Sei sulla pagina 1di 12

APPUNTI PER LA RICERCA METRICA DI BERNARDO TASSO:

IL SONETTO
di Guglielmo Barucci

Nella fucina metrica del Rinascimento italiano, Bernardo Tasso si pro-


spetta come una figura costantemente attiva, sebbene talora frustrata,
nella ricerca di nuove forme. Ben noto è l’impegno di Tasso a forgiare il
nuovo poema epico-cavalleresco, al sofferto crocevia tra sciolto e ottava,
così come la sua originale elaborazione di forme continue, in cui si rico-
noscono in genere le criptostrutture metriche ABCBA - DECFED - GHFIHG1
e il più recente e meno rigido ABCAB - CDECD - EFGEF;2 ancor più, come
estremo approdo di tali forme si profila la Favola di Leandro e d’Ero, una
traduzione da Museo ampliata fino alle dimensioni di un poemetto di 679
versi, in cui Williamson riconosce una struttura leggera di versi liberi con
gruppi occasionali di due o quattro rime a distanza variabile,3 peraltro
con un’aliquota di versi rimati, affiancati per di più da una fitta trama di
versi collegati da effetti fonici, ben più alta rispetto a testi coevi metri-
camente affini; tale forma troverebbe una sua descrizione d’autore in un
passo della lettera prefatoria a Ferrante Sanseverino in cui si anticipava il

1 Epitalamio nelle nozze del Signor Duca di Mantova e Alcippo.


2 Selva nella morte del Signor Luigi da Gonzaga; Favola di Piramo e Tisbe; Coridone; Da-
valo; Galatea; Aminta; Palemo, Batto, Aminta; l’egloga piscatoria Davalo, Crocale, Gala-
tea; Al Vescovo di Brescia, poi Cardinal Cornelio. FRANCESCO BAUSI - MARIO MARTELLI, La
metrica italiana. Teoria e storia, Firenze, Le Lettere, 1993, p. 151, vi riconoscono invece
una struttura di «periodi metrici di sei versi […] incatenati in maniera tale che l’ultimo
verso di un periodo costituisce al tempo stesso il primo verso del periodo successivo».
3 EDWARD WILLIAMSON, Bernardo Tasso, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura,

1951, p. 83.
162 Guglielmo Barucci

ricorso a una forma in cui «ora in rima, et ora altrimenti, secondo che alla
materia, et all’orazione sia di mestieri, liberamente i suoi concetti dipin-
gerà».4 L’immagine di innovatore di Bernardo Tasso, quando addirittura
non vi si riconosca il suo unico fragile merito, è però in genere cristalliz-
zata nell’elaborazione della forma delle odi, la cui introduzione nel patri-
monio lirico, almeno come genere non estemporaneo, gli è in genere con-
tesa dal solo Trivulzio.5 Se le odi presentano una progressiva consapevo-
lezza concettuale e una sempre più matura acquisizione di una strumen-
tazione stilistica e formale volta all’autonomia dal canone classico petrar-
chesco, anche i sonetti, tuttavia, rivelano una costante e autonoma ricerca
di alterità, non solo metrica, rispetto al panorama contemporaneo.
La selezione degli schemi metrici, lungi dall’essere inerte, è infatti nel
Rinascimento l’esito di una meditata riflessione teorica, come ben è stato
illustrato da Afribo in una monografia pubblicata quando volgeva ormai
a termine la tesi di dottorato all’origine di questo intervento e subito pro-
postasi come utilissimo e approfondito riscontro;6 la predilezione per de-
terminati schemi metrici, dunque, costituisce uno dei molti elementi, e
certo il più visibile e decriptabile, che concorrono a delineare la fisiono-
mia poetica di un autore. Tanto più rilevante si fa l’analisi metrica nel
caso di Bernardo, poiché la sua storia editoriale, scandita in cinque tappe
(1531, ’34, ’37, ’55, ’60), concede una lettura diacronica rara per la sua
epoca; si può dunque cogliere il variare delle preferenze e degli usi di un
autore di primo piano lungo un trentennio decisivo per la lirica italiana,
segnato a un estremo dalle contemporanee edizioni di Rime bembiane e
Sonetti e canzoni di Sannazaro, e all’altro, insieme e all’opposto, da quel via-
tico alla pratica poetica che sarà la strumentazione ruscelliana e dalla ra-
dicale riscrittura del linguaggio petrarchista dell’edizione Gemini del
Casa (1558).
I sonetti tassiani (escludendo i componimenti in risposta – per i quali
lo schema è obbligato – e conteggiando anche quelli progressivamente
espunti, si arriva all’impressionante cifra di 542 sonetti) presentano in-
fatti una sostanziale diversificazione quanto agli schemi adottati. Persino

