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Giovanni Pontiggia

Letteratura Italiana
Università degli Studi di Napoli L'Orientale
11 pag.

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Giuseppe Pontiggia

Romanziere, saggista e critico, Pontiggia è tra i pochi autori del secondo Novecento
ad aver realizzato un progetto sulla letteratura fondato su presupposti concettuali
insoliti: Prima di tutto l'idea di restituire alla letteratura una dimensione conoscitiva;
Ciò ha significato l'abbandono di ogni visione mistica della letteratura, nei suoi
residui sia romantici e decadenti (in chiave estetizzante e simbolista) sia naturalistici
e neoavanguardistici, per ridonarle invece il vigore di un discorso problematico sul
mondo.
Pontiggia ha intuito un valore più complesso del concetto di tradizione artistico-
letteraria, in perenne trasformazione e in cui confluiscono le tradizioni in atto e quelle
del passato.
Pontiggia si è quindi mosso con libertà fra generi e tradizioni narrative diverse,
lasciandoli temporaneamente e riprendendoli quando lo riteneva giusto per le proprie
esigenze espressive.

Il Linguaggio Chiaro
La chiarezza di Pontiggia ha motivazioni complesse, che la differenziano dalla
semplicità espressiva cara ad altre forme novecentesche di ascendenza
naturalistica.
Il linguaggio chiaro di Pontiggia si radica nella convinzione che: “Il testo è una
stratificazione di significati, di cui quello superficiale deve essere comunque
intelligibile” e che “La chiarezza non è il valore, ma il valore non si esprime che
attraverso di essa”;
Di tale persuasione si nota anche la tenace pratica correttoria dedicata da Pontiggia
ad alcune sue opere, per far parlare meglio i testi.
Vale quindi per Pontiggia quanto egli osserva per Rene Daumal, alla cui opera ha
dedicato, nel 1967, il saggio posto in apertura del Giardino delle Esperidi:
Daumal muove da un presupposto: La fede nella potenzialità enigmatica di un
linguaggio chiaro; solo il discorso chiaro può essere di una complessità inesauribile.
Alla chiarezza di Pontiggia concorrono anche l'attenzione verso la letteratura
infantile e, concentrato in questa, egli reagisce con la semplicità immediata e
espressiva delle parole, con un significato univoco, quello letterale.
Influenza Pontiggia anche lo studio della Tecnica Del Romanzo Novecentesco di
Beach, che ne indica anche alcuni aspetti negativi: Estremo soggettivismo, eccesso
di intellettualismo, metodi narrativi che rendono i romanzi di difficile lettura e che
respingono un pubblico che invece vorrebbe essere coinvolto nel profondo; Beach
invita esplicitamente a una maggiore limpidezza narrativa.
Pontiggia apprezza anche lo stile di Hemingway, fondato sulla letteralità, sulla
concretezza, la riluttanza a servirsi di aggettivi sovrabbondanti, la struttura secca dei
periodi e l'essenzialità dei dialoghi.

In Pontiggia c'è anche la stima per James Joyce: Per Joyce le cose hanno un
potere radiante e possono rivelare all'improvviso la loro più autentica anima.

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Pontiggia non condivide questa visione della letteratura, come epifanico rivelarsi
delle cose ed egli crede in un mondo in cui le cose sono e accadono.
Influenza inoltre Pontiggia anche la cultura classica: Per Cicerone narrare in modo
chiaro significa un’argomentazione ordinata e necessaria, che confluisce quindi nella
brevitas.
Le Etimologie

Pontiggia negli anni giovanili scrive versi e alla poesia rivolgerà sempre
un'attenzione particolare: per lui la parola si stratifica nella storia riempiendosi di
significati molteplici; Da qui la sua passione etimologica, che Pontiggia avrebbe
voluto addirittura assecondare come filologo di professione, se non avesse deciso di
fare lo scrittore: L'etimologia è il primo modo per mettersi in ascolto e in dialogo con
gli antichi; é così una forma di memoria e di critica della cultura.

