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RELIGIONE

LA PACE

Nonostante le terribili esperienze di ben due guerre mondiali, ancora oggi il mondo è insanguinato
da troppi conflitti causati da contrasti etnici, razziali e religiosi. Nonostante la storia dell’uomo sia
millenaria, l’umanità non sembra aver attraversato nessun periodo prolungato senza guerre.
Probabilmente, la radice del male è da ricercare nello squilibrio esistente tra paesi che hanno tanto
(forse troppo) e paesi che non hanno niente e all’interno dei quali gemina l’odio e la violenza. Il
dialogo è un mezzo di interazione tanto immediato quanto complesso; per far valere i propri diritti e
le proprie idee, molte persone e molti popoli preferiscono affidare alle mani, alla lotta, alle risse o ai
silenzi i loro pensieri, senza rendersi conto che coì regrediscono ad una fase quasi bestiale.

Nel mondo sono presenti decine di conflitti che provocano quotidianamente migliaia di morti tra
soldati e civili. Sudan, Afghanistan, Pakistan, Mali, Nigeria, Congo, Siria, Libano, Asia Centrale,
Kenya, Iraq e Ucraina sono solo alcuni dei paesi in guerra nel mondo. Secondo l’International
Crisis Group a fine luglio 2018 c’erano almeno 77 focolai di crisi al Mondo concentrati
maggiormente nel Nord e Centro Africa e nel Medio Oriente e in Asia.
Di alcuni ne sentiamo spesso parlare in quanto si tratta di territori in cui gli interessi economici
muovono le guerre. Di altri, invece, giornali e televisione stentano a raccogliere informazioni,
poiché la povertà e la devastazione si sommano a territori poco interessanti sotto il punto di vista
delle materie prime. Nel frattempo, centinaia di uomini, donne e bambini lasciano la loro terra per
lidi migliori, dove avere una speranza di vita più concreta.

Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, sono solo alcuni tra i più famosi sostenitori della
concordia tra gli esseri; persone che hanno incoraggiato il dialogo al posto delle armi, il confronto
tra le civiltà e che hanno creduto in un mondo senza differenza e senza guerre.

C’è un assoluto bisogno di uomini come loro per rendere possibile il


progresso dell’animo umano, che è ancora più importante di quello
scientifico. Osservando la situazione attuale, non possiamo fare a meno di
farci assalire dal dubbio se riusciremo un giorno a raggiungere la piena
convivenza pacifica tra i popoli. Affinché si realizzi la pace, è necessario
l’impegno da parte di TUTTI, perché solo con il contributo di ciascuno di
noi si potrà lavorare ad un progetto che sembra irrealizzabile.

La pace senz'altro il bene più grande a cui l'umanità possa


aspirare; il suo conseguimento e la sua affermazione nel mondo
è uno dei compiti più difficili ai quali TUTTI noi siamo
chiamati.

A partire dalla famiglia, dalla scuola, dall’ambiente di lavoro,


chi crede nella pace e vuole che questo sogno si realizzi, deve
evitare la violenza, crescere nel rispetto degli altri, ricercare la
solidarietà e la condivisione dei beni, adoperarsi perché vengano
abbattute le barriere che tengono separati gli uomini tra loro.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a salvaguardare e difendere il bene di ogni individuo ed il
bene di tutta la società, realizzando una giustizia perfetta che è il fondamento di una vera pace.

Nel 1945 a San Francisco si sono riunite 50 Nazioni e hanno fondato le Nazioni Unite.

Oggi l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) è un’unione di 193


Stati la cui adesione ha carattere volontario. Oltre allo scopo di mantenere
la pace e la sicurezza internazionale, si sono aggiunti nel tempo altri
obiettivi, quali la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali,
la promozione della crescita economica, sociale, culturale e della salute
pubblica internazionale.
In questo contesto mondiale l’impegno della Chiesa Cattolica per il conseguimento della pace è
sempre stato costante.

Il Concilio Vaticano II, presidiato da papa Giovanni XXIII nel 1962-1965, ha condannato
solennemente la guerra e ha invitato gli uomini a collaborare tutti insieme perché, nella giustizia,
ricerchino e raggiungano una pace durevole.

Il Concilio richiama le Nazioni al rispetto del diritto di ogni uomo e di ogni popolo alla vita, alla
sicurezza materiale, alla possibilità di uno sviluppo equilibrato; a favorire ogni tentativo di superare
le differenze tra i popoli e i motivi di attrito che possono portare all’odio e alla guerra; a migliorare i
trattati che disciplinano i comportamenti da tenere in caso di guerra, con lo scopo di mitigare le
sofferenze dei prigionieri e delle popolazioni civili.

I Cristiani che hanno parte attiva nello sviluppo economico-sociale contemporaneo e propugnano la
giustizia e la carità, siano convinti di poter contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla
pace del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli, sia come associati, siano esemplari.
(Conc. Vat. II, Gaudium et spes, 72)

 Se gli attuali sistemi generati dal cuore dell'uomo si rivelano incapaci di assicurare la pace, è il
"cuore" dell'uomo che occorre rinnovare, per rinnovare i sistemi, le istituzioni ed i metodi. La fede
cristiana ha un termine per designare questo cambiamento radicale del cuore: esso è conversione. In
linea di massima, si tratta di ritrovare la chiaroveggenza e l’imparzialità insieme con la libertà di
spirito, il senso della giustizia insieme col rispetto dei diritti dell'uomo, il senso dell'equità con la
solidarietà mondiale tra ricchi e poveri, la fiducia reciproca e l’amore fraterno. (Giovanni Paolo
II, La pace nasce da un cuore nuovo).

Per indirizzare il mondo verso l’armonia e la tolleranza alla pace, è fondamentale però educare le
nuove generazioni alla non violenza, al rispetto, alla solidarietà e al dialogo, come dice Papa
Francesco: “non si può avere pace senza dialogo”.