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Circolare della Chiesa Evangelica Valdese di

Catanzaro e Vincolise
Marzo 2011 Anno V Numero 5
La scuola
Indice
Il timore del SIGNORE è il principio della
scienza; gli stolti disprezzano la saggezza Editoriale
e l'istruzione. Proverbi 1:7 La scuola
Questo versetto dei Proverbi è stato scelto
dalla CED del nostro Distretto per la gior- La nostra
nata della legalità che si terrà la seconda impronta
domenica di marzo. ecologica
E' un versetto che parla di saggezza e di Chiese e finanze
istruzione ancorate nel timore del Signore.
In breve potremmo dire che queste parole Riforma online
scritte da un saggio d'Israele interpretano Religione e
la realtà in due modi. potere
Il primo è la fine di un pregiudizio, quello Novità Claudiana
che afferma che la fede e la scienza non
possono stare insieme, chi crede in qual- Versetto biblico
che modo deve spegnere il proprio cervel- per marzo
lo, almeno secondo chi non vede insieme
la fede e la scienza, credere e riflettere. La festa della
Infatti, ci sono delle chiese in cui la libera libertà
riflessione e il sapere vengono limitati e
sottomessi a delle impalcature teologiche.
In queste chiese ti dicono che certe cose si possono solo credere e
non si devono cercare le risposte con la propria mente. La fede
propagata da chi afferma questo è una fede in un Dio debole, ai
margini dell'esistenza, una fede che inizia lì dove la mente non ar-
riva, una fede che fa di Dio un tappabuco per le nostre incapacità e
debolezze, un Dio dei limiti posto ai limiti.
Con Bonhoeffer possiamo affermare che Dio invece vuole stare al
centro della nostra esistenza, non come colui che sta dove non ar-
riviamo con il pensiero, ma come colui che è in mezzo a noi e
vuole relazionarsi con ciascuno e ciascuna di noi. La fede come
inizio non come limite del sapere.
Così la fede, la nostra relazione di Dio ci porta alla seconda affer-
mazione del versetto: gli stolti – e biblicamente sono coloro che
pensano di poter vivere senza Dio – non cercano l'istruzione.
Per riflettere su questa parte del versetto, faccio un viaggio indie-
tro nella storia. Nel 1835 un pastore luterano mandato dalla Prus-
sia in Sicilia per analizzare il sistema scolastico e l'analfabetismo
della popolazione siciliana, constata delle condizioni assolutamen-
te insufficienti per la scolarizzazione della popolazione. Afferma
che la grande massa dei ragazzi e di conseguenza anche degli
adulti non sa né leggere né scrivere.
I valdesi che dopo il 1848 lasciano le loro valli per evangelizzare
l'Italia nascente trovano le stesse condizioni descritte da Linden-
kol, così il nome del pastore, e perciò la loro missione, l'opera di
evangelizzazione, va pari passo con l'apertura di scuole per alfabe-
tizzare le masse. Certo, lo fanno soprattutto per permettere al po-
polo di leggere la Bibbia e per potersi quindi liberare dal monopo-
lio clericale di interpretazione, ma lo fanno anche perché da prote-
stanti partono dallo stesso principio del versetto stampato sopra: se
io vivo al cospetto di Dio, se Dio si trova al centro della mia esi-
stenza, non posso lasciare le masse nell'ignoranza, devo creare
delle possibilità di formazione e di istruzione.