La Morte In Banca

Pontiggia scrive nel 1952 La Morte In Banca, un romanzo breve ispirato da vicende
autobiografiche. Prima di pubblicarlo trascorre 7 anni di lavoro in banca e di studio
ostinato, durante i quali è incerto fra romanzo e poesia, infatti si presenta da
Anceschi portandogli dei versi: Questo basta per essere arruolato nella redazione
della rivista “il Verri”.
La Morte In Banca è la narrazione della prima esperienza di lavoro, in banca
appunto, del giovane Carabba e della sua tormentosa conquista della maturità,
dopo un periodo di illusione e smarrimento.
Il romanzo breve fa perno sui valori e disvalori dell'esperienza del protagonista,
obbligato ad impiegarsi per contribuire al bilancio familiare e, attraverso i suoi occhi,
ne viviamo scene e momenti di vita, ne seguiamo rapidamente gli incontri con la
madre e i colleghi, di cui sono messi i nomi, come anche le descrizioni fisiche dei
personaggi sono quasi inesistenti e lo stesso vale anche per quelle degli interni della
banca e del paesaggio naturale e urbano.
Per Pontiggia conta piuttosto l'atmosfera spirituale, la prospettiva psicologica e
morale di tutta la vicenda. La banca è la sede dell' ipocrisia, deformata fino al
grottesco, delusa e rassegnata, è il mondo degli inetti e dei vinti, è un ambiente
dominato dall' aggressività, dalla violenza che, inattesa, esplode in un gesto e in una
parola.
Carabba tenta di reagire alle frustrazioni andando ogni sera in biblioteca per
coltivare i propri studi; ma la cultura concepita come evasione non rappresenta un
valore, non offre consolanti salvezze personali: Ogni sforzo per un equilibrio fra la
vita che sente più sua e quella disumanizzante della banca è vano e Carabba
capisce che quest'ultima è appunto la sua esperienza e che scansare tale
coscienza è la morte; Arrendendosi così alla verità, cosa che lo differenzia dai suoi
colleghi.
La morte in banca non è inettitudine o il rinchiudersi in un incapacità di vivere e
maturare, bensì l'individuazione di una condizione a cui far fronte e da lasciare dietro

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di sé, attraverso il mutamento dello sguardo.
L'immagine conclusiva del romanzo con il richiamo al gioco degli scacchi offre un
ulteriore spunto di riflessione:
il procedimento con cui la vicenda è delineata evoca l'idea della scacchiera, le cui
caselle, mossa dopo mossa, vengono occupate fino allo scacco matto.
Il rapporto allusivo con gli scacchi è frequente nell’opera di Pontiggia e non va letto
in prospettiva di negazione nichilistica, bensì come simbolo di quel continuo fare e
disfare che è il gioco della vita. Lo Scacco Matto non coincide mai con la stasi
della sconfitta irrimediabile, bensì con la possibilità per il giocatore di spostarsi a un
altro tavolo di ricominciare la nuova partita del destino.

Gli Anni Del Verri

Fin dal 1956, Pontiggia lavora nel Verri, contribuendo a formare il gruppo da cui
uscirà la Neoavanguardia.Ha sempre detto di averne condiviso molte idee, ma ha
sentito estraneo a se l'appiattimento della prospettiva storica, ridotta ad una sola
dimensione quella dell'attualità.
Pontiggia condivide le idee di rinnovare il linguaggio e il romanzo aprendoli alle
esperienze europee, non è d'accordo invece con l'idea di abbandonare il passato e
la lettura dei classici.
Pochi autori vicini alla neoavanguardia hanno rinnovato negli anni la loro ricerca
facendo dello sperimentalismo, al contrario ritornano sempre a forme assunte come
categorie assolute.
Ciò chiarisce l'insieme di ragioni per le quali Pontiggia abbandonò nel 1961 il Verri,
non condividendone più i programmi e i modi.

L’Arte Della Fuga

L'Arte Della Fuga del 1968 viene quasi ignorato dalla critica e dal pubblico ma è un
testo affascinante per i vari livelli di lettura che lo caratterizzano e per la ricchezza
dei temi che vi sono intrecciati.Tali aspetti sono stati colti soltanto quando l'opera è
stata ripubblicata.
L’arte della fuga rappresenta sia il tentativo di sperimentare nuovi moduli narrativi,
sia la coscienza della crisi del linguaggio tradizionale e la ricerca di un altro
linguaggio che, facendo perno sulla chiarezza, sia tuttavia connotato da una nuova
carica allusiva e simbolica.

