Sei sulla pagina 1di 18

IL RUGBY

Il rugby nasce nella città di rugby con Ellis nel 1823, che durante una partita di football prese la
palla con le mani e iniziò a correre verso la linea di fondo campo e urlò META!
Da lì in molti iniziarono a praticare questo sport.

La data ufficiale della nascita del rugby sembra però essere quella del 1866, quando venne fondata
l'International Rugby Board.

La mancanza di uniformità di regole fra i vari modi di giocare creò una prima scissione:

- nel 1863 un gruppo di club inglesi adottarono le regole di Cambridge e fondarono la Football
Association dando vita al soccer;

- nel 1871 invece, i club che mantennero le regole di Rugby fondarono proprio organismo ufficiale
la Rugby Football Union.

- nel 1895 avvenne all'interno della Rugby Football Union avvenne una ulteriore scissione per
motivi di natura sociale ed economici, quando alcuni club del nord dell'Inghilterra formarono la
Northern Rugby Football Union che diventò poi la Rugby Football League, la quale apportò
profondi cambiamenti alle regole trasformandolo in una versione diversa da quella gestita dalla
RFU. Le versioni ufficiali erano due, necessario distinguerle anche nel nome; RFU rugby union,
RFL rugby league.

IL RUGBY IN ITALIA prima partita ufficiale 1911…..


In Italia il 28 settembre del 1928 venne istituita la FIR e inizierà anche il primo campionato con 16
società. Nel 29 debuttò anche la nazionale italiana. E' con l'inizio degli anni 90 che il rugby azzurro
cresce in modo esponenziale fino ad arrivare alla vittoria sulla Francia nel 1997.

Questa vittoria portò l'Italia a partecipare a quello che da 5 nazioni diventò il 6 Nazioni.

Il Sei Nazioni è un importante torneo internazionale di Rugby a 15 dell'emisfero Nord. Nato come
Home Championship nel 1883 disputato solamente dalle 4 nazioni britanniche, divenne prima 5
nazioni con l'inserimento della francia e poi 6 nazioni dal 2000 con la partecipazione dell'Italia.

Il torneo 6 nazioni dura sette fine settimana a febbraio e marzo (5 giocati e 2 di riposo). Ogni
squadra gioca contro l'altra una sola volta. 2 PT per ogni vittoria, 1 PT per il pareggio e 0 PT
sconfitta.
Vince il torneo chi ha più punti e in caso di parità chi ha la miglior differenza punti.

I CAMPIONATI IN ITALIA
Il campionato nazionale Eccellenza (noto come serie A A1 SUPER 10) è il vertice dei campionati
italiani di rugby a 15 maschile, si basa su due fasi:

- La prima a girone unico tra 12 che si tiene da settembre a maggio e alla fine del quale si
decide chi retrocede;
- La seconda invece è una fase di playoff tra le prime 4 squadre e una finale unica che si gioca
in casa della miglior classificata nella regolare stagione.

Al di sotto del girone di eccellenza si trovano la serie A e B, (2° 3° serie nazionale) che si gioca su
gironi organizzati in base alla geografia delle squadre e due gironi di serie C1 e C2 che sono
organizzati su base regionale.
Nel mentre si svolgono anche competizioni europee: european rugby champions cup e l’european
rugby challenge cup.

RUGBY FEMMINILE
Nella stagione 1984-1985 nasce in italia il campionato di rugby femminile in via non ufficiale;
venne riconosciuta solo dalla stagione 1991-1992, dove sia l’organizzazione della squadra e
l’attività agonistica passò sotto il controllo della FIR. Nello stesso anno partecipò alla prima
edizione del Torneo Mondiale. Nel 2007 l’italia partecipa al 6 nazioni al posto della spagna e nel
2010 una prima vittoria storica contro il galles.
In Italia si svolge un campionato di serie A diviso in gironi territoriali con accesso alle semifinali
per le prime qualificate mentre una sfida chiamata Barrage per decidere le altre semifinaliste. La
finale si gioca in partita secca.
Coppa italia invece si gioca su metà campo e con regole adattate. Si svolge in due fasi: campionato
con la formula dei tornei regionali e torneo nazionale con le migliori di ogni girone.
IL GIOCO DEL RUGBY

L’obiettivo principale è appoggiare il pallone oltre la linea di meta, e a renderlo più difficile ci sono
gli avversari e la regola che la palla può essere solo passata all’indietro.

Per portare la palla in avanti, infatti, ci sono solo due modi: o la si tiene in mano mentre si corre o la
si calcia in avanti con il piede rischiando però di passarla agli avversari.

Il campo da rugby è rettangolare e simile a quello del calcio con due porte a forma di H posizionate
sulla linea di meta. Una partita dura 80 minuti divisa in due tempi da 40.

Ogni squadra può schierare fino a 15 giocatori più 7 riserve (8 dalla serie A in su); non ci sono
numeri fissi; un rimpiazzo è un giocatore che rileva in campo un compagno infortunatosi. Un
sostituto è un giocatore che rileva in campo un compagno per motivi tecnico-tattici.

Il rugby viene considerato come uno sport di situazione, di combattimento e di squadra. Gli aspetti
che lo caratterizzano sono l’alto numero di giocatori in campo, l’intensità e la sistematicità del
contatto fisico, la velocità e il ritmo delle sequenze di gioco.

Tra i vari giocatori in campo si vengono a creare due tipologie di rapporto:


- Opposizione: tra giocatori delle due squadre, o meglio un dialogo tra chi attacca e chi
difende;
- Cooperazione: tra i giocatori di ciascuna squadra con il fine di segnare punti o evitare di
farne fare.

LE REGOLE FONDAMENTALI DEL RUGBY


La meta: è il modo più importante per segnare punti, una squadra segna una meta quando un
giocatore schiaccia il pallone oltre o sulla linea di meta o a contatto con la base di uno dei pali.

