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%20LEGISLAZIONE%20SCOLASTICA%20DAL%201859.htm

BREVE STORIA DELLA LEGISLAZIONE SCOLASTICA DAL 1859 (LEGGE


CASATI) AL 1962 (SCUOLA MEDIA UNICA).

1859: Legge Casati - Sancisce la gratuità e l’obbligatorietà dei primi due anni di scuola elementare; con essa
si ha il superamento della distinzione tra maschi e femmine,con l’affermazione della priorità tra i due sessi di
fronte alle necessità dell’educazione. Nei fatti però tutto questo rimase sulla carta perché problemi ben più
gravi, quali povertà estrema, disoccupazione, mancanza di scuole, assillavano il giovane stato italiano.

1877: Legge Coppino - ribadisce i concetti della precedente legge; la percentuale degli analfabeti resta
comunque alta (Nord:61,9%-Sud:84,2%) - L’obbligo scolastico sulla carta non può risolvere la gravissima
situazione in cui versa la classe meno abbiente; non si comprende ancora il legame tra situazione socio-
ecnomica ed istruzione che è demandata in toto ai comuni che sono oberati da problemi di ogni genere, legati
alle contingenze più elementari. La legge mantiene inoltre la distinzione tra scuole urbane e scuole rurali,
raggruppate in 3 categorie secondo il numero di abitanti con conseguente differenziazione degli stipendi dei
maestri tanto da arrivare a 24 fasce salariali. Tra l’altro, le insegnanti femmine percepiscono uno stipendio
più basso rispetto all’insegnante di sesso maschile.

Per i primi decenni dell’Unità d’Italia, nel bilancio statale non sono previste spese per l’edilizia
scolastica,mentre, contemporaneamente, nel resto dell’Europa, la voce scuola occupa un capitolo
importantissimo; l’analfabetismo risulta pressoché debellato. Ad aggravare la situazione, già così precaria,
contribuisce l’avversione del clero per l’istruzione popolare, in particolare dei gesuiti che erano soliti
affermare”al lavoro si richieggono le braccia e non l’alfabeto”. Per essi l’istruzione morale-religiosa,
demandata al parroco, era più che sufficiente. D’altro canto, anche in pieno novecento, era opinione diffusa,
presso la classe dirigente, che alle classi meno abbienti non necessitasse l’istruzione poiché avrebbero dovuto
lavorare nei campi.

Si arriva così agli inizi del ‘900 e agli anni del governo Giolitti, il cui ministero coincide con il grande
slancio economico dell’Italia, soprattutto quella del Nord. Tale sviluppo industriale richiede quindi
manodopera qualificata e diviene impellente la necessità di riformare la scuola, anche perché, da varie
indagini fatte, era evidente che la scuola non aveva ottemperato al principio promotore di M.D’Azeglio ”fatta
l’Italia, dovremo formare gli Italiani”. Ecco allora:

1904: Legge Orlando - L’obbligo scolastico viene elevato a 12 anni. Viene istituito un corso popolare che
prevede la V e la VI classe nei comuni oltre i 4.000 ab. Le scuole serali festive vengono potenziate. Per
incrementare la scolarizzazione primaria nelle campagne, si creano scuole elementari anche nei comuni con
almeno 40 unità d’obbligati. I risultati furono comunque modesti, soprattutto per quel che riguarda la
istruzione primaria; da un’indagine del 1907 risulta infatti che circa un milione di ragazzi non frequenta
nessuna scuola e che il corso popolare funziona soltanto in 25 comuni.

1911: Legge Daneo-Credaro - le suole elementari passano sotto lo stato. Vengono aumentate le sanzioni
previste per le famiglie inadempienti all’obbligo scolastico. Nasce il Patronato Scolastico per sostenere le
famiglie più bisognose.

Seguono i tristi anni della prima guerra mondiale e del primo dopoguerra ed ancora una volta la scuola
primaria diviene l’ultimo dei problemi e per lo stato e per il popolo.

1923 - Riforma Gentile: Abolizione del corso popolare ed istituzione invece, per la scuola elementare, del
corso inferiore triennale con esame finale più corso superiore biennale anch’esso con esame finale. Nasce la
“Complementare”di 3 anni che nel 1929 diverrà scuola di avviamento professionale. Si sancisce
l’obbligatorietà dell’insegnamento religioso, considerato la filosofia dei poveri. Tale riforma potenzia,
privilegiandole, le scuole umanistiche, ignorando ancora una volta le necessita’ dello sviluppo culturale ed
economico della società nella sua globalità. Per quel che riguarda la scuola elementare, si devono ricordare
gli scritti di Lombardo Radice che, spinto da un reale desiderio di migliorare la classe popolare, aveva
cercato di offrire al popolo un vero strumento di emancipazione socio-culturale, ma oramai il fascismo
andava consolidandosi e la scuola si avviava a divenire il più efficace strumento e velivolo dell’ideologia
fascista, scuola cioè di mera propaganda ad uso e consumo del regime. Si organizza la scuola secondo una
rigida gerarchia, iniziando dall’infanzia.

1928-1930 - Nasce l’Opera Nazionale Balilla che controlla le scuole rurali,i patronati,gli asili etc.

Per la scuola elementare,arriva il testo unico di stato.

1929 - Giuramento di fedeltà al regime da parte di tutti gli insegnanti.

