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DAVID CHIPPERFIELD

David Chipperfield nasce a Londra nel 1953 e consegue il diploma di architettura


presso l’Archictural Association di Londra nel 1977. Inizia successivamente a lavorare
negli studi di Richard Rogers e Norman Foster. Nel 1984 fonda il David Chipperfield
Architects. Tra i numerosi riconoscimenti internazionali conseguiti, ha ricevuto nel
1999 la medaglia d’oro Heinrich Tessenow. La filosofia che lo studio "David
Chipperfield Architects" (con sedi internazionali a Londra, Berlino, Milano, Shanghai)
si prefigge, è quella di dar vita ad edifici dallo stile non predeterminato ma derivante
da una stretta connessione tra ambiente esterno e funzionalità per costruzioni dai
dettagli estremamente curati. David Chipperfield cura personalmente il design e
la supervisione del lavoro del proprio staff relativo ad ogni fase di un progetto, il cui
requisito basilare è l'eccellenza del design.

SOCIAL HOUSING
Madrid 2005

DE ARCHITEKTEN
Frits van Dongen, Pero Puljiz, Pi de Bruijn,
Branimir Medić

Il team De Arcjìhitekten copre campi d'applicazione diversi per tipo


e dimensione: da case singole a grandi progetti mixed-use e è
costantemente concentrato sul valore di ogni progetto.
Considerano l'architettura come una disciplina complessa che
coinvolge la comunità, i clienti e la tecnologia di ingegneria.

THE WHALE
Amsterdam 1998/2000

SAANA

Kazuyo Sejima è nata in Giappone, nella prefettura di Ibaraki, nel 1956.


Nel 1981 si è laureata in architettura presso la Japan Woman's University e
ha iniziato a lavorare nello studio di Toyo Ito. Nel 1987 ha aperto un proprio
studio a Tokyo. Nel 1995 fonda insieme a Ryue Nishizawa lo studio
SANAA. Attualmente è docente presso il Politecnico di Losanna. Kazuyo
Sejima è davvero un architetto di tipo nuovo, il suo modo di concepire
l'architettura non presenta alcun tipo di continuità storica, anzi , per usare le
sue parole "un edificio è in definitiva l'equivalente del diagramma dello
spazio utilizzato per descrivere astrattamente le attività quotidiane che vi si
svolgono". Nessun indugio sui complicati e contraddittori processi della
progettazione in senso "classico", nessuna dipendenza, neppure inconscia,
dagli "archetipi" della storia. Il senso di relazione fisica con lo spazio che si
coglie nei suoi progetti non è, dunque, assimilabile al tipo di relazione di cui
si fa esperienza nell'architettura tradizionale, bensì a qualcosa che dipende
in modo puro e semplice da forme spaziali astratte. Nel 1994 le viene
conferito il primo premio al "Commercial Space Design Award".

GIFU APARTMENTS
Motosu, Japan 1994/1998
MVRDV
MVRDV è stato fondato a Rotterdam, in Olanda, nel 1991,
da Winy Maas (Schijndel, 1959), Jacob van Rijs
(Amsterdam, 1964) e Nathalie de Vries (Appingedam,
1965), tutti e tre laureati alla Technische Universiteit di
Delft, dopo aver vinto insieme il primo premio al concorso
Europan per Berlino. Lo studio, composto da uno staff di
oltre cinquanta collaboratori, lavora e fa ricerca sul tema
della “densità” urbana, occupandosi di architettura,
urbanistica e landscape design, nei Paesi Bassi e all’estero.
L’attività di MVRDV spazia dalla progettazione di edifici di
varia scala e tipologia, alla grafica editoriale, alla
realizzazione di allestimenti e installazioni temporanee.

SILODAM
Amsterdam 1995/2001

MVRDV
MVRDV è stato fondato a Rotterdam, in Olanda, nel 1991, da
Winy Maas (Schijndel, 1959), Jacob van Rijs (Amsterdam,
1964) e Nathalie de Vries (Appingedam, 1965), tutti e tre
laureati alla Technische Universiteit di Delft, dopo aver vinto
insieme il primo premio al concorso Europan per Berlino. Lo
studio, composto da uno staff di oltre cinquanta collaboratori,
lavora e fa ricerca sul tema della “densità” urbana,
occupandosi di architettura, urbanistica e landscape design,
nei Paesi Bassi e all’estero. L’attività di MVRDV spazia dalla
progettazione di edifici di varia scala e tipologia, alla grafica
editoriale, alla realizzazione di allestimenti e installazioni
temporanee.