I personaggi principali sono il Clerc e lo Scrittore:


Il primo è un intellettuale chiuso in un mondo artificiale di certezze dogmatiche, in cui
tutto deve avere un senso facilmente interpretabile.
Il secondo è un intellettuale pronto invece mettere in crisi i contenuti della propria
cultura e di quella del suo tempo perché accetta l'idea di realtà come enigma.
Le loro vicende si incrociano con quelle di numerose altre figure che sconfinano

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quasi nell'archetipo.
L'arte della fuga è caratterizzato dalla presenza di un nucleo generatore, il delitto,
da cui si sviluppano tutti gli altri. Le sequenze narrative infatti riguardano il nucleo del
delitto, le sue modalità, oppure le indagini, le ultime vicende di una vittima: episodi
banali di vita che diventano, all'improvviso, gravidi di senso: Pontiggia crea così un
testo complesso in cui la prosa dialoga con la poesia.

Il Giocatore Invisibile

Attaccato con ferocia in una rivista di filologia da una lettera anonima, che lo accusa
di avallare l'etimologia errata del termine “Ipocrita” un professore di mezza età e di
successo vede sgretolarsi le mura di falso sapere e di linguaggio inautentico da lui
innalzate.
La lettera anonima è l'annuncio di un inderogabile resa dei conti con la spietatezza
della vita e del destino.
Il professore inizierà l'indagine che, inesorabilmente, prima ancora che a scoprire il
colpevole, lo condurrà a smascherare le finzioni che regolano i suoi rapporti con i
colleghi, studenti, la moglie, la giovane amante, figure tra le più positive queste,
perché disposte alla conquista di sè e a perseguire una loro autenticità.
Allo stesso modo del Clerc nell'arte della fuga, il professore ha fatto della cultura la
propria fortezza, come per nascondersi a se stesso e agli altri.
I personaggi parlano di sincerità e di verità eppure gli eventi, quasi manovrati da un
beffardo giocatore, li smentiscono in modo sistematico.
Come nell'arte della fuga troviamo la suspense, ma in un giallo di tipo
psicologico.
Il professore persegue un sapere ottuso, egli non capirà o meglio rifiuterà l'evidenza,
che in più occasioni è lampante: la verità gli sembra addirittura troppo facile, troppo
banale
Nel giocatore invisibile c'è ancora una volta il tema degli Scacchi come metafora
della vicenda umana: Il giocatore di scacchi deve adeguare di continuo il proprio
programma alle mosse dell'avversario. L'immagine della scacchiera è simbolo del
tentativo di giocare il proprio destino, ma anche dell'illusione di poterlo pianificare e
della vanità di ogni progettazione, dell'inevitabilità tragica con cui si scontano gli
errori e la scelta di fuggire dalle proprie responsabilità.
Il destino, l'esistenza quotidiana, sono quel Giocatore Invisibile contro cui l'uomo
combatte; Da tale coscienza nasce in Pontiggia il sentimento di pietà per l'uomo e le
sue sconfitte.
L'autore Pontiggia è il giocatore invisibile, che smaschera subito i suoi
personaggi, presentandoli nei loro aspetti più meschini; Anche per l'interesse nei
confronti dell’ école du regard egli è attento a come le figure si rivelano, nella
descrizione precisa dei loro gesti, pur minimi.

Raggio D’Ombra

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Anche il Raggio D’Ombra è un romanzo a suspense, ispirato a un episodio
accaduto nel 1927. Losi, condannato per motivi politici, evade dal carcere e chiede
aiuto ai compagni di partito, ma è un traditore e fa catturare quanti per malasorte
sono entrati in contatto per lui. Fra loro c’è il medico, estraneo alla lotta politica, che
ospita la spia per amicizia e debolezza. Losi non sarà mai arrestato nonostante la
ricerca degli ex compagni, e resterà per tutto il romanzo una sorta di indefinibile
presenza/assenza che gli altri personaggi cercano di afferrare senza mai riuscirci.
L’inseguimento di Losi finisce in un cimitero e ciò ribadisce il peso della morte e
inafferrabilità della verità.
Questo è appunto il raggio d'ombra, ossimoro, per ciò che denuda ricoprendo e ciò
che cela manifestando e che rimane comunque sfuggente
Del raggio d'ombra Pontiggia non è mai stato del tutto convinto, in particolare per la
debolezza del finale, un po' affrettato.

