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Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5

dicembre 1791).

L’infanzia a Salisburgo

La famiglia del piccolo Wolfgang era costituita da altre tre persone: il


padre Leopold, un uomo dal carattere austero, permeato di ideali
illuministi, schivo e sprezzante, che all’epoca ricopriva l’incarico di
compositore di corte e insegnante di musica (scrisse una Violinschule
edita nel 1756) al servizio dell’arcivescovo Anton Firmian; la madre
Anna Maria Pertl, una donna semplice, dal carattere sereno e scherzoso;
la sorella Maria Anna Mozart detta Nannerl, nata cinque anni prima di
lui, il 30 luglio 1751, e a sua volta straordinariamente dotata per la
musica.

Genio precoce

Non si sa molto dei primissimi anni di vita di Mozart. È, però, certo che
egli venne a contatto con la musica assai presto. Quando, infatti, il padre
cominciò ad impartire alla sorella di otto anni le prime lezioni di
clavicembalo, il piccolo Wolfgang, che di anni ne aveva tre, dimostrò
immediatamente uno spiccato interesse per la musica. Il bimbo, infatti,
amava trascorrere ore intere a strimpellare sulla tastiera. Tra il 1763 e il
1766, la famiglia Mozart viaggiò per l’Europa. Tra le tappe: Monaco di
Baviera, Francoforte, Bruxelles, Parigi, Londra, dove, al suo primo
concerto pubblico, Wolfgang Amadeus fu affiancato da esecutori allora
di grande fama, come l’italiano Giovanni Battista Cirri.

Mozart in Italia
Dal 1769 al 1773 Wolfgang viaggiò con il padre per l’Italia, in varie
riprese, soggiornando a Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e
Napoli. I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza
formativa: Mozart rimarrà a Milano complessivamente per quasi un anno
della sua breve vita. Incontrò musicisti (Johann Adolph Hasse, Niccolò
Piccinni, Giovanni Battista Sammartini e forse anche Giovanni
Paisiello), cantanti (Caterina Gabrielli) e scrittori (Giuseppe Parini, che
scrisse per lui alcuni libretti). Lasciò Milano il 15 marzo 1770, per
tornarvi più volte.

Arrivato a Lodi, sulla strada per Parma, scrisse le prime tre parti,
Adagio, Allegretto e Minuetto, del quartetto KV80, completato con il
Rondò che scriverà più tardi, forse a Vienna (1773) o a Salisburgo
(1774). Tornerà a Milano per rappresentare le sue opere liriche. L’ultima
a debuttare in un teatro italiano fu il Lucio Silla, nel 1772. Un altro
importante soggiorno fu quello di Bologna (in due riprese, da marzo ad
ottobre 1770). Ospite del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l’opportunità
di incontrare musicisti e studiosi (dal celebre castrato Farinelli ai
compositori Vincenzo Manfredini e Josef Mysliveček, fino allo storico
della musica inglese Charles Burney e padre Giovanni Battista Martini).
A Parma ebbe l’occasione di assistere ad un concerto privato della
celebre soprano Lucrezia Agujari, detta La Bastardella.

Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre Martini e sostenne


l’esame per l’aggregazione all’Accademia Filarmonica di
Bologna (allora titolo ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e
rigido esame dell’ancora giovane Mozart non fu particolarmente
brillante, ed esistono prove del fatto che lo stesso Martini lo abbia
aiutato in sede d’esame per favorirne la promozione. A Roma Mozart dà
una straordinaria prova del suo genio: ascolta nella Cappella Sistina il
Miserere di Gregorio Allegri e riesce nell’impresa di trascriverlo
interamente a memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una
composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da essere proprietà
esclusiva della Cappella pontificia, tanto da essere intimata la scomunica
a chi se ne fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane. L’impresa
ha i caratteri dello sbalorditivo, se si pensa all’età del giovanissimo
compositore e alla incredibile capacità mnemonica nel ricordare un
brano che riassume nel proprio finale ben nove parti vocali. Dopo tale
impresa i salisburghesi si recarono a Napoli, dove soggiornarono per sei
settimane e dove la proverbiale scaramanzia partenopea additava
all’anello che portava il compositore al dito la genesi delle sue incredibili
capacità musicali, tanto da costringerlo a toglierselo.

