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MOTORIA

IL NUOTO

Il nuoto è un insieme di
movimenti tramite i quali un corpo si sposta più o meno velocemente scivolando e galleggiando
nell’acqua, sulla sua superficie o in immersione per mezzo di trazioni di spinta. È un’attività che
viene spesso praticata al di là dell’aspetto sportivo agonistico: infatti garantisce autonomia e
divertimento nell’ambiente marino e lacustre. I suoi effetti benefici sull’organismo sono
ampiamente conosciuti: è infatti un’attività in grado di sviluppare il corpo in modo armonico e
simmetrico.

Il nuoto è uno sport antichissimo: le prime testimonianze, che risalgono a ben 7.000 anni fa, sono
state rinvenute nella "caverna dei Nuotatori" (situata in un altopiano libico); qui si possono
osservare delle pitture rupestri raffiguranti alcuni uomini che eseguono un esercizio fisico i cui
movimenti sono particolarmente simili a quelli di una persona che sta svolgendo un'attività
natatoria.

Dai sumeri agli egizi, dall'Iliade alla Bibbia, le notizie scritte del nuoto risalgono fino al 2000 a.C.;
non presente nei Giochi Olimpici Antichi, il nuoto divenne disciplina olimpica a partire dalla
prima edizione delle Olimpiadi Moderne, svoltasi ad Atene nel 1896.
In antichità il nuoto ebbe grande importanza sia presso i Greci, sia presso i Romani (con fine di
addestramento militare, ma non solo: Platone sosteneva che il nuoto fosse parte essenziale
dell'educazione: ogni bambino, pertanto, doveva imparare a nuotare.

Nonostante la pratica venne parzialmente abbandonata durante il medioevo, tra il XVI e il XVIII
secolo si assistette a una nuova diffusione e, a partire dal 1820, si va affermando il nuoto
agonistico in senso moderno.

È uno sport che ha valore agonistico, ricreativo ed etico sociale:


esso ci consente di salvare la propria vita e quella di chi dovesse
trovarsi in difficoltà nell’elemento liquido ed è per questo che
saper nuotare è considerato un requisito molto importante. Il
nuoto è uno degli sport più completi, infatti, esso richiede una
partecipazione simultanea dei vari distretti muscolari,
coordinata con gli atti respiratori.

Solo nell’epoca attuale sono state fissate le prime regole e stili di nuoto.

Il “campo di gioco” del nuoto è una vasca rettangolare, le cui dimensioni sono di 25metri o 50
metri di lunghezza per circa 20 metri di larghezza e 1,80 m di profondità. La piscina si divide di
solito in 10 corsie (larghe 2,50 m ciascuna) delimitate da galleggianti uniti l’uno all’altro. Sul bordo
della vasca sono sistemati i “blocchi” o “cubi”, cioè i rialzi dai quali effettuare il tuffo di partenza.
Durante le competizioni sulla parete della vasca, in corrispondenza di ogni corsia, è applicata una
piastra per il cronometraggio, che l’atleta deve toccare all’arrivo e alle virate. La temperatura
dell’acqua non può essere inferiore ai 24°C.
NORME DA SEGUIRE IN PISCINA

 Lavarsi bene prima e dopo essere entrati in acqua;


 Evitare di nuotare durante la fase digestiva;
 Non entrare in acqua, se non ci si sente in perfette condizioni;
 Ricordarsi che il cloro può irritare occhi e orecchie, per cui si consiglia di indossare gli
occhialetti e la cuffia;
 Evitare di camminare senza ciabatte;
GLI STILI DEL NUOTO

Di seguito tutte le gare possibili:

STILE
STILE/ DELFI STAFFETT
LIBER DORSO RANA MISTI
METRI NO A
O
50 m X
100 m X X X X
200 m X X X X X
400 m X X X (4x100 st)
800 m X X (4x200 st)
1.500 m X

