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Arte Storia dell’

UNIVERSALE
Antichità e paesi extraeuropei
Storia dell’Arte Universale
29. L’Arte Maya
Edizione speciale per il Corriere della Sera
pubblicata su licenza di
E-ducation.it S.p.A., Firenze

Testi: Concepción Obregón, Rodrigo Liendo, Nicolás Careta, Alessandra Pecci


A cura di: Alessandra Pecci

Direzione editoriale: Cinzia Caiazzo


Chief Editor: Filippo Melli
Coordinamento redazionale: Giulia Marrucchi
Impaginazione: Stefania Laudisa, Tiziana Pierri

I LIBRI DEL CORRIERE DELLA SERA

Direttore responsabile: Paolo Mieli


RCS Quotidiani S.p.A.
via Solferino 28, 20121 Milano
Sede legale: via Rizzoli 8, 20132 Milano
Reg. Trib. Milano n. 439 del 18 giugno 1999
ISSN 1129-08572

Corriere della Sera


Responsabile area collaterali
Luisa Sacchi
Editor
Giovanna Vitali

© 2009 E-ducation.it S.p.A., Firenze


© 2009 RCS Quotidiani S.p.A. per questa edizione
Tutti i diritti di copyright sono riservati
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta in nessuna forma

Titolo originale della collana: La Grande Storia dell’Arte


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o parziale e con qualsiasi mezzo sono riservati per tutti i Paesi.

Progetto grafico: Marco Pennisi & c.


Progetto grafico copertine: Studio Contri Toscano, Firenze

In copertina:

Finito di stampare presso


Sedit Bari Italy
nel mese di febbraio 2009
a cura di RCS Quotidiani S.p.A.
Printed in Italy
Legatore Eurolitho
ArteStoria dell’

UNIVERSALE

29 L’Arte Maya

E-ducation.it
Indice del volume

Introduzione 2. Cultura e società


I Maya e il loro territorio 13 Introduzione 35

L’organizzazione sociale 36
1. I Maya dal Preclassico alla
conquista spagnola Il governo 40
Introduzione 15
Gli artisti 48
Il Preclassico Antico (2500-1200 a.C.) 17
Calendario, astronomia e scrittura maya 52
Il Preclassico Medio (1200-300 a.C.)  18 Il calendario 52
Il Conto Lungo  54
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

Il Preclassico Tardo (300 a.C.-250 d.C.)  20 L’astronomia 56


La scrittura 59
Il Classico Antico (250-600 d.C.)
e Medio (600-900 d.C.) 23
3. L’arte maya
Il Classico Finale (800-1000 d.C.)  25 Introduzione 65

Il Postclassico (1000-1519 d.C.) 27 Arte, religione e politica 66

La conquista spagnola  31 Il periodo Classico  70



Lo stile Petén 70 Gli osservatori 107
Lo stile di Palenque  72 I templi 109
Lo stile Motagua 74 I palazzi 115
Lo stile Usumacinta 78 Il gioco della pelota 124
Lo stile Rio Bec 80
Lo stile Puuc 82 Analisi dell’opera
Lo stile Chenes 85 Campo da gioco della pelota 128

Il periodo Postclassico 86 Le tombe 130


Lo stile maya-tolteco 86
Lo stile della Costa Orientale  88 Analisi dell’opera
Le Tierras Altas del Guatemala nel Postclassico 91 Tomba di Hanab Pakal II 140

Le città 142
4. Architettura e urbanistica El Mirador 144
Introduzione 93 Tikal 145
Copán 146
Tecniche costruttive  94 Palenque 148 L’ A RT E M AYA
Chichén Itzá 152
Le coperture  99

L’architettura 104 5. La pittura



Introduzione 155 I temi e le iscrizioni 187
Le stele  189
La pittura murale 156 Gli altari 193
Bonampak 160
Analisi dell’opera
Approfondimento Altare Q di Copán 194
Le pitture di Bonampak 166
Le architravi 196
Río Azul 172
Yucatán 173 Analisi dell’opera
Le ultime scoperte: San Bartolo e Calakmul 177 Architrave 25 di Yaxchilán 198
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

La pittura vascolare 178 I pannelli  201


I “troni”  200
I codici 182 Le scalinate 202
Le sculture a tutto tondo 203

6. La Scultura I mosaici in pietra  206


Introduzione 185
Lo stucco 209
I materiali e le tecniche  186
Le sculture in legno 213

da rivedere, quest’immagine non è bella

Le sculture in ceramica 214

7. Le arti minori
Introduzione 217

Gli oggetti preziosi 218


La giadeite 221
Il turchese e altri materiali 224

Analisi dell’opera
Vaso di giadeite da Tikal 226

La conchiglia e l’osso  229

Figurine di ceramica 232


L’ A RT E M AYA
Manufatti in oro 235

CRONOLOGIA 236
BIBLIOGRAFIA 237 
12
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E
Introduzione
I Maya e il loro territorio

L
a civiltà dei Maya, durante
tutto l’arco del suo sviluppo,
ha progressivamente occupato
un territorio molto esteso, di cir-
ca 300.000 chilometri quadrati, che
corrisponde a circa un terzo della Mesoamerica
precolombiana, della quale occupa la parta sudo-
rientale. Questo territorio, ancora oggi abitato da
popolazioni che parlano la lingua maya, comprende
la parte meridionale dell’attuale Repubblica
Messicana (in particolare gli sta-
ti di Tabasco, Chiapas, Yucatán,
Campeche e Quintana Roo),
tutto il Guatemala, parte dell’Hon-
duras e del Salvador.
All’interno di quest’area le differen-
ze idrogeologiche e climatiche han-
no generato zone di grande biodi-
versità. Ciò nonostante possono
essere identificate tre aree principali:
le Tierras Altas Mayas, “Altopiani Maya”, che occupano la parte
meridionale della zona maya, le coste del Chiapas e del Guatema-
la e le contigue zone montuose; le Tierras Bajas Mayas del Sud
(“Bassopiani Maya del sud”), che occupano la regione del Petén in
Guatemala e le contigue zone di Messico, Belize e Honduras, e L’ A RT E M AYA
dove nacquero le grandi città maya del Classico; le Tierras Bajas
Mayas del Nord (“Bassopiani Maya del nord”) che occupano
la Penisola dello Yucatán e vengono chiamate anche “Area
settentrionale” o “Area Nord”.
13

1. Disco di Chinkultik 2. Incensiere raffigurante


con giocatore di pelota, il dio E, identificato
particolare. Città con il dio del Mais,
del Messico, Museo da Dzinbanché. Città
Nacional de Antropología. del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
1. I Maya dal Preclassico
alla conquista spagnola

L
a civiltà maya si è sviluppata lungo un arco di tempo di circa tre
millenni. In questo lunghissimo periodo, l’organizzazione politica
e sociale, la distribuzione degli insediamenti e le caratteristiche
stilistiche dell’architettura e dell’arte hanno avuto sviluppi tali
da fare della civiltà maya una delle più note di tutta la Mesoa-
merica. Per quanto riguarda la cronologia, nello sviluppo della civiltà maya
solitamente si distinguono tre periodi: il Preclassico (2500 a.C.-250
d.C.), il Classico (250-1000 d.C.), considerato il periodo aureo, il
Postclassico (1000-1519 d.C.). In realtà le recenti scoperte di
nuovi siti, il ritrovamento di numerose opere d’arte relative a
tutte le fasi e le nuove datazioni hanno dimostrato che que-
sta periodizzazione non è del tutto corretta, anche se viene
ormai mantenuta per consuetudine. Anche l’opinione che
il periodo Postclassico sia stato un periodo di decadenza
seguito al “collasso” della civiltà maya del Classico è ormai
superata. Durante queste fasi, e per ragioni varie, la civiltà
maya ha avuto la sua sede d’elezione in zone diverse: nelle
epoche più antiche le città principali fioriscono nelle regioni
costiere del Pacifico e del Belize e nelle Tierras Altas del Guate-
mala; successivamente acquistano un ruolo di spicco le regioni del
nord del Guatemala e del sud dello stato di Campeche (Tierras
Bajas del Sud). Nel periodo Classico il maggiore sviluppo urbano
si registra nelle Tierras Bajas del Sud e successivamente in vari
centri dello Yucatán. Al momento della conquista spagnola sono
nuovamente le Tierras Altas del Guatemala le zone più vitali. L’ A RT E M AYA
Le zone dell’area maya, comunque, anche quando non sono
sede dei centri principali, non sono mai del tutto spopolate e
vi fioriscono centri minori con una loro produzione artistica e
architettonica.
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1. Tempio delle Cinque 2. Vaso tripode zoomorfo,


Storie. Edzná (Messico). periodo Classico Finale
- Postclassico Iniziale.
Merida, Museo Regional
de Yucatán.
Il Preclassico Antico La vicinanza all’acqua è un elemento importante nella localizza-
(2500-1200 a.C.) zione dell’insediamento: la maggior parte dei siti si trovava nelle
regioni costiere o in prossimità di fiumi, lagune e laghi.
Il periodo Preclassico Antico va dal 2500 a.C. al 1200 a.C. circa. In Viste le numerose similitudini riscontrate nelle produzioni mate-
questa fase, gli insediamenti si concentrano sulla costa del Pacifico riali e nelle forme insediative, diversi studiosi sostengono che nel
(Chiapas e Guatemala), sulla Costa del Belize e nelle Tierras Altas Preclassico Antico gli abitanti dei siti del sud-est della Mesoamerica
del Guatemala. Le ricerche degli ultimi venti anni hanno portato fossero in stretto contatto tra loro, ma non è ancora possibile
alla luce una serie di materiali (ceramiche, resti di abitazioni, disca- affermare che vi fosse anche una uniformità nell’organizzazione so-
riche che contenevano materiali botanici, paleofauna e vari tipi di ciale ed etnica.
strumenti) che documentano, in quest’area, vita e cultura comuni: In questo periodo si diffonde dalla Costa del Golfo, l’Istmo di
diffuso era lo sfruttamento di risorse locali, con un’economia mista Tehuantepec, e lungo le coste del Chiapas, del Guatemala e del
di caccia e raccolta. Probabilmente in questo periodo prese il via Salvador, uno stile ceramico detto Ocòs. Le forme tipiche di questo
la coltivazione di piante domestiche come il mais e il fagiolo, anche stile sono i cosiddetti tecomates, recipienti globulari che presen-
se solo verso il 1000 a.C. l’agricoltura divenne indiscutibilmente la tano una fascia di pittura rossa sul bordo esterno. Comuni sono
forma privilegiata di sussistenza delle popolazioni maya. anche le figurine di terracotta.

L’ A RT E M AYA

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3. Piramide N10-43. 4. Piramide del Giaguaro.


Lamanai (Belize). Lamanai (Belize).
Il Preclassico Medio (1200-300 a.C.) sono collocati. La realizzazione di tali costruzioni richiese sicuramente un
cospicuo impiego di manodopera, il che testimonia la capacità dei capi
La documentazione relativa al periodo Preclassico Medio, che va dal di questi centri di pianificare e dirigere opere pubbliche importanti.
1200 al 300 a.C., è molto più vasta, grazie agli scavi realizzati in molti Le differenze, in termini di qualità e quantità, dei materiali depositati
siti delle Tierras Bajas, dell’Altopiano guatemalteco e della Costa del nelle tombe e le peculiarità architettoniche che le contraddistinsero
Pacifico in Guatemala. In questa fase, per la prima volta, tutta la zona fanno ipotizzare il sorgere di distinzioni sociali importanti e la nascita
maya è abitata. Sorgono molti siti di dimensioni importanti. Il nord del di una società gerarchizzata. Il commercio, soprattutto di beni di lusso
Guatemala e il sud dello stato di Campeche sono le regioni con la mag- (giada, pigmenti, ossidiana), che si era sviluppato fin da epoche remote,
giore concentrazione di insediamenti: Calakmul, Naachtun, El Mirador, diviene più intenso e formalizzato. La nascita di grandi città nelle Tierras
Porvenir, Pacaya, La Muralla, Nakbé, Tintal, Wakná, Uaxactun e Tikal. Bajas indica anche lo sviluppo di una forma di organizzazione sociale più
In particolare, El Mirador, Calakmul, Tikal, Nakbé, Tintal e Wakná hanno centralizzata. Contemporaneamente a questa importante trasformazio-
grandi dimensioni e un’alta densità di popolazione. La loro importanza a ne politica, la costruzione di palizzate e di mura difensive sono elementi
livello regionale è testimoniata non solo dalla loro estensione, ma anche che fanno pensare a conflitti violenti tra i vari centri. Lo stile ceramico
dalla monumentalità delle costruzioni. Per la prima volta edifici con fun- caratteristico di questo periodo (Mamom) ha un’ampia diffusione, dal
zioni diverse sono costruiti con differenti stili architettonici. Colpiscono nord dello Yucatán, fino al Chiapas e al Salvador: la sua uniformità indica
le grandi dimensioni e il volume dei templi e delle piattaforme su cui l’esistenza di un’intensa interazione tra i diversi siti della regione.
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5. Statuetta femminile, 6. Statuetta maschile, 7. Mascherone in stucco.


da Kaminaljuyú. Città da Villa Nueva. Città Lamanai (Belize).
del Guatemala, Museo del Guatemala, Museo
Nacional de Arqueología Nacional de Arqueología
y Etnología. y Etnología.
Il Preclassico Tardo sono gli elementi tipici del periodo di transizione tra Preclassico e
(300 a.C.-250 d.C.) Classico. In quanto all’arte ceramica, che come si è accennato è uno
dei reperti archeologici più utili per lo studio della vita quotidiana del-
le popolazioni antiche, all’inizio del Preclassico Tardo nasce un nuovo
Nel Preclassico Tardo la stratificazione sociale e la centralizzazione del stile, il Chicanel, che sviluppa le tecniche e convenzioni stilistiche fis-
potere si cristallizzano. È un periodo caratterizzato da conflitti costan- sate nel periodo precedente (Mamom). Benché la ceramica Chicanel
ti tra i vari centri, da una forte rivalità e concorrenza tra capi locali, presenti tratti peculiari da regione a regione, che indicano l’esistenza
dallo sviluppo di nuove tecnologie di sussistenza, e da un maggiore di numerosi centri di produzione, vi è però una grande uniformità e
controllo e investimento di manodopera nell’architettura pubblica. standardizzazione negli impasti, nelle decorazioni e nelle forme. Per
Nel periodo Preclassico Tardo dimensioni e numero dei centri urbani lo più le ceramiche Chicanel sono recipienti di uso domestico (piatti,
crescono, in seguito a un forte aumento della popolazione. Si va af- vasi, catini) dalle forme molto più varie e complesse di quelle della
fermando una struttura che sarà poi tipica del periodo successivo: si ceramica Mamom, e si presentano con toni rosso chiaro e un aspetto
distinguono dal resto della città le aree cerimoniali e quelle pubbliche, “ceroso” (della consistenza del sapone). La ceramica Chicanel cono-
ora più ampie, con architetture monumentali in cui si ricorre all’uso sce un’ampia diffusione geografica, ancora maggiore di quella della
delle volte. Questa tecnica costruttiva, insieme alle decorazioni dei ceramica Mamom, ed esemplari ne sono stati rinvenuti in quasi tutti i
monumenti con testi scritti e la diffusione di ceramiche policrome, siti archeologici scavati.
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8. Struttura E-VII sub. 9. Stele 11, da


Uaxactún (Guatemala). Kaminaljuyú. Città del
Guatemala, Museo
Nacional de Arqueología
y Etnología.
Il Classico Antico (250-600 d.C.) e
Medio (600-900 d.C.)

Durante il periodo Classico gli elementi caratteristici della cultura maya conosco-
no il loro completo sviluppo. I centri della regione raggiungono la massima esten-
sione, la popolazione aumenta notevolmente, superando probabilmente i dieci
milioni di abitanti, vengono colonizzati nuovi territori che fino a quel momento
erano rimasti scarsamente abitati. Il numero dei re, noti attraverso le iscrizioni, è
molto alto e i risultati artistici, architettonici e scientifici sono importanti. L’arte
diventa uno strumento di propaganda politica e si moltiplicano le opere volte a
celebrare le imprese dei sovrani. L’epicentro di questo sviluppo è nelle Tierras
Bajas, ma si estende anche ad altre zone dell’area maya. Oggi sappiamo che la
nascita di un potere politico centralizzato e lo sviluppo di centri urbani, carat-
teristiche importanti del Classico, sono il prodotto di cambiamenti già avvenuti
almeno dal Preclassico Tardo. È verso la fine di questo periodo che si comincia a
diffondere l’uso di testi scritti dalla costa del Pacifico e dalle Tierras Altas, fino alle
Tierras Bajas. Contemporaneamente si comincia a utilizzare un sistema calenda-
rico detto Conto Lungo basato su un concetto lineare del tempo, sistema che
verrà impiegato poi durante tutto il periodo Classico, e il cui inizio corrisponde
all’anno 3314 a.C. Si elaborano grandi conoscenze astronomiche e matematiche
e si sviluppa un complesso sistema di credenze religiose e un pantheon artico-
lato. La struttura sociale raggiunge un nuovo assetto, con la concentrazione del
potere e della ricchezza nelle mani di una classe esigua, mentre una grande massa
di contadini fornisce alimenti e forza lavoro per il mantenimento dei grandi cen-
tri urbani come Tikal, Palenque, Calakmul. I testi geroglifici maya, recentemente
decifrati, permettono di percepire il complesso scenario politico che caratterizzò
il periodo Classico, e di avere una visione più chiara dei successi e dei fallimenti
delle diverse famiglie regnanti nelle Tierras Bajas. L’interpretazione dei testi scritti,
insieme agli importanti lavori archeologici nei siti di Calakmul e Tikal, hanno ad
esempio portato alla scoperta di un’intensa rivalità tra queste due città, ognuna
delle quali esercitava la sua influenza su una serie di centri più piccoli come
Copán. La distinzione tra Classico Antico e Classico Medio viene fatta sulla base
di una interruzione temporanea, tra il 534 e il 593 d.C., nella costruzione di mo-
numenti con iscrizioni. A questa interruzione corrisponde anche una differenza
nei materiali rinvenuti nei siti archeologici: nel Classico Antico è infatti forte l’in-
fluenza del Centro del Messico, e in particolare della famosa città di Teotihuacan,
da dove giungono vasi tripodi, ossidiana verde della Sierra de las Navajas e l’abi- L’ A RT E M AYA
tudine a utilizzare nell’architettura il talud-tablero (un pannello verticale inclinato
associato a un paramento anch’esso inclinato). Nel Classico Medio l’influenza
teotihuacana cessa e l’arte maya presenta caratteristiche proprie, indipendenti da
influenze esterne, raggiungendo il momento di massimo splendore.
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10. Tempio I. Tikal


(Guatemala).
Il Classico Finale (800-1000 d.C.) stessa dell’organizzazione politica del Classico e nel contesto più ampio
della Mesoamerica.
Verso la fine dell’VIII secolo d.C., dopo la straordinaria fioritura della Fino a non molti anni fa si pensava che l’abbandono dei centri più im-
società maya durata vari secoli, un gran numero di centri importan- portanti della regione verso la fine dell’VIII secolo avesse significato un
ti delle Tierras Bajas del Sud vengono investiti da un processo di de- collasso totale della civiltà del Classico. Attualmente si preferisce un’al-
cadenza, e perdono sia potere politico che numero di abitanti. Cessa tra interpretazione che vede nel “collasso” un processo più circoscritto:
la costruzione di edifici monumentali, rientra l’uso di beni di prestigio certe aree delle Tierras Bajas furono più colpite di altre, mentre alcuni
come la ceramica policroma, che aveva invece caratterizzato il periodo centri, come quelli situati lungo le vie commerciali importanti, riuscirono
precedente, e si abbandona il sistema del Conto Lungo: l’ultima stele di a sopravvivere e perfino a prosperare.
Copán è datata all’820 d.C., e l’ultima di Tikal all’869 d.C. Quali possibili Durante il Classico Finale alcune città delle Tierras Bajas del Sud, ma so-
cause che innescarono questo processo sono state di volta in volta prattutto vari centri dello Yucatán, e in particolare le città della regione
indicate la pressione demografica, la siccità, le guerre, l’interruzione delle del Puuc, fiorirono raggiungendo il loro apogeo culturale, con risultati
vie commerciali: in realtà le ragioni del declino non sono ancora del di grande complessità e raffinatezza. Il numero dei centri aumentò e
tutto conosciute e devono probabilmente essere ricercate nella natura Chichén Itzá divenne la città più importante della regione.

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11. Stele 31, particolare, 12. Tempio delle


da Tikal (Guatemala), Maschere (Kodz Pop).
Museo Morley. Kabah (Messico).
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13. Piramide di Kukulkan


o Castillo. Chichén Itzá
(Messico).
Il Postclassico (1000-1519 d.C.) stilistica soprattutto tra Chichén Itzá e i siti del Centro del Messico,
in particolare Tula, la capitale dei Toltechi, sviluppatasi tra il 900 e il
Durante il periodo Postclassico il commercio assume sempre mag- 1150 d.C. nello stato di Hidalgo.
giore importanza, cambia il disegno urbanistico delle città, diminuisce A lungo è stato ritenuto che Chichén Itzá fosse stata conquistata da
in modo consistente la costruzione di edifici pubblici volti a glorifica- un gruppo di Toltechi giunti dall’Altopiano del Messico, a capo dei
re la classe governante e vengono introdotte nuove forme di orga- quali era Kukulkan (versione maya di Quetzalcoatl, il Serpente Piu-
nizzazione politica. mato), che vi avrebbero introdotto un nuovo tipo di organizzazione
I templi e il cenote sacro di Chichén Itzá, la città più importante della politica e lo stile della città di provenienza. Oggi la maggioranza degli
regione durante il Classico Finale e il Postclassico Antico, costituisco- specialisti tende a considerare invece che le somiglianze architetto-
no una meta di pellegrinaggio. niche e iconografiche tra Chichén Itzá e Tula siano il risultato della
Le ricerche recenti condotte in questo sito e in altri della costa set- diffusione di un nuovo sistema politico-ideologico incentrato sulla
tentrionale dello Yucatán hanno permesso di comprendere l’esten- formazione di entità politiche multietniche, sulla guerra e sulla figura
sione della sua influenza politica, militare ed economica. del Serpente Piumato, alla quale si affianca appunto la diffusione di
Durante questo periodo è stata riscontrata una grande somiglianza uno stile artistico.

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14. Statua di Chac-Mool,


da Chichén Itzá. Merida,
Museo Regional de
Yucatán.
Verso la fine del Postclassico Antico (1250 d.C.), per ragioni ancora Il commercio marittimo lungo la costa dello Yucatán e del Belize fa-
non del tutto chiare, Chichén Itzá cade in declino e le Tierras Bajas vorisce lo sviluppo di molti centri sulla costa settentrionale e orien-
del Nord si frammentano in piccole entità politiche. tale, come Cozumel e Tulum, che diventano scali importanti per il
Viene inoltre fondata una confederazione di città guidata da Ma- commercio di prodotti, quali sale, miele e cotone.
yapán, città fortificata del nord dello Yucatán, diventata un potente Nelle Tierras Altas del Guatemala, vari siti sorti durante il periodo
centro commerciale in seguito alla caduta di Chichén Itzá. Classico acquistano rilievo politico e commerciale. Due di essi, Uta-

15

15. Veduta delle rovine di


Tulum (Messico).
tlán (capitale dei Maya Quiché) e Iximché (capitale dei Cakchique- denti, indebolite da forti rivalità interne. La conquista spagnola del-
les) continuano a essere importanti centri della regione ancora nel l’area maya comincia dopo i primi contatti tra indigeni e Spagnoli
XVI secolo, ai tempi della conquista spagnola, mentre Mayapán è avvenuti durante le spedizioni di Hernández de Córdova, Grijalva e
decaduta già dalla metà del XV secolo. Cortés tra il 1517 e il 1519, e non si conclude del tutto fino al 1697,
Gli Spagnoli, arrivando sulle coste dello Yucatán nel 1519, trovano quando viene sconfitto l’ultimo regno maya indipendente di cui cade
uno scenario politico frammentato: sedici entità politiche indipen- la capitale Tayasal.
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16. Gallo Gallina, Hernán


Cortés e Montezuma II,
1820-1830.
La conquista spagnola Pedro de Alvarado, ad esempio, con l’appoggio dei Cakchiqueles e
usando una violenza straordinaria, nel 1524 sottomise i regni maya
Nel 1521, a due anni dal loro sbarco sulla Costa del Golfo messi- Quiché e Tzutujil. Quando i capi Cakchiqueles si resero conto che la
cano, gli Spagnoli guidati da Hernán Cortés sconfiggono gli Aztechi, propria sorte sotto il dominio degli alleati spagnoli non era migliore di
la popolazione che dominava il Centro del Messico. In seguito alla quella toccata agli antichi nemici, si ribellarono e guidarono una coali-
sconfitta dell’impero azteco e alla caduta della capitale Tenochtitlan, i zione contro gli invasori. Alla fine del 1527 tuttavia, qualsiasi forma di
conquistadores spagnoli, dopo aver invaso i regni zapotechi e miztechi opposizione al controllo spagnolo era stata vinta.
di Oaxaca, spingono la loro espansione verso il territorio maya. Al contrario, la prima campagna nello Yucatán, diretta nel 1528 da
Due aspetti furono decisivi nella vittoria, rapida e totale, degli Spagnoli Francisco de Montejo e da suo figlio con l’obiettivo di conquistare i
sulle popolazioni indigene del Messico: la superiorità europea dovuta regni maya indipendenti della penisola, ebbe un esito molto differente
all’uso di armi da fuoco e cavalli, e il reclutamento (volontario o im- e terminò con l’abbandono dell’impresa. Il figlio di Montejo, che por-
posto) di alleati presso i diversi popoli conquistati, reso possibile dai tava lo stesso nome del padre, non si dette per vinto, e nel 1535 fece
conflitti che da secoli dividevano i regni mesoamericani. un nuovo tentativo. Questa seconda campagna fu un processo lento

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31

17. Convento di Maní


(Messico) dove nel 1562
Diego de Landa fece
bruciare i codici maya.
e penoso che terminò nel 1542 con la caduta di Maní, capitale del to, non riconobbero l’autorità del governo del Messico indipendente.
regno Xiu. La sconfitta del regno più importante della penisola portò Altro caso è quello della regione del Petén, che anche dopo “il collas-
alla capitolazione della maggior parte del territorio yucateco, ma la so maya” continuò a essere abitata da piccole comunità situate lungo
regione della costa orientale dello Yucatán non si arrese e si convertí i fiumi e sulla riva delle lagune, dove la resistenza durò più a lungo.
invece in un acceso focolaio di resistenza dove trovarono rifugio un Infatti, lontane dai nuovi centri di potere politico della corona spagno-
gran numero di Maya che, durante il periodo coloniale, si rifiutarono la, e protette da una selva praticamente impenetrabile, varie capitali
di accettare il dominio spagnolo, e in seguito, fino al XX secolo inoltra- indigene riuscirono a mantenere l’indipendenza fino alla fine del XVII
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18. Scultura raffigurante 19. Convento di


un conquistatore. Merida, Sant’Antonio da Padova.
Casa Montejo. Izamal (Messico).
secolo. La più importante fu Noj Petén, nota anche con il nome di dei popoli maya. Le condizioni di povertà ed emarginazione alle quali
Tayasal, situata su un’isola nel mezzo del lago Petén Itzá. I vari tentativi sono state costrette le comunità maya dai tempi della conquista a
di conquista intrapresi contro il re Kan Ek’ e i suoi seguaci non ebbero oggi hanno favorito una serie di rivolte indigene, l’ultima delle quali è
successo fino al 13 marzo del 1697 quando la città cadde per mano l’insurrezione zapatista del 1994.
di Martín de Urzúa y Arizmendi. Attualmente, la popolazione che parla una delle 27 lingue maya rag-
La politica di evangelizzazione forzata imposta agli indigeni sottomessi giunge gli otto milioni di individui circa, ed è il gruppo indigeno più
sradicò lentamente la maggior parte degli usi, costumi e conoscenze numeroso del Nordamerica.

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33
2. cultura e società

L
a società maya raggiunse un elevato grado di comples-
sità. A partire dal periodo Preclassico e soprattutto dal
periodo Classico il potere di governo, generalmente ere-
ditato per via paterna, venne accentrato nelle mani di una
sola persona. La centralità di questa figura trovò riscontro
nelle diverse manifestazioni artistiche finalizzate a ostentarne il potere e
a collegarla a regnanti precedenti e divinità.
La scrittura assunse un ruolo fondamentale e fu costante-
mente utilizzata insieme alle immagini per raccontare le ge-
sta dei re.Venne formulato un complesso sistema di compu-
to del tempo chiamato “Conto Lungo” per registrare le date
fondamentali della vita del sovrano e quelle relative ai successi dei suoi
predecessori, un sistema che inoltre permetteva di collocare nel tempo
tutti gli avvenimenti avvenuti dopo il 3114 a.C., data mitica della creazione
della Terra.
L’importanza attribuita alle immagini pubbliche dei re e agli oggetti pre-
ziosi utilizzati come simboli di potere fece sì che gli artisti che li realizzava-
no, spesso membri essi stessi della nobiltà, fossero tenuti in gran conto.
Un aspetto importante della concezione della vita degli antichi popoli mesoame-
ricani e dei Maya in particolare fu la grande influenza che si riteneva che il sole e
gli astri avessero sulla natura e le vicende degli uomini. Il tempo era considerato L’ a rT e M aYa
ciclico, costituito dal ripetersi di combinazioni astrali che determinavano gli avveni-
menti naturali e umani. Solo conoscendo questi cicli era possibile guidare la vita
degli uomini: da ciò deriva l’importanza che l’astronomia e il calendario ebbero
presso questo popolo.
35

1. Stele 10, particolare 766 d.C. Città del Messico, 2. Re-guerriero vestito
con il re che tiene per Museo Nacional de come Chac-Xib-Chac,
i capelli un prigioniero Antropología. periodo Classico - Tardo
in atto di supplicare, da Classico. Fort Worth,
Yaxchilán (Messico), Kimbell Art Museum.
L’organizzazione sociale definitivamente, il loro cranio prendesse una forma allungata. Un’altra di
queste pratiche era la perforazione dei denti al fine di collocarvi delle
Nella società maya precolombiana, lo status degli individui era ereditario, piccolissime palline di giada.
cioè dipendeva da quello dei genitori, e determinava il tenore di vita cui Durante il Postclassico, poiché il potere cominciò a basarsi principalmen-
si poteva aspirare: l’accesso o meno ai beni di consumo e di lusso, il tipo te sulla capacità di coercizione e sulla forza militare, la possibilità di ascesa
di abitazione, i diritti, i doveri e i possibili privilegi. La struttura sociale era sociale aumentò, anche se si manteneva comunque una società divisa in
chiaramente piramidale: alla base vi era la gente comune, che si dedicava “caste”. A proposito, è famosa la storia di Hunac Ceel, un individuo di
alla produzione di beni di sussistenza ed era obbligata a pagare i tributi e umili origini che, dopo essersi lanciato nel Cenote sacro di Chichén Itzá
a obbedire a un piccolo gruppo di nobili che occupavano la cima della pi- per comunicare con gli dei in un momento di grande siccità, fondò la
ramide, godevano di molti privilegi, svolgevano le funzioni amministrative, dinastia conosciuta con il nome di Cocomes, che regnò a Mayapán nel
religiose e si dedicavano all’osservazione degli astri e alla scrittura. Postclassico Tardo.
Tra gruppi nobili e famiglie comuni, esistevano rapporti clientelari con Le genealogie delle molte famiglie regnanti sulle diverse città maya,
obblighi reciproci molto rigidi. Gli individui che godevano di maggiore descritte nei testi riportati su stele, architravi, pannelli decorativi delle
prestigio e influenza presso la gente comune avevano un contatto più strutture e nelle tombe, suggeriscono che il potere si ereditava principal-
diretto e continuo con i membri della nobiltà, mentre la maggioranza, e mente per via paterna.Vi sono però anche esempi di donne influenti che
soprattutto i contadini che vivevano nelle aree lontane dai centri impor- arrivarono addirittura a governare o a essere reggenti in vari siti come
tanti, difficilmente avevano l’opportunità di interagire direttamente con Palenque, Dos Pilas, Naranjo e Yaxchilán. Sicuramente, le donne avevano
i membri dell’élite. un ruolo fondamentale nei matrimoni tra membri delle élite delle diver-
All’interno di questa società, la mobilità sociale era praticamente inesi- se città, i quali servivano soprattutto per stabilire alleanze politiche.
stente. Per garantirsi il monopolio di tutto ciò che il suo status implicava, il Il culto agli antenati era molto diffuso tra gli antichi Maya, e nelle zone
gruppo privilegiato ricorreva perfino all’uso di “marchi” indelebili, affinché residenziali di molti siti, come Tikal, Copán, Palenque e Seibal, sono stati
nessuno che ne fosse privo potesse entrare a far parte della nobiltà: ven- ritrovati piccoli tempietti e mausolei per la loro adorazione. Poiché que-
ne pertanto istituita la pratica della deformazione del cranio, consistente ste costruzioni si trovano in tutti i complessi residenziali, persino in quelli
nel legare, con delle bende, tavolette di legno alla testa dei bambini ap- delle famiglie più umili, è probabile che il culto degli antenati fosse diffuso
pena nati, in modo da esercitare una pressione tale che, prima di indurirsi in tutta la società maya, indipendentemente dalla classe sociale.

