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CRISI ASIATICA: CRISI

DELLA GLOBALIZZAZIONE?
DI G IORGIO S. F RANKEL

Nel mondo di
fine secolo vi
Tutto • cominciato a metˆ del 1997, in DNA politico sono impressi i valori del potere
Thailandia, con unÕimprovvisa serie di manovre sovietico e della pianificazione economica.
è scarsità di speculative che hanno portato alla svalutazione E il crollo dei prezzi del petrolio potrebbe desta-
leadership della moneta nazionale, il bath. Poteva essere una bilizzare molti paesi arabi e lÕIran, con drammati-
politica e di
crisi locale e di importanza molto relativa, ma si che conseguenze per tutto il Medio Oriente.
nuove idee.
Le nuove idee di • rapidamente estesa ad altri Paesi della regione. Çé la pi• grave crisi finanziaria e monetaria da
cui c’è bisogno Cos“ • esplosa la Òcrisi finanziaria asiaticaÓ. quando esiste il sistema di Bretton WoodsÈ,
sono “idee Un anno pi• tardi non era pi• solo ÒfinanziariaÓ, hanno detto molti economisti. Il riferimento •
valori” di ma aveva devastato anche i settori dellÕeconomia alla Conferenza internazionale che, nel 1944, a
carattere reale dei vari Paesi, portando la recessione e, in Bretton Woods, una stazione climatica nel New
generale che alcuni casi (come lÕIndonesia), la povertˆ e con- Hampshire (USA), gett˜ le basi dellÕordine mone-
possano definire creti pericoli di distruzione del tessuto sociale. tario internazionale del secondo dopo-guerra.
una cultura Hong Kong e altri caposaldi asiatici dellÕeconomia E ci si • chiesti se questa crisi non fosse, in
politica ed globale, come la Corea del Sud, erano stati messi realtˆ, la crisi del processo di globalizzazione
economica in ginocchio. Peggio ancora, la crisi non era, dellÕeconomia. Anzi, lÕinizio della sua fine.
adatta all’era
ormai, neanche pi• ÒasiaticaÓ. Trasmessa on-line Dopotutto, la crisi aveva colpito quella che era
della
globalizzazione.
dai computer dei mercati finanziari presi dal vista come una delle colonne portanti della globa-
C’è il rischio di panico, aveva contribuito a mettere KO la Russia lizzazione. Certo, la crisi ÒasiaticaÓ ha rimesso in
un progressivo (giˆ traballante), minacciava di far saltare anche il discussione alcuni concetti chiave del neoliberi-
ritorno agli Brasile (e, con esso, tutta lÕAmerica Latina) e smo globale degli anni Ô90, che ormai avevano
istinti del aveva posto sotto pressione altri Òmercati emer- acquisito la forza di altrettanti dogmi. Ad esem-
protezionismo e gentiÓ. Sul piano dellÕeconomia ÒrealeÓ, la reces- pio, lÕidea che i mercati, per loro natura, siano
dell’interventismo sione asiatica aveva provocato ulteriori cadute dei sempre capaci di autoregolarsi. Questa Òinfallibi-
pubblico, oppure prezzi delle materie prime e del petrolio, e una litˆÓ sembra venuta meno nel caso dei mercati
di una tendenza riduzione dellÕexport di molti comparti produttivi finanziari il cui comportamento ha contribuito a
alla in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1998, la crisi esasperare e far dilagare la crisi, e a mettere in
frammentazione, ha dimezzato il tasso di crescita dellÕeconomia pericolo paesi, come il Brasile, che certo non
con blocchi
mondiale facendola scendere al 2% (secondo una meritavano di essere penalizzati per le manchevo-
economici più o
meno rivali, in stima preliminare) contro una previsione pre-crisi lezze di alcune (ex) Òtigri asiaticheÓ. E cos“, si
alternativa del 4%. A fine anno, alcuni indicatori facevano sono levate molte autorevoli voci a favore di una
all’integrazione sperare che il peggio fosse passato (per˜, decine proposta decisamente eretica: quella di istituire
economica a di milioni di persone erano ormai sotto il livello meccanismi per controllare e, se del caso, frenare
livello globale. di povertˆ) e che lÕAsia si stesse avviando a una la libertˆ e la rapiditˆ con cui grandi masse di
Ma è ancora lenta ripresa. DÕaltra parte, la Banca Mondiale capitali possono spostarsi da una parte allÕaltra
prematuro avvertiva che lÕallarme non era per questo cessa- del globo, e attenuare i danni che possono deriva-
parlare di to, e che cÕera sempre il rischio, per il 1999, di re da questi movimenti repentini. Un problema,
crisi della una recessione globale. Che dire, poi, degli incal- peraltro, giˆ affrontato alla fine degli anni Ô70 da
globalizzazione: colabili rischi politici della crisi? Il premier di James Tobin (premio Nobel 1981 per lÕEconomia),
infatti...
