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-ETICA DELLA RICERCA E DEONTOLOGIA DELLA P ROFESSIONE

LA P ROFESSIONE DI P SICOLOGO: DECLARATORIA, ELEMENTI CARATTERIZZANTI E D


ATTI TIP ICI
P REVENZIONE:
int esa anche come ATTO VALUTATIVO DI SITUAZIONI DI RISCHIO, comprende t ut te
quelle
att ivit à finalizzate a sensibilizzar e, educar e, informare ed anticipare att eggiament i, compor tamenti
e condot te a rischio o da perseguire.
Tr a le att ivit à di prevenzione che car at terizzano l’int ervent o psicologico rient rano la promozione del
benessere individuale, collet tivo, sociale e lavorativo entro processi di sviluppo della convivenza e
della qualit à della vit a, la promozione della salut e e di modifica dei compor tamenti a rischio.
La car at terist ica specifica che definisce la prevenzione psicologica è l’int ervent o sugli aspet ti
rappresent at ivi, ideativi, emozionali --‐ consapevoli e non --‐ che influenzano l’agir e umano.
DIAGN OSI: La diagnosi psicologica è l’ATTO TIP ICO DI IN DAGINE E VALUTAZIONE,
conoscitivo e comunicativo, in
rispost a ad una domanda, che si avvale di modelli t eorici di riferimento dei processi ment ali, del
compor tamento e della relazione.
Al fine di pot er definire un processo diagnostico, lo psicologo si avvale del colloquio psicologico e
del proprio st rumentario psicodiagnost ico (t est e altri st rumenti st andardizzat i), d’uso esclusivo, per
l’analisi del compor tamento, dei processi cognitivi e int rapsichici, delle opinioni e degli
att eggiament i, dei bisogni e delle motivazioni, dell’int erazione sociale, dell’idoneit à psicologica a
specifici compit i e condizioni.
ABILITAZIONE ­‐ RIABILITAZIONE
Conseguenza dell’azione diagnostica, è la definizione del piano di t ratt amento, int eso come percor so
di abilit azione e di riabilitazione, e che comprende t ut te le att ivit à volte a promuovere
benessere, sviluppo e mant enimento della salut e individuale, di coppia, di gruppo, e nelle istituzioni.
Il benessere psicologico è int eso come uno st ato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le
sue risor se e le richiest e dell’ambiente in cui vive. Esso rappresent a una condizione dinamica, in
cont inuo mut ament o e riadat tament o, il cui equilibrio non è dato a priori, ma cost ruit o ogni volta,
in relazione al cont est o sociocult urale in cui si è inser it i.

La RIABILITAZIONE P SICOLOGICA, di t ipo anche cognitivofunzionale, si avvale di t ecniche


mut uat e da
t eorie e modelli psicologici e comprende t ut te quelle att ivit à finalizzate ad una reint egrazione e
recuper o di abilità o compet enze che hanno subit o una modificazione, un det erioramento o una
perdita o la compensazione, nei casi in cui non sia possibile il recuper o.
L’azione riabilitat iva è volta a recuper ar e le capacità e/o le compet enze della persona, del gruppo o
dell’istituzione, att raverso t ecniche che prevedono un percor so di valutazione psicologica e di
assessment e consulenza.
Rient rano in quest o ambit o l'att uazione di int ervent i per la riabilitazione e rieducazione funzionale
e int egrazione sociale di soggett i con disabilit à pratiche, dist urbi cognitivi e dell’apprendiment o
compresi nella definizione di DSA, di deficit neur opsicologici a seguit o di malatt ie degenerative,
dist urbi psichiatr ici o con dipendenza da sostanze.
SOSTE GNO
Il sostegno psicologico è una funzione di t ipo supportivo alla t enut a delle condizioni di benessere
della persona, del gruppo o di una istituzione.
Il sostegno psicologico si realizza quindi in t ut ti quei casi entro i quali si ritiene opport uno
garant ire cont inuit à e cont enimento ad una data condizione.
Il sostegno psicologico può ad esempio seguire ad un int ervent o riabilitat ivo con il fine di
rinforzare,
solidificar e, i risult ati ot t enut i; ed è opport uno in quelle condizioni ir reversibili e/o cr oniche entro
le quali svolge una import ant e funzione di cont enimento e t ut ela (si pensi ad es. alle pat ologie
degenerative), anche per coloro che le vivono indiret t ament e.
Il sostegno psicologico è un int ervent o il cui obiet tivo è il miglior amento della qualit à di vit a
dell’individuo e degli equilibri adat tivi in t ut te le situazioni (di salut e e di malatt ia), nelle quali ciò
si rileva opport uno, sviluppando e pot enziando i suoi punt i di forza e le sue capacit à di
autodet erminazione, e che necessita della st esur a del bilancio delle disabilit à, delle risor se, dei
bisogni e delle aspet tat ive del soggett o, nonché delle richiest e e delle risor se dell’ambiente.
Il sostegno psicologico realizza int ervent i diret ti e mirati ad ot t imizzar e ogni t ipo di relazione
affett iva, adeguando la percezione del car ico delle responsabilit à e sviluppando le reti di sostegno e
di aiut o nelle situazioni di disabilit à o disagio psichico.
CONSULENZA P SICOLOGICA (O COUNSELIN G) La consulenza psicologica (o
counseling) comprende t ut te le att ivit à car at terizzant i la professione
psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’ empowerment , necessari
alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi.

Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilit ar e o riabilitare il soggett o, all’int erno della propria
rete affett iva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relat ive a processi evolut ivi
o involut ivi, fasi di t ransizione e st ati di cr isi anche legat i ai cicli di vit a, rinforzando capacità di
scelt a, di problem solving o di cambiament o.
P SICOTERAPIA
L’att ivit à di psicot er apia è rivolt a alla RISOLUZIONE DEI SINTOMI, e delle loro cause,
conseguent i a psicopatologia, disadatt amenti, sofferenza.
L’att ivit à di psicot er apia è esercitat a dal medico o dallo psicologo che sono in possesso della
idonea
specializzazione, di dur at a almeno quadriennale (L. 56/89, art . 3): si t ratt a quindi di att o t ipico ed
esclusivo dello psicologo e del medico.
RIVELAZIONE DI SE GRETO P ROFESSIONALE: DISPOSITIVO DELL’ART.622 CODICE
P ENALE
Chiunque, avendo not izia, per ragione del proprio st ato o ufficio o della propria professione o art e, di un
segreto, lo rivela senza giusta causa, ovver o lo impiega a proprio o altrui profit t o è punito se dal fatt o può
der ivar e nocumento con la reclusione fino ad un anno o con la multa da t rent a eur o a cinque cent osedici
eur o. La pena è aggravata se il fatt o è commesso da amministrat ori, diret tori gener ali, dirigenti preposti
alla redazione dei document i cont abili societ ari, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la
revisione cont abile della societ à. Il diritt o è punibile a querela della persona offesa.
-LE G GE 11 GENNAIO 2018, N.3: ART. 9
ORDINAMENTO DELLE P ROFESSIONI DI BIOLOGO E DI P SICOLOGO