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La nostra costituzione dice all'Art. 33: la Repubblica detta le nor-
me generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli
ordini e gradi.
Lo Stato moderno ha voluto ancorare un diritto all'istruzione per
tutti e tutte e perciò – almeno sulla carta – garantisce che la scuola
d'obbligo è gratuita.
Infatti, la scuola statale, lo Stato che si impegna nell'educazione è
importante per garantire anche l'uguaglianza e una formazione dif-
ferenziata che sia libera da ideologie e impostazioni religiose di
molti istituti privati che secondo me in gran parte non arricchisco-
no l'istruzione ma la indeboliscono.
Proprio uno dei punti cardini di uno Stato libero, democratico e
aperto, la scuola pubblica che garantisce un'istruzione ai suoi citta-
dini, viene messa in dubbio dall'ultimo affondo di S. Berlusconi,
ma già in precedenza la sua ministra ha fatto di tutto per creare i
fatti e rendere così veramente autentiche le sue parole.
Chi è contro l'istruzione smonta sì la cultura, distrugge ciò che in
lunghe battaglie è stato raggiunto, ma soprattutto dimostra di non
avere timore di Dio. Strano che con questo affondo ha voluto gua-
dagnarsi le gerarchie ecclesiastiche. Forse perché è sicuro che an-
che loro non vogliono l'istruzione che crei dei liberi cittadini ma
solo la formazione di sudditi che seguono alla cieca le loro diretti-
ve?
La nostra giornata della legalità si prospetta come un evento caldo,
anche perché proprio il sabato prima, il 12 marzo, ci saranno le
manifestazioni di solidarietà per la scuola pubblica.
Alziamo insieme la voce e non facciamoci tacere da una voce che
ci vuole tutti zitti e analfabeti davanti alla TV.

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La nostra impronta ecologica
Nei due numeri precedenti abbiamo pubblicato le tabelle
per la verdura e la frutta di stagione, lo abbiamo fatto par-
tendo dal costo ecologico enorme causato dalle lunghe vie
di trasporto per far arrivare le ciliege invernali dall'emisfero
sud del mondo, stessa sorte per molte verdure importate
fuori stagione: percorrono miglia di chilometri spesso in aerei cargo per ar-
rivare sulle nostre tavole.
Questa volta vorrei parlare di un altro – lo chiamerei proprio – obbrobrio
dell'agricoltura: passando recentemente a Vittoria ho letto su un grande
cartello all'ingresso della città siciliana “Benvenuti a Vittoria, città delle
primizie”. Ma che significa essere città delle primizie in un'agricoltura in-
dustriale e assolutamente non ecologica? La risposta alla mia domanda, la
si trova non solo attorno alla città di Vittoria ma anche in molte campagne
del nostro paese: mari di serre di plastica, all'interno delle serre altra plasti-
ca che copre tutta la superficie del suolo. Pensando che per fare la plastica
ci vogliono all'incirca (dipende dal tipo) dai due ai tre chilogrammi di pe-
trolio per ogni chilo di plastica, si può immaginare il mare di petrolio ne-
cessario per produrre le tonnellate di plastica. Inoltre è un dato certo che la
serra dal punto di vista della salute ambientale e di un ecosistema funzio-
nante è proprio il contrario: ogni anno si impiegano in modo sempre più
massiccio erbicidi e pesticidi, anche loro prodotti basati sul petrolio, non
parliamo dei fertilizzanti e di altri aiuti alla crescita.
Tutto questo impiego a che cosa serve? In fondo serve solo per essere i pri-
mi sul mercato delle primizie, per aumentare i guadagni a scapito dell'am-
biente e della salute umana, perché la verdura di stagione cresciuta in
modo naturale senza accorgimenti di serre e altro non rende. Alla fine gua-
dagnano in pochi e il cittadino paga i danni ecologici, economici e anche
della sua salute che certamente non fa salti di gioia per verdura cresciuta
nelle serre.
L'agricoltura basata sulle serre è un segno che il sistema economico attuale
funziona a scapito sia del creato sia delle persone, il profitto incassato da
pochi crea povertà, malattie e un ambiente distrutto per molti. Non com-
prare le primizie è un inizio importante a cui tutti e tutte noi possiamo con-
tribuire scegliendo con cura i prodotti che facciamo arrivare sulle nostre ta-
vole.