Giardino Delle Esperidi

I saggi inclusi nel volume presentano un taglio nuovo, un linguaggio denso fino
all’aforisma, scavo implacabile allo scheletro delle cose. Pontiggia inizia la propria
analisi da punti in apparenza periferici rispetto all'argomento trattato, ma il procedere
della scrittura presto dimostra che egli è già nel cuore di esso, ne rileva tratti
nascosti, ne percepisce gli enigmi e spesso con ironia sottile.
Questi saggi sono contraddistinti dalla misura breve, in cui il linguaggio è
concentrato al massimo; E’ perciò importante l’influenza del Giardino delle Esperidi
nella elaborazione stilistica del romanzo La grande sera, che la critica accoglierà con
resistenze proprio per la concentrazione aforistica della sua forma.

La Grande Sera

Al centro de La Grande Sera, del 1989, c'è un uomo che, per viltà ed egoismo e per
rifarsi una vita fugge, sottraendosi ai familiari, alle amanti, agli amici. Il personaggio,
intorno a cui ruotano tutti gli altri e che tutti cercano invano, appare al lettore solo
grazie alle parole rievocate dagli altri. Egli è una presenza ancora più sfumata di
quella di Losi, nel Raggio d'Ombra.
La grande sera presenta un'architettura romanzesca da cui è eliminato l'usuale
meccanismo dell'intreccio; Il dinamismo della vicenda sta invece tutto all'interno dei
personaggi, che mutano infine il proprio sguardo, come Carabba in La Morte in
Banca.
In tale spazio narrativo sono portati in scena personaggi diversi, colti nella sorpresa

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dolorosa e nell'attesa e che, in maniera diversa, agiscono e reagiscono.
Pontiggia non mira a ricostruire la verità del personaggio scomparso, la personalità
di un Mattia Pascal contemporaneo, piuttosto egli intende scandagliare e rivelare
l’interiorità dei personaggi di contorno e investigare nelle loro diverse reazioni
emotive.
Sabbie Immobili

È una raccolta di saggi ironici e satirici, che rientrano in un ambito sperimentale


(1991)

L’Isola Volante

La raccolta di saggi, L’Isola Volante, del 1996, conferma che Pontiggia ha avuto il
coraggio di rimettere sempre in discussione i risultati del proprio lavoro. Lo scrittore
cerca, infatti, attraverso e nella letteratura, una sua personale verità e vuole
renderne partecipi i lettori; Il volume nasce così dall’urgenza di sperimentare
ulteriormente la forma di saggio.

I Contemporanei Del Futuro


Nel 1998, l’avvincente viaggio nei classici e nelle tradizioni è costituito dalla terza
raccolta di saggi, I Contemporanei Del Futuro. Mentre pubblica l’Isola volante,
Pontiggia sta scrivendo le sue recensioni brevi sui classici per Panorama, con il
preciso progetto di trarne un volume che sarà appunto i Contemporanei Del Futuro.

Nati Due Volte

Anche in Nati Due Volte (2000) si alternano sequenze lunghe, quasi capitoli, e altre
più frammentate.
L'opera è ispirata ad un esperienza autobiografica, tuttavia Pontiggia non
trasfigura semplicemente il proprio vissuto in letteratura; Assume invece la materia
autobiografica, ma per distanza subito nella varietà dei personaggi e delle scene.
Nati due volte è il racconto in prima persona di un uomo, il professore Frigerio, il cui
secondogenito, Paolo, nasce gravemente spastico.
“Bambini come questi” - dice ai genitori il medico - “Nascono due volte. Devono
imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La
seconda dipende da voi, da quello che saprete dare.”
Il romanzo narra di scorcio alcune tappe significative della vita di Paolo, la sua lotta
per l'autonomia, ma anche la serenità del suo carattere; Soprattutto però, illumina i

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momenti salienti del cammino di rinascita interiore del padre.
Come nella Morte In Banca e nella Grande Sera, anche in Nati Due Volte conta il
cambiamento dello sguardo.
Importante per Frigerio sarà la presa di coscienza che la malattia, la disabilità, nelle
sue molteplici forme, sono uno dei possibili ospiti dell'esistenza umana; Non serve
perciò respingerla, sprezzarla, oppure odiarla.
Frigerio, di fronte al dramma accetta subito le proprie responsabilità, il duello con la
verità e grazie al suo dinamismo interiore e al dialogo con il figlio disabile può
rompere da solo la gabbia di paura che lo imprigiona.

