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La Doganaccia di Tarquinia.

Il sepolcreto orientalizzante
presso il Tumulo della Regina
Alessandro Mandolesi, Maria Rosa Lucidi

L ’organizzazione dei sepolcreti afferenti alla co- sono stati parzialmente recuperati anche i residui dei
munità tarquiniese di età orientalizzante è meno nota relativi corredi.5 Le tombe dell’Infernaccio formano
rispetto a quella di altri periodi (villanoviano, tardo- un articolato cimitero che insiste su una larga peniso-
classico ed ellenistico). Infatti le esplorazioni sono sta- la calcarea protesa verso la marina, verosimilmente in-
te condotte in porzioni topografiche piuttosto parzia- teressato dal passaggio viario che dalla Civita condu-
li delle necropoli del periodo.1 ceva verso il Marta e la sua foce;6 le deposizioni
La prima stagione di scoperte funerarie orientaliz- coprono l’intero arco cronologico orientalizzante, con
zanti si apre nel secondo ventennio del xix secolo, un’apparente fioritura durante la sua fase media.
momento in cui si sussegue con saltuarietà una serie Attorno ai tumuli monumentali ubicati – come ca-
di attività di scavo – note attraverso generiche e in- pisaldi topografici del potere aristocratico – in precisi
complete relazioni – che portano alla luce strutture fu- settori dell’hinterland della Civita, vennero deposte per
nerarie definite genericamente con il termine ‘egizie’, più generazioni le spoglie dei consanguinei e di parte
con il quale si intende una variegata tipologia di se- della clientela impegnata nella gestione dell’oikos ari-
polture a fossa (‘depositi’) e a piccola camera a profilo stocratico.7 Resta però ancora sconosciuta la sistema-
semi-ogivale a fenditura mediana e a volta (‘tombe’).2 zione relativa all’impianto di questi sepolcreti.
Un secondo importante momento di esplorazione Le ultime due campagne di scavo alla Doganaccia
di tombe orientalizzanti si apre circa un secolo dopo, (2009-2010) hanno messo in risalto, subito alle spalle
con le ricerche avviate a Tarquinia da Giuseppe Cul- del Tumulo della Regina8 – in corrispondenza del ter-
trera (negli anni 1920), per poi proseguire più occasio- razzo settentrionale che si raccorda con il retrostante
nalmente con Pietro Romanelli e Leonida Marchese piano dei Monterozzi, in direzione dei Primi Archi –,
(almeno fino all’ultimo grande conflitto mondiale).3 un lembo di un sepolcreto a carattere aristocratico, co-
Una terza e intensa stagione prende le mosse nella stituito da tombe con strutture differenziate. Questa
seconda metà degli anni 1960 (fino agli inizi degli anni scoperta costituisce una novità nel panorama della
1980), quando l’intensa attività condotta sul territorio Tarquinia orientalizzante, in quanto, per la prima vol-
dal Gruppo Archeologico Romano consentirà di se- ta, si ha la possibilità di conoscere parzialmente in
gnalare numerose presenze funerarie nel circondario estensione l’organizzazione funeraria attorno a un
tarquiniese, e soprattutto porterà alla conoscenza dei grande tumulo principesco.
caratteri architettonici dei tumuli monumentali.4 Sol-
tanto nel caso dell’ampio complesso dell’Infernaccio, Caratteri del sepolcreto
situato sui margini frastagliati occidentali del colle dei
Monterozzi, si sono evidenziate, nelle adiacenze del L’ampliamento delle ricerche sul tratto settentrionale
Tumulo Luzi, strutture funerarie orientalizzanti non del monumento (settore A-est), laddove risulta mag-
colossali di rango aristocratico, all’interno delle quali giore l’interro, ha rilevato l’affioramento, a pochi me-

Alessandro Mandolesi, Maria Rosa Lucidi, Università degli Studi di 1945; Hencken 1968; Petrizzi 1982-83. Da ricordare che nel 1935 il Ro-
Torino. manelli recuperò un imponente tumulo orientalizzante rimasto inedi-
to, il cd. ‘tumulo Santiloni’, con pianta simile a quella dei tumuli della
1 I lembi cimiteriali orientalizzanti meglio noti si localizzano sul Doganaccia (tomba a pareti ogivali con fenditura sul soffitto e piazzale
settore compreso fra le Arcatelle e i Secondi Archi, nell’area attigua al- antistante con gradinata): Cataldi, Mandolesi 2010, p. 238, nota 21.
la Tomba delle Pantere e nei cd. carracci Bertazzoni e Rogani. Tutte 4 Le segnalazioni G.A.R. sono raccolte in Brunetti Nardi 1972,
queste indagini sono state svolte nell’ultimo trentennio dalla Soprin- pp. 74 sgg. e 126 sgg.; 1981, p. 156 sgg. Petrizzi 1982-83.
tendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, sotto la di- 5 Mitchell 1970; Brunetti Nardi 1981, p. 159; Petrizzi 1982-83,
rezione scientifica di Maria Cataldi. È stato sottolineato che la maggio- pp. 172 sgg. e 315 sgg.; Colonna 1993, p. 322 sgg.; Perego 2005, pp. 69-
ranza delle tombe scavate dal 1980 ad oggi (nn. 6118-6418) è di epoca 71; Mandolesi 2008, p. 16, nota 44 e 2009, pp. 32 e 35-37.
orientalizzante. Fra i contesti editi: sepolture a tumulo presso la tomba 6 Lungo il tratto finale costiero del fiume sono noti nuclei abitativi
delle Pantere (Cataldi 1989); tomba 1 di Poggio Cretoncini (Cataldi e funerari orientalizzanti, nonché un tumulo a carattere monumentale
2000); tomba 6337 della necropoli di Monterozzi-‘Secondi Archi’ (Ca- (Piane San Nicola); è stato inoltre ipotizzato che alle foci del Marta fos-
taldi 2001a, pp. 95-100); tomba di Piane S. Nicola (Cataldi 1993, pp. 25- se presente uno scalo marittimo di questo periodo: Cataldi 1993, pp.
26); tomba in loc. Nasso (Cataldi 1986, fig. 164 n 6). 25-26. 7 Cristofani 1986, p. 108 sgg.
2 Dasti 1877, p. 57; Ghirardini 1882, pp. 136 e 191-192; Åkerström 8 Il diametro del tumulo raggiunge quasi i 40 m, misura che allo sta-
1934, p. 44; Pallottino 1937, coll. 182 sgg., in part. 191-193, fig. 38; la pro- to attuale configura il monumento come il più grande della necropoli
blematica è affrontata in Petrizzi 1982-83, p. 315 sgg., lavoro che com- tarquiniese. La dimensione del Tumulo della Regina si allinea quindi
prende anche un censimento delle tombe con copertura a fenditura o con la media dei tumuli della fase media dell’Orientalizzante ceretano:
a botte, elaborato sulla base delle informazioni provenienti dagli scavi Cataldi, Mandolesi 2010, p. 243, nota 33. Leggermente più piccolo ri-
otto-novecenteschi. Un repertorio delle tombe dell’Orientalizzante re- sulta invece l’altro tumulo della Doganaccia (‘del Re’), il quale, secon-
cente è in Palmieri 2009, p. 237 sgg. do le descrizioni del Cultrera, era fondato su uno zoccolo intagliato nel-
3 Cultrera 1924, 1930 e 1932; Romanelli 1943; Marchese 1944- la roccia del diametro di circa 35 m: Cultrera 1932, p. 103.
12 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 1. Veduta del settore A-est con il lembo di sepolcreto Fig. 2. Planimetria del Tumulo della Regina e del sepolcreto
venuto in luce dietro il Tumulo della Regina. orientalizzante del settore A-est (campagne 2010).

tri dal bordo del tumulo, di un margine compatto del finizione della porzione superiore della struttura, pre-
banco calcarenitico, sulla cui superficie sono evidenti sumibilmente conclusa a fenditura superiore sigillata
le tracce lasciate nel corso degli ultimi decenni dagli da lastroni litici.11
scassi agricoli. Il piano roccioso sembrerebbe prolun- La Tomba gemina (n. 6418)12 è qualificata da un am-
garsi lungo il terrazzo settentrionale, verso nord est, in pio e profondo ingresso-vestibolo di forma legger-
direzione della strada della Madonna del Pianto. Su mente trapezoidale (largo 4,20 m e profondo quasi 2),
questo affioramento roccioso sono emerse due tombe disposto trasversalmente rispetto alle due camere
a camera (nn. 6418 e 6419) più volte visitate in passato affiancate (Fig. 2). L’accesso è occupato da una scali-
(Figg. 1 e 2). La più complessa delle due è costituita da nata con l’ultimo gradino che, in corrispondenza del
una sepoltura gemina, già presentata in questa rivista,9 pianerottolo antistante le due camere funerarie, si
destinata in origine alla deposizione pressoché simul- prolunga sui lati corti del vestibolo a mo’ di banchina.
tanea e separata di due componenti della stessa fami- Il fondo era colmato da una sigillatura fortemente
glia,10 verosimilmente apparentati con i titolari del Tu- manipolata ma che includeva ancora i resti in ferro di
mulo della Regina. Le manomissioni associate alle almeno un carro di un tipo piuttosto antico.13 Le due
pesanti arature hanno pesantemente compromesso la camere (A e B) mostrano caratteri architettonici
lettura del complesso, rendendo inevitabilmente ap- comuni: hanno una pianta rettangolare irregolare con
prossimativa sia la successione delle deposizioni al suo pareti ad andamento ogivale,14 con la camera A meno
interno in base all’analisi dei resti di corredo, sia la de- sviluppata in profondità per una possibile urgenza nel-