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Le chiese protestanti e le loro finanze - Germania
In Germania esiste fin dalla Repubblica di Weimar
nata dalle macerie della prima guerra mondiale, il
sistema della tassa ecclesiastica ancorato nella costi-
tuzione della prima repubblica tedesca e ricopiato
anche nel Grundgesetz del secondo dopoguerra.
Ma che cosa è la tassa ecclesiastica? Un finanzia-
mento dello Stato alla chiese? Un sostentamento di
un'istituzione che fino al 1918 era strettamente lega-
ta ai governanti delle Regioni tedesche? Non affatto, la tassa ecclesiastica
è un servizio di incasso delle contribuzioni offerto dallo Stato tedesco per
le grandi chiese definite corporazioni di diritto pubblico. Lo stato mette a
disposizione la sua amministrazione fiscale per incassare il contributo dei
membri di chiesa che per ragioni pratiche è legato al gettito IRPEF. In ge-
nere la contribuzione si aggira attorno al 9% del IRPEF e in alcune chiese
ad esso si aggiunge il 15% dell'ICI. Lo Stato versa mensilmente il gettito
totale alle chiese sottraendo il 4% della somma come contributo al servizio
di incasso svolto per le chiese.
E' da sottolineare che chi dichiara di non voler appartenere alla chiesa non
paga più la tassa, non è quindi un otto per mille ma una contribuzione che
a differenza del nostro sistema da una relativa certezza economica alle
chiese in quanto esiste un flusso continuo di denaro, e proprio per questo il
sistema è stato inventato nel 1918.
La tassa della chiesa copre il 70% delle entrate. Il 30% rimanente sono
doni e contribuzioni dirette da chi non è soggetto all'IRPEF (pensionati
p.e.) Certo, in futuro, vista le legislazione attuale tedesca a favore delle im-
poste indirette, farà diminuire la tassa ecclesiastica, ma anche nelle pro-
spettive più pessimiste essa comunque manterrà un ruolo importante per
dare certezza economica alle chiese.
Ecco, l'esempio tedesco sottolinea ciò che abbiamo scritto nella circolare
precedente: le chiese protestanti si autofinanziano. Solo che in Germania le
chiese usufruiscono del servizio dello Stato, pagando, si intende. Il servi-
zio conviene sia allo Stato, che incassa il 4% del gettito delle contribuzio-
ni, sia alle chiese che, per avere una propria amministrazione di incasso,
dovrebbero spendere molto di più.

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Se la religione diventa potere
Intervista a Gustavo Zagrebelsky
Per il presidente emerito della Corte co-
stituzionale il maggiore ostacolo alla lai-
cità e al pluralismo nel nostro paese è lo
strapotere «mondano» della Chiesa catto-
lica. No all’uso politico della religione
Jean-Jacques Peyronel - Luca Maria Negro
È d’accordo nel considerare il 17 febbraio 1848 come una tappa fon-
damentale della lunga battaglia per la libertà di coscienza in Europa?
«Se c’è un elemento caratteristico dell’Europa, che fa parte della sua cultu-
ra, che dovrebbe renderci orgogliosi della nostra storia, è questo punto:
l’Occidente con tutti i suoi vizi e limiti ha affermato la libertà di coscienza.
Si può prendere il 17 febbraio per parlare di libertà di coscienza, ma forse
sarebbe bene partire non solo dalla Riforma luterana ma da molto prima:
dai valdesi medioevali.
La libertà di coscienza viene normalmente riconosciuta da tutti gli studiosi
di cose costituzionali come la base, la premessa di tutte le altre libertà. Può
stupire che nella nostra Costituzione non si parli di libertà di coscienza.
Questo perché la libertà di coscienza avrebbe equiparato in dignità tutte le
coscienze. C’è un’uguale libertà ma la coscienza di qualcuno è un po’ più
uguale delle altre. Credo che sia difficile per la Chiesa cattolica riconosce-
re che fuori della Chiesa ci può essere una coscienza che va rispettata
come quella di coloro che stanno nella Chiesa».
In questa lunga battaglia per la libertà di coscienza, i puritani inglesi,
padri fondatori nel ‘600 delle prime colonie in Nord America, preferi-
rono lasciare il proprio Paese e la propria Chiesa pur di preservare la
propria libertà di coscienza. Che effetto le fa di essere stato tacciato di
«puritano giacobino» da parte di Giuliano Ferrara?
«Chi come me è stato attaccato in questi giorni è stato attaccato da una
persona che viene da un mondo culturale davvero agli antipodi del nostro.
Questo signore è colui che ha teorizzato l’uso politico della religione. Ora,
questo modo di concepire il rapporto con la fede, credo che il giacobini-
smo o l’azionismo lo considerino una perversione e della politica e della