1. Gli art icoli da 14 a 30, 32 e da 35 a 45 della legge 24 maggio 1967, n. 396, sono abr ogat i. Nella
medesima legge, ogni riferimento al Minist ro della giustizia e al Minist ero della giustizia si int ende
fatt o, rispet tivament e, al Minist ro della salut e e al Minist ero della salut e. 2. L'art icolo 46 della legge 24
maggio 1967, n. 396, è sostituito dal seguent e:
2. «Art . 46 (Vigilanza del Minist ro della salut e). - 1. Il Minist ro della salut e esercita l'alta vigilanza
sull'Or dine nazionale dei biologi». 3. Il Minist ro della salut e, entro novant a giorni dalla data di
entrat a in vigore della present e legge, adot ta gli att i necessari all'esercizio delle funzioni di cui ai
commi 1 e 2. Entro il t ermine di cui al periodo precedent e il Minist ro della salut e, sentito il
Consiglio dell'Ordine nazionale dei biologi, adot ta altresì gli att i necessari all'ar ticolazione t err it oriale
dell'Ordine dei biologi e nomina i commissari st raor dinari per l'indizione delle elezioni secondo le
modalit à previste dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stat o 13 sett embre 1946, n. 233,
rat ificat o dalla legge 17 apr ile 1956, n. 561, in quant o applicabile.
3. Il Consiglio dell'Ordine nazionale dei biologi in essere alla data di entrat a in vigore della present e
legge rest a in car ica fino alla fine del proprio mandato con le compet enze ad esso att ribuit e
dalla legislazione vigente; il rinnovo avviene con le modalit à previste dalle disposizioni legislative
vigenti al momento delle elezioni e dai relat ivi provvediment i att uat ivi. 4. All'art icolo 1 della legge
18 febbraio 1989, n. 56, è premesso il seguent e: «Art . 01 (Cat egoria professionale degli psicologi). - 1.
La professione di psicologo di cui alla present e legge e' ricompr esa t ra le professioni sanit arie di cui al
decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stat o 13 sett embre 1946, n. 233, rat ificat o dalla legge
17 apr ile 1956, n. 561».
4. 5. All'art icolo 20 della legge 18 febbraio 1989, n.56, sono apportat e le seguent i modificazioni: a) il
comma 1 e' sostituito dal seguent e: «1. Le elezioni per il rinnovo dei consigli t err it oriali
dell'Ordine si svolgono cont emporaneament e nel t erzo quadrimestr e dell'anno di scadenza. La
proclamazione degli elet ti deve essere effett uat a entro il 31 dicembre dello st esso anno»;
5. b) Il comma 11 e' sostituito dal seguent e: «11. Le vot azioni dur ano da un minimo di due giorni ad un
massimo di cinque giorni consecut ivi, di cui uno festivo, e si svolgono anche in più sedi, con forma e
modalit à che ne garant iscano la piena accessibilit à in ragione del numero degli iscritt i,
dell'ampiezza t err it oriale e delle car at terist iche geogr afiche. Qualor a l'Ordine abbia un numero di
iscritt i superior e a 5.000 la dur at a delle vot azioni non può essere inferiore a t re giorni. Il president e
è responsabile del procedimento elet torale. La vot azione è valida in prima convocazione quando
abbia vot at o almeno un quart o degli iscritt i; in seconda convocazione qualunque sia il numero dei
vot ant i pur che' non inferiore a un decimo degli iscritt i»; c) il comma 12 è abr ogat o.
6. 6. Nella legge 18 febbraio 1989, n. 56, ogni riferimento al Minist ro di grazia e giustizia e al
Minist ero di grazia e giustizia si int ende fatt o, rispet tivament e, al Minist ro della salut e e al
Minist ero della salut e. Il Minist ro della salut e, entro novant a giorni dalla data di entrat a in vigore
della present e legge, adot ta gli att i funzionali all'esercizio delle funzioni di cui ai commi 4 e 5 e al
present e comma, sentito il Consiglio nazionale degli psicologi.
-LE G GE 18 FEBBRAIO 1989, N.56
Art . 1. (Definizione della professione di psicologo)
1. La professione di psicologo comprende l'uso degli st rumenti conoscitivi e di int ervent o per la
prevenzione, la diagnosi, le att ivit à di abilit azione-r iabilit azione e di sostegno in ambit o
psicologico rivolt e alla persona, al gruppo, agli or ganismi sociali e alle comunit à. Comprende altresì le
att ivit à di sper iment azione, ricerca e didatt ica in t ale ambit o.
Art . 2.(Requisiti per l'esercizio dell’att ività di psicologo)
1. Per esercitare la professione di psicologo e' necessario aver conseguit o l'abilit azione in psicologia
mediant e l'esame di Stat o ed essere iscritt o nell'apposito albo professionale.
2. L'esame di Stat o e' disciplinato con decreto del President e della Repubblica, da emanarsi entro sei mesi
dalla data di entrat a in vigore della present e legge.
3. Sono ammessi all'esame di Stat o i laureat i in psicologia che siano in possesso di adeguata
document azione att estant e l'effett uazione di un t irocinio pratico secondo modalit a' st abilite con decreto
del Minist ro della pubblica istruzione, da emanarsi t assativament e entro un anno dalla data di entrat a
in vigore della present e legge.

Art . 3. (Esercizio dell'at tivita' psicot er apeut ica)


1. L'esercizio dell'at tivita' psicot er apeut ica e' subordinat o ad una specifica formazione professionale, da
acquisirsi, dopo il conseguiment o della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediant e corsi di
specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addest ramento in
psicot er apia, att ivati ai sensi del decreto del President e della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso
scuole di specializzazione univer sit aria o presso istituti a t al fine riconosciuti con le procedure di cui
all'ar t. 3 del citat o decreto del President e della Repubblica. 2. Agli psicot er apeut i non medici e' vietat o
ogni int ervent o di compet enza esclusiva della professione medica. 3. Previo consenso del pazient e, lo
psicot er apeut a e il medico curant e sono t enut i alla recipr oca informazione.
AG GIORNAMENTO (2) La L. 29 dicembre 2000, n. 401 ha disposto (con l'art . 2, comma 3) che "Il
t it olo di specializzazione in psicot er apia, riconosciuto, ai sensi degli art icoli 3 e 35 della legge 18 febbraio
1989, n. 56, come equipollente al diploma rilasciat o dalle corrispondenti scuole di specializzazione
univer sit aria, deve int endersi valido anche ai fini dell'inquadramento nei post i or ganici di psicologo per la
disciplina di psicologia e di medico o psicologo per la disciplina di psicot er apia, fer mi rest ando gli
altri requisit i previsti per i due profili professionali."
Art . 4. (Ist it uzione dell'albo)
1. E' istituit o l'albo degli psicologi. 2. Gli iscritt i all'albo cost it uiscono sono soggett i alla disciplina
st abilita dall' art . 622 del codice penale.
Art . 12 (Consiglio regionale o provinciale dell'ordine)
1. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 25 OTTOBRE 2005, N. 221. 2. Il consiglio regionale o
provinciale dell'ordine esercita le seguent i att ribuzioni: a) elegge, nel suo seno, entro t rent a giorni
dalla elezione, il president e, il vice president e, il segretario ed il t esoriere; b) confer isce eventuali
incarichi ai consiglieri, ove fosse necessario; c) provvede alla or dinaria e st raor dinaria
amministrazione dell'ordine, cura il pat rimonio mobiliare ed immobiliare dell'ordine e provvede alla
compilazione annuale dei bilanci preventivi e di cont i consuntivi; d) cura l'osservanza delle leggi e
delle disposizioni concernent i la professione; e) cura la t enut a dell'albo professionale, provvede alle
iscrizioni e alle cancellazioni ed effett ua la sua revisione almeno ogni due anni; f) provvede alla
t rasmissione di copia dell'albo e degli aggiornament i annuali al Minist ro di grazia e giustizia, nonché' al
procur atore della Repubblica presso il t ribunale ove ha sede il consiglio dell'ordine; g) designa, a
richiest a, i rappresent ant i dell'ordine negli enti e nelle commissioni a livello regionale e provinciale, ove
sono richiest i; h) vigila per la t ut ela del t it olo professionale e svolge le att ivit à diret te a impedire
l'esercizio abusivo della professione; i) adot ta i provvediment i disciplinari ai sensi dell'art icolo 27; l)
provvede agli adempimenti per la riscossione dei cont ribut i in conformità alle disposizioni vigenti in
mat er ia di impost e diret te.
AG GIORNAMENTO (7) La L. 11 gennaio 2018, n. 3 ha disposto (con l'art . 9, comma 6) che "Nella legge
18 febbraio 1989, n. 56, ogni riferimento al Minist ro di grazia e giustizia e al Minist ero di grazia e giustizia
si int ende fatt o, rispet tivament e, al Minist ro della salut e e al Minist ero della salut e".
Art . 26. (Sanzioni disciplinari)
1. All'iscritt o nell'albo che si renda colpevole di abuso o mancanza nell'esercizio della professione o che
comunque si compor ti in modo non conforme alla dignita' o al decor o professionale, a seconda della
gravit a' del fatt o, puo' essere inflit ta da par te del consiglio regionale o provinciale dell'ordine una delle
seguent i sanzioni disciplinari: a) avvertimento b) censura c) sospensione dell'esercizio professionale
per un periodo non superior e ad un anno; d) radiazione.
2. Olt re i casi di sospensione dall'esercizio professionale previsti dal codice penale, compor ta la
sospensione dall'esercizio professionale la morosit a' per olt re due anni nel pagament o dei cont ribut i
dovuti all'ordine. In t ale ipot esi la sospensione non e' soggett a a limiti di t empo ed e' revocat a con
provvediment o del president e del consiglio dell'ordine, quando l'iscritt o dimost ra di aver corrispost o le
somme dovute.
3. La radiazione e' pronunciata di diritt o quando l'iscritt o, con sentenza passata in giudicato, e' st ato
condannat o a pena det entiva non inferiore a due anni per reato non colposo. 4. Chi e' st ato radiat o puo', a
domanda, essere di nuovo iscritt o, nel caso di cui al comma 3, quando ha ot t enut o la riabilitazione giusta
le nor me di procedura penale. 5. Avverso le deliberazioni del consiglio regionale o provinciale
l'interessato puo' ricorrere a nor ma dell'art icolo 17.