3. Pannello scolpito circa. Londra, British predecessori reali, 4. Architrave 26 con periodo Tardo Classico.
raffigurante regnanti Museum. La decorazione richiamati dall’oltretomba scena commemorativa Città del Messico, Museo
seduti su glifi, dal celebra l’ascesa al per partecipare alla dell’alleanza Nacional de Antropología.
tempio 11 di Copán trono dell’ultimo re cerimonia. matrimoniale tra il In alto a sinistra, sopra la
(Honduras), periodo Yax-Pac, rappresentato Re Uccello Giaguaro testa del sovrano, si vede
Tardo Classico, 775 d.C. con i suoi diciannove e la signora Xook, da la firma dello scultore
Yaxchilán (Messico), K’awil Ah Zak.
L ’ AR T E M A Y A

6
39

5. Statuetta di donna 6. Statuetta di tessitrice.


con collana. Città Città del Messico, Museo
del Messico, Museo Nacional de Antropología.
Nacional de Antropología.
Il governo

Ancora non si conosce del tutto l’organizzazione politica dei Maya pre-
colombiani; tuttavia i progressi fatti nel decifrare la scrittura e il crescere
delle iniziative archeologiche hanno permesso di reperire informazioni
sulle forme in cui veniva esercitato il potere politico, e quindi anche su
come esso veniva imposto e legittimato.
Durante il Preclassico Medio e Tardo esistevano nell’area maya organiz-
zazioni politiche prestatali in cui il potere era accentrato nelle mani di un
solo individuo, il quale svolgeva una grande varietà di funzioni: economi-
che, giuridiche, rituali, militari. Poiché non disponeva di un apparato coer-
citivo efficace per imporre la propria autorità, nel suo esercizio si basava
principalmente sul prestigio e sull’ostentazione di ricchezza e di meriti.
Queste figure risiedevano in centri che erano in conflitto tra loro, come
testimonia la costruzione di palizzate e di cammini per mobilitare forze
armate.Tali centri erano in prevalenza vicini gli uni agli altri e molti di essi
si trovavano nella valle del fiume Mirador (el Mirador, Nakbé, Calakmul,
Cerros, Wakna, La Muralla e Uxul). Anche se non si conoscono mol-
ti aspetti della organizzazione interna di questi centri, costante doveva
essere la concorrenza per l’imposizione di tributi alle popolazioni rurali
che vivevano sparse nel territorio. Questa concorrenza si materializ-
zava nell’ostentazione di una architettura di dimensioni monumentali,
fenomeno che ha portato a parlare di “gigantismo architettonico”, esso
stesso ragione di scontro a causa della necessità di controllare la cospi-
cua manodopera indispensabile per la realizzazione di questi ambiziosi
progetti. Alcuni dei centri principali del Preclassico, come Calakmul, Tikal
e Uaxactún, riuscirono a sopravvivere fino a diventare, durante il perio-
do Classico, capitali di potenti stati regionali. Altri invece, come El Mirador,
decaddero prima di raggiungere questo livello.
Come si vedrà in seguito fin dal Preclassico Tardo vennero addossati alle
facciate degli edifici di questi siti grandi mascheroni monumentali che raf-
figuravano divinità e simboli cosmici. Queste rappresentazioni coincisero
con un momento chiave dell’evoluzione del potere politico che le finan-
ziava, stando a indicare che i capi cominciavano a legittimare il proprio
diritto a governare con il collegamento diretto alle forze rappresentate.
Fino a quel momento, infatti, l’autorità non era stata direttamente legata
ai singoli individui, ma al ruolo che essi svolgevano. Durante il Classico, in-
vece, si diffuse sempre di più l’idea del carattere individuale dell’esercizio
del potere e la considerazione che il governante avesse un’origine divina.
Questo cambiamento sociale si rifletté nella creazione di un nuovo si-
stema di rappresentazione, focalizzato sulla narrazione della vita e delle

7. Placca in giada che


raffigura un re maya,
V secolo d.C. Collezione
privata.
8

8. Architrave 16 con il
Re Uccello Giaguaro e
un prigioniero nobile,
particolare, da Yaxchilán
(Messico). Londra, British
Museum.
opere del governante, sia nei testi scritti che nelle immagini scolpite e Tra i diversi siti esisteva una chiara gerarchia: vi erano infatti siti principali
dipinte. I precedenti più antichi di questa nuova tematica provengono attorno ai quali sorgevano siti secondari con architettura pubblica e
dai siti El Baúl, Abaj Takalik e Kaminaljuyú e risalgono al 100 a.C. circa. piccole comunità rurali e unità abitative disperse nella selva.
Anche l’architettura pubblica subì una trasformazione radicale, e i tem- L’impostazione di un potere di governo basato su dinastie ereditarie
pli-piramidi divennero luoghi di culto per la venerazione degli antichi cominciò a espandersi, anche se con un ritmo lento, dal Petén. La più
governanti divinizzati. antica delle dinastie reali note di questa zona fu tra l’altro quella di Tikal,
I testi scritti dei monumenti del Classico attribuiscono ai governanti fondata nel I secolo d.C. circa da Yax Ehb’ Xooc.
di ognuna delle unità politiche maya titoli come “Ch’ul ahau” (Signo- Fu però dal IV secolo d.C. che aumentò notevolmente la velocità con
re sacro) e “Ahau” (Signore). La maggior parte dei nobili che, essendo cui vennero fondati nuovi centri di potere guidati da famiglie governanti
imparentati con il signore, godevano anche loro del rango di ahau, ri- indipendenti. Il numero di unità politiche autonome rette da individui
siedevano nelle capitali dei regni. Altri venivano invece inviati in centri con il titolo di Ch’ul ahau crebbe probabilmente da 12 nel I secolo
secondari, per assicurare l’obbedienza al sovrano. d.C. a circa 60 durante l’VIII secolo, anche se non tutti questi “regni”
Nella regione del fiume Usumacinta veniva attribuito ai personaggi di mantennero l’indipendenza fino alla fine del periodo Classico. Queste
rango elevato che svolgevano funzioni amministrative, politiche e rituali unità politiche regnavano su una popolazione che superava i 10 milioni
nei centri secondari di un regno o di una unità politica il titolo di sahal, di abitanti.
che aveva minore prestigio rispetto a quello di ahau ma che comunque Ognuna di queste entità ebbe un carattere fortemente individualista,
segnalava l’associazione diretta al governante supremo. che si rifletteva nella scelta di divinità tutelari proprie, e nell’adozione di
S T ORIA D E L L ’ AR T E U NIVERSA L E

9
42

9. Rovine di Uaxactún.
(Guatemala). Uaxactún
si trova a 20 chilometri a
nord di Tikal, con cui era
in rivalità.
stili architettonici e artistici peculiari. Nessuna di esse riuscì mai a unifi- Il fatto che spesso si stabilissero importanti alleanze politiche tra centri
care sotto il proprio dominio le altre, anche se alcuni regni riuscirono a vicini e addirittura rivali attraverso matrimoni tra membri di famiglie no-
dominare ampi territori, che comprendevano centri di pari importanza bili, fece crescere il numero di possibili eredi al trono di un regno, non-
e centri minori. Tra i vari regni esistevano differenze importanti nelle ché gli interventi dei parenti a sostegno dell’uno o l’altro degli eredi.
dimensioni, complessità e densità di popolazione. I più grandi e potenti I re cercarono costantemente di espandere il proprio dominio sulle po-
stati individuati grazie alle ricerche archeologiche e ai testi scritti sono polazioni rurali, a scapito del potere dei re vicini. Il motore dell’espansio-
Tikal (con più di 400.000 sudditi) e Calakmul. ne politica tra i Maya del Classico non fu l’acquisizione di nuovi territori
Durante il periodo Classico lo scenario politico fu caratterizzato da in sé, ma la creazione e l’ampliamento della rete d’influenza dell’élite
una grande instabilità e da un clima di costante conflitto e rivalità, non che governava sulla popolazione. Oltre ai guadagni diretti, le vittorie
solo tra una unità politica e l’altra, ma anche, all’interno di ognuna di militari favorivano la possibilità di incorporare nuove reclute nella sfe-
esse, tra gli stessi membri della famiglia governante. Il fatto che il potere ra d’influenza del capo vittorioso e suscitavano il timore e il rispetto
fosse completamente concentrato nelle mani di un solo individuo fece dei capi delle fazioni rivali. Il mondo maya dell’epoca in esame ricorda
sì che perfino i parenti mirassero alla sua posizione: frequenti furono gli quello della Grecia classica o dell’Italia del Rinascimento, soprattutto
omicidi e i tentativi di usurpazione del potere. Ciò provocò grandi pro- relativamente alla fioritura delle arti come elemento della concorrenza
blemi dinastici: quando morì il re di Yaxchilán, Itzamnaaj B´alam (Scudo tra unità politiche dotate di un potere simile, e in merito alla diffusione
Giaguaro), a metà dell’VIII secolo d.C. e i suoi figli, nati da diverse mogli, di una sofisticata cultura condivisa che si sviluppava in uno scenario
si disputarono il diritto di succedergli al trono. politico permanentemente frammentato e in conflitto.

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10
43

10. Acropoli nord e


tempio 1, periodo
Classico. Tikal
(Guatemala).
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11
44

11. Bassorilievo con il 12. Vaso cilindrico periodo Tardo Classico.


governatore Pakal, da policromo con scena New York, Edward H.
Palenque. Palenque, di palazzo che raffigura Merrin Gallery.
Museo Alberto Ruz un dignitario sul trono
Lhuillier. con due inservienti,
particolare del dignitario,
12
14

13. Testa in giada con 14. Pettorale in giada


iscrizioni a glifi sul retro, di un re, da Tikal
da Copán (Honduras), (Guatemala). Collezione
periodo Tardo Classico. privata.
Londra, British Museum.
Gli artisti che), rendeva il lavoro degli scribi maya un compito estremamente
specializzato e prestigioso. Il vocabolo maya utilizzato per indicare lo
Mentre i membri della nobiltà di rango più elevato monopolizzavano scriba era ah tz’ib; su alcune opere d’arte, come gli architravi di Yaxchi-
la direzione politica, presentandosi al resto della popolazione come es- lán e alcuni vasi policromi, sono state riconosciute addirittura le firme
seri semidivini, gli altri nobili si occupavano probabilmente degli aspetti e i nomi di coloro che avevano realizzato le iscrizioni.
burocratici legati alla quotidianità, come l’organizzazione del lavoro Nonostante i grandi passi avanti compiuti nel decifrare le iscrizio-
collettivo per la costruzione e il consolidamento di edifici pubblici, ni maya, ancora non è stato individuato un vocabolo specifico che
l’amministrazione della giustizia a livello locale e l’agricoltura intensiva. attribuisce a un individuo il titolo di “architetto” responsabile della
Vi fu chi si occupò invece a tempo pieno dello svolgimento di compiti ideazione ed esecuzione di un progetto. Ciò si deve probabilmente
che avevano a che fare con la produzione di beni di lusso, come la all’assenza di architetti veri e propri, visto che i grandi edifici maya
lavorazione delle pietre semipreziose (giada, ossidiana), la produzione furono costruiti da operai specializzati (“capimastri”), e poi decorati da
di recipienti di ceramica di altissima qualità tecnica, la realizzazione di abilissimi artisti. Si conoscono invece alcuni vocaboli usati per indicare
raffigurazioni di re e di divinità. coloro che si dedicavano ad altre arti: ah uxul era lo scultore, chuwen
Tra le arti la scrittura era considerata una delle attività più importanti. probabilmente l’artigiano. I maggiori artisti erano indicati con il titolo
Vi sono testi geroglifici maya scritti sui materiali più svariati: pietra, di itz’at, “saggio”.
legno, stucco, conchiglia, ceramica, carta, tra gli altri. L’elevato grado di Il progetto di queste complesse costruzioni, nel quale erano tenuti in
complessità della scrittura, quale pratica in sé e a causa dei concetti conto allineamenti particolari in grado di segnalare eventi astronomici
che si trasmettevano con essa (messaggi, propaganda, idee esoteri- rilevanti (il sorgere del sole in giorni importanti per il ciclo agrico-

15 16

15. Vaso in ceramica 16. Piatto che raffigura 17. Glifi di stucco, Tempio
raffigurante due scribi, uno scriba, da Nakbé XVIII. Palenque, Museo
particolare dello sviluppo (Guatemala), periodo Alberto Ruz Lhuillier.
orizzontale, dal Petén Tardo Classico.
centrale (Guatemala),
periodo Classico.
Collezione privata.
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49
lo, momenti chiave del ciclo annuale del sole), e la loro decorazione gli artigiani-artisti erano addirittura membri della nobiltà stessa. Tra
furono senza dubbio responsabilità di grandi conoscitori dell’arte e i manufatti prodotti da specialisti a tempo pieno vi erano oggetti di
delle tecniche di manifattura. In questi edifici tutto, dall’area su cui ceramica come vasi finemente elaborati, utilizzati solo dal governante
venivano costruiti, all’allineamento, dalle proporzioni, alle sculture fino o da membri delle famiglie nobili. Molti di essi (piatti, vasi, olle) furono
ai rilievi che vi venivano collocati, era pensato per plasmare e divulgare prodotti appositamente per personaggi di spicco, e mostrano iscrizioni
concetti tratti dalla cosmovisione e dalla religione, fondamentali per in cui si cita il nome del padrone e la funzione del recipiente: “vaso
mantenere l’ordine sociale. Per questo era logico che fossero degli per il cacao”, “piatto per tamales”(una specie di polenta di mais), “olla
individui specializzati, come sacerdoti, scribi e artisti, a essere coinvolti per fagioli”.
in tutte le fasi della costruzione di questi monumenti. Ricerche portate avanti recentemente nel sito di Aguateca in Gua-
Una volta terminati, tali edifici venivano consacrati con spettacolari temala hanno fornito informazioni importanti per ricostruire l’iden-
cerimonie alle quali partecipavano i sacerdoti e le massime autorità tità, l’origine sociale e le caratteristiche degli autori della produzione
politiche dei vari siti. specializzata di beni di lusso in epoca precolombiana. Prima di queste
Il lavoro dei produttori di beni di lusso era probabilmente finanzia- ricerche si era già a conoscenza che molti individui di origine nobile
to direttamente dalle famiglie aristocratiche di ogni regno e a volte lavoravano come artisti o scribi, ma la grande quantità di opere d’ar-
S T ORIA D E L L ’ AR T E U NIVERSA L E

18 19
50

18. Vaso cilindrico, 19. Recipiente per la


periodo Tardo Classico. preparazione della
Raleigh, North Carolina, cioccolata con chiusura
Museum of Art. a rotazione, da Río Azul
(Guatemala), periodo
Classico Iniziale.
te trovate in quasi tutti i gruppi di costruzioni di questo sito danno produrre soprattutto recipienti d’uso comune destinati alla capitale. La
una idea più precisa della intensità di tale produzione. Le informazioni distribuzione di queste ceramiche era ristretta solo all’area di influen-
disponibili per altri siti maya dello stesso periodo suggeriscono che za politica di Palenque. La circolazione di asce cerimoniali in pietra di
intorno ai centri maggiori esistevano alcune piccole comunità spe- grande qualità e molto standardizzate per forma e dimensioni, prodot-
cializzate nella produzione di alcuni oggetti. A Palenque, ad esempio, te su grande scala a Colha (nel nord del Belize), era invece molto am-
comunità specializzate nella produzione di ceramica si dedicarono a pia, e raggiunse siti che si trovano a più di 200 chilometri di distanza.

L ’ AR T E M A Y A

20
51

20. Vaso con decorazione


incisa e pomello
zoomorfo, 300-550 d.C.
Santa Ana, Bowers
Museum of Cultural Art.
calendario, Astronomia 365 giorni (divisi in 18 mesi di 20 giorni, a cui se ne aggiungevano al-
e scrittura maya tri cinque, chiamati uayeb), l’altro, denominato Tzolkin (formato da 260
giorni divisi in 13 mesi di 20 giorni), con un carattere rituale. Quest’ul-
La società maya raggiunse importantissimi risultati in ambito scientifico, timo determinava la sorte dei giorni e con essa la vita degli individui
con lo sviluppo della matematica, di sistemi di computo del tempo e di e della comunità. In particolare, veniva usato per registrare le date di
misurazione dei cicli della natura e dei fenomeni astronomici. Secondo i nascita delle persone: era credenza diffusa che il dio patrono di un de-
Maya, infatti, tutti questi fenomeni avevano importanti conseguenze sulla terminato giorno esercitasse la sua influenza soprattutto su coloro che
vita umana e per questo era necessario conoscerli e registrarli. erano nati sotto il suo segno.
Il primo di questi calendari nacque dall’osservazione diretta del movi-
mento annuale del sole all’orizzonte. Il secondo invece ha un’origine
Il calendario incerta. È stato ipotizzato che misuri il ciclo della gestazione umana o
i giorni che trascorrono tra i passaggi zenitali nel sud dell’area maya,
I Maya riservarono un’attenzione speciale al calcolo del tempo e alla oppure che sia il risultato della combinazione dei due numeri simbolica-
sua registrazione. Per questo utilizzarono soprattutto due calendari: uno, mente importanti per i Maya, il 13 e il 20, ma nessuna di queste ipotesi
l’Haab, basato sulla conoscenza esatta della durata del ciclo solare di è stata finora dimostrata.
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21 22
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21. Disegno raffigurante 22. Disegno raffigurante le


la combinazione del unità temporali del Conto
calendario rituale Tzolk’in Lungo.
con quello Haab.
23

I diversi giorni erano registrati utilizzando la combinazione del nome nel trasportavano il tempo intorno alla superficie terrestre dando luogo a
calendario Tzolkin e nel calendario Haab, così, affinché si potesse ripete- cicli perfettamente prevedibili. Le particolari caratteristiche degli dei e di
re lo stesso giorno, doveva passare un ciclo di 52 anni solari e di 73 anni questi cicli avevano conseguenze importanti sulla vita degli esseri umani L ’ AR T E M A Y A
del calendario rituale. Non si conosce il nome che i Maya attribuivano a e sulla natura. Per questo una delle finalità principali del calendario e
questo grande ciclo, che oggi viene chiamato la Ruota Calendarica. della registrazione delle regolarità dei cicli temporali e astronomici, era
Lo scorrere del tempo non era concepito dai Maya come un fenomeno la possibilità di predire il futuro, affinché gli uomini potessero prepararsi
astratto, ma come il risultato dell’azione di diverse divinità che a turno ad affrontarlo.
53

23. Codice di Dresda, ff. 25


e 26 del capitolo dedicato
al Capodanno, periodo
Tardo Postclassico.
Dresda, Sächsische
Landesbibliothek.
Il Conto Lungo Per registrare le date con il Conto Lungo, si “contano” i giorni che sono
trascorsi tra la Data Iniziale e il giorno in questione (di cui viene scritto
Le élite maya precolombiane erano ossessionate dalla registrazione del il nome nel calendario solare e in quello rituale), con un sistema che
passare del tempo. Per questo venne sviluppato un sistema, conosciuto registra vari cicli temporali: il giorno (Kin), il mese di venti giorni (uinal),
con il nome di “Serie Iniziale” o “Conto Lungo”, che registrava con pre- l’anno di 360 giorni (Tun), un ciclo di 20 anni (katun) e un ciclo di 400
cisione il tempo trascorso a partire da una data fissa, la “Data Iniziale”, anni (baktun).
che corrispondeva al nostro 3114 a.C. (per i Maya il giorno 13.0.0.0.0 4 Ad esempio con la data maya 9.13.16.5.8 si indica che tra il giorno di
Ahau 8 Cumku). Si è discusso molto sulla possibilità che tale data corri- cui si parla e la Data Iniziale sono trascorsi 8 giorni, 5 mesi, 16 anni, 13
spondesse a un evento storico realmente accaduto, ma ciò è alquanto periodi di venti anni e 9 cicli di 400 anni, cioè 1.395.468 giorni, cioè:
improbabile, visto che precede di tre millenni la data più antica cono- 9 baktunesdi 144.000 giorni: 1.296.000 giorni
sciuta. Probabilmente si tratta invece di una data convenzionale colle- 13 katunes di 7200 giorni: 93.600giorni
gata a qualche evento mitico, come la creazione del mondo. Secondo i 16 tunes di 360 giorni: 5760 giorni
Maya nel 3114 a.C. era iniziato un ciclo di 13 baktunes (periodi di 400 5 uinales di 20 giorni:100 giorni
anni), pari a 5128 anni solari, destinato a finire il 21 dicembre 2012. 8 kines di 1 giorno: 8 giorni.
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24
54

24. Architrave 41 periodo Tardo Classico,


raffigurante Yaxuun 755-900 circa. Londra,
Balam (Uccello Giaguaro) British Museum.
mentre si prepara per la L’iscrizione in alto a
battaglia con la moglie sinistra indica la data
Wak Jalam Chan Ajaw, dell’evento: 7 Imix 14 Tzek
da Yaxchilán (Messico), (5 maggio 755).
Nello stesso modo noi scrivendo la data 1982 re-
gistriamo che sono passati mille anni, nove cicli di
cento anni, otto cicli di dieci anni e due periodi di un
anno dall’inizio della nostra era (la nascita di Cristo).
La registrazione scritta di una di queste date comin-
ciava con la rappresentazione di un glifo “iniziale”,
generalmente più grande di quelli successivi, cui
seguivano cinque glifi (il primo con il numero dei
baktunes, il secondo dei katunes, il terzo dei tunes,
il quarto degli uinales e il quinto dei kines trascorsi
dalla Data Iniziale). Poi si scriveva il nome del gior-
no nel calendario Tzolkin. Questa prima parte della
registrazione costituiva l’informazione fondamentale.
La scrittura della data veniva completata con una
serie di glifi, la cosiddetta “serie secondaria”, in cui
venivano indicate informazioni come il nome del
dio patrono di quel giorno, l’“età” della Luna, cioè il
momento del mese lunare a cui corrispondeva quel
giorno e altri dati che non sono stati ancora decifrati.
La data si concludeva con la registrazione del nome
del giorno nel calendario Haab.
Questo sistema di computo del tempo si sviluppò
probabilmente nel Preclassico Tardo in vari siti delle
Tierras Bajas e nell’ambito delle culture vicine, ma
si diffuse maggiormente durante il periodo Classi-
co (300-900 d.C.). La data più antica registrata dai
Maya è il 292 d.C., nella Stele 29 di Tikal, mentre
l’ultima è il 909 d.C. a Toniná, in Chiapas. L’esattezza
e la quantità di particolari riportati in queste date of-
frono un’opportunità unica per situare quegli eventi
nel tempo. In seguito, alla fine del periodo Classico,
questo sistema fu sostituito da un altro molto meno
preciso, il cosiddetto Conto Corto, che permetteva
di collocare gli eventi solo all’interno di un periodo
di 260 anni.
Poiché quando arrivarono gli Spagnoli nell’area maya
il sistema del Conto Lungo non era più usato, non
fu possibile stabilire una corrispondenza precisa tra
le date registrate con questo sistema e il calenda-
rio europeo. Per le date registrate nel sistema del
Conto Corto, che veniva ancora usato nello Yucatán
all’arrivo degli Spagnoli, ciò fu invece possibile.
25

25. Architrave 48 con glifi


rappresentanti la data
11 febbraio 526 d.C., da
Yaxchilán (Messico).
Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
L’astronomia

I Maya mostrarono un interesse speciale per lo studio del movimento


e dei cicli degli astri, in cui raggiunsero grandi risultati. La precisione delle
misure rilevate sorprende ancor più perché esse furono ottenute senza
l’ausilio di strumenti che potessero aumentare la capacità di osservazio-
ne degli astronomi. Per misurare furono usati solo punti di riferimento
fissi, nell’orizzonte o nelle finestre degli edifici, e forse qualche oggetto
mobile, in modo da avere una cornice limitata rispetto a cui misurare la
direzione, il tempo e la ripetizione del movimento di fenomeni osservabili
nell’immensa dimensione del cielo. Generazioni di specialisti registrarono
pazientemente tali cicli, corressero le misure e perfezionarono le cono-
scenze. L’informazione raccolta e studiata da tali astronomi fu registrata
in quelli che oggi sono resti materiali di diversa natura: nei monumenti
allineati in base a quelle conoscenze, nelle iscrizioni sui monumenti di
pietra, ceramica, stucco, pittura murale e nei pochi codici (libri di carta
piegabili). Inoltre esistono documenti scritti di epoca coloniale, come la
famosa Relazione delle Cose dello Yucatán del francescano Diego de Landa
e i libri del Chilám Balám (una collezione di testi indigeni trascritti in carat-
teri latini), che offrono informazioni valide sulle conoscenze astronomiche
di questo popolo. Numerosi studi etnografici moderni sulle comunità
maya contemporanee dimostrano che ancora oggi si usano elementi del
calendario precolombiano e conoscenze dei cicli astronomici risalenti ai
quei tempi remoti, e danno nuovi elementi per comprendere le cono-
scenze antiche. Esistono importanti edifici disegnati appositamente per
l’osservazione astronomica, come il cosiddetto Caracol di Chichén Itzá,
nello Yucatán, la cui struttura circolare superiore ha finestre pensate per
osservare il movimento del Sole, della Luna, di Venere, e altri fenomeni
astronomici. Altre costruzioni, invece, furono erette per lasciare prove ma-
teriali durature delle conoscenze raggiunte, dato che il loro allineamento
e la disposizione nello spazio sono il risultato dell’osservazione astrono-
mica. I Maya ebbero un interesse speciale per lo studio dei fenomeni
astronomici relativi al Sole, alla Luna, a Venere, ad alcune costellazioni e
alle eclissi. Riuscirono a ubicare con precisione i punti estremi della nascita
del sole all’orizzonte verso est, cioè i solstizi, gli equinozi, i passaggi zenitali.
Anche i cicli lunari furono molto osservati. La Luna fu identificata dai Maya
precolombiani con una donna. La dea che la rappresentava era posta in
stretta relazione con la gravidanza e le nascite. I calcoli si basavano su mesi
lunari di 29 e 30 giorni, che corrispondono al ciclo tra una luna nuova e
la successiva. I mesi lunari erano riuniti in tre grandi gruppi, ognuno di 6 o
5 mesi, protetti da tre dei: il dio Giaguaro degli Inferi, il dio della morte e
la dea della Luna. Forse l’astro che esercitò maggiore fascino e curiosità
26

26. Codice di Madrid, 27. Caracol (osservatorio),


f. 34, periodo Tardo periodo Tardo Classico.
Postclassico o prima fase Chichén Itzá (Messico).
coloniale. Madrid, Museo
de América. In alto si
vede un astronomo.
negli astronomi maya fu Venere, considerata la “grande stella”, conosciuta viaggio attraverso gli inferi, che terminava con la nascita trionfale a oriente.
con il nome di Nohock Ek’. I Maya la consideravano portatrice di cattive L’apparizione di Venere come stella del mattino era considerata quella più
notizie, di presagi funesti e di guerre, perché pensavano che emergesse critica di tutto il ciclo, perché essa giungeva carica di morte e aveva quindi
dal mondo dei morti e potesse esercitare la sua influenza maligna sulla influenze negative. Fenomeni astronomici che preoccupavano moltissi-
Terra. Per questo i sacerdoti dediti alla osservazione del cielo prestavano mo i Maya erano le eclissi solari e lunari, che si pensava potessero avere
una attenzione speciale alla posizione e al movimento di questo pianeta. delle conseguenze negative sulla vita degli uomini. Nel Codice di Dresda,
Scoprirono che il ciclo di rotazione di Venere era di 584 giorni, e lo divi- uno dei codici maya precolombiani sopravvissuti, vi sono sette pagine in
sero in quattro grandi momenti: 236 giorni di visibilità a est come stella cui furono registrate le eclissi pronosticate dagli astronomi maya e che
mattutina, 90 giorni di assenza perché passava dietro il Sole, 250 giorni in avrebbero dovuto interessare nei secoli successivi lo Yucatán. Nel codice
cui si vedeva ad ovest come stella vespertina, e altri 8 giorni di assenza le eclissi vengono rappresentate come una superficie in bianco e nero
(perché stava passando tra la Terra e il Sole). La grande corrispondenza con il segno del Sole o della Luna all’interno. Gli antichi Maya pensava-
tra il ciclo di Venere e quello solare fece pensare che tra loro esistesse un no che durante le eclissi solari il sole veniva divorato e scompariva: per
vincolo stretto. Almeno durante il Postclassico questa relazione fu spiega- questo, nel Chilám Balám di Chumayel, un’opera letteraria maya, si dice:
ta interpretando Venere come il fratello maggiore del Sole, che lo prece- “E il volto del sole fu morso”. Gli astronomi maya riuscirono a identificare
deva all’alba come stella mattutina per “trascinarlo” e aiutarlo a nascere a anche altri pianeti (Giove) e varie costellazioni, come le Pleiadi e i Gemelli
est. Quando il Sole sembrava avere abbastanza forza,Venere si sacrificava che, in vari testi, sono rappresentate con tredici segni. Oltre ai progressi
scendendo fino al mondo sotterraneo dei morti, da dove lo spingeva nell’astronomia, i Maya svilupparono anche una specie di zodiaco, come
verso ovest per aiutarlo a proseguire il suo ciclo e a lottare durante il quello rappresentato nelle pagine 23 e 24 del Codice di Parigi.
S T ORIA D E L L ’ AR T E U NIVERSA L E

28
58

28. Caracol, edificio


con una forma simile
all’osservatorio di
Chichén Itzá, periodo
Tardo Postclassico.
Mayapán (Messico).
La scrittura sto sistema di registrazione si sviluppò durante il Preclassico Tardo
tra i Ch’ol, uno dei ceppi linguistici maya, perché la maggior parte
I Maya durante il periodo Classico elaborarono un metodo di scrittu- delle iscrizioni geroglifiche scoperte fino a oggi vengono da aree in
ra geroglifica con cui registrarono aspetti molto diversi della loro vita: cui si parla una delle lingue di questo gruppo. Forse questa lingua si
eventi storici, mitologici, credenze e rituali. Queste iscrizioni furono impose come “lingua franca”, utilizzata dall’aristocrazia durante il pe-
scolpite e dipinte sui più svariati oggetti ed elementi architettonici. riodo Classico per la scrittura, anche se in seguito furono impiegate
Decifrare i geroglifici maya è stata senza dubbio una delle principali a questo scopo anche altre lingue maya, come lo yucateco, il chontal,
avventure intellettuali del secolo scorso e ha permesso, in 25 anni di o il tzeltal.
progressi nella lettura della scrittura geroglifica, di rivedere radical- In realtà, il sofisticato sistema di scrittura sviluppato dai Maya permi-
mente le conoscenze possedute su questa antica società. Dei quasi se di riprodurre tutte le sfumature della lingua parlata. La scrittura
ottocento glifi che compongono il corpus di iscrizioni maya conosciu- maya fu un sistema “misto” che combinava logogrammi (segni con
te, trecento sono già stati tradotti, con maggiore o minore grado di un unico significato, parole complete) e sillabe (che registravano dei
certezza, permettendo di ricostruire con precisione molti eventi rela- suoni). Questi ultimi presentavano sempre la stessa struttura ed erano
tivi al governo dei re maya del periodo Classico. formati da una consonante e da una vocale. Dato che il Ch’ol ha 5
Nonostante i grandi e rapidi passi avanti compiuti nella decifrazione vocali e 22 consonanti, sarebbero dovuti esistere almeno 110 segni
della scrittura maya, vi sono ancora aspetti linguistici importanti che sillabici, ma gli esempi di scrittura maya mostrano che fu utilizzato
non sono stati sviscerati, anche a causa del fatto che non si sa ancora più di un glifo per ogni combinazione sillabica, per ragioni artistiche e
quale fosse la particolare lingua maya utilizzata. Probabilmente que- ortografiche. Gli scribi utilizzavano anche elementi, identificati come
“complementi fonetici”, che assicuravano la lettura corretta di ogni
parola. Questi consistevano nell’aggiungere a un logogramma o segno
che rappresentava la parola completa, un altro che si riferiva al suono
della lettera con cui cominciava quella parola, per evitare che chi lo
leggeva potesse sbagliare.
Gli scribi più abili aumentavano la complessità dei loro scritti collocan-
do i segni senza seguire l’ordine prestabilito, sovrapponendoli gli uni
agli altri, utilizzando abbreviazioni, e perfino introducendo ornamenti
estetici senza nessun significato. Ad esempio, nella stele J di Copán i
glifi sono raffigurati su una stuoia e per leggerli si deve seguire l’ordine
in cui è stata intrecciata la palma per fabbricare la stuoia. Questo gusto
per la varietà e il preziosismo estetico complica l’attività degli studiosi
moderni, ma allo stesso tempo indica la stretta relazione tra la scrit-
tura e la vita delle élite governanti, delle quali legittimava l’autorità, at-
traverso la possibilità di comunicazione con gli dei e il mantenimento
dell’ordine cosmico. Gli scribi erano, essi stessi, membri di quella classe
aristocratica, e a volte erano addirittura direttamente imparentati con
i re, dei quali celebravano i successi nei testi scritti che ne accompa-
gnavano i ritratti. A differenza di altri sistemi di scrittura, quello maya
non fu mai utilizzato a scopo pratico, come per la registrazione di L ’ AR T E M A Y A
transazioni commerciali, o tributarie. Gran parte del contenuto dei
testi faceva riferimento alla vita e alle opere dei governanti delle città.
Grazie a tali testi si conoscono con grande precisione cronologica e
dovizia di particolari le parentele, gli eventi più importanti dei regni e
29
59

29. Vaso raffigurante


uno scriba, da Copán
(Honduras), periodo Tardo
Classico. Tegucigalpa,
Istituto Hondureño de
Antropología e Historia.
i fenomeni astronomici associati alle date di cui si parla. D’altra parte, Poiché il contenuto dei codici era principalmente di tipo astronomico
non bisogna mai dimenticare che questa informazione aveva scopo e religioso, questi furono distrutti dai primi evangelizzatori cristiani
propagandistico, e fu quella che gli stessi re intesero diffondere. giunti nell’area maya. Per tale ragione conosciamo solo in minima par-
È probabile che, oltre ai testi scritti intagliati nella pietra, nelle pietre te la ricchissima letteratura maya precolombiana, che fu trascritta in
semipreziose, nell’osso, nel legno, modellati nello stucco e dipinti sulla caratteri latini dal XVI secolo in poi. Tra le opere pervenuteci vi sono
ceramica, esistessero anche testi riportati su materiali più fragili, come il Popol Vuh, i libri del Chilám Balám, in cui furono raccolte le millenarie
i tessuti e la carta, che sono andati perduti. Mentre per il periodo Clas- idee sulla creazione del mondo, alcune opere drammatiche come il
sico non si hanno ancora prove dell’uso di questo materiale, esistono Rabinal Achi (l’unico testo indigeno di carattere teatrale che si co-
alcuni esemplari di codici del Postclassico e le cronache del momento nosce), opere enciclopediche (Libro de los Bacab), canzoni e poemi
della conquista che attestano che la carta era il supporto preferito. (Cantos de Dzitbalché).
S T ORIA D E L L ’ AR T E U NIVERSA L E

30
60

30. Pannello degli scribi, 31. Pannello con lunga


da Pomoná (Messico), iscrizione, dal palazzo
periodo Tardo Classico. di Palenque (Messico).
Pomoná, Museo de Sitio Palenque, Museo Alberto
de Pomoná. Ruz Lhuillier.
S T ORIA D E L L ’ AR T E U NIVERSA L E

32
62

32. Vaso con serie di 37. Codice di Dresda,


glifi dei giorni, da Tikal, f. 47, 60, periodo
periodo Classico Antico, Tardo Postclassico.
III secolo d.C. Città del Dresda, Sächsische
Guatemala, Museo Landesbibliothek.
Nacional de Arqueología
y Etnología.
3. L’arte maya

g
li aspetti più
affascinanti
agli occhi degli
scopritori delle
rovine maya, dal-
l’epoca della conquista spagnola fino
ai nostri giorni, sono la monumentalità
delle città e la raffinatezza raggiunta da
questo popolo nella maggior parte delle
espressioni artistiche. Nonostante le diffe-
renze che esistono tra le varie epoche e regni
dell’area maya, tali espressioni hanno in comune
alcune caratteristiche tecniche, stilistiche e tema-
tiche, che permettono di considerarle come il pro-
dotto di una cultura unica.
Diversi stili possono però essere rintracciati nelle va-
rie regioni che formano l’area maya e soprattutto L’ A RT E M AYA
nelle diverse fasi di sviluppo. In particolare, ne sono
stati identificati nove, ognuno dei quali è fiorito
in un determinato periodo storico, e solo in al-
cune città-stato.
65