9 Mandolesi 2009 e C. Scilabra, p. 45 sgg. svolte nella necropoli tarquiniese. Anche in questo caso la sepoltura era
10 Mandolesi 2009, p. 36. qualificata da un vestibolo trasversale occupato da una larga scalinata
11 Su questa categoria caratterizzante a Tarquinia, più che altrove, che immetteva alle due camere: Colonna 1993, p. 328, nota 18; Catal-
le tombe aristocratiche dell’Orientalizzante, si veda in generale: Åker- di, Mandolesi 2010, pp. 252-253.
ström 1934, pp. 57-59; Pallottino 1937, coll. 181 sgg. e 192, nota 4, tipo 13 L’informazione è stata fornita da Adriana Emiliozzi, che viva-
b, fig. 38d,f,g; Colonna 1963, pp. 157-160 e 1967, p. 16; Idem 1967; Man- mente ringraziamo. La deposizione dei carri negli accessi delle sepol-
dolesi 2009, pp. 33 e 37, nota 47; Cataldi, Mandolesi 2010, p. 247; da ture tarquiniesi di rango elevato risulta ormai ampiamente documen-
ultimo Cerasuolo c.s. I precedenti delle pseudo-volte delle tombe tata (Carri da guerra, pp. 323-324), anche se l’attuale censimento è da
orientalizzanti sono stati ricercati anche nella prima età del Ferro po- ritenere riduttivo perché gli scavi nelle necropoli, sin dall’Ottocento, si
puloniese, dove sono presenti soluzioni costruite in una tecnica di tra- sono quasi sempre indirizzati verso le camere funerarie tralasciando
dizione sardo-mediterranea: Colonna 2000. troppo spesso l’esplorazione degli ingressi, laddove questi mezzi di tra-
12 L’aspetto originale del complesso gemino era già noto attraver- sporto venivano solitamente riposti smontati.
so un vecchio ritrovamento avvenuto nella vicina zona dei Primi Archi 14 Delle dimensioni rispettivamente di 2,40 × 2 e di 2,55 × 2 m, per
e che non aveva più avuto riscontri nel corso delle successive indagini un’altezza conservata di quasi 2 m.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 13
la realizzazione da parte delle maestranze.15 Ogni cel-
la è munita di una coppia di banchine (molto deterio-
rate) che occupano l’intera lunghezza delle pareti la-
terali, di cui almeno una, quella di sinistra della
camera A, richiama la struttura di un letto ligneo.
L’analisi preliminare degli oggetti di corredo super-
stiti16 indica almeno tre momenti successivi di deposi-
zione, il primo dei quali riferibile all’inumazione pro-
babilmente contemporanea di due personaggi di pari
dignità aristocratica.17 La tomba, per la presenza della
larga gradinata, rientra nel gruppo di sepolcri tarqui-
niesi con apprestamenti ‘teatriformi’; in base ai reper-
ti contenuti, la sua costruzione può collocarsi fra il 650
e il 630 a.C., con un successivo utilizzo funerario fino
alla fine del vii sec. a.C. o all’inizio di quello successi-
vo (infra M. R. Lucidi).
La seconda sepoltura (n. 6419) è affiorata nel 2010
immediatamente a nord ovest della precedente
(Figg. 3-4), anch’essa fortemente violata e intaccata
dai mezzi agricoli.18 La struttura è costituita da un
ingresso/vestibolo di forma appena rettangolare
(lungo 1,72 m e largo 1,82), marcato da sei alti gradi-
ni che scendono in profondità (fino 1,20 m),19 aperto
a occidente come i vestiboli della vicina Tomba ge-
mina e del Tumulo della Regina (Fig. 2). Da questo
si accede all’unica camera funeraria di forma quasi Fig. 3. Tomba 6419 vista da ovest.
quadrangolare, con copertura ogivale simile alla Ge-
mina e probabile fenditura sommitale distrutta dai la-
vori agricoli. La stanza è lunga circa 2,80 m e larga al nuovamente a scopi funerari), si è trovata una chiusu-
massimo 2, mentre l’altezza conservata è di 1,64 m; ra approssimativa costituita probabilmente dagli spez-
sui lati lunghi mostra due banchine scolpite nel mas- zoni del lastrone litico originario e da grumi di argilla
so, separate da uno stretto corridoio largo circa 50 verdastra analoga a quella utilizzata per la messa in po-
cm; entrambe le banchine sono alte circa 80 cm e ri- sa del lastrone di chiusura della camera B della Tomba
sultano fortemente intaccate dalle intrusioni subite gemina.23 All’interno della camera è stata quindi do-
dalla tomba.20 La banchina di sinistra è la più ampia cumentata un’ulteriore sepoltura, costituita da un inu-
(80 cm di larghezza) e doveva accogliere i resti del mato sistemato nella seconda metà del iii sec. d.C. sul
defunto, mentre quella di destra, larga circa 50 cm, fondo della stanza (ancora in posizione primaria), nel
era destinata al corredo funebre o a una successiva corridoio compreso fra le due banchine, il cui corredo
deposizione.21 Del corredo, nonostante le depreda- era composto da due monete in bronzo e un bicchie-
zioni, rimangono diversi resti: alla deposizione origi- re d’impasto.24
naria appartengono alcune ceramiche e i resti di pos- La tomba 6419 è caratterizzata planimetricamente
sibili brattee auree, indice dell’elevato rango del da un dromos largo all’incirca quanto la camera ipogea.
defunto inumato in questa camera. In base ai resti di Il tipo architettonico trova nella necropoli tarquiniese
corredo analizzati da M. R. Lucidi, la costruzione del comparazioni nell’Orientalizzante medio: a questa se-
sepolcro può indicarsi attorno ai decenni centrali del rie appartengono infatti alcune tombe scoperte dal
vii sec. a.C., quindi di poco precedente la Tomba Gruppo Archeologico Romano nell’area dell’Infer-
gemina.22 naccio,25 mentre sui Secondi Archi si segnalano quelle
Al posto della sigillatura originaria della camera individuate dalla Soprintendenza Archeologica in pro-
(probabilmente ottenuta con grandi blocchi asportati prietà Bertazzoni (tomba 6207) e sul margine meri-
in epoca tardo-imperiale per il riutilizzo della stanza dionale dello stesso altopiano (tomba 6118).26

15 Mandolesi 2009, pp. 35-37. me la stessa parete di fondo, per fare spazio alla deposizione di epoca
16 Ambedue le camere conservavano, fra le banchine, livelli di de- romana.
posizione dei corredi molto disturbati dalle violazioni. 21 Sul fenomeno del riutilizzo funerario delle tombe dell’Orienta-
17 Mandolesi 2009, pp. 35-37 e C. Scilabra a pp. 45-47. lizzante tarquiniese: Palmieri 2009, p. 165 sgg.
18 I lavori agricoli hanno asportato completamente la parte som- 22 Infra M. R. Lucidi.
mitale della volta della camera. Lo scavo è stato seguito da Claudio 23 L’apertura della camera ha una larghezza di circa 50 cm, pari a
Castello. quella del corridoio interno tra le due banchine.
19 L’ingresso è molto deteriorato, specialmente nell’angolo meri- 24 Infra M. R. Lucidi. 25 Vedi nota 5.
dionale, quasi completamente asportato in tempi successivi (probabil- 26 Le tombe inedite sono state scavate sotto la direzione scientifica
mente in epoca romana per via del ritrovamento di tegole del periodo). di Maria Cataldi (relazioni all’archivio della Soprintendenza archeolo-
20 Entrambe le banchine risultano molto intaccate in seguito alle gica); Spadea Noviero 1986.
violazioni; soprattutto verso il fondo della stanza sono state tagliate, co-
14 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 4. Tomba 6419, pianta e sezioni.

Fig. 5. Struttura 6420, pianta e sezioni.


la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 15
A pochi metri a nord della tomba 6419 è avvenuto
un terzo ritrovamento: durante la pulizia del banco è
affiorato, ancora in situ, un lastrone di nenfro grigio
(dimensioni 1,15 × 0,60 m) leggermente conformato a
tetto displuviato, secondo una tradizione che risale al
periodo tardo-villanoviano (Figg. 5 e 6,a). La copertu-
ra – scalfita dall’aratro – sigillava una piccola fossa in-
teramente scavata nel calcare (dimensioni 1 × 0,46 m)
e non perfettamente orientata con le precedenti tom-
be a camera (Figg. 2 e 5): il riempimento della cavità è
risultato intatto e la particolarità del complesso è data
dall’unico ritrovamento rappresentato da una tazza
miniaturizzata in impasto bruno tornito (dei primi
momenti dell’Orientalizzante) con peducci e ansa so-
praelevata ritualmente spezzata (Figg. 6,b e 20). No-
nostante la totale assenza di resti osteologici, che pos-
sono essere andati distrutti col tempo, considerati altri
casi noti nella necropoli tarquiniese (informazione di
R. Vargiu), e l’assenza di corredo personale, la struttu-
ra è interpretabile al momento come piccola sepoltu-
ra a fossa destinata alla deposizione di un infante
(struttura 6420).27 Nel rituale inumatorio tarquiniese
della ii fase della prima età del Ferro sono già noti cor-
redi infantili composti da sole ceramiche da liquidi,28
pertanto è possibile che la forma vascolare miniatu-
rizzata attestata nella nostra sepoltura possa ricorrere
anche in altre sepolture di fanciulli dell’inizio del-
l’Orientalizzante.29
La Tomba gemina, la tomba 6419 e la piccola fossa
infantile appartengono pertanto a un settore sepolcra-
le che si estende nelle retrovie del Tumulo della Regi-
na, la cui sistemazione – almeno per il grande tumulo
e le due tombe a camera – segue un preciso orienta-
mento topografico (nord est/sud ovest) (Fig. 2).
L’area compresa fra il tumulo e la strada della Ma-
donna del Pianto è stata oggetto in passato di scavi
abusivi su cui possediamo soltanto sommarie infor-
mazioni. Nel 1977 viene ad esempio segnalata una
tomba a cassone già svuotata, mentre il corredo par-
ziale di una sepoltura a fossa dell’Orientalizzante re-
cente, posta sul campo arato in prossimità del confine
con l’area demaniale, è stato recuperato dalla Soprin-
tendenza Archeologica il 30.09.1980.30
Al 1992 risalgono scavi clandestini praticati presso la
sella marcata dall’antico passaggio stradale, che inter-
cettarono delle tombe a camera forse di epoca arcaica Fig. 6. Struttura 6420: a) la lastra di copertura in nenfro;
con stretti dromoi. Altre tombe a fossa e a piccola b) l’interno con la posizione della tazza miniaturistica.
camera sono state ripetutamente violate sul versante
meridionale del terrazzo settentrionale, da sempre
sottoposto ai lavori agricoli. Il sepolcreto a ridosso del Nei periodi autunnale e invernale, sul campo
Tumulo della Regina insisteva pertanto sia sulla som- retrostante i grandi tumuli affiorano, soprattutto in
mità che sul versante del terrazzo settentrionale della corrispondenza dei carracci più profondi, impasti
Doganaccia che affiancava la via antica Civita-Saline. villanoviani,31 orientalizzanti e arcaici provenienti da

