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gli altri dati sono confermati,39 non c’è motivo di dubitare di questa asserzione. Ciò
significa che a Verona abitavano genti che parlavano o il retico o il camuno (= euganeo)
o entrambi. L’analisi del retico e del camuno mostra che, sebbene gli alfabeti non
fossero identici (le iscrizioni camune si distinguono per parecchi caratteri propri), gli
idiomi erano molto simili: avevano in particolare lo stesso sistema fonologico e tratti
morfologici fondamentali in comune.40
Ora l’iscrizione di Garda, mostrando che l’alfabeto e la lingua camuna erano senza
dubbio in uso sulla sponda orientale del Lago di Garda prima della romanizzazione,
conferma ulteriormente le asserzioni di Plinio. La conclusione è la seguente: prima della
romanizzazione, preceduta da infiltrazioni galliche, almeno il territorio che andava
dall’Adige veronese alla Valtellina e comprendeva il territorio a ovest del lago di Garda,
le Valli Giudicarie, la Val Trompia e la Valcamonica, era abitato da coloro che Plinio
chiama Euganei, i quali parlavano una lingua che qui abbiamo chiamato “camuno” solo
per il fatto che i primi e più cospicui ritrovamenti epigrafici sono avvenuti in
Valcamonica.

39
R. DE MARINIS, in Italia omnium terrarum alumna (Milano, 1988), p. 102, nota che l’archeologia dà
ragione a Plinio: ‘Appare così chiara una differenziazione tra un’area prevalentemente meridionale e
occidentale, più specificatamente euganea, e un’area più settentrionale più specificatamente retica. Nella
zona dei Lessini, subito a nord di Verona, si sarebbe determinata una situazione mista retico-euganea.
Allo stato attuale delle conoscenze non è lecito procedere ad affermazioni perentorie, tuttavia queste
differenziazioni che gli storici antichi già avevano confusamente avvertito come facenti parte di un
mondo sostanzialmente unitario, trovano un certo riscontro, come vedremo più avanti, nella
documentazione archeologica e nelle tre tradizioni alfabetiche … (camuno, Sanzeno, Magrè). Ad esempio
sono innegabili dal V al II secolo a.C. gli stretti legami delle Giudicarie, il territorio degli Stoeni, con la
Val Camonica per quanto riguarda la cultura materiale’.
40
A. ZAVARONI, «Studi Trentini di Sc. Storiche», 80-4, 2001, pp. 715-743; ID., «General Linguistics»,
43, 2003.
17

Fig. 12. Distribuzione geografica del camuno (o euganeo) prima della romanizzazione.

Tenendo conto che la zona di diffusione della scrittura camuna comprende anche la
Valtellina (a nord-ovest rispetto alla Valcamonica) con due iscrizioni, da una parte è
evidente che la lingua e la cultura camune non possono essere confinate nell’ambito
della Valcamonica, dall’altro si può constatare che le scarne notizie date da Plinio sono
attendibili, anzi preziose. Secondo Plinio, Camunni, Trumplini e Stoeni erano di stirpe
euganea insieme ad altri finitimi municipii: Catone avrebbe enumerato 34 oppida di
Euganei. Gli Stoeni dovevano occupare le Valli Giudicarie fino all’odierna Stenico (<
*Stoenikos?). A nord-ovest i ghiacciai dell’Adamello separavano gli Stoeni dai
Camunni della Valcamonica. Verso sud, fra le loro valli si frappone la valle dei
Trump(i)lini che furono alleati dei Camunni e dei Vennonetes della Valtellina
nell’ultima vana resistenza contro i Romani (16 a. C.). Dunque, è probabile che
Vennonetes (della Valtellina), Camunni, Trump(i)lini e Stoeni parlassero la stessa lingua
o dialetti molto simili. Plinio aggiunge che mentre Feltrini, Tridentini, Beruenses,
Vennonenses, Sarunetes erano Reti, Verona era di stirpe sia euganea che retica.38 Poiché

38
Plin., nat. hist. III,130-135: Feltrini et Tridentini et Beruenses Raetica oppida, Raetorum et
Euganeorum Verona.
16

Il verbo uk è espresso anche simbolicamente: sia mediante la linea che unisce il


rettangolo all’ascia stilizzata sia mediante il segno Λ sopra le due lettere. I segni ad
angolo, comunque orientati, generalmente indicano il legame del doppio principio ‘vita-
morte’, ‘creazione-distruzione’ in tante composizioni figurative europee già durante il
paleolitico.

4. La decifrazione globale dei segni alfabetici camuni permette di chiarire che tre
lapidi contenenti alcuni grafi epicorici insieme a quelli latini e provenienti da tre diverse
località della provincia di Brescia sono in realtà camune. La lapide dell’iscrizione CIL
V 4717, che termina con la parola þuθ scritta in camuno,34 fu probabilmente rinvenuta a
Sale Marasino,35 sulla costa orientale del Lago d’Iseo. Le altre due lapidi furono trovate
presso la costa occidentale del lago di Garda: quella con l’iscrizione CIL V 4858 a
Maderno o a Calzavesio;36 la CIL V 4883, finora giudicata gallo-latina, a Voltino di
Tremosine (più a Nord). Anche la CIL V 4858 pare terminare con una parola di tre
lettere camune, ma purtroppo la lapide è introvabile e dalla vecchia copia deduco la
lettura u2tu2 o u2ta.37