1. Statua in pietra 2. Incensiere fittile


raffigurante il dio antropomorfo. Città
del mais, da Copán del Guatemala, Museo
(Honduras), periodo Tardo Nacional de Arqueología
Classico, 715 d.C. Londra, y Etnología.
British Museum.
Arte, religione e politica nie civili e religiose. Gli edifici erano orientati in base alle conoscenze
astronomiche dell’epoca, e grandi strade univano i diversi gruppi di co-
La diffusione fin dal Preclassico Medio (500-300 a.C.) dell’architettura struzioni. Le tombe che si trovavano all’interno delle piramidi vennero
monumentale in vari centri del sud della penisola dello Yucatán (Mirador, decorate con pitture murali e comparvero le prime rappresentazioni del
Nakbé, Tintal), del Guatemala (Wakná) e del Belize (Lamanai e Cerros) Sole e di Venere.
indica che la società era organizzata in modo tale da permettere a una Durante tutto il periodo Preclassico, nella scultura maya e nelle altre arti
parte della popolazione di non occuparsi dell’approvvigionamento del fecero la loro comparsa alcuni simboli tipici dello stile olmeco, come il
cibo, ma di dedicarsi a tempo pieno all’edificazioni delle opere pubbliche. giaguaro con le sopracciglia a forma di fiamma, e personaggi che portano
Il lavoro collettivo era ben organizzato e controllato dai governanti e la maschere dai volti felini.
specializzazione dei compiti permise di raggiungere notevoli risultati sia Gli esempi più famosi di arte maya risalgono però al periodo Classico
nell’architettura che nell’arte. (dal 300 al 900 d.C.) e provengono soprattutto dall’Area Centrale. Tra i
Furono costruite immense strutture piramidali con scalinate, in cima alle molti caratteri comuni alle espressioni artistiche di questo periodo, vale
quali erano collocati templi o sacelli coperti con paglia e legno. Molte del- la pena ricordare la grande qualità delle incisioni su pietra e legno (nono-
le facciate degli edifici furono decorate con grandi mascheroni di stucco stante la tecnica estremamente semplice, data l’assenza di strumenti in
che rappresentavano esseri soprannaturali. Le piazze e gli spazi pubblici metallo); la finezza dei tratti nella pittura e nella scultura; la convivenza tra
furono per la prima volta pianificati nella loro fisionomia e servirono ad rappresentazioni figurative e testi di scrittura geroglifica che rafforzavano
accogliere grandi concentrazioni di persone che assistevano a cerimo- i concetti raffigurati; l’uso della cosiddetta “volta maya”, un arco falso
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

3
66

3. Palazzo del
Governatore. Uxmal
(Messico).
utilizzato per coprire gli ambienti chiusi.
Caratteristica dell’arte maya classica è anche una particolare procedu-
ra di preparazione della calce, per la quale veniva usato del sascab, un
minerale prodotto dalla decomposizione della pietra calcarea, utilizza-
ta soprattutto per l’elaborazione delle basi della pittura murale e degli
stucchi.
Nonostante queste costanti, è possibile identificare anche stili regionali
ben distinti, per i materiali impiegati, le tecniche di fabbricazione e la
preferenza per determinate forme espressive. Ad esempio, per la rap-
presentazione dei re, a Copán si scelsero le stele (monoliti verticali) dove
il signore è raffigurato da solo ad altorilievo o tridimensionalmente, men-
tre a Palenque, altro importantissimo sito dello stesso periodo, questo
tipo di oggetti è completamente assente e gli artisti preferirono invece
usare ampi tableros (pannelli) decorati in bassorilievo, per raffigurarvi
scene composite nelle quali il re compariva accompagnato da vari per-
sonaggi e da testi scritti che completavano le rappresentazioni. In molti
casi, queste differenze sono state per i ricercatori il modo per definire i

4 5

4. Stele C con la 5. Stele B con la


raffigurazione del sovrano raffigurazione del sovrano,
18 Coniglio, VII secolo d.C. particolare, 721 d.C. Copán
Copán (Honduras). (Honduras).
confini dell’area d’influenza e di controllo delle varie signorie sugli inse- artistico ben definito, sono documentate influenze di uno stile specifico
diamenti dispersi delle diverse regioni. in aree a volte anche molto lontane dai centri propulsori. Ad esempio,
Il fiorire della produzione artistica e artigianale maya si deve principal- alcune caratteristiche dell’arte del Petén sono state rintracciate anche in
mente alla volontà delle élite di esibire la ricchezza e il potere al popolo molti siti della penisola dello Yucatán, perfino nel suo estremo settentrio-
che le manteneva con il pagamento di tributi. Infatti, nella società maya nale (come a Cobá e a Ekbalam). La presenza di alcuni caratteri stilistici
del Classico l’arte fu essenzialmente uno strumento di legittimazione del “estranei” è la dimostrazione della continua e complessa rete d’intera-
potere. Molti degli oggetti rinvenuti nei maggiori centri, sono evidente- zione e delle relazioni politiche ed economiche esistenti tra le diverse
mente beni di lusso, manufatti di altissimo livello, come sembrano con- unità politiche maya. Molto probabilmente, gli artigiani specializzati nella
fermare la preziosità del materiale (ceramica molto fine, pietre preziose, produzione delle opere d’arte più pregevoli del periodo Classico erano
conchiglie, osso e piume) e la raffinatezza esecutiva. anche essi membri della nobiltà, dediti a lavorare per i propri parenti
La produzione di questi oggetti non aveva come finalità il commercio più importanti. A Copán è stato trovato il laboratorio di un artigiano, il
con le élite di altri centri dell’area maya o di altre regioni: essi venivano tetto del quale era crollato durante un terremoto schiacciando l’artigia-
soltanto utilizzati dagli stessi committenti quali simboli materiali della loro no insieme ai suoi strumenti e alle opere che stava realizzando: il cranio
posizione sociale e della loro ricchezza, esibite sia ai propri sudditi che ai dell’uomo presentava una deformazione intenzionale, che nella società
signori degli altri centri, potenziali rivali o alleati. Come nelle città italiane maya era praticata esclusivamente ai membri della nobiltà.
del Rinascimento, la concorrenza politica ed economica tra le diverse Il contenuto tematico di alcune delle principali espressioni artistiche è
unità politiche maya del Classico dette vita a una concorrenza artistica stato condizionato intensamente dalla funzione legittimatrice di cui era
che favorì lo sviluppo delle arti. Nonostante ogni zona avesse un suo stile investita l’arte. Gran parte delle stele, architravi e cornicioni scolpiti in
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6
68

6. Pannello decorato a
bassorilievo, particolare
con il volto della divinità
protettrice dei commerci
e dell’oltretomba, 692 d.C.
circa. Palenque (Messico).
pietra che decorano molte delle piazze e degli edifici maya più impor-
tanti, rappresentano la figura del governante o il re, accompagnata da
testi geroglifici nei quali si parla delle sue gesta militari, dell’adempimento
dei suoi doveri rituali, delle sue relazioni familiari (parentela con altri in-
dividui importanti, celebrazione di alleanze matrimoniali), e dei principali
eventi del suo governo. In questi testi i governanti vengono presentati
come direttamente associati alla protezione di alcuni dei, in grado di
interagire direttamente con le forze sovrannaturali e responsabili diretta-
mente del funzionamento dell’ordine cosmico.
Se le stele ammettevano solo raffigurazioni del governante, nelle archi-
travi, nei cornicioni e nei pilastri scolpiti in pietra, stucco o legno, oppure
nelle pitture murali e vascolari, gli artisti maya rappresentarono i signo-
ri in innumerevoli scene che si svolgevano ad esempio alla loro corte:
mentre ricevevano tributi, mentre accoglievano ambasciatori e delegati
di altre città, mentre giudicavano i prigionieri, mentre combattevano, o
mentre realizzavano autosacrifici (provocando la fuoriuscita di sangue dal
proprio corpo) per entrare in comunicazione con gli antenati e ricevere
da loro il potere.

7 8

7. Pendente raffigurante 8. Statuetta in giada


un sovrano di Copán, deposta come offerta
periodo Classico. nella scalinata geroglifica
New York, Collezione di Copán.
David Bernstein.
Il periodo Classico lo Stile Petén

Le varianti locali delle produzioni artistiche delle Tierras Bajas Mayas Lo stile Petén si sviluppa nella regione omonima, a nord del Guatemala,
tra gli anni 300 e 900 d.C. (periodo Classico) si possono ricondurre ad e in particolare a Tikal e Uaxactún. A connotarlo è soprattutto l’estrema
almeno sette stili; di seguito si farà una breve descrizione delle caratte- raffinatezza e bellezza dell’architettura monumentale. Negli edifici più an-
ristiche più importanti di ognuno di questi, ricordando anche i siti più tichi, grandi mascheroni di stucco che rappresentano esseri sovrannaturali
importanti nei quali si sono sviluppati. oppure le diverse fasi del sole (alba, tramonto) adornano le cornici che
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

9 10
70

9. Mascherone in stucco 10. Stele con figura di


raffigurante una divinità. governante, periodo
Tikal (Guatemala), Tardo Classico.
Tempio 33. Città del Guatemala,
Museo Nacional de
Arqueología y Etnología.
fiancheggiano le scalinate, dette alfardas. Tra gli esempi più belli di questo monumentale, gli edifici hanno ambienti interni poco ampi e molto bui.
tipo di decorazioni vi sono quelli di una piramide di Uaxactún (chiamata I piani inclinati (talud) che formano i gradoni delle piramidi tendono alla
dagli archeologi E-VII sub), dell’edificio 34 del complesso del Tigre nel sito verticalità e gli edifici superano i 40 metri d’altezza, svettando al di sopra
di El Mirador, una struttura di Tikal (la cosiddetta 5D-33-3), la struttura delle chiome degli alberi della selva circostante. Le scale per accedere
5C di Cerros, in Belize, e infine la piramide dei mascheroni di Kohunlich alla sommità sono molto ripide, appena appoggiate sul corpo dell’edificio
nello stato di Quintana Roo in Messico. Le costruzioni in stile Petén ven- stesso. I muri in pietra grezza sono rivestiti da grossi strati di malta.
gono definite “architettura di esterni”, in quanto, nonostante l’apparenza Gli architetti del Petén mostrano un gusto speciale nel ricorrere a espe-

L’ A RT E M AYA

11
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11. Piramide dei 12. Recipiente in 13. Maschera funeraria


Mascheroni, particolare ceramica policroma di giadeite, da Tikal,
di un fregio con decorato con figure e periodo Classico. Città
mascherone. Kohunlich scritte glifiche, periodo del Guatemala, Museo
(Messico). Classico. Collezione Nacional de Arqueología
privata. y Etnología.
dienti con cui dare movimento alle pareti degli edifici e delle piramidi: gio- presenta una cornice liscia tutto intorno. Le figure sono accompagnate da
cano con i volumi, creando rilievi e rientranze con la pietra, per ottenere brevi testi scritti, scolpiti in cartigli che occupano i piccoli spazi vuoti che
con il riflesso del sole un effetto di chiaroscuro e rompere così la mono- rimangono intorno al ritratto del governante. Scene più complesse, con
tonia dei muri; danno agli angoli un effetto di morbidezza stondandoli. varie figure e testi molto più ampi, vengono raffigurate in materiali diversi,
I templi che si trovano sulla cima delle piattaforme piramidali sono ca- come il legno, con cui si fanno gli architravi delle porte di accesso ai templi.
ratterizzati da pareti molto spesse e pesanti, dal predominio del pieno Una delle caratteristiche dell’arte del Petén è la grande specializzazione
sul vuoto e da pesanti merli (cresterias) sull’estremità superiore ai quali degli artisti nell’elaborazione di recipienti di ceramica policroma, sui quali
venivano addossate enormi sculture stuccate e dipinte, che ritraevano go- vengono rappresentate bellissime scene di corte o di vita quotidiana della
vernanti seduti sul trono e che potevano essere viste da grande distanza. nobiltà e altre di tipo mitologico, utilizzando soprattutto colori quali l’aran-
Anche gli spazi abitativi sono caratterizzati dalla pesantezza delle costruzio- cione, il nero e il rosso. Questi recipienti sono generalmente adornati da
ni, sono stretti e poco ventilati. Gli edifici possono arrivare ad avere diversi testi scritti su una fascia, nella parte superiore, e in cartigli collocati tra
piani e si distribuiscono intorno ad ampi patii e piazze. In genere prima le figure rappresentate. Da questa zona provengono anche alcune delle
di cominciare a costruire, il terreno veniva livellato grazie alla costruzione opere maya più belle in giada e giadeite, sopravvissute fino ai nostri giorni,
di ampie piattaforme a scaloni. La scultura in stile Petén viene utilizzata come le famose maschere e i vasi con coperchio rinvenuti a Tikal.
soprattutto per la decorazione di stele e altari, che formano i complessi Qui sono stati rinvenuti anche notevoli esempi di oggetti d’osso intagliati,
stele-altare collocati ai piedi degli edifici, nelle grandi piazze pubbliche. Sia nei quali viene utilizzato il cinabro per evidenziare le immagini rappre-
le stele che gli altari sono scolpiti in bassorilievo e la maggior parte di essi sentate.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

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L’ A RT E M AYA

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lo Stile Motagua accompagnati, sui lati e sul retro delle stele, da testi scritti lunghi e com-
plessi, anch’essi finemente intagliati nella pietra, che parlavano di eventi
Questo stile si sviluppò nell’estremo sud dell’area maya, lungo il fiume Mo- importanti avvenuti durante il regno del signore rappresentato. Questo
tagua, una importante via commerciale che permetteva la circolazione di stile è caratterizzato anche dalla presenza di altari monolitici di grandi
prodotti (giada, basalto, ossidiana, piume di quetzal) tra le Tierras Altas del dimensioni dove convivono figure e forme in modo molto complesso.
Guatemala e le Tierras Bajas. I siti più importanti nei quali si diffuse questo Alcuni di questi altari sono stati definiti zoomorfi perché mescolano for-
stile sono Copán in Honduras e Quirigúa in Guatemala, La Entrada e Los me di animali e di esseri soprannaturali. Nei centri vicini al fiume Motagua
Higos. Propria di questo stile fu la raffinatezza raggiunta nella scultura in furono realizzati anche preziosi oggetti di lusso che testimoniano la grande
pietra, e in particolare nella lavorazione delle stele che venivano intaglia- maestria degli artigiani specializzati nell’uso di materiali come la conchiglia,
te su tutti i lati e che, come già ricordato, predominarono su ogni altro l’ossidiana, l’osso e la ceramica. L’architettura non fu l’espressione artistica
tipo di rappresentazione. Almeno su uno dei lati delle stele era ritratto più sviluppata dello stile Motagua, ma, al momento del massimo splendore
il governante del sito a figura intera e di grandi dimensioni. L’altorilievo è di tale stile (inizio dell’VIII secolo d.C.), riflette anch’essa la maestria degli
così pronunciato che le stele sembrano quasi sculture a tutto tondo. Il re, artigiani e muratori che riuscirono a intagliare e assemblare così bene la
ieratico, era adornato con gli oggetti-simbolo della sua autorità: il bastone pietra da rendere superfluo qualsiasi rivestimento di malta. Per di più gli
cerimoniale a forma di serpente bicefalo dalle cui fauci escono le divinità edifici furono in molti casi adornati da bellissimi altorilievi, collocati sulla
protettrici dei signori, e lo scettro che assume la figura di altre divinità. Gli facciata e sui muri laterali. Mentre nelle costruzioni più antiche vi sono
abiti, il copricapo e la posizione del sovrano sembrano voler ribadire, a magnifici esempi di altorilievi in stucco con una policromia in toni vivaci,
coloro che osservano, il peso della sua autorità. I ritratti dei signori erano nel momento di massimo splendore questi vennero scolpiti in pietra.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

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14. Altare monolitico. 15. Scultura architettonica


Quirigúa (Guatemala). raffigurante un patrono
degli scribi in forma
di scimmia. Copán
(Honduras), Casa degli
Scribi.
lo Stile di Palenque Oltre allo straordinario utilizzo del rilievo, la scultura di Palenque è
particolarmente famosa per l’incisione di un tipo particolare di malta
Lo stile di Palenque si diffonde soprattutto nella parte nordoccidentale molto fine (chiamata addirittura tipo-porcellana), che veniva utilizzata
dell’area maya: i luoghi più rappresentativi, oltre a Palenque, sono Jonu- per decorare cornicioni e troni. Questo materiale permetteva di ot-
ta, Chinikihá, Santa Isabel, Comalcalco. tenere con bassorilievi relativamente poco pronunciati un effetto di
L’architettura di questo stile si distingue per le piattaforme piramidali chiaroscuro simile a quello dell’altorilievo. Con tale tecnica si raffigura-
coronate da templi, per i fregi inclinati e le cornici decorate con stucchi, vano ampie scene, nelle quali compariva sempre il re, la cui superiorità
e per la presenza di un aleron, o cornice inferiore, molto ampio che era indicata dalla posizione centrale o dalle attività svolte. A differenza
serviva a proteggere il muro dalle intense piogge, frequenti nella zona. della ieraticità e dell’eccesso di ornamenti con cui veniva raffigurato
Gli edifici racchiudono spazi interni ben illuminati e ventilati. General- il governante negli altri stili dell’arte maya del Classico, a Palenque le
mente hanno una doppia fila di ambienti: un porticato aperto verso scene sono molto spoglie e cercano piuttosto di captare il movimento
l’esterno, formato da ampi vani (in genere tre o cinque), interrotti solo delle figure.
da pilastri leggeri e decorati; e una zona più interna, costituita da am- Anche qui lunghissimi testi e geroglifici collocati in modo simmetrico
bienti chiusi ampi e comodi. ed equilibrato incorniciano le scene.
La capacità tecnica dei costruttori permise di decorare i tetti con cre- Una caratteristica peculiare di Palenque è la produzione di bellissimi
sterias (grandi merli) molto complesse, formate da due muri che si portaincensieri di ceramica che sembrano vere e proprie sculture, rea-
avvicinano progressivamente fino a formare una specie di arco falso, lizzati assemblando uno sull’altro una serie di cilindri. Su ogni cilindro,
che veniva appoggiato direttamente sul muro centrale dell’edificio. I era raffigurato il volto delle divinità e degli animali, assimilati a ciascun
muri, i pilastri, i fregi inclinati e perfino le cresterias erano decorati con livello in cui si riteneva diviso l’Universo: alla base era il Mostro Terre-
magnifici bassorilievi di stucco. Tutti gli stucchi erano dipinti con scene stre, sopra gli dei del Centro del cosmo e infine, nella parte superiore,
di vari personaggi, rappresentati in modo molto naturalistico e vivo. le divinità dei cieli superiori.
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16. Veduta aerea di 17. Incensiere fittile,


Palenque (Messico). particolare del volto del
dio del Sole, da Palenque,
periodo Tardo Classico.
Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
LO Stile Usumacinta vuoto (ottenuto mediante l’estrazione di materiale dal fondo piano).
Come nelle aree vicine, i temi rappresentati furono quelli della vita di
Lo stile Usumacinta prende il nome dal fiume che oggi segna la fron- corte, della cattura dei prigionieri, dei processi ai vinti, dell’offerta agli dei
tiera tra il Messico e il Guatemala e che in epoca precolombiana di sangue ottenuto con l’autosacrificio. Anche quando le scene erano
costituì una delle maggiori vie di comunicazione di tutta l’area maya. affollate, il re era al centro della composizione, raffigurato di dimensioni
Lungo questo fiume erano situati i centri principali nei quali si svi- maggiori rispetto agli altri. Gli scultori dell’Usumacinta mostrano partico-
luppò questo stile, come Piedras Negras ed El Cayo in Guatemala, e lare interesse nella rappresentazione dei dettagli. I vestiti dei personaggi
Yaxchilán e Bonampak, nell’estremo sud del Messico. sono descritti con tale precisione e in modo così realistico che si posso-
L’architettura relativa a questo stile non ha caratteristiche proprie ben no apprezzare la fantasie dei tessuti e quasi immaginarne la consistenza. Il
definite ed è fortemente influenzata dagli stili vicini, tanto che gli edi- re è abbigliato con ricchissimi parafernalia e ornamenti (copricapi, gioielli,
fici di Piedras Negras assomigliano molto a quelli dell’area del Petén, elementi distintivi del gruppo sociale e simboli di potere), che coprono
mentre quelli di Yaxchilán richiamano quelli di Palenque. Poiché la tutte le parti del corpo, tranne il volto. Anche qui le scene venivano ac-
pietra utilizzata nelle costruzioni era molto rozza e irregolare, veniva compagnate da testi scritti dai tratti particolarmente raffinati. La maggior
rivestita da spessi strati di malta e/o di stucco per dissimularla. Lo stile parte dei temi centrali della scultura e dei testi che l’accompagnano fu
dell’area dell’Usumacinta raggiunse i migliori risultati nella scultura, e in dettata, qui come nel resto dell’area maya, dalla necessità di fissare in
particolare nell’intaglio di architravi, troni, scalinate e stele, nelle quali modo permanente le imprese e i successi dei governanti, le loro conqui-
vennero utilizzati sia il basso che l’altorilevo, e il cosiddetto rilievo ste militari, le cerimonie d’incoronazione e le celebrazioni di rituali.
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18. Tempio 33, periodo 19. Architrave 15


Tardo Classico. Yaxchilán dell’edificio 21 di
(Messico). Yaxchilán, rituale della
“visione” della signora
Kabal Xooc, 770 d.C.
Londra, British Museum.
lo Stile Rio Bec nelle località di Rio Bec, Xpuhil, Becán, Balamkú e Kohunlich.
L’architettura dello stile Rio Bec fu caratterizzata da costruzioni con
Questo stile, insieme a quelli descritti di seguito, si sviluppò in una il tetto piano che si sviluppavano orizzontalmente ed erano adornate
fase successiva rispetto agli stili precedentemente trattati, tra l’VIII da alte torri, simili agli edifici del Petén. Queste torri erano puramente
e il X secolo d.C. Si diffuse in diversi centri delle Tierras Bajas del decorative: all’interno erano piene e le scale, che apparentemente con-
Nord, nell’estremo sud della penisola dello Yucatán, dove avviene la ducevano alla cima degli edifici, erano impraticabili e cieche. La parte
transizione ecologica tra la selva alta e quella bassa, e in particolare superiore era scolpita in modo tale che da lontano sembrava vi fossero

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20. Piramide 9. Becán


(Messico).
delle piccole cappelle mentre vi erano solo delle nicchie, la cui funzione per certi versi simile a quello delle gelosie delle finestre.
è ancora ignota. Sia nello stile Rio Bec che in quelli Chenes e Puuc, diffusi nell’area nord
I muri degli edifici furono realizzati con una pietra calcarea che veniva delle Tierras Bajas, la figura umana veniva raramente rappresentata e in
tagliata in modo così regolare da non rendere necessaria la copertura modo poco naturalistico. Protagonista indiscussa delle rappresentazioni
con malta. Con la stessa pietra i Maya crearono dei pannelli decorativi, artistiche era invece la divinità della pioggia Chaac: gli angoli degli edifici
dalle forme più varie: piramidi rovesciate, scacchiere e croci formate da e le scalinate erano infatti decorati da mascheroni, anch’essi ottenuti
quattro dadi. Combinando le pietre si poteva ottenere anche un effetto con un mosaico di pietre, che la rappresentavano.

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21. Palazzo. Rio Bec


(Messico).
lo Stile Puuc Pioggia, uno sull’altro, a interrompere l’orizzontalità delle strutture. I tetti
potevano terminare con cresterias (grandi merli) decorati con greche,
Lo stile Puuc si sviluppò a nord-ovest dello Yucatán, negli insediamenti oppure anch’essi con mascheroni del dio della Pioggia.
situati lungo la catena Puuc, e in particolare a Uxmal, Kabah, Sayil, Labná, A differenza di quanto avveniva nei siti dello stile Petén, dove gli edifici
Xlabapak, e a Chichén Itzá, dove caratterizzò le fasi più antiche della piramidali ospitavano templi, la maggior parte degli edifici monumentali
città. Siti meno noti che condivisero le stesse caratteristiche stilistiche di questa zona rivestita probabilmente una funzione abitativa o ammi-
furono anche Chacmultun, Xcalumkin e Oxkintok. nistrativa.
Grande geometricità e proporzioni simmetriche ed equilibrate caratte- Un ruolo fondamentale era svolto in questa regione dalle grandi strade
rizzano la progettazione dei singoli edifici e la pianificazione delle piazze costruite per collegare tra loro i diversi insediamenti, note con il nome
e degli spazi pubblici aperti. di sacbés, “cammini bianchi”, forse dal colore della calce utilizzata per pa-
Come per il Rio Bec, l’elemento distintivo di questo stile è la raffinatez- vimentarli. Si trattava di strade rialzate rispetto al livello del terreno, che
za delle decorazioni architettoniche. L’alta qualità della sbozzatura della probabilmente avevano una funzione commerciale. In alcune città, all’ini-
pietra e la sua composizione in una sorta di mosaico di grandi dimen- zio di queste strade c’era un arco: alcuni di questi si sono conservati e
sioni permisero di ottenere decorazioni geometriche a forma di cilindri, sono particolarmente belli, come quello di Labná, decorato anch’esso,
dadi, rombi e decorazioni che simulavano “gelosie” a croce. Gli architet- come gli altri edifici, con grandi mosaici di pietra.
ti, per cercare di rompere la monotonia generata dall’uso ripetuto di I siti nei quali si diffuse lo stile Puuc si differenziano da quelli delle regioni
pochi elementi decorativi, li combinarono tra loro in modi diversi, per meridionali dell’area maya soprattutto per l’assenza di testi scritti, stele e
esempio cambiando l’ordine di apparizione di ognuna di queste forme rappresentazioni naturalistiche di esseri umani. Questo fatto può essere
nei pannelli. Le pareti degli edifici e in particolare gli scalini, gli angoli, spiegato con un cambiamento nell’organizzazione sociale e politica che
i pannelli verticali e le cornici aggettanti furono adornate con queste data a questo periodo: la figura del governante perde progressivamente
composizioni e con file di colonne scolpite in altorilievo. Sulle porte e centralità ed è quindi meno essenziale celebrare gli avvenimenti della
sugli angoli degli edifici apparvero file di mascheroni di Chaac, il dio della sua vita e la sua ascendenza divina nelle stele e nelle iscrizioni.
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22. Palazzo. Sayil 23. Quadrilatero delle


(Messico). Monache, edificio
meridionale, particolare
delle decorazioni
geometriche che
simulano “gelosie”.
Uxmal (Messico).
L’ A RT E M AYA

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24. Piramide dell’Indovino,


particolare della porta
zoomorfa. Uxmal
(Messico).
lo Stile Chenes no la bocca di un grande mostro sovrannaturale con le fauci aperte. Il
volto del mostro ha occhi strabici o a spirale, naso lungo e ricurvo e
Il termine chenes deriva dal vocabolo maya-yucateco usato per deno- grandi canini; due serpenti raffigurati di profilo formano i lati della porta.
minare pozzi o piccole sorgenti di acqua, una risorsa estremamente Spesso il volto del mostro è incorniciato da file di mascheroni del dio
scarsa e preziosa nella regione in epoca precolombiana. della Pioggia, sovrapposti l’uno all’altro.
Lo stile Chenes si diffuse in una piccola area situata nell’attuale stato Queste porte rappresentavano l’accesso al mondo degli inferi, simbo-
messicano di Campeche, tra la zona di Puuc e quella del Rio Bec, nei leggiato dal mostro, secondo uno stilema tipico di tutta la Mesoamerica,
centri di Hormiguero, Hochoob, Tabascheño, Santa Rosa Xtampak e dagli Olmechi in poi.
Chicanná. Si tratta di uno stile complementare agli altri due dell’area Le cresterias che decorano i tetti piatti delle costruzioni di questa zona
nord, quello Puuc e quello Rio Bec, con i quali condivide molti elementi: sono fatte di lastre di pietra lisce, collocate verticalmente, sulle quali
la regolarità delle pietre utilizzate nella costruzione dei muri, la presenza venivano scolpite figure umane rappresentate in modo rigido.
di decorazioni geometriche, l’arrotondamento degli angoli degli edifici e L’influenza reciproca tra i tre stili delle Tierras Bajas del Nord fu notevo-
la presenza di edifici di diversi piani. le: in siti tipicamente ispirati a uno stile, come Uxmal per quello Puuc e
L’elemento che lo contraddistingue è la presenza delle cosiddette porte Chicanná per quello Rio Bec, a decorare alcuni degli edifici compaiono
zoomorfe, porte d’ingresso decorate con mosaici di pietra, che sembra- porte zoomorfe dello stile Chenes.

L’ A RT E M AYA

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25. Porta della struttura II.


Chicanná (Messico).
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Il periodo Postclassico lo Stile maya-tolteco

L’arte dell’ultimo periodo della storia maya precolombiana, il Postclas- Questo stile è stato definito in base alle caratteristiche dell’arte svilup-
sico (900-1520 d.C.), è molto diversa da quella dei secoli preceden- pata a Chichén Itzá, dopo il 1000 d.C., arte che ha influenzato anche
ti. In questo periodo il popolo maya visse grandi cambiamenti sociali, la costruzione di siti più tardi, come Mayapán. Nello stile maya-tolteco
economici e politici, che portarono con sé il sorgere di nuove forme i caratteri stilistici tipicamente maya si fondono con quelli degli stili
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

d’arte con stili e soggetti originali. Si diffusero idee e culti religiosi comuni diffusi nelle altre aree della Mesoamerica e soprattutto con quello
ad altre culture mesoamericane, soprattutto a quelle del Centro del tolteco dell’Altopiano Centrale Messicano. Dal Centro del Messico
Messico, come il culto di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, che i Maya deriva l’uso di piattaforme piramidali e di piccoli altari quadrati con
chiamarono Kukulkan. scalinate sui quattro lati, la costruzione di ambienti ampi e di porticati,
L’arte del Postclassico esprime due stili, ognuno dei quali presenta carat- l’uso di tetti piani sostenuti da pilastri e colonne (che si alternano
teristiche proprie: quello maya-tolteco e quello della Costa Orientale. a quelli a “volta maya”), la sostituzione delle cresterias con almenas
Vi furono inoltre altre espressioni artistiche che si diffusero nelle Tierras (merli di dimensioni ridotte che decorano i tetti degli edifici) e la
Altas Mayas e in particolare nell’Altopiano Guatemalteco che però non costruzione di panche decorate che venivano appoggiate alle pareti
ebbero sufficienti elementi comuni da poter essere raggruppate a defi- degli ambienti interni degli edifici. Si diffuse anche l’uso, negli edifici
nire un vero e proprio stile artistico. pubblici, di colonne a forma di serpente la cui testa appoggiava sul pa-
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26. Veduta del Castillo


(detto anche piramide di
Kukulkan), particolare
delle fauci del serpente in
primo piano. Chichén Itzá
(Messico).
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vimento, il fusto decorato con piume e i crotali utilizzati per sostenere solare sono rappresentati dai 91 scalini di ogni scalinata più quelli di
le architravi delle porte di accesso. Gli edifici “prototipo” di questo accesso al tempio che si trova sulla sommità della piramide. Inoltre,
stile sono il tempio dei Guerrieri e il cosiddetto Castillo di Chichén l’edificio fu costruito in modo che nei giorni dell’equinozio l’ombra
Itzá, l’edificio piramidale più importante della città, che riassume in degli scalini fosse proiettata sui lati delle scalinate monumentali, che
modo simbolico la visione del cosmo maya. In esso vengono infatti finiscono con una testa di serpente, così che il suo movimento, legato
rappresentate la visione “orizzontale” del cosmo, che secondo i Maya al ciclo giornaliero del sole, produce come effetto di far sembrare che
ha quattro direzioni principali, indicate dalle quattro scale sui lati del- il corpo del serpente stia salendo o scendendo le scale. Nella scultura,
l’edificio, e la visione “verticale” del cosmo, che è costituito dagli inferi lo stile maya-tolteco introduce l’uso di un nuovo elemento, noto con
nella parte inferiore, dalla superficie terrestre al centro e dai cieli nella il nome di chacmool, personaggio appoggiato sulla schiena con il volto
parte superiore. Nel Castillo il numero nove dei livelli dei cieli e degli che guarda in avanti e che ha sulla pancia un disco o un piatto su cui
inferi è rappresentato dai nove corpi della piramide. Anche il calenda- venivano depositate le offerte per gli dei; vengono inoltre introdotte
rio maya è rappresentato in modo simbolico nei diversi elementi che anche sculture di atlanti che sostengono il peso di panche o i tetti L’ A RT E M AYA
formano l’edificio: i 52 anni che costituiscono il ciclo o “secolo” del degli edifici, statue di guerrieri portastendardi e rappresentazioni di
calendario sono rappresentati da 52 decorazioni quadrate presenti su aquile e giaguari che divorano cuori umani. In questo stile il bassorilie-
ogni facciata; i 18 mesi dell’anno solare sono rappresentati dai 9 corpi vo ha una qualità minore rispetto agli stili precedenti e le figure sono
della piramide divisi in due da ogni scalinata, i 365 giorni dell’anno rigide e poco naturali.
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27. Castillo (detto anche


piramide di Kukulkan),
particolare della
scalinata di un lato
dell’edificio. Chichén Itzá,
(Messico).
Lo stile della Costa Orientale “santuario nel santuario”, un piccolo tempietto inserito all’interno di
un altro edificio di poco più grande. Si diffuse inoltre la costruzione
Questo stile si diffuse in una grande quantità di insediamenti situati di strutture circolari, la cui funzione è ancora oggetto di dibattito, e di
nell’estremo orientale della penisola dello Yucatán, sulle rive del Mar dei muraglie difensive. Le costruzioni della Costa Orientale risentirono del-
Caraibi. Tra questi insediamenti vi furono Tulum, Tancah, El Meco ed El l’influenza dello stile maya-tolteco, come indica l’uso di colonne a forma
Rey (l’attuale Cancún), Xcaret, Xelhá, Paamul, Xamanhá e San Gervasio di serpente per sostenere gli architravi delle porte d’ingresso degli edifici.
(sull’isola di Cozumel). Questi siti, alla fine del periodo Classico, subirono Altri elementi erano invece tipicamente locali, come i muri inclinati che
l’influenza stilistica del centro dello Yucatán, ma un secolo prima della tendevano a divergere procedendo verso il tetto, e le nicchie nei fregi
conquista spagnola (nel XV secolo) divennero il centro propulsore di esterni, collocate soprattutto sulle porte e sugli architravi rientranti. L’uso
uno stile autonomo, che prese il nome di stile della Costa Orientale. di pietre irregolari rese necessario l’impiego di abbondanti strati di calce
Le costruzioni caratteristiche di questo stile avevano dimensioni ridotte, per rivestire le pareti. Le nicchie degli edifici e gli angoli dei fregi furono
tanto che alcune di esse sono state addirittura definite “templi nani”, e decorati con bellissimi altorilievi di stucco, molti dei quali raffiguravano
misuravano da 1 a 1,5 metri di altezza. Si trattava principalmente di pic- l’immagine del cosiddetto “dio discendente”, che aveva ali di farfalla e
coli ambienti dal soffitto piatto adibiti probabilmente alla conservazione scendeva usando corde attorcigliate, che secondo alcuni autori rappre-
di oggetti rituali. Nello stesso periodo venne introdotto il complesso sentavano cordoni ombelicali.
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28-29. Tempio degli


Affreschi, particolari
della decorazione
esterna. Tulum (Messico).
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La pittura murale fu l’espressione artistica più sviluppata in questi centri della Luna, protettrice del parto e della procreazione, era una delle divi-
e fu utilizzata per decorare soprattutto ambienti interni e porticati. Nella nità più rappresentate. Anche Venere (lamat in maya) veniva raffigurato
maggior parte dei casi si trattava di pitture su sfondo nero o blu, sul quale frequentemente. Si credeva infatti che fosse il fratello maggiore del Sole,
erano raffigurate coppie di divinità e sacerdoti che porgevano offerte. Le che scendeva al mondo dei morti per aiutare il Sole a compiere il pro-
scene erano suddivise in riquadri separati da corde o da bande con ro- prio ciclo, tirandolo con una corda affinché potesse tornare a nascere
soni.Tutti gli elementi erano evidenziati con un contorno nero, dal tratto dalle acque del mare.
molto fine. La tematica centrale della pittura e della scultura dello stile In questo periodo molte grotte della regione, considerate dai Maya i
della Costa Orientale è la reiterazione della nascita del sole, che avviene luoghi di comunicazione con le divinità, vennero utilizzate come luoghi
tutte le mattine a est, dalle acque del mare. Per questo Ixchél, la dea maya di culto.