4 BERNARDO TASSO, Rime, a c. di Domenico Chiodo - Vercingetorige Martignone,

2 voll., S. Mauro Torinese, Res, I, p. 13. Tale dedica appare per la prima volta appunto
nell’edizione del 1534.
5 SIMONE ALBONICO, Il ruginoso stile, Milano, Franco Angeli, 1990.
6 ANDREA AFRIBO, Teoria e prassi della “Gravitas”, Firenze, Cesati, 2001, pp. 132 ss.
Appunti per la ricerca metrica di Bernardo Tasso: il sonetto 163

il sistema delle quartine, in genere fortemente cristallizzato ma che pro-


prio per tale ragione può essere significativo in alcune sue microopzioni,
presenta una lieve ma rilevante incrinatura rispetto all’usus: se prevedi-
bile è la monoliticità attorno allo schema ABBA ABBA (che raccoglie il
97,8% per il I libro e addirittura il 100% nel II e III libro, per attestarsi
sul 93,9% del quinto libro,7 dunque persino con una maggiore univocità
rispetto al petrarchesco 95,6%, ma con piena aderenza alla prassi e alla
teoria contemporanee),8 il quarto libro, pubblicato nel 1555, costituisce
una cospicua anomalia con il 86,8%, tanto più evidente in quanto tale
dato è dovuto interamente alla sezione dedicata a Margherita di Valois,
in cui lo schema a rime alternate, con 10 occorrenze su 49, assomma al
20,4%, in una proporzione dunque dantesca; un’opzione forse da ricon-
dursi all’intento di presentare un microcanzoniere dal profilo inconsueto
per una dedicataria eccezionale.9 Peraltro è da osservare come Bernardo
rifugga forme in realtà facilmente identificabili come fossili petrarche-
schi proprio per la loro minoritaria peculiarità (unica eccezione di un va-
stissimo canzoniere è un ABAB BAAB nel quinto libro), contrapponendosi
implicitamente a Bembo (nell’edizione Dorico) e Sannazaro che, sia pure
in corpora ristretti, presentano entrambi 2 occorrenze per ABAB BAAB e, il
solo intellettuale veneziano, 3 per ABAB BABA.10
Ad un’analisi complessiva e diacronica, pur nella consapevolezza di
quali oscillazioni possano prodursi in corpora ristretti, molto più complessa
è però la situazione delle terzine:11

7 Si sono emendati i sonn. 42 (ripristinando ali per ale) e 143 (spene per speme).
8 Le cifre di altri autori censiti sono: Ariosto 95%; Bandello 97,5% (escludendo
extravaganti e dubbie); Bembo A 96,8% in A e 95,2% in C; Casa 91,8%; Michelangelo
98,6%; Sannazaro 97,5%; Tansillo 99,4%; Trissino 100%; Stampa 99,3%; Giolito
98,7%.
9 Si vedranno altri casi nei quali il quarto libro differisce dagli altri.
10 Lo stesso Della Casa, d’altronde, nei suoi 73 sonetti presenta 3 occorrenze di ABAB

BABA.
11 Sostanziali sono le differenze nel conteggio rispetto al computo di AFRIBO, Teo-
ria e prassi, pp. 146 ss. Peraltro Afribo per il suo esame si limita a 250 sonetti, senza in-
dicarne la distribuzione nei libri e, di conseguenza, senza distinzione diacronica. Ov-
viamente, data la disomogeneità quantitativa tra i libri, ciò può produrre notevoli slit-
tamenti. Si anticipa qui, comunque, che la presenza di sezioni interne a forte identità
richiede anche una valutazione interna a ogni singolo libro.
164 Guglielmo Barucci

I LIBRO [135 SS.] II LIBRO [81 SS.] III LIBRO [56 SS.] IV LIBRO [91 SS.] V LIBRO [179 SS.]