27 In alternativa, durante lo scavo, si è pensato anche a una fossa vo- 30 Nella relazione conservata all’Archivio della s.b.a.e.m. si segna-
tiva, al cui interno sarebbe stato deposto, in posizione quasi centrale, il la che il materiale recuperato (ceramica etrusco-corinzia, impasti, alari
contenitore simbolo della libagione praticata in occasione della consa- in ferro) si addensava su un lato della fossa, che raggiungeva la profon-
crazione funeraria dell’area circostante. Il prosieguo degli scavi con- dità di circa 2 m dal piano di campagna. Già citata in Mandolesi 2008,
sentirà di comprendere meglio l’assetto di questo lotto sepolcrale. p. 21.
28 Iaia 1999, p. 65, tab. 7. 31 Sulle presenze della prima età del Ferro alla Doganaccia v. Man-
29 Sui rituali funerari tarquiniesi del primo Orientalizzante v. Bru- dolesi, De Angelis, Antonj, Morandi c.s.
ni 1995.
16 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi
sepolture a fossa e a piccola camera talvolta parzial- Rispetto a questa versione la tomba 6419 della
mente affioranti sul banco naturale. Doganaccia costituisce una variante meno elaborata,
Una conferma dell’articolata composizione del se- distinta com’è da un dromos largo all’incirca quanto la
polcreto adiacente al Tumulo della Regina proviene da camera ipogea di forma quasi quadrangolare. Un’ec-
una recente indagine geofisica, condotta dal Labora- cezione all’interno di questo gruppo minore di sepol-
torio di Geofisica applicata del Politecnico di Torino, i ture aristocratiche, almeno allo stato attuale delle co-
cui risultati preliminari rivelerebbero la presenza di noscenze, è rappresentata dalla Tomba gemina, che
strutture ipogee di varia consistenza nel settore com- deriva dall’accostamento di due schemi planimetrici
preso fra il grande tumulo e la recinzione dell’area ar- analoghi a quelli della tomba 6419, di poco più antica
cheologica, alcune delle quali con ingressi aperti ver- nell’impianto.
so la strada antica.32 Le ricerche praticate alla Doganaccia, associate alle
Con la comparazione delle varie scoperte di età notizie d’archivio disponibili, permettono quindi di
orientalizzante è oggi possibile suddividere le sepoltu- intravedere la presenza di un ampio complesso fune-
re aristocratiche tarquiniesi in almeno due distinti rario che trova il suo doppio punto focale nei due mo-
gruppi, corrispondenti ciascuno a livelli diversi d’im- numentali tumuli ‘del Re’ e ‘della Regina’. Sul terraz-
portanza e di ruolo dei titolari in seno alla comunità: zo settentrionale le quattro/cinque tombe minori
il modello ‘monumentale’, documentato da pochi finora note risultano sul piano strutturale diverse l’una
esempi riconducibili a figure di grande prestigio e po- dall’altra: a ridosso del tumulo, appena riaffiora il ban-
tere (forse ‘regali’),33 e il modello ‘minore’, afferente a co calcareo, si trovano due tombe a camera quasi coe-
vari membri del sodalizio aristocratico del posto.34 ve,39 preparate nella fase media dell’Orientalizzante
Il modello ‘monumentale’,35 distinto da strutture (fra il 660 e il 630 a.C.), ma, come abbiamo visto, di-
con tumulo di oltre 30 metri di diametro e planimetrie verse nei caratteri planimetrici. La formulazione della
di derivazione greco-cipriota, comprende almeno cin- tomba Gemina, esito di una duplicazione del modulo
que esempi conservati (cui però si dovrebbe aggiun- monocamerale, in questo caso porta a un’originale so-
gere il tumulo Avvolta, ubicato sul crinale dei Secondi luzione planimetrica che sottolinea il pari valore dei
Archi, presumibilmente ancora della fase media destinatari e valorizza a fini cerimoniali l’unico ingres-
dell’Orientalizzante),36 forse corrispondenti ad altret- so-vestibolo corredato di banchina triclinare scolpita
tanti nuclei gentilizi dominanti in base alla loro distri- nella viva roccia. Significativa è inoltre la terza strut-
buzione sul territorio. Il tipo funerario levantino, af- tura intercettata (n. 6420), costituita da una piccola fos-
fermatosi nella prima metà del vii sec. a.C., ebbe un sa scavata nel masso, situata quasi al centro dell’attac-
eloquente seguito fra le aristocrazie tarquiniesi dal co del terrazzo settentrionale della Doganaccia al
momento che venne ribadito in scala ridotta durante vasto piano dei Monterozzi.40
l’Orientalizzante medio e ancora all’inizio di quello re- Con le ricerche avviate alla Doganaccia, e il conte-
cente, come dimostra una serie di sepolture dai Mon- stuale esame dei dati disponibili su altre strutture tom-
terozzi.37 Nell’ambito di questo gruppo di minore mo- bali tarquiniesi, inizia a delinearsi un quadro articola-
numentalità, emergono diversi livelli di composizione to e piuttosto autonomo dell’architettura funeraria
planimetrica. La versione più complessa prevede uno locale del periodo orientalizzante, che si distacca con
schema articolato in una camera rettangolare di mo- una certa originalità dalle più elaborate esperienze ce-
deste dimensioni (talvolta tendente al quadrangolare), retane, verosimilmente in seguito a una tradizione che
fornita di una o due banchine laterali, e la copertura affonda le proprie origini alla fine delle esperienze
semi-ogivale quasi sempre a fenditura mediana, in po- villanoviane, e che trova un netto impulso nei primi
chi casi con volta a botte.38 Queste strutture, afferenti decenni del vii sec. a.C. con l’arrivo direttamente a
a livelli medio-alti della nobiltà soprattutto della fase Tarquinia di architetti e maestranze di formazione le-
media dell’Orientalizzante, sono distinte da un ingres- vantina. Queste componenti, su commissione della
so con gradini tendenzialmente più largo della cella potente aristocrazia locale,41 probabilmente si impe-
funeraria (una sorta di piccolo ‘piazzaletto’). gnano nella progettazione e quindi nell’originale rie-

32 I lavori sono stati coordinati da Luigi Sambuelli del Dipartimen- 38 Petrizzi 1982-83, pp. 315-332 (elenco di tombe con copertura a
to di Ingegneria del territorio, dell’Ambiente e delle Geotecnologie. fenditura o a botte); Palmieri 2009, p. 237 sgg.
33 Questa attribuzione può sostenersi, oltre che sulla base della 39 Apparentemente senza tumulo, anche se bisogna tenere in mas-
spiccata monumentalità architettonica, sulla possibile pertinenza del sima considerazione la possibile completa distruzione della struttura
tumulo di Poggio Gallinaro al principe/re e alla gens promotrice del esterna in seguito agli apprestamenti agricoli che hanno interessato
complesso sacro-istituzionale del Pian di Civita (della prima metà del l’area sin dalla tarda antichità.
vii sec. a.C.): cfr. Mandolesi 2009, pp. 31-32. 40 L’attestazione di almeno due tombe a fossa (recupero Coletta
34 Mandolesi 2009, p. 35 sgg. 1980 e n. 6420) conferma l’eterogeneità del sepolcreto del terrazzo set-
35 Cataldi 1986; Colonna 1986; Zifferero 1991; Naso 1996; tentrionale della Doganaccia, con la compresenza di camere e fosse.
Mandolesi 2008 e 2009. 41 Ad architetti/capomastri di formazione levantina presumibil-
36 Avvolta 1829; Mandolesi 2008, p. 13, nota 21, fig. 2. mente spetta la codificazione del modello monumentale tarquiniese.
37 Questo gruppo comprende infatti un consistente numero di se- Le maestranze impegnate alla Doganaccia, almeno dal secondo quarto
polture con o senza tumulo non sovradimensionate spettanti a indivi- del vii sec. a.C., lavorano per un gruppo gentilizio fra i più potenti nel-
dui di rango elevato. Le sepolture ‘principesche’ del periodo maturo la Tarquinia della prima metà dello stesso secolo, considerata anche la
dell’Orientalizzante confermerebbero la continuità del filone architet- posizione preminente dei due tumuli sui Monterozzi e sulla piana co-
tonico tarquiniese, in linea con quanto avviene nell’area della città stiera, nonché sul più antico percorso che dalla Civita conduceva allo
(Bonghi Jovino 2006, p. 409). scalo marittimo delle Saline: Mandolesi 2008, p. 18 e 2009.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 17
laborazione di modelli ciprioti dell’viii-vii sec. a.C.,
nello specifico testimoniati nella necropoli reale di Sa-
lamina, destinati a caratterizzare l’aspetto esteriore
delle sepolture tarquiniesi più importanti. La manife-
stazione del potere dei ceti egemoni si affida a mae-
stranze straniere che nella prima metà del vii sec. a.C.
vengono ospitate e integrate nella comunità locale.
Gli architetti levantini fanno presto scuola, e attorno
ad essi forse si formano squadre che si specializzano
nella lavorazione della pietra e nella statica delle più
ardite architetture.42
(A. M.) Fig. 7. Tomba 6418, camera A: impasto rosso.