Il placcaggio: un placcaggio avviene quando il portatore del pallone è trattenuto da uno o più
avversari e viene messo a terra. I giocatori avversari che trattengono il portatore di pallone
mettendolo a terra, finendo anche loro a terra vengono chiamati placcatori. I giocatori avversari che
trattengono il portatore di pallone e che non finiscono a terra non sono placcatori.
Vengono definiti vari placcaggi:
- placcaggio classico viene effettuato afferrando tra le braccia il giocatore avversario
all’altezza delle cosce e trascinandolo a terra. Oppure può avvenire stile “corpo a corpo”
(altra tecnica) che invece mantiene in piedi l’avversario dando la possibilità a un compagno
di prendere il pallone. Oppure il placcaggio francesina in cui il placcatore si lancia cercando
di effettuare uno sgambetto afferrando le caviglie dell’avversario allungando una mano;
- placcaggi pericolosi: tutti quelli al di sopra della linea delle spalle del giocatore in possesso
di palla. Oppure lo spear tackle che tende a ribaltare l’avversario. Questi tipi di placcaggio
vengono puniti con fallo a favore della squadra del giocatore placcato.

Il tenuto: il giocatore a terra non può giocare e deve lasciare la palla, in quanto deve essere sempre
giocabile per evitare raggruppamenti e situazioni di pericolo. Un giocatore viene considerato a terra
quando il portatore di palla ha un ginocchio o entrambe le ginocchia poggiate sul terreno, oppure se
il portatore è seduto sul terreno o su un altro giocatore, oppure se è stato messo a terra.
Importante ricordare che quando un giocatore viene placcato ed entrambi vanno a terra, il
placcatore deve immediatamente lasciare il giocatore placcato e allontanarsi dal giocatore e dal
pallone.
Il fuorigioco o passaggio non in avanti: nel gioco aperto un giocatore è in fuori gioco se si trova
davanti ad un compagno di squadra portatore del pallone oppure davanti al compagno di squadra
che per ultimo ha giocato il pallone. Un “in-avanti” si verifica quando un giocatore perde il
possesso del pallone che va avanti oppure quando un giocatore tocca il pallone con la mano o con il
braccio e questo va in avanti. Vs la linea di pallone morto….

Il fuorigioco è sicuramente la regola più difficile; il fuorigioco può essere in gioco aperto: all’inizio
della gara che inizia con un drop dalla metà campo. Tutti i compagni di squadra partono da dietro il
calciatore e attenderanno il pallone oltre la linea dei 10 metri. Un giocatore viene quindi considerato
in fuorigioco nel gioco aperto se si trova davanti ad un compagno di squadra portatore del pallone
oppure davanti al compagno di squadra che per ultimo ha giocato il pallone. Il giocatore però può
essere punito solo se interferisce con il gioco, avanza o si sposta verso il pallone o non rispetta la
regola dei 10 metri (allontanarsi di 10 m dal pallone se si trova in fuori gioco).
Un giocatore in posizione di fuori gioco non è automaticamente sanzionato. Un giocatore che riceve
un passaggio in avanti involontario non è in fuori gioco e viene applicata la regola del in-
avanti/mischia contro.
Tutti i giocatori che si trovano davanti al compagno che calcia il pallone sono in fuori gioco ma non
vengono subito puniti se non intervengono nel gioco, non costituiscono pericolo per il ricevente, se
fanno in tempo a rientrare in gioco.

La sanzione del fuori gioco viene penalizzato con un calcio di punizione sul punto di infrazione o
una mischia, e questo viene scelto dalla squadra che ha il fallo a favore.

Esistono 3 modi per cui un giocatore in fuorigioco può essere rimesso in gioco da una sua azione o
da una dei suoi compagni:
1- azione del giocatore: quando il giocatore in fuorigioco ritorna velocemente dietro al
compagno di squadra che per ultimo ha calciato, toccato o portato il pallone;
2- azione del portatore del pallone: quando il compagno di squadra, portatore del pallone,
supera il giocatore che si trova in fuorigioco;
3- azione del calciatore o di un altro giocatore in-gioco: quando il calciatore, oppure un
compagno di squadra che era in linea oppure dietro il calciatore al momento del calcio
(oppure dopo), supera il giocatore in fuorigioco.

Il giocatore in fuorigioco può anche essere rimesso in gioco da azioni degli avversari in 3 modi:
1- fare 5 metri con il pallone: quando un avversario che porta il pallone corre 5 metri, il
giocatore in fuorigioco è rimesso in gioco;
2- calciare o passare: quando un avversario calcia o passa il pallone, il giocatore in fuorigioco è
rimesso in gioco;
3- toccare volontariamente il pallone: quando un avversario tocca volontariamente il pallone,
senza riuscire a trattenerlo, il giocatore in fuorigioco è rimesso in gioco.

LA MISCHIA

Lo scopo della mischia è di far riprendere il gioco rapidamente dopo un’infrazione minore o
un’interruzione; è formata nel campo di gioco sul punto in cui è avvenuta l’interruzione o
infrazione. Si crea quando 8 giocatori di ciascuna squadra si legano insieme in tre file per ogni
squadra a contatto con gli avversari, in modo che le teste delle prime linee siano incastrate tra loro.
Questo crea un tunnel in cui il mediano di mischia introduce il pallone, in modo che i giocatori di
prima linea si contendono il pallone con i piedi. (tallonando con 1 piede) tutti e 8 fino a che non si è
conclusa, spalle NON devono EX più basse del bacino.
LA TOUCHE
Il pallone è in touche quando il pallone o il giocatore che ne è in possesso tocca la linea di touch
oppure qualsiasi cosa o persona, su od oltre la linea di touch, quindi che esce.
RUCK E MAUL
Sono situazioni in cui può esserci il fuorigioco Il Ruck avviene quando la palla è sul terreno e deve
essere conquistata con la spinta o con i piedi; nel maul i giocatori sono in piedi e la palla è in mano.
Nel ruck o nel maul la linea di fuorigioco passa per l’ultimo piede dell’ultimo giocatore
partecipante della propria squadra. Un giocatore che partecipa non deve avere le spalle più basse del
bacino.
L’ARBITRO
L’arbitro, seppur controlla il gioco, non fa parte del gioco nel senso che se viene toccato dal pallone
o dal giocatore in possesso della palla, può far continuare l’azione nel caso non ci sia vantaggio da
parte di una delle squadre.
Se invece c’è un vantaggio di una delle due, viene ordinata una mischia con introduzione a favore
della squadra che è in possesso del pallone; se il vantaggio è nell’are di meta, l’arbitro assegna una
meta tecnica se la palla è in mano alla squadra attaccante, oppure l’annulla se la palla è in mano alla
squadra che difende.
Ogni volta che un giocatore protesta, l’arbitro fa retrocedere la sua squadra di 10 m.
VARIANTI DEL RUGBY: rugby nome generico sport di squadra.

