terrorizzati, hanno chiamato un taxi e
sono fuggiti. Anche Tina, un po’ sotto shop, ha chiamato subito
Maria De Filippi, Costanzo e la sua amica del cuore Valeria Marini,
che si è operata alla bocca, e le ha raccontato tutto.
Valeriona le ha risposto: «China è chiucchiecchio pure a me,
sogno enuti i ladri, hanno rubachio chiucco! Ho chiamato la policchia
e non chiono enuti! Non hanno capito, ho chiecchio ’enite, via
cachiucchiao chiecchiero, umero appattuno, agnolo chierechié!»
Dopo queste belle parole, Tina ha ripreso sonno, accanto a
Travaglino, non prima di essersi fatta un panino con la trippa
avanzata dal cenone.
LITE A CARNEVALE

La seconda raccapricciante, orrenda, tenera lite della coppia


Travaglio-Cipollari è scoppiata per Carnevale.
Avevano organizzato una festa in maschera a casa. Tra gli invitati
Maria e Maurizio, Valeria Marini e tutto il cast di Uomini e donne,
tronisti, ex tronisti, pubblico, tecnici etc.
Tina aveva detto: «Aspetto alla festa tutti quelli che mi vogliono
bene». E non si è presentato nessuno.
Maria ha mandato un WhatsApp: «Cipolla, scusami non posso
venire, Maurizio stasera ha le sue cose».
Valeria Marini ha detto: «Cucchia mi chiono opecchiato alla
bocchia… Carnebbali lo fecchiecchio col mio chioboy. Baci chiellari,
baci chiellari!»
Il fidanzato nuovo di Valeria Marini è giovanissimo, ha
cinquantanove anni meno di lei…
Cip e Trav sono rimasti soli, lui vestito da Giampiero Mughini e lei
vestita da Le due orfanelle.
Marco le dice: «Cipudda stamini a casa, e ni scialamu, comi
dicemu nui!»
Si son fatti una scorpacciata di fave e pecorino e hanno ballato
due, tre mazurkette.
Bambini, mi raccomando, non fatelo a casa!
Poi, a un certo orario, sono andati in camera da letto e hanno
fatto il kamasutra e il karaoke: si sono messi a cantare in posizioni
«strane».
LITE A PASQUETTA

La terza lite, orribilmente romantica, l’hanno avuta a Pasquetta.


A Pasquetta Trav e Cip hanno organizzato un mega picnic, una
scampagnata.
Hanno una casa con giardino a Fognazza Marina in provincia di
Rieti, Latina e Viterbo.
Ecco gli invitati:

MARIA DE FILIPPI e MAURIZIO COSTANZO.


FRANCA LEOSINI e VALERIO MEROLA (il Merolone), tutta la sera a fare ciú ciú.
CONCITA DE GREGORIO con CATARELLA , lui faceva ridere tutti, si lanciava sulle
porte, sui cancelli, da morir dal ridere e diceva: «Pessonalmente,
pessonalmente!» Si sono affogati dal ridere.
GIANCARLO MAGALLI con ASIA ARGENTO.
LILLI GRUBER con un FIDANZATO SEGRETO che nessuno conosce. È stata tutta la
serata inclinata, pendente, piegata sulla spalla di lui.
SGARBI e GEGIA , ancora incinta, è già al novantasettesimo mese…
VALERIA MARINI e il suo NUOVO TOYBOY , cinquantanove anni piú piccolo di lei.
Lei aveva detto: «No lo chiò, no lo chiò, chie veniamo no lo chiò…» perché il
suo compagno non aveva ancora fatto i compiti e il giorno dopo aveva
interrogazione in latino.

Che cosa hanno mangiato???


Questo è il menu:

FAVE : due tonnellate


UOVA SODE : tremila
PECORINO : 190 chilogrammi
UN PECORAIO : di 75 anni
4 MAIALI VIVI : poverini
VINO : 12 botti da 50 litri
LIMONCELLO : purtroppo era finito, era rimasto un solo bicchiere, se lo sono divisi
in 12.

Tina, purtroppo, arrivati al dolce si è sentita male.


Si era mangiata novecento uova sode! Lei è una uovasode-
dipendente: è entrata da due anni nel tunnel delle uova sode.
Il suo spacciatore è un contadino di Frosinone, che grazie a Tina
è diventato milionario. Per uscire dal tunnel delle uova sode, è
entrata in una comunità di recupero. Adesso è in cura dalla
criminologa Roberta Bruzzone, dal professore Meluzzi e dal
colonnello Giuliacci.
Tina mangia le uova sode con tutto il guscio, dice che fanno bene
alla cellulite e che le smuovono l’intestino, perché lei è stitica,
purtroppo va in bagno solo il primo lunedí del mese…
Appena Marco Travaglio ha visto che lei stava male, era pallida,
aveva tutte le caviglie gonfie, le ha detto subito: «Bedda, comu ti
senti? Ti prendo un uovo?»
Tina, arrabbiatissima, gli ha risposto: «A ’mbecille! Ma che me voi
ammazza’?» e gli ha spaccato in testa il contenitore di ceramica con
tutte le uova sode.
Maria e Maurizio hanno fatto da pacieri e la festa è potuta
continuare.
Alla fine, spaghettata di mezzanotte! Però l’hanno fatta alle 21, tre
ore prima, perché erano ormai tutti ’mbriachi!
Tina l’indomani è andata in trasmissione ancora ’mbriaca e ha
tirato i capelli a tutte le vecchie, compresa Maria e Gianni Sperti.
Marco Travaglio era ’mbriaco e il martedí il «Fatto Quotidiano» è
uscito in edicola con scritto «FATTO CUOTIDIANO» , con la C al posto
della Q, un sacco di articoli sottosopra, una riga sí, una riga no.
Comunque alla fine Marco e Tina erano felici ed è quello che
conta di piú nella vita!
LITE DURANTE IL FESTIVAL DI SANREMO

La quarta litigata veramente terribile, orrenda, elegante,


agghiacciante, è accaduta nel salotto di casa mentre Marco
Travaglio e Tina Cipollari stavano guardando in televisione il Festival
di Sanremo.
Marco faceva apprezzamenti pesanti sulla Bertè: «Io per lei qua…
io per lei là… che petto… che cosce…»
Tina, furibonda, rivolta al suo spasimante gli disse: «Senti Travy,
se non la smetti di fare complimenti a quella smandrappata di
Loredana Bertè, io me ne vado!»
Lui: «No, no, Cipollina… vediamoci stu cavulu di Sanremo…»
E dopo un bacetto, si sono fatti un bis di trippa alla romana.
Per scherzo, Marco le ha buttato un pezzo di trippa dentro la
scollatura e, sempre per ridere, Tina ha cantato ruttando Sono una
donna non sono una santa.
LITE DI SAN VALENTINO

La quinta lite è stata quest’anno, una brutta, bruttissima, orribile,


amorevole lite tra Marco Travaglio e Tina Cipollari, proprio il giorno di
San Valentino, la festa degli innamorati.
Lui voleva festeggiare san Valentino, il santo degli innamorati.
Lei voleva festeggiare l’onomastico di Valentino, lo stilista.
E per il 14 febbraio hanno organizzato una gran bella festa.
Hanno invitato Maria e Maurizio, che hanno rifiutato perché lei, la
De Filippi, doveva preparare centoquarantotto nuove trasmissioni
per il 2022 e il 2023.
Invitati anche Roberto Saviano e Maria Monsè, ma all’ultimo
momento non sono andati perché a lei era venuto un foruncolo di
quattro etti sulla fronte.
Cip e Trav, rimasti soli come due quagliette, cenarono a lupo di
candela, col sottofondo delle canzoni di Gigi D’Alessio.
Marco Travaglio a mezzanotte in punto tira fuori il regalo per lei:
un completino sexy, una lingerie, trasparente, tutto di pizzo. Se l’era
fatto spedire da Pizzo Calabro. Le ha chiesto: «Ti piaci Cipi? Te lo
metti subbutu che mi sentu tuttu arruvugliatu!!!»
Tina posa il panino con la trippa e se lo va a provare subito.
Mentre Travaglio aspetta, gli arriva dall’altra stanza uno zoccolo di
legno in testa e Tina inizia gridare: «A porco! Ma che te sei
rincoglionito! Ma che misura hai preso, 38? Io porto la 64! Le
mutanne manco mi entrano dal piede, lo sai che c’ho i cavigli gonfi!»
E lui, tamponandosi la ferita alla testa con uno strofinaccio, le
risponde: «Ma chi nni sapia io?!? Ci dissi chi i vulia da to misura! Stu
gran testa i minchia sbagghiau!!!»
Lei lo perdona e per cena fanno fuori quattro bei piatti di fagioli
con le cotiche, una bottiglia di spumante, tarallucci e vino.
ULTIMA LITE

L’ultima e piú recente lite, durante la quale hanno proprio litigato


di brutto e hanno rischiato di lasciarsi, è stata la settimana scorsa.
Tina Cipollari ha scoperto che aspetta un figlio!
Marco Travaglio lo vorrebbe, però le ha detto: «Fammelo già di
sei anni, cosí lo iscriviamo subito a scuola!»
Tina: «Intanto io il figlio non te lo faccio di sei anni, te lo faccio
normale, fresco fresco!»
Marco: «Dài! Piffavuri ncuntentimi!!!»
Allora Tina: «Lo sai che ti dico? Marco Travaglio, il figlio è anche
tuo e questa volta lo partorisci tu!»
Sconsolato, Travaglio si è consultato con la redazione del «Fatto
Quotidiano». I suoi colleghi giornalisti gli hanno spiegato che in
questo momento della sua carriera avere una gravidanza sarebbe
controproducente.
Poi, fortunatamente, Tina si è fatta una visita ginecologica ed è
risultato che non era incinta, che si trattava di un polpettone, con il
quale si era strafogata. Un polpettone di tre chili, imbottito di carne,
fagioli e trippa.
Appena Tina è tornata a casa, si è tolta le scarpe e lo ha detto a
Marco. Allora hanno deciso di fare una festa a casa con i loro amici
piú intimi.
Hanno invitato subito Maria e Maurizio, che hanno detto: «Sí,
veniamo ma ci portiamo i cani, Kledi, i gatti, veniamo tutti».
Marco: «Puttati a cu vuliti!» (Portate chi volete!)
E loro si sono portati:

900 cani
81 pellicani
44 gatti
1 dromedario
1 armadillo
4 tapiri, quelli di Striscia la notizia, di Valerio Staffelli.

Poi hanno invitato anche:

Franca Leosini e Valerio Merola


Carla Fracci con Martufello
Lando Buzzanca con Alessandra Amoroso.

Una serata piacevole tra pochi intimi.


I MIEI PRIMI 40 ANNI

Come già sapete, le donne Vipp non festeggiano mai la loro vera
età. Le Vippesse italiane non superano mai i quarant’anni, nel senso
che magari campano fino a centoventi anni, ma ne festeggiano
sempre quaranta. Spesso la loro età reale rimane un mistero.
Il record storico lo detiene Eleonora Duse, che a centosei anni
festeggiò i suoi quaranta anni.
Altro record che tutti ricorderanno è quello di Simona Ventura, che
il giorno del suo cinquantesimo compleanno ha detto di compierne
diciotto e che era contenta perché avrebbe potuto prendere la
patente di guida.
La compianta Marina Ripa di Meana (molti le storpiavano il nome,
chi la chiamava Marta Marzotto, altri Marina Prima di Milano) scrisse
nel 1987 il libro I miei primi quarant’anni e Carlo Vanzina ne trasse
un film di successo.
AUGURI RAFFA!