Art . 27 (Procediment o disciplinare)


1. Il consiglio regionale o provinciale dell'ordine inizia il procedimento disciplinare d'ufficio o su
istanza del procur atore della Repubblica compet ente per t err it orio. 2. Nessuna sanzione disciplinare
puo' essere inflit ta senza la not ifica all'int eressat o dell'accusa mossagli, con l'invito a present arsi, in
un t ermine che non puo' essere inferiore a t rent a giorni, innanzi al consiglio dell'ordine per eesere
sentito. L'interessat o puo' avvalersi dell'assist enza di un legale.
3. Le deliberazioni sono not ificate entro vent i giorni all'int eressat o ed al procur atore della
Repubblica compet ente pet t err it orio. 4. In caso di ir reperibilita', le comunicazioni di cui ai commi 2 e 3
avvengono mediant e affissione del provvediment o per dieci giorni nella sede del consiglio dell'ordine
ed all'albo del comune dell'ultima residenza dell'interessato.
Art . 28 (Consiglio nazionale dell'ordine)
1. Il consiglio nazionale dell'ordine e' composta dai president i dei consigli regionali, provinciali,
limitat amente alle province di Tr ent o e Bolzano, e di quelli di cui al precedent e art icolo 6. PERIODO
ABROGATO DAL D.P.R. 25 OTTOBRE 2005, N. 221. 2. E' convocat o per la prima volta dal Minist ro
di grazia e giustizia. ((7))
3. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 25 OTTOBRE 2005, N. 221. 4. Il president e ha la rappresent anza
dell'ordine ed esercita le att ribuzioni confer it egli dalla present e legge o da altre nor me, ovver o dal
Consiglio. 5. In caso di impediment o e' sostituito dal vice president e. 6. Il Consiglio nazionale
dell'ordine esercita le seguent i att ribuzioni: a) emana il regolament o int erno, destinat o al
funzionament o dell'ordine; b) provvede alla or dinaria e st raor dinaria amministrazione dell'ordine,
cura il pat rimonio mobiliare e immobiliare dell'ordine e provvede alla compilazione annuale dei bilanci
preventivi e dei cont i consuntivi; c) predispone ed aggiorna il codice deontologico, vincolante per t it ti gli
iscritt i, e lo sott opone all'approvazione per referendum agli st essi; d) cura l'osservanza delle leggi e delle
disposizioni concernent i la professione relat ivamente alle quest ioni di rilevanza nazionale; e) designa, a
richiest a, i rappresent ant i dell'ordine negli enti e nelle commissioni a livello nazionale, ove sono richiest i; f)
espr ime par er i, su richiest a degli enti pubblici ovver o di propria iniziat iva, anche sulla qualificazione di
istituzioni non pubbliche per la formazione professionale; g) propone le t abelle delle t ar iffe professionali
degli onorari minime e massime e delle indennità ed i cr it er i per il rimborso delle spese, da approvarsi
con decreto del Minist ro di grazia e giustizia di concert o con il Minist ro della sanit a'; ((7)) h)
det ermina i cont ribut i annuali da corrisponder e dagli iscritt i nell'albo, nonche' le t asse per il rilascio dei
cert ificati e dei par er i sulla liquidazione degli onorari. I cont ribut i e le t asse debbono essere cont enuti
nei limiti necessari per coprire le spese per una regolare gest ione dell'ordine.
AG GIORNAMENTO (7) La L. 11 gennaio 2018, n. 3 ha disposto (con l'art . 9, comma 6) che "Nella legge
18 febbraio 1989, n. 56, ogni riferimento al Minist ro di grazia e giustizia e al Minist ero di grazia e giustizia
si int ende fatt o, rispet tivament e, al Minist ro della salut e e al Minist ero della salut e".
P ARERE SULLA DIAGN OSI P SICOLOGIA E P SICOPATOLOGICA: Se, infat ti, gli ambit i formali di
fondazione di una professione possono e devono essere definiti dal legislatore, i cont enuti della professione
non possono che essere definiti dalla comunit à dei professionisti di una specifica disciplina, nella fatt ispecie
la psicologia.
La giur isprudenza accredita quest a posizione, vedi sentenza n. 767 del 5 giugno 2006 della Suprema Cort e
di Cassazione che confer ma che ogni operazione funzionale a valutare car at terist iche psicologiche e/o
psicoat titudinali degli individui e che si perfezioni in affermazioni, profili o decisioni basat i su t ali
car at terist iche è riservat a esclusivamente allo psicologo iscritt o all’Ordine professionale.Sulla st essa scia il
Parere dell’Avv. Torchia reso il 21 gennaio 2008, su richiest a del Consiglio Nazionale degli Psicologi:
“…non solo la diagnosi rient ra t ra le att ivit à consentite agli psicologi, ma anche che la st essa è