Singapore, Goh Chok Tong, • stato drastico ma che aveva proposto (senza successo) di tassare
chiaro: ÇIn Asia, una recessione prolungata farˆ dellÕ1% le transazioni spot sui mercati dei cambi,
risorgere le sotterranee avversioni verso allo scopo di Çmettere un poÕ di sabbia negli
lÕOccidenteÈ. I pericoli non sono solo in Asia. ingranaggi ben lubrificatiÈ della speculazione
Il collasso dellÕeconomia russa ha spazzato via dal finanziaria. Nel frattempo, il volume di queste
Cremlino glu ultimi ÒriformistiÓ e ÒliberaliÓ, e transazioni • pi• o meno decuplicato: era di 150
portato al governo un gruppo di uomini nel cui miliardi di dollari al giorno nel 1985, e si stima

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che oggi possa aggirarsi, come ordine di grandez- La scarsa democrazia politica • certo una caren-
za, sui 1.500 miliardi al giorno, conteggiando za molto diffusa. In pi•, la scarsa trasparenza del-
le operazioni sui future e altri strumenti. lÕeconomia, la corruzione politica, lÕinefficienza
Dopo lÕesperienza della crisi 1997-98, molti sono dei sistemi finanziari, i crediti concessi dalle ban-
dÕaccordo che Òoccorre fare qualcosaÓ. che con troppa facilitˆ (spesso in seguito a pres-
Tra i tanti, anche George Soros, il grande finan- sioni politiche o sulla base di rapporti personali e
ziere americano di origine ungherese e guru famigliari), e mercati interni relativamente poco
dellÕeconomia di mercato: ÇLa scelta - egli ha sviluppati e poco competitivi. E, ancora, una con-
detto - • di mettere delle regole ai mercati finan- nivenza molto stretta e semi-occulta tra governi,
ziari internazionali o lasciare che ogni singolo banche e industrie, e bilanci di imprese (soprat-
paese protegga da solo i propri interessi, il che tutto bancarie) che riuscivano a celare enormi
porterebbe sicuramente al collasso di quel perdite. Alcuni paesi sono stati colpiti molto gra-
gigantesco sistema circolatorio che chiamiamo vemente dalla crisi, com• il caso di Corea del Sud,
Òcapitalismo globaleÓÈ. La Banca Mondiale da Indonesia, Malaysia e Thailandia. Altri, pi• o me-
parte sua, chiede di rallentare il processo di no gravemente, come Hong Kong e le Filippine.
