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THE CAMBRIDGE COMPANION TO ULYSSES

In generale, l’Ulisse non è un libro difficile da iniziare, ma è veramente difficile da


finire. Gli episodi di apertura mescolano lo stream of consciousness con la
narrazione in terza persona per portarci nei mondi e nelle menti sovrapposti dei
personaggi. Queste sezioni sono ricche di trama e profondamente strutturate da
una serie di paralleli mitici con l’Odissea di Omero. L’Ulisse diviene un libro che
tratta non più solo di un giorno a Dublino nel 1904, ma del reale processo di
leggere e comprendere lo stesso. Inoltre, forse più di qualsiasi altro testo, l’Ulisse
dà peso e significato a oggetti, emozioni ed esperienze abitudinari. Esso mistifica e
rende sacro il mondo profano intorno a noi. Aiutandoci a vedere la vita di tutti i
giorni come un’avventura epica, l’Ulisse innalza anche una compelssa serie di
questioni politiche ed etiche.

I diari degli scrittori sono importanti perché mostrano la loro vita quotidiana, più
di quanto fa l’opera stessa; essi espongono più che l’uomo mentre vive, lo scrittore
mentre scrive. Mentre Joyce lavorava, prendeva note che vanno da pensieri
concentrati a stralci di idee, ha fatto liste di eventi e personaggi, abbozzato scene e
preso appunti che hanno senso solo per se stesso. I manoscritti non offrono chiavi
per aprire il regno che è l’Ulisse, né aprono o chiudono strade di lettura o
criticismi, ma comunque possono arricchire la storia. Joyce non ha scritto le sue
note per i critici, ma i documenti sono sopravvissuti per parlare delle prime fasi
dell’Ulisse prima che egli decidesse di pubblicarlo. L’oggetto di studio dei critici
genetici è chiamata avant-texte, un concetto che comprende i documenti che
precedono la pubblicazione e implica che questi stessi possano essere trattati
come un testo. Potremmo pensare in un certo modo che Joyce ha iniziato a
lavorare sull’Ulisse intorno al 1914, dopo che ha terminato “A Portrait of the artist
as a young man”; la prima mezione specifica della storia è del 16 Giugno 1915,
quando egli dice a suo fratello che sta scrivendo qualcosa chiamato Ulisse e che
ha completato il primo episodio. In un altro senso, comunque gli inizi possono
essere ricercati alla fine del 1906, quando Joyce pensava ad un’aggiunta dei
Dubliners chiamata Ulisse, e velocemente è passato dall’idea di una storia ad un
breve libro prima di abbandonare il progetto senza scrivere nulla; oppure si può
andare indietro al 1903, quando Joyce appuntò i primi capitoli di Stephen Hero;
questo punto di partenza è in relazione con la descrizione di Joyce del Luglio 1915
dell’Ulisse come una prosecuzione sia di Portrait che de Dubliners.
L’Ulisse fu pubblicato inizialmente in forma seriale su 2 giornali: The Little Review
di New York ha pubblicato irregolarmente in 22 fascicoli da Marzo 1918 a Agosto
1920; intanto The Egoist di Londra ha pubblicato solo 4 episodi nel 1919, in parte
perché i tipografi di Londra si rifiutarono di stampare certi episodi. In entrambi i
casi la pubblicazione fu permessa ed incoraggiata dal poeta americano e
imprenditore letterario Ezra Pound, il più grande promotore di Joyce negli anni
della composizione dei libri. E in entrambi i giornali i testi di joyce hanno
affiancato grandi lavori (come quelli di Yeats, Elliot e Lewis). L’Ulisse fu quindi
prima incontrato poco per volta tra una schiera di testi che confermarono a
vicenda il loro posto nella letteratura e nel pensiero avanzati dell’epoca. Questo
contesto per l’Ulisse svanì nel 1920 quando Thee Little Review fu perseguito per
aver inviato l’ultima puntata di Nausicaa attraverso la posta degli Stati Uniti. La
serializzazione dell’Ulisse terminò e la pubblicazione dell’intero libro negli Stati
Uniti adesso sembrava impossibile. La prima edizione apparve invece a Parigi, in
pochissime copie. L’Ulisse venne conosciuto da molti solo indirettamente, tramite
i commenti. Due cose sono largamente condivise riguardo l’Ulisse: è difficile, ed è
osceno. Entrambe erano grandi problemi già all’inizio, e l’oscenità era il più
urgente; il tentativo dell’ulisse generò numerose idee riguardo la relazione tra arte
ed erotismo. Una delle argomentazioni era che arte e pornografia sono
mutualmente esclusive, quindi se Ulisse era arte non poteva essere bannato come
osceno; questa visione la spuntò nel 1933. Mentre la società del tempo faceva
fatica ad accettare l’Ulisse, tutto ciò confermava il disprezzo di Ezra Pound per la
società, ed egli stesso celebrò l’Ulisse come una vasta satira della società
contemporanea.