Il viaggio di ritorno verso la casa natia iniziò con una nuova sosta a
Roma, dove Papa Clemente XIV gli conferì lo Speron d’oro. Indi
ripartirono passando per Bologna, dove come detto sopra, Mozart
sostenne l’esame all’Accademia, e giunsero poi a Milano dove Wolfgang
sperò di rimanere quale compositore di corte, ma le sue aspettative
furono frustrate da Maria Teresa d’Austria. A marzo del 1771 i Mozart
tornarono a Salisburgo dove vi rimarranno fino ad agosto, quando
ripartiranno per un secondo viaggio in Italia, di quattro mesi. A Milano
in Ottobre viene rappresentata l’opera Ascanio in Alba per celebrare le
nozze dell’arciduca Ferdinando d’Austria con la principessa Maria
Beatrice Ricciarda d’Este di Modena. Nel dicembre dello stesso anno
Wolfgang con suo padre torna nella città natale. Il terzo e ultimo viaggio
in Italia durò dall’ottobre del 1772 fino al marzo del 1773, periodo in cui
di rilievo è la composizione e la rappresentazione dell’opera Lucio Silla
a Milano. Dopo un iniziale insuccesso, questa opera seria divenne ancora
piu rappresentata e apprezzata della precedente e applaudita Mitridate re
del Ponto, scritta e diretta dallo stesso Mozart per la stessa città nel 1770.

Malattia e morte

La malattia e la morte di Mozart sono stati e sono tuttora un difficile


argomento di studio, oscurato da leggende romantiche e farcito di teorie
contrastanti. Gli studiosi sono in disaccordo sul corso del declino della
salute di Mozart, in particolare sul momento in cui Mozart divenne
conscio della sua morte imminente e se questa consapevolezza influenzò
le sue ultime opere. L’ idea romantica sostiene che il declino di Mozart
fu graduale e che la sua prospettiva e le sue composizioni declinarono
anch’esse in ugual misura. Al contrario qualche erudito suo
contemporaneo sottolineò come Mozart nell’ultimo anno fosse di buon
umore e che la morte giunse inattesa anche per gli amici e la famiglia
stessa. La tomba di Mozart rimane ignota; la sua musica è il suo
monumento.

Anche l’effettiva causa del decesso di Mozart è materia di congettura. Il


suo certificato di morte riporta “hitziges Frieselfieber” (“febbre biliare
acuta”, che allora era considerata contagiosa, o “esantema febbrile”), una
definizione insufficiente ad identificare la corrispettiva diagnosi nella
medicina odierna. Sono state avanzate diverse ipotesi, dalla trichinosi
all’avvelenamento da mercurio, alla febbre reumatica o, più
recentemente, la sifilide. La pratica terapeutica del salasso, all’epoca
diffusa, è menzionata come concausa della morte. Mozart spirò nella
notte del 5 dicembre 1791, poco prima dell’una, mentre stava lavorando
alla sua ultima composizione: il Requiem. Al giovane compositore Franz
Xaver Süssmayr, allievo e amico di Mozart, fu affidato il compito di
completare il Requiem. Non fu il solo compositore al quale fu affidato
tale incarico, ma è collegato ad esso più di altri a causa del suo rilevante
contributo.

Secondo la leggenda, Mozart morì squattrinato e dimenticato da tutti e fu


seppellito in una tomba per poveri, ossia una fossa comune. In realtà,
sebbene a Vienna non fosse ormai più “sulla cresta dell’onda”, continuò
ad avere un lavoro ben pagato a corte e a ricevere consistenti commesse
dalle più disparate parti d’Europa, soprattutto da Praga. Restano molte
sue lettere in cui richiede aiuto economico che testimoniano non tanto
della sua indigenza quanto della sua inclinazione a spendere più di
quanto guadagnasse. E’certo,però,che il successo da cui era stato
baciatissimo come enfant prodige, negli ultimi anni gli aveva voltato
violentemente le spalle. Non fu seppellito in una fossa comune, come
talvolta è stato detto o scritto, ma in una normale tomba comunale
conformemente alla normativa del 1783. Anche se al cimitero di St.
Marx la tomba originaria è andata perduta, in corrispondenza della
sepoltura e nel Zentralfriedhof sono state collocate lapidi
commemorative.