deregulation dei mercati finanziari nei Paesi in Altri ancora, come la Cina, Singapore e Taiwan,
via di sviluppo. E anche il Fondo Monetario non hanno dato segni di recessione. Difficile sta-
Internazionale, che sin quasi alla vigilia della bilire quali fattori sono alla base di questa diver-
crisi in Thailandia (a metˆ del 1997) aveva invece sitˆ di situazioni. CÕ• chi afferma che i paesi per
proposto di accelerare tale processo, ammette lÕeconomia pi• libera e aperta (come Taiwan e
ora che un paese in via di sviluppo pu˜ essere Singapore) se la sono cavata meglio e che, vice-
messo in difficoltˆ non solo da una massiccia versa, hanno maggiormente sofferto quelli (come
fuga ma anche da un improvviso e massiccio lÕIndonesia) pi• in basso nella graduatoria della
ingresso di capitali se il suo sistema bancario non libertˆ economica. In parte • cos“, ma queste clas-
• adeguatamente solido, efficiente e trasparente. sificazioni non sembrano sempre decisive. E le
Tra i ÒmitiÓ infranti dalla crisi del 1997-98 vi cose si fanno ancora meno chiare se si introduce
sono certamente quelli generati, negli ultimi il parametro della libertˆ politica. La Cina, ad
ventÕanni, intorno Òmiracolo asiaticoÓ. A comin- esempio, se lÕ• cavata bene anche perch• non ha
ciare dal mito del Giappone, fino a poco fa giocato seguendo le ÒregoleÓ della globalizzazio-
continuamente proposto come il modello che le ne: la sua moneta non • pienamente convertibile,
altre economie di mercato avrebbero dovuto i mercati valutari non sono stati liberalizzati, il
seguire. Ma da un bel poÕ di anni il Giappone si settore statale • un disastro, e non esiste plurali-
trascina nella stagnazione. Uno dei problemi smo politico. Corea e Hong Kong, abbastanza in
cruciali • la scarsa trasparenza non solo della sua alto nella graduatoria delle libertˆ economiche
economia ma anche dei suoi processi politici e (Hong Kong era al primo posto nellÕindice mon-
decisionali. Anche il mito delle Òtigri asiaticheÓ diale della Heritage Foundation) e politiche sono
• stato drasticamente ridimensionato, alla luce invece tra le pi• illustri vittime della crisi. Altra
delle loro carenze di fondo, non solo economiche vittima della bufera finanziaria asiatica (ormai
ma anche istituzionali. Nei momenti di massimo non pi• solo finanziaria nŽ asiatica) • il Fondo
fulgore del Òmiracolo economicoÓ, molti esponen- Monetario Internazionale, uno dei massimi depo-
ti asiatici, tra cui lÕallora Primo ministro si sitari della dottrina dellÕeconomia di mercato e
Singapore, Lee Kuan Yew, affermavano con della liberalizzazione. I suoi interventi durante la
orgoglio: ÇIl nostro successo • dovuto a un model- crisi sono stati aspramente criticati, a torto o a
lo culturale superiore a quello dellÕOccidenteÈ. ragione, da pi• parti. I principali temi conduttori
Oggi, dopo la caduta, vi sono segni di ripensa- di queste critiche sono due. Il primo • che le
mento sulla bontˆ di questo modello culturale: severe condizioni poste dal Fondo ai paesi in crisi
ÇIn ogni paese asiatico, compreso il nostro, - ha servivano a proteggere gli interessi dei creditori
detto il presidente coreano Kim Dae Lung - la ma non ad aiutare la loro ripresa economica. E
ragione principale del fallimento • stata la che, di conseguenza, il Fondo, anzich• risolvere il
mancanza di democraziaÈ. Molte altre cose non problema era diventato esso stesso un elemento
funzionavano nei modelli asiatici. Certo, la situa- del problema. Tra i critici del Fondo vi • per˜
zione varia da paese a paese. anche la situazione ÒgemellaÓ, la Banca Mondiale.

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In un rapporto uscito a fine 1998, la Banca globalizzazione ma di situazioni e realtˆ - come,
afferma che il forte aumento dei tassi di interesse ad esempio, quelle della Russia o di alcuni Paesi
nei paesi asiatici in crisi (voluto dal Fondo e dal asiatici - in vario modo non coerenti con i requi-
Dipartimento americano del Tesoro) ha contribui- siti della globalizzazioneÓ. Nel qual caso, mutuan-
to a diffondere il panico e a peggiorare la situa- do quellÕantico lessico marxista, si potrebbe dire
zione. Alla fine, la strategia dellÕaumento dei tassi che sono saltate alcune ÒcontraddizioniÓ.
