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Canto X

I sepolcri degli epicurei (1-21)


Virgilio guida Dante fra le tombe della città di Dite, costeggiando il lato interno delle mura. Dante è
incuriosito e chiede al maestro se sia possibile vedere le anime che giacciono nei sepolcri, dal
momento che i coperchi sono sollevati e non ci sono demoni a custodire le arche. Virgilio risponde
che le tombe saranno chiuse in eterno il giorno del Giudizio Universale, quando le anime risorte si
saranno riappropriate del corpo nella valle di Iosafat. Spiega inoltre che in questa sorta di cimitero
giacciono tutti i seguaci di Epicuro, che hanno proclamato la mortalità dell'anima, e promette a
Dante che sarà presto soddisfatto il desiderio che gli ha espresso e un altro che non ha svelato,
ovvero di sapere se lì c'è l'anima di Farinata Degli Uberti. Dante si giustifica dicendo che se gli
tiene celati alcuni desideri è solo per evitare di parlare a sproposito, cosa cui lo stesso Virgilio lo ha
abituato.

Incontro con Farinata (22-51)


D'improvviso una voce proveniente da una delle tombe apostrofa Dante, identificandolo come
toscano e pregandolo di trattenersi poiché il suo accento lo indica come originario della sua stessa
città. Dante ne ha timore e si stringe a Virgilio, il quale però lo invita a voltarsi e a guardare
Farinata, che si è sollevato in una delle tombe ed è visibile da la cintola in sù. Dante obbedisce e
vede il dannato che si erge con la fronte e il petto alti, come se disprezzasse tutto l'Inferno, quindi
Virgilio lo spinge verso di lui e gli raccomanda di parlare dignitosamente.
Non appena Dante giunge ai piedi del sepolcro di Farinata, questi gli domanda chi fossero i suoi
antenati. Il poeta rivela la sua discendenza e Farinata osserva che gli avi di Dante furono aspri
nemici di lui, dei suoi antenati e della sua parte politica (i Ghibellini), tanto che li cacciò per due
volte da Firenze. Dante ribatte prontamente che, se essi furono cacciati, seppero rientrare in città
entrambe le volte, mentre non si può dire lo stesso degli avi di Farinata.

Apparizione di Cavalcante (52-72)


D'improvviso accanto a Farinata emerge un altro dannato, che si sporge fino al mento come se fosse
inginocchiato. Lo spirito si guarda intorno con ansia, cercando qualcuno accanto a Dante che però
non vede. Alla fine, piangendo, chiede a Dante dove sia suo figlio e perché non accompagni il poeta
in questo viaggio, se Dante è lì per l'altezza del suo ingegno. Dante comprende subito che si tratta
di Cavalcante dei Cavalcanti, padre del suo amico Guido, e risponde che in realtà lui  è lì non solo
per i suoi meriti e indica Virgilio come colui destinato a guidarlo a qualcuno che, forse, il figlio di
Cavalcante ebbe a disdegno. Cavalcante si alza allarmato e chiede a Dante se davvero suo figlio
Guido sia morto: poiché il poeta tarda a rispondere, il dannato precipita nuovamente nella tomba per
non tornare più fuori.

Prosegue il colloquio con Farinata (73-93)


Farinata, per nulla scomposto dall'accaduto, prosegue il suo discorso con Dante riprendendo
esattamente da dove l'avevano interrotto e dice che se i suoi avi non seppero rientrare in Firenze
dopo la cacciata, ciò gli provoca più dolore delle pene infernali. Tuttavia non passeranno più di
quattro anni fino al momento in cui anche Dante saprà quanto pesa non poter tornare nella propria
città. Il dannato chiede poi per quale motivo il Comune di Firenze è così duro in ogni sua legge
contro la sua famiglia e Dante risponde che ciò è per il ricordo della battaglia di Montaperti, che
arrossò di sangue il fiume Arbia. Farinata osserva sconsolato che a quella battaglia non partecipò lui
solo, mentre fu l'unico a opporsi alla distruzione di Firenze in seguito alla vittoria dei Ghibellini.
Spiegazione di Farinata sulla preveggenza dei dannati (94-123)
Dante chiede a Farinata di risolvergli un dubbio, relativo alla facoltà che gli sembra abbiano i
dannati di prevedere il futuro e che ha causato la sua precedente esitazione nel rispondere a
Cavalcante. Farinata spiega che i dannati vedono, sì, il futuro, ma in modo imperfetto, riuscendo a
scorgere gli eventi solo quando sono molto lontani; quando si avvicinano nel tempo o stanno
avvenendo diventano loro invisibili e non sono in grado di saperne nulla, a meno che altri non
portino loro delle notizie. Perciò alla fine dei tempi, dopo il Giudizio Universale, la loro conoscenza
del futuro sarà del tutto annullata. Dante comprende l'errore commesso e prega Farinata di
informare Cavalcante che suo figlio Guido è in realtà ancora nel mondo dei vivi.
Virgilio richiama Dante, che perciò si affretta a domandare al dannato con chi condivida la sua pena
nella tomba. Farinata risponde di giacere lì con più di mille anime, tra cui quelle di Federico II di
Svevia e del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, mentre tace degli altri. A quel punto Farinata
rientra nel sepolcro e Dante segue Virgilio, ripensando tristemente alla profezia dell'esilio.

Virgilio conforta Dante (124-136)


Dopo un po' Virgilio chiede a Dante la ragione del suo smarrimento e il discepolo svela le sue
preoccupazioni. Virgilio ammonisce Dante a rammentare quello che ha udito contro di sé e gli
promette che quando sarà giunto in Paradiso, di fronte a Beatrice, lei gli fornirà ogni spiegazione
relativa alla sua vita futura. Poi il poeta latino si volge a sinistra e lascia le mura per imboccare un
sentiero che conduce alla parte esterna del Cerchio, da dove si leva un puzzo estremamente
spiacevole.