Per scrittori e lettori, l’inizio dei romanzi è un confine, un portale per la scoperta,
un punto di partenza da cui il testo si svela e costruisce velocità ed intensità,
viaggiando verso le potenziali climax del centro e della fine della storia. L’Ulisse è
riconosciuto come una rivoluzione culturale, un’irruzione di novità: rompendo con
la tradizione letteraria e con le convenzioni, oltrepassando di molto la somma
degli esperimenti artistici precedenti su cui si basa. Ulisse fu sperimentato dai
lettori contemporanei come una rottura, una differenza, una singolarità, e per
questo esso stesso sembra mancare del tipo di inizio da cui le altre questioni
seguono. Dall’altra parte, esso resiste alle aspettative di unità ed ordine, e lo fa
prima di tutto distruggendo le assunzioni delle normali sequenze di un romanzo.
“il concetto di sviluppo in molti romanzi assicura che le prime parti del lavoro in
qualche modo preparino il lettore a cosa sta per succedere”, ma al lettore
dell’Ulisse tutto ciò è negato. Del resto, joyce stesso ha cambiato ripetutamente
mentalità durante la composizione, e questo marca le discontinuità nel libro, e le
lettere di Joyce confermano che egli stesso aveva questo pensiero vago del
romanzo. Joyce ha spiegato a Carlo Linati che ogni avventura dovrebbe non solo
condizionare ma anche creare la propria tecnica. Ma l'immersione nel testo rende
chiaro ciò che non può essere dedotto dalle griglie schematiche: che gli episodi
sono tanto intricati tra loro quanto sono tra loro diversi . Ulisse è quindi descritto
più accuratamente come un continuum organico di inizi che come concatenazione
di sezioni. Per mostrare la complessità del libro stesso possiamo leggere il titolo:
Ulisse segnala un ritorno tanto quanto un inizio: il ritorno molto ritardato dell’eroe
al suo punto di origine. Eppure l’Ulisse è anche, in un altro senso, l’ultima parola:
la parola che dà significato al libro come un tutto. Inoltre, l’Ulisse inizia con
Stephen Dedalus, figlio ed erede di Simon Dedalus, e questo Stephen appare in un
libro la cui apertura si legge come un sequel di “A Portrait”; Ulisse, in altre parole,
inizia con un personaggio di seconda mano che veste abiti di seconda mano in una
storia epica di seconda mano che inizia in un secondo ritratto. Questo secondo
Stephen è più vecchio, triste e disilluso. Ma tra le diverse continuità che
connettono lo stile iniziale di Ulisse a Dubliners e Portrait, il monologo interiore è
la maggiore innovazione tecnica, veicolo di impareggiabili effetti di intimità e
immediatezza. Il monologo interiore rende la caratterizzazione interna invece che
esterna; mostra i pensieri del personaggio nelle sue stesse parole, nella prima
persona e nel presente. Joyce eccelle nell’individuare i pensieri del personaggio:
Stephen, Bloom e Molly pensano tutti nei propri sintassi ed idioma. I lettori
contemporanei hanno risposto a questa nuova narrativa con un misto di stupore e
disgusto: per alcuni, l’intimità era indecente, per altri era un miscuglio di frasi
senza senso ed incomplete; Virginia Woolf, comunque lo ritenne subito
rivoluzionario.