ha stabilizzato le monete ma ha anche condanna- Una ÒcontraddizioneÓ di molte ÒtigriÓ asiatiche, •
to quei paesi alla recessione. Cos“, durante la quella di essere competitive sui mercati globali
crisi, la Banca Mondiale ha preso le distanze dal mentre non cÕ• competitivitˆ sul mercato interno,
Fondo per venire in aiuto dei paesi ÒvittimeÓ per cui gli introiti dellÕexport vengono dilapidati
delle sue terapie dÕurto. Il quesito che oggi ci si dallÕinefficienza, dallÕincompetenza, o dalla corru-
pone • se la Banca Mondiale e il Fondo zione e dal nepotismo. In queste domande, e
Monetario, le due istituzioni ÒgemelleÓ nate nelle possibili risposte, giocano approcci ideologi-
mezzo secolo fa dagli accordi di Bretton Woods, ci molto divergenti e che tendono a posizioni
sono davvero in grado di far fronte ai problemi estreme. é proprio lÕultima cosa di cui si ha
dellÕemergente economia globale del XXI secolo. bisogno: uno scontro tra ÒfondamentalistiÓ.
Il problema • pi• generale. Ci˜ di cui cÕ• ora Da una parte chi demonizza la globalizzazione
bisogno, dicono in molti, • di una nuova Bretton come fonte di ogni male, a cominciare dal Òcon-
Woods, ovvero di una nuova ÒarchitetturaÓ del sumismo sfrenatoÓ (utilizzando per˜ concetti svi-
sistema economico mondiale. Il che richiede luppati 30-40 anni fa) o dalla ÒdelocalizzazioneÓ
molti ingredienti: nuove idee feconde e costrutti- (peraltro, un fenomeno naturale in economia,
ve che sostengano una ÒvisioneÓ di vasta portata anche senza globalizzazione). DallÕaltra, chi pone
condivisa a livello mondiale, solide leadership il mercato (possibilmente globale) al di sopra di
politiche e intellettuali, il rilancio dellÕapproccio ogni altra cosa e demonizza tutto ci˜ che •
internazionale e un nuovo impegno in tal senso, ÒsocialeÓ. Gli eventi del 1997-98, dalla crisi in
la ridefinizione del ruolo dei mercati e degli ope- Thailandia al pericolo di un crollo del Brasile
ratori anche per quanto riguarda i rapporti con (forse evitato in extremis), hanno comunque
gli stati nonchŽ le loro responsabilitˆ a livello portato in primo piano molti problemi di fondo.
sociale. E tante altre cose ancora, come ad esem- Per esempio, la questione, non certo nuova, del
pio la connessione tra economia di mercato libe- difficile rapporto tra processo di globalizzazione
rale. Purtroppo, nel mondo di fine secolo, sembra e potere degli Stati. Ancora una volta si • visto,
ci sia una notevole scarsitˆ sia di leadership poli- ad esempio, che i mercati finanziari sono assai
tica sia di nuovee idee. Le nuove idee. Le nuove pi• forti delle banche e dei poteri centrali e,
idee di cui cÕ• bisogno sono Òidee-valoriÓ di carat- oltre tutto, non sempre sembrano comportarsi
tere generale che possono definire una ÒculturaÓ saggiamente e con senso di responsabilitˆ.
politica ed economica adatta allÕera della globaliz- é un problema che si pone non solo per i merca-
zazione. CÕ• il rischio, soprattutto dopo lo shock ti finanziari ma anche per molti altri comparti
del 1997-98, di un progressivo ritorno agli istinti dellÕeconomia globale. Neanche questa • una vera
del protezionismo e dellÕinterventismo pubblico. novitˆ: se ne parlava giˆ negli anni Ô70 quando il
Oppure, di una tendenza alla frammentazione, fenomeno del momento erano le grandi imprese
con blocchi economici pi• o meno rivali, in alter- multinazionali. Ma, effettivamente, con la globa-
nativa allÕintegrazione economica a livello globale. lizzazione si • fatto un salto di qualitˆ.