Una delle varianti del rugby è il rugby league in cui si gioca in 13: molto simile al football
americano, una squadra che detiene il possesso ha 6 azioni/tentativi, ( a prescindere della zona di
campo dove si trova) per varcare la linea meta avversaria. Nel momento in cui un giocatore viene
placcato o viene fermato, e non si ha possibilità di giocare il pallone, il gioco si ferma e la squadra
in difesa arretra di 10 metri; solo due giocatori, i marker, possono restare uno dietro l’altro vicino
alla palla. Il giocatore placcato può quindi rialzarsi e far ripartire il gioco, dando via alla nuova
azione.

Anche qui il passaggio in avanti è vietato, quindi o all’indietro o sulla stessa linea; se dopo sei
azioni la squadra in attacco non è riuscita a fare meta, avviene il cambio di possesso e va alla
squadra avversaria.
Anche l’assegnazione dei punteggi è differente tra il rugby league e il rugby union:
meta 4 e non 5; trasformazione uguale 2; calcio di punizione 2 e non 3; drop 1 e non 2.
Non sono previsti né ruck né maul e neanche rimessa laterali: se la palla esce fuori, si riprende con
una mischia vicino al punto di uscita.

RUGBY TOUCH sport diffuso un po' in tt il mondo, sopr in AUSTRALIA 1985. / 40’ min + suppl

Il rugby touch è diffuso il tutto il mondo; ha la particolarità di vietare lo scontro fisico, limitando il
contatto ad un lieve tocco di mano sull’avversario. È la disciplina che avvicina uomini, donne e
bambini anche con poca atleticità. Possono giocare, uomini donne e bambini insieme superando
qualsiasi tipologia di barriere, consentendo il divertimento collettivo.
Viene quindi visto come un buon gioco propedeutico al rugby stesso, come gioco d’attivazione
(riscaldamento), come attività ludica poiché è facile giocarci e come attività sportiva con
competizioni agonistiche.
Il campo è lungo 80 m e largo 50 m, quindi metà campo del rugby normale; la durata è di 40
minuti (20’ x tempo con intervallo di 5 min) e i supplementari terminano appena una squadra segna
la meta. (x renderli più snelli fatti uscire..)

RUGBY TAG O FLAG

Il tag rugby o flag rugby è uno sport totalmente privo di contatto che viene giocato indossando una
cintura di velcro alla quale sono legati due nastri al disopra delle anche. Il modo di gioco è simile al
touch rugby ma il tocco viene in questo caso sostituito dal tentativo della difesa avversaria di
strappare uno dei nastri al portatore di palla avanzante. Questa azione sostituisce il placcaggio e
impone al giocatore che ha subito il tagging di passare velocemente il pallone ad un altro
compagno. Anche qui ci sono 6 azioni di avanzamento, alla fine dei quali si passa il possesso della
palla. L’unico modo di realizzare punti consiste nel fare una meta (1 PT). Il pallone non si può
calciare se non nel calcio di avvio. Si gioca 7 vs 7 nelle competizioni ufficiali.

RUGBY SEVEN 1924 esordio assoluto x il rugby a 7

Importante perché a Rio 2016 viene reintrodotto il rugby alle olimpiadi con questa tipologia di
gioco, dopo che venne espulso per indisciplina nell’edizione del 1924 da De Coubertain.
Viene reintrodotto con questa formula di rugby a 7 perché a livello di numeri è abbastanza difficile
svolgere un torneo di rugby a 15 in poco più di due settimane, soprattutto per i tempi di recupero dei
giocatori. Questa disciplina deriva dal rugby a 15, si gioca sullo stesso campo ma in 7 vs 7. Le
caratteristiche sfruttate dei giocatori sono velocità e agilità in quanto devono coprire più zone di
campo.

BEACH RUGBY: 5 x 5 / 31m x 25 m / 10 min

Variante del rugby a 15 viene giocato da 5 giocatori per squadra. Arriva in italia negli anni 90.
Il campo di gioco è lungo 31 m e largo 25 m. ogni squadra è formata da 5 giocatori e 7 di riserva
che possono entrare e uscire più volte durante la partita. La meta vale 1 punto e non si effettuano
calci di trasformazione. Il giocatore che entra nell’area di meta deve segnarla entro 3 secondi,
altrimenti si riprenderà con un calcio libero per la squadra in difesa. Si gioca con palla 4. Sono
eliminate le touche e le mischie, in quanto il gioco si riprende con un calcio libero.
Quando il portatore del pallone viene preso da un avversario deve mettere a disposizione il pallone
entro 2 secondi dal conto dell’arbitro, se non è libero di essere giocato perderà il suo possesso con
un calcio libero assegnato alla squadra in difesa. I tempi sono da 5 minuti.

SNOW RUGBY: Variante del beach rugby con solo la neve al posto della sabbia. Da poco in ita
primo snow 5S rugby tutto al femminile.
LA FORMAZIONE DEGLI ALLENATORI E IL METODO

Con la crescita del movimento la federazione italiana rugby attraverso il centro studi e allenatori,
cura e organizza i corsi di formazione e di aggiornamento per avviare, formare e specializzare
allenatori per tutte le categorie. I corsi sono divisi per livello:

1 livello: corso 1 – corso 2 – corso 3


2 livello: superato il primo livello, dopo almeno 2 stagioni sportive come allenatore o assistente
allenatore, permette di allenare fino alla serie A
3 livello: abilita fino alla serie “eccellenza”
4 livello: brevetto federale per chi ha esperienze di alto livello come le nazionali.
La FIR organizza anche corsi di aggiornamento sulle tematiche relative ad ogni livello.

L’obiettivo del formatore del Rugby è quello di formare uomini – atleti che sappiano competere ai
massimi livelli sportivi e sino capaci di reagire positivamente sotto pressione in ogni situazione
della vita.
Un percorso che inizia dai bambini partendo dalle esigenze di tipo motorio, cognitivo, attitudinali e
tattiche e tecniche.