Nei primi giorni Ulisse sembrava, a gran parte dei lettori, non uno specchio di
Omero, nemmeno una storia vera e propria, ma qualcosa privo di caratteristiche.
Gli esperimenti stilistici stravaganti del lavoro sicuramente hanno scoraggiato i
lettori dal provare a capire personaggi e trama. Con il tempo gli studi vennero in
aiuto offrendo spiegazioni; in particolare Stuart Gilbert offrì uno strumento
particolarmente efficace nel suo libro includendo una versione degli appunti che
Joyce invio a Carlo Linnati nel 1920. Gli appunti mostrano che ognuno dei 18
capitoli nel romanzo di Joyce corrispe ad un’avventura, un personaggio o una
figura dell’opera classica di Omero, fornendo un’importante chiave di lettura. Le
connessioni dell’Ulisse con l’Odissea però sono soprattutto implicite, in quanto
solo il titolo punta direttamente all’opera di Omero. L’Ulisse rivisita l’Odissea per
mostrarci delle similarità, o chiede come il Bisogna osservare cosa vogliono i
personaggi prima di chiederci la relazione con la presenza omerica. La trama
richiede azione, e le tre figure maggiori dell’Ulisse sono introdotte in un momento
di sofferenza per una varietà di conflitti che li portano a compiere azioni (che
potrebbero o meno continuare, e potrebbero o meno portare alla risoluzione dei
loro conflitti); questi conflitti sono spesso interconnessi. Stephen Dedalus è
mostrato nel primo episodio (“Telemaco”) come la vittima di una relazione
abusiva con un amico e compagno di stanza che lo prende in giro ed umilia;
mentre Odisseo è lontano durante il suo viaggio di ritorno verso il proprio regno,
suo figlio Telemaco ha dovuto sopportare i pretendenti di sua madre che sciupano
le risorse del palazzo e distruggono i suoi privilegi. La sua risposta a quetsa crisi è
la ricerca del padre con il discutibile supporto di figure surrogate; Stephen affronta
i suoi usurpatori sia più che meno direttamente: come Telemaco, egli li affronta ,
ma Stephen differisce per il suo rapporto con i genitori, in quanto Telemaco è
devoto e protettivo verso la madre e dipendente dal padre per riprendere i diritti
su Itaca, Stephen Dedalus invece è in conflitto con la madre ed evita il padre da cui
ha imparato a non aspettarsi supporto e aiuto. Bloom soffre per una serie di
conflitti, alcuni dei quali hanno una inquietante somiglianza con quelli di Stephen:
anch’egli ha sofferto una devastante perdita familiare (non solo un padre che si è
suicidato nella disperazione della vedovanza, ma anche un figlio neonato morto
dopo pochi giorni dalla nascita 11 anni prima degli eventi narrati). E così come
Stephen si sente in colpa per la morte della madre, Bloom si sente in colpa per la
morte del figlio, sebbene la fonte sia totalmente differente. Entrambi si sentono
messi in ombra dagli usurpatori: Stephen vede Mulligan e Haines godersi il posto
tra gli intellettuali di Dublino, mentre lui stesso viene messo sempre più da parte;
Bloom teme di essere rimpiazzato da Molly con un amante che minaccia la vita
tranquilla con sua moglie. Le sfide di Bloom sono spesso di natura psicologica, e il
suo meccanismo di risposta è una deliberata passività che porta ad almeno alcuni
degli effetti senza trama del romanzo. Allo stesso tempo Bloom, come Odisseo,
incontra diverse problematiche che, diversamente dalle azioni, non sono prodotte
dai personaggi ma possono comunque avere importanti effetti sulla trama.