Raffaella Carrà non ama fare feste rumorose chiassose, non ama
il fragore, lei quando festeggia il suo compleanno non vuole piú di
tremila invitati.
Lei ci tiene molto a festeggiare i compleanni ogni anno perché
quando era piccola la sua famiglia era molto povera, non si potevano
permettere le feste e, per non deluderla, le dicevano che compiva gli
anni ogni quattro anni. Lei piangeva perché i suoi compagnetti di
classe li compivano ogni anno.
Da alcuni anni Raffa organizza la festa sul suo yacht, una barca
lunga mezzo chilometro. Gli ospiti salgono al porto di Anzio, altri la
raggiungono in elicottero. Sullo yacht c’è anche una pista
d’atterraggio.
La festa dei suoi quarant’anni quest’anno è stata non il giorno del
suo vero compleanno bensí una data di mezzo tra il compleanno suo
e quello di Sergio Japino.
Ma quasi tutti facevano gli auguri a lei. Solo io e altri due abbiamo
festeggiato Sergio. Su tremila invitati duemilanovecentonovantesette
non lo hanno calcolato.
Sergio è stato un bravissimo ballerino e poi coreografo.
Nel 1987 conobbe Raffaella e da anni vivono nella stessa casa e
nella stessa barca. Lei, Raffa, pretende che chi sale sulla barca deve
assolutamente togliere le scarpe.
Per questo motivo Simona Ventura non è mai salita, si imbarazza
a far vedere che ha il piede destro 36 e il sinistro 41. Si vergogna e
ha paura che qualche paparazzo infiltrato le fotografi le zampe (sí,
purtroppo non sono piedi umani).
I primi ad arrivare al porto di Anzio e salire sul panfilo furono Carla
Fracci mano nella mano con Costantino Vitagliano, lei indossava il
tutú e le scarpette da punta di danza classica, che ha dovuto
togliere, e lui un jeans nero e un giubbottino di moquette anni
Cinquanta. Costantino, anche se non ho ben capito che mestiere
faccia, è un bravissimo ragazzo, ci siamo conosciuti durante una
partita di calcio. Era un incontro di beneficenza organizzato da Lele
Mora: io non avevo le scarpe adatte e sono rimasto a fare il tifo e a
vendere le bibite a bordo campo. A fine partita, tutti i giocatori si
tolsero la maglia, Costantino invece fece uno spogliarello integrale.
Costantino fa coppia fissa da sei mesi con Carla Fracci. I due
dicono di essere solo amici, ma un paparazzo è riuscito a beccarli
mentre si baciavano. Lui per difendersi dalle malelingue ha detto:
«Voi avete una foto dove mi bacio ma io ho la controprova: ho mille
foto in cui non mi bacio! Ecco (e le mostrava), ecco, qui sono in
discoteca a Riccione e Carla non c’è, in quest’altra foto siamo al
mercato, lei reparto salumi e io in zona macelleria, qui siamo alla
messa di Natale, in questa foto avevo otto anni, era carnevale ed ero
vestito da cowboy…»
Debbo riconoscere che Costantino sa come affrontare i
pettegolezzi.
Dopo Carla e Costantino arrivarono nell’ordine: Pippo Baudo, la
sosia di Laura Pausini, Alberto Angela che chiacchierò tutta la serata
con Del Debbio parlando un po’ di tutto, delle legge Basaglia, di
pallanuoto, di cerchi in lega, di apparizioni di Madonne, di gomme da
masticare, di quattro papi a caso, di musica napoletana, della
scomodità del giubbotto antiproiettile, e di Peppino di Capri, tutta la
sera a scervellarsi per sapere quanti anni ha. Peppino era tra gli
invitati e cantò Champagne.
Non poteva mancare alla festa Nino D’Angelo soprannominato il
Raffaello Carrà della canzone neomelodica napoletana, per via del
caschetto biondo.
Verso le 23 arrivò il conte Fulvio Abbate accompagnato da una
bellissima donna, Angela Gimel, ex attrice, ex modella. Nel 1976 ha
girato un film che purtroppo non è mai uscito. Si intitolava La liceale
seduce gli schiavi, regia di Borromeo Borromei. Era un film comico-
erotico-storico.
La protagonista (Angela Gimel) durante il primo tempo fa una
doccia di quaranta minuti e poi non si vede piú. Nel secondo tempo
scene di masse, di guerra, col finale comico dove gli schiavi si tirano
la torta in faccia. Il regista Borromeo Borromei, non fa piú il regista è
in carcere per spaccio di banconote false, schiamazzi notturni,
incendio doloroso, solfeggi, guida senza patente e contrabbando di
zucchine di mare.
Raffaella conoscendo i gusti di tutti i suoi invitati ha preparato con
le sue mani piú di centomila panini con salmone e burro.
Sulla barca c’era il pianista Becco Becchi, che però soffriva il mal
di mare, interrompeva tutte le canzoni scappando al bagno. Quando
si alzava Becco Becchi, Pippo Baudo ne approfittava per sedersi alla
pianola e cantava Il suo nome è Donna Rosa.
A mezzanotte è arrivata la torta di compleanno, grande dieci metri
per dieci con la scritta «Buon Compleanno Raffaella Carra» fatta con
le fragole.
Appena l’ha vista, il puntiglioso Giampiero Mughini ha subito
corretto: «Carrà! Con l’accento!» Japino ha fatto un gesto con la
mano a due ceffi con gli occhiali neri e lo ha fatto buttare in mare.
Tutti a ridere e a riprenderlo col telefonino.
La torta era infatti un regalo di Sergio Japino, che sa quanto
Raffaella odi il suo accento. L’insegnante di dizione di Raffaella le
diceva: «Carrà, devi perdere l’accento!» Lei tornava a casa in
lacrime e chiedeva a suo padre se poteva togliere l’accento dal
cognome ma suo padre non voleva, le diceva: «Tesoro Totò aveva
l’accento eppure la gente rideva lo stesso, Salvador Dalí aveva un
accento che la gente lo fermava per strada, Lucia Bosè, Gesú», e
lei: «Sí però la Madonna, Manfredi Tognazzi Sordi e Monica Vitti non
ce l’hanno l’accento!» «Figlia mia, che ti posso dire, io mi chiamo
Pelloni, sei stata tu a metterti questo nome d’arte». Raffa soffriva,
era pentita, ha odiato a morte il suo accento sulla A. Ha cercato
sempre di nasconderlo, quando faceva l’autografo alla fine diceva:
«Scusate questa penna non scrive piú, non ho potuto mettere
l’accento». Comunque e perunque, era scontato che alla festa tutti
gli invitati le chiedessero di ballare qualcosa.
Raffaella non si negava anzi: «Tutti sul ponte a ballare il Tuca
Tuca!»
Pochi sanno che fu proprio il suo Tuca Tuca a dare l’idea del
doppio nome ai Duran Duran, i Dik Dik, Sing Sing, King Kong, Honk
Kong e alla canzone New York, New York.
Raffaella, che è una spericolata, ha voluto fare il tuffo in mare,
però è scivolata e ha sbattuto sullo spigolo del tavolo ma non si è
fatta niente, grazie al suo caschetto biondo.
Da piccola era spericolatissima, correva, saltava e rischiava
sempre di farsi male. Sua madre le fece il caschetto biondo proprio
per proteggerla, per sicurezza e lei lo ha tenuto fino a oggi.
All’una di notte è arrivata la polizia con l’elicottero e ha fatto
spegnere tutto: il volume era troppo alto e il frastuono si sentiva dalla
terraferma.
Tutti gli invitati erano un po’ brilli, allora Sergio Japino, che è un
signore, ha riaccompagnato tutti a casa con lo yacht!
AUGURI ALBA PARIETTI, ANNI 39 E 40

Alba Parietti è una donna intelligente, originale e furba: celebra


due feste l’anno, una in estate e una in inverno. D’estate visto che fa
caldo festeggia trentanove anni, d’inverno per colpa del freddo ne
festeggia quaranta.
Feste con tanti attori, ministri, cardinali, papi, gente del
giornalismo, soggiorno, alloggio e turismo.
Io vado preferibilmente in quella d’estate, è meno pericolosa.
Nella festa invernale dei quaranta, affitta un ex mattatoio e, insieme
all’avvocato Taormina e a un architetto, lo trasformano in villa di
lusso. Essendo sprovvisto di riscaldamenti, appiccano il fuoco alla
campagna antistante e chiamano i pompieri solo alla fine della festa.
Alla sua prima festa dei quaranta anni, nel 1970, rimasero
ustionati tre spogliarellisti del gruppo Centocelle Nightmare: Angelo
«Er Spazzatura», Mirando detto «Caccola», e Jimmi «il Bidone». Io
odio le ustioni. Ho l’ustionefobia. Tipica di noi sagittari per questo
che io vado a quella dei trentanove.
Riguardo alla location, non si tratta di una villa ma di una spiaggia
abusiva recintata con filo spinato, con scarichi fognari abusivi.
Lei sostiene che è un isolotto di sua proprietà ereditato da un
nonno.
Speriamo che il vento venga da ponente, altrimenti moriremo di
puzza come l’anno scorso, la location è in zona discarica, ci sono
due fogne a cielo aperto, niente male, ma sempre fogne sono.
L’anno scorso per la puzza a Flavia Vento le si sono arricciati tutti i
capelli e l’hanno dovuta portare con l’ambulanza dal suo
parrucchiere.
Gli odori che arrivano dice Alba che sono antichi profumi che
provengono da primitive piante erbacee. Di solito invita tantissimi
amici ma deve essere una cifra tonda: quattromila o cinquemila. Se
per esempio sono cinquemilacentoquaranta, lei prende
centoquaranta invitati e li caccia.
All’ingresso mette cinque pitbull ferocissimi. Chi ha l’invito entra,
chi non ce l’ha viene morso. In piena festa, un cameriere fu sorpreso
nell’atto di bere, invece di offrire i drink agli ospiti se li beveva lui.
Tracannava senza sosta e appena Alba se ne accorse lo minacciò:
«Ti licenzio sul tronco!» «No, signora Alba! Non mi licenzi sul
tronco».
«No! Ripeto, ti licenzio sul tronco!» «Signora Alba, per la pietà di
Dio e per la Madonna della Lettera di Messina, non mi licenzi sul
tronco!…»
Lo riconobbi dalla voce: il cameriere era Roberto La Monica, un
mio vecchissimo amico che non vedevo dal 1956. Lui è un mio
coetaneo, avevamo cinque anni l’ultima volta che lo avevo visto ma
non era cambiato per niente da allora.
Mi avvicinai ad Alba e le dissi: «Albuccia tesoro, non lo licenziare
sul tronco…»
Lei mi sorrise e rispose: «Se non lo licenzio sul tronco lo faccio
per te, per la nostra amicizia…» e tentò di baciarmi in bocca. Feci in
tempo a scansarmi, e Alba baciò un cardinale, il quale perse la testa
per lei e adesso la chiama quaranta-cinquanta volte al giorno, anche
la notte, e lei vorrebbe denunciarlo, ma non lo fa perché è cattolica.
Roberto La Monica mi ringraziò e mi raccontò la sua triste storia.
Il padre Anselmo, contadino semibenestante e modestamente
analfabeta, quando morí gli lasciò duemila vacche, duemila galline,
duemila uova. Le vacche e le galline gli rendevano ma le uova per
non farle scadere le mangiò lui: quattrocento al giorno per cinque
giorni. Lo ricoverarono d’urgenza e rimase in coma quarant’anni e
trentasei mesi. Le vacche scapparono, chi in Germania, chi a Torino
e a Milano, le galline invece restarono ancora lí ad aspettare il loro
padrone. Si sa, le galline sono attaccatissime, fedeli ai loro padroni.
Allora partí per il Nord, il suo sogno era fare il cameriere per Alba
Parietti. Fece il concorso, lo raccomandò Umberto Smaila, che è
amico di Franco Oppini, primo marito di Alba. Una vera e propria
odissea.
Quando finí la festa mi disse: «Grazie Nino, se non fosse stato
per te quella mi avrebbe licenziato sul tronco».
BUON COMPLEANNO VALERIONA, STELLA STELLARE

Lo scorso 14 maggio, Valeria Marini mi ha invitato alla festa di


compleanno per i suoi quarant’anni.
Valeria ha già festeggiato non si sa quante volte il quarantesimo
compleanno.
Si vocifera che abbia settantotto anni. Ci sono delle enciclopedie
che dicono settantasei altre ottantuno, comunque e perunque, lei ne
festeggia sempre quaranta.
Sull’invito c’era scritto:

S… inv… cchio…
party… …gna …zzotto …ni.