La Chiarezza Di Daumal (testo)

“Il bambino è un lettore parziale e di un testo coglie solo alcuni significati, mentre
gliene sfuggono altri, che un adulto afferrerebbe.”
“Il testo è una stratificazione di significati, di cui quello superficiale deve essere
comunque intelligibile.”

L'opera di Daumal, il Monte Analogo, contiene digressioni scientifiche, psicologiche


linguistiche, retoriche, etiche, mitologiche ma, l'intento di Daumal è che un lettore dai
15 ai 18 anni potesse leggere il tutto come un romanzo di avventura.

“Per Daumal la chiarezza non è il valore, ma il valore non si esprime che attraverso
di essa.”
“Daumal muove da un presupposto, la fede nella potenzialità enigmatica di un
linguaggio chiaro; Solo il discorso chiaro può essere di una complessità inesauribile”

La Chiarezza di Daumal è una chiarezza metaforica, allusiva, discreta (tanto che il


lettore giovane non deve avvertirla).

L'Impiego di un linguaggio corrente per esprimere verità remote è il compito più


importante che spetta alla narrativa contemporanea:
Comporta dal narratore qualcosa di più, una concentrazione ininterrotta sui significati
delle parole e delle frasi, comporta una coscienza anche etimologica delle parole, un
recupero della loro originaria potenza, ricchezza di significato.
Questa fede era alla base della ricerca di Daumal ed è ancora oggi la sua eredità più
vitale.

La << Scrittura perpetua >>


Le Prose Giornalistiche Di Giuseppe Pontiggia

Per provare a definire il senso più profondo dell'attività letteraria di Giuseppe


Pontiggia sembra più che mai appropriato il ricorso ad un’espressione utilizzata da
uno dei più acuti scrittori spagnoli del 900, Francisco Umbral, il quale utilizza il
concetto di << Scrittura Perpetua >>.

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Umbral afferma infatti che << Non esiste altra scrittura che la scrittura Perpetua ,
perché, lo scrittore che realmente lo è, scrive sempre, incluso quando non scrive:
soprattutto quando non scrive. >>
La scrittura perpetua è dunque pratica essenziale di ogni autore che
quotidianamente, incessantemente, si dedica ad essa, operando una trasformazione
quotidiana, eterna, della vita in testo.
Umbral arriva ad intendere la scrittura perpetua come una rinuncia alla vita, in grado
di creare un rapporto di dipendenza nello scrittore; Lo stesso Pontiggia non esita a
definire la posizione di rilievo che la scrittura occupa da sempre nella sua vita pur
circoscrivendo, con la proverbiale cautela, tale “centralità” entro il dominio delle
necessità “umane”:
“ Lo scrivere è qualcosa di centrale per la mia esistenza, però non è la cosa più
importante in assoluto; La cosa più importante, in termini religiosi, è la salvezza, in
termini umani, potremmo dire il destino. Rispetto al problema della morte e della
salvezza lo scrivere passa in secondo piano. “
Più di una volta il suo rapporto continuo con la scrittura è stata accostata al tipo di
attitudine proprio dei poeti. Pontiggia utilizza un metodo di scrittura fondato sulla
applicazione quotidiana e sull'impegno correttorio meticolosissimo, che per
giunta quasi mai si conclude con la prima pubblicazione dei testi.
Tale approccio serve ad assicurargli esiti di scrittura assai lavorati sia in ambito
creativo sia in ambito critico, nei quali Pontiggia esibisce come cifra distintiva uno
stile sorvegliatissimo e una lingua trasparente.
Un'attitudine analoga si ravvisa anche negli scritti giornalistici, i quali vengono
corretti e ricomposti anche dopo la loro pubblicazione, arrivando a ricevere nuova
forma in diversi volumi saggistici che l'autore metterà a punto: Il Giardino Delle
Esperidi (1984), Le Sabbie Immobili (1991), L’Isola Volante (1996), I Contemporanei
Del Futuro (1998).
L'indagine sulle pubblicazioni giornalistiche di Pontiggia si rivelerà di primaria
importanza, non solo per la definizione delle caratteristiche stilistiche e tematiche nei
suoi testi ,ma soprattutto per l'approfondimento della sua visione della letteratura e
della società, le quali affondano solide radici nei primi scritti pubblicati sul “Verri”, tra
il 1956 e il 1961.