espr essamente riservat a a t ali professionisti, almeno per quant o riguar da le mat er ie affidat e alla loro
compet enza…” e ancora “…a t ale proposit o utile operare un rimando alle delucidazioni fornite nel 2003
dall’Associazione Americana degli Psicologi (APA) la diagnosi consiste nella valutazione di compor tamenti
e di processi ment ali e affett ivi anor mali, che risult ano disadatt ivi e/o font e di sofferenza (e cioè di
manifest azioni psicopatologiche e di sintomi) att raverso la loro classificazione in un sistema diagnostico
riconosciuto e l’individuazione dei meccanismi e dei fatt ori psicologici che li hanno or iginati e che li
mant engono ”.
 Il concet to di diagnosi, pert anto, non è univocamente ed esclusivamente connesso a quello di
“identificazione di pat ologia”, come usualment e viene int eso poiché quest’ult imo riguar da solt anto
l’ambit o biomedico e, anche in ambit o medico, è praticabile solo in alcuni sett or i e per alcune
pat ologie, non in t ut te le branche della medicina e per t ut te le malatt ie. La diagnosi assolve
molteplici funzioni e compit i a più livelli: a) necessit à di cat egorizzar e le informazioni, b)
facilitazione della comunicazione fra addett i ai lavori, c) facilitazione della comunicazione con il
pazient e, d) or ientament o delle scelt e t erapeut iche. In quest o senso, la diagnosi è, nell’accezione
ampia dei suoi significati possibili, insieme un att o conoscitivo di raccolt a e cat egorizzazione delle
informazioni ed un att o pragmat ico di comunicazione fra i soggett i implicati a diver so t it olo e
livello nel fenomeno ogget t o di osservazione.
In gener ale, la diagnosi psicologica è un processo di 1) OSSERVAZIONE CLINICA (primo livello di base
di ast razione), 2) INQUA DRAMENTO DELLE OSSERVAZIONI CLINICHE IN UNA CORNICE
FORMALE RICONOSCIUTA DALLA COMUNIT À SCIENTIFICA (secondo livello di ast razione), 3)
elaborazione di ipot esi sui meccanismi di formazione e mant enimento degli esit i clinici (t erzo livello di
ast razione) nonché ai fini della scelt a del t ratt amento.
Nella moderna concezione della pat ologia, le malatt ie (t ant o psicologiche quant o mediche) nel mondo
occident ale cont emporaneo sono entit à multi-fatt or iali in quant o sono molteplici le var iabili (con-cause,
fatt ori di rischio, aspet ti ambientali, fatt ori socio-economici, aspet ti relazionali, st ili di vit a) che ne
det erminano insorgenza e persist enza. La diagnosi psicologica può essere realizzata a diver si livelli a
seconda del cont est o in cui t rova applicazione e in relazione alle funzioni int eressate, dall’ambit o lavorativo
al disagio psicologico di livello pre-clinico, alla psicopatologia maggior e, alle malatt ie mediche.
 Ciò che differenzia la diagnosi psicologica rispet to ad altre diagnosi di discipline different i non è
l’ogget t o al quale si applica (l’essere umano come entità antr opologica) ma il met odo utilizzato che
è in relazione ai livelli specifici di osservazione e di int ervent o. La diagnosi psicopatologica non
riguar da lo st ato del substr at o cerebrale dei processi ment ali in quant o t ali, proprio come la
diagnosi circa lo st ato del substr at o cerebrale non riguar da il funzionament o ment ale in quant o t ale.
Si t ratt a di due or dini di evidenze concet tualment e e met odologicament e dist int e, che giustamente
l’or dinamento assegna a due diver se professioni sanit arie, quella medica e psicologica, entrambe
dot ate di autonomia e di responsabilit à professionale.
TIP OLOGIA DELLA DIAGN OSI P SICOLOGICA: La diagnosi psicologica può essere dist int a in
diver se t ipologie: 1) diagnosi descritt iva in cui vengono osservat e, individuate e classificat e (secondo sistemi
di var ia t ipologia) le funzioni psicologiche che sott endono un det erminat o fenomeno clinico ed,
eventualmente, la sintomatologia psicopatologica associat a; 2) diagnosi di sede in cui viene rilevat a la sede
anatomica o funzionale della lesione; 3) diagnosi eziologica in cui si individuano i meccanismi eziopatologici
dei sintomi.
Qualor a lo psicologo – nell’ambit o della sua att ivit à diagnostica – rilevi segni di dist urbo del funzionament o
cognitivo od emozionale t ali da suggerire la possibilità di una disfunzione cerebrale responsabile, sarà
t enut o a richieder e le opport une indagini diagnostiche supplementari. Allo st esso modo, qualor a il medico
rilevi segni di disfunzione psicologica, non pot rà in alcun modo ritenere adeguate né t ant omeno sufficient i
le informazioni diagnostiche relat ive al solo substr at o neur obiologico dei processi ment ali. Entrambi
rispondono non solo deontologicamente, ma civilmente e penalmente delle eventuali inadempienze.
La diagnosi differenziale non è una specifica modalit à diagnostica poiché t rasversale ai var i livelli dell’att o
diagnostico. Pert ant o, qualor a venga applicat a alla differenziazione fra aspet ti or ganici e aspet ti psicologici
di un dato fenomeno clinico (ad es., sintomatologia depressiva, somatizzazione), la diagnosi differenziale si
declina in senso eziologico. Potrebbe t ratt arsi di un sospet to di cause or ganiche per la presenza di specifici
indicatori clinici, come un’alterazione sospet ta del t ono dell’umore o un’anor essia atipica, ed è di
compet enza psicologica. Potrebbe riguar dare la causa or ganica di un fenomeno clinico come una neoplasia o
un’infezione virale, ed è di compet enza medica, non psicologica. Potrebbe t ratt arsi della causa psichica del
fenomeno clinico, come un compor tamento a rischio o un’alterazione dei processi cognitivi, ed è compet enza
psicologica. Potrebbe infine riguar dare il peso relat ivo dei var i fatt ori implicati nel fenomeno clinico,
somatici (compet enza non-psicologica) e ment ali (compet enza psicologica), come ad esempio il
compor tamento aliment ar e nella sindr ome met abolica o una reazione di lut t o in un dist urbo t iroideo.
GLI STRUMENTI DELLA DIAGN OSI P SICOLOGICA La diagnosi psicologica, nelle diver se accezioni
sopr a menzionate e nelle diver se aree di applicazione, si avvale di una pluralità di met odiche, specifiche per
la t ipologia di fenomeno osservat o. In linea gener ale, gli st rumenti psicodiagnost ici possono essere
dist ribuit i lungo un cont inuum che va dal minore al maggior grado di formalizzazione: 1) l’osservazione
clinica si avvale solt anto dello st rumento osservat ivo e non implica necessariament e un’int erazione diret ta
fra psicologo e pazient e/i;
2) il colloquio psicologico non st rutt urato avviene all’int erno di una relazione diret ta psicologo/pazient e,
priva di schemi preordinat i; esso vert e t ant o sul reso cont o verbale del pazient e quant o sulla raccolt a delle
informazioni anamnestiche che sulla clinica della relazione instaurata con il pazient e; 3) l’int ervist a
st rutt urata si avvale di uno schema prefissato (a volte anche di precise domande prefissate) per la
conduzione del colloquio e presuppone una formazione specifica, olt re quella professionale di base richiest a
per i primi due st rumenti, per pot er ot t enere informazioni affidabili e valide; 4) i t est psicodiagnost ici
avvalgono di una st rumentazione specifica per ciascuna cat egoria t est ologica a seconda della natura del t est
st esso.
FORMAZIONE ALLE ABILITÀ DIAGN OSTICHE: La diagnosi che gli psicologi possono att uar e
concerne anche la psicopatologia, come si evince dalle declar at or ie dei sett or i scientifico-disciplinari da M-
PSI/01 fino M-PSI/08 del Decret o Minist eriale del 4 ot t obre 2000 del Minist ero dell’Universit à e della
Ricer ca, present i nei percor si formativi univer sit ari dello psicologo (classe 34 e 58/S di cui al DM 509/99 e
classe L24 ed LM51 di cui al DM 270/04). A t it olo di esempio citiamo:
M-P SI/01 P SICOLOGIA GENERALE: “… comprende le compet enze scientifico disciplinari relat ive
all’or ganizzazione del compor tamento e delle principali funzioni psicologiche (percezione, emozione,
motivazione, memoria, apprendiment o, pensiero, linguaggio) att raverso cui l’uomo int eragisce con
l’ambiente ed elabora rappresent azioni dell’ambiente e di se st esso…”
M-P SI/02 P SICOBIOLOGIA E P SICOLOGIA FISIOLOGICA: “… le compet enze scientifico-
disciplinari concernent i lo st udio dei fondamenti e dei correlati biologici e fisiologici del compor tamento e
delle funzioni percett ive, cognitive ed emot ive, nell’uomo e negli animali, di più immediato int eresse
psicologico, anche in relazione alle att ivit à motorie e spor tive. In gener ale, comprende le compet enze
scientifico-disciplinari concernent i i rapport i t ra st rutt ure nervose e att ivit à psichica. Comprende anche le
compet enze scientifico disciplinari relat ive ai met odi e alle t ecniche di st udio car at terist ici degli st udi del
sett or e.”
M-P SI/07 P SICOLOGIA DINAMICA: “…le compet enze scientifico disciplinari che considerano da un
punt o di vist a psicodinamico e psicogenetico le rappresent azioni del sé, i processi int rapsichici e le relazioni
int erpersonali (familiari e di gruppo), nonché le compet enze relat ive alle applicazioni di t ali conoscenze alla
analisi e al t ratt amento del disagio psichico e delle psicopatologie…”
M-P SI/08 P SICOLOGIA CLINICA: “…Nei campi della salut e e sanit ario, del disagio psicologico, degli
aspet ti psicologici delle psicopatologie (psicosomat iche, sessuologiche, t ossicomaniche incluse), det te
compet enze, estese alla psicofisiologia e alla neur opsicologia clinica, sono volte all’analisi e alla soluzione di
problemi t ramit e int ervent i di valutazione, prevenzione, riabilitazione psicologica e psicot er apia.”
COMP ETENZA E RESP ONSABILITÀ DELLA DIAGN OSI P SICOLOGICA: Come per t ut te le figure
professionali, la compet enza dello psicologo a livello collet tivo è relat iva al met odo psicologico utilizzato
ment re la compet enza dello psicologo a livello individuale riguar da la sua formazione.
La compet enza professionale dello psicologo è uno degli element i che cont ribuisce all’affidabilit à della
diagnosi psicologica. A differenza delle professioni mediche, la professione di psicologo non è st rutt urata in
sett or i che lo qualificano come specialista abilit at o in specifiche aree della disciplina (età evolut iva, forense,
clinica, della pubblicità, ecc.) per cui la compet enza diagnostica si basa, come det to prima, su un livello
professionale collet tivo (lo specifico met odologico della diagnosi psicologica) e su uno individuale basat o
sulla formazione.
 Per formazione si int ende l’int egrazione delle conoscenze di base del sett or e acquisite con il t it olo
di st udio (laurea in psicologia) con il t raining specifico per aree diagnostiche omogenee (ad esempio,
il t est ing in età evolut iva o in neur opsicologia, i quest ionari multi-t ratt o di personalit à, il t est ing
proiet tivo), le supervisioni effett uat e nelle var ie aree t emat iche del t est ing, le esperienze cliniche
mat ur at e sul campo, l’aggiornament o permanent e che consente a ciascuno psicologo di selezionare
il mat er iale t est ologico in base agli st udi di affidabilit à e validità pubblicat i nel t empo in let terat ur a.
Quest o aspet to della psicodiagnost ica è att estat o da art icoli sia del CODICE DEONTOLOGICO
ITALIANO (seconda edizione, 2006) che del Meta-Codice di Etica della Feder azione Eur opea delle
Associazioni di Psicologi (2005). L’art .7 del CODICE DEONTOLOGICO it aliano recita: “Nelle proprie
att ivit à professionali, nelle att ivit à di ricerca e nelle comunicazioni dei risult ati delle st esse, nonché nelle
att ivit à didatt iche, lo psicologo valuta att entament e, anche in relazione al cont est o, il grado di validità e di
att endibilità di informazioni, dati e font i su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le
ipot esi int erpr et ative alternative, ed esplicit a i limiti dei risult ati. Lo psicologo, su casi specifici, espr ime
valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diret ta ovver o su una
document azione adeguata ed att endibile”.
Nell’esercizio dell’att ivit à diagnostica, come di qualsiasi altra att ivit à professionale, lo psicologo ha
l’obbligo di esercitare non solo in scienza, ma anche in coscienza. Ciò det ermina l’assunzione non solo di
responsabilit à morali, ma anche di responsabilità giur idiche. L’art .5 del Codice Deont ologico recita: “Lo
psicologo è t enut o a mant enere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella
propria disciplina specificatament e nel sett or e in cui opera. Riconosce i limiti della propria compet enza ed
usa, pert anto, solo st rumenti t eorico-pr at ici per i quali ha acquisito adeguata compet enza e, ove necessario,
formale autorizzazione.
 Lo psicologo impiega met odologie delle quali è in grado di indicare le font i ed i riferimenti
scientifici, e non suscit a, nelle att ese del client e e/o utent e, aspet tat ive infondat e”. Nell’ambit o
quindi delle possibilità riconosciute formalment e dalla legge di effett uar e diagnosi psicologica e
delle possibilit à operative der ivant i dalla propria formazione, il singolo psicologo risponde
giur idicament e della propria compet enza nell’uso della met odologia diagnostica, degli ambit i di
applicazione della propria att ività psicodiagnost ica, dei risult ati in t al modo ot t enut i e del giudizio
diagnostico finale espr esso. In relazione all’art .5 del Codice Deont ologico, lo psicologo è quindi
responsabile giur idicament e di un’azione professionale per imperizia o altro difet t o di compet enza e
di esecuzione t ecnica.
INTRODUZIONE AL CODICE DEONTOLOGICO: Il Codice Deont ologico rappresent a l’element o
port ante di ogni professione or dinata, compresa quella dello Psicologo. Il professionista è un luogo dove
ciascuna professione definisce nor me att e a cr eare una coscienza collet tiva negli appart enent i alla comunit à
professionale, nor me che servono alla t ut ela del client e, alla t ut ela del professionista nei confront i del
collega, alla t ut ela del gruppo professionale, alla responsabilit à nei confront i della societ à.