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religione. Nel dibattito politico odierno ho sempre cercato di tener distinti i
piani: una cosa è il giudizio morale. Nelle vicende italiane la domanda non
è: qual è il giudizio che dai su queste persone per le cose che fanno bensì:
ci piace essere governati da persone di questo genere? Questa è una valuta-
zione strettamente politica che non ha nulla a che vedere con la morale o il
moralismo».
È d’accordo nel considerare la laicità prima di tutto come tutela della
libertà di coscienza? E nel considerare la separazione tra chiese e Sta-
to – e tra religione e politica – come logica e doverosa conseguenza di
questo principio?
«Io direi questo, molto semplicemente: la laicità è l’opposto di quello che
è capitato nel IV secolo dopo Cristo quando l’imperatore Costantino ha
proclamato se stesso come il primo dei vescovi di Roma, e i vescovi come
autorità civili. La laicità sparisce quando non c’è più la distinzione tra vita
civile e vita religiosa, autorità civile e religiosa. Si ha laicità quando da en-
trambe le parti si riconosce all’altra di essere societas perfecta, di essere
cioè, rispetto ai propri obbiettivi, perfetta, avere tutti gli strumenti adatti,
necessari e sufficienti, non aver bisogno di aiuti altrui. Lo Stato deve rico-
noscere che la Chiesa, per la sua missione, può far da sé, e la Chiesa do-
vrebbe riconoscere allo Stato che, per la sua missione, esso non ha bisogno
di supporti di fede.
Oggi siamo in piena offensiva dell’idea della religione come religione civi-
le. Il papa precedente e quello attuale hanno teorizzato la «nuova» o
«sana» laicità… La laicità per la quale la religione non viene assunta a pre-
testo per persecuzioni ma come un aiuto alla vita civile. La premessa è che
la società civile non è più societas perfecta, l’Europa è in piena crisi di va-
lori, si sta disgregando e ha bisogno di un’iniezione di eticità per la vita ci-
vile, e la Chiesa è a disposizione. C’è il disconoscimento che il mondo ci-
vile è in grado di fare da sé, ha bisogno di un supporto esterno. Più questi
discorsi vanno avanti, più è difficile mantenere l’equidistanza dello Stato
nei confronti di tutte le religioni. Anzi, questo tipo di pluralismo è indicato
dagli atei devoti come la debolezza della nostra società. Se ci si deve rivol-
gere alla religione deve essere una, quella maggioritaria.
In realtà, la pratica della laicità è condizionata da un fattore che non ha
niente di spirituale, che è il potere. Perché le indicazioni del Sinodo valde-
se non danno luogo a reazioni? Perché sono senza potere, ma quando

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un’indicazione viene dalla Chiesa cattolica che è una grandissima potenza
politica ed economica, è ben diverso. La differenza sta nello strapotere
mondano della Chiesa. Quando si collega l’indicazione alle coscienze al
potere, allora c’è un’alterazione del principio di laicità. Abbiamo un bel
parlare di laicità come uguale rispetto di tutte le confessioni, come autono-
mia della sfera politica ecc. ma di fatto questi discorsi che si fanno sulla
laicità non vanno alla radice. Sui principi molti sono d’accordo, ma quel
che bisognerebbe mettere in luce è questa anomalia di una chiesa potenza
mondana».
Che cosa pensa dell’accusa spesso rivolta dalle gerarchie cattoliche e
anche da molte chiese protestanti che la laicità – sistematicamente ri-
dotta a «laicismo» – abbia «relegato» le chiese nel privato? Non le
pare che quando si parla di «spazio pubblico», ci sia una voluta confu-
sione tra sfera politico-istituzionale, propria dello Stato, e società civi-
le, in cui tutti hanno diritto di convivere pacificamente?
«Secondo me il dibattito che si fa in Italia è viziato dall’equivoco delle pa-
role e delle categorie. Nessuno mette in dubbio che la religione appartenga
innanzitutto alla sfera intima, che si può naturalmente esprimere coralmen-
te e quindi pubblicamente. Ma poi c’è una differenza tra sfera pubblica e
sfera politica. I livelli sono tre: privato, pubblico, politico; non dobbiamo
mescolare il pubblico con il politico. Nella sfera politica, non ci sono le re-
ligioni come soggetti attivi, ci sono i cittadini i quali possono appartenere a
una confessione o a un’altra o a nessuna.
Non è vero che la democrazia è regime nichilista, come dice a volte il ma-
gistero cattolico. La democrazia è regime pluralista dove le istituzioni sono
lì per contenere, rappresentare, esprimere le diverse posizioni in vista di
sintesi, di compromessi nel rispetto ciascuno degli altri. Con il passare de-
gli anni sono sempre meno fiducioso nella discussione sui massimi siste-
mi: dietro ai grandi discorsi sui valori c’è la materia bruta, il potere econo-
mico, finanziario, le influenze nel mondo della cultura… Io sono molto le-
gato ai principi mentre considero i valori una cosa un po’ losca… Nel
nome dei più grandi valori si possono commettere le peggiori azioni. In
nome dell’armonia universale, diceva Dostoevskij, si possono versare fiu-
mi di sangue».
Il culto della giornata mondiale di preghiera quest'anno viene
celebrato il 20 marzo.