Non si capiva niente, era tutto coperto da segni di baci di rossetto


rosso.
Si leggeva solo la firma in chiusura:
«Baci stellari. Valeria».
La festa si è svolta nell’atelier di moda di Valeria, dove lei
presenta le sue collezioni di abiti, costumi da bagno, ventagli,
monopattini, frullatori e divani.
L’atelier di moda della Marini è ricavato da un garage.
Lei tira fuori l’auto e il motorino e ci fa entrare fino a
duecentocinquanta persone. Un vero e proprio assembramento!
Valeria Marini spesso viene sottovalutata.
Venerdí scorso ha dato grande prova di coraggio: è scesa dalla
macchina… aprendosi lo sportello da sola!
Alla festa mi sono presentato in pantaloncini, canottiera e
papillon, sapendo che ci sarebbero stati minimo sessanta gradi.
Eravamo strettissimi, non si riusciva a ballare, a parlare, manco a
girarsi.
Fortunatamente dopo circa un’ora si sono sentiti male e sono
svenuti circa la metà degli invitati, che sono stati portati via tutti
insieme con un’ambulanza del 118.
Alla festa c’era la grande amica di Valeria, Pamela Prati (vero
nome Paola Pireddu in Caltagirone), il nome Pamela Prati glielo
mise Totò assieme a Lino Banfi. Pamela ha il vizietto di riempirsi la
borsetta di tartine, patatine e dolciumi, per poi mangiarli a casa.
Barbara D’Urso appena è arrivata ha salutato Valeria, le ha detto:
«La mia grande amiiica!» e si sono fatte il selfie. Barbara ha
continuato a dire a tutti gli invitati: «La mia grande amiiica!», non
solo alle donne, anche agli uomini e agli animali.
Tra gli invitati c’era pure un grosso luminare, il premio Nobel per
la scienza professor Sandalini, che ha fatto degli studi
sull’invecchiamento e ha scoperto che giocare a bocce allunga la
vita. Ha fatto un esperimento sui topi: un gruppo di topi ha giocato a
bocce per cinque anni e un gruppo non ha giocato. Il gruppo di topi
che ha giocato a bocce ha vissuto sette anni di piú.
Alfonso Signorini dedicherà la prossima copertina di «Chi» al prof
Sandalini.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con Solange del
piú e del meno, di torte, di spillatrici, di Amuchina, di Gino Bramieri,
di medicine, di incendi e del gioco del poker.
C’era Antonio Zequila, col quale Valeriona aveva litigato durante il
Gf Vip, ma il giorno del compleanno si abbandonano i vecchi rancori.
Antonio gironzolava tra gli invitati e soprattutto le invitate, tutti gli
dicevano: «Er mutanda! Er mutanda!» Lui si è arrabbiato e ha detto:
«Basta con quel soprannome! In questi anni sono cresciuto
artisticamente!», si è rimesso i pantaloni e se n’è andato via. C’era
anche Morgan col ciuffo bianco che diceva: «Questa musica fa
schifo, me ne vado!» però non se ne andava.
Tiberio Timperi era venuto insieme a Franca Leosini, ma faceva lo
scemo con le altre ragazze. La Leosini lo rimproverava: «Tiberiu,
non fari ’u critinu…» e Timperi si nascondeva sotto il tavolo del
buffet.
A fine serata Valeria ha voluto fare il discorso, solo che aveva
fatto un piccolo ritocchino alle labbra e non parlava bene, non si
capiva. Diceva: «Gnacchie a chiucchi!»
Poi il suo fidanzatino, quarantacinque anni piú giovane di lei, è
salito sulla sedia è ha recitato una poesia a memoria, Il sabato del
villaggio di Giacomo Leopardi.
Valeria ha pianto per la commozione, è passata un attimo al
trucco ed è svenuta.
Tutti le hanno fatto l’applauso e le hanno stretto la mano.
Alla fine Barbara D’Urso mi ha dato un passaggio fino a casa e,
mentre guidava, mi diceva: «La mia grande amiiica!» e si scattava i
selfie.
BUON COMPLEANNO ALFONSO

Con Alfonso Signorini siamo diventati amici a partire dalle 12.30


del 7 luglio 2005.
Prima, se ci incontravamo, facevamo a botte e ci querelavamo a
vicenda, ma sempre con tanta stima.
Dal 7 luglio 2005 abbiamo deciso che era meglio essere amici,
siamo andati dal notaio e adesso siamo molto molto amici.
L’anno scorso ha organizzato nella sua villa a Pomezia una bella
festa per i suoi quarant’anni invitando tutti, nessuno escluso.
Non c’erano solo grandi artisti c’erano anche dei politici Pd, 5
Stelle, Lega, Movimento Sociale Italiano, Psdi, Stella e Corona. Un
centinaio di fotografi immortalavano la serata.
Al tavolo centrale c’era Del Debbio che parlava con D’Alema del
piú e del meno, di assassini, dei vari tipi di baci, di quanti saranno
nel mondo gli «scemi del villaggio», di legumi e di Marina Occhiena.
A metà festa aprí la porta del bagno e da lí fece uscire i futuri otto
concorrenti del Gf Vip.
«Adoro!… Li ho tenuti tutti e otto nascosti nel bagno tutta la serata
per farvi la sorpresa. Adoro!… Li ho scelti io uno a uno. Adoro! Tutti
vip di origine controllata. Sono contrario alle panzane, alle asserzioni
false, è l’edizione vip del Grande Fratello e quindi debbono essere
veri vip. Adoro!…» E ce li presentò uno per volta.
Il primo si era un po’ sentito male perché nello stretto spazio del
bagno l’aria era insufficiente per tutti.
Si chiamava Antonio Palmo, da quasi trent’anni su Rai2 applaude
nel programma di Magalli, I fatti vostri.
Il secondo PoroPoro, nome d’arte di Sebastiano Calvaruso, dj
settantasettenne al circolo anziani della casa di Teramo.
Terza e quarta: le gemelle Bertarelli Anita e Francesca, non sono
famose, sono le figlie di Attilio Bertarelli che ha vinto la causa a
Forum al tempo in cui lo presentava Rita Dalla Chiesa. Anita ha
quarantaquattro anni, Francesca quarantuno. Sono gemelle nate
dopo un parto lungo e travagliato, sono identiche tranne le caviglie:
Anita è piú in carne, ha un caviglione a forma di quaglia, Francesca
è la fichetta del duo.
Quinto concorrente Filippo Musca, anche lui aveva partecipato a
Forum edizione di Rita Dalla Chiesa e ha vinto la causa contro uno
che non gli aveva pagato l’affitto.
Chissà quante cose avranno da dirsi le gemelle e Filippo Musca.
Sesto lo scrittore frosinonese Fiabo Giumenta, autore di due libri
famosi: Differenza tra pattinaggio e pettinaggio, un bel libro di
cinquecentocinquantacinque pagine. E l’altro campione di vendite
nelle librerie di Frosinone Curiosità geografiche: ha piú abitanti
Milano o si produce piú farina in Campania?, un bel libro di
seicentosessantasei pagine.
Settima la modella Jikka di origini pugliesi-americane-svedesi. La
sua prima madre era polacca il secondo padre Sagittario. Jikka ha
sfilato a Roma Milano Napoli Atalanta Sampdoria Torino.
Ottavo, Pino Rucolo, famoso per avere tamponato Enzo De Caro
a piazza Mazzini di fronte alla sede della Rai Radio Televisione
Italiana.
Nono, Biagio Carli (andò a Stranamore nel 1992 per riconquistare
la fidanzata, e per fortuna ci riuscí).
Alfonso offrí un drink ai futuri abitanti della «Casa» piú spiata
d’Italia.
Alla festa c’era Marco Li Causi, uno studioso di cinema e in
particolar modo di Franco Franchi, erano sessantacinque anni che
non ci vedevamo. È rimasto tale e quale, mi raccontò una cosa che
non sapevo: agli inizi della carriera Franco Franchi doppiava
Humprey Bogart, Gary Cooper, Henry Fonda, tutti attori americani
importantissimi, ma lo cacciarono dopo i primi due mesi perché li
doppiava bene ma ogni tanto improvvisava e inseriva «Ciccioooo
ciccciooo».
La torta tardava ad arrivare tanto che alcuni invitati già dormivano
per terra.
A mezzanotte e un quarto, con un quarto d’ora di ritardo, arriva la
torta: era a forma di Grande Fratello Vip.
Alfonso l’ha tagliata infilando un grosso coltello.
Si è sentito urlare fortissimo: «Ahi! Muoio!»
L’urlo proveniva dall’interno della torta.
Era Pedro Jimmi, uno spogliarellista cubano che doveva uscire a
sorpresa dalla torta.
Per non rovinare la festa tutti fecero finta di non aver visto niente.
Si misero a ballare e a fare il trenino Peppereppereppè.
Due camerieri presero il corpo dello spogliarellista e se ne
liberarono buttandolo nel lago di fronte alla villa.
A fine festa Alfonso ha dato le bomboniere e un bacio simbolico in
bocca a tutti gli invitati. Io conosco bene Alfonso, mi sono accorto
che gli era scappata una lacrimuccia e gli ho detto: «Alfy ti sei
commosso?»
«Sí tesoro, è stata una bella festa! Adorooo!…»
BUON COMPLEANNO ANTONELLINA!

Anche Antonellina (Clerici) come Valeriona (Marini)compie


sempre quarant’anni.
Segno di determinazione coerenza e costanza.
Lei per sviare chi potrebbe scoprire quanti anni ha veramente,
sulla torta non mette mai le candeline, si giustifica dicendo che sono
inquinanti, nocive alla salute, allora mette dei fiorellini e delle
farfalline. La festa era alle 21, a villa Clerici, via Tal dei Tali etc.
Alle 21.01 fanno il loro ingresso:

Minghi
Mengoli
Mingardi
Mengoni
Mengacci e Sabrina Salerno.

Antonella voleva cacciare Sabrina perché le rovinava il giochino


dei Minghi-Mengoli-Mingardi-etc. Le disse: «Scusa, ma non potevi
venire tra mezz’ora, insieme a:

Antonio Catania
Raul Cremona
L’avvocato Taormina
Marco Milano
Adriana Asti
Sergio Assisi?»

Al tavolo centrale c’era Del Debbio e parlava con Ricky Tognazzi


del piú e del meno, di sesso, di macchie d’olio e di quanti anni avrà
Martin Scorsese, di tette rifatte e di pena di morte.
Il giornalista sosteneva: «Io sono favorevole alle tette rifatte e
contrario alla pena di morte, anzi contrarissimo! Chi è a favore della
pena di morte lo ammazzerei all’istante!»
Suonano alla porta: arrivano quelli coi cognomi degli animali:

Bruno Vespa
Adriana Volpe
Michele Pecora
Edoardo Pesce.

Entrano, bevono qualcosa e cercano la festeggiata, che non è in


sala. A un certo punto si sente un urlo: «Perdiàmini!!! Perdiàmini!!!»
Era Antonella Clerici che era entrata in bagno, c’era la bilancia e
s’era pesata!… Ha lanciato un urlo e ha minacciato di buttarsi giú
dalla bilancia, che era alta 40 centimetri da terra. È arrivato il suo
fidanzato e gli ha urlato nelle orecchie: «Nun lo fare! Nun lo fare!
Non ti rovinare la festa! E poi la bilancia è truccata…»
Antonella è scoppiata in un pianto a dirotto, poi è arrivato Luca
Giurato che per rincuorarla le ha detto: «Ascolta che bei guardi che
fai», voleva dire: «Guarda che begli ascolti che fai!» «Moralati su i
tiri», ma voleva dire: «Dài tirati su il morale». Le ha fatto vedere i
ritagli dei giornali contenenti i dati Auditel. Luca Giurato li conserva
dal 1990 e li porta con sé anche quando esce, li tiene dentro alcuni
scatoloni, per trasportarli si fa aiutare da un filippino.
Appartati in salotto dietro una palma di dodici metri, c’erano Bruno
Vespa e Valeria Marini, non ho voluto credere alle mie orecchie, per
quello che ho sentito. Valeria parlava in maniera incomprensibile per
un errore del suo chirurgo (ha sbagliato di un chilo e duecento
grammi), comunque lei che è stellare l’ha presa con filosofia. Invece
Bruno era triste e cupo come tutti i comici nella vita privata.
Valeria: «Io ti timo come chionnalista e uomo sei il mio tipo mi
inviteretti a Potta a Potta».
Bruno: «Io Valeria ti stimo tanto come artista che porta avanti il
nome dell’Italia nel mondo e io ti ho sempre difesa quando ti hanno
detto che sei grassa, ti ho dedicato una puntata intera: Valeria è
ingrassata? Se è sí, perché? E se è come, quando? Ospite la
criminologa Roberta Bruzzone, Suor Adelia, Marcella che ha cantato
Montagne verdi, una rappresentanza degli alpini paracadutisti, Alba
Parietti, Simona Ventura e il Mago Forest. Però, cara Valeria, se vuoi
metterti con me sappi che io sono credente devoto, praticante,
Capricorno fedele».
Valeria: «E io ti timo peccuetto».
Uno dei giovani invitati, Filippo Curti, tronista di Uomini e donne,
noto per la sua intelligenza cultura e simpatia, alticcio, anzi
completamente ubriaco, mentre usciva per fumare una sigaretta è
caduto dentro un bidone della spazzatura di fronte alla villa. Per
fortuna Paolo Mengoli, che stava facendo la pipí nei pressi del
bidone, se n’è accorto, ha chiamato i colleghi Minghi Mingardi
Mengoni e Mengacci e tutti insieme l’hanno portato via da lí in
tempo, prima che venisse sbranato dai cinghiali che quando sentono
odore di feste bazzicano in zona in cerca di cibo.
Fortunatamente i giornali non ne hanno parlato, e l’immagine di
Filippo Curti non si è sputtanata.
Che festa! Che seratona!
HAPPY BIRTHDAY, JOHNNY DEPP