Ogni professionista ha la responsabilit à di conformare il proprio compor tamento alle nor me del Codice
Deont ologico t enendo sempre cont o della dimensione etica di una professione come la nostr a, t ra l’altro da
poco t ransit ata con la Legge 3/2018 all’int erno del sistema salut e e quindi ricompr esa t ra le professioni
sanit arie.
ASP ETTI DEFINITORI E INTRODUTTIVI: Un qualunque processo (cr eat ivo, relazionale …) può
essere t ant o meglio “liber at o” quant o più è definita la premessa formale: la forma. Ciò vale per la relazione
clinica, nella quale il processo t erapeut ico può svolgersi bene anche perché prima è st ato st ipulat o un
cont ratt o, istituit o un cont est o (sett ing), chiarit a la forma.
La rigorosa definizione di un cont ratt o t erapeut ico è sempre una condizione necessaria, anche quando non è
sufficient e “a fare buona clinica”. Ciò vale anche più in gener ale: t ant o più si può svolgere bene ogni
processo professionale, quant o più si è prot ett i e garant it i dent ro una professione adult a, formalizzat a,
identificat a nei suoi Albi, nei suoi Codici, nella sua Previdenza. Non c’è, quindi mai cont raddizione t ra
l’impegno epistemologico per liber ar e il processo (esercitare la professione) e l’impegno deontologico per
vincolare le forme, compreso l’impegno istituzionale per dot are la comunit à professionale di un Codice in
t al senso.
MORALE, ETICA, DEONTOLOGIA: Anche gli psicologi, infat ti, istituit o l’Albo (Legge 56/89) e
cost it uiti gli Ordini, dovet t ero darsi un Codice Deont ologico (1993). Nella cost ruzione del Codice
Deont ologico, i colleghi che se ne occuparono dovet t ero fare un po’ di lavoro preliminare, t radurr e e
st udiar e i C.D. degli altri Paesi, st udiar e un po’ di Codice Penale e di Codice Civile. Olt re che chiarirsi le
idee su qualche t ermine cont iguo.
La deontologia, infat ti, non è la MORALE, poiché la par ola morale descrive e definisce cost umi, st ili di vit a,
compor tamenti e pensieri, con riferimento a ciò che è considerat o bene e a ciò che è considerat o male. Essa,
quindi, segue i t empi, l’evoluzione delle esigenze degli individui e delle comunit à. Non è neanche l’ETICA,
poiché l’etica è quella par te della filosofia che st udia la morale, cioè cost umi e compor tamenti, cercando di
comprendere e definire i cr it er i in base ai quali è possibile valutare scelt e e condot te degli individui e dei
gruppi.
La DEONTOLOGIA, invece, è l’insieme di principi, regole e consuetudini che ogni gruppo professionale si
d° e deve osservare nell’esercizio della sua professione. I concet ti di MORALE E ETICA, nella loro
accezione più vera, rifuggono di per sé da imposizioni; invece la Deont ologia è dover e che prevede una
espr essa sanzione in caso di sua violazione.

La Deont ologia, dunque, sovr appone nella sostanza t re dimensioni: l’Etica, la Scienza, la Societ à. Quant o
alla forma, si ispira al Dir it to, adot tandone principi e formule La sua dimensione etica è quella della
soggett ivit à dell’azione volont aria del soggett o. La dimensione della scienza è quella data dal vert ice di
osservazione specifico di una disciplina definita su basi scientifiche. La dimensione sociale è quella dei
sistemi di valori e di regole che st rutt urano la convivenza di una collet tività.
LA DEONTOLOGIA CON I SUOI STRUMENTI FORMALI, descrive i corret ti (obblighi) e gli
scorr et ti (divieti) incroci t ra funzioni umane e funzioni professionali. Int roducendo le funzioni umane, la
deontologia impat ta il “soggett o professionale” (la persona dello psicologo), e quindi inevit abilment e
l’epistemologia.
Da un altro versante, int roducendo nor me e regole, la deontologia fa accedere alla codificazione dei cont est i
e quindi alla cultura istituzionale. Tr a epistemologia e cultura istituzionale la deontologia può cont ribuire
all’identificazione professionale dello psicologo.
Tant o è vero che l’estensione del Codice Deont ologico è t ra i soli due att i previsti nor mativament e, è il
P RIMO SUCCESSIVO ALL’ISTITUZIONE DELL’ALBO E ALLA COSTITUZIONE DE GLI
ORDINI. Il principale st rumento formale della deontologia è il Codice Deont ologico (d’or a innanzi C.D.).
Il Codice Deont ologico è lo st rumento scrit to e reso pubblico, che st abilisce e definisce in via gener ale e
ast ratt a le regole di condot ta che devono necessariament e essere rispet tat e nell’esercizio in concr et o di una
specifica att ivit à professionale. Il C.D. definisce in ambit o sociale l’etica della relazione, fissandone le nor me
e, quindi, sott raendola in par te alla mera predisposizione soggett iva del singolo professionista.
Invero, se l’Etica è la filosofia dell’azione volont aria del soggett o, il C.D. la va a definire nell’ambit o di una
relazione professionale, di un sistema in cui la liber tà di un soggett o finisce dove inizia il riconosciment o dei
diritt i di un altro soggett o. Lo Psicologo si t rova ad uno dei vert ici di una figura geomet rica complessa,
dove agli altri vert ici ci sono: l’utent e, il commit tente, l’istituzione, la societ à. All’agir e t ecnico-
professionale si deve affiancare la consapevolezza e la capacità di svolgere una funzione car dine, di essere
punt o di riferimento etico per lo sviluppo della relazione t ra i diver si vert ici.
LE G GI, NORME, CODICI: Fermo rest ando che la “mat er ia prima” di cui si compone la deontologia è
data dalla buona regola professionale, non può essere fino in fondo compreso il senso senza conoscere il
cont est o giur idico formale al cui int erno se ne sviluppano gli aspet ti più t ecnici. Tut to discende dal
Principio di Legalità: “nullum crime n nulla poe na sine leg e sc ripta”.
Senza una legge scrit ta non può definirsi alcun illecit o e non può definirsi alcuna sanzione. Lo Psicologo,
nell’esercizio della professione, deve rispet tare le nor me del C.D., ma prima ancora quelle dell’Ordinamento
Giur idico gener ale. Le nor me vanno post e in posizione gerarchicament e or dinata le une rispet to alle altre,
secondo il fondamentale principio di gerarchia delle font i di diritt o, che definisce il grado di “cogenza” delle
nor me (ovver o la forza vincolante di ogni singola nor ma, regolando l’eventuale prevalenza dell’una rispet to
alle altre).
Una nor ma deontologica non pot rebbe mai essere applicat a ove fosse cont raria ai principi gener ali
dell’or dinamento giur idico che t rovino riconosciment o in altre nor me, quali quelle cost it uzionali o anche
quelle or dinarie. Principi quali quello del neminem laedere, del rispet to della vit a privata e familiare del
soggett o, del suo diritt o all’autodet erminazione sono sancit i in Car te fondamentali dei diritt i umani prima
ancora che nel C.D, e anche senza un C.D. t ali diritt i devono essere rispet tat i dallo psicologo.
Ad un altro livello si pongono le nor me deontologiche. Leggi scrit te a cui un gruppo professionale affida la
t ut ela del proprio sistema etico perché in quel sistema si riconosce. I Codici Deont ologici raccolgono t ali
nor me deontologiche in un corpo unico e coerent e. Il senso del Codice Deont ologico. Quindi, va ricercat o
nel t aglio “specialistico” delle sue nor me, le quali non si pongono come mero duplicat o di obblighi già
previsti, bensì come punt uale declinazione di t ali obblighi alla luce della specificit à della professione di
psicologo.