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30. Resti del complesso


centrale di Tulum
(Messico) con il Castillo
sullo sfondo.
Le Tierras Altas del Guatemala Nonostante la scultura e l’architettura non presentino un numero
nel Postclassico sufficiente di caratteri comuni per poterle considerare come espres-
sioni di un solo stile, i siti di questa regione e di questo periodo sono
Verso la fine del Postclassico, nelle Tierras Altas Mayas, furono costruiti caratterizzati per lo più dalla presenza di edifici costruiti con blocchi di
diversi siti che diventarono le capitali di regni che erano ancora in piena pietra tagliata in forma regolare, scalinate definite da alfardas, che alcune
fase di sviluppo al momento della conquista spagnola. volte terminano con dei cubi, e dalla costruzione di piattaforme pirami-
Tutti questi siti furono costruiti sulla cima di ripide montagne e di colline, dali con corpi in talud (pannello obliquo). In questi elementi è possibile
in modo da renderli il più difendibili possibile.Tra questi vi erano Utatlán, leggere una chiara influenza dello stile del Centro del Messico, con cui
Iximché, Zaculeu e Mixto Viejo. questa zona mantenne una lunga tradizione commerciale.

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31. Incensiere
fittile policromo, da
Nabaj, periodo Tardo
Postclassico. Città del
Guatemala, Museo
Nacional de Arqueología
y Etnología.
4. Architettura e urbanistica

I
l grande fascino da sempre esercitato dalle rovine maya è dovuto principalmente alla loro
imponenza e bellezza, a cui hanno certamente contribuito gli scenari naturali che fanno
loro da cornice: la selva tropicale, le rive del mar dei Carabi, i laghi e i vulcani.
La monumentalità delle città sorprende ancora
di più se si considera che furono edi-
ficate in un ambiente naturale estremo,
ricorrendo a una tecnologia molto
rudimentale (asce, strumenti di
pietra, osso e legno) e impie-
gando un’enorme quantità
di manodopera. Gli edifici,
inoltre, venivano rinnovati e
restaurati costantemente.
Dall’entità dei resti si può immagina-
re l’impatto che le grandi città, piene di
edifici coperti di pitture murali, arredati e
decorati con tessuti e pelli di animali, eser-
citarono sugli stessi Maya precolombiani.
Si è a lungo pensato che le capitali maya
dell’antichità fossero centri cerimoniali scar-
samente popolati in cui vivevano solo sacer-
doti e amministratori: erano invece vere e
proprie città in cui risiedeva una popolazio-
ne composita che svolgeva le più diverse
funzioni in spazi appositi. Vi erano aree L’ A RT E M AYA
destinate allo svolgimento di attività eco-
nomiche, politiche e religiose e aree in
cui risiedevano esponenti di tutte le classi
sociali.
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1. Piramide dell’Indovino, 2. Vaso miniaturistico


800-1000 circa. Uxmal a forma di edificio, da
(Messico). Dzibilnocac, periodo
Classico. Campeche,
Museo Histórico, Fuerte
de San Miguel.
Tecniche costruttive fino al VI secolo d.C. In un secondo momento si diffuse ampiamente
l’uso di una nuova tecnica costruttiva, basata su nuclei di pietra e mal-
ta. La proporzione tra la quantità di terra e quella di pietra utilizzata
Le forme di architettura più antiche dell’area maya sono piattaforme nei riempimenti degli edifici variò notevolmente da regione a regione
di fango e argilla dipinte di rosso (Kaminaljuyù, Cuello e Copán). Su di e da sito a sito e addirittura da edificio a edificio, a seconda della
esse erano probabilmente collocate abitazioni in materiale deperibile disponibilità locale di materiali da costruzione e delle tecniche co-
con tetto di palma. Anche se nella maggior parte dei siti noti questa struttive impiegate. Vi furono anche differenze notevoli nell’aspetto e
architettura fu successivamente sostituita da una più solida, all’inizio nello spessore dei muri da un sito all’altro. A Palenque, per esempio,
del periodo Classico, in alcuni siti (Copán fra gli altri) la costruzione per fare i muri si utilizzavano pietre calcaree estratte localmente,
di edifici di adobe (mattoni crudi) continuò a essere praticata almeno tagliate in blocchi regolari uniti tra loro da un legante a base di calce.
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3. Mascherone del tempio


n. 9-56. Lamanai (Belize).
Su di esse si applicava un grosso strato di calce, che veniva dipinto rivestimento con un sottile strato di stucco. Allo stesso tempo, gli
con bellissime scene complesse e testi geroglifici.Tecniche costruttive stucchi modellati ad altorilievo furono sostituiti da raffinati mosaici di
simili, con varianti nella qualità dei materiali e delle rifiniture, furono pietre di grandi dimensioni. Questa evoluzione potrebbe essere stata
utilizzate in altre zone, come il sud dello stato di Quintana Roo, in il risultato di un adattamento seguito al deterioramento ambientale
Chiapas e in Campeche, nel Petén guatemalteco e in Belize. verificatosi verso la fine del VII secolo d.C. nella Valle di Copán. Per la
A Copán, in Honduras, si cominciò a utilizzare molto presto lo stucco preparazione della malta e dello stucco è infatti necessario bruciare
per decorare i muri con rilievi, come nell’edificio Rosalila. Intorno al molta legna, e probabilmente, dopo secoli di sfruttamento, la vegeta-
VII secolo, però, la tecnica costruttiva cambiò. I muri cominciarono zione della zona si era impoverita.
a essere fatti con blocchi di pietra tagliata e assemblata con mae- Qualcosa di simile avvenne nello stesso periodo in altri siti maya del-
stria, ottenendo un aspetto liscio, che rendeva necessario solo un lo Yucatán, Quintana Roo e Campeche. Anche se la pietra calcarea di

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4. Edificio costruito
con blocchi di pietra
squadrati. Copán
(Honduras).
questa zona era di peggiore qualità di quella delle zone meridionali, lizzazione di complessi disegni scultorei, fatti con mosaici di pietre,
lo stucco utilizzato per rivestire i rozzi muri delle costruzioni del che rappresentavano esseri mitologici e che decoravano le entrate
Preclassico e del Classico Antico fu sostituito anche qui dall’uso di degli edifici principali. Nella regione Puuc, a Uxmal, Labnà, Kabah e
blocchi di pietra calcarea tagliati e assemblati in modo da formare Chichén Itzá, la tecnica del mosaico raggiunse una raffinatezza ecce-
mosaici. Nella regione Chenes questa tecnica servì anche per la rea- zionale.
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5. Rovine di Copán 6. Quadrilatero delle


(Honduras), particolari Monache, particolare
della decorazione della decorazione
architettonica a rilievo. esterna, IX-X secolo
circa. Uxmal (Messico).
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Le coperture pietre che sporgevano da entrambi i lati e che si avvicinavano progres-
sivamente. Lo spazio superiore veniva infine chiuso con una lastra oriz-
Nelle epoche più antiche (Preclassico Tardo e Classico Antico) i tetti zontale che funzionava come “coperchio”. Non vi era quindi una pietra
dei templi e delle costruzioni che si trovavano sulla sommità degli edi- chiave che permetteva di distribuire il peso in modo uniforme verso
fici pubblici erano fatti con pali di legno e foglie di palma, con la stessa entrambi i muri, come nell’arco romano, e per questo l’arco maya era
tecnica usata fino a pochi anni fa nella zona per le case della gente strutturalmente molto instabile. Per costruire queste volte si usava una
comune; dal Classico Medio, nell’architettura pubblica, i tetti furono impalcatura di legno che sosteneva i blocchi di pietra mentre il legante
invece realizzati in pietra. Molto diffuso dal II e III secolo d.C., tanto da seccava. Una volta rivestiti i muri e l’arco falso con grossi strati di malta,
essere considerato un indicatore dell’appartenenza alla civiltà maya, la volta appariva come un soffitto triangolare che non finiva a punta.
fu un tipo particolare di arco falso, noto come “volta maya”. Questa La volta maya apparve dapprima in edifici destinati a sepolture e poi
veniva costruita su muri portanti paralleli, sui quali si appoggiavano si diffuse anche nell’architettura pubblica. In genere, data la quantità di

L’ A RT E M AYA

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7. Palazzo di Palenque 8. Rovine di Copán


(Messico), Casa C, (Honduras), particolare
particolare della della cosiddetta volta
cosiddetta volta maya. maya.
9

9. Porticato delle Mille


colonne presso il tempio
dei Guerrieri. Chichén Itzá
(Messico).
lavoro e la specializzazione che richiedeva, venne adoperata solo per i
palazzi dei signori. In alcuni siti, però, il suo uso è documentato perfino
nelle case private di nobili di rango inferiore: è quanto accade nei din-
torni di Copán, intorno all’VIII secolo d.C.
La proporzione tra altezza della volta, ampiezza dello spazio coperto e
spessore dei muri variava molto da regione a regione, generando spazi
interni molto diversi. Nel Petén, per esempio, i muri erano spessi e gli
spazi interni stretti; nella regione dell’Usumacinta, come a Yaxchilán, vi
sono esempi (tempio 40) della riduzione degli spazi interni di per sé
già stretti, a causa della costruzione di muri che dovevano sostenere al-
meno in parte il peso del tetto. Senza dubbio, gli architetti di Palenque
riuscirono a costruire volte più ampie, spazi interni più grandi e muri
più sottili e con aperture verso l’esterno.
In alcuni casi, invece della volta maya, per coprire gli ambienti furono
utilizzate travi di legno rivestite di malta. Questa tecnica di copertura
aveva lo svantaggio che il legno si deteriorava rapidamente, necessitan-
do di un continuo restauro, ma permetteva la creazione di spazi interni
molto ampi. L’uso di colonne di legno e pietra nel nord dello Yucatán
è stato considerato un indicatore dell’influenza di culture esterne, e
soprattutto di quelle del Centro del Messico, sui Maya del Postclassico.
Furono infatti i costruttori di Chichén Itzá a portare questo sistema
costruttivo alle sue massime dimensioni, per esempio nell’amplissimo
porticato del Mercato o in quello che precede il tempio dei Guerrieri.
In realtà, però, edifici di questo genere esistevano già dal Classico Fina-
le nel sud degli stati di Quintana Roo e Campeche.
L’uso della volta maya caratterizzò l’aspetto esterno degli edifici
dell’area centrale durante il Classico. Essi presentavano infatti fregi
inclinati che seguivano l’andamento della volta interna. Sui fregi furono
collocate grandi sculture, che raffiguravano scene umane e mitologi-
che, mentre sul tetto degli edifici gli architetti maya crearono grandi
cresterias (una sorta di merli giganti) decorative, perché fossero più
vicini al cielo.
Questo elemento architettonico presentava una grande varietà di
tecniche costruttive nei diversi stili regionali. A Tikal e in altri centri
del Petén, le cresterias erano massicce e raggiungevano grandi altezze.
L’enorme peso veniva sostenuto generalmente da un muro posterio-
re molto spesso (fino a 10 metri), che visto di fronte sembrava che
cominciasse direttamente dal fregio inclinato, ed era sostenuto nella L’ A RT E M AYA
parte interna dalla volta stessa. La parte posteriore della cresteria era
piatta, mentre quella anteriore era inclinata e decorata da grandi scul-
ture, rivestite di stucco e dipinte. Sulla cresteria del tempio 1 di Tikal,
ad esempio, fu probabilmente collocato il ritratto del re Hasaw-Kan
101
K’awil, che aveva commissionato la sua costruzione, e la cui tomba fu Negli stili regionali della penisola yucateca, le cresterias furono costrui-
trovata sotto le scalinate. Sempre a Tikal, nel tempio 16 lo stesso re ap- te su tetti piatti, erano quasi del tutto vuote e decorate con disegni
profittò del muro posteriore della cresteria per incidervi in bassorilievo geometrici.
un’ampia iscrizione in cui si raccontava parte della storia del sito. Nella regione del Motagua, per decorare i tetti dei templi, si colloca-
Gli architetti della regione del fiume Usumacinta e di Palenque pre- rono come parapetti lungo il bordo di alcuni edifici sculture realizzate
ferirono usare cresterias più basse e più leggere, il che fu possibile finemente. Sul tempio 22 di Copán, per esempio, era rappresentato un
lasciando spazi vuoti al loro interno. governante su un trono a forma di giaguaro.

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10. Tempio della Croce, 11. Quadrilatero delle


esempio di crestería. Monache, particolare
Palenque (Messico). del fregio dell’edificio a
nord con la maschera di
Chaac. Uxmal (Messico).
L’architettura

Fin dalle epoche più antiche gli architetti maya eressero edifici
dalla pianta molto complessa: ciò accadde soprattutto per i palazzi
delle famiglie regnanti, le residenze nobiliari e gli edifici ammi-
nistrativi, molti dei quali furono costruiti su grandi piattaforme
artificiali che servivano per livellare il terreno.
In generale la maggior parte degli ambienti, a volte molto numero-
si, erano distribuiti intorno a spazi aperti o a patii, dove aveva luo-
go gran parte delle attività collettive (l’Acropoli centrale di Tikal, il
Palazzo di Palenque, l’Acropoli di Copán). Gli ambienti potevano
anche essere disposti su vari piani (a Becan, l’Edificio Maler a Tikal,
la piramide dei Cinque Corpi a Edzna), oppure disposti in fila.
Esiste una grande varietà anche nella distribuzione e nelle tipo-
logie di ambienti coperti realizzati dai Maya negli edifici pubblici
e nelle residenze nobiliari nelle diverse epoche. Alcuni edifici del
Classico presentavano una doppia crujia, erano cioè formati da
una doppia fila di ambienti, in cui il peso del tetto era sostenuto
dal muro centrale che li separava, come negli edifici di Palenque.
Qui gli spazi interni erano ampi e illuminati. In altre città invece,
come a Tikal o Yaxchilán, vi era una sola fila di ambienti delimitati
da muri molto spessi e, perfino nelle residenze dei personaggi più
importanti, l’unica apertura verso l’esterno era una piccola por-
ta. In alcune città del Postclassico, gli spazi coperti erano invece
molto grandi e i tetti erano sostenuti da travi e colonne, come nel
tempio dei Guerrieri di Chichén Itzá.
La scomparsa degli oggetti mobili e della decorazione rende diffi-
cile capire la funzione della maggior parte degli edifici. I testi scritti
del momento della conquista parlano, ad esempio, dell’esistenza di
popol nah, “case della stuoia”, o nikt’e il nah, “casa fiorita”, edifici nei
quali si riuniva il consiglio dei capi della città per prendere decisio-
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

ni politiche, partecipare a riti e feste, e nei quali si conservavano gli


strumenti rituali. Anche identificare gli edifici che potevano avere
questa funzione è generalmente molto difficile. Solo a Copán, re-
centemente gli archeologi hanno avuto la fortuna di trovare una
struttura (dell’800 d.C. circa) la cui decorazione imita una stuoia,
suggerendo che potrebbe trattarsi appunto della casa del consi-
glio. Di seguito si tratteranno le caratteristiche più importanti dei
principali tipi di edifici costruiti dai Maya, classificati, in base alla
loro probabile funzione, come osservatori, templi, palazzi, giochi
della pelota e tombe.
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12. Acropoli centrale.


Tikal (Guatemala).
Gli osservatori statazione dell’assenza di finestre o altre aperture da cui fosse possibile
osservare l’orizzonte ha confutato questa ipotesi. Si tratta invece dei co-
L’importanza che ebbe l’osservazione e la registrazione del movimento siddetti “marcatori”, strutture erigendo le quali i costruttori lasciarono
degli astri tra gli antichi Maya fece sì che alcuni edifici fossero espressa- traccia delle conoscenze raggiunte su certi eventi astronomici specifici.
mente disegnati per poter svolgere tali attività. Il più famoso di questi è il Il cosiddetto Gruppo E di Uaxactún, nel Petén guatemalteco, ad esem-
cosiddetto Osservatorio o Caracol (chiocciola) di Chichén Itzá, a pianta pio, è una struttura di questo tipo. Uno scalino sembra sia servito come
circolare, con una scala interna a chiocciola, da cui prende il nome. Al punto di riferimento per contemplare una lunga piattaforma rettango-
piano superiore dell’edificio si aprono finestre orientate in modo da lare che dista pochi metri, sulla quale furono costruiti tre templi. Se da
consentire l’osservazione delle posizioni di Venere rispetto alla Terra, il questo scalino si guarda a sinistra, l’angolo esterno dell’edificio I (a nord)
tramonto negli equinozi, il sud astronomico e altri due punti che ancora indica la posizione esatta da dove sorge il sole nel solstizio d’estate; die-
non sono stati identificati. tro la porta di accesso al tempio centrale (edificio II) la linea visuale se-
Si è ipotizzato che anche altri edifici maya, tra i quali la torre del palazzo gna il sorgere del sole nei due equinozi e, verso destra, l’angolo esterno
di Palenque, potessero essere sedi per la contemplazione e lo studio dell’edificio III (a sud) corrisponde al punto dove sorge il sole durante
degli astri. Alcuni complessi architettonici sono stati considerati a lungo il solstizio d’inverno. La costruzione di questi tre templi, realizzata per
osservatori perché costruiti seguendo l’allineamento astrale del mo- lasciare una traccia duratura di tali conoscenze, ha però impedito che,
mento in cui furono realizzati.Tuttavia, lo studio di tali strutture e la con- da quel momento in poi, dall’edificio E si potesse vedere l’orizzonte.

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13. Caracol (osservatorio), 14. Acropoli di Uaxactún


periodo Tardo Classico. (Guatemala).
Chichén Itzá (Messico).
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15. Castillo visto dal 16. Tempio II. Tikal


tempio dei Guerrieri. (Guatemala).
Chichén Itzá (Messico).
I templi

Numerosi edifici maya sono stati classificati come templi dagli esploratori
e dagli archeologi che li hanno scoperti o studiati. Spesso l’attribuzione di
questa funzione è stata fatta sulla base delle immagini e delle iscrizioni ivi
rinvenute, che sembravano essere collegate al culto degli dei. I progressi
compiuti nella decifrazione dell’iconografia e della scrittura maya hanno
invece indicato che nella maggior parte dei casi i temi trattati non erano
di carattere religioso e che i protagonisti delle rappresentazioni erano go-
vernanti e individui importanti, che avevano legami particolari con alcune
divinità. Esemplari sono le decorazioni del tempio della Croce a Palenque,
in cui si narra la discendenza della dinastia regnante nel 692 d.C. dalla dea
creatrice, nata milioni di anni prima.
La maggioranza dei templi maya è costruita su grandi strutture piramidali
con la punta mozzata. Probabilmente questa forma rispondeva al deside-
rio di sottolineare il legame tra il cielo e la terra, oppure, come per altre
culture mesoamericane (tra cui quelle olmeca, zapoteca e teotihuacana),
alla volontà di creare rappresentazioni in miniatura delle montagne (in
maya “witz”). Secondo i popoli mesoamericani, queste ultime conteneva-
no infatti l’acqua della pioggia ed erano considerate luoghi privilegiati per
la comunicazione con le divinità.
Le piramidi maya più famose sono il Castillo di Chichén Itzá, il tempio 1 di
Tikal, il tempio delle Iscrizioni di Palenque e il tempio dell’Indovino di Ux-
mal. Le strutture piramidali sono formate da una serie di “corpi” sovrap-
posti sempre più piccoli via via che ci si avvicina alla cima, costruiti facendo
un terrapieno di pietre e di terra che veniva rivestito da muri a loro volta
in pietra. La superficie superiore di ognuno di questi corpi formava una
terrazza sulla quale veniva costruita quello successivo.
Generalmente sul lato principale della piramide vi era una scalinata, per
permettere l’ascesa alla terrazza più alta. Alcune piramidi presentano sca-
linate su tutti e quattro i lati. Il tipo di scalinata variava secondo gli stili
regionali: nel Petén le scalinate erano molto pronunciate rispetto al corpo
della piramide; nella regione del Motagua erano ampie e occupavano
quasi tutta la facciata degli edifici; in alcuni templi di Palenque (tempio
del Sole) erano delimitate da alfardas (cornici) su entrambi i lati. A Tikal, il
tempio II ha scalinate secondarie sulle facciate laterali e posteriori, usate
da coloro che erano preposti al servizio nel tempio o alla manutenzione
dell’edificio, mentre le scalinate principali erano riservate ai grandi dignitari L’ A RT E M AYA
e ai sacerdoti.
Alcune scalinate della zona maya furono decorate con grande cura e ser-
virono come paramento per collocarvi testi scritti. Si tratta delle cosiddet-
te scalinate geroglifiche di Yaxchilán, di Edzná e della Casa C del palazzo di
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Palenque. Quella più spettacolare è senz’altro la scalinata monumentale parava dall’ultima terrazza. La maggior parte di questi edifici, risalenti al
del tempio 26 di Copán, lunga 21 metri, su ogni pietra della quale è scol- periodo Classico, aveva la forma di una capanna, con il tetto di palma, ma
pito in bassorilievo un glifo: essa costituisce il più complesso e ampio testo era costruita in pietra. I templi erano concepiti come “grotte” attraverso le
maya esistente (2200 parole). La scalinata era inoltre decorata con sette quali, secondo i Maya, si poteva accedere alle montagne e agli inferi, e per
bellissime sculture, collocate a intervalli regolari nella parte centrale, che questo sulla facciata di alcuni di essi vi erano dei glifi che li identificavano
rappresentavano il Mostro della Terra e sei grandi dignitari seduti sui loro come “bocca della casa” o “bocca della montagna”.
troni, raffigurati a scala naturale. La porta di un ambiente interno del tempio XXII di Copán (fatto costrui-
Sotto le scalinate principali di alcuni dei templi sono stati rinvenuti gli re nel 715 d.C. dal più famoso dei re del sito,Waxaklajuun Ub´aah K´awiil,
accessi alle tombe di membri importanti delle dinastie che ne avevano 18 Coniglio) è l’esempio più bello della “traduzione” di questo concetto
promosso la costruzione. Un esempio è quello della tomba della co- nella decorazione di un edificio. Nello scalino della porta è raffigurato il
siddetta Regina Rossa, scoperta nel tempio XIII di Palenque nel 1994, mondo dei morti, di fianco alla porta vi sono due pahuaktunes (esseri
che forse apparteneva alla sposa del re Hanab Pakal II (chiamato anche mitologici che si pensava sostenessero sulle spalle il peso del cielo) e
solo Pakal), sepolto nell’adiacente tempio delle Iscrizioni. Altri esempi di su di loro poggia il corpo di un altro essere sovrannaturale zoomorfo
sepolture collocate al di sotto di scalinate si trovano a Copán, dove furo- (con elementi di coccodrillo e di serpente e grandi artigli). Piccole figure
no rinvenute tombe risalenti alle fasi costruttive più antiche del tempio antropomorfe che rappresentano divinità si intrecciano a questo essere
26, come quella del re Fumo Imix costruita nel 695 d.C., e quella di una zoomorfo come se lo stessero scalando. Questo tipo di iconografia sug-
donna importante (441 d.C. circa). Sulla cima delle piramidi si trovava gerisce che l’ambiente rappresentava la montagna sacra, all’interno della
il tempio vero e proprio, collocato su un piccolo basamento che lo se- quale si trovava l’acqua. Riferimenti all’acqua erano l’allineamento della
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17. Scalinata geroglifica pelota, VII-VIII secolo.


della struttura 33, Yaxchilán (Guatemala).
particolare della scultura
a rilievo raffigurante
Uccello Giaguaro IV che
partecipa al gioco della
finestra dell’ambiente con il punto in cui sorge il sole nei primi giorni della regionali maya i templi veri e propri erano invece piccoli e servivano so-
stagione delle piogge (aprile) e la decorazione degli angoli esterni del prattutto per conservarvi immagini divine, oggetti rituali e ritratti degli an-
tempio con file di mascheroni del dio della Pioggia. tenati divinizzati. Questi spazi sono chiamati nei testi scritti “pib nah” (casa
L’importanza delle grotte nella visione del cosmo maya, interpretate sotterranea), “waybil” (luogo di riposo), o “kun” (sedile). Nel cosiddetto
come punto di contatto tra la superficie terrestre e gli inferi pieni di ac- complesso de Las Cruces, uno dei più famosi di Palenque, formato da
qua, di ricchezza e di alimenti, fece sì che alcuni edifici venissero costruiti quattro piramidi-tempio, all’interno di ognuno dei quattro templi furono
su grotte naturali, come la piramide di El Duende a Dos Pilas e la tomba appoggiati al muro dei tempietti che servirono da “scena” architettonica
del Grande Sacerdote a Chichén Itzá, o almeno vicino a esse, come a per bellissimi tableros di pietra (paramenti verticali) intagliati. Nei tableros
Mayapán. A differenza della tradizione occidentale, in cui il culto religioso furono rappresentati il re Kan Balam, mentre porgeva offerte al Sole e al
viene generalmente celebrato in ambienti chiusi, nelle religioni mesoame- mais, e il suo predecessore Pakal, immortalato negli inferi, mentre offriva il
ricane i grandi rituali pubblici avevano luogo all’aperto, sull’ultima terraz- sangue dell’autosacrificio per far sì che le attività rituali producessero l’esi-
za delle piramidi, di fronte alla facciata dei templi, dove potevano essere to sperato. Alcuni autori sostengono, sulla base delle iscrizioni, che questi
osservati da grandi quantità di persone riunite nelle piazze sottostanti. piccoli tempietti rappresentassero luoghi simbolici di purificazione. Come
L’ultima terrazza delle piramidi veniva chiamata dai Maya precolombiani ol, detto in precedenza, il tetto di molti templi collocati sulle piramidi maya
letteralmente “portale”, nel senso di luogo di accesso e di contatto con il era decorato con cresterias, dette anche peinetas (pettinini), che serviva-
mondo sovrannaturale. Questi spazi servirono come “scena” in cui aveva- no per sostenere grandi sculture di pietra o di stucco. Questo elemento
no corso attività spettacolari come processioni, rituali, sacrifici, autosacrifici presentava differenze nella tecnica costruttiva, nelle dimensioni e nelle
(offerta del proprio sangue) e offerte per le divinità. In quasi tutti gli stili decorazioni, a seconda dello stile in cui era stato realizzato.

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18. Tempio XXII,


particolare della
decorazione scultorea
della porta, 715 d.C. Copán
(Honduras).
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19. Tempio del Sole.


Palenque (Messico).
I palazzi mento di funzioni: nacque come palazzo della nobiltà più importante
del sito, successivamente fu convertito in una combinazione di edifici
La maggior parte dei più monumentali esempi dell’architettura maya amministrativi e religiosi, e infine in una necropoli, dove furono seppel-
sopravvissuti fino ai giorni nostri corrispondono a grandi complessi liti membri importanti della famiglia reale. Tra loro vi fu tra l’altro il se-
abitativi chiamati palazzi, perché chi li abitava apparteneva alle famiglie dicesimo re di Tikal, Siyaj Chan Kawiil, morto nel febbraio del 456 d.C.,
nobili dei vari regni. famoso per il suo sangue “straniero”. Aveva infatti origini teotihuacane,
Alcuni di questi edifici, benché avessero in origine la funzione di resi- della più importante metropoli mesoamericana del periodo Classico,
denze di questo gruppo sociale, con il tempo vennero riutilizzati per situata nel Centro del Messico.
fini diversi. L’Acropoli Nord di Tikal, l’edificio maya occupato più a lun- Nell’area maya centrale, in pieno periodo Classico (dal 300 al 900
go (dal 350 a.C., per più di 1000 anni) è un esempio di questo cambia- d.C.) predominarono i palazzi con piante complesse, formati da am-

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20. Veduta dell’Acropoli


Nord. Tikal (Guatemala).
bienti rettangolari che delimitavano dei patii. In questo periodo la dello stile Puuc, è oltretutto un esempio di grande qualità nel lavoro
struttura politica ruotava completamente intorno alla figura del gover- di sbozzatura e sistemazione delle pietre per i mosaici. Le uniche rap-
nante, ritenuto di origine divina, che concentrava in sé tutta l’autorità e presentazioni figurative qui presenti sono serpenti molto schematizzati
le decisioni, delegando pochissime funzioni ad altri. Probabilmente per con le fauci aperte e grandi mascheroni di Chaac.
questo motivo le stanze della corte reale erano molte, comprendendo Molti palazzi furono costruiti su piattaforme a gradoni, molto più gran-
luoghi in cui si ricevevano i visitatori e i sudditi, e spazi in cui si esercita- di e più basse di quelle dei templi, che servivano per livellare il terreno
vano le varie funzioni giuridiche, amministrative e politiche. e per avere una superficie sufficientemente ampia su cui innalzare le
Negli stili Puuc, Rio Bec e Chenes (che si svilupparono nell’area maya varie strutture che componevano i palazzi: abitazioni, patii, cantine, sa-
del Nord, e il cui momento di massimo splendore fu tra il 900 e il loni per le udienze. Inoltre, innalzare i palazzi rispetto al livello del sito
1100 d.C.), predominarono, invece, costruzioni con piante molto più faceva sì che, nonostante gli accessi sembrassero ampi e aperti a tutti,
semplici, probabilmente come riflesso di una evoluzione nella specia- in realtà potessero essere facilmente controllati.
lizzazione delle funzioni direttive. Il Palazzo di Palenque è un esempio di questa volontà di controllo da
Continuarono comunque a essere costruiti importanti e monumentali parte dei costruttori. All’ingresso principale, situato a nord, si poteva
edifici abitativi, costituiti da vari piani sovrapposti, con scalinate interne infatti accedere da una scalinata assai ampia, larga quasi quanto tutta la
e ampie terrazze, numerosi ambienti con grandi panche per dormire piattaforma piramidale. Gli scalini avevano tutti le stesse dimensioni di
o sedersi e bellissime facciate. Il palazzo di Sayil è probabilmente uno quelli degli altri edifici contemporanei, tranne l’ultimo, molto più alto
degli edifici maya di maggiore armonia estetica. La sua facciata, ecce- degli altri: considerando che i Maya antichi erano molto bassi, proba-
zionale per il ritmo con cui si combinano tutti gli elementi decorativi bilmente non era possibile salire su quell’ultimo gradino mantenen-
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21. Palazzo di Sayil


(Messico), VIII-IX secolo.
do la posizione eretta. Con buona probabilità fu costruito in questo piatti, coperti di pelli di animali e di ricchi tessuti, circondati dalla loro
modo per obbligare tutti coloro che volevano entrare nel palazzo a corte, mentre ricevono visitatori con i quali scambiano doni e simboli
“inginocchiarsi” e a entrare “a gattoni”. Dalla porta si accedeva poi a di potere. Nelle pitture si possono addirittura vedere le tende che
un porticato che non aveva nessuna apertura verso l’interno del com- venivano utilizzate per separare gli ambienti o impedire l’ingresso della
plesso, il che obbligava i visitatori a percorrerlo facendo un lungo giro luce e della pioggia all’interno degli ambienti e dei portici.
prima di riuscire finalmente a raggiungere una grande porta con un Altre pitture raffigurano attività rituali a cui prendono parte dignita-
arco trilobato, che era il vero ingresso principale del palazzo, e che im- ri sontuosamente adornati con gioielli, ornamenti e copricapi vistosi,
metteva direttamente nel patio riservato alle visite importanti. Il fatto permettendo così di osservare alcuni degli oggetti utilizzati in quelle
che al porticato non si potesse accedere direttamente dalla base della occasioni; altre mostrano invece brocche e piatti elaborati in cui veni-
piattaforma con una scala, ne facilitava la difesa in caso di bisogno. vano serviti cibi e bevande. Grazie a queste pitture è stato possibile
I palazzi maya erano decorati sia all’esterno che all’interno con magni- comprendere anche la funzione di alcuni elementi architettonici come
fiche pitture, sculture e con oggetti di pregio (mobili, tessuti, oggetti di ad esempio alcuni fori nei muri dei palazzi, con piccole colonnine al
uso quotidiano). La maggior parte di questi oggetti è andata perduta, centro, che si è scoperto servivano per legare le tende, oppure dei
ma le scoperte archeologiche permettono di immaginare almeno in buchi nei muri all’altezza delle volte, che probabilmente ebbero la fun-
parte come dovevano essere i palazzi quando erano abitati. Pitture zione di piccoli magazzini.
vascolari e sculture che provengono da numerosi siti delle Tierras Nonostante si possa solo vagamente immaginare come dovevano es-
Bajas illustrano dettagli che sarebbe stato impossibile conoscere in sere in origine questi spazi oggi in rovina, dobbiamo però pensare
altro modo: le scene dipinte raffigurano signori seduti su troni bassi e che al confronto con equivalenti strutture del mondo antico orientale