Io e Johnny Depp abbiamo stretto una profonda amicizia a


Venezia, durante le riprese del film The Tourist. Da allora ci sentiamo
sempre al telefono, anche cinque, sei volte al giorno. Lui viene
spessissimo a casa mia a Roma e io vado da lui in America. Ci
vediamo anche otto volte la settimana.
Con Johnny parliamo per ore e ore di tutto: di cinema, musica,
scollature, bricolage, clima… Ed è strano dato che lui non capisce
una sola parola di italiano e io non parlo inglese. Ma si sa che
l’amicizia sposta le montagne.
Qualche mese fa Johnny mi ha invitato a un party esclusivo a
casa sua a Los Angeles. Siccome io non guido, mi ha mandato a
prendere con un jet privato. L’aeroporto di Los Angeles è grande
quanto l’Abruzzo, abbiamo dovuto prendere un altro aereo per uscire
dall’aeroporto.
La festa era nel suo attico al centocinquantesimo piano. Per salire
abbiamo preso un elicottero.
Dopo tutti questi aerei sono arrivato alla festa che avevo il jet lag,
mi sentivo confuso e parlavo a tutti in siciliano stretto.
C’era tutta Hollywood!
C’era Robert De Niro che faceva la faccia alla Robert De Niro e
diceva a tutti: «Stai parlando con me?»
C’era Quentin Tarantino, che mi ha chiesto tutta la serata se
conoscevo Lino Banfi e Edwige Fenech. Mi diceva che il suo sogno
sarebbe poter incontrare il suo attore italiano preferito: Alvaro Vitali.
Poi è arrivato Steven Spielberg e faceva gli scherzi a tutti. Ha
chiuso un invitato nel bagno e quello tutta la serata a urlare. Che
risate!
Alla festa c’era anche Marylin Manson che giocava coi bambini.
Lui è stanco dell’immagine che si è creato, vorrebbe fare l’animatore
alle feste per bambini. Però i genitori non lo chiamano, non si fidano
e lui soffre. È una persona molto sensibile.
Al momento del brindisi tutti gli ospiti hanno chiesto a Johnny
Depp di cantare una canzone. Johnny suona anche la chitarra.
Allora ha preso la chitarra e il microfono ed è salito sul tavolo.
Quel buontempone di Steven Spielberg però ci aveva spalmato
del sapone.
Johnny è scivolato ed è volato dalla finestra, dal
centocinquantesimo piano!
Ci siamo spaventati tutti!
Invece Johnny, che Spielberg lo conosce bene, aveva fatto salire
di nascosto sul tavolo una controfigura! Siamo scoppiati tutti a ridere!
Una bella festa che ricordo con piacere.
Johnny venne in Italia nel 2017 per pubblicizzare il suo film
appena uscito Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar nel
programma di Barbara D’Urso. Lui disse al suo agente: «Mi faccio
intervistare da tutti, basta che Non È La D’Urso». Ci fu un equivoco e
Johnny si ritrovò la domenica sera su Canale5, assieme a
Francesca Cipriani, Carmen Russo, Enzo Paolo Turchi e la bambina,
Elenoire Casalegno, Giovanni Ciacci e Alvaro Vitali con la moglie.
Johnny Depp voleva parlare del suo film. Barbara invece gli fece una
serie di domande una dopo l’altra:
«Secondo te, la Cipriani dovrebbe diminuire il seno o va bene
cosí?»
«Johnny, raccontaci di quando facevi la fame e dormivi
all’aperto».
«Hai problemi di alcolismo? Tossicodipendenza?»
«Parlaci dei tuoi defunti».
Johnny, un po’ arrabbiato ha detto in un imperfetto italiano: «Sorry
ma del mio film movie Pirai dei Carabi cuando ne parliamo?»
Barbara: «Tomorrow. Ne parliamo domani a Pomeriggio5, che ho
piú tempo, domani ho solo tre omicidi, due collegamenti con due
ospedali, due collegamenti con due cimiteri e poi ho la maga Maria
Carogna, che parla con i morti: la settimana scorsa ha parlato con
John Kennedy in persona e non sapendo lei l’inglese hanno
chiamato la traduttrice Olga Fernando».
Johnny si alzò e se ne andò via arrabbiato.
Dietro le quinte fu consolato da Giovanni Ciacci col pizzo viola
che lo abbracciava e gli diceva: «Ionni, Ionni, sei fantastico! Ti vesti
come una principessa! Ho tutte le tue videocassette! Fammi
l’autografo sulla camicia! Dammi un kiss!!!»
Intervennero le guardie del corpo di Johnny Depp. Uno baciò in
bocca Giovanni Ciacci, l’altro gli diede due randellate sulla testa e
con un coltello minacciò di strappargli il pizzetto viola. Comunque e
perunque, tornando a noi, le feste olliuddiane sono belle perché puoi
incontrare chiunque e perunque…
Quella sera alla festa del my friend Johnny, conobbi Farall
Scanny, l’autore, inventore di Scherzi a parte.
Un serissimo professore di ginnastica con l’hobby del guadagno
facile.
Nel 1977 depositò il format alla Siae e adesso è ricchissimo.
L’idea era quella di fare scherzi. Un genio!
SCHERZI A PARTE VIPP

I Vipp ormai sono tantissimi, ogni giorno ne nasce uno…


L’Accademia della Crusca ha previsto che nel 2030 ci saranno piú
Vipp che persone «normali».
Il Vipp è molto gettonato in televisione perché il pubblico vuole
vedere, sapere come la pensa, come si comporta, per cui anche se
si parla di aborto, dello scrittore francese Simone Di Auxerre, di
virus, di nuoto sincronizzato o del prezzo delle fave al mercato, viene
chiamato il Vipp a dire la sua.
«Elenoire Casalegno, cosa ci dici su Sciascia? Sulle Dolomiti? E
a proposito di Dolomiti: cosa ne pensi dell’ultimo album di Calcutta?
E quanto fa 7 x 9?»
Le medaglie come sappiano hanno tre facce per questo che al
pubblico piace anche conoscere le sofferenze dei Vipp.
Se un cantante incide un disco non lo chiama nessuno, ma se gli
muore la madre tutti pronti a contenderselo.
Un attore gira un film in America, torna in Italia e subito il
pomeriggio in tv lo chiamano, non per chiedergli che film ha girato,
ma per parlare del fatto che sua moglie l’ha tradito con il suo miglior
amico.
L’attrice protagonista di una fiction va ospite il pomeriggio in
televisione e di che si parla? Della grave malattia della madre, e se
la madre è già morta, la si tira fuori dalla tomba e si cerca di
rimediare. Della fiction si parlerà alla fine, quando la presentatrice,
sbagliando quasi sempre il titolo e il giorno di collocazione nei
palinsesti, dice che è un capolavoro senza averlo mai visto, senza
menzionare il regista, tanto non conta niente se non è fidanzato,
sposato o divorziato con un’attrice famosa.
Infatti, una grande trasmissione di successo è Grande Fratello
Vip, grazie alla quale vediamo ventiquattro ore su ventiquattro cosa
fanno la figlia di Amedeo Goria, il fratello di Balotelli e l’ex fidanzata
di Sgarbi.
Ma la trasmissione che piú delle altre fa conoscere la personalità
del Vipp è Scherzi a parte Vip, programma in cui il personaggio
celebre non sa di essere ripreso.
LA TOP TEN. I 10 SCHERZI PIÚ RIUSCITI SONO 13

Le vittime:

Roby Facchinetti
Patrizia Mirigliani (organizzatrice di Miss Italia)
Mal
Riccardo Scamarcio
Pierfrancesco Favino
Marcello Merello
Alessandro Siani
Barbara De Rossi
Ezio Greggio
Dolcenera
Cecilia Rodríguez
Gigi Marzullo
Papa Francesco.

Il primo scherzo, da sbellicarsi dal ridere, lo hanno fatto a Roby


Facchinetti dei Pooh.
Lo chiamano al telefono e gli dicono: «A facchinooo!
Facchinettooooo!!!»
Che risate! Vedere la sua faccia mentre si sentiva preso in giro
era da premio Oscar. Io quando l’ho visto ho riso cosí tanto che mi è
venuto l’herpes.

Secondo scherzo a Patrizia Mirigliani. Un attore del programma


vestito da donna dice con voce in falsetto: «Voglio partecipare a
Miss Italia, mi chiamo Giovanna Rossi, ho diciannove anni, segno
zodiacale Capricorno. Sono studentessa, i miei hobby sono:
viaggiare e fare la modella. Speriamo la Madonna non sono
fidanzata, il mio sogno è diventare famosa». Patrizia risponde: «Ok.
Sei bella, ti iscriviamo al concorso di Miss Italia». Il nostro attore si
veste da donna, va in diretta davanti a milioni di telespettatori e
vince. Alla fine, una voce dall’altoparlante dice: «Stupidiii! Siete su
Scherzi a parte!!!»

Terzo scherzo (davvero pesante) a Mal, il cantante britannico


naturalizzato italiano. Il suo vero nome è Paul Bradley Couling ed è
conosciuto nel nostro Paese per: «Furia cavallo del West che va piú
forte di un jet. Quando fa il pieno di fieno, se no non sta in pie’».
È famoso perché parla male l’italiano e perché ha una paura
fottuta dei morsi di coccodrillo.
«Mi fane ppaurauri! Mi fane ppaurri i chicchi drilli!». Lui parla cosí.
Comunque lo scherzo era questo: Mal è invitato a Milano a
cantare in un locale di lusso con piscina. Dentro la piscina a sua
insaputa mettono un coccodrillo vivo.
Mal inizia la sua esibizione. A un certo punto del concerto,
quando lui canta Furia cavallo del West (avendo in repertorio poche
canzoni la canta dodici volte), un attore si finge un suo grande
ammiratore, lo prende e gli urla: «W Mal! W Furia! Tutti in piscina a
festeggiare!!!» e lo butta in piscina (e qui vi lascio immaginare le
risate!…)Una burla riuscitissima!

Quarto scherzo a Riccardo Scamarcio, complice il regista


Massimiliano Bruno.
Riccardo viene convocato dalla produzione e gli offrono di girare il
remake di Per un pugno di dollari di Sergio Leone.
A Cinecittà lo vestono da cowboy, gli dànno un fucile e gli dicono
che è un’arma di scena, che spara a salve.
Invece era un vero fucile, caricato con proiettili veri.
Lui spara e ferisce a morte qualche comparsa.
Quando è andato a vedere che quelli erano morti veramente ha
fatto una faccia buffissima.
Che ridere! Ho riso cosí tanto che mi sono commosso.
Quinto scherzo atroce, proprio da carogne, a Pierfrancesco
Favino.
Dieci attrici passano davanti a lui, lo guardano, fanno una smorfia
e gli dicono:
«Ehi Pierfrancesco! Ci hai il Favino! eh eh eh!…»
«Ehi Pierfrancesco! Ci hai il Favino! eh eh eh!…»
«Ehi Pierfrancesco! Ci hai il Favino! eh eh eh!…»
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 volte, dieci ragazze tutte a dirgli la
stessa cosa. Il povero Pierfrancesco sudava freddo, gridava: «Voglio
andare a casa, voglio andare a casa!…» Che ridere, che ridere!…
Ho riso cosí tanto che mi sono rotolato sotto la sedia!

Sesto scherzo telefonico a Marcello Merello.


Attore:«Pronto, parlo con il signor Marcello Merello, marito di
Marcella Bella?»
MM: «Sono Marcello Merello, chi parla?»
Attore: «Abbiamo rapito sua moglie Marcella Bella! La teniamo in
una località segreta e le facciamo cantare Montagne verdi tutta la
giornata. Se la vuole rivedere, ci deve portare cinquecentomila euro
in contanti, tutti a monete da un euro, al Duomo di Milano entro due
ore!»
MM: «Femmi! Non ci fate demmale! Arivo!» (lui parla cosí).
Il buon Marcello Merello è andato all’appuntamento con un tir
pieno di monetine.
A questo punto riceve una telefonata.
Attore: «Merello ah ah, ci caschi sempre! Era uno scherzo!»

Settimo scherzo ad Alessandro Siani. Viene contattato da un


attore dello staff di Scherzi a parte che gli dice: «Signor Siani,
complimenti per la sua comicità e la sua carriera. Siamo della
società Tigre Assicurazione, non siamo di Scherzi a parte! (Per non
farlo insospettire). Saremmo lieti di averla come nostro testimonial,
le offriamo tre milioni di euro all’anno».
Lui, sentita la cifra, accetta immediatamente.
Attore: «Questo è lo slogan, che dovrà declamare un po’ in
italiano un po’ nel suo dialetto partenopeo:
La Tigre Assicurazione,
fai un affarone,
uè guagliò! Accattatevilla!

Poi la faremo entrare in una gabbia e faremo anche delle foto con
la tigre».
Alessandro Siani: «Guagliò, m’arraccumann, a tigre adda essere
finta!»
Attore: «Senz’altro signor Siani, non si preoccupi».
Il giorno della registrazione.
Tutti pronti. La troupe è pronta. Siani ben pettinato e truccato.
Due omoni lo prendono con la forza e lo buttano dentro la gabbia
a fare la foto, però con una tigre vera!
Che ridere che ridere!!!
Alla fine da un megafono si sente una voce:
«Alessandro Siani sei su Scherzi a parte!»
Ma dalla gabbia non giunge nessuna risposta.