Analisi preliminare dei corredi


I corredi delle tombe 6418-6419 e della struttura 6420, quarto del vii secolo a.C. La violazione della tomba
recuperati nelle campagne di scavo rispettivamente non consente, però, di chiarire l’attribuzione dei cor-
2009 e 2010, sono attualmente in corso di restauro. In redi alle deposizioni ospitate nella stanza ipogea.
questa sede si rendono noti gli oggetti più significativi La frequentazione più antica è testimoniata da un
utili per una prima ricostruzione della composizione frammento di fibula ad arco rivestito,47 di cui si con-
degli arredi funebri e per una definizione cronologica serva solo il dischetto in osso probabilmente alterna-
dei contesti, valida per la comprensione delle fasi di to a segmenti in ambra, diffusa tra la metà dell’viii e
utilizzo del sepolcreto messo in luce. la metà del vii sec. a.C., modello frequente in corredi
La tomba gemina 6418, già presentata preliminar- femminili etruschi48. A Tarquinia questo tipo si ritro-
mente (v. supra), ha restituito abbondante materiale va nella tomba 9 di Poggio Gallinaro, maschile, data-
ceramico e in metallo relativo alle deposizioni ospita- ta intorno al 700 a.C.49 Altri elementi da valutare per
te nelle due camere (A e B). L’alto grado di frammen- la definizione della fase di apertura del monumento
tarietà dei pezzi va imputato al cedimento della volta gemino sono le protomi di leone in impasto rosso, al-
ma soprattutto alla reiterata attività di spoliazione, se- meno cinque, appartenenti probabilmente ad un’olla
gnalata anche dai numerosi attacchi fra frammenti o cratere,50 non altrimenti documentate nel panora-
provenienti dai due vani.43 La riapertura della tomba ma tarquiniese (Fig. 7). Come è noto, alla base della
in età tardoantica è indicata dalla deposizione di un’an- redazione ceramica delle protomi animalesche sta un
fora commerciale romana nella camera A.44 processo di imitazione da forme metalliche di prove-
La maggior parte dei vasi recuperati è ricostruibile nienza e di gusto orientale, soprattutto lebeti. Se le
quasi per intero; solo in pochi casi sono stati recupe- protomi di grifo hanno avuto ampia fortuna nella ce-
rati frammenti isolati, testimonianza dello smembra- ramica locale dei comparti veiente e falisco-capenate,
mento dei corredi funebri. le protomi di leone sono una prerogativa di Caere e
Dal vestibolo, insieme ad elementi di ferro relativi del suo entroterra.51 Olle e altre forme vascolari de-
ai cerchioni di un carro, concentrati per la maggior corate con protomi di leone sono documentate con
parte verso l’angolo nord ovest,45 è stato recuperato, una certa frequenza a Caere dove il tipo ha avuto una
in frantumi presso la gradinata d’ingresso, un piatto di relativa fortuna anche nella produzione bronzistica.52
impasto rosso ingubbiato con carena e labbro molto Poco note le imitazioni in bucchero: i quattro esem-
sviluppato, diffuso a Tarquinia in contesti dell’Orien- plari dalla Tomba Calabresi sono attribuiti allo stesso
talizzante recente.46 artigiano delle tre protomi di Würzburg, e delle tre
Il ricco corredo della camera A si compone di un nu- dalla Tomba degli Animali Dipinti. La produzione è
cleo di materiali, cronologicamente abbastanza omo- stata riferita entro la metà del vii sec. a.C.53 Recente-
geneo, che s’inquadrano perfettamente nell’ultimo mente è stata pubblicata un’altra protome in bucche-

42 Mandolesi 2009, p. 38. Per la Doganaccia si può pensare all’im- Si coglie l’occasione per ringraziare Adriana Emiliozzi per la disponibi-
pianto preordinato di un cimitero elitario riservato a una gens di primo lità mostrata nel prendere visione dei pezzi.
piano, che trova i capisaldi topografici nei tumuli monumentali ‘del Re’ 46 Sulla forma Carafa 1995, p. 113 sgg.; un esemplare tarquiniese
e ‘della Regina’; questi potrebbero appartenere a rami diversi di un simile dell’ultimo quarto del vii sec. a.C.: Etruschi di Tarquinia, p. 288,
gruppo gentilizio, oppure a due famiglie prestigiosamente imparenta- n. 728, fig. 291.
te fra loro. I due rami familiari avrebbero potuto diversificare, fra fase 47 Genericamente riferibile al gruppo gi ‚b del Sundwall (1943, pp.
antica e media dell’Orientalizzante, i contesti funerari di pertinenza. 206-210).
L’arteria stradale che passava alla Doganaccia poteva invece rappresen- 48 Moretti Sgubini, Ricciardi 2001, p. 204, iii.b.2.19 dell’Orien-
tare il limite topografico delle due prestigiose zone funerarie. talizzante antico.
43 Per un primo resoconto sullo scavo della struttura funeraria v. C. 49 Da ultimo Etruschi 2000, p. 547 sgg., n. 27.3, scheda di S. Bruni con
Scilabra in Mandolesi 2009, pp. 45-47. bibl. prec.
44 Ancora in frammenti, dovrebbe trattarsi di un’anfora cilindrica 50 Una protome si conserva per intero, le altre si ricostruiscono in
di medie dimensioni, riferibile al tipo Keay xxv, 1-3, diffusa dall’inizio parte.
del iv sec. d.C. fino alla metà del secolo successivo (segnalazione di 51 Per una lista sulle protomi leonine: Naso 1996, p. 126, nota 151.
Marcello Antonj). 52 Sulle imitazioni locali in bronzo: Sciacca 2004, p. 32.
45 Gli elementi che compongono il carro sono in corso di restauro. 53 Ibidem, pp. 32 e 38, fig. 9.
18 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 8. Tomba 6418, camera A: impasto rosso.

ro ceretana conservata nella Glyptotek di Copenha- Giovenale.58 L’olla costolata su piede59 e i due dinoi60
gen, forse attribuibile alla stessa bottega Calabresi.54 senza indicazioni di provenienza, da collezioni, si
In impasto rosso si conoscono gli esemplari montati inseriscono senza problemi nella produzione locale
su un pithos ceretano,55 con i quali le nostre protomi ceretana.
condividono la struttura robusta del collo sinuoso, e Ritornando alle nostre protomi, vista la dipenden-
l’impostazione quadrangolare della testa con le picco- za, almeno stilistica, dagli esemplari bronzei dei due
le orecchie rivolte in alto. Gli esemplari si differenzia- lebeti della Regolini Galassi,61 datati entro la prima
no per l’assenza delle pieghe sul muso, segno distinti- metà del vii sec. a.C., è ipotetica la provenienza da
vo dei leoni ceretani. Confronti meno puntuali con quel centro, ma non si esclude in verità una possibile
l’olla su holmos dalla tomba Monte Abatone 4.56 Ibridi produzione locale, vista la lunga tradizione dell’impa-
con l’iconografia dei grifi e di fattura scadente gli sto rosso anche a Tarquinia. Allo stesso orizzonte è
esemplari provenienti dall’area di influenza ceretana e anche da riferire la coppia di olle di impasto rosso in-
tarquiniese: tomba Cima di San Giuliano57 e da San gubbiato,62 con i relativi coperchi a presa plastica con-

54 Christiansen 2006, p. 125, fig. 6. 61 Pareti 1947, pp. 306 sgg., n. 308.
55 cva Copenhagen, tav. 211.1; fig. 2 A-B. 62 Dizionario, p. 31 sgg. e Etruschi di Tarquinia, p. 232 sgg. e Bruni
56 Moretti 1977, fig. 70. 1994, p. 295. Per l’evoluzione della forma v. Palmieri 2004, p. 16, fig. 8,a.
57 Gargana 1931, pp. 417-418, tav. 33.61. Dalla camera provengono frammenti di bulle (Fig. 8,4) e di piede de-
58 «ns», 1959, p. 20, fig. 8. corato con fenestrature di olle o holmos indiziato da un frammento di
59 Sotheby, 28.6.1965, 44, n. 103. catino (Fig. 8,3).
60 Jücker 1991, p. 176, nn. 216-217.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 19

Fig. 9. Tomba 6418, camera A: bucchero.

formata a protomi animali63 (Fig. 8,1-2). Il gruppo pla-


stico che decorava la presa del coperchio prevedeva tre
protomi disposte ai lati di un fiore bulboso centrale
connesse per mezzo della testa o mediante il collo. Già
definite come draghi, ancora non è risolta la questio-
ne dell’identificazione tra grifi e leoni. Camporeale
considera la seconda varietà un’evoluzione più recen-
te. Identiche a quelle del coperchio dalla tomba 62 Cul-
trera,64 tra gli esemplari noti, provenienti quasi tutti da
collezioni, le nostre protomi si confrontano meglio
con quelle della collezione Berman, associate a un’ol-
la su alto piede fenestrato, per il profilo sinuoso del
corpo.65 Per l’assenza di decorazione accessoria sul
corpo si accostano al gruppo di esemplari della Colle-
zione C.A.,66 collezione D’Ascenzi,67 Toronto68 e da
Ferento,69 accomunati dalla stessa resa a rilievo del
bulbo oculare e dal muso appiattito, assenti sui nostri
esemplari. Differenti le protomi della Collezione Do-
row,70 attribuite alla Tomba Avvolta, caratterizzate da Fig. 10. Tomba 6418, camera B: ceramica etrusco-corinzia.
una decorazione a fiammella sul corpo e con muso sti-
lizzato, applicate su un’olla di holmos decorato a gior-
no con motivo a rosone,71 che potrebbero essere tra le mente diffusa a Veio74 e a Cerveteri,75 datata dalla fine
prime, più antiche, della sequenza delle protomi note. del terzo quarto del vii sec. a.C. Per le dimensioni con-
La serie della Tomba Avvolta, prevista dalla deposizio- tenute e proporzionate e per la tipica decorazione a
ne multipla di vasi uguali, consta di due variabili di- ventaglietti semiaperti verticali sul collo, la brocca non
mensionali – nella planimetria della tomba disposte su scende oltre l’ultimo quarto del secolo. La coppia di ca-
un’unica fila – come riscontrato anche nel caso delle lici su basso piede tipo Rasmussen 4a76 (Fig. 9,2-3), è
nostre protomi, che per la resa schematica e l’assenza ascrivibile a produzione di bucchero locale dell’Orien-
di decorazione possono datarsi nei primi decenni del- talizzante recente poiché trae spunto dalle forme tra-
la seconda metà del vii sec. a.C. dizionali dell’impasto e da prototipi metallici.77 Non è
Il gruppo di materiali più consistente recuperato inusuale registrare questo tipo insieme ad altri esem-
dalla camera A, la più manomessa dalle violazioni, co- plari analoghi, reiterazione da leggere in funzione del-
pre, come annunciato, un arco cronologico più recen- le pratiche rituali che si svolgevano all’interno della
te e comprende ceramica di bucchero a pareti sottili72 tomba. Il gruppo dei portaprofumi di produzione etru-
tra cui spicca la brocchetta di tipo ‘fenicio-cipriota’, ri- sco-corinzia propone la coppia di aryballoi a corpo sca-
feribile al 2b del Rasmussen73 (Fig. 9,1), particolar- nalato (Fig. 9,1-2), attribuibili a produzione locale.78