CODICE DEON TOLOGICO DE GLI PSICOLOGI I TALIANI: L’esercizio di una professione


compor ta per sua natura una serie di dilemmi che il professionista si pone circa l’opport unit à, la corret tezza,
la liceità di t alune condot te. Il fatt o che l’att ivit à professionale si svolga in un cont est o ambientale in cui
convivono regole sociali, giur idiche e morali t alora incompat ibili, può rendere ardui i processi decisionali
conseguent i. Il Codice Deont ologico è una bussola che serve ad or ientare le scelt e e al t empo st esso le scelt e
att uat e nella prassi influenzeranno, per la sua flessibilit à, le nor me cont enute nel Codice Deont ologico.

La codificazione delle nor me serve a cr eare una coscienza collet tiva negli appart enent i all’Ordine. Ser ve a
chi vi è iscritt o a riconoscer si negli altri e da par te degli altri a riconoscer e lui come appart enent e al proprio
gruppo. Ciascuno sa quali condot te t enere e quali condot te att endersi dagli altri.

 Le nor me deontologiche sono t ut tavia nor me giur idiche ed è per quest o che il loro st udio per
quant o att iene gli psicologi può ben rient rare nell’ambit o della psicologia giur idica. Dopo la loro
promulgazione le nor me deontologiche sono divent ate vere e proprie nor me giur idiche che
rient rano in un corpus che definiamo or dinamento giur idico professionale. Esso riguar da:
✓Compor tament i considerat i dal diritt o; ✓ Compor tament i considerat i dalla morale;
✓Compor tament i desunt i dalla prassi. Il fondamento giur idico delle nor me deontologiche si ricava
dall’art . 1176 c.c. che recita: ‘Nell’adempimento delle obbligazioni inerent e all’esercizio di
un’att ivit à professionale, la diligenza deve valutarsi con riguar do alla natura dell’att ivit à esercitat a’.

Come si vede, l’att ivit à professionale compor ta l’adempimento di un’obbligazione giur idica. Quest o
principio del codice civile int it olat o ‘compor tamento secondo corret tezza’ che prescrive: ‘Il debit or e e il
cr edit or e devono compor tarsi secondo le regole della corret tezza’.
Il professionista e il client e sono recipr ocament e cr edit or e e debit or e ciascuno per le prestazioni che deve
compiere: quella professionale e quella del pagament o della par cella. Quest o rapport o che può definirsi come
un cont ratt o d’opera regolat o dall’art . 2222 del C.C. e seguent i richiede che i cont raent i, come in t ut ti i
cont ratt i si compor tino secondo buona fede. Ad ult eriore confer ma della natura giur idica del C.D. basti
ricordar e che il procedimento disciplinare può avere inizio anche su impulso del Procurat ore della
Repubblica e che avverso le deliberazioni dei Consigli Regionali, l’int eressato può impugnare con ricorso al
Tr ibunale compet ente per t err it ori.

Non sono previste sanzioni rigide per le violazioni dei singoli precett i ma un sistema di sanzioni che
possono essere inflit te a seconda della gravit à del caso. Le sanzioni possono essere: ✓ Formali:
avvertimento e censura; ✓ Sostanziali: sospensione e radiazione. Il C.D. rappresent a dunque una sorta di
‘car ta d’identit à’ dello psicologo in cui gli iscritt i all’Albo hanno dichiarato di riconoscer si. Essa t ut tavia è
una car ta di identità speciale, che richiede una par ticolare att enzione e t ecnica per essere guardat a perché
riport a ‘il negativo’ di una fot o che att ende di essere ‘proiet tat a’ e ‘sviluppata’.

Il negativo di quest a fot ogr afia è rappresent at o dalla descrizione dei dover i: ‘lo psicologo deve …; lo
psicologo è t enut o…; considera suo dover e…; non opera…; accet ta unicament e…; usa solo…; deve
garant ire…; ha l’obbligo…; si impegna, si ast iene, si limita..; deve provvedere…; non utilizza…;evita..;
etc…

 Chi non sa guardar e in cont roluce il negativo, e quindi chi non la t rasforma in diapositiva, non vede
che da quest a punt o di vist a il C.D. rinforza l’immagine pubblica dello psicologo come
professionista che ha un profondo rispet to per i citt adini utent i, capace di condivider ne con
autenticità le sofferenze e le gioie, umilment e convint o della necessità di una ininterr ot ta
formazione di st udio e di addest ramento al punt o da non investire molto nella pubblicità della sua
professione e dei risult ati.

Un professionista che con i rapport i con i gruppi, le istituzioni, e le impr ese sa coniugare l’offerta delle
prestazioni con l’autonomia della valutazione ed il rispet to dei valori.

LE LINEE GUIDA DEL CODICE DEONTOLOGICO: ✓ La TUTELA DEL CLIENTE: regole di


corret tezza professionale quali segreto professionale (art t. 11-17), divieto di t rarre vant aggi economici o di
altra natura che vadano al di la del giusto compenso (art . 28/4), o all’obbligo della corret ta informazione
(art . 9). ✓ La TUTELA DEL P ROFESSIONISTA nei confront i del collega: si sostanzia nelle nor me
att inent i al principio di solidar ietà e di colleganza (art . 35), o al divieto di dare pubblicamente giudizi
negativi a proposit o della formazione e compet enza dei colleghi (art .36).

 La TUTELA DEL GRUPP O P ROFESSIONALE: regole che concernono il decor o e la dignità


della professione, l’autonomia nei confront i di altre professioni (art . 6), o l’obbligo di denunciare i
casi di abusivismo. ✓La RESP ONSABILITÀ NEI CONFRONTI DELLA SOCIETÀ: il dover e di
utilizzare le conoscenze sul compor tamento umano per promuovere il benessere psicologico
dell’individuo, del gruppo e della collet tività (art t. 3, 34).
 Meritare la fiducia del client e: der iva dalla concezione della professione come ‘servizio’, per il che il
professionista può fare solo ciò che viene a vant aggio di chi richiede la prestazione professionale e di
chi ne è destinat ario.
 Possedere una compet enza adeguata a risponder e alla domanda del client e: ciò implica la
consapevolezza del proprio saper e e del proprio saper fare, con il conseguent e rifiut o di compiere
att i professionali per i quali si ritiene di non avere adeguata preparazione.
 Usare con giustizia il proprio pot er e: viene qui a rilevanza ‘l’asimmetr icit à’ del rapport o
professionale. Difendere l’autonomia professionale: difesa degli att i professionali che appart engono
alla compet enza esclusiva dello psicologo.
 La professione di psicologo: declar at or ia degli At ti Tipici.
 Si pongono due obblighi simmetr ici: da un alto quello della difesa della propria autonomia, e
dall’altro quello del rispet to dell’autonomia altrui (art . 6)
CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 1 = Le regole del present e codice deontologico sono
vincolanti per t ut ti gli iscritt i all’albo degli psicologi. Lo psicologo è t enut o alla loro conoscenza e
l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilit à disciplinare. Le st esse regole si applicano anche
nei casi in cui le prestazioni, o par ti di esse, vengano effett uat e a dist anza, via int ernet o con qualunque altro
mezzo elet tronico e/o t elematico.
CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 2 = L’inosservanza dei precett i st abiliti nel present e
codice deontologico, ed ogni azione od omissione comunque cont rarie al decor o, alla dignità ed al corret to
esercizio della professione, sono punite secondo quant o previsto dall’art . 26, comma 1, della Legge 18
febbraio 1989, n. 56, secondo le procedure st abilite dal Regolamento disciplinare.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 3 = Lo psicologo considera suo dover e accrescere le


conoscenze sul compor tamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo,
del gruppo e della comunit à. In ogni ambit o professionale opera per miglior are la capacità delle persone di
comprendere se st essi e gli altri e di compor tarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace. Lo psicologo
è consapevole della responsabilit à sociale der ivant e dal fatt o che, nell’esercizio professionale, può
int ervenire significativament e nella vit a degli altri; pert anto deve prestare par ticolare att enzione ai fatt ori
personali, sociali, or ganizzativi, finanziari e polit ici, al fine di evitare l’uso non appropr iato della sua
influenza, e no utilizza indebitament e la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei commit tenti e
degli utent i destinat ari della sua prestazione professionale, Lo psicologo è responsabile dei propri att i
professionali e delle loro prevedibili conseguenze.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 4 = Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispet ta