Ottavo scherzo alla simpatica attrice Barbara De Rossi.


Due attori del programma si fingono dei pastori e con cento
pecore (comparse travestite da pecore) invadono il giardino della
sua villa, rovinandole un migliaio di ortensie (considerate che le
ortensie costano circa sette euro l’una). Barbara esce per cacciare le
pecore. Altra trovata degli autori: in mezzo alle finte pecore ci sono
due cani veri che la azzannano, addentano le gambe alla De Rossi,
che urla: «Aah ah ah! Ahiaiaiaia!…»
Dal solito megafono, in lontananza, la solita voce: «Sei su Scherzi
a parteee!».
Lei sanguinante, con un polpaccio dilaniato dai morsi dei cani,
sorride e dice: «Siete dei grandi burloni, ma io vi perdono, ho un
grande senso dell’umorismo».

Nono scherzo a Ezio Greggio. Lo scherzo era identico a quello


precedente fatto a Barbara De Rossi, ma poiché Ezio non è uno
stupido si arma di fucile e spara, uccidendo i due pastori e otto
comparse-pecore. Trattandosi di una trasmissione Mediaset ed
essendo Ezio uno degli artisti di punta dell’azienda, hanno archiviato
il caso. Naturalmente lo scherzo non è mai andato in onda.

Decimo scherzo a Dolcenera, la cantante, durante un concerto


all’Arena di Palagonia, in provincia di Catania. A un certo punto sale
sul palco un attore della trasmissione che con un coltello in mano e
gli occhi spiritati le dice: «Sono un tuo faaan! Ti taglio la lincuaaa! Ti
taglio la lincuaaa! Faccio la collezioneeee!» E tira fuori dalla tasca
una decina di lingue fresche appena tagliate.
Lei si mette a gridare e a piangere dalla paura, chiama la
mamma, chiama tutti i santi e la Madonna. A questo punto l’attore si
volta di spalle e dietro, sulla maglietta, c’ha scritto «Sei su Scherzi a
parte!» Che risatone!

Undicesimo scherzo a Cecilia Rodríguez, la sorella di Belén.


La contattano e le dicono che le vogliono fare un provino per
presentare il Festival di Sanremo.
Allora tutta una squadra di complici le dà appuntamento al teatro
Ariston. Il provino consiste nello scendere i cento scalini dell’Ariston
con le scarpe tacco dodici senza cadere. Lei dice che ce la può fare.
Solo che gli scalini sono stati cosparsi di acqua saponata. Appena lei
poggia il piede sul primo scalino, scivola e rotola giú per tutti e cento
gli scalini. Alla fine della scalinata, lei è tutta dolorante per la caduta
e subito dopo si apre un telo con scritto «Sei su Scherzi a parte!»
Che ridere! Che matte risate!

Dodicesimo scherzo a Gigi Marzullo.


Una mattina molto presto suonò il citofono di casa Marzullo. La
moglie di Gigi, Antonella, rispose e chiese: «Chi suona è sempre
colui che vuole entrare, o è colui che vuol entrare che nel suonare si
rivela?» Dal citofono risposero: «Apra siamo della questura,
sappiamo che il dottor Marzullo è in casa!» Salirono circa venti
agenti armati fino ai denti, e gli dissero: «Dottor Marzullo, siamo qui
per portarla in questura, dobbiamo farle delle domande! Perché le
domande sappiamo farle anche noi, cosa crede!?!» Gigi scoppiò in
lacrime, dicendo: «Io non ho fatto niente sono innocente come
mamma mi ha fatto, non è che se uno porta la camicia da carcerato
è un delinquente, sarebbe come dire che se uno si veste in gessato
ha una gamba rotta!» Lo portarono via davanti alla moglie, che
incredula consolò Gigi: «Stai tranquillo Gigi, non preoccuparti, ci
passo io a prendere lo spezzatino dal macellaio, vedrai che saprò
cavarmela da sola, anche se tu amore mio dovessi marcire in galera!
Del resto la Giustizia deve fare il suo corso, se sei mafioso,
camorrista, scippatore, cravattaro o tutte queste cose insieme è
giusto che paghi, se non lo sei pazienza… sappi che io ti aspetterò
tanti anni come gli anni che mi hai fatto aspettare tu per portarmi
all’altare, ti amo!!!»
Gigi fu caricato sulla macchina della polizia, in quel momento di
disperazione gli passarono davanti tutte le dodicimila puntate di
Sottovoce. Lui che era stato sempre onesto, non aveva mai fatto del
male alla mosca! In questura il commissario lo accolse dicendogli:
«Dott.Marzullo, quando questo giorno, vista l’ora, è appena
cominciato e quando il vecchio giorno è già finito, un giorno per
amare, un giorno per sognare e un minuto per chiamare un
avvocato». Fu chiamato l’avvocato di Gigi, ma si presentò Eduardo
De Crescenzo, con un cartello dove vi era scritto: «Non sono il tuo
avvocato, ma sono Eduardo De Crescenzo, mi riconosci? SEI SU
scherzi a parte!!!» Che ridere… Marzullo mandò tutti a quel paese,
ma la prese bene!!!

Tredicesimo scherzo. Quest’ultimo scherzo è la ciliegina sulla


torta. L’inconsapevole vittima è nientepopodimeno che papa
Francesco. Un attore della trasmissione telefona al Santo Padre e
imitando la voce di Paolo Brosio gli dice: «Papa bello come sta?
Sono Paolo Brosio, le andrebbe di prendere un tè insieme?» «Con
piacero, con piacero… dimmi orario e luogo, benedetto figliolo».
L’imitatore gli comunica ora e luogo dell’appuntamento.
Papa Bergoglio si presenta all’appuntamento ma non trova
nessuno. Resta due ore ad aspettare Brosio, e alla fine esce fuori
uno della troupe che gli dice: «Signor papa, lei è su Scherzi a parte!»
E lui, gioioso come sempre: «Cari fedeli, cari amici della
televisione… Lo scherzo è un messaggio dall’alto e lo accetto con
piacero».
FESTE NOBILI

Avere ospite papa Francesco alla sua festa è il sogno della


marchesa Adalba Sole Squattrinata Castello.
Ci ha provato, era persino riuscita a parlare con un collaboratore
del Sommo Pontefice, ma ha ricevuto un bel tre di picche.
Adalba è una di quelle che organizzano feste mondane alle quali
tutti vogliono presenziare. Ne organizza almeno trecento l’anno. Nel
2010 era riuscita a organizzarne settecentocinquanta, piú di una al
giorno, le piú belle di sera e poi qualcuna pomeridiana.
I nobili, i duchi, i marchesi, i conti, i principi, anche se non sono
conosciuti, per il solo fatto di essere nobili sono Vipp.
Lei è marchesa, ma è disoccupata. Una delle sue fonti di reddito
consiste nella vendita degli oggetti dimenticati alla festa dagli invitati:
un cappello, un accendino d’oro, una pelliccia, etc. Inoltre fa qualche
sfilata per anziani e qualche spot televisivo.
Adalba è stata per anni la testimonial di «Coll, la colla per
dentiera». Lo spot, con la regia di Gabriele Muccino, era
meraviglioso. Adalba saliva su un autobus pieno e diceva: «Scendo
subito, non vorrei che qualcuno mi rubasse dalla borsetta la
meravigliosa Coll, la colla per dentiera. È ottima, lo fu e lo era».
La sua interpretazione piacque molto alla critica. Ecco alcune
recensioni:
«Repubblica»: «Applausi per l’incredibile interpretazione, Adalba
Sole etc. ci consegna qui un altro lavoro di mimesi che va ben oltre
al lavoro di make-up. Muccino sa che lo spot tocca un tema delicato
e un nervo ancora scoperto, si infiamma per dire che lo spot non è
assolutamente un attacco a Mani Pulite o al governo di oggi e che
chi lo ha visto capisce perfettamente che certi discorsi sono
virgolettati» (Chiara Ugolini).
«Fatto Quotidiano»: «Nello spot il peso della storia a cui il regista
si ricollega è troppo invadente forse persino per i telespettatori piú
convinti. Un attento giudizio estetico ci riporta a un Sorrentino di
serie B, di contro sullo sfondo ricorre come una fidelizzazione cieca
alla oramai smunta causa delle varie colle per dentiere. Quella di
Adalba che veste i panni della passeggera in autobus è invece una
mimesi impressionante. Clamorosa. Devastante. Una performance
che, oltretutto, cancella tutto il resto dello spot» (Giuseppe Pipitone).

«Corriere della Sera»: «Coll, la colla per dentiere racconta le


contraddizioni di noi tutti. Ritratto di una donna sconfitta che non
perde l’arroganza. Straordinaria prova di Adalba Sole con un finale
felliniano. Muccino racconta quel periodo senza giudicare, evitando
ogni possibile pregiudizio, ma rischia di appiattirsi su quello che è il
vero punto di forza dello spot, la magistrale prova di Adalba, che ci
restituisce non solo il volto della passeggera sull’autobus pieno»
(Paolo Mereghetti).

Durante la festa lo spot veniva proiettato sulle pareti della casa


senza audio.
Tantissimi gli ospiti. Il primo ad arrivare fu Jerry Calà che alla
tastiera ha cantato Maracaibo inframmezzata da tante spassose gag
tipo: «Libidine!… Capitoooo???» che avevamo già visto alla festa di
Donatella Versace. Poi arrivò Gerry Scotti col suo doppio umore,
rideva, si divertiva e all’improvviso piangeva, si commuoveva. Tipico
dei Leone con ascendente Zagara.
Ci intrattenne con un bel gioco che porterà la prossima stagione
su Canale5, Trovate la differenza. Mostrava ai presenti due foto
apparentemente uguali ma con due sottili differenze. Nella prima foto
si vedeva una casa con le finestre chiuse, accanto un canile con il
cane e con un osso, e una bici con due ruote. Nella seconda foto si
vedeva la stessa casa con le finestre chiuse, accanto un canile con il
cane e una bici, alla quale mancava una ruota.
Chiedeva a tutti: «Quali sono le differenze?» Io onestamente non
le vidi, non sono portato per questo tipo di giochi. Mughini, arguto
come al suo solito, disse: «Lo so io! Lo so io! Nella seconda foto non
c’è l’osso». Gerry gli disse: «Bravo, sei il piú bravo di tutti stasera
qui, ma purtroppo non hai vinto perché le differenze sono due e tu
ne hai detta solo una».
Io poi iniziai a bere e a cantare al karaoke e non mi ricordo se
qualcuno indovinò. Ma credo di no. Gerry pensando alla casa col
cane solo senza l’osso pianse a dirotto. Purtroppo lui è cosí: vede un
bambino piange, vede una sposa piange, vede una foglia che cade
piange, vede una pozzanghera piange. È sensibile, si lascia
coinvolgere, si commuove, ha la lacrima facile.
La festa naturalmente finí in allegria. Stefano Masciarelli fece
l’imitazione di Aldo Fabrizi.
Adalba, comunque e perunque, rimase contenta della festa. Tra
una settimana ne organizzerà un’altra ancora piú bella ed è pronta
per entrare nella casa del Gf Vip.
Si parla di luglio-agosto o febbraio.
REALITY E TALENT VIPP

Quando un format televisivo riscuote successo, viene subito


riproposto in versione Vipp.
Cosí, dopo il successo del Grande Fratello Mediaset manda
subito in onda Grande Fratello Vip. La stessa cosa è successa con
L’Isola dei famosi. Dato che nelle ultime edizioni i concorrenti non
erano quasi mai dei veri Vipp, ne è stata ideata una nuova versione,
chiamata per l’appunto L’Isola dei famosi Vip.
Ciò è avvenuto perché, causa budget di produzione ridotti, il cast
era spesso formato dal «figlio di», «la sorella di», «il vicino di casa
di», etc.
Nella prossima edizione del Grande Fratello Vip la marchesa
Adalba Sole Squattrinata Castello si aggiungerà agli otto vip già
annunciati da Alfonso Signorini nel corso della sua festa, e cioè:

Antonio Palmo
PoroPoro (dj settantasettenne)
le gemelle Bertarelli Anita e Francesca
Filippo Musca
Fiabo Giumenta, lo scrittore che proprio da ieri è in tutte le librerie con il suo
nuovo romanzo dal titolo Clownstrofobia: ovvero la paura di rimanere chiuso
nell’ascensore con un clown
Jikka
Pino Rucolo, il tamponatore di Enzo De Caro.