Ulisse ha sia una data che una durata: la data è il giorno in cui il romanzo si svolge
(16 Giugno 1904), la durata sono i 7 anni che ci sono voluti per scriverlo, annotati
da Joyce all’inizio del libro. Concentrare l’intero libro in un singolo giorno
potrebbe essere visto come un modo per ignorare del tutto la storia (intesa come
registro dei cambiamenti in un lungo periodo di tempo); dall’altra parte questa
strategia ammanta ciascun giorno, anche quelli apparentemente più comuni, di un
enorme rispetto della sua rappresentanza storica. I 7 anni di composizione
attentamente riportati potrebbe esser visto come un modo per ricordare che il
libro è stato scritto proprio durante alcuni degli anni più tumultuosi dell’Irlanda, e
anche della storia mondiale; ponendo il libro durante un periodo precedente e
privo di avvenimenti (cade circa a metà tra la morte del leader parlamentare dei
nazionalisti irlandesi, Charles Stewart Parnell, nel 1891 e la ribellione di Pasqua
nel 1916), scrivendolo in mezzo a questi tempi violenti, rivoluzionari e
trasformatori, Ulisse può conoscere il futuro senza ammetterlo. Eppure permette
a tutti i lettori di comprendere la situazione politica, economica, sociale e culturale
irlandese del 1904. Il romanzo si svolge nel cuore di quello che sarebbe diventata
la fase finale della colonizzazione britannica dell’Irlanda. Gli anni tra il 1870 e il
1891 hanno assistito all’ultima grande spinta verso una limitata forma di
indipendenza dell’Irlanda tramite azioni pacifiche. La Dublino dell’Ulisse è in gran
parte una città della classe medio-bassa precariamente impiegata. È stato come se
ci fosse una nuova classe media cattolica con poco o nessun lavoro disponibile in
una città di fine colonialismo. L’Ulisse, come ogni grande romanzo, è un
documento che dà una specifica visione borghese; il romanzo in genere potrebbe
essere definito come un’invenzione della classe media e un veicolo del proprio
punto di vista. Eppure, i personaggi della classe media dell’Ulisse vengono dalla
parte inferiore di questa classe; per comprendere la natura della loro bravura di
fronte alla disperazione dobbiamo considerare le forze culturali e le realtà
economiche e politiche che le hanno fomentate. Qui ne vedremo brevemente 3:
l’influenza della Chiesa Cattolica, l’attrazione della nuova Celtic Revival, e il potere
della nuova cultura popolare internazionale. Joyce ha scritto Ulisse, quindi, non
solo su un singolo paese, l'Irlanda, e una sola città, Dublino, ma anche una sola
classe in quella città: la sua nuova cattolica classe media. Sono i contesti in cui è
emersa quella classe che forniscono il vero contesti storici, sociali, economici e
culturali per comprendere Ulisse.
Se gli episodi precedenti del romanzo utilizzavano prima una versione abbastanza standard di terza persona
narrazione onnisciente, e un'intensa soggettività del flusso di coscienza, usa delle nuove tecniche in “Aeolus”
e “Wandering Rocks”. In particolare, in Eolo, sintetizza il lavoro culturale del giornale e i lavori pubblici
dell'infrastruttura civica di Dublino come parte del suo progetto di immaginare la nazione irlandese. In
definitiva, una tale sintesi si traduce in una tecnica in “Wandering Rocks” che potremmo chiamare narrazione
infrastrutturale. “Wandering Rocks” è eccezionale in quanto è l'unico episodio di Ulisse a non avere un
parallelo omerico. Inoltre, il narratore del capitolo è piuttosto soggettivo ma senza soggetto. . . che
rappresenta la prospettiva di nessuno. Ciò non significa che il narratore sia senza prospettive. Significa
piuttosto che abbiamo la prospettiva, del tutto distinta dalla narrazione onnisciente, del sottosuolo
infrastruttura della città di Dublino; significa che la città è qui un personaggio parlante nella finzione. E
significa che invece di un narratore onnisciente, incontriamo un narratore infrastrutturale.