Su due rime
CDC DCD 6,7% 3,7% 5,4% 15,4%12 6,7%
CDD CDD 0,7%

Su tre rime
CDE CDE 25,2% 24,7% 19,6% 16,4% 20,7%
CDE CED 11,1% 11,1% 10,7% 22% 12,8%
CDE DCE 11,1% 23,5% 14,3% 23,1% 16,2%
CDE DEC 14,4% 13,6% 14,3% 5,5% 16,8%
CDE ECD 14,8% 9,9% 21,4% 8,8% 15,6%
CDE EDC 16,3% 13,6% 14,3% 6,6% 9,5%
CDC EDE 1,8%
CDE DED 1,1%13

Il prospetto illustra chiaramente da un lato come, a fronte di un ri-


dotto – ma comunque significativo – aumento di schemi rispetto ai 7 di
Petrarca (non un tratto esclusivo per l’epoca, ma comunque significativo
visti i 6 della Stampa pur in un ponderoso canzoniere), mutino invece so-
stanzialmente tipologia e ripartizione. Bernardo, infatti, rispetto al Can-
zoniere abbandona CDC CDC e CDD DCC, per adottare tipologie nuove quali
CDD CDD, sia pure nel solo primo libro, CDE CED,14 CDE ECD e un fortemente
anomalo CDC EDE (tra l’altro emerso nel quinto libro, quindi a sistema de-
finito).15 Evidente ad esempio lo scarto rispetto a Trissino, la cui edizione,

12 Si attribuisce allo schema CDC DCD anche il son. 2 che pure presenta la rima al-

legro : negra : egro, supponendo una sostituzione benda per velo al v. 12.
13 Tale schema anomalo è dovuto a IV, 76, in cui ricorre la struttura rimica porto :

lido : fido, per cui non riesce di ipotizzare un’emendazione; nel caso, peraltro, è evidente
che tale son. sarebbe da attribuire a CDC DCD, rafforzando ulteriormente l’anomalia del
quarto libro.
14 Sulla sfortuna di tale schema si veda A. AFRIBO, Gravità e piacevolezza dal Bambo

al Tasso. Appunti da una querelle, in AA.VV., Torquato Tasso e la cultura estense, a c. di


Gianni Venturi, 3 voll., Firenze, Olschki, 1999, II, pp. 411-30: 413.
15 Questa emersione così tarda potrebbe forse essere intesa come influsso delle do-

minanti strutture francesi CCD EED e CCD EDE, “ri-italianizzate”, tipiche di Mellin de
Saint-Gelais (destinatario di una ode di Bernardo), Ronsard e Du Bellay, per i quali sono
note le possibilità di una mutua influenza nell’elaborazione dell’ode.
Appunti per la ricerca metrica di Bernardo Tasso: il sonetto 165

precedente di soli due anni il primo libro degli Amori, apre la grande sta-
gione editoriale dei canzonieri rinascimentali; l’intellettuale vicentino, in-
fatti, pur nel progressivo ampliamento dello spettro metrico rispetto alla
tradizione a danno del dominante CDC DCD, si attiene strettamente agli
schemi petrarcheschi, con l’unica eccezione della presenza di CDD CDD, pe-
raltro con un’occorrenza singola, al posto del petrarchesco CDC CDC.16
È soprattutto la distribuzione, però, ad essere significativa: innanzi-
tutto si ha in Bernardo una preponderante prevalenza di schemi su tre
rime a fronte dell’attenzione petrarchesca per quelli su due (il 40,5%, con-
tro cifre che in Bernardo, a parte l’anomalo quarto libro che segna co-
munque solo un 15,4%, sono sempre ampiamente sotto il 10%; tale ri-
duzione colpisce naturalmente soprattutto CDC DCD, che pure era il se-
condo nei Rvf con il 36%): la controtendenza rispetto ai contemporanei
è particolarmente evidente se si considera che a tali cifre si approssimano,
e soltanto relativamente, solo due autori dalla marcata identità come Tris-
sino e Casa (19,1% e 23,3%), mentre Bembo (39% in A e 42,1% in C)17
e Tansillo (40,6%) si pongono perfettamente in linea con il dato petrar-
chesco, e cifre ben più alte segnano Sannazaro (83,7%) e Stampa (92,5%).18
Una diffrazione che si fa ancor più significativa confrontando tali dati con
l’analisi effettuata da Santagata sul sonetto in ambito napoletano al cri-
nale tra XV e XVI secolo, ossia quello che costituisce proprio il suo am-
biente di adozione;19 per limitarsi agli autori più strettamente ricondu-