Ci saranno anche: Enzo Urgu, compagno di scuola di Iva


Zanicchi; Remo Vacca, famoso perché aveva investito con la bici
Lello Arena mentre attraversava sulle strisce pedonali; Lino
Andascosso, chierichetto durante la celebrazione del matrimonio di
Al Bano e Loredana Lecciso; Vittorio D’Alessio, il vicino di
ombrellone di Vanessa Incontrada a Ostia. Oltre a questi: l’istruttore
di aerobica di Antonella Elia, un tale che ha prestato una penna a
Mara Venier; Alan Corelli, un commercialista di colore sosia di
Giampiero Mughini; il barista di Fiorello; Pippo Ballasputo, noto per
aver urtato Paolo Bonolis aprendo lo sportello dell’auto.
Chi partecipa ai reality da anni non lavora: partecipa a una fiction
ogni tre anni, ogni sei anni ottiene un ruolo in un film, e recita a
teatro ogni dodici anni.
Per il resto del tempo si siede nei salotti pomeridiani.
La televisione ha capito che il futuro è nei reality.
In anteprima assoluta per voi, alcune anticipazioni sui prossimi
reality che la televisione generalista (Canale5 in testa) sta per
varare.
IL GRANDE FRATELLO PIROMANI

Verranno selezionati dieci concorrenti piromani e messi dentro la


casa, nella quale è stato nascosto un accendino.
Il primo che lo trova e che riesce a dar fuoco alla casa, vince.
L’ANTIDOTO

Dodici concorrenti a cui viene offerta una cena in un noto


ristorante, dodici portate, carne, pesce, salumi, formaggi, dolce,
frutta etc etc. Poi gli viene comunicato educatamente che le pietanze
contenevano una sostanza che entro due ore avrebbe reso impotenti
gli uomini e frigide le donne. In due ore devono trovare l’antidoto che
li salverà ma ce ne sono solo undici dosi.
TEMPTATION ISLAND OBESI

Un reality in cui sei persone in carne, rotondette, vengono lasciate


per tre settimane in un villaggio, senza cibo. Poi con l’aereo gli
lanciano un gelato solo.
UOMINI E DONNE VIPP

Maria De Filippi ha già pronto questo nuovo format: i tronisti sono


Vipp scapoli che si vogliono fidanzare con altre VIPPESSE scapole.
Nella prima edizione i tronisti Vipp saranno:

Eugenio Scalfari
Platinette versione uomo
Piero Angela.

Le corteggiatrici VIPPESSE saranno:

Bianca Berlinguer
Concita De Gregorio
Platinette versione donna
Franca Leosini.
TG5 VIPP

Uguale al Tg5 normale, ma condotto da Gabriel Garko e Valeria


Marini.
IL GRANDE ROSANNA FRATELLO

Sedici Vipp vengono rinchiusi per tre settimane nella villa di


proprietà della cantante Rosanna Fratello, in Puglia.
La villa ha un salone di 16 000 mq, e sedici stanzette dove
vengono rinchiusi i sedici Vipp, i quali dovranno superare tre prove
difficilissime.
La prima settimana debbono ascoltare ininterrottamente Sono
una donna non sono una santa.
La seconda settimana debbono imparare la canzone a memoria e
la terza settimana la debbono cantare.
Vince l’ultimo concorrente rimasto.
MASTERCHEF PELOSI

Venti aspiranti cuochi molto pelosi, con barba lunga e capelli


lunghi cucinano i piatti migliori. I giudici li assaggiano ma appena
trovano un pelo eliminano il concorrente.
L’ISOLA DEI FAMOSI ANIMALI

Si selezionano quindici animali famosi, protagonisti di film o


trasmissioni televisive, che devono stare da soli sei settimane su
un’isola senza mangiarsi tra di loro.
CELENTANI CERCASI

Un talent nel quale trentamila sosia e imitatori di Celentano si


sfidano tra di loro, ne viene eliminato uno a settimana.
Nell’ultima puntata, dopo l’eliminazione di
ventinovemilanovecentonovantanove concorrenti, si conoscerà il
vincitore.
Secondo me trentamila puntate sono troppe.
E poi di Celentano ce n’è uno solo.
Lui.
Adriano!!!
CHECCENE DA CELENTANO

Chi tra gli italiani può affermare di non essere stato un fan di
Celentano almeno una volta nella vita? Negli anni Sessanta in tutte
le città e paesi italiani c’erano gli emuli di Celentano, si vestivano
come lui, facevano le stesse mosse, poi magari non sapevano
cantare, ma avevano sempre intorno un gruppo di appassionati
ammiratori che si illudevano di seguire il vero Adriano, pur sapendo
che si trattava di un’imitazione. Adriano era il simbolo del successo.

Iniziò a parlare molto tardi, i genitori cominciavano già a


preoccuparsi, quando finalmente, verso i sei anni, parlò e disse al
padre: «Ueh, ma sei forte», e poi spiegò che aveva solo fatto una
pausa.

Le sue pause diventarono famose, furono istituiti dei campionati


regionali e provinciali di «pausa», quelli nazionali non li facevano
perché il campione era già lui.
Celentano è stato per me sempre un idolo, un mito, un mitomane.
Nel 2019 ho partecipato ad Adrian su Canale5 e sono diventato
amico suo, faccio parte del Clan, mi ha consegnato la tessera.
Con questa tessera vai nei negozi, al ristorante, al cinema e non
paghi.
Mi vergogno a usarla. Qualche volta l’ho usata per prendere il 141
senza pagare e poi l’ho usata solo una volta in un negozio di Armani:
ho preso centoventicinquemila euro di vestiti gratis.
Le persone mi fermano per strada e mi chiedono se sono amico
di Celentano.
Io gli rispondo di sí. E allora alcuni mi chiedono un autografo di
Celentano e io glielo faccio, mi firmo Adriano Celentano. Altri mi
chiedono una foto, un selfie con Celentano, e io mi metto in posa,
guardo di traverso, sbatto le ciglia come fa lui e mi faccio scattare la
foto.
Anche perché diciamo la Veritàne, diamo accesso ciò che è
acceso: io e lui non ci assomigliamo fisicamente ma come carattere
siamo uguali.
Ci accomunano tante cose.
Io vado a cena a casa sua ogni settimana. Mi ricordo quattro cene
in particolare.
PRIMA CENA

Questa cena me la ricordo perché cominciò con una piccola lite.


Da quando siamo amici lui vuole che gli dia del tu.
Una volta mi è scappato il lei, per timidezza, gli ho detto: «Lei,
Adriano…»
È andato su tutte le furie! Ha pianto, ha rotto i piatti, la moglie
voleva chiamare i Carabinieri, poi gli ho detto: «Scusa, m’è
scappato…»
E lui: «Va bene, visto che ti è scappato, ti perdono. Andiamo a
mangiare».
Adriano è di gusti raffinati si fa arrivare i prodotti da tutto il mondo.
Questo era il menu:

il pane da Panarea
le fave da Favignana
la bistecca della Fiorentina (la bistecca che mangiano i giocatori della
Fiorentina)
il basilico dalla Basilicata
gli hamburger da Amburgo
la pasta coi ricci (direttamente da Riccione)
la trippa di Trippoli, buonissima.

La cameriera di quella sera era Helga.


Adriano non ha una sola cameriera, ne ha dodici, una per ogni
segno zodiacale.
Adriano ha un cuore grande come un panettone.
SECONDA CENA

La seconda volta che mi invitò a cena a casa sua, Adriano mi fece


aspettare undici ore davanti al portone. Era triste perché aveva
litigato con la moglie. Colto da un’improvvisa ispirazione, si era
chiuso in studio e aveva scritto la canzone Perdere la Mori. Io intanto
ogni venti secondi suonavo il campanello. Tenendo conto che un
minuto è fatto di sessanta secondi, un’ora è fatta di sessanta minuti
e le ore d’attesa furono undici, suonai millenovecentottanta volte.
Per poco non ho perso un dito!
Adriano mi venne ad aprire, dicendomi: «La cena non è ancora
pronta, accomodati sul divano, ti chiamiamo noi con l’altoparlante».
Mi accomodai sul divano ma non mi accorsi che c’era un cucciolo
di Shih Tzu che Claudia cercava da tre anni.
Alle 4.30 del mattino uno squillo di tromba sulle note di Azzurro.

La cena finalmente era pronta.


Come antipasto c’erano tutti stuzzichini:

la mozzarella in carrozza gliela portano veramente con la carrozza


il sale glielo portano da Roma, vanno a prenderlo sulla Salaria
i dolci alla crema glieli spediscono da Cremona
le olive gliele manda Olivia Newton-John.

Per cena, la cameriera Helga ha portato in tavola uova di


cammello dall’Egitto.
Claudia Mori non era convinta, lei c’ha i libri con tutti gli animali.
E rivolta al marito gli dice: «Andrea (lei lo chiama cosí) i cammelli
non fanno le uova. Licenziamo questa cameriera».
E lui: «Claudiuccia amore, Helga non ha colpe, me le ha mandate
Tony Renis e di lui mi fido».
Claudia: «Andrea amore, licenziamola lo stesso, è tanto tempo
che non licenzio qualcuno».
TERZA CENA

Prima di cena, ci stavamo rilassando nel suo salone.


Lí mi ha offerto un ottimo rum che si fa arrivare dalla Rumania.
Lui ha un salone grande 500 mq con campo da tennis e piscina.
Quella sera Adriano era allegro, allora ha preso il telefono e ha
detto: «Facciamo uno scherzo telefonico a Tony Renis!»
Si è camuffato la voce: «Pronto, parlo con il sig. Tony Renis?
Chiamo dalla Rai. Abbiamo trovato un cappotto con la scritta “Tony
Renis”, l’abbiamo chiamata pensando che potesse essere suo…»
«No grazie, potete buttarlo. Io vivo in America, non vengo per un
cappotto…»
«Va bene signor Renis, è che nella tasca del cappotto abbiamo
trovato un portafogli con centomila dollari, buttiamo tutto?»
«Non tocchi niente, parto subito tra nove ore sono lí!»
Quando Tony Renis è arrivato a Fiumicino ed era sul taxi, Adriano
l’ha richiamato e gli ha detto: «Tony, ci caschi sempre!»
Tony, che è un bel tempone, l’ha presa a ridere, è salito sull’aereo
di ritorno ed è tornato indietro.
Abbiamo riso tantissimo.
Abbiamo riso dalle 16.00 fino alle 20.00, poi ci siamo seduti a
cena.
La cena è stata straordinaria, tutta roba selezionata che fa
arrivare da tutto il mondo:

insalata russa che viene direttamente da Mosca


pollo della Pollinesia
le monzarelle da Monza
rape provenienti da Rapallo
cefali originari di Cefalú
anguille provenienti da Anguillara
piselli di Pisa.
ULTIMA CENA

Per mantenersi in forma, Adriano segue una dieta rigidissima.


A colazione pranza, a pranzo cena.
Invece quel giorno era previsto che a cena dovesse digiunare,
allora mi invitò a colazione.
La colazione lui la fa alle 6 del mattino, non si scappa.
Io, per fare in tempo, sono arrivato in pigiama e vestaglia.
Lui si fa portare i prodotti genuini da tutto il mondo.
A colazione c’erano:

i cornetti dalla Cornovaglia, ancora caldi


la crema dal Cremlino
il latte di toro da Torino
gelati di Gela
banane e lamponi glieli manda Morandi
l’olio dall’Olanda
la panna da Pannama
il parmigiano reggiano da Reggio Calabria.

Dopo colazione siamo usciti a cercare un po’ d’Africa in giardino,


tra l’oleandro e il baobab.
Il giardino di Celentano è Azzurro ed è grande quanto il Molise, ci
passa pure il treno e fa dieci fermate.
I coniugi Celentano, «la coppia piú bella del mondo», sono
appassionati di animali e nel loro giardino hanno: tigri, leoni, giraffe,
geometri, gatti delle nevi, piedi di porco, elefanti di gesso, zebre in
bianco e nero e zebre a colori.
Non so perché, ma hanno piú di cento geometri, che sono liberi di
girare per il parco.
Gli dànno da mangiare quattro volte al giorno, e sono sempre
sorridenti, si trovano molto bene, è il loro habitat naturale.
Gli animali non lo attaccano, Celentano, è come san Francesco.
Non è mai stato morso né da una tigre né da un geometra.
Le cene in casa Celentano non le dimenticherò mai, ma neanche
quelle a casa di Pippo Baudo.
ACCENA DA PIPPO BAUDO

Ho fatto tante trasmissioni con Pippo Baudo.