"Sirene" inizia con "ricordare" eventi che non sono ancora accaduti e offre ai lettori un passaggio che non
possiamo leggere ancora. Le prime sessantatre righe diventano intelligibili solo in retrospettiva, quando
abbiamo letto tutto l'episodio, torniamo a quelle righe e capiamo che sono composte di frammenti estratti dal
resto di "Sirens". Questo pezzo di inganno narrativo, illustra "l'estetica del ritardo" in Ulisse. L'estetica di il
ritardo spinge il lettore a rivisitare i passaggi e risolvere gli enigmi alla luce di successive informazioni. In ogni
caso, un passaggio particolare esige di essere interpretato in relazione ad altri passaggi - o passaggi successivi
(ritardo) o passaggi precedenti (parallasse). Presi insieme, suggeriscono un modello per leggere Ulisse che è
non lineare e sempre in elaborazione. Molte cose che accadono in Ulisse vengono narrate più di una volta.
L'estetica del ritardo guarda indietro, usando nuovi passaggi per rispondere alle domande del passato.
L'estetica del parallasse, invece, genera nuovi misteri che il lettore deve chiarire ricordando ciò che è accaduto
prima. Ma la memoria non era semplicemente una questione di conservazione o recupero per Joyce; era
profondamente interessato alle domande su cosa sia la memoria e come funzioni. Alcuni tipi di memoria sono
individuali; altri sono collettivi o culturali. Alcuni abitano la mente, mentre altri sono alloggiati nel corpo o in
oggetti fisici. Una delle domande più ricorrenti nell'Ulisse è la questione del rapporto del presente con il
passato. Il passato è favorevole o paralizzante? Sono ricordi doloroso o piacevole? Facilmente accessibile o
sepolto in profondità? Come possono venire le persone a patti con il passato? La memoria è una delle sirene
in "Sirens", sia allettante che pericolosa. Tra le sirene, la musica è forse la più ovvia. Altre sirene includono le
cameriere, gli alcolici e il nazionalismo irlandese. Joyce ha scelto di mettere in primo piano la memoria in un
episodio incentrato sulla seduzione per enfatizzare la complessità della memoria, che ha tanto a che fare con
l'immaginazione, il desiderio e il futuro quanto con il passato. Man mano che Ulisse procede, la narrazione
torna a eventi e frasi precedenti, amplificandoli, in modo che i lettori possano dare un senso al romanzo solo
tornando indietro e ricordando cosa è successo prima. Ulisse è anche famoso per il suo enorme numero di
allusioni ad altri letterari e testi culturali e per la moltitudine di riferimenti accurati a persone, luoghi e eventi
intorno a Dublino nel 1904. Diversi studiosi hanno sostenuto che il metodo di Joyce e la sua concezione della
letteratura, si basavano maggiormente sull'indebitamento, la citazione e il plagio rispetto alla creatività.

Il dodicesimo episodio si apre con una retrospettiva in prima persona. Qui lo schema temporale attentamente
organizzato viene esplicato da un narratore anonimo - in genere indicato come "il senza nome" - che racconta
ad un pubblico altrettanto anonimo gli eventi accaduti a Barney, Il pub di Kiernan qualche tempo dopo che si
sono effettivamente verificati il 16 giugno 1904. Ulisse, ovviamente, è un libro di continue interruzioni, che
rendono la lettura assai difficile. Anche a livello di trama, la storia di Stephen viene interrotta bruscamente da
Bloom, che è lui stesso interrotto a sua volta. I critici hanno da tempo riconosciuto e dibattuto la natura del
cambiamento dirompente in Ulisse che si verifica quando arriviamo a "Ciclope". Alcuni chiamano questo
episodio "fase intermedia" del libro, perché segna il momento in cui Joyce abbandona per la prima volta il
mélange della narrazione in terza persona e del flusso di coscienza che caratterizza lo "stile iniziale". E le bozze
dell'episodio stesse rivelano che Joyce ha iniziato il suo lavoro su "Cyclops" abbandonando lo stile iniziale e
sperimentando una delle interpolazioni. La prima concezione dell'episodio da parte di Joyce, in altre parole,
inizia con un'interruzione e solo più tardi costruisce attorno ad essa frammenti di dialogo più familiare prima
di interrompersi di nuovo per incorporare tutto nella storia raccontata dal narratore senza nome dell'episodio.