16 GABRIELLA MILAN, Nota metrica a GIOVAN GIORGIO TRISSINO, Rime 1529, a cura

di Amedeo Quondam, Verona, Neri Pozza, 1981, pp. 43-61: 44, riconduce la presenza
di questo schema, così come di CDD DCC, al «favore che Trissino nutriva per Cino da
Pistoia». Non a caso nella sezione sul sonetto della quarta divisione della sua Poetica Tris-
sino sceglie di trattare solo gli schemi CDC DCD, CDE CDE, CDE DCE e i «non frequenti»
CDC CDC, CDD CDD, CDD DCC, gli ultimi due esemplificati con Cino. (in G.G. TRISSINO,
La Poetica (I-IV), in Trattati di poetica e retorica del Cinquecento, a c. di Bernard Weinberg,
4 voll., Bari, Laterza, 1970, I, pp. 21-158: 101).
17 Anomalo il solo 28,5% nella sezione in morte del 1548.
18 Gaspara Stampa, considerando anche le rime varie, estremizza fino a collezionare

256 casi di CDC DCD, contro a 16 CDE CDE, 2 esemplari per CDE CED e CDE EDC e 1 esem-
plare a testa per CDE DCE e CDC CDC. Unica sintomatica eccezione è Michelangelo (8,2%),
che peraltro adotta due soli schemi; anche il totale dell’antologia Giolito (1545), con il
24,6%, peraltro ampiamente sopra l’usus tassiano, è in realtà falsato dal rilievo quanti-
tativo di Guidiccioni.
19 MARCO SANTAGATA, La lirica aragonese. Studi sulla poesia napoletana del secondo

Quattrocento, Padova, Antenore, 1979, pp. 274-77.


166 Guglielmo Barucci

cibili alla lezione petrarchista, in un sistema rigorosamente fedele ai tre


schemi privilegiati dai Rerum vulgarium fragmenta, è quasi impressionante,
specie nella “seconda generazione” il trionfo dello schema CDC DCD (Aloi-
sio 58%, Caracciolo 90%, Cariteo 69%, Sannazaro 81%) a tutto detri-
mento di CDE CDE (rispettivamente solo 23%, 6%, 11%, 8,5%), e con CDE
DCE ridotto a misure minime e in Caracciolo quasi estinto; è evidente dun-
que come sia assolutamente consapevole l’intenzione di distanziarsi dal
panorama contemporaneo, specie considerando che proprio nell’edizione
del 1534, la prima uscita per l’appunto durante il soggiorno di Bernardo
nel Regno di Napoli, a quattro soli anni dall’edizione di Sannazaro, si ha
da un lato il minimale 3,7% di CDC DCD, a fronte del monolitismo san-
nazariano incardinato sulla dittatura dello schema binario, e dall’altro il
più alto addensamento di CDE DCE, sacrificato presso i napoletani. La pre-
ferenza di Bernardo per schemi ternari, peraltro, va ben oltre persino quella
di indubbi novatori come il Minturno e M. Colonna, con l’unica ecce-
zione dell’ancor più idiosincratico Guidiccioni, per il quale in solo sei so-
netti, pari al 5%, si incontra lo schema binario.
Totalmente diversa in Bernardo è anche la distribuzione tra i sestetti
articolati su tre rime: già visto il totale disfavore in cui cade CDC DCD,20
a parte il quarto libro in cui è comunque sempre ampiamente sotto il
10%, si riducono sensibilmente sia CDE DCE (nei Rvf 20,8%) che, se nel
secondo e nel quarto libro si attesta sul 23%, giunge al minimo assoluto
di 11,1%, sia, soprattutto, CDE CDE (nei Rvf 38,2%). Trovano al contra-
rio inedita fortuna tutti gli altri schemi su tre rime, del tutto assenti nei
Rvf o ridotti (CDE DEC e CDE EDC), con un unico esemplare, a uno scarno
0,3%; come conseguenza si delinea dunque per Bernardo, a fronte del
95% raggiunto in Petrarca dai tre schemi più diffusi, un quadro generale
assai più diffratto (con cifre oscillanti per i tre schemi prevalenti tra il
61,8% del II libro e il 53,7% del V) e senza alcuna gerarchia quantita-
tiva costante lungo i trent’anni della storia editoriale. Peraltro, al riguardo
è evidente la divergenza dal petrarchismo contemporaneo: nello stesso
Trissino i tre schemi più usati (80,9%) sono gli stessi prediletti da Pe-
trarca, per quanto prevalga CDE DCE (CDE DCE 38,3%; CDE CDE 29,8%;

20 Prassi per altro già di Giusto de’ Conti, per cui «la volontà di opposizione è ra-
dicata al punto da spingerlo a svincolarsi dalle linee di tendenza segnate da Petrarca»:
BEATRICE BARTOLOMEO, Le forme metriche della “Bella mano” di Giusto de’ Conti, in “In-
terpres”, XII (1992), pp. 7-56: 29.
Appunti per la ricerca metrica di Bernardo Tasso: il sonetto 167