34
Il senso più probabile è ‘pose’: þuθ riflette *dhōt-(ĕ): cfr. il preterito aing. dyde, dudi, da *dhō- ‘porre’.
35
Non si hanno notizie circa le circostanze del ritrovamento. G. Bonafini, «Epigraphica», XVI, 1954, p.
91 scrive: ‘forse proveniente da Sale Marasino’.
36
L’ambiguità circa il luogo del ritrovamento è dovuta alle contrastanti notizie tramandate dal Ferrarini
(vedi note a CIL V 4858).
37
A queste tre iscrizioni dedico lo studio interpretativo citato alla nota 7: esso concerne soprattutto la
bilingue di Voltino che contiene due titoli onomastici in lingua e grafia camuna più sotto tradotti in un
gallico latinizzato e scritto in alfabeto latino,.
15

Rendendo emunke con ‘pares, co(n)iuncti o coniuges’ e supponendo che u2nsθ sia
un’entità divina o metafisica, abbiamo «Unsth [= Venus o Amor] iungit (o iungat) pares
(o coniunctos = coniuges)». Il grande phallos induce a supporre che l’unione a cui
l’iscrizione si riferisce sia quella coniugale.
Dalle comparazioni lessicali e morfologiche svolte segue che nell’iscrizione di Garda
u l // (k)unusei uk il verbo è uk, il quale ha per soggetto u2l denotante il dio dell’Ascia
2

assimilabile ad un Vulcanus. Possiamo allora tradurre l’iscrizione in questo modo: «Ul


iungit (k)unusei». L’accusativo camuno, come in etrusco, non è marcato da alcun
morfema, ma è un caso ‘zero’ come il nominativo. Il nome (k)unusei denota un’entità
femminile; ma il genere femminile non è certificato dall’uscita in -ei: se in etrusco
questa terminazione denota spesso i nomi di donna, è perché originariamente il suffisso
derivativo -i (< -ie ~ ie. -yos) indicava appartenenza (la femmina appartiene al pater e
poi al marito: ma il gamonimico etrusco si forma posponendo il dimostrativo -ta al
genitivo in -s: -s-ta > -*ssa > -Sa, con S = sibilante forte marcata dal san nell’etrusco
meridionale e dal sigma nell’etrusco settentrionale).33 Qui il genere femminile è
assicurato dalla presenza dei simboli alla fine dell’iscrizione: mentre l’ascia(-genitali)
simbolizza il dio U2l, il rettangolo rigato allude alla grande Madre. Se scegliessimo la
lettura *unusei, potremmo ipotizzare una sua equivalenza semantica con Unsθ (<
*unuste?) di Luine e con un arcaico ital. *venes-is quale base di Vener-is. Unus-ei
potrebbe corrispondere tanto ad una Venus Genitrix quanto ad una Bona dea. Se invece
scegliamo *kunusei, come mi sembra più opportuno per ragioni epigrafiche, il termine
di confronto si trova ancora a Luine ed è kinþe (‘Genesi’? ‘genialis’?): infatti anche
kunusei è riconducibile alla radice *gen- ‘generare’: cfr. got. kuni, aat. chunni e kūni-
‘Geschlecht’, anord. kyn ‘Geschlecht, Familie’ etc. Attribuisco la stessa radice al ret.
kuninasi (agentivo: ‘a genitrice’) dell’iscrizione di Sanzeno SZ 9 scritta su un bronzetto
che raffigura un cavallino co un vistoso organo genitale: il cavallo è l’animale degli dèi
psicopompi, che possono a loro volta assumere la forma equina, connessi con la
rigenerazione.
Dunque, potremmo ipotizzare che kunusei è una dea della generazione:
«U2l (‘Distruzione’) si unisce (uk) a Kunusei (‘quella della generazione’)».

33
A. ZAVARONI, «RBPh», 81-I, 2003, pp. 86-88.
14

chiara è la derivazione di ulk da ie. *wlkwos ‘lupo’ (cfr. alb. ed illir. ulk). Infatti ulk è
scritto sotto la figura di un lupo.
La parola uka è associata ad una grossa coppella che rappresenta un «marchio di
fecondazione»: ciò da una parte giustifica che il termine, traducibile con coniugium,
riguardi la riproduzione; dall’altra dà sostanza filologica alla interpretazione delle
coppelle come «marchi del potere fecondante», ciò che in precedenza avevo dedotto
soltanto dall’analisi delle figurazioni.
D’altronde la scritta u2nsθ / emunke u2k sulla Roccia 6 di Luine sembra appartenere
ad un progetto compositivo unitario che comprende anche un grande cerchio, avente per
didascalia la scritta hohlu2 / kinþe, ed un vistoso «phallos con le gambe». Applicando le
regole della Lautveschiebung camuna, è logico supporre che: 1) il termine hohlu2 derivi
dall’ie. *kwokwlo- > germ. *hwehwla ‘ruota, cerchio’ e si riferisca al grande cerchio entro
cui è scritto; 2) kinþe rifletta un tema ie. *gent- > germ. kind- ‘Kind, Geschlecht’. Mi
sembra evidente che il grande cerchio sia la rappresentazione simbolica del dio Ruota,
governatore dei cicli universali, adorato in Europa fin dall’Età del bronzo.31 È difficile
dire se la scritta hohlu2 / kinþe riguarda un unico dio che presiede ai cicli ed alle nascite
oppure due divinità distinte. A destra del grande cerchio è incisa un lungo «fallo con le
gambe» (figura presente in altre composizioni camune e scandinave già nella prima Età
del Ferro) ed una linea congiunge la scritta kinþe (‘Genesi’? ‘genialis’?) con il punto
mediano del phallos, per indicare che il nome si riferisce ad un dio della rigenerazione
ciclica.
Poiché u2k è il termine che ha più probabilità di fungere da verbo, emunke può essere
un participio passato in caso zero, invariabile nel genere e nel numero come nell’etrusco
recente, che funge da oggetto. Suppongo che (1) emu-n-ke abbia una base *em-u-
derivante da *em- < ‘par, simul, iuxta’ = etr. ama, ame < *Hmbh-; e (2) corrisponda ad
etr. amuce, amake, amce ‘unito, coniugato’ spesso riferito ad una donna, ma in due casi
allo zilaθ che funge da duumvir o praetor bivir.32 Per e- < a- si veda la discussione su
eltnas nel § 1.