Le interpolazioni diventano non solo un nuovo stile o tecnica, ma il sito di una competizione tra il romanzo e
le forme mediatiche emergenti in competizione con esso.

L'opera rappresenta il passato - anche per Joyce, anche quando lo scriveva. Dal punto di vista del lettore di
oggi, il 1904 è storia antica. Detto questo, un ostacolo significativo a questo confortevole senso di tempo
vissuto si verifica quando i lettori arrivano a "Oxen of the Sun" e "Circe". Questi episodi presentano problemi
specifici. La loro lunghezza rende difficile da sostenere per un lettore le connessioni che Joyce vuole che
seguiamo. Gli episodi immergono l'azione in molti dettagli. Per molti scopi pratici, "Buoi del Sole" e "Circe"
possono essere considerato una singola unità di Ulisse. Nonostante le loro differenze formali, questi episodi
insieme costituiscono il finale e la maggior parte delle avventure nella riorganizzazione di Joyce della narrativa
omerica. Un altro motivo per pensare a questi episodi come un'unità è che sono quelli più chiaramente
dedicato agli inizi della vita e quindi al significato del linguaggio, e della Nazione irlandese. Infine, questi
episodi collegano le origini della vita all'inevitabilità della morte attraverso la figura di Rudy. La perdita di
Molly e Leopold del figlio neonato ha cambiato le loro vite in modi che serve tutto Ulisse per affrontare.
“Circe” sembra chiedere al lettore di chiarire quali scene siano rappresentazioni realistiche, quali fantasiose o
allucinatorie. Secondo alcuni critici, queste allucinazioni e fantasie che assalgono i personaggi derivano da
stati mentali ma sono essi stessi mondi accessibili all'uomo. Questi mondi possibili, contengono materiali che
Bloom e Stephen devono incontrare se vogliono risolvere i loro conflitti e fare progressi personali. Secondo
altri, osno solo effetti provocati dall'uso di droghe.

La narrativa di Joyce dà la priorità al corpo come luogo di esame critico. Nel suo sviluppo non convenzionale
del carattere letterario non sono le menti dei suoi protagonisti ma la loro realtà fisica segna il punto di
partenza dell'esperienza fenomenologica. Per questo motivo i corpi in Ulisse contano davvero. Ma se Joyce ha
reso la corporalità dei suoi personaggi e le loro sensazioni fisiche di importanza centrale per la sua estetica
letteraria si dovrebbe anche riconoscere che i corpi che presenta Ulisse erano progettati in modo simile per
interrompere il pensiero binario. Quasi ovunque il corpo, o una qualsiasi delle sue singole parti, è costruito
come un segno facilmente leggibile. Invece, il romanzo di Joyce tenta di smantellare le nozioni consolidate di
genere e razza sviluppando al tempo stesso un forte scetticismo sui discorsi che enfatizzano la singolarità e la
totalità dell'umano. Di conseguenza, quei corpi che sono particolarmente smantellati, deboli o di forma
grottesca ottengono un enorme risalto nelle pagine di Ulisse. Il lettore non deve cercare a lungo per
incontrare corpi raffigurati in uno stato avanzato di collasso. Nell'episodio "Sirene", ad esempio, gli organismi
umani vengono frantumati e rotti in singole parti (le "labbra bagnate" delle bariste risuonano; le orecchie
devono essere "staccate" per sentire; e gli "occhi scuri" di Bloom) . Man mano che i lettori si allontanano dallo
"stile iniziale" del romanzo, la rappresentazione del corpo di Joyce subisce cambiamenti altrettanto drastici. Lo
stesso Joyce ha suggerito il corpo umano come una caratteristica distintiva che potrebbe aiutare a svelare i