Tuttavia, parlare di crisi della globalizzazione in NellÕultimo decennio, gli Stati hanno perso molto
quanto tale, • ancora prematuro. Cosa si vuol potere e molte delle tradizionali prerogative della
dire di preciso con Òcrisi della globalizzazioneÓ? sovranitˆ. Il che, di per sŽ, • un bene per lÕeco-
Forse una crisi ÒesistenzialeÓ? Cio• a dire: Òla nomia (vista la propensione dello statalismo a
globalizzazione • unÕidea sbagliata, non pu˜ fun- sprecare risorse) e per la serenitˆ del cittadino
zionare e lo ha dimostratoÓ. O forse una crisi di (vista le tendenza del potere statale a diventare
assestamento? Ovvero: ÒlÕidea • buona, ma ci arrogante anche in un regime democratico). Ma,
vuole ancora una buona messa a puntoÓ. O, infi- alla fine, bisogna avere un sistema di checks and
ne, una crisi provocata dalla globalizzazione? balances, che equilibri i vari poteri e rimetta
In altre parole: Òla crisi non • propriamente della ordine nelle rispettive competenze.

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A complicare le cose la crisi ÒasiaticaÓ ha rimes- e le sue capacitˆ previsionali sono assai limitate
so in discussione non solo i comportamenti degli perch• ha a che fare con comportamenti umani e
attori globali (ad esempio, i mercati finanziari), o con un universo che pu˜ cambiare repentinamen-
le strategie per gestire la globalizzazione (ad te. Dunque lÕidea di una nuova Bretton Woods •
esempio, quelle dellÕFMI) e molti ÒdogmiÓ dellÕe- una grande sfida che coinvolge la cultura e la
conomia di mercato. Essa ha anche riproposto capacitˆ progettuale del ÒnuovoÓ mondo del Òdopo
alcune ÒdevianzeÓ, se cos“ si pu˜ dire, degli guerra freddaÓ e della globalizzazione. In realtˆ,
orientamenti culturali del mondo di fine secolo. quel mondo non • pi• tanto ÒnuovoÓ, ma finora
Per citare ancora una volta George Soros: ÇI mer- • andato avanti sulla scia dei suoi successi iniziali
cati: [per loro natura] sono amorali, mentre le senza pensare a definire se stesso e i proprio futu-
societˆ hanno bisogno di una qualche forma di ro nella cornice di una grande ÒvisioneÓ costrutti-
moralitˆ, cio• di una distinzione tra quello che • va. Quella progettualitˆ che forgi˜ il mondo alla
giusto e quello che • sbagliato. Se si permette ai fine della seconda guerra fredda. Crollata lÕURSS
valori del mercato di assumere unÕimportanza pre- e svanito il comunismo, lÕOccidente si • limitato
minente sugli altri, la conoscenza • che si riduce a dichiarare la propria vittoria. (A proposito della
lo spazio del giudizio morale e si mina la mora- quale si pu˜ osservare, en passant, che nei decen-
litˆ collettiva. Questo • quello che • successo, e ni precedenti, a partire dalla morte di Stalin, e
la globalizzazione ha aggravato questa aberrazione forse anche prima, e salvo periodiche recrude-
perch• ha effettivamente ridotto la capacitˆ dei scenze della guerra fredda, le potenze occidentali
singoli stati di decidere il proprio destinoÈ. si erano non poco prodigate in aiuti economici,
E, ancora, lo shock 1997-98 pone una lunga serie trasferimenti di tecnologie e altro, allo scopo di
di quesiti, non certo da poco (ammesso che siano tenere in piedi il nemico sovietico). Tuttavia, la
fondati), relativi alla scienza economica, ovvero globalizzazione, uno dei fenomeni pi• rilevanti e
alla nostra capacitˆ di conoscere, valutare e, pos- dinamici del dopo guerra fredda, prometteva di
sibilmente, prevedere i fatti economici. Basti pen- portare nel mondo lÕeconomia liberista e la demo-
sare a come la Òcrisi asiaticaÓ ha colto il mondo crazia liberale. é per˜ mancato il supporto di un
di sorpresa . Fino al giorno prima, le istituzioni pensiero capace di definire i valori non solo eco-
internazionali, gli operatori, le agenzie di rating e nomici ma anche politici del nuovo mondo.