31
Per le reminiscenze di questo dio in figurazioni su manufatti celtici v. A. ZAVARONI, «RHR», 221-2,
2004, pp. 157-173. Vedi inoltre M. J. GREEN, The Wheel as a Cult-Symbol in the Romano-Celtic World
(Bruxelles, 1984).
32
A. ZAVARONI, «Emerita», 69-2, 2002, pp. 281-306.
13

*yeug- : *yug- ‘unire’: oltre al consueto mutamento [g] > [k], si nota la perdita di *y-
iniziale come in etrusco ed in antico nordico. In camuno la perdita di *y- è documentata
anche da aθnens (stessa base di etr. aθnu ‘zelante, attendente’), da *yet- ‘aspirare,
essere zelante’.29
Una conferma del valore di u2k ‘unire’ viene dal fatto che il termine u2ku2 (con u2
del tipo , ) è scritto davanti ad un antropomorfo itifallico in una roccia di Sellero
(Fig. 8). Sotto la scritta è raffigurato un organo genitale maschile che non lascia dubbi
sulla funzione coniugalis del dio e che d’altronde richiama la forma del simbolo (ascia a
lama semilunata? organo genitale? l’uno e l’altro?) che nell’iscrizione di Garda è unito
da una linea al rettangolo che simbolizza la grande dea (Terra, Cerere).

Fig. 8. Dio itifallico con la scritta u2ku2 a Sellero (da U. Sansoni)

La stessa radice è attribuibile al termine uka di Bedolina che figura su una roccia
dove si leggono altre due scritte: anki e ulk.30 Poiché anki si riferisce ad un serpente, è
logico attendersi un nesso con lat. anguis, apruss. angis e quindi con ie. *angw(h)i-
‘serpente’: oltre al regolare mutamento [g] > [k], si ha la semplificazione della
labiovelare avvenuta anche in hohlu2 < *kuokulo- ‘cerchio’ (vedi sotto). Non meno

oltre a -ke, -ce per i preteriti e -χe per il preterito passivo. Nell’ etrusco recenziore -ke = -ce funge da
morfema anche per il participio passato passivo.
29
A. ZAVARONI, «IF», 108, 2003, p. 234.
30
Alle iscrizioni di Bedolina e Seradina dedico uno studio a sé (sub iudice). Le tre iscrizioni camune, del
tutto inedite, mi sono state mostrate dal Prof. Ausilio Priuli che ringrazio per la grande cortesia e per le
importanti informazioni fornitemi.
12

3. Come si è visto, il primo termine della seconda riga dell’iscrizione della Bocca del
Trimelô è probabilmente kunusei. Se non considerassimo un grafo le due aste che
precedono la prima u e leggessimo unusei, potremmo ipotizzare un nesso con il nome
divino etr. unei (VI secolo a.C.) > uni della dea assimilata alla lat. Iuno, con i nomi
personali etruschi uneiθa e una (VI sec.) e infine con il verbo *un- ‘concedere (un
favore), essere benigno, avere piacere’.24 Attribuisco la stessa radice al cam. u2nsθ
dell’iscrizione di Luine (su due righe non bustrofediche) che contiene anche il verbo u2k
= uk:

u2nsθ // emunke u2k.

U2nsθ può corrispondere ad aat. unst, anst, got. ansts ‘Gunst, Gnade’ (cfr. anche il
preterito aat. onsta, asx. gi-onsta).25 Sotto u2nsθ è scritto emunke u2k : emunke è una
forma preteritale che funge anche da participio passato come avviene per le forme
etrusche in -ce = -ke dell’etrusco recente.26 Una seconda attestazione di -ke in camuno è
nell’iscrizione di Berzo neuþake þaθalas.27 Se u2nsθ / emunke u2k costituisce una
proposizione, il verbo può essere soltanto u2k : i verbi camuni, come quelli etruschi e
retici, sembrano privi di coniugazioni e della flessione di persona e di numero; spesso
terminano per la consonante finale della radice.28 Ad u2k si può attribuire la radice ie.

SeP1S3B (vedi A. ZAVARONI, Le iscrizioni nordumbre antiromane della valle di Ospitale (Appennino
Modenese), Oxford (in stampa: 2011?).
24
A. ZAVARONI, I documenti etruschi, cit., p. 69 e passim
25
A. ZAVARONI, «Die Sprache» (cit. alla nota 5).
26
A. ZAVARONI, I documenti etruschi, cit., p. 46.
27
Suppongo che neuþake abbia la radice che attribuisco a núθú ‘votum’ (A. ZAVARONI, «Ollodagos», 18,
2004), cioè *neu-dh- di aat. niot, aing. nēod, nīed ‘desiderio, zelo’, as. niud ‘desiderio, aspirazione’, lit.
pa-nústu, -núdau, nústi ‘wonach Gelüste haben, sich wonach sehnen’ (POKORNY, IEW, p. 768). Il traslato
da ‘desiderio’ a ‘votum’ o ‘venerazione’ non crea difficoltà (cfr. i termini derivanti da *wen- ‘aspirare a,
desiderare’ ed i significati di lat. voveō). Dunque, neuþake þaθalas significhebbe ‘dedicato a Þaθala’
(epiteto di divinità in -ala come Temala e Alaiala di Campanine di Cimbergo).
28
Il tentativo di W. KOEN, Il verbo etrusco. Ricerca morfosintattica delle forme usate in funzione verbale
(Roma, 2000), di individuare varie flessioni verbali in etrusco è a mio avviso fallace. I soli morfemi
individuabili con certezza sono -ri per il gerundivo, -(θ)as per il gerundio-participio, -θ per l’imperativo,
11