È importante insegnare sia ai bambini che al giocatore evoluto tutto, differenziando l’insegnamento
per regole di gioco, dimensioni del campo, capacità fisiche dei giocatori, capacità tecnico-tattiche
dei giocatori.

Per insegnare il rugby ai bambini bisogna prestare molta attenzione a non considerarlo come il
rugby per adulti, cercando di modificare quindi:

- regole: limitate a quelle fondamentali per il gioco semplice, divertente e in sicurezza;


- dimensioni del campo: ridotte e adattate alle capacità motorie e cognitive dell’età ed alle
competenze del bambino;
- il numero dei giocatori: ridotto, in modo che il singolo sia coinvolto in misura maggiore con
la conseguente scoperta di un gioco più efficace.

Il gioco deve essere soprattutto adattato in relazione alle esigenze dei piccoli giocatori.
L’obiettivo primario è quello di essere un educatore e contribuire allo sviluppo psicofisico del
bambino, proponendo un gioco in forma semplificata, utilizzando un metodo adatto all’età e alla
capacità del gruppo.
È importante proporre allenamenti di tipo ludico e competitivo sul confronto tra i giocatori,
caratterizzando le esercitazioni in base alle regole a l gioco del rugby:

- regole: meta, placcaggio, tenuto, fuorigioco/passaggio non in avanti


- principi: avanzare, sostenere, continuare.

Tra il principiante e l’atleta di alto livello non c’è una differenza di metodologia di lavoro ma solo
nel livello di conoscenza del gioco (inteso come vissuto), abilità disponibili e conoscenza e gestione
delle regole del gioco.

Il metodo di insegnamento deve basarsi su alcuni principi:

- dal generale al particolare: partendo dalla comprensione del gioco per arrivare al come si
realizza;
- dal conosciuto all’ignoto: dalle capacità che il bambino conosce fino alle regole e i principi
della disciplina;
- dal semplice al complesso: per poter far ottenere momenti di successo e un apprendimento
progressivo;
- dal grezzo al fine: non aspettando l’esecuzione perfetta bensì ricercando l’efficacia anche
nella forma grezza per poi affinarla.

Importanti anche:
- gli aspetti metodologici: non dare soluzioni ma facilitare l’apprendimento e stimolare la
scoperta del gioco e delle proprie abilità;
- Aspetti pedagogici: stimolare iniziativa personale, educare al rispetto delle regole, seguire
tutti e non solo i più dotati;
- Cosa evitare: urlare, esaltare le vittorie, demonizzare le sconfitte.
Cercare di usare esercitazioni che siano messe sotto forma di gioco, sfruttando anche situazioni di
attacco e difesa, e sul combattimento. Utilizzare e cercare di ampliare le esercitazioni con delle
situazioni di gioco, per cercare di far capire le eventuali situazioni all’atleta.

CICLI DI APPRENDIMENTO, COSTRUZIONE DELLA PROPOSTA DI


ALLENAMENTO

Il rugby si può giocare in varie fasce d’età e questo caratterizza le dimensioni del campo, della
palla, il numero dei giocatori e regolamento in base alla categoria in cui ci troviamo. Non cambiano
le regole fondamentali e i principi della disciplina.

La categoria in cui ci sono i primi cambiamenti importanti è quella dell’under 16 in quanto inizia il
primo campionato con classifica e inizia ad esserci la specializzazione dei ruoli giocando anche le
fasi di conquista di mischia e touche.

Quello che è importante per insegnare il rugby è il metodo d’insegnamento che è per tutti lo stesso,
adattato alle capacità e competenze dei gruppi. Per questo si parla di cicli di apprendimento
piuttosto che di categorie per la progressione degli obiettivi:

- Ciclo 1: partecipazione (4-11 anni)


- Ciclo 2: imparare a giocare (12-14 anni)
- Ciclo 3: allenarsi per costruirsi (15-17)
- Ciclo 4: allenarsi per competere (18-20)
- Ciclo 5: allenarsi per vincere (21+)

Il giocatore efficace è quello che:


- è capace di comprendere la situazione e risolverla anticipatamente rispetto all’avversario, e
secondo criteri di efficacia;
- sa usare sia abilità tecniche del suo ruolo sia abilità comuni a tutti, dettate dall’esigenza;
- è atleticamente e muscolarmente preparato;
- è perfettamente integrato in un progetto di squadra se si parla di alto livello;
- è forte mentalmente.

((La sicurezza nel gioco è una responsabilità diretta dell’educatore o allenatore e anche
dell’arbitro durante le partite.
Le situazioni più pericolose per traumi gravi sono il momento del placcaggio e il momento della
mischia ordinata.))
È per questo che per ridurre i rischi vi sono alcune raccomandazioni per prevenirli quali:

- utilizzo del paradenti;


- proporre esercitazioni idonee;
- scegliere zone del campo idonee (libere da ostacoli);
- gestire la disomogeneità;
- allenare i gesti tecnici nel momento del contatto.

IL PLACCAGGIO

Il placcaggio è l’azione in cui il difensore, tramite un contatto dinamico, cerca di una perdita di
equilibrio del portatore per obbligarlo cadendo in terra a lasciare il pallone permettendone il
recupero. è necessario insegnare la tecnica del placcaggio con la giusta progressione metodologica,
a prescindere dall’età anagrafica, e facendo riferimento al vissuto dei giocatori considerando anche
eventuali problematiche legate alla sfera affettiva (intesa come attitudine allo scontro fisico) e alla
capacità coordinativa (relativa all’equilibrio).

Fattori chiave del placcaggio sono sia di tipo tecnico che di tipo tattico; è importante quindi allenare
l’atleta a quelli che sono i fattori chiave del placcaggio come l’approccio. In questo caso è
importare assumere una posizione di bassi piegando le gambe, schiena dritta tramite lo sguardo
rivolto al bersaglio in modo da evitare ipertensioni del collo, braccia non troppo aperte. Spalle e
testa a stretto contatto con le cosce dell’avversario e dalla parte opposta alla caduta e spinta delle
gambe e delle braccia.
Nella caduta post placcaggio bisogna mantenere la testa aderente al corpo dell’avversario e le
braccia strette, cercando di far vivere il pallone e rialzarsi il prima possibile.