Nel 1809 Constanze Weber, la vedova, si risposò col diplomatico danese


Georg Nikolaus von Nissen (1761-1826), il quale, essendo un fanatico
ammiratore di Mozart, pubblicò diversi brani – dal tenore scurrile – da
lettere del compositore e scrisse una sua biografia.
RONDÒ PER PIANOFORTE IN RE MAGGIORE, K 485

Poche notizie si hanno in genere sulla genesi dei molti brevi brani
pianistici del catalogo di Mozart, la cui nascita è legata a circostanze che
rimangono nell'ombra. È questo anche il caso del Rondò in re maggiore
K. 485 e dell'Adagio in si minore K. 540.

Il Rondò K. 485, ad esempio, non venne inserito da Mozart nel


proprio catalogo personale e la datazione del 10 gennaio 1786 risulta
dall'autografo; forse fu pensato in vista di una pubblicazione. Si tratta di
un Rondò piuttosto articolato e brillante basato, con poche deviazioni,
sulle varie fortune del capriccioso tema di base. Tuttavia il fine ricreativo
è raggiunto con il ricorso a una tecnica non particolarmente impegnativa,
il che lascia pensare che la pagina fosse destinata a qualche allieva o a
qualche nobile "dilettante".

SINTESI

1-59 PRIMA PARTE (Esposizione)

A Rondò in re maggiore (Tonica)

1-8 conclusione con cadenza sospesa (V)

9-16 conclusione con cadenza composta finale


B

17-20 frase di collegamento da re  si min.

21-26 sviluppo del tema A in forma modulante si min  la (Tono


relativo)

27-35 cadenza sospesa - pedale di dominante di la (sulla frase 17-20)

A’ Rondò in la maggiore (Dominante)

39-(42)-48 rondò alla dominante variato con tema al basso (43-48)

49-53 conclusione con cadenza composta finale in la

53-59 Coda (la)

60-94 SECONDA PARTE (Sviluppo)

60-67 sviluppo del primo inciso in forma di transizione modulante da V


la  si min  V di sol

68-70 frase di collegamento

71-78 A” Rondò il sol maggiore (Sottodominante)

78-84 progressione sull’elemento B (17-20) da sol  la  si min  (re)

84-90 sviluppo e conclusione con cadenza alla dominante di re

90-94 pedale di dominante di re


95-148 TERZA PARTE (Ripresa)

A”’ Rondò in re maggiore/minore (Tonica/tono parallelo)

95-102 conclusione con cadenza sospesa (V)

103-111 tema in re minore conclusione con cadenza sospesa al V di fa


(relativa di re minore)

111-118 tema in fa maggiore conclusione con cadenza sospesa al V di re


(minore)  sesta tedesca

118-124 conclusione sul pedale di dominante - sospensione

125-136 tema in re maggiore al basso conclusione con cadenza


d’inganno al VI abbass. (sib)

136-148 tema in sib maggiore e conclusione con cadenza composta


finale in re maggiore

148-167 CODA

148-156 prima coda su pedale di tonica e basata principalmente


sull’elemento B

156-167 seconda coda su pedale di tonica e basata principalmente sul


tema - elemento A
OSSERVAZIONI ANALITICHE:

1-59 PRIMA PARTE (Esposizione)

A Rondò in re maggiore (Tonica)

1-8 Costruzione del tema:

la seconda semifrase riprende in modo retrogrado gli stessi suoni (senza


appoggiature):

1) la - fa# - re 2) sol - mi - do# 3) sol - mi - do# 4) la - fa# - re

conclusione con cadenza sospesa (V)

9-16 conclusione con cadenza composta finale


B

17-20 frase di collegamento da re  si min.

Questo elemento viene elaborato di seguito nel pedale di battuta 27,


nello sviluppo da battuta 78 in poi e nella prima coda da batt. 148.

21-26 sviluppo del tema A in forma modulante si min  la (Tono

relativo)

27-35 cadenza sospesa - pedale di dominante di la sull’elemento B (sulla


frase 17-20)

A’ Rondò in la maggiore (Dominante)

39-(42)-48 rondò alla dominante variato con tema al basso (43-48)

Questa variante torna nella ripresa a battuta 125.