Quando vado a Catania lui mi invita a casa sua. Per venire a
prendermi, manda sempre due macchine, una sportiva e una
classica, e io posso scegliere su quale delle due salire.
Io gli ho detto non c’è bisogno ma lui: «Voglio che tu sia
contento».
E vabbè, io scelgo la macchina sportiva e mi portano da lui.
Senza parlare, senza nemmeno salutarci, ci sediamo a tavola.
Ci facciamo il segno della croce, recitiamo cinque Avemarie e
cinque Paternostri e lui canta Il suo nome è Donna Rosa.
Pippo chiama due camerieri, uno biondo e uno bruno, che ci
portano da mangiare.
Pippo: «Ehi Nino! Tu parli poco…»
Io: «Sí lo so, davanti a te mi vergogno, sono vergognoso…»
Pippo: «Rompiamo il ghiaccio, ti dico cosa ci hanno cucinato: la
pasta alla madridgiana che viene direttamente da Madrid, non è
calda perché ci vogliono parecchie ore di viaggio. Ci vogliono due
voli: Madrid-Roma, Roma-Catania. Sarà una cena da leccarsi i
baffi!»
Va al pianoforte e mi ricanta: Il suo nome è Donna Rosa,
obbligando i due camerieri a ballare.
«Questi due li ho scoperti iooo!»
Poi gli ordina: «Voi due andate a prendere il mirto, il digestivo
tipico siciliano. Mi raccomando: portate anche i bicchieri di
Boheme».
Io (facendo una terribile gaffe) lo corressi: «Pippo, forse volevi
dire Boemia, la Bohème è un’opera di Puccini. E il mirto non è
siciliano ma è sardo…»
A questo punto Pippo si infuriò con me, divenne una belva e
cominciò a dire: «Io sono laureato in legge e tu sei un semplice
ragioniere!
La guerra di Samo, 440-439 a.C., è stata combattuta da Samo e
Atene.
In Francia i Vosgi sono una catena montuosa.
Van Gogh si chiamava Vincent e per diverso tempo visse ad Arles
in Francia.
Bernard Hinault è stato un grande ciclista francese…»
Mi assalí, mi mostrò tutto il suo patrimonio di conoscenze, il suo
immenso sapere, la sua formazione culturale. Poi per vanità mi fece
vedere i Telegatti vinti, il conto in banca, il congedo militare, le multe
pagate, il parrucchino d’oro, e tutta la documentazione fatta dai suoi
avvocati difensori dove dimostra la sua innocenza su tutte le
denunce e querele ricevute in Italia e all’estero.
Io umilmente gli chiesi scusa, lui andò in camera da letto prese
una pistola e me la puntò. Per la paura svenni.
Qualcuno che aveva assistito alla scena avvisò le forze
dell’ordine; infatti, appena ripresi i sensi, vidi alcuni agenti di polizia
che stavano ammanettando il povero Pippo. Allora, per difenderlo
dissi: «Ma lui è Pippo Baudo: dodici Festival di Sanremo, Domenica
In, Fantastico, Settevoci!…»
I due poliziotti, uno biondo e uno moro, risposero: «Noi non la
guardiamo la televisione. Noi guardiamo Internet».
Amareggiato, Pippo dovette seguirli in questura.
Fortunatamente, lí trovò un vecchio ispettore di centosei anni che
non è mai voluto andare in pensione, il quale esclamò esterrefatto:
«Ma siete pazzi?? Avete arrestato l’Uomo che ha inventato la
Televisione! Toglietegli immediatamente le manette e portate qua il
pianoforte che abbiamo sequestrato in quella casa d’appuntamenti!»
I due ubbidirono. Fecero la gag di Catarella in Montalbano
sbattendo contro la porta e portarono un bellissimo pianoforte a coda
Yamaha, cosí Pippo eseguí Il suo nome è Donna Rosa.
Alla fine io chiesi scusa a Pippo per averlo corretto e lui domandò
scusa a me per avermi puntato contro la pistola.
Il libro finisce qui.
Non ha un vero finale perché se le vendite vanno bene faremo:
Vipp 2: Tutta la Veritàne 2.

Nino Frassica
Hanno partecipato (in ordine di apparizione):

Marcello Mastroianni
Rocco Misasi o Enzo Pappalardo
Elena Sofia Ricci
Terence Hill
Mario Girotti
Benny Hill
Don Matteo
Natalina
Onerevole Peppone
Maurizio Lastrico
Pippo
Wanna Marchi e la figlia Stefania
Fulvio il televenditore
Brigitte Bardot
Maresciallo Cecchini
Maria Chiara Giannetta
Renzo Arbore
Moira Orfei
Rossella la segretaria telefonica
Michele Placido
Ugo Porcelli
Sergio Castellitto
Padre Pio
Pino Frascica
Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Carmelo Bene
Gianni Morandi
William Shakespeare
Giorgio Mastrota
Laura Efrikian
Benito Mazzola
Mina
Sandokan
Louis Armstrong
Cristiano Malgioglio
Massimo Lopez
Tullio Solenghi
Drupi
Sharon Stone
Francesco Totti
Ilary Blasi
Cristian, Chanel e Isabel Totti
Simona Ventura
Gli Sgarbisti
I Cecchipaonisti
I Feltristi
Gli Albapariettisti
I Katiaricciarellisti
Vittorio Sgarbi
Barbara D’Urso
Francesco Gonzaga
Alessandro Cecchi Paone
Il sindaco di Narni
Aldo Busi
I Cipollari
Max Gazzè o Maria Silvana Gazzeri
Daniele Silvestri
Simone Cristicchi
Roberto Baggio
Gli Ossobuchi
Le Puzzole
Gli Assorbenti
Gli Agghiaccianti
Gli Yes
Lello Arena
Massimo Ranieri
Claudio Villa
L’avvocato Taormina
Il regista Quagliarulo
Eduardo Scarpetta
Maurizio Arena
Sora Lella
Fabio Testi
Nadia Cassini
Massimo Troisi
Enzo Decaro
Bruno Voglino
Flavio Insinna
Valentina Insinna
Giovanni Veronesi
Rocco Papaleo
Francesco Scali
Pietro Pulcini
Marco Gelsante
Oddo Oddi
Sophia Loren o Sofia Lazzaro
Tony Diamante
Giorgio Albertazzi
Glauco Mauri
I fratelli Giuffrè
Il signor Pellegrino
Gianfranco Padda
Bud Spencer
Doppio Jack e Miss Heidi
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
Franco Gommacurta
Ciccio Laganà
Marco Giusti
Paolo Stoppa
Toni Servillo
Paolo Gommacurta
Nicola Porro
Paolo Del Debbio
Emanuela Folliero
Giordano Bruno
I Cugini di Campagna
Leonardo Pieraccioni
Larry Page
Carlo Conti
Pippo Baudo
Maestro Pirazzoli
Giorgio Panariello
Roberto detto Vallanzasca 2 Il Ritorno
Nick Manostorta
Renzino detto ’O Malacarne
Pino lo Sfregiato
Marlon Brando
Al Pacino
Robert Redford
Matteo Salvini
Corrado Tedeschi
Signora Longari
Matteo Renzi
Mike Bongiorno
Bruto
Giulio Cesare
Turchetti
Maria De Filippi
Maria Giovanna Maglie
Maria Grazia Cucinotta
Maurizio Costanzo
Carlo Spallino Centonze
Giulio Violati
Marco Scriboni
Sandro Forti
Gianni Frattini
Vanessa Incontrada
Claudio Bisio
Massimo Dapporto
Giovanni Stubba o Polifemo
Rino Rini
Enzo Ricotta
Marilena Procopio
Platinette
Valerio Mastandrea
Ricky Memphis
Giobbe Covatta
Papa Luciani
Andrea Roncato
Dario Vergassola
Enzo Iacchetti
Carlo Quarello
Anna Quarello
Schultz, il microfonista biondo
Martino Meuli
Walter Melchionda
Rita Carbonella
Allegretto e Nasone
Gaetano Scuzzi
Germano Forcella
Giacomo Rotondo
Gaetano Lianza
Gabibbo
Pino Pizza
Marco e Alfio Sorbello
Lillo e Greg
Vincenzo Salemme
Marcella Bella
Tano Tani
Giampiero Mughini
Stefano Salemme
GerúSalemme
MatúSalemme
Michelangelo Buonarroti
Eduardo de Filippo
Nanni Moretti
Sylvester Stallone
Alvaro Vitali
Antonio Zequila
Luca Giurato
Fedez
Chiara Ferragni
Fabio Fazio
Alvaro Fazio
Jimmy Fontana
Luciana Litizzetto
Filippa Lagerbäck
Vasco Rossi
La signora Rita
Alex Britti
Luciano Ligabue
Giuseppe Bruscolotti
Gianni Minà
Tiziano Malgioglio
Filippo Perseo
Angela Brambati
I Ricchi e Poveri
Angelo Brambati Jr
Fatima Morandi
Francesco De Gregori
Antonello Venditti
Flavio De Gregori
Mariagiulia Venditti
Giovanna Botteri
Giovanna Mezzogiorno
Giovanna Ralli
Gianni Lignini
Franco il camionista
Stefano Famiglia
Mara Venier
Luigi Straccio
Baldone
Giancarlo Magalli
Sabrina Ferilli
Raoul Bova
Luca Sardella
Angelo Sotgiu
La famiglia Gervasi
Giovanni De Carlo
Elvis Presley
Sindaco Gill Maiorana Dance Star
Gli Espansivi
Peppe Orecchione
Lallarella la cantante
Aladino
Carlo Sopraffosso
Raffaella Ferilli
Giovanni Badalucco
Maria Scandurra
Smith: Johnny e Mary
Calogero Smith
Riccardo Scamarcio
Gabriel Garko
Luca Argentero
Alessandro Preziosi
Pio Bova
Lilla Lalla
Jimmi il Fenomeno
Franco Gatti
Dodi Battaglia
Den Harrow
Paolo Fox
Paolo Brosio
Gabriele Paolini
Pietro Pacciani
Teo Mammucari
Rudy Zerbi
Dina Spampinato
Totò Schillaci
Anna Falchi
Anna Mazzamauro
Anna Oxa
Anna Tatangelo
Rosa e le mie sorelle Rosalia ed Emilia
Custodito Stefan
Giovanni Seta
Remo Girone della Piovra
I fratelli Badessa
La signorina Silvani
Fantozzi
Mauro Mazza
Il maestro Gianni Mazza
Don Mazzi
Sandro Mazzola
Il barone Carlo Mazza
Benedetta Mazza
Valeria Mazza
Bonomello Bonomelli
Plastic Maren
Tony Sgabello
I fratelli Taviani
I Beatles
Rolling Stones
Pupo
Pupi Avati
Drupi
Red Canzian
Antonya Sgabell
Gigi D’Alessio
Victor Hugo
Marcellino pane e vino
Cecil B. DeMille
Charlton Heston
Mosè
Duccio Tessari
Zorro
Alain Delon
John Landis
Dan Aykroyd
Umberto Lenzi
Fernando Di Leo
Annomario Cugghiu
Vittorio De Sica
Silvio Berlusconi
Robert Zemeckis
Tom Hanks
Paolo Sorrentino
Giulio Andreotti
Tomas Milian
Paola Perego
Totò Riina
Federico Fellini
Alberto Sordi
Pietro Marchetti
Pietro Fiamma
Adriano Celentano
Totò
Peppino
La Malafemmena
Enrico Mentana
Mio nipote Giorgio
Leonardo da Vinci
Vittorio Brumotti
Wolfang Amadeus Mozart
Elisabetta Gardini
Charlize Theron
Patrizia Pellegrino
Molière
Fabrizio Bracconeri
Enza de La pupa e il secchione
Alberto Urso
Gianni Sperti
Maurizio Battista
Serena Garitta
Angela ex Non è la Rai
Benzino Benzini
Bruno Vespa
Peppe Sciacquapaglia
Rosanna Cancellieri
Roberto Saviano
Er Monco
Er Bacarino
La contessa De Blanck
Maria Pia Rizzolo
Stefano Masciarelli
Gianni Agnelli
Belén Rodríguez
Gloria Guida
Johnny Dorelli
Paola e Chiara
Ricky Tognazzi
Simona Izzo
Umberto Smaila
Biagio Antonacci
Gianni Andriolo
Renato Zero
Donatella Versace
Roberto d’Agostino
Alberto Matano
Massimo Giletti
Aldo Vitali
Giovanna Bizzarri
Gigi Marzullo
Jerry Calà
Il professor Cintioli
Il bassista dei Thegiornalisti
Sergio Rubini
Salvatrice Tricamo Appendiabiti Argani dei Castelli
Amedeus o Amedeo Umberto Rita Sebastiani
Rosario Fiorello
Beppe Fiorello
Catena Fiorello
Le sorelle Lecciso
Daniele Interrante
Daniela Santanchè
Rita Dalla Chiesa
Claudia Koll
Giuseppe Cruciani
Francesco Baccini
Rosanna Lambertucci
Flavia Vento
Daniela Martani
Anna Grazia Maya
Demo Morselli
Paolo Mieli
Nek
Mal
Pif
Ron
Luca Carboni
Carla Fracci
Serena Grandi
Anna Magnani
Lina Wertmüller
Vladimir Luxuria
Marta Flavi
Paola Quattrini
Gli 883
Annobello Briachella Tant’Acqua Cortese
Mietta
Silvio Pellico
Rossano Rubicondi
Rossella Midollo
Rosario Sapone
Antonella Clerici
Le sorelle Spuma
Gianni Togni
Maurizio Mattioli
Pierino
Aurelio De Laurentiis
Bianca Berlinguer
David Parenzo
Donatella Rettore
Stefano Bettarini
Martina Colombari
Massimo Boldi
Il commissario Cattani
Tosca
Marco Liorni
Masha Sirago
Nadia Rinaldi
Ugo Pagliai
Paola Gassman
Eolo il trasformista
Dalia e Delia
Toni Fortuna
Mimmo Pariggi
Pino Torre
Giulius il contorsionista
Nancy Brilli
Mario Merola
Patty Pravo o Nicoletta Strambelli
Maria Giovanna Elmi
Gina Lollobrigida
Natasha Stefanenko
Roberta Bruzzone
Toni Binarelli
Christian De Sica
Valeria Marini
Cristopher Lambert
Pamela del Grande Fratello 6
Oriella Dorella
Giambattista Dorelli
Asia Argento
Woody Allen
Flavio Briatore
Oreste del Grande Fratello 8
Ornella del Grande Fratello 2
Carlo Guida
Giorgio Domenico Guidi
Gennaro Pennarella
Zucchero
Ambra Angiolini
Brenno Placido
Carla Piccinini
Dario Argento
Antonio Razzi
Justine Mattera
Eleonora Daniele
Silvia Annichiarico
Alessandra Drusian
Rita Forte
Elenoire Casalegno
Katia Ricciarelli
Luca Laurenti
Paolo Bonolis
Ivana Spagna
Corinne Clery
Il fidanzato Giacomino
Marcello Fresi
Silvia Mezzanotte
Walter Nudo
Piersilvio Berlusconi
Manuela Arcuri
Adriana Volpe
Barbara Palombelli
Marco Travaglio
Tina Cipollari
Gegia
Valerio Merola
Franca Leosini
Anna Maria Barbera
Vittorio Feltri
Edwige Fenech
Concita de Gregorio
Catarella (Angelo Russo)
Lilli Gruber
Alessandro Meluzzi
Colonnello Giuliacci
Loredana Bertè
Valentino
Maria Monsè
Kledi
Valerio Staffelli
Martufello
Lando Buzzanca
Alessandra Amoroso
Eleonora Duse
Marina Ripa di Meana
Marta Marzotto
Carlo Vanzina
Raffaella Carrà
Sergio Japino
Costantino Vitagliano
Lele Mora
Laura Pausini
Alberto Angela
Peppino di Capri
Nino d’Angelo
Fulvio Abbate
Angela Gimel
Borromeo Borromei
Becco Becchi
Salvador Dalí
Lucia Bosè
Gesú
La Madonna
Manfredi Tognazzi
Monica Vitti
Duran Duran
Dik Dik
Sing Sing
King Kong
Angelo Er Spazzatura
Mirando detto Caccola
Jimmi il Bidone
Roberto La Monica
Anselmo La Monica
Franco Oppini
Pamela Prati
Lino Banfi
Professor Sandalini
Alfonso Signorini
Solange (Paolo Bucinelli)
Gino Bramieri
Morgan
Tiberio Timperi
Giacomo Leopardi
Massimo D’Alema
Marina Occhiena
Antonio Palmo
Sebastiano Calvaruso
Gemelle Bertarelli: Anita e Francesca
Attilio Bertarelli
Filippo Musca
Fiabo Giumenta
Jikka
Pino Rucolo
Enzo De Caro
Biagio Carli
Marco Li Causi
Humprey Bogart
Gary Cooper
Henry Fonda
Pedro Jimmi
Amedeo Minghi
Paolo Mengoli
Andrea Mingardi
Marco Mengoni
Davide Mengacci
Sabrina Salerno
Antonio Catania
Raul Cremona
Marco Milano
Adriana Asti
Sergio Assisi
Martin Scorsese
Michele Pecora
Edoardo Pesce
Suor Adelia
Mago Forest
Filippo Curti
Johnny Depp
Robert De Niro
Quentin Tarantino
Steven Spielberg
Marylin Manson
Francesca Cipriani
Carmen Russo
Enzo Paolo Turchi e la bambina
Giovanni Ciacci
Maria Carogna
John Kennedy
Olga Fernando
Farall Scanny
Aimone Di Auxerre
Leonardo Sciascia
Calcutta
Amedeo Goria
Il fratello di Balotelli
L’ex fidanzata di Sgarbi
Roby Facchinetti
Patrizia Mirigliani
Pierfrancesco Favino
Marcello Merello
Alessandro Siani
Barbara De Rossi
Ezio Greggio
Dolcenera
Cecilia Rodríguez
Papa Francesco
Paul Bradley Couling
Massimiliano Bruno
Sergio Leone
Antonella la moglie di Gigi Marzullo
Eduardo De Crescenzo
Adalba Sole Squattrinata Castello
Gabriele Muccino
Chiara Ugolini
Giuseppe Pipitone
Paolo Mereghetti
Gerry Scotti
Aldo Fabrizi
PoroPoro
Enzo Urgu
Iva Zanicchi
Remo Vacca
Lino Andascosso
Al Bano
Vittorio D’Alessio
Antonella Elia
Alan Corelli
Pippo Ballasputo
Eugenio Scalfari
Alberto Angela
Rosanna Fratello
Helga la cameriera
Olivia Newton-John
Claudia Mori
Tony Renis
Giacomo Puccini
Van Gogh
Bernard Hinault
Montalbano
Ringraziamenti.