È importante cercare di automatizzare il gesto non sottovalutando l’aspetto emotivo e affettivo


perché può incidere sull’esecuzione del gesto esponendo i giocatori ad eventuali infortuni. È
importante quindi la testa in fuori, schiena dritta e corpo solido.
Prima di insegnare il placcaggio stesso, è importante applicare esercitazioni riguardanti giochi di
lotta, quindi introdurre il contatto, e che siano esercitazioni propedeutiche. Anche la tipologia di
placcaggio da insegnare parte da quello laterale che risulta essere il più semplice e meno traumatico,
passando poi al frontale ed infine a quello da dietro.
INTEGRAZIONE E RUGBY

Lo sport e l’attività ludica coinvolgono il gruppo in maniera naturale stimolando la crescita


dell’organizzazione e del singolo individuo. Il principio 6 della carta olimpica il valore socializzante
dello sport con lo scopo di educare la gioventù per mezzo dello sport praticato.

Il rugby risulta essere uno sport di disciplina, altruismo, fiducia in se stessi e negli altri, spirito di
sacrificio. Essendo uno sport di contatto il rispetto delle regole e dell’avversario, sono fondamentali
come disciplina e altruismo.

Il rugby ha in sé il potere di integrare ha x sua natura e nascita il potere di integrare. Queste regole
non scritte determinano il senso di appartenenza al gruppo alla squadra, facendo dell’insieme di più
individui un tutt’uno. Il rispetto delle regole è un potente fattore x il ripristino e il mant dell’esame
della realtà.

L’integrazione passa per il superamento dei bisogni individuali dell’uomo nella ricerca
dell’autorealizzazione. Nel rugby sono due i bisogni che sono fortemente sviluppati:

- sicurezza: forza fisica, fiducia in sé stessi e nell’altro, sostegno;


- appartenenza: gruppo di squadra.

Il gioco del rugby viene considerato il gioco principe dell’educazione alla socialità nel quale
l’avversario è considerato elemento indispensabile con il quale si gioca assieme e non contro. Tipici
di questo sono il saluto ad inizio e fine partita, e il terzo tempo, che sono momenti in cui si ringrazia
l’avversario e si socializza a fine partita.

Il terzo tempo è una tradizione consolidata nel rugby: a fine partita le due squadre e le due tifoserie
mettono da parte le rivalità per festeggiare insieme. Ad oggi viene considerato come un momento di
condivisione e di amicizia che si svolge nelle Club House della squadra ospitante. È la squadra che
ospita ad avere l’obbligo di offrire il terzo tempo al team ospite.

Nella manifestazione del 6 nazioni diventa una festa collettiva che inizia all’interno dello stadio, in
quanto le due tifoserie si ritrovano per festeggiare, ma in questo grande torneo vi è una
manifestazione della federazione ospitante.

I club di rugby sono delle comunità di giocatori, dirigenti, genitori e famiglie che partecipano al
buon funzionamento delle attività del club. Ogni club possiede la propria sede, considerata come
una casa, accessibile a tutti.
Sono molte le categorie che possono appartenere ad un club, alcuni non le hanno tutte in quanto
dipende dalla grandezza del club, ma hanno tutti la stessa passione.

È importante capire che nel rugby il diverso viene rivalutato per le sue potenzialità, in quanto il
numero di giocatori in una squadra sia ampio e sia vario in basi ai ruoli. Per questo può essere
vincente sia un giocatore lento e pesante che un veloce e gracile. Tutti trovano spazio nella squadra
e la diversità diventa una grande risorsa.

L’esperienza di socializzazione deriva anche dalla frequentazione di altre persone o ad esempio


uscire di casa, ma soprattutto nella costituzione di un vero gruppo di lavoro cha ha uno scopo da
raggiungere. Nel rugby qualsiasi situazione, che sia di vittoria o sconfitta, qualsiasi emozione, viene
condivisa col gruppo e mai in solitario.
Il rugby quindi con il suo modo di giocare è uno sport di squadra che privilegia la socialità e il
valore del gruppo in cui è indispensabile il sostegno di tutti i compagni, dove ognuno partecipa e
concorre in base alle proprie qualità, capacità e possibilità.
Il rugby è una disciplina in cui la cooperazione è alla base del gioco. Essendo uno sport anche di
combattimento e di contatto, aiuta ad aumentare la fiducia in se stessi. È anche un fattore altamente
inclusivo del gioco che mette tutti in campo, nessuno può non partecipare perché prima o poi verrà
placcato o dovrà aiutare un compagno.
L’insegnamento dei giochi di lotta deve essere accompagnato da un assunto fondamentale: è
necessario quindi che gli educatori provvedano affinché lo svolgimento dei giochi di lotta avvenga
in completa sicurezza, secondo regole chiare e assoluto rispetto dell’altro. Infatti il rugby è legato
all’immagine di fair play, lealtà e rispetto dell’avversario, del regolamento e dell’arbitro.

RUGBY E INTEGRAZIONE SOCIALE

Il rugby a scuola aiuta nell’integrazione multietnica. Per superare qualsiasi diversità il rugby tramite
il gioco, il contatto inevitabile nella sfida tra attacco e difesa, nella ricerca della collaborazione per
raggiungere la meta, si rivela un ottimo strumento di integrazione.

Un esempio lo è il progetto scolastico “una meta per tutti” che aveva lo scopo di favorire
l’integrazione di un gruppo di minori borderline in un’attività sportiva e di conseguenza nel tessuto
sociale cittadino.

Anche la FIR ha collaborato con la scuola proponendo il progetto “insieme in meta”, il quale si
propone di:
- contribuire al processo di integrazione e di convivenza civile nel rispetto delle regole
attraverso la pratica sportiva consapevole e sistematica in ambito scolastico;
- arricchire l’offerta formativa in ambito motorio attraverso una disciplina di riconosciuto
valore educativo;
- contrastare fenomeni come bullismo e devianza giovanile, attraverso un gioco di contatto
dove l’aggressività viene opportunatamente canalizzata e regolamentata.