1939 - Con la Carta della Scuola Bottai, il fascismo definì ulteriormente la sua strategia scolastica,
potenziando le scuole professionali nei centri urbani. Nei comuni di campagna furono costituite le scuole
artigiane, affidate ai maestri, scuole che non prevedevano nessun tipo di sbocco per studi successivi. Questa
legge è il progetto più funzionale al regime e sancisce il rigido rapporto dell’istituzione scolastica con gli
organismi paramilitari di inquadramento della gioventù, direttamente controllati dal partito.

Il secondo dopoguerra trova un paese ferito e distrutto nelle aspettative; ma le forze vive delle varie
associazioni di insegnanti come l’A.I.D.I ripropongono all’attenzione delle nascenti istituzioni democratiche
il problema della scuola, il cui ordinamento dovrà tendere finalmente a stabilire un’organica continuità tra
mondo del lavoro manuale e lavoro individuale culturale. Si comincia a parlare di scuola aperta a tutti, per
accelerare il processo di omogeneizzazione culturale e sociale. Ma tutto questo fermento non fu recepito
dalle forze liberatrici che subiscono l’influenza dell’ideologia predominante negli Stati Uniti. La
Sottocommissione per l’educazione, presieduta dal pedagogista Washburne, si prefigge la defascistazzione e
l’applicazione nella scuola italiana dei principi pedagogici del pragmatismo: 1) valorizzare i bisogni di base
di ogni fanciullo che è un individuo con date caratteristiche,interessi ed attitudini; 2) ogni fanciullo deve
acquisire pratica nello scrivere, leggere e far di conto e conformarsi ad alcune convenzioni (corretto uso
della lingua parlata,possesso di cognizioni di base nel campo delle scienze,della storia e della geografia).

Ma i Nuovi Programmi del 1945 non raggiunsero lo scopo prefissato perché mancò la piena collaborazione
con i sindacati e le forze vive del paese e la piaga dell’analfabetismo restava.

Il dibattito si arricchisce in questo periodo dei qualificanti interventi di C.Marchesi, a favore di una scuola di
base unica che superasse la discriminazione tra alunni poveri e alunni agiati:ragioni pratiche, sociali e
scientifiche esigevano ormai questo superamento.

Si arrivò così alla formulazione dei noti articoli (Artt.33-34) in seno alla Costituente sull’istruzione
obbligatoria per tutti; ma il dibattito fu assorbito dalla questione tra scuola statale e scuola privata,
determinando l’arresto delle riforme strutturali.
La ricostruzione del ministro Gonella si articolò su tre punti:
1) diede grande spazio alla scuola privata.
2) promosse un’inchiesta sullo stato della scuola che si ridusse purtroppo ad un’ennesima denunzia dei
mali,riconfermando sostanzialmente le direttive tradizionali.
3)Vivo ancora il dibattito, istituì ,con semplici circolari, la post elementare destinata alla popolazione
scolastica povera delle città e delle campagne.
4)Con D.M. istituì 10.350 corsi di scuola popolare per adulti.

1947-La scuola popolare fu costituita il 17/12/1947 al fine di combattere l’analfabetismo degli adulti (32%
nell’italia meridionale) e di completare l’istruzione primaria. Il quadro della scuola popolare può articolarsi
così:
1) corsi di scuola popolare
2) scuole estive e festive
3) corsipropedeutici per apprendisti
4) scuole reggimentali
5) scuole per carcerati
6) corsi di richiamo scolastico (CRACIS)
7) corsi di richiamo e di aggiornamento culturale
8) corsi di lettura e di informazione
9) corsi di educazione per adulti
10) corsi itineranti e di zona detti anche centri mobili di educazione, in cui il maestro raggruppa gli adulti
analfabeti per località e si reca a fare scuola a ciascun gruppo due volte alla settimana per 6 mesi secondo un
orario stabilito in relazione al numero dei partecipanti ed alle loro esigenze di lavoro. Esistevano anche dei
corsi di famiglia per combattere l’analfabetismo femminile.

Lo stato italiano sta cercando di riorganizzare ,anche nel concerto delle altre potenze europee (ingresso nel
MEC 1957), le industrie produttrici di beni di consumo e quelle meccaniche si sviluppano rapidamente,
viene attuata una prima riforma agraria e quindi, come già in precedenza, si pone il problema, per la classe
dirigente, di allargare l’istruzione di base, affinché ogni cittadino (cfr.Lombardo Radice) possieda “quel
grammo di sapere buono e certo.”

!962 - Con la legge del 31/12/1962 si arriva finalmente alla scuola media unica con l’obbligo scolastico fino
a 14 anni che sancisce definitivamente lo sviluppo della scolarizzazione a livello primario secondario
inferiore.

La nostra ricerca ha solo tentato di tracciare delle linee di collegamento storico dalla legge Casati al secondo
dopoguerra al fine di mostrare che la realtà su cui noi ci muoviamo è in rapporto diretto con il passato e ci
sembra di poter affermare, alla luce di questo studio, che la scuola non è una sfera neutrale, né soltanto un
luogo di formazione culturale, ma è altresì il mezzo con cui la classe al potere ha trasmesso in ogni epoca i
suoi valori ideologici, al fine di avere un controllo politico sulle masse; ad esse ha aperto il sistema scolastico
nel momento in cui la sua politica economica lo richiedeva.