la dignità, il diritt o alla riservat ezza, all’autodet erminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono
delle sue prestazioni; ne rispet ta opinioni e cr edenze, ast enendoci dall’imporre il suo sistema di valori; non
opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estr azione sociale, st ato socioeconomico, sesso
di appart enenza, or ientament o sessuale, disabilit à. Lo psicologo utilizza met odi e t ecniche salvaguardando
t ali principi, e rifiut a la sua collaborazione ad iniziat ive lesive degli st essi. Quando sorgono conflitt i t ra
l’utent e e l’istituzione presso cui lo psicologo opera, quest’ult imo deve esplicit are alle par ti, con chiarezza, i
t ermini delle proprie responsabilità ed i vincoli cui è professionalmente t enut o. In t ut ti i casi in cui il
destinat ario ed il commit tente dell’int ervent o di sostegno o di psicot er apia non coincidano, lo psicologo
t ut ela priorit ariament e il destinat ario dell’int ervent o st esso.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 5 = Lo psicologo è t enut o a mant enere un livello


adeguato di preparazione e aggiornament o professionale, con par ticolare riguar do ai sett or i nei quali opera.
La violazione dell’obbligo di formazione cont inua det ermina un illecit o disciplinare che è sanzionato sulla
base di quant o st abilito dall’or dinamento professionale. Riconosce i limiti della propria compet enza e usa,
pert anto solo st rumenti t eorico-pr at ici per i quali ha acquisito adeguata compet enza e, ove necessario,
formale autorizzazione. Lo psicologo Impiega met odologie delle quali è in grado di indicare le font i e
riferimenti scientifici, non suscit a, nelle att ese del client e e/o utent e, aspet tat ive infondat e.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 6 = Lo psicologo accet ta unicament e condizioni di


lavoro che non compromett ano la sua autonomia professionale ed il rispet to delle nor me del present e codice,
e, in assenza di t ali condizioni, inforna il proprio Ordine. Lo psicologo salvaguarda la propria autonomia
nella scelt a dei met odi, delle t ecniche e degli st rumenti psicologici, nonché della loro utilizzazione; è perciò
responsabile della loro applicazione ed uso, dei risult ati, delle valutazioni ed int erpr et azioni che ne ricava.
Nella collaborazione con professionisti di altre discipline esercita la piena autonomia professionale nel
rispet to delle altrui compet enze.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 7 = Nelle proprie att ivit à professionali, nelle att ivit à di
ricerca e nelle comunicazioni dei risult ati delle st esse, nonché delle att ivit à didatt iche, lo psicologo valuta
att entament e, anche in relazione al cont est o, il grado di validità e di att endibilità di informazioni, dati e
font i su cui basa le conclusioni raggiunte espone, all’occorrenza, le ipot esi int erpr et ative alternative, ed
esplicit a i limiti dei risult ati. Lo psicologo su casi specifici espr ime valutazioni e giudizi professionali solo se
fondati sulla conoscenza professionale diret ta ovver o su una document azione adeguata ed att endibile.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 8 = Lo psicologo cont rasta l’esercizio abusivo della
professione come dagli art icoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e segnala al Consiglio dell’Ordine i
casi di abusivismo o di usurpazione di t it olo di cui viene a conoscenza. Parimenti, utilizza il proprio t it olo
professionale esclusivamente per att ivit à ad esso pert inent i, e non avalla con esso att ivit à ingannevoli od
abusive.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 9 = Nella sua att ivit à di ricerca lo psicologo è t enut o ad
informare adeguatament e i soggett i in essa coinvolt i al fine di ot t enerne il previo consenso informat o, anche
relat ivamente al nome, allo st atus scientifico e professionale del ricercat ore ed alla sua eventuale istituzione
di appart enenza. Egli deve altresì garant ire a t ali soggett i la piena liber tà di conceder e, di rifiut are ovver o
di ritirare il consenso st esso. Nell’ipot esi in cui la natura della ricerca non consenta di informare
preventivament e e corret tament e i soggett i su t aluni aspet ti della ricerca st essa, lo psicologo ha l’obbligo di
fornire comunque, alla fine della prova ovver o della raccolt a dei dati, le informazioni dovute e di ot t enere
l’autorizzazione all’uso dei dati raccolt i. Per quant o concerne i soggett i che, per età o per altri motivi, non
cono in grado di espr imere validament e il loro consenso, quest o deve essere dato da chi ne ha la pot està
genit oriale o la t ut ela, e, altresì, dai soggett i st essi, ove siano in grado di comprendere la natura della
collaborazione richiest a. Deve essere t ut elat o, in ogni caso, il diritt o dei soggett i alla riservat ezza, alla non
riconoscibilit à ed all’anonimato.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 10 = Quando le att ivit à professionali hanno ad ogget t o
il compor tamento degli animali, lo psicologo si impegna a rispet tarne la natura ed a evitare loro sofferenze

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 11 = Lo psicologo è st rett amente t enut o al segreto


professionale. Pert ant o non rivela not izie, fatt i o informazioni apprese in ragione del suo rapport o
professionale, ne informa circa prestazioni professionali effett uat e o progr ammat e, a meno che non
ricorrano le ipot esi previste dagli art icoli seguent i.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 12 = Lo psicologo si ast iene dal rendere t est imonianza
su fatt i di cui è venut o a conoscenza in ragione del suo rapport o professionale. Lo psicologo può der ogare
all’obbligo di mant enere il segreto professionale, anche in caso di t est imonianza, esclusivamente in presenza
di valido e dimost rabile consenso del destinat ario della sua prestazione. Valut a, comunque, l’opport unità di
fare uso di t ale consenso, considerando preminente la t ut ela psicologica dello st esso.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 13 = Nel caso di obbligo di refert o o di obbligo di


denuncia, lo psicologo limita allo st rett o necessario il riferimento di quant o appreso in ragione del proprio
rapport o professionale, ai fini della t ut ela psicologica del soggett o. Negli altri casi valuta con att enzione la
necessità di der ogare t ot alment e o par zialmente alla propria dover osa riservat ezza, qualor a si prospett ino
gravi pericoli per la vit a o per la salut e psicofisica del soggett o e/o di t erzi.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 14 = Lo psicologo, nel caso di int ervent o su o att raverso
gruppo, è t enut o ad informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano t ale int ervent o. E’ t enut o
altresì ad impegnare, quando necessario, i component i del gruppo al rispet to del diritt o di ciascuno alla
riservat ezza.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 15 = Nel caso di collaborazione con altri soggett i
par iment i t enut i al segreto professionale, lo psicologo può condivider e solt anto le informazioni
st rett amente necessarie in relazione al t ipo di collaborazione.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 16 = Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche,


ancorché indirizzate ad un pubblico di professionisti t enut i al segreto professionale, in modo da
salvaguardare in ogni caso l’anonimato del destinat ario della prestazione.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 17 = La segretezza delle comunicazioni deve essere


prot ett a anche att raverso la cust odia e il cont rollo di appunti, not e, scrit ti, o registrazioni di qualsiasi
gener e e sott o qualsiasi forma, che riguar dino il rapport o professionale. Tale document azione deve essere
conservat a per almeno cinque anni successivi alla conclusione del rapport o professionale, fatt o salvo quant o
previsto da nor me specifiche. Lo psicologo deve provvedere perché, in caso di sua mort e o di suo
impediment o, t ale prot ezione sia affidat a ad un collega ovver o all’Ordine professionale.Lo psicologo che
collabora alla cost it uzione ed all’uso di sistemi di document azione si adopera per la realizzazione di
garanzie di t ut ela dei soggett i int eressati.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 18 = In ogni cont est o professionale lo psicologo deve
adoperar si affinché sia il più possibile rispet tat a la liber tà di scelt a, da par te del client e e/o del pazient e, del
professionista cui rivolgersi.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 19 = Lo psicologo che presta la sua opera professionale
in cont est i di selezione e valutazione è t enut o a rispet tare esclusivamente i cr it er i della specifica compet enza,
qualificazione o preparazione, e non avalla decisioni cont rarie a t ali principi.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 20 = Nella sua att ivit à di docenza, di didatt ica e di
formazione lo psicologo st imola negli st udenti, allievi e t irocinant i l’int eresse per i principi deontologici,
anche ispirando ad essi la propria condot ta professionale.