63 Per i prototipi in metallo: Camporeale 1969, p. 24 sgg. 72 Alcuni frammenti di anse indiziano forme aperte come i kantha-
64 Palmieri 2009, p. 208, fig. 36 e p. 300 sgg.; contesto semiedito da- roi.
tato al 640-630 a.C. In questa sede è citato un altro esemplare inedito 73 Rasmussen 1979, pp. 77-78, fig. 27; Perkins 2007, p. 58, n. 227 con
dalla tomba 113 Marchese. ulteriori confronti.
65 Caretta 1985, p. 392, tav. li c. 74 Cristofani 1969, fig. 12, tav. 16,2.
66 Camporeale 1991, tav. xvi, 24 a. 75 Rasmussen 1979, p. 33 sgg., fig. 28.
67 Barbieri 2005, p. 17 sgg., n. 2. 76 Per le attestazioni e la diffusione a Tarquinia, Veio e Roma: Pal-
68 Hayes 1985, p. 95, n. 43, tav. xxi,6. mieri 2009, p. 125, n. 175, tav. xiii sgg.
69 Emiliozzi 1974, p. 104, n. 36, tav. lvii. 77 Locatelli 2004, p. 55, tav. 4.7.
70 Pallottino 1937, c. 184, tav. vii. 78 Forma riconducibile al tipo Ricci 116 (Ricci 1955, tav. F, tipo 116);
71 Il motivo a rosone a tre petali si trova sul sostegno dell’olla della Gabrielli 2010, p. 116 sgg., nn. 170-173, tav. vi, h; fig. 3,b.
Tomba Bocchoris (Hencken 1968, p. 364, figg. 363-364).
20 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 11. Tomba 6418, camera B: bucchero.

Fig. 12. Tomba 6418, camera B: ceramica etrusco-corinzia.

Messi in relazione a un preciso significato funzionale, nato simile all’esemplare recuperato dal vestibolo81
nell’ambito dei cerimoniali che accompagnavano la (Fig. 8,5).
deposizione del defunto, ‘potevano forse alludere a Tra i metalli si riconoscono un coltello e uno spie-
uno stile di vita specifico, suggerito dal riferimento im- do in ferro.82 La formazione dei corredi risponde alla
plicito ad una produzione allogena, dal contenuto eso- diffusa pratica del banchetto manifesta nella scelta di
tico e intrinsecamente prezioso, nonché dal richiamo ceramica fine di bucchero per versare e bere, e dei
ad ambienti elitari come quelli legati alla pratica di grandi contenitori in impasto rosso destinati alla
esercizi ginnici’.79 Lo stesso si può dire per l’alabastron miscelazione delle bevande. Alla cura personale è ri-
a punta (Fig. 9,3) che per la particolare sintassi decora- conducibile la coppia di aryballoi e l’alabastron etrusco-
tiva a spina di pesce e trattini verticali si può datare tra corinzi.
il 630 e il 620 a.C.80 Anche la camera B della Tomba gemina ha resti-
Genericamente inquadrabile nell’ultimo quarto del tuito un cospicuo nucleo di materiali ceramici e in
vii sec. a.C. è il piatto a labbro espanso e profilo care- metallo. Un primo gruppo composto da pochi ele-

79 Bagnasco Gianni 2002, p. 449 sgg. Sulla reiterazione dei com- 81 Vedi nota 46.
ponenti del corredo: Palmieri 2009, p. 180 sgg. 82 Per il significato di questi oggetti in contesti funerari vedi nota
80 Per una lista della diffusione in Etruria e nel Lazio: Gabrielli 112.
2010, p. 210 sgg., nn. 313-318, tav. x, f, fig. 11,b.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 21

Fig. 13. Tomba 6418, camera B: metallo.

menti comprende un attingitoio di bucchero di gran- funzione del banchetto: il set potorio è costituito da
di dimensioni tipo Rasmussen 1a (Fig. 11,2) che diffi- forme per versare in bucchero, un’oinochoe con ricca
cilmente scende in contesti dell’Orientalizzante re- decorazione a ventaglietti sulla spalla e sulla massima
cente: il nostro esemplare è databile intorno agli anni espansione del corpo, intervallati da fasci di solcatu-
650-630 a.C.83 Il tipo, che si aggiunge alla scarna lista re orizzontali incise88 (Fig. 11,1). La singolare sintassi
delle attestazioni tarquiniesi, si trova già realizzato in ornamentale trova un confronto puntuale con un
bucchero a superficie bruno-marrone tra i materiali pezzo dalla tomba 6118 di Monterozzi e un altro dal-
di Poggio del Gallinaro.84 Gli esemplari in bucchero la tomba Sterrantino.89 Con i due oggetti condivide
nero, datati entro la metà del vii sec. a.C., ripetono anche la doppia linea delle cuspidi che dal piede
lo schema ormai diffuso delle solcature sul collo e fi- occupano la parte inferiore del corpo. Entrambe si
le di ventaglietti. L’associazione dei ventaglietti verti- inquadrano nell’ultimo quarto del vii sec. a.C. Parti-
cali alle striature sul ventre è indizio di una cronolo- colarmente significativi i vasi in ceramica etrusco-
gia relativamente alta del nostro esemplare, al più corinzia: due olpai, una con decorazione lineare90
tardi intorno al 640-630 a.C. Potrebbe far parte del (Fig. 12,1) e una appartenente al Gruppo a Squame.91
gruppo anche un aryballos ovoide (Fig. 12,2) a deco- La fedele imitazione dai modelli corinzi inquadra
razione lineare di un tipo di notevoli dimensioni, già l’oggetto tra la fine del vii e i primi decenni del vi
conosciuto a Tarquinia da esemplari della Raccolta sec. a.C. Una olpe ha un confronto puntuale con un
Comunale. Nell’ambito della produzione etrusco-co- esemplare della Raccolta Comunale RC 3297.92 L’al-
rinzia, questa categoria di aryballoi, derivata dai tipi tra è conosciuta a Tarquinia attraverso trentacinque
del protocorinzio medio, è notevolmente diffusa in esemplari dalla Raccolta Comunale e un paio dalla
tutta l’Etruria ed è inquadrabile nella seconda metà tomba Montarozzi 6118. Il cospicuo numero di atte-
del vii sec. a.C.85 Allo stesso periodo si riferiscono le stazioni tarquiniesi fa propendere per una produzio-
fibule: una di bronzo ad arco rivestito con dischetti di ne locale del Gruppo precedente alle botteghe di
osso e ambra di un tipo già incontrato tra i materiali ceramica figurata. L’esemplare in considerazione,
della camera A,86 e due con arco a losanga e staffa al- che per caratteristiche morfologiche si rimanda a
lungata in ferro con decorazione sulle apofisi laterali modelli corinzi del Transizionale e del Corinzio
in bronzo87 (Fig. 13,3) attribuibili alla seconda metà Antico, nella sintassi ornamentale trova confronti
del vii sec. a.C. con alcuni esemplari dalla Raccolta Comunale93 e
Nel secondo gruppo di materiali – più cospicuo – con i due pezzi della tomba 6118 databile nell’ultimo
le principali classi ceramiche fanno riferimento alla quarto del vii sec. a.C.

83 Per la diffusione del tipo: Coen 1991, pp. 5-86. 89 Palmieri 2009, pp. 77-77, n. 42.
84 Per un elenco delle attestazioni a Tarquinia: Palmieri 2009, p. 94 90 L’esemplare rientra nel tipo iic/1 della Gabrielli (2010, p. 330
sgg. sgg.). La fedele imitazione dai modelli corinzi inquadra il tipo tra la fi-
85 Rientra nel tipo ii degli aryballoi ovoidi della Gabrielli: 2010, p. 20 ne del vii e i primi decenni del vi sec. a. C.
sgg., nn. 13-16, tav. i, c-d, fig. 1, b. 91 In frammenti. Per il tipo: Gabrielli 2010, p. 333 sgg., n. 420-427,
86 Per la diffusione del tipo vedi le note 47 e 48. tav. xviii, b: tipo iia/1.1a, diffuso in contesti dell’ultimo quarto del vii
87 Rientra nel tipo giii ‚a di Sundwall (1943, p. 224). sec. a.C. 92 Ivi, p. 357 sgg., n. 491, tav. xix, f.
88 Manca il collo, potrebbe rientrare nel tipo 3a del Rasmussen; per 93 Gabrielli 2010, p. 333 sgg., n. 420-427, tav. xviii, b: tipo iia/1.1a.
un recente esame del tipo e attestazioni a Tarquinia: Palmieri 2009, pp.
71-81.
22 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 14. Tomba 6418, camera B: impasto.