L’intervento del Tecnico in ambito scolastico deve prevedere:


- una attività di sensibilizzazione al gioco del rugby, che si svolge in ambito scolastico
coinvolgendo tutte le classi;
- la costituzione di gruppi-squadra che si allenano e giocano a scuola, composti dai ragazzi e
ragazze di tutte le classi che sulla basa del piacere continuano l’attività rugbistica.

Veicolare i valori positivi del rugby per combattere l’aggressività giovanile e il fenomeno del
bullismo, è l’obiettivo del progetto “Fare Squadra per Vincere”. L’iniziativa è rivolta ai ragazzi al
biennio delle superiori in quanto sono gli anni in cui si possono presentare fenomeni di bullismo.
L’obbiettivo principale è quello di veicolare i valori positivi come fare squadra, conoscersi,
coinvolgendo i ragazzi nello sport di gruppo. Il progetto ha lo scopo finale di trasformare il gruppo
in un team.
RUGBY NELLE CARCERI: 3/12/2013 presidente del coni e il ministro della giustizia hanno
stipulato un protocollo di intesa.
All’interno dell’esecuzione penitenziaria lo sport si configura come opportunità formative capaci di
produrre nella persona cambiamenti positivi, incremento della consapevolezza di sé e attitudine alla
convivenza con gli altri. Nel 1975 per favorire la realizzazione di attività culturali, sportive e
ricreative ha istituito una commissione per curare l’organizzazione di queste attività mantenendo
contatti anche con il mondo esterno per il reinserimento sociale.

Lo sport è una disciplina che contribuisce allo sviluppo e alla realizzazione personale, quindi non
solo uno sport per far trascorrere più velocemente il tempo ad un detenuto ma anche una formazione
e educazione tramite l’attività motoria stabile ed organizzata.

Il ruolo fondamentale di queste attività non è solo quello ricreativo e di intrattenimento, ma è quello
di recuperare il rapporto con il sé, psichico e fisico, in un contesto caratterizzato da tre importanti
fattori:

- restrizione in uno spazio limitato e mono-caratterizzato, che determina la riduzione di alcune


funzioni legate al movimento, alla vita all’aria aperta, alla possibilità di adattarsi ad ambienti
diversi;
- tendenza al rapporto domanda – ottenimento/rigetto: questo modo di non dialogare e una
comunicazione solo di “punto a punto”, che si riflette anche su questioni relative alla salute
e al benessere personale, che nelle carceri sono rari. È importante quindi strutturare
un’educazione alla salute attraverso un’attività ludica, agonistica e sportiva che dà un
contributo significativo;
- la tipologia dei detenuti: la maggior parte viene da contesti di marginalità sociale e non ha
spesso avuto un sostegno alla propria persona, per motivi di etnia, economici o di utilizzo di
sostanze stupefacenti. Questo crea in loro disagi psichici e malattie semi-cronicizzate che
richiedono un’azione sistematica di recupero al fine di prepararli ad un ritorno alla società.

I progetti in carcere sono diversi e si adeguano agli spazi e alle necessità legate alla detenzione:
- collaborazione di società sportive, associazione di volontariato, carcere, FIR e Coni;
- si gioca sempre in casa sia le partite amichevoli che quelle di campionato;
- le liste delle squadre ospiti devono essere consegnate con largo anticipi, visto l’iter
burocratico per entrare nelle carceri;
- non c’è pubblico se non i detenuti;
- gli operatori non sono a conoscenza dei reati dei giocatori, in quanto l’obiettivo è quello di
insegnare il gioco e trasmetterne i valori;
- l’obiettivo dei progetti è quello di offrire la possibilità di partecipare dentro al carcere ad
attività che possano essere svolte anche fuori; vivere il senso della progressione nei progetti,
nelle relazioni e sul piano individuale.

Il rugby viene preferito perché consente di scaricare l’esuberanza in un sistema di regole condivise
e riconosciute, tutelandone l’agonismo e la sana competizione.
RUGBY E AUTISMO: luglio 2012 “EMOZIONE NON HA VOCE” – progetto rugby autismo
società primavera rugby.

Il progetto “l’emozione non ha voce” viene creato dalla società Primavera Rugby e coinvolge 25
ragazzi autistici: l’obiettivo è quello di conoscere e conoscersi meglio, integrando socialmente
adolescenti e giovani adulti autistici a trovare il loro modo per entrare in relazione con gli altri.

Nasce da un gruppo di genitori di adolescenti e adulti autistici che hanno deciso di fondare questa
Onlus con l’obiettivo di:
- dare voce ad adolescenti e adulti autistici, con attività, progetti e interventi d’integrazione
sociale e lavorativa;
- fornire supporto ai genitori e ai fratelli/sorelle, offrendo sostegno psicologico e materiale
nella vita meridiana;
- pianificare e preparare il “dopo di noi” in cui ogni soggetto autistico possa esprimere le sue
capacità, al massimo della sua autonomia.

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione


sociale e deficit della comunicazione verbale e non verbale, e che provoca ristrettezza d’interessi e
comportamenti ripetitivi.

Normalmente i sintomi che si manifestano sono dovuti ad alterazioni nelle aree qui di seguito:
- comunicazione verbale e non verbale;
- interazione sociale;
- immaginazione o repertorio di interessi;
- importanza dell’ordine;
- comportamenti ossessivi-compulsivi.

Le emozioni che il bambino autistico prova sono: ansia, paura, rabbia e collera, tristezza e gioia,
sfiducia e diffidenza. La gravità e la sintomatologia dell’autismo variano da individuo a individuo e
tendono a migliorare con l’età.

Come detto, il progetto nasce nel 2012 con il rapporto tra la onlus “l’emozione non ha voce” e la
squadra Primavera Rugby. La condivisione dei principi base di questo sport come la correttezza e il
rispetto dell’avversario, la necessità di costruire insieme per raggiungere l’obiettivo, portano circa
30 ragazzi a fare attività sportiva.
Questi ragazzi formano da soli una squadra propria, indossando tutti la stessa maglia e sono
affiancati da volontari e giocatori della prima squadra della Primavera Rugby.