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22. Veduta del Palazzo di


Palenque (Messico).
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(cultura cinese, araba) e occidentale (specialmente con quelli roma- Il Palazzo di Palenque è famoso per la sua complessità. Vi era un ba-
ni) essi risulterebbero piuttosto austeri. I mobili erano molto semplici: gno di vapore associato direttamente alle stanze reali, alcune stanze
per dormire, ad esempio, si usavano panche di pietra, a volte rivestite sotterranee la cui funzione è ancora un mistero (troppo umide per
con uno strato di malta, su cui venivano appoggiati tessuti o pelli di poter essere utilizzate come cantine), un’alta torre che veniva usata
animali. Anche i troni erano poco confortevoli, anche se potevano per l’avvistamento o per l’osservazione astronomica, varie “latrine”, e
essere straordinarie opere di scultura, come il famoso trono di Piedras dei canali per l’eliminazione dei rifiuti che venivano gettati nel fiume
Negras, oggi esposto nel Museo Arqueológico de la Aurora, a Città Otulum.
del Guatemala. Singolari sono gli edifici nei quali visse, ad Aguateca, la famiglia regnan-
I numerosissimi palazzi di tutte le Tierras Bajas Mayas risalenti al pe- te di Dos Pilas, che verso il 760-761 d.C. lì si rifugiò in seguito a una
riodo Classico avevano, come si è detto, un gran numero di stanze e rivolta. In questi edifici, infatti, oltre agli ambienti comuni, c’erano anche
servizi. Eccezionale è la cosiddetta Acropoli Centrale di Tikal, costituita stanze il cui accesso era chiuso e dissimulato, per nascondervi i beni
da edifici che circondano 6 patii interconnessi, con spazi disegnati per più preziosi. Anche questo sito fu attaccato e gli abitanti, apparente-
attività diverse. Lo scavo di questa struttura ha dimostrato che all’inter- mente colti di sorpresa, lasciarono molti oggetti lì dove si trovavano al
no vi era una sola cucina comune, in cui venivano preparati gli alimenti momento dell’incursione nemica. Gli scavi hanno permesso di rinveni-
per tutti gli abitanti. Nelle diverse parti del complesso sono stati trovati re oggetti di lusso come delicatissime maschere di ceramica utilizzate
tempietti utilizzati per il culto degli antenati. Questo palazzo fu costrui- nei rituali e nelle apparizioni pubbliche, note fino a quel momento solo
to proprio sulle rive dell’aguada (depressione naturale del terreno che dalle pitture vascolari.
veniva rivestita con stucco per potervi conservare l’acqua piovana) più L’abbandono improvviso della città ha dato agli archeologi l’opportu-
grande della città, da dove gli abitanti potevano prendere l’acqua. nità di osservare come, ad esempio, il cibo venisse cucinato in piccoli

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23. Vaso in ceramica 24. Vaso policromo con


policroma con “scena la figura di un dignitario
di palazzo”, da Nebaj riccamente adornato.
(Guatemala), VI-VIII Collezione privata.
secolo. Londra, British
Museum.
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25. Tempio I. Tikal


(Guatemala).
ambienti e successivamente portato in vasi preziosi che avevano un
coperchio per mantenerlo caldo, per poi poterlo consumare in un
ambiente più ampio. Un’altra scoperta interessante è stata quella di un
laboratorio in cui sono rimasti gli strumenti di lavoro di uno scultore
(asce di pietra).
Lo sviluppo e la fine delle grandi dinastie che governarono i centri
maya del Classico rimane fissato nell’architettura di quei siti. Mentre tali
dinastie giungevano all’apice del controllo sulla popolazione sottomes-
sa, i loro palazzi crescevano e diventavano sempre più belli, ostentando
il traguardo raggiunto. D’altra parte anche la decadenza si rifletté nel
riuso, durante l’ultima fase della loro occupazione, degli spazi costruiti
secoli prima. La casa C del Palazzo di Palenque mostra che in questi
momenti finali, senza mezzi per costruire qualcosa di nuovo, furono in-
nalzati muri rozzi per chiudere e separare i grandi vani del porticato e
utilizzarli come stanze chiuse. La stessa pittura murale di questa fase, in
cui vennero utilizzati toni grigi e scuri, senza disegni, coprì le bellissime
e ricchissime pitture murali dei momenti di gloria del palazzo.
La ricerca archeologica ha portato alla luce altri complessi residenzia-
li, oltre ai palazzi, intorno all’area centrale di ogni importante centro
politico maya, i cui abitanti erano probabilmente nobili di seconda ca-
tegoria che poterono far costruire edifici in pietra di ottima qualità. A
Copán in alcuni di essi (ad esempio il complesso “Le Sepulture”) fu
addirittura usata la volta maya, normalmente presente solo nelle case
dei re, e si costruirono ampie panche decorate con fini bassorilievi
in pietra. Altri esempi di questo tipo di complessi residenziali sono il
Complesso G di Tikal, i Gruppi A, C, 4 e Murciélagos di Palenque.
Gli scavi della piattaforma del tempio della Croce di Palenque, all’inizio
degli anni Novanta, hanno permesso di scoprire un complesso addos-
sato alla piramide nel lato posteriore, quello nord, che sembra fosse la
residenza degli individui incaricati del servizio a tutti i templi del Grup-
po delle Croci. Il numero scarso delle stanze, la minore qualità costrut-
tiva dei muri, le scale interne strette fanno pensare che gli abitanti di
questo complesso avessero una posizione sociale relativamente bassa,
nonostante che vivessero nel pieno cuore della città.
Molto meno sappiamo delle case in cui viveva la gente comune. In
alcuni siti sono state trovate delle piattaforme di pietra, distribuite
in modo da formare piazze chiuse su tre lati, sulle quali sicuramente
erano costruite delle capanne di materiali deperibili come legno o L’ A RT E M AYA
paglia. In alcuni di questi complessi gli abitanti erano specializzati nella
produzione di alcuni oggetti di artigianato, come macine per il mais e
recipienti di ceramica, attività che probabilmente permettevano loro
di arrotondare le entrate e di sopravvivere.
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26. Veduta delle rovine


della città di Palenque
(Messico).
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Il gioco della pelota cercando di proteggere le parti fragili del corpo come le articolazioni del
polso, del gomito e le ginocchia, una palla di caucciù molto pesante. Scopo
Nelle città maya, gli elementi di architettura pubblica più importanti, ol- del gioco era quello di spingere la palla e farla rimbalzare il maggior nume-
tre alle piramidi, i templi, le piazze e i palazzi, erano i campi per il gioco ro di volte possibile contro le pareti laterali del campo, fino a raggiungere
della pelota. Essi occupavano luoghi nevralgici delle città testimoniando l’avversario, all’estremità opposta, che rispondeva colpendo a sua volta la
il prestigio dei siti in cui si trovavano. Spesso, erano collocati nel punto palla. Secondo le fonti scritte la gara poteva durare lunghe ore e perfino
di passaggio tra gli spazi pubblici aperti, situati nella parte nord dei siti, alcuni giorni. Nell’area maya i campi per il gioco della pelota sono diffusi in
e quelli privati, riservati alle residenze dell’élite (situati nella parte sud), un’ampia zona geografica e mostrano una grande continuità. I più antichi
come a Copán e Quirigúa. In alcuni siti i campi avevano collocazione di- campi individuati risalgono al V secolo a.C., e sono stati trovati nella valle
versa ed erano attaccati l’uno all’altro, come a Tikal e a Iximché (capitale del fiume Grijalva, in Chiapas. La maggior parte dei campi da gioco fu però
del regno Cakchiquel, negli Altopiani guatemaltechi). Il gioco della pelota costruita, nel territorio maya, durante il periodo Classico (dal III al IX seco-
ebbe importanti connotazioni rituali in tutte le culture della Mesoamerica lo d.C.) e nel Postclassico (900-1520 d.C.). I campi per il gioco della pelota
precolombiana, compresa quella maya. Era infatti strettamente collegato avevano generalmente la forma di una I maiuscola, con un lungo corri-
alla visione che questi popoli avevano del funzionamento del cosmo e del doio centrale limitato da due strutture laterali, e piattaforme o edifici che
passare del tempo, considerato come il risultato dell’opposizione di forze chiudevano lo spazio all’estremità. Esistevano però anche campi “aperti”,
sovrannaturali contrarie ma complementari (giorno/notte, caldo/freddo, in cui erano del tutto assenti gli assi trasversali che chiudevano lo spazio,
stagione secca/stagione delle piogge, luce/oscurità). La pratica rituale di e campi “parzialmente chiusi” in cui uno degli estremi si affacciava diretta-
questo gioco era vista come la possibilità di “rivivere” questo scontro, e mente su piazze aperte, come a Copán e a Edzná. Nella maggior parte
con esso di attivarne gli effetti positivi sulla vita della natura e dell’uomo. dei campi da gioco maya le strutture laterali avevano un muro inclinato
Due squadre, che rappresentavano le forze cosmiche contrarie, si affron- su cui poteva essere appoggiato un altro muro verticale, come a Uxmal.
tavano in un campo. I giocatori colpivano con avambracci, bacino e cosce, Nel Postclassico si diffusero invece campi da gioco con le pareti verticali,
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27. Campo per il gioco


della pelota con l’anello
di pietra in primo piano;
sullo sfondo il tempio
dell’Indovino. Uxmal
(Messico).
come quelli di Chichén Itzá, di Iximché e di Zaculeu. Anche le dimensioni collocate monumentali sculture di teste di pappagalli come “marcatori”
dei campi da gioco potevano essere molto diverse. Uno dei più piccoli si negli estremi, e nei punti medi delle panche laterali, vicino a cui si trovava
trovava accanto al tempio I di Tikal, nella piazza centrale del sito, e misu- un bagno di vapore. L’importanza che il gioco della pelota ebbe nel corso
rava 1,7 metri di larghezza e 16 di lunghezza. L’enorme campo da gioco dei secoli nella vita pubblica dei Maya può essere apprezzata anche dal
di Chichén Itzá misurava invece 30 per 96,5 metri di lunghezza. In base fatto che i campi da gioco, come quello di Copán, furono periodicamente
alle varie dimensioni, forme (aperta, chiusa e semichiusa), decorazioni, tipo ricostruiti e modificati, mantenendo però la stessa collocazione e la stessa
di pareti (con talud, con cornici alte o basse, con o senza decorazioni), i planimetria. In alcune epoche sembra che il gioco della pelota acquistasse
campi possono essere classificati in diverse categorie relative al periodo un ruolo fondamentale come sostituto di guerre di conquista, in un clima
e alla regione in cui furono costruiti. Quelli con le estremità aperte, in politico fortemente competitivo e frammentato in un mosaico di entità
genere, erano più antichi ed erano comuni a tutta l’area maya. A Toniná,Ya- indipendenti. I campi da gioco erano in genere decorati con rappresen-
xchilán e Copán i campi da gioco presentavano lungo l’asse del corridoio tazioni diverse, come quelle di prigionieri o guerrieri a Cobá (Quintana
dei “marcatori” circolari incastonati nel pavimento, sui quali erano scolpite Roo) e a Toniná (Chiapas), oppure quelle di sacrifici umani, il cui esempio
rappresentazioni di giocatori o di dignitari. Negli Altopiani guatemaltechi più famoso è quello del campo di Chichén Itzá. Questa iconografia sug-
i campi da gioco del periodo Postclassico presentano sculture sulla cima gerisce l’associazione del gioco a riti per propiziare la fertilità, che erano,
dei muri inclinati. Le differenze nella dimensione e nella forma implicavano tra l’altro, una delle principali incombenze dei governanti. Nelle pitture va-
probabilmente delle differenze nel numero di giocatori e nelle modalità di scolari si possono apprezzare bellissime scene che si svolgono all’interno
gioco, che evidentemente cambiarono con il tempo. Al gioco della pelota di campi da gioco, rappresentati come una “vista frontale” di quegli spazi.
potevano essere associati altri edifici di importanza secondaria, soprattut- Nelle iscrizioni dipinte sui vasi e sui codici o in quelle scolpite sulle stele, si
to bagni di vapore in cui, secondo i documenti del periodo coloniale, i gio- trovano dei glifi che sono stati interpretati come “pitz” che significa “gio-
catori si riprendevano curando le ferite e i lividi riportati durante il gioco. care al gioco della pelota” e “ah pitz” che indica il giocatore. Quest’ultimo
Famoso è il campo di Copán, semiaperto verso una piazza, in cui furono termine tra l’altro è uno dei titoli utilizzati dai re maya.

L’ A RT E M AYA

28
125

28. Campo per il gioco 29. Disco di Chinkultik 30. Vaso in ceramica
della pelota. Copán con giocatore di pelota. policroma raffigurante un
(Honduras). Città del Messico, Museo giocatore di pelota. Santa
Nacional de Antropología. Ana, Bowers Museum of
Cultural Art.
Analisi dell’opera CAMPO DA GIOCO DELLA PELOTA
periodo Classico Finale, 900-1000 d.C.
96,5x30 metri
Chichén Itzá (Messico)

Il Gran Gioco della pelota di Chichén Itzá


è senza dubbio il più imponente campo
da gioco non solo dell’area maya, ma
anche di tutta la Mesoamerica precolom-
biana. Il campo da gioco vero e proprio,
un lungo corridoio con due strutture or-
togonali alle estremità, allineato nord/sud,
misura 96,5x30 metri, mentre il terreno
da gioco copre 7000 metri quadrati circa.
Le pareti laterali del campo sono inclinate
e molto alte. Sulla sommità vi erano le
tribune per gli spettatori più importanti,
con soffitti a volta maya. Straordinaria è
l’acustica di questo campo, che permette
a chi sta in un estremo di sentire quello
che viene detto nell’altro, mentre per chi
si trova al centro è impossibile sentire
qualsiasi cosa.
Le pareti del campo sono deco-
rate con bassorilievi che rappre-
sentano scene di sacrificio umano:
un giocatore decapita un altro,
che probabilmente appartiene
alla squadra rivale e dalla sua testa
mozzata e dal collo escono fiotti
di sangue a forma di serpenti. La
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

scena si svolge intorno a un altare


circolare o un disco con un enor-
me teschio.

Questa scena viene comunemente


interpretata come la raffigurazione
di una cerimonia che aveva luogo
dopo le partite, in cui il capitano di
una delle squadre tagliava la testa
dell’avversario. L’iconografia sugge-
128 risce comunque l’associazione del
gioco della pelota a riti di fertilità: il
sangue veniva offerto alle divinità
affinché il cosmo potesse conti-
nuare il proprio ciclo e la natura
potesse continuare a prosperare.
Il campo da gioco era parte di un
complesso più ampio di edifici.
Nella parte alta del campo, sul lato
orientale, vi era il tempio de los
Tigres, che dominava lo scontro
tra le squadre. Al suo interno era
collocato un santuario oscuro, con
la volta coperta da pitture che raffi-
guravano scene di battaglia, mentre
la parte anteriore del tempio era
costituita da un vestibolo aperto
con tre vani separati da due colon-
ne cilindriche che raffiguravano ser-
L’ A RT E M AYA
penti piumati, con la bocca aperta
appoggiata al suolo.
A est del gioco della pelota vi era il
tempio dei Giaguari, rivolto verso
l’esterno del campo, sulla cui soglia
129
era un trono di pietra a forma di
giaguaro stilizzato.

Tempio Nord del campo da gioco della pelota.


Chichén Itzá (Messico).
Le tombe

La venerazione degli antenati fu di vitale im-


portanza per gli antichi Maya. Tale pratica fu
inaugurata dalle comunità più antiche, quando
durante il Preclassico Tardo il potere e la ric-
chezza cominciarono a concentrarsi nelle mani
di un piccolo gruppo; questo, per mostrare il
suo prestigio e legittimare la sua autorità, co-
minciò a sotterrare i membri più importanti
della famiglia in tombe collocate all’interno di
templi monumentali.
In particolare, la venerazione dei fondatori
delle dinastie reali divenne un mezzo per legit-
timare l’autorità dei successori, che, attraverso
le iscrizioni, registrarono la propria posizione
nella genealogia della famiglia. La decorazione
delle tombe con immagini e testi scritti per-
metteva di immaginare che il re morto rima-
nesse vicino e fosse disponibile a comunicare
con i suoi discendenti.
In alcuni casi è stato possibile dimostrare che
i fondatori delle dinastie regnanti, in passato
considerati figure del mito, fossero esistiti
veramente. A Copán, ad esempio, numerose
iscrizioni nelle sculture, nei vasi e nelle stele
alludono al fondatore della dinastia, Yax K’uk
Mo’, la cui tomba è stata trovata all’interno di
un edificio (il primo di una serie di templi de-
dicati ai sovrani della città) chiamato Hunal. Si
tratta della più antica tomba reale di Copán,
identificata dalle iscrizioni come la “casa” e il
luogo dell’ultimo riposo di Yax K’uk Mo’. Al
suo interno è stato rinvenuto un pregevole
vaso policromo che imita nella forma quelli
prodotti a Teotihuacan, la grande metropoli
del Messico Centrale, vaso su cui il volto del re
è raffigurato con grandi occhiali, simili a quelli
del dio della Pioggia teotihuacano. Sia la forma
del tempio, in stile teotihuacano, che l’immagi-
ne raffigurata sul vaso richiamavano probabil-
mente l’origine straniera del re, collegandola a
31

31. Tomba dello sciamano, 32. Vaso in terracotta


450 d.C. Copán (Honduras). dipinta cosiddetto
“Dazzler” in stile
teotihuacano, da
Copán (Honduras),
450 d.C. circa. Copán,
Instituto Hondureño de
Antropología e Historia.
L’ A RT E M AYA

131
quella lontana e potente città.
L’edificio Hunal fu coperto da uno più ampio, noto con il nome di
Yehnal, costruito in uno stile più simile a quello delle Tierras Bajas del
Classico Antico, e in particolare degli edifici di Tikal. Appena dieci anni
dopo la sua costruzione, questo edificio fu a sua volta seppellito sotto
uno ancora più grande, l’edificio Margarita, secondo la consuetudine
delle popolazioni mesoamericane di costruire un edificio sull’altro fino
a formare una specie di “cipolla” (gli edifici coperti vengono general-
mente chiamati “sub-strutture”).
Nell’edificio Margarita, completamente rivestito di malta e dipinto di
rosso, le iscrizioni riportavano l’emblema del nome del fondatore della
dinastia regnante. Prima di coprire anche questo con un edificio ancora
più grande, la cima venne distrutta per collocarvi la camera funeraria
di una donna importante. Nonostante i testi di Copán non facciano
riferimento a nessuna donna, è possibile che si trattasse della sposa di
Yax Kuk’ Mo’, madre del successivo re di Copán.
Tutti questi edifici formavano le substrutture dell’edificio 16 della città.
A Tikal quasi tutte le tombe dei re della dinastia regnante furono co-
struite in una sola area: la Piazza Centrale, e in particolare nell’Acropoli
Nord, che, come detto in precedenza, divenne poco a poco una ne-
cropoli reale.
Sotto le scale del tempio I è stata trovata la tomba di Jasaw Chan
K´awiil, sepolto nel 734 d.C. insieme a una ricchissima offerta di oggetti
di giada, conchiglie, perle, specchi di pirite, pelli di giaguaro e vasi poli-
cromi; sotto il tempio 73 (in cui sono stati trovati un eccezionale vaso
cilindrico di tessere musive di giada, una spina di pesce con un’iscrizio-
ne e molti altri preziosi oggetti) è stata invece scoperta la tomba di
Yik´in Chan K´awiil (morto nel 746 d.C.). Alcuni autori dubitano che
questo tempio sia la tomba di un re così potente, e propongono che la
vera sepoltura si trovi invece sotto il gigantesco tempio IV.
I corpi dei re erano generalmente accompagnati da sontuose offerte:
Yax Nuun Ayiin I (morto nel giugno del 404 d.C.), sepolto nel tempio
34, in una grande camera scavata nella roccia vergine, era circondato
da un cospicuo numero di vasi policromi che mostrano l’influenza degli
stili del Centro del Messico, carapaci di tartaruga, giada e lo scheletro
di un caimano. Il re era inoltre accompagnato da nove individui sacri-
ficati.
La tomba reale maya più importante trovata finora è quella di Hanab
Pakal II (re di Palenque dal 615 al 683 d.C.), rinvenuta all’interno del
tempio delle Iscrizioni di Palenque. Questo edificio è costituito da una
spettacolare struttura piramidale alta 36 metri, formata da otto corpi
rettangolari sovrapposti e altrettante terrazze, sulla cui cima si trova
34

33. Maschera in stucco. 34. Collana in osso,


Città del Messico, Museo 450 d.C. Copán (Honduras),
Nacional de Antropología. Tomba dello sciamano.
una piattaforma, anch’essa rettangolare, sulla quale si erge il tempio di profilo. Uno di loro rappresentava una donna che tiene in braccio
vero e proprio. All’esterno il tempio è decorato da un fregio inclinato un bambino con un piede a forma di serpente, probabilmente l’erede
che sostiene una cresteria vuota. Il tempio misura 22 per 7 metri ed al trono Kan Balam II, che avrebbe fatto costruire la tomba del padre
è costituito da un portico con volta maya, formato da cinque vani Hanab Pakal II.
molto ampi separati da pilastri, e da una parte posteriore divisa in tre All’inizio degli anni Cinquanta, mentre stava restaurando l’edificio, l’ar-
ambienti. cheologo Alberto Ruz Lhuillier scoprì, sotto la pavimentazione di lastre
I pilastri del porticato del tempio sono decorati con altorilievi model- di pietra dell’ambiente centrale del tempio, i primi gradini di una sca-
lati nello stucco, in cui si distinguono personaggi raffigurati in piedi e linata che conduceva all’interno della piramide. La scalinata, coperta

35

35. Tempio delle 36. Testa in stucco,


Iscrizioni. Palenque dalla tomba di Hanab
(Messico). Pakal II nel tempio delle
Iscrizioni a Palenque
(Messico), 681 circa.
Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
da una volta maya, era stata volontariamente tappata e riempita con altorilievi di stucco che rappresentavano figure antropomorfe, pro-
oltre 300 tonnellate di materiali di scarto; essa portava vari metri al di babilmente i signori dei vari livelli degli inferi che, secondo i Maya, si
sotto del livello della pavimentazione esterna della piazza, al cuore della trovavano al di sotto della superficie terrestre.
struttura, e finiva contro un muro. In questo punto l’archeologo trovò Al centro della camera vi era un enorme sarcofago monolitico che
una cassa di pietra in cui erano stati deposti cinque o sei individui (un conteneva il corpo di Hanab Pakal II, vestito con preziosi ornamenti
bambino, un adolescente, una donna e altri adulti) sicuramente sacrifi- regali e accompagnato da offerte sontuose. Il tutto era stato comple-
cati in occasione della chiusura della tomba. tamente ricoperto con cinabro rosso. Il coperchio del sarcofago era
Nella parete sinistra del corridoio, dissimulata da uno strato di stucco, costituito da una lastra finemente scolpita con una delle immagini più
Ruz individuò una porta monolitica. Quando fu aperta, nel 1952, altri famose di tutto il mondo maya, in cui il sovrano appare nelle vesti del
scalini condussero l’archeologo in una camera funeraria di 9x4 metri, giovane dio del mais.
con il soffitto a volta. Era la prima volta che qualcuno si introduceva Poiché sia l’enorme sarcofago che la lapide non sarebbero mai potuti
nella tomba dal tempo dei Maya. Le pareti erano decorate con nove passare attraverso le strette scalinate di accesso alla camera funeraria,
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

37
136

37. Lastra incisa con 38. Maschera della


scrittura ideografica, dal Regina Rossa, dalla
tempio delle Iscrizioni tomba della Regina
di Palenque (Messico). Rossa nel tempio XIII
Collezione privata. di Palenque (Messico).
Palenque, Museo Alberto
Ruz Lhuillier.
la piramide fu sicuramente costruita intorno alla tomba, dopo la morte patii. Le pratiche legate alla sepoltura (posizione, trattamento, offerte
del re. Oltre a questa spettacolare tomba, a Palenque ne sono state associate, disposizione) variarono nel tempo.
trovate molte altre. Famosa è quella, recentemente scoperta, della Nello Yucatán, dove lo sviluppo fu molto più tardo, raggiungendo l’api-
Regina Rossa, localizzata in una struttura all’interno del tempio XIII, ce nel Postclassico, secondo fonti importanti, come il libro scritto dal
adiacente a quello delle Iscrizioni. Anche questa presenta una camera vescovo spagnolo Diego de Landa nel XVI secolo, esisteva l’abitudine
funeraria a volta e un grande sarcofago, ma non vi sono iscrizioni che di cremare i morti, mettere le ceneri in urne di ceramica e depositarle
permettano di identificare ulteriormente il personaggio sepolto, una nei riempimenti degli edifici. 
donna, che indossava una raffinatissima maschera e una collana di ma- Grazie alle ricerche archeologiche è stato scoperto che i Maya di
lachite e giada. Il corpo e il sarcofago erano coperti da cinabro, da cui questa zona avevano anche l’abitudine di seppellire i morti all’interno
il nome di Regina Rossa attribuito alla salma. Ad accompagnarla, due di xultunes, cavità naturali nel terreno che venivano ingrandite e rive-
personaggi sacrificati, un bambino e una donna adulta, i cui corpi erano stite di malta perché vi si potesse accumulare l’acqua piovana. Dopo
posti ai lati del sarcofago. La ceramica rinvenuta e le similitudini archi- alcuni anni, nonostante il consolidamento costante, queste cisterne
tettoniche tra questo edificio e quello delle Iscrizioni indicano che la non potevano più essere impiegate per lo scopo originario, e quindi si
persona sepolta visse nella stessa epoca di Hanab Pakal II. Studi recenti utilizzavano per seppellirvi i morti.
tendono a identificarla con Tz´akbu Ahau, sposa del re. Alcune tombe maya presentano resti importanti di pittura murale:
Anche in molti altri siti del periodo Classico (Yaxchilán, Piedras Ne- famose sono quelle di Río Azul, le cui pitture sono molto più belle
gras, Río Azul) sono state scoperte tombe monumentali di membri degli oggetti presenti nelle offerte funerarie. A Palenque, una tomba
importanti delle famiglie regnanti. Le persone di rango sociale inferiore nel tempio XX, che ancora non è stata scavata, presenta pitture su
seppellivano invece i propri morti nelle case, sotto il pavimento o nei tutti i muri.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

39
138

39. Tomba della Regina 40. Maschera in giadeite,


Rossa al momento conchiglia e ossidiania,
della scoperta nel 1994, dalla tomba della Regina
particolare. Palenque Rossa nel tempio XIII
(Messico), Tempio XIII. di Palenque (Messico).
Palenque, Museo Alberto
Ruz Lhuillier.
Analisi dell’opera TOMBA DI HANAB PAKAL II
periodo Classico Tardo, 683 d.C.
Palenque, tempio delle Iscrizioni

Hanab Pakal II, il più famoso re di Palenque,


che regnò dal 615 al 683 d.C., riposava in
una tomba fatta costruire dal figlio Kan Ba-
lam II all’interno del tempio delle Iscrizioni.
Il corpo del re giaceva in un sarcofago mo-
nolitico le cui pareti erano decorate con
dieci piante che sembravano nascere dalla
terra. Ognuna di esse era accompagnata da
un glifo che si riferiva ai componenti della
famiglia reale: i nomi del padre e della ma-
dre del re comparivano due volte, quello
della nonna una volta, quelli di vari antenati
le restanti volte. Il corpo del re era ador-
nato da una maschera funeraria di giada,
collane, orecchini, braccialetti, anelli e altri
oggetti preziosi.
Sotto il sarcofago erano stati deposti due
bellissimi ritratti modellati in stucco, dei
quali uno rappresentava il re e l’altro una
delle sue spose.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

140
Il sarcofago era coperto da una grande
lastra di pietra rettangolare (3,8x2,2
metri), che pesava 5 tonnellate circa,
scolpita sia nella parte superiore che in
quelle laterali. Sui lati vi erano iscrizioni
che riportavano il nome del re e le date
importanti della sua vita e di quella di
alcuni dei suoi antenati. Sulla superficie
superiore era raffigurato il re appoggia-
to su un grande teschio, il simbolo del
mondo dei morti, mentre dal suo ventre
nasce una pianta a forma di croce, sulla
quale si attorciglia il corpo di un enorme
serpente bicefalo. Dalle fauci del serpen-
te nascono le immagini degli dei protet-
tori dei re di Palenque. Sulla cima della
pianta un uccello mitologico rappresenta
il mondo celeste. Questa immagine sim-
boleggia uno dei momenti del percorso
del re defunto verso il regno dei morti. Il
re sprofonda infatti nelle fauci del mostro
terrestre (il mondo dei morti) e nasce
come dio giovane del mais (la pianta
che nasce dal suo corpo) per entrare
a far parte della schiera degli antenati
divinizzati.
La scena è incorniciata da una banda con
i simboli di alcuni fenomeni astronomici
(il sole, la luna, Venere, alcune costella-
zioni) e, nella parte superiore e in quella
inferiore, da figure umane, probabilmen-
te funzionari importanti della corte di
Hanab Pakal II.
L’ A RT E M AYA

141
Le città

Sulle caratteristiche e sullo status politico dei centri maya precolom-


biani, e quindi sul loro grado di urbanizzazione, esistono divergenze
di opinioni. Secondo alcuni archeologi, infatti, i siti erano di piccole
dimensioni e avevano una scarsa specializzazione produttiva e com-
merciale. Le città erano i luoghi in cui si utilizzavano materie prime e
prodotti elaborati nella periferia, e avevano come funzione principale
quella di essere il luogo di residenza dei re e la sede dell’autorità
pubblica e delle attività rituali a essa correlate. In base a questa tesi, la
tipica città maya precolombiana era parte di uno stato segmentato,
di un’organizzazione politica in cui l’integrazione tra le componen-
ti del sistema era fragile, e ciascuna di queste parti non faceva che
replicare in scala minore le caratteristiche del centro principale. Per
questo l’architettura dei siti minori, e addirittura le costruzioni nelle
aree periferiche imitavano quelle dei siti maggiori, sia nelle forme che
nelle funzioni. In questo sistema il potere centrale poteva esercitare
un’influenza simbolica e rituale su un’area relativamente grande, ma
era incapace di consolidare un controllo politico reale su di essa.
Altri studiosi sono invece convinti che fra le città maya precolombiane
vi fossero capitali di stati potenti. Secondo questa interpretazione, le
città furono la sede di dinastie reali capaci di controllare in modo
efficace, politicamente, ideologicamente e amministrativamente i siti
minori delle rispettive aree di influenza. Queste capitali erano quindi
centri di controllo politico ed economico di popolazioni numerose, in-
dipendentemente dalla loro funzione rituale e dalla loro pianificazione
urbana. Il volume notevole di costruzioni che si trova al loro interno
indicherebbe l’esistenza di una capacità di gestione amministrativa si-
gnificativa ed efficiente, come dimostrano i ritrovamenti archeologici
all’interno di siti come Tikal, Copán, Palenque e Chichén Itzá.
Tra il Preclassico Tardo e il Classico Antico la società maya passò da
forme di organizzazione molto semplici a forme più complesse, alla
base delle quali stava la volontà delle classi egemoni di affermare il
carattere sacro del potere e dunque la rigidità di tutta la gerarchia
sociale che si stava formando.
Questa nuova organizzazione politica e sociale si manifestò attraverso
un programma costruttivo caratterizzato da una chiara pianificazio-
ne urbana e dalla costruzione di edifici pubblici di grandi dimensioni
decorati con pitture e sculture e che trasmettevano le nuove idee.
Questa trasformazione del paesaggio urbano cominciò nelle Tierras
Bajas fin dal VI secolo a.C., quando si prese a decorare regolarmente
41

41. Palazzo del govenatore,


particolare dell’arco
decorativo della facciata
est, IX-X secolo. Uxmal.
le facciate degli edifici principali con esseri mitologici. raffigurati ritratti dinamici e realistici di re che partecipano a differenti
Molti edifici pubblici furono disposti in modo da formare delle piazze, attività (militari, di corte, rituali).
dove poteva riunirsi un folto pubblico per assistere a eventi politici e Le città maya erano generalmente costituite da un “centro”, formato
religiosi. da uno o più gruppi di edifici, e da complessi periferici collegati al
Queste piazze e gli edifici che le circondavano facevano da scenari primo da strade. Si trattava quindi di città “disperse” in cui la distri-
sullo sfondo dei quali si trasmettevano messaggi politici e religiosi spe- buzione delle diverse aree rispondeva in genere alla morfologia del
cifici, raffigurati simbolicamente da immagini e iscrizioni sulle facciate terreno.
ornate di sculture, bassorilievi o pitture. Gli edifici di Palenque, ad Di seguito vengono illustrate, in ordine cronologico, alcune delle prin-
esempio, esibiscono ancora bellissimi bassorilievi di stucco in cui sono cipali città maya.

L’ A RT E M AYA

42
143

42. Veduta delle rovine di


Toniná (Messico).
El Mirador mascheroni policromi di stucco, che presentavano alcuni caratteri felini a
cui si deve il nome del complesso. Il secondo gruppo monumentale del
L’esempio più antico di grande città maya è il sito di El Mirador, situato al sito, il Complesso Danta, è situato a oriente. È formato da una grande
centro-nord delle Tierras Bajas, in prossimità della frontiera tra il Messico acropoli situata su una collina naturale e nel suo insieme costituisce uno
e il Guatemala, lungo il fiume che porta lo stesso nome del sito. Il momen- dei complessi più grandi di tutta l’area maya in epoca precolombiana. Al
to di maggiore splendore di El Mirador fu durante il periodo Preclassico suo interno la piramide Danta, con i suoi 77 metri di altezza, è la più alta.
Tardo, tra il 350 a.C. e il 150 d.C., quando fu costruita la maggior parte Nel sito di El Mirador compaiono per la prima volta le strade, che ca-
degli edifici monumentali. Nel 150 d.C., per cause ancora sconosciute, il ratterizzeranno l’urbanistica maya dei secoli successivi, che servivano per
sito fu abbandonato improvvisamente e solo durante il Classico Tardo fu collegare i siti principali con quelli secondari e unire tra loro le aree più
nuovamente occupato per un breve periodo. Nel momento di massi- importanti di uno stesso sito: a El Mirador vi è infatti una strada che col-
mo splendore la città raggiunse un’estensione di 16 chilometri quadrati lega il complesso Danta con quello di El Tigre, e altre che partendo dal
e probabilmente fu popolata da varie decine di migliaia di persone. Gli centro della città si dirigono a Tintal e a Nakbé, situati a circa 8 chilometri
edifici monumentali furono costruiti soprattutto nell’area centrale del sito, di distanza. Le dimensioni dei siti, la densità della popolazione e l’esistenza
che occupava quasi 4 chilometri quadrati ed era costituita da due gruppi di strade che collegano i vari centri della valle del fiume Mirador sono tali
di edifici che si trovavano a 2 chilometri di distanza l’uno dall’altro, il co- da far ipotizzare agli studiosi che già in questo periodo esistesse una socie-
siddetto “Gruppo Ovest” e il “Complesso Danta”. Il Gruppo Ovest era tà articolata, con una organizzazione di tipo statuale. Poco si sa della vita
costituito da una piazza centrale intorno a cui si distribuivano il complesso quotidiana della gente comune, di questa come delle altre città maya del
El Tigre, l’Acropoli Centrale e altri tre complessi: il Gruppo Cascabel e i periodo. Gli archeologi hanno infatti lavorato soprattutto nelle aree cen-
complessi Monos e Tre Micos. Quest’ultimo faceva parte tra l’altro di una trali e più monumentali del sito, trascurando le aree periferiche. È molto
muraglia che separava il Gruppo Ovest dal resto del sito. All’interno del probabile che quello che è stato riportato alla luce fossero le costruzioni
Gruppo Ovest, il complesso di El Tigre è il più spettacolare, con una pi- pubbliche, ma che il centro monumentale fosse parte di un insediamento
ramide alta circa 55 metri, su cui furono costruiti tre templi. Alla piramide molto più grande, composto soprattutto da edifici residenziali costruiti in
monumentale era addossata una piccola struttura decorata con grandi materiali deperibili e perciò andati in gran parte perduti.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

43
144

43. Disegno ricostruttivo


del cosiddetto complesso
di El Tigre. El Mirador
(Guatemala).
44

Tikal abitanti durante il momento di massimo splendore (periodo Classico).


