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Coefficiente di Joule-Thomson

Si è visto in merito ai cicli frigoriferi come il lavoro tecnico che si sarebbe ottenuto da una espansione
in turbina, di un generico fluido refrigerante, fosse trascurabile dato il basso volume specifico. Si è
preferito quindi ricorrere ad una laminazione isoentalpica. La valvola di laminazione aveva infatti
l’importante ruolo di abbassare la pressione del fluido refrigerante, mediante forze di attrito, ma
allo stesso tempo di abbassare la temperatura. L’effetto che si desidera è quindi quello di ottenere
una diminuzione della temperatura insieme ad una diminuzione della pressione. Gli esperimenti di
Joule e Thomson tuttavia rivelarono che ciò non è sempre possibile: è possibile infatti avere una
diminuzione di pressione insieme ad un aumento di temperatura. Per la definizione del coefficiente di
Joule-Thomson si prende come riferimento le relazioni fondamentali della termodinamica, tra i quali
ricordiamo la seconda relazione del T dS:

T ds = dh − vdp (1)
Derivando rispetto alla pressione ad entalpia costante, si ottiene:
 
ds
T = −v (2)
dp h
Scriviamo ora l’espressione di ds in altro modo:
   
∂s ∂s
ds = dp + dT (3)
∂p T ∂T p

Che può essere ri-arrangiata nel seguente modo:


       
∂s ∂s ∂s ∂T
= + (4)
∂p h ∂p T ∂T p ∂p h

Adesso, ricordandoci le relazioni termodinamiche sul calore specifico cp e le relazioni di Maxwell, e


riscrivendo anche la (2), si ottiene:
   
∂s ∂v
=− (5)
∂p T ∂T p
 
∂s
T = cp (6)
∂T p
 
ds v
=− (7)
dp h T
Ecco che la (4) può essere riscritta nel seguente modo:
   
v ∂v cp ∂T
− =− + (8)
T ∂T p T ∂p h
∂T
Isolando il termine ∂p
si ottiene il coefficiente di Joule-Thomson, indicato con µJT :
  "   #
∂T 1 ∂v
µJT = = T −v (9)
∂p h cp ∂T p

1
È possibile ottenere dei grafici, in cui è possibile evidenziare la zona di nostro interesse:

Ecco che è possibile distinguere due zone: una


zona (evidenziata in blu) in con l’aumento della
pressione vi è anche un aumento di temperatura,
ovvero in quelle zone accade:
 
∂T
µJT = >0
∂p h

Diversamente, nella restante zona (la restante in


giallo), con l’aumento della pressione la tempe-
ratura diminuisce, e quindi si può avere l’effet-
to indesiderato di incorrere in una laminazione
isoentalpica per cui con una diminuzione del-
la pressione la temperatura aumenti! In questa
zona accade che:
 
∂T
µJT = <0
∂p h

La zona utile per l’appunto è la zona in cui il


coefficiente di Joule-Thomson è positivo: vogliamo per l’appunto che la laminazione all’interno di un
ciclo frigorifero porti ad avere un fluido ad una temperatura minore, così da poter sottrarre maggior
calore all’ambiente, e quindi avere una maggiore efficienza.
Notiamo che nell’immagine sopra riportata la zona in cui µJT > 0 è delimitata da una curva tratteg-
giata: tale curva prende il nome di curva di inversione di Joule-Thomson, ed è quella zona del piano
T-p in cui:
µJT = 0
Infine, è possibile notare che oltre un certo valore di temperatura limite, il coefficiente di Joule-
Thomson è sempre negativo: tale valore limite di temperatura prende il nome di temperatura di
massima inversione.
Concludiamo dicendo che è possibile definire un µJT per qualsiasi fluido, sia esso un gas o un liquido.

Applicazione al gas ideale


Notare che la (9), se applicata ad un gas ideale, fornisce il seguente risultato:

µJT = 0 (10)

Da cui si deduce che T2 = T1 . Sperimentalmente non si verifica ciò: si conclude che il modello sopra
riportato non giustifica il comportamento dei gas ideali. Comunque, anche ponendosi nelle ipotesi di
T2 = T1 , ma con p1 > p2 , si ottiene:
     
T2 ∗ p1 ∗ p1
∆s = cp ln + R ln = R ln >0 (11)
T1 p2 p2

Ovvero che, anche adottando un modello sbagliato, la laminazione isoentalpica rimane comunque
irreversibile.