gli esperti avevano professato una salda fede del Per quasi un secolo, il pensiero politico delle
ÒmiracoloÓ e nel modello di sviluppo del democrazie pluraliste e industriali dellÕOccidente
Giappone e delle Òtigri asiaticheÓ. Poi, altrettanto aveva lavorato alla produzione di idee e valori in
di colpo, sono apparsi chiari i mille difetti nasco- risposta alla sfida della filosofia marxista e dellÕin-
sti, ma neanche tanto nascosti, di quel miracoloso combente minaccia strategica della potenza sovie-
modello. Un errore colossale - forse • il caso di tica. Ma quando ha vinto la guerra fredda, lÕOcci-
dire globale - su cui sarebbe il caso di riflettere a dente si • trovato a corto di idee nuove. Il primo
fondo. Un altro caso interessante • quello degli immediato sforzo di alcuni influenti intellettuali •
hedge funds, e soprattutto la vicenda della Long stato di individuare un nuovo pericolo incomben-
Term Capital Management, un fondo americano te, una nuova Òminaccia mortaleÓ che potesse
che dopo i primi grandi successi ha rischiato un sostituire la falce e il martello. Ad esempio, il fon-
fallimento catastrofico. Operava sulla base di sofi- damentalismo islamico, o lÕIslam tout court senza
sticati modelli matematici messi a punto da due troppe sfumature. O altri, nel quadro della pi•
premi Nobel per lÕeconomia, Myron Scholes e generale teoria dello Òscontro delle civiltˆÓ.
Robert Merton e da una folta schiera di speciali- Il ÒvuotoÓ di pensiero politico per il XXI secolo •
sti. Peccato che, a un certo punto, i mercati su stato in parte colmato da un surrogato di pensie-
cui operava la LTCM si sono comportati diversa- ro e di valori, elevando, come ha osservato Soros,
mente da quanto ÒprevistoÓ dai modelli. i valori del mercato al di sopra di tutto.
Il che apre una lunga serie di quesiti. Non sulla Da qui il rischio di un nuovo ÒfondamentalismoÓ
ÒbontˆÓ tecnica dei modelli, ma sul ruolo prepon- occidentale, quello del mercato. Se il fondamenta-
derante che i modelli matematici sembrano aver lismo di origine marxista metteva al centro dellÕu-
acquisito in economia e nel processo decisionale niverso la fabbrica e la classe operaia, il nuovo
degli operatori, nonostante i loro limiti intrinseci. fondamentalismo ha messo al centro del mondo il
LÕeconomia non pu˜ essere una scienza ÒesattaÓ, mercato e la classe dei consumatori.

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A fine 1998, la crisi originata in Asia sembrava economici sperimentati in questo secolo.
essersi, in qualche modo, stabilizzata o quasi. Pu˜ essere notevolmente migliorata sul piano
LÕEuropa e il Nord America erano rimaste relati- istituzionale, e bisogna preservare la sua promes-
vamente isolate dal ÒcontagioÓ. E anche in Asia sa di realizzare unÕeconomia genuinamente di
vi era la prospettiva di una qualche modesta mercato e competitiva, laddove oggi la corsa alle
ripresa, o di arresto della caduta, giˆ a partire fusioni orizzontali e verticali nei pi• disparati
dal 1999. Ma, a condizione che la Cina mantenes- settori (banche, telecomunicazioni, industria
se la sua crescita e che il Giappone riuscisse a dellÕauto, aerospazio, informazione, spettacolo,
rilanciare la sua economia e a realizzare il suo prodotti di consumo, petrolio, tanto per citarne
progetto di salvataggio regionale. Tuttavia, lÕAsian alcuni) sta dando vita a mercati sempre pi• oligo-
Development Bank avvertiva che ci sarebbero polistici. La globalizzazione deve anche evitare i
voluti anni prima che le economie asiatiche rischi (concreti) di unÕideologia oltranzista (dove
potessero tornare ai tassi di crescita di un tempo, il Òfondamentalismo di mercatoÓ rischia di sfocia-
ammesso che questo ritorno fosse mai possibile. re nellÕinsensibilitˆ sociale) e ha certo bisogno di
DallÕaltra parte, la crisi che, per comoditˆ conti- una sua cultura pi• ricca e creativa. E non •
nueremo a chiamare ÒasiaticaÓ, si stava estenden- completa perch• probabilmente, vaste aree econo-
do a vari settori col crollo dei prezzi del petrolio miche, come la Russia, resteranno, anche per
e altre materie prime, e il calo dellÕexport indu- propria scelta, ai margini del processo. Ma • forse
striale degli USA e dellÕEuropa. Tra lÕaltro, la il meglio che oggi si possa avere. Possiamo imma-
recessione asiatica poneva il concreto rischio di ginare un suo rallentamento, senza gravi conse-
una fase molto difficile, nel 1999, per il trasporto guenze. Ma • difficile pensare che si possa torna-
aereo proprio nel pieno di un sostenuto boom re indietro se non nel contesto di una profonda
di lungo termine, conla prospettiva di un improv- crisi economica e politica a livello mondiale.