CDC DCD 12,8%); così nei paradigmi sannazariano e bembiano i tre schemi
maggioritari, corrispondenti ai tre petrarcheschi, assommano rispettiva-
mente al 93,5% e al 70,5%, con in Sannazaro la radicalizzazione già vi-
sta di CDC DCD (77,2%) e in Bembo una casistica più varia21 e una di-
stribuzione più omogenea, ma sempre con una preferenza per lo schema
su due rime: CDC DCD (36,7%), CDE CDE (17,7%), CDE DCE (16,3%), CDE
DEC (11,6%), CDE CED (8,8%), CDC CDC (5,4%), CDC EDE (2%), CDE ECD
(1,4%).22 Sola anomalia per Sannazaro è un’unica presenza del non pe-
trarchesco CDE CED, mentre Bembo, oltre ad esso – unico con cospicua vi-
talità – presenta anche i marginali non petrarcheschi CDC EDE, CDE ECD,
oltre a un’occorrenza di CDD CDD nell’edizione del 1530. Persino il Casa
nei suoi 73 sonetti (inclusi gli extravaganti) si dimostra sotto tale aspetto
ampiamente meno innovativo di Bernardo, riproponendo per i tre schemi
più usati una distribuzione gerarchicamente analoga all’archetipo petrar-
chesco: 21 CDE CDE (28,8%), 16 CDC DCD (21,9%), 12 CDE DCE (16,4%),
9 CDE CED (12,3%), CDE DEC (8,2%), CDE EDC (6,8%), CDE ECD (4,1%), CDC
CDC (1,4%); gli unici due schemi non presenti già nel Canzoniere (CDE CED
e CDE EDC) mostrano infatti, come osserva Afribo, non solo una frequenza
ridotta rispetto all’uso di Bernardo, ma anche, si vedrà, una ben differente
applicazione. Quasi oltranzista, poi, è il rigorismo metrico di Bandello,
con una rigorosa selezione a soli cinque schemi, peraltro quasi con l’an-
nichilimento delle forme minori: 79 CDE DCE, 42 CDC DCD, 39 CDE CDE, 1
CDE EDC, 1 CDE DEC. Sorprendente dunque sotto tale aspetto è in Tansillo,23
all’interno di una strutturazione metrica coerente con il petrarchismo
coevo e impostata sulla paritaria diarchia petrarchesca di 135 CDC DCD
(39,1%) e 134 CDE CDE (38,8%), la singolare attenzione per gli anomali
23 CDC EDE (6,7%) – incalzato comunque da presso da 22 CDE DCE (6,4%)
– oltre a 12 CDE CED (3,5%) e ai residuali 6 CDE ECD (1,7%) e 1 CDC DCC
(0,3%).
Se dalle raccolte liriche autoriali ci si orienta invece verso un’antolo-

21 D’altronde PIETRO BEMBO, Prose della volgar lingua, a cura di Carlo Dionisotti,
Torino, Utet, 2001, II, xi, dichiara che nelle terzine del sonetto «non s’usa più certa re-
gola che il piacere»; una dichiarazione di duttilità che però è ben lontana dalla dispo-
nibilità esibita da Bernardo.
22 Dati dell’edizione Dorico del 1548.
23 Rispetto alla tavola non si calcolano i dubbi e si assegna lo “schema irregolare”

CDE DED di XV a CDC DCD supponendo ricetto per raccolto, così come, ipotizzando la
sostituzione di foco con petto si conferma il riconoscimento di XCIII a CDE DCE.
168 Guglielmo Barucci