MIRADOR
Madrid, 2001/2005

CARLOS FERRATER
Carlos Ferrater nasce a Barcellona il 22 Novembre 1944.
Ottiene il titolo di architetto alla Scuola di Architettura di
Barcellona nel gennaio del 1971 ed il dottorato nel 1987. Lo
studio Carlos Ferrater si pone come una delle realtà più
consolidate nella compagine architettonica della Catalunya e
dell’intera Spagna. È, difatti, uno studio con più di trent’anni di
esperienza e comunque in continuo sviluppo. Di fronte alla
confusione attuale, Ferrater propone un'architettura di
luminosità e calma di misura e di eleganza materiale. Invece di
ritirarsi alla giungla della teoria, dichiara il suo compromesso
ottimista con le realtà di oggi giorno. A differenza di chi opta
per una rottura radicale o di chi si appoggia in maniera troppo
letterale al passato, Ferrater suggerisce che la cosa migliore è
innovare ampliando la prima architettura moderna con una
messa a fuoco critica ed interpretando i tratti generici di ogni
contesto.

EDIFICIO RESIDENZIALE
Barcellona 1996/1998
CHIPPERFIELD
SOCIAL HOUSING
Madrid 2001
Composto da 176
appartamenti, il
sistema risponde
ad un masterplan
complessivo che
prevedeva un
unico blocco a
forma di U, 15 m
profondo, e con un
ingombro di poco
superiore ai 2000
mq. Come altri
edifici all'interno
dello stesso
sviluppo,
prevedeva inoltre
otto piani ed un
tetto spiovente.
Entro i limiti, il
progetto pur
dovendo rispettare
queste limitazioni architettoniche tenta di astrarre l'usuale idea
di condominio: mentre gli edifici vicini hanno adottato una
sagoma simmetrica a due falde, i rapporti tradizionali della
parete e del tetto sono sintetizzati in un unico ritmo, per la
maggior parte del blocco, ed una smussatura sul bordo
superiore dell'edificio. Questa riduzione di volume del tetto è
stata concepita grazie ad un approccio più scultoreo alla
progettazione dell'involucro dell'edificio. I lati del blocco sono
stati scolpiti ortogonalmente per creare un profilo più vario in
elevazione. Tutti i piani degli appartamenti sono disposti in
modo da consentire la ventilazione naturale. Si distingue inoltre
per la sua scelta di materiali: pannelli di facciata in cemento
rosa-terra, calcestruzzo ardesia blu per il portico e per il cortile
è stato scelto un pannello particolarmente luminoso verso
l'esterno. La forma complessiva dell'edificio nata da
predeterminate limitazioni che sono state sdrammatizzate
grazie alla creazione di una facciata gerarchica ma al tempo
stesso, grazie alla fenestrazione, varia.

DE ARCHITECTEN
THE WHALE
Amsterdam 1998/2000
La scala, le forme angolari e la facciata
di zinco del complesso residenziale 'La
balena' sono icona nel rinnovato
quartiere del porto. Contrasta con
l'ambiente di abitazioni low - rise come
un 'meteorite' caduto dal cielo. L'edificio
ospita una grande varietà di tipologie
abitative e spaziale. Il blocco contiene
un totale di 214 appartamenti, spazi
commerciali, un cortile semi-pubblico
interno e di un parcheggio sotterraneo.
La straordinaria forma scultorea con la
sua cima angolata assicura che tutte le
abitazioni ed il giardino – cortile
possano godere di sufficiente luce del
sole, aria fresca e vista aperta,
generando le necessarie variazioni nei
tipi di alloggi.

SAANA
GIFU APARTMENTS
Motosu, Japan 1994/1998
Questo disegno è parte di un progetto di ricostruzione a larga scala edilizia residenziale pubblica gestiti dalla
prefettura di Gifu. L'idea per il layout generale era
quella di eseguire gli edifici sotto il perimetro del sito.
Questo blocco è stato costruito essenzialmente
parallelo alla linea di proprietà fronte strada. Il piano
terra è un porticato con un parco auto, facilitando
l'accesso al sito in ogni direzione. 107 unità residenziali
occupano dal secondo al decimo piano. Circa un terzo
delle unità sono appartamentini, circa la metà dei quali
sono spazi a due piani. Diversi tipi sono stati combinati
liberamente in sezione, generando così prospetti
complessi. Generalmente, blocchi di edilizia
residenziale pubblica finiscono per essere dei volumi
monolitici. Riducendo la profondità del tutto ad una
lastra sottile, è stato possibile in questo progetto creare
qualcosa di diverso dal monotono volume che nasce di
solito dalla progettazione di grattacieli. Inoltre, ogni
unità ha una terrazza, e 107 terrazze creano dei vuoti
nel blocco attraverso il quale dalla parte opposta
dell'edificio si intravede, riducendo l’impatto visivo. Ogni
unità è composta da terrazzo, cucina abitabile e
camere da letto, che sono tutti allineati lungo il lato
ricevente il più sole, legate da strette veranda sul
davanti. Le sagome delle persone che si spostano
all'interno sono visibili sulle facciate sud.