I templi I e II sono fra gli edifici più belli e imponenti di Tikal. Furono
L’area degli edifici monumentali con funzioni pubbliche (religiose e am- costruiti intorno alla Grande Piazza verso il 700 d.C. dal re Hasaw Chan
ministrative) di Tikal raggiunge, come a El Mirador, un’estensione di circa Ka´wiilsi. Vicino si trovava il complesso monumentale noto con il nome
16 chilometri quadrati. In questa zona, formata da palazzi e da grandi di Acropoli Centrale, edificio amministrativo e cerimoniale, ma anche
piattaforme piramidali, che era attraversata da ampie strade, vivevano residenza della dinastia che regnò a Tikal negli ultimi secoli del suo splen-
probabilmente oltre 10.000 persone. dore (Classico Tardo).
Intorno al centro, lontane le une dalle altre, vi erano numerose aree L’Acropoli Nord fu invece utilizzata per più di mille anni: la parte più
residenziali, costruite soprattutto in materiali deperibili e collocate sul- antica è contemporanea ai complessi Danta ed El Tigre del Mirador e fu
la cima di piccole colline, circondate da depressioni del terreno, che si costruita nel Preclassico Medio, mentre quella più recente risale al perio-
inondavano durante i lunghi mesi della stagione delle piogge. In queste do Classico Tardo, come la maggior parte degli edifici del sito.
aree periferiche viveva forse buona parte della popolazione, che a Tikal Dalla piazza centrale, sede delle principali attività cittadine, si diramavano
raggiunse probabilmente le 50.000 unità. La superficie occupata dal cen- le strade che collegavano questa alle altre parti delle città. La strada verso
tro e dalle aree residenziali disperse raggiungeva complessivamente i ovest raggiungeva infatti il tempio IV, che era la piramide più alta di Tikal
63 chilometri quadrati circa ed era protetta, a nord e a sud del sito, da (65 metri), mentre altre strade conducevano verso nord, al Gruppo H, L’ A RT E M AYA
muraglie e fossati che avevano una chiara funzione difensiva. dove si trovavano le Piramidi Gemelle, costruite per celebrare la fine
La grande varietà delle costruzioni riflette la diversificazione delle funzioni di un katún, periodo di venti anni del calendario maya. A Tikal tra gli
e delle attività svolte nella città (commerciali, produttive, amministrative, anni 633 e 790 d.C. furono costruiti sette complessi con lo stesso fine
rituali e residenziali), e le enormi differenze sociali che esistevano tra gli celebrativo.
145

44. Veduta del tempio II e,


sulla destra, dell’Acropoli
Nord. Tikal (Guatemala).
Copán ne della valle fu probabilmente, nel momento di massima espansione,
all’inizio del IX secolo d.C., di circa ventimila abitanti.
Il Nucleo Centrale o Gruppo Principale di Copán copre una superficie All’interno del sito esistevano due zone con una densità della popo-
di circa 12 ettari e consiste in una serie di edifici di grandi dimensioni lazione molto diversa. L’area che si trovava nel raggio di circa un chi-
costruiti intorno a piazze, nelle quali si trovavano spesso stele e altari. A lometro dal centro del Gruppo Principale formava il nucleo urbano,
nord era localizzata la grande Piazza delle stele, un’ampia area aperta, che era densamente abitato. A questa zona apparteneva la maggior
delimitata da piattaforme a gradoni, che costituiva lo spazio pubblico parte della architettura monumentale, compresi i complessi periferici.
più importante della città in cui si riuniva la popolazione per assistere Alcuni di questi ultimi erano quartieri per personaggi di spicco, come il
a eventi politici e rituali. Verso sud si trovava l’“Acropoli”, un insieme di cosiddetto Gruppo 9N-8, o Le Sepulture che si trovava a est del Grup-
complessi residenziali distribuiti intorno a patii chiusi e a grandi piatta- po Principale, ormai fuori dalla città. Il complesso era formato da patii,
forme. In quest’area le costruzioni, per un arco di tempo di quasi 400 piattaforme, case e comprendeva un palazzo magnificamente decorato
anni, si sono sovrapposte le une alle altre, fino a formare una specie di in cui risiedeva probabilmente il capo della famiglia allargata che viveva
collina artificiale che ha dato origine al nome di Acropoli. Qui coesiste- nel complesso.
vano, accanto alle abitazioni sontuose destinate all’élite, quelle per gente La seconda zona aveva una densità di costruzioni e quindi di popolazio-
di classi inferiori. ne molto minore, che diminuiva via via che ci si allontanava dal centro
Il sito di Copán si estendeva molto oltre i limiti del Gruppo Principale, della città, sfumando in una sorta di area rurale scarsamente popolata.
in tutta la valle circostante, dove sono stati trovati più di 3400 edifici Tranne che per la presenza di due strade che conducevano al Grup-
molto diversi tra loro, tante strade e numerosi appezzamenti di terreno po Principale, nel complesso a Copán non vi sono indizi dell’esistenza
con terrazzamenti, evidentemente destinati all’agricoltura. La popolazio- di un progetto urbanistico complessivo che prevedesse la costruzione
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

45
146

45. Veduta del campo


da gioco della pelota,
periodo Classico. Copán
(Honduras).
dei complessi residenziali e dei templi in tutta
la valle, e la città fu probabilmente il risultato di
ampliamenti successivi dovuti all’aumento della
popolazione.
La distribuzione degli edifici nel territorio di
Copán è molto simile a quella dei gruppi di case
delle comunità maya contemporanee. Per questo
alcuni studiosi hanno supposto che i complessi
residenziali di Copán fossero abitati, come quelli
attuali, da gruppi familiari autosufficienti, ciascu-
no dei quali aveva case, campi, orti e giardini. Gli
archeologi hanno individuato nella valle almeno
venti complessi residenziali di diverse dimensioni
e status sociale.
Nel IX secolo d.C. Copán presentava le carat-
teristiche di una città: aveva una popolazione
numerosa, concentrata in un’area relativamente
piccola. Non è però stato dimostrato del tutto
che vi fosse una vera specializzazione produttiva
nei 20 complessi presenti nella valle. Le comunità
rurali possedevano infatti, nelle immediate vici-
nanze delle case, aree destinate alla coltivazione
per l’autoconsumo, e solo negli insediamenti che
formavano il nucleo centrale sono state rinvenute
tracce della presenza di specialisti: scribi, ceramisti,
lapidari.
Esistono però alcuni complessi che dovettero
essere specializzati nella lavorazione di conchi-
glie marine per la fabbricazione di ornamenti. Il
ritrovamento in tutta la valle di laboratori che uti-
lizzavano pietra vulcanica testimonia, inoltre, l’im-
portanza della produzione di strumenti litici che
evidentemente erano impiegati sia dagli abitanti
di Copán che da quelli dei siti vicini.
Copán era situata all’estremità meridionale del-
l’area maya e aveva frequenti rapporti con altri
siti della valle del fiume Motagua, come Quirigúa.
È dunque probabile che avesse un ruolo impor-
tante nella circolazione e commercializzazione
dei prodotti che dalle Tierras Altas del Guatema-
la giungevano attraverso il fiume al cuore delle
Tierras Bajas Mayas, il Petén.
46

46. Stele H, particolare


del volto del re
Waxaklahun-Ubah-
K’awil, 731 d.C. Copán
(Honduras).
Palenque

Palenque è situata a circa 145 metri sul livello del


mare, alle falde della Sierra del Chiapas, in una del-
le zone con maggiori precipitazioni delle Tierras
Bajas Mayas.
Ciò ha avuto effetti nella distribuzione degli edi-
fici della città, che dominava una stretta valle di
180 ettari, solcata da un modesto fiume di acque
perenni ai cui lati erano coltivabili suoli molto pro-
duttivi. Qui non vi sono tracce di un insediamento
consistente, ma si riscontra la presenza di vari si-
stemi di agricoltura intensiva.
Palenque è relativamente isolata: a nord vi è un
sistema di piccole colline che furono abitate so-
prattutto durante l’ultimo periodo di occupazione
del sito (750-850 d.C.), dietro le quali si estende
una vasta pianura di terre alluvionali che formano
le Tierras Bajas nordoccidentali. Verso sud il sito è
invece delimitato dalle montagne che formano la
Sierra del Chiapas.
Nella regione non esistono altri centri paragonabili
a Palenque per estensione e volume delle costru-
zioni. Fra i siti più vicini il maggiore è Comalcalco, a
90 chilometri verso nord, mentre Pomoná è a 75
chilometri a nord-est. Questo relativo isolamento
mantenne Palenque, almeno nelle prime fasi del
suo sviluppo, al margine dei conflitti e della inten-
sa concorrenza che travagliavano le altre regioni
delle Tierras Bajas.
Lo sviluppo relativamente tardo e la distribuzione
degli edifici che è diversa da quella degli altri siti
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

maya della stessa zona suggeriscono una coloniz-


zazione dell’area da parte di gruppi provenienti
dal Petén.
Nell’ultima fase di sviluppo Palenque occupava
una superficie di 200 ettari e vi erano almeno
1500 strutture. Nel momento di massima espan-
sione della città, tra il 750 e l’850 d.C., il numero
di abitanti raggiungeva probabilmente un numero
compreso tra i 6000 e gli 8000 individui. Palenque
fu abbandonata verso la metà del IX secolo d.C.
47
148

47. Veduta delle piramidi


del Gruppo della Croce,
Palenque (Messico). Da
sinistra a destra: il tempio
della Croce, il tempio
della Croce Fogliata e il
tempio del Sole.
L’ A RT E M AYA

149
Non si sa però se il processo di progressivo abbandono dei diversi bilmente questi gruppi erano a loro volta parte di unità amministrati-
settori della città sia stato lento. ve più grandi, delle specie di quartieri.
Palenque fu costruita adattandosi alla topografia della zona, su una Non si hanno dati sufficienti sulla loro organizzazione interna né sulle
serie di tre terrazze naturali. Probabilmente per questo non ebbe una loro reciproche relazioni. Sulla base di dati etnografici è stato propo-
crescita radiale come altre città maya, ma si sviluppò principalmente in sto che questi complessi fossero simili ai sian otot dei contemporanei
direzione est-ovest. La seconda di queste terrazze divenne progressi- Maya Chortí o agli attuali sna degli abitanti di Zinacantan, dove fami-
vamente il centro della città ed è qui che si trova il maggior numero di glie estese e individui non imparentati tra loro vivono in gruppi di case
edifici, destinati a funzioni rituali, amministrative, politiche e residenziali. disposte intorno a quella centrale, abitata dalla persona di maggior
Nel suo punto nevralgico si trovava il Palazzo, dove risiedeva la corte prestigio, che discende più direttamente dal fondatore del gruppo
reale. residenziale.
Palenque, come altre città delle Tierras Bajas maya, era formata da un La maggior parte degli edifici di Palenque in epoca precolombiana
settore che aveva una pianta formalizzata, e da un altro non pianifica- aveva prevalente funzione residenziale e produttiva volta a soddisfare
to, dove gli edifici erano distribuiti in modo casuale. le esigenze della comunità. Essi erano molto simili come composizio-
Nell’insieme la città era formata, come Tikal e altre, da moduli costituiti ne: presentavano edifici di carattere domestico e rituale, ma al loro
da gruppi di edifici organizzati intorno a piazze centrali, che formavano interno erano molto vari.
complessi di diversa grandezza, ma simili per forma e funzione. Proba- Il Gruppo della Croce era, senza dubbio, collegato alla famiglia gover-
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

48
150

48. Palazzo, cortile


interno. Palenque
(Messico).
nante di Palenque. La mole delle costruzioni, la dimensione degli spazi esempio, gli Edifici 1 e 3 presentano file parallele di ambienti divisi e
aperti, la qualità artistica dei monumenti e l’importanza delle iscrizioni coperti con volte dove sono stati trovati materiali associati ad attività
e delle immagini raffigurate negli edifici che compongono il Gruppo domestiche, mentre l’Edificio 2 aveva sicuramente carattere rituale.
della Croce sono molto maggiori rispetto a quelle di tutti gli altri Qui sono infatti state trovate tre sepolture all’interno di ciste e i resti
gruppi della città, tranne gli edifici del palazzo e quelli del tempio delle di incensieri composti.
Iscrizioni. Inoltre la presenza di pannelli decorativi sui quali vengono La stessa coesistenza di edifici con funzioni domestiche e rituali carat-
raffigurati i membri della famiglia regnante di Palenque e di iscrizioni terizza anche gli altri gruppi.
che narrano gli avvenimenti importanti della loro vita sembra indicare Questo tipo di rinvenimenti, pur incompleti sotto molti aspetti, indi-
una stretta connessione tra questi edifici e la famiglia governante di cano lo svolgersi di attività diverse, soprattutto economiche e rituali,
Palenque. all’interno di ogni gruppo residenziale. Il fatto che tutti i gruppi avesse-
È comunque sorprendente, a prescindere dalle ovvie differenze quan- ro caratteristiche architettoniche simili dipendeva probabilmente dal
titative e qualitative, la somiglianza fra le strutture di questo complesso fatto che tra i diversi gruppi non esisteva una differenza funzionale e
e quelle degli altri complessi residenziali che formano la città. che le differenze nel numero e nel volume delle strutture, nei materiali
Confrontando il materiale di scavo di una parte di questi Gruppi (B, C costruttivi utilizzati e nelle decorazioni dipendevano dal diverso grado
e IV) si possono stabilire alcuni parallelismi sulla distribuzione generale di sviluppo del complesso e ancor più dai differenti livelli di status
degli edifici, e sulle attività realizzate al loro interno. Nel Gruppo C, ad sociale degli abitanti.

L’ A RT E M AYA

49
151

49. Palazzo, cortile


interno, particolare del
bassorilievo raffigurante
dei prigionieri. Palenque
(Messico).
Chichén Itzá dagli antichi Maya durante tutto l’anno per la coltivazione intensiva.
Poiché questa è un’area calcarea, tali depressioni venivano utilizzate
Chichén Itzá è situata nel centro-nord della penisola dello Yucatán. anche come cave di pietra calcarea impiegata per costruire.
La struttura della città è data dall’integrazione di elementi paesaggi- I gruppi di strutture più importanti della città furono edificati in
stici naturali, come depressioni del terreno, cenotes, chultunes, grot- prossimità di questi luoghi di approvvigionamento di acqua pota-
te, cave di pietra, e da elementi architettonici che vi si sono adattati, bile, ricchi di suoli fertili e di cave di materiali per la costruzione. In
come i numerosissimi edifici, le piazze e le strade. particolare, i due cenotes di Chichén Itzá, il cosiddetto cenote sacro
In particolare, le depressioni naturali (cavità che si sono formate a e il cenote Xtoloc, si trovano al centro del sito, nell’area in cui vi è la
causa del collasso del terreno carsico di cui è costituita la penisola maggiore concentrazione di strutture.
dello Yucatán) sono gli elementi dominanti del territorio su cui fu Chichén Itzá fu occupata ininterrottamente dal periodo Preclassico
costruita la città. Alcune di queste depressioni, profonde più di 20 al Postclassico, ma fu solo alla fine del periodo Classico che si tra-
metri, in cui il collasso del terreno ha portato alla luce l’acqua del li- sformò in una città complessa. Verso il 700 d.C. il sito subì un cam-
vello freatico, prendono il nome di cenotes e sono state sfruttate fin biamento repentino, come avvenne anche in altri siti del nord dello
dall’antichità per l’approvvigionamento di acqua potabile. All’interno Yucatán, e nel periodo compreso tra il 900 e il 1050 d.C. divenne il
di alcune depressioni si sono accumulati suoli molto fertili, utilizzati centro più importante del nord della penisola, mettendo in ombra
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

50
152

50. Tempio dei Guerrieri,


X-XII secolo. Chichén Itzá
(Messico).
gli altri siti che erano stati fino a quel momento i centri di potere uniti all’area centrale da strade. La presenza di edifici monumentali
della regione, come Uxmal e Kabah. nell’area della Gran Nivelación e il sistema di strade indicano che
I resti delle strutture della fase più antica del sito di Chichén Itzá Chichén Itzá raggiunse in questa fase un alto livello di complessi-
(700-900 d.C.) si trovano nel Complesso delle Monache, nel Grup- tà. La città era infatti il luogo dove risiedevano la famiglia reale, i
po dell’Ossario, nel Gruppo del Sudest, nei templi dei Tre e Quattro burocrati e altri specialisti come sacerdoti, guerrieri, mercanti e i
Architravi, nel Gruppo della Serie Inicial, nella Piattaforma Ho’ Che. produttori di alimenti.
Il Complesso delle Monache fu infatti il primo centro politico e am- Chichén Itzá era una città molto estesa, in cui i gruppi di strutture,
ministrativo della città e il luogo in cui in questo periodo venivano gli edifici monumentali e i complessi residenziali si alternavano ad
svolte le attività cerimoniali, giudiziarie e diplomatiche. aree vuote, campi coltivati, depressioni utilizzate per l’agricoltura e
Durante la fase più tarda (900-1050 d.C.) il centro della città si fonti d’approvvigionamento di acqua. Sessantanove strade univano
spostò nell’area nota con il nome di Gran Nivelación (il grande tra loro i diversi gruppi di strutture residenziali che erano sparsi su
livellamento). Qui vennero costruiti gli edifici più famosi di Chi- un’area di 30 chilometri quadrati circa, e davano coesione alla città.
chén Itzá: il tempio di Kukulkan detto anche El Castillo, il Gioco L’estensione di Chichén Itzá e la complessità delle strutture rinve-
della pelota, il tempio dei Guerrieri e il tempio delle Colonne. Allo nute fanno pensare che nella città abitasse una popolazione molto
stesso periodo risale la costruzione di gruppi periferici che erano numerosa.

L’ A RT E M AYA

51
153

51. Complesso delle


Monache, particolare
della porta con
decorazioni zoomorfe.
Chichén Itzá, (Messico).
5. La pittura

I
Maya, durante vari millenni,
decorarono con pitture di
straordinaria bellezza edifici,
raffinati vasi di ceramica e scul-
ture. Sfortunatamente, la mag-
gior parte di queste opere ci sono
giunte molto rovinate e frammenta-
rie, e solo una minima traccia del loro
splendore originario è ancora visibile.
Come è logico, si sono conservate mol-
to meglio le pitture murali che rivesti-
vano l’interno degli edifici (muri di case,
interni delle volte) rispetto a quelle che
ne decoravano l’esterno, cancellate per
sempre dagli agenti atmosferici. Sulle
sculture restano solo piccoli frammenti
del rivestimento di calce dipinta.
Notevoli sono le differenze stilistiche,
tecniche e cromatiche che questi fram-
menti testimoniano, ma la loro conser-
vazione casuale ne rende molto difficile
lo studio e la classificazione.
In questo desolante panorama emer-
gono poche, magnifiche eccezioni, che
permettono di avere una idea della L’ A RT E M AYA
qualità delle pitture e della grande
espressività raggiunta dai Maya preco-
lombiani.

155

1. Pittura murale 2. Vaso cilindrico


raffigurante personaggi policromo con
della nobiltà riccamente personaggio seduto.
abbigliati, particolare. Roma, Museo Preistorico
Bonampak, Messico. ed Etnografico Pigorini.
Tempio delle Pitture,
stanza 3, lato nord.
La pittura murale Nonostante la rappresentazione pittorica bidimensionale, la pittura
maya è capace di creare spazi illusori.
Alcuni complessi di pitture murali, grazie alle dimensioni e al nu- Tra gli antichi Maya esisteva una lunga tradizione artistica forma-
mero di frammenti conservati, hanno permesso di ricostruire le lizzata e probabilmente esistevano “botteghe” o scuole di pittura
tematiche, l’iconografia e le tecniche della pittura maya. che, grazie alla trasmissione delle conoscenze da una generazione
Le pitture del tempio I di Bonampak, in Chiapas, delle tombe di all’altra, raggiunsero uno sviluppo e un grado di perfezionamento
Río Azul, in Guatemala, quelle che decoravano diversi edifici della della tecnica capace di composizioni magistrali.
Costa Orientale della Penisola dello Yucatán, e quelle recentemen- Gli studiosi hanno cercato a lungo di capire quale tecnica pittorica
te scoperte a San Bartolo e Calakmul rappresentano infatti casi e quali materiali i Maya utilizzassero. Non si tratta infatti di affreschi,
eccezionali di conservazione di questa tecnica artistica. in cui i pigmenti sono applicati sul muro quando è ancora umido.
Le pareti e i tetti degli edifici erano decorati da pitture che face- Prova di ciò sono la sovrapposizione di strati pittorici molto fini,
vano parte integrante dell’architettura e della tecnica costruttiva: con disegni e colori diversi, su una stessa parete, e il fatto che in
il rivestimento in malta dei muri serviva infatti come base per la alcune pitture siano riconoscibili “pentimenti” e “trasparenze”.
pittura murale, base su cui erano applicati i colori. A Bonampak, in Chiapas, lo studio delle pitture ha permesso di ipo-
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

3
156

3. Pittura murale
raffigurante il volto di
profilo di un individuo,
particolare, periodo
Tardo Classico. Yaxchilán
(Messico), struttura 40,
parete interna.
tizzare che fossero state realizzate a secco o a tempera, utilizzando erano applicati secondo la tecnica della “trasparenza”, cioè con
leganti organici ottenuti dalla selva tropicale in cui si trovava il sito. una sovrapposizione di strati di pigmenti di colori diversi, la cui
Si procedeva probabilmente nel modo seguente: i muri venivano sintesi visiva finale era fatta dall’occhio dello spettatore. Per fare
rivestiti da uno spesso arriccio di malta molto bianca ottenuta me- un esempio, il colore azzurro-verde brillante delle piume di quetzal
scolando la calce con un lattice ricavato dalla corteccia di un albe- (un uccello comune nell’area maya) era ottenuto collocando sullo
ro, lo jolol (ribattezzato dagli Spagnoli “il susino di questa terra”), che sfondo bianco un fine strato di pigmento ocra e su questo un altro
le conferiva una grande plasticità e capacità di aderire al muro, e la strato verde e infine uno blu. Questa sovrapposizione permetteva
faceva seccare molto lentamente. Successivamente, si stendeva un non solo di riprodurre il colore reale delle piume, ma anche di
fine strato di calce quasi pura, e sopra questo si applicavano i pig- renderne la consistenza.
menti, fissati poi con leganti come gomme cristallizzate (ottenute Tra tutti i colori utilizzati dai Maya celebre è il cosiddetto “blu
da alberi) macinate e disciolte in acqua, e gomme liquide prodotte maya”, simile al turchese. Il pigmento veniva preparato mescolan-
da alcune orchidee. do l’indigo (ottenuto da una pianta) con una argilla praticamente
In tali pitture si sono identificate 28 combinazioni diverse di pig- trasparente, a cui si deve un’impressione di lucentezza. Questa ar-
menti, che permettavano una grande varietà cromatica. I colori gilla si trova solo in alcune zone dell’area maya: nelle cave di Ticul

4. Pittura murale con una


figura umana di profilo,
forse un prigioniero,
particolare, periodo Tardo
Classico. Dzibilnocac
(Messico).
e Izamal nello Yucatán e di Atitlan in Guatemala, e per questo il menti terrosi estratti addirittura dai sedimenti delle grotte e negli
colore è stato chiamato “blu maya”. A differenza di altri colori di xultunes. Tra i colori impiegati, i rossi avevano una grande varietà di
natura organica, è molto stabile e duraturo e si è conservato fino toni, dall’arancione a tonalità molto scure. Nell’affresco di Bonam-
ai nostri giorni. pak sono state usate due tonalità di rosso diverse per definire spazi
A Bonampak furono creati sette toni distinti di questo colore, pro- e figure. Era usato anche il bianco, molto difficile da ottenere dal
dotti riscaldando il pigmento a varie temperature. La stesura del punto di vista tecnico. Per dipingere i murali, gli artisti disegnavano
colore, che brillava come se emanasse luce, permise di ottenere sul fine strato di malta le immagini con tinta rossa annacquata,
effetti simili a quelli dell’acqua o del cielo. In alcuni punti al blu fu realizzando delle specie di sinopie. Successivamente altri pittori o
aggiunta un po’ di ematite (rossa) per ottenere un colore violaceo, i loro aiutanti dipingevano di blu e di rosso gli spazi dello sfondo e
che secondo alcuni studiosi era scelto per rappresentare il sole i personaggi disegnati. Infine i maestri tracciavano in nero o rosso
dell’alba o del tramonto. il contorno delle figure e completavano le parti che avevano bi-
Quasi tutti gli altri pigmenti utilizzati nella pittura sono inorganici, sogno di una maggiore precisione nel dettaglio, come i volti e le
ottenuti principalmente da terre locali. La loro varietà dimostra che mani. All’interno delle scene si possono distinguere i tratti di mani
persone che avevano una conoscenza approfondita della natura e esperte di “maestri” o grandi pittori che avevano notevoli capacità
delle qualità delle terre da utilizzare come pigmenti effettuavano ad esempio nel captare il movimento del corpo umano: uno di loro
una ricerca sistematica in tutta la selva. I pittori maya usavano pig- dipinse i muri nord delle camere 1 e 2 di Bonampak.

L’ A RT E M AYA

6
159

5. Pietra di chiusura di 6. Riproduzione della


volta raffigurante il dio pittura murale raffigurante
K’awil o il dio K seduto una processione di
su un cuscino di pelle musici, particolare, da
di felino, periodo Tardo Bonampak, tempio delle
Classico. Dzibilnocac Pitture, stanza 1. Città
(Messico). del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
Bonampak da edifici e piattaforme più basse. Come tutti gli edifici dell’acropoli, il
tempio I è costruito in allineamento con punti che corrispondono a
Le pitture murali di Bonampak furono scoperte nel 1946 e fino a poco momenti particolari del movimento del sole, della Via Lattea e delle
tempo fa, fino a quando cioè non sono state rinvenute quelle di San stelle polari.
Bartolo e di Calakmul, costituivano l’esempio più straordinario di pittura L’edificio, di forma rettangolare e coperto da un tetto a “volta maya”, è
murale nell’area maya. Si collocano all’interno del tempio I, costruito diviso da due piccoli muri in tre ambienti. Ogni ambiente ha una porta
nel 790 d.C. dal re di Bonampak, Chaan Muan (Yajaw Chan Muwaan), d’ingresso, sovrastata da un’architrave di pietra decorata con l’immagine
incoronato nel 776 d.C. e alleato di Yaxchilán e di Lacanhá. di un guerriero che cattura un prigioniero: i tre guerrieri raffigurati sono
Il tempio I è l’edificio più importante di questo piccolo sito formato da il re di Bonampak, il Signore di Yaxchilán, suo alleato, e un valoroso ante-
un’acropoli costruita su una collina naturale, in cui si trovano gli edifici nato del re. Delle pitture che decoravano l’esterno dell’edificio restano
principali, e da un’ampia piazza che si apre di fronte a essa, circondata solo alcune tracce accanto a quelle di alcuni testi scritti.

7. Veduta dell’acropoli.
Bonampak (Messico).
L’interno dei tre ambienti del tempio è coperto da immagini che ap- Le pennellate lunghe e la densità variabile dello strato pittorico permet-
partengono a un’unica sequenza tematica, che nel suo insieme offre allo tono di ottenere effetti di trasparenza, tratti molto sottili e di rendere
spettatore un racconto di grande potenza narrativa. Le diverse scene la consistenza degli oggetti rappresentati, tanto che il risultato finale è
rappresentano, con dovizia di particolari, la vita di corte, le diverse classi di grande libertà plastica. Gli artisti raggiunsero un notevole grado di
sociali e i loro ornamenti, battaglie, processi ai prigionieri, celebrazioni raffinatezza, riuscendo persino a rendere le sfumature dell’incarnato dei
pubbliche e l’autosacrificio rituale dei membri della famiglia reale. Le singoli personaggi. Delle vesti fu riprodotta la trasparenza dei tessuti, che
immagini danno informazioni di valore inestimabile su aspetti della sembrano veli, mentre il contrasto tra il blu intenso dello sfondo e quel-
civiltà maya che non erano state tramandate in nessun altro modo. Le lo opaco delle figure umane dà risalto al volume. Nell’insieme, colpisce
volte dei tre ambienti sono dipinte con immagini del dio solare e con la capacità di descrivere le emozioni dei personaggi, e in particolare la
rappresentazioni antropomorfe di costellazioni, come se queste figure sofferenza dei prigionieri. Le pitture di Bonampak testimoniano il rispet-
osservassero dall’alto gli avvenimenti della vita degli uomini. to delle proporzioni e della prospettiva.

8. Architrave decorata a 9. Riproduzione delle Pitture, stanza 1.


bassorilievo. Bonampak della pittura murale Città del Messico, Museo
(Messico). raffigurante una Nacional de
battaglia, particolare, Antropología.
da Bonampak, tempio
10

10. Riproduzione della Bonampak, tempio delle 11. Pittura murale compaiono personaggi
pittura murale raffigurante Pitture, stanza 1. raffigurante nella parte che ballano mentre i
la vestizione del re Chaan Città del Messico, Museo superiore personaggi servitori sostengono
Muan, particolare, da Nacional de Antropología. su una panca, in basso i ventagli. Bonampak
lo svolgimento di un (Messico), tempio delle
atto pubblico in cui Pitture, stanza 1, lato
ovest.
11
Approfondimento Le pitture di Bonampak

STANZA I In basso, su un fondo blu maya si svolge il grande atto pubblico. Il re e


Nel muro sud dell’ambiente 1 del tempio I di Bonampak è raffigura- i suoi accompagnatori (governanti di province, chiamati sahales) bal-
ta una riunione di grandi nobili, sontuosamente ornati, ai quali viene lano, mentre i servitori sostengono i ventagli, i musici suonano diversi
mostrato un bambino, probabilmente l’erede al trono. Nell’iscrizione, strumenti (tamburi, trombe, carapace di tartaruga e sonagli) e perso-
incompleta, che accompagna le immagini si dice che qualcuno viene naggi mascherati da esseri sovrannaturali circondano un personaggio
insignito di un titolo, forse il bambino, investito del titolo di successore. vestito come il dio del mais.
Sul muro nord, sopra la porta, in un’altra scena, il re e altri alti dignitari Secondo alcuni studiosi, questa scena, per lo sfondo blu, rappresenta
vengono ornati e truccati, per partecipare a una celebrazione pubbli- un ballo negli inferi acquatici.
ca, che l’iscrizione chiama la “danza del quetzal”. Sotto di loro, servitori L’iscrizione presente in questo ambiente riporta la data del 790 d.C. e
di palazzo srotolano pelli di animali e tessuti. dice che le pitture sono opera di Chaan Muan, il re.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

I
166

I. Pittura murale II. Pittura murale


raffigurante personaggi raffigurante il re Chaan
della nobiltà riccamente Muan servito da due
abbigliati. Bonampak individui, particolare.
(Messico), tempio delle Bonampak (Messico),
Pitture, stanza 3, lato tempio delle Pitture,
nord. stanza 1, lato nord.
Approfondimento

L’ A RT E M AYA

167
STANZA 2 avevano partecipato alla battaglia. Ai piedi del potente re, prigionieri
Probabilmente l’ambiente 2 del tempio era la sala del trono, sicura- doloranti (dalle loro mani cade sangue come se fossero stati tortu-
mente la stanza principale dell’edificio. Le sue pareti sono decorate rati) e spettinati aspettano la sentenza. Uno di loro chiede clemenza.
con una scena di battaglia e il processo ai prigionieri. La scena bellica Un altro giace disteso a terra, forse morto, e dimostra la capacità
si svolge su tre pareti: una grande battaglia combattuta corpo a corpo
tra numerosi partecipanti. I pittori riescono qui a rendere il movi-
mento delle figure che, nonostante il numero e la molteplicità dei
personaggi, non si sovrappongono né si schiacciano. Alcuni guerrieri
sono riccamente ornati e portano i simboli del loro status sociale,
mentre i nemici sono seminudi: la differenza nell’abbigliamento dei
guerrieri suggerisce che l’evento rappresentato sia una guerra di con-
quista o una rappresaglia dell’élite sulla popolazione comune. I pittori
usarono uno sfondo di tonalità scure, probabilmente per alludere alla
selva. I membri dell’esercito vengono raffigurati mentre sostengono
bandiere e ventagli, altri danno ordini e avvisi con strumenti simili a
conchiglie. Il re partecipa direttamente alla lotta. La battaglia avvenne
probabilmente pochi anni prima del 790 d.C., momento in cui si
costruirono l’acropoli e il tempio. Nella parete nord dell’ambiente
venne dipinta la scena più bella di tutto l’insieme pittorico. In essa,
sulle scale dell’acropoli di Bonampak, è raffigurato il processo ai vinti.
Chaan Muan, con sua moglie, principessa di Yaxchilán, sua madre e
i suoi collaboratori principali, ricevono i prigionieri e i guerrieri che

III IV

III. Riproduzione IV. Riproduzione


della pittura murale della pittura murale
raffigurante il processo raffigurante una scena
ai vinti, particolare, da di battaglia, particolare,
Bonampak, tempio delle da Bonampak, tempio
Pitture, stanza 2. Città delle Pitture, stanza 2.
del Messico, Museo Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología. Nacional de Antropología.
del pittore di trasmettere la sensazione di profondità dell’ambiente ficacemente di qualsiasi descrizione dei testi scritti o di raffigurazioni
e di peso del corpo. Nella parte inferiore della scena c’è una testa scultoree, quanto erronea sia la fama che i Maya hanno di popolo
decapitata e parti di altri corpi mutilati. pacifico, dedito all’osservazione del cielo. La loro vita, durante tutto il
Le pitture di questo ambiente dimostrano in modo definitivo, più ef- periodo Classico, fu infatti caratterizzata da guerre incessanti.