gia di larghissima diffusione quale quella per i torchi di Giolito del 1545
curata da L. Domenichi, particolarmente interessante per la sua stessa na-
tura di collettrice di testi di tutti i livelli e di una molteplicità geogra-
fica di provenienza che garantisce la rappresentatività del campione,24 si
osserva che i 55525 sonetti raccolti si distribuiscono nel pieno rispetto
delle proporzioni dei Rerum vulgarium fragmenta: 228 CDE CDE (41%), 131
CDC DCD (23,6%), 61 CDE DCE (11%), 46 CDE CED (8,3%), 32 CDE EDC
(5,8%), 30 CDE DEC (5,4%), 13 CDE ECD (2,3%), 8 CDC EDE (1,4%), 4 CDC
CDC (0,7%), 1 CDD DCC (0,2%), 1 CCD DDC (0,2%).26 Unica singolare ec-
cezione è la rivalutazione di CDE CED, non petrarchesco, ben lungi co-
munque dall’attenzione prestatagli da Bernardo, specialmente nel quarto
libro segnato come elemento di rottura. La ricca campionatura offerta da
Afribo anche su Coppetta, Caro, Varchi, Guidiccioni, V. Colonna, M. Co-
lonna, Minturno e T. Tasso, permette d’altronde di osservare che solo Min-
turno e Varchi si presentano, per diverse ragioni, più innovatori di Ber-
nardo, al punto da quasi saturare le possibilità combinatorie, a differenza
di altri poeti di pur indubbia personalità quali il Caro, Guidiccioni e lo
stesso Torquato.
D’altronde, nel caso di Bernardo, ancor più significativa si fa un’ana-
lisi degli schemi metrici poiché nella sua opera sono chiaramente enu-
cleate alcune piccole sezioni, quasi microcanzonieri a forte identità te-
matica, che permettono di cogliere le particolari declinazioni a cui sono
sottoposti i vari schemi. Il primo nucleo è circoscrivibile nel primo libro
(I, 126-147, pari a 49 sonetti) e sviluppa una tematica idillico-pastorale,
in cui più emerge «a livello tematico e (almeno potenzialmente) a livello
stilistico ed espressivo, la volontà di diversione dall’esperienza stretta-
mente bembesca»;27 i dati in tal caso presentano alcuni scarti significa-

24 Sui criteri alla base dell’inclusione degli autori si veda FRANCO TOMASI, Introdu-
zione a Rime diverse di molti eccellentissimi autori, S. Mauro Torinese, Res, 2001, pp. XXI-
XXXIV.
25 Si sono conteggiati anche i sonetti integrati nella seconda edizione.
26 Così AFRIBO, Gravità e piacevolezza, p. 414 parla per i Fiori ruscelliani del 39%

di CDE CDE e del 29% di CDC DCD.


27 GIORGIO CERBONI BAIARDI, La lirica di Bernardo Tasso, Urbino, Argalia, p. 53;

per l’autonomia, sotto molteplici aspetti, di tale sezione cfr. GIORGIO FORNI, Forme brevi
della poesia tra Umanesimo e Rinascimento, Pisa, Pacini, 2001, pp. 98 ss. Sulle implicazioni
di tale sezione con la vicenda di Brocardo si vedano Caterina Saletti, Un sodalizio poetico:
Bernardo Tasso e Antonio Brocardo, in AA.VV., Per Cesare Bozzetti. Studi di letteratura e fi-
Appunti per la ricerca metrica di Bernardo Tasso: il sonetto 169

tivi rispetto alla prima sezione; non solo si abbattono CDE CDE (dal 27,8%
al 10%) e in misura minore CDE CED (dal 12,2% al 5%), ma assumono al
contrario marcato rilievo CDE DEC (dal 12,2% al 25%) e CDE EDC (dal
13,9% al 30%); un secondo nucleo, di marca encomiastica, dedicato a
Margherita di Valois, si ha nel quarto libro (IV, 43-92);28 soprattutto,
però, nel quinto libro si stacca la sezione in morte della moglie (V, 136-
184, per 49 sonetti): sorprendentemente in questo caso le differenze sono
meno marcate rispetto alla sezione precedente,29 ma è rilevante osservare
come nella sezione in morte si intensifichino maggiormente proprio gli
schemi CDE DEC e CDE EDC, ossia gli schemi che si era visto valorizzati
nella sezione pastorale, in teoria rispondente a principi stilistici opposti.
Se poi si confrontano tali dati con quelli desumibili dalla più celebre se-
zione in morte del petrarchismo, quella di Bembo,30 si osserva, pur pon-
derando l’esiguità del corpus (21 sonetti), che, se si abbatte sensibilmente
CDC CDC31 mentre resta costante CDE CDE, prevalgono sia quantitativa-
mente sia per escursione CDE DCE (che in Bernardo fletteva, peraltro si-
milarmente alla sezione in morte di Petrarca) e CDE DEC, a cui si affianca

lologia italiana, a c. di S. Albonico - Andrea Comboni - Giorgio Panizza - Claudio Vela,


Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 1996, pp. 409-424 e CRISTINA ZAM-
PESE, All’ombra del ginepro. Considerazioni sul primo libro degli “Amori” di Bernardo Tasso,
in AA.VV., Le varie fila. Studi di letteratura italiana in onore di Emilio Bigi, a c. di Fabio
Danelon - Hermann Grosser - C. Zampese, Milano, Principato, 1997, pp. 74-93.
28 Si indica con A la prima sezione e con B la sezione per Margherita di Valois: CDC