Gli Esordi, L’Esperienza Al Verri

Pontiggia entra a far parte della redazione del Verri su proposta dello stesso
Anceschi nel 1959.
Affascinato dal discorso sul linguaggio, in relazione al dibattito sulla crisi del
romanzo, entra tra le file della redazione perché ne condivide alcune ragioni, anche
se finisce ben presto per prenderne le distanze, tant'è che, durante quella
esperienza, durata all'incirca 4 anni, Pontiggia pubblicherà sul Verri solo 5 scritti,
congedandosi dalla redazione nel 1963, dichiarando di non riconoscersi nel
linguaggio intimidatorio utilizzato da alcuni degli esponenti del gruppo, sia in certi
proclami autoconsolatori sulla morte del romanzo.

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Tuttavia, seppure in numero esiguo, questi scritti già contengono gli elementi
distintivi della prosa di Pontiggia, Ciò vale soprattutto per il saggio “La tecnica
narrativa di Svevo” (1960).
Lo studio su Svevo, un estratto dalla sua tesi di laurea, è incentrato sull'analisi della
tecnica narrativa di Svevo che egli definisce “drammatica”, ovvero finalizzata a
imprimere un oggettività alla narrazione, mediante l'adozione dal punto di vista di un
personaggio interno alla vicenda. L'originalità di Svevo, per Pontiggia, risiede proprio
in questa identità drammatica, dal momento che, in virtù di tale scelta, Svevo finisce
per calarsi interamente nel personaggio, per diventare il personaggio stesso.
Esaminando nel dettaglio gli aspetti dei protagonisti sveviani e soprattutto le
strategie narrative adottate, Pontiggia non si sottrae area considerazioni di carattere
più generale riguardante il mestiere del critico; Il critico non può limitare la sua
funzione al puro descrittivismo, ma deve ricercare le intenzioni che si celano dietro
ogni scelta stilistica.
Il saggio su Svevo risulta davvero fondativo per quel che concerne la visione critica
di Pontiggia, il quale nella sua attività giornalistica non farà altro che confermare tali
premesse.
Ma c'è anche un'altra componente che va rilevata in questo articolo, ovvero quella
stilistica. Il saggio su Svevo, infatti, seppur in forma assai distante dalle soluzioni
aforistiche degli articoli successivi, costituisce un perfetto esempio delle qualità
argomentative dello scrittore, il quale sviluppa la sua tesi sviluppando gli argomenti
con rigore e chiarezza di un classicista, senza mai abbandonarsi ad artifici retorici
del gusto estetizzante.
La Chiarezza Di Daumal

Pontiggia pubblica sulle pagine del Verri uno dei suoi saggi più significativi dal punto
di vista critico, La Chiarezza Di Daumal, che verrà poi riproposto con alcune varianti,
all’interno della sua prima raccolta di saggi, Il Giardino Delle Esperidi (1984).
Riflettendo su “Il Monte Analogo” di Renè Daumal, Pontiggia esplora le tecniche
narrative e linguistiche messe in atto dal poeta in << Questo eccentrico romanzo di
avventure alpine >>. Come aveva già fatto, nel saggio su Svevo, finisce per istituire
un rapporto di simbiosi intellettuale con Daumal, cogliendo nella sua prosa i
fondamenti teorici e pratici della sua stessa attività letteraria.
La “Chiarezza” costituisce il fondamento della sua ideologia letteraria e per questo
Pontiggia concentra la propria riflessione sulla stratificazione espressiva del
linguaggio.
Daumal diventa quindi il più alto esempio di una scrittura che, allontanandosi dai
principi della Neoavanguardia, annovera tra i suoi principali compiti l’impiego di un
linguaggio corrente per esprimere verità remote dai luoghi comuni.