Fig. 7. Iscrizione di Vite-Deria (da «Tracce» n. 12)

L’iscrizione di Vite-Deria (Fig. 7) ha alcuni punti dubbi.22 A mio avviso, la lettura più
probabile è:
ulai (sinistrorso)
uelu eθaio mi kelu (sinistrorso)

La scritta ulai sembra integra: nella lacuna che la precede è andata perduta una
piccola parte della u. Mi sembra improbabile che fra tale u ed il cerchio fosse scritta
un’altra lettera. Tuttavia non si può escludere che la u iniziale avesse un segno diacritico
e fosse del tipo (u2). Nella riga superiore – dove sono notevoli le e con 4, 5 e 6 trattini
– è incerta la parola finale: leggo provvisoriamente kelu, con un k formato da due aste
verticali parallele, la seconda delle quali serve anche da asta per una e avente 5 trattini
orizzontali. Anche gli ultimi due grafi sono incerti a causa dei profondi buchi nella
roccia.
Ciò che per ora interessa è che ulai sembra il nome del dio raffigurato. La
terminazione di questo nome richiama i nomi etruschi con il suffisso di derivazione -i
(da un precedente -ie) come maclai, velχai, atai etc. In camuno si ha la terminazione -ai
anche in þ2esaþ2ais (obliquo di *þ2esaþ2ai che è l’esatto corrispondente di etr. θesaθei
‘luminoso, -a’) ed in una scritta di Seradina (minau2ai > mi nau2ai). In conclusione ulai
può essere un epiteto. Come si è detto sopra, è difficile stabilire se la sua radice è
*h3elh1- ‘distruggere, rovinare, essere funesto’ (cfr. gr. ὀλοός < *ὀλοός ‘rovinoso,
funesto’) e il nome si riferisce all’alter ego mortifero del grande dio ambivalente che ha
l’ascia fra i suoi attributi, oppure se ulai vale ‘nutritore’.23 Quindi il nome u2l di Garda e
di Luine potrebbe essere un teonimo (da un nome generico come ‘Morte, Rovina’).

22
Ringrazio Angelo Fossati che mi ha cortesemente fornito il rilievo della roccia e dell’iscrizione
eseguito dalla Cooperativa Archeologica «le Orme dell’Uomo».
23
Nelle iscrizioni nordumbre di Ospitale sono attestati: gli imper. 2a sing. ol, ole, oli, ul, ula, ule, uli;
l’ind. pres. 1a sing. ulom > ulo, 3a sing. olit e forse ulat; i cong. esort. 3a sing. ulai, ulae, ulea, 1a pl.
ulamis. In SeP1S2A3b pare che un precedente u\olent (ind. pres. 1a pl.) sia stato trasformato in u\oleant
(cong. pres.). Come sostantivi significanti ‘crescita’ abbiamo l’abl. ola, il nom. ulia, gli accusativi
ulavem, uleiam, uleom, oliem = uliam, il nom. acc. ulom, il dat. uli e forse il nom. ulбos. Come
‘nutritore, accrescitore’ (epiteto di un dio) sembrano presenti ulor (nom. sing.) e forse ultures (acc. pl.) in
10

A tiu, come a ties di Naquane, in virtù della Lautverschiebung su cui mi sono


soffermato in precedenti articoli,18 è attribuibile la radice *deiwo- ‘luce, giorno, dio’ del
teonimo germanico *teiwaz > aing. Tīw, Tīg, anord. Týr, aat. Ziu, Zio e del tema etrusco
*tiu- ‘luce, chiarezza’ > ‘luna’.19 È poco probabile che tiu significhi genericamente
‘dio’, dato che nessun termine con un senso analogo sembra accompagnare i numerosi
teonimi che appaiono nelle iscrizioni camune. Anche in etrusco la base *tiu- esprime
‘luce, chiarezza’ (tiur ‘luna’) e non ‘dio’. Gli studiosi della religione germanica (vedi
Dumézil e de Vries) si sono chiesti come mai l’anord. Týr corrisponda a Marte, dato che
questo nome sembra significare genericamente ‘dio’ < ‘luminoso’.20 L’associazione tiu
ulu potrebbe suggerire una possibile spiegazione: forse fu assimilato al Marte romano
un dio polivalente, che presiedeva alla distruzione e alla guerra e che in età arcaica si
distingueva come ‘luminoso’ perché era anche il signore del fuoco (e quindi era anche
fabbro e artigiano). In altri termini, l’antico dio della guerra aveva le funzioni di un
Vulcanus. Ciò è suggerito anche dall’iscrizione camuna di Vite-Deria (Fig. 7),21 scritta
vicino ad un dio che tiene un’ascia a due taglienti simile a quelle degli dei etruschi χaru
(poi assimilato a Xάρων) e Seθlans (in origine χaru ‘Tagliatore’ doveva essere un alter
ego di Seθlans-Vulcanus). Nell’altra mano il dio tiene una seconda scure la cui lama
tocca un cerchio simbolizzante i cicli universali.