DCD (A 14,3%; B 16,3%); CDE CDE (A 11,9%; B 20,4%); CDE CED (A 23,8%; B 22,4%);
CDE DCE (A 19,7%; B 28,6%); CDE DEC (A 7,1%; B 4,1%); CDE ECD (A 11,9%; B 6,1%);
CDE EDC (A 14,3%; B -); CDE DED (B 2%).
29 Con A si indica la sezione 1-128, con B la sezione in morte della moglie: CDC

DCD (A 7,3%; B 6,1%); CDE CDE (A 22%, B 18,4%); CDE CED (A 11,4%; B 14,3%); CDE
DCE (A 17,9%; B 14,3%); CDE DEC (A 15,4%; B 20,4%); CDE ECD (A 17,1%; B 14,3%);
CDE EDC (A 6,5%; B 12,2%); CDC EDE (A 2,4%; B -). Non si calcola la sezione per la
morte di Irene di Spilimbergo poiché troppo ridotta per essere significativa.
30 Con A si indicano i dati di I-CXLI, con B quelli della sezione in morte: CDC CDC

(A 4,8%; B 9,5%); CDC DCD (A 39,7%; B 19%); CDE CDE (A 17,5%; B 19%); CDE CED
(A 9,5%; B 4,8%); CDE DCE (A 15,1%; B 23,8%); CDE DEC (A 9,5%; B 23,8%); CDE ECD
(A 1,6%; B -); CDC EDE (A 2,4%; B -).
31 E si noti che nell’edizione bembiana del 1548 i nuovi sonetti non in morte mo-

strano invece una chiara convergenza proprio sullo schema dolce per eccellenza, con se-
dici casi su ventinove; Bernardo al contrario nel quinto libro non si discosta marcata-
mente nell’uso di CDC DCD tra le due sezioni. L’impressione dunque è che Bernardo, a
differenza di Bembo, non ritenga tale schema di per sé inadatto al tema funebre.
170 Guglielmo Barucci

un dimezzamento di CDE CED, in crescita invece in Bernardo e penaliz-


zato nella sua sezione pastorale, e dunque con una declinazione radical-
mente opposta. Appare evidente come Bernardo presenti considerevoli
differenze rispetto al Bembo nell’identificazione di schemi adatti al ge-
nere trenetico; così come è da osservare che lo stesso schema CDE CED, che
dovrebbe costituire quasi l’emblema della gravitas,32 se tocca il suo punto
più basso proprio nella sezione pastorale del primo libro, in realtà si ad-
densa soprattutto non nel quinto – certo il libro più “cupo” e dove pure
ha spesso una declinazione coerente col suo presupposto metrico –, ma
nel quarto libro, dove in genere non è affatto associato a tutti gli altri pa-
rametri riconducibili alla gravitas.
Parimenti Bernardo è l’unico per il quale non si possa in alcun modo
parlare di una preferenza, per gli schemi su tre rime, per le combinazioni
che prevedano terzine terminanti simmetricamente nella rima E,33 per le
quali, a parte l’eccezione del quarto libro dove raggiungono il 46,9%, lo
spettro si estende dal 33,9% al 38,8%. Al riguardo sarebbero da porre al-
cuni punti fermi: se indubbiamente in ciò è da vedere una conseguenza
dell’incidenza in Bernardo di CDE CED come indica Afribo, non si può non
rilevare che i dati diacronici sono piuttosto differenti da quelli riportati
dallo studioso. Siamo ben lungi infatti da un progressivo aumento da ci-
fre «appena superiori al 6%»34 nei primi tre libri al 20% nel quarto e nel
quinto, che dovrebbe testimoniare l’espansione cronologica della forma
grave: al contrario siamo a circa il doppio per gli Amori, e il quinto libro
non si distacca sostanzialmente da tali cifre (12,8%). Né nel caso di Ber-
nardo tale schema è affatto riducibile ad «argomenti spirituali»,35 come
dimostra il fatto che sia associato al celebre II, 72 A Priapo, o ancora a IV,
35 o alla stessa sezione per Margherita di Valois, dedicataria anche dei
Salmi, ove l’encomio usa sovente formule di matrice amorosa.36 Inoltre