misteri latenti di Ulisse. Ulisse è pieno zeppo di oggetti. Troviamo inventari reali. L'assistente del droghiere che
rifornisce i magazzini di Ulisse, invece, ha altre idee su oggetti, ordine e ontologia. Inoltre, la maggior parte
degli elementi negli elenchi non sono oggetti fisici ma simboli. Eppure l'elenco è abbastanza lungo che i suoi
elementi minacciano di tornare nella mente del lettore, e di rievocare oggetti solidi. Lungi dal trattarli come
oggetti di scena o accessori inerti, Ulisse è profondamente interessato a come le cose sono definite e
percepite attraverso la loro relazione con altre entità; nelle condizioni in cui le cose diventano simboli; e in
come sia le cose che i simboli producono il significato e l'impressione di un mondo. Ma un oggetto in Ulisse
non può avere funzioni simboliche e materiali ugualmente ponderate? Alcuni conclusero che il modo per
comprendere la compresenza di queste funzioni era prima di tutto distinguere più chiaramente tra loro -
separare la "superficie" ("le cose che sono state messe nel romanzo perché sono storia sociale, colore locale ,
o dettaglio municipale letterale ") dal" simbolo "(" le cose che rappresentano concetti astratti di particolare
importanza "). Per questi, la superficie non era semplicemente la materia prima dalla quale venivano prodotti
i simboli; la superficie stessa è stata prodotta attraverso la trascrizione e l'alterazione di materiali storici (ad
esempio, persone, luoghi, eventi), e quei processi compositivi meritavano quindi di essere seguiti. Il livello
simbolico del libro, nel frattempo, non era ciò che giustificava o organizzava i suoi oggetti, ma in un certo
senso era il loro resto - ciò che era rimasto dopo che "la storia sociale, il colore locale [e] i dettagli municipali
letterali" erano stati ricondotti alle loro fonti. Sebbene specchi, rasoi pieghevoli e ciotole in nichel esistessero
presumibilmente a Dublino del 1904, Ulisse non descrive questi oggetti domestici né con la specificità né per
il ruolo nella storia sociale che li qualificherebbe come "dettaglio letterale di Dublino". Il risultato: i nostri tre
oggetti sono di nuovo bloccati nella colonna "simbolo", senza ulteriore luce sulla loro materialità, storicità o
semplicemente su come "rappresentano concetti astratti di particolare importanza per il modello del
romanzo" oltre quello che sapevamo all'inizio . Inoltre, è possibile, tuttavia, vedere la struttura omerica di
Ulisse come un oggetto di interpretazione piuttosto che una modalità di interpretazione privilegiata - come
qualcosa a cui dovremmo dare un senso piuttosto che avere un senso. Ulisse è preminente tra i romanzi che
mostrano allusioni o intertestualità per diversi motivi. Per prima cosa, Stephen Dedalus è un esteta devoto i
cui pensieri sono punteggiati da riferimenti letterari e artistici; e ci è permesso condividere i suoi pensieri con
insolita vicinanza. Considerando la più ampia eredità di Joyce dalla tradizione europea, si presume la possibile
influenza di Flaubert, Tolstoj, D'Annunzio, Ibsen e Gerhart Hauptmann, Dante, Shakespeare e ovviamente
Omero. Il problema diventa ancora più acuto quando si considerano figure (come Wagner) la cui principale
forma di espressione non era letteraria, coinvolgendo come fa la questione del confronto tra arti diverse, in
cui molti dei parallelismi con la pratica di Joyce sono metaforici. Ma Ulisse non è affatto limitato al regno della
"cultura alta" nei suoi riferimenti. I pensieri di Leopold Bloom sono spesso ricchi di riferimenti alla cultura