L’ A RT E M AYA

169
STANZA 3 In questa scena appare nuovamente il bambino erede al trono. Il resto
Le pitture di questo ambiente raffigurano probabilmente la scena della dei muri dell’ambiente fu utilizzato per dipingere un grande ballo con
celebrazione del trionfo. L’evento descritto avvenne nel 791 d.C., come cerimonia di offerta di sangue che si svolge di nuovo sulle scalinate di
indicano le iscrizioni, e consiste nei rituali di consacrazione dell’edificio o Bonampak.
forse di tutto il complesso architettonico dell’acropoli. I pittori riuscirono a raffigurare il volteggiare dei ballerini: quelle che
Nel muro nord sono raffigurati di nuovo i grandi nobili, vestiti con man- sono state chiamate le “ali dei ballerini” sono le loro vesti decorate con
telli bianchi, che parlano tra di loro. Nel muro orientale sono invece disegni. In mano essi recano specchi macchiati di sangue e ventagli. Forse
rappresentate le donne della corte, accompagnate dai servitori, che uno di loro è il re, Chaan Muan, che potrebbe anche essere morto pri-
offrono il sangue del proprio autosacrificio, che consisteva nel praticare ma di riuscire a consacrare l’edificio fatto costruire e decorare a gloria
un foro nella lingua e farvi passare una corda. di se stesso.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

V
170

V. Pittura murale particolare. Bonampak


raffigurante una (Messico), tempio delle
donna (a destra) che Pitture, stanza 3, lato est.
pratica l’autosacrificio
perforandosi la lingua,
Approfondimento

L’ A RT E M AYA

VI
171

VI. Pittura murale scalinata. Bonampak


raffigurante nella parte (Messico), tempio delle
superiore personaggi Pitture, stanza 3, lato est.
della nobiltà su una
panca, in basso un
individuo con copricapo
di piume e parte di una
Río Azul uni dagli altri. All’interno di ogni rettangolo vi sono segni scritti (glifi),
date, il simbolo della stuoia (simbolo del potere) e rappresentazioni di
Capolavori di pittura murale maya sono le tombe della regione di Río divinità.
Azul in Guatemala (V secolo d.C.), dove le pareti delle camere funerarie A differenza delle pitture murali di Bonampak, i colori utilizzati si riduco-
hanno una forma irregolare che simula quella delle grotte naturali; furo- no al nero e al rosso su fondo bianco, e non vi sono rappresentazioni
no ricoperte di calce bianca e dipinte con ampie strisce di colore rosso naturalistiche. Nonostante la scarsità dei colori, la pittura di queste tom-
che suddividevano il muro in grandi rettangoli perfettamente distinti gli be risalta per la finezza del tratto.

12

12. Veduta dell’interno


di una tomba dipinta,
V secolo d.C. Río Azul
(Guatemala).
Yucatán vate alcune pitture che decorano le pareti interne ed esterne di edifici
costruiti alla fine del periodo Classico e durante tutto il Postclassico.
Nei siti dell’area centrale o Tierras Bajas che fiorirono durante il pe- Bellissima è, ad esempio, la decorazione dell’ambiente 29 dell’acropoli di
riodo Classico, come Palenque (soprattutto nella Casa E del Palazzo), Ek´Balam, dove corre sul muro nord una lunga iscrizione composta da
Yaxchilán e Toniná esistono molti altri frammenti di pittura murale e di glifi tratteggiati con segno impeccabile, molto simile a quelle dei codici.
applicazione del colore su altorilievi, bassorilievi e su sculture. La tavolozza usata in questo caso era molto ridotta, composta solo da
Nella penisola dello Yucatán, forse grazie al clima secco, si sono conser- nero e rosso su fondo bianco. Altri esempi di queste pitture simili ai co-

13

13. Pittura murale


raffigurante un guerriero,
periodo Postclassico
Antico. Mayapán
(Messico), struttura Q 160.
dici esistono anche in altri siti, come Chicanná, Xpuhil y Becán, nello tate con il naturalismo degli antecedenti classici. Nelle rappresenta-
stato messicano di Campeche. zioni dell’ambiente naturale (alberi, montagne, animali come pesci,
In genere, la pittura maya durante il Postclassico è caratterizzata da serpenti e aquile) e delle architetture (templi, capanne di legno e
una progressiva riduzione della policromia, per cui dai quasi trenta paglia, strade), non sempre si riesce a dare l’idea della profondità.
pigmenti, usati a Bonampak secoli prima, si passò a cinque tonalità di I colori sono piatti, non sfumati e senza tonalità intenzionali.
base, o addirittura a due soli colori. Numerosi sono i riferimenti al tema militare: raffigurazioni di per-
In alcuni edifici di Chichén Itzá, grande capitale politica ed econo- sonaggi armati, prigionieri, guerre. Qualcosa di simile succede nei
mica del nord dello Yucatán nei secoli XI e XII d.C., sono stati ritro- frammenti di pittura rinvenuti sui muri di Mayapán, capitale che so-
vati resti di pittura murale nel tempio dei Giaguari, nel tempio dei stituì Chichén Itzá nel controllo dell’area nord dello Yucatán, verso il
Guerrieri e nel Complesso delle Monache. In queste pitture sono 1250 d.C., dove vi sono anche rappresentazioni del disco solare che
rappresentate scene con molti personaggi raffigurati in diversi atteg- rivelano l’influenza delle raffigurazioni del Centro del Messico.
giamenti: mentre lottano, remano, fanno sacrifici umani o svolgono Sulla Costa Orientale della penisola dello Yucatán, nel Postclassico
attività quotidiane. Tardo, 1400-1520 d.C., si sviluppò uno stile pittorico di cui restano
Le figure umane sono molto schematiche, soprattutto se confron- importanti testimonianze a Tulúm, Tanca, Cobá, Xelhá e Rancho Ina.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

14 15
174

14. Pittura murale 15. Pittura murale


raffigurante le fauci di raffigurante uccelli,
un serpente e disegni particolare, periodo
geometrici, periodo Classico Antico. Xelhá
Postclassico Antico. (Messico), struttura 86,
Mayapán (Messico), gruppo B.
struttura Q 80.
Si è parlato di stile blu-nero perché la maggior parte delle pitture come una banda di pelle di giaguaro e sotto di essa sono raffigurati
sono in nero su fondo blu o blu su fondo nero. Il contorno, un bordo gli inferi acquatici popolati da pesci, tartarughe e altri esseri marini. Al
nero o blu scuro, molto fluido, dava alle opere una grande chiarezza di sopra del mondo degli uomini vi è la cosiddetta “banda celeste”,
espositiva. Solo a volte fu usato anche il giallo ocra, specialmente per in cui vengono raffigurati “occhi stellari” a forma di ferro di cavallo,
rappresentare la pelle dei giaguari. raggi solari a forma di V e Venere in forma schematizzata. Difficili da
Questo stile esprime una netta preferenza per la rappresentazione interpretare, queste immagini sembrano avere quale tema centrale
di scene mitologiche o di attività rituali, i protagonisti delle quali quello della rinascita quotidiana del sole dopo che ha compiuto il
erano spesso Ixchél, dea della Luna e protettrice del parto, della ciclo notturno negli inferi e ha lottato contro le forze dell’oscurità,
tessitura e del rinnovamento cosmico, e divinità con il naso lungo, aiutato da Venere.
collegate a Chaac, il dio della Pioggia. I migliori esempi di queste pitture murali della Costa Orientale sono
Le immagini sono spesso suddivise da fasce intrecciate e rosoni, in quelli che decorano il muro esterno del piccolo tempio delle Pitture
riquadri indipendenti l’uno dall’altro in cui compaiono coppie di di- (struttura 16) e il muro interno del tempio del Dio Discendente di
vinità o coppie di dei ed esseri umani che porgono offerte. In molte Tulum, la Casa Blu di Rancho Ina, il tempio del Giaguaro di Xelhá e
di queste pitture murali la superficie terrestre viene rappresentata il tempio delle Pitture di Cobá.

L’ A RT E M AYA

16
175

16. Fregio raffigurante


intrecci e simboli
associati al giaguaro
e all’Inframondo,
particolare. Rancho Ina
(Messico), struttura P-I.
Le ultime scoperte: San Bartolo e Calakmul sono solo rosso, nero e ocra. Le pitture non riescono a dare la sensa-
zione di profondità, e risultano appiattite. I personaggi sono seminudi,
Nel 2001, a San Bartolo, in Guatemala, casualmente è stata fatta una ma hanno copricapi e cinture molto raffinati.
scoperta spettacolare. Gli archeologi, seguendo un tunnel scavato dai La scoperta di questi dipinti è stata particolarmente interessante per
tombaroli, sono giunti infatti in un ambiente decorato con pitture gli storici dell’arte maya: essi risalgono infatti al periodo Preclassico e,
murali di grande valore simbolico. Questo ambiente era stato chiuso costituendo uno dei più antichi complessi di pittura murale studiati
all’epoca in cui tutto l’edificio fu ingrandito in una fase costruttiva fino a oggi, sono la dimostrazione dell’esistenza di una lunghissima
successiva. tradizione pittorica maya.
Le pitture rappresentano cinque alberi sacri associati ai quattro punti Estremamente espressivo è anche il murale scoperto nel 2004 nel-
cardinali e al centro del mondo, accompagnati da divinità antropo- l’Edificio I dell’Acropoli Nord del sito di Calakmul. Al centro è rap-
morfe che si perforano il pene per offrire il proprio sangue divino. A presentata una donna di alto rango che indossa una veste azzurra
ogni divinità è collegato un elemento: la prima offre un pesce, simbolo trasparente, su cui sono dipinti dei glifi rossi, e gioielli di conchiglia e
degli inferi acquatici, la seconda un cervo, associato alla superficie ter- giada. La donna, la cui figura è caratterizzata da grande dinamismo,
restre, la terza un tacchino, che allude al cielo, e la quarta offre fiori, il aiuta un altro personaggio femminile a mettersi una grande olla sulla
cibo degli dei nel Paradiso “fiorito” dei Maya, in cui rinasce il sole.  testa. Ai lati della scena si trovano due personaggi maschili, uno dei
Poco resta del quinto dio, ma potrebbe trattarsi del giovane dio del quali sta preparando o servendo alimenti, mentre l’altro si porta alla
mais, alimento per eccellenza dei Maya.  bocca un recipiente per berne il contenuto. Tra i personaggi vi sono
In un’altra scena è rappresentato l’insediamento sul trono di un re che dei testi che fanno riferimento al cibo.  
governò realmente il sito, raffigurato come la divinità del mais. Queste recenti scoperte fanno sperare che esistano ancora molti
Le scene sono dipinte su uno sfondo chiaro (crema e bianco) con frammenti di pittura maya precolombiana, che potrebbero concorre-
tratti spessi ma leggeri. La tavolozza è molto ridotta: i colori impiegati re alla conoscenza dell’affascinante cultura che li realizzò.

L’ A RT E M AYA

18
177

17. Pittura murale 18. Pittura murale


raffigurante una divinità raffigurante una scena
antropomorfa nell’atto di vita quotidiana,
di autosacrificarsi, particolare. Calakmul
particolare. San Bartolo (Messico), Acropoli Nord,
(Guatemala). edificio I.
La Pittura vascolare complesso significato. Poco si può infatti sapere sul luogo di provenienza
e sugli oggetti che erano originariamente associati a essi nell’uso.
I Maya coltivarono anche un’altra forma di espressione pittorica, la pit- L’eccellente stato di conservazione di molti vasi, nonostante la loro
tura vascolare, dotata di grande finezza, qualità tecnica ed espressività. fragilità, dipende dal fatto che, deposti in tombe e sepolture come
La maggior parte dei vasi policromi, sottratti dal contesto originario, oggi offerte funerarie, sono stati sottratti all’usura del tempo. Altri recipienti
si trova in collezioni private e nei musei, collocazione che impedisce di molto probabilmente erano invece utilizzati da personaggi di rango per
studiarli all’interno del loro contesto originario fino a comprenderne il attività di tipo rituale o nel corso di eventi importanti, per ostentare
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19
178

19. Vaso tripode, interno


con figura zoomorfa.
Santa Ana, Bowers
Museum of Cultural Art.
ricchezza e potere. I vasi potevano inoltre essere oggetto dello scambio a completamento delle raffigurazioni. Yuri Knorosov, uno dei principali
di doni tra alti dignitari. In genere, i temi dipinti sulle superfici rinviano responsabili della decifrazione della scrittura maya, molti anni fa ipotizzò
a due tipologie principali: una collegata ad avvenimenti e personaggi che i testi dei vasi che accompagnavano i morti nelle tombe contenes-
mitologici, soprattutto relativi agli inferi e alla vita dopo la morte, l’altra sero frasi che potevano aiutarli a superare i pericoli nel viaggio agli inferi,
alla rappresentazione di scene di corte, con il re sul trono che mangia, così come nell’Antico Egitto il Libro dei morti.
riceve ambasciatori e sudditi, giudica prigionieri. Molti oggetti di cera- La qualità tecnica, la finezza del tratto e la capacità espressiva raggiunte
mica policroma recano sui bordi superiore e inferiore una fascia di glifi, dagli artisti sono sorprendenti. Ciò conferma l’esistenza di artigiani che

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20
179

20. Piatto policroma,


interno con scena
mitologica. Santa Ana,
Bowers Museum of
Cultural Art.
si dedicarono a tempo pieno, per generazioni, a questa attività. L’enor- arancioni, rossi, neri e bianchi, presenta figure e iscrizioni realizzate con
me varietà di colori, disegni e temi permette tra l’altro di distinguere la tratti molto decisi, strisce di glifi, sul bordo o sul fondo del vaso, e cartigli
presenza di stili regionali differenziati. che occupano gli spazi vuoti tra le immagini e i personaggi. Particolare è
Nella loro varietà, i vasi presentano anche elementi comuni, come la la ricchezza nella descrizione di dettagli come i disegni dei tessuti delle
prevalente forma cilindrica (che offre un’ampia superficie pittorica) ri- vesti, le pettinature, gli oggetti offerti o usati. Grande è la capacità di de-
spetto alle forme aperte come quelle dei piatti. Inoltre, la maggior parte scrivere il movimento dei personaggi e di rendere in modo naturalistico
di questi vasi è stata dipinta con disegni neri, rossi e arancioni su fondi le figure umane.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

21
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21. Coperchio di vaso 22. Vaso cilindrico


policromo in forma di decorato con scene
giaguaro. Santa Ana, di danza. New York,
Bowers Museum of Metropolitan Museum
Cultural Art. of Art.
I codici to. Furono decorati collocando un sottile strato di calce bianca sulla
carta, e applicando su di esso i pigmenti (soprattutto neri e rossi) per
Gli antichi Maya dipingevano anche su tessuti e su carta, ma sfortuna- tracciare i glifi e il contorno delle figure. A volte, ma molto raramente,
tamente, per la natura delicata di quei supporti, la maggior parte degli si usarono colori come l’ocra, il blu e l’arancione. I pochi codici giunti
esemplari realizzati non ci sono giunti. Gli Spagnoli, che arrivarono nel- fino a noi presentano tra loro differenze circa la qualità della calligrafia
lo Yucatán nel XVI secolo, raccontarono che i Maya scrivevano su libri e la bellezza delle immagini.
di carta. Si trattava di “codici”, lunghe strisce di carta ottenuta dalla Poiché spesso trattavano di temi religiosi, molti di questi codici furono
corteccia di un Ficus citinifolia, piegate come una specie di paraven- distrutti dai frati spagnoli nel tentativo di convertire al cristianesimo gli
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23
182

23. Codice Tro-Cortesiano


detto anche Codice di
Madrid, periodo Tardo
Postclassico o prima fase
coloniale. Madrid, Museo
de América.
indigeni. Vennero addirittura organizzati spettacoli nel corso dei quali o Peresiano) furono sicuramente scritti durante gli ultimi anni prima
centinaia di codici furono gettati al rogo come monito per coloro che dell’arrivo degli Spagnoli, mentre uno, il Codice Grolier, non è sicuro che
continuavano a praticare gli antichi rituali. sia precolombiano.
La natura della carta e la persecuzione di cui furono oggetto da parte Oltre ai testi religiosi, immagini di divinità e rituali, nelle pagine dei co-
dei conquistatori europei causò la quasi totale scomparsa di questi dici venivano registrate le grandi conoscenze raggiunte dai Maya circa
libri. le fasi di Venere, le eclissi solari e lunari, e le credenze riguardo all’in-
Oggi possiamo contare solo su quattro codici maya di cui solo tre fluenza che questi fenomeni si riteneva avessero sulla vita quotidiana,
(Codice di Dresda, Codice di Madrid o Tro-Cortesiano e Codice di Parigi sul destino degli uomini e sui cicli naturali.

L’ A RT E M AYA

183
6. La scultura

I
nsieme all’architettura pubblica
monumentale, la scultura in pietra
è l’espressione artistica della cultu-
ra maya di cui abbiamo esempi meglio
conservati. Le sculture che adornano gli
edifici e decorano le piazze di gran parte delle
rovine maya non solo costituiscono opere
d’arte in sé, ma forniscono anche informa-
zioni preziose sui modi di vivere dei gover-
nanti di quei siti, sui loro indumenti, sui rituali e
sulle conquiste militari. Inoltre, le sculture sono
spesso accompagnate da lunghi testi scritti in cui
vennero registrate informazioni su avvenimenti im-
portanti, fenomeni astronomici a essi associati, nomi
di individui, di città e titoli onorari, che hanno permesso di
acquisire molte conoscenze sulla cultura dei Maya antichi.Tra
l’altro, in alcune di queste iscrizioni sono registrati i nomi degli
scultori, il che permette, caso rarissimo nella
Mesoamerica, di attribuire alcune opere
ad artisti precisi.

1. Testa di un principe, 2. La “Regina di


particolare di una Uxmal”, tenone
scultura dal tetto del antropomorfo della
tempio della Meditazione piramide dell’Indovino
di Copán (Honduras), di Uxmal, 987-1185 d.C.
695-738 d.C. Copán, Città del Messico, Museo
Instituto Hondureño de Nacional de Antropología.
Antropologia.
I materiali e le tecniche sue varianti, come la dolomite, a causa dell’alto contenuto di quarzo,
possono risultare più dure. A Quirigúa, Pusilha e Toniná, furono usati
La maggior parte delle sculture maya fu realizzata in pietra, tuttavia altri tipi di roccia, come l’arenaria e a Copán la trachite, la prima rela-
vennero adoperati anche materiali diversi e più malleabili, come il le- tivamente morbida, la seconda più dura.
gno, l’osso, la conchiglia, lo stucco e la ceramica. Di queste opere, Per intagliare queste pietre, gli scultori maya utilizzarono principal-
straordinarie per bellezza e qualità di esecuzione, esistono solo ra- mente strumenti litici (basalto, dolomite e selce), per cui la tecnologia
rissimi esemplari a causa della deperibilità dei materiali in cui furono maya può essere classificata come paleolitica. Sicuramente vennero
realizzate. impiegati anche strumenti di legno, osso e altri materiali organici nelle
La roccia calcarea fu il materiale maggiormente adoperato per la scul- diverse fasi del processo di taglio, modellato, e finitura delle sculture.
tura in pietra, in tutta l’area maya. A seconda delle cave presenti nelle Per polire le superfici si usavano sabbie fini.
vicinanze delle città, ne furono impiegati diversi tipi. In generale si trat- Grazie a tracce di stucco dipinto conservatesi sulla superficie delle
ta di una pietra relativamente facile da lavorare, anche se alcune delle sculture, sappiamo che la maggior parte di esse era in origine dipinta.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

3 4
186

3. Scultura di Atlante, 4. Architave 24 raffigurante


periodo Postclassico. l’autosacrificio di
Città del Messico, Museo K’ab’al Xook, moglie di
Nacional de Antropología. Scudo Giaguaro II, re di
Yaxchilán, da Yaxchilán
(Guatemala). Londra,
British Museum.
I temi e le iscrizioni dettagli relativi alla complessa rete di relazioni politiche esistenti tra
i nobili di un regno. Eccezionale è la testimonianza di una disputa di-
La maggior parte delle sculture di pietra del periodo Classico rap- nastica tra i figli delle spose di Scudo Giaguaro II (in maya Itzamnaaj
presentano re e individui di alto rango che svolgono attività collega- B´alam II), re di Yaxchilán, per succedere al padre morto nel 742 d.C.
te all’esercizio del potere e alle pratiche rituali: soprattutto autosa- Il nuovo re, Uccello Giaguaro IV (Yaxun Balam IV), impostosi sugli
crifici, che consistevano nel perforare il pene, la lingua e altre parti avversari, si fece ritrarre insieme a suo padre e cercò di legittimare il
del corpo per ottenere il sangue da offrire come alimento agli dei, e proprio trionfo e il diritto a governare attraverso le iscrizioni.
per sperimentare visioni attraverso le quali i sovrani comunicavano I diversi stili che caratterizzarono le espressioni plastiche delle sin-
con gli antenati. gole regioni, ricorsero a forme varie per mettere in evidenza la ge-
Il vincolo diretto tra le divinità e i re venne esaltato costantemen- rarchia dei personaggi rappresentati nelle composizioni scultoree.
te attraverso la raffigurazione del sovrano mentre svolgeva attività Per esempio, nelle stele del Petén il re appare da solo, in quelle
rituali e sottolineato dalle iscrizioni associate alle immagini. Nel pan- dell’Usumacinta è accompagnato da altri personaggi, ma è sempre
nello del tempio della Croce di Palenque, ad esempio, si parla della riconoscibile dalle maggiori dimensioni e dagli ornamenti (braccia-
nascita della dea Madre, avvenuta milioni di anni prima, come origine letti, collane, enormi copricapi) che quasi non ne fanno distinguere
del potere della dinastia reale che governava la città. l’anatomia. A Palenque, invece, gli scultori plasmarono immagini in
In alcuni casi, la lettura delle iscrizioni ha permesso di conoscere cui il re, rappresentato in posizioni naturalistiche e con pochi orna-

L’ A RT E M AYA

5
187

5. Pannello della
Croce Fogliata, 692 d.C.
Palenque (Messico),
Tempio della Croce
Fogliata.
menti, si riconosce dalla posizione che occupa nella composizione e
dalle attività che svolge.
Le sculture del periodo Postclassico non sono più incentrate sulla
figura del governante e della sua corte. Le tematiche diventano più
varie: rappresentazioni di sacrifici (giaguari e aquile che divorano
cuori umani), di divinità (soprattutto il dio della Pioggia Chaac, e
Venere), di guerrieri armati e simboli fallici.
Le donne compaiono raramente nelle sculture: in genere, quando
sono raffigurate, accompagnano i re nei momenti importanti del
loro regno, consegnano loro i simboli del potere, come i copricapi
reali, o sostengono gli oggetti utilizzati nei riti. Esistono però anche
immagini in cui le donne della nobiltà costituiscono il tema centrale
della composizione, come nel caso della signora K’ab’ al Xook, ri-
tratta negli architravi del tempio 23 di Yaxchilán o della La Señora
6 Cielo, del sito di Naranjo, che, nonostante non venga mai citata
come regina, fu raffigurata in varie stele nell’atto di compiere impor-
tanti riti calendarici, e mentre svolgeva funzioni militari, umiliando i
prigionieri. Qualcosa di simile è avvenuto con una donna nobile di
Calakmul.
A Bonampak, in una stele, il re Chan Muwan è accompagnato da sua
madre e dalla sposa, una principessa del vicino regno di Yaxchilán. A
Palenque sono raffigurate tre donne, tutte figure importanti nella
successione dinastica della casa reale. Due (Yohl Ik´nal e Zak K´uk´)
svolsero probabilmente il ruolo di regine per diritto proprio, e non
acquisito con il matrimonio, anche se per un breve periodo di tem-
po; la terza, Tz´akb´u Ajaw fu invece la sposa di Pakal, madre dei due
re successivi e nonna del terzo.
In alcune iscrizioni che compaiono sulle sculture sono stati trovati
riferimenti ad artisti specifici, una sorta di firma delle opere. In al-
cune sculture monumentali sono state riconosciute addirittura otto
mani diverse. Tra gli artisti esisteva una gerarchia rigida: il vocabolo
maya per indicare lo scultore era b´aah uxul, ma esistevano vocaboli
precisi per indicare differenti specialità, come ah yul o ah bich´ul,
per designare il politore, e pol, colui che taglia la pietra. Il b´aah uxul
era comunque lo scultore principale, il maestro. Specializzati nelle
iscrizioni erano gli ah Tz´ib, gli scribi, alcuni dei quali sono famosi per
il tratto regolare e la precisione con cui intagliarono i glifi. Tra loro
quello che scolpì i famosi architravi di Yaxchilán è stato ribattezzato
dagli epigrafisti “schiaccianoci”.
Le forme di rappresentazione scultorea più comuni tra i Maya sono
le stele, gli altari, le architravi, i troni e le panche, le scalinate, le scul-
ture tridimensionali e i mosaici di pietra.

6. Stele 31 raffigurante
il re Siyaj Chan K’awiil
nel momento della
sua incoronazione,
particolare, da Tikal
(Guatemala). Tikal, Museo
Sylvanus G. Morley.
Le stele delle piogge. Alcune stele venivano erette per delimitare il territorio,
indicando i limiti dei domini controllati da un re: è il caso delle stele
Le stele, pietre monolitiche scolpite su uno o più lati con immagini, in collocate lontane dalla città di Copán, in direzione dei quattro punti
lingua maya venivano chiamate “te tun”, alberi di pietra. cardinali, su cui vennero intagliati enormi ritratti del re Imix Humean-
Nella maggior parte degli stili artistici maya sono lisce e scolpite solo te, dodicesimo governante della città, o della stele della Picota a Pa-
su un lato, ma esistono anche esemplari intagliati su tutti i lati e tra- lenque che segnava il limite occidentale della città.
sformati quasi in opere scultoree tridimensionali. Molto spesso i Maya eressero questi monumenti per commemorare
Le stele erano spesso associate ad altari (per formare il cosiddet- la fine di “cicli” o periodi di tempo importanti nel loro sistema di
to complesso stele-altare) e venivano collocate nelle piazze o sulle computo. Molte di quelle che conosciamo registrano date che cor-
terrazze degli edifici, in particolare di fronte alle facciate dei templi. rispondono alla fine di katún (cicli di venti anni), o di hotun, periodi
La loro collocazione non era lasciata al caso ma rispondeva a una di cinque anni.
intenzionalità chiara: dovevano infatti essere visibili da lontano dalle Le stele di Copán sono le opere che meglio documentano la capacità
molte persone riunite negli spazi pubblici, per segnalare allineamenti tecnica e la maestria degli scultori maya. Le loro forme sono tanto
significativi rispetto ad altri elementi, come edifici o finestre, oppure complesse, curvilinee e ricche da essere classificate come esempi di
per fungere come “marcatori” di conoscenze astronomiche in grado “barocco maya”. Le più belle sono le steli B, N e specialmente la D. In
di segnalare la posizione degli astri in alcune date importanti del quest’ultima vi sono piccoli personaggi sovrannaturali che si arrampi-
calendario agricolo o rituale. Ad esempio, nell’Edificio 22 di Copán cano sul copricapo del re 18 Coniglio (Waxaklajuun Ub´aah K´awiil).
da una finestra si possono vedere alcune stele che indicano la dire- Questa stele è famosa perché sul retro è stata incisa la data del Con-
zione del sorgere del sole a metà aprile, quando comincia la stagione to Lungo 9.15.5.0.0, che corrisponde al 736 d.C.; per scrivere questa

L’ A RT E M AYA

7 8
189

7. Stele B, periodo 8. Stele C e altare in pietra


Tardo Classico. Copán a forma di tartaruga,
(Honduras). periodo Tardo Classico.
Copán (Honduras).
data lo scultore ha usato glifi che rappresen-
tano personaggi a figura intera anziché punti
e linee secondo l’uso diffuso in precedenza. I
numeri e i segni che corrispondono ai giorni
e agli altri periodi del calendario (mesi, anni,
periodi di venti e quaranta anni) intercorsi
tra la data Iniziale (3114 a.C.) e quella raffi-
gurata, erano rappresentati con figure zoo-
morfe o antropomorfe (ad esempio il mese
era un rospo, e i katunes, venti anni, uccelli).
Alcune caratteristiche di queste figure per-
mettevano di risalire al numero o segno cui
si riferivano.
A Yaxchilán sulle stele furono intagliate im-
magini su ambo i lati: su quello che guarda
a nord fu sempre raffigurato il governante
impegnato in eventi di tipo rituale, mentre
sul lato che guarda a sud, verso il fiume Usu-
macinta, egli svolge attività di carattere poli-
tico-militare.
A Copán e Quirigúa, la parte frontale delle
stele era occupata dalla rappresentazione del
signore a figura intera, mentre sul retro e sui
lati furono incisi testi relativi ad avvenimen-
ti importanti del suo regno. Probabilmente
questi monumentali ritratti furono realizzati
con l’intenzione di far sentire, a chi li osser-
vava, il peso dell’autorità del signore. Questi
era raffigurato mentre teneva in braccio i
segni del vincolo con le divinità e del con-
trollo sul sovrannaturale: il serpente bicefalo,
sul cui corpo sono raffigurati simboli stellari
e dalle cui fauci emergono divinità (Stele A di
Copán), e il cosiddetto “scettro manichino”
che rappresenta il dio K´awiil (patrono del
potere reale) dal lungo naso e un piede a
forma di serpente. Questo scettro è stato
interpretato come l’incarnazione degli albe- L’ A RT E M AYA
ri cosmici che, secondo i Maya, sostenevano
il peso del cielo e funzionavano come axis
mundi o punti di comunicazione tra la super-
ficie della terra, i cieli e il mondo dei morti.
191

9. Stele 51 con un 10. Stele 6 commemorante


governante in piedi l’ascesa al trono di un
sopra un prigioniero, governante, da Piedras
da Calakmul, periodo Negras, periodo Tardo
Tardo Classico. Città Classico. Città del
del Guatemala, Museo Guatemala, Museo
Nacional de Arqueología Nacional de Arqueología
y Etnología. y Etnología.
Gli altari lando elementi di diversi esseri viventi con forme che non esistono in
natura. Altri altari rappresentano figure antropomorfe, come il cosiddet-
La funzione specifica degli altari resta tuttora non del tutto chiarita. Le to chac-mool, oppure dei giaguari, con un piatto o un disco sulla pancia
loro forme sono molto varie: sono cilindrici e regolari gli altari della zona o sulla schiena per collocarvi offerte alle divinità, caratteristici dello stile
del Petén, generalmente associati a una stele, molto complessi i cosid- maya-tolteco sviluppato nello Yucatán durante il periodo Postclassico.
detti altari zoomorfi dello stile Motagua, a Copán e Quirigúa. Probabilmente, l’altare più famoso di tutta l’arte maya è l’Altare Q di
Su alcuni è possibile distinguere forme di animali, come rospi, serpenti Copán, sul quale sono raffigurati i sedici re che regnarono sulla città tra
o iguane, che vengono rappresentati in modo non naturalistico, mesco- il 426 e l’810 d.C.

L’ A RT E M AYA

12
193

11. Altare e stele, 12. Altare G1 dedicato


VIII secolo. Tikal al cosiddetto serpente
(Guatemala). della visione, periodo
Tardo Classico. Copán
(Honduras).
Analisi dell’opera Altare Q di Copán
periodo Classico Tardo, 776 d.C.
Copán, Museo de las Esculturas

Sui quattro lati di questo altare, forse il più celebre dell’arte maya, vennero raffigurati i sedici re della dinastia che governò la città tra il 426 e
l’810 d.C. Ogni re è seduto su un glifo che ne rappresenta il nome o il numero occupato nella sequenza dinastica. I re sono collegati tra loro da
una corda, simbolo del legame di parentela.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

Su un lato dell’altare si
fronteggiano Yax Pasaj
(morto nell’810 d.C.), l’ul-
timo rappresentante della
dinastia, e Yax K’uk Mo’,
il fondatore della stessa.
Questi è rappresentato
194 con degli occhiali, gli stessi
che usa il dio della Pioggia
di Teotihuacan, e uno scu-
do rettangolare, anch’esso
tipico delle raffigurazioni
del Centro del Messico.
L’ A RT E M AYA

195
Sulla parte superiore dell’altare vi è un’ampia iscrizione in cui si raccontano gli eventi importanti di questa dinastia. Prima che tutti i testi
venissero decifrati, si era ipotizzato che l’altare rappresentasse una riunione di astronomi che discutevano sulla data, già leggibile, collocata tra il
primo e l’ultimo signore rappresentato.
La data in questione era in realtà quella in cui Yax Pasaj aveva assunto il potere. Tutto l’altare mira a rappresentare come la presa del potere da
parte dell’ultimo re fosse avvenuta per diretta investitura del fondatore della stirpe, attraverso la sequenza dei predecessori.
Le architravi

Grande maestria raggiunsero gli artisti maya nella scultura delle


architravi delle porte di importanti edifici.
Potevano essere però ammirate da un numero ristretto di persone,
ossia coloro che erano ammessi negli ambienti interni di quegli
stessi edifici.
Per questo le figure rappresentate e i glifi sono molti più piccoli di
quelli degli altari e delle stele, realizzati invece per essere visti da
lontano.
Forse, tra gli stili artistici maya, quello caratterizzato dalle architravi
in pietra più belle è lo stile Usumacinta: a Piedras Negras, Yaxchilán,
El Cayo e Bonampak vi sono infatti esempi magnifici dell’uso di
questi elementi scultorei integrati nell’architettura.
I Maya intagliarono architravi anche in materiali più duttili, come il
legno, che sfortunatamente si sono conservati peggio della pietra. I
pochi esempi sopravvissuti provengono dai templi di Tikal.