32 Cfr. AFRIBO, Teoria e prassi, pp. 132 ss.


33 CDE CDE e CDE DCE assieme, limitandosi agli autori con una distribuzione omo-
genea, raggiungono il 59% in Petrarca, il 68,1% in Trissino, il 77,2% in Bandello, il
45,1% in Tansillo; peraltro anche qualora, come nel caso di Bembo, si prediliga chia-
ramente lo schema su due rime, in tutti gli altri casi le terzine terminanti in E sono do-
minanti. Un caso a parte è Minturno, che di per sé, con la sua predilezione per CDC EDE,
è un anomalia nel sistema del petrarchismo, mentre le cifre tassiane sono sostanzial-
mente assimilabili a quelle dell’eccentrico Varchi.
34 AFRIBO, Teoria e prassi, p. 146.
35 Ibid.
36 Ibid.
Appunti per la ricerca metrica di Bernardo Tasso: il sonetto 171

non solo nella sua opera un ruolo non indifferente – e pressoché unico nel
panorama contemporaneo – è svolto dalla formula CDE DEC, indubbia-
mente petrarchesca, ma anomala, tanto da essere quasi minacciata di estin-
zione presso i petrarchisti più osservanti, ma Bernardo è anche l’unico che
nel sestetto non rifugga quasi sistematicamente l’incontro della rima E
in posizione centrale di rima baciata; se si tratta di schemi discendenti da
nobili lombi (CDE EDC dantesco, ma già di Cavalcanti, e CDE ECD ciniano),
il fatto che i due schemi insieme, tra l’altro sostanzialmente paritari, oscil-
lino tra il 25% e il 33%, mentre gli altri autori non vanno oltre il 17%
di Ariosto e il 12,5 di Varchi,37 dovrebbe forse far riflettere sull’applica-
zione della definizione di gravitas alla ricerca tassiana. Se certo sono teo-
ricamente marcati come forme gravi, l’effetto sortito dalla rima baciata,
unita alle tre prodotte dallo schema più diffuso delle quartine ABBA ABBA,
è quello di una continuità fonetica che sembra in contrasto con i para-
metri della gravità, tanto più che tali due schemi sono impostati su una
matrice architettonica, in un caso (CDE EDC) di perfetta specularità e nell’al-
tro (CDE ECD) di parallelismo degli estremi che non risponde al principio
dell’inversione. Particolarmente significativa è in tal senso l’eccezione del
quarto libro, ancora una volta non riconducibile al quinto, pur così cro-
nologicamente vicino. L’anomalia del quarto libro diviene ancora più mar-
cata se si considerano le cifre disgiunte della sezione per Margherita di
Valois, alla quale è totalmente da addebitare il vero e proprio collasso de-
gli schemi con rima baciata, mentre nella sezione precedente le cifre sono
in linea con gli altri libri, così come per la stessa sezione in morte della
moglie.
Nel complesso, dunque, i sonetti, così come i generi lirici tradizio-
nali, non costituiscono solo la sede destinata alle formulari sedimenta-
zioni cortigiano-petrarchesche a fronte delle «fresh oases in the weary wa-
steland of the Petrarchan sonnets» rappresentate dai generi più innova-
tivi,38 ma anche un’area di personale ricerca e diversificazione, quasi un
laboratorio asettico per sperimentazioni e tentativi; sembra che Tasso, più
che su una coerente e consequenziale analisi della costellazione metrica
nel segno della ricerca di effetti di gravità, si sia piuttosto orientato, nel

37 Ma in realtà sono quasi tutti ampiamente sotto il 10%: Trissino 4,3% (ed estin-

zione di CDE ECD) e Coppetta 4,2%, Tansillo 3%, V. Colonna 2,6%, Bembo 1,1% in A
e 1,4% in C, Bandello 1%, Stampa 0,5%, Caro e Sannazaro 0%. Solo il figlio Torquato,
con il 25%, gli si avvicina.
38 WILLIAMSON, Bernardo Tasso, p. 82.
172 Guglielmo Barucci

segno dello sperimentalismo, alla ricerca di forme peregrine, inusuali, so-


spingendosi sovente verso i margini del sistema rimico petrarchistico; tale
approccio tassiano appare per altro non solo volto a sperimentare schemi
e formule sostanzialmente neglette, ma anche a recuperare in taluni casi
articolazioni desuete, persino arcaiche e pressoché totalmente abbando-
nate (lo schema alternato delle quartine nella sezione per Margherita di
Valois, gli stessi schemi ciniani e dantesco-cavalcantiani già visti), o an-
che, come si può osservare nelle microsezioni interne, ben differenziate
rispetto al resto del libro, a declinare lo stesso schema rimico in molte-
plici registri, diversificandone gli effetti attraverso una differenziata ap-
plicazione del complesso sistema di tratti poetico-stilistici che la teoria
contemporanea andava sistematizzando.

guglielmo.barucci@unimi.it