popolare del suo tempo. Oltre a questo, anche nei passaggi espositivi ci sono allusioni a pezzi di arredo
urbano di Dublino e alla vita sociale della città, dettagli minuti che ora richiedono qualche ricerca per essere
compresi. Joyce introduce o interpola quasi sempre testi, cose o riferimenti culturali in silenzio, senza fornire
al lettore un contesto utile. Quindi, i termini usati dai critici per discutere questa funzione letteraria sono
variati, da "allusione", "influenza", "contesto" e "tradizione" a "intertestualità", "dialogismo" e persino
"ipertestualità". E più a lungo gli studiosi studiano la scrittura di Joyce, più passaggi che si pensava avessero
avuto origine con Joyce risultano essere citazioni adattate. In particolare, il parallelo omerico più evidente e
centrale può essere visto come la figura nascosta nel tappeto che pone il sigillo di significato sul romanzo, ma
può anche essere visto come nient'altro che un'impalcatura temporanea che ha aiutato Joyce nella sua
composizione pur essendo di poca importanza per il lettore. Nella sua indagine sulla composizione di Ulisse,
A. Walton Litz osserva che molti dei paralleli omerici inclusi da Joyce nelle sue carte non furono mai
effettivamente usati nel libro, mentre alcuni furono aggiunti molto tardi, apparentemente come ricamo.
Invece, Joyce imposta lo stile e il linguaggio relativamente omogenei dell'epica di Omero come punto di
partenza rispetto al quale può definire il suo testo radicalmente eterogeneo come l'antitesi.

ULISSE racconta la storia di un giorno nella vita del venditore pubblicitario Leopold Bloom. La vicenda si svolge
in un solo giorno, il6 giugno 1904, a Dublino ( data del primo appuntamento di Joyce con Nora, che diverrà poi
sua moglie). Durante questa giornata, tre personaggi, Bloom, sua moglie e Stephen Dedalus (nome ripreso dal
protagonista di a portrait of the artist as a yung man) hanno vari incontri e 18 ore più tardi vanno a dormire.
Bloom è il personaggio centrale dell'opera e rappresenta l'uomo comune. Nel suo girovagare, paragonabile a
quello di Ulisse, incontra lo scrittore indigente Dedalus (considerato l'alter ego di Joyce). I due si incontrano
nella parte centrale dell'opera, in un bordello dove sono finiti entrambi, ubriachi per sfogare le loro
frustrazioni: Bloom pe ri tadimenti della moglie, Dedalus è perseguitato dai sensi di colpa per non aver
compiuto atti di devozione sul letto di morte della madre. Dedalus è coinvolto in una zuffa, viene salvato da
Bloom che gli offre ospitalità per la notte e x il futuro. L'Odissea è per Joyce il quadro di riferimento del suo
libro: Bloom corrisponde ad Ulisse, Molly a Penelope e Dedalus a Telemaco. Come l'Odissea l'opera si divide
in tre parti. Il tema centrale è la simmetrica ricerca affettiva del padre verso il figlio e viceversa. Ma c'è anche
il tema del viaggio, inteso come viaggio interiore dei protagonisti. E poi ancora l'eros, il tema religioso che
risulta in un certo senso opprimente, Dublino. Joyce rompe la tradizione del racconto lineare basato sulla
successione logica aderendo alla forma del flusso di coscienza , basato sull'immediata trasmissione delle
sensazioni profonde dell'io attraverso procedimenti illogici propri dell'inconscio. Oltre a questo figurano
flashback, sospensioni del discorso e altre tecniche narrative. Il contenuto scandaloso dell'opera ne rese
difficile la pubblicazione. La situazione si evolse in modo positivo quando la libreria Shakespeare and company
decise di stampare delle copie per la propria libreria parigina.