A seconda del loro grado di autismo riescono a conquistare autonomia sul campo e svolgono
esercizi spesso di contatto tra loro, con i giocatori o con strumenti di allenamento come scudi e
sacconi.
Spesso il rapporto è 1:1, i ragazzi giocano insieme e stringono amicizie, affrontano la paura del
contatto e condividono la stessa passione. Lo scopo principale è quello di aiutare questi ragazzi ad
uscire fuori da questo disturbo, grazie ai valori di questa disciplina.
RUGBY E SINDROME DI DOWN: META X CRESCERE Unione rugby Capitolina

La sindrome di Down è una condizione cromosomica causata dalla presenza di una terza copia del
cromosoma 21; è solitamente associata a un ritardo nella capacità cognitiva e nella crescita fisica e a
un particolare insieme di caratteristiche del viso.
Anche se nella maggior parte dei casi la sindrome di down presenta anche un ritardo cognitivo, la
disabilità è molto variabile tra gli individui affetti.

L’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) è una onlus formata da genitori e persone con
sindrome di Down, ma chiunque può diventarne socio.
La mission dell’aipd è:

- fare cose utili per le persone con la sindrome di Down e le loro famiglie;
- informare più persone possibili con libri, seminari e convegni;
- aiutare le persone con sindrome ad avere una scuola dove poter imparare;
- aiutare le persone a trovare un lavoro adatto a loro;
- rendere la società accogliente per tutti;
- far rispettare i diritti delle persone con sindrome di Down.

Viene quindi creato un progetto chiamato “una meta per crescere” che ha come finalità quella di:

- permettere ai bambini con sindrome di Down di vivere un’esperienza d’integrazione che li


aiuti a raggiungere una buona autonomia;
- far vivere agli altri bambini e alle loro famiglie la diversità come qualcosa di aggregante e
naturale.

Il progetto ha aiutato circa 60 bambini: il progetto non nasce come terapia ma con la volontà di
usare il rugby come mezzo di inserimento sociale e sportivo del bambino down in un contesto
specifico ad esempio maturare la propria autostima, l’autosufficienza e il confronto con gli altri,
valori che si trovano anche al di fuori dal campo come ad esempio il rispetto degli orari e a sapersi
gestire da solo nello spogliatoio.

Il progetto di integrazione comincia con un primo incontro tra i responsabili del progetto e le
famiglie dei bambini che ne fanno parte, poi la firma del protocollo di intesa tra familiari e
coordinatore del progetto. Il progetto individuale viene elaborato sulle capacità e potenzialità del
bambino e quelli che sono gli obiettivi da raggiungere, con conseguente inserimento nella categoria
a lui più ideale.

In un primo momento chiamato “inserimento” il bambino sarà seguito da un educatore che lo


accompagnerà in campo e lo aiuterà in ogni momento. Durante l’anno l’obiettivo è quello di rendere
più autosufficiente possibile il bambino, monitorando periodicamente eventuali progressi o
regressioni, cercando di migliorare in questo caso.

Il lavoro fuori e dentro al campo con gli allenatori ed educatori permette ai bambini di favorire la
conoscenza del proprio corpo e l’accettazione di sé stessi, delle proprie potenzialità, stimolando il
senso di realtà e la consapevolezza dei propri limiti, e con la partecipazione, interazione e
integrazioni per arrivare all’obiettivo comune. IMP 2 fig di riferimento.
RUGBY E SORDITA’ 2010

La capacità di comunicare e di socializzare delle persone è dipendente anche dall’abilità uditiva che
aiuta nel quotidiano a vivere e condividere pienamente ogni momento.
La sordità che si presente in età evolutiva ha conseguenze profondamente negative sullo sviluppo
del bambino, che si verificano unicamente per la scarsità di informazioni che giungono al bambino
sordo.

L’associazione “OLIVIA, insegnare per integrare” di Martin Castrogiovanni promuove


l’integrazione dei bambini sordi creando contesti bilingue (italiano-lingua dei segni) al di fuori
dell’ambito scolastico. Nasce appunto da questa bambina di nome Olivia che ha rapito il cuore
dell’atleta che ha fortemente voluto questa fondazione, che partecipa a numerose manifestazioni
sportive con l’intento di coinvolgere in maniera più radicale famiglie e bambini, sordi e non, nella
propria realtà e nelle proprie iniziative.

Sostenuta anche dalla Nazionale Italiana di Rugby, si pone come obiettivi:


- promozione del progetto di bilinguismo attraverso anche manifestazioni pubbliche sportive;
- creazione di contesti sportivi per i bambini sordi per l’integrazione con il gioco di gruppo;
- sostegno per le famiglie, corsi lis e di sensibilizzazione;
- raccogliere fondi per favorire l’integrazione dei bambini sordi.

È stato portato avanti nel 2011 un progetto riguardo alla creazione di una squadra composta da soli
rugbisti sordo e nel 2013 si tenne il primo raduno della nazionale italiana sordi. I meeting che hanno
seguito dopo quello hanno avuto il compito, oltre che di imparare le regole del rugby, anche quello
di far socializzare tutti tra loro, fino ad arrivare a partecipare a sfide amichevoli con squadre di
persone udenti.

RUGBY IN CARROZZINA 2008 italia fiir bolzano / 1993 IWF nato fino anni 90 in canada

Il rugby in carrozzina è uno sport di squadra giocato da persone disabili. Lo sport è praticato alle
paralimpiadi e in Italia nacque nel 2008 la Federazione Italiana Rugby Ruote.

Il campo da gioco è largo 15 m e lungo 28 m; è strutturato da linee perimetrali, una linea ed un


cerchio centrale e due Key Area. Le Key Area è l’area di meta

La carrozzina in questa disciplina è considerata parte integrante del giocatore, dovrà essere
conforme alle disposizioni previste dal regolamento. Ogni carrozzina deve essere dotata di un
dispositivo anti-ribaltamento e può avere sia dei paraurti che delle bandelle.
Qualsiasi modifica personale per migliorare la comodità della carrozzina o per motivi medici, può
essere effettuata purché conformi al regolamento.

Ogni squadra è composta da massimo 12 giocatori, non più di 4 presenti sul campo da gioco. Le
squadre possono essere miste, maschi e femmine, di tutte le età.