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Novità Claudiana
Lettere di passione da una giovane stu-
prata dal sacerdote cui chiedeva aiuto
Il bisogno di sostegno, ascolto e protezio-
ne di una ragazza che non riesce "a spe-
rare nella domenica di Pasqua"
La richiesta di aiuto al prete dell'oratorio
che si trasforma in incontro devastante
L'agonia autolesionista dei disturbi ali-
mentari, dell'alcol, della disperazione sui-
cida e la speranza della "domenica di Pa-
squa"
Il diario epistolare di Emanuela Violani -
un nome fittizio per un urlo di dolore e un
atto d'accusa - racconta l'esperienza di abuso subìto da una ragazza
con gravi disagi familiari da parte del sacerdote cui si era rivolta in
cerca di aiuto.
Una drammatica e commovente storia di violenza, colpevolizza-
zione e omertà che la porta dritta all'autolesionismo e al tentato
suicidio, fino all'arduo cammino - mai davvero concluso - verso
un nuovo inizio.
"Prima che a te le mie lettere le scrivevo al vento, e prima ancora a
don B., che un giorno le ha buttate perché i miei 'resoconti' di
quanto facevamo con don G. potevano finire nelle mani sbagliate.
Quando a don B. ho chiesto: 'È stata violenza?', sottovoce, in un
angolo della chiesa lui mi ha detto: 'Se le cose sono andate come
le hai descritte, sì, è stata violenza', e poi ssst, silenzio, e se n'è an-
dato".
Emanuela Violani

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Versetto biblico per marzo
AnimA miA, trovA riposo in Dio solo, poiché DA lui
proviene lA miA sperAnzA. Salmo 62:5
La chiesa informa
Circolare della Chiesa Evangelica Valdese
di Catanzaro e Vincolise
Redazione: Jens Hansen, Via XX Settembre, 62 - Catanzaro
Tel +390961728045 - Cell +393332982849
jhansen@chiesavaldese.org - www.valdesicatanzaro.it
La festa della libertà
Il 17 febbraio un folto gruppo di sorelle e fratelli e di qualche ami-
co è salito a Vincolise per celebrare la festa della libertà. La serata
densa di emozioni ma anche di un forte impegno di vivere la liber-
tà come vocazione per la libertà altrui, è stata suddivisa in tre par-
ti.
La prima parte è stata la celebrazione del culto di adorazione e di
ringraziamento al Signore in cui il pastore, predicando sull'episo-
dio della guarigione della suocera di Pietro, ha sottolineato, che,
visto che la libertà non è un valore astratto, conviene viverla come
insegna Gesù anche per mezzo delle sue guarigioni, che sono libe-
razioni. Infatti Gesù non guarisce tanto per farlo ma per reintegra-
re delle persone nella società e nella vita. La libertà come impegno
di liberazioni, di liberare coloro che ancora oggi non sono liberi. E
l'elenco è davvero lungo.
Il secondo evento della serata è stato il falò. Siamo saliti, muniti di
fiaccole, alla piazza di Vincolise per accendere il nostro falò. Ra-
dunati attorno ad esso abbiamo cantato e il pastore ha fatto dei fla-
sh sulla storia dei Valdesi.
La serata si è conclusa con un'agape ricca.

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