Tra le forme aperte, tre calici di bucchero tipo 4a re e il soggetto decorativo dell’airone rimandano a
del Rasmussen94 (Fig. 11,3-4) e un esemplare più vici- esperienze figurative di Acquarossa, tra la serie va-
no al tipo 3a con pareti rettilinee inornate95 (Fig. 11,5). scolare figurata ma soprattutto tra quella architetto-
Allo stesso tipo si rifà un calice di impasto bruno96 nica con la quale il pithos condivide la stessa resa cor-
(Fig. 14,2). Alla ceramica etrusco-corinzia appartiene siva del volatile.99 I dettagli anatomici sono però
anche un aryballos a corpo carenato97 (Fig. 12,3). I diversi, la coda è meno sinuosa e si sviluppa in oriz-
grandi contenitori di impasto rosso sono presenti, zontale terminando con un breve ricciolo, le zampet-
purtroppo in forte stato frammentario, con bulle e te, rese con maggiore rapidità, sono appena accenna-
alti piedi a tromba decorati con fenestrature relativi te con trattini obliqui; al contrario, nella produzione
probabilmente a olle. Tra le forme destinate allo di Acquarossa i volatili hanno solitamente le zampe
stoccaggio e conservazione di derrate alimentari di distese con le palme aperte. La distanza con il pithos
particolare interesse sono il pithos e i due coperchi a tarquiniese è marcata dalla diversa composizione dei
calotta emisferica (Fig. 15,1-3), uno relativo al grande partiti decorativi rispetto alla morfologia del vaso, e
vaso, in impasto rosso decorato con la tecnica ‘white- per l’uso del motivo, rivisitato, delle palmette del tipo
on-red’, di cui si apprezzano le forti assonanze con le cosiddetto ‘fenicio’, dal profilo cuoriforme e con fila
versioni di Acquarossa e Vulci, attribuibili a una pro- di puntini sui margini, completamente diverse da
duzione tarda dell’Orientalizzante recente.98 Il pithos quelle dell’esemplare tarquiniese. Con la produzione
a profilo ovoide ha orlo a colletto ingrossato e ap- vulcente il pithos condivide le catene di palmette e fio-
piattito superiormente, con listello aggettante sotto- ri di loto, ornate da fila di puntini interni, organizza-
stante, funzionale all’alloggiamento del coperchio. ti però in uno schema sintattico diverso.100 La forma
Sulla spalla tra due fasce longitudinali, corre una ca- regina della produzione vulcente è l’anfora decorata
tena di «s» correnti. Una fascia di colore nero compa- da fregi orizzontali sovrapposti, in una sequenza ri-
re sul listello aggettante. Sul ventre si svolge il fregio petitiva: sul ventre, campo principale del fregio mag-
principale composto da una sequenza continua di pal- giore si sviluppa la sfilata di animali mostruosi, meno
mette e fiori di loto legati da lunghi e sinuosi racemi. diffuse le scene narrative; lo stesso motivo si ripete al-
La palmetta è composta da tre petali, quelli esterni l’interno dei fregi successivi. Assente la figura del vo-
campiti, quello centrale risparmiato; i racemi che le- latile e delle «s» correnti, sostituite da un motivo a
gano la catena floreale sono percorsi internamente da guilloche da cui probabilmente le prime derivano, esi-
una fila continua di puntini. Gli aironi si dispongono to di un processo di semplificazione. Alla stessa mano
in coppia, diametralmente affrontati rispetto ciascun vanno riferiti i due coperchi a calotta emisferica, de-
elemento vegetale. Gli uccelli acquatici hanno il cor- corati con lo stesso motivo a «s» correnti in un caso,
po campito e le zampette retratte. La forma vascola- e nell’altro con soggetti figurati interpretabili come

94 Vedi nota 76. 98 Per la relativa fortuna della tecnica a Tarquinia: Medori 2010, pp.
95 Si avvicina al tipo 3a del Rasmussen, per cui da ultimo Palmieri 104 sgg. e 150 sgg. Ringrazio M. Lucilla Medori per le informazioni ri-
2009, p. 125 sgg. cevute.
96 Si confronta con un esemplare della tomba Romanelli 69 n. inv. 99 Per Acquarossa: Strandberg Olofsson 2004, p. 81, fig. 10.
1862 (Romanelli 1943, p. 219, n. 1). 100 Per Vulci: Coen 1992, p. 45.
97 Un altro portaprofumi è indiziato da frammenti di collo e boc-
chello decorato a petali incisi.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 23

Fig. 15. Tomba 6419: ceramica ‘white-on-red’.

aironi. I coperchi si confrontano con quelli ceretani tomba 1 di Poggio delle Ginestre di Trevignano Ro-
recanti una leggera carena esterna e decorati con fa- mano datate in una fase avanzata dell’Orientalizzante
sce longitudinali.101 recente,107 attribuibili alla stesso centro produttivo.
Il gruppo di ceramiche ‘white-on-red’ della Tomba La commercializzazione di anfore vinarie da una
Gemina è il risultato della sintesi tra le due esperienze, parte conferma il dato del consumo di vino in ambito
forse operata da un artigiano poco pratico del disegno locale, dall’altro inserisce il nostro centro nelle dina-
che atrofizza gli arti dei volatili, semplifica la guilloche miche dei traffici e delle relazioni con altri ambiti pro-
a una sequenza di elementi distinti, disegna a mano li- duttivi del comparto etrusco-meridionale.108
bera la catena di racemi e usa lo schema della posizio- Non è qui il caso di approfondire l’analisi dei vasi,
ne affrontata per animali quali gli aironi, di solito im- che si rimanda ad altra sede, ma è interessante sottoli-
pegnati in teorie unidirezionali.102 neare la suggestione che il gruppo di vasi propone con
Ritornando all’analisi dei materiali più recenti, tra i i continui riferimenti a Vulci: le influenze tra i due cen-
grandi vasi per la conservazione dei liquidi spiccano le tri etruschi proprio sullo scorcio del vii e il primo
due anfore da trasporto di impasto grossolano con quarto del vi secolo conosceranno un crescendo, che
ingubbiatura biancastra (Fig. 14,3) di derivazione vul- porterà a Tarquinia un rinnovamento del repertorio
cente, della fine del vii sec. a.C. Per il profilo ovoide e iconografico e delle attività artigianali.109
basso collo indistinto possono inserirsi nel tipo 1-2 Py Dai dati di scavo è possibile attribuire alla banchina
corrispondente al gruppo em a del Gras con una im- destra le armi, due cuspidi di lancia e un puntale (Fig.
postazione arcuata delle anse.103 Le anfore si confron- 13,1). La serie dei quattro coltelli con immanicatura in
tano con l’esemplare dalla tomba 65 della necropoli di legno (Fig. 13,2)110 e i numerosi frammenti di spiedi e
Osteria104 senza collo distinto e con Poggio Buco.105 alare sono stati trovati sparsi tra le due banchine.111 Se
La tipica insellatura sull’ansa si riscontra su un gruppo le armi indicano una sepoltura maschile, gli utensili
di anfore dalla necropoli di Volusia, nella sfera d’in- costituiscono parte integrante dello strumentario
fluenza veiente, tomba 1 e 4, e ritenute di produzione legato alla cottura delle carni sulla brace o tramite
locale.106 La depressione ritorna anche in anfore dalla bollitura in grandi contenitori, espressione del rango

101 Caere 3.2, 249, J 2.65, fig. 492. 107 Cecchini, Pisu 2004, p. 34, fig. 15.1-3.
102 Esclusa l’olla da Narce, Monte Soriano, tomba 12.liii, datata al 108 Sull’argomento produzione e stoccaggio di vino: Bruni 2005, p.
terzo quarto del vii sec. a.C.: Micozzi 1994, p. 283, n. 18, tav. lxvii b. 385 sgg. con bibl. 109 Maggiani 1996.
103 Per la diffusione a Vulci: Rizzo 1990, p. 20 sgg. 110 Per la ricorrenza di coltelli sacrificali di grandi dimensioni in
104 Ivi, p. 131, xix, 1. contesti femminili laziali delle prime fasi orientalizzanti: De Santis
105 Pellegrini 1989, p. 53, n. 156, tav. xxx, con insellatura sull’ansa. 2007, p. 108, con bibl.
106 Carbonara et alii 1996, p. 20 sgg., nn. 1-7, figg. 8-14; 45 e nn. 1 e 111 La quantità dei frammenti fa pensare a un servizio composto da
2, figg. 75-76, con bibl. prec. più spiedi e alari.
24 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 16. Tomba 6419: ceramica italo-geometrica.