CAPO I – P RINCIPI GENERALI: ARTICOLO 21 = L’insegnament o dell’uso di st rumenti e t ecniche


conoscitive e di int ervent o riservat i alla professione di psicologo a persone estr anee alla professione st essa
cost it uisce violazione deontologica grave. Cost it uisce aggravante avallare con la propria opera
professionale att ivit à ingannevoli o abusive concorrendo all’att ribuzione di qualifiche, att estat i o inducendo
a ritenersi autorizzati all’esercizio di att ivit à car at terist iche dello psicologo. Sono specifici della professione
di psicologo t ut ti gli st rumenti e le t ecniche conoscitive e di int ervent o relat ive ai processi psichici
(relazionali, emot ivi, cognitivi, compor tamentali) basat i sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o
cost rutt i psicologici. E’ fatt o salvo l’insegnament o di t ali st rumenti e t ecniche agli st udenti dei corsi di
st udio univer sit ari in psicologia e t irocinant i. E’ altresì fatt o salvo l’insegnament o di conoscenze
psicologiche.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 22 = Lo psicologo adot ta


condot te non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i
propri st rumenti professionali per assicurare a sé o ad altri indebiti vant aggi.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 23 = Lo psicologo


pat t uisce nella fase iniziale del rapport o quant o att iene al compenso professionale. In ogni caso la misura
del compenso deve essere adeguata all’import anza della sua opera. In ambit o clinico t ale compenso non può
essere condizionato all’esit o o ai risult ati dell’int ervent o professionale.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 24 = Lo psicologo, nella


fase iniziale del rapport o professionale, fornisce all’individuo, al gruppo, all’istituzione o alla comunit à,
siano essi utent i o commit tenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalit à e le
modalit à delle st esse, nonché circa il grado e i limiti giur idici della riservat ezza. Pert ant o, opera in modo
che chi ne ha diritt o possa espr imere un consenso informat o. Se la prestazione professionale ha car at tere di
cont inuit à nel t empo, dovrà esserne indicata, ove possibile, la prevedibile dur at a.
CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 25 = Lo psicologo non
usa impr opriament e gli st rumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone. Nel caso di int ervent i
commissionat i da t erzi, informa i soggett i circa la natura del suo int ervent o professionale, e non utilizza, se
non nei limiti del mandato ricevut o, le not izie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella
comunicazione dei risult ati dei propri int ervent i diagnostici e valutat ivi, lo psicologo è t enut o a regolare
t ale comunicazione anche in relazione alla t ut ela psicologica dei soggett i.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 26 = Lo psicologo si


ast iene dall’int raprendere o dal proseguir e qualsiasi att ivit à professionale ove propri problemi o conflitt i
personali, int erferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguat e o dannose alle persone cui
sono rivolt e. Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere int ervent i nei
confront i dell’utenza, anche su richiest a dell’Autorità Giudiziaria, qualor a la natura di precedent i rapport i
possa compromett erne la cr edibilità e l’efficacia.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 27 = Lo psicologo valuta


ed eventualmente propone l’int erruzione del rapport o t erapeut ico quando const ata che il pazient e non t rae
alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne t rarrà dal proseguiment o della cura
st essa. Se richiest o, fornisce al pazient e le informazioni necessarie a ricercare altri e più adat ti int ervent i.
CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 28 = Lo psicologo evita
commist ioni t ra il ruolo professionale e vit a privata che possano int erferire con l’att ivit à professionale o
comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione. Cost it uisce grave violazione
deontologica effett uar e int ervent i diagnostici, di sostegno psicologico o di psicot er apia rivolt i a persone con
le quali ha int rat tenuto o int rat tiene relazioni significative di natura personale, in par ticolare di natura
affett ivosent iment ale e/o sessuale. Parimenti cost it uisce grave violazione deontologica instaurare le
suddet te relazioni nel corso del rapport o professionale. Allo psicologo è vietat a qualsiasi att ivit à che, in
ragione del rapport o professionale, possa produrre per lui indebiti vant aggi diret ti o indiret t i di car at tere
pat rimoniale o non pat rimoniale, ad esclusione del compenso pat t uito. Lo psicologo non sfrutt a la posizione
professionale che assume nei confront i di colleghi in supervisione e di t irocinant i, per fini estr anei al
rapport o professionale.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 29 = Lo psicologo può


subordinare il proprio int ervent o alla condizione che il pazient e si serva di det erminat i presidi, istituti o
luoghi di cura solt anto per fondati motivi di natura scientifico-professionale.
CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 30 = Nell’esercizio della
sua professione allo psicologo è vietat a qualsiasi forma di compenso che non cost it uisca il corrispet tivo di
prestazioni professionali.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 31 = Le prestazioni


professionali a persone minorenni o int erdet te sono, gener alment e, subordinat e al consenso di chi esercita
sulle medesime la pot està genit oriale o la t ut ela. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al
precedent e comma, giudichi necessario l’int ervent o professionale nonché l’assolut a riservat ezza dello st esso,
è t enut o ad informare l’Autorità Tut oria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatt i salvi i casi
in cui t ali prestazioni avvengono su or dine dell’autorit à legalment e compet ente o in st rutt ure
legislativament e predispost e.

CAPO II – RAP PORTI CON L’UTENZA E COMMITTENZA: ARTICOLO 32 = Quando lo


psicologo acconsent e a fornire una present azione professionale su richiest a di un commit tente diver so da un
destinat ario della prestazione st essa, è t enut o a chiarire con le par ti in causa la natura e le finalità
dell’int ervent o.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 33 = I rapport i t ra psicologi devono ispirarsi
al principio del rispet to recipr oco, della lealt à e della colleganza. Lo psicologo appoggia e sostiene i colleghi
che, nell’ambit o della propria att ività, quale che sia la natura del loro rapport o di lavoro e la loro posizione
gerarchica, vedano compromessa la loro autonomia ed il rispet to delle nor me deontologiche.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 34 = Lo psicologo si impegna a cont ribuire
allo sviluppo delle discipline psicologiche e a comunicare i progr essi delle sue conoscenze e delle sue
t ecniche alla comunit à professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e
sociale.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 35 = Nel present are il risult ato delle proprie
ricerche, lo psicologo è t enut o ad indicare la font e degli altrui cont ribut i.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 36 = Lo psicologo si ast iene dal dare
pubblicamente su colleghi giudizi negativi relat ivi alla loro formazione, alla loro compet enza ed ai risult ati
conseguit i a seguit o di int ervent i professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decor o e della loro
reput azione professionale. Cost it uisce aggravante il fatt o che t ali giudizi negativi siano volti a sott rarre
client ela ai colleghi. Qualor a ravvisi casi di scorr et ta condot ta professionale ch e possano t radursi in danno
per gli utent i o per il decor o della professione, lo psicologo è t enut o a darne t empest iva comunicazione al
Consiglio dell’Ordine compet ente.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 37 = Lo psicologo accet ta il mandato
professionale esclusivamente nei limiti delle proprie compet enze. Qualor a l’int eresse del commit tente e/o
del destinat ario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche compet enze, lo psicologo propone la
consulenza ovver o l’invio ad altro collega o ad altro professionista.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 38 = Nell’esercizio della propria att ivit à
professionale e nelle circost anze in cui rappresent a pubblicamente la professione a qualsiasi t it olo, lo
psicologo è t enut o ad unifor mare la propria condot ta ai principi del decor o e della dignità professionale.

CAPO III – RAP PORTI CON I COLLE GHI: ARTICOLO 39 = Lo psicologo present a in modo corret to
ed accur ato la propria formazione, esperienza e compet enza. Riconosce quale suo dover e quello di aiut ar e il
pubblico e gli utent i a sviluppare in modo liber o e consapevole giudizi, opinioni e scelt e.

CAPO IV – RAP PORTI CON LA SOCIETA’: ARTICOLO 40 = Indipendentement e dai limiti post i
dalla vigente legislazione in mat er ia di pubblicità, lo psicologo non assume pubblicamente compor tamenti
scorr et ti finalizzati al procacciamento della client ela. In ogni caso, può essere svolt a pubblicità informat iva
circa i t it oli e le specializzazioni professionali, le car at terist iche del servizio offerto, nonché il prezzo e i cost i
complessivi delle prestazioni secondo cr it er i di t rasparenza e veridicità del messaggio il cui rispet to è
verificat o dai compet enti consigli dell’Ordine. Il messaggio deve essere formulat o nel rispet to del decor o
professionale, conformement e ai cr it er i di seriet à scientifica ed alla t ut ela dell’immagine della professione.
La mancanza di t rasparenza e veridicit à del messaggio pubblicizzat o cost it uisce violazione deontologica.

CAPO V – NORME DI ATTUAZIONE: ARTICOLO 41/42 = E’ istituit o presso la ‘Commissione


Deont ologica’ dell’Ordine degli Psicologi ‘l’Osservat or io permanent e sul Codice deontologico’,
regolament at o con apposit o att o del Consiglio Nazionale dell’Ordine, con il compit o di raccoglier e la
giur isprudenza in mat er ia deontologica dei consigli Regionali e provinciali dell’Ordine e ogni altro
mat er iale utile a formulare eventuali proposte della Commissione al Consiglio Nazionale dell’Ordine, anche
ai fini della revisione periodica del codice deontologico. Tale revisione si att errà alle modalit à previste dalla
Legge 18 febbraio 1989, n. 56. Entra in vigore il t rent esimo giorno successivo alla proclamazione del
referendum di approvazione, ai sensi dell’art .28, comma 6, let tera c) della Legge 18 febbraio 1989, n.56.