viso, drastico calo degli ordini di nuovi aerei La globalizzazione viene solitamente vista soprat-
commerciali. NellÕautunno 1998, Boeing, il tutto come unÕesasperata competizione economica
Ònumero unoÓ mondiale dellÕaereonautica civile, tra aree, paesi, mercati. E certamente lo •.
con pi• del 50% del mercato mondiale, ha Forse si sottovaluta lÕimportanza della competizio-
annunciato il licenziamento di 48 mila dipendenti ne che cÕ•, o ci sarˆ, tra ÒvaloriÓ culturali.
e, poi, di altri 20 mila. Dunque, nessun paese, Fino a poco tempo fa, lÕEuropa si sentiva svantag-
nessun settore pu˜ dirsi davvero ÒimmuneÓ dalla giata, in termini di competizione economica, nei
crisi asiatica. Der resto, per molti anni, una confronti sia degli USA, assai pi• efficienti, sia
rilevante quota della crescita economica mondiale delle Òtigri asiaticheÓ, assai pi• disinvolte riguar-
• stata attribuita alla crescita asiatica. Fino al do a molte questioni sociali. Per una strana
1997, la domanda asiatica • stata un fattore cru- forma di definizione ottica, molti in Europa, anzi-
ciale per molti mercati, da quello del periodo ch• assumere come termine di confronto, cio•
(a fronte di una crescita molto modesta della come benchmark, lÕefficienza, lÕelasticitˆ e la pro-
domanda occidentale) a quello degli aerei, o dei pensione allÕinnovazione del sistema economico
satelliti per telecomunicazione. Dunque, la globa- americano, hanno preferito sottolineare la diffi-
lizzazione • in pericolo oppure no? é la domanda coltˆ di competere con le Òtigri asiaticheÓ del
da un milione di dollari. Senza voler dare una miracolo, felicemente libere da oneri e preoccupa-
risposta categorica, si pu˜ dire che la globalizza- zioni inerenti al welfare state. Eppure, nel conte-
zione ha sin qui dimostrato un dinamismo presso- sto globale di fine secolo, non • inverosimile che
chŽ inarrestabile e che tale dinamismo • connatu- lÕEuropa appaia come unÕisola relativamente feli-
rato al tipo di economia che ha preso forma ce, non solo in termini di benessere ma anche di
concreta negli ultimi 15 anni circa. La globalizza- valori sociali. E una conferma sembra venire pro-
zione non • semplicemente un fenomeno prio dallÕAsia. ÇAbbiamo molto da imparare
dellÕeconomia di fine secolo. Essa • lÕeconomia dallÕEuropa, - ha detto il presidente coreano Kim
di fine secolo. é piena di difetti, di meccanismi Dae Jung - ad esempio che democrazia e sviluppo
che funzionano male, e di modelli culturali piut- economico devono andare di pari passo. I paesi
tosto carenti. Ma ha realizzato una poderosa cre- che hanno posto lÕaccento sullo sviluppo economi-
scita economica in tutto il mondo o quasi, e pu˜ co, anzich• su quello delle istituzioni democrati-
distribuire la ricchezza meglio di altri sistemi che, alla fine hanno fallitoÈ.

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