49-53 conclusione con cadenza composta finale in la

53-59 Coda (la) su pedale di tonica ed elementi derivati dal tema A e


parzialmente B:

60-94 SECONDA PARTE (Sviluppo)

60-67 sviluppo del primo inciso in forma di transizione modulante da V


la  si min  V di sol

Questo periodo ha una funzione di introduzione/presentazione della


sezione di sviluppo, così come avviene spesso nelle sonate, sinfonie,
quartetti ecc.:

68-70 frase di collegamento che sviluppa la precedente a partire dalla


scrittura B:

71-78 A” Rondò il sol maggiore (Sottodominante)


78-84 progressione sull’elemento B (17-20) da sol  la  si min  (re)

84-90 sviluppo e conclusione con cadenza alla dominante di re

90-94 pedale di dominante di re

95-148 TERZA PARTE (Ripresa)

A”’ Rondò in re maggiore/minore (Tonica/tono parallelo)

95-102 tema in re minore:


conclusione con cadenza sospesa (V)

103-111 tema in re minore:

conclusione con cadenza sospesa al V di fa (relativa di re minore):

111-118 tema in fa maggiore:

conclusione con cadenza sospesa al V di re (minore)  sesta tedesca:


118-124 conclusione sul pedale di dominante - sospensione

125-136 tema in re maggiore al basso:

conclusione con cadenza d’inganno al VI abbassato (sib=VI grado di re


minore):

136-148 tema in sib maggiore e conclusione con cadenza composta


finale in re maggiore
148-167 CODA

148-156 prima coda su pedale di tonica e basata principalmente


sull’elemento B

156-167 seconda coda su pedale di tonica e basata principalmente sul


tema - elemento A
RAFFRONTO FORMA-SONATA - RONDO’ - SINTESI

Si tratta di una forma monotematica, il cosidetto Rondò a 5 parti


(ABACA+CODA)ma il tema del Rondò si sostituisce (trasportato alla
dominante) anche al secondo tema.

L’altra forma di Rondò, usata da Mozart prevalentemente nelle sonate,


è il Rondò bitematico a 7 parti: ABACAB’A+CODA.

1-59 ESPOSIZIONE

PRIMO TEMA 1-16

A Rondò in re maggiore (Tonica)

1-8 conclusione con cadenza sospesa (V)

9-16 conclusione con cadenza composta finale

TRANSIZIONE-PONTE MODULANTE 17-35

17-20 frase di collegamento da re  si min.


21-26 sviluppo del tema A in forma modulante si min  la (Tono
relativo)

27-35 cadenza sospesa - pedale di dominante di la (sulla frase 17-20)

“SECONDO” TEMA 39-59

A’ Rondò in la maggiore (Dominante)

39-(42)-48 rondò alla dominante variato con tema al basso (43-48)

49-53 conclusione con cadenza composta finale in la

53-59 Coda (la)

60-94 SVILUPPO

60-67 sviluppo del primo inciso in forma di transizione modulante da V


la  si min  V di sol

68-70 frase di collegamento

71-78 A” Rondò il sol maggiore (Sottodominante)

78-84 progressione sull’elemento B (17-20) da sol  la  si min  (re)

84-90 sviluppo e conclusione con cadenza alla dominante di re

90-94 pedale di dominante di re


95-148 RIPRESA

PRIMO TEMA 95-102

A”’ Rondò in re maggiore/minore (Tonica/tono parallelo)

95-102 conclusione con cadenza sospesa (V)

TRANSIZIONE-PONTE MODULANTE 103-124

103-111 tema in re minore conclusione con cadenza sospesa al V di fa


(relativa di re minore)

111-118 tema in fa maggiore conclusione con cadenza sospesa al V di re


(minore)  sesta tedesca

118-124 conclusione sul pedale di dominante - sospensione

“SECONDO” TEMA 125-148

125-136 tema in re maggiore al basso conclusione con cadenza


d’inganno al VI abbass. (sib)

136-148 tema in sib maggiore e conclusione con cadenza composta


finale in re maggiore

148-167 CODA

D
148-156 prima coda su pedale di tonica e basata principalmente
sull’elemento B

156-167 seconda coda su pedale di tonica e basata principalmente sul


tema - elemento A

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