18
A. ZAVARONI, «Studi Trentini di Scienze Storiche», 80-4, 2001, pp. 715-743; ID., «General
Linguistics», 43, 2003 (in stampa); ID., «Ollodagos», 18, 2004 (in stampa).
19
Nel Fegato di Piacenza tivs (v marca /u/) vale ‘della luna’ in contrapposizione a usils ‘del sole’. In
generale etr. tiur significa ‘mese’, in virtù del noto traslato ‘luna’ > ‘lunazione, mese’ (cfr. mir. luán
‘luna, mese’, asl. luna ‘mese’.
20
J. DE VRIES, Altgermanische Religiongeschichte, II (Berlin, 19702), pp. 25-26. G. DUMÉZIL, Gli dèi dei
Germani (Milano, 19843: trad, ital. di Les dieux des Germains, Paris 1959), pp. 68-73.
21
Poiché non ho ancora potuto vedere l’iscrizione, mi avvalgo delle illustrazioni pubblicate da «Tracce.
Online Rock Art Bulletin », 12, Febbraio 2000 (bollettino della Cooperativa Archeologica «Le Orme
dell’Uomo»).
9

Un’altra parola scritta vicino ad un’ascia (a Naquane) è composta dal grafo


eccezionale e da una u del tipo . Il primo grafo richiama il segno venetico traslato
convenzionalmente con z, ma a cui si attribuisce il valore [d]; esso è presente anche
nell’iscrizione retica di Magrè MA-23 usθiþu e eve, dove si hanno ben tre grafi che
marcano presumibilmente tre diverse dentali: X l’aspirata [th], la spirante [þ] e [d].
È probabile che anche il grafo di Naquane denotasse un [d] o [d ] di recente
h

acquisizione: la dentale sonora, normalmente assente in camuno antico, fu poi acuisita


con i successivi apporti linguistici celtici. Qualunque sia stata la pronuncia ([dhū], [dū] o
meno probabilmente [þū]) della breve parola, il disegno dell’ascia orienta a considerarla
un derivato della radice *dheu- ‘hinschwinden, sterben, bewußtlos werden’16 che dà
origine alle parole germaniche per ‘morte’ ed in particolare al preterito germ. dō ‘morí;
morto’. Quindi possiamo attribuire ad ólu (o uló?), scritto vicino all’ascia di Vit, una
griglia semantica simile, visto che è possibile una comparazione con i termini derivanti
dalla radice ie. *h3elh1- ‘distruggere, rovinare > letale, funesto’.17 Occorre però ricordare
che nelle scritte di Ospitale sono presenti due basi: 1) ul- = ol- ‘alimentare, crescere’
(spesso intransitivo-riflessivo), da *h2el- ‘wachsen’; 2) ulu-, ulv-, olu-, olv- ‘distruggere,
rovinare’, da un ampliamento in -w- di *h3el- ‘distruggere’. Quindi rimane una notevole
ambiguità nelle parole o nei nomi che non facciano parte di scritte in cui anche altri
termini sono comprensibili. Per di più, l’analisi dell’iconografia delle incisioni rupestri
della Val Camonica, della Scandinavia e più in generale dell’antica Europa mostra la
presenza di divinità ambivalenti che presiedevano sia alla vita e alla crescita sia alla
morte e alla distruzione: sicché la scelta di epiteti associati a figure divine diventa
ancora più difficile. Il grande dio ambivalente che presiedeva alla vita e alla morte era a
volte rappresentato con (o simbolizzato da) un’ascia bipenne o da un martello a due
teste che, come si deduce dalla mitologia celtica e germanica, con una lama o testa
colpiva a morte e con l’altra risuscitava.
Un tema ul- (da *h3elh1-) è presente anche nell’iscrizione di Luine (Val Camonica) tiu
ulu ((la sottolineatura concerne lettere in legatura).

16
POKORNY, IEW, p. 260.
17
RIX, LIV, p. 298; POKORNY, IEW, p. 777.
8

avviso, ad alcuni teonimi gallici (Ilunnus, Ilurber etc.).13 Attribuisco a cam. *il- la
griglia semantica ‘girare, ruotare, volvere’ che qui si riferirebbe al grande dio
distruttore-creatore avente per attributi la ruota e l’ascia.
Il legame fra l’ascia ed il nome u2l- si coglie anche su una roccia di Vit di Paspardo
(Valcamonica), dove vicino al disegno di un’ascia si legge ólu in senso destrorso o forse
uló, in senso sinistrorso.14 Il dubbio non è sciolto dall’attestazione della scritta
equivalente (ólu o uló) sulla Roccia 6 di Foppe di Nadro.15 Trascrivo con ó un grafo
assimilabile a , ma con l’angolo inferiore a forma di arco di cerchio. Esso è presente
anche nella scritta ukó di Sellero.

Fig. 6. Contesto della scritta u2l il sulla Roccia 6 di Luine

Infine, si legge ul (con u del tipo ) su una Roccia di Campanine vicino a due asce
stilizzate, una delle quali è sovrastata da un «marchio del potere fecondante». Esse si
trovano fra la scritta ed una figura quadrilobata (detta «rosa camuna»). Tale
composizione conferma che Ul è un dio ambivalente datore di vita e di morte.