L’autore ringrazia Mario Caruso, Pietro Pulcini, Barbara Exignotis, Antonio Sgarlata,
Nicola Leugio, Vanni Baldini, Fabrizio Spedale, Arturo Morano.
Nota.

La citazione al cap. La festa del cobra è tratta dalla canzone Kobra, testo di Donatella
Rettore, musica di Claudio Rego, copyright 1980 by Senso Unico Srl / Universal Music
Publishing Ricordi Srl, amministrato da Universal Music Publishing Ricordi Srl. Tutti i diritti
riservati per tutti i Paesi. Riprodotto per gentile concessione di Hal Leonard Europe Srl obo
Universal Music Publishing Ricordi Srl.
Il libro

A ’
altri.
A me non piace.
V , V ,

L’altra sera purtroppo ho perso le staffe con un ragazzo di cinquantanove


anni, un mio ammiratore di Reggio Calabria, si chiama o Rocco Misasi o
Enzo Pappalardo.
Continuava a dirmi:
«SIGNOR NINO , lei è un VIPP …
Come mai è VIPP ?…
SIGNOR NINO , che fate la sera
voi VIPP ?
Come posso fare a diventare VIPP pure io?…
SIGNOR NINO , quanti VIPP
conosce
lei che è VIPP ?…»
L’ho accoltellato.

C’è Terence Hill, che «visto dal vivo dimostra 50 anni. Visto in televisione
ne dimostra 40. Visto da 10 km di distanza, dimostra 8 anni: praticamente un
bambino», talmente timido che all’inizio usava uno stuntman per le scene dei
baci mentre interpretava da sé le scene pericolose, e che la prima notte di
nozze l’ha passata in garage. C’è Gianni Morandi, nato con un parto difficile:
l’ostetrica dovette tirarlo fuori dalle mani, che sono quindi quattro volte la
media delle mani normali. C’è Francesco Totti, nato invece al diciottesimo
minuto dei tempi supplementari davanti a 15 milioni di spettatori su Sky e
intenzionato a fare il «raggionie’», non il calciatore, ma suo padre gli bucava i
libri per farlo smettere di studiare. Un’indagine assurda ed esilarante sulle
persone famose, tutta giocata sul paradosso, l’assonanza linguistica, i toni
fiabeschi cui nel corso della sua lunga carriera Nino Frassica ci ha abituato.

Un libro di una comicità irresistibile. Con i rovesciamenti linguistici e gli


aneddoti surreali che l’hanno reso celebre, Nino Frassica scrive un divertente
catalogo dei vip – anzi, dei vipp – che conosce di persona, tra amori
disastrosi, tic, segreti inconfessabili, vanità e bizzarrie.
L’autore

NINO FRASSICA è un attore, conduttore e comico italiano. Ospite fisso del


programma Che tempo che fa, interpreta il maresciallo Cecchini nella
longeva fiction di Rai 1 Don Matteo. Il suo ultimo libro è Novella Bella
(Mondadori 2018).
© 2021 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
In copertina: illustrazione di Claudio Greg Gregori.

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www.einaudi.it

Ebook ISBN 9788858435397


Indice

Copertina
Frontespizio
Vipp
PRE
IO SONO VIPP
TERENCE HILL
DON MATTEO 13
DON MATTEO E LE ALGHE
GRAZIE RENZO ARBORE.
GIANNI MORANDI, UNA VITA ACCENTO ALLORA
FRANCESCO TOTTI, VIPP E DIVO DEL CALCIO
SIMONA VENTURA, LA PIÚ AMATA DAGLI ITALIANI
IL VIPP DI MESTIERE FA L’OSPITE
MAX GAZZÈ, ARTISTA CON LA M MAIUSCOLA
LELLO ARENA, VIPP E AMICO
LA SUPERSTIZIONE DEI VIPP
ODDO ODDI NON VIPP, L’UOMO CHE MI HA SALVATO LA VITA
BAZAR ODDO VENDE TUTTO A UN EURO
AL CINEMA CON PADDA
LA GAVETTA
LA SCORCIATOIA, GAME SHOW
LE TRE MARIE. Maria De Filippi. Maria Giovanna Maglie. Maria Grazia Cucinotta.
IL MAURIZIO COSTANZO SHOW
VINCENZO SALEMME, VIPP E COLLEGA
FIGLI SEGRETI DEI VIPP
IL FIGLIO SEGRETO DI FEDEZ
IL FIGLIO SEGRETO DI FABIO FAZIO
IL FIGLIO SEGRETO DI VASCO ROSSI
I FIGLI SEGRETI DI VITTORIO SGARBI
IL FIGLIO SEGRETO DI CRISTIANO MALGIOGLIO
IL FIGLIO SEGRETO DI ANGELA BRAMBATI
LA FIGLIA SEGRETA DI MORANDI
IL FIGLIO SEGRETO DI DE GREGORI, LA FIGLIA SEGRETA DI VENDITTI
LE TRE GIOVANNE. Giovanna Botteri. Giovanna Mezzogiorno. Giovanna Ralli.
NATI POVERI
IL SOTTOSCRITTO
GIANCARLO MAGALLI
SABRINA FERILLI
RAOUL BOVA
ANGELO SOTGIU, IL BIONDO DEI RICCHI E POVERI
PERDERE LA VIPPITUDINE
LE QUATTRO ANNE. Anna Falchi. Anna Mazzamauro. Anna Oxa. Anna Tatangelo.
ANCHE I VIPP SBAGLIANO (SPECIALMENTE I REGISTI)
IL TASSISTA DEI VIPP
LE FESTE
LE ORECCHIE DI ROSANNA. (TUTTI A CASA DELLA CONTESSA)
DONATELLA VERSACE
AMADEUS (SANREMO BIS)
L’ALAMBERTUCCI (UNA LUNGHISSIMA FESTA)
LA FESTA DEL COBRA
IL DOPOSPETTACOLO
PATTY PRAVO
JOHNNY DORELLI, UN’AMICIZIA LUNGA UNA VITA
MICHELE PLACIDO, INCONVENIENTI VIPP
LITIVIPP
LA COPPIA DELL’ANNO
LITE DI CAPODANNO
LITE A CARNEVALE
LITE A PASQUETTA
LITE DURANTE IL FESTIVAL DI SANREMO
LITE DI SAN VALENTINO
ULTIMA LITE
I MIEI PRIMI 40 ANNI
AUGURI RAFFA!
AUGURI ALBA PARIETTI, ANNI 39 E 40
BUON COMPLEANNO VALERIONA, STELLA STELLARE
BUON COMPLEANNO ALFONSO
BUON COMPLEANNO ANTONELLINA!
HAPPY BIRTHDAY, JOHNNY DEPP
SCHERZI A PARTE VIPP
LA TOP TEN. I 10 SCHERZI PIÚ RIUSCITI SONO 13
FESTE NOBILI
REALITY E TALENT VIPP
IL GRANDE FRATELLO PIROMANI
L’ANTIDOTO
TEMPTATION ISLAND OBESI
UOMINI E DONNE VIPP
TG5 VIPP
IL GRANDE ROSANNA FRATELLO
MASTERCHEF PELOSI
L’ISOLA DEI FAMOSI ANIMALI
CELENTANI CERCASI
CHECCENE DA CELENTANO
PRIMA CENA
SECONDA CENA
TERZA CENA
ULTIMA CENA
ACCENA DA PIPPO BAUDO
Ringraziamenti.
Nota.
Il libro
L’autore
Copyright