STILE LIBERO O CRAWL

Lo stile libero fu introdotto e teorizzato già nel 1902. Le prove della sua efficacia vennero con le
imprese di nuotatori come l’americano Johnny Weissmuller che, nel 1924, nuotò per primo i 100m
in meno di un minuto. Il Crawl è lo stile più diffuso, perché è il più redditizio ai fini della velocità
di traslocazione nell’elemento liquido. Il corpo è adagiato sull’acqua in posizione prona; il suo
spostamento avviene per mezzo di un movimento a ritmo alternato delle braccia, che viene eseguito
con scioltezza e potenza; esso è coordinato con un veloce movimento degli arti inferiori,
leggermente flessi al ginocchio, che si spostano dal basso verso l’alto e viceversa. Il movimento
degli arti inferiori parte sempre dall’anca e mai dal ginocchio. Il viso è sempre in immersione e, nel
momento in cui il nuotatore deve compiere l’inspirazione, esegue una rotazione col viso in
immersione. Di solito l’atto respiratorio avviene ogni tre bracciate, ma questo rapporto può subire
variazioni personali. La partenza avviene con il tuffo dai cubi. Nella virata non si tocca il bordo con
le mani ma, arrivati vicino al bordo della vasca, si effettua una capovolta che permette di trovarsi
rapidamente raccolti, con i piedi a contatto con il bordo, pronti per la spinta al senso opposto.
RANA

Stile di origini orientali, giunse in Europa portato da 2 nuotatori indiani, Gull e Tobacconel. Nel
1844, a Londra, disputarono una gara utilizzando uno stile simile a quello della rana attuale.
Ignorato dagli inglesi, venne ripreso dai nuotatori statunitensi; proprio negli Usa, tra gli anni '70 e
gli anni '80 dell'800 si disputarono le prime gare a rana. Nel 1908, durante i giochi olimpici di
Londra, divenne ufficialmente disciplina olimpica (la prima distanza in cui si gareggiò furono i 200
metri).

Sembra che il primo stile utilizzato, tra quelli ancora praticati, sia stato la rana.

La nuotata a rana è uno stile che, utilizzando la posizione prona del corpo in acqua, esige un
movimento simile a quello dei girini. In questo stile, arti superiori ed inferiori si muovono
simmetricamente e sincronicamente. Il corpo è sottoposto, alla massima estensione, con il capo
leggermente flesso indietro. Mentre le braccia sono in alto tese, con i palmi delle mani uniti, si
esegue una raccolta delle gambe con ginocchia divaricate, piedi ruotati all’esterno;
successivamente, con un movimento di calcio – spinta, si estendono le gambe che si uniranno per
iniziare un nuovo movimento (in questa fase gli arti inferiori hanno due compiti: un’azione
propulsiva, per spingere il corpo in avanti ed una di mantenimento dell’equilibrio del corpo in
acqua). Le braccia si allargano per fuori-basso, compiendo una trazione nell’acqua, ed arrivano
quasi all’altezza delle spalle. Quindi, mantenendo il gomito nella stessa posizione, gli avambracci si
flettono, mentre le mani convergono all’interno prima della successiva estensione delle braccia che
ritorneranno nella posizione iniziale. Tra i due momenti coordinati dei movimenti gambe-braccia,
s’inserisce l’atto respiratorio. La partenza avviene con il tuffo dai blocchi. Sott’acqua si possono
fare una bracciata e una gambata, ma poi si deve riemergere e continuare lo stile in superficie.

La virata è simile a quella del delfino, con le mani che toccano il bordo insieme e aiutano la torsione
per la spinta delle gambe nel senso opposto. La respirazione si effettua sollevando la testa,
normalmente ogni bracciata.

DELFINO

Alle Olimpiadi del 1936 fece comparsa un nuovo stile mai conosciuto, lo stile a farfalla.
Dall’evoluzione dello stile farfalla è nato poi il delfino.