13
Tale base *il- deriverebbe da *(s)wh1-l- o *(s)we-(y)-l-, per dileguamento di *(s)w- iniziale, come
avviene in certi termini germanici. Vedi A. ZAVARONI, «IF», 108, 2003, pp. 235-243.
14
La foto dell’iscrizione è pubblicata da A. FOSSATI, Immagini di una aristocrazia dell’Età del Ferro
nell’arte rupestre camuna (Milano 1991), p. 53, fig. 88.
15
L’iscrizione è stata copiata da A. MANCINI, «Studi Urbinati di Storia, Filos. e Lett., Supplem.
linguistico», 2, 1980, p. 133, FN 3. Essa dovrebbe essere sulla estesa Roccia 6 di Foppe, ma non l’ho
trovata (la superficie avrebbe bisogno di una perfetta pulitura).
7

trovano anche alcune iscrizioni, un dio guerriero brandisce proprio una grande ascia a
lama semilunata senza codolo.10
In conclusione, il rettangolo rigato e la probabile ascia a lama semilunata (che può
alludere anche ai genitali maschili) simbolizzerebbero i due grandi dèi ambivalenti della
creazione e della morte: la dea Madre ctonia ed il padre Creatore-Distruttore venerati da
millenni in Europa. Nell’area alpina il loro culto perdurò fino alla colonizzazione
romana.

2. La scritta bustrofedica della Bocca del Trimelô (Garda) è così leggibile:

(destrorso) u2l
(sinistrorso) (k)unusei uk

Il termine u2l (meno probabilmente ul: il trattino diacritico laterale è ben visibile,
sebbene sia inciso poco profondamente) si legge anche sulla Roccia 6 di Luine su cui
furono incise varie iscrizioni. Nella parte alta della roccia si notano due gruppi formati
ciascuno da due grafi interpretabili come due brevi parole inerenti al contesto figurativo.
Tale contesto (Fig. 6) comprende un grosso foro tondeggiante che sembra essere una
grande preesistente coppella (= marchio del potere fecondante). A sinistra del foro si
nota una serpentina. Sotto la scritta u2l, i raggi di una ruota (o di una spirale?) si
sovrappongono al collo ed al muso di un preesistente animale dalle lunga corna che
Anati11 data ad un periodo proto-camuno ‘sub-naturalista’ (6000-5500 a.C.: ‘datazione
assoluta-tentativa’ che mi sembra improbabile). A sinistra della serpentina si legge il : a
mio avviso si tratta di un verbo che, come i nomi Ilsas (obliquo) della Roccia 50 di
Naquane ed Ilumu di Pià d’Ort, deriva da una base *il- ‘volgere, girare’,12 assimilabile
alla radice che dà luogo ad arm. il ‘asse girevole, fuso’, cimr. olwwyn ‘ruota’ e, a mio

10
U. SANSONI - S. GAVALDO. L’arte rupestre del Pià d’Ort. La vicenda di un santuario preistorico alpino
(Capo di Ponte, 1995), p. 142, Fig. 37.
11
E. ANATI, I Camuni. Alle radici della civiltà europea (Milano, 1982), p.101.
12
Attribuisco la stessa base ad alcuni termini etruschi, fra cui ilucve (Tabula Capuana) = ilacve (lamina
di Pyrgi) e ilucu (participio passato passivo). Sia ilucve sia ilacve sono seguiti da un nome di mese ed il
loro significato è appunto ‘mese < ciclo < rivoluzione (astrale)’: v. A. ZAVARONI, I documenti etruschi
(Padova, 1996), p. 213.
6

in altri termini camuni si constata il passaggio e- < a- iniziale: è il caso di enesau,


enoθina ed enes (da ie. *enĕ- < *anĕ- < *h2enh1- ‘respiro, soffio, anima’), di Eulu (da
ie. *aw(e)- / *h2weh1- ‘soffiare, spirare’7 e di emunke (< radice *am- < *HmB- ‘insieme,
compagnia, parità’ di etr. ame, amuke, amce, lat. amussis, amuletum, amor ecc.).8
Dalla base del rettangolo rigato parte una linea che passa sotto l’estremità inferiore
del simbolo . Siccome in varie composizioni rupestri una linea che collega due figure
indica un legame fra di esse, ritengo che il segno simbolizzi in modo schematico una
divinità che è legata o si unisce alla dea Madre rappresentata dal rettangolo rigato. Un
tale simbolo può alludere tanto ad un’ascia con la lama semilunata quanto ad un organo
genitale maschile rivolto verso il basso. Asce associate a scutiformi ed a rettangoli sono
uno dei temi più frequenti delle incisioni rupestri di Luine (bassa Valcamonica) che
però sono datate ad un periodo nettamente anteriore: secondo Anati,9 esse risalirebberoo
al Periodo II finale (fine Neolitico) o al III iniziale (inizio Calcolitico), cioè al 3300-
3000 a.C. Poiché tale datazione si basa soprattutto su presunti elementi stilistici e su
confronti tipologici fra armi, essa mi sembra assai discutibile. In ogni modo, molti
simboli già presenti nel Calcolitico perdurano fino all’età del Ferro avanzata: quindi i
due simboli che corredano l’iscrizione di Garda possono esprimere un concetto simile a
quello espresso dalle combinazioni «rettangolo» + «ascia-pene», in cui il rettangolo
reticolato simbolizza la dea Terra, mentre l’ascia (o la lancia) a volte indistinguibili da
un organo genitale, alludono al dio ambivalente che presiede alla morte ed alla vita.
Infatti i grandi dèi venerati a Luine, come indicano le iscrizioni e le composizioni della
Roccia 6 (vedi oltre), governano la riproduzione, la distruzione ed il ciclo della
rigenerazione.
Tornando alla composizione che segue l’iscrizione di Garda, che un’ascia abbia una
lama semilunata suscita perplessità: generalmente le lame con il tagliente ricurvo hanno
un codolo stretto per l’attacco nel manico. Tuttavia sulla Roccia 1 di Pià d’Ort, dove si