MVRDV
SILODAM
Amsterdam 1995/2002

Silodam è un complesso residenziale situato su un


molo di Amsterdam. Oltre a 157 case, il complesso
contiene 600 metri quadri di spazio commerciale. Le
unità abitative sono raggruppate in piccoli "quartieri" da
4 a 8 case. Ogni unità ha una propria identità attraverso
diversi colori e materiali. I blocchi, combinando insieme
i colori con la forma, materiali e la proporzione rendono
l’edificio simile ad una nave portacontainer. Il Silodam è
progettato per fornire una vasta gamma di unità e per
rispondere alle diverse esigenze di individui diversi. Il
complesso è costituito da diversi tipi di unità che
variano in larghezza, profondità, tipi di finestre, la
presenza e il tipo di spazio esterno / balcone, piano e il
metodo di accesso. Ogni "casa" si differenzia, sia per
l'orientamento e le dimensioni, possono essere meno di
un piano, un intero piano, o in diagonale su due piani,
alcune con terrazza o balconi con gli altri appartamenti.
Inoltre anche il posizionamento delle pareti interne può
variare e può essere modificato e sostituito da futuri
abitanti.

MVRDV
MIRADOR
Madrid, 2001/200

Il progetto selezionato per Sanchinarro è stato quello


sviluppato da Blanca Leó e MvRdV, i quali hanno
proposto un edificio che, con i suoi 22 piani, rompe
l'uniformità e la banalità degli isolati chiusi, con edifici alti
al massimo sei piani, tipici della periferia madrilena. Il
Mirador si dissocia dalla logica del grattacielo o
dell'edificio residenziale di stampo razionalista,
caratterizzati dalla ripetizione monotona e seriale delle
unità abitative base, per proporre una composizione più
articolata e complessa. L'edificio prende forma sulla base
degli incontestabili valori dello spazio abitabile: massima
superficie e luce naturale, comfort adeguati e vista
panoramica. I suoi 25.393m2 di superficie ospitano una
grande varietà di situazioni e tipologie residenziali con la
finalità di integrare in un unico edificio gruppi sociali e stili
di vita diversi. I 165 appartamenti sono organizzati per
tipologia in 9 piccoli edifici, assemblati attorno al grande
vuoto centrale della terrazza panoramica e collegati da un
sistema di circolazione continuo. Le aree connettive sono state concepite come una serie di piccole strade
verticali che si trasformano lungo il percorso, sottolineando così la diversità dei vari blocchi residenziali e la
loro organizzazione in "mini-quartieri". L'intento è quello di proporre un sistema di residenze flessibili,
adattabili all'identità che ciascun abitante vuole dare alla propria dimora e pronte a rispondere al mutare
della domanda. Questa eterogeneità tipologica emerge nei prospetti grazie alla modulazione e posizione
delle aperture nonché per la varietà di materiali, textures e colori dei sistemi di rivestimento. Lastre di pietra,
tessere di mosaico e cemento declinati nelle sfumature del grigio, nero e bianco sottolineano i diversi
blocchi, mentre le aree destinate alla circolazione sono chiaramente leggibili per il loro colore arancione
acceso. Due sono le soluzioni adottate per la creazione degli spazi comuni: da un lato lo sviluppo in altezza
dell'edificio ha consentito di lasciare libera una sostanziosa parte del lotto contribuendo alla creazione di
quegli spazi pubblici che la città contemporanea domanda. Dall'altro il grande spazio collettivo del belvedere,
collocato al dodicesimo piano dell'edificio, offre un'importante area d'incontro rivolta sia agli abitanti del
complesso che ai visitatori esterni attratti dallo spettacolare panorama sulle montagne Guadarrama. Il
progetto prevede, infatti, una grande scala mobile che consentirebbe un accesso diretto alla terrazza dalla
piazza antistante l'edificio. L'architettura domestica viene così ad aprirsi al contesto divenendo, oltre che un
nuovo elemento di socialità, un simbolo della rinascita della periferia madrilena.