Ad ogni giocatore viene assegnato un punteggio di classificazione dal più basso 0.5 fino al più alto
3.5, che si basa sulle capacità residue del singolo. Quello con maggiore capacità ha un punteggio
più elevato. La somma dei 4 giocatori non può superare gli 8 punti e questo consente di avere una
squadra equilibrata e di far giocare davvero tutti.

Una partita viene disputata in 4 tempi da 8 minuti ciascuno e sono previsti due intervalli da 2 minuti
tra 1 e 2 tempo e 3 e 4. Una pausa da 5 minuti sarà invece tra 2 e 3 tempo.
La partita inizia con la contesa a metà campo fra i due giocatori e durante la partita la palla può
essere giocata con le mani, con gli avambracci o anche in grembo sulla carrozzina purché visibile al
75%. La palla può essere lanciata in qualsiasi modo (anche in avanti), palleggiata, fatta rimbalzare o
rotolare ma non può essere calciata o colpita dal ginocchio in giù.

Per realizzare una meta il giocatore in possesso della palla deve avere due ruote della carrozzina che
toccano la Key Area. Non è meta se non è in possesso della prima dell’ingresso nell’area di meta.
Ogni meta corrisponde ad un punto.

IL RUGBY INTEGRATO

Il rugby integrato è rugby vero e aperto a tutti, normodotati e alle persone con disabilità intellettiva
e relazionale.

Si gioca insieme e non ci sono caschi o maglie di diverso colore per segnalare le categorie
“protette” poiché il tutto è affidato al buon senso delle persone.
Le squadre sono formate normalmente da 8 persone normodotate e 7 diversamente abili, ma se
l’avversario ha proporzioni diverse ci si adegua.

I normodotati sono considerati i catalizzatori del gioco in quanto sono loro ad abbassare o ad alzare
il ritmo, può anche scartare tutti e andare in meta ma sta a lui capire quanto sia giusto oppure no.

In Italia il rugby integrato parte nel 2014 dove si venne a creare un tavolo di confronto che ha poi
stabilito diversi obiettivi da raggiungere, quali:
- creare un modello esportabile;
- attrarre e stimolare la nascita di esperienze analoghe;
- aumentare la raccolta dati;
- favorire uno scambio continuo tra le squadre.

Il coordinamento rugby UISP si è assunto la responsabilità di diffondere e realizzare questo


progetto nei confronti delle attività rivolte alla salute mentale.

Un progetto in merito importante è il Mad Mud Star, una squadra nata in collaborazione la stella
rossa milano che propone il rugby come attività aperta ad utenti dei servizi della salute mentale del
territorio di milano. La squadra promuove lo sport come strumento di benessere e momento di
socialità, crescita personale ed espressione fisica ed emotiva, e affida alle competenze dello staff e
al rugby stesso tutti questi punti.

Questo progetto nasce con la convinzione che il rugby possa rappresentare uno strumento
terapeutico molto efficace per pazienti psichiatrici. Praticando sport infatti i pazienti non solo hanno
la possibilità di conoscere il proprio corpo e i propri limiti, ma anche sentirsi parte di un gruppo,
approfondendo la relazione con l’altro e la realizzazione dell’obiettivo comune.

Per far si che ciascun paziente sia seguito e compreso nel suo individuale percorso sono state create
delle schede di valutazione sia per l’ambito tecnico-sportivo che per l’ambito terapeutico. Questo
serve a monitorare ogni eventuale cambiamento di atteggiamento o di comportamento e riuscire a
svolgere un lavoro di squadra con le altre istituzioni che hanno in cura il paziente.
Alcune regole di gioco sono cambiate per adattarle alle esigenze dei malati psichici.
La letteratura però non offre documentazione di esperienze che riporti i risultati specicifi del rugby
in questo ambito di riabilitazione psichiatrica.

Altro progetto importante è quello degli ATIPICI RUGBY BARI. Nasce nel 2014 dal progetto uniti
alla meta con lo scopo di promuovere il rugby integrato come strumento di cambiamento sociale,
finalizzato allo sviluppo e al potenziamento delle capacità di resilienza di fronte agli ostacoli in ogni
situazione di vita. Il progetto usa il rugby come strumento riabilitativo nel percorso terapeutico di
persone con disagio psichico e che attraverso un lavoro multidisciplinare di conduzione, aiuto e
motivazione, mira all’acquisizione di autonomie personali e al potenziamento delle performance
globali, individuali, relazionali e sociali.

Anche gli INVICTUS RUGBY PRATO hanno intrapreso un percorso simile con una 20ina di
ragazzi perché il rugby non è solo sport e amicizia, ma può anche essere un valido strumento
terapeutico e riabilitativo per l’integrazione e l’inclusione sociale. Uno staff costituito da operatori,
allenatori, rugbysti e psicologi lavorano insieme per far si che i ragazzi si impegnino e si divertano.
Sono presenti anche i facilitatori sportivi che hanno il compito di coadiuvare arbitri e allenatori, ma
soprattutto di facilitare le dinamiche di gruppo e l’integrazione tra i vari membri della squadra; in
particolare deve individuare i ragazzi più problematici e spronarli e aiutarli ad emergere ed inserirsi
nel gioco.

Gli INVICTUS sarà la prima squadra italiana a partecipare al Torneo Mondiale di Rugby Mixed
Ability, un campionato del mondo speciale dove si affronteranno squadre composte in parte da
giocatori con ritardi cognitivi e disabilità psichiche.

Altro organo importante è l’INTERNATIONAL MIXED ABILITY SPORTS: un’impresa sociale


che promuove lo sviluppo di progetti educativi e sportivi finalizzati all’inclusione sociale e per
sostenere l’espansione dello sport integrato. Imas promuove un modello di sport mixed ability
eliminando le barriere tra giocatori disabili e normodotati attraverso l’adozione di squadre integrate.

Il modello mixed ability promuove l’inclusione sociale attraverso l’integrazione di volontari,


educatori, allenatori o insegnanti privi di disabilità, i quali operano come facilitatori nel guidare i
giocatori durante le attività e sul campo di gioco. Il modello è differente da quello paralimpico in
quanto parte dal presupposto che ognuno di noi, in qualsiasi momento di vita, può esprimere una
forma di disabilità; lo sport integrato non ha a che fare con la classificazione in livelli di handicap e
la separazione in categorie differenti.