7
J. POKORNY, Indogermanisches etymologisches Wörterbuch (Tübingen und Basel, 19593), pp. 81-82 (in
seguito: POKORNY, IEW); H. RIX (a cura di) Lexikon der Indogermanischen Verben (Wiesbaden, 2001), p.
287 (in seguito, RIX, LIV).
8
A. ZAVARONI, «Emerita», 69-2, 2001, pp. 281-306.
9
E. ANATI, Luine Collina sacra (Capo di Ponte, 1982), p. 118, Fig. 130.
5

fotografie con la luce proveniente da opposte direzioni rivelano la presenza di entrambi


i tratti.
Dunque, la prima parola della seconda riga è kunusei o meno probabilmente unusei.
La seconda parola inizia con una u, dopo un intervallo un poco maggiore di quello
che separa le lettere della prima parola. Essa è seguita da due linee verticali che
denotano il k ( | | ). Nel suo apografo Gaggia ha segnato anche due linee oblique che
unirebbero le aste verticali: in effetti due leggere scalfitture oblique sono evidenziate
anche dalle macrofotografie. Siccome esse risultano parallele ad altre striature della
superficie, non le ritengo intenzionali.
Dopo il k del tipo | | si vedono altri due segni: il primo ha la forma ; ma
difficilmente è un p sinistrorso. Già il contesto lo esclude: poiché esso è seguito da un
simbolo non alfabetico, non possiamo ipotizzare l’esistenza di un termine *ukp. Inoltre,
l’arco di cerchio non termina, superiormente, sul vertice dell’asta, come nei grafi
indicanti p nelle varie scritture. Nelle iscrizioni camune la forma del p richiama
generalmente il pi greco Π: spesso è capovolto o inclinato ( ) o ha la forma di un ferro
di cavallo. È però attestato, in Valcamonica, un p di forma latina: un p rovesciato ( ) è
presente in ahpre (Naquane), dove hp denota /ph/. La forma sinistrorsa è attestata al
Pià d’Ort (Roccia n. 1) nel teonimo zaup2eu ( = zúupeu della Roccia n. 50 di Naquane
con ). Non è sicura, sempre al Pià d’Ort, la presenza di un p di tipo (con l’angolo
invece del semicerchio), simile al p delle iscrizioni retiche di Magrè. Un p del tipo
potrebbe essere presente proprio nella didascalia della composizione di Garda, a sinistra
dell’iscrizione in esame (Fig. 1).
L’ultimo segno è un rettangolo solcato da quattro righe oblique e da una riga più
bassa parallela ai lati corti. Questo rettangolo richiama le rappresentazioni schematiche
della dea Terra che già nell’età del Rame era simbolizzata da un rettangolo che poteva
essere rigato, reticolato o suddiviso in scacchi sia quadrati sia rettangolari sia
romboidali. Sulla Roccia 24 di Foppe di Nadro (media Valcamonica), vicino ad un
rettangolo reticolato, c’è la scritta eltnas: l’uno e l’altra sono eseguiti con la tecnica
filiforme. Il nome Eltna (di cui eltnas è il genitivo-dativo) denota ‘Nutrice’ o ‘Cerere’ <
‘quella della crescita’ (per la formazione del tema cfr. lat. al-t-or ‘nutritore’, al-t-ilis
‘animale da allevamento’, anord. eldi < *al(i)þja ‘nutrimento; prole’, elda ‘fare
invecchiare’ < ‘accrescere’ ecc.). La radice è *h2el- ‘nutrire, allevare, crescere’. Anche
4

Fig. 5. Varianti grafematiche dell’alfabeto camuno

L’iscrizione consta di due righe il cui bustrofedismo, come in varie iscrizioni camune,
assicura che le parole formano un sintagma. La riga superiore contiene soltanto due
grafi: il grafo (= = = = = = ) denota una vocale posteriore con un
suono intermedio fra /o/ e /u/, mentre è una delle varianti di l.
La seconda riga (sinistrorsa) contiene due parole leggibili come (k)unusei e uk.
Poiché l’apografo di Gaggia (Fig. 2) non indica alcun segno davanti alla prima u, ho
trascurato il rilievo macrofotografico di quella zona. Tuttavia nelle foto in cui la zona è
inquadrata appare distintamente l’asta verticale più vicina alla u (Fig. 4). Meno chiara è
l’altra asta che dovrebbe formare il k di tipo | | che è presente anche alla fine della
scritta. In definitiva la presenza del k iniziale non è sicura, ma è molto probabile.
La n in terza posizione nell’apografo di Gaggia è associata a segni che ne rendono
più difficile la visione. Dalle macrofotografie sembra che l’incisore abbia fatto due
tentativi: prima scrisse una n con i trattini obliqui molto bassi, in una zona accidentata;
poi, volendo mutare un poco la direzione della scrittura, rifece i due tratti obliqui più in
alto. Qualche problema epigrafico è presente anche nel sigma ‘ad alberello’, perché i
due rami più bassi non sono chiaramente visibili contemporaneamente. Tuttavia le
3

Fig. 2. Apografo dell’iscrizione di Garda pubblicato da Gaggia e Pasotti.

Fig. 3. Apografo elaborato a partire dalle fotografie di M. Colella

Fig. 4. Dettaglio dell’iscrizione di Garda: inizio della seconda riga.