S 333
B. Hamfelt, C. Tophermoller,
J. Woodroffe, D. Papa
THE CIBOGA TERRAIN
Gronigern, NL 1998-2003
Il gruppo S333 è stato incaricato di sviluppare i
principi alla base di un piano di sviluppo per il
Circo Bodem e Gasfabriek (Conosciuto
localmente come CiBoGa). Lavorando a stretto
contatto con gli urbanisti, S333 hanno identificato
il ruolo del sito nella struttura ecologica della città
Le direttive ambientali stabilite dagli S333 sono
stati ulteriormente supportate dal desiderio della
città di creare una zona senza auto e
promuovere un’iniziativa per sostituire le vaste
zone di terreno inquinato con un parcheggio
sotterraneo. La ricerca di S333 in tipologie
abitative, l'energia alternativa e le questioni
ecologiche hanno fatto di questo intervento un
progetto pilota sul tema della sostenibilità urbana.
Supermercati e negozi più piccoli caratterizzano
gli Schots 1 & 2 al livello della strada ed il
rivestimento distingue i due corpi: Schots 1
rivestito interamente in vetro e 2 Schots
interamente in legno. Schots 1 è un robusto
blocco multipiano urbano incentrato intorno ad
una varietà di spazi collettivi aperti e semiaperti,
completato da una forma ampia di arrivo agli
appartamenti. In Schots 2, al piano superiore si
accede dalla quota zero grazie ad una superficie
inclinata che rende il sistema unico ed inoltre
diventa un passaggio paesaggistico. Giardini
privati avvolgono il corpo con edera, tetti d'erba e
patii, praticamente un roofscape tridimensionale
verde per la città. Il progetto offre una vasta
gamma di possibilità di alloggio, create grazie ad
un tipo base che varia nel sito a seconda della
luce, orientamento, accesso e del suo rapporto
edifici esistenti.

HANS KOLHOFF
EDIFICIO RESIDENZIALE
Amsterdam 1994
La logica compositiva che
ha guidato la progettazione
di questo blocco
residenziale lungo il
vecchio porto della città
tiene conto dell’estetica e
della storia locale nonché
l’ottimizzazione delle
condizioni imposte dal
piano regolatore.
Gradualmente, l’isolato
(170 x 60 m), per il quale il
piano prevedeva un blocco
rettangolare con corte
circolare, ha subito una
serie di trasformazioni
morfologiche che, senza modificare l’unità del corpo edilizio, lo hanno reso asimmetrico e scultoreo. La sua
volumetria è stata resa plastica ed ha raggiunto quell’intensità formale che la caratterizza nel rispetto dei
vincoli imposti dalle preesistenze, come la necessità di relazionare la composizione del nuovo intervento ad
un antico edificio lungo la facciata sud e ad un tradizionale parco, caro ai residenti, lungo il lato ovest. Le
quattro facciate rispondono, quindi, a sollecitazioni contestuali diverse. Il lato nord, di nove piani, con affaccio
sulla strada,afferma la continuità della cortina stradale; è il più stereometrico e seriale: il suo austero rigore
denuncia il sistema distributivo dell’edificio che impiega la tipologia a ballatoio con vani scala agli angoli e
‘alloggi tipo’ con servizi al centro, zona giorno a sud e zona notte a nord, impianto questo che ottimizza tutte
le possibilità date dalla normativa edilizia olandese. La strada, tramite un passaggio trasversale che taglia
l’edificio, si collega alla banchina su cui si affaccia il fronte sud, caratterizzato da una forte ripiegatura dei lati
verso l’interno che avvolgono una vecchia casa di abitazione che a sua volta viene a costituire l’ingresso alla
corte, rompendo così con la forma circolare per assumere un’immagine più consona ad uno spazio pubblico.
Si è inoltre tenuto conto della volontà del Comune e dei futuri residenti per quanto riguarda i tagli e le
fenditure adottate per i lati corti: per conservare ciò che rimane del vecchio parco sul porto, si è aperto il lato
ovest con un portico di 24 colonne colorate alte quattro piani. La necessità di mantenere un collegamento
carrabile tra il nuovo isolato ed il blocco confinante ha determinato una curvatura dell’ala est che si presenta
completamente vetrata e scandita da logge di cui si legge la versione volumetrica opposta nei balconi
aggettanti del lato ovest. Essa prosegue, poi, sopra il portico, con cinque piani di parapetti in muratura molto
sporgenti che, come cubi chiusi, escono dalla parete in laterizio. Simmetrie, asimmetrie, regolarità e rotture
conferiscono grande enfasi espressiva all’edificio che subisce la deformazione maggiore nell’inclinazione
della copertura. Il tetto, in alluminio zincato, scende dall’ala nord di nove piani con soluzione di continuità
lungo le ali laterali ed il fronte sud,modellando così il blocco e assecondandone le forme. La linea di gronda
segna un perimetro continuo che ricuce il lotto e ne sottolinea la compattezza volumetrica, così enfatizzando
ancor più l’immagine scultorea di questa architettura che si ispira a Berlage ed alla scuola di Amsterdam.
Domina, su tutto, il tema del movimento, accentuato dalle finestrature dei wintergarden che, tramite un
meccanismo combinato di scorrimento e ribaltamento, si possono aprire a fisarmonica verso l’esterno,
trasformando drasticamente l’immagine espressiva dell’edificio, il quale comunica leggerezza o massività a
seconda della posizione in cui si trovano le parti vetrate. Ogni facciata ha così la sua immagine, le sue
origini, la sua ‘storia’ che vivono però sempre all’interno di un dialogo globale leggibile nei rapporti spaziali di
scelte evidentemente collegate.