13
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

14
196

13 e 15. Architrave 14. Architrave 2, of Archaeology and


53 raffigurante il re da Piedras Negras Ethnology.
Scudo Giaguaro e sua (Guatemala), periodo
moglie Vento Cranio e Tardo Classico, 25 luglio
particolare, da Yaxchilán. 667 d.C. Cambridge,
Città del Messico, Museo Harvard University,
Nacional de Antropología. Peabody Museum
Analisi dell’opera ARCHITRAVE 25 DI YAXCHILÁN
periodo Classico Tardo, 723 d.C.
Londra, British Museum

L’architrave 25 di Yaxchilán è uno dei rari esempi in cui le figure


femminili diventano protagoniste delle raffigurazioni artistiche
maya.
Fa parte di un ciclo di tre architravi, che decoravano gli accessi agli
ambienti interni del tempio 23 di Yaxchilán, dedicati alla Signora
K’ab’ al Xook. La signora, oltre a essere stata la moglie di Scudo
Giaguaro II, sovrano di Yaxchilán, apparteneva a una famiglia di
grande prestigio. Probabilmente svolse anch’essa importanti fun-
zioni a corte e, poiché i suoi figli non riuscirono a succedere al
padre sul trono, fu compensata venendo raffigurata su una delle
più belle sculture del sito, e di tutta l’area maya.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

198

Nell’architrave 25 la Signora K’ab’ al Xook è rappresentata in basso a destra, mentre l’immagine che ha di fronte costituisce il fulcro della scena:
una divinità che esce dalle fauci di un serpente le offre le insegne del potere. Si tratta in realtà di una visione, provocata dagli effetti dell’autosacri-
ficio praticato dalla donna. Tale rituale, che aveva il fine di permettere la comunicazione con gli antenati e le divinità, era frequente tra i Maya.
Su un’altra architrave, nella stessa Yaxchilán, un’altra donna, Balam de Ix
Witz, si passa una corda in un foro praticato nella lingua, e lo stesso fa
colei che probabilmente fu la madre dell’erede al trono, nelle pitture
murali di Bonampak.
L’autosacrificio di K’ab’ al Xook è simboleggiato dalla corda (che si è
passata in un foro nella lingua) che ora è deposta, insieme alla carta in
cui è stato raccolto il sangue, in un recipiente appoggiato ai suoi piedi.
Un altro recipiente, anch’esso contenente carta, è nelle mani della
donna che lo offre alla divinità che ha di fronte.
Tutti i particolari, tra i quali risaltano i dettagli delle vesti, i gioielli e le
piume del copricapo, sono perfettamente disegnati.

Architrave 24 raffigurante l’autosacrificio di K’ab’al Xook, moglie di Scudo Giaguaro II,


re di Yaxchilán, da Yaxchilán (Guatemala). Londra, British Museum.

L’ A RT E M AYA

Nell’architrave 26 dello stesso ciclo viene commemorata l’allean-


za matrimoniale tra la Signora K’ab’ al Xook e il sovrano Scudo
199
Giaguaro II.

Architrave 26 con scena commemorativa dell’alleanza matrimoniale tra il sovrano


e la signora Xook, da Yaxchilán, periodo Tardo Classico. Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología. In alto a sinistra, sopra la testa del sovrano, si vede la
firma dello scultore K’awil Ah Zak.
I “troni” immagini del famoso re K´inich Janaab Pakal I (padre di Pakal II) seduto
a sua volta su un trono a forma di giaguaro bicefalo. Alla sinistra la ma-
I cosiddetti troni erano panche composte da diverse parti scolpite che dre di K´inich Janaab Pakal I, la Signora Zak K´uk´ (che aveva regnato
formavano dei sedili inseriti nelle pareti di ambienti interni. Gli antichi prima di lui nel sito) gli consegna il copricapo, elemento distintivo dei
dignitari vi si sedevano durante la pratica di mansioni quotidiane oppu- re. L’iscrizione indica che la signora aveva trasmesso il potere a Pakal I
re vi si sdraiavano a dormire. Abbiamo notizie dell’impiego di queste quando egli aveva compiuto sedici anni, nel 615 d.C. Sulla parete della
strutture dalle numerose rappresentazioni dei vasi policromi e di alcune Casa E del Palazzo in cui è inserito lo schienale rimangono anche le
sculture, come l’architrave 3 di Piedras Negras. tracce della panca rettangolare che serviva da sedile, appoggiata su due
Importanti esempi di questi elementi, le cui forme e decorazioni va- lastre di pietra piane. Sia il sedile, che oggi si trova nel magazzino della
riarono molto a seconda dello stile in cui furono scolpiti, si trovano a zona archeologica, che le lastre di pietra di appoggio, di cui una oggi è a
Copán, Dos Pilas, Palenque, Toniná e Piedras Negras. Molto famoso, in Madrid, erano scolpite.
quest’ultimo sito, è il Trono I, sul cui schienale è rappresentato il grande Sempre a Palenque, fra le grandi scoperte fatte recentemente vi è il rin-
Mostro Terrestre, nelle cui orbite nascono i busti, raffigurati di tre quarti, venimento di due troni intagliati con grandi immagini e iscrizioni, trovati
di due antenati che parlano, affinché potesse sembrare che il discenden- nei templi XIX e XXI. Oltre che per il loro valore artistico, questi altari
te, vivo, mettendosi a sedere si disponesse a ricevere dei consigli. sono importanti per le informazioni che forniscono sull’ultimo periodo
A Palenque un trono ha come spalliera un pannello ovale inciso con le di splendore del sito.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

16
200

16. Ingresso di un
edificio con trono. Tikal
(Guatemala).
I pannelli

I pannelli (tableros) erano lastre sottili di pietra intagliate e inserite in


elementi architettonici come muri, stipiti delle porte e pilastri. Su di
essi furono scolpite scene di vari personaggi e ampie iscrizioni. Quelli
di Palenque sono particolarmente raffinati: la pietra calcarea “di porcel-
lana” che si trovava nel sito poteva infatti essere polita in modo molto
regolare, in modo da accentuare le figure in bassorilievo. Eccezionali
per l’estensione, la qualità dell’informazione scritta e il naturalismo nella
rappresentazione della figura umana sono il pannello della Croce, quelli
del tempio delle Iscrizioni (che contengono 620 glifi) e quelli nel cortile
del palazzo e dei cosiddetti prigionieri. Durante il Postclassico i pannelli
venivano a volte usati per decorare i pilastri di sostegno di tetti piani.
Questi erano di minor qualità artistica rispetto a quelli del periodo
Classico e furono usati soprattutto a Chichén Itzá. Qui, nel tempio dei
Guerrieri, tutti i pilastri che sostenevano il tetto del porticato erano
decorati con rappresentazioni di individui armati, formando così una
sorta di battaglione che proteggeva l’accesso al tempio.

17 18

17. Pannello dal tempio 18. Pilastro scolpito, 1050.


della Croce, Palenque. Chichén Itzá (Messico).
Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
Le scalinate le diverse città maya ne sono state localizzate altre, come la scalinata
del tempio VII di Yaxchilán, della Casa C del Palazzo di Palenque, a
Esistono molti casi di “scalinate geroglifiche”, ovvero scalinate di Dos Pilas, a Naranjo.
accesso a strutture piramidali in cui le pietre degli scalini sono de- In rari casi non solo il piede, ma anche la battuta dello scalino era
corate con iscrizioni. scolpita: su questa parte furono raffigurati giocatori di pelota ed es-
La più nota e spettacolare è la scalinata del tempio 26 di Copán; nel- seri soprannaturali, come nell’accesso al tempio 33 di Yaxchilán.

19

19. Scalinata dei


Geroglifici, particolare
dei gradini scolpiti. Copán
(Honduras).
Le sculture a tutto tondo inserite nelle diverse parti degli edifici: pareti, porte, nicchie, angoli, fregi, cornici
delle scalinate, cresterias (merli giganti). Nell’inserimento si utilizzò il sistema
I Maya preferirono di gran lunga il basso e l’altorilievo rispetto alla scultura a maschio-femmina, in base al quale un prolungamento della scultura veniva in-
tutto tondo. Esistono però anche rilievi di figure rappresentate a tre quarti così trodotto in un foro appositamente lasciato nel muro. Gli edifici furono decorati
pronunciati da sembrare quasi delle sculture, e i cosiddetti “rilievi vuoti”, formati soprattutto con sculture negli stili Usumacinta, Puuc e Motagua. Eccezionale fu
scavando il materiale dal piano della pietra. Molte sculture a tutto tondo furono la combinazione tra architettura e scultura nei muri e facciate di Copán.

20

20. Struttura 1, quarto 21. Testa scolpita, 22. Testa femminile.


livello, facciata della erroneamente nota Londra, British Museum.
stanza 43, particolare come “Re di Kabah”,
delle statue in stucco, dall’edificio Codz Pop di
periodo Tardo Classico. Kabah. Città del Messico,
Ek’Balam (Messico). Museo Nacional de
Antropología.
204
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E
I mosaici in pietra
Una delle tecniche più diffuse in tutti gli stili delle Tierras Bajas del Nord
fu quella del taglio di pietre regolari usate per formare complessi dise-
gni geometrici e figurativi, che decorarono muri, portali, facciate, angoli
degli edifici. Questa tecnica raggiunse i suoi vertici nei tre stili (Rio Bec,
Chenes e Puuc) sviluppatisi nello Yucatán tra la fine del Classico e l’inizio
del Postclassico.

23 24

23. Tempio delle 24. Quadrangolo delle


Maschere, particolare Monache, particolare
del fregio a mosaico della della decorazione
facciata, IX secolo. Kabah a mosaico in pietra,
(Messico). 900-1000. Uxmal
(Messico).
L’ A RT E M AYA

207
Lo stucco no volti di grandi esseri sovrannaturali, e in particolare le personifica-
zioni dei diversi momenti del ciclo quotidiano del sole: alba, tramonto,
Lo stucco (termine usato nell’area maya sia per riferirsi alla malta che mezzogiorno e mezzanotte. Decorazioni di questo tipo sono presenti
allo stucco vero e proprio) fu, per il numero di opere realizzate e per sull’Edificio E-VII-sub di Uaxactún, su una substruttura del tempio 33 e
la qualità tecnica degli esemplari, il secondo materiale più importante sul cosiddetto “Mundo Perdido” a Tikal, sulla struttura 5-C de Cerros,
dopo la pietra. Fu utilizzato durante tutti i periodi della cultura maya, a Lamanai, sulla substruttura del tempio II di Calakmul, e sulle strutture
interpretando gli esiti di un’evoluzione tecnica e stilistica che corrispo- di El Mirador.
sero agli stili regionali diffusi di volta in volta nella zona. Durante il periodo Classico si continuò a usare lo stucco per realizza-
Le opere più antiche sono gli immensi mascheroni che fiancheggiava- re forme diverse a seconda degli stili regionali.
no le scalinate delle piramidi del Preclassico Tardo. Questi raffigurava- Negli stili Petén e Usumacinta fu utilizzato soprattutto come rivesti-

L’ A RT E M AYA

26
209

25. Pilastro del Tempio 26. Mascherone in


XIX. Raffigurazione di stucco dipinto, periodo
U Pakal Kinich. Palenque, Preclassico Tardo.
Museo Alberto Ruz Acancéh (Messico).
Lhuillie.
27 28

mento di muri di pietra rozza e pavimenti; a Palenque diventò invece catán la calce era ottenuta da calcite pura presente nel sottosuolo, più
la forma più diffusa per decorare pilastri, fregi, pareti degli edifici, e cre- facile da preparare ma anche più fragile e deteriorabile. In Chiapas e in
sterias, con risultati di altissima qualità tecnica e grande espressività. altre zone dell’area centrale la calce era invece preparata con dolomi-
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

A Copán, durante il Classico Antico fu utilizzato per decorare e di- te. Durante il processo di lavorazione, più complesso del precedente,
pingere gli esterni dei templi, mentre nei secoli successivi fu sostituito veniva aggiunta acqua nella quale era stata precedentemente tenuta
dal mosaico in pietra, probabilmente a causa della grande quantità a bagno la corteccia di un albero noto con il nome di holol-jocote, il
di legna necessaria per la fabbricazione della calce indispensabile per quale rilasciava una gomma che, integrandosi alla dolomite, permet-
realizzare e mantenere tali rivestimenti. teva di ottenere una calce che attaccava meglio e restava umida più a
Nelle diverse aree della zona maya fu grande la capacità di sfruttare le lungo. Infine l’aggiunta di sascab, un materiale calcareo locale, permet-
caratteristiche della roccia calcarea locale, con lo sviluppo di tecniche teva di ottenere una malta dura e resistente che non si frammentava
di preparazione e applicazione specifiche che avevano lo scopo di e che poteva essere polita per ottenere superfici molto lisce.
scongiurare al massimo il deterioramento provocato dalle condizioni Questo materiale veniva utilizzato generalmente per rivestire i muri,
ambientali estreme dei luoghi in cui si trovavano i siti maya. Nello Yu- che a loro volta potevano essere decorati con rilievi: sullo strato di
210

27-28. Testa in stucco,


dalla tomba di Pakal nel
tempio delle Iscrizioni
di Palenque, 681 circa.
Città del Messico, Museo
Nacional de Antropología.
malta si applicava uno strato più fine sul quale i disegnatori traccia- iscrizioni che venivano applicate ai muri e pilastri.
vano sinopie (o con colore o con incisioni) usate come traccia su cui Nella penisola dello Yucatán si sono conservati magnifici esempi in
aggiungere stucco e modellare le forme del rilievo. stucco nella decorazione delle facciate sia del periodo Classico Tardo
A Palenque, dove questa tecnica fu utilizzata per decorare pilastri, che del Postclassico. Impressionante è il sito di Kohunlich, in Quintana
muri e cresterias, si può osservare un miglioramento progressivo nella Roo, dove le scale della piramide principale sono fiancheggiate da
pratica, data la presenza di laboratori dedicati esclusivamente a questa mascheroni di divinità la cui disposizione, come nei portaincensieri
attività. Nelle fasi più antiche, per dare volume alle forme venivano at- di Palenque, rispecchia la visione del cosmo: nel livello inferiore sono
taccate al muro lastre che formavano un’armatura di pietra, che veniva raffigurate divinità collegate agli inferi e in quello superiore divinità dei
rivestita con lo stucco. Il risultato erano figure rigide, soprattutto se cieli. Molto belli sono anche i rilievi di alcune strutture di Calakmul,
confrontate con quelle realizzate in anni successivi, in un’epoca in cui il di Balamkú e di Edzná, in Campeche, e di Acanceh e Ek´Balam, nello
perfezionamento nella lavorazione della calce e nel modo di applicarla Yucatán. In alcuni siti i rilievi avevano grandi dimensioni e decoravano
permisero di realizzare scene più dinamiche e naturalistiche. pannelli o interi corpi delle piramidi. Molti erano policromi, come indi-
Questo materiale fu inoltre utilizzato anche per scolpire a bassorilievo cano le tracce di colore, soprattutto rosso, che si sono conservate.

L’ A RT E M AYA

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211

29. Struttura 1, quarto


livello, facciata della
stanza 43, particolare
della decorazione in
stucco, periodo Tardo
Classico. Ek’Balam
(Messico).
Le sculture in legno Erano costituite da tavole sottili che formavano ampi pannelli sui
quali furono raffigurate scene con vari personaggi, incorniciate da
Tra i materiali utilizzati dai Maya in scultura vi era il legno. Purtroppo, lunghe iscrizioni.
restano solo pochi esempi delle straordinarie sculture che con esso Come nella maggior parte dell’arte maya del Classico, i protagonisti
furono realizzate. delle scene erano i re della città, a volte accompagnati da divinità o
Splendide sono le architravi di alcuni templi di Tikal, intagliate in un da sacerdoti con abiti caratteristici.
legno pregiato proveniente dalla selva in cui è immerso il sito. La Collocate sulle porte esterne dei templi, potevano essere ammirati
funzione di queste architravi era puramente decorativa, essendo solo da chi poteva salire sulla cima delle piramidi ed entrare nel
troppo deboli per sostenere il peso dei muri. tempio.

L’ A RT E M AYA

31
213

30-31. Bassorilievo
ligneo e architrave 3
del tempio IV di Tikal
(Guatemala), 741 d.C.
Basilea, Museum für
Volkerkunde.
Le sculture in
ceramica

Le sculture maya in ceramica più famose sono


i cosiddetti portaincensieri – oggetti che pro-
babilmente servivano per sostenere recipienti
in cui veniva bruciato l’incenso o altri materiali
organici –, prodotti a Palenque. Si tratta di ci-
lindri alti quasi un metro decorati nella parte
anteriore con immagini sovrapposte di varie
divinità. Su entrambi i lati del volto di queste di-
vinità erano raffigurate due bande rettangolari
adornate con orecchini, oppure altri elementi
come teste di serpenti.
Questi portaincensieri venivano collocati sui
bordi delle terrazze delle piramidi e fissati al
suolo con malta. I volti delle figure che li de-
coravano erano, nella parte inferiore, quelli
del Mostro della Terra, in quella intermedia di
antenati, oppure degli dei protettori dei re di
Palenque (a volte raffigurati come vecchi senza
denti e con le rughe), oppure ancora del dio
solare, con grandi occhi e la lingua triangolare,
che vestivano elaborati copricapi. Nella parte
superiore, infine, vi erano rappresentazioni di
uccelli ed esseri associati al cielo. Queste scul-
ture erano dipinte con vari colori, dei quali si è
conservato quasi solo il blu maya.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

32
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32. Coperchio di 33. Incensiere fittile, da


incensiere, da Copán Palenque (Messico),
(Honduras), periodo Tardo periodo Tardo Classico.
Classico. Copán, Museo Palenque, Museo Alberto
Regional de Arqueología. Ruz-Lhuillier.
7. Le arti minori

c
ome nella maggior parte della Mesoa-
merica, nell’area maya non esisteva una
netta separazione tra arti maggiori e
arti minori, e di conseguenza tra artisti
e artigiani. Queste figure erano desi-
gnate tutte con un vocabolo che faceva comunque riferi-
mento al concetto di “arte”.
Tra le opere d’arte maya giunte sino a noi vi sono so-
prattutto sculture e alcune pitture murali e vascolari, ma
la grande maestria dei Maya può essere documentata
soprattutto dai pochi, piccoli oggetti d’arte minore. Varie
scoperte archeologiche hanno permesso di riscattare
dall’oblio pietre semipreziose come la giada, la giadeite e
l’ossidiana (materiali che si trovavano solo nelle Tierras L’ A RT E M AYA
Altas Mayas oppure che dovevano essere importati da
zone lontane dall’area maya), e materiali organici come
le perle, le conchiglie e l’ambra, dove gli scultori maya
lasciarono testimonianza della loro arte.
217

1. Collana di conchiglie e 2. Placca in giada, retro


pietre verdi, particolare, con iscrizione in glifi.
da Chichén Itzá (Messico), Collezione privata.
periodo Classico Finale
- Postclassico Iniziale.
Merida, Museo Regional
de Antropología.
Gli oggetti preziosi accompagnare i re nel viaggio agli inferi. Altri oggetti erano espressa-
mente fabbricati per quest’ultimo scopo, come le maschere funerarie
Oggetti di piccole dimensioni furono utilizzati come simboli di ricchez- di Tikal e Calakmul.
za e potere dai sovrani e dai nobili, che li custodivano con cura per Nelle tombe si trovano anche i bellissimi vasi di ceramica policromi
indossarli nelle grandi cerimonie pubbliche. Si tratta principalmente di e vasi di mosaico di giada (in realtà giadeite estratta nella regione
ornamenti della persona, come orecchini, collane, bezotes e narigue- del Motagua). Questi erano utilizzati nelle cerimonie private ed era-
ras (ornamenti della bocca e del naso), e maschere da attaccare alla no destinati a essere ammirati solo da pochi eletti, membri dell’élite
cintura, che le pitture vascolari e le stele raffigurano come elementi locale oppure ambasciatori dei regni vicini, e avevano la funzione di
fondamentali dei parafernalia dei sovrani. La loro funzione continua- impressionare gli spettatori, persone colte e raffinate che sapevano
va anche dopo la morte, perché venivano collocati nelle tombe per riconoscere il valore dei piccoli oggetti.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

3
218

3. Placca in giada 4. Maschera in mosaico


raffigurante un re maya di giadeite, da Calakmul
seduto, periodo Classico. (Messico), periodo Tardo
Londra, British Museum. Classico. Campeche,
Museo Histórico, Fuerte
de San Miguel.
220
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E
La giadeite

Tra gli oggetti in pietra più raffinati giunti fino a noi, vi sono i gioielli
indossati dai re delle principali città del Classico. Molti sono di giadei-
te, considerata fin dal tempo degli Olmechi particolarmente preziosa,
sia per il colore verde, simile a quello dell’acqua, sia perché era rara
e quindi “esotica”.
Un interessante pettorale di giada mette in relazione un sovrano
maya e i predecessori olmechi: la figura di un personaggio maya se-
duto e un’iscrizione con il suo nome è stata incisa sul retro di una
maschera olmeca in rilievo. Il riuso di questo oggetto è probabilmen-
te spiegabile con l’intenzione del sovrano di riallacciarsi alla cultura
olmeca sviluppatasi molti secoli prima e, soprattutto, per reimpiegare
il prezioso materiale.
Sempre in giadeite venivano fabbricate asce votive incise secondo
la tradizione olmeca, anche se la forma data a questo materiale fu
perlopiù quella dei grani, gettati in grande quantità nel cenote sacro di
Chichén Itzá, e deposti come offerte nelle tombe. Essi simboleggiava-

6 7

5. Maschera in mosaico 6. Conchiglia Spondylus Peabody Museum 7. Collana con perline


di giadeite, da Calakmul, con perla intagliata of Archaeology and rotonde, tubolari e a
periodo Tardo Classico. in giadeite, da Copán Ethnology. forma di artigli in giada,
Campeche, Museo (Honduras), periodo Tardo periodo Classico.
Histórico, Fuerte de San Classico. Cambridge,
Miguel. Harvard University,
222
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E
no la vita e, se raffigurati davanti al naso dei governanti, ne rappresen-
tavano “l’alito reale”. A Copán una di queste perline è stata trovata
all’interno di una conchiglia Spondylus, a significare la vita all’interno
di un utero: la conchiglia è infatti per i Maya simbolo della donna e
della maternità. Con la giadeite furono realizzati orecchini, collane,
braccialetti e figurine di divinità, come quelle che rappresentano il dio
del sole Kinich Ahau nella tomba del signore di Altún Ha, in Belize, e
“placche” decorative. Tra queste ultime, famosa è la cosiddetta Placca
di Leida, in cui un sovrano riccamente adornato calpesta un prigio-
niero, secondo uno stilema tipico del periodo Classico. Sul retro, la
data, riportata nel sistema del Conto Lungo, fa risalire la placca al 320
d.C. Un’altra straordinaria placca in giadeite, di epoca classica, è stata
trovata a Teotihuacan, la grande metropoli del Messico Centrale, fatto
che testimonia lo stretto contatto tra l’area maya e questa zona del
Messico.
Raramente venivano elaborate sculture tridimensionali in giadeite.
Un esempio è la testa intagliata in un blocco di pietra, gettata come
offerta nel cenote sacro di Chichén Itzá, che probabilmente era l’or-
namento di una cintura cerimoniale. L’iscrizione sul retro ne indica
la provenienza da Piedras Negras, sull’Usumacinta, testimoniando la
circolazione a largo raggio di questi materiali.
Gli esempi più spettacolari dell’uso della giadeite sono senz’altro le
maschere funerarie, sia per la loro funzione rituale che per la loro
bellezza. Trovate in diversi siti della zona maya, erano fatte da tessere
musive attaccate con dei leganti a una base di legno, che creava la
forma del volto del defunto. Gli occhi e la bocca erano in genere in
ossidiana e conchiglia.
La maschera di Hanab Pakal II, il re di Palenque, ha una storia parti-
colare. Le tessere erano state ricomposte negli anni Cinquanta for-
mando quello che per mezzo secolo è stato considerato il volto
del sovrano. Recentemente, però, prima di sostituire il sostegno mo-
derno, ormai rovinato, i restauratori hanno proceduto a uno studio
approfondito dei disegni di scavo e della forma delle tessere: ciò ha
portato alla messa a punto di una nuova montatura della maschera,
che ha comportato un cambiamento radicale nella fisionomia del
sovrano, le cui fattezze sono oggi, finalmente, simili a quelle della
maschera di stucco rinvenuta nella stessa tomba.
Il mosaico in giadeite fu usato anche per decorare oggetti come i vasi L’ A RT E M AYA
di legno di Tikal, che dimostrano una grande maestria nella rappre-
sentazione dei particolari.

223

8. Orecchino in giada, da 9. “Placca di Leida”,


Pomoná (Belize), periodo in giada raffigurante
Tardo Preclassico. un sovrano con un
prigioniero ai suoi piedi,
periodo Classico, 320 d.C.
Leida, Rijkmuseum voor
Volkenkunde.
Il turchese e altri materiali soprattutto per realizzare raffinati mosaici. Il rinvenimento di dischi di
legno decorati con mosaico di turchesi a Chichén Itzá è quindi da an-
La stessa tecnica fu utilizzata per creare i mosaici di turchese dei dischi noverare tra quei tratti stilistici comuni che si diffusero nel Centro del
rinvenuti a Chichén Itzá, nel cenote sacro e in altri edifici. Il turchese Messico e nel nord dell’area maya durante questo periodo.
aveva, come la giada, una particolare importanza simbolica che derivava Altri materiali lapidei furono usati per fabbricare oggetti diversi. Di selce
dal suo colore, associato all’acqua, e dal fatto di essere piuttosto raro, e ossidiana sono molti coltelli sacrificali e i cosiddetti “eccentrici”, oggetti
quindi prezioso. Il suo uso si diffuse in particolare durante il Postclassico, votivi dalle forme capricciose che sono stati rinvenuti nelle tombe e sot-
in concomitanza dello sviluppo dello stile maya-tolteco. Secondo quan- to gli edifici maya. Alcuni assomigliano agli “scettri manichino”, simboli
to riportano i documenti redatti dai frati giunti nel Centro del Messico del potere dei re, altri a figure di profilo in cui sono stati riconosciuti
subito dopo la conquista spagnola (tra cui il cosiddetto Codice Fiorentino, governanti con elaborati copricapi e scettri, nell’atto di fare offerte, altri
scritto dal frate francescano Sahagún) furono infatti i Toltechi, abitanti di ancora raffigurano uccelli come il quetzal. “Eccentrici” sono stati trovati
Tula (950-1150 d.C.), a promuovere l’approvvigionamento di questo a Calakmul, a El Palmar, a Quirigúa e soprattutto a Copán, dove com-
materiale dalle remote aree del sud degli Stati Uniti e a impiegarlo paiono addirittura nel Preclassico.
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10
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10. Disco di legno 11. “Eccentrico” in selce


decorato con turchesi, da Copán (Honduras),
da Chichén Itzá. Città periodo Tardo Classico.
del Messico, Museo Cleveland, The Cleveland
Nacional de Antropología. Museum of Art.
Analisi dell’opera VASO DI GIADEITE DA TIKAL
periodo Classico Tardo, 734 d.C.
altezza: 24,2 centimetri; diametro 10 centimetri
Città del Guatemala, Museo Nacional de Arquelogía y Etnología

Questo vaso cilindrico di mosaico di giadeite fu rinvenuto come parte


del corredo funerario della tomba di Yik’in Chan K’awil (noto anche
come Ah Cacau), scoperta nel tempio del Gran Giaguaro (struttura
5D-73) a Tikal.
S TO R I A D E L L’ A RT E U N I V E R S A L E

226

Il coperchio del vaso è decorato con una testa umana, probabilmente


il ritratto dello stesso re da giovane, con gli ornamenti che sicuramente
indossava quando era in vita: una collana di grani di giada e orecchini
circolari da cui escono pendenti tubolari.
Gli artigiani maya realizzarono bellissime opere a mosaico in questo
materiale, come dimostrano le maschere funerarie rinvenute a Ca-
lakmul e nella stessa Tikal, ma questo esemplare costituisce una delle
massime attestazioni della loro abilità. Le tessere musive che com-
pongono il coperchio sono infatti piccolissime e lavorate con grande
maestria. Sono l’una diversa dall’altra, e vengono combinate insieme
per formare il volto e l’acconciatura del sovrano e ricreare i grani della
collana e gli orecchini. Quest’opera appare ancora più straordinaria se
si pensa che non venne utilizzato nessun attrezzo in metallo per realiz-
zarla, ma solo abrasivi, corde e strumenti di pietra.

Da una delle tessere fuoriesce una figura zoomorfa, probabilmente


la testa stilizzata del mostro Xooc, uno squalo che di solito decorava
la cintura del dio giovane del mais, di cui il sovrano Yik’in Chan K’awil
ripropone i tratti caratteristici. Spesso, durante il periodo Classico, i
sovrani maya defunti erano raffigurati come questo dio: un altro esem-
pio è quello di Hanab Pakal II, nella lapide del tempio delle Iscrizioni di
Palenque.

L’ A RT E M AYA

227
La conchiglia e l’osso ni. Sezionata longitudinalmente diventò un contenitore per i colori
degli scribi.
In osso sono notevoli esempi di opere d’arte di piccole dimensioni
Le conchiglie furono un materiale estremamente comune per i Maya, e di forme diverse, utilizzate come supporto per delicate incisioni
in particolare nelle regioni costiere. Il loro valore derivava principal- in cui venivano raffigurate figure animali e umane, prigionieri, re e,
mente dall’essere associate all’acqua, fonte di vita, come suggerisco- come in tutte le manifestazioni dell’arte maya, iscrizioni relative alla
no tra l’altro i miti maya del Postclassico, secondo i quali il mondo storia delle famiglie regnanti.
era stato creato a partire da un oceano primordiale. Spesso le incisioni venivano evidenziate applicandovi del cinabro. Per
Ancora più preziose erano considerate le conchiglie marine, nei siti questo scopo venivano utilizzate sia ossa animali che umane: infatti
lontani dalla costa. La Spondylus era quella maggiormente apprezzata, l’uso delle diverse parti del corpo umano, e in particolare delle ossa
probabilmente per il suo colore rosso all’interno, ma anche perché e dei denti, è sempre stato diffuso nella Mesoamerica precolombia-
per recuperarla intera doveva essere pescata a notevoli profondità. na sia per la fabbricazione di ornamenti (ne sono esempio le ossa
I sovrani maya la portavano come insegna del potere, in alternativa decorate in stile mizteco, oppure le mandibole che componevano le
a un pettorale di giada, mentre nelle tombe di regine è stata trovata collane delle vittime sacrificali deposte sotto il tempio di Quetzalco-
appoggiata sul pube, a simboleggiare la sua associazione alla fertilità atl a Teotihuacan, nel Centro del Messico), che di strumenti musicali
e all’utero. (con femori umani tra gli Aztechi venivano fabbricati i cosiddetti
Le conchiglie venivano spesso utilizzate intere come ornamento, ma omechicahuaztli).
potevano anche essere lavorate divenendo tessere di mosaico o Tra i Maya, esempio di quest’arte è la rappresentazione di un cai-
elementi delle maschere. mano, o lucertola, trovata a Toniná, in Chiapas: nonostante le piccole
Un’altra conchiglia diffusa fu la Strombus, anch’essa offerta intera, dimensioni, sullo stomaco dell’animale furono incisi glifi con una fi-
oppure utilizzata come elemento per realizzare la cintura dei sovra- nezza di tratto impressionante.

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13
229

12. Pettorale di Nacional de Arqueología 13. Collana in conchiglia


conchiglia inciso con y Etnología. da Topoxte, o Petén,
un personaggio che periodo Tardo Classico.
fuma la pipa, periodo Città del Guatemala,
Tardo Classico. Città Museo Nacional de
del Guatemala, Museo Arqueología y Etnología.
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14
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14. Orecchino in 15. Conchiglia incisa con


conchiglia con l’immagine di un signore,
profili di re incisi, da periodo Classico Antico.
Copán (Honduras). Città del Guatemala,
New York, Collezione Museo Nacional de
David Bernstein. Arqueología y Etnología.
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Figurine di ceramica taincensieri di ceramica rinvenuti soprattutto a Palenque e le statuette
trovate nell’Isola di Jaina, che costituiscono alcuni degli esempi più noti
Durante il periodo Preclassico i Maya fabbricarono a scopo propizia- di arte maya, e ne illustrano la vocazione naturalistica.
torio piccole statuette di ceramica che generalmente raffiguravano Le statuette erano collocate soprattutto nelle tombe della necropo-
donne nude e bambini. Nei secoli successivi la produzione di piccoli li che si trovava su quest’isola, e rappresentano personaggi diversi,
oggetti di ceramica rallentò fino a che, nel Classico Tardo, si diffuse so- di tutte le classi sociali, che svolgono attività differenti come tessere,
prattutto la fabbricazione di fischietti realizzati a stampo. Nello stesso suonare strumenti e ballare: per questo sono una fonte documentaria
periodo, come visto in precedenza, vennero fabbricati anche i por- molto importante sulla società e sul modo di vivere dei Maya.

16 17

16. Statuetta femminile 17. Statuetta di danzatore 18. Statuetta di dignitario,


con addome gonfio, o oratore, dall’isola di dall’isola di Jaina
dall’isola di Jaina Jaina (Messico), periodo (Messico), periodo Tardo
(Messico), periodo Tardo Classico. Città Classico.
Classico. Città del del Messico, Museo
Messico, Museo Nacional de Antropología.
Nacional de Antropología.
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233
Manufatti in oro essere utilizzati come ornamenti da sovrani e personaggi importanti
delle diverse città. A Copán, ad esempio, sono state trovate le gambe
In Mesoamerica l’uso e la lavorazione di questo metallo furono molto di una figurina vuota fabbricata con una lega di oro e rame, che analisi
limitati. Solo tra il 600 e l’800 d.C. si sviluppò la metallurgia, probabil- specifiche hanno ricondotto all’America Centrale.
mente introdotta grazie al commercio marittimo con il Sudamerica, in La maggior parte degli oggetti di metallo risalenti al periodo Postclassi-
due regioni, l’occidente del Messico e la zona maya. Anche se l’oro era co sono stati rinvenuti nel Cenote sacro di Chichén Itzá; si tratta di una
considerato prezioso, nell’area maya non sostituì mai la pietra verde che tazza, un piatto, collane, braccialetti, maschere, ciondoli, anelli, orecchini,
rimase, fino all’arrivo degli Spagnoli, il materiale più ricercato.Tra l’altro in campanelle e perline, tutti d’oro e di rame, lavorati con la tecnica del
questa zona non esistono miniere d’oro e, a livello locale, le uniche lavo- martigliato oppure della cera persa. Alcuni di questi oggetti presentano
razioni consistettero nel taglio e nello sbalzo di lamine d’importazione. caratteristiche tipiche dello stile maya-tolteco, con stilemi del Centro
Gli oggetti di metallo rinvenuti in area maya sono molto rari: si tratta del Messico, come i serpenti piumati che decorano gli “occhiali” di una
soprattutto di oggetti di lusso e religiosi. Risalgono in parte al perio- maschera d’oro. Oggetti di metallo molto diffusi sono le campanelle,
do Classico e in maggior quantità al Postclassico. Probabilmente molti che risalgono a un periodo a cavallo tra il Classico Finale e il Postclassico:
furono prodotti altrove e importati in questa zona per essere offerti utilizzate come ornamenti, ne sono state recuperate negli scavi di molte
nel grande cenote di Chichén Itzá o in altri luoghi sacri, oppure per città, tra cui Quirigúa.

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20
235

19. Maschera d’oro, dal 20. Collana in oro


cenote dei sacrifici di costituita da dieci teste
Chichén Itzá (Messico), di giaguaro, da Iximché,
periodo Classico Finale. periodo Postclassico.
Cambridge, Harvard Città del Guatemala,
University, Peabody Museo Nacional de
Museum of Archaeology Arqueología y Etnología.
and Ethnology.