Il Corriere Della Sera

Nel corso degli anni 60 Pontiggia scrive per diverse riviste, ma l'esperienza più
significativa è sicuramente quella al Corriere della Sera. Gli articoli per il Corriere

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riguardano per lo più argomenti di critica letteraria, Pontiggia pubblica recensioni o
breve articoli di saggistica, che spaziano dalla letteratura latina alla letteratura
contemporanea.
Qui la lente del critico si manifesta con una lucida coerenza, ogni discorso infatti è
ricondotto alla riflessione sul linguaggio: Questa ossessione per il linguaggio
talvolta è così prevaricante da lasciare spazio a lunghe digressioni, sacrificando
l'oggetto stesso della recensione.
Non è quindi raro ravvisare negli articoli pubblicati sul Corriere lunghe digressioni
che apparentemente si allontanano dal nucleo dell'argomentazione per poi
sorprendere il lettore e sollecitarlo ad una lettura capace di cogliere le diverse
connotazioni offerte dal testo.
Per questo motivo, pur prediligendo una misura breve, Pontiggia mette a frutto la
lezione offerta dai classici proponendo una prosa dalla struttura armonica, fondata
sull’equilibrio e la corrispondenza tra le parti del discorso. Nella disposizione
degli argomenti, infatti, l'autore utilizza accorgimenti propri di Cicerone: parallelismi,
chiasmi che, uniti al sapiente uso di incisi e digressioni, conferisce grande coesione
al testo rafforzando quell’ideale di chiarezza ravvisato in Daumal.
Un'altra caratteristica di questi articoli è la tendenza a chiudere il discorso con una
citazione illustre di carattere aforistico che funge da illuminazione chiarificatrice.

Gli Articoli Di Satira


Sul Corriere Pontiggia talvolta si cimenta nella composizione di brillanti satire, che
spesso tendono all’aforisma. Questi testi verranno poi raccolti nel volume “Le
sabbie Immobili”(1991) e i temi affrontati sono assai vari. Tale eterogeneità,
tuttavia, tende sempre a ricomporsi attraverso lo scrittore, che con astuzia, trasforma
ogni sollecitazione offerta dal mondo esterno in un'occasione di riflettere sul
significato delle parole e sulle deviazioni semantiche connesse al loro uso
superficiale.

Le Recensioni Dei Classici

Prima sul Corriere, in seguito su Panorama, Pontiggia pubblica brevi recensioni sui
classici della letteratura, con l'intento di raccoglierle in un volume. Nel 1998, infatti,
esce per Mondadori “I Contemporanei Del Futuro”, libro composto da 99
recensioni introdotte da un lungo saggio.
Gran parte delle recensioni ha per oggetto opere più o meno conosciute della
letteratura greca e Latina, ma concede spazio anche ad autori delle grandi tradizioni
italiane (Petrarca, Machiavelli), spagnola, francese (Voltaire, Zola) e inglese (Defoe,
Shakespeare).
Per ciò che riguarda il versante tematico, accanto al discorso relativo all’attualità dei
classici assume un ruolo centrale anche la riflessione sulla loro ricezione e sulla
necessità da parte del lettore contemporaneo di accostarsi ad essi
salvaguardandone la intrinseca distanza.

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La riscoperta dei classici secondo Pontiggia è un'operazione essenziale per
rieducare all'impiego responsabile della parola.

Sole 24 Ore

Diversamente dei saggi e degli articoli redatti per altre testate, quelli del Sole 24 Ore
nascono come riflessioni dell'autore riguardo ad avvenimenti appena trascorsi.
L'aspetto stilistico che meglio li contraddistingue è la frammentarietà, un dato che
si evince anche dall'aspetto grafico dei singoli paragrafi, tutti introdotti da una precisa
indicazione cronologica.
Pontiggia compie degli excursus attraverso l'attualità politica, la cronaca culturale
fino ad arrivare, secondo una pratica a lui assai cara, alle più ampie meditazioni sul
linguaggio e sulle etimologie dei termini più abusati dei mezzi di informazione italiani.

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