La nuotata a delfino è, in un certo senso, un esercizio imitativo. I movimenti delle braccia e delle
gambe sono eseguiti in modo simmetrico dagli arti inferiori e superiori. Le braccia, che inizialmente
si trovano tese in avanti, compiono un movimento di trazione spingendosi contemporaneamente da
dietro-fuori, in avanti, finché arrivano all’altezza del petto: in questo momento compiono un altro
movimento di trazione-spinta verso le cosce, che serve ad elevare le spalle ed il capo per inspirare
(la respirazione avviene a capo immerso nel primo movimento di trazione). Quindi le braccia per
basso-fuori ritornano alla posizione di partenza. Le gambe, unite, battono in basso l’acqua e
ritornano, come una grossa coda, con un rapporto di due o tre battute per ogni bracciata. Il
movimento è coordinato dall’azione dei muscoli del bacino e della zona lombare, nonché da un
movimento ondulatorio della colonna vertebrale, simile a quella dei delfini. Uno stile simile al
delfino è la farfalla. Questo stile ha le caratteristiche del delfino per quanto riguarda il movimento
delle braccia, ma si differenzia per il movimento delle gambe, che sono a rana.

La partenza avviene con un tuffo dai blocchi, al quale spesso segue un tratto in immersione di sola
gambata, prima dell’affioramento in superficie. La virata viene eseguita, dopo aver toccato il bordo-
vasca con entrambe le mani, con una torsione laterale del busto e la raccolta delle gambe che,
appoggiandosi alla parete, spingono nella nuova direzione. La respirazione con la testa rivolta in
avanti avviene tra la fine della trazione e l’inizio del recupero, ogni due bracciate.

DORSO

Il dorso apparve all’inizio del


Novecento, divenne ufficialmente
disciplina olimpica ai Giochi della II
Olimpiade, svoltasi a Parigi nel 1900 e
fu perfezionato nella forma attuale nel
1912.

La nuotata sul dorso è l’unica che


avviene dalla posizione supina, col
corpo in estensione sull’acqua ed il
capo leggermente flesso in avanti. In
questo stile la respirazione avviene
secondo il ritmo respiratorio
personale, di solito ad ogni bracciata.
Gli arti inferiori compiono un’azione
sia propulsiva che stabilizzatrice, che avviene con movimenti alternati dall’alto in basso e viceversa.
Le gambe devono essere tese ma non rigide, ed il movimento parte dall’anca. Gli arti superiori si
muovono alternati con circonduzioni indietro, ed hanno la funzione di fare avanzare il nuotatore
mediante un’azione di trazione-spinta che, partendo da sott’acqua (braccio lungo il fianco), fa
compiere la circonduzione per avanti-alto. Il braccio è in estensione ed il movimento viene aiutato
dall’allungamento della spalla. È una nuotata abbastanza veloce. La partenza avviene dentro la
vasca, mantenendo i piedi su appositi supporti e afferrando la maniglia sotto il blocco. Al “pronti”
ci si raccoglie portando le ginocchia al petto, e al “via” ci si tuffa in acqua spingendo con le gambe
verso l’alto-dietro. La virata si esegue toccando con una sola mano il bordo-vasca ed eseguendo una
capovolta indietro: i piedi si trovano a contatto con la parete per la spinta nel nuovo senso di
nuotata.

LE CARATTERISTICHE DEL NUOTATORE

Il nuotatore deve scivolare sull’acqua senza attriti superflui, essere efficace nelle spinte con gli arti e
coordinare respirazione e movimenti, senza perdite di velocità. In quasi tutti gli stili sono
avvantaggiati atleti alti con una maggior lunghezza degli arti. Prima di gare importanti molti atleti si
depilano per offrire meno resistenza all’acqua; sempre per motivi idrodinamici talvolta indossano
costumi da bagno lunghi (fino alle caviglie).

I CAMPIONI DEL NUOTO