2

lettere alte 1-1,2 cm. incise con una punta sottile.4 Sotto e a destra dell’iscrizione si
notano varie figure, cinque delle quali certamente antropomorfiche. Tre di esse, poste su
una stessa linea, imbracciano un arco o forse uno scudo. Non escluderei che fra due di
esse, che si oppongono con l’arco (o con lo scudo), fosse scritta la parola ipieo (vedi
Fig. 1). Se così fosse, si tratterebbe di un termine lessicalmente importante radice di
cam. ipla ‘coppia’ (Roccia 50 di Naquane) e di lat. par.5 Ma data la precarietà della
lettura, qui rinuncio al commento della scritta e della scena a cui sembra riferita.

Fig. 1. Dettaglio della scena con guerrieri, con possibile scritta ipieo.

L’iscrizione che sarà qui esaminata contiene tre parole, due delle quali (u2l e uk)
figurano in iscrizioni camune di Luine. Mi sembrano confermate sia le mie tesi
riguardanti la diffusione territoriale della lingua parlata dai Camuni6 sia le
interpretazioni delle due parole. Di conseguenza, mi sembrano pure confermate le mie
tesi sulla tipologia del camuno e della sua stretta parentela con il retico e l’etrusco.

4
Gaggia mi ha riferito che circa una decina di anni fa un signore tedesco cercò di fare un calco della
composizione, con il risultato che sulla roccia sono rimaste vistose tracce di una resina artificiale che in
molti punti impedisce l’esatta visione dei solchi ed ha compromesso la leggibilità della scena con soldati
(arcieri) nella parte destra dell’istoriazione.
5
Sarebbe un termine avente la radice *HmB- ‘unito, con, pari, compagno’ (B = qualsiasi labiale) di etr.
ipa, inpa, got. ibns, anord. jafn, jamn, ags. efn, emn, di mir. emon ‘gemello’ e di lat. par < *Hmp-ar-. Ne
parlo a proposito del termine salasso ipi (Lac Couvert, Valle d’Aosta) associato ai ‘Gemelli’ e a
rappresentazioni rupestri del ‘doppio principio’ in un articolo (Celti delle Alpi: iscrizioni e petroglifi nelle
zone dei Lepontii e dei Salassi) che apparirà su «Ollodagos» nel 2005.
6
Ne discuto in un articolo (La bilingue di Voltino: Camuni e Celti ad ovest del Lago di Garda) che uscirà
prossimamente su «Die Sprache».
Adolfo Zavaroni
Reggio Emilia (Italy)
e-mail: zavaro@libero.it

L’ISCRIZIONE CAMUNA (O EUGANEA) DI GARDA

1. Il 12 giugno 2004 ho potuto vedere l’iscrizione rupestre della Bocca del Trimelô, ai
piedi di una parete scoscesa del Monte Luppia che sovrasta Garda (Verona).1 Tale
iscrizione fu trovata nel 1973 ed un suo apografo (Fig. 2) fu pubblicato dagli scopritori
Gaggia e Pasotti nel 1976;2 essa non fu però registrata dagli epigrafisti e linguisti che si
occuparono successivamente di iscrizioni in alfabeto camuno.3 All’incirca, la superficie
incisa è larga non più di 40 cm. ed alta 15 cm. L’iscrizione è lunga circa 12 cm. con

1
Le fotografie realizzate durante il sopralluogo sono dell’amico ing. Mauro Colella con il quale ho
iniziato da alcuni anni il rilievo fotografico di varie iscrizioni rupestri. Ringrazio cordialmente Fabio
Gaggia, lo scopritore dell’iscrizione, che mi ha gentilmente condotto sul luogo e mi ha fornito preziose
informazioni sul medesimo.
2
F. GAGGIA - M. PASOTTI, «Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici», 13-14, 1976, pp. 196-
198. L’iscrizione, insieme alla composizione figurativa che si sviluppa alla sua destra, è stata ripubblicata
da F. GAGGIA, Graffiti sul Garda (Torri del Benaco, 2002), pp. 40-41.
3
Per la bibliografia precedente al 1980, rinvio ad A. MANCINI, «Studi Urbinati di Storia, Filosofia e
Letteratura, Supplem. linguistico», 2, 1980, pp. 75-166. Inoltre si vedano: M. G. TIBILETTI BRUNO,
«Quaderni camuni», 49-50, 1990, pp. 29-171; A. MANCINI, «Quaderni del dipartimento di linguistica», 2,
1991 (Univ. di Firenze), pp. 77-113; A. PRIULI, «Quaderni camuni», 49-50, 1990, pp. 7-24; M. G.
TIBILETTI BRUNO, «Quaderni camuni» 60, 1992, pp. 309-378; L. BELLASPIGA, «Notizie Archeologiche
Bergomensi», 2, 1994, pp. 249-260; A. MORANDI, «RBPh», 76-1, 1998, pp. 99-124. Sulla base di
quest’ultimo articolo Th. Markey dà una tabella in cui i grafi camuni sono messi a confronto con quelli di
altri alfabeti epicorici dell’Italia settentrionale: ma alcuni valori risultano erronei, non essendo recepite
tutte le indicazioni di Tibiletti Bruno: vedi TH. MARKEY, «JIES», 29, 1 & 2, 2001, p. 82. Apografi di
varie iscrizioni si trovano anche in A. PRIULI, I graffiti rupestri di Piancogno. Le incisioni di età celtica e
romana in Valle Camonica (Darfo Boario Terme, 1993). Infine si veda: S. GAVALDO - U. SANSONI, «B.
C. Notizie, Notiziario del Centro Camuno di Studi Preistorici», Marzo 2000, pp. 12-13.