elevato del defunto, ma alludono anche al focolare, vello medio invece la ceramica di bucchero con un re-
centro della sfera domestica e cultuale dell’oikos.112 pertorio formale abbastanza ripetitivo e legato a sche-
Debole è l’indicatore dell’attività di filatura, se si mi standardizzati, con l’eccezione della brocchetta di
considerano come vaghi di collana gli otto elementi a tipo cosiddetto ‘fenicio-cipriota’. L’alto livello dei
fuseruola (Fig. 14,1) decorati con solcature radiali, pro- personaggi sepolti, probabilmente i fondatori delle
babilmente relativi alla deposizione femminile.113 due camere, si manifesta nella scelta degli oggetti
In conclusione l’apertura della Tomba gemina coin- personali: gli ornamenti come le fibule polimateriche
cide con le due deposizioni singole avvenute separata- in osso e ambra mostrano la discendenza da avi di alto
mente e pressoché contemporaneamente nelle diffe- rango. Anche nella deposizione delle armi la coppia di
renti camere, negli anni 650-630 a.C.114 Nella camera B lance è un chiaro elemento di emergenza e prestigio
si addensano (anche per il migliore stato di conserva- sociale.116
zione del deposito) elementi di corredo più recenti,
databili nell’ultimo quarto del vii sec. a.C., rappresen- La tomba 6419 ha restituito interessanti resti di
tati da resti di servizi da banchetto e di grandi conte- corredo orientalizzante e una deposizione di epoca
nitori in parte derivati da altri ambiti territoriali, e tardo-imperiale. Per la fase orientalizzante è possibile
quindi esplicita manifestazione della capacità di intrat- separare due gruppi di materiali cronologicamente
tenere relazioni a carattere commerciale da parte del eterogenei, che inquadrano l’uso della tomba in un
gruppo familiare titolare del sepolcro. Più cadenzate ampio arco temporale che comprende il secondo e il
sono invece le successive inumazioni che si possono terzo quarto del vii sec. a.C.
schematizzare nella seguente sequenza: camera A, se- Isolata è l’oinochoe italo-geometrica a corpo globu-
conda deposizione, verso il 630-620 a.C.; camera B, ul- lare schiacciato (Fig. 16,1), genericamente attribuita a
tima riapertura, agli inizi del vi sec. a.C. una produzione della prima metà del vii sec. a.C. Le
L’intero complesso monumentale della Tomba Ge- oinochoai di forma schiacciata sono tipiche dell’area
mina riflette, nella ricercata attenzione ad alcuni tarquiniese e rientrano in un esiguo gruppo di vasi re-
aspetti architettonici e nella selezione di alcuni reperti centemente raccolti da Sara Neri, di cui però non si co-
di corredo, il livello elevato della tomba: tra la vasta noscono i contesti di rinvenimento. La Neri ritiene
gamma degli impasti rossi si distinguono i grandi con- plausibile l’ipotesi di Canciani che vede nelle serie gre-
tenitori con protomi leonine, i coperchi configurati, che e in quelle locali etrusche un comune modello
segnalati in deposizioni emergenti della città, la tom- ispiratore. I prototipi sono da ricercare tra le forme del
ba Avvolta e la tomba Marchese 113.115 Completano protocorinzio e di ambito greco-orientale. Il nostro
l’elenco il pithos e i coperchi ‘white-on-red’ non anco- esemplare ricade nel tipo Neri Db 2117 varietà a, data-
ra segnalati nel patrimonio ceramico tarquiniese. Di li- to in generale nella prima metà del vii sec. a.C., con

112 Per spiedi e alari: Stary 1994, con bibl. 116 Ivi, p. 303, n. 146.
113 Sul costume di deporre fuseruole: Cherici 1999. 117 Neri 2010, p. 70 sgg. Ringrazio Sara Neri per lo scambio di in-
114 Cataldi, Mandolesi 2010, p. 252. formazioni sul vaso.
115 Palmieri 2009, p. 301.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 25

Fig. 17. Tomba 6419: bucchero.

una preferenza per il primo quarto del secolo. La Barbarano Romano,121 datato nell’Orientalizzante
sintassi decorativa segue schemi ben attestati, inusua- antico-momento iniziale e medio, ancora dipendente
le è la doppia fascia sul corpo presente anche su un dal modello in impasto bruno e avvicinabile al primo
esemplare da Tarquinia118 che rimanda ai modelli del tipo della Geroli.122 Il secondo senza contesto da Tar-
protocorinzio medio. Poco noto il motivo delle onde quinia sembrerebbe, dall’immagine pubblicata nel
correnti: una spirale continua è attestata su un’oino- 1931, ancora legato alla versione in impasto del secon-
choe cumana sempre da Tarquinia datata al PCM do gruppo della Geroli,123 con una decorazione plasti-
iniziale.119 ca sul corpo, costolature o baccellature e breve orlo
Il nostro vaso s’inserisce con una certa difficoltà nel estroflesso. L’esemplare in bucchero a superficie
nucleo di materiali più antico, databile verso la fine bruno-marrone dal nucleo di materiali recuperati dal
della prima metà del vii secolo a.C. Attribuibile ad Tumulo di Poggio Gallinaro, datato non oltre l’Orien-
un’unica deposizione, il gruppo si compone di un set talizzante medio inoltrato,124 si distingue nettamente
da banchetto: vasi per versare in ceramica italo-geo- per il profilo emisferico della vasca, labbro legger-
metrica, come l’oinochoe a decorazione lineare (Fig. mente svasato e orlo assottigliato. La decorazione
16,3) la cui produzione inizia attorno alla metà del vii comprende una sequenza di ventaglietti chiusi dispo-
secolo a.C. per proseguire fino all’orientalizzante re- sti orizzontalmente verso destra, seguiti da tre linee
cente iniziale.120 Tra i vasi potori in bucchero fine si di- orizzontali a ‘falsa cordicella’. Tecniche decorative e
stingue, per la particolare ricchezza decorativa, un motivi sono adottati già dalla produzione in impasto
kantharos vicino a una variante del tipo 2 del Rasmus- bruno sottile diffusa a Tarquinia e nel suo agro.
sen (Fig. 17,3) e una kylix (Fig. 17,2) e altri frammenti L’esemplare, vicino a una variante veiente del tipo 2
riconducibili a forme aperte (Fig. 17,4-5). La forma del del Rasmussen,125 si differenzia per la resa delle anse
kantharos, rielaborata su modelli di impasto bruno, è ancora improntate sul modello di impasto. Il quarto
l’esito di un lungo processo evolutivo iniziato con le esemplare proviene dal tumulo 1 di Tuscania, Pali di
tazze ad anse annodate di tradizione villanoviana, fino Ferro,126 un complesso datato nei decenni precedenti
alla produzione in bucchero con la trasformazione di la metà del vii sec. a.C.: le anse conservano ancora il
alcuni elementi morfologici. L’orlo oltre ad assotti- rapporto con le realizzazioni in impasto ma la decora-
gliarsi è svasato, la vasca emisferica è leggermente zione a ventaglietti sulla spalla avvicina questo esem-
compressa, le anse perdono l’impostazione quasi ver- plare ai prodotti in bucchero. A testimonianza dell’af-
ticale all’orlo, sviluppando il nastro di raccordo con il fermarsi della forma nel repertorio del bucchero
‘nodo’ e si impreziosiscono con una elaborata decora- tarquiniese il kantharos della Gliptoteca di Copenha-
zione a falsa cordicella. Le tappe di questa evoluzione gen,127 senza indicazione di provenienza e in bucche-
sono segnate da un gruppo sparuto di esemplari, in cui ro a superficie bruno-marrone, ha la vasca emisferica
il nostro oggetto si inserisce come esito finale. Il primo decorata con solcature verticali, motivo diffuso anche
della sequenza è il kantharos dal Tumulo i, camera b di su altre forme (anforette Rasmussen 1a e attingitoi 1a).

118 Canciani 1974, tav. 6.5. 119 Ivi, tav. 2.1. 124 Etruschi di Tarquinia, p. 213, n. 587, fig. 185.
120 Vicina al tipo Cb 4 varietà d della Neri (2010, p. 56 sgg.). 125 Rasmussen 1979, p. 101, n. 2, tav. 30.159.
121 Caruso 2000, pp. 212 sgg. 126 Moretti Sgubini 2000, p. 181, fig. 9.
122 Geroli 2002, p. 26, figg. 2 e 3. 127 Inv. h.i.n. 686.
123 Ivi, p. 27, figg. 4 e 5.
26 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi

Fig. 18. Tomba 6419: impasto.

La sequenza con ventaglietti, anche se invertita, ricor- Per la decorazione a falsa cordicella con metope al-
da l’esemplare di Poggio Gallinaro e le anse imposta- ternate a croci tipo Sant’Andrea, sulla parete interna
te obliquamente ospitano una curatissima decorazio- dell’orlo, i confronti rimandano all’area ceretana-ve-
ne a falsa cordicella: il montante interno, ormai iente, ad esempio con l’ansa di un kyathos della Bandi-
allungato, è riempito da linee orizzontali che termina- taccia, Tumulo 1 tomba 2134 del secondo quarto del vii
no in basso con tre ventaglietti chiusi,128 il montante sec. a.C. Il motivo deve essere stato adottato in segui-
esterno a doppio bastoncello desinente a bottone è in- to nel repertorio tarquiniese se lo ritroviamo inciso
vece campito da un motivo a falsa cordicella tipo spi- sull’orlo a tesa di un calice della collezione Bruschi,135
na di pesce. Il nostro esemplare deve aver ereditato il datato nel terzo venticinquennio del vii sec. a.C. Il
profilo e la forma da quello danese dal quale si distin- motivo dei ventaglietti alternativamente aperti e chiu-
gue per la resa a giorno delle anse; potremmo datarlo si non sembra attestato tra le kylikes, al contrario si ri-
attorno al 660 a.C., posizionandosi così al fondo della trova con frequenza tra le forme aperte soprattutto
catena evolutiva. sulle kotylai.136 Ben testimoniata sul bucchero del se-
La piccola kylix di bucchero fine è assimilabile al ti- condo quarto del vii sec. a.C. è invece la tecnica della
po 1 a del Rasmussen,129 diffuso tra il secondo e non falsa cordicella mutuata dal repertorio decorativo de-
oltre il terzo quarto del vii sec. a.C. a Caere e Tarqui- gli impasti bruni con motivi a spina di pesce o a losan-
nia. Il tipo imita modelli del pcm e corrisponde agli ga,137 sia sul bucchero a superficie bruno marrone del
esemplari trovati nella cella destra della Regolini Ga- tumulo di Poggio Gallinaro,138 sia sul kantharos della
lassi, nella tomba 2 del Tumulo I della Banditaccia e nostra tomba. In conclusione per la kylix in oggetto si
nella tomba 2 di Casaletti di Ceri. A Tarquinia si può può avanzare una datazione inquadrabile nel decen-
confrontare con un esemplare dal tumulo di Poggio nio precedente metà del vii sec. a.C., dal momento
Gallinaro,130 in bucchero a superficie bruno marrone, che si inserisce nel gruppo di materiali che stiamo ana-
decorato con zone metopali sulla spalla senza venta- lizzando.
glietti. Un esemplare inornato proviene dalla tomba Conclude il gruppo la coppia delle olle distintive dei
Lerici 3824 dei Monterozzi.131 Una kylix in bucchero corredi dell’Orientalizzante antico e medio,139 a corpo
sottile con superficie argentata proviene dalla tomba liscio e alto piede fenestrato140 (Fig. 18,2), che assicu-
Sterrantino,132 inserita nel gruppo di materiali inqua- ra al defunto la piena adesione alla mentalità aristo-
drato tra il 650 e il 630 a.C. Vicina ma con orlo mag- cratica, rappresentata degnamente nei rituali cerimo-
giormente svasato è una kylix dalla tomba 5 di Monte niali del banchetto.
Michele a Veio con una decorazione incisa con ‘fila di In tono minore, ma con lo stesso intento, il secon-
triangoli contrapposti al vertice, entro un campo ret- do gruppo di materiali databile nella seconda metà del
tangolare definito in maniera imprecisa’, datato al- vii sec. a.C. manifesta l’iterazione dello stesso model-
l’Orientalizzante medio iniziale-medio.133 lo rappresentativo con la scelta delle olpai in bucchero

128 Kyathos ceretano, Band. Tumulo 1 tomba 2: Rasmussen 1979, 134 Rasmussen 1979, tav. 34, fig. 1c.
tav. 34, fig. 1c, del secondo quarto del vii sec. a.C. 135 Etruschi di Tarquinia, p. 237, n. 697, fig. 245.
129 Rasmussen 1979, p. 117, tav. 37, 206. 136 Tipo Rasmussen a-b: 1979, tav. 25.
130 Etruschi di Tarquinia, pp. 212 e 585, fig. 184, nota 23. 137 Palmieri 2009, p. 116 sgg., n. 147, tavv. xi m e xxvii c.
131 Locatelli 2004, tav. 2.4. 138 Etruschi di Tarquinia, pp. 214 e 592, fig. 190.
132 Palmieri 2009, p. 152 sgg., n. 294, tav. xviii g. 139 Bruni 1986, p. 227, n. 658, fig. 219, nota 124.
133 Boitani 1983, p. 555, tav. cii g. 140 Cataldi 1986, p. 232, n. 679.
la doganaccia di tarquinia. il sepolcreto orientalizzante presso il tumulo della regina 27

Fig. 19. Struttura 6419: metallo.

(Fig. 17,1) e in impasto bruno (Fig. 18,1), associate alla


coppa italo-geometrica di argilla figulina141 (Fig. 16,3).
Si tratta di prodotti locali che si datano all’inizio del-
l’Orientalizzante recente: il tipo delle olpai è ampia-
mente diffuso in Etruria meridionale, soprattutto a
Caere e a Tarquinia, e rientra nel tipo 1b del Rasmus-
sen142 datato alla fine del terzo quarto del vii sec. a.C.
La versione dal profilo più tozzo, al quale i nostri
esemplari sembrano ispirati, è stata fatta derivare da Fig. 20. Struttura 6420: impasto.
modelli del pc, anche se la forma trova riscontri in
esemplari del Transizionale e del ca.143 La decorazio- (Fig. 19,2), attribuibile a una deposizione femminile
ne piuttosto ricca, sul corpo e sull’ansa con ventagliet- alla quale assegnare anche il piccolo vago di collana in
ti chiusi e aperti, è diffusa nella produzione di Caere e impasto (Fig. 18,3). L’assenza delle armi potrebbe spie-
Tarquinia.144 Un confronto puntuale si ha con l’esem- garsi con la violazione già in antico, e non è compen-
plare tarquiniese dalla tomba 25 del Cultrera.145 sata dai pochi elementi in ferro riconoscibili: un paio
L’alto rango dei depositari della tomba, separati da di ganci forse di cintura150 (Fig. 19,3) e pochi frustuli
due generazioni, forse un nonno e un nipote, espresso forse di spiedi (Fig. 19,5).
nelle pratiche dell’officio del vino, è manifesto anche Tra le riaperture che la tomba ha subito, quella
nella sontuosità dell’abbigliamento se i pochi frustuli relativa alla inumazione di età tardo-imperiale, di cui si
di lamina di bronzo rivestita in foglia d’oro, sopravvis- è accennato all’inizio, è in fase con la frequentazione ro-
suti alle violazioni, sono da attribuire a brattee appli- mana dell’area attorno al Tumulo della Regina,
cabili alle vesti (Fig. 19,4). I frammenti si vanno ad indiziata da una potente massicciata e dagli appresta-
aggiungere ai pochi resti in oro di elevata fattura pro- menti, forse agricoli, ancora in corso di scavo.151 Ter-
venienti dai corredi tarquiniesi orientalizzanti.146 mine post quem per la datazione della sepoltura è offer-
L’estrema delicatezza e la frammentarietà dei pezzi ne to dalla moneta deposta accanto al defunto, un sesterzio
limita l’interpretazione: per il tipo di punzone usato e della zecca di Roma emesso,152 sotto l’impero di Filip-
per una probabile lavorazione a giorno ricorderebbero po I padre detto l’Arabo (244-249 d. C.). Il corredo di ac-
i pettorali d’oro da Tarquinia e di Berlino, entrambi da- compagno molto modesto si compone di un’altra mo-
tati tra il primo e il secondo quarto del vii sec. a.C.147 neta, molto corrosa,153 e di una olletta in impasto,
Dell’apparato ornamentale personale facevano par- databile nel corso della seconda metà del iii sec. d.C.
te anche quattro fibule in bronzo148 (Fig. 19,1), forse La struttura a fossa 6420, trovata inviolata, contene-
per sorreggere un velo, e un pendaglio a goccia149 va una sola tazza di piccole dimensioni (Fig. 20,1). De-

141 Tipo Bc 1b Neri: 2010, p. 153 sgg. Cfr.: Cultrera 1930, p. 138, nn. 149 Per la diffusione del tipo nella fase orientalizzante: Bonomi
13-15; p. 140, fig. 22, Monterozzi tomba 25. Ponzi 1997, p. 75, tipo ii 29.
142 Rasmussen 1979, p. 88, tav. 21, n. 88. 150 Cfr. Falchi 1891, tav. xviii,7.
143 Coen 1991, p. 85, nota 128. 151 Per il riuso dei monumenti funerari della Doganaccia in età ro-
144 Locatelli 2004, p. 58, nota 46. mana si veda anche la riapertura della Camera A della Tomba Gemina.
145 Cultrera 1930, p. 140, n. 2, fig. 23. Per il gruppo di olpai: Pal- 152 Integra; superficie corrosa; diam. cm 2,9. D/ IMP M IUL PHI-
mieri 2009, p. 218, fig. 42 c-e. LIPPUS AUG. Busto laureato a destra. R/ FIDES MILITUM. La Fedeltà
146 Per una manifattura locale: Cristofani, Martelli 1983, p. 70, in piedi a sinistra tiene due insegne militari, con in campo. Mattingly
S40, fig. 71; Cataldi 2001b, p. 111. et alii 1981, 659. Si ringrazia Federico Barello per l’identificazione.
147 Cataldi 1986, p. 222 con bibl. 153 Non è possibile precisare la moneta, che peraltro presenta un ta-
148 Si conservano solo le molle e gli aghi. glio netto longitudinale.
28 alessandro mandolesi · maria rosa lucidi
posta in prossimità dell’angolo NO, manca dell’ansa (10.-6. Jh. v. Chr.), (Tübingen 1997), Pisa-Roma, 2000 («Bibliote-
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all’inizio dell’Orientalizzante antico,154 e potrebbe se- Cataldi 1989: M. Cataldi, La tomba delle Pantere, in Pittura
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ORIZZONTI
ORIZZONTI
Rassegna di archeologia

Curatori
Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli

Comitato scientifico
Marcella Barra Bagnasco, Torino
Robert Bedon, Limoges
Oscar Belvedere, Palermo
Raffaella Farioli Campanati, Bologna
Francesco D’Andria, Lecce
Salvatore Garraffo, Catania
Carlo Gasparri, Napoli
Jorge Martinez Pinna, Malaga
Marcello Rotili, Santa Maria Capua Vetere
Daniela Scagliarini, Bologna
Gemma Sena Chiesa, Milano

Segreteria di redazione
Giuseppina Renda, Santa Maria Capua Vetere

*
I manoscritti possono essere inviati ai seguenti indirizzi:
Prof. Lorenzo Quilici, Viale dell’Esperanto 21, oo144 Roma,
lorenzo.quilici@gmail.com
Prof.ssa Stefania Quilici Gigli, Facoltà di Lettere e Filosofia,
Seconda Università di Napoli, Piazza S. Francesco,
80155 S. Maria Capua Vetere (ce), stefania.gigli@unina2.it

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In copertina: La via per il Ponte del Diavolo a Manziana.
(Foto L. Quilici).
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Rassegna di archeologia
XI · 2010

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Sommario
articoli
11 Alessandro Mandolesi, Maria Rosa Lucidi, La Doganaccia di Tarquinia. Il sepolcreto orientalizzante pres-
so il Tumulo della Regina
31 Carmen Palermo, Hykkara: Carini, la città antica
43 Jorge Martínez-Pinna, Sobre las instituciones políticas del pueblo marrucino

note
49 Marcello Manzoni, Topografia e popolamento antico della Val d’Ossola
57 Luca Tepedino, Potentia lucana, urbanistica della città romana
65 Enrico Angelo Stanco, I bolli laterizi e la storia edilizia di Lucus Feroniae
85 Gaetano Messineo, Petralia superior (con Una nota a margine, di L. e S. Quilici)

scavi e monumenti
95 Lorenzo Quilici, Il Ponte del Diavolo a Manziana e la via antica per i Bagni di Stigliano
105 Eduardo Scognamiglio, Un antico ponte ed un approdo sul fiume Sele
109 Paola Porta, Lastra funeraria di Santo Stefano di Fornace (Alta Valsugana)

attività
119 Cristina Magnini, La porta urbica di Fano: da ingresso monumentale a museo ‘dell’Arco d’Augusto’

discussioni
129 Maria Bonghi Jovino, Gli aspetti controversi della storia di Capua preromana. Ricerche attuali e problemi aperti

133 Abstracts

137 Abbreviazioni
comp osto i n ca r att e r e da n t e mon oty pe da l la
fabrizio s e r r a e d i tor e, p i s a · roma .
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