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Concussione : il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che abusando della sua

qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo,
denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
FONDAMENTO GIURIDICO : esigenze di protezione del buon andamento della pubblica
amministrazione.
Si tratta di un reato “proprio”, in quanto può essere commesso solo da soggetti investiti di una
particolare qualifica pubblicistica, ovvero il pubblico ufficiale e, dopo la riforma del 1990, anche
l'incaricato di un pubblico servizio, tradizionalmente escluso dal novero dei soggetti attivi del reato
in quanto si riteneva, erroneamente, che tale soggetto non fosse in grado di porre in essere attività
idonee a coartare la volontà della vittima, stante la limitatezza e modestia dei poteri conferitegli
dalla legge.

BENE GIURIDICO : consiste nella tutela della lealtà, probità, fedeltà e correttezza del funzionario
pubblico o, come affermato dalla dottrina più moderna, nel regolare funzionamento della pubblica
amministrazione sotto il profilo del buon andamento e dell'imparzialità, tutelati a livello
Costituzionale dall'art. 97.
La concussione possa essere definita come reato avente natura plurioffensiva, potendo essere
individuata, quale soggetto passivo del reato, sia la pubblica amministrazione in merito al suo
prestigio e la correttezza e la probità dei suoi funzionari pubblici, sia il privato cittadino, il quale
subisce una lesione della propria sfera privata, sebbene solo indirettamente e in via secondaria. Dal
punto di vista dell'elemento oggettivo del reato, la concussione si caratterizza da:
- l'abuso dei poteri o delle qualità da parte del pubblico funzionario : compimento di atti di
ufficio in maniera antidoverosa, ossia in violazione dei principi di buon andamento e
imparzialità della pubblica amministrazione.
- la costrizione : deve avere per effetto quello della dazione o della promessa di denaro o altra
utilità da parte del privato, la cui condotta, come già evidenziato, deve essere volontaria,
anche se coartata (con esclusione della coartazione assoluta)
- la dazione o la promessa indebita di denaro o altra utilità : La dazione consiste in un
passaggio di un bene dalla sfera di disponibilità della vittima a quella del pubblico
funzionario, mentre la promessa consiste nella manifestazione di un impegno ad effettuare
in un futuro le prestazioni, la quale deve essere seria ed estrinsecata in una qualsiasi forma.
La promessa dell'utilità può mancare di precisi contorni (perché, ad esempio, il pubblico
ufficiale non ha precisato la propria richiesta o il privato non ha una chiara visione delle
proprie attuali disponibilità), ma ciò che importa è che il concusso si dichiari formalmente
deciso a trasferire in capo al funzionario infedele una qualche somma o una qualche utilità.
Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, per l'integrazione del delitto di concussione non è
necessario che l'abuso della qualità o dei poteri da parte del pubblico ufficiale determini uno stato
soggettivo di timore per la vittima, ma è indispensabile che sussista una volontà prevaricatrice e
condizionante in capo al pubblico ufficiale che si estrinsechi in una condotta di costrizione o di
induzione qualificata, ossia prodotta con l'abuso della qualità o dei poteri, la cui efficacia causativa
della promessa o dazione indebita ben può affidarsi a comportamenti univoci per il contesto
ambientale e che altrimenti risulterebbero penalmente insignificanti.
Abbiamo già accennato al fatto che con la l. 6 novembre 2012, n. 190, l'ordinamento ha provveduto
a far fuoriuscire la condotta induttiva dall'ambito di applicazione dell'art. 317 c.p., per ricondurla
all'interno di un'autonoma figura di reato di cui all'art. 319-quater c.p. Tale modifica ha imposto di
rivedere i criteri interpretativi utilizzati in passato per distinguere le condotte costrittive da quelle
induttive: così, secondo un primo orientamento, lo sdoppiamento dell'unica figura di concussione
nelle due distinte ipotesi, senza l'aggiunta di ulteriori elementi descrittivi, induce a ritenere che il
legislatore non abbia inteso abbandonare l'impostazione tradizionale, affermando come l'induzione
richiesta dall'art. 319-quater c.p. non sarebbe diversa da quella che già integrava una delle possibili
ipotesi concussive ex art. 317 c.p., Un secondo orientamento precisa come la differenza tra
costrizione ed induzione non debba essere individuato in un connotato di natura psicologica, quale
la maggiore o minore forza coercitiva della condotta del soggetto agente, ma in un dato di carattere
giuridico, ovvero nella conformità o meno al diritto delle conseguenze minacciate. Con la sentenza
n. 12228 del 24 ottobre 2013, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno individuato il criterio
distintivo tra “costrizione” “induzione” disponendo che l'induzione va intesa come alterazione del
processo volitivo altrui, che conserva, rispetto alla costrizione, più ampi margini decisionali, che
l'ordinamento impone di attivare per resistere alle indebite pressioni del pubblico agente e per non
concorrere con costui nella conseguente lesione di interessi facenti capo alla pubblica
amministrazione.

Induzione indebita : Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di
pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a
promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei
anni a dieci anni e sei mesi.
Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la
reclusione fino a tre anni ovvero con la reclusione fino a quattro anni quando il fatto offende gli
interessi finanziari dell'Unione europea e il danno o il profitto sono superiori a euro 100.000.
Si configura come una pressione morale “lieve” della libertà di autodeterminazione del destinatario,
il quale innanzi a una scelta discretamente libera, sceglie di prestare assenso alla richiesta della
prestazione non dovuta, stimolato